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Bipolarità dell'archetipo della strega nelle fiabe Anna Michelini Tocci, Roma 1. Aspetti positivi e negativi. Come nelle fiabe, anche nella pratica analitica appare spesso la figura della strega. Nell'analisi con i bambini mi è spesso capitato di incontrare questo aspetto dell'inconscio nelle sue multiformi manifestazioni. Un piccolo paziente di 8 anni, che ha vissuto il primo anno e mezzo in brefotrofio, ripercorre le tappe essenziali della nascita e del rapporto con il Sé materno; l'esperienza di abbandono costella nel paziente l'immagine di una madre-strega nera che viene incarnata dall'analista attraverso il meccanismo difensivo dell'identificazione proiettiva. L'analista diventa per il paziente una figura persecutoria e il bambino teme che questa strega, lungi dal creare ed accettare il suo spazio vitale, tenti di annullare e distruggere ogni sentimento positivo di dualità e di amore nell'inglobamento continuo della sua stessa individualità. L'analistastrega nera è terrorizzante e il bambino lancia urla primitive, non articolate, per difen-

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dersi dalla parte negativa del materno, cioè da qualcosa di buio, inospitale, che non comprende, ma divora e annulla. Affrontare la strega è per il paziente un compito difficilissimo, ma necessario per iniziare la strada della sua vita di individuo, per attivare l'altro polo dell'archetipo, per creare un legame con la parte positiva della strega, cioè con la vecchia buona e soccorrevole. * * * Il vissuto personale dell'individuo ha una parte molto importante nell'attivazione degli archetipi per la disponibilità, il coraggio, l'atteggiamento attivo e positivo, la capacità di ascoltare dell'individuo, ma non c'è dubbio che gli archetipi costellati possono produrre fantasie che sorgono nel soggetto come elementi estranei e spesso spaventosi; proprio per questo aspetto scisso dal vissuto personale questi elementi acquistano una forza e un'attrattiva demoniache. L'archetipo della madre è alla base del complesso materno e indubbiamente la presenza di una madre reale buona o cattiva incide notevolmente sulla formazione e sull'evoluzione dell'essere umano, ma non in modo assoluto. Spesso esiste una reale difficoltà di rapporto madrefiglio che non deve necessariamente essere manifesta, ma può esistere a livello psichico, dato che il bambino all'inizio vive più intensamente nel mondo delle sensazioni e delle percezioni e registra e trasmette le sue esperienze su una certa lunghezza d'onda che, se non viene captata in tutta la sua interezza dalla madre, resta sterile, inerte, passiva o comunque molto disturbata. Questo non sentirsi capito, o meglio sentito, dalla madre è vissuto dal bambino come una morte ed ecco allora presentarsi su questa base personale, costellato da tali esperienze negative, l'archetipo di una madre negativa. Il simbolo demoniaco della Madre Terribile è, tra gli altri, la Strega. Nella parte negativa l'archetipo materno può significare «qualcosa di segreto, interiore, buio; l'abisso, il mondo della morte, qual-

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(1) C.G. Jung, « Psychological Aspects of the Mother Archetype », in C.W. 9, I, New York, Pantheon Books, 1959. p. 82. '(2) In «Vassilissa la bella» così è descritta la casetta della babà jaga (la strega delle fiabe russe):lo steccato che l'attorniava era fatto di ossa umane, sul recinto eran piantati crani umani, provvisti di occhi; invece dei battenti, al portone, gambe umane; invece dì chiavistelli, mani; invece delle serrature, una bocca con denti, aguzzi». in Antiche fiabe russe, a cura di A.N. Afanasjev, Torino. Einaudi, 1974, p. 18. (3) Cfr. la fiaba «I dodici buoi», in Grimm, Fiabe, Torino, Einaudi, 1970, p. 58, in cui la strega in cambio del fuoco succhia il sangue dal dito mignolo dell'eroina. cosa che divora, seduce, avvelena, che è terrificante e ineluttabile come il fato » (1). La strega è simbolo della Madre Natura che mette al mondo i suoi figli per poi reinglobarli nella morte, nel buio, nel caos, nell'indifferenziazione, nella simbiosi in cui non esiste individualità, ma dove tutto è mescolato senza discernimento. La strega, come vedremo, vive nel bosco buio dell'inconscio, ha attributi di morte, quali teschi, ossa umane ecc. (2), ha al suo servizio animali, le selvagge energie indifferenziate e non umanizzate dell'inconscio, è cieca, non può comunicare appieno con la realtà esterna, è dunque rivolta a un mondo interiore buio e segreto, non è madre buona e protettiva, ma tende a divorare i figli e a succhiarne il sangue. II mito di Lamia simboleggia questa parte negativa dell'archetipo della madre: a lei, amata da Zeus, Era fece morire i figli; Lamia si rifugiò in una grotta e, gelosa delle altre madri, perseguitò i loro figli per prenderli e divorarli. Non poteva mai dormire, ma Zeus le permise di riposare solo nell'ubriachezza o strappandosi gli occhi. II nome di lamie fu in seguito dato a mostri femminili che cercavano i bambini per succhiar loro il sangue, come i vampiri (3). Simbolicamente divorare e succhiare il sangue significa togliere vita ed energia psichica al figlio, tanto da farlo vivere in modo del tutto passivo e subordinato in preda all'oscuro terrore del buio della morte che annienta ogni possibile reazione vitale. Spesso nelle fiabe il punto di partenza verso l'individuazione è per l'eroe l'abbandono da parte della madre, un susseguirsi di sventure, l'arrivo di una matrigna che non ama. Da qui comincia il lungo viaggio dell'eroe o dell'eroina alla ricerca della propria Ombra per poterla integrare nella coscienza. Jung considera le streghe una delle proiezioni dell'Anima, cioè dell'aspetto femminile inconscio dell'uomo. Questa proiezione è in realtà una partecipazione segreta alla natura delle streghe, infatti, dice Jung, la parola «proiezione» non è appropriata, poiché la psiche ha raggiunto la sua attuale complessità attraverso atti di introiezione e la sua comples-

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sita si è accresciuta in proporzione alla despiritualizzazione della natura (4). Jung sottolinea così l'importanza di togliere il velo a queste forze oscure dell'inconscio, facendole assurgere alla chiarezza della coscienza, dei sentimenti, delle azioni, affinché la strega non continui a vivere dentro di noi attraverso i suoi mille travestimenti e le sue molteplici seduzioni nel segreto e nell'oscurità. La strega incarna i desideri e l'avidità rimossi nell'inconscio perché incompatibili con l'Io ed è l'antitesi dell'immagine idealizzata della donna. Rappresenta l'incarnazione di una evoluzione ostacolata, dove le energie creatrici istintuali non sono ancora disciplinate e addomesticate: si può vincere la strega solo utilizzando queste forze sotto il dominio della coscienza. integrandole e non escludendole da sé. Questo è il significato della lotta con la strega e delle prove da superare che simboleggiano la dinamica evolutiva dell'individuo. Quando la madre buona muore o sparisce trasformandosi in madre cattiva e abbandonica, inizia simbolicamente il processo di individuazione. La matrigna simboleggia la desolazione e l'oscurità che immancabilmente seguono la prima realizzazione intuitiva del Sé (5); un lungo silenzio precede la nascita dell'eroe, che simboleggia la nascita del Sé. La prima realizzazione intuitiva del Sé comporta un attacco esterno reale da parte di un collettivo intransigente verso chi tenta di camminare da solo o per altra, diversa strada; tale attacco può essere estremamente pesante e crudele in nome di una normalità, di una rettitudine, di una giustizia e di una moralità dettate come leggi dal collettivo. Chi deroga da tali leggi viene segnato a dito e perseguitato, come nel medioevo venivano bruciate le streghe. Ma una più importante persecuzione e un più potente attacco vengono fatti dalle forze interne dell'inconscio collettivo che profondamente incidono sull'individuazione nascente. Si cerca di sopraffare l'eroe con la pigrizia e l'inerzia, riportandolo a stadi primitivi di passività, soggezione, dipendenza e indifferenziazione. Infatti le prove richieste all'eroe o alla (4) C.G. Jung, «Gli archetipi dell'inconscio collettivo», in La dimensione psichica, Torino, Boringhieri, 1972. p. 144. (5) Cfr. M.L. von Franz. Problems of the feminine in fairytales, New York - Zurich, Spring Publications, 1972. pp. 152-153.

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(6) Ibidem, p. 153. (7) Le Gorgoni e le Arpie, orribili donne-streghe, sorvegliavano l'ingresso dell'Averne», come racconta Virgilio nell'Eneide. Dice Neumann: « La metà oscura dell'uovo cosmico nero e bianco rappresentante l'archetipo Femminile genera figure terribili che manifestano il nero abissale, parte della vita e della psiche umana... morte e distruzione, pe- eroina esigono un'attività e una fatica grandissime, come per esempio per Vassilissa separare il grano dal loglio (6). Spesso l'eroe della fiaba vive ai bordi dell'inconscio, il bosco, e prima di penetrarvi vive una vita vegetativa, di esistenza non attiva e non orientata verso la via dell'Individuazione, che è invece ricca di conflitti e di lotte. La figura della strega ha un significato di Madre Natura indifferenziata, in cui sono mescolati il cattivo e il buono; una figura arcaica che incarna un potere distruttivo, caotico, ma che può essere anche soccorrevole, pietosa, e assumere gli aspetti buoni, positivi della Natura. D'altra parte proprio in questa indifferenziazione degli opposti e nel mescolarsi del bianco e del nero consiste il suo potere che si può dire trascendere la stessa natura e accostarsi al cosmico e al divino. Per i protagonisti delle fiabe affrontare la strega significa affrontare e realizzare la propria ombra, superando i limiti dell'Io e allargando la coscienza verso profondità più nascoste in cui si celano grandi tesori ammucchiati, che si riferiscono alla forza intensa, numinosa, costellata dall'archetipo della Grande Madre; una volta superate le prove il protagonista riesce a mettersi in contatto con l'aspetto positivo della Grande Madre, cioè con tutto ciò che vi è di attivo, fecondante, vitale, benigno, con la matrice di tutte le cose. Affrontare e vincere la strega significa superare aspetti primitivi, arcaici, indifferenziati, caotici, soffocanti del complesso materno. La strega è legata alla profondità della terra, nelle cui viscere si aprono le porte dell'inferno, e alla morte (7). Kali, la Madre terribile dell'India, è incoronata di teschi, l'oscura, divorante Madre che accanto agli aspetti di madre nutriente ed affettiva presenta anche aspetti legati agli abissi dello Stige, all'oscurità degli Inferi. Alcuni aspetti della strega si ricollegano alla dea Ecate, dea dei morti, a differenza di Persefone che per soli quattro mesi all'anno stava con il suo sposo nell'oscurità dell'inferno. Ecate presiede alle appari-

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zioni dei fantasmi e ai sortilegi: è raffigurata con torce in mano, accompagnata da giumente, cani lupo ecc. I suoi poteri si manifestano durante la notte, alla luce della luna. Ecate è dea lunare e ctonia legata ai culti della fertilità; in lei vediamo due aspetti, uno benevolo e protettivo: presiede ai parti, accorda prosperità, eloquenza, vittoria, messi, conduce verso la via della purificazione; l'altro terribile e infernale: essa è dea degli spettri e dei mostri terrificanti, è la maga per eccellenza. Simbolo dell'inconscio, in cui si agitano fiere e mostri, rappresenta l'inferno della psiche, ma anche tutta la riserva di energie che deve essere ordinata sotto l'influenza dello spirito che differenzia e discrimina (8). Nella tragedia di Shakespeare, Macbeth, le tre streghe che con le loro profezie portano il protagonista ad orribili assassini attraverso l'incoraggiamento da parte della sua Anima, lady Macbeth, danzano con Ecate nella notte e lady Macbeth incarna la più terribile delle streghe. La sua invocazione (9) è fatta agli spiriti di morte. alla densa notte, al fumo d'inferno, che concorrano con il buio e l'oscurità a rendere possibile l'esecuzione di orrendi misfatti. Lady Macbeth si desessualizza e si priva di sentimenti naturali, cioè viene repressa la parte femminile, emotiva, sentimentale dell'Anima in contatto con la natura buona e positiva; emerge invece la parte negativa, disumana, con le mammelle piene di fiele al posto del latte, una madre velenosa invece che nutriente e positiva, che uccide i figli e annulla ogni loro energia per sete e ambizione di potere e per l'emergenza di sentimenti elementari minacciosi e demoniaci. Vale la pena ricordare il mito di Demetra come ci viene riportato nell'Inno a Demetra (10). Qui il quadro iniziale si apre su una pianura fiorita che fa pensare ad aspetti materni molto positivi e fecondi, pieni di armonia. A Demetra viene rapita la figlia dalle forze abissali della morte, del buio; Kore viene inglobata nelle viscere materne indifferenziate della Terra. Demetra rinnega la sua natura divina e si lega profondamente alla natura umana; ricolo e tristezza, fame e nudità, appaiono come I' essere indifeso in presenza del Buio e della Madre Terribile... così l'utero della terra diviene le mortali fauci divoranti degli Inferi e vicino all'utero fecondato e alla caverna protettiva della terra e della montagna si spalanca, sull'abisso dell'inferno, I' oscuro buco delle profondità, l'utero divorante di tomba e di morte, di oscurità senza luce, di nulla ». [The Great Mother, London. Routiedge and Kegan Paul, 1970, p. 147). (8) Vedi C.G. Jung e K. Kerényi, Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia, Torino. Boringhieri. 1976. p. 227. (9) «Venite, Spiriti che presiedete a pensieri di morte, toglietemi il sesso e riempitemi tutta, dalla testa ai piedi, della più spietata crudeltà! Rendete denso il mio sangue, fermate l'accesso alla compassione affinchè nessuna compunta visita dei sentimenti naturali scuota il mio tristo proposito o ponga tregua tra questa e l'esecuzione! Venite alle mie mammelle di donna e mutate il mio latte in fiele, voi ministri d'assassinio, dovunque nelle vostre sostanze invisibili, attendete ai misfatti della Natura! Vieni densa Notte, e avvolgiti nel più scuro fumo d'Inferno, affinché il mio coltello acuminato non veda le ferite che fa, ne il cielo si affacci attraverso la coltre del buio, per gridare 'Ferma, ferma!'». (10) Vedi M. Eliade, Storia delle credenze e delle idee religiose, Firenze, Sansoni, 1979, pp. 317-318;

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cfr. anche K. Kerényi, Gli Dei e gli Eroi della Grecia, Milano, Garzanti, 1978, vol. I, pp. 215-222. (11) « La penna di Finist, falco lucente », in Antiche fiabe russe, cit., p. 315; c'è qui un incarnarsi nella materia per cercare una parte di sé che regna nella parte opposta dell'Olimpo, gl'Inferi, una ricerca di unione degli opposti e della totalità. Demetra si traveste da vecchia, come la strega nel suo aspetto decrepito, si nasconde per non essere svelata. Si occupa dell'ultimogenito che qui come nelle fiabe è il predestinato, poiché simboleggia un aspetto dell'eroe più cosciente e differenziato. La dea non allatta Demofoonte, non ha quindi attributi femminili naturali, ma vuole renderlo immortale. Lo mette come un tizzone nella brace, affinché il fuoco, simbolo di energie incandescenti, tempri e fortifichi l'eroe. Così la strega possiede il fuoco e altri immensi tesori che ben usati conducono all'immortalità, cioè alla realizzazione del Sé. Ma la regina, la madre naturale, teme per il figlio e con le sue ignoranti preoccupazioni gli impedisce l'immortalità. Ora Demetra svela la sua divinità e avendo perso il suo figlio adottivo, dopo la sua figlia naturale, si vendica e provoca la morte della vegetazione, la sterilità della natura. Si può cogliere qui una regressione dal rapporto con la figlia a quello del desiderio di riavere un figlio attraverso l'adozione fino all'invidia per la Natura che annualmente viene fecondata e diviene Madre di ricche messi. Demetra riottiene la figlia per un tempo parziale che corrisponde alla fecondità e alla fertilità della Terra; durante l'altro periodo Persefone è chiusa con il suo sposo nelle abissali profondità della terra. A questo punto Demetra può ritornare nell'Olimpo, nella luce, avendo conquistato l'armonia con gl'Inferi e la realizzazione manifesta di questa unione degli opposti: luce ed ombra, divino e demoniaco, esterno ed interno. La figura della strega è sempre legata a luoghi oscuri e sotterranei, oppure al mare che simboleggia le profondità abissali dell'inconscio e la morte come necessario passaggio verso la vita e la realizzazione del Sé. La vecchia strega abita in una casetta silenziosa nel bosco (11), a volte circondata da teschi e ossa umane (12). II bosco, così come l'inconscio, si popola di figure

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magiche (13) che con le loro trappole e incantesimi creano conflitti e lotte che spingono avanti l'individuo sulla via difficile dell'individuazione. La strega abita anche sotto terra (14), scende in un fosso profondo, solleva una lastra di ferro e scompare (15); attraverso una porta comunica con la realtà esterna (16) e comanda all'eroe, che è venuto in contatto con lei, di scavare in terra (17), cioè di approfondire e centrare il suo lavoro interiore: una volta scavato. l'eroe scopre una lastra di ferro con 12 lucchetti, che simboleggia il punto di confine tra conscio e inconscio; questo è così ben chiuso e radicato che solo l'eroe lo può sradicare ed aprire per entrare in possesso dei focosi istinti incatenati nelle viscere della Terra Madre, simboleggiati da uno scalpitante cavallo legato con 12 catene che aspetta un cavaliere degno di lui. È qui ben simboleggiata la ricchezza dell'inconscio e al tempo stesso la sua capacità di autoregolazione che tiene incatenate forze che. se non trovano un valido e degno condottiero capace di guidarle e utilizzarle, possono provocare terribili disordini e seminare distruzione. Il luogo profondo e misterioso in cui vive la strega e da cui mette alla prova la principessa alla ricerca del suo principe è anche il mare (18). Le streghe possono abitare su di un monte di vetro inaccessibile a tutti, circondato da un bosco tenebroso abitato da orchi, dove regna un grande silenzio (19), o in palazzi dal pavimento d'oro e dalle pareti di cristallo, dove non è difficile entrare, ma dove saranno chieste dure prove all'eroe che ha a sua disposizione solo la sua volontà e il suo coraggio (20), o nel castello (21) che dovrà essere esplorato, come parti inconsce scisse su cui fare luce per integrarle nella coscienza. Generalmente la figura della strega è rappresentata come brutta, vecchia, decrepita, cieca, nel suo aspetto negativo — vedremo poi quello positivo presente in questa figura bipolare. La strega è una vecchia decrepita con la gruccia, ha gli occhi rossi, la vista corta ed è molto cattiva perché mangia i bambini, cioè rappresenta la Madre « Hànsel e Gretel », in Grimm, Fiabe, cit., p. 8. Questo studio è limitato alle seguenti tre raccolte di fiabe: Antiche fiabe russe; Grimm, Fiabe; Fiabe italiane, a cura di I. Calvino, voll. 1°-2°, Torino, Einaudi. 1975. (12) «Vassilissa la bella», e «Maria Marina», in Antiche fiabe russe, cit., pp. 18 e 210. (13) «I dodici buoi», in Fiabe italiane, cit., p. 58. (14) «Filo d'oro e Filomena». ibidem, II, p. 549. (15) «Principe Ivan e Campestre bianco», in Antiche fiabe russe, p. 207. (16) «Ivan il bovino», ibidem, p. 161. (17) «Scheletro senza morte », ibidem, p. 165. (18) »II tamburino», in Grimm, Fiabe, cit., p. 130. (19) « II bastimento a tre piani », in Fiabe italiane, cit.. I, p. 11. (20) «II castello della donna nera», in M. L. von Franz, Studien zur Analytischen Psychologie C. G. Jungs, Zurich. Rascher Verlag. 1.955. (21) « II principe granchio », in Fiabe italiane, cit.. I, p. 100.

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(22) «I sei servi», in Grimm, Fiabe, cit, p. 275. (23) «II bambino nel sacco», in Fiabe italiane, cit., I, p. 131. (24) «Vassilissa la bella». In Antiche fiabe russe, cit. (25) «La corona rubata». In Fiabe italiane, cit., I, p. 167. (26) «II drago dalle sette teste». ibid., i, p. 220. (27) «La testa della Maga». ibid.. I, p. 355. (28) «II tamburino», in Grimm, Fiabe, cit. H t29) « Vassilissa la bella». F In Antiche fiabe russe, cit. (30) «La penna di Finist, falco lucente». ibid. (31) «Pulcino», in Italiane, cit.. Il, p. 520. Fiabe divorante che dopo aver messo al mondo forze vitali le reingloba, riutilizzandole quindi sempre allo stesso modo attraverso meccanismi di introiezione e proiezione, in un cerchio vizioso che torna costantemente allo stesso punto e perciò invecchia, incrudelisce, diviene sterile e negativo. La vecchia megera attira a sé gli uomini per rovinarli (22), chiude i bambini in un sacco (23) che trascina sulle spalle e mangia gli uomini come pulcini (24). Un motivo simile al mangiare o rovinare gli esseri umani è quello dell'utilizzazione di tecniche magiche che paralizzano attraverso un bacio (25), o trasformano in statue di sale (26), o addirittura pietrificano (27); occorre allora che l'eroe trovi la giusta controcarica energetica che renda di nuovo vitali le forze pietrificate, paralizzate, quindi non utilizzabili. La Maga così spaventosa che pietrifica gli uomini è simile alla Medusa, anche essa deve essere guardata allo specchio, tanto è terribile, seduttiva e distruttiva una volta che si sia entrati nel cerchio della sua magica potenza; come la Medusa ha il capo attorniato da un groviglio di serpenti e le due gocce di sangue che cadono in terra dalla testa decapitata della Maga si trasformano immediatamente in due serpenti: questi animali sono il simbolo della psiche oscura e misteriosa. Tornando ad un tratto caratteristico della strega, la cecità, la strega ha gli occhi rossi e gli occhiali (28), è cieca e possiede un fiuto molto sviluppato che le serve per scoprire gli esseri umani (29), sta distesa da un angolo all'altro della sua casetta, con le labbra sulla soglia e con il naso al soffitto (30), ha gli occhi come lanterne (31); gli occhi senza vista della strega ancora una volta ci richiamano al regno della morte, agli spiriti invisibili, ma possono alludere anche a una attenzione maggiore per un lavoro inferiore, un insight che rivolga tutte le energie nelle profondità dell'inconscio, in cui occorre portare la luce. La cecità può significare la saggezza della vecchiaia, che avendo gli occhi ciechi alle cose esterne vede cose interiori, spirituali e divine, così come il vate Tiresia.

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La strega è donna, ma non è mai rappresentata come madre o moglie (32). Le fiabe insistono sulla vecchiaia della strega che è sterile, non più feconda, non più madre di forze vive; le sue mammelle sono avvizzite ed atrofiche, non è madre di uomini, ma signora potente di animali e bestie feroci. La strega rappresenta dunque qualcosa legato alla morte, alla sterilità, alla devastazione, e in tal caso è legata alla figura negativa della Madre divorante e terribile. Essendo cieca la strega ha sviluppato, come si è detto più sopra, un fiuto sopraffino, soprattutto se stimolato da carne umana; per questo aspetto la strega assomiglia agli animali che hanno molto sviluppato l'olfatto. Altra caratteristica della strega è usare il fischio per chiamare a sé gli animali o altre streghe (33), o per aprire le porte (34) della sua abitazione. Il fischio è forse da ricollegarsi alla potenza che la Maga-strega esercita sulle forze istintuali della Natura, che comanda a suo piacimento; la strega è infatti la Madre del Vento, del Tuono, del Fulmine (35), è padrona del giorno, della notte, del sole, rappresentati come cavalieri al suo servizio (36), è infine Madre dei venti (37). Ha dunque una grande potenza al suo servizio e per questo può essere molto temibile ed assorbire forze ed energie; le manca però una dote peculiare dell'eroe: l'astuzia e la furbizia, cioè una forza rapida e intuitiva che sciolga i nodi del conflitto. Così Gretel con uno stratagemma butta la strega nel forno, oppure Pierino mette al proprio posto, nel sacco della strega, una pietra, riconoscendo la malvagia vecchia nonostante tutti i suoi travestimenti (38). Infatti in tutte le fiabe la strega viene vinta e sopraffatta dall'eroe che è più attento, intelligente e disponibile a qualsiasi tipo di aiuto gli venga dall'esterno. È molto importante sottolineare ora la parte positiva che è presente nella figura della strega, pur così caotica e mescolata con la parte negativa. La strega possiede la luce azzurra che fa apparire lo spirito ed è una guida luminosa nella notte dell'in- (32) In «Ivan il bovino», cit., la vecchia strega ha per marito il vecchio arci-vecchio al quale ha ucciso i figli perché nati mostri. (33) «II principe canarino», Fiabe italiane, cit., I, p. 63. (34) «Vassilissa la bella», cit. (35) «Re Crin», Fiabe italiane, cit.. I, p. 69. (36) «Vassilissa la bella», cit. (37) «Liombruno», Fiabe italiane, cit., II. p. 541. (38) «Il bambino nel sacco», cit.

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(39) «La luce azzurra», in Grimm, Fiabe, cit., p. 205. (40) «Vassilissa la bella», cit. (41) «Scheletro senza morte», «Maria Marina», in Antiche fiabe russe, cit., pp. 165, 270. (42) «La luce azzurra», cit. (43) «Hansel e Gretel», cit. (44) «II tamburino». cit. (45) «II bastimento a tre piani», Fiabe italiane, cit. Anche per questo suo nel doppio la strega può e La figura della strega suo aspetto aspetto soccorrevole conscio (39), possiede il fuoco (40) che può distrugsaggio presentaoin vari modi: è decrepita «furba gere e si incenerire invece illuminare la via, e suo è il di tre generoso cotte» (46), è la (41) vecchietta che adotta cavallo e potente che, come si è detto Vassilissa tesse per leile tele e camicie finissimo per più sopra, esimboleggia forze inconsce che solo l'eroe liberare sa guidarle controllarle. le suepuò nozze con perché lo Zar (47), è una e nonna vecchia, Un altro motivo dominante, legato al significato stravecchia, cieca da quanto è decrepita (48), posiè la tivo della la quantità che l'eroe babà jaga strega, che da è buoni consiglidi a tesori Vassilissa, dopo scopreofferto nella sua casa: tesori (42) e (49), forzieri pieni di averle da mangiare e da bere è la buona perle e che pietre ricchezze vecchia dapreziose ricovero (43). e saggi consigli ammassate (50), è una (44), il palazzo dal pavimento d'oro e dalle pareti di vecchia profetica (51), oppure una nonna buona (52). cristallo (45).saggia, Ciò significa che la strega possiede La vecchia dai bianchi capelli, apparenain scosti profondamente di sé gli e aspetti positivi, sogno all'eroina in unadentro linda capanna l'aiuterà con i i tesori da conquistare liberati dalla sua suoi magici doni (53). una Oltrevolta ai consigli la buona influenzapermette magica, la seducente e delle distruttiva, quando vecchia riconquista mani mutilate l'individuo uccide convediamo la strega elementi scissi e (54) e in alcune fiabe i regali benefici e utili superati di se dati stesso dai quali streghe si deve affinché liberare e che vengono dalle buone il purificare attraverso prove che per la strega gli chiede protagonista possa le servirsene integrare parti scisse nelladeve coscienza e non esserne divorato. e che egli compiere pena la vita, cioè pena il ritorno a una regressione completa al complesso materno che soffoca e schiaccia il figlio nel suo abbraccio mortale. (46) «La guardiana d'oche alla fonte». Grimm. Fiabe, cit., p. 112. (47) «Vassilissa la bella», cit. (48) «II vampiro», Antiche fiabe russe, cit., p. 127. (49) «II re del mare e Vassilissa la saggia», ibid., p. 181. (50) «La gallina miracolosa», Ibid., p. 235. (51) «II palazzo dell'Omo morto», Fiabe italiane, cit., p. 108. (52) «L'amore delle tre melagrane» e «II tignoso», ibid., Il, pp. 449, 460. (53) «L'ondina della pescaia», Grimm, Fiabe, cit., p. 190. (54) «Uliva»,. Fiabe italiane, cit.. I, p. 297.

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essere assimilata a Demetra, dea dell'alternanza di morte, poiché sua figlia Persefone è dea degli Inferi, e di vita. poiché simboleggia la Terra madre fertile, feconda, ricca di messi. La vecchia strega possiede un pettine d'oro, un flauto d'oro e un filatoio d'oro (55) dei quali fa dono all'eroina della fiaba, oppure le tre streghe sorelle donano un martellino d'oro con brillanti, un piattino d'oro con diamanti e un cavallo veloce all'eroina (56), o ancora la buona vecchia dona alla fanciulla frutti magici: la castagna che contiene gioielli, la noce che contiene vestiti, la nocciola con carrozze e cavalli (57), oppure da un anello magico (58), possiede un unguento che ridà la vita (59) e la bacchetta magica del comando (60). La strega è quasi sempre accompagnata da animali che rappresentano le forze istintuali, scatenate nell'inconscio (61); le sono attorno cavalli scalpitanti e veloci (62), il gatto selvaggio, che viene da lei usato come cavalcatura per andare il più velocemente possibile (63), i leoni e le tigri che servono ad intimorire e tener lontani gli uomini (64). La strega cavalca un mortaio, come fosse un cavallo, incitandolo con il pestello e trascinandosi dietro una scopa per spazzar via le sue tracce (65). La strega nell'iconografia è spesso rappresentata a cavalcioni di una scopa, simbolo fallico di una potenza che la strega vorrebbe poter comandare e guidare. Il mortaio e il pestello sono due cose molto importanti e significative; la babà jaga cavalca un vaso che serve a polverizzare materia, come nell'opus alchemicum si polverizza la materia per ricercare nelle sue profondità l'essenza da cui tutto si è sviluppato (66). La strega incarna una figura molto arcaica in cui si mescolano valenze positive e negative; per poter affrontare nelle profondità delle radici questa potente figura indifferenziata occorre superare delle difficili prove. Questo comporta sia una coscienza ben presente, attenta, luminosa, sia una disponibilità e un abbandono alle forze intelligenti della Natura. Così la babà jaga chiede a Vassilissa di separare il grano dal loglio, poi di separare i semi di papavero dalla (55) «La casa nel bosco», Grimm. Fiabe, cit., p. 248. (56) «La penna di Finist, falco lucente», cit. (57) «Re Crin», cit. (58) Fiabe it., cit.. I, p. 152. (59) «II Drago dalle 7 teste», ibid., p. 225. (60) «II re superbo», ibid., p. 435. (61) In latino strix-strigis significa barbagianni, un uccello notturno in diretto rapporto con la notte e con la luna, associabile dunque ancora una volta alle forze ctonie, all'oscurità. (62) «Il bastimento a tre piani», cit. (63) «La luce azzurra», cit. (64) «La testa della Maga», cit. (65) «Vassilissa la bella» e «Maria Marina», cit. (66) Cfr. M.L. von Franz. Problems of the Feminine in fairytales, cit., p. 155.

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(67) «Vassilissa la bella», cit. (68) «Maria Marina». cit. (69) «II bastimento a tre piani », cit. Tutte queste prove pazienza le —sue cioè il terra (67); a Ivan (68)stimolano chiede di pascolare selsaper che giunga l'aiuto vagge aspettare, giumente da perparte prati,dell'eroe, boschi, campi, senza perprovvidenziale buone forze istintuali, come gli derne nessuna, di e all'eroe, armato solo della sua voanimali, o spirituali, come la la strega bambola di Vassilissa, lontà e del suo coraggio, chiede di abbatche hamontagna in sé la di benedizione della Buonaperché Madre; tere la fronte alla sua finestra il stimolano il coraggio — cioè la stanza, capacità accettare Sole possa entrare nella sua didi separare i e affrontare via lunga difficile piselli dalle la lenticchie ee infine di dell'individuazione portare un barile — la di discriminazione l'attenta selezione sopra delle pieno acqua di lungaevita, da raggiungere un'altissima montagna piena di bestie (69). di energie interiori indifferenziate, laferoci capacità guardare, proteggere e recuperare le proprie forze istintuali, lasciate pascolare allo stato brado, la possibilità di acquistare un più ampio orizzonte cosicché il Sole della coscienza illumini anche le parti interne più oscure e buie, infine la ricerca dell'acqua di lunga vita — cioè la conquista del Sé, fine ultimo del viaggio verso l'individuazione. 2. L'Animus della strega. Un altro aspetto insito nella figura della strega e nel significato stesso dell'archetipo che presenta sempre una bipolarità, è la presenza di tratti maschili. Accennerò brevemente a un caso di una paziente borderline di 6 anni, che mi sembra esemplificare questo doppio aspetto della strega. Il problema della bambina è legato alla separazione affettiva dalla madre nei primi anni di vita; questo significa che la paziente ha percepito una figura materna assente affettivamente, non disponibile, non rispondente ai suoi segnali. Questo difficile rapporto madre-figlia fa sì che la paziente si chiuda in se stessa, in un mondo fantasmatico che nutre figure buone e

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magiche e che lotta contro forze aggressive e persecutorie, Con l'utilizzazione dei burattini, quali la fata e la strega, la bambina comincia a simboleggiare chiaramente la sua situazione inferiore. La paziente nutre dentro di sé il fantasma di una madre buona, opulenta, ricca di doni, nutrimento e amore, la fata, in contrapposizione a una terribile strega cattiva, opprimente, rabbiosa, che non ha nulla da dare. è persecutoria e vuole far morire tutti. La figura della strega, vissuta in modo molto pericoloso, è legata ad aspetti animus, quali il suo lungo naso intrigante e impiccione, che penetra ovunque in modo molesto e aggressivo, i suoi occhi che controllano e impediscono la fuga. la sua voce acuta, penetrante e possessiva, le sue armi, la spada e il pugnale, che feriscono o uccidono. Dal tentativo di riunire e integrare queste due figure tenute sempre accuratamente scisse a scopo difensivo, la paziente comincerà ad integrare in sé gli aspetti femminili e maschili del materno. D'altra parte, come dice Neumann, il bambino Il bambino incontra il maschile già nella fase disperitotamenta il maschile non soltanto simbolicamente nella lità e indifferenziazione con la madre (70), poiché la sua appercezione dell'inconscio madre archetipica mitologica è presente come figura ma sia anche attiva fisicamente attraverso le azioni madre, sia potremche passiva, sia divorante che della contenente, terrimo della madre (72). Questo bile dire che attraverso protettiva, l'Animus con attributi dunque appartenenti aspetto maschile riguarda un attivosiapotere di tanto al dominio paterno che materno, maschile che femminilee (71). orientamento di organizzazione inconscia che è da considerarsi il precursore del Logos, della coscienza e dello spirito, necessari alla differenziazione Sé non Sé del bambino dall'uroboro materno. Artemide ed Atena sono le dee della mitologia greca rappresentative di questo doppio aspetto femminile e maschile. (70) L'archetipo della madre è infatti direttamente legato a quello del padre, poiché « ... è la madre, la forma nella quale è afferrata ogni esperienza vissuta. Di fronte a lei il padre rappresenta il dinamismo dell'archetipo, infatti quest'ultimo è l'uno e I'altro: forma ed energia » (...) « una delle proprietà della Grande Madre è che frequentemente appare accoppiata con il suo corrispondente maschile ». (C. G. Jung, «Psychological Aspects of the Mother Archetype», op. cit., pp. 101-102 e 106). (71) D. Lyard, «Le modèle théorique d'Erich Neumann», in Cahiers de psychologie jungienne, Paris, 1979. 20, p. 29. (72) «Da una parte le forze maschili contenute nell'archetipo della Grande

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Madre sono rappresentate dai compagni maschi della Grande Dea: il portatore del fallo, creatore maschile e dio .della vita. e il portatore di spalla, distributore maschile di morte e dio della morte; d'altra parte Neumann descrive l'uroboro patriarcale, nozione che gli è propria e che considera come aspetto dello spirito maschile specifico della donna», ibidem, p. 30. (73) Vedi K. Kerényi, Gli Del e gli Eroi della Grecia, cit, p. 85. (74) Cfr. la tragedia di Euripide, Ippolito. (75) K. Kerényi, op. cit., .P. 189. (76) Ibidem, p. 100. (77) Olimpica, VII. (78) Cfr. K. Kerényi. Athene: Virgin and Mother, New York-Zùrich. Spring Publications, 1978. I nani rappresentano, come e i Dattili, L'inconscio carattere dii Cabiri femminilità per le laforze sua Artemide, in ha Asia, è chiamata la Grande Artemide ed oscure, inconsce, i primi servitori e strumenti natura ricettiva, oscura e fabbri, plastica, ma in esso è preè raffigurata con numerose mammelle come la della Grande Madre; sono demoni invisibili e sente nel contempo un carattere difallici, mascolinità poGrande Madre (73), assiste le donne nel parto, ama creativi, piccoli, poco appariscenti, ma potenti come tenziale. celato negli oscuri, reconditi nascondigli con tenero affetto Ippolito «l'uomo diletto sovra tutti i movimenti dell'inconscio. I generalmente giganti o rappresentano la della buia caverna. L'inconscio, prima materia mortali» (74), ma è invece conosciuta forza e brutale che nonche ha svidell'alchimia, è cacciatrice composto dal maschilei monti e dal come cieca la vergine attraversa e femminile, dal Fratello e dalla Sorella le foreste in compagnia di animali selvaggi e che(79) pur strettamente congiunti in un caotico abbraccio amando Orione gli trafigge la testa con le frecce nel del segreto e d'oro nel buio dell'inconscio. L'aspetto Animus è suo arco (75); nei tempi più antichi era anche già celato nell'archetipo della Grande Madre come rappresentata con le ali ai piedi come Hermes (76). realtà inscindibile. Accanto ad aspetti delicati, femminili e materni risalta la presenza di tratti maschili, simboleggiati anche dalla stretta relazione con il fratello Apollo. Per quanto riguarda Atena ci riferiamo alle splendide parole di Pindaro (77). La nascita dalla testa di Zeus e l'assenza di una figura materna differenziata esprimono la compresenza di tratti materni e paterni, maschili e femminili (78). La lancia che Atena tiene in mano è simbolo della combattività e dell'acutezza della sua intelligenza penetrante; è un'arma di luce che separa, squarcia, divide, differenzia, penetra, è un simbolo che tende verso l'alto come il fuoco. Al tempo stesso Atena è la dea delle arti creative, che nascono dalle mani industriose degli esseri umani. (79) C.G. Jung, Psicologia e alchimia, Roma. Astrolabio, 1950. p. 259.

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