Esperienze di Conservazione delle Orchidee

 

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Description

Experiences of Orchid Conservation. The book gathers experiences in orchid conservation of many researchers, botanical gardens and seed banks.

Popular Pages


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Conservazione delle Esperienze di Orchidee a cura di Sara MAGRINI, Monica FONCK e Laura ZUCCONI

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L’ORTO BOTANICO DELL’UNIVERSITÀ DELLA TUSCIA L'Orto Botanico della Tuscia, inaugurato il 24 marzo 1991, sorge in un’area di particolare pregio ambientale e storico per la presenza della sorgente termale del Bulicame e di reperti storici di epoca etrusca e romana. Dalla sorgente principale l’acqua defluiva, attraverso canalette, in pozze dove anticamente veniva messa a macerare la canapa. Canalette e pozze presenti all’interno dell’area sono state oggi recuperate e trasformate in ruscelli e laghetti che ospitano ecosistemi acquatici. L'Orto si estende su una superficie di circa 6 ha, ad un’altitudine di 300 m s.l.m. Nel sottosuolo, scorrono falde calde ricche di sali minerali, soprattutto carbonati. Il clima dell’area è caratterizzato da forti escursioni termiche annuali, con temperature che in inverno possono raggiungere diversi gradi sotto lo zero con gelate notturne e sporadiche nevicate; in estate, invece, la temperatura è particolarmente alta, fino a raggiungere talvolta 35°C. L’Orto Botanico della Tuscia rappresenta un ideale laboratorio all’aperto nel quale sono ospitate oltre 3000 specie vegetali provenienti da tutti i continenti, disposte secondo criteri tassonomici, fitogeografici, o ricostruzioni ambientali, compatibilmente con le caratteristiche climatiche e pedologiche dell'area. Struttura di supporto alla didattica e ricerca universitaria, qui vengono svolte attività di conservazione della biodiversità, sviluppate attività di documentazione, educazione ambientale e diffusione delle conoscenze scientifiche, organizzate esercitazioni, tirocini, corsi di formazione, mostre tematiche ed eventi.

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Sara MAGRINI, Monica FONCK e Laura ZUCCONI a cura di Conservazione delle Esperienze di Orchidee Orto Botanico della Tuscia 2014

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Pubblicazione realizzata nell'ambito del progetto per la Diffusione della Cultura Scientifica dal titolo "Conservazione ex situ di orchidee spontanee: didattica e divulgazione", finanziato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Universita e della Ricerca (Progetti annuali (L. 6/2000), PANN12_00474) e grazie al contributo di GIROS - Gruppo Italiano per la Ricerca sulle Orchidee Spontanee. A cura di: Sara MAGRINI, Banca del Germoplasma della Tuscia, Università degli Studi della Tuscia, largo dell'Università, 01100 Viterbo. E-mail: magrini@unitus.it Monica FONCK, Orto Botanico della Tuscia, Università degli Studi della Tuscia, strada Bullicame, 01100 Viterbo. E-mail: fonck@unitus.it Laura ZUCCONI, Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche, Università degli Studi della Tuscia, largo dell'Università, 01100 Viterbo. E-mail: zucconi@unitus.it Autori: Martino ADAMO, Elisabetta ALOISI MASELLA, Ilaria BONINI, Antonio BORZATTI, Sergio BUONO, Valentina CARASSO, Paolo CASTAGNINI, Roberta M. CERIANI, Giorgio CHIOCCIA, Giampiero CIASCHETTI, Marcello DE VITIS, Luciano DI MARTINO, Enrico ERCOLE, Giuseppe FABRINI, Michael F. FAY, Monica FONCK, Bruno GALLINO, Emanuele GRANSINIGH, Genet HAILE, Iolanda LEGITIMO, Simona MACCHERINI, Sara MAGRINI, Mairo MANNOCCI, Timothy R. MARKS, Viviano MAZZONCINI, Giuseppe PELLEGRINO, Simon PIERCE, Andrea PIRONDINI, Hugh W. PRITCHARD, Bruno QUOCHI, Massimiliano REMPICCI, Enrico SCARICI, Philip T. SEATON, Elisabetta SGARBI, Laura ZUCCONI Progettazione, impaginazione e realizzazione grafica: Sara Magrini ©2014 Tutti i diritti riservati: Orto Botanico della Tuscia ISBN: 978-88-909977-0-9 Foto di copertina: Fronte: Anacamptis palustris (Jacq.) R.M. Bateman, Pridgeon & M.W. Chase in loc. Bagnaccio, Viterbo (foto S. Magrini) Retro: Ophrys xgrottagliensis P. & C. Delforge all'Orto Botanico della Tuscia (Viterbo) (foto M. Rempicci) Per la citazione di questo volume si raccomanda: Magrini S., Fonck M., Zucconi L. (a cura di), 2014. Esperienze di conservazione delle orchidee. Orto Botanico della Tuscia. Tipolitografia Quatrini, Viterbo. 112 pp.

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PRESENTAZIONE Presentando al GIROS l'anno scorso le varie iniziative in preparazione per il 2014, anno nel quale celebriamo il primo ventennale di vita della nostra Associazione, riflettevo sul fatto che l'importanza delle nostre attività rivolte alla tutela delle orchidee spontanee può forse apparire un po' subordinata rispetto alle nostre attività di ricerca, termine questo che figura in posizione centrale a partire dal nome stesso del GIROS. Eppure la protezione e conservazione delle orchidee è uno dei nostri scopi statutali fondamentali: non solo ovviamente perché la ricerca e lo studio di queste meravigliose piante possono dare risultati gratificanti per i nostri appassionati solo se la loro presenza nei vari territori è soddisfacente, ma soprattutto per il loro alto significato ecologico. Un habitat ricco di orchidee è sicuramente un ambiente che gode ottimo stato di salute, soprattutto dal punto di vista della biodiversità. La conservazione in situ, cioè la protezione degli habitat naturali e seminaturali, è un obbiettivo che si può dire sia sempre stato ben presente ai nostri appassionati e ai naturalisti in genere; un po' più estraneo alla nostra mentalità è il passo successivo, la conservazione ex situ. La protezione degli habitat non è infatti sempre sufficiente a proteggere le popolazioni di orchidee presenti: alcuni habitat - anche in assenza di solitamente dannosi interventi umani - sono comunque soggetti "naturalmente" a rapida evoluzione con riduzione e possibile scomparsa delle orchidee e di altre piante rare. Le tecniche di riproduzione da seme delle piantine di orchidee - ritenute impraticabili fino a pochi decenni fa, soprattutto per le note difficoltà legate alla presenza dei funghi simbionti - hanno conosciuto negli ultimi tempi una grande e positiva evoluzione. Questa pubblicazione fa il punto sullo stato dell'arte e sulle prospettive, con l'aiuto di tanti studiosi italiani e stranieri che hanno messo a punto le varie esperienze; colgo l'occasione per ringraziare i nostri soci che hanno collaborato, in particolare la Sezione GIROS "Etruria meridionale", che da anni è parte attiva con l'aiuto sul campo al progetto coordinato dall'Università della Tuscia (Orto Botanico e Banca del Germoplasma). Ben volentieri abbiamo dato il nostro patrocinio e un contributo economico per la realizzazione di questo libro, considerandolo a ragione un'altra importante occasione di celebrazione del nostro Ventennale. Mauro Biagioli Presidente di GIROS - Gruppo Italiano per la Ricerca sulle Orchidee Spontanee 3

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PRESENTAZIONE Per Guy de Maupassant le orchidee erano «esseri prodigiosi, inverosimili, figlie della terra sacra, dell’aria impalpabile e della calda luce». Certamente le orchidee sono tra i fiori che hanno maggiormente ispirato la fervida fantasia di scrittori e artisti di ogni tempo così come la loro coltivazione viene comunemente considerata un’arte difficile e misteriosa, riservata a chi può permettersi di astrarsi dalla vita quotidiana per dedicare parte del proprio tempo a riti espressi rigorosamente con tecniche complesse, riservate ai soli adepti. Fonte ispiratrice di tali riflessioni sono, per lo più, le orchidee esotiche, tropicali, soprattutto quelle con fiori grandi, variopinti e straordinariamente “plastici”. Meno note al grande pubblico sono le orchidee spontanee. Eppure le “nostre” orchidee, quelle che crescono nelle garighe, nelle radure erbose, nei pascoli alpini, torbiere o foreste, racchiudono gli stessi misteri delle loro sorelle straniere. Anzi si può senz’altro dire che le tecniche per coltivare alcuni generi esotici si sono affermate e standardizzate a livello industriale, perdendo un po’ del mistero che le avvolgeva, mentre quelle per moltiplicare, riprodurre e far crescere le orchidee spontanee dei nostri paesi restano ancora difficili e riservate all’ambito della sperimentazione. È proprio nel mondo della ricerca che è nato questo volume: uno scambio di esperienze, una volontà di condividere conoscenze maturate sul campo, nei laboratori, nelle banche del germoplasma, tra esperti di diverse discipline che hanno sviluppato le loro attività indagando su aspetti specifici: il rapporto tra orchidee e funghi, l’impollinazione, la conservazione ex situ e in situ ecc. Esistono diversi e validi motivi per approfondire e svolgere studi sulle orchidee spontanee. La famiglia delle orchidacee è una tra le più ricche di specie in assoluto; il numero preciso lo leggerete nelle prossime pagine, ma fra queste ve ne sono alcune che meritano la nostra attenzione perché la loro sopravvivenza è a rischio. L’UICN, Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, ha considerato finora, nella propria Red List, 515 specie; di queste, 44 sono in Europa e, fra queste, una è gravemente minacciata e dodici minacciate. In Italia venti specie di Orchidacee risultano finora classificate tra le categorie UICN, quattro delle quali sono state valutate nella categoria “minacciate”; tre di queste sono legate alle foreste e una ai pascoli. Il declino di queste piante dipende dalla perdita del loro habitat a causa di attività dell’uomo, quali la costruzione di strade, l’urbanizzazione, il turismo, ma anche l’abbandono delle tradizionali pratiche rurali. Non tutte le orchidee della flora italiana sono state valutate e diverse altre specie sono rare e, purtroppo, minacciate, anche se non risultano ancora ufficialmente tali. Queste e altre ragioni spingono a raccogliere e conservare i semi delle orchidacee, ad avviare la riproduzione e, in qualche caso, a rinforzare le popolazioni locali, per contribuire a mantenere la diversità della nostra flora. Anche RIBES, la Rete Italiana Banche del germoplasma per la conservazione Ex-Situ della flora spontanea italiana, partecipa - con progetti e attività svolti presso alcuni dei centri che la costituiscono (in particolare la Banca del Germoplasma della Tuscia) - a preservare la diversità delle orchidee italiane ed è quindi con grande piacere che invito alla lettura di questo volume. Sono convinto che possa rappresentare la base scientifica per un percorso tutto da sviluppare con il coinvolgimento non solo dei botanici e dei ricercatori, ma anche di altri soggetti, come gli enti territoriali, a cui è attribuito il compito istituzionale di salvaguardare l’ambiente. Mauro Mariotti Presidente di RIBES- Rete Italiana Banche del germoplasma per la conservazione Ex-Situ della flora spontanea italiana 5

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INDICE Orchidee: minacce e conservazione .................................................................................................9 Ruolo dell’impollinazione nella conservazione delle orchidee.......................................................13 Micorrize e conservazione delle orchidee.......................................................................................17 Riproduzione in vitro e coltivazione.................................................................................................23 Le orchidee a rischio di estinzione in Italia ......................................................................................28 Conservazione in situ e rafforzamento di popolazioni di orchidee spontanee...............................33 Conservazione ex situ: esperienze in orti botanici e banche del germoplasma .............................39 Monitoraggio e azioni sul popolamento di Cypripedium calceolus nel Parco Nazionale della Majella...................................................................................................40 Conservazione in situ/ex situ di orchidee nella Provincia di Livorno....................................42 Le orchidee spontanee della Toscana Centro-Meridionale..................................................46 Conservazione ex-situ di alcune orchidee spontanee piemontesi presso il Centro Biodiversità Vegetale dell'Ente di Gestione del Parco Naturale del Marguareis ...............48 Conservazione ex situ di orchidee all'Orto Botanico di Roma...............................................50 Il progetto “CrioBanca del Germoplasma dell’Università di Modena e Reggio Emilia”.......52 OSSSU: una rete internazionale per la conservazione dei semi delle orchidee.............................53 La collezione di orchidee spontanee all'Orto Botanico della Tuscia............................................... 57 Conservazione delle orchidee nella Banca del Germoplasma della Tuscia.....................................61 Schede dei generi e delle principali specie conservate...............................................................65 gen. Anacamptis Rich. ..........................................................................................................66 Anacamptis palustris (Jacq.) R.M. Bateman, Pridgeon e M.W. Chase...........................68 gen. Barlia (Biv.) Parl. ............................................................................................................70 gen. Cephalanthera Rich. ......................................................................................................72 gen. Cypripedium L. ..............................................................................................................74 gen. Dactylorhiza Neck. ex Nevski..........................................................................................76 gen. Epipactis Zinn.................................................................................................................78 Epipactis placentina Bongiorni & Grünanger.................................................................80 gen. Epipogium Borkh. ..........................................................................................................82 gen. Himantoglossum Spreng. ..............................................................................................84 gen. Limodorum Boehm. ......................................................................................................86 Limodorum trabutianum Batt. ......................................................................................88 gen. Listera R. Br. ...................................................................................................................90 gen. Neotinea Rchb.f. ............................................................................................................92 gen. Neottia Guett. ............................................................................................................... 94 gen. Ophrys L. .......................................................................................................................96 gen. Orchis L. .........................................................................................................................98 gen. Platanthera Rich. ........................................................................................................100 gen. Serapias L. ...................................................................................................................102 gen. Spiranthes Rich. .......................................................................................................... 104 Vademecum per la raccolta dei semi delle orchidee spontanee..................................................106 7

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Orchidee: minacce e conservazione Michael F. Fay Chair, Orchid Specialist Group, Species Survival Commission - IUCN E-mail: m.fay@kew.org La famiglia Orchidaceae è la più abbondante fra le Angiosperme, con stime del numero di specie che va da 20000 a 35000 (Cribb et al., 2003). Le orchidee costituiscono anche uno dei gruppi più carismatici, tanto che dai primi anni ’90 si è verificato un incredibile aumento della loro produzione commerciale (come piante in vaso e fiori recisi). Come risultato, le orchidee ora sono popolari e familiari alla maggior parte delle persone in tutto il mondo come piante d’appartemento o fiori per bouquet. Nonostante questo incremento nella popolarità e disponibilità in commercio, molte orchidee sono ancora soggette ad un alto livello di rischio a causa di una serie di fattori. Nella sintesi del piano d’azione per la conservazione delle orchidee dell’IUCN, Pridgeon (IUCN/SSC Orchid Specialist Group, 1996), per esempio, ha scritto che per secoli le orchidee hanno catturato l’immaginazione, ispirando raccolte di massa nella seconda metà del XIX secolo che poi si sono concentrate, in tempi recenti, su alcuni generi come Paphiopedilum, ma che oggi la minaccia più grande alla loro diversità è la perdita di habitat. Alle minacce evidenziate da Pridgeon, Cribb et al. (2003), nella loro introduzione ai Proceedings of the 1st International Orchid Conservation Congress, aggiungono i cambiamenti climatici (come riscaldamento globale), parlando anche di disboscamento, cambiamenti di uso del suolo e raccolta eccessiva come le maggiori minacce antropiche per le orchidee spontanee. Queste minacce sono ancora presenti ed è pertanto necessario elaborare stategie di conservazione che le tengano in considerazione. La necessità di conservare le orchidee ha portato alla realizzazione di una serie di congressi dal tema “International Orchid Conservation”, il primo tenutosi a Perth, Western Australia, nel 2000 ed il quinto a St Denis, La Réunion, nel 2013. Riunendo esperti conservazionisti da tutto il mondo, questi congressi hanno fornito l’opportunità di imparare dai colleghi e di conoscere i loro approcci per la conservazione in situ ed ex situ delle orchidee. Non tutte le orchidee sono soggette allo stesso grado di rischio. L’utilizzo delle IUCN Red List Categories and Criteria (IUCN, 2001) è uno dei metodi più oggettivi e coerenti per comparare il livello di rischio di diverse specie o gruppi. Ad oggi, comunque, solo una piccola percentuale delle orchidee è stata valutata a livello globale per la “IUCN Red List of Threatened Species” (IUCN, 2013). All’inizio del 2014, solo 515 specie di orchidee (1,5-2,0% della famiglia) sono incluse nella Red List globale, contro il 100% di specie di conifere e di piante carnivore valutate e circa il 20% di palme. C’è così tanto lavoro da fare! Il processo di red listing consente di fare valutazioni anche a livello regionale (cioè sub-globale, sensu IUCN), così molte orchidee sono state valutate, per esempio, in Europa, Australia, Brasile ed Ecuador, consentendo di comprendere maggiormente il loro grado di rischio rispetto a quello che appare nella Red List globale. Che cosa ci dicono i numeri? Globalmente (Fig. 1), la buona notizia è che sono 180, circa il 35%, le specie valutate come “A minor rischio” (LC, Least Concern). Comunque, più del 25% delle specie risultano “Minacciate” (EN, Endangered) e oltre il 10% sono “Gravemente minacciate” (CR, Critically Endangered). A livello regionale, in Europa, le cifre sono un po’ meno preoccupanti, con circa 9

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DD: Data Deficient LC: Least Concern NT: Near Threatened VU: Vulnerable EN: Endangered CR: Critically Endangered EW: Extinct in the Wild EX: Extinct Fig. 1. Categorie di rischio a livello globale per le 515 specie di orchidee nella IUCN Red List (inizio 2014) Fig. 2. Categorie di rischio a livello regionale per le 153 specie di orchidee europee nella IUCN Red List. Abbreviazioni come in Fig. 1 due terzi delle 155 specie valutate che risultano “A minor rischio” (Fig. 2). Queste includono orchidee come Orchis militaris L. e Orchis simia Lam., entrambe classificate come “Vulnerabili” (VU, Vulnerable) nella “UK Red List”, evidenziando la possibilità di applicare diverse categorie di rischio in valutazioni effettuate a livelli diversi. Come ulteriore esempio, Cypripedium calceolus L. è valutato come “A minor rischio” (LC) in Europa e a livello globale, ma risulta “Gravemente minacciato” (CR) in Gran Bretagna. Siamo lontani dall’avere valutazioni complete dello stato di conservazione delle orchidee in molte parti del mondo. Comunque, è ovvio come alcuni gruppi tassonomici e alcune regioni siano a maggior rischio rispetto ad altri. La sottofamiglia Cypripedioideae attualmente è oggetto di una valutazione globale da parte dell’Orchid Specialist Group della Species Survival Commission dell’IUCN e sono state completate le valutazioni per tutte le 52 specie di Cypripedium che saranno inserite nella Global Red List nel 2014. La cattiva notizia è che queste orchidee mostrano un livello di rischio considerevolente più alto rispetto alle orchidee in generale. Tra le specie di Cypripedium, solo 7 sono “A minor rischio” e 4 “Quasi a rischio” (NT, Near Threatened) e 28 specie (54%) sono “Minacciate” (EN) o “Gravemente Minacciate” (CR). Prevedibilmente, quelle che risultano Least Concern sono specie ad ampia distribuzione, come C. calceolus (vedi sopra), che sebbene minacciate in alcune regioni hanno una così ampia distribuzione che attualmente non c’è alcuna minaccia globale alla loro sopravvivenza. Cypripedium include molte specie, comunque, che hanno una distribuzione molto più ristretta e queste sono proprio le specie che ricadono nelle categorie di rischio maggiori. Sebbene non ci sia ancora una valutazione completa di tutte le specie di Paphiopedilum, la situazione appare essere ancora peggiore che in Cypripedium. Le cosiddette “Slipper orchids” sono quindi tra le orchidee e gli organismi maggiormente a rischio di estinzione sulla terra (H. Rankou et al., inedito). Una minaccia particolare per Cypripedium e Paphiopedilum e per altri gruppi appariscenti e attraenti dal punto di vista orticulturale è la raccolta indiscriminata di specie rare, anche quando gli habitat in cui si trovano non sono a rischio. Tale comportamento, basato sull’avidità, non dovrebbe essere tollerato. Anche altri gruppi sono minacciati dal sovrasfruttamento, non per il collezionismo come per le “Slipper orchids”, ma per il consumo, per esempio come “salep” nel Mediterraneo e nel medio Oriente o come “chikanda” in Zambia e Tanzania, o anche per la medicina tradizionale in Asia. Lavorare per definire protocolli per l’uso sostenibile delle orchidee spontanee deve essere quindi un’alta priorità, come sancito nella Convenzione sulla Diversità Biologica, per proteggere queste specie proteggendo allo stesso tempo le condizioni di vita delle persone che dipendono da queste risorse naturali. 10

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Le foreste tropicali sono uno degli esempi più estremi di habitat minacciato, essendo contemporaneamente sia fra gli habitat più ricchi di biodiversità che sottoposti ad enormi pressioni a causa del disboscamento e la deforestazione (vedi esempi in Cribb et al., 2003). Di conseguenza, le orchidee tropicali sono quasi certamente più a rischio rispetto alle orchidee terrestri europee. Avendo complessi cicli vitali, che notoriamente includono simbiosi micorriziche e diverse strategie di impollinazione, per la conservazione delle orchidee si deve necessariamente tenere in considerazione anche la conservazione degli altri organismi coinvolti. Il metodo più efficace per conservare le orchidee è quindi conservare l’ecosistema in cui vivono e ci sono numerose iniziative nel mondo in cui individui, organizzazioni non-governative e governi stanno cercando di proteggere parti di territorio così che le orchidee e gli altri organismi abbiano delle possibilità di sopravvivenza per il futuro. La “Orchid Conservation Alliance”, per esempio, è focalizzata sulla protezione degli habitat come miglior approccio per la conservazione delle orchidee. Come affermato nel loro sito web “La Orchid Conservation Alliance è stata fondata nel 2006 per promuovere la conservazione delle orchidee e dei loro habitat in tutto il mondo. Proteggere gli habitat naturali delle orchidee preserva le orchidee, i loro impollinatori, la loro diversità genetica e gli uccelli, rane, insetti, rettili e mammiferi nelle foreste dove vivono” (http://www.orchidconservationalliance.org). Un’altra recente azione degna di nota è la dichiarazione, con Decreto Presidenziale nel 2013, dell’Ecuador come “Country of Orchids”, con connesse disposizioni per la protezione degli habitat delle orchidee e la promozione di ecoturismo, ecc. Molti relatori al recente “5th International Orchid Conservation Congress” hanno parlato di aree protette in diversi Paesi e ci sono molte attività relative alla conservazione degli habitat in tutto il mondo, ma è necessario che ce ne siano di più. A fronte dei cambiamenti climatici, comunque, la conservazione in situ non può essere la sola soluzione. Le specie che vivono in ambienti estremi, sulla cima delle montagne o sulle isole, per esempio, possono avere bisogno di ulteriore sostegno, c’è quindi la forte possibilità che la conservazione ex situ in banche del germoplasma e orti botanici possa giocare un ruolo essenziale nei progetti per la conservazione di tali specie. Oggi conosciamo le orchidee come mai prima, ne conosciamo la distribuzione, le interazioni biologiche e le minacce alla loro sopravvivenza, ma di fronte alla perdita di habitat, ai cambiamenti climatici e al sovrasfruttamento indiscriminato non possiamo permetterci di essere compiacenti. Dobbiamo continuare a proteggere aree più ampie possibile con habitat intatti e a portare avanti ricerche sulle orchidee e sulla loro conservazione, usando le conoscenze sulla loro biologia per dare informazioni gestionali per la loro conservazione. Non farlo porterebbe ad un mondo con una diversità sempre di orchidee più ridotta per le generazioni future. BIBLIOGRAFIA Cribb P.J., Kell S.P., Dixon K.W., Barrett R.L., 2003. Orchid conservation: a global perspective. In: Dixon K.W., Kell S.P., Barrett R.L., Cribb P.J. (eds.), Orchid conservation: 1-24. Kota Kinabalu: Natural History Publications (Sabah). IUCN, 2001. IUCN Red List Categories and Criteria. Version 3.1. www.iucnredlist.org/technicaldocuments/categories-and-criteria IUCN, 2013. IUCN Red List of Threatened Species. www.iucnredlist.org IUCN/SSC Orchid Specialist Group, 1996. Orchids - status survey and conservation action plan. Gland & Cambridge: IUCN. 11

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Amazing Species è un'iniziativa dell'IUCN per la diffusione delle conoscenze sulle specie a rischio: Ophrys insectifera L. è l'unica orchidea pubblicata finora sul sito web: www.iucnredlist.org 12

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Ruolo dell’impollinazione nella conservazione delle orchidee Giuseppe Pellegrino Dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze della Terra, Università della Calabria. E-mail: giuseppe.pellegrino@unical.it Le orchidee sono note per la loro elevata variabilità morfologica, il cui valore tassonomico è di cruciale importanza per la loro tutela. Dal punto di vista della conservazione, infatti, è fondamentale comprendere se a tale polimorfismo corrispondano specie differenti o se esso rientri nella variabilità intraspecifica dovuta alle condizioni ecologiche locali. Ma per capire a pieno i processi che sono alla base di tali variazioni morfologiche bisogna prestare grande attenzione allo stretto legame che si è instaurato tra orchidee ed insetti impollinatori. Una profonda conoscenza della biologia della riproduzione può contribuire infatti a chiarire quale sia il valore evolutivo di tale polimorfismo e se sia dovuto a deriva genetica o se sia generato da selezione naturale e adattamento locale, fattori che meritano considerazione in una corretta politica di tutela e conservazione. L’evoluzione della riproduzione sessuale è sicuramente una tappa importante per la vita delle piante sulla terra. I livelli di ricombinazione e diversità genetica sono strettamente legati ai meccanismi di riproduzione, infatti se l’assenza di ricombinazione si verifica, ad esempio, nei casi di specie agamospermiche Fig. 1. Farfalla (Aporia crataegi Linnaeus, 1758) su Gymndenia (nelle quali l’embrione ha conopsea (L.) R.Br. (foto M. Duvernay) esclusiva origine materna), i livelli più alti, invece, si raggiungono nelle specie dioiche, nelle quali l’incrocio tra individui differenti è obbligatorio, poichè la specie presenta individui con fiori maschili separati dagli individui con fiori femminili. I due estremi, agamospermia e dioicia, sono piuttosto rari nelle orchidee, il primo perchè in esse per la completa formazione del gametofito femminile è necessario lo stimolo della presenza del polline sullo stigma, il secondo perchè ogni singolo individuo delle orchidee ha sempre fiori ermafroditi. In piante monoiche e autocompatibili 13

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