Formazione e complessità

 

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Formazione e complessità Sommario Abstract .............................................................................................................. 1 1. 2. 3. L’orizzonte epistemologico ...................................................................... 2 La in-definizione della complessità .......................................................... 6 Il sistema formazione ............................................................................... 9 3.1 La formazione complessa: un processo bio-antropologico .................... 10 4. Serendipità della formazione .................................................................. 14 Bibliografia e sitografia .................................................................................... 19 Pagina | 1

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Formazione e complessità Abstract La riflessione sull’efficacia di un processo formativo non può prescindere dall’attuale valore che si attribuisce al processo della conoscenza e di quelli che sono i suoi limiti. Conoscere non consiste in un metodo definito una volta per tutte e valido in ogni occasione: è, al contrario, un percorso che si traccia camminando, da soli, ma soprattutto con i nostri compagni di viaggio. Si tratta quindi di passare da un paradigma riconducibile alla scienza galileiana-cartesiana, a un processo bio-antropico che va oltre il metodo scientifico tradizionale ponendo l’attenzione sul sistema dei saperi dell’individuo, sulle sue relazioni con il mondo esterno e sulle pratiche e le tecniche messe a disposizione dalle attuali Scienze. I tempi sono ormai maturi per riconoscere che la formazione deve essere affrontata come un itinerario educativo sistemico in grado di valorizzare la multidisciplinarietà, l’interdisciplinarità delle conoscenze e l’appartenenza dell’individuo ad una società intesa come sistema aperto e quindi dinamico, evolutivo ed autopoietico. Pagina | 1

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Formazione e complessità Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. (M. Proust) 1. L’orizzonte epistemologico Per oltre tre secoli la cultura occidentale si è strutturata e organizzata sull’idea che esiste un metodo aprioristico che possa condurre ad una conoscenza oggettiva ed universale: il metodo è quello della scienza galileiana-cartesiana che da ha dato sicuramente prova della sua validità con i grandi progressi che hanno migliorato la qualità della vita dell’individuo. L’attuale realtà, però, mette in evidenza che il processo conoscitivo è un processo a posteriori, spesso evolutivo, la cui attuazione è in parte istintiva e inconsapevole, in parte influenzata dall’ambiente esterno che si vive. Questo significa che: «è necessario introdurre e potenziare nell’insegnamento lo studio dei caratteri cerebrali, mentali e culturali della conoscenza umana, dei suoi processi e delle sue modalità, delle disposizioni psichiche e culturali che la inducono a rischiare l’errore o l’illusione» (E. Morin 2007, pag.11) Il passaggio è cruciale: dalla epistemologia alla meta-epistemologia, ovvero verso un’organizzazione del sapere che pur mantenendo la visione tradizionale, deve tendere a un orizzonte più ampio in cui possa interagire e dialogare con visioni e organizzazioni differenti. Solo un’impostazione circolare e aperta, enciclopedica, nel senso etimologico del termine, può favorire la conoscenza e la formazione del futuro che a questo punto assurge a vera e propria scienza e come tale ne osserva le regole di sistema complesso. Pagina | 2

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Formazione e complessità A seguito alla caduta del formalismo della logica matematica, che si può far coincidere con la pubblicazione della Teoria dell’indecidibilità di Kurt Gödel1, nella seconda metà del Novecento si è sviluppato un interesse crescente verso nuovi metodi di ricerca e di conoscenza tutti con l’esigenza comune di andare oltre per interpretare correttamente quanto osservato e quanto da apprendere/insegnare. Nasce così la meta-scienza, dove i sistemi sono costituiti da elementi che, pur essendo identificabili singolarmente, non possono essere valutati che assieme al sistema stesso che ne specializza caratteristiche e funzionalità. Utilizzando la metafora del mercato rionale, è come se si volesse interpretare il comportamento della folla facendone parte: ovviamente non si può! È necessario salire in terrazza e lo sanno bene i gestori dei supermercati che mettono le caramelle e le lamette da barbe vicino alle casse dove il bambino o l’adulto, impazienti di fare la fila, implorano la mamma o la moglie a proseguire i suoi acquisti. L’approccio sistemico è un paradigma che la psicologia abbraccia immediatamente dapprima con la Gestalt2, ma poi anche con l’Esperienza Sociale di Lev Vygotskij3 e che la sociologia, successivamente, fa evolvere in maniera significa- In logica matematica, i teoremi di incompletezza o indecidibilità di Gödel sono due famosi teoremi dimostrati da Kurt Gödel nel 1931. Attraverso di essi, grazie alla formalizzazione matematica di paradossi come quello del “mentitore”, Gödel dimostra che all’interno di qualsiasi teoria, coerente e completa, sia possibile dimostrare una certa affermazione, ma, contemporaneamente, anche la sua negazione. Tale dimostrazione andava a minare 2000 anni di logica aristotelica basata sui principi di non contraddizione (non può essere contemporaneamente vero un enunciato e il suo opposto) e del terzo escluso (per un qualsiasi enunciato vale o l’enunciato stesso o la sua negazione: mai entrambi). 2 Il “tutto è più delle sue parti”. 3 l’esperienza sociale per la quale non si dispone soltanto delle connessioni formatesi nella esperienza personale tra i riflessi incondizionati e i singoli elementi dell’ambiente, ma anche di un gran numero di connessioni che sono state fissate nell’esperienza degli altri uomini. 1 Pagina | 3

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Formazione e complessità tiva, ad esempio con il principio ologrammatico di Edgar Morin4 in sociologia e con la teoria dei frattali di Benoît Mandelbrot5 in matematica. Dalla prima metà degli anni ‘90 del secolo scorso, la complessità diventa il paradigma del tessuto connettivo della multidisciplinarietà. Infatti, sia la fisica, la biologia, le scienze cognitive, le scienze sociali, sia discipline come la matematica e la scienza dell’informazione (inizialmente cibernetica), ognuna focalizzata su specifiche visioni e interpretazioni della realtà, sentono la necessità di fornire una visione globale della stessa. Il superamento di una visione parziale verso una considerazione multidisciplinare può essere attuata se si configura la complessità come un percorso del pensiero scientifico, e non come: «una nuova costruzione teorica o un nuovo schema logico-formale astratto per reinterpretare gli elementi compresi entro un paradigma già esistente» (Bertuglia e Vaio 2011, p. 309). Il percorso è e si è dimostrato arduo e richiede grandi sforzi di collaborazione. Un esempio molto valido è costituito dalla nascita dell’Istituto Santa Fé6, un centro di ricerca privato, indipendente e trans-disciplinare il cui intento è quello di superare le differenti suddivisioni tra le varie matrici disciplinari della scienza per annettere ed integrare i loro rispettivi contributi teorici e metodologici in un unico nuovo corpo disciplinare. Si sostanzia così il concetto di meta- che vuole Il principio ologrammatico , indica la prospettiva secondo cui non solo la parte è nel tutto, ma il tutto è nella parte, così come accade nell’immagine prodotta da un ologramma o da un frattale. Il principio ologrammatico è presente nel mondo biologico e in quello sociale. Per esempio, la totalità del patrimonio genetico che definisce l’individuo è presente in ogni singola cellula di quello stesso individuo che le cellule compongono; allo stesso modo, l’individuo è parte della società, ma la società è presente in ciascun individuo attraverso la sua lingua, la sua cultura e le sue regole sociali. Questo principio quindi, costituisce un superamento tanto rispetto al riduzionismo che vede solo le parti del sistema, quanto rispetto all’olismo che vede solo il sistema come un tutto. 5 Benoît Mandelbrot (Varsavia, 20 novembre 1924 – Cambridge, 14 ottobre 2010) matematico polacco naturalizzato francese, noto per i suoi lavori sulla geometria dei frattali. 6 http://www.santafe.edu. 4 Pagina | 4

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Formazione e complessità che un sistema possa essere descritto completamente solo se compreso in uno, più grande, a cui è collegato da relazioni; dalla fisica alla meta-fisica, dalla matematica alla meta-matematica … dalla formazione alla meta-formazione. Pagina | 5

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Formazione e complessità Per quanto le leggi della matematica si riferiscano alla realtà, esse non sono certe, e per quanto siano certe, esse non si riferiscono alla realtà. (A. Einstein) 2. La in-definizione della complessità L’affermazione delle teorie e dei metodi della complessità si è imposta storicamente ed in maniera prevalente, nell’ambito di discipline scientifiche (matematica, fisica, chimica) ma la ricerca di risposte sempre più chiare ai problemi emergenti dell’attualità ha contribuito allo sviluppo di relazioni anche con altre scienze considerate più umanistiche quali la sociologia, la psicologia e la formazione. Per quest’ultime è possibile, attraverso l’approccio interdisciplinare, elemento distintivo della complessità, rimodulare e considerare sotto una nuova luce molte delle loro dinamiche e poter così usufruire di originali strumenti metodologici offerti da altre scienze, prima tra tutte la cibernetica e l’intelligenza artificiale. Ma cosa è la complessità? Darne una definizione risulta un processo problematico, in quanto, nonostante il concetto origini, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, in maniera quasi spontanea e indipendente all’interno di aree di indagine scientifica, trasferendo concetti e modelli da una disciplina ad un’altra, il suo campo di definizione non è stato ancora formalizzato in maniera chiara ed univoca. C’è addirittura chi, come Edgar Morin (1985), fa di quest’asserzione un punto di forza, affermando che se la complessità si potesse definire non sarebbe più tale. Se si ha difficoltà a dare una definizione di complessità come sostantivo, diventa più semplice quando questa si accompagna, come aggettivo, a un sostantivo già noto alla nostra esperienza: è il caso per esempio del concetto di sistema. Pagina | 6

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Formazione e complessità Un sistema si considera complesso quando, seppur costituito da un numero limitato di agenti (per esempio una cellula), è difficile prevederne il comportamento futuro in quanto non risponde a regole note, ma dipende dalle relazioni nel tempo tra gli agenti del sistema e l’ambiente esterno. Ambiente che fornisce al sistema quegli stimoli che ne originano la vita, in quanto ne determina la dinamicità necessaria a ritornare al suo stato di equilibrio (caratteristica dell’adattività all’ambiente). Un sistema che si adatta all’ambiente in cui è immerso, nel tendere al raggiungimento del suo stato di equilibrio iniziale, sviluppa continue relazioni tra i suoi agenti rispondendo a feedback esterni (caratteristica della dinamicità) che a loro volta si traducono in un comportamento di sopravvivenza e di autosostentamento del sistema stesso (caratteristica dell’autopoietismo). In altre parole un sistema è complesso quando è difficile se non addirittura impossibile ricondurre la sua descrizione ad un numero di parametri e variabili definito: il rischio che si corre è quello di perderne l’essenza globale e, di conseguenza, le sue caratteristiche e proprietà funzionali. Sotto questo aspetto vale la pena evidenziare la profonda differenza tra il concetto di sistema complicato e sistema complesso. Si rientra nel primo caso quando si è di fronte a situazioni, a volte difficili da analizzare, ma di cui se ne conoscono le regole: l’organizzazione di una sessione elettorale o la rappresentazione teatrale di un’opera lirica, sono due eventi molto complicati da gestire, ma se ne conoscono date, scenografie, spartiti, attori e tempi. Di contro, si rientra nel secondo caso quando non si conoscono le regole del gioco: l’esito delle sessione elettorale, dipende esclusivamente dal comportamento degli elettori e il risultato finale si può ipotizzare di predire con tecniche per esempio di exit-poll e di Sentiment Analysis, ma la certezza finale si raggiunge solo a conclusione della partita. Pagina | 7

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Formazione e complessità Un computer è un sistema complicato in quanto è tendenzialmente prevedibile e deterministico: a specifici input corrispondono altrettanti output, a parte eventuali virus informatici; un cervello è un sistema complesso in quanto le sinapsi attivate da una sollecitazione esterna non sempre sono prevedibili in termini di comportamento. Per affrontare l’analisi di un sistema è necessario adottare un duplice approccio. Il primo, riduzionista, ci permette di conoscere quali sono gli agenti, ovvero le parti che lo compongono e le loro funzioni, caratteristiche e specificazioni. Il secondo è un approccio sistemico, finalizzato a interpretare la rete delle relazioni tra gli elementi che lo costituiscono (l’osservato) con l’ambiente esterno, e quindi, con l’osservatore. Il ruolo dell’osservatore diventa fondamentale in un sistema complesso perché ne determina il modello di rappresentazione e di interpretazione che, quindi, per definizione non può essere assoluto e a valenza generale. Secondo questo nuovo approccio, ci si allontana dall’oggettivismo della scienza classica e si approda verso il paradigma relazionale e dialogico riscontrabile, anche se con modalità e sfaccettature diverse, nel pensiero di numerosi autori (come per esempio Edgar Morin, Gregory Bateson, Niklas Luhmann, ecc…). È così che la formazione acquista la dimensione della variabile tempo che ne scandisce l’evoluzione: i modelli cambiano nel tempo e ciò che oggi è definito come caos e incomprensibile, domani potrebbe non esserlo o, viceversa, si potrebbero scoprire limiti di interpretazione e di significatività. Pagina | 8

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Formazione e complessità Bisogna insegnare l’umanità all’umanità. (R. de Zayas) 3. Il sistema formazione Per essere attuale, la formazione deve adattarsi, o meglio evolvere, verso i nuovi modelli di società, di scuola e di organizzazione aziendale, modelli questi anch’essi di natura complessa. Se per esempio si prende in considerazione un’organizzazione, è facile convincersi che questa si giustifica e si caratterizza attraverso la definizione dell’obiettivo strategico di fondo, attraverso l’analisi degli ambienti economico-politico, legislativo, sociale e culturale, dei mercati della produzione, lavoro, vendita e capitali. Tale obiettivo strategico dipende dalla storia dell’organizzazione, dall’ambiente, dalle strategie aziendali, dalle risorse disponibili, in altre parole dipende, oltre, che dalle risorse che la compongono, dalle relazioni, più o meno conosciute, tra sé stessa e l’ambiente in cui è immersa (mercato, interlocutori, pubblicità, concorrenza, ecc…), ma anche dalle relazioni imponderabili a priori, quali scenari di globalizzazione del mercato, scenari di guerra o di riappacificazione tra stati (vedi per esempio la crisi libica, la primavera araba, l’attuale scenario nel medio-oriente). Anche in ambienti ritenuti più stabili, come per esempio la scuola, la formazione deve fare i conti con problematiche quali il dilagare dei media, di Internet, dei social network, di una nuova generazione di docenti e di discenti, della multietnia e di una normativa che non sempre è al passo con i tempi. Pagina | 9

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Formazione e complessità 3.1 La formazione complessa: un processo bio-antropologico L’individuo è «nel contempo fisico, biologico, psichico, culturale sociale, storico. Questa unità complessa della natura, invece, è completamente disintegrata nell’insegnamento, attraverso le discipline. Oggi è impossibile apprendere ciò che significa essere umano, mentre ciascuno, ovunque sia, dovrebbe prendere conoscenza e coscienza sia del carattere complesso della propria identità sia dell’identità che ha in comune con tutti gli altri umani» (E. Morin 2002, pag.12) Quindi, se noi vogliamo insegnare, formare i nostri simili, non possiamo prescindere dalla condizione umana, dal suo rapporto con la natura, e dalla sua integrazione con la realtà che vive. In altre parole la formazione deve effettuare il grosso salto di qualità, associando ai contenuti dell’insegnamento, l’analisi e lo studio della condizione delle persone che andrà ad incontrare. Secondo questo nuovo paradigma, la formazione, seppur improntata nella visione olistica della realtà, non può e non deve cancellare le specificità e le diversità che invece vanno fatte interagire. Per conseguire quest’obiettivo la formazione deve interpretare l’apparente paradosso dell’identità umana, ovvero «dovrà fare in modo che l’idea di unità della specie umana non cancelli l’idea della sua diversità e che l’idea della sua diversità non cancelli l’idea della sua unità. Vi è una unità umana. Vi è una diversità umana» (E. Morin 2004, pag.56) E ancora: «Il tesoro dell’umanità è nella sua diversità creatrice, ma la fonte della sua creatività è nella sua unità generatrice» (E. Morin 2002, pag.47) Quindi, se facciamo lo sforzo di un’interpretazione della formazione secondo i paradigmi della complessità, questa diventa un itinerario educativo sistemico, ovvero, la formazione non è più una successione lineare di eventi di educazione, una sequenza, ma si configura come: «processo bio-antropologico, come fattore di socializzazione e di condivisione simbolica e culturale, come congerie di elementi che contribuiscono alla crescita individuale» (Frauenfelder, Santoianni, 2002, pag. 22). Pagina | 10

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Formazione e complessità La formazione, pertanto, non può essere scissa dall’apprendimento dal momento che «vi è correlazione tra processi apprenditivi e processi di sviluppo, sul piano ontogenetico come su quello filogenetico e nelle dinamiche che regolano le esperienze soggettive nella dimensione complessiva epigenetica. Ciò sembra rappresentare anche i termini biologici e fisiologici della capacità del soggetto di incidere, a sua volta, sull’ambiente, di trasformarlo, di esprimere autonomia e creatività. L’ambiente così disegnato rappresenta il campo per l’esperienza soggettiva nei termini dell’esercizio della relazionalità e della selettività» (Frauenfelder, 2011, pag. 82). Parlare, oggi, di apprendimento e di formazione significa, dunque parlare anche della relazione tra soggetto e ambiente, entrambi sistemi complessi. Essi non possono essere separati, vivisezionati, ridotti a parti semplici, ma devono essere considerati nella loro complessità, completezza e unicità7. Ogni soggetto apprende in ambienti storicamente e culturalmente connotati e bio-dinamicamente ricostrui- Non siamo qui a prendere una posizione tra la giustezza del riduzionismo oppure della Complessità. M.Gentili scrive su “Riflessioni sistemiche”: «Mi piace pensare al riduzionismo, utilizzando la metafora della mia vita, come un periodo scolastico di insegnamento, confronto, dibattito e crescita, senza il quale adesso non starei qui a scrivere queste riflessioni. L’età adolescenziale e la cultura scolastica relativa sono state le pietre miliari per acquisire la capacità di critica, di valutazione e quei stimoli di crescita evolutiva che oggi ci permettono di ragionare sui temi della Complessità. Per cui non starei qui a disquisire se è l’approccio riduzionista oppure un altro tipo di approccio (non necessariamente complesso) quello da prendere a riferimento. Mi piace invece pensare al riduzionismo come il seme dal quale è nata la pianta della Complessità. Questo perché anche in un processo di crescita ed evolutivo come quello sistemico, prevede i suoi bravi momenti di verifica e validazione, da una parte, e i suoi feedback, dall’altra, in cui strumenti e meccanismi del riduzionismo ancora hanno la loro valenza. D’altronde, lo sviluppo adattivo ed autopoietico dei sistemi complessi, che noi al momento non sappiamo catalogare o ricondurre a scenari noti, bene rappresenta la continua lotta tra il principio dell’emergenza di cui Kurt Lewin ha fatto il suo cavallo di battaglia e quello apparentemente repressivo dell’imposizione che però è alla base delle organizzazioni e delle società moderne, come sapientemente ha evidenziato Edgar Morin nella sua saga dei Metodi. A questo punto vorrei addirittura cimentarmi in un sofismo… e se cominciassimo a considerare il riduzionismo come una scienza la cui spiegazione si può raggiungere solo attraverso la meta-scienza della Complessità? D’altronde Godel non aveva certo l’obiettivo di distruggere tutta la logica matematica al suo tempo nota, ma quello di costruirne una superiore. Per usare ancora una metafora, aveva l’esigenza di salire su un balcone dal quale era possibile vedere, e non distruggere!, quello che accadeva di sotto. Le dinamiche di una casbha o di un mercato rionale, non si possono descrivere fin quando si è al suo interno, bisogna avere il coraggio di salire sulla terrazza e l’intuizione di scegliere quella con la giusta “vista”. Per concludere, il riduzionismo fa parte della nostra storia e cultura e come tale va considerato: come una fase della vita dell’umanità che matura, evolve e si apre ad esperienze sempre più sfidanti anche in assenza, almeno apparente, dei forti vincoli religiosi e sociali con cui Cartesio, Newton e Galileo dovettero invece scontrarsi». 7 Pagina | 11

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Formazione e complessità bili, per cui interpretare l’azione formativa, nel nostro presente, vuol dire considerare le interconnessioni tra culture differenti, le relazioni tra soggetti differenti, le implicazioni relative alla diffusione e alla pervasività delle nuove tecnologie. La dimensione umana, apprenditiva, educativa e formativa è in se stessa naturale e tecnologica insieme, coincidendo l’evolvere delle forme umane con l’evolvere delle tecnologie e con le forme dell’organizzazione (ambientale o istituzionale) e della relazione. Scrive Cambi: «formazione umana è un processo di oggettivazione di sé nella cultura, è un universalizzarsi uscendo da sé, ma è anche un riportare a sé tutta questa produzione dell’uomo, per riviverla, appropriandosene, per operare su di essa una sintesi vitale che diviene la forma del soggetto» (Cambi, 2002, pp. 157). E ancora: «Il formarsi si è fatto sempre più instabile, anche sempre più in crisi, come sempre più articolato/disarticolato, facendo perdere alla nozione di forma il carattere di struttura compatta, fissa, armonica anche, per farle assumere un volto nuovo, inedito, contrassegnato dalle infrastrutture del processo formativo piuttosto che dal traguardo della forma; infrastrutture dinamiche e problematiche; oggi - infatti - ci si forma in quanto si è sempre in formazione» (Cambi, 2002, pp. 158-161). Il significato delle cose, della realtà, del mondo non è, infatti, semplicemente dato, ma è rinvenuto, scoperto, costruito in rapporto al contesto culturale che lo esprime e in cui ha luogo. Il soggetto non è un elemento passivo del sistema vivente ma si pone come unità operativa capace di utilizzare la propria mente per la riconquista di una posizione di primo piano nella gestione del sistema di cui egli stesso fa parte. Il problema formativo consiste, allora, sulla base di quanto evidenziato, nel porre i soggetti in condizione di affrontare la complessità del reale e la dinamicità del cambiamento, attraverso strumenti gestionali che rispettino la significatività del sé all’interno della pluralità ambientale e delle comunità alle quali appartengono o con cui interagiscono. Se l’essere umano non avesse la possibilità di adattarsi alla realtà attraverso la sua interpretazione, non avremmo il processo Pagina | 12

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Formazione e complessità formativo. Il processo formativo è il segnale della incompiutezza dell’uomo che si va “formando” attraverso la sua storia personale. Nel prendere forma, elabora conoscenze e saperi, che gli servono per rapportarsi alla realtà e per costruire la sua identità e, nello stesso tempo, per accettare e modificare la realtà stessa, il tutto in un formidabile processo dinamico ed autopoietico. Pagina | 13

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