Rivista di Psicologia Analitica N°87

 

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Dare corpo prendere corpo:donne che creano

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Cristina Barducci Marzia Bisognin Daniela Bonelli Bassano Laura Branchetti Elena Caramazza Maria Teresa Colonna Rita Corsa Priscilla d’Alessando Pia De Silvestris Pina Galeazzi Bianca Gallerano Nadia Neri Daniela Palliccia Clementina Pavoni Alessandra Porfidia Elena Pulcini Lella Ravasi Bellocchio Stefania Salvadori Anna Maria Sassone Benedetta Silj Isabella Tomassetti Dare corpo prendere corpo: donne che creano a cura di Pina Galeazzi e Daniela Palliccia rivista di psicologia analitica nuova serie

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rivista di psicologia analitica Nuova serie n. 35 Volume 87/2013

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Rivista di Psicologia Analitica nuova serie A cura di Pina Galeazzi e Daniela Palliccia Cristina Barducci Marzia Bisognin Daniela Bonelli Bassano Laura Branchetti Elena Caramazza Maria Teresa Colonna Rita Corsa Priscilla d’Alessando Pia De Silvestris Pina Galeazzi Bianca Gallerano Nadia Neri Daniela Palliccia Clementina Pavoni Alessandra Porfidia Elena Pulcini Lella Ravasi Bellocchio Stefania Salvadori Anna Maria Sassone Benedetta Silj Isabella Tomassetti Dare corpo prendere corpo: donne che creano

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Redazione Paolo Aite, Stefano Carrara, Stefano Carta, Maria Teresa Colonna, Pier Claudio Devescovi, Pina Galeazzi, Romano Màdera, Alessandro Macrillò, Angelo Malinconico, Barbara Massimilla, Daniela Palliccia, Clementina Pavoni, Lella Ravasi Bellocchio. Direzione Paolo Aite (Responsabile) Stefano Carta Angelo Malinconico Segretaria di redazione Roberta Canton Comitato Scientifico Internazionale Gaetano Benedetti (Basilea), Eugenio Borgna (Novara), Ricardo Carretero Gramage (Palma di Maiorca), Domenico Chianese (Roma), Christian Gaillard (Parigi), René Ka‘s (Lione), Renos Papadopulos (Londra), Andrea Sabbadini (Londra). La Rivista di Psicologia Analitica è riconosciuta come pubblicazione di elevato valore culturale dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. La rivista di Psicologia Analitica si riceve per abbonamento annuale o biennale; inoltre è distribuita presso Feltrinelli e le migliori librerie da: JOO DISTRIBUZIONE - Via F. Argelati, 35 - Milano. ©2013 Editore Gruppo di Psicologia Analitica Via dei Giordani 18 - 00199 Roma redazione@rivistapsicologianalitica.it www.rivistapsicologianalitica.it N° iscrizione ROC: 16139 ISSN 0392-9787 Registrazione Tribunale di Roma n. 210 in data 3 maggio 1996 Periodicità semestrale

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INDICE Dare corpo prendere corpo: donne che creano di Pina Galeazzi e Daniela Palliccia >> >> 9 11 Accendere il buio. Creatività femminile tra cura di sé e cura dell’altro di Pina Galeazzi >> 33 Maria Maddalena, una passione iniziatica di Daniela Bonelli Bassano >> 47 Il gesto femminile e il suo senso di Benedetta Silj >> 65 L’importanza della memoria e della storia per la psicoanalisi e le donne di Nadia Neri >> Semi di luce. Lettere tra Lou Andreas-Salomé e Anna Freud di Laura Branchetti 73

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Eros e Thanatos in due racconti dell’Ombra e del Desiderio >> di Maria Teresa Colonna 89 Femmine un giorno e poi madri per sempre di Marzia Bisognin >> 107 121 >> Venire al mondo: la nascita della visione di Lella Ravasi Bellocchio >> 133 Qualche domanda sul nascere donna e la creatività di Stefania Salvadori >> 147 L’esperienza artistica femminile di Alessandra Porfidia >> Etty Hillesum: la relazione con l’altro a partire dalla relazione con se stessi di Priscilla d’Alessandro 165 In voce di donna: analiste e filosofe parlano Daniela Palliccia (a cura di) >> 181 recensioni Patrizia Cupelloni (a cura di): Psicoanaliste. Il piacere di pensare Franco Angeli, Milano, 2012 Federica Mazzeo >> 229 Giuseppe Andreetto, Pina Galeazzi (a cura di): Mondi in un rettangolo. Il gioco della sabbia: aperture sul limite nel setting analitico Moretti & Vitali, Bergamo, 2012 Vito La Spina >> 233

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Bianca Gallerano, Lorenzo Zipparri: Adolescenza, Tradizione, Trasgressione Vivarium, Milano, 2011 Giuseppe Pizzolante >> 236 Maria Ilena Marozza: Jung dopo Jung Moretti & Vitali, Bergamo, 2012 Gianluigi Di Cesare >> 239 Adamo Vergine, Pia De Silvestris: Prendersi cura. Sul senso dell’esperienza psicoanalitica Franco Angeli, Milano, 2012 Donatella Cingolani >> 242 Franco Livorsi: L’avventura di Jung. Romanzo verità. I Falsopiano, Alessandria, 2012 Patrizia Nosengo >> 245 Laura Montani, Giuseppe Leo (a cura di): Lo spazio velato. Femminile e discorso psicoanalitico Frenis Zero, Lecce, 2012 Nadia Neri >> 248 Romano Màdera: La carta del senso. Psicologia del profondo e vita filosofica Raffaello Cortina, Milano, 2012 Clementina Pavoni >> 251 257 >> gli autori

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Dare corpo prendere corpo: donne che creano Quello che le donne non dicono. E quello che per le donne, inchiodate col proprio corpo e col proprio sentire all’esperienza delle origini, è difficile dire. Quello che le donne non fanno, nella fatica a prendere spazio, tempo e legittimazione per sé. Se esiste una disposizione generativa del femminile a dare corpo, e forma – e noi crediamo che esista – da dove nasce, insieme, la grande difficoltà e resistenza di tante donne ad accedere ad una propria creatività, concreta e simbolica? Tra generatività biologica e simbolica quali le aree di convergenza, di contrapposizione, di potenziale sinergia? E in quale persecutorietà, fortemente sostenuta da una vicenda culturale millenaria, si arena la creatività femminile? Come far sì che cura dell’altro e creatività non diventino polarità antagoniste nella vita di tutte noi? Come trovare il coraggio di riconoscere ed esprimere quella quota di distruttività necessaria per nascere, per accedere al nuovo? Come far sì che l’aggressività culturalmente inibita non si riversi, per le donne, in un masochismo ricattatorio o, all’opposto, in un sadismo manipolativo? 9

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Come accedere al valore di una cura vivificata dall’eros? Quello che le donne dicono. Quello che le donne fanno. Questo numero della Rivista di Psicologia Analitica parte da qui: da interrogativi, letture, passioni condivise – dalla scrittura di Etty Hillesum alla poesia di Mariangela Gualtieri, al pensiero di María Zambrano - in una ricerca umana e lavorativa che ci vede coinvolte da anni, come donne, come madri, come analiste, in prima persona. Pina Galeazzi, Daniela Palliccia 10

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Accendere il buio. Creatività femminile tra cura di sé e cura dell’altro Pina Galeazzi Fammi essere forte, forte di sonno e di intelligenza e forte di ossa e di fibra; fammi imparare, attraverso questa disperazione, a distribuirmi: a sapere dove e a chi dare, a riempire i brevi momenti e le chiacchiere casuali di quell’infuso speciale di devozione e amore che sono le nostre epifanie. Sylvia Plath, Diari Quando mia figlia aveva tre anni, una notte, dopo la favola e la ninna nanna, mentre io dicevo, sulla porta, «ora spengo la luce», mi ha risposto, «no, mamma, si dice accendo il buio». Accendere il buio. C’è un buio che accompagna l’esplorazione della creatività femminile. C’è un buio tenebroso di rinuncia e ammutolimento, ostacolo consistente ed ottuso a ritrovarsi, ad ascoltare le proprie percezioni e la propria esperienza, ad imparare a fidarsi di questo ascolto. C’è un buio che accoglie, come utero di gestazione, che porta il proprio “essere che scal11

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cia” dentro di sé, il proprio essere da nutrire ed amare. Si brancola, si oscilla, si perde, si trova. C’è fatica e dolore, ali e sangue, ripetizione e salto, tensione e sconforto, amore. Insieme proviamo ad accendere il buio. Il tema di questo lavoro intreccia tanti fili del mio percorso biografico e professionale: la ricerca di dieci anni fa sul “nemico interno”, i temi della soglia, del ritmo, del vuoto, la dimensione spirituale e il senso di un vivere creativo. E ancora, la domanda che porto con me da tempo e su cui ho provato a scrivere (1): «Che cosa mi sostiene nel sostenere? Cosa mi aiuta nell’ aiutare?» È un tema che mi appassiona e mi accompagna con letture e riflessioni a partire dalla mia esperienza e da quella delle donne con cui condivido i percorsi analitici. Ho preso tanti appunti. Accumulato tanto materiale. Eppure. Eppure osservandomi mentre iniziavo a scrivere ho visto in atto proprio ciò su cui andavo riflettendo. La resistenza, il conflitto, la fatica, la gioia, infine. Per cosa? Beh, credo proprio per ricavare uno spazio creativo tutto mio. Mi sono accorta, alla fine, che le tante le tture, di cui qui c’è solo lieve traccia, servivano in fondo ad alimentare il mio pensiero e a cercare di trovare la mia voce. Mi sono accorta che i tanti frammenti segnati sui pezzetti di carta più improbabili, appunti sparsi ovunque, erano già parte di un flusso che ha sempre continuato a scorrere e io non me ne accorgevo. Ho sperimentato la fatica, ogni volta, di darsi fiducia. C’è una tentazione che accompagna il fare spazio creati vo per sé (su cosa intendo per questo tornerò fra poco): quella di rimandare, di mettere per ultimo, assolti gli altri compiti, lo spazio/tempo per stare con se stesse. L’ho osservato spesso, questo ordine rovesciato, dove ciò che mi stava più a cuore finiva confinato in ore della notte, dopo il giorno di ascolto e di lavoro, dopo la cura dei figli, la spesa e il minimo riordino degli spazi intorno a me, dopo le telefonate strappate al tempo con le amiche. Intravedo in questo far capolino, antico e vecchio ma inossidabile, quel senso di colpa che ostacola lo spazio e 12 (1) P. Galeazzi, In ascolto di sé. Funzione trascendente ed esperienza analitica , Studi Junghiani, n. 32, luglio-dicembre 2010, pp. 77-96.

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Maria Maddalena, una passione iniziatica Daniela Bonelli Bassano La passione accompagna sempre le metamorfosi dell’anima come presup posto necessario di ogni autentica liberazione, che [ ... ] esige lo sforzo doloroso di incarnare una figura nuova, che apre nuove possibilità di esistenza. María Zambrano, All’ombra del dio sconosciuto. [ ... ] si racconterà pure ciò che essa ha fatto, in ricordo di lei. Matteo, 26, 13. INIZI E INDIZI All’inizio lei ancora non c’era. C’era il suo sfondo. Bambina ho abitato per alcuni anni una terra antica e santa la cui geografia sta nelle Scritture. Nell’hortus conclusus del giardino di casa, sensi e cuore desti, assaporavo commistioni. Incenso di chiesa, nenie di rosario, l’Allah Akbar del muezzin, una Madonna in incavo di pietra sul 33

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fondo di un vialetto, lumi accesi. Un macello per cammelli giù dalla scarpata, odori acri, agonie animali mentre l’occhio si perdeva in un filo d’azzurro sul lontano, il Mar Morto e la terra promessa. L’alterità aveva fatto irruzione, sconcertava, spaesava, ma fondava anche, lì in quell’esilio mi sentivo a casa. E poi luce, luce che slarga e abbaglia. L’immenso. L’oltre. Io in eterno pellegrinaggio. C’era una suora, Suor Maddalena. È lei ad aver dato consistenza di racconto a tutti i personaggi che in quei luoghi avevano condotto le loro esistenze straordinarie. È a lei, nel giardino, che ho iniziato a fare domande. Sarà lei ad accompagnare il mio smarrimento quando il corpo di Cristo mi ingombra la bocca e mi riempie di sgomento. Da un fitto fitto tra noi nasce un’intenzione, un gesto segreto. Interro un pezzettino di carta su cui ho scritto Nigrizia. Per non dimenticare, da grande, il nome dell’Ordine cui mi sarei votata. Certo, non ne conoscevo altri. Ma, era la nerezza il punto. E lei. Il suo nome, il suo profumo. In ogni infanzia, dicono, rivive la prima settimana del mondo: dunque non il tempo si impara, ma ciò che viene prima, la primizia e lo stato nascente di ogni cosa. Per questo, poi, ne resta una memoria che non è affatto del passato. Ma quasi una memoria del primo presente, della presenza prima di ogni cosa, della sua ora nascente: una memoria strana, sepolta e inaccessibile quasi sempre, in rari istanti viva, che pure è forse il deposito della nostra metafisica (1). (1) R. de Monticelli, Dal vivo, Dalai, Milano, 2011, p. 24. Senza questi iniziali luoghi dell’anima, che nel tempo continuano a fare risuonare corde del cuore, non so se ci sarebbe stata per me esperienza possibile della Maddalena, forse l’avrei incontrata, ma mi piace pensare che non l’avrei riconosciuta. Andare sulle sue tracce. Non so quando è iniziato. So che mi sono ritrovata ad esserle intima. A conoscerla prima ancora di studiarla e poterla pensare e dire. Itinerario segnato da diversi incontri, primo fra tutti con le immagini. La ricca iconografia esistente ne evidenzia i momenti topici, scene esemplari che hanno finito per connotarne il 34

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Il gesto femminile e il suo senso Benedetta Silj La razionalità è unita a me per mezzo dell’amore Caterina da Siena (1) C. Sini (1996), Gli abiti, le pratiche, i saperi , Jaca Book, Milano, 1996, p. 20. Se alla testimonianza umana sulla terra – nelle sue acrobazie e nelle sue peripezie – dovessi dare un volto elettivamente femminile, riferirei tale “differenza” al talento di coniugare insieme la vita e il pensiero, il gesto e il senso. Intendendo il gesto come la «scrittura originaria dell’esperienza» (1) e il senso come quel “testo” che non smette di rivendicare la sua calligrafia esistenziale e che a partire dal piano quotidiano della vita (corpo, cura, mondo) tesse il suo sapere particolare, locale, permeabile, plurale e relazionato, attento verso la tradizione ma mai definitoriamente conclusivo, né saturo, né dogmaticamente in sé trionfante. Nelle riflessioni che seguono sviluppo questa premessa posando lo sguardo su tre livelli esistenziali dell’esperienza femminile: il desiderio, la trasmissione generativa e il tempo. Tre livelli nei quali divengono leggibili la tensione e la connessione etica che il femminile può mettere in gioco tra ardore conoscitivo e gesto personale, tra razionalità e 47

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amore, tra pensiero e vita, tra filosofia e incarnazione, tra politica e quotidianità, tra tempo cronologico e tempo soggettivo, tra valore e volto. Ma anche, inevitabilmente, emergeranno i rischi spirituali e le derive patologiche che una tale “esistenza di soglia” porta con sé. Farò riferimento, lungo questa breve analisi, a esempi della letteratura, del cinema e di quella religiosità attiva, soggettiva e interdipendente che la teologa Antonietta Potente ha chiamato la «mistica politica» (2). Le mie riflessioni sono ispirate, sul lato della psicoanalisi, dalle visioni del femminile e del desiderio che – a partire dal pensiero di Lacan – hanno sviluppato Eugenie Lemoine-Luccioni e Massimo Recalcati. Sul lato della filosofia, dal pensiero poetico e multidimensionale di María Zambrano. (2) A. Potente (2008), Qualcuno continua a gridare. Per una mistica politica, La meridiana, Bari, 2008. IL DESIDERIO FEMMINILE TRA DISSOLVIMENTO E CONSISTENZA Parlando del desiderio mi riferisco a quella dimensione esistenziale dell’essere umano che la psicoanalisi ha ben distinto dalla volontà e dalla padronanza dell’io: L’esperienza del desiderio non si può confinare, restringere, assimilare a quella dell’Io-padrone [ ... ]. L’esperienza del desiderio è sempre esperienza di una alterità e, dunque, porta con sé sempre una quota di perdita dell’identità, una disidentità, una non coincidenza. Lacan direbbe una divisione del soggetto (3). Se ora riferiamo questa “disidentità” e “non coincidenza” del desiderio umano all’esperienza femminile notiamo che assume qui la sua più enigmatica incandescenza: la donna è di casa nel regno della perdita. Non ha. È la mancanza del fallo, l’impossibilità originaria di organizzare la libido attorno all’avere – ci dice la psicoanalisi – che distingue la donna dall’uomo e che impegna il suo deside rio nel gesto incessante di velarsi vuota e di eleggere questo vuoto a spazio devoto del desiderio dell’altro. Ho identificato dunque, a fronte di questa criticità di posizione del femminile, due versanti dell’avventura – e disavventura – del desiderio: il versante del “dissolvimento” e il 48 (3) M. Recalcati (2012a), Ritratti del desiderio, Raffaello Cortina, Milano, 2012, p. 28.

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