TRINACRIME - Storia di un pentito di mafia, di Alessandro Vizzino

 
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Alessandro Vizzino Trinacrime Storia di un pentito di mafia Imprimatur editore Trinacrime_OK.indd 3 04/08/14 14:24

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© 2014 Imprimatur srl Tutti i diritti riservati Promozione e distribuzione rcs Libri Sede legale e operativa: Via Emilia all’Angelo, 7 - 42124 Reggio Emilia Tel./fax 0522 232222 Trinacrime_OK.indd 4 04/08/14 14:24

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Prefazione Questo romanzo è tratto da una storia vera, ed è frutto di un’intervista durata sette giorni per una trentina d’ore di registrazione audio in presa diretta. La maggior parte degli eventi narrati in questo libro è realmente accaduta, nei luoghi, nei modi e nei tempi descritti, come si può riscontrare in tante pagine di provvedimenti e sentenze che ormai costituiscono giurisprudenza e storia contemporanea. I nomi e i cognomi, invece, li ho dovuti in gran parte inventare o modificare, benché si riferiscano a situazioni reali e persone effettivamente esistite o esistenti: fra queste, Tonio Sgreda. Colui che continuerò anche qui a chiamare Tonio, porta in realtà un nome e un cognome differenti. È un uomo che ha sbagliato, non v’è dubbio, ed è un uomo che ha pagato, anche se probabilmente in misura minore di quanto avrebbe dovuto. A ogni modo, è di certo un uomo il cui cuore è cambiato, pentito nel profondo di un passato in parte voluto e in altra parte delineato dal destino, da una nascita segnata, dal dolore generato dalla perdita dell’affetto più caro, dal territorio e dalla sua cultura del tempo. Per la legge quest’uomo, Tonio, ha comunque pagato. 5 Trinacrime_OK.indd 5 04/08/14 14:24

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Lo stesso uomo che mi ha raccontato la sua vita in ciascun piccolo dettaglio, spogliandosi di ogni pudore e chiedendomi di raccontarla a mia volta attraverso quest’opera, ma domandandomi di mantenere nascosta la sua vera identità. Non si tratta di prudenza, né del timore di ritorsioni o vendette. Si tratta di una difesa dal giudizio della società e della gente che la compone, dalla visione che le persone che oggi lo circondano all’interno di un’esistenza normale, nel lavoro e negli affetti, potrebbero avere di lui nel conoscere il suo trascorso e chi fosse prima di diventare ciò che è adesso: un uomo libero in tutto e per tutto, dalla galera e nel cuore. Un uomo che ogni mattina deve fare i conti con il rimorso e il pentimento, ma che vuol farlo soltanto con se stesso, rivendicando un diritto alla vita, almeno a una vita nuova, che il giudizio superficiale e la facile condanna non permetterebbero. Se l’essere umano può riuscire a perdonare individualmente, la società non sa farlo. Mai. Neppure per chi ha già pagato, verso i giudici, verso il popolo e verso Dio. 6 Trinacrime_OK.indd 6 04/08/14 14:24

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A nonna Anna A Vito e Anna Lucia A Nino Domingo, mio zio Trinacrime_OK.indd 7 04/08/14 14:24

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Prologo Il cielo piangeva pioggia cadenzata, ritmo rarefatto che risaliva i battiti del cuore. Le gocce affioravano sul parabrezza come cerchi di bocche affamate dietro vetri di ristorante, con la vacua speranza di riuscire a entrare; davano l’idea d’aggrapparsi, di voler resistere allo scivolio, alla gravità che ne assottigliava le forme e ne affievoliva il vigore, che le spingeva verso il basso fino ad annullare ogni loro individualità, riducendole in pozzanghera. Evitò di girarsi. Osservò dallo specchietto retrovisore ciò che la notte mostrava oltre il lunotto. Sentì due anime staccarsi, la sua e quella dell’uomo che ancora bruciava nel mezzo di colori avernali, fra colonne di fumo nero e fuoco denso come pasta di mandorle. Poi la testa si abbassò, sconfitta. Cielo e cuore piangevano, a ritmo rarefatto. 9 Trinacrime_OK.indd 9 04/08/14 14:24

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Parte prima Trinacrime_OK.indd 11 04/08/14 14:24

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Ambarabà cicì cocò 1972 Capitolo primo Il sole picchiava, ma non faceva male. Rimbalzava su corpi e occhi abituati ai suoi raggi, al suo calore. Il sole arido di un fine maggio siciliano, dispotico al punto d’indurre all’oblio persino lo scirocco, così cocente per chi non ne viveva quotidianamente gli umori e così fraterno per chi di quella terra era invece parte: uomini, mare e fichidindia. Lo stesso astro di cui tutta la Sicilia era figlia, creatore e modellatore di quel grosso triangolo insulare accostato a una strana penisola a forma di stivale, due elementi talmente vicini fra loro da non potersi ignorare e, nel medesimo tempo, così distanti da riporre l’isola a tre punte in un angolo, come un pezzo di manufatto mal riuscito. Tonio e Aspanuzzo erano frammenti di quella terra; ne respiravano l’aria, ne annusavano ogni giorno gli odori, come tutti coloro che sul suolo di Trinacria erano nati, vissuti e v’erano magari già stati sepolti. Non era il sole il nemico da affrontare. Il sole era padre, il cui schiaffo, per quanto sentito, appare alla lunga una dolce carezza. Il nemico aveva un volto e un nome ben distinti. Si riusciva a scrutarne i lineamenti ogni volta che lo 13 Trinacrime_OK.indd 13 04/08/14 14:24

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