FuoriAsse - Speciale XXVII Salone Internazionale del Libro

 

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FuoriAsse - Officina della cultura

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FUOR ASSE Officina della Cultura Speciale XXVII Salone Internazionale del Libro

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FUOR ASSE Editor ale Naufragi Il Salone del Libro di Torino è iniziato! È un avvenimento fondamentale. Si va tutti al Salone del Libro! Gli editori arrivano il giorno prima per allestire e poi, via via, arrivano tutti gli altri: addetti ai lavori, conferenzieri, insegnanti, studenti, scrittori, venditori ambulanti di gelati, militari, forze dell'ordine, politici e soprattutto lettori. Quest'ultima categoria è la più numerosa perché comprende anche molti delle categorie precedenti. Ma si va tutti al Salone del Libro? Nonostante la folla che si accalca nella metro e agli ingressi, in realtà non si può dire che proprio tutti vadano al Salone del Libro o che leggano. Le notizie, cattive, che si rincorrono tra giornali, televisione e social media sono accomunate dalla imbarazzante carenza culturale dei protagonisti. La triste realtà è che apparteniamo a un'umanità a maggioranza di non lettori; esseri umani che non ritengono importante usare la parola scritta per approfondire, informarsi, esplorare, pensare, riconcettualizzare, incuriosirsi, nutrirsi di idee e di storie, imparare e crescere. Quindi riprendiamo dall'inizio: alcuni vanno al Salone del Libro, altri al megastore dell'elettronica, altri ancora a vedere la partita di pallone oppure a farsi una bella mangiata in quella trattoria vicino alla tangenziale dove le porzioni sono abbondanti, si spende poco e c'è un ampio parcheggio. Tra gli intellettuali serpeggiano critiche su molti aspetti del Salone e delle proposte editoriali al suo interno. Valutazioni utili e necessarie, ma nel contesto di naufragio culturale della nostra società, innanzi tutto bisogna riconoscere che il Salone del Libro è una zattera di salvataggio, non la migliore possibile né la più importante, ma sicuramente molto utile. All'interno di questo speciale di FuoriAsse ci sono numerosi interventi che testimoniano di ottimi libri ritrovati su questa zattera, con la speranza di invogliare qualche altro naufrago a decidere di scampare all'annegamento. Il Salone del Libro di Torino è finito. Chi ci è andato ha scovato libri interessanti e ascoltato persone parlare in modo appassionante. Spunti di riflessione. Altri, molti altri, sono andati in quella trattoria nei pressi dello svincolo dell'autostrada, hanno mangiato male, ma abbondante e soprattutto hanno speso poco. Già, questo punto è quello che alla fine interessa tutti. Se è vero che, in un recente sondaggio, il quindici per cento del campione di persone che non frequentano le biblioteche comunali (gratuite) ha indicato come ragione il fatto che costano troppo, la connessione tra economia e cultura è basilare. Chiuso il Salone, si parla dei dati delle vendite. Rappresentanti istituzionali, delegati dai cittadini, affermano, a seconda dei casi, che con la cultura non si mangia o viceversa che la cultura è il petrolio dell'Italia per la sua capacità di attrarre turismo. FUOR ASSE

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Allora che si fa? Proseguiamo la metafora della zattera, ma perdendoci in discussioni su quanto costa e quanto rende salvare i naufraghi? Non stupisce. Anche quando gli esseri umani in pericolo in mezzo al mare sono reali e non farli salire sulla scialuppa di salvataggio significa la differenza tra la vita e la morte, in Italia si aprono discussioni sulla spesa. FuoriAsse è gratuito e come tale poco rilevante nel gioco economico, è anche molto poco interessato a questo gioco. Però vorremmo augurare a tutti gli editori di libri interessanti, che abbiamo trovato al Salone, di riuscire a far quadrare i conti per sopravvivere e continuare il loro lavoro. Silvio Valpreda ©Issaf Turki FUOR ASSE

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Officina della Cultura FUOR ASSE NOMEN OMEN Quanto è difficile oggi parlare di arte? E di cultura? Presi come siamo a consumare e a farci consumare dalle cose stesse non si ha nemmeno il tempo di sorbirle. Stando a questa logica lo Speciale sarebbe dovuto uscire a una settimana di distanza dal Salone. Ma allora che senso ha parlare di libri se non ci rimane nemmeno più il tempo di meditarli? Alla fine a che cosa, in questo numero, rendiamo omaggio? Forse è più giusto dire che si cerca solo di recuperare il senso di quello che è oggi la Letteratura. Di certo è numero speciale perché speciali sono i contenuti di chi vi ha contribuito. Ogni singola suggestione è colma di significato e ogni concetto meditato e fatto proprio, prima di venire reso al lettore. Ogni singola parola è scelta, ragionata e pesata prima di essere stata scritta. Questo perché si tenta di rintracciare i fili di ciò che via via stiamo perdendo: il senso e l’amore per la letteratura, intesa come l’arte di mediare, che mette in discussione noi stessi, che ci pone delle domande, che suscita una tensione continua tra noi e il mondo circostante. E forse per questo abbiamo sin da subito amato le foto di Saul Landell. Un’immagine di copertina che scaturisce un’idea di accoglienza e di bene. Quest’ultimo tema centrale del Salone del libro di quest’anno. Oltre alla ricerca e alle immagini, che sono chiara espressione di un’analisi approfondita e volta alla ricerca di qualcosa che è in grado di scaturire sensazioni che vanno al di là del mero piacere “d’ingannare i sensi”, esaustivo e in totale sintonia con la nostra idea di letteratura è lo stesso pensiero di Saul Landell. Le foto di Saul sono belle. Sì, belle lo sono davvero perché non sono solo da guardare, si fanno anche ascoltare. Ma è un silenzio quello che si avverte, che non può definirsi semplicemente assenza di suoni e di parole, ma è qualcosa di nuovo, che ci cattura i sensi e ci sprofonda in un’ immensa beatitudine. Buona Lettura Redazione FuoriAsse FUOR ASSE Speciale XXVII Salone Internazionale del Libro

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FUOR ASSE Officina della Cultura Direttore Responsabile Cooperativa Letteraria Corrado D’Elia, Vito Santoro, Sara Calderoni, Nando Vitale, Caterina Arcangelo, Orazio Labbate, Pier Paolo Di Mino, Claudio Morandini, Mario Greco, Silvio Valpreda, Cristina De Lauretis, Marco Annicchiarico, Erika Nicchiosini Redazione Progetto gra co Mario Greco Direttore Editoriale Caterina Arcangelo Andrea Pomella, Cristina Mesturini, Francesca Scotti, Giuseppe Giglio, Giuseppe Lupo, Lucia Pascale, Massimo Maugeri Hanno collaborato a questo numero La copertina di questo numero Saul Landell Foto e illustrazioni Saul Landell, Issaf Turki, Jaya Suberg, Marilisa Chatellair, Willem Oets, Susanna Serri, Greco Mario Carlotta Bernabei, Paolo Pugnante, Lorenzo Trumino e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo numero Si ringrazia FUOR ASSE

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Speciale XXVII Salone Internazionale FUOR ASSE Officina della Cultura Non tutti i narratori di guerra 44 sono parenti di Fenoglio di Sara Calderoni del Libro “sii beato e poi fa quello di che ti piace” 84 Caterina Arcangelo Il silenzio dei racconti di Claudio Morandini 36 Viaggio al termine 68 del Fumetto di Mario Greco e Stefano Turconi La Copertina di Intervista a Teresa Radice 62 di Francesca Scotti dal particolare all’universale Saul Landell FUOR ASSE 8 29 Conversazione con di Sara Calderoni Alessandro Zaccuri Intervista a Vanni Santoni, Sergio Peter e Iacopo Barison di Caterina Arcangelo Nuovi Orizzonti Narrativi 10 and the truth shall make you free 54 Intervista a Margherita Rimi di Caterina Arcangelo And ye shall know the truth, 22 Intervista a Marco Steiner di Cristina Mesturini la borghesia italiana secondo Moravia Dopo il diluvio: di Massimo Maugeri Roberta Lepri 72 80 “Io ero l’Africa” Diorama dell’Est 51 di Lucia Pascale interpretazioni, di Claudio Morandini Traduzioni, 76 di Giuseppe Giglio rivisitazioni Partecipare alle presentazioni editoriali del futuro 41 (Ovvero come farsi, di un libro, un’idea sbagliata) di Andrea Pomella Nomi e luoghi di 40 una geogra a fantasma di Giuseppe Lupo FUOR ASSE Speciale XXVII Salone Internazionale del Libro

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LABirinti di parole FUOR ASSE L’Associazione Culturale Cooperativa Letteraria bandisce la 2° Edizione del Concorso Letterario “LABirinti di parole”. LABirinti di parole prevede la selezione di brevi racconti e poesie con l'intento specifico di realizzare un "Laboratorio creativo” che possa, al proprio interno, offrire la possibilità di entrare in diretto contatto con autori di indiscussa autorevolezza e, se meritevoli, di essere messi in contatto con le case editrici coinvolte nel progetto di Cooperativa Letteraria. I racconti scelti saranno pubblicati sulle riviste FuoriAsse, Achab, Atti impuri, Partitura - Almost blue, e letti pubblicamente in occasione di iniziative promosse dallo Spazio E di Milano. Durante la manifestazione LABirinti festival, saranno presentati le opere finaliste. La giuria è composta da: - Giuseppe Giglio (Presidente di giuria - Saggista e scrittore); - Mario Capello (Editor e scrittore); - Vanni Santoni (Giornalista e scrittore); - Sparajurij (Autore-Performer collettivo, organizzazione di eventi letterari, rivista Atti impuri); - Stefania Facciano (Impiegata, lettrice raffinata e socia di Cooperativa letteraria); - Maria Rosa Quaglia (Insegnante); - Marco Annicchiarico (Poeta e redattore su riviste e blog letterari); - Fabio Michieli (Critico letterario e poeta). Segretario: Erika Nicchiosini (Editor e giornalista) Le opere possono essere presentate entro il 30 settembre 2014 Scarica il Bando. www.Cooperativaletteraria.it FUOR ASSE LABirinti di parole

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La Copertina di FUOR ASSE Saul Landell Guadalajara, Mexico Intimità tra il reale e il possibile: questa potrebbe essere la de nizione di quello che faccio, immagini che si compongono di altre immagini, di sogni, di fantasie che confondono, che esplorano lo spazio dell’intimo. Io provo solamente a esplorare, per tener traccia dei momenti che vivo, di una generazione che mi chiama contemporaneo, io cerco solamente di raccontare delle storie. Storie che sono inverosimili, impossibili, più dense di surrealismo o di realismo magico che dell’urbanistica selvaggia e dei suo spazi asettici. Invecchio, cercando di spiegarmi cosa separa l’uomo dalla realtà, trovo irresistibile la capacità di astrazione della fotogra a, la capacità di percepire la realtà nonostante sia una nzione, per questo gli specchi, l’acqua, l’orizzonte come luogo onirici, intimi, dove realtà, fantasia, magia, utopia, e ciò che è concreto si fanno un tutt’uno, senza con ni tra l’uno e l’altro. Prima della cultura urbanistica, prima della globalizzazione e del suo imporre tendenze e stili che rispondono alle esigenze di una società del consumo torno all’intimità, no al ridicolo. Seguo un cammino già percorso da chi ama veramente l’arte e la fotogra a, u cialmente il mio posto si trova nella cambusa del treno dell’avanguardia fotogra ca, non sono un fotografo, sono un arte ce dell’arte visiva. “Dovrei fare una foto del mondo che vedo o del mondo che percepisco? Immagini di un mondo reale o di un mondo possibile?” Queste sono le domande che pongo a me stesso quando cerco di tradurre i miei concetti personali in linguaggio fotogra co. Non altero la realtà con l’obiettivo d’ingannare i sensi, lo faccio solo per esprimere concetti che vanno oltre il transitorio, rivelando la fragilità dell’uomo, aprendo ferite, non quindi con l’obiettivo di so rire, ma con l’obiettivo di ottenere la massima comprensione di me stesso. La mia fotogra a è più passione che tecnica e tecnologia, è come un approccio primitivo, pittoresco, letterario attraverso il quale voglio esprimere la mie percezione e i miei momenti di silenzio. Le mie fotogra e non danno risposte, al massimo generano delle domande. Traduzione di Carlotta Bernabei FUOR ASSE 8

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Entre lo real y lo posible... bien podria ser esta la de nición de lo que hago, imagenes que se hacen de otras imagenes, de sueños y fantasias que perturban, que exploran el espacio de lo intimo, Solo intento explorar para tener referencias del momento que me toco vivir, de la generación que me llama contemporáneo, soy un cuenta historias... historias inverosimiles, imposibles, mas propias del surrealismo o el realismo magico que del urbanismo salvaje y sus espacios asépticos. Me voy por el camino viejo, intentando explicarme lo que separa al hombre de la realidad, enncuentro irresistible la capacidad de abstraccion de la fotogra a para percibir la realidad a pesar de ser una ccion, por eso los espejos, el agua, el horizonte como lugares oniricos, intimos....donde realidad, fantasia, magia, utopia y lo concreto son uno y lo mismo, sin fronteras entre uno y otro Ante la cultura urbana, ante la globalizacion y su imposición de tendencias y estilos que responden a una sociedad de consumo...regreso a lo intimo y hasta lo cursi, sigo caminos ya recorridos y superados por "los puros" del arte y la fotogra a, o cialmente mi asiento esta en el cabús del tren de la vanguardia fotogra ca, no soy fotografo, solo soy un artesano de lo visual. ¿Debo tomar una imagen de un mundo que veo o de un mundo que entiendo? Imágenes de un mundo real o un mundo Posible? Esas son las preguntas que me hago a mí mismo cuando trato de traducir los conceptos personales al lenguaje fotográ co. No altero la realidad con el n de engañar a los sentidos, lo hago para expresar conceptos más allá de lo momentáneo, revelando la fragilidad del hombre ,abriendo heridas , no con el n de sufrir, sino para obtener una comprensión más profunda de mí mismo. Mi fotografía surge mas de la pasion que de la técnica y la tecnología. Es casi un enfoque primitivo, pictorico, literario.. a través del cual intento expresar mis propias alucinaciones y momentos de silencio. Mis fotografías no ofrecen respuestas. A lo sumo, crean mas preguntas. Saul Landell "nadie conoce a su espejo hasta que lo rompe " Saul Landell La Copertina di FUOR ASSE

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Nuovi Orizzonti Narrativi di Caterina Arcangelo ©Saul Landell Non lascia indifferenti, in un momento di forte fragilità per il mondo della cultura in genere, la nascita di una nuova collana editoriale. A stringere i denti è la Tunué, casa editrice nota e apprezzata soprattutto nel mondo del fumetto d’autore. Si accumulano libri che sembrano come annullarsi l’un l’altro e l’insieme della produzione letteraria suscita una sensazione di ripetizione e di costipazione. Proprio come accade nelle altre molteplici forme della cultura e della comunicazione in cui l’accumulo di oggetti, di percezioni, di situazioni sono generate da un vorticoso e ripetitivo offrirsi di possibilità e di occasioni. La nostra intervista parte da un’analisi che intende fare prima di tutto chiarezza sul mondo editoriale in genere, fino a entrare nelle pieghe di un dinamismo più efficace che ci porta a riflettere sui contenuti dei due testi che vi presentiamo. Dettato di Sergio Peter e Stalin + Bianca di Iacopo Barison sono i primi due romanzi pubblicati all’interno della nuova collana narrativa della Tunué, diretta da Vanni Santoni. Romanzi in grado, ognuno a proprio modo, di rispondere alle continue domande che la vita ci pone; capaci di restituire mediante la letteratura un ideale di verità e bellezza. FUOR ASSE 10 Speciale XXVII Salone Internazionale del Libro

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Caterina: Iacopo Barison, autore di Stalin + Bianca, e Sergio Peter, autore di Dettato, sono stati scelti per aprire la collana di narrativa di un editore legato finora al mondo del graphic novel, Tunué (di cui validi professionisti ne apprezzano infatti la bellissima linea grafica). Cosa, in un momento così difficile e delicato per il mondo editoriale e per la cultura in genere – sia perché è ormai chiara e manifesta la scarsa capacità di saper concentrare un minimo la forza economica (se di forza si può parlare) verso il mondo della cultura in genere, con l’appiattimento culturale che ne consegue, e sia per la difficoltà del lettore di orientarsi all’interno di un sistema editoriale sempre più complesso e in continuo fermento – ha scatenato un interessamento nei confronti dei due testi? Vanni: Sono due romanzi molto diversi nei contenuti: Dettato di Sergio Peter è uno stereoscopio di nostalgie e visioni sospese, che rimanda alla lezione di Celati e al Calvino delle Città invisibili; Stalin+Bianca è invece un melodramma adolescenziale, un piccolo romanzo di fuga e viaggio dai sottotoni distopici, che mi ha ricordato il Miguel Angel Martin più lieve: quello che i due libri hanno in comune sono la giovinezza degli autori, rispettivamente classe ’86 e ’88, e la bontà della prosa, che è poi il motivo del mio interessamento. Dunque, al di là del fatto che mi sono sembrati i migliori libri che mi sono arrivati, credo vada inquadrato il ruolo che può avere, nell’ecosistema letterario, un piccolo editore di qualità che decide di mettere su una nuova collana. Credo che il ruolo naturale di una collana come Romanzi di Tunué sia quello di cercare nuove FUOR ASSE Vanni Santoni, Sergio Peter e Iacopo Barison voci letterarie, aiutarle a crescere e presentarle al pubblico. Quello di un’incubatrice, che per la sua stessa natura si rivolge a lettori forti. La follia dell’inseguire il “lettore da un libro l’anno” ha portato l’editoria nelle condizioni in cui è, dunque ritengo che sia giunto il momento di dare invece più attenzioni a chi di libri ne compra trenta o cinquanta l’anno. Per una piccola casa editrice sarebbe inoltre ridicolo inseguire chissà che risultato di vendita tramite titoli più “commerciali”: significherebbe non sapere come funziona il mercato del libro, la distribuzione. Opportuno è invece cercare di realizzare prodotti di qualità che interessino a chi legge molto, a chi segue la narrativa italiana contemporanea, a chi vuole vedere dove sta andando la scrittura nel nostro paese. Anche per questo ho chiesto a Tunué una grafica essenziale, pochi fronzoli, niente immagini. Caterina: E che cos’è, secondo Vanni Santoni, che dà la spinta, che invoglia la nascita di una nuova casa editrice o magari la nascita di una nuova collana editoriale? Dopotutto per quanto ci sia del buono in certi lavori, ci rendiamo conto di quanto sia difficile per certe opere arrivare sugli Vanni Santoni

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scaffali delle librerie e quindi al lettore (che molto più facilmente si affida a quello che la grande libreria e il mercato propina). Vanni: L’idea della collana Romanzi è partita da Massimiliano Clemente, direttore editoriale di Tunué: dopo essersi affermata nel campo del fumetto di qualità, e specificamente nelle narrazioni ampie proprie dei graphic novel, aprire anche alla narrativa era un passo naturale per la casa editrice, che peraltro coltivava già un rapporto privilegiato con la narrativa italiana contemporanea, basti pensare agli adattamenti a fumetti di romanzi di uscita recente come Il tempo materiale di Giorgio Vasta o Uno indiviso di Alcide Pierantozzi. Per quanto mi riguarda, ho accettato l’incarico non appena ho constatato la passione di Clemente e degli altri di Tunué per la letteratura e la loro volontà di investire in una collana a forte impronta letteraria. Rimango convinto che la qualità, alla fine paghi, e dunque è un piacere per me affermare, tramite questa curatela, quelle che credo essere direzioni, per così dire, “giuste”. Caterina: Non sempre la conoscenza delle cose del mondo avviene per esperienza diretta. Mi riferisco al fatto che impariamo l’opportunità del rispetto delle leggi non di certo andando in carcere oppure non acquisiamo l’esperienza del dolore solo dopo averli realmente vissuti. Insomma è banale ribadire che l’essere umano è in grado di conoscere e regolare il suo agire proprio evitando di alcune cose l’esperienza diretta. Questo avviene con l’educazione, la scolarizzazione, la formazione. Per tale ragione possiamo affermare che l’esistenza è regolata da narrazioni. La narrazione FUOR ASSE Massimiliano Clemente Direttore Editoriale Tunué ha una funzione sociale basilare? Vanni: Qui si va sul filosofico. Credo, in sostanza, che tutte le arti abbiano una funzione sociale basilare, in quanto si occupano di rappresentazione, dunque qualcosa in cui ci si può specchiare. E credo che ancora, e nonostante tutto, il romanzo sia la forma d’arte che più permette di fare tutto – almeno il tutto previsto finora dalla nostra cultura e dai limiti, comunque in futuro espandibili, della nostra coscienza. Caterina: Si tratta di due testi molto diversi e sia per scelte tematiche che per stile narrativo. Due titoli inusuali e originali, e comunque belli. Qual è per Vanni Santoni la forza dell’uno e dell’altro? Vanni: Come detto, la forza di entrambi è la buona prosa. Al di là di ciò, credo che Peter dimostri già un Speciale XXVII Salone Internazionale del Libro

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dominio considerevole della forma, che gli permette di usare in scioltezza parti di prosa, di poesia e documentali, senza far venir meno la fluidità della narrazione, mentre la qualità più evidente di Barison è forse lo stile apparentemente minimale, ma in realtà in grado di aprire interi fronti di consapevolezza. Ma non vorrei limitarmi, e limitarli, con queste etichette: per quanto abbiano ancora tantissimo da dimostrare, quel che è certo è che entrambi sono già autori, e come tali le loro virtù sono molteplici. Si leggano Stalin+Bianca e Dettato per averne conferma. Vanni Santoni e Christian Raimo Massimiliano Clemente, Iacopo Barison, Sergio Peter, Vanni Santoni e Christian Raimo FUOR ASSE Vanni Santoni

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Sergio Peter Tunué Dettato Caterina: Ciò che scaturisce una certa curiosità è innanzitutto il titolo stesso del libro. Non credo sia per la cura spasmodica della ricerca della parola (che riporta alla mente il “dettato” scritto tra i banchi di scuola delle elementari, dimostrazione continua di una certa acquisizione della lingua), già che la robustezza del testo scaturisce proprio dallo stile multiforme, e forse insolito, che dà vitalità al romanzo. Magari ce ne vuoi parlare tu. Sergio: Il libro si intitola "Dettato" per due motivi principali: - Uno perché a tratti è come se fosse scritto da un bambino, o da un uomo che guarda se stesso bambino. Perché voleva essere la ricerca di una forma di racconto elementare, che riportasse alla luce l'innocenza della parola appena appresa: frasi brevi, pochi aggettivi e l'ingenuità dello sguardo infantile. Che è già subito tentativo di dar vita a una narrazione primordiale e premoderna, prescientifica, dove non v'è distinzione tra FUOR ASSE l'interno e l'esterno, dove la nostra anima è immediatamente fuori nel mondo, laddove vediamo i luoghi con affetto. Il mio grande modello in questo senso è stato il Walser de "I temi di Fritz Kocher" - Due perché è anche la trascrizione sotto dettatura di voci percepite nell'aria, di racconti sentiti dire; noi come uomini viviamo nel già detto, ogni cosa è già stata raccontata, ogni evento è già accaduto. Allora dobbiamo metterci in ascolto del mondo così com'è. Penso allo scrittore come un tra-scrittore, di apparenze e suoni. Il grande modello qui era invece il Celati di "Narratori delle pianure". Un amanuense che si mette allo stesso livello dei suoi personaggi, e che non guarda il suo testo dall'alto, bensì, consapevole del limite del proprio sguardo, si affida all'imprevisto che gli viene incontro. Nel libro lo stile di ogni capitolo vuole essere totalmente originale e autentico, e soprattutto consono alle cose raccontate: se racconto le vicende popolari di una valle Speciale XXVII Salone Internazionale del Libro 14

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sperduta non posso utilizzare un italiano alto. Se però ad un certo punto parla un ragazzo immerso affettivamente nel paesaggio, allora lì scatta la poesia. Caterina: E’ giusto definire Dettato un romanzo autobiografico? Sergio: Non so se sia giusto o meno, non amo dare giudizi sulla mia opera, aspetto notizie dai critici. Se per autobiografia ci riferiamo a quel tipo di racconto incentrato su un periodo particolare della vita dell'autore, come per esempio accade in Bernhard, allora sì, penso che si possa definire romanzo autobiografico. Ma è pur sempre finzione: è vero sì che il narratore si chiama come me, però la sua vicenda non è preminente, prende spesso spazio la voce di altri, le deviazioni sono frequenti, e soprattutto non tutto quanto viene raccontato come vero è realmente tale, e non tutto quello che potrebbe sembrare finto lo è. Però pensavo a far questo: così come un documentario si distingue da un film di finzione per la maggior sorveglianza che esercita sulla soglia del fittizio, così volevo fare con questo testo --> il documentario scritto di un anima persa che prova a riprendersi attraverso incontri e voci casuali, e in cui tuttavia non è importante che quelle cose siano realmente accadute o che ricostruiscano con un senso compiuto una vita, bensì la cosa centrale sono le atmosfere e i ritmi e le sensazioni e l'idea che non tutto forse in questo mondo sia da buttare. Caterina: Non c’è in Dettato una trama in senso tradizionale. La forza della scrittura credo che stia nella tua capacità di sapere ricostruire, seppure senza fornire al lettore uno schema a cui aggrapparsi, non solo FUOR ASSE una genealogia della famiglia, ma anche la rievocazione per immagine di certi luoghi. E non mi pare ci sia in questo né consapevolezza né intenzione. Persino a guardare certe foto appare manifesta e chiara la volontà – non sempre riuscita- dell’autore a voler restituire una certa idea di bellezza o una forza che susciti lo stesso moto del cuore che l’autore della foto ha provato prima dello scatto. C’è invece nel tuo testo una forza, determinata dalla ricerca della parola, che è in grado di restituire al lettore immagini chiare e nitide, che destano curiosità e meraviglia. E’ sempre e solo una questione di sguardi o conta tanto anche la capacità di entrare in profondità nelle cose delle vita? Sergio: Ho evitato volutamente l'inganno della trama, che tende a intrappolare chi legge in schemi predefiniti offerti dall'autore come una ricetta ben fatta e che soprattutto toglie libertà al lettore. Per me è importante lasciare spazio alla cooperazione del lettore alla scrittura del Sergio Peter

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