Gazzetta Puglia 4-6_2014

 

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Gazzetta giugno 2014

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La Gazzetta MENSILE D’INFORMAZIONE Anno XXVII– APRILE-GIUGNO 2014 – N. 4/6 della della Puglia Puglia Fondato da Domenico Tedeschi Copia gratuita per i sostenitori Unione Editoriale – Amministrazione e Redazione: 20148 – MILANO, via S. Altamura, 11 – Telefono e Fax 02/36.51.30.48 – Redazione: 70121 – BARI, via P. Petroni, 5 - Telefono e Fax 080/52.44.392. Registrazione n. 438 - 27/6/88 del Trib. di Milano. Sped. in abb. postale: art. 2 - comma 20/lett. C - legge 662/96 - Taxe perçue/Tassa riscossa Cpc Roserio Milano Velocissimo e astuto il capo dell’esecutivo riserva a Beppe Grillo la stessa sorte riservata a Willy il Coyote Autore: Agostino Picicco LA SEMPLICITÀ DELLE PICCOLE COSE Ricordi ed emozioni Renzi, Beep Beep Proclami, tanti E i fatti?! G DI PIETRO FILOMENO E G Matteo Renzi è riuscito a farcela ancora una volta: a vincere, cioè, le elezioni europee. E anche alla grande: con oltre il 4o per cento. Ha letteralmente schiacciato Beppe Grillo, che si è fermato a poco più del 21. Gli ha riservato la stessa sorte che Beep Beep, velocissimo e astuto, riserva regolarmente a Willy il Coyote, che si ritiene sempre un genio (vedi vignetta a lato). Forza Italia, senza Silvio Berlusconi in campo, era praticamente fuori gioco. È scesa al 16,8 per cento. Comunque un buon risultato: poteva essere una catastrofe. D’accordo Renzi è astuto e veloce. L’ha dimostrato in più occasioni. Un’astuzia, però, esercitata con colpi bassi, promesse non I (...) A PAG. 8 DALLA REDAZIONE LOMBARDA – Da questo numero, come avrete notato, in prima pagina (al centro) ho pubblicato una vignetta. L’autore, perdon l’autrice è Francesca Filomeno. Cognome già conosciuto a chi ci segue: difatti qui a lato da anni chi redige l’editoriale è suo padre Pietro. Adesso si può dire che la famiglia Filomeno è al completo (dal mese scorso anche l’altro “rampollo” l’ing. Riccardo è entrato a far parte della nostra redazione). L’iniziativa proseguirà, però dal prossimo numero la vignetta avrà in comunione un suo articolo ospitato sempre in prima pagina (in questa colonna). Buone ferie a tutti e arrivederci a settembre. MIMMO TEDESCHI G DI FRANCESCA FILOMENO Ho letto questo volume tutto d’un fiato: ogni parola, ogni frase ed ogni luogo hanno fatto riaffiorare in me, usanze e tradizioni, e riscoprire cose semplici, svilite ora dal consumismo e che, invece, costituiscono un patrimonio di saggezza. Spezzoni di vita vissuta, profumi, suoni e sapori emergono nel volume del caro amico Agostino Picicco; in esso c’è tutto quello che posso ricordare anche del mio passato; molte cose le avevo dimenticate, altre non le ricordavo più come una volta, nitide e splendenti. (... a pag.15) I RECENSIONE DI G. DE CARLO Migliorato il congegno anticoncezionale che durerà 16 anni Era nato a Troia (FG) Zaganellate di Zaganella Farfuglia Maschera della Puglia Arriva nuovo microchip L’ultima della ricerca: è un microchip che funziona a comando e può essere attivato o disattivato quando si vuole. Quando la donna vuole. Va precisato che il microchip che va inserito sottopelle sugli arti superiori (braccia) oppure su quelli inferiori (gambe) o sull’addome, è un anticoncezionale di due centimetri di altezza e di larghezza, sette millimetri di profondità. L’impianto wireless, poco invasivo, che può essere messo in funzione accendendolo o spegnendolo secondo le esigenze del momento tramite un telecomando, adesso verrà sperimentato a livello preclinico negli Usa entro il prossimo anno per poi essere messo sul mercato entro il 2018. Dove sta la novità! È nella durata del microchip. Sino ad oggi, quelli in commercio devono essere sostituiti come minimo ogni cinque anni. L’ultimo ritrovato invece è stato disegnato per rimanere attivo ben sedici anni. E ciò grazie a delle riserve conservate in serbatoi di 1,5 centimetri e avvolte in un contenitore ermetico I al titanio e platino. Ci ha lasciati Antonio Velluto Gabbia di matti L’Italia offre ai profughi l’accoglienza. La scuola promuove l’asineria. L’Europa, i soldi: è salva la coscienza. La selezione? Il merito? Mai sia. Roba da far perdere la pazienza. E così muore la democrazia. L’Expo e il Mose, ultima ruberia. Sempre gli stessi, stessa furberia. Va bene così. Allegria! Allegria! Su tutto spicca Renzi, il parlatore. E mentre lui le spara per ore e ore, si riempie il carro del vincitore. Avanti donne, giovani e belle. Parole, parole, parole. E i fatti? Poco curriculum, molto donzelle. Dove sono i De Gasperi e i Togliatti? Basta una legge e si arriva alle stelle. L’Italia?! Una gabbia di matti. G Il compianto Antonio Velluto I A PAGINA 2 La redazione augura buone ferie a tutti gli affezionati lettori. BANCA POPOLARE DI PUGLIA E BASILICAT BASILICATA Sede legale: MATERA MATERA - via Timmari, 25 Tel. 0835.332649 - Fax 0835.331334 Dir. Gen.: ALT ALTAMURA (BA) - via O. Serena, 13 Tel. 080.8710111 - Fax 080.8710714 Sedi operative: ALT ALTAMURA (BA) - via O. Serena,13 GRAVINA GRAVINA IN PUGLIA (BA) - piazza Cavour, 20 Tel. 080.3221511 - Fax 080.3256382 TARANTO (TA) - via Di Palma, 46/50 Tel. 099.4541111 - Fax 099.4541339 Ufficio Rappresentanza Presidenza Dir. Gen. BARI (BA) - via Venezia, 13 - Tel. 080.5254911 NELLE PAGINE INTERNE I INFORMAZIONI DALLA LOMBARDIA pagg. 2 – 3 INFORMAZIONI DALL’ITALIA/EUROPA pag. 6 INFORMAZIONI DALLA PUGLIA da Foggia e provincia pag. 7 INFORMAZIONI DALLA PUGLIA da Bari e provincia pagg. 8 – 9 I INFORMAZIONI DALLA PUGLIA dalle provincie del Salento pagg. 10 – 11 L’INFORMAZIONE PER GLI ACQUISTI pagg. 12 – 16 LEX SEMPER LOQUITUR GAZZETTINO MEDICO pagg. 13 – 14 MISCELLANEA Attualità e Recensioni pagg. 4 – 5 –15 I I I I F ILIALE VIA DI M ILANO I I S ANTA ANTA M ARGHERITA ARGHERITA , 4 Tel. 02.86453958

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P AGINA 2– APRILE / GIUGNO ’14 D ALLA L OMBARDIA Il fascino che ancora emanano le case di ringhiera di una volta La Gazzetta della Puglia dio del pittore siciliano Mario Bardi, che del luogo sapeva anche i segreti, e conoscemmo una sua corregionale vestita di nero, sui settant’anni, bassina, che aspettava di raggiungere il marito al camposanto. In un locale ecco un vecchio pianoforte. “Chi lo suona?”. E il locatore. “Era qui quando sono venuto”. Nello stesso cortile scolpiva Nado Canuti, e dipingeva Mario Ligonzo. Vi sono tornato vent’anni dopo, nel ’90, trovando il portone sbarrato. Che fascino le case di ringhiera! Vero, Caleri? “Dove sono nato io c’era una fontana, che ci dissetava e riempiva le pentole. Ricordo una vecchietta che faceva ruotare il fuso come fosse una trottola; un tale che faceva conigli e uccelli di legno; e un altro che ascoltava per ore la radio ad alto volume, senza suscitare proteste”. Penso ai cortili di via Borsieri, dove vide la luce anche Giouan Borghi, il patròn della Ignis. “Secondo la tradizione – ricorda Caleri – al 14 vi trascorse una notte Garibaldi: in una nicchia troneggia la sua effigie”. In una farmacia della strada, ai primi del Novecento, si poteva acquistare l’”unguent de dodes”, che curava le ferite da serramanico: all’epoca, anche da quelle parti, come in via Dei Guast, poi ribattezzata con altro nome, legiferava qualche malandrino. “I perditempo giocavano a dadi o alla morra in piazza Vetra”; la “liggera” allignava a Porta Genova, incalzata dal Dondina, il capo della squadra volante, per Paolo Valera il Vidocq milanese dei “locch” (i duri della mala meneghina ottocentesca). Osterie e bocciofile erano sempre gremite. Caleri adora anche il Sud. “Fino a ieri sono andato ogni anno in Sicilia, ospite di un carissimo amico. Due mesi fa ci sono tornato per il suo funerale. “La Puglia? L’adoro. Avete tesori che il mondo vi invidia”. Torniamo in tipografia, che tace. Questa crisi è una mannaia. MILANO – Sempre più spesso i pugliesi, e non, confessano di amare Milano, pur rimanendo legati al paese. L’amavano già Domenico Porzio, che era di Taranto; e Raffaele Carrieri, suo concittadino; il gallerista Guido Lenoci, martinese; e Giuseppe Giacovazzo, di Locorotondo; Mario Azzella, giornalista Rai, e l’artista Filippo Alto, entrambi di Bari; Teo Teocoli, tarantino... Ma anche il poeta Alfonso Gatto, di Salerno; Gaetano Afeltra, che fu direttore de Il Giorno, primo alloggio una pensione che si affacciava sul Naviglio. Milano è discreta, pudica e non si offre facilmente. Ma se si insiste nel tentativo di scoprirla, non si nega. Ibrahim Kodra, che non era pugliese, ma albanese (oltre settant’anni a Milano da protagonista), cercò soprattutto le atmosfere antiche: corso San Gottardo, l’Isola Garibaldi, le vie Lanzone e Caminadella, appassionandosi alla loro storia. Una delle sue mète preferite: vicolo dei Lavandai, dove dipinse la tettoia che mette in ombra il “ricciolino”, generoso d’acqua con le donne che vi lavavano i panni inginocchiate sul “brellin”. Ibrahim passeggiava lungo l’alzaia, sostava davanti alle botteghe degli artigiani, che già cominciavano a disertare; e parlava con la gente, che, riconoscendolo, gli chiedeva della Brera di una volta, del bar Giamaica e della latteria delle pie sorelle Pirovini, disposte – si diceva - ad azzerargli il debito in cambio della sua conversione al cattolicesimo. Un giorno mi parlò del desiderio di visitare le isole albanesi del Tarantino, come la bilingue San Marzano. Poi dirottò su Alfonso Gatto, che nella sua “Guida sentimentale di Milano” aveva definito i Navigli “strade d’acqua silente, con odore di terra, di carreggiate, di verdura...”. E, indicandomi le bitte, ricordò i barconi, che alla fine della navigazione attraccavano in darsena. Lo sorpresi in un cortile dell’antico borgo dei formaggiai, mentre discorreva con un fabbro di origine veneta con l’officina all’angolo con la Ascanio Sforza, via fiancheggiata dal naviglio che va a Pavia. Il pittore cavalcò un altissimo velocipede fabbricato dallo stesso arti- Vecchia Milano giano, concedendosi al mio obiettivo. “Ascolta – mi disse – io questa Milano me la porto nel cuore. Ma voglio confidarti il mio sogno di allestire una mostra nella tua città, come quella che ho tenuto a Positano, della quale tu hai scritto sul quotidiano Il Mattino di Napoli”. Anche a me piace Milano. Pur essendo vitale la linfa dell’amore che nutro per il Mar Piccolo. E provo piacere gironzolando per via Magolfa, nome di origine longobarda; via Abbadesse, già strada delle omonime cascine; via degli Armorari, in antico sede di fabbriche d’armi apprezzate in ogni parte d’Ital... E ne parlo con il mio amico Giuseppe Caleri, virtuoso dell’arte tipografica, che a suo tempo ha conosciuto Kodra, il pittore Roberto Crippa e altri nomi celebri. Caleri è venuto alla luce in una casa di ringhiera, a cui pensa con nostalgia. “Sono nato povero e mi sono formato con impegno e sacrificio, lavorando con grandi esponenti del mestiere. Luigi Maestri, per esempio”, realizzando volumi di altissimo pregio. “In quella casa ho imparato la durez- za della vita”. Lì erano tutti una famiglia. Se uno aveva bisogno, subito l’altro si mobilitava. Tutti si frequentavano; i ballatoi, con il gabinetto comune in fondo, erano sempre pieni di voci. I coinquilini si confidavano gioie e dolori. Le porte quasi sempre aperte”. Le liti, che pure a volte si accendevano, non lasciavano strascichi. Noi ragazzini giocavamo nel cortile. Anche a palla. E se colpivamo, per sbaglio, il bottaio che sistemava le doghe; o il “moletta”, che affilava “foresett” e “cortej”, nessun rimprovero. Giocavamo anche con il cerchio”. Il calzolaio si divertiva con quei marmocchi che sgambettavano attorno al suo deschetto e ai carri che entravano con i cavalli per il carico o lo scarico delle merci”. Nel cortile di una casa di ringhiera di corso Garibaldi io e Chechele Jacubino, compianto titolare del ristorante “La Porta Rossa” in via Vittor Pisani, ci trovammo di fronte a un immenso fico. Lui si sedette estasiato addossandosi al tronco, ed esclamò: “Sento il profumo della mia Apricena!”. Poi entrammo nello stu- F. PRESICCI G Nella foto: un cortile di case di ringhiera Nonostante gli “incidenti di percorso” continuano i lavori a Milano Presentato l’ultimo lavoro del giornalista scrittore Goffredo Palmerini I preparativi di Expo 2015 MILANO – L’Expo 2015 è ormai alle porte. La grande kermesse dell’Esposizione universale che si svolgerà a Milano da maggio ad ottobre 2015 e avrà come tema «Nutrire il Pianeta. Energia per la Vita», è stata caricata della grande responsabilità di essere lanciata (giustamente) non solo come evento lombardo ma come manifestazione che coinvolge l’intero Paese. È previsto infatti che i milioni di visitatori attesi da tutto il mondo non giungano solo a Milano ma colgano l’occasione del lungo viaggio per visitare, oltre all’Expo, anche altri luoghi significativi dell’Italia, non necessariamente classici e conosciuti, e quindi che possano godere di un periodo di turismo, di svago, di degustazione di prodotti tipici, di conoscenza dei numerosi gioielli artistici, monumentali, paesaggistici d’Italia. In questo contesto anche la Puglia avrà tanto da mostrare (e promuovere) ai visitatori internazionali. In ogni caso la città che costituirà la prima interfaccia di accoglienza, il biglietto da visita dell’Italia e dell’Expo, è proprio Milano. E per questo dovrà mostrare il suo aspetto migliore. Numerosi sono i lavori di rifacimento del look della città preventivati da tempo. Purtroppo sono partiti un po’ tardi. E ora, a circa un anno dall’inizio della altri pedoni con cani, biciclette, monopattini che corrono per recuperare i tempi dei lunghi tratti a piedi. Ormai è sempre più difficile parcheggiare, i tempi di spostamento si sono allungati più del solito, occorre rivedere su google maps i trasferimenti più idonei. Si stringono i denti sperando che si tratti di pochi mesi, coincidenti per lo più con i mesi estivi, nei quali tali disagi, magari in modo ridotto, erano già preventivati visto che sempre in estate un po’ di lavori di ristrutturazione e di rifacimento sono previsti. Si spera comunque nei benefici dell’Expo: per l’economia, per il turismo, per la cultura, per la novità che rappresenta. Ci auguriamo davvero che l’impianto di riflessione, il coinvolgimento internazionale, l’arrivo di tanti visitatori, porti – come auspicato negli intenti della kermesse – ad una prospettiva di confronto, di accoglienza, di attenzione alle loro necessità, di conoscenza di nuovi stili di vita, di quelle che sono le prospettive per la sussistenza del pianeta, i valori da considerare, le priorità, le sinergie planetarie, le componenti esistenziali, ecc.. Solo così sarà valsa la pena di aver subito tanti disagi. «L’Italia dei sogni» Fatti e singolarità del bel ..... grande kermesse, li stanno rifacendo tutto in una volta, a ritmi serrati, ed è diventata un grande cantiere, a partire dalle zone centrali per finire a quelle più periferiche. Transenne in cemento e legno, impalcature, ruspe in continuo movimento, ormai fanno parte integrante dello scenario urbano. Nel campo delle opere pubbliche è previsto il rifacimento degli impianti, l’adeguamento delle aree pedonali, la riqualificazione delle piazze, la modifica delle facciate. Muoversi per Milano diventa complicato e disagevole: numerosi tram sono stati deviati, hanno cambiato le fermate, alcuni tratti anche lunghi si possono fare solo a piedi, i percorsi, più stretti, sono guidati da transenne e occorre destreggiarsi tra gli A. PICICCO MILANO – Pubblico sceltissimo e numeroso il 6 giugno nell’Auditorium del Creval (Credito Valtellinese) del capoluogo meneghino di via Feltre. L’occasione, la presentazione del libro di Goffredo Palmerini L’Italia dei sogni One Group Edizioni, marzo 2014. Tra i relatori, il chiarissimo prof. Francesco Lenoci, docente all’Università Cattolica di Milano e vicepresidente dell’Arp (Associazione regionale pugliesi), e l’editrice Francesca Pompa. Lenoci tra l’altro ha parlato della laboriosità, della tenacia, della creatività e della capacità di fare degli abruzzesi, riportando esempi illuminanti. Ha poi concluso con alcuni insegnamenti di don Toni- no Bello, il vescovo molfettese in odore di santità. Quindi, ha preso la parola Palmerini, giornalista e scrittore, tra l’altro anche rappresentante dell’Associazione abruzzesi nel mondo, che ha raccontato come e dove vivono, come vengono considerati i connazionali che furono costretti ad abbandonare la propria terra per cercare altrove lavoro e serenità. Molti di questi oggi vivono onestamente, meritando il rispetto e l’ammirazione delle città d’adozione; mentre altri hanno conquistato posizioni di prestigio, anche di potere, in Brasile, in Argentina, in Australia, nell’America del Nord, in Venezuela. Palmerini si reca spesso all’estero ad incontrare questi suoi connazionali, facendo nel contempo resoconti dettagliati su quotidiani e periodici stranieri e italiani, oltre che nei suoi volumi, tutti recensiti dalla critica di estremo interesse. Il Nostro - ricordiamo ancora - conosce bene i suoi corregionali in Italia, ma soprattutto all’estero: l’operaio, l’impiegato, l’artigiano; e personaggi celebri, come John Fante, che, vissuto a New York, è stato scrittore affermato e di grande fama, e il figlio Dan, che ne ha seguito le orme. I l’intervento del relatore professor Francesco Lenoci G Nella foto:

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La Gazzetta della Puglia D ALLA L OMBARDIA APRILE / GIUGNO ’14 – P AGINA 3 Torna in Lombardia la commedia pugliese col «Teatro Nuovo» di Canosa Alla ribalta la commedia: «Parcheggio a Pagamento» grafo, Luigi Lenoci - Lina Addubbio l’infermiera, Giusy Lenoci Prof. Angelo Della Morte, Antonio Faretina Gioacchino aiuto infermiere, Alessandro Zagaria Attilio Primavera figlio di Cosimo, Fabio Lamanuzzi Mimì Malinverno nuora di Cosimo, Patrizia Grieco Ciccio Primavera fratello di Cosimo, Sabino Dell’Isola; con la partecipazione straordinaria di Clemente Cirillo e Lina Lenoci; mentre le scene sono state curate da Ferdinando e Mattia Di Staso. Tutta la compagnia (vedi foto sottostante) ha meritato i ripetuti e scroscianti applausi di tutta la platea, tra l’altro completa in ogni ordine di posto. In chiusura gli interventi dei prima citati sindaci. La neo eletta Agogliati, tra l’altro, nel compiacersi per l’ottima riuscita dell’evento ha espresso il suo augurio a che simili manifestazioni all’insegna culturale del vernacolo siano sempre presenti in comunità trapiantate a Nord. Di rimando il primo cittadino di Canosa La Salvia ci ha tenuto a far sapere che «... questo evento, oltre agli aspetti culturali, coglie l’obiettivo di far “riscoprire” il piacere insieme di ritrovarsi, di consolidare rapporti personali ed istituzionali» e ha nel contempo augurato «all’Associazione “San Sabino di Canosa”, al suo presidente, al consiglio direttivo, alla Proloco di Canosa e agli attori... ogni successo». G Foto di Vito Suriano MILANO – Ancora un’altra rappresentazione teatrale in vernacolo pugliese (di Canosa di Puglia) si è tenuta (come avevamo già annunciato in uno degli ultimi numeri del nostro giornale) in quel di Rozzano alle porte di Milano (domenica 11 maggio). Il teatro ospitante, come per le altre rappresentazioni, è stato quello intitolato allo scomparso regista Federico Fellini di viale Lombardia, 53. Il merito dell’iniziativa va soprattutto al direttivo dell’associazione «San Sabino di Canosa APS» che opera a Rozzano e alla collaborazione della compagnia teatrale «Teatro Nuovo» di Canosa. L’evento è stato patrocinato dai comuni di Rozzano e di Canosa con l’amministrazione provinciale di Barletta-Andria-Trani. Enti quest’ultimi che sono stati egregiamente rappresentati dai loro primi cittadini. Per Rozzano, la neo sindaco Barbara Agogliati con il vice Errico Gaeta; per Canosa, il sindaco Ernesto La Salvia con il suo vice Pietro Basile e il consigliere di Baranzate (Mi) (rappresentante dell’organizzazione di Milano, nostro corregionale, nato a Canosa) Prisciandaro; oltre alla partecipazione straordinaria della campionessa nazionale Stefania Sansonna (anch’essa nostra corregionale, nata a Canosa). La commedia in dialetto canosino di Italo Conti «Parcheggio a Pagamento», come accennato in apertura, è andata in scena per la regia di Sabino dell’Isola e la sceneggiatura di Sabino Malcangio. Una egregia «interpretazione di personaggi (di seguito riportati, n.d.r.) fortemente connotati da istinto e naturalezza, in situazioni che diventano particolarmente esilaranti». Personaggi e interpreti in ordine di apparizione: - C o s i m o P r i m a v e r a , Sabino Malcangio - Damiano detto Miano il foto- VITO SURIANO da sx, il sindaco Agugliati, il consigliere comunale Prisciandaro, il vicesindaco Gaeta, il sindaco La Salvia e la campionessa nazionale Sansonna G Nella foto (accanto al titolo): G Foto di Vito Suriano Nostro corregionale, era nato a Troia in provincia di Foggia il 16 febbraio 1933 È scomparso il foggiano Antonio Velluto MILANO – Nella chiesa di San Marco, che attorno al 1770 ebbe come organista il compositore Giovanni Battista Sammartini, considerato padre della sinfonia classica, il pomeriggio del 25 giugno amici, parenti, conoscenti, colleghi, estimatori hanno dato l’ultimo saluto ad Antonio Velluto. Nostro corregionale, nato a Troia in provincia di Foggia il 16 febbraio 1933, giornalista Rai di alto livello, uomo paziente, equilibrato, rispettoso degli altri, comunicativo, signore del dialogo. Un galantuomo di antico stampo. Era stato anche politico e sindacalista. Sono in moltissimi a ricordare Antonio, tanto che le navate e il transetto del tempio erano affollati, mentre tantissima La sua vita professionale si è svolta interamente alla Rai, nella redazione di Milano, dove era entrato negli anni Sessanta...». La figlia Alessandra, parlando dal presbiterio ha così riassunto l’opera del padre. «Ci ha insegnato la passione per la conoscenza e la verità e l’amore per il prossimo. Papà sapeva ascoltare e ti leggeva nel cuore…». Con la moglie, la grande Luisa, che adorava, ha allevato quattro figli e coccolato quattro nipoti. Insieme hanno viaggiato per tutto il mondo, hanno incontrato persone che sono diventate amiche. «Casa nostra è stata sempre piena di gente, chi entrava una volta faceva parte della famiglia». Quando parlava affascinava. Sapeva raccontare, calibrando i tempi per lasciare spazio agli interlocutori. «Una sola persona ha saputo cogliere davvero la sua essenza, una ragazzina di vent’anni che come un colpo di fulmine nel ’67 è entrata nella sua vita per non uscirne più»: Luisa. A cui vanno, insieme ai 4 figli, le più sentite condoglianze del nostro direttore e di tutti i colleghi di redazione. DAL MINISTERO DELL’INTERNO Promosso questore il foggiano De Angelis MILANO – Giuseppe De Angelis, 55 anni, nato a San Giovanni Rotondo in provincia di Foggia, una laurea in giurisprudenza, già responsabile dell’Ufficio immigrazione della questura di Milano, è stato promosso al ruolo di questore con destinazione ancora da definire, anche perché, vista la sua grande esperienza, potrebbe essere utilizzato come responsabile della sicurezza per l’immigrazione nel periodo dell’Expo. Periodo durante il quale sono previsti quasi venti milioni di turisti stranieri. Il dottor De Angelis calpesta il suol meneghino dal lontano 1986. E da allora, cioè da quando è giunto a Milano, è stato tra l’altro assegnato (permanendo per oltre nove anni) alla sezione stranieri dell’Ufficio immigrazione, dirigendo fra funzionari e subordinati più di 200 dipendenti. De Angelis ha rivoluzionato e riorganizzato tutto in tempi da record. Ha smaltito il lavoro arretrato e ha fatto diventare l’ufficio assegnatogli il primo del nostro paese a valutare ed esaminare nei tempi previsti dalla legge il delicato lavoro delle pratiche per il permesso di soggiorno. I colleghi si sono detti contenti per la giusta e meritata promozione ad un poliziotto «efficiente, comunicativo che ha saputo dare serenità all’ambiente». Al nostro corregionale neo questore, vada soprattutto la nostra simpatia non disgiunta dall’augurio di buon lavoro. E con un semper ad maiora. gente assisteva alla cerimonia dal sagrato. Chissà quanti, tra quella gente, Antonio aveva aiutato. Generoso, disponibile, com’era, non rispondeva LA TUA VOCE 24 ORE SU 24 FM 91,950 RADIO MENEGHINA quotidiano radiofonico indipendente di informazione cultura economia e varietà fondato e diretto da e-mail: segreteria@radiomeneghina.it Tullio Barbato. via fax e telefonica: 02-48518913 www.radiomeneghina.it mai di no a chi gli si rivolgeva per bisogno. E lui si metteva a disposizione senza mai chiedere nulla in cambio. Ne parlammo anche con Ruggero Orlando, che dopo aver lasciato la Rai a New York, per aver raggiunto l’età della pensione, fu per un periodo a Milano a dirigere “ABC”. Antonio era schietto, sempre un sorriso per tutti, una parola buona, d’incoraggiamento, mai una maldicenza. La sua figura è stata ricordata, tra i tanti, anche dall’Alg (il sindacato lombardo dei giornalisti): «Antonio Velluto, un’intera vita a tre passioni: giornalismo, politica e rappresentanza di categoria. I il compianto nostro corregionale Antonio Velluto G Nella foto: I

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P AGINA 4– APRILE / GIUGNO ’14 M ISCELLANEA La Gazzetta della Puglia ALLA DIOCESI AMBROSIANA Un evento di portata storica per la Chiesa e i fedeli di tutto il mondo Proclamati santi: Angelo Roncalli e Karol Wojtyla ROMA – Sebbene in ritardo a causa della nostra periodicità, non potevamo mancare nel pubblicare, anche noi, un evento di portata storica per la Chiesa e i fedeli di tutto il mondo. Due papi, Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli, 1881-1963, papa dal 1958 al 1963) e Giovanni Paolo II (Karol Jozef Wojtyla, 1920- 2005, papa dal 1978 al 2005), sono stati proclamati santi insieme, nello stesso giorno, domenica 27 aprile 2014. Centinaia di migliaia di devoti (più di un milione), che hanno affollato piazza San Pietro e tutti i luoghi limitrofi, da via della Conciliazione a Castel Sant’Angelo. Per non dire dei due miliardi di persone collegate tramite Tv in tutto il mondo e i maxi schermi collocati in centinaia di città. Un evento straordinario che resterà impresso nella storia della Chiesa. Il rito religioso ha coinvolto contemporaneamente quattro papi: cosa impensabile fino a qualche anno fa. Papa Francesco e il papa emerito Benedetto XVI hanno concelebrato nella cerimonia di canonizzazione di due “giganti” del“docilità” allo Spirito diede vita alla più grande rivoluzione della Chiesa, che è il concilio vaticano II (aperto l’11 ottobre 1962). Una grande «guida guidata», l’ha definito papa Bergoglio. Giovanni Paolo II, invece, eletto a soli 58 anni, primo pontefice straniero dopo diversi secoli, con il suo ministero itinerante (104 viaggi apostolici) ha testimoniato il suo spirito missionario nel dialogo con gli ebrei e i rappresentanti delle altre religioni, l’orizzonte economico del suo ministero. La canonizzazione dei due papi è stata un’esplosione di luce sia per la Chiesa in via di rinnovamento, sia per il mondo immerso nel buio profondo dei nostri giorni. Roncalli e Wojtyla, come due stelle di prima grandezza, continuano a illuminare sia la storia della Chiesa in crisi di crescita dopo il concilio, sia la storia del mondo ferito dall’egoismo, dalla povertà, dalle ingiustizie e dalla «iniquità» denunciate con forza da papa Francesco. Nominati tre vescovi ausiliari per l’evangelizzazione e i sacramenti. Ai tre nuovi presuli sono state assegnate le sedi simboliche di Dusa, Massita e Musti, in Algeria, delineando così un legame speciale tra Milano e i fedeli africani. Il cardinale Scola ( nella foto) ha espresso «gratitudine verso il Santo Padre Francesco per la sollecitudine manifestata verso la nostra diocesi e per la carità avuta anche nei confronti del mio gravoso ministero come arcivescovo di Milano». L’area che l’arcivescovo ambrosiano deve amministrare, con sette zone pastorali e oltre 1.100 parrocchie, è infatti molto impegnativa per vastità e numero di abitanti (5 milioni). La novità nella nomina dei nuovi vescovi è la scelta di fra’ Paolo Martinelli, esponente non del clero diocesano ma di un ordine religioso (i Francescani): è la prima volta che un sacerdote esterno assume un così alto incarico ecclesiastico. È stato lo stesso Scola a ordinare i “suoi ausiliari”, il 28 giugno alle ore 9.30 nel duomo di Milano. la fede, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. I due, ha detto Bergoglio durante la celebrazione, sono stati «uomini coraggiosi», non hanno avuto «paura» di chinarsi sulla «sofferenza» e sulle «piaghe» dell’uomo, e in questo modo «hanno dato testimonianza alla Chiesa e al mondo della bontà di Dio, della sua misericordia». Roncalli e Wojtyla «sono stati sacerdoti, vescovi e papi in tempi di radicali trasformazioni». Il primo, nel Ventesimo secolo, il secondo, invece, dal Ventesimo secolo, ai primi anni del Ventunesi- mo. «Ne hanno conosciuto le tragedie, ma non ne sono stati sopraffatti. Più forte, in loro, era Dio; più forte era la fede in Gesù Cristo Redentore dell’uomo e Signore della storia; più forte in loro era la misericordia di Dio». Due pontefici che hanno dato una svolta alla storia della Chiesa e della società, al di là della loro durata: breve quella di Giovanni XXIII (quasi cinque anni), lunga (ventisette anni) quella di Giovanni Paolo II. Roncalli fu eletto già anziano (77 anni), come papa di “transizione”, ma la sua G. CARPENTIERI G Nella foto (da sx): papa Giovanni XXIII papa Giovanni Paolo II MILANO – Papa Francesco ha nominato tre nuovi vescovi ausiliari per la diocesi di Milano. Ad annunciare le nomine, sabato 24 maggio, a mezzogiorno nella cappella arcivescovile della curia (in contemporanea con la sala stampa del Vaticano), il cardinale Angelo Scola. Si tratta di monsignor Franco Agnesi, 63 anni, finora vicario episcopale della zona pastorale seconda (Varese); fra’ Paolo Martinelli, 55 anni, cappuccino, finora preside dell’istituto di spiritualità francescana della Pontificia università Antonianum a Roma; e monsignor Pierantonio Tremolada, 57 anni, finora docente e vicario episcopale C. QUARANTA Presentato al Piccolo Teatro di via Rovello a Milano il cartellone 2014 40° Festival della Valle d’Itria Il 27 e il 30, sempre nel cortile del Palazzo Ducale, “Armida”, di Tommaso Traetta, «una fantasmagoria scenica… segna un notevole, ulteriore contributo del nostro Festival alla riscoperta e valorizzazione della grande scuola pugliese-napoletana. Si tratta di un progetto musicale di rilevanza internazionale, quello della prima riproposta in tempi moderni, declinazione italiana del monumentale capolavoro barocco francese di Quinault-Lully». Nel Chiostro di San Domenico, secondo, suggestivo palcoscenico del Festival della Valle d’Itria, in scena “La lotta d’Ercole con Archeloo”, mai rappresentato ai giorni nostri. La parte scenica è affidata a Benedetto Sicca, stimatissimo giovane regista che formatosi alla scuola di Luca Ronconi è al suo esordio nell’opera lirica. Come sempre, tante le proposte culturali di questa edizione. Il concerto dell’Europa; il concerto per lo spirito, nella Basilica di San Martino; il concerto sinfonico; i concerti del sorbetto; il Festival Junior, con l’esecuzione dell’opera prima per ragazzi…Oltre a un concerto di uno dei nomi più popolari del belcanto mondiale, protagonista della serata dedicata al Premio Celletti, che quest’anno viene doverosamente assegnato a uno dei padri artistici del nostro Festival: Alberto Zedda, che fu il «primo direttore ad alzare la bacchetta nel cortile di Palazzo Ducale». Il 2 e il 3 agosto, serate straordinarie per la 40.ma edizione: la festa del Festival. Insomma la grande rassegna martinese non delude mai. Anzi, s’impone sempre di più all’ammirazione dei melomani che arrivano da tutt’Italia, dall’Europa, dal Giappone.... «Consideriamo questi quarant’anni un bel traguardo e un momento di riflessione – ha detto Franco Punzi, presidente del Festival e di Federmusica -. Siamo stati forti, ma dobbiamo essere fortissimi. Il Festival è un laboratorio a ciclo contin... Al Piccolo come a Martina funziona la squadra». E ancora: «A Martina parla spesso il cuore, il senso di responsabilità. Pensiamo non alle conquiste, ma a quello che ci aspetta… L’anno prossimo, in occasione dell’Expo, noi saremo qui, a Milano, con uno spettacolo. È una nostra ambizione». «Siamo disponibili», gli ha risposto Sergio Escobar, direttore del Teatro milanese fondato da Giorgio Streheler e Paolo Grassi, che fu un grande sostenitore del Valle d’Itria. E ha aggiunto: «Tu, Franco, sei un artista, perché dai la possibilità agli artisti di lavorare». E poiché il Festival guarda da sempre ai giovani, quest’anno ha affidato l’incarico di eseguire il manifesto a una giovane e affermata illustratrice martinese, Francesca Cosanti. «È stata a scuola con una delle mie nipoti. È bravissima», ha commentato il professor Francesco Lenoci, nominato ambasciatore di Martina a Milano e viceversa. E in virtù di questa nuova dignità, e della sua passione per il Festival, Lenoci, che è anche vicepresidente dell’Associazione regionale pugliesi lombarda, ha proposto al sindaco della città dei trulli, Franco Ancona, che ha accettato, di intitolare una delle sale del Chiostro di San Domenico a Nina Vinchi, la moglie di Paolo Grassi, da poco scomparsa. LUCA PRESICCI G Nella foto: il deus ex machina del Festival l’avv. Franco Punzi mentre viene intervistato da una emittente telivisiva pugliese MILANO – Il Festival della Valle d’Itria compie quarant’anni. Li festeggia, alla presenza del direttore del Metropolitan di New Jork, al Palazzo Ducale di Martina con “La donna serpente”, opera fiaba in un prologo, tre atti e sette quadri. Autore, Alfredo Casella, che, come ha detto il direttore artistico della rassegna musicale, Alberto Triola, alla presentazione a maggio del programma al Piccolo Teatro di via Rovello a Milano, era molto stimato, fra gli altri, da Stravinsky e Bartòk. La composizione è tratta dall’omonimo dramma di Carlo Gozzi, a cui si devono anche due altri capolavori. «Casella e Gozzi – aggiunge Triola – riportano l’opera italiana nel regno della più assoluta libertà creativa, emancipando l’ispirazione da vincoli e costrizioni di maniera; il risultato è tutto in una limpidezza esemplare, che rimanda al nitore degli albori del melodramma, al gusto di ‘recitar cantando’, alla sapienza della scrittura vocale che gioca con la tecnica dell’abbellimento e della variazione». Regista dell’opera, che verrà ripetuta il 20 e il 26 luglio, Arturo Cirillo, tra i più acclamati talenti musicali contemporanei. Direzione e Redazioni 20148 - Milano, via Saverio Altamura n. 11 telefono e fax 02/36.51.30.48 70121 - Bari, via Prospero Petroni n. 5 telefono e fax 080/52.44.392 Direttore responsabile Domenico Tedeschi Responsabile redazione Puglia Milly Chiusolo Stampa Tip. Mil. srl, via Monferrato n. 9/11 - 20094 Corsico-MI Tutti i diritti sono riservati. Manoscritti, foto, diapositive, disegni e altro materiale anche se non pubblicati non saranno restituiti. Le redazioni non sono responsabili delle opinioni espresse dagli autori degli articoli pubblicati. Attivita editoriale non commerciale ai sensi dell’art. 4 dpr 26 ottobre 1972 n. 633 e successive modifiche. Gli avvisi pubblicitari sono omaggio della direzione a ditte ed enti che offrono un contributo per il sodalizio: ordinario 30 euro sostenitore 50 euro e benemerito 300 euro. C/c Banca Popolare di Puglia e Basilicata filiale di Milano n.150-532/6 - Abi 5385-0 * Cab 01600 * Bic BPDMIT3B intestato all’Unione Editoriale.

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La Gazzetta della Puglia M ISCELLANEA APRILE / GIUGNO ’14 – P AGINA 5 Il 5 luglio si è insediato il Nucleo Regione Lombardia delle GG.PP.GG. zoofile ambientali Agriambiente sbarca a Milano tervento operativo) delle Guardie ecozoofile e ambientali di Agriambiente, che vigileranno sulle materie di loro competenza, ovvero su tutto quanto attiene al benessere degli animali e alla tutela dell’ambiente. L’attento pubblico ha avuto modo di conoscere quali sono i campi d’intervento delle guardie che, come prevede la legge, sono G.P.G. volontarie (Guardie particolari giurate) munite del titolo di polizia rilasciato con decreto prefettizio. E proprio il decreto di G.P.G, che il Prefetto rilascia solo dopo che le aspiranti guardie hanno frequentato e superato apposito corso di formazione, conferisce loro lo status di pubblici ufficiali con funzioni di polizia giudiziaria nonché di polizia amministrativa. Particolare attenzione è stata posta dai rappresentanti degli enti locali presenti, sulla possibilità di apposita convenzione con l’Associazione che potrebbe portare sui loro territori nuclei di Guardie ecozoofile e ambientali che, in quanto volontarie, non vengono remunerate e possono contribuire gratuitamente alla salvaguardia della flora e della fauna presente sia nel territorio urbano e sia, soprattutto, nei parchi e nelle aree verdi. Il maltrattamento e l’abbandono degli animali, il degrado del verde urbano spesso vandalizzato, l’inquinamento della terra e dei corsi d’acqua con sversamento di sostanze a d’acqua con conseguente inquinamento delle falde acquifere, o commercia animali di contrabbando (cuccioli) privi di qualsiasi controllo sanitario che vengono introdotti clandestinamente soprattutto dai dell’ing. Gianni Dimopoli, già presidente di Casa Puglia, oggi ambasciatore della comunità dei pugliesi nel mondo con nomina della Regione Puglia, che ha il compito di creare sinergie tra le contigue regioni Piemonte e Lombardia, e dai coordinatori intercomunali Calogero Giacopino e Salvatore Mattaliano. Grande assente, il coordinatore nazionale dir. gen. Daniele Galietti, rimasto purtroppo coinvolto in un incidente stradale proprio mentre si recava alla manifestazione. Alla cerimonia d’insediamento in apertura hanno preso la parola la presidente del Circolo ospitante dr.ssa Daniela Stigliano con il presidente della Lombarda dott. Giovanni Negri. Dopo, sono intervenuti il consigliere comunale Roberto Modini in rappresentanza del comune di Melegnano, il vicesindaco di San Giuliano Milanese Gennaro Piraina e l’assessore all’ambiente dello stesso comune Maria Grazia Carminati, questi ultimi accompagnati dal responsabile del Nucleo ambientale della polizia locale dott. Massimo Bastoni. Presente anche l’ex vicesindaco di San Giuliano Milanese Gina Greco. La Provincia di Milano era MILANO – Grande partecipazione sabato 5 luglio al Circolo della Stampa di Milano, alla manifestazione organizzata dal sodalizio A.L.P.A.A. Onlus, (Associazione Lombarda di Protezione Animali e Ambiente), che in Lombardia rappresenta l’associazione nazionale“Agriambiente Onlus”, per inaugurare l’istituzione del nuovo Nucleo Regionale Lombardia di Vigilanza ecozoofila e ambientale. All’evento hanno preso parte autorità civili e militari, nonché numerosi imprenditori e giornalisti. A condurre l’incontro è stato il dott. Giuseppe Torregrossa, coordinatore regionale vicario, mentre a presentare il nuovo corpo è stato chiamato il vicecoordinatore nazionale vicario prof. Domenico Tedeschi. “Agriambiente Onlus”, già presente con proprie guardie in altre undici regioni italiane, è quindi finalmente sbarcata in Lombardia. Così anche nel nostro territorio, presto vedremo gli agenti in divisa blu Gio (Gruppo di in- volte anche molto pericolose, sono temi sui quali le amministrazioni comunali sono particolarmente sensibili. Questi fenomeni, oggi al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica, sono indice di un degrado sociale e incidono direttamente sulla salute dei cittadini. Per questo gli organi di polizia, sia nazionali che locali, conducono una guerra senza quartiere contro chi inquina sotterrando rifiuti industriali o sversandoli dentro i corsi paesi dell’est europeo. La manifestazione è stata anche l’occasione per presentare i responsabili lombardi delle Guardie ecozoofile che, oltre ai già menzionati comm. dott. Giuseppe Torregrossa e prof. dott. Domenico Tedeschi (nostro direttore), ha visto l’intervento del gen. Basilio Viola (Carabinieri) coordinatore interregionale e direttore dei corsi, affiancato nell’opera di formazione dall’istruttore tecnico Sabino Cipriano, presente con l’assessore Roberto Cassago, che come suo solito non si è limitato ai saluti di rito ma si è profuso in un apprezzatissimo intervento su alcune peculiarità di Palazzo Isimbardi non note al grande pubblico, che ospita per l’appunto la Provincia, manifestando ancora una volta l’amore che nutre e lo lega alla sua terra, la Lombardia. Il presidente della sez. «Maritano» Giorgio Cicero era presente in rappresentanza dell’Anc (Associazione nazionale carabinieri). Numerosi anche gli imprenditori presenti, tra i quali ricordiamo il cav. Dino Abbascià e il comm. Giorgio Gervasi. Prima del brindisi finale con gli illustri ospiti, è stata conferita con una breve ma intensa cerimonia l’onorificenza di socio, nonché la carica onorifica di coordinatore nazionale delle Guardie ecozoofile, al gen. div. (E.I.) Camillo de Milato, presidente dell’Onlus Asilo Mariuccia. I G Nella foto (a sx): il prof. Tedeschi si congratula col gen. de Milato D ALLA P UGLIA – Le aree marine protette (Amp), sono state definite come «uno spazio geografico chiaramente definito, riconosciuto, dedicato e gestito per la conservazione a lungo termine della natura e dei suoi ecosistemi e dei valori culturali associati». L’obiettivo principale nella loro istituzione è dunque costituito dalla conservazione della diversità biologica, attraverso una protezione effettiva grazie alla loro istituzione prevista con uno strumento vincolante, normalmente di portata nazionale se non pure internazionale. Recentissima la notizia del parere favorevole da parte del ministero dell’Ambiente per l’avvio dell’iter atto all’’istituzione dell’area marina protetta pugliese. Una decisione che interessa da vicino anche il nostro territorio. L’area di Torre Calderina tra Bisceglie e Molfetta è un sito, di straordinario interesse naturalistico, luogo preferenziale per l’avifauna in transito lungo le coste Il ministero dell’Ambiente ha finalmente dato il parere favorevole Torre Calderina sarà area protetta occidentali della Puglia per le rotte migratorie, grazie alla presenza di zone umide come la vicina Cala Pantano. L’oasi naturale Torre Calderina, costituita nel lontano 1983, basata sul recupero, sul ripristino e sul rispetto delle peculiarità di questa splendida zona costiera, ciò al fine di salvaguardare gli ecosistemi e la biodiversità. Molte specie infatti, come il delicato cavalluccio marino (hippocampus guttulatus), hanno trovato il loro habitat ideale tra queste acque. Più di un anno fa si è anche costituito il comitato di protezione, salvaguardia e sviluppo dell’oasi, il cui portavoce, Nicola Pertuso, può dirsi soddisfatto a nome di tutti i firmatari. La soddisfazione è piena, però non bisogna abbassare la guardia, sottolinea Pertuso a nome del comitato, divenuto punto di riferimento per le iniziative di educazione ambientale, vigilanza di eventuali abusi sul territorio, controllo degli scarichi abusivi e della pesca sottocosta, deleteria soprattutto per la riproduzione ittica. «No all’antropizzazione dell’area, sì ad un turismo sostenibile», questo il loro credo. Purtroppo, però, riferisce Pertuso, in questa zona scaricano le acque reflue di ben quattro impianti di depurazione. Anche se ci sono dei segnali incoraggianti, i depuratori, infatti, sono stati presi in carico dall’Acquedotto pugliese. Tanto è stato fatto, ma tanto c’è ancora da fare per salvaguardare la ricchezza del nostro territorio, anche per le generazioni future. L’attenzione quindi deve restare alta, servono però maggiori fondi e aiuti dal governo. È infatti vero che sia stato avviato l’iter, ma paradossalmente, nonostante l’implementazione del numero delle aree marine protette, passato da 27 a 31, i fondi destinati alle preesistenti 27 aree ha già subito nei primi cinque mesi del 2014 un taglio lineare deciso dal ministero dell’Economia e delle Finanze. L’istituzione di queste nuove aree marine protette è prevista dalla legge di stabilità 2014, che non ha però definito nessun corrispondente aumento dei finanziamenti per la gestione ordinaria delle 4 aree protette marine e delle 27 istituite, già in gravi difficoltà per la sistematica riduzione delle risorse. Tale aumento del numero senza un corrispondente incremento delle risorse per la gestione ordinaria e per gli investimenti per le aree marine protette costituisce un autentico paradosso. Le Amp per il loro obiettivo principale oggi sono chiamate a dare un contributo di specifica rilevanza nella gestione degli spazi costieri e marini, ma è opportuno conciliare un duplice processo: da un lato assicurare in modo efficiente ed efficace la conservazione delle risorse rinnovabili e dei servizi da queste forniti, dall’altro contribuire positivamente alle economie locali, interagendo con l’entroterra attraverso progetti innovativi che diano lavoro sul territorio. CONCETTA QUARANTA G Nella foto: Molfetta provincia di Bari, una immagine dell’area protetta Torre Calderina MARE NOSTRUM, TARANTO NON CE LA FA DALLA PUGLIA – Taranto da sola non può farcela riguardo l’operazione «Mare Nostrum», ma la Puglia è pronta a fare la sua parte. Perché «Taranto da sola non può farcela». Lo ha dichiarato in una nota di fine giugno l’assessore regionale alla Cittadinanza sociale e Protezione civile, Guglielmo Minervini, commentando i nuovi sbarchi nella città bimare. È vero: gli sbarchi e i fenomeni migratori sono una questione grande. E non bastano la generosità e il coraggio di sempre. Da soli, infatti, non ce la si può fare. «La missione Mare Nostrum ha prodotto – continuando l’assessore – una preziosa inversione di tendenza: prima raccoglievamo morti, adesso siamo in grado di mettere in salvo migliaia di vite. Ma il percorso umanitario e d'aiuto non può limitarsi a questo, si deve pensare anche al dopo. Concentrare migliaia di persone in un unico punto rischia di mandare al collasso le reti d'accoglienza, il volontariato, tutte le strutture, le varie comunità coinvolte: così come l'Italia giustamente sta chiedendo aiuto all'Europa, in questo momento la Puglia lo chiede al resto d'Italia». G. T. FESTIVAL DELLA VALLE D’ITRIA DALLA PUGLIA – Giovedì 3 luglio alle ore 11.00, presso la sala stampa della presidenza della Regione Puglia (Lungomare Nazario Sauro, Bari), il presidente della Regione Nichi Vendola, l’assessore regionale Silvia Godelli, e il presidente della “Fondazione Paolo Grassi” Franco Punzi hanno presentato il programma definitivo della quarantesima edizione del Festival della Valle d’Itria. Il direttore artistico Alberto Triola ha illustrato il cartellone della manifestazione (già più ampiamente riportato nella nostra pagina miscellanea dalla Lombardia/Milano n. 4), che sarà inaugurata nel palazzo ducale di Martina Franca il 18 luglio con «La donna Serpente» di Alfredo Casella e si concluderà il 3 agosto con la festa del Festival, per celebrare come si conviene il 40° anniversario. Alla conferenza stampa hanno partecipato i sindaci dei comuni di Martina Franca, Francesco Ancona; di Cisternino, Donato Baccaro; e di Ceglie Messapica, Luigi Caroli. Questi, tutti insieme alla Regione Puglia, al ministero dei Beni e delle Attività Culturali e alla Camera di commercio di Taranto, sostengono da anni l’iniziativa. G. T.

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P AGINA 6– APRILE / GIUGNO ’14 D ALL’I TALIA /E UROPA La Gazzetta della Puglia di Vurchio, voluta all’unanimità dal direttivo dell’associazione, deriva anche da anni di attenta e premurosa vicinanza che il “cerignolano 2014” ha dedicato all’associazione e ai suoi associati. La domenica pomeriggio, con buona partecipazione di popolo e con commenti entusiasti per lo svolgimento della manifestazione, pugliesi locali e pugliesi in trasferta hanno accompagnato in processione il quadro della Madonna di Ripalta (vedi foto a lato), fino in piazzetta Cerignola dove è stato salutato da una salve di spari e fuochi di artificio. Palloncini, salcicce alla brace, giochi per bambini e mostra di auto d’epoca hanno animato la piazza fino a tarda sera, come nelle migliori tradizioni delle feste di paese del nostro Sud: gli organizzatori quest’anno non si sono negati proprio nulla, nemmeno le performance di cantanti neomelodici molto apprezzati in zona. Anche questa è Barriera. TORINO – Non sono così tante le espressioni dell’attività umana che possono vantare tradizioni più lunghe, non certo gli attuali partiti politici e nemmeno tante aziende del nostro made in Italy. Trentatre anni cominciano ad essere numeri importanti in una società che vive sempre più nel quotidiano, con poca memoria e ancor meno possibilità di programmare il futuro a lungo termine. Stiamo parlando semplicemente di una associazioni no profit, quella dei cerignolani a Torino, che immancabilmente, con il sole quest’anno, o con la pioggia lo scorso anno, mette in scena i festeggiamenti a Torino della sua santa protettrice Maria di Ripalta. Cerignola, al centro del Tavoliere delle Puglie, dista oltre 900 chilometri, ma nel weekend di festa sembra trasferirsi sulle rive del Po. Quest’anno è stato il torrido week end del 7 e 8 giungo a vedere invasa piazzetta Cerignola, nel cuore di Barriera di Milano, storico quartiere L’intero quartiere torinese si stringe intorno all’icona della Madonna cerignolana Festa pugliese per la Barriera di Milano operaio meta di emigrazione meridionale in passato e nordafricana oggi. Era già da mesi che la piazza, intesa come associazione di commercianti e ambulanti del locale mercato, si era mobilitata per organizzare l’edizione di quest’anno: finalmente l’associazione La Cicogna, organizzatrice dei festeggiamenti, non è stata più sola nell’immaginare questo giorno di festa. La 6ª circoscrizione con Urban Barriera (l’ente del comune di Torino che coordina le attività di marketing territoriale nel quartiere che vedrà profondi mutamenti nei prossimi anni) hanno facilitato l’adozione, da parte delle associazioni di commercianti, di questa che si candida a digliere regionale, in rappresentanza del nuovo governatore piemontese, Sergio Chiamparino. Sabato sera, nella suggestiva cornice di Cascina Marchesa, nel Parco della Pellerina, uno dei polmoni verdi della città, c’è stato anche quest’anno il rito del “cerignolano dell’anno”: riconoscimento che l’associazione dedica ad un concittadino Vip. All’albo d’oro del premio (a dx, pie’ di pagina) si è aggiunto quest’anno Giacomo Vurchio, professionista torinese, noto anche negli ambienti dell’amministrazione pubblica piemontese per i suoi numerosi incarichi fiduciari nella gestione delle aziende controllate e partecipate dagli enti pubblici. L’indicazione ventare la festa storica del quartiere. Si è registrata anche quest’anno, forse in misura maggiore rispetto al passato, la presenza di Cerignola sia come amministrazione sia come città: sono arrivati per l’occasione nel capoluogo piemontese il consigliere Marcello Moccia, delegato dal sindaco Antonio Valentino, e don Carmine Ladogana, vicario generale del vescovo don Felice Di Molfetta. C’erano inoltre una folta delegazione (oltre 20 persone) dell’arciconfraternita dell’Assunta, guidata dal suo priore Gianni Montingelli, e il gruppo storico di sbandieratori “Borgo Antico” (vedi foto a sx, pie’ di pagina), trenta ragazzi che in costumi medievali, tamburi, chiarine e bandiere hanno dato un ineguagliabile contributo alla riuscita della festa. Con Gianni Dimopoli, presidente dell’associazione La Cicogna, hanno dato il benvenuto agli ospiti pugliesi il parlamentare (di origini cerignolane) Umberto D’Ottavio, l’assessore Enzo Lavolta, in rappresentanza del sindaco di Torino Piero Fassino, e Nadia Conticelli nella sua doppia veste di presidente delle circoscrizione ospitante e neo eletta consi- G. T. Albo d’oro dei «cerignolani dell’anno» 1996 Ernesto Palladino 1997 Giuseppe Tatarella 1998 Roberto Ruocco 1999 Natale Labia 2000 Michele Porcelli 2001 Michele D’Elia 2002 Umberto D’Ottavio 2003 Luigi Ratclif 2004 Mario Lombardo 2005 Elena Gentile 2006 Stefano Cirillo 2007 Tommaso Dente 2008 Jilani Jaoudi 2009 Ex presidenti 2010 Antonio Belpiede 2011 Rosario Didonna 2012 Nunzio Galantino 2013 Giandonato Morra. ROMA - La 13ª edizione del premio “Donato Menichella” si svolge, oggi (10 giugno), presso la sede che con maggiore frequenza l’ha ospitato: la sala della clemenza di Palazzo Altieri. Premesso che tutte le edizioni hanno avuto luogo a Roma, la prima edizione si svolse il 4 dicembre 2003 presso la sede della Treccani. Altre sedi sono state la biblioteca della Camera e la biblioteca del Senato. Oltre alla città di Roma, tutte le edizioni hanno avuto una caratteristica in comune: non sono mai stati momenti meramente celebrativi, ma sempre incontri fortemente propositivi. La conferma arriva da Il Sole 24 Ore di oggi, che inserisce questo premio nella cornice “Politiche per la crescita”. In questi undici anni non sono certo mancati ricordi ed emozioni. In relazione a due temi attualmente dibattuti, quali il miglioramento dell’erogazione dei prestiti bancari e la ripresa della crescita, mi limito a rammentarne due. La prima emozione concerne l’apprezzamento che Donato Menichella espresse a piccole istituzioni creditizie sollecite nel sostenere le attività locali, menzionato da Mario Sarcinelli in occasione della 4ª edizione del premio. «Se saprete scegliere..... con amore e con avveduta intelligenza..... se saprete congiungere queste due finalità – prosperità economica ed elevazione sociale – così com’è nel vo- Con l’edizione 2014 il relatore prof. Francesco Lenoci (nella foto) ha ripercorso le tappe delle precedenti cerimonie Ricordi ed emozioni del premio “D. Menichella” stro dovere, voi avrete certamente interpretato fedelmente le visioni che ci guidano e avrete servito non solo l’interesse vostro ma anche l’interesse dell’intero Paese». Donato Menichella apparteneva alla categoria degli «uomini di azione economica». Un uomo di azione economica che ha sempre saputo e sempre ha fatto sapere che risparmio e sviluppo economico significano anche crescita civile, vale a dire partecipazione di tutti ai frutti positivi del progresso, a livello locale, nazionale e internazionale. La seconda emozione risale alla 12ª edizione. «Se a noi non sarà dato di raccogliere i frutti dell’azione risolutiva che caratterizzerà i prossimi anni, ci rimarrà pur sempre la soddisfazione di aver compiuto il nostro dovere, preparando ai nuovi compiti la generazione che ci seguirà ed apprestando, con vigile cura, le attuali strutture del sistema creditizio, impresa anch’essa che non è stata agevole, se si considera la condizione di cose che per gravi eventi ereditammo dalla generazione precedente la nostra». Sono parole che il governatore di Banca d’Italia Donato Menichella pronunciò nel maggio del 1960 al termine delle consità degli Studi di Pavia. Per il prezioso contributo fornito alla soluzione di vari problemi di Diritto Societario e di Diritto dell’Intermediazione Finanziaria, mediante la pubblicazione di numerosi saggi e la partecipazione a importanti iniziative, nonché la costituzione di Associazioni e Riviste per l’analisi giuridica delle Scienze Economiche e Bancarie». Medaglia d’oro di «Nuove Proposte» alla Fondazione Cariplo «Per aver inteso la Cultura quale momento di aggregazione sociale e stimolo allo sviluppo e al progresso. Sostenendo e patrocinando, quindi, iniziative orientate al benessere e alla qualità della vita delle persone, alla crescita e alla valorizzazione dei giovani, al welfare di comunità, vale a dire a coesione sociale e a condivisione dei beni comuni». Testimonianza di «Nuove Proposte» a Pietro Vito Chirulli «Per il suo mecenatismo imprenditoriale a favore, in particolare, di iniziative orientate alla Sostenibilità, quali la conservazione e la valorizzazione del territorio, l’uso razionale dell’energia, la promozione delle fonti rinnovabili e della cultura imprenditoriale tra i giovani». siderazioni finali. Permettetemi di aggiungere, ai vari momenti di quella vita professionale ricordati da Antonio Patuelli, altri tre ricordi. 1944 – Il capitano statunitense Kamarck scrisse di lui: «Le mie conversazioni con il dottor Menichella mi avevano insegnato ad apprezzarlo, a rispettarlo e a riporre in lui la mia fiducia. Il memoriale di Menichella era logico e convincente». 11 gennaio 1960 – Il Financial Times conferì alla Lira l’Oscar delle Monete per il 1959. 1961 – Il Financial Times conferì a Donato Menichella l’Oscar quale Most Successful Central Banker per il 1960. Io non ho avuto la fortuna di conoscere di persona Donato Menichella. Ma ho avuto l’enorme privilegio di imparare a conoscerlo attraverso il grande rispetto che di lui hanno avuto tutti i premiati, nel suo nome, per gli studi socio-economici: Pierluigi Ciocca (2003), Mario Sarcinelli (2004), Giuseppe Guarino (2005), Gianni Toniolo (2006), Vincenzo Desario (2007), Paolo Baratta (2008), Paolo Savona (2009), Guido Rey (2010), Marcello De Cecco (2011), Valerio Onida (2012), Anna Maria Tarantola (2013), Salvatore Rossi (febbraio 2014). Da loro ho appreso che Donato Menichella sosteneva che «Occorre provvedere al presente..... per amore del futuro». A loro dedico una frase tanto cara a Donato Menichella, ricordata da Carlo Azeglio Ciampi il 20 settembre 2001, in occasione del- la visita alla Regione Basilicata: «Il futuro nostro, dei nostri figli..... sta in noi, in tutti noi». Con loro – siamo riuniti presso la meravigliosa Sala della Clemenza proprio per vivere con spirito propositivo il 13° premio “Donato Menichella” – ci sarà tra pochi minuti Mario Cera, giusto il tempo di farci apprezzare, dopo la laudatio di Ferruccio Dardanello, la sua lectio magistralis:“Il buon governo delle banche tra autonomia privata e vigilanze pubbliche”. Questi i riconoscimenti della 13ª edizione. Per gli studi socio-economici a Mario Cera «Per il suo ruolo di brillante docente di Diritto Bancario e di Diritto Commerciale presso l’Univer- I

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La Gazzetta della Puglia D ALLA P UGLIA – L’onda lunga di Renzi si è fatta sentire anche in Puglia nelle ultime elezioni europee e amministrative (25 maggio scorso). Alle europee: il Pd ha totalizzato 550.086 voti (33,58 per cento), il M5s 403.180 (24, 61), Fi 385.382 (23,52), Ncd 115.733 (7,06), Fratelli d’Italia 60.080 (3,66) e lista Tsi-pras 70.042 (4,22). Nessuna delle altre liste ha superato l’1 per cento. Davvero sorprendente il volo del Pd. Appena un anno fa, alle politiche, era a poco più del 18 per cento. Ora è salito a oltre il 33 per cento. Sempre meno della percentuale nazionale, ma lo sbalzo di 13 punti non è uno scherzo. È diventato il primo partito in Puglia, sempre innamorata del centro-destra. Cinque gli eletti pugliesi su 17 seggi della circoscrizione Sud. Il dato più sorprendente è stato il boom di preferenze ottenuto dall’ex ministro Raffaele Fitto (Fi): 284.547. L’ex assessore regionale alla Sanità Elena Gentile (Pd) ne ha avute 149.865. La barese Eleonora Forenza (Tsipras) 22.685, grazie alla rinuncia di Barbara Spinelli. Barbara Matera (Fi), europarlamentare uscente, è stata riconfermata con 70.142 suffragi. La tarantina Rosa D’Amato, grillina, è stata votata con 41.520 voti. Il sesto pugliese eletto, anche lui europarlamentare uscente, è Paolo De Castro (Pd), che si è candidato nella circoscrizione del Nord Est. Lo straordinario successo D ALLA P UGLIA /F OGGIA APRILE / GIUGNO ’14 – P AGINA 7 Riportiamo l’esito in Puglia delle elezioni amministrative ed europee di domenica 25 maggio Sindaci e parlamentari Ue: promossi e trombati Vince a Lucera Il Partito della Pagnotta LUCERA – Non è uno scherzo, anzi! In questa ridente cittadina della Capitanata, alle ultime elezioni del 25 maggio, ha vinto, anzi stravinto, il Partito della Pagnotta. Un’affermazione indiscussa per Antonio Tutolo, fondatore della lista civica (appunto «La Pagnotta») che con oltre 12mila voti ha ottenuto il 75,72% di preferenze. Un risultato che vede di gran lunga sconfitto il candidato sostenuto dal centrosinistra, Giuseppe Bizzarri fermatosi al 24,28%. Antonio Tutolo – ricordiamo – consigliere comunale nella passata legislatura, si è battuto in prima persona in particolare per il caso «puzza» piantando una tenda in piazza Duomo e digiunando per protesta per diversi giorni. Intanto, il primo consiglio comunale è stato convocato dal neo sindaco Tutolo eccezionalmente in piazza Duomo per martedì 15 luglio, ma per le avverse condizioni meteorologiche, l’ha spostato nel teatro Garibaldi. Auguri e buon lavoro a tutti gli amministratori. dell’uomo di Maglie ha mandato in tilt il cerchio magico che attornia il Cavaliere dimezzato. La nuova corte di Arcore non lo voleva nemmeno in lista alle europee. Che ne sarà, ora, di Giovanni Toti, inventato politicamente da Berlusconi come suo probabile successore? Il leader pugliese di Forza Italia ha commentato, a caldo, il suo exploit elettorale: «La scelta per il futuro del nostro partito e della nostra coalizione non può che passare dalla legittimazione popolare» ( La Gazzetta del Mezzogiorno, 27 maggio 2014, p.6). A buon intenditore, poche parole. Tra primo turno e ballottaggio sono stati eletti 11sindaci: Francesco Mi- glio (centro-sinistra) a San Severo, con il 60,6 per cento; Franco Landella (centro-sinistra) a Foggia, con il 50,3; Antonio Tutolo (sostenuto da una serie di liste civiche, fra cui “La Pagnotta” e “Revolution”) a Lucera, con il 75,7; Gerardo Tarantino (inusuale alleanza tra Fratelli d’Italia, Udc e diverse liste civiche) a Orta Nova, con il 50,7; Massimo Mazzilli (centro-destra) a Corato, con il 54,1; Antonio Decaro (centro-sinistra) a Bari, con il 65,4; Roberto Romagno (centro-destra) a Rutigliano, con il 50,05; Domenico Giannandrea (centro-destra) a Putignano, con il 59,7; Gianfranco Coppola (centro-destra) a Ostuni, con il 64,8; Maurizio Bruno (centro-sinistra) a Francavilla Fontana, con il 60,8; Sandrina Schito (sinistra, senza Pd) a Copertino, con il 63,6. Chiuse le urne europee e amministrative, si pensa già alle regionali del 2015. Il candidato sicuro del centro-sinistra è Michele Emiliano, sindaco uscente di Bari. Chi infatti potrebbe insidiarlo all’interno del Pd? Ma neanche all’interno della coalizione di centro-sinistra si profilano candidati che possano competere con lui. Sel, alla luce di risultati elettorali sopra esposti, non ha la forza di imporre nessuno, neanche con l’appoggio di Nichi Vendola, ormai da tempo sul viale del tramonto. Anche nel centro-destra ci si muove in vista del prossimo scontro elettorale. Dopo le due legisla-ture di Vendola, ha tanta voglia di ritornare al governo regionale. Raffaele Fitto, il leader pugliese di Forza Italia, è già sul piede di guerra. Ha finanche cambiato idea sul modo di procedere. Per esempio, si è convertito anche lui alle primarie: ritiene che sia la strada giusta da percorrere. Per ora ha escluso categoricamente la sua candidatura. Ma in politica non sempre si dice ciò che si pensa. Infine non si dimentichi, né lo si sottovaluti, il M5s. Secondo partito in Puglia, potrà riservare qualche sorpresa. I G Nelle foto (da sx): Emiliano, Fitto, Decaro e Tutolo È AVVENUTO A MARGHERITA MARGHERITA DI SAVOIA Telecom Italia spa investe in Capitanata In arrivo la banda larga FOGGIA – L’economia non riprende, i consumi segnano ancora il passo (l’indice Istat riporta sempre il segno meno), la burocrazia è sempre più lenta. E ci fermiamo qui. Ma questa volta, e con piacere, riportiamo finalmente un’ottima notizia: Telecom Italia spa ha già avviato concretamente a Foggia la realizzazione in tutta la Capitanata di una rete a banda ultra larga che renderà disponibili servizi innovativi a cittadini ed imprese con velocità di connessione a partire inizialmente con 30 megabit al secondo. In una nota dell’ufficio stampa dell’azienda telefonica si rileva che «Foggia si inserisce nell’ambito del piano di Telecom Italia per lo sviluppo nazionale della rete in fibra ottica di nuova generazione che prevede di raggiungere 600 città entro il 2016 per una copertura di oltre 50 per cento della popolazione» ovvero 12,4 milioni di unità immobiliari. Intanto arriva un’altra buona notizia dal fronte nostrano, dall’amministrazione della regione Puglia. Arrivano anche le agevolazioni per le imprese: agevolazioni fiscali, detrazioni, contributi e bonus occupazionali per 14 anni. Questi gli obiettivi delle zone franche urbane finanziate appunto dalla regione Puglia con 60 milioni di euro. In Puglia potranno così beneficiare dello “sconto” sulle tasse 4.046 micro e piccole imprese. Saranno agevolazioni su Irpef, Irap, imposte comunali e contributi previdenziali per i dipendenti. Ciò permetterà al sistema delle imprese pugliese di tirare finalmente, dopo tante promesse al vento purtroppo, un respiro di sollievo. Nell’elenco: 201 imprese di Andria, 856 di Barletta, 506 di Foggia, 65 di Lecce, 188 di Lucera, 282 di Manduria, 227 di Manfredonia, 416 di Molfetta, 427 di San Severo, 358 di Santeramo in Colle, 520 di Taranto. Insomma, beneficeranno tutte le realtà soprattutto imprenditoriali delle sei provincie. «Per oltre 4mila imprese pugliesi – ha detto di recente l’assessore allo Sviluppo economico della regione Puglia, Loredana Capone – da oggi il futuro è più roseo. Si tratta di un esperimento che vuole premiare chi investe nei quartieri “dormitorio”, senza aree commerciali e produttive, e impiega personale regolarmente assunto e nel totale rispetto della legge». DUE PROMESSE DEL CALCIO PUGLIESE La Puglia ospita la reliquia di santa Rita D ALLA P UGLIA – Con un nutrito programma organizzato dalle autorità ecclesiastiche locali e diocesane la Puglia (ma in questo caso la comunità di Margherita di Savoia) ha ospitato un avvenimento eccezionale. «Carissimi fedeli e devoti, dal 7 al 13 luglio – hanno annunciato padre Gennaro Farano e i sacerdoti di Margherita di Savoia a tutta la cittadinanza – accoglieremo nella nostra Città la Reliquia di Santa Rita da Cascia, una parte ossea del braccio della Santa incastonata in una rosa d’argento. Sarà l’occasione propizia per confrontarci con questa Santa che ha vissuto tutti i momenti della vita familiare: dal fidanzamento, al matrimonio, alla maternità, alla vedovanza fino ad arrivare alla consacrazione religiosa. Santa Rita ha da dirci tante cose e invitarci ad amare fortissimamente Gesù e imitarlo fino al perdono. Vivremo questa settimana a livello Cittadino e con la collaborazione della commissione Diocesana per la Pastorale della Famiglia e Vita». E così è stato, non solo per l’incessante partecipazione di devoti ma soprattutto per l’affluenza di avventori accorsi da tutta la regione Puglia e non solo. Un chiaro esempio appunto di devozione. Granatiero alla Juve Spinelli al Milan DALLA PUGLIA – Due promesse del calcio pugliese volano a Nord. Entrambi: Granatiero alla Juve, Spinelli al Milan di Berlusconi. Così il calcio in Capitanata sorride dalle parti di Manfredonia e Cerignola, grazie a Lorenzo Granatiero e Michele Spinelli, diventati a tutti gli effetti giocatori della Juventus Football Club s.p.a. e dell’A.c. Milan. Per il primo nella contrattazione i bianconeri hanno esercitato, come da accordi previsti appunto, il diritto d’opzione per l’acquisto delle prestazioni sportive del giovane terzino sipontino classe 1997. Onere sottoscritto: 60mila euro. Per il secondo invece, il giovane difensore centrale Michele Spinelli, nato a Cerignola in provincia di Foggia (classe 1998), ha firmato con i rossoneri meneghini. Spinelli ha detto, tra l’altro, di essere pronto a ripercorrere la carriera dei suoi concittadini Nicola Amoruso e Leonardo Colucci. Oramai il cerignolano ex giocatore dell’Audace e del Bari, senza ombra di dubbio farà parte del vivaio allievi nazionali sotto la guida del mister Filippo Galli. La nostra federazione calcio, dopo l’ultimo deludente risultato riportato ai mondiali in Brasile dovrà necessariamente cambiare rotta: curare appunto il nostro vivaio. I I I

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P AGINA 8–– APRILE / GIUGNO ’14 D ALLA P UGLIA /B ARI In memoria dell’atletico e sportivo vescovo di Molfetta, in odor di santità La Gazzetta della Puglia sere veicolo di trasmissione di valori è già un valore in sé, che aiuta a gestire la conflittualità con gli altri, che rappresenta una “icona espressiva” del vivere, che costituisce un efficace allenamento nel gioco più impegnativo della vita. E ancora: «Chi pratica lo sport si abitua all’accoglienza, al rispetto, al giusto riconoscimento del valore altrui». Espressioni pronunciate da vescovo che danno atto del lungo periodo in cui le ha praticate quale educatore ed allenatore di tanti giovani. Da vescovo don Tonino, pur non avendo più tempo per allenare i giovani, non disdegnava qualche volta di giocare a calcio con i seminaristi del seminario vescovile e di guardare con loro qualche partita in televisione oppure, se si recava per impegni di ministero presso il Seminario Regionale, si fermava qualche minuto a guardare i palleggi dei “giocatori della domenica” che affittavano il campo. Inoltre presenziava volentieri a manifestazioni di carattere sportivo esaltando l’impegno degli atleti, tanto che oggi alcuni eventi sportivi, anche di carattere cicloturistico, vengono a lui intitolati. A Giovinazzo abbiamo una testimonianza fotografica grazie ad Antonio Dangelico nella quale si vede don Tonino che celebra una messa al Palazzetto dello Sport, accanto al Crocifisso, circondato da pattinatrici che volteggiano in una bella coreografia. In quella circostanza don Tonino ebbe a dire: «Questa è la vita: Cristo al centro e noi che danziamo attorno». Una grande e sempre valida lezione di vita che speriamo di ricambiare in parte magari intitolando a don Tonino Bello il palasport della zona 167 come già da diversi anni auspicato dagli ambienti sportivi della città. DALLA PUGLIA – Il ricordo del ventunesimo anniversario della scomparsa di don Tonino quest’anno coincide col grande evento di rilievo nazionale costituito dal Giro d’Italia partito proprio da Giovinazzo. Quale occasione migliore, quindi, per ricordare il vescovo come atleta, cultore dei valori dello sport e… amante della bicicletta! Grazie al suo fisico prestante, appunto di atleta, don Tonino praticava personalmente e con passione l’attività sportiva: calcio, nuoto, pallavolo e ciclismo per tenere in esercizio il corpo. Come educatore, poi, lo considerava un mezzo di formazione e maturazione dei ragazzi. Don Tonino amava lo sport e sosteneva che la vita è una palestra in cui si sperimentano i valori umani, e lo considerava elemento di aggregazione, esercizio dello spirito di sacrificio, di solidarietà, di lealtà, di umiltà, del coraggio di misurarsi, fattore di divertimento senza l’ansia della vittoria ad ogni costo. La passione per il calcio fece sì che sostenesse e superasse gli esami di abilitazione per il patentino di arbitro, come racconta il suo biografo Claudio Ragaini. Un monsignore arbitro poteva suscitare qualche perplessità negli ambienti curiali ma, visto il fine educativo, la cosa venne consentita. Inoltre, da parroco a Tricase, fece suonare le campane a festa quando l’Italia diventò campione del mondo nel 1982. Era tifoso e quando poteva seguiva qualche partita in tv, o direttamente in campo. Le partite di calcio che organizzava brillavano per grinta ed entusiasmo, trasmettendo sempre carica umana e sviluppando nel contempo spirito di appartenenza. Soleva dire che a una squadra di campioni preferiva una squadra di amici disposti però a sacrificarsi per il bene di tutti. L’altra grande passione sportiva di don Tonino era il nuoto. Impra- Don Tonino: «Io sono un patito della bicicletta» G DI AGOSTINO PICICCO tichitosi nel mare di Leuca, vicino alla città natale di Alessano, e in quello di Tricase Porto, sede estiva del seminario, aveva trascorso con i seminaristi lunghe ore nelle acque cristalline tra le grotte che abbelliscono quella marina, insegnando a nuotare a tanti giovani. Si era cimentato anche con la pallavolo e negli anni Settanta la squadra da lui allenata aveva raggiunto livelli di eccellenza nelle classifiche nazionali. Anche Aldo Moro a Roma aveva assistito ad una partita importante della squadra salentina. Sulla passione per il ciclismo in don Tonino negli anni giovanili ne scrive con dovizia di particolari un suo ex studente, Antonio Scarascia, nel volume “La vita è bella. Don Tonino educatore (19581976)”, Ed. Insieme 2010. Sappia- mo così che nel ciclismo si entusiasmava per le vittorie di Ercole Baldini e Felice Gimondi, e in estate se ne andava in giro in bicicletta attraverso le strade di campagna per ascoltare il frinire delle cicale ed ammirare il paesaggio dei campi in fiore. Sul giornale del seminario del periodo estivo, quando era vicerettore, firmando con uno pseudonimo, scriveva così. «…sì, io sono un patito della bicicletta, e ogni sera, quando le ombre degli alberi si disegnano più lunghe sull’asfalto, sento il bisogno prepotente di curvarmi sul manubrio e di correre per le strade solitarie di campagna o verso il paese vicino a trovare qualche compagno di seminario. È una delle soddisfazione più belle di tutta la giornata e la sera, quando ritorno in chiesa per il rosario, mi sento più lieto». Queste espressioni danno atto delle gite in bici che don Tonino organizzava con i seminaristi, magari iniziando la giornata con una colazione a casa sua offerta da mamma Maria, per proseguire verso l’avventura tra i piccoli paesi del Salento, fermandosi per un pic-nic tra gli scogli con il pranzo a sacco. Sempre sotto la guida del “capitano” che spronava i suoi “prodi” a vivere, secondo le dizioni usate dallo stesso don Tonino. Nel 1987 la rivista “Stadium” intervistò don Tonino già vescovo e presidente di Pax Christi e, tra le varie domande, gli chiese in che modo lo sport potesse contribuire alla crescita personale e al miglioramento della società. Don Tonino, nella sua articolata risposta, disse che lo sport più che es- I RG Nella foto (da sx) il 4°: don Tonino fra giovani seminaristi P ER L’ OSPEDALE DELLA M URGIA Intanto, Renzi è segretario del Pd, capo del governo italiano e presidente del consiglio Ue Al via collegamento sperimentale BARI – Si è tenuto (il 1° luglio), presso la sede dell’assessorato regionale ai Trasporti, un incontro finalizzato a garantire adeguati collegamenti con il nuovo ospedale della Murgia per rispondere alle esigenze di mobilità dei pazienti e visitatori dell’ospedale e dei lavoratori dello stesso. All’incontro, che giunge a conclusione di una serie di riunioni, hanno preso parte, alla presenza dell’assessore ai Trasporti, rappresentanti dei comuni di Altamura, Gravina e Santeramo in Colle, della Provincia di Bari, delle Ferrovie Appulo – Lucane, della Asl di Bari, del CoTraP e delle società Gramegna e Marino per il trasporto urbano nei comuni di Gravina e Altamura, nonché il dirigente del servizio programmazione e gestione del Tpl dell’assessorato ai Trasporti. Alla fine si è deciso che partirà in via sperimentale, dal 14 luglio 2014 fino alla fine dell’anno in corso, il nuovo programma di esercizio di Tpl che servirà il nuovo ospedale dell’Alta Murgia. Saranno potenziate le linee di competenza regionale e provinciale, la società Fal modificherà l’orario di alcune coppie di corse automobilistiche già esistenti prevedendo anche il transito nel comune di Grumo Appula, mentre le società Marino per il comune di Altamura e Gramegna per il comune di Gravina avvieranno corse in andata e ritorno con fermate presso l’ospedale; la Stp di Bari garantirà il collegamento del comune di Santeramo all’ospedale con 7 corse per andata e 6 per il ritorno. La direzione sanitaria si è impegnata a proseguire con i lavori per migliorare la viabilità in accesso e uscita e per la realizzazione degli stalli di soste per gli autobus urbani, nonché di un infopoint dedicato alla vendita dei titoli di viaggio direttamente in ospedale. I comuni hanno preannunciato l’inoltro alla Regione di una richiesta di realizzazione di una fermata delle Fal in corrispondenza del presidio ospedaliero. In ogni caso, è stata data una risposta alle legittime esigenze manifestate dagli abitanti di una vasta area di territorio. I I E adesso, dopo i proclami si attendono i fatti G DI P. FILOMENO mantenute e, peggio, tradimenti continui. Ci si può fidare di un politico caratterialmente fatto così? La velocità, poi, non è di per sé una virtù. Anzi, è proverbialmente segno di superficialità e faciloneria inconcludente. Sinora queste sue due armi – astuzia e velocità – gli sono servite per arrivare dove è arrivato. Ma la storia insegna – e la scienza politica teorizza: vedi Machiavelli – che il potere non basta solo conquistarlo. Occorre anche, e soprattutto, saperlo mantenere. Ma non con i proclami. Ci vogliono i fatti. Sia chiaro: togliere i vitalizi e i benefit ai parlamentari, tagliare la spesa pubblica inutile, abbattere le scandalose pensioni d’oro, combattere l’evasione fiscale et similia, è cosa sacrosanta e giusta. Ma sulle riforme istituzionali, sulla legge elettorale, sulla riforma della pubblica amministrazione, sulla giustizia, sul lavoro e su altri nodi fondamentali, si vada, per piacere, con i piedi di piombo. Altrimenti si fa più danno che bene. Soprattutto in considerazioDALLA PRIMA PAGINA ne del fatto che i due terzi del Parlamento è composto da giovani inesperti. Tutti siamo capaci di distruggere, difficile è costruire. L’italicum è peggio del porcellum, l’abolizione delle Province è una farsa (mentre non si toccano le Regioni che sono le vere fonti di spreco), la soppressione di molte sedi prefettizie e di Tar costituiscono un danno per le popolazioni locali. Si pensi a ciò che è già successo nella scuola, con i comprensivi: un disastro organizzativo e un bailamme didattico. Si centralizza anziché decentralizzare. Ci si è riempiti la bocca di federalismo per vent’anni e ora eccoci qua. Che bel risultato. Si pensa solo a far quadrare i conti e non alla qualità dei servizi. Compito da ragionieri, non da politici. E poi, del premier non piace il suo metodo antidemocratico e ambiguo. Antidemocratico: non tiene conto della minoranza del suo stesso partito o di chi gli fa ombra, e per di più irride l’interlocutore. Ambiguo: attua la politica dei due forni, in perfetto costume democristiano (an- dreottiano, per la precisione). Si barcamena tra Forza Italia, Lega e M5s. Non solo: gli incontri con Grillo avvengono in streaming, quelli con Berlusconi lontano agli occhi di tutti. Come fanno gli elettori renziani a tollerare tutto questo? Se la Terza Repubblica sta per nascere già viziata da questo doppio gioco, sarà peggio della Prima e della Seconda. Si dice: Renzi è la nostra unica e ultima speranza. Calma. Nessuno è insostituibile. Né tantomeno abbiamo bisogno di salvatori della patria. In passato ne abbiamo conosciuti, purtroppo, più di uno e la patria, più che salvarla, hanno contribuito a distruggerla. Nei momenti di grande e prolungata crisi, economica e morale, c’è sempre stato qualcuno che si è eretto sulla folla per ammaliarla. Lo fece Mussolini negli anni Venti, con la nascita della società di massa e la diffusione dei mezzi di comunicazione. Mutatis mutandis, lo ha ripetuto Berlusconi negli anni Novanta. Oggi sembrava la volta di Grillo, ma Renzi, per usare una brutta espressione ora di moda, lo ha asfaltato. Tre populismi, tre deformazioni della democrazia. Gli italiani sono fatti così: amano il pensiero unico e un uomo solo al comando. Montanelli, che li conosceva bene, li definì: «Pecore anarchiche». Senza regole quando agiscono da soli, conformisti quando si muovono tutti insieme. Dal 1° luglio il “Ghe pensi mi ” fiorentino è anche sbarcato a Bruxelles per i sei mesi di presidenza del Consiglio Ue. Quando si dice il destino: segretario del Pd, capo del governo italiano e presidente del Consiglio Ue. Un cumulo di cariche che una volta, quando non c’era la personalizzazione della politica, avrebbe fatto scandalo. Ma Renzi, capo del partito più votato in Italia e in Europa, è invece letteralmente euforizzato. Tutti si aspettano cose grandi da lui. Ma l’Europa non è l’Italia. Il populismo euroscettico e il rigorismo della frau Merkel non si scomporranno più di tanto davanti alle sue belle parole e al suo sorriso beffardo. La partita sarà dura. I

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La Gazzetta della Puglia D ALLA P UGLIA /B ARI APRILE / GIUGNO ’14 – P AGINA 9 Riunite a Bari (30 e 31 maggio) le assise delle associazioni di emigrati riconosciute dalla Regione Puglia I Pugliesi nel Mondo salutano l’on. Gentile G DI GIANNI DIMOPOLI tivo presso le istituzioni regionali su tutti i temi riguardanti l’emigrazione e la tutele dei diritti degli emigrati. Con l’istituzione dell’albo delle associazioni e delle federazioni di associazioni di pugliesi, il Cgpm diviene quindi l’organo elettivo e di rappresentanza di questi sodalizi, che ad oggi ormai superano quota duecento, sparsi in tutti i cinque continenti. Dicevamo che proprio con la guida politica di Elena Gentile (mentre la amministrazione è affidata ad uno specifico Ufficio all’interno del servizio internazionalizzazione della Regione Puglia) il Cgpm è diventato di fatto anche la cabina di regia delle attività che le molte associazioni realizzano ogni anno sia per finalità interne, ovvero a primaria fruizione dei propri associati, sia rivolte all’esterno delle comunità pugliesi, coinvolgendo così l’intero tessuto sociale delle città in cui operano. Il Cgpm è composto da 50 membri eletti da 5 assemblee continentali di associazioni iscritte all’albo regionale, ed è guidato da un ufficio di presidenza, composto a sua volta da 9 membri eletti dal Consiglio al momento del suo insediamento. A presiedere il Cgpm è per legge il presidente della Regione, che per prassi delega un suo assessore. Tra i compiti principali del Cgpm c’è quello di esprimere un indirizzo sulle risorse che il governo l’importante iniziativa che il coordinamento delle consulte delle emigrazioni, il tavolo che riassume tutti gli organismi analoghi del Cgpm delle altre paese, al Cgpm si è parlato purtroppo anche di diritti civili negati e di violenze a carico dei nostri corregionali in Venezuela. È stato proiettato un video toposti i nostri corregionali. La due giorni dei lavori del Cgpm ha visto anche i saluti, inaspettati e tanto più graditi, del Magnifico rettore dell’università di Bari, Antonio Felice Uricchio, e del sindaco uscente del capoluogo pugliese, Michele Emiliano. A chiusura della riunione, il sabato mattina, la commossa relazione di commiato dell’assessore Gentile che, ringraziando tutti i presenti per il contributo che ciascuno di loro ha apportato al suo bagaglio di esperienza e sensibilità, ha garantito la sua vicinanza ai temi dell’emigrazione anche nella sua nuova veste di parlamentare europeo. Al termine, alla spicciolata, i delegati hanno raggiunto l’aeroporto di Palese per tornare nelle loro patrie adottive: Canada, Usa, Argentina, Brasile, Cile, Australia, Sudafrica, Francia, Svizzera, Inghilterra, Belgio e Germania. C’erano anche i delegati di Torino e Milano in rappresentanza della grande emigrazione interna verso il nord Italia del secolo scorso, fenomeno che ha contribuito e continua a contribuire alla tenuta dell’unità nazionale. DALLA PUGLIA – Nemmeno la più abile regia avrebbe saputo fare di meglio: la riunione del Consiglio generale dei pugliesi nel mondo tenutasi all’hotel Excelsior a Bari il 30 e 31 maggio scorsi ha coinciso con l’ultima uscita pubblica in veste di assessore regionale con delega ai «Pugliesi nel Mondo» di Elena Gentile, risultata eletta alle ultime consultazioni elettorali per il Parlamento europeo. Questa, per la Gentile, era certamente una delega minore, rispetto a quella ben più onerosa della Sanità, ma non per questo meno “attenzionata”: nato con una legge regionale del 2000, il Consiglio generale dei pugliesi nel mondo (per gli addetti ai lavori, semplicemente Cgpm) è diventato proprio con Elena Gentile un organismo vivo e vitale, capace di mettere a sistema le più belle esperienze di sodalizi pugliesi fuori dai confini regionali. Il Cgpm è previsto dallo statuto della Regione Puglia come organismo di garanzia per tutti i corregionali all’estero, con lo specifico compito consul- regionale assegna annualmente a sostegno delle attività delle associazioni. Mentre negli scorsi anni tali risorse consentivano anche importanti progetti a sostegno del “Made in Puglia”, negli ultimi anni il budget si è notevolmente assottigliato, in linea con tutte le tendenze dei bilanci pubblici, consentendo solo azioni di affiancamento ad iniziative regionali progettate da altri settori, tipicamente promozione turistica e agricoltura. Quest’anno la riunione del Cgpm ha registrato regioni d’Italia, sta portando avanti insieme all’ente gestore di Expo 2015, l’evento mondiale che vedrà tutte le nazioni del pianeta raccontare la loro strategia futura in tema di cibo e alimentazione. In estrema sintesi, è allo studio uno speciale paniere di vantaggi per gli italiani all’estero che, in Italia in occasione di Expo, vorranno prolungare il loro soggiorno nel Belpaese magari approfittando per visitare i luoghi delle loro origini. Oltre a questo aspetto di promozione del nostro (visibile su YouTube all’indirizzo internet https://www.youtube.com /watch?v=uVWED7Yohs) che ha commosso tutti i presenti, e sono stati ascoltati testimoni diretti delle tragiche vicende venezuelane. Su questo aspetto il Cgpm si è già mobilitato portando il tutto all’attenzione dell’amministrazione regionale: il presidente del consiglio regionale pugliese Onofrio Introna è stato tra i primi a sollevare note ufficiali di protesta e di sdegno per le violenze, fisiche e morali, cui sono sot- I G A centro pagina: il direttivo al lavoro Come è andata in Puglia, campionato 2013-2014 della provincia Bat Calcio, successi e fallimenti G GIUSEPPE S. TEDESCHI DALLA PUGLIA – Il campionato 2013/2014 è terminato riportando successi e delusioni per i tifosi del calcio della provincia Bat. È il momento di fare il punto delle principali squadre, analisi abbastanza positiva che ha registrato innanzitutto la promozione in serie D della Fidelis Andria, dopo un anno nel campionato dell’Eccellenza, grazie al tecnico Nicola Ragno che ha dato il via ad una serie consecutiva di vittorie contro Libertas Molfetta, Mola, Quarto ed altre portando meritatamente i biancoazzurri in serie D. Invece la S.S. Barletta Calcio ha conseguito solo risultati deludenti, concludendo l’ultima disputa con il Grosseto con un pareggio 1 - 1. Ma la partita più importante la SS Barletta Calcio l’ha disputata il 21 maggio 2014, data che ufficialnella graduatoria finale. Nel momento di andare in stampa questo numero la società che gestisce la Canosa Calcio è in trattative con una cordata di canosini che dovrebbe rilevare la squadra. L’auspicio è che le contrattazioni tengano presente solo gli interessi dello sport e niente di più. Ora non resta che attendere l’inizio della prossima stagione (a breve), che la redazione augura a tutti gli affezionati tifosi del calcio, ricca di emozioni, ma priva di ogni tipo di violenza che deve essere bandita da tutti gli stadi e da tutti gli sport. D ALL’ AMMINISTRAZIONE COMUNALE mente ha sancito la fine dell’era dell’imprenditore “Roberto Tatò”, subentrando il ligure Perpignano che immediatamente ha ingaggiato Marco Sesia come allenatore. Per quanto concerne la Trani Calcio ha concluso il campionato d’eccellenza al nono posto, mantenendo inviolata la propria porta nelle gare interne durante la gestione Giusto. Infine la A. S. D. Canosa Calcio, neo promossa nel campionato di promozione, ha terminato la gara al settimo posto, reggendo egregiamente il confronto delle grandi squadre per quasi tutto il torneo, salvo il finale che per vari motivi (infortuni e squalifiche varie) ha visto i rossoblu scendere di qualche posto I l’A.S.D. Canosa Calcio; a pie’ di pagina a sx: la S.S. Barletta Calcio, e a dx: la Fidelis Andria G A centro pagina: C ONSIGLI DELL’ IGIENE ALL’ INSEGNA

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CRAC DEL COMUNE P AGINA 10 – APRILE / GIUGNO ’14 D ALLA P UGLIA / S ALENTO La Gazzetta della Puglia DA UN RECENTE STUDIO SULL’UE Nella classifica delle regioni in dissesto è al terzo posto Prevenzione idrogeologica La Puglia è a rischio DALLA PUGLIA – La Puglia è la terza regione per rischio idrogeologico. «Nella classifica delle regioni in cui è presente la maggiore percentuale di comuni con abitazioni e industrie in aree a rischio idrogeologico la Puglia è preceduta da Sicilia e Toscana. A questo si aggiunge che solo il 12 per cento dei comuni pugliesi monitorati svolge un positivo lavoro di mitigazione del rischio idrogeologico. I dati confermano come tanta strada sia ancora necessario percorrere per una piena sicurezza della popolazione da frane e alluvioni, visto il ritardo con cui troppe amministrazioni locali avviano interventi mirati ad attività di prevenzione e pianificazione per una corretta gestione del territorio. La situazione è poi aggravata anche dagli effetti dei mutamenti climatici che comportano fenomeni meteorologici caratterizzati da intense precipitazioni concentrate in periodi di tempo brevi». Esprime così la sua preoccupazione per i ritardi degli interventi di manutenzione e prevenzione a livello locale, Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia. Nell’88 per cento dei comuni pugliesi vi sono abitazioni in aree a rischio idrogeologico, nel 53 per cento interi quartieri, nel 71 per cento fabbricati industriali e nel 35 per cento strutture ricettive. Inoltre, solo tre comuni hanno iniziato la delocalizzazione delle abitazioni e dei fabbricati industriali dalle aree a rischio. Positiva invece la presenza e l’organizzazione del sistema locale di protezione civile, fondamentale per salvare la popola- Fondi europei per la formazione, quali risultati? In uno studio pubblicato sul sito www.lavoce.info sull’utilizzo dei fondi europei in Italia si legge di miliardi usati in progetti senza che nessuno sia in grado di valutarne i risultati. Secondo i due economisti, Roberto Perotti e Filippo Teoldi, nonostante tra il 2007 e il 2012 siano stati erogati finanziamenti per 7,5 miliardi verso circa 500.000 progetti di formazione, non vi è alcuna traccia dei loro reali effetti. In nessuna delle centinaia di valutazioni documentate sono stati trovati dati utili per stabilire su quali progetti investire. Queste sono le conclusioni dei due economisti nel «Il disastro dei fondi strutturali europei», dove si legge «... la formula di cofinanziamento attuata in Italia è irragionevole e deleteria. In linea di principio il cofinanziamento è un’ottima idea. Esso è un modo per coinvolgere il beneficiario, per assicurarsi che abbia un interesse nel progetto e abbia quindi gli incentivi giusti a portarlo avanti nel modo più efficace possibile. Il problema è che l’applicazione pratica del cofinanziamento è stata tale da negare questo principio. Mentre praticamente tutti i progetti di formazione sono attuati da regioni o provincie solo il 4 per cento del finanziamento totale proviene da regioni o provincie. Il resto è finanziato in parti uguali da stato italiano e Ue. Le regioni hanno dunque pochissimi incentivi per assicurarsi che questi progetti funzionino effettivamente. La programmazione dei fondi strutturali, a livello europeo, nazionale e regionale, è di una complessità straordinaria. In questo contributo documentiamo questa complessità, e argomentiamo che è impossibile gestirla, anche se si fosse animati dalle migliori intenzioni. Ciò che è successo in Italia ne è la testimonianza più drammatica. Questa complessità è completamente non necessaria ed è una mentalità burocratica e dirigistica, che pretende di poter programmare la destinazione di decine di miliardi, nei minimi particolari, per i prossimi sette anni, annaffiando tutto con un mare di retorica e migliaia di pagine di documenti roboanti ma senza contenuto. Il risultato è che questi fondi sono completamente sfuggiti di mano, particolarmente in Italia». Purtroppo anche le previsioni per il futuro non sono rosee visto che: «La programmazione per il periodo 20142020, che sta iniziando ora, non sarà diversa da quella attuale nella sostanza, e non risolve i problemi esistenti. Anch’essa è destinata a naufragare in un mare di retorica». Antonio Alberti zione ma a evento già in corso. Nonostante questa drammatica situazione l’Ance Puglia denuncia, durante la presentazione di «DissestoItalia – Salviamo il Territorio», che solo il 20 per cento degli interventi preventivi sono stati messi in atto, nonostante i 195 milioni di euro già stanziati dal ministero dell’Ambiente e della regione Puglia. Un problema nazionale se consideriamo che nel nostro Paese su 2,1 miliardi di euro stanziati anni addietro (nel 2009) devono essere ancora avviati lavori per 1,6 miliardi di euro. «La lentezza con la quale si stanno spendendo quelle poche risorse stanziate per arginare questi rischi è incomprensibile, alla luce anche delle tante imprese che falliscono per mancanza di lavoro. È necessario velocizzare la spesa di oltre 150 milioni di euro stanziati e autorizzati per lavori che riguardano la nostra Regione e prevedere nuove risorse per la riduzione del rischio idrogeologico utilizzando i fondi europei e il fondo sviluppo e coesione del 2014-2020». Commentano così i rappresentanti di Ance Puglia. Intanto a Bari è stato convocato un vertice tra Giovanni Giannini assessore ai Lavori pubblici, i responsabili delle capitanerie di porto e della Protezione civile sul problema del crollo delle falesie. Crolli e frane, avvenuti nei mesi scorsi che non hanno risparmiato nessuno, come documenta la foto del litorale a nord di Otranto (su riportata ), dove sono letteralmente scomparsi appunto interi pezzi di falesia che negli anni scorsi venivano presi d’assalto dai bagnanti. Al vertice erano presenti anche il capo di gabinetto del presidente Vendola e il segretario generale dell’autorità di bacino. Manuela Panzeri COMPORT OMPORTAMENTI E NORME DA SEGUIRE Turismo e industria sono realtà acclarate dell’economia pugliese Fido in spiaggia Che dice la legge? Come ogni anno, il periodo estivo porta con sé la criminale abitudine di abbandonare gli animali domestici ormai scomodi, cuccioli regalati a Natale, arrivati come pacchi e come tali scaricati per strada. Non vi è alcuna giustificazione a tali reati e le pene per abbandono dovrebbero essere molto più severe. È bene capire che le persone civili e responsabili non lascerebbero in ogni caso il proprio compagno ed è senza alcun tipo di giustificazione che dobbiamo rilevare l’incoerenza e il pressappochismo tipico del nostro Paese nel gestire il problema. Spendiamo e ci impegniamo nelle campagne contro l’abbandono e contemporaneamente rendiamo le vacanze con gli animali percorsi ad ostacoli. Se la famiglia parte per il mare deve poter portare con sé il cane e avere la possibilità di accedere alle spiagge. Purtroppo molto spesso non è così e prima di partire è bene informarsi per non incappare in brutte sorprese. Le leggi variano a livello locale e anche questo contribuisce alla confusione, in linea generale per tutelarsi è bene sapere: perché il divieto di accesso ai cani nei tratti cosiddetti di “spiaggia libera” sia valido, devono coesistere ed essere consultabili diversi fattori; in primis l’ordinanza di divieto del Comune o delle Capitaneria di porto, firmata da autorità competente e indicante la motivazione del divieto e la sua durata nel tempo. Inoltre i cartelli di divieto devono recare sul retro il numero di ordinanza comunale e la sua scadenza. Se uno di questi requisiti non è presente il divieto è da considerarsi nullo e non ci sarebbero i presupposti per allontanare il vostro compagno a quattro zampe. Anche l’eventuale “multa” sarebbe impugnabile. Ricordiamo a tutti i cinofili di portare sempre guinzaglio, museruola (anche se non necessaria serve nei luoghi dove la normativa lo prevede) una ciotola per l’acqua e l’occorrente per raccogliere le deiezioni. Un comportamento civile aiuta a vivere insieme e a condividere gli spazi. Puniamo e allontaniamo gli imbecilli che sono sempre umani e mai animali e non permettiamo che i padroni civili e i cani educati paghino al posto loro. Terminiamo ricordando i cani del Spcs (Scuola italiana cani salvataggio, www.canisalvataggio.it), che rendono le nostre spiagge e i nostri mari ogni anno più sicuri. M. PANZERI Il binomio vincente del Salento DALLA PUGLIA – Il turismo ha un ruolo determinante nello sviluppo economico, culturale e sociale del nostro Paese. Il prodotto turistico copre tutti i segmenti del relativo mercato. In economia, il bene è il mezzo atto a far cessare il bisogno; di conseguenza il bene turistico non è altro che l’insieme di tutti quei beni idonei a soddisfare un bisogno turistico. Non c’é bisogno di ricorrere ad artefici retorici per sottolineare l’eccellenza salentina nelle attrazioni storico-culturali, nelle meraviglie naturali, nelle unicità enogastronomiche. L’industria è l’attività di trasformazione di materie prime, agricole o minerali, per la produzione di beni di consumo immediato o di successiva lavorazione, fondata sull’impiego di manodopera salariata, di macchinari e sull’organizzazione di fabbriche. Il Salento da anni è considerato una delle mete turistiche più trendy del Mezzogiorno e del Paese. Un angolo tra i più suggestivi e seducenti del meridione d’Italia descritto come la stupenda terra con mare cristallino, spiagge bianchissime, con panorami strusi in alluminio, con annessa fonderia e impianti di verniciatura), la Ecomet che ricicla materiali ferrosi, la Giannuzzi (equipaggiamenti per aerei). Nell’agroalimentare vi sono non solo case vinicole affermate, ma anche leader, come i marchi Leone de Castris e Conti Zecca. Non vanno sottovalutati per il loro radicamento sul territorio il salumificio Scarlino e la Jentu (raccolta e trattamento di verdure di quarta gamma, quelle cioè già pronte e confezionate). È anche molto diffuso un artigianato conserviero di qualità che tratta ortaggi prodotti dall’agricoltura locale. Nel settore farmaceutico emergono la Lachifarma e la Pr Chimica. Queste sono solo alcune delle piccole-medie industrie che orbitano nel salentino. L’apparato industriale del territorio pugliese ha saputo reagire alla lunga recessione che ha colpito il nostro Paese e, nel contempo, ha attivato innovazioni di processi e prodotti, ricapitalizzazioni, ampliamenti di capacità e idonee politiche di marketing, assicurando così a molte famiglie occupazione e certezza del I salario. mozzafiato e nell'interno i centri che conservano ancora il gusto e il sapore della tradizione contadina, da sempre molto aperta e ospitale con gli stranieri. Stranieri che numerosi ogni anno decidono di fare una vacanza nel tacco d'Italia. E ciò soprattutto per il clima sempre mite, ideale per passeggiate nei centri storici dei paesi alla scoperta di chiese barocche, castelli,.. oppure nelle campagne a stretto contatto con la natura ancora incontaminata, tra uliveti secolari, vigneti, antiche masserie fortificate. In tale contesto molti osservatori ritengono che questo territorio viva prevalentemente di turismo, agricol- tura, artigianato, commercio e Pubblica amministrazione, mentre viene largamente sottovalutato l’apparato industriale, considerato appannaggio delle aree settentrionali. Nulla di più lontano dalla realtà. L’industria nel Salento vanta aziende di eccellenza in diversi comparti: metalmeccanica, agroalimentare, legno-mobilio, chimica, cartotecnica, edilizia. Nel comparto metalmeccanico spicca il grande stabilimento della Cnh Industrial, nato dalla fusione Fiat Industrial e della Cnh Global, la Cog (radiatori per auto), la Alcar (componentistica per il movimento terra), le fonderie de Riecardis, il gruppo TO.MA (e-

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La Gazzetta della Puglia D ALLA P UGLIA /S ALENTO Edizioni E/O, collana Sabot/age - Autore: Carlo Mazza APRILE / GIUGNO ’14 – P AGINA 11 CROMOSOMA DELL’ ORCHIDEA » suo impegno civile ostacolava grossi interessi a più di qualcuno? Questo, e altro, è il contenuto del romanzo «Cromosoma dell’orchidea» (Edizioni E/O, collana Sabot/age, 2014, pp. 219, euro 16,50), il secondo noir scritto da Carlo Mazza. L’autore è nato a Bari nel 1956, dove ha sempre vissuto. Lavora in banca da 35 anni e tra i suoi interessi ha coltivato anche la scrittura teatrale. E già autore del poliziesco «Lupi di fronte al mare» (sempre Edizioni E/O, collana Sabot/age, 2011), ambientato nel capoluogo pugliese. Anzi, è la storia stessa di Bari: al centro di relazioni pericolose tra politica, finanza e sanità. Molto verosimigliante con la cronaca giudiziaria locale. È qui che il capitano Antonio Bosdaves appare per la prima volta. Il libro, pubblicato da una delle case editrici italiane più selettive e raffinate, è stato finalista al Festival Mediterraneo del Giallo e del Noir 2012. Giuliano Aluffi, su Il Venerdì di Repubblica del 2 settembre 2011, lo ha definito «una credibile Gomorra del Levante». Con «Cromosoma dell’orchidea», ritorna il capitano Bosdaves. Capitoli brevi, che si susseguono come tante sequenze di un film. Alcuni scritti in prima persona, e sono quelli che si riferiscono al capitano, in cui vengono raccontante le sue vicende private e professionali. Il resto procede in terza persona. Lingua chiara, molti i dialoghi (s’avverte la cultura teatrale dell’autore), similitudini gustose e precisione nei particolari descrittivi (sui vini e sui pasti, non solo sui gesti dei personaggi). Si sente che dietro c’è la lettura dei classici. Ma anche dei moderni, come Gianrico Carofiglio e Ammanniti. Modelli di riferimento: Hemingway e Sciascia. Tre sono le cose su cui, per ovvi motivi, non sveleremo niente: la verità sulla morte di Lorenzo Vinciguerra, la decisione che prenderà alla fine il sindaco Gabriele Lovero e il perché del titolo così intrigante. Sul resto ci possiamo soffermare. Per esempio, sul fatto che siamo di fronte a un poliziesco a sfondo sociale e non a un thriller mozzafiato. Un romanzo a scorrimento lento, in cui molti personaggi conducono una vita normale o ritenuta tale. Fatta di corruzione, brogli elettorali, carrierismo, amori di varia tendenza (omo ed etero), molestie sessuali, seduzioni, abuso di potere, ludopatia e sciacallaggio giornalistico. Diversi i riferimenti, indiretti, a personaggi e vicende vere. Libro pessimista, angosciante? Tutt’altro: libro realista e di denuncia. Narrare come avvengono certe pratiche corruttive, come in nome del dio denaro si giochi cinicamente con la vita di un’intera comunità, è impegno civile. Accanto agli antieroi, nel romanzo ci sono anche gli eroi. Positiva la figura di Martina Bizantino, giornalista bella e impegnata, simbolo di un giornalismo non servile. Ecco quello che scrive, in risposta a una sua lettrice: «Un tempo una tribù di pellerossa, gli Hopi, praticava la danza della pioggia, la cui funzione manifesta era quella di propiziare un bell’acquazzone. Ma gli indiani sapevano bene che il rito non produceva effetti pratici, danzavano solo per una ricerca di coesione... La comunità si stringeva in un abbraccio per affrontare la siccità. Ecco quello che manca a tutti noi, il progetto di un abbraccio» (p. 200). Sembra o no l’Italia di oggi, soprattutto il Sud? «IL DALLA PUGLIA – Siamo alla vigilia di nuove elezioni comunali, in una immaginaria città del Sud. Il sindaco uscente, Gabriele Lovero, è in corsa per ottenere il secondo mandato. Due imprenditori edili senza scrupoli e un senatore poco pulito gli propongono un “affare”: rendere edificabili, in cambio di voti e soldi, alcuni suoli agricoli a rischio alluvione. Una storia di normale corruzione, insomma. Il sindaco, esponente del centro-sinistra e dal passato ambientalista, chiede un po’ di tempo per pensarci sopra. Dei suoi stretti collaboratori, quasi tutti gli consigliano l’accordo. L’unica che invece lo spinge, e con fermezza, a rifiutare la proposta oscena è la vicesindaco, Pasqualina Bernaus, moralista intransigente. Nel frattempo un capitano dei carabinieri, Antonio Bosdaves, indaga su una vicenda accaduta qualche anno prima: la morte di Lorenzo Vinciguerra, suo amico, archiviata come suicidio. C’è qualcosa, in quella morte, che non lo convince. Vinciguerra era un avvocato sempre in prima fila nelle battaglie ambientalistiche. Un giorno il suo cadavere venne ritrovato in una cava abbandonata, vicina ai futuri cantieri edilizi. Suicidio? E se invece fosse stato un omicidio, visto che il P. Filomeno GROTTAGLIE – Mercoledì 6 agosto, alle ore 20,30 a Grottaglie (Ta), il quartiere delle ceramiche (piazzale Giuseppe Fasano Ceramiche, via Crispi angolo via Caravaggio), ospiterà la conferenza «Storie di creazione di valore: le ceramiche di Grottaglie» del professor Francesco Lenoci, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e vicepresidente dell’Arp (Associazione regionale pugliesi) di Milano. La conferenza è organizzata da «Giuseppe Fasano Ceramiche», con il patrocinio dell’Arp di Milano. I lavori sono improntati nel contempo sul libro di Francesco Lenoci. Testo disponibile anche in versione digitale; titolo: Nuovo Bilancio Integrato, Ipsoa, 2014. L’intervento introduttivo sarà a cura del ceramista Giuseppe Fasano, titolare della omonima industria «Giuseppe Fasano Ceramiche». Le storie di creazione di valore delle ceramiche di Grottaglie saranno narrate sia con riferimento ai meravigliosi manufatti, sia con riguardo ad un grande maestro ceramista di Grottaglie: Nicola Fasano. Ai lavori della conferenza, come da programma, farà seguito un dibattito. La cittadinanza e i turisti sono invitati. I UNA DOVEROSA PRECISAZIONE Eletta deputato europeo nel dare le consegne ha fatto il punto dei sui 300 giorni di assessorato «I Pugliesi nel Mondo» e la loro legittimazione DALLA PUGLIA – Diverse interrogazioni ci sono giunte nella redazione di Milano circa i sodalizi che rappresentano i pugliesi fuori casa: non solo in Italia, ma soprattutto nel mondo. In merito, proprio su questo numero a pag. 9 abbiamo riportato, in apertura della stessa il congresso che si è tenuto nel capoluogo pugliese nei gg. 30 e 31 maggio. Ribadiamo ancora una volta (già nello scorso numero di dicembre 2013 avevamo trattato il caso) che l’unica organizzazione nata per rappresentare «I Pugliesi nel Mondo» è ben specificata in una lettera della dirigente il servizio regionale (a nome di ente pubblico quale la Regione Puglia) dottoressa Giovanna Genchi. Lettera che termina «diffidando l’associazione (riferito ad un sodalizio privato con denominazione quasi uguale a quello della Regione Puglia, ndr) da reiterare comportamenti scorretti e irrispettosi nei confronti della Regione Puglia». Alla luce di tanto, non ci resta che ricordarvi quanto abbiamo già scritto, in chiusura dell’articolo prima citato di dicembre 2013:«...per gli amici non solo di Milano, ma anche di tutte le altre città d’Italia, verificate prima di partecipare: perché poi non si pensi che la Regione Puglia organizza eventi dove subito viene richiesto di iscriversi ad un’associazione». Pertanto, ci permettiamo di consigliarvi: prima di accettare proposte di partecipazione a sedicenti organizzazioni internazionali rappresentanti i pugliesi nel mondo, e che millantano conoscenze altisonanti di personaggi a loro volta gratificati – sempre da queste sedicenti organizzazioni – con premi alle loro carriere professionali, bisogna sapere bene con chi si ha a che fare. Comunque, tutte le associazioni dei pugliesi sono riconosciute dalla Regione Puglia (in quanto iscritte quali Onlus al registro della regione di appartenenza territoriale e così dicasi anche per le altre costituite all’estero: Canada, Usa, Argentina, Brasile, Cile, Australia, Sudafrica, Francia, Svizzera, Inghilterra, Belgio e Germania. Perciò l’unico Cgpm (Consiglio generale pugliesi nel mondo) è previsto dallo statuto della Regione Puglia come organismo di garanzia per tutti i corregionali all’estero. Il bilancio di Elena Gentile DALLA PUGLIA – L’assessore regionale alle Politiche della Salute e al Welfare, Elena Gentile (nella foto), ha concluso il suo mandato il 30 giugno scorso. Motivo: è stata eletta europarlamentare. Al suo posto è subentrato Donato Pentassuglia. Prima di partire per Strasburgo, la Gentile ha fatto un bilancio pubblico, nella sede dell’assessorato, dei suoi 300 giorni di attività amministrativa. «Proprio ieri in giunta – ha precisato – abbiamo dato via libera agli accordi di programma quadro per la riqualificazione delle reti ospedaliere, con importanti provvedimenti per la costruzione di nuovi ospedali a Taranto e a Monopoli-Fasano». Poi ha proseguito: «In questi mesi abbiamo risanato le ferite nei territori causate con la scelta di chiudere i 22 ospedali piccoli, utilmente sacrificati in nome di un'idea nuova di medicina territoriale. Oggi abbiamo le Pua (Porte uniche di accesso), che sono un modello organizzativo replicato in altre regioni». Inoltre: «In questi 300 giorni ci siamo dedicati ai temi della salute legata all'ambiente, come a Taranto, abbiamo approvato i registri dei tumori di Lecce, Taranto e Bat. Abbiamo deciso di rivedere il piano posizione. Per esempio, il vicepresidente del consiglio regionale pugliese, Nicola Marmo, ha dichiarato in una nota del 19 giugno: «Vorremmo poter non constatarlo, ma i fatti ce lo confermano: l’assessore Gentile ha un occhio di riguardo per la sanità nei Comuni del suo stesso colore politico o che le sono amici». Nota che si è anche trasformata in un’interrogazione al governatore Vendola per chiedere di limitare il potere discrezionale della Gentile. Il consigliere regionale del Pdl-FI, Aldo Aloisi, durante la conferenza stampa del 3 luglio, ha rincarato la dose, attaccando direttamente il presidente della Regione: «Erano quattro i pilastri su cui Vendola prometteva di improntare la sua azione di governo: l’abbattimento delle liste d’attesa, il recupero della mobilità extra-regionale, il controllo e l’abbattimento della spesa farmaceutica e la correzione dei ricoveri ospedalieri inappropriati. Su tutti e quattro i punti abbiamo visto, in questi dieci anni, un significativo peggioramento». Chi ha ragione? I pugliesi, che vivono i problemi della sanità sulla propria pelle, non hanno bisogno del nostro parere. I di riordino ospedaliero: abbiamo inaugurato non senza fatica il nuovo ospedale della Murgia “Perinei” ad Altamura». Ha ricordato, inoltre: «C'è poi il tema della riorganizzazione del 118. Chiederemo infine che la Pma (Procreazione medicalmente assistita), molto richiesta dalle coppie, rientri nei Lea (Livelli essenziali di assistenza). È stato infranto il blocco delle assunzioni con 1.146 nuovi contratti e altri 900 ne arriveranno a giorni. I bilanci delle Asl sono in attivo, i giorni di pagamento delle fatture sono scesi a 204, sotto la media nazionale. La Puglia che lasciamo, rispetto a 9 anni fa, vede gli assegni di cura, che prima non c’erano, per i malati gravissimi. E ancora 600 interventi socio-sanitari strut- turali eseguiti con fondi Ue nei comuni e sul territorio. E infine la riduzione della mobilità passiva del 20 per cento, con i pugliesi che vanno molto meno fuori regione a curarsi, scegliendo le nostre strutture». Ha concluso il bilancio augurandosi che il suo successore continui il percorso da lei tracciato. Infine: «Colgo questa occasione per salutare e ringraziare ancora il presidente Vendola e per rimarcare che da oggi il mio lavoro politico per la Puglia prosegue da Bruxelles, dove intendo costruire un nuovo cantiere che deve essere una certezza per la nostra Regione, per la sua giunta e per il suo presidente». Più che un addio, il suo è stato quindi un arrivederci. Naturalmente, non sono mancate le critiche dell’op-

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P AGINA 12 – APRILE / GIUGNO ’14 L’ INFORMAZIONE La Gazzetta della Puglia

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La Gazzetta della Puglia L EX SEMPER LOQUITUR APRILE / GIUGNO ’14 – P AGINA 13 La riforma Fornero prevede 300 euro mensili da spendere per baby sitter o asilo Sulle procedure Tfr dovuto ai dipendenti statali I diritti delle mamme lavoratrici ROMA – Sapete che le mamme lavoratrici in Italia hanno a disposizione 300 euro al mese da spendere per la baby sitter o per l’asilo una volta concluso il congedo per maternità? Forse sono in poche a saperlo, ed è proprio per questo che nel nostro paese molte donne non hanno potuto sfruttare l’occasione. Colpa della burocrazia o della scarsa informazione, comunque i voucher previsti dalla legge Fornero non hanno riscosso tanto successo. La misura è attiva dal 2013, ma su ben 11mila potenziali neomamme, a fare domanda sono state solo tremila. Di cosa stiamo parlando La riforma del lavoro in atto dal giugno 2012 prevede la possibilità di rinunciare al congedo parentale (ex facoltativo) per poter ottenere un contributo pari a 300 euro mensili per servizi di asilo nido e baby sitter. Del caso ce n’è traccia sul blog del Corriere della Sera che l’ha trattato di recente con la 27esima ora: Avete presente il congedo parentale, cioè i sei mesi pagati al 30% dopo i cinque mesi di assenza obbligatoria per la maternità? Le neomamme che invece di restare a casa con l’assegno dell’Inps tornavano al lavoro, l’anno scorso potevano chiedere dei buoni lavoro per pagare l’asilo o la baby sitter. Valore: 300 euro al mese per sei mesi, in tutto 1.800 euro. La misura era stata finanziata con 20 milioni di euro per il 2013, soldi sufficienti per pagare i voucher a 11mila donne. Non sufficenti, si dirà, rispetto alla platea potenziale. Mica tanto: alla fine sono arrivate meno di 4.000 domande: 3.762 per la precisione. Di conseguenza è stato speso soltanto il 37% dei fondi. È come trovare un ago in un pagliaio Come mai così poche istanze presentate? Ed è qui che viene il bello. L’erogazione avviene tramite Inps. Per il 2013 è stato pubblicato il bando apposito. Tempo per presentare le istanze? Tra il 1° e 10 luglio 2013: poco più di una settimana nel cuore di una rovente estate. Non solo: serve la dichiarazione Isee (i nuclei con un reddito più basso hanno la precedenza), un asilo accreditato presso l’Inps e una domanda da compilare on-line . Quest’ultimo passaggio è il più complicato. Per entrare nel sistema in rete occorre essere muniti di Pin “dispositivo” preventivamente richiesto (e ricevuto) tramite sito dell’Inps. Senza Pin non è possibile accedere all’ultimo step: il click day che lo scorso anno si è tenuto il 28 luglio. Dice ancora la 27esima ora: La questione è stata sollevata nelle scorse settimane dall’onorevole Pd Vittoria D’Incecco. «Il problema è che l’iter per riuscire a ottenere i fondi era troppo complicato e poco pubblicizzato. Ci sono altri 20 milioni stanziati per quest’anno e altrettanti per il 2015. Non possiamo permetterci un altro flop», osserva d’Incecco. Difficile darle torto. Vediamo allora questi problemi. Primo: gli asili accreditati presso l’Inps dove è possibile spendere i voucher sono una minima parte. Poi la richiesta del contributo andava fatta via Internet. Il tutto attraverso il sito dell’Inps e in un giorno ben preciso: il 28 luglio 2013. Insomma, peggio di una caccia al tesoro. E poi Internet non è una modalità di accesso facile per tutti. In tanti si sono lamentati della riforma Fornero ma questa formula agevola senz’altro le mamme lavoratrici. Il problema è ottenerla. Si spera che con l’arrivo dell’estate ci sia un rimedio agli errori precedentemente fatti. Ma finora purtroppo non ci sono novità: continuerà ancora questa “caccia al tesoro”. Con un rischio alto: quello di non essere utilizzati (per l’ennesima volta) tutti i fondi messi a disposizione. Intanto, con il messaggio 059/2014 il ministero dell'Economia e delle Finanze, segnala ai dipendenti la «funzione self service per comunicare la rinuncia all'attribuzione del bonus di 80 euro». Il calcolo per la determinazione del reddito non è quello effettivo bensì quello presunto. In base a tale calcolo a fine anno, coloro i quali avranno beneficiato del bonus di 80 euro potranno essere chiamati a restituire i soldi sulla base dell’imponibile reale. Esiste la concreta possibilità che i benefici acquisiti in busta paga vengano restituiti. Difatti, viene confermato dai tecnici del bilancio della Camera, che «la platea dei beneficiari del bonus di 80 euro rischia di non corrispondere a quella che era stata individuata dal Governo». Allora si profila la concreta possibilità della restituzione al omento della dichiarazione dei redditi. Ancora attese ROMA – I dipendenti statali non hanno ancora ricevuto risposte o rassicurazioni sulla eventualità di poter vedere riconosciuto anche il loro diritto circa la possibilità di chiedere all'Amministrazione di competenza l'anticipo del Tfr o Tfs sulla quota maturata ai fini della liquidazione. Tale esigenza era stata posta proprio nel momento in cui si stavano varando le norme sulla riforma della pubblica amministrazione e si stava accendendo il dibattito sulla riforma delle pensioni del governo MontiFornero entrata in vigore nel dicembre 2011. Riforma che ha dilatato i tempi per godere della buonuscita portandoli ad oltre venti mesi dopo il collocamento a riposo. In occasione, appunto, della riforma della pubblica amministrazione, i dipendenti pubblici si auguravano che il governo potesse rivedere anche le norme che regolano il Tfr e quelle che riguardano l'anticipo della liquidazione. Norme che sono ben specificate ed attuate nel settore privato, le quali prevedono sia anticipi sia di poter godere della liquidazione appena risolto il rapporto di lavoro. Ricordiamo che gli statali non possono, per la mancanza di regolamenti attuativi, richiedere anticipi sulla liquidazione sebbene esista una norma legislativa che lo preveda. Per tale assurda situazione spesso, in caso di bisogno, sono costretti a rivolgersi ad Istituti di credito o a finanziarie per il soddisfacimento delle loro esigenze. Ecco che il mancato inserimento, nell’“epocale”riforma della pubblica amministrazione fortemente voluta dalla ministra Madia con il sostegno di tutto il governo di Matteo Renzi, di una norma che li salvaguardasse da questa assurda situazione ha generato malumori e malcontenti. E cosa dire ancora dei tempi “biblici” per l’ottenimento della buonuscita? Essi si chiedono se non sia il caso di rivedere anche questa tempistica, che, a loro parere, è diventata anacronistica e poco funzionale proprio in un momento di difficoltà economica come quello che stiamo vivendo. Dopo quaranta, quarantadue anni ed oltre di servizio il dipendente si aspetta di poter godere subito del beneficio economico che ha maturato, invece deve aspettare ancora oltre due anni per poterne usufruire. Ci si aspettava un intervento in tal senso, ma non c’è stato. C. TROCCOLI Dal 1° luglio è aumentata la tassa per chi ha qualche soldo da parte Stangata sui risparmi Dal 1 luglio è arrivata l’amara sorpresa, gli italiani devono pagare di più in termini di imposta sui loro risparmi, sotto forma di investimenti. Per tanto bisogna dire grazie al governo Renzi che sin dal primo giorno del suo mandato non ha nascosto la voglia irrefrenabile di mettere le mani nelle tasche, pardon del portafoglio, degli italiani. L’annunciò fu dato dal sottosegratrio Delrio due giorni dopo il giuramento del premier: «Ritoccheremo - disse - le tasse sulle rendite finanziarie». Promessa mantenuta, peccato che a subire l’ennesima mazzata fiscale sono tutti gli italiani che provano a mettere qualcosa da parte. Prima di dare consigli su come muoversi per evitare questa “rapina” del governo spieghiamo di seguito su quali tipi di investimenti aumentano le tasse. Cosa cambia - Nel mirino dal 1° luglio sono finiti i fondi pensione, i cui proventi di natura finanziaria non vengono più tassati all’11% come avviene ora, ma sono sottoposti all'aliquota dell’11,5%. Poi tocca agli altri tipi di reddito sui quali l'aliquota fiscale sale dal 20% al 26%: interessi su conti correnti, certificati di deposito, conti di deposito sia liberi che vincolati, interessi su obbligazioni bancarie e societarie emesse da società italiane ed estere, dividendi, azioni gratuite, proventi dei fondi comuni e comparti di Sicav estere. E allora cosa è possibile fare per non subire la stangata? Innanzitutto bisogna stare attenti alle tempistiche della borsa. Tenendo conto che servono tre giorni di contrattazioni prima che una compravendita sia completata, l’ultimo giorno utile per vendere i titoli con la vecchia tassazione è improrogabilmente il 25 giugno: la mossa è utile soprattutto per quelle posizioni su cui sia maturata una cospicua plusvalenza. L’affrancamento - Un altro “trucchetto” è l’affrancamento, operazione consentita dal nostro fisco per partire dal primo luglio con i valori dei titoli in deposito allineati al prezzo del 30 giugno 2014 e non a quello di carico originario senza vendere e ricomprare i titoli stessi. Concretamente, il portatore di un deposito titoli in regime amministrato deve comunicare all’intermediario entro il 30 settembre 2014 l’intenzione di avvalersi dell’affrancamento che si estende a tutti i titoli, inclusi nel rapporto di custodia o amministrazione, posseduti al 30 giugno 2014. In questo caso gli intermediari dovranno versare l’imposta entro il 16 novembre 2014, addebitandone il controvalore sul conto del cliente. Cedole e dividendi - Un altro fronte da tenere sotto controllo è quello delle cedole obbligazionarie e quello dei dividendi azionari. Per le cedole delle obbligazioni bancarie e societarie e i dividendi societari la nuova aliquota del 26% si applicherà soltanto sulla parte maturata dal1° luglio in poi. Anche qui occorre prestare particolare attenzione alle scadenze. Se un bond societario liquida una cedola annua del 2% ogni semestre e il valore nominale dell’investimento è di 10mila euro, la cedola del 30 giugno 2014 sarà assoggettata ad una trattenuta fiscale del 20% mentre la cedola del prossimo 31 dicembre sarà di 148 euro e tassata invece con la nuova aliquota al 26 %. RISPONDE LO STUDIO TEDESCHI COMMERCIALISTI IN MILANO Rivoluzione Pos, per chi supera 30 euro Regalino di Renzi, torna lecito l’anatocismo Dal 30 giugno è scattato l'obbligo del pagamento bancomat sopra i trenta euro. Infatti in tutti i negozi, presso artigiani e professionisti ora c’è l’obbligo di accettare pagamenti tramite Pos. Il provvedimento, voluto dal governo Renzi, serve ad assicurare la tracciabilità dei pagamenti e di contrastare l'evasione fiscale. Così imprese e professionisti devono dare la possibilità ai loro clienti di effettuare pagamenti tramite bancomat, carte di credito o prepagate attraverso postazioni Pos. Sul fronte degli esercenti dovrebbe cambiare tutto. Dal ristoratore al dentista, dall'idraulico all'elettricista se si spendono più di 30 euro d’ora innanzi si ha il diritto di pagare col bancomat. Tutto ciò, naturalmente sempre che l'esercente sia fornito di Pos. E nel caso in cui non lo sia si può pagare in contanti. Per il momento non è prevista alcuna sanzione. Insomma, se un idraulico viene a casa vostra, dovreste sperare che sia dotato di Pos. Intanto, diversi operatori telefonici e gruppi bancari stanno offrendo soluzioni tecniche innovative per consentire di sfruttare il proprio smartphone o tablet collegato ad uno speciale lettore di carte. Certamente, è ancora presto per un diffuso utilizzo. Cosa può succedere?, che la rivoluzione Pos possa finire prima di cominciare. Una rivoluzione durata molto poco: sono trascorsi neanche sei mesi da quando la legge di Stabilità 2014 aveva abolito l’anatocismo bancario, quella invisa pratica degli istituti di credito di applicare interessi su interessi ogni tre mesi, aumentando così a dismisura il debito dei loro correntisti. Ricordiamo che la legge di Stabilità 2014 aveva visto l’approvazione di una norma considerata rivoluzionaria, perché di fatto aveva cancellato per sempre la possibilità alle banche di capitalizzare gli interessi (cosiddetto anatocismo). Tale norma aveva poi lasciato al Cicr (Comitato interministeriale per il Credito e il risparmio) il compito di adottare una delibera che attuasse il divieto in parola: delibera che, ovviamente, non era ancora giunta. Anche in questo caso, la nuova norma dovrà essere attuata dal Cicr, che stabilirà modalità e criteri per la produzione di interessi su interessi, riaffermando, dunque, la piena legittimità dell’anatocismo. I AVVISO AI NOSTRI LETT ORI Lo studio TEDESCHI & Partners - Commercialisti in Milano cura la pagina (Lex Semper Loquitur). I lettori pertanto sono pregati di rivolgere le loro domande in materia fiscale direttamente a: Tedeschi & Partners, via Solari n. 50 - 20144 Milano o telefonando allo 02.45485155. Oramai gli aumenti si susseguono uno dietro l’altro. Infatti, se i gravi rischi per la salute non hanno ancora convinto i fumatori a smettere, potrebbe riuscirci appunto il rincaro delle bionde deciso dal governo Renzi. Dal primo ottobre è previsto l'aumento di un euro per ogni pacchetto di sigarette che per chi ne fuma uno al giorno significa un aumento di spesa di 360 euro l'anno: tanti, veramente tanti. Al punto che, come riferisce Affari Italiani, la lobby del tabacco è preoccupata per gli effetti sulle vendite che potrebbero crollare in maniera drastica: l'aumento andrebbe a colpire in maniera più evidente la fascia bassa, spingendo i fumatori a rivolgersi al mercato illegale delle sigarette. Sigarette, prossimo aumento di 1 euro al pacchetto Attenzione al fisco, è stata confermata la sua legittimità anche quando arriva col postino. Questa l’ultima: è valida la cartella Equitalia inviata tramite lettera raccomandata con avviso di ricevimento; a dare l’assenso ancora una volta alla notifica avvenuta via posta, se effettuata con consegna all’ufficiale postale da parte dell’agente della riscossione, sono stati i giudici della Cassazione con la sentenza n. 6395/2014. Si tratta appunto di una conferma a’ sensi dell’articolo 26 del Dpr 602/1973 sulla legittimità della notifica, che viene perfezionata con la ricezione da parte del destinatario alla data risultante dall’avviso di ricevimento, senza necessità che venga redatta un’apposita relata di notifica (sentenza Cassazione emessa il 19 giugno 2009, n. 14327). Valida la notifica postale della cartella Equitalia A CURA DI GIULIA TEDESCHI

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P AGINA 14 – APRILE / GIUGNO ’14 G AZZETTINO MEDICO La Gazzetta della Puglia Ecco gli errori più comuni da evitare soprattutto in presenza dei primi caldi Un’estate al mare voglia di... solare H I P P O C AT R E S G A CURA DEL MAGGIORE GENERALE (ris.) E. I. DOTT. SAMUELE VALENTINO La cosiddetta “rivoluzione al sole” è un fenomeno che si è sviluppato negli anni ’40 in America e negli anni ’60 in Italia: infatti diversamente dalle abitudini del passato, si era diffusa la convinzione che il sole facesse bene e rinforzasse la nostra salute e, quindi, via la maglietta, cappello o altri indumenti che potessero fare da scudo. I bambini di allora sono gli adulti o anziani di oggi e la conseguenza di questa idea sbagliata è sotto gli occhi di tutti: pelle precocemente invecchiata dal sole con rughe e macchie e aumento dei tumori cutanei (melanomi ed epiteliomi). Ma oggi abbiamo imparato qualcosa? Sembra proprio di no. Infatti i luoghi comuni sono sempre radicati nelle abitudini delle mamme, anche di oggi. Per esempio un comune errore in spiaggia è ancora quello di spalmare la crema in abbondanza, magari a più riprese, o esporre i bambini al sole di giugno-luglio senza limitazioni. Anche la Comunità Europea si è messa in prima linea per diffondere una corretta informazione sulla esposizione al sole in età infantile. Riportiamo alcune raccomandazioni. La crema solare che al primo sole compriamo come per soddisfare un bisogno primario irrinunciabile per noi e per i nostri figli, viene solo in parte assorbita dalla pelle e in parte si scioglie. Dopo qualche tempo, purtroppo non quantificabile, la protezione solare svanisce e la pelle inizia a subire i danni dei raggi ultravioletti senza che ce ne accorgiamo. I danni così sono di due tipi: quelli dell’assorbimento della crema solare e quelli del sole. Ecco perché molti dermatologi oggi ritengono che la crema solare sia più dannosa che utile, perché infonde una sensazione di sicurezza o protezione che fa stare al sole per tempi sconsideratamente lunghi. I nostri bambini, in particolare, sono pieni di nei e di lentiggini solari, segno evidente del danno da raggi ultravioletti. Gli stessi bambini, un domani, saranno a rischio di tumori cutanei. Un errore comune, inoltre, è legato alla crema solare: una crema a protezione 20 protegge per il 92 per cento, mentre una crema a protezione estrema o totale protegge al massimo per il 96 per cento, ma è 5/6 volte più carica di filtri chimici. È, quindi, illogico utilizzare per un bambino una crema con fattore di protezione superiore a 20. Un’altra falsa certezza è quella di ritenere che il danno alla pelle dei bambini possa essere scongiurato evitando l’esposizione della pelle nelle ore più a rischio, vale a dire dalle 11.00 alle 14.00 Certamente le cose non stanno in questi termini. Infatti in tale fascia oraria possono essere evitati una parte dei raggi Uvb, responsabili degli eritemi e delle ustioni, ma in tutto l’arco della giornata sono comunque attivi e presenti i raggi Uva, responsabili sia dell’invecchiamento precoce della cute e degli annessi cutanei, sia di gran parte delle forme tumorali cutanee. Un altro errore comune è credere che il primo sole di maggio o giugno, quando l’aria è più fresca, sia più innocuo. Infatti il picco di maggior pericolosità dei raggi Uv raggiunge il massimo proprio a maggio e giugno! Quali sono allora le regole e le raccomandazioni da rispettare? Eccone alcune. Innanzitutto non bisogna utilizzare creme solari in bambini fino ai quattro anni, nè esporli direttamente al sole, bensì è opportuno proteggerli con l’ombra, il cappello, gli occhialini e la maglietta. Dopo i quattro anni è necessario continuare a proteggerli con l’ombra, il cappello, gli occhialini e la maglietta utilizzando anche la crema solare, intorno al fattore 20 e solo nelle aree che rimangono scoperte. Le mamme, a loro volta, devono impostare per i propri bambini una corretta esposizione al sole, che può risultare più efficace se è accompagnata dal buon esempio, ricordando che la pelle di ognuno di noi ha un contatempo per le ore trascorse al sole che vale per tutta la vita. La regola principale quindi è: meno tempo al sole nell’età infantile, per poter stare più tranquilli al sole nell’età adulta. Al mattino si bruciano più calorie Una colazione abbondante e una cena leggera sono il segreto per mantenere il peso forma. Soprattutto dopo i 40 anni. Da una recente ricerca inglese condotta presso l'Institute of Metabolic Science di Cambridge su 6.764 uomini e donne risulta che il campione ingrassato percentualmente di meno è quello che ha assunto la maggior parte delle calorie (dal 22 al 50 per cento del totale) durante la mattinata. Non solo dai 40 anni in avanti il nostro metabolismo rallenta, ma perdiamo anche circa il 30 per cento di massa muscolare: se facciamo un lauto pasto e poi andiamo a letto, gli zuccheri si depositano senza possibilità di essere bruciati. La ricerca spiega quello che i nostri nonni hanno sempre saputo. Mangiare durante il giorno e alla sera una semplice zuppa. Intanto, da un’altra indagine relativa ai giovani quattordicenni è emerso che la vendita del farmaco noto come «pillola del giorno dopo» spopola tra le adolescenti. Nel 2013 in Italia la domanda ha superato oltre le 300mila confezioni, 60mila in più dell’anno precedente. Sono le giovanissime appunto (tra i 14 e i 20 anni) a consumare oltre la metà delle confezioni vendute. Così, sotto accusa finiscono i genitori, che sembrano essere totalmente all’oscuro delle abitudini sessuali dei propri figli. Solo 5 su cento immaginano che le figlie quattordicenni abbiano rapporti sessuali, quando in realtà si tratta di ben oltre: del 38 per cento. I SAMUELE VALENTINO L’Accademia Kronos suggerisce i comportamenti da tenere nel periodo estivo Come prevenire disagi e malori della stagione calda (di Gabriele La Malfa) Non è tanto il caldo a creare i maggiori disagi e problemi alla nostra salute, quanto l'umidità dell’aria, la famigerata afa. Il corpo umano reagisce alle alte temperature ambientali attraverso il sudore. Questo è un modo naturale di raffreddare il corpo espellendo all’esterno il caldo eccessivo, ma se nell’ambiente esterno esiste un alto tasso d’umidità, questo rallenta o blocca l’interscambio tra il corpo e l’ambiente. In questo caso si può andare in shock da calore e perdere i sensi fino alle peggiori conseguenze. Gli individui più a rischio sono i bambini e gli anziani. A questi quindi va rivolta la massima attenzione. Di seguito alcuni consigli. Per prima cosa bisogna evitare di uscire in strada nelle ore comprese tra le 11 e le 18. In questo lasso di tempo, a causa delle alte temperature esterne (dai 35 gradi a salire) e dei raggi solari diretti, si formano reazioni chimiche che utilizzano gli ossidi di azoto e altre sostanze rilasciate dalla combustione degli idrocarburi (traffico veicolare) per generare l’ozono. L’ozono che si forma nelle nostre città è un gas altamente velenoso per gli esseri viventi, mentre quello presente nella stratosfera protegge la vita sul pianeta perché assorbe i raggi ultravioletti che altrimenti “sterilizzerebbero” il pianeta. Normalmente la parte di atmosfera con maggiore concentrazione di ozono si registra ad un metro e mezzo dal suolo. Un livello pericoloso soprattutto per i bambini. Allora bisogna evitare di far uscire i piccoli nelle ore in cui maggiormente si forma l’ozono. L’ozono, come una bassa nebbia invisibile, invade non solo le strade, ma anche i parchi cittadini e i boschi prospicienti alle vie di comunicazione, per cui la frequentazione delle aree verdi cittadine è consigliabile dall’alba alle 11 del mattino e poi dalle 19 all’alba. Si sconsiglia di fare attività sportive fuori degli orari descritti. Anzi fin quando le temperature dell’aria non scenderanno sotto i 30 gradi è importante limitare ogni attività fisica (allenamenti e agonismo). Altra regola determinante è quella di compensare la perdita di liquidi corporei (sudorazione) bevendo acqua e succhi di frutta, almeno 2 litri d’acqua al giorno. Per contenere il surriscaldamento della propria abitazione queste le regole d’applicare. Aprire tutte le finestre di casa dall’alba fino alle 9 di mattina. Il fresco della notte, attraverso le correnti d’aria interne, potrà abbassare le temperature interne. Dopo le 9 di mattina però sarà necessario chiudere ermeticamente tutte le finestre, tapparelle incluse. In questo modo per diverse ore sarà possibile mantenere dentro l’appartamento una temperatura molto più fresca dell’esterno. Altro consiglio, qualora si avvertissero vertigini, crampi e un generale disagio fisico, è quello di mettere a bagno i piedi in acqua fredda e di tenerli per almeno 5 minuti. In questo modo si potrà scaricare il calore interno attraverso i piedi, si consiglia anche di tenere in acqua fredda per qualche minuto anche le mani e le braccia fino ai gomiti. Ovviamente vanno banditi gli alcolici (vino compreso ) e la caffeina. Va sconsigliato di mangiare carne, insaccati, primi piatti eccessivamente conditi e comunque cibi troppo elaborati. In alternativa si dovranno prediligere insalata, pomodori, mozzarelle e frutta. Come indumenti da evitare tessuti sintetici e preferire cotone. E per evitare torcicolli e raffreddori si consiglia di non porsi direttamente davanti ad un ventilatore. Brevi Brevi per la salute Cardiologia, ricordarsi della pressione Dimenticare la pillola per la pressione aumenta del 40 per cento il rischio di infarto. È stato accertato, su un campione di ipertesi, che gli attacchi di cuore, infatti, sarebbero favoriti dai rapidi cambiamenti della pressione arteriosa conseguenti appunto alle frequenti dimenticanze dei farmaci che la controllano. L’esame per il polmone Nuovo metodo La ricerca non si ferma. E nel caso di accertamenti alle vie respiratorie basterà un semplice prelievo di sangue per scovare il tumore prima che si formi. L’esame, più efficace della Tac, così individuerà le molecole alterate che si trovano nel plasma dei malati. I farmaci per il colon Nuovi ritrovati Si chiama Her2 ed è un gene che si moltiplica nel carcinoma al seno: si è scoperto (di recente) che compare anche in quello al colon. E, per neutralizzarlo, si sta testando lo stesso mix di farmaci. I risultati? La malattia si arresta, senza effetti come la caduta dei capelli. Entro il 2014, cioè a breve, la cura sarà realtà. Farmaco per l’Alzheimer L’ultima scoperta È stato scoperto che un farmaco usato per curare il tumore alla pelle rimuove il 50 per cento delle placche di amiloide presente nel cervello dei topi che soffrono di Alzheimer. In sole 72 ore. Sempre nei roditori è stato scoperto che le alterazioni patologiche legate al morbo possono ridursi grazie al blocco di un trasmettitore del sistema immunitario. E ancora, l’impianto del primo apparecchio per stimolare la parte più profonda del cervello, ripristina la memoria. I LE S O T T O S C R I Z I O N I vanno intestate a UNIONE EDITORIALE c/c n.150-532/6 - Abi 5385-0 *Cab 01600 *Bic BPDMIT3B Banca Popolare Puglia e Basilicata filiale di via Santa Margherita, 4 Milano.

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La Gazzetta della Puglia R ECENSIONI APRILE / GIUGNO ’14 – P AGINA 15 Edizioni dell’autore 2011 – Martino Solito Editore MdS - Autore: V. Sardiello «Jère ’na vòte... Martine» A Martina il mercato oggi si svolge il mercoledì nella via che da quella omonima di Taranto corre al Foro Boario, nelle sue parallele e nelle sue traverse. Un mercato grande e sempre affollato, anche di gente che arriva da fuori. Vi si trova di tutto. Il mercato è anche rito, folclore, spettacolo, luogo d’incontri. C’era anche il mercato degli animali, accampato alla Neviera Crollata, che poi traslocò nei fondi di Turchiamone, vicino alla strada diretta al santuario della Madonna della Sanità. Piazza Immacolata era riservata ai pescivendoli; ma, quando vennero smantellati i banchi di marmo per le cassette ricolme di orate e naselli fu installata la fontana. I foresti e i massari in trasferta potevano trascorrere la notte in una taverna, in piazza XX Settembre o Fore a Porte, ricoverando in un locale apposito il calesse o il barroccio. Quando il frigorifero era di là da venire si raccoglieva la neve nelle neviere. Quella più grande era a Montetullio. La rete fognaria fu avviata nel ‘31. Gli artigiani erano tanti: carradori; panierai; vasari con bottega in via Massafra... Era l’epoca del banditore, che comunicava le decisioni dell’autorità. Il primo fu Luigi “u Gnoure”. Grazie a Martino Solito per queste informazioni e tante altre. Poeta dalla vena limpida e inesauribile e scrittore sensibile e accurato, ripercorre quei tempi ormai remoti in “Jère ‘na vòte…Martine”: l’avventura della città nel XX secolo. Pagine avvincenti - scritte in dialetto tradotto in italiano -, che offrono al lettore la possibilità di un viaggio piacevolissimo, gustando la schiettezza e la spontaneità della lingua materna, la sua dignità, la sua forza comunicativa, le onomatopee, le pregevolezze, le sfumature... “Quando scoppiò la guerra del ’15 Martina era piena di contadini, braccianti e artigiani… La fillossera da una decina d’anni creava seri disagi ai viticoltori e coloro che avevano innestato la vite europea sull’Aramon stavano svellendo le viti per piantare le barbatelle americane”. Le strade erano lastricate e all’esterno, di fianco all’entrata di tanti bassi, si levava il coccodè delle galline ristrette in gabbie fatte di legno. Qualcuno in casa ospitava l’asino o il cavallo; molti tenevano la stalla al piano terra e abitavano al primo. Nei vicoli, nelle chiostre, sui marciapiedi, appesi a un filo sventolavano lenzuola e camicie da notte, che accendevano liti se, agitandosi, investivano un passante permaloso. Il podestà don Davide Carrieri dovette intervenire: niente più panni al sole e neppure animali fuori delle abitazioni. Decreti contro i poveri: i privilegiati, avendo il terrazzo, non dovevano portare la roba, tenendola sul capo protetto dal cercine, a qualche distanza dal paese. Martino Solito rispolvera la Martina antica, a molti sconosciuta, con levità, e la racconta come una favola per i nipotini in procinto di addormentarsi. Li ha esplorati con scrupolo e passione, quei giorni, arrivando fino ai nostri. Ha interpellato documenti e incalzato con domande ultranovantenni che conservavano vivo il ricordo di momenti vissuti personalmente o trasmessi dagli antenati. Non ha trascurato neppure i giochi di strada, dalla campana alla lippa, alla trottola… (le “verrèuzzele” migliori li confezionava mastro Francesco ‘a Volze, che aveva bottega ai Tre Gradini). Erano tempi di povertà e di fame. I più indigenti attendevano in fila davanti alle abitazioni dei galantuomini, per ricevere qualche centesimo o un pezzo di pane. Molti se ne andarono in Svizzera, in America, in Germania, in Belgio, a lavorare nelle miniere di carbone, dove tanti morirono o si ammalarono ai polmoni… Un volume ricco di fatti, questo: “Una volta ogni settimana tutte le famiglie producevano il pane in casa e lo portavano al forno a legna per cuocerlo”….“Le festività di dicembre cominciavano con l’Immacolata e non mancavano i pastori che al suono delle ciaramelle attraversavano il paese. Il giorno della vigilia si pranzava di sera con orecchiette e rape. Coloro che potevano permetterselo mangiavano fettuccine o linguine col baccalà e pezzi di baccalà fritto. Se mancava il baccalà si friggeva il pesce... Si mangiava la pasta col pesce e si sceglieva la seppia, i calamari, lo scillio, la vitella di mare…”. Poi si pensava alle feste natalizie. Un aiuto per il lavoro arrivò da Taranto, dove tanti martinesi furono assunti dall’Arsenale o dal Cantiere Tosi, mentre nella città dei trulli sorgevano piccoli laboratori di cappottari, che impiegarono braccia locali e dei centri vicini. Alcuni operai poi si misero in proprio, incrementando il settore. Le botteghe diventarono industrie, mentre i braccianti disertavano i lavori agricoli. Coinvolge, questa storia di Martina, ripescata, in vent’anni di fatica. Martino Solito la descrive sin nei dettagli. Un lavoro, che, presentato in veste elegante, con due sonetti nelle prime pagine. Bellissime anche le illustrazioni di Mariella Spinosa, che ricostruisce gli ambienti e i personaggi (le strade, i vicoli, gli interni delle case, i costruttori dei muretti a secco, i contadini al lavoro sull’aia…) con un tratto sicuro, deciso, incisivo. «Racconti in punta di... » Solitudine, cinismo, incomunicabilità, città caotiche, ritmi alienanti: alcuni, forse i più gravi, males-seri della vita quotidiana di oggi. Malesseri spirituali e comportamentali, che colpiscono indifferentemente uomini e donne. Questi i temi efficacemente tratteggiati in Racconti in punta di cravatta (Edit. MdS, collana Sfriditrucioli d’arte, 2013, pp. 208, euro 12), libro d’esordio di Vincenzo Sardiello. Esordio letterario grazie al coraggio, o incoscienza ?, della casa editrice Mani di Strega, una cooperativa di giovani donne di Pisa. Coraggio, o incoscienza, che hanno solo le piccole case editrici – Dio le abbia in gloria! – , che ancora scommettono sulla qualità. I grandi gruppi editoriali, colpevoli di riempire il mercato librario di prodotti mediocri, hanno abdicato da tempo a questo compito. Vincenzo Sardiello è un giovane scrittore salentino, nato a Francavilla Fontana. Sociologo ed esperto d’arte, cura mostre di pittura e si occupa di regia teatrale. Racconti in punta di cravatta – illustrazione di copertina: Luigi Lerna – contiene diciannove racconti e due commedie (Il cappio e il sorriso e Scacco al re). Fotografano scene di vita quotidiana, i cui personaggi borghesi vivono un’umanità interna in dissidio con l’inumanità dell’ambiente esterno. Sempre sballottati tra Eros e Thanatos, tra la categoria del tempo e del numero (ricorrente è la cronometrizzazione minuziosa dei gesti quotidiani e dei costi degli oggetti). A parte le commedie (in cui si sente il respiro di Pirandello, e non solo), i racconti non seguono una struttura narrativa tradizionale. Niente trame, ma stati d’animo. Niente storie, ma situazioni di fatto. Non un film che scorre con passo normale, ma fotogrammi che si inseguono a scatti. A ritmo incalzante, sino all’ossessività: esempio estremo, il racconto Sabato. L’effetto è ottenuto da una scrittura frammentata e dialogica. Molte le frasi composte da una, due o tre parole. «Tal contenuto, tal forma», per dirla con il grande Francesco De Sanctis. Contenuto e forma che però spiazzano il lettore. Anche quello più avveduto. Sardiello è un autore colto. Ha la capacità di stupire, capovolgere le aspettative di chi legge, incuriosire e far riflettere. La giusta chiave di lettura della sua opera creativa, non va dimenticato, è tutta nel suo percorso formativo e nei suoi interessi culturali: la sociologia, la pittura e il teatro. Tra le citazioni, per esempio, figura il commediografo e aforista viennese Karl Kraus (vedi il racconto La città), il pittore belga James Ensor (L’entrata di Cristo a Bruxelles). Molte, poi, le contaminazioni. Se lo scopo di uno scrittore è quello di rifuggire dalla banalità, o di dimostrare che finanche il banale ha un sottofondo di complessità, be’, allora, Vincenzo Sardiello ci è riuscito. F. PRESICCI P. FILOMENO Ed. Insieme – Autore Agostino Picicco «La semplicità delle piccole cose» I DALLA PRIMA PAGINA (...) Più che un semplice saggio è un manuale di vita, una vita non così lontana e che molti di noi conservano nell’anima, chiusa in uno scrigno. Scorrendo le pagine mi si presentano squarci di vita pugliese ed avverto le emozioni di un bambino ormai uomo, che mantiene saldamente le radici nel passato, proiettandosi nel futuro. Il tempo che cambia, le mode, le stagioni: tutto sintetizzato in maniera armonica. Ciò che colpisce e trascina però sono le emozioni, quelle di una vita vissuta in un periodo sicuramente più bello, privo degli agi a cui ora siamo abituati, ma un periodo vero, intenso, non corroborato da amicizie virtuali, fatto di marachelle e confidenze, di paure e di sogni, tutte rigorosamente reali. L’autore con quest’opera ha voluto mettere in risalto la creatività e l’originalità di un tempo, ormai lontano, in cui tutto era più genuino e spontaneo perché, se oggi l’individuo gode di una tecnologia avanzata, la quale offre più stimoli rispetto ad un tempo, questi però sono quasi tutti pre-costituiti. Nei vari paragrafi si alternano le sensazioni vere, appartenenti ad una vita fatta di piccole cose, capaci di offrire soddisfazioni e gioie grazie alla loro semplicità. Lo scrittore prova ad osare, a vincere delle paure, quelle stesse che hanno accompagnato la nostra infanzia e valorizza la vita che molti di noi hanno condotto fino a qualche tempo fa, sempre a contatto diretto con la natura, con giochi semplici, molto diversi da quelli attuali. Il ricordo diventa, quindi, il filo conduttore che lega il passato al presente, così ricco di tradizioni, ma soprattutto di valori. L’uomo, nel corso della sua vita, progredisce di continuo ma, ad un certo punto, si accorge che nonostante i vantaggi che il progresso e l’evoluzione gli offrono, nel contempo gli tolgono quelle piccole gioie di cui sono state intessute la sua infanzia e la sua giovinezza, ricche di valori e tradizioni che og- gi, man mano vanno svanendo nel nulla. L’autore, attraverso questa sorta di autobiografia comune a tanti, ripercorre gli anni migliori vissuti da ciascuno di noi, quelli fatti di piccole cose, a stretto contatto con le persone più care, che permettevano di vivere straordinari momenti affettivi, e che aiutano l’uomo a crescere, allontanandosi man mano da quel “fanciullino” che è sempre dentro di noi. Quest’opera di Agostino Picicco servirà non solo da sprone, per conservare ancora viva quella cultura, in cui affondano le nostre radici, ma anche per AMARE, TUTELARE e VALORIZZARE tutto ciò che fa parte del nostro passato. GIUSEPPE DE CARLO Dalla prefazione di Dino Abbascià Agostino, attraverso il carosello del suo racconto, ci fa rivivere una Italia, forse più povera, certamente più semplice, più genuina e forse più ricca di valori. Un amarcord per il lettore, un po’ come leggere un libro delle favole, un tuffo nel passato, come rivedere un film già visto con emozioni mozzafiato, come bere un bicchiere di acqua fresca dopo una lunga corsa d'estate....tutto di un fiato! Il suo raccontare, il suo sciorinare momenti della sua adolescenza, mette in risalto una gioventù che cresceva sana, libera, forse con qualche privazione ma ricca di ideali che sono stati i pilastri della crescita socio/economica di questa nostra bella Italia. Si, il mio pensiero va ai fortunati lettori di questo libro di Agostino, ai giovani, perché ne arricchisce lo spirito e ne fortifica il carattere con il suo esempio di vita. Ai meno giovani, come me, attraverso il suo raccontare riporta alla memoria luoghi e momenti di un passato che malgrado gli anni, rimangono impressi nella memoria: la piazza, la villa, gli androni dei vecchi palazzi, dove nascevano sogni, speranze ma soprattutto nascevano le vere Amicizie che duravano una intera vita. Ed. Insieme: info@edinsieme.com, tel. 080.3511540.

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