1974_9

 

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Wotan (*) Carl Gustav Jung (1) Gli abissini. Con la guerra mondiale sembra essere sorta per l'Europa un'epoca in cui accadono cose che prima si sarebbero tutt'al più sognate. Già la guerra tra nazioni civili era considerata quasi una vecchia favola; una simile assurdità sembrava sempre meno possibile in questo mondo ragionevole, a organizzazione internazionale. E quel che segui alla guerra fu una vera tregenda. Crolli fantastici, mutamenti di carte geografiche, regressi politici verso prototipi medievali e antichi, stati che ne fagocitavano altri superando di gran lunga, in quanto a totalitarismo, tutti gli esperimenti teocratici anteriori, persecuzioni di cristiani e di ebrei, massacri politici di massa e, per finire, un'incursione piratesca intrapresa a cuor leggero ai danni di un pacifico popolo in via di sviluppo (1). Dove accadono cose simili in grande, non ci si deve affatto meravigliare se in piccolo e in piccolissimo succedono cose altrettanto strane. In campo filosofico dobbiamo certamente attendere ancora qualche tempo prima che si possa stabilire fondatamente che epoca sia quella in cui viviamo. Ma in campo religioso

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avvengono fatti significativi. Che in Russia al variopinto splendore della Chiesa greco-ortodossa sia subentrato un movimento ateo di dubbio gusto e di dubbia intelligenza non sorprende affatto, per quanto pure il livello spirituale della reazione « scientifica » sia deplorabilmente basso. In fin dei conti, anche nel vicino Oriente si tira un sospiro di sollievo quando dall'atmosfera fumosa di quelle teorie di lampade che sono quanto resta della Chiesa ortodossa si passa in una decorosa moschea dove alla sublime, invisibile onnipresenza di Dio non si sostituisce una congerie di riti e di suppellettili sacre. E, in fondo, doveva prima o poi spuntare anche per la Russia il diciannovesimo secolo con il suo illuminismo « scientifico ». Ma che in un paese veramente civile che si pensava avesse già da un pezzo superato il Medioevo, un antico dio della tempesta e dell'ebbrezza, cioè quel Wotan che da tanto tempo era andato storicamente a riposo, potesse ridestarsi a una nuova attività come un vulcano spento, questo è più che strano: è addirittura eccezionale. Com'è noto, quel dio nacque nel Movimento giovanile tedesco e fu onorato, fin dall'inizio della sua resurrezione, con sacrifici cruenti di pecore. Erano quei giovanotti biondi (talvolta anche ragazze) che, armati di zaino e di chitarra, si vedevano aggirarsi instancabili su tutte le strade d'Europa, dal Capo Nord alla Sicilia, i fedeli seguaci del dio errabondo. Più tardi, verso la fine della Repubblica di Weimar, si diedero al vagabondaggio le migliaia e migliaia di disoccupati che s'incontravano dovunque erranti senza meta. Nel 1933 non si girovagava più, si marciava a centinaia di migliaia, dai bambinelli di cinque anni ai veterani. Il movimento hitleriano mise letteralmente in piedi l'intera Germania, dando vita allo spettacolo di una nazione che migrava segnando il passo. Wotan, il viandante, si era destato. Lo si poteva vedere nella sala di adunanze di una setta della Germania settentrionale formata da gente modesta, raffigurato come un Cristo un po' imbarazzato, seduto su un cavallo bianco. Non sa se queste persone fossero al corrente della primigenia paren-

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(2) Dopo Nietzsche (1844 1900) si è sempre molto insistito sul lato « dionisiaco » della vita in contrasto con l'opposto « a-pollineo ». A partire dalla Nascita della tragedia (1872) l'immaginazione di filosofi e poeti è stata posseduta dal lato oscuro. terrestre, femminile della vita, coi suoi aspetti mantici e orgiastici. Gradualmente, si è venuti considerando l'irrazionalismo come l'ideale: come si vede per esempio lungo tutte le ricerche di Alfred Schuler (morto nel 1923) sulle religioni dei Misteri, e più particolarmente, ancora negli scritti di Klages (1872-1956), filosofo dell' « irrazionalismo ». Per Klages, logos e coscienza distruggono la creatività della vita preconscia. In questi scrittori assistiamo all'origine di un graduale rifiuto tela di Wotan con le figure del Cristo e di Dioniso; è probabile di no. In un primo tempo Wotan. l'instancabile viandante. il mettimale che va suscitando qua e là litigi e operando magie, fu trasformato dal cristianesimo in un demonio; non era più che un fuoco fatuo nelle notti di tempesta, un cacciatore spettrale accompagnato dal suo seguito e, anche questo soltanto in tradizioni locali, che si andavano sempre più affievolendo. Fu la figura di Aasvero, sorta nel Medioevo, quella che assunse la parte del .viandante senza pace; si tratta di una saga cristiana, non giudea: II motivo del viandante che non ha accettato Cristo fu proiettato sugli ebrei (cosi di solito ritroviamo negli altri i nostri contenuti diventati inconsci). In tutti i casi la coincidenza dell'antisemitismo con il risveglio di Wotan è una finezza psicologica che forse vale la pena di ricordare. I giovani che celebravano il solstizio non furono i soli a percepire quel frusciare nella foresta primigenia dell'inconscio; esso era già stato intuito profeticamente anche da Nietzsche, Schuler, Stefan George e Klages (2). La civiltà renana e del territorio a sud del Meno non può certo liberarsi con facilità dall’engramma classico; ragion per cui si richiama volentieri (appoggiandosi ai prototipi classici), all'antica ebbrezza e all'antica esaltazione, cioè a Dionisio, puer aeternus ed Eros cosmogonico (3). Senza dubbio alcuno ciò è più corrispondente alla mentalità classica di quanto non sia Wotan. il quale però costituirebbe un riferimento più esatto. Egli è Infatti un dio d'Impeto e di bufera, un Infuriare di passioni e di ardore guerriero; è per di più un potente Incantatore e illusionista, versato in tutti i segreti della natura occulta. Quello di Nietzsche è certamente un caso particolare. Egli non aveva conoscenza alcuna della cultura germanica. Quando ebbe scoperto il filisteo saccente, e quando Dio « fu morto », il suo Zarathustra incontrò un dio sconosciuto di forma insospettata. che ora gli si faceva incontro con ostilità, ora si rivestiva della sua stessa forma. Cosi Zarathustra stesso è indovino, incantatore e vento di burrasca:

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« E un giorno voglio soffiare come un vento anche tra loro e col mio spirito togliere il fiato al loro spirito: cosi vuole il mio futuro ». Wahrlich, ein starker Wind ist Zarathustra allen Niederungen; und solchen Rat rat er seinen Feinden und allem, was spuckt und speit: " Hutet euch, gegen den Wind zu speien! " (In verità, Zarathustra è un vento vigoroso per tutte le bassure; e questo consiglio egli da ai suoi nemici e a tutto quanto vomita e sputa: « guardatevi dallo sputare contro il vento! ») (4). E quando Zarathustra sogna che, custode delle tombe nella rocca montana della morte, vuole aprire il portone, e «un vento mugghiante ne sbatacchiò i battenti »: pfeifend, schrillend und schneidend warf er mir einen Sarg zu: Und im Brausen und Pfeifen und Schrillen zerbarst der Sarg und spie tausendfàltiges Gelàchter aus. (con fischi, strida e sibili mi gettò un feretro nero. E mugghiando e fischiando e stridendo il feretro si spaccò vomitando risate in mille forme). il discepolo, interpretando il sogno, dice: Bist Du nicht selber der Wind mit schrillem Pfeifen, der den Burgen des Todes die Tore aufreisst? Bist Du nicht selber der Sarg voll bunter Bosheiten und Engeisfratzen des Lebens? Non sei tu forse il vento dagli striduli fischi, che spalanca le porte alle rocche della morte? Non sei tu stesso la bara piena di cattiverie multicolori e di angeliche smorfie della vita?) (5) In questa immagine spicca potentemente il segreto di Nietzsche, che fin dal 1863-64 aveva scritto (Al dio ignoto): Ich will Dich kennen, Unbekannter, Du tief in meine Seele Greifender, della realtà e negazione della vita quale è. Il che, in fin dei conti, porta at culto dell'estasi culminante in una dissoluzione della coscienza nella morte: e ciò ai loro occhi, aveva valore di vittoria sul limiti materiali. (3) " Vom kosmogonischen Eros" è il titolo di una delle principali opere di Klages, pubblicata per la prima volta nel 1922 a Jena. (4) (Così parlò Zarathustra, trad. it. «Opere di Friedrich Nietzsche », vol. 6, t. 1 (Adelphi. Milano 1968) p. 118). (5) (Ibid., pp. 165 sg.).

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Mein Leben wie ein Sturm Durchschweifender, Du Unfassbarer. mir Verwandter! Ich will Dich kennen, selbst Dir dienen. (Ti voglio conoscere, sconosciuto, Tu che mi afferri nelle profondità dell'anima E attraversi la mia vita come una tempesta, Tu inafferrabile, simile a me! Ti voglio conoscere e ti voglio servire). E vent'anni più tardi, nel suo magnifico Inno al maestrale, dice: Mistraiwind, du Wolken-Jager, Trubsal-Morder, Himmels-Feger, Brausender. wie lieb ich dich! Sind wir Zwei nicht Eines Schoosses Erstlingsgabe, Eines Looses Vorbestimmte ewiglich? (Come ti amo vento maestrale, Spazzanubi — scacciamalanni — Scopacielo — vento muggente! Non siamo d'un unico grembo Noi le primizie, d'un'unica sorte, Noi eternamente predestinati?) (6). Nel ditirambo conosciuto come Lamento di Arianna (7) Nietzsche è totalmente vittima del dio cacciatore, per cui anche la forzata autoliberazione di Zarathustra in fin dei conti non cambia più niente: Hingestreckt. schaudernd, Halbtodtem gleich, dem man die Fusse warmt, geschutteit ach! von unbekannten Fiebern, zitternd vor spitzen eisigen Frostpfeilen, von dir gejagt, Gedanke! Unnennbarer! Verhullter! Entsetziicher! Du Jager hinter Wolken! Darnieder gebiitzt von dir, du hohnisch Auge, das mich aus Dunklem anblickt! So liege ich, biege mich, winde mich, gequalt von allen ewigen Martern. getroffen (6) (Canzoni del principe Vogelfrei, trad. it. in appendice a La gaia scienza, in « Opere di Friedrich Nietzsche », vol. 5, t. 2 (Adelphi, Milano 1965) p. 274). (7) In Ditirambi di Dioniso, trad. it. in «Opere di Friedrich Nietzsche», vol. 6, t. 4 (Adelphi, Milano 1970) p. 47).

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\von dir, grausamster Jager, du unbekannter — Gott... (Giù prostrata, inorridita, quasi una moribonda cui si scaldano i piedi, squassata, ahimè!, da febbri ignote, tremante per gelidi dardi pungenti, glaciali, incalzata da te, pensiero! Innominabile! Velato! Orrendo! Tu cacciatore dietro le nubi! Fulminata a terra da tè, occhio beffardo che dall'oscuro mi guardi! Eccomi distesa, mi piego, mi dibatto, tormentata da tutte le torture eterne. colpita da tè, crudelissimo cacciatore, sconosciuto — dio...) Questa notevole immagine del dio cacciatore non è soltanto una figura retorica ditirambica, ma una esperienza vissuta a Schulpforta da Nietzsche quindicenne e descritta da Elisabeth FoersterNietzsche (8). Mentre di notte vagabondava in un bosco tetro, dapprima fu spaventato da « un grido stridulo proveniente dal vicino manicomio » e poi incontrò un cacciatore « dai tratti lugubri, selvaggi ». In una valle « circondata da una impenetrabile sterpaglia » il cacciatore si mise uno zufolo fra i denti ed « emise un suono acuto » si che Nietzsche perse la conoscenza e si ridestò a Pforta. Era stato un incubo. E' significativo che il dormiente, che voleva andare ad Eisleben, la città di Lutero, discuta con il cacciatore se andare invece a « Teutschental » (valle dei Germani). Ed è quasi impossibile confondere l'acuto fischio del dio della tempesta nel bosco notturno. Dobbiamo davvero soltanto al fatto che Nietzsche fosse filologo classico che il dio sia stato chiamato Dioniso e non Wotan, o lo dobbiamo anche al suo incontro fatale con Wagner? In una strana visione. Bruno Goetz lesse il segreto degli avvenimenti che sarebbero accaduti in Germa- (8) Das werdende Nietzsche (Monaco 1924)

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(9) Reich ohne Raum (Kiepenheur, Potsdam, 1. ed. 1919; Seeveriag, Costanza, 2, ed. 1925). nia (9). Quel libro mi colpi allora come previsione del tempo in Germania, e l'ho tenuto sempre presente. Esso intuisce il contrasto esistente fra il regno delle idee e quello della vita, tra il gemino dio della tempesta e del segreto fantasticare, che scomparve quando caddero le sue querce e ritorna quando il Dio dei cristiani si rivela troppo debole per salvare la cristianità dalla strage fratricida. Allorché a Roma il Santo Padre, privo di ogni potere, non ebbe che Dio cui rivolgersi in favore del grex segregatus. rise il vecchio cacciatore monocolo sul limitare della foresta germanica, e sellò Sleipnir. Se ci fosse lecito dimenticare per un momento che viviamo nell'anno del Signore 1936 e che per conseguenza crediamo di spiegare il mondo razionalmente in base ai fattori economici, politici e psicologici; se accantonassimo la nostra bene intenzionata ragionevolezza umana, troppo umana; se ci permettessimo di accollare a Dio o agli dei. anziché all'uomo, la responsabilità degli eventi contemporanei, allora Wotan farebbe proprio al caso nostro come ipotesi causale. Oso perfino avanzare l'eretica affermazione che il vecchio Wotan, col suo carattere abissale, insondabile, spiega il nazionalsocialismo più di quanto lo facciano, messi insieme, i predetti tre ragionevoli fattori. Per quanto ognuno di essi chiarisca un aspetto importante delle cose che stanno accadendo in Germania, tuttavia Wotan dice di più e proprio sul fenomeno generale, che rimane estraneo e incomprensibile a chi non sia tedesco, anche dopo la più profonda riflessione. Forse possiamo designare questo fenomeno generale come Ergriffenheit, cioè possibilità di essere afferrato, di essere posseduto. Questo termine presuppone un Ergriffener, un «afferrato» un « posseduto », ma anche Un Ergreifer, « uno che afferra», che possiede. Se non si vuole addirittura divinizzare Hitler, cosa che del resto è anche accaduta, resta soltanto Wotan, che è « uno che afferra ». cioè che possiede, gli uomini. E' vero che suo cugino Dioniso divide con lui questa caratteristica, ma egli sembra averla estesa anche al genere femminile. Si può ben dire che le

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menadi costituivano una SA femminile (10), secondo il racconto mitico, piuttosto pericolosa. Wotan si limita ai furibondi Berserker, che erano impiegati come guardie del corpo dei mitici re. Per uno spirito ancora infantile che consideri gli dei come entità metafisiche realmente esistenti ovvero come invenzioni giocose o superstiziose, il suddetto parallelo fra Wotan redivivus e la tempesta socialpolitica e psichica che scuote la Germania odierna potrebbe almeno passare per una parabola. Ma poiché gli dei sono indubbiamente personificazioni di forze psichiche, l'affermare la loro esistenza metapsichica è una presunzione dell'intelletto tanto quanto l'ipotesi che essi siano stati inventati. Le « forze psichiche» non hanno certamente niente a che fare con la coscienza; per quanto ci piaccia trastullarci con il pensiero che coscienza e psiche siano identiche, la nostra non è altro che una presunzione dell'intelletto. La nostra mania di spiegare tutto razionalmente trova una base sufficiente nel timore metafisico, poiché illuminismo e metafisica sono stati sempre due fratelli ostili. Le «forze psichiche» hanno piuttosto a che fare con l'anima inconscia; per questo tutto ciò che si fa improvvisamente incontro all'uomo uscendo da quell'oscura regione è considerato o come proveniente dall'esterno e perciò reale, o come un'allucinazione e perciò non reale. Ma la possibilità che esistano cose vere che non provengano dall'esterno è finora a malapena balenata alla mente dell'uomo del nostro tempo. Si può, è vero, per maggiore chiarezza e per sfuggire ai pregiudizi, prescindere dal nome e dal concetto di Wotan e indicare la stessa cosa come furor teutonicus; così facendo tuttavia si viene a dire lo stesso, e non cosi bene, poiché il furor in questo caso è una semplice psicologizzazione di Wotan e non significa nulla di più del fatto che il popolo si trova in uno stato di furore. Con ciò viene meno una preziosa caratteristica dell'intero fenomeno, cioè l'aspetto drammatico dell'Ergreifer, di colui «che afferra» e dell'Ergriffener, cioè di colui che è stato « afferrato ». posseduto da lui. Ma quello che colpisce maggior- (10) (SA = SturmAbteilung, reparto d’assalto. Ebbero questo nome corpi costituiti da Hitler nel 1921).

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(11) (E' il nano dalla barba grigia, custode del tesoro dei Nibelunghi, che Sigfrido vinse.). mente nel fenomeno tedesco è proprio il fatto che un uomo evidentemente « posseduto », « possegga » a tal segno Finterà nazione che tutto si mette in movimento, comincia ad avanzare e inevitabilmente anche a sdrucciolare pericolosamente. Wotan mi sembra un'ipotesi eccellente. Egli era, si direbbe, soltanto addormentato, nel monte Kyffhauser, finché i corvi non gli hanno annunciato la frescura mattutina. Wotan è una caratteristica basilare delle psiche tedesca, un «fattore» psichico di natura irrazionale, un ciclone che livella e travolge le zone di alta pressione culturale. Sembra che i fedeli di Wotan, nonostante tutta la loro stravaganza, abbiamo visto più giusto dei fedeli del raziocinio. Wotan, e questo è stato evidentemente del tutto dimenticato, è un dato germanico primigenio, la più vera espressione e non la superata personificazione di una caratteristica fondamentale, particolare del popolo tedesco. H. S. Chamberlain è un sintomo sospetto del fatto che anche altrove esistono dei velati e dormienti. La razza germanica (vulgo « ariana »), l'essenza nazionale germanica, il sangue e il suolo, i canti di wagalaweia, le cavalcate delle valchirie, Gesù trasformato in biondo eroe dagli occhi celesti, la madre greca di san Paolo, il diavolo come un Alberico (11) internazionale in edizione giudea e massonica, la nordica luce polare segno di civiltà, l'Inferiorità delle razze mediterranee, ecco lo scenario indispensabile su cui, in fondo, tutto ha lo stesso significato: la possibilità dei tedeschi di essere « afferrati », posseduti da un dio: sicché la loro casa « è riempita da un vento selvaggio». Poco dopo l'avvento di Hitler al potere, se non erro, il celebre «Punch» pubblicò una vignetta raffigurante un irato Berserker che si libera dalle catene. In Germania è scoppiato l'uragano, mentre noi crediamo ancora che faccia bei tempo. Da noi in Svizzera, ora da sud, ora da nord, si leva un soffio di vento, talvolta un po' sospetto, talaltra innocuo, e cosi idealistico che nessuno se ne accorge. Quieta non movere: qui da noi con questa riconfortante saggezza si va avanti bene. E* stato rimproverato agli svizzeri di avere una netta ripu-

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gnanza per il costituirsi a problema. Devo contestarlo: lo svizzero è capace di preoccuparsi ma non lo dice per nessuna ragione, anche se una corrente d'aria si è fatta sentire qua o là. Cosi paghiamo il nostro tributo in un'epoca di Sturm und Drang tedesco, in silenzio, e cosi ci sentiamo molto migliori. I tedeschi hanno, loro, un'occasione storica forse unica di imparare, penetrando nel più intimo del loro cuore, da quali pericoli dell'anima il cristianesimo voleva salvare l'umanità. La Germania è una terra di catastrofi spirituali, dove determinate forze naturali soltanto apparentemente fanno pace con la ragione dominatrice del mondo. Il rivale della ragione è un vento che dalle vastità primitive dell'Asia soffia verso l'Europa su un ampio fronte che va dalla Tracia alla Germania, ora cacciando, come foglie secche, i popoli l'uno verso l'altro, ora ispirando pensieri che scuotono il mondo dalle fondamenta; è un Dioniso elementare che infrange l'ordine apollineo. Il suscitatore dell'uragano è chiamato Wotan; per poter procedere a un più attento esame del suo carattere dobbiamo non soltanto riconoscere le sue azioni storiche in mezzo agli scompigli e ai rivolgimenti politici, ma abbiamo anche bisogno delle interpretazio-ni mitologiche. che non spiegavano ancora le cose in termini umani e secondo le limitate possibilità umane, ma ne trovavano i motivi più profondi nella psiche e nella sua autonoma potenza. La più antica intuizione umana ha sempre deificato simili potenze. caratterizzandole ampiamente e con gran cura per mezzo dei miti, a seconda della loro peculiarità. Ciò era tanto più possibile in quanto si trattava delle immagini o dei tipi originali innati nell'inconscio di molte razze, e che esercitavano su di queste un'influenza diretta (12). Si può perciò parlare di un archetipo « Wotan » che, in qualità di fattore psichico autonomo, produce effetti collettivi, delineando cosi un'immagine della sua propria natura. Wotan ha una sua particolare biologia, separata dalla natura del singolo, che solo di quando in quando è afferrato dall'irresistibile influsso di quel fattore inconscio; nei periodi di calma, invece, l'archetipo Wotan è incon- (12) Si legga quel che scrive Bruno Goetz in Deutsche Dichtung (Vita Nova Verlag, Lucerna 1935) pp. 36 sgg. e 72 sgg., su Odino, dio errante tedesco. Purtroppo sono venuto a conoscenza di quel lavoro dopo la compilazione del mio saggio.

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(13) Wodan und germanischer Schicksaisglaube (Diederichs, Jena 1935). (14) (Gli Einherjer sono gli eroi morti abitanti nel Walhalla). (15) (Le Fylgje sono spiriti accompagnatori, spesso in forme animati.). scio come un'epilessia latente. I tedeschi che erano già adulti nel 1914 potevano prevedere quel che sarebbero stati nel 1935? Tali tuttavia sono gli effetti sorprendenti del dio del vento, che soffia dove vuole e del quale non si sa da dove venga ne dove vada, che afferra tutto quel che incontra sul suo cammino e abbatte tutto quello che non ha radici .Quando soffia il vento, ciò che è esternamente e internamente malsicuro vacilla. Una recente monografia di Martin Ninck su Wotan (13) ha completato e perfezionato la nostra conoscenza della natura di Wotan. Il lettore non tema che si tratti unicamente di uno studio scientifico, scritto con accademico sussiego. Sebbene i diritti della scienza obiettiva vi siano completamente tutelati e il materiale sia raccolto ed esposto in bell'ordine con rara perfezione e penetrazione, è evidente che l'autore sente la sua materia come cosa vicina alla vita reale e che la corda di Wotan vibra anche in lui. Non si tratta di un difetto, ma di un'altra qualità del libro che senza questa partecipazione dell'autore avrebbe potuto diventare una noiosa raccolta. Ninck traccia un quadro grandioso dell'archetipo tedesco Wotan: lo descrive in dieci capitoli basandosi su tutte le fonti esistenti: quale guerriero furioso, dio delle tempeste e viandante, lottatore, dio del desiderio e dell'amore, signore dei morti, signore degli Einherjer (14) l'iniziato, l'incantatore, il dio dei poeti. Anche la sua mitica corte, le Valchirie e le Fylgje (15), sono prese in considerazione in quanto comprese nel significato fatale di Wotan. La ricerca di Ninck sul nome di Wotan e sulla sua provenienza è molto istruttiva; essa mostra come quel dio incarni tanto il lato impulsivo-emotivo dell'inconscio, quanto quello intuitivo-ispiratore, e sia da un lato dio dell'ira e della frenesia, dall'altro un esperto dei caratteri runici e annunciatore del destino. Per quanto Wotan sia stato identificato dai romanzi con Mercurio, nessun dio romano o greco corrisponde alle sue caratteristiche. Con Mercurio ha in comune la vita errabonda; con Plutone, e anche con Crono, l'imperio sui morti; la frenesia lo lega a Dioniso, soprattutto nella sua forma

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mantica. Mi ha sorpreso il fatto che Ninck non faccia menzione di Hermes, dio ellenistico della rivelazione che, come pnéuma e nous, sta a significare il vento. Farebbe da ponte con lo pnéuma cristiano e col miracolo di Pentecoste. Come Poimandres, pastore degli uomini, Hermes è un dio « che afferra » gli uomini. Ninck osserva giustamente che Dioniso, come gli altri dei, è rimasto sempre sottoposto alla autorità di Giove onnipotente, ciò che rivela una profonda differenza tra il temperamento greco e quello germanico. L'eliminazione di Crono, al quale Ninck attribuisce un'intima affinità con Wotan, potrebbe forse far pensare a un superamento e a una scissione, in tempo preistorico, del tipo di Wotan. In tutti i casi, il dio germanico rappresenta una totalità a un livello primitivo, una situazione psichica nella quale la volontà dell'uomo si identificava con quella del dio che lo teneva completamente in suo potere. Ma presso i greci esistevano dei che prestavano il loro appoggio all'uomo contro altri dei. e il padre Giove non era lontano dall'ideale del despota benevolo e illuminato. Wotan non diede mai segni d'invecchiamento; spari semplicemente, a modo suo, quando i tempi gli furono contrari, e rimase Invisibile per più di un millennio, operando anonimamente e indirettamente. Gli archetipi somigliano a letti di fiume abbandonati dall'acqua, che può farvi ritorno in un momento più o meno lontano; sono come vecchi fiumi nei quali le acque della vita sono fluite a lungo, per poi sparire nel profondo; quanto più a lungo sono fluite nella stessa direziono, tanto più è probabile che prima o poi facciano ritorno al loro letto. Se nella società umana, e specialmente all'interno dello stato, la vita del singolo è regolarizzata come un canale, la vita delle nazioni è come la corrente di un fiume impetuoso che nessuno domina; o che, comunque, non può mai dominare un uomo, ma Colui che è sempre stato più forte degli uomini. La Società delle Nazioni, che avrebbe dovuto essere investita di autorità sovranazionale, è secondo alcuni un bambino ancora bisognoso di protezione e di aiuto, secondo altri un

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(16) Fu un movimento nazionalsocialista all'interno della Chiesa protestante che tentò di eliminare dal cristianesimo ogni vestigio dell'Antico Testamento. (17) Wilhelm Hauer, dapprima missionario e poi professore di sanscrito all'Università dì Tubinga, fu il fondatore e leader della Deutsche Glaubensbewegung, il Movimento tede- aborto. Cosi la vita delle nazioni scorre via senza freno, senza guida, inconscia, come un macigno che precipita giù per un pendio, fermandosi soltanto davanti a un ostacolo insuperabile. Perciò gli avvenimenti politici passano da un vicolo cieco a un altro, come torrenti che si insinuano per burroni, meandri e paludi. Dove non è il singolo a muoversi, ma la massa, il controllo umano vien meno, e gli archetipi cominciano a operare; lo stesso accade nella vita dell'individuo quando si trova davanti a situazioni che le categorie a lui note non riescono più a padroneggiare. Ma in che consista l'azione di un cosiddetto Fuhrer nei confronti di una massa in movimento, lo si può osservare con ogni desiderabile chiarezza tanto al sud quanto al nord del nostro paese. L'archetipo dominante non rimane sempre lo stesso, come dimostra ad esempio il fatto che sono state imposte limitazioni alla durata dello sperato regno della pace, il regno « millenario ». Il tipo mediterraneo del padre ordinatore, buon reggitore. perfino benevolo, è scosso nel modo più grave in tutta la parte settentrionale dell'Europa; ne porta testimonianza l'odierno destino delle chiese cristiane. Il fascismo in Italia e gli avvenimenti di Spagna mostrano che anche al sud lo sconvolgimento è arrivato molto più in là di quanto ci si aspettasse. La stessa Chiesa cattolica non può più concedersi il lusso di una prova di forza. Il dio nazionale ha assalito il cristianesimo su un ampio fronte, sia che in Russia si chiami « scienza e tecnica», in Italia «duce», e in Germania «fede tedesca » o « cristianesimo tedesco » o « Stato ». I Deutsche Christen (Cristiani tedeschi) (16) sono una contradictio in adjecto e farebbero molto meglio a passare alla Deutsche Qlaubens-bewegung (Movimentò tedesco della fede) di Hauer (17) cioè nel campo di quelle persone bene intenzionate e dabbene che da una parte riconoscono onestamente la loro Ergriffenheit, e dall'altra si danno molta pena per rivestirla di una mansione mediatrice storicamente valida che la faccia apparire meno spaventosa. Si aprono così prospettive consolanti su grandi figure

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appartenenti, ad esempio, alla mistica tedesca, come Meister Eckhart che era un tedesco e anche ergriffen. Si evita cosi la domanda imbarazzante: ma allora chi è l'Erflreifer (colui che afferra)? E' sempre stato « Dio ». Ma quanto più Hauer. movendo dall'ampio cerchio indogermanico, si restringe a quello «nordico» e specialmente all'Edda, e quanto più diventa « tedesca » la fede come espressione di Ergriffenheit, tanto più chiaro diventa che il dio « tedesco » è il dio dei tedeschi. Non si può leggere senza commozione il libro di Hauer (18). se lo si considera come il tentativo, tragico e veramente eroico, di uno studioso di coscienza che, senza sapere in che modo gli sia accaduto, è stato chiamato e « afferrato », in quanto appartenente al popolo tedesco, dalla non udibile voce dell'Ergreifer e ha tentato, tendendo tutto il suo sapere e la sua capacità, di gettare un ponte tra l'oscura forza vitale e il mondo luminoso delle idee e delle figure sto-riche. Ma che cosa significano tutte le bellezze del passato e di un'umanità completamente diversa di fronte all'incontro, mai prima sperimentato dall'uomo d'oggi, con un dio tribale vivente, insondabile? Esse sono trascinate come foglie secche nel vortice del vento impetuoso, e le ritmiche allitterazioni dell'Edda si insinuano fra i testi mistici cristiani, le poesie tedesche e la saggezza delle Upanisad. Hauer stesso è afferrato dalla presaga profondità delle primigenie parole tedesche in una misura di cui prima non si era certamente mai reso conto. Non è colpa ne dell'indologo Hauer, ne dell’Edda, poiché entrambi esistevano già da molto tempo, ma di kairòs — il momento presente del tempo — che appunto, a un più attento esame, risulta adesso chiamarsi Wotan. Consigliere! perciò al Movimento tedesco della fede di non farsi più troppi scrupoli. Le persone intelligenti non lo confonderanno con i grossolani seguaci di Wotan che si limitano a « simulare una fede ». Ci sono rappresentanti di quel movimento che, da un punto di vista intellettuale e umano, sarebbero pienamente sco della fede. Cercò di fissare una «fede tedesca » sulla base di testi e di tradizioni germanici e nordici, per esempio quelli di Eckhart e di Goethe. Il movimento cercò di combinare tendenze diverse e spesso incompatibili: alcuni suoi membri accettavano una forma espurgata di cristianesimo, altri si opponevano non solo al cristianesimo in ogni sua forma, ma a qualsiasi tipo di religione o divinità. Uno degli articoli comuni, di fede, che il movimento adottò nel 1934, era: « II Movimento tedesco della fede ha per scopo la rinascita religiosa della nazione sulle basi ereditarie della razza germanica». Lo spirito del movimento contrasta in certo modo con l'orazione funebre tenuta dal « consigliere superiore ecclesiastico » e pastore evangelico dottor. Langmann, « vestito dell'uniforme delle SA e in stivaloni », al funerale del defunto Gustloff, come viatico verso l'Ade. Egli gli addita il Walhalla, patria degli « eroi Sigfrido e Baldur » che con il loro « sacrificio cruento alimentano la vita del popolo tedesco » come, fra gli altri, ha fatto anche Cristo. Questo è più o meno quel che disse: « Spinga quel dio i popoli della terra sulla loro via sonante di armi attraverso la storia:... Signore, benedici Tu la nostra battaglia. Amen. » Così concluse il pastore, secondo la Neue Zùrcher Zeitung. N. 249 (1936); come funzione in onore di Wotan fu senza dubbio molto edificante e molto tollerante verso i seguaci di Cristo. E' la Chiesa confessionale incline alla tolleranza? E' pronta a predicare che Cristo ha

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versato Il suo sangue per la. salvezza degli uomini come, fra gli altri, hanno fatto Sigfrido. Baldur e Odino? Oggigiorno sono diventate improvvisamente possibili domande grottesche. (18) Deutsche Gottschau: Grundzuge eines deutschen Glaubens (Gutbrod, Stoccarda 1934). (19) «Che cosa mormora ancora Wotan alla testa di Mimir? / Già la sorgente ribolle: la cima dell'albero dell'universo / Rosseggia al suono del corno rintronante / Che Heimbold tiene alzato a chiamare le schiere. / L' albero trema, ma resta ancora eretto / Mentre frusciano le foglie finché Loge si svincola. / Selvaggio urla il cane davanti all'abisso infernale / Finché strappa la catena al Io sfrontato corsiero. / Dall'Oriente avanza un gigante munito di scudo: / Allora il verme del mondo si erge irato contro Joten: /Egli percuote le onde, gridano i nibbi, / Bramosi di cadaveri, perché Nagelfar. la barca dei morti, si è liberata. / Dall'oriente attraverso II mare, quando si avvicinano i figli di Muspil, / Guida Loge la chiglia fuggente; / Il fratello della tormenta porta lungo la strada il lupo e la sua figliata » (dalla Volospà [uno dei poemi più importanti della raccolta detta l'Edda, in cui è narrata la nascita, vita e morte d'un mondo, e l'avvento d'un mondo nuovo]). nelle condizioni non soltanto di «credere», ma anche di « sapere » che il dio dei « tedeschi » è Wotan e non il Dio universale dei cristiani. Non è un disonore ma un tragico evento. Da sempre è stato pericoloso cadere nelle mani del Dio o di un dio vivente. Com'è noto, Yahwèh non fa eccezione, e sono esistiti un tempo filistei, edoniti, amoriti e altri che si trovavano al di fuori dell'esperienza jahwistica e ne soffrivano certamente come di una cosa assai spiacevole. L'esperienza semitica di Dio. Allah, fu per molto tempo una faccenda penosissima per tutta la cristianità. Dal di fuori, noi giudichiamo troppo i tedeschi contemporanei come agenti responsabili. Sarebbe forse più giusto considerarli anche come « vittime ». Se usiamo in modo conseguente il nostro modo di vedere, che riconosciamo molto peculiare, dobbiamo concludere che Wotan non dovrebbe manifestare soltanto il suo carattere inquietante, prepotente e tempestoso, ma anche l'altra faccia, del tutto diversa, estatica e mantica, della sua natura. Se questa conclusione fosse confermata, il nazionalsocialismo non avrebbe certo l'ultima parola; ci sarebbe invece da aspettarsi negli anni o nei decenni a venire cose che ancora non possiamo nemmeno immaginare. Il risveglio di Wotan è un regresso e un ritorno al passato; il fiume, per un ingorgo, ha rifatto irruzione nel suo antico letto. Ma l'ingorgo non durerà per sempre; forse è un reculer pour mieux sauter, e l'acqua sormonterà l'ostacolo. Allora sarà palese quel che Wotan « mormorò alla testa di Mimir» (19). * Per gentile concessione della Casa editrice Boringhieri.

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