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Disagio e ambiguità del tempo Marcello Pignatelli, Roma Nel tentativo di ridefinire cosa sia I'analisi, di quali elementi si componga, a quali categorie di pensiero si riferisca, a cosa serva, si ripresenta imperiosa e insinuante la domanda se sia più tempo di analisi. Tale domanda nasce da più parti: quella intima, che patisce le frustazioni del fallimento terapeutico, quella concettuale, che critica la costruzione teorica, quella sociale, che raccoglie I'opinione dell'uomo della strada, le riserve degli intellettuali, gli attacchi dei clinici pratici, le denunce degli storici: un po' dovunque si auspica e si proclama la morte della psicoanalisi. Anche se così fosse, deporre la lapide di Danton o di . Robespierre, di Marx o di Lenin, di Freud o di Jung non significa negarne il peso nella storia e nello sviluppo dell'umanità. Tuttavia per la psicoanalisi (come per la filosofia e per la religione) mi sembra si debba affermare che non possa cessare di attualità, in quanto il titolo che la distingue puo essere eluso, ma non lo scenario che essa rappresenta. E' lo spaccato dell'uomo e contemporaneamente la molteplicità delle sue forme, la descrizione del dettaglio e la comprensione della totalità. Voglio dire che c'e un prima di Freud, che porta un altro nome ma offre gli stessi contenuti e un dopo Freud, che parla la stessa lingua aggiornandone i lemmi. L'elemento distintivo è I'inconscio, non inventato di certo 15

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alla fine dell'ottocento, ne scomparso di recente; ne deriva che va rispettata la sua funzione, senza pretesa di assegnargli ruoli esclusivi, ma imparando a leggerlo nel dialogo con I'interlocutore privilegiato che è la coscienza. Dunque in analisi è di scena I'uomo con le sue contraddizioni strutturali e i contlitti acquisiti. Nell'indagine in corso da un secolo I'analisi ha affrontato ii tema tradizionale con metodo scientifico e rigore etiopatogenetico, rintracciando all'inizio il trauma unico e invocando I'efficacia liberatoria della creazione, diffondendosi successivamente sui microtraumi inseriti nei rapporti genitoriali, familiari, sociali, amblentali, sempre lungo la linea precisa della sessualità, assunta come asse portante dell'edificio esistenziale, sia nello sviluppo normale che nel danno. E' stato un lavoro minuzioso, anche se unilaterale, di ricostruzione della storia e di sollecitazione della memoria: ripercorrere il passato per la riedizione neltransfert, per lo sblocco della fissazione e la risoluzione del sintomo. Non è questa la sede per ripetere come da questo tronco, attraverso gli anni e i contributi di numerosi ricercatori, si siano dipartiti sistemi di pensiero complessi, che si sono distanziati dal postulato iniziale. Basta ricordare che I'istinto sessuale è stato accolto nell'ambito piu ampio delle pulsioni primarie, magari sotto il tetto dell'energia vitale, che all'inconscio personale è stato affiancato I'inconscio collettivo, che di fronte a questi è stato rivalutato I'lo cosciente; si sono ritrovati i nessi tra fantasia e realtà, tra anima e mondo, tra analisi e sintesi, tra memoria e progetto passando attraverso il qui e ora, fittizio quanto concreto. Nulla di quanto appartiene all'essere umano può lasciarsi fuori del setting e, se questo si tentasse, si compirebbe un'ingenua e pericolosa negazione, per I'esigenza rassicurante di sostenere la coerenza e la garanzia del sistema. Gli indiziati più sospetti per lo statuto dell'analisi, come il corpo e la realta, compaiono in ogni modo nel campo psichico; anche se ufficialmente interdetti sotto I'accusa di agiti e trasgressioni, portano un contributo significativo, purchè siano trattati con attenzione e prudenza. 16

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Il titolare dell'analisi tuttavia è sicuramente l'inconscio, cioè il «non-conosciuto», di cui si coglie I'esistenza attraverso gli effetti e che può essere definito solo per gli attributi negativi: fra questi si distingue I'inadempienza rispetto alle leggi consuete di tempo e di spazio. Ciò significa che si instaura un movimento dialettico fra tempo storico e persistenza del rimosso, se si parla di inconscio personale, con forti attacchi al primato della volontà; mentre I'ipotesi di inconscio collettivo assume sapore analogico, che rimanda ad un'altra verità, al desiderio di eternità-totalità. L'approccio alle due versioni del tempo non può essere ridotto a petizioni di principio: I'ideologia diventa pregiudizio se vizia I'osservazione di un fenomeno, che fin dalla nascita si presenta con la sua ambivalenza. Cercare una soluzione è lodevole e necessario, purchè non si tenti di negare uno dei termini della contraddizione: l'unica possibilità rimane quella di descrivere tale fenomeno, verificandone il flusso nei sentimenti, nei pensieri, nei comportamenti. Se I'inconscio supera le leggi spazio-temporali, ciò vuol dire che I'analisi non può stabilire limiti rigidi all'indagine, legati per esempio alla età anagrafica, se non recuperando un concetto datato di guarigione e considerando quantitativamente I'accumulo dei dati per disattendere cosi le qualita mercuriali della psiche. Ne d'altronde voglio affermare che il fatto storico vada trascurato e che non condizioni le modalità del trattamento, ma solo che va preso quanto offre il contesto specifico. Non si tratta di un delirio di onnipotenza, che dilatando lo spazio di intervento incorra nella catastrofe e nella confusione: ma di affinare e utilizzare la distinzione fra analisi classica e strumento analitico. Come I'infanzia anche la senescenza, come la nevrosi anche la psicosi, come il privato anche il pubblico si giocavano delle scoperte della psicoanalisi, se questa viene mantenuta in tensione fra ortodossia, parola che pur suonando troppo forte esprime chiarezza di formule, e processualità, che porta evoluzione e arricchimento. Posta la vita tra I'alfa e I'omega, lo sforzo di svolgerla e nel contempo carpirne il segreto si instaura sin dall'inizio, 17

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attraverso un' organizzazione articolata e sapiente, nella passione di conoscere e nel piacere di operare. Si forma un soggetto in grado di sviluppare il compito dettato dal codice genetico e dall'ambiente, ma insieme si strutturano inibizioni e devianze. Da tale punto di vista quanto più ci si allontana dalla nascita, tanto maggiormente sembra arduo correggere il difetto per la perdita della memoria atta a rintracciare i percorsi e per la stratificazione degli effetti dannosi: è appunto quello che vedeva Freud. Ma dall'altra ottica, avvicinandosi alla fine, cambia il panorama, così che si illuminano zone oscure, mai percepite nell'abbaglio inconsapevole dell'infanzia e nello splendore culminante dell'eta adulta. La morte conclude il tragitto, ma fissa anche il sigillo dell'opera che in essa si compie con un ultimo tocco: da significato ma si propone anche come ulteriorita di senso. Pertanto se I'analisi non è soltanto cura di sintomi, non persegue un modello ottimale quanto astratto di sanità, ma aspira a migliorare la qualità della vita, dove i sintomi vanno inseriti anche come difettualità stimolanti, qualun-que età si presta al suo ingresso: purchè non si accam-pino ideali illusori, ma si sia consapevoli del risultato possibile in una data circostanza. Si diceva che I'individuazione è il traguardo di una lunga fatica, arriva tardi dopo prove sofferte negli anni: con Fordham e con I'analisi infantile abbiamo imparato che non è cosi e che, nonostante la sfiducia di Jung, il bambi-no contiene nuclei del Se più manifesti perchè più vicini all'origine, non sopraffatti dalle stratificazioni successive. Altrettanto si può sostenere, senza pretesa di fondare una geronto-analisi, che I'anziano è piu vicino alla pie-nezza di quello stesso Se che ritrova in punto di morte. Non si vuole certo negare I'insufficienza dello sviluppo mentale del bambino, la relativa fragilità del suo lo, ne misconoscere il deterioramento della vecchiaia: ma pro-porre di non dividere la vita in compartimenti stagni, per considerarla un atto unico, all'interno del quale i diversi momenti non seguono una serialità matematica, ma si avvicendano secondo un ordine non riconducibile ad un solo modulo: si anticipano, si sovrappongono, si ripetono, si intersecano. 18

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Non siamo qui discettando dei massimi sistemi e tanto meno di trascendenza metafisica: stiamo solo indicando che la psicoanalisi non si esaurisce, se non impoverendosi, nella costruzione chiusa edificata da Freud, per altro insoddisfatto dei risultati ottenuti, ma incapace di superare le barriere imposte dalla forza dei principi. L'analisi è un atteggiamento più che una tecnica, che si riconosce nella particolare versione del rapporto duale: questa prevede il privilegio per I'inconscio, I'intento interpretativo, il rispetto della libertà dell'altro e della realtà che si svolge all'esterno, la rinuncia a pretese direttive, la qualita dell'affetto, il più possibile privo di possessività e di competizione. Tutto ciò passa attraverso la conoscenza che assuma I'altra verità, quella dell'inconscio; è rivolto al fine di trasformare I'assetto psicologico e di consegnare all'lo un cornportamento adatto per un modo diverso di essere nel mondo: al contrario, senza questa spinta teleologica, in un'accezione che si compiaccia del gusto di sapere e di una relazione narcisistica, l'analisi diventerebbe, proprio come diceva K. Kraus, quella malattia che pretende di curare. Quando parlo di teleologia, intendo collocarmi fuori sia del determinismo scientifico che della fede religiosa, per prendere in considerazione il tempo soltanto nel suo aspetto fenomenico di successione di eventi e di movimento verso, senza alcuna attesa messianica. L'analisi tuttavia non si sottrae all'antinomia di tempo ciclico e tempo lineare, di essere e di divenire, insita nella natura dell'uomo: cerca anch'essa di comprenderli ambedue con un'ingegnosa applicazione del tempo. E' evidente che ne enfatizza la dimensione cronologica, quella piu abietta e vincolante della scadenza legata all'orologio: ma all'interno di questa rete con maglie sempre uguali simula il moto perpetuo, introduce un vissuto di interminabilità. II tempo si espande con cifra periodica, la durata è indefinita; il ritmo cadenzato, quasi ad indurre I'ipnosi, apre il varco del sogno ad occhi aperti, consente uno sguardo sull'eterno. E' cosi che si mescolano, in un cocktail tanto piu raffinato in quanto non se ne distinguono a prima vista gli ingredienti, passato e futuro, fantasia e realtà, riedizione e invenzione. 19

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E' compito dell' interpretazione decifrare il messaggio trasformatore, per renderlo accessibile a! soggetto che lo integri nelle facolta psichiche e lo traduca in atto. Ma, per quanto detto sopra, la soluzione non proviene da una sola direzione: se la storia rivissuta libera la carica affettiva chiusa nel complesso, il desiderio che alimenti I'immaginazione e diventi progetto ha la stessa efficacia, attraendo I'energia fissata anacronisticamente su materiali inerti, rivolgendo la memoria vuota di inutile zavorra alla ricchezza del nuovo. A questo livello la consecutio temporum non funziona: il prima e il poi non riguardano I'inconscio, che si sottrae alle regole della logica. L'accento sull'interpretazione caratterizza I'analisi. L'immagine e il pensiero fantastico stanno al fondo della personalità e ne formano la matrice, che va sottratta però al tentativo di un codice linguistico: quindi, dato il peso dell'inconscio, I'organizzazione della mente non può ricondursi ad un semplice dettato strutturalistico, come vorrebbe Lacan. Tuttavia non può ignorarsi che la coscienza si costruisce nella parola, indispensabile perche si svolga il processo di integrazione dell'lo. Parolacomunicazione, parola-interpretazione, paroladelucidazione sono parte inalienabile dell'analisi e vanno ribadite contro I'abuso di un silenzio, che, anzichè pausa nel ritmo della musica o vuoto nella sequenza del pieno, diventi braccio di ferro e strumento di potere. II tempo del silenzio non può essere infinito, non deve occupare tutta una seduta o addirittura molte sedute, come vantano storie analitiche classiche quanto aneddotiche: la classicita è il luogo della perfezione formale, dove tutto è immobile, nessuna voce grida I'angoscia dell'uomo. II silenzio chiuso nella cella monastica contempla I'assoluto e attende la parola di Dio: è solitario e mistico. II silenzio del setting analitico è condiviso da uomini che cercano una risposta significativa, comprensibile al linguaggio comune. Jung, riprendendo proposte di A. Adler, parlava anche di educazione, introducendo un termine blasfemo per i puritani della psicoanalisi: eppure ho sentito piu volte dire dagli addetti ai lavori, che I'analisi è anche pedagogia, ne 20

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è una versione sui generis perchè rinuncia a qualsiasi prescrizione esplicita. Tutti gli analisti attenti e spregiudicati sanno pero che il terapeuta non puo non trasmettere la propria realta psichica nella quale risiedono sentimenti, idee, principi morali, visione del mondo, «educando» insieme il paziente ad adottare quanto gli è più congeniale, ad affrancarsi dalla identificazione, a resistere alla pressione dell'ideologia. L'interpretazione e in genere la parola del terapeuta non hanno la limpidezza del cristallo di rocca, ne I'assertività lapidaria della massima: portano con se I'ambiguità del simbolo e della doppia verita, mostrano venature di suggestione e persuasione, con buona pace di quelli che vorrebbero segnare un confine netto tra psicoanalisi e psicoterapia; questo va invece tracciato in linee di massima, fluide quanto indicative. Altrettanto complessi sono i termini della comunicazione non-verbale, quella che viene dall'ambiente, dall'atteggiamento, dall'abbigliamento, dal rituale di accoglimento e di congedo, dalla mimica, anche quando si usa il lettino e si evitano contatti eloquenti come la stretta di mano. II taglio pedagogico dell'analisi si addice a quella parte infantile, alla cui persistenza nel tessuto adulto della persona si rimanda la causa della nevrosi. Pertanto biso-gnerebbe disattendere formule semplicistiche, troppo spesso pronunciate per cavarsi d'impaccio: I'accusa di infantilismo attraversa ormai il linguaggio usuale delle relazioni interpersonali e sociali, facendo centro con facilità perchè tutti nascondono piccole-grandi vergogne, che custodiscono gelosamente dall'infanzia. La vergogna è il frutto di una cattiva educazione che impedisce di assumersi con dignità la responsabilita di un atto e spesso ne distorce il valore morale e il potenziale creativo per ossequio alle norme collettive. Al contrario rispettare negli ingredienti dell'eta adulta quel tanto di «puer» quantum sufficit, come dice la farmacopea galenica, sottraendolo agli anatemi di un mondo conformista, vuol dire restituirgli la fantasia, il piacere del giuoco, I'immediatezza degli intenti, I'ottimismo della volontà, la propulsione innovativa adatti a fecondare la terra faticosa della maturità. L'accusa di infantilismo investe surrettiziamente tutto il 21

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soggetto, mentre semmai puo riguardare solo alcuni punti dello sviluppo. Sembra anche in molti casi che non si tratti di una fissazione a livelli primari od edipici, come recitava una psicoanalisi arcaica, quasi che non si fosse mai superato un certo stadio: ma di ricadute piu o meno episodiche, talora di sprofondamenti improvvisi, quanto pericolosi, che denunciano la fragilita di alcune assi, ma non annullano le capacita gia acquisite, ancora utilizzabili. All'opposto rimane difficile definire cosa sia la saggezza: è bene comunque diffidarne, esistendone macroscopici falsi. Mi sembra tuttavia che la saggezza sarebbe difettosa, se presentasse soltanto la gravita pensosa e disincantata della consapevolezza e non ospitasse una porzione di puer. Questaè indispensabile per affrontare I'imprevedibile, che intesse la vita e investe persino la morte, nel tempo e nel modo. Semmai si puo dire che la saggezza guarda dall'alto e indica le illusioni: a queste appartiene I'idea di affidare la soluzione dei problemi personali e sociali, quindi anche del disagio psichico, ad un'unica chiave di lettura. La psicoanalisi si difende dall'accusa di fondare una Chiesa dogmatica e aristocratica, asserendo di considerare quadri psicopatologici circoscritti e dichiara che il suo metodo funziona solo nel rispetto testuale delle regole: quando queste vengano eluse, si passa ad altri metodi, di cui, per lo meno formalmente, non contesta la legittimita. Questo è corretto: ogni cosa corrisponde ad un nome che la distingue e quando cambiano le caratteristiche fondamentali della cosa bisogna cambiare il nome. Tuttavia I'ambizione di Freud e la genialita della sua intuizione non si limitavano alla cura dell'isteria e delI'ossessione: ma partendo da esse aprivano un panorama affascinante sui meccanismi mentali e tentavano di metterne in luce i complessi ingranaggi. Perchè I'opera continui è importante non chiudere la finestra, non disattendere curiosità e dubbio, ne prontezza di riflessi. Quando un chirurgo apre un addome conosce una tecnica, che ha messo a punto con lo studio e con I'esperienza; ma deve essere in grado di modificarla, quando non di abbandonarla, di fronte all'imprevisto: I'imprevisto 22

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compare sempre e costringe a inveniare soiuzioni coraggiose, dipendenti comunque dalla destrezza dell'operatore. Se mi pongo come operatore della psiche, per usare un brutto termine adottato dalla sociopsicologia, come primo atto però prendo le distanze dal chirurgo: non pretendo di incidere, depongo il bisturi e le sue eccitanti componenti sadiche e mi metto in ascolto. Anche questa ultima parola è un po' enfatica, logorata dal lessico psicoanalitico, riduttiva quando non ipocrita. In ogni modo ponendomi al lavoro mi domando quale «caso» desidererei mi arrivasse: sorvolo qui sui molti interrogativi, peraltro di non marginale importanza, se uomo o donna, se ricco o poco abbiente, se intelligente o meno, se complesso o semplice. Intendo invece prendere in esame I'eta anagrafica, nel quadro dell'argomento «tempo». La scelta, se considerata dal punto di vista del successo terapeutico, dei mutamenti rapidi e incisivi, va alla prima giovinezza. La materia è piu fresca e malleabile, scevra di incrostazioni e deformazioni rigide; il lavoro di scavo e di demolizione sembra richiedere meno tempo e fatica data I'accessibilita delle sovrastrutture, per numero e per qualita; la messa a nudo del progetto originario consente un'impostazione corretta del nuovo edificio ed un'esecuzione piu brillante per la disponibilita del soggetto alI'apprendimento, proporzionale agli anni. II compito è facilitato dalla mancanza di preesistenze vincolanti, come matrimonio, figli, tipo di attivita, impegni pubblici. L'analista in tali circostanze deve guardarsi attentamente da ombre inquietanti, come quella di Catone per il vizio di censurare e quella di Pigmalione per la smania di plasmare; si espone comunque al contagio della gioventu, al fuoco dell'entusiasmo, al fascino della bellezza, dei cui contributi può giovarsi, sempre che non ne faccia un uso improprio, vittima impotente della controidentificazione. Pensando ai giovani, ai problemi che pongono alla comunità, il cui futuro d'altronde da loro dipende, al coinvolgimento sociale, cui tutti siamo chiamati per il nostro stesso interesse, all'accusa di privatezza rivolta all'analisi, al dibattito su «psicoanalisi e istituzioni», mi torna in mente quanto poco si faccia per la prevenzione del di23

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sturbo psichico e mi si ripropone il veccnio panino ai introdurre la esperienza psicoanalitica nella scuola. Non si tratta di allestire corsi teorici, di cui tanto si è disquisito circa I'educazione sessuale: la teoria serve se presentata in maniera corrispondente alla capacita di comprensione del soggetto, ma è solo una premessa. Ne mi riferisco alle consulenze, già in atto, svolte dagli psicoiogi nelie strutture pubbliche; queste sono deputate all'orientamento e alla selezione di ragazzi disturbati. La proposta è invece di attivare un allenamento psicologico di gruppo, basato su esperienze miste, cognitive ed analitiche. Tali corsi di informazione-formazione psicologica si aggiungerebbero a quanti sono stati immaginati per integrare gli insegnamenti fondamentali e colmare vistose lacune nell'apprendimento culturale, costantemente lontano dalla pratica e ignaro della realta della psiche: essi sarebbero ovviamente facoltativi, con un regime economico particolare e consentirebbero anche un'adeguata occupazione ad un numero crescente di professionisti. La cultura non è fatta di erudizione, anche se, nonostante i buoni propositi e le disposizioni legislative, non riesce a discostarsene nell'impartizione scolastica: ma si costituisce in un'interazione costante tra i dati accumulati dal pensiero e dall'azione dell'uomo ed il confronto di questi con I'articolazione mentale e I'integrazione psicologica del soggetto, che ne dia una rielaborazione e ne tragga stimoli per ricerche e svolgimenti personali. Inoltre è abbastanza singolare che ci si occupi con tanto fervore degli oggetti esterni, che siano storia o scienza, letteratura o matematica, sia pure con il vantaggio di un utile esercizio intellettuale e si trascurino gli oggetti interni; al di la della stretta definizione kleiniana sembra indispensabile introdurre I'individuo alla conoscenza dei complessi meccanismi che sottendono e condizionano il funzionamento mentale, la carica affettiva e la relazione con il mondo. Un allenamento psicologico così concepito e garantito dall'accuratezza delle scelte oltre che dalla sensibilità del conduttore, ben consapevole di quanta prudenza vada adoperata su di un'età esplosiva, come quella adole24

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scenziale, porterebbe ad un secondo stadio, nel quale sarebbe possibile e piu facile avviare I'allievo con note sintomatiche, e riserve prognostiche ad un intervento terapeutico tempestivo, da svolgersi in altra sede e con modi appropriati. Essendomi ormai infiltrato nelle prime frazioni della vita, risulta chiaro che la scuola è il tempo della separazione: il bambino, rimasto finallora all'interno di un ambito protetto, affronta il fuori e i rischi che comporta. Seguendo lo schema tradizionale questo momento introduce il tempo lineare, che è portato dal codice paterno, mentre prima si stava nel regno della madre, che esprime un tempo ciclico, totalizzante, non tendenziale. Una tale descrizione è pertinente, ma è ancorata all'insistenza del prima e del poi: se il bambino non avesse con se la capacita di separarsi soccomberebbe. Dobbiamo imparare a pensare che, se la separazione, come è evidente, comincia con il taglio concreto del cordone ombellicale, gia allora il padre è presente; o, se preferiamo, che padre e madre sono psicologicamente compresenti dalla nascita e che da qui comincia il tempo lineare o, se vogliamo, la storia personale. Questa considerazione non toglie nulla a quanto gia abbondantemente acquisito dalla messe di studi sullo sviluppo del bambino, ma introduce con forza la variabile paterna, a mio avviso trascurata per il pedissequo rispetto di una concezione del tempo schematica ed unilaterale; al punto che tale disattenzione può entrare nel conto delle cause patogene. Ho fatto un lungo percorso per illustrare I'ampiezza di respiro della psicoanalisi, per i tempi e per i luoghi, e per indicame possibili applicazioni finora trascurate e condannate. Ero partito dalla domanda di quale fosse per un terapeuta il «caso» ottimale desiderabile: confermando quanto detto, ma continuando un approccio dialettico verso postulati ritenuti inamovibili, mi sposto sull'altro versante per sottolineare i contributi forniti dall'analisi di soggetti inoltratisi nell'età proibita. Parlo di quanti abbiano superato i quarant'anni e magari si avviino ad una maturita che sa di vecchiaia. Giova ricordare I'accento posto da Jung sulla seconda 25

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meta della vita: al giro di boa è possibile verificare gli errori commessi o meglio, rinunciando ad una miope valutazione moralistica, constatare come quelle decisioni e quegli atti, irrinunciabili e necessari nell'economia e nelle risorse dell'epoca, non siano piu attuali. Ciò non vuol dire rinnegare il passato, ma includerne I'insegnamento nella continuità della storia per trarne auspici di trasformazione. Non si denuncia mai abbastanza la pervicace resistenza a distaccarsi dal passato, protetto da un malinteso ossequio alia fedelta e alla tradizione, quando non gravato dal peso della colpa, sostenuto però dalla ombra del fallimento e dalla paura del nuovo. Appunto di fronte a questi ostacoli, ai congegni accura-tamente organizzati per trattenere I'impulso vitale, che in qualunque età spinge al futuro, I'analisi, che come si è soliti dire è innanzi tutto «analisi delle resistenze», torna alla ribalta e reclama un posto di prim'ordine. D'altronde se essa è rivolta ad inquisire i primi anni di vita, per considerare poi, con minor perspicacia, I'eta puberale e dedicarsi alla clinica della prima giovinezza e dell'eta adulta, non si capisce perchè si senta improvvisamente inerme appena varcata la soglia dei quarant'anni; quasi che gli strumenti di comprensione fino a questo punto adoperati perdano improvvisamente efficacia, bloccati da un tabù: a meno che non si voglia insistere in un'analisi esclusivamente e tristemente retrospettiva e si rifiuti la fecondazione trascinante del futuro sul passato, nonchè I'impatto duro del presente. L'età di mezzo èun'altra cerniera nell'articolata segmentazione esistenziale, dove si può rimettere in discussione una serie di questioni eluse a suo tempo dall'istanza urgente dell'affermazione sessuale e sociale, nonche dal bisogno primario di garanzie. A questo punto I'individuo è sufficientemente forte e critico, in grado di compiere quelle revisioni, piuttosto che rivoluzioni adatte a compiere I'opera e a restituirle le ali dell'invenzione. Probabilmente è anche pronto a riconoscere e trattare le inibizioni complessuali, che avevano distorto e frenato le scelte e che erano state prima affidate al dominio esclusivo della volonta; va ricordato che tale disponibilità puo manifestarsi nel fondo di una grave crisi, accompagnata 26

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da un corteo preoccupante di sintomi. Diventa allora più difficile ricostituirsi da soli, senza l'aiuto dell'esperto. A me pare inoltre che proprio a metà percorso, come genialmente aveva intuito Dante nella sua Commedia, si hanno energie e lucidità sufficienti per intraprendere un viaggio di verità, crudo quanto sublime, sollevati dalle angustie di sopravvivenza e rilanciati dal desiderio di Senso, le cui imperiose richieste erano state abbandonate sui banchi di scuola, ai tempi di ardite speculazioni. O si segue Virgilio o si rimane impantanati; nella migliore delle ipotesi si finisce in pantofole, magari in uno splendido castello. A proposito del calore del focolare e della pappa, come soddisfazione orale riconquistata, arriviamo agli anziani o meglio, con un eufemismo confortante, alia terza eta. Rifiutando con sussiegosa dignita la consolazione offerta dai giuochi di parole, va detto innanzi tutto che I'era contemporanea si è distinta sensibilmente, con un processo sorprendente di accelerazione, dalle premesse d'inizio di secolo. II cospicuo avanzamento dell'eta media insieme con la diminuzione corrispettiva delle nascite, il cambiamento degli equilibri sociali per il consolidarsi dell'esercito degli anziani e lo stravolgimento dei costumi segnato da due guerre catastrofiche, costringono i postulati freudiani alla resa dei conti con un contesto che, non soltanto per il sopravvento delle problematiche di aggressivita rispetto a quelle sessuali, ma anche per i mutati rapporti generazionali, richiede una lettura aggiornata. E' di moda parlare di anziani: garantire loro un buon tenore di vita, I'impiego del tempo libero, la cura fisica e mentale. Sembra insomma che si sia rinunciato all'idea di costruire solo aree di parcheggio, più o meno gradevoli, per accompagnare poi i cari estinti al cimitero con compunzione spesso simulata, non priva tuttavia di una qualche affettuosa premura. Vero è che gli anziani più si sentono in gamba, più non vogliono rinunciare ai posti di comando, ignari degli inevitabili cali del rendimento e incapaci di accettare le scadenze dell'eta. Ma, a parte le intricate dinamiche interpersonali e collet-tive, è altrettanto vero che per I'aspetto psicologico si prevedono solo interventi assistenziali, per sopportare la 27

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decadenza e preparare il commiato. Senza nulla disconoscere alla puntualità inesorabile della curva parabolica, chiamata a rappresentare la vita, io credo che la terza età offra spunti ulteriori e quindi diversi dalle altre frazioni per la comprensione del fenomeno umano: il dolore assume spesso proporzioni irreversibili, anche se la sua qualità e intensità non possono paragonarsi allo strazio di una giovinezza lacerata: ma porta contributi originali introdotti da una saggezza, che, distinta da una passiva rinuncia impastata di depressione o da una tranquillità vegetativa, contrabbandata per elevata consapevolezza, tenta una «summa» dell'esperienza fatta, da un nome più giusto alle cose, suppone un domani, in cui la curiosità incessante conduca ad una delle ultime tarsie del mosaico. Cià vale se non si è rimbambiti; ma la stupidita, fatte le debite proporzioni, non riguarda solo la vecchiaia. L'analisi, in quanto metodo per I'interpretazione e ricerca di significato, non può negarsi un simile campo di esplorazione, autocastrandosi: non viene ad assistere, ma ad offrire il mezzo per riconoscere il dolore, capirne le cause piu o meno lontane, e utilizzarlo senza soggiacere ad esso. Sapere a ottant'anni non è piu disperante che a venti, solo perchè incombono il cumulo della memoria e I'impotenza fattuale: unicuique suum ad ogni stagione il suo frutto. L'analisi può dare il suo a ciascuna età, se, come aveva intuito e non ammesso Freud al termine della vita, abbandona la concezione idealistica di demolire la vecchia costruzione per restituire completezza armonica all'oggetto autentico. Riesumare il ricordo sbiadito e privo ormai d'intensita emotiva, girare intorno ai traumi infantili incastonati in un fossile non serve a dinamizzare un presente, che rimanga un coacervo di delusione e di rimpianto: affrancati dall'attesa messianica della catarsi, il rapporto con la propria storia diventa piu disteso, colloquiale, non obbligato alia drammatizzazione di scene riedite da un'accezione ristretta del transfert. Partendo dal presupposto che ogni lavoro psicologico inizia con I'accoglimento dell'esistente, semplicemente perchè solo così è possibile farsene carico per rnodificarlo, che il passato è inalienabile a qualunque eta, va 28

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precisato che il modello analitico deve essere eseguito con rigore: le fasi di sviluppo orale, anale, fallica, genitale adulta, il complesso edipico oppure la posizione schizoparanoide e depressiva indicano uno spazio interpretativo che non decade con il tempo; anzi questi momenti ripresentano le loro stigmate nello svolgersi degli anni ogni qual volta si riacutizzano le note patologiche, tanto piu chiare quanto maggiormente ci si allontana da una versione letterale della sessualita. Altrettanto imperiosa ed attuale rimane la voce dell'inconscio certo non tacitata dall'allargamento della coscienza: semmai cambia timbro e richieste. Tali tracce portano sul sentiero di quel puer, che resiste al tempo nel bene e nel male, per richiedere sempre lo stesso trattamento. Certo I'effetto è ben piu appariscente nel bambino che nel vecchio: ma il criterio è identico, anche se diversi sono I'applicazione e il risultato. Se oggi si sostiene con convinzione I'analisi infantile, mai considerata da Freud e tanto meno da Jung, cosi specularmente puo suggerirsi un'analisi senile, senza indulgere da una parte ad un semplice sostegno, dall'altra ad un benevolo compatimento o complicita spirituale. Queste affermazioni un po' forti vogliono scandalizzare i benpensanti, ma non intendono ridurre la psicoanalisi ad uno strumento per tutti gli usi ne incoraggiare il trattamento degli ottuagenari, da continuare magari per quattro-cinque anni. Se I'analisi, come siamo soliti proclamare, non è solo terapia ma anche visione del mondo, non può di tale mondo riguardare solo una parte. Forse proprio il dialogo all'interno di me tra il carattere medico e la sostanza umanistica mi costringe a interrogarmi sulla frase tanto piu ricorrente quanto maggiormente si avanza nel tempo «non c'e niente da fare; meglio lasciare le cose come stanno». Ma gia prendere atto di questo, riconoscere la inutilità di agitarsi contro i mulini a vento, rispettare ciò che eccede il nostro potere e segno di alto livello psicologico, che non si raggiunge con un gesto della volontà evocato per I'occasione, ma si esprime dal profondo di un faticoso lavoro. La psicoanalisi propone anche questo, senza tuttavia discostarsi da una severa attinenza alla realta, ne assu29

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