Lavoro, coraggio e successo

 

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La storia della famiglia Marazzato e delle aziende del Gruppo Marazzato

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LAVORO ... coraggio e successo MARAZZATO una famiglia, un’azienda, tanto lavoro e una storia

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A nostro nonno Lucillo, ai nostri genitori Carlo e Mara, e a tutti quei collaboratori che, con il loro aiuto e lavoro, ci hanno permesso di realizzare tutto questo. Alberto, Luca e Davide.

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Testi e coordinamento editoriale: Valentina Masotti Impaginazione, stampa e legatura: GALLO artigrafiche, Vercelli © Gruppo Marazzato Borgovercelli Giugno 2013

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LAVORO ... coraggio e successo una famiglia, un’azienda, tanto lavoro e una storia MARAZZATO

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Lavoro, coraggio e successo Il mio sogno nel cassetto è sempre stato quello di scrivere un libro che rievocasse la storia della mia famiglia e dell’azienda che mio nonno Lucillo fondò nel secondo dopo guerra. Mi affascinavano gli aneddoti che raccontava durante i pranzi di famiglia o semplicemente quando faceva un salto in ufficio a salutarmi. C’era sempre una morale, una lezione da imparare dalle sue esperienze di vita. Un po’ per pigrizia, un po’ per mancanza di tempo, negli anni l’idea del libro fu dimenticata in un cassetto insieme allo scatolone di foto, alle cambiali degli anni cinquanta che portavano la sua firma, ai registri di contabilità ancora compilati a mano con calligrafia. Dopo la morte del nonno, mio padre ha conservato tutti quei ricordi nel suo ufficio. Così quest’anno mi sono deciso a raccogliere tutto il materiale necessario a pubblicare la storia della Marazzato. Non mi aspettavo davvero che l’impresa avrebbe suscitato tanto entusiasmo in famiglia: è emersa da parte di ciascuno una voglia di raccontare, di ricordare, di ricercare fatti nella memoria e cimeli in fondo agli armadi che andava oltre alle mie speranze. Mio padre è stato paziente e minuzioso nel rievocare episodi della sua vita, dall’infanzia a Banchette fino all’età adulta, quando entrò nel pieno dell’attività aziendale. Mia nonna Francesca, che quest’anno compie 88 anni, ha dimostrato una lucidità e una memoria infallibile nel testimoniare date, nomi ed eventi di una vita. Infine ho scoperto che mio zio Giorgio condivideva lo stesso progetto, ma l’aveva tenuto per sé fino ad allora: aveva scritto una biografia della propria vita, ben corredata di fatti e aneddoti, che è andata a popolare questo scritto con ironia e commozione. Gli ultimi due capitoli sono invece dedicati alla nuova generazione. Negli ultimi quindici anni io e i miei fratelli, Luca e Davide, abbiamo dato l’anima per questa azienda. Abbiamo ereditato una realtà importante, una fortuna che va continuamente alimentata, soprattutto ora che i tempi si sono fatti difficili. Che poi si parla di crisi, fatto oggettivamente innegabile, ma ripercorrendo la storia della mia famiglia, non si sono mai visti tempi facili: è una storia di sacrifici, di lavoro - tanto lavoro - e di coraggio. Nessun Marazzato si è mai accontentato di godersi quel poco: tutto era sempre reinvestito nell’attività. Oggi è il nostro turno per dimostrare di essere fatti della stessa pasta. Ringrazieremo sempre nostro padre per averci saputo trasmettere valori di serietà e rispetto, ma anche il senso della famiglia, il valore dell’unità che, soprattutto quando il gioco si fa duro, è fondamentale per tenere salda la squadra e per raggiungere i nuovi obiettivi. Intanto la storia va avanti. Alberto Marazzato 1919 2013 La storia della famiglia Marazzato. Una famiglia, un’azienda, tanto lavoro e... una storia

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Lucillo Marazzato nasce nel 1919 in una famiglia umile e in un’Italia provata dalla Grande Guerra. Trebaseleghe è un piccolo paese che sorge in provincia di Padova e che si estende verso i confini di Treviso e Venezia, da cui forse la derivazione del nome in quanto appartenente a “tre basiliche”. La posizione geografica ha fatto sì che questo comune fosse segnato dalle offensive austroungariche, contro cui il Regio Esercito si battè fino alla vittoria ottenuta con la battaglia di Vittorio Veneto. Lucillo era il quinto di 15 fratelli e già da bambino si rimboccò le maniche: guadagnò la sua prima pagnotta a 8 anni, lavorando come garzone presso un panettiere. Divenuto ragazzo, partecipò all’ondata migratoria dal Veneto verso le regioni dell’ovest d’Italia, approdando nel 1938 a Châtillon, in Valle D’Aosta, ospite della famiglia conterranea Trevisan Vedovato. Il libretto di lavoro segna il 28 giugno come l’inizio della sua esperienza a Cervinia, presso l’Impresa 1919 1949 La storia di Lucillo Marazzato. Dalla nascita agli anni Cinquanta. Capitolo 1 1.1 Dal Veneto alla Valle D’Aosta Trebaseleghe, provincia di Padova, 1930. Nella foto Giuseppe Marazzato con la moglie Armida Ceron e i figli. Da sinistra: in alto Laura, Virginia, Guido detto Plinio, Lucillo. In basso: Igina, Ghita (nel giorno del battesimo), Luigina, Gigetto detto il rosso, Orfeo, Romeo, Iole. Mancano nella foto i figli Alfio, Nerina e Gabriella. 9

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Cervinia, 1938. Lucillo si fa fotografare con il Cervino alle spalle durante i lavori per la costruzione della diga Goillet. Girola al cantiere della diga Goillet, un lago artificiale che si trova a più di 2000 metri d’altezza e che ancora oggi è utilizzato per la produzione di energia idroelettrica e per l’innevamento programmato delle piste da sci. Lucillo vi lavorò prima come aiuto fabbro di miniera e in seguito per la consegna delle missive Cervinia, 1938. Lucillo Marazzato alle prese con un martello pneumatico presso il Cantiere Goillet dell’Impresa Girola. Nella pagina a fianco: Aosta,1939. Lucillo Marazzato sul suo motocarro Ercole Guzzi: un modello identico appartiene oggi alla Marazzato collezione mezzi storici. Lucillo ha appena preso la patente e si occupa delle consegne per la panetteria Testa di Aosta, dopo aver prodotto il pane nella notte. Un giorno incontra per strada una partoriente e la carica sul motocarro per condurla in ospedale. Il veicolo non era omologato per il trasporto delle persone e quel passaggio gli costerà la sua prima multa, poi amnistiata in quanto reato minore grazie alla nascita di un componente della Famiglia Reale nello stesso anno. Cervinia, 1938. Foto di gruppo dell’impresa Girola. 10

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verso la valle. Durante l’inverno vennero sospesi i lavori a causa del clima rigido e, tra un lavoretto e l’altro, Lucillo riuscì ad impiegarsi alla Châtillon, colosso dell’impresa tessile. Fu inserito nel reparto bagni di tessuto, in cui veniva utilizzata una miscela di acidi contenente anche la soda caustica: durante la lavorazione dei tessuti venivano emessi fumi tossici, inoltre il rischio di bruciarsi era alto, nonostante i sacchi di iuta che venivano indossati per precauzione sopra la tuta da lavoro. Lucillo riuscì a lavorare alla Châtillon per tre mesi e nel 1939 trovò un impiego presso il panificio Testa di Aosta, lavorando di notte come panettiere e di giorno come corriere per consegnare il pane alle rivenditorie della Valle. Nella foto lo vediamo fresco di patente, pronto per le consegne con il motocarro Ercole Guzzi (un esemplare dello stesso modello appartiene oggi alla Marazzato Collezione Mezzi Storici). Il libretto di lavoro di Lucillo Marazzato, rilasciato nel comune di Chatillon in Valle D’aosta. Il primo impiego risale al Giugno 1938,presso l’Impresa Girola per la costruzione della diga Goillet, un lago artificiale che si trova a più di 2000 metri d’altezza e che ancora oggi è utilizzato per la produzione di energia idroelettrica. 11

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1.2 II guerra mondiale: la chiamata alle armi Il 9 marzo 1940 arrivò la chiamata alle armi, destinazione Jugoslavia. L’unità militare di cui faceva parte Lucillo aveva bisogno di un corriere che recuperasse alla Fiat di Torino i pezzi di ricambio per gli automezzi militari. Fu proprio lui ad offrirsi volontario, con la speranza di avvicinarsi a suo padre Giuseppe, di mestiere falegname, che nel frattempo si era trasferito dalla Cogne di Aosta verso il Piemonte. Questa divenne inoltre l’occasione per farsi la prima infarinatura di meccanica, che sarebbe divenuta parte fondamentale della sua professione negli anni a venire. L’8 Settembre 1943 il proclama Badoglio annunciò l’armistizio di Cassibile, firmato con gli anglo-americani. Lucillo fuggì dal fronte insieme ai suoi compagni d’armi e si diresse a piedi verso Trebaseleghe. Una foto ritratto di Lucillo Marazzato. Ex Jugoslavia, 1940. Lucillo Marazzato. 12

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ineto: di Franco Fassio detto Cich o nt cco ra l ne to za az ar M I ricordi di Lucillo i tempi”. “Amicizia, una storia d’altr mpare tra il grigiore auto che passano, che quasi sco le del og sm lo dal e po tem dal ga ricordo, ingiallita In via Jervis a Ivrea c’è una tar pure partigiano. Ma alcuno fa notare che non era nep 1 dei marmi del condominio. Qu ta. fini rra gue a uto cad scappava an, eroe partigiano uriava la guerra civile : c’era chi Inf . ono osc Ricorda la storia di un tale Pav con hi poc che e ni personali. Anche in e è un’altra, legata a questo nom cozzaglia di idee e di rivoluzio la storia che vi voglio raccontar una in o, rat hia dic non ico nem o Marazzato, cartucce verso un Pavan aveva un amico, Lucill . rra gue la sui monti e chi finiva le ultime del ma ras ma nel Ivrea e si erano fatti izia sono fiori che sbocciano fortuna. Si erano conosciuti ad questa confusione, i gesti d’amic di ca cer in rra gue la del ma Veneto. ue dal Veneto pri e portato l’altro al paese, giù nel ebb avr , quasi compaesano, venuti ambed rra gue la e enn ind e ionetta di tedeschi si sse avuto la fortuna di passar , sparò dei colpi in aria. Una cam una promessa: chi dei due ave 2 rra gue la del fine la e iar egg fest : nel tentativo di Pavan perì il 25 aprile del ‘45 un altro banchettese, co. a dell’amico e, in compagnia di sentì minacciata e rispose al fuo bar la icò car e, gon fur un se pre , non c’erano pegno assunto, ie. Era appena finita la guerra erv imp i L’amico Lucillo, per onorare l’im ion diz con in km 0 l viaggio fu irto di dino Veneto, affrontando 40 o per la Pianura Padana: que fece il viaggio da Ivrea a Moglia van gira ti nda sba di e ari gol ro scendere de armate di irre un bombardamento, così dovette e ant dur ponti, mancava la benzina, ban uto att abb to sta era da, buttare giù l’occhio e lio, si accorsero che il ponte ta passarci oggi e, dall’autostra savventure. Giunti al fiume Og bas sa, pre l’im del to con si der sbattè tanto e e risalire; per ren e allentarono le corde e la cassa gon fur del lungo il costone, guadare il fium ni sso sco gli e, fium Durante la discesa verso il fetore insopportabile. cercare il fiume, laggiù in fondo. o con un “nuovo passeggero”: un ggi via il e uar la canonica. tin con tero vet Do sarono di bussare alla porta del pen se, pae il violentemente da rompersi. né sto giu o izz dir fonda e, non conoscendo l’in arrese e accettò il ricovero. Arrivarono a Mogliano a notte , dietro le insistenze dei due, si poi ma an, Pav ero pov del i compagni di di accogliere i rest a per le esequie” dissero i due ttin ma ani Il parroco sulle prime si rifiutò dom o iam ved ci iamo in paese per riposarci: “Grazie Padre, adesso noi and to all’alba di che il Pavan era già stato tumula ro rese app viaggio. e por stu loro con canonica come convenuto, ma Al mattino si presentarono in mi. del Pavan. che aveva fatto svegliare gli ani , insieme all’allora fidanzatina ella ius Ch lle tutta fretta. La paura di non so Va la del gne nta mo , che rimane lassù, sola tra le Una storia che pochi conoscono il tempo”. ore di un’amicizia che va oltre Restano solo una targa e il val Cichineto. ina 33, rubrica se, Giovedì 7 Marzo 2013, Pag Fonte: La sentinella del Canave “Lettere”, Autore Franco Fassio detto resa di sibile (8 settembre 1943) e la l’annuncio dell’armistizio di Cas pe occutra o trup pres le com con ti odo onis peri razi nel abo e, coll ), ante la seconda guerra mondial ubblica Sociale Italiana(RSI dur Rep a duti strarono dell acca regi ti tari si 1 i, even mili part rti agli due repa isce e Si rifer battimenti tra tti tra i reparti armati dell ante il quale si verificarono com ati. Oltre ai combattimenti dire Alle li dag nte lme Caserta (2 maggio 1945), dur eria ). mat ia ti tra partigiani. (Fonte Wikiped e i partigiani italiani, sostenu o della rità della RSI, nonché scontri panti della Germania nazista a della Liberazione, anniversari repressioni da parte delle auto e e civil ione mondiale (anche chiamato Fest olaz rra pop gue a sull nda seco a dell rappresaglie ine term al , ista ifasc d’Italia dall’occupazione naz 2 Anniversario della liberazione te Wikipedia). Fon ( le) apri 25 nte eme plic Resistenza o sem Torino, 1942. Lucillo si trova a Portanuova con Irma, moglie di suo fratello Orfeo. Durante la Seconda Guerra Mondiale in Jugoslavia mancavano i pezzi di ricambio per i mezzi militari. Lucillo millanta di conoscere Torino e viene inviato a recuperare il materiale alla Fiat. In questo modo potrà visitare i suoi famigliari, che nel frattempo si erano trasferiti dal Veneto al Piemonte. Jugoslavia, 1943. Foto ritratto di Lucillo in divisa militare. 13

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Ex Jugoslavia, 1941. Lucillo a fianco di un mezzo militare durante la Seconda Guerra Mondiale. Ex Jugoslavia, 1940. Lucillo e i compagni d’armi, in congedo durante il servizio di leva. Ex Jugoslavia, 1940. Lucillo e i compagni d’armi davanti a una camionetta militare. 14

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1.3 Il rientro dal fronte e il trasferimento in Piemonte Banchette, 1946. Con il camion Berlier si riconoscono: Lucillo (in canottiera), Mario Bruno (con la sigaretta), Ezio Pagani (dietro). Banchette d’Ivrea è una località piemontese della provincia di Torino che sorge nella piana canavesana e si affaccia sulla Dora Baltea. Il 1945 fu un anno di fondamentale importanza per Lucillo: convolato a nozze con Francesca Rolla, madre dei suoi due figli Carlo e Giorgio, pose le fondamenta della sua attività di trasporti, mettendosi in società con i suoi fratelli Orfeo e Guido, soprannominato Plinio1 . Le sorelle furono impiegate all’albergo “Il Moro”, un ostello in paese che offriva anche camere 1 Banchette (TO), 1945. Foto ritratto di Francesca Rolla, moglie di Lucillo Marazzato. Una foto ritratto di Lucillo Marazzato nel 1945, aveva 26 anni. (Plinio da qui in avanti nel testo) Banchette, vicino a Ivrea, 1945. La prima uscita di Lucillo con Francesca, sua futura moglie: in bicicletta da Banchette a Chiaverano, vicino ad Ivrea. 15

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Banchette, 1947. Lucillo e Francesca davanti al castello di Banchette, in occasione del matrimonio della sorella Iole. Banchette, 1947. Lucillo con in braccio il primogenito Carlo, durante il matrimonio della sorella Iole. Banchette, 1950. Lucillo in moto Rumi. per il pernottamento e il servizio di stallaggio per i clienti che scendevano dalla Valchiusella in direzione di Ivrea. Con l’aiuto dei fratelli Lucillo riportò alla luce gli autocarri che erano stati nascosti (murati o sotterrati addirittura) durante la guerra, per evitare che i militari tedeschi e poi i partigiani li requisissero. Lucillo aveva appreso fondamenti di meccanica durante il servizio nell’esercito, per cui era in grado di riparare i mezzi grazie ai pezzi di ricambio recuperati dagli autocarri militari. Il fratello Orfeo invece era stato un daziere in Valle D’Aosta e vantava molte conoscenze: fu lui a svolgere il ruolo commerciale per reperire clienti in Piemonte e Valle D’Aosta. I rapporti con la clientela si intrattenevano presso il mercato cittadino, un importante luogo di incontro in cui si commerciavano prodotti di vario tipo, dal bestiame al legname fino ai prodotti alimentari. Una volta ottenuto il lavoro, Lucillo e Plinio si presentavano con l’autocarro per ritirare le merci. Proprio in quegli anni Lucillo entrò in possesso del suo amato camion, l’Isotta Fraschini D80 (lo stesso modello del 1939 è divenuto oggi la punta di diamante della “Marazzato Collezione mezzi storici”). Il proprietario era a quel tempo il signor Corgnati, titolare di un’azienda di commercio legname a Nus: lo scambio tra l’Isotta Fraschini e l’autocarro di Lucillo avvenne di comune accordo e con reciproca soddisfazione. L’attività di trasporti funzionava, ma il fratello Plinio, dopo essersi sposato, preferì lasciare la società in cambio di ben retribuito impiego presso 16

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