N.85 - 2014

 

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Il Giornale Italiano 85/2014

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ESERCITO ITALIANO 4 MAGGIO 2014 153 ANNI 85/2014 | GIORNALE ITALIANO DE ESPAÑA - GRATUITO | WWW.ILGIORNALEITALIANO.NET | D.L.: MA-884-2008

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ESERCITO ITALIANO, 4 M costituito a Napoli un Corpo di spedizione internazionale con il compito di porre fine alla rivolta dei “Boxers” e difendere i Protettorati europei. L’Esercito Italiano fu impegnato in massa, il 29 settembre 1911, con la campagna libica nella guerra italo-turca; il 5 ottobre le sue truppe sbarcarono a Tripoli. La guerra italo-turca si concluse con l’occupazione del Dodecanneso (primavera 1912) e la conquista del Fezzan (9 agosto 1913 - 12 agosto 1914). Lo scoppio della 1^ Guerra Mondiale vide l’Esercito Italiano entrare in campo il 24 maggio 1915 con l’avanzata oltre il confine. L’Esercito di fronte alla terribile prova decuplicò gli effettivi, potenziò l’arma aerea, creò corpi speciali, introdusse definitivamente il mezzo meccanico nei suoi ranghi. Lo sforzo organizzativo fu davvero imponente sia nel campo operativo che logistico. La massa dei mobilitati da gestire in toto, mise a dura prova lo strumento che reagì a questa improvvisa crescita. Gli anni di guerra fino a Caporetto videro l’Isonzo protagonista delle battaglie; i primi successi di rilievo furono proprio della 6^ battaglia dell’Isonzo, che portò nell’estate del 1916 alla conquista di Gorizia. La L'Esercito Italiano (EI) è la componente principale e più antica delle quattro forze armate italiane, delle quali fa parte assieme alla Marina Militare, all'Aeronautica Militare e all'Arma dei Carabinieri, tutte dipendenti dal capo di stato maggiore della difesa ed inserite nel Ministero della Difesa. Le importanti riforme attuate dallo Stato Maggiore di Vittorio Emanuele II per riconvertire la vecchia Armata Sarda nel primo Esercito Italiano, iniziarono appena conclusa la seconda guerra di indipendenza, alla fine del 1859. Il piccolo esercito regionale del Re di Sardegna non era più sufficiente ad assolvere i complessi compiti che invece avrebbe dovuto affrontare il nuovo esercito a base nazionale. Le operazioni di riunione, di tutte le forze militari disponibili nel paese iniziarono negli ultimi mesi del 1859 concludendo una prima fase organizzativa nel marzo del 1861; infatti fu allora che, con nota n. 76 del 4 maggio 1861, il Ministro Fanti ‘’rende noto a tutte la Autorità, Corpi ed Uffici militari che d’ora in poi il Regio Esercito dovrà prendere il nome di Esercito Italiano, rimanendo abolita l’antica denominazione d’Armata Sarda’’. Prima che anche i due restanti eserciti preunitari, il Borbonico ed il Garibaldino, venissero integrati, l’Esercito presentava una struttura basata su cinque Corpi d’Armata dei quali quattro erano formati ognuno da tre divisioni, ciascuna con due brigate di Fanteria, due battaglioni Bersaglieri e tre batterie d’Artiglieria, più una brigata di Cavalleria su 3 reggimenti. Fuori dai corpi d’armata c’era un’altra divisione di Cavalleria con quattro reggimenti e due batterie a cavallo. I reggimenti di Fanteria e Cavalleria avevano rispettivamente ordinati su quattro battaglioni/squadroni. L’Artiglieria comprendeva un totale di otto reggimenti di cui il 1° era di pontieri e operai, il 2°, 3° e 4°, appartenevano all’artiglieria da piazza, su 12 compagnie ciascuno, il 5°, 6°, 7° ed 8°, erano “da campagna” con 12 batterie ciascuno. Le batterie a cavallo erano parte del 5° reggimento. Il Genio venne ordinato su due reggimenti di 16 compagnie ciascuno. Il 4 maggio 1861, con Decreto del Ministro Fanti, l’Armata Sarda, che aveva incorporato molti eserciti pre-unitari, prendeva la denominazione di Esercito Italiano. I primi anni di vita non furono facili, poiché furono scanditi da una lunga e dura lotta al brigantaggio e dalla sfortunata conclusione della Terza Guerra d’Indipendenza, pur costellata di gloriose battaglie (1886 furono i caduti). Il 20 settembre 1870, portando a termine gli ideali unitari, il IV Corpo d’Armata agli ordini del Generale Raffaele Cadorna occupò Roma, ridando all’Italia la sua naturale Capitale. Dopo un periodo caratterizzato da un notevole lavoro di riordinamento e potenziamento (Ministro Ricotti), il 5 febbraio 1885 il Col. Tancredi Saletta, con un Corpo di spedizione di 800 uomini, sbarcò a Massaua, aprendo così il periodo coloniale; dopo una lunga campagna di penetrazione in Africa Orientale, Adua (1896) segnò la battuta di arresto. Il 25 aprile 1897, un Corpo di spedizione italiano sbarcò a Suda, nell’isola di Candia, destinato a far parte di un Corpo interalleato incaricato della pacificazione dell’isola dopo la rivolta contro la dominazione turca. Incominciavano così gli impegni internazionali. Di lì a poco, infatti, il 14 luglio 1900 venne Pag. 2 DAL REGIO ESERCITO ALLA REPUBBLICA 12^ ed ultima battaglia segnò, invece, la sconfitta di Caporetto nell’ottobre 1917. Le eroiche battaglie d’arresto sul Piave e sul Grappa (10 novembre - 4 dicembre) tamponarono la falla e nel 1918 il Piave (15-24 giugno) e Vittorio Veneto (24 ottobre - 4 novembre) segnarono la definitiva vittoria. Durante il 1° conflitto, l’Esercito Italiano fu impiegato anche su fronti esteri. Fu la Francia con il II Corpo d’Armata che combatte valorosamente a Bligny (15-23 luglio) ed allo Chemin des Dames (10-12 ottobre 1918). In Albania e in Macedonia le truppe italiane occuparono Durazzo (29 dicembre 1915), Monastir (18 novembre 1916) e vinsero la battaglia di Malakastra (6-9 luglio 1918). Aridi dati statistici della grande guerra si possono riassumere in oltre 4.000.000 di mobilitati, circa 600.000 caduti e 1.500.000 di feriti e invalidi. Smobilitato il grosso dei reggimenti di fanteria e cavalleria, disciolti i reparti “Arditi”, l’Esercito affronta il dopoguerra ridimensionando la sua struttura per tempi e compiti di pace. Nel 1922 ebbero inizio le operazioni in Libia per la riconquista dei territori che, nel corso della guerra mondiale, erano stati occupati dagli arabi ribelli. Furono anni di studio e di sviluppo di nuove strategie di combattimento. L’arrivo del carro armato sui campi di battaglia nell’ultimo scorcio della Grande Guerra, diede l’avvio alla costituzione di unità corazzate. Nel 1927 si rende autonoma l’Aeronautica che lascia l’Esercito presso la quale era nata per divenire la terza Forza Armata. Il progresso tecnologico e la spinta di pochi intrepidi dettero invece lo spunto per la costituzione delle prime unità di paracadutisti. Appena terminate tali operazioni, definite “cicli di polizia coloniale”, nel 1935 l’Esercito fu impegnato di nuovo nel conflitto con l’Etiopia, dove il 3 ottobre le prime truppe varcarono il Mareb. L’occupazione di Addis Abeba (5 maggio 1936) concluse le operazioni. Dopo altri sei mesi, militari italiani, volontari, sbarcarono in Spagna e, inquadrati nel contingente denominato Corpo Truppe Volontarie (C.T.V), per 28 mesi combatterono al fianco dell’esercito franchista. Nell’aprile del 1939, in seguito all’annessione dell’Albania, l’Esercito presidiò le più importanti città di quel Paese. Il 10 giugno 1940 ebbero inizio le operazioni della 2^ G. M., che proseguirono sui fronti più disparati per latitudine e caratteristiche. Dalla Fronte Francese, all’Albania, la Jugoslavia, la Grecia, Africa Settentrionale ed Orien85/2014

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MAGGIO 2014, 153 ANNI tale, fino in Russia i nostri soldati si troveranno a combattere una guerra di aggressione contro avversari determinati e ben equipaggiati. In Africa Orientale, dopo le iniziali operazioni di frontiera e la conquista del Somaliland, le truppe italiane, senza contatti logistici con la madrepatria persero l’iniziativa concludendo, con l’onore delle armi, sull’Amba Alagi la resistenza alle truppe britanniche. Nel perimetro difensivo di Gondar la resistenza si protrasse per ancora qualche mese, animata dalla volontà del Generale Nasi. In Africa Settentrionale, il conflitto assunse un moto pendolare e, dopo le gloriose e sfortunate pagine dell’ottobre 1942 ad El Alamein, le unità ripiegarono fino in Tunisia dove furono costrette alla resa nel maggio 1943. Nello stesso periodo, a seguito dello sbarco allea- Combattimento); l’Organizzazione Centrale e 11 comandi territoriali (9.000 uomini); l’Amministrazione (organi ed unità dei servizi): 31.000 uomini; l’Addestramento e Complementi (Centro Addestramento Complementi di Cesano e Scuole Militari) su 10.000 uomini. La direttiva, dopo la definizione degli organici particolareggiati, diede luogo alla prima normativa organica del dopoguerra, diramata dalla Stato Maggiore dell’Esercito nel marzo 1946. Alle dirette dipendenze dell’Organizzazione Centrale, destinata entro circa un anno a confluire nell’ambito del nuovo Ministero della Difesa, furono costituiti 11 Comandi Militari Territoriali, con giurisdizioni analoghe a quelle dei preesistenti Comandi di Corpo d’Armata del tempo di pace. Da ciascun Comando Militare Territoriale (C.M.T.), dotato degli organi direttivi dei vari servizi, dipendevano le unità, gli enti logistici e amministrativi con sede nel territorio di competenza. Alle dipendenze di ciascun C.M.T., era posto un centro addestramento reclute (C.A.R.) a livello reggimentale, con la funzione di sgravare le unità operative dai compiti connessi con le prime fasi addestrative dei militari di leva. L’organizzazione operativa, costituita dalle grandi unità già esistenti, (“Cremona”, “Legnano”, “Folgore”, Friuli” e “Mantova”) e dalle tre divisioni per la sicurezza interna (“Aosta”, “Reggio” e “Calabria”). Per assicurare una certa presenza di unità operative in tutto il territorio nazionale, ad ogni Comando Militare Territoriale fu assegnato un reggimento di fanteria autonomo, ad eccezione di quello della Sicilia dal quale dipendevano due divisioni per la sicurezza. L’Accademia Militare di Lecce, le Scuole Centrali Militari, con comando a Cesano, la Scuola di Applicazione di Sanità Militare di Firenze, le dieci scuole delle varie armi to in nord Africa avvenuto senza opposizione delle locali truppe della Francia di Vichy, i reparti italiani e tedeschi occupavano la Francia Meridionale e la Tunisia. In Balcania, l’offensiva italiana partì nell’ottobre 1940. Dopo duri scontri ed alterne vicende, le operazioni si conclusero in Epiro e, quasi contemporaneamente, in Jugoslavia, dove si era aperto un altro fronte. In Russia, l’offensiva partì a fianco dell’alleato tedesco; dolorosissima fu la sconfitta finale sul Don (inverno 1942-1943) ed epica la ritirata, durante la quale circa 80.000 italiani tra Caduti e prigionieri scomparvero. Terminate le operazioni sui fronti esteri, il teatro di guerra, con l’invasione della Sicilia, si spostò sul territorio italiano. Costretto all’armistizio, l’Esercito l’8 settembre subiva una grande sconfitta. Sconfitti, ma non domi, già nell’ottobre 1943 i militari italiani ed i reparti sopravvissuti davano inizio alla Guerra di Liberazione con il 1° Raggruppamento Motorizzato e nelle Unità ausiliarie. Monte Lungo (dicembre 1943) e Monte Marrone (aprile 1944) furono le tappe della riscossa. Successivamente, dal 1° Raggruppamento nasceva il Corpo Italiano di Liberazione (aprile - ottobre 1944) e nel dicembre del 1944 furono formati cinque Gruppi di Combattimento, che risalirono l’Italia con gli alleati fino a Milano e Venezia. L’Italia contribuì anche alla lotta contro i Tedeschi all’estero, in particolare in Balcania (1943 - 1944), dove si distinsero le divisioni partigiane “Garibaldi” e “Italia”, costituite con i Reparti ed i superstiti sfuggiti alla deportazione tedesca. Il tributo di sacrificio e di sangue della 2^ G. M. si può così riassumere: 161.729 caduti e dispersi sui vari fronti fino alla fine delle ostilità fino all’8 settembre 1943; 18.655 perdite in Italia e 54.622 perdite sui fronti esteri nel periodo settembre - ottobre 1943 per le reazioni ai Tedeschi; circa 12.000 caduti tra militari inquadrati nelle unità regolari e nelle bande partigiane durante la Guerra di Liberazione; infine, circa 60.000 internati militari morti nei campi di concentramento. Cifre elevate e non definitive. Al termine della 2a Guerra Mondiale l’Esercito Italiano era rappresentato dai cinque Gruppi di Combattimento che avevano combattuto nell’ambito della 5a Armata americana e dell’8^ britannica, e da altre unità, anch’esse direttamente dipendenti dai comandi alleati. Il 14 novembre 1945 la Missione Militare Alleata emanò una direttiva fondamentale che indicava l’ordinamento dell’Esercito detto di Transizione. All’Esercito Italiano fu imposta una struttura, che doveva rimanere in vigore fino alla conclusione del trattato di pace, basata su quattro insiemi di forze: mobili e locali (90.000 uomini) articolate in 3 divisioni di sicurezza interna, 10 reggimenti di fanteria, di cui 3 alpini, 5 divisioni di fanteria binarie (già Gruppi di 85/2014 e servizi e gli undici C. A. R costituivano l’organizzazione addestrativa. Alcune unità restarono ancora alle dipendenze degli alleati: una divisione ausiliaria e 6 raggruppamenti e 2 gruppi battaglioni. Nel corso dello stesso anno 1946, le tre divisioni per la sicurezza interna furono trasformate in altrettante brigate, su due reggimenti di fanteria ed un gruppo misto di artiglieria, con i nominativi di “Aosta”, “Sabauda” poi “Reggio” e “Calabria”; l’Arma di Cavalleria, ancora ufficialmente esclusa dalla ricostruzione dell’Esercito, riprese vita con l’assegnazione ad ogni divisione di fanteria di un gruppo squadroni esplorante, montato su cingolette. Nel febbraio 1947, allorché fu firmato il trattato di pace di Parigi, l’Esercito di Transizione era ormai completato. Superate le pastoie della Commissione di controllo Alleata con l’adesione alla NATO, l’Esercito cresce dimensionalmente fino a contare dieci divisioni di fanteria, tre divisioni corazzate e cinque brigate alpine. Il 1954 corrisponde al momento di massima espansione della struttura articolata in due armate e cinque Comandi di Corpo d’Armata e con la creazione del Corpo di Sicurezza per la Somalia che sarà sciolto per termine esigenza nel 1956. Un primo riordinamento dell’area territoriale, in favore della componente operativa, portò alla soppressione degli undici Comandi Militari Territoriali, sostituiti da sei Regioni Militari che mantennero alle dipendenze i Comandi Militari di Zona preesistenti più altri sei di nuova formazione. Ulteriori riduzioni colpirono i Distretti Militari ed i servizi. Pag. 3

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DAL 1955 AD OGGI Per l’Esercito Italiano i principali sono: I SIMBOLI L’INNO NAZIONALE Le Unità dell’Esercito Italiano, tutte le mattine, iniziano le attività addestrative ed operative con la Cerimonia dell’Alzabandiera. I soldati appartenenti a tutte le categorie si ritrovano sui piazzali delle Caserme e con le note dell’Inno di Mameli, issano la Bandiera come primo atto della giornata. La Cerimonia dell’Alzabandiera è da sempre un rito tradizionale, breve ma intenso che unisce tutti gli Uomini e le Donne dell’Esercito Italiano da 153 anni, sia sul territorio Nazionale e sia all’Estero, nell’impegno di servire e rappresentare l’Italia e tutti gli italiani. Il Canto degli Italiani - Fratelli d’Italia / l’Italia s’è desta / dell’elmo di Scipio / s’è cinta la testa / dov’è la vittoria / le porga la chioma / che schiava di Roma / Iddio la creò - Stringiamoci a coorte / Siam pronti alla morte L’Italia chiamò - Noi siamo da secoli / Calpesti e derisi / Perché non siam popolo / Perché siam divisi / Raccolgaci un’unica / bandiera una speme / di fonderci insieme / già l’ora sonò. - Stringiamoci a coorte / Siam pronti alla morte / L’Italia chiamò - Uniamoci amiamoci / L’unione e l’amore / Rivelano ai popoli / Le vie del signore / Giuriamo far libero / Il suolo natio / Uniti per Dio / Chi vincer ci può. - Stringiamoci a coorte / Siam pronti alla morte / L’Italia chiamò - Dall’Alpe a Sicilia / Ovunque è Legnano / Ogn’uom di Ferruccio / Ha il cuore e la mano / I bimbi d’Italia / Si chiaman Balilla / Il suon d’ogni squilla / I vespri suonò - Stringiamoci a coorte / Siam pronti alla morte / L’Italia chiamò - Son giunchi che piegano / Le spade vendute / Già l’Aquila d’Austria / le penne ha perdute / il sangue d’Italia / bevè, col cosacco / il sangue polacco / ma il cor le bruciò. LA BANDIERA A partire dal dopoguerra, l’Esercito ha partecipato ad operazioni di soccorso delle popolazioni colpite da calamità naturali, tappe dolorose di una tradizione avviata nell’800 e ininterrotta fino ad oggi, come testimoniano gli interventi in occasione dell’emergenza maltempo del 2011 e del sisma in Emilia del 2012. Fornisce notevoli contributi, in concorso alle Forze di Polizia, per il controllo del territorio, come in Alto Adige (1967), in Sardegna (Forza Paris, 1992), in Sicilia (Vespri Siciliani, 1992), in Calabria (Riace, 1994). Si è occupato del presidio di obiettivi sensibili su tutto il territorio nazionale in seguito alla trage dia dell’11 settembre 2001 (Operazione Domino) e ha continuato ad assicurare il proprio contributo per la sicurezza pubblica e la protezione civile con le Operazioni “Strade pulite” (2008) in Campania, “Strade sicure” (2008), “Gran Sasso” (2009) e “Aquila” (2010) in Abruzzo, “Una acies” (2012) in Emilia. E’ stato, ed è, impegnato in missioni all’estero sotto l’egida di organizzazioni internazionali, ONU e NATO, o facente parte di coalizioni multinazionali: Libano (1982), Namibia (1989), Albania (1991), Kurdistan (1991), Somalia (1992), Mozambico (1993), Bosnia (1995), Timor Est e Kosovo (1999), Congo (2001), Sudan (2003), Afghanistan (2002), Iraq (2003) e Libano (2006). L'ESERCITO PROFESSIONISTA A partire dagli anni novanta l'esercito italiano cominciò ad attraversare una serie di trasformazioni come l'istituzione del ruolo dei volontari in ferma breve (VFB) prima e dei volontari in ferma annuale (VFA) poi. Nel 2000 si ebbe poi la separazione funzionale dell'Arma dei Carabinieri dall'esercito, venedo adessere forza armata autonoma, cessando di essere una specialità dell'esercito, pur mantenendo temporaneamente la tradizionale provenienza del suo generale comandante dalle fila dell'Esercito, cioè dal personale proveniente dai corsi normali dell'Accademia militare di Modena. Con la sospensione delle chiamata al servizio militare in Italia venne avviata un notevole fase di ristrutturazione e ottimizzazione delle risorse soprattutto umane (la forza operativa passa in pochi anni da oltre 230.000 a circa 102.000) ne è discesa una concezione delle Forze armate e una razionalizzazione del loro impiego completamente nuove e molto più agili. Pag. 4 Il 3 novembre 1996, nella ricorrenza della festa delle Forze Armate, il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro ha consegnato al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito la Bandiera di guerra dell’Esercito, concessa con decreto in data 6 marzo 1996. La solenne cerimonia si è svolta a Roma in Piazza Venezia dinanzi all’Altare della Patria alla presenza delle Bandiere delle Armi e dei Corpi nonché delle Bandiere della Marina Militare e dell’Aeronautica Militare. La Bandiera si fregia delle seguenti ricompense: Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia (4); Medaglia d’Oro al Valor Militare (1); Medaglia d’Oro al Valor Civile (2); Medaglia d’Argento al Valor Civile (1); Medaglia d’Oro al Merito Civile (2); Medaglia d’Argento al Merito Civile (1); Medaglia d’Oro al Merito della Croce Rossa Italiana (1); Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica (1). LO STEMMA ARALDICO DELL’ESERCITO Lo stemma araldico dell’Esercito Italiano, è stato concesso con Decreto Presidenziale del 22 luglio 1991. Lo smalto rosso simboleggia l’audacia, il coraggio ed il sacrificio cruento espressi in tutte le guerre combattute dall’Esercito Italiano. Il trofeo caratterizza le Armi che compongono la Forza Armata (i fucili la Fanteria, le lance la Cavalleria, i cannoni l’Artiglieria, le asce il Genio, le saette le Trasmissioni); le due sciabole ricordano il valore e l’impegno profusi da tutti i Corpi dell’Esercito nel corso delle 85/2014

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campagne risorgimentali. La granata con fiamma costituisce la rappresentazione grafica di tutte le truppe di terra. Lo scudo è inoltre guarnito dai nastri delle decorazioni alla Bandiera di Guerra dell’Esercito. Scudo: di rosso alla granata d’oro, infiammata al naturale, attraversante i due cannoni di bronzo al naturale, decussati abbassati, con culatta all’ingiù; essi cannoni e granata attraversanti il trofeo d’armi, formato da due lance di nero, decussate con le punte di argento all’insù e con i puntali dello stesso, muniti di banderuola bifida svolazzante, di azzurro; da due sciabole d’argento con l’impugnatura di nero e con le punte all’ingiù, decussate; da due fucili d’argento, con la cassa di nero e con le baionette all’insù, decussati; da due saette d’argento, poste sopra le asce e sotto la volata dei cannoni; da due asce d’argento, con i manici di nero, poste orizzontalmente, con le lame all’ingiù. Ornamenti esteriori: sullo scudo corona turrita d’oro, accompagnata sotto da nastri annodati nella corona, scendenti e svolazzanti in sbarra e in banda al lato dello scudo, rappresentativi delle ricompense al Valore. Sotto lo scudo su lista bifida d’oro, svolazzante, con la concavità rivolta verso l’alto, il motto: “SALUS REI PUBLICAE SUPREMA LEX ESTO” LE STELLETTE Una canzone popolare cantata dai soldati di fine ottocento diceva in uno dei suoi ritornelli “…le stellette che noi portiamo son disciplina, son disciplina….” Ed in effetti è proprio così. Le “stellette” a cinque punte sul bavero delle uniformi furono prescritte la prima volta per gli Ufficiali di Fanteria nel 1871 con la “Istruzione sulla divisa degli Ufficiali di Fanteria” approvata con R.D. del 2 aprile di quell’anno. Con “Istruzione” in data 5 agosto 1871 l’uso delle stellette fu prescritto poi per gli Ufficiali di Stato Maggiore, dei Bersaglieri, dell’Artiglieria e del Genio. Con il R.D. del 2 settembre 1871, che approvava la “Istruzione sulla divisa degli Ufficiali di Cavalleria”, fu prescritto che sul berretto il “fregio” fosse composto da una “stella” con entro il numero del reggimento, il tutto sormontato dalla Corona reale e vennero introdotte le stellette a cinque punte sul bavero. Infine, con R.D. del 15 ottobre 1871 furono prescritte le “stellette” d’oro sul bavero delle giubbe dei Generali. Tali disposizioni furono uniformate con R.D. datato da Firenze il 13 dicembre 1871, col quale fu disposto che “Tutte le persone soggette alla giurisdizione militare, a mente dell’art. 323 del Codice Penale Militare ….. porteranno come segno caratteristico della divisa militare comune all’Esercito e all’Armata (antico nome della Regia Marina), le stellette a cinque punte sul bavero dell’abito della rispettiva divisa”. Per effetto di tale R.D. le “stellette”, prima ornamento, diventarono segno distintivo del militare in attività di servizio, di qualsiasi grado, arma e corpo. Particolare il momento in cui tale distintivo entra in servizio. Infatti proprio all’inizio degli anno settanta, il Ministro della Guerra Generale Cesare Ricotti Magnani, con una serie di disposizioni successive, elimina dalle Uniformi dell’Esercito molte delle prerogative tipiche di tante unità dell’epoca come per esempio le uniformi verde fiammante degli “Ussari di Piacenza” o quelle celesti dei Cavalleggeri “Guide”. Ebbene proprio lui avrà la felice intuizione di apporre questo simbolo sulle divise di chi è sottoposto a condizione militare. E se la gran parte delle sue innovazioni uniformologiche avranno la durata del suo stesso mandato, le stellette lo hanno felicemente superato in età, rimanendo da allora il simbolo incontrastato della militarità. Portate in metallo o ricamate sui baveri delle giubbe e dei cappotti, le stellette ben si adattarono e completarono le mostreggiature dei reggimenti di Fanteria e Cavalleria e di tutte le Armi e Corpi dell’Esercito. Realizzate in alluminio, a rilievo opache, oppure lisce e lucenti, nel corso della seconda guerra mondiale, per penuria dei materiali necessari alla loro produzione furono affiancate e sostituite ovunque possibile dalla versione in filato di tessuto che ancor’oggi spicca al bavero delle tute mimetiche. Risulta però difficile, mancando 85/2014 documenti al riguardo, capire come mai proprio la stella a cinque punte o pentalfa, venne decretata come simbolo unitario delle Forze Armate. Già prima del 1871, gli Ufficiali d’ordinanza del Re e dei Principi portavano al bavero una stella a sei punte; in quasi tutti gli Eserciti le “stelle” a cinque, sei, otto punte furono e sono usate quali distintivi di grado così come su diverse bandiere nazionali stelle a più punte campeggiano sui diversi colori. Soltanto nelle FF.AA. italiane le “stellette”, oltre a indicare i gradi, hanno il particolare significato del quale si è detto. Peraltro, una donna formosa, con una stella in fronte o sulla corona portata sul capo, era comune nelle figurazioni dell’Italia dell’800. E’ naturale che quella stella, decisamente vistosa, e che suggerì anche il vocabolo “stellone”, sia assurta a simbolo delle fortune d’Italia. Tanto da apparire al centro dello stemma “provvisorio” della Repubblica Italiana. L’origine di questo capo dell’uniforme degli Ufficiali sembra risalga al 1366, quando il Conte Verde, Amedeo VI di Savoia, volle che sulla sua nave ammiraglia sventolasse, accanto allo stendardo rosso-crociato in argento dei Savoia, una grande bandiera azzurra in omaggio alla Ss. Vergine. Da quel periodo gli Ufficiali portarono annodata in vita una fascia o sciarpa azzurra. Tale uso venne reso obbligatorio per tutti gli Ufficiali nel 1572 dal Duca Emanuele Filiberto di Savoia. Attraverso diverse modifiche nel corso dei secoli divenne la principale insegna di grado dell’Ufficiale. Sotto il regno di Carlo Emanuele II, il Regolamento stabilì, in data 24 febbraio 1750, che la sciarpa dovesse essere a strisce azzurre e oro, completata alle estremità da due fiocchi dorati, con la striscia centrale dorata che si assottigliava ed il fiocco che si rimpiccioliva a seconda dei gradi, scendendo a ritroso la scala gerarchica, verso i gradi inferiori. Nel 1775 Vittorio Amedeo III modificò la sciarpa per i Tenenti Colonnelli e i Maggiori, dividendola in tre strisce uguali, di cui la centrale rigata in azzurro, mentre per gli Ufficiali inferiori vi erano sottili distinzioni a seconda del grado. Sotto Vittorio Emanuele I, il regolamento dell’8 novembre 1814 stabilì che la sciarpa fosse gialla cosparsa in file parallele di puntini azzurri, rimanendo invariata per gli Ufficiali Generali, cioè in maglia dorata a puntini azzurri. Dal 25 giugno 1833 si stabilì che la sciarpa fosse portata distesa attorno alla vita, con il nodo sul fianco sinistro, mentre gli Ufficiali di Stato Maggiore, gli Aiutanti di campo e gli Ufficiali applicati alle divisioni dovevano portarla ad armacollo da destra a sinistra. Dal 4 marzo 1843 la sciarpa si dovette portare arrotolata e non distesa in vita, per non celare la cintura. In data 25 agosto 1848 fu prescritto il colore turchino per tutti i gradi, tranne il fiocco. Essa veniva indossata ad armacollo dalla spalla destra al fianco sinistro, mentre gli Ufficiali di Stato Maggiore e gli Aiutanti di campo dovevano portarla ad armacollo al contrario. La sciarpa azzurra divenne definitivamente un distintivo di servizio e non di grado in data 9 ottobre 1850, uguale per tutti i gradi, in tessuto color turchino con i fiocchi del medesimo colore. I due capi della sciarpa erano uniti da un passante cilindrico o “noce” in tessuto di seta turchina. La sciarpa azzurra, ancora oggi simbolo distintivo degli Ufficiali delle Forze Armate italiane, può dunque vantare un’origine tanto antica quanto ineguagliata. IL LOGO DELL’ESERCITO LA SCIARPA AZZURRA Il Logo dell’Esercito Italiano nasce nel 1983 da uno studio intitolato “Cinque segni per l’Esercito Italiano”, a cura della Marshall WPT Roma. Il marchio è ufficializzato il 31 ottobre 1983 con la pubblicazione dello studio di cui riportiamo il testo principale. “Il logo è la sintesi della sigla dell’Esercito Italiano ottenuta con un sapiente assemblaggio di cinque Pag. 5

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elementi grafici semplicissimi, inscritti in una forma quadrangolare inclinata verso destra. Questa inclinazione dà al marchio un notevole effetto dinamico. L’inserimento del Tricolore, aggiunge l’elemento tradizione, tanto indispensabile a questa importante istituzione dello Stato. Lo Stato Maggiore dell’Esercito e per esso il relativo Ufficio Documentazione e Attività Promozionali, ha adottato un marchio che da ora in poi, utilizzato in tutte le comunicazioni, le manifestazioni, e le attività divulgative dell’Istituzione, ne identificherà l’immagine. Questa scelta è scaturita dal contesto dei programmi rivolti ad una sempre più aggiornata affermazione dell’immagine dell’Esercito Italiano nonché da quelli relativi alle operazioni promozionali necessarie per il reclutamento di giovani che guardano alla Forza Armata come scelta professionale. Il marchio è quindi il comune denominatore che tende a riunire sotto una unica insegna la molteplicità delle operazioni e degli interventi che via via si porranno in essere con particolare cura nel settore promozionale.” Il logo è stato aggiornato nel 2006 e comprende, oltre al simbolo verde e rosso EI la scritta in nero, per esteso “ESERCITO”. Attualmente è in uso un obice, risultato di un assemblaggio della bocca da fuoco da 105/22 su affusto di 88/27 impiegati durante il 2° conflitto mondiale. La squadra di servizio al pezzo, inizialmente fornita dall’8° CERIMANT di Roma, viene sempre messa a disposizione dalla Forza Armata. Il significato dei gradi: l’etimologia Il confine fra le diverse categorie che oggi compongono più o meno stabilmente il panorama gerarchico delle Forze Armate, non era il medesimo tre o quattrocento anni fa. Infatti, non era difficile che un “Sergente Maggiore Generale”, al contrario di quanto capita oggi, fosse di gran lunga superiore in grado ad un Colonnello. Riforme successive “raffinarono” la struttura assegnando un significato ed un compito ai diversi gradi che man mano si venivano creando con la crescita ed il complicarsi delle armi, dei corpi e delle tecniche di combattimento. Laddove un tempo per guidare un reparto era stato sufficiente un solo Ufficiale, cominciava ad essere necessario per svolgere lo stesso compito, un insieme di Ufficiali, Sottufficiali e graduati. Possiamo porre quindi fra il XVII ed il XVIII secolo la codificazione della catena gerarchica, alla quale anche quella italiana di oggi, seppure con aggiustamenti e ritocchi successivi, fa riferimento. Essendo poi tale catena storicamente figlia del Piemonte, forti sono gli influssi francesi, dovuti alla presenza nelle fila savoiarde di Reggimenti svizzeri di lingua francese, oltre a tutta la Nobiltà piemontese, base dell’ufficialità, che per qualche secolo, fu di sicura cultura transalpina. Gradi e qualifiche La gerarchia militare italiana è disciplinata dal d.lgs. 15 marzo 2010, in particolare sono previsti: Ufficiali generali: Generale; Generale di corpo d’armata; Generale di divisione; Generale di brigata. - Ufficiali superiori: Colonnello; Tenente colonnello; Maggiore. - Ufficiali inferiori: Capitano; Tenente; Sottotenente. - Sottufficiali: Primo maresciallo luogotenente; Primo maresciallo; Maresciallo capo; Maresciallo ordinario; Maresciallo. - Sergenti: Sergente maggiore capo; Sergente maggiore; Sergente - Graduati: Caporal maggiore capo scelto; Caporal maggiore capo; Caporal maggiore scelto; Primo Caporal maggiore (personale con contratto indeterminato) - Truppa (personale con contrato a termine): Primo caporal maggiore (VFP-4) personale con 4 anni di contratto; Caporal maggiore (VFP-4) personale con 4 anni di contratto; Caporale (VFP-1/4) personale con 1 0 4 anni di contratto; Soldato (VFP-1) personale con 1 anno di contratto. CURIOSITÀ Duomo dei Militari San Prosdocimo Nel 1989, il Comandante della Regione Militare Nord Est, interpellato l’Ordinario Militare per l’Italia, diede inizio, per mezzo del Genio Militare, ai lavori di ripristino della copertura pericolante del fabbricato ex Chiesa del Monastero da S. Prosdocimo, non più adibito a magazzino, anche in osservanza della prescrizione del 1988 della Soprintendenza dei Beni Ambientali ed Architettonici del Veneto di procedere al restauro conservativo della stessa per il suo inestimabile valore artistico. Il 10 aprile 1990, Domenica delle Palme, alla presenza del Vescovo di Padova, Mons. Antonio Mattiazzo, di numerose Autorità Militari e Civili, di tutti i Cappellani Militari della zona, delle Associazioni dei Militari in congedo e della popolazione civile (il Duomo era gremito), l’Ordinario Militare solennemente consacrò la Chiesa. Il Cannone del Gianicolo L’uso di segnare il tempo con un colpo di cannone fu introdotto dal Pontefice Pio IX il 1° dicembre 1847 per avere un segnale unico dell’ora ufficiale, anziché il suono scoordinato delle campane delle chiese cittadine. La tradizione continuò anche con l’unità d’Italia. Il cannone sparò fino all’agosto 1903 dal suo primo posizionamento a Castel S. Angelo, da dove venne spostato sulle pendici di Monte Mario, per poi essere definitivamente trasferito sul Gianicolo, esattamente il 24 gennaio 1904. Nel periodo della 2^ Guerra Mondiale la tradizione fu interrotta per gli eventi bellici. Il 21 aprile 1959, in occasione del 2712° Anniversario della fondazione di Roma, il cannone riprese a segnare il “mezzogiorno” per i cittadini romani. Non si ha notizia del tipo di cannone in uso fino all’agosto 1904. Da quella data fu utilizzato un cannone campale da 75 mm., impiegato dall’Artiglieria del Regno d’Italia per aprire la Breccia di Porta Pia. Successivamente è stato impiegato un obice da 149/13 la cui bocca da fuoco, preda bellica dell’Esercito Austro-Ungarico nella guerra 1915-18, era montata su affusto italiano. Quest’ultimo pezzo, ormai vetusto, in data 1° febbraio 1991 ha sparato il suo ultimo colpo. Pag. 6 Al 2013 l'esercito contava 105.062 unità, dotazione inferiore ri spetto all'Arma dei Carabinieri che conta 118.716, in particolare: PERSONALE Lo Stato maggiore dell'Esercito (SME), con sede a Roma, è l'organismo deputato alla definizione delle politiche di Forza Armata ed è la struttura al vertice del comando dell'Esercito Italiano. Per l'attività di comando e controllo sulle unità dell'Esercito, il capo di stato maggiore dell'Esercito italiano si avvale di cinque alti comandi retti da cinque generali di corpo d'armata e da un Ispettorato diretto da un tenente generale. Questi sei enti assieme allo SME formano nel loro insieme le cosiddette aree di vertice: Comando delle forze operative terrestri o COMFOTER, acquartierato a Verona. È responsabile del governo delle unità di manovra, pedine operative dell'Esercito; Comando militare della Capitale con sede a Roma, al cui vertice è posto il Gen. C.A. Mauro Moscatelli. Coordina le attività legate al Reclutamento, alle Forze di Completamento e alla Promozione e Pubblica Informazione sul territorio nazionale; Comando logistico acquartierato a Roma da cui dipendono, sul piano tecnico-funzionale, le unità della logistica di sostegno e della logistica di aderenza; Comando per la formazione, specializzazione e dottrina (COMFORDOT) di Roma, si occupa della formazione, specializzazione e dottrina di tutto il personale militare dell'Esercito; Ispettorato delle infrastrutture: presiede gerarchicamente gli enti del Servizio dei Lavori e del Demanio, che sul piano amministrativo e tecnico-funzionale ricevono le istruzioni dalla Direzione Generale dei Lavori e del Demanio, parte del Segretariato Generale della Difesa (SEGREDIFE). 85/2014 STRUTTURA E ORGANIZZAZIONE

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LE UNIFORMI I militari dell'Esercito, appartenenti a tutte le categorie per lo svolgimento del proprio servizio, o al di fuori di esso per distinguere il proprio status dai "civili", utilizzano un insieme di capi di vestiario, variabili per foggia e colori a seconda delle stagioni e del clima, in versione maschile e femminile, che compongono l'Uniforme. Esistono vari tipi di Uniforme, a seconda del particolare impiego cui sono associate, quindi ci sarà l'Uniforme di Servizio e Combattimento, l'Uniforme Ordinaria, l'Uniforme di Servizio e Cerimonia, l'Uniforme storica e tutte le loro sottovarianti dette "derivate" con l'applicazione di pullover, berretti, decorazioni, sciarpa azzurra, mantelline, ecc. to, copricapo di specialità, buffetterie in cuoio naturale o bianche. Uniformi storiche Le uniformi storiche, sono in uso all’Accademia militare di Modena, alle Scuole militari della Nunziatella e Teuliè e alla Scuola sottufficiali di Viterbo, e ai Reggimenti impiegati per la maggiore a Roma per servizi armati, di rappresentanza e guardia d’onore. Tra questi vanno ricordati i Lancieri di Montebello e i Granatieri di Sardegna. Le uniformi storiche riproducono nelle linee generali delle tenute ottocentesche dell’esercito sabaudo e si compongono di giubbe turchino profilata con i colori d’arma e abbottonatura semplice o doppia, pantaloni celeste guarniti della pistagna con i colori dell’arma o del reggimen- Uniformi di servizio e combattimento L’Uniforme di Servizio e Combattimento attualmente in uso presso l’Esercito si compone di giubba e pantaloni unisex. La sua trama mimetica è realizzata in due versioni, adatte al territorio italiano e desertico, in tessuto antistrappo, composto da uno schema di mascheramento a più toni di verde, giallo e marrone nella versione italiana e giallo, bianco e marrone nella versione desertica. Alle truppe alpine è in dotazione anche una versione bianca da utilizzare su terreni innevati. La giubba ha una chiusura a cinque bottoni con copribottoni, due ampie tasche a toppa con soffietto poste sul petto, chiuse con pattina a due bottoni con l’attaccatura superiore inclinata in basso verso l’abbottonatura centrale della giubba. Il colletto senza cinturino è guarnito di stellette in stoffa nere e verdi a bassa visibilità. Sulla fascia copribottoni di chiusura, all’altezza delle tasche pettorali, una linguetta di stoffa funge da supporto per le insegne di grado tubolari, sostituendo il precedente supporto in velcro per gradi “a strappo”. Sopra le due tasche pettorali è presente con supporto in velcro la fascetta portanome e quella di Forza Armata con l’aggiunta per le truppe paracadutiste un ulteriore supporto rettangolare sul lato destro per applicare il distintivo del brevetto di paracadutista militare. Su ambedue le maniche è cucita una tasca chiusa da un’aletta con velcro. Sul braccio sinistro è applicato lo scudetto di nazionalità e sulla destra un Divise storiche dei Granatieri di Sardegna durante una rievocazione Lancieri di Montebello durante la classica sfilata del 2 giugno supporto in velcro per eventuali altre insegne, generalmente riferite alla Brigata di appartenenza. Ai gomiti ampi rinforzi di protezione e chiusura della manica a polsino, per le truppe paracadutiste è presente un’imbottitura. I pantaloni hanno quattro tasche più due ampie a metà coscia con chiusura a bottoni, rinforzi al ginocchio, con imbottitura per le aviotruppe, che è sagomato per evitare strappi sul cavallo. Alla caviglia il pantalone può essere chiuso con un laccetto elastico. L’Uniforme si completa con calzature di specialità, guanti e maglietta a collo rovesciato o a maniche corte, se in versione invernale o estiva. A seconda dell’attività alla versione base appena descritta si aggiungono capi di corredo, equipaggiamento e armamento che generano uniformi specifiche. In distribuzione al personale d’ogni grado, una comoda giacca a vento con sovrapantalone, dotata di cappuccio e un “liner” denominato corpetto autoportante. L’Uniforme di Servizio e Combattimento in versione Servizio può essere adattata alle diverse condizioni climatiche; in tale caso, conserva pantaloni e calzature e sostituisce la giubba con, a seconda del caso, la sola maglietta verde oliva con l’applicazione dell’insegna di grado al petto, la camicia a maniche corte, la camicia e maglione con scollo a “V”. Tali combinazioni, vengono adottate su decisione dei Comandanti. La versione “da combattimento” dell’uniforme di servizio e combattimento, si ottiene aggiungendo alla tenuta base l’elmetto, completo di telino antiriflesso, la sciarpa a rete, il cinturone con le buffetterie (portacaricatori, giberne, borraccia), la maschera anti NBC, l’armamento e, quando previsto, il giubbetto antiproiettile o antischegge. Oltre a questi materiali esiste un pratico “combat jacket” che consente di trasportare su di un corsetto multitasche tutto l’equipaggiamento individuale, munizionamento e viveri, generalmente distribuito alle truppe da impiegare in teatro operativo. Per fronteggiare i climi rigidi sono stati introdotti in servizio sottocombinazioni e maglioni, guanti, berrettini e felpe in “pile”. Le Truppe Alpine per il loro specifico impiego, utilizzano dei capi mimetici aggiuntivi per terreni innevati, oltre ad avere in dotazione un caldo giubbotto mimetico in Gore-Tex. Per la condotta delle opera- 85/2014 Pag. 7

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zioni in ambiente contaminato, tutto il personale riceve in dotazione un sopravestito in speciale tessuto trattato completo di guanti e calzari. Il personale dell’Aviazione dell’Esercito, utilizza la tenuta di volo, composta da una tuta mono pezzo e completata da un giubbotto verde oliva chiaro, con casco da pilota e speciali calzature. Tutte le unità corazzate, blindate e semoventi fanno invece uso della tuta monopezzo verde salvia degli equipaggi carri, completata d’inverno dal confortevole giubbotto di pelle. Uniformi ordinarie e femminile, a meno del verso dell’abbottonatura delle camicie, composto da camicia chiara e pantaloni dello stesso colore dell’invernale. La camicia si porta con colletto aperto e ha due taschini a toppa, con cannello centrale, chiusi da una pattina con bottoncino. Le maniche sono corte sopra il gomito, le controspalline fisse e fermate da bottoncino. I pantaloni, di taglio classico, vengono indossati con il cinturino di canapa con piastra e fregio pluriarma. Le scarpe basse marroni o nere completano la tenuta con l’utilizzo del copricapo di specialità. Associando all’uniforme di Servizio l’armamento individuale, il cinturone, gli stivaletti da combattimento e gli altri accessori come le decorazioni, oppure la sciabola e la sciarpa azzurra, si ottengono le tenute, sia estiva che invernale, per servizi armati speciali o per servizi armati di parata e d’onore. Uniformi da cerimonia L’uniforme ordinaria si compone di una giacca a un petto a quattro bottoni, dorati fino al grado di colonnello e argentati per gli ufficiali generali, quattro tasche a toppa con cannello centrale e chiusura a pattina con bottone, controspalline sfilabili fermate da un bottone a pressione. I pantaloni sono di taglio classico, con le pinces, quattro tasche e taschino per orologio. La camicia è a due taschini e, completano l’uniforme, cravatta, guanti marroni di pelle, scarpe basse marrone, calzini di filo kaki oliva, berretto rigido o copricapo di specialità. Non è prevista una differente foggia o colore per le uniformi estive e invernale, le cui differenze sono solo nel tessuto. A seconda delle condizioni climatiche può essere utilizzato il cappotto in castorino (ormai in disuso) o il soprabito impermeabile in verde oliva distribuito a tutto il personale. Uniformi di servizio invernali L’uniforme da cerimonia, è dal 2004 un doppio petto a sei bottoni di colore completamente nero in estate e in inverno con due tasche sui fianchi, senza pagina. Utilizzata da tutto il personale in servizio permanente prevede pantaloni di taglio classico in tessuto, come per la giacca, diverso a seconda della versione. In inverno si può indossare la mantella blu fanteria. L’uniforme è completata dal berretto rigido nero uguale per tutte le specialità, dai guanti bianchi e scarpe basse nere. A seconda dei capi di vestiario indossati, camicia e cravatta, e gli accessori, decorazioni, sciarpa azzurra e sciabola, si ottengono tutte le “derivate” e cioè la grande uniforme da cerimonia (cravatta, sciarpa azzurra, sciabola, decorazioni), l’ uniforme da sera (con papillon), l’uniforme da società (con papillon e decorazioni) e l’uniforme di gala (papillon, sciarpa azzurra e decorazioni). Copricapo Capo di vestiario di particolare rilevanza, anche per antiche tradizioni è il copricapo, che si differenzia a seconda del tipo di uniforme, del grado, della specialità e del reparto di appartenenza. Per l’uniforme di servizio e combattimento sono in uso il basco amaranto per le truppe della Brigata paracadutisti “Folgore”, il basco azzurro per il personale in forza all’Aviazione dell’Esercito e alla fanteria aeromobile,il basco verde per il reggimento Lagunari, il fez ed il basco con piumetto per i volontari in servizio nei reggimenti bersaglieri, il berretto norvegese per gli alpini e il basco nero per il rimanente personale. Tranne che per il fez e il berretto norvegese, a tutti i copricapi di questo tipo viene applicato il fregio di specialità metallico. Per l’uniforme ordinaria quasi tutto il personale utilizza il berretto rigido dello stesso colore dell’uniforme con applicato il fregio in tessuto dorato, mentre il personale dell’artiglieria a cavallo utilizza il chepì e il personale degli Alpini il tipico cappello alpino. Esiste inoltre un copricapo piumato particolare, in uso presso i bersaglieri, detto “la Vaira”. L’uniforme da cerimonia prevede per tutto il personale l’utilizzo del berretto rigido in panno nero con fregio dorato e in versione maschile e femminile. L’uniforme di servizio invernale è identica per taglio e colore all’ordinaria, con l’unica differenza di utilizzare come copricapo sempre quello di specialità. All’interno delle installazioni militari o nelle immediate adiacenze, la giacca può essere sostituita dal maglione con scollo a “V” aggiungendo le mostrine al colletto della camicia. Con l’uniforme di servizio si può indossare l’impermeabile. È in cotone verde oliva, a un petto chiuso da quattro bottoni in frutto con due tasche interne e due esterne, maniche chiuse con polsino e controspalline. Uniformi di servizio estive Basco Verde dei Lagunari Chepì da Ufficiali di artiglieria a cavallo L’uniforme di servizio estiva è uno spezzato, identico per personale maschile Fregi I fregi sono distintivi che individuano Armi, Corpi e specialità sui copricapo in uso. Ne esistono essenzialmente di due tipi: metallici per basco, utilizzati per l’uniforme di servizio sui baschi nero, amaranto e azzurro, e dorati in filo (o plastica) per berretto rigido, chepì o cappello alpino da ordinaria. Per il cappello alpino, inoltre è previsto per il personale in ferma prefissata l’applicazione del fregio di colore nero. Gli ufficiali generali utilizzano come fregio un’aquila, argentata per generali di brigata e divisione e dorata per generali di corpo d’armata, ad ali spiegate recante sul petto uno scudo rosso con la cifra RI (Repubblica italiana) e poggiata su due rami di quercia e di allora, sottopannata in panno robbio. Gli allievi dell’Accademia Militare di Modena e della Scuola Sottufficiali dell’Esercito utilizzano il fregio “pluritematico” sia sul basco che sul chepì. Pag. 8 85/2014

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4 MAGGIO 2014, FESTA DELL’ESERCITO ITALIANO Messaggio del Ministro della Difesa Sen. Roberta Pinotti in occasione della Festa dell'Esercito Ufficiali, Sottufficiali, Volontari, Personale civile dell'Esercito, il 4 maggio è per tutti i cittadini una tappa fondamentale nel cammino dell'Italia. Esattamente 153 anni fa, l'allora Ministro Manfredo Fanti, riunì sotto il nome di Esercito italiano l'Armata Sarda e gli eserciti preunitari. Fu un passo significativo ed importante, che rese le truppe italiane solidali ed indivisibili e al servizio di un Paese unificato. L'Esercito, che aveva dato un impulso notevole alla maturazione dell'identità nazionale, divenne così una delle prime Istituzioni ad aver l'onore di rappresentare l'Italia unita. Lo fece con la consapevolezza di possedere tradizioni e valori già consolidati nel tempo, fin dal lontano 1659, quando si costituì il "Reggimento Guardie", primo esempio in Europa di Reparto composto permanentemente da professionisti volontari. Un patrimonio che attraverso i secoli è arrivato fino ai giorni nostri rendendo la Forza Armata espressione di capacità e di virtù, non solo militari, ma anche umane dell'intero popolo italiano. Nel corso della sua storia gloriosa, infatti, l'Esercito è stato protagonista esemplare, scrivendo pagine ricche di umanità, dedizione ed eroismo, testimoniate dalle numerose ricompense al Valor Militare che ne fregiano la Bandiera. Ma è stato anche scuola dove generazioni di Italiani hanno imparato ed esercitato le migliori virtù civiche. Lo dimostrano i Caduti, ai quali rivolgiamo un deferente e commosso pensiero, che attraverso un ingente tributo di sangue sparso dal Grappa a Vittorio Veneto nella Grande Guerra, da El Alamein alle battaglie del Don nel secondo conflitto mondiale, fino alla Guerra di Liberazione, ma anche nelle missioni italiane all'estero, hanno sacrificato con generoso altruismo la propria vita per il bene dell'Italia. Una fedeltà al Paese che non è mai venuta meno e che suscita ammirazione da parte di tutti ogni volta che i nostri Soldati, con grande professionalità ed ammirevole spirito di solidarietà, intervengono in Patria nel controllo del territorio per la salvaguardia e la sicurezza, nelle emergenze ambientali e nelle missioni all'estero sotto il mandato delle Organizzazioni Internazionali. Ufficiali, Sottufficiali, Volontari, Personale civile dell'Esercito, siate dunque orgogliosi di appartenere alle vostra Forza Armata e continuate ad operare per la sicurezza del Paese, che con onore rappresentate. Gli Italiani confidano in Voi, nella vostra determinazione nel perseguire il bene collettivo e nella vostra fedeltà ai valori costituzionali. Vi giunga nell'odierna ricorrenza il mio saluto più caloroso e il sentito augurio di sempre maggiori fortune. Viva l'Esercito Italiano! Viva le Forze Armate! Viva l'Italia! La cerimonia alla presenza del Ministro della Difesa Roberta Pinotti, del capo di Stato Maggiore della Difesa Binelli Mantelli e del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Graziano La cerimonia del 153° anniversario dell’Esercito Italiano è avvenuto alla presenza del Ministro della Difiesa Roberta Pinotti, del Capo di Stato Maggiore della Difesa Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli e del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Geneale Claudio Graziano. "È un orgoglio essere ministro della Difesa di forze armate che permettono di avere dei riconoscimenti importanti laddove nel mondo ci sono situazioni di difficoltà e siamo riusciti ad intervenire molto bene", ha affermato il Ministro Pinotti. "Ieri sono stata in Kosovo, sono già stata in Libano e presto andrò in Afghanistan - ha proseguito - il lavoro del nostro Esercito è straordinario e lo si capisce quando si parla con le autorità locali. Il lavoro che fanno i nostri militari non è solo quello di intervenire nelle situazioni di conflitto ma quello di costruire uno sviluppo futuro delle popolazioni locali”. Il Generale Graziano ha sottolineato l’importanza degli standard addestrativi per poter continuare a servire il Paese e le Istituzioni internazionali dichiarando che esiste “l’esigenza che non vengano a mancare mai le risorse essenziali per addestramento e manutenzione senza le quali lo sforzo e l’impegno dei soldati sarebbero vanificati”. Il Presidente Napolitano dichiara nel suo messaggio: “Protagonista dal 1861 della storia nazionale e depositario di antiche e gloriose tradizioni, l'esercito ha realizzato negli ultimi decenni una profonda trasformazione che, dal presidio dei confini del Paese nel periodo della guerra fredda, l'ha condotto a divenire, nell'era della globalizzazione, un moderno e apprezzato strumento della politica di sicurezza. In un mondo sempre più interconnesso - ha aggiunto - in cui gli effetti di eventi conflittuali anche lontani dai nostri confini si ripercuotono in tempi brevi sulla prosperità di paesi resi fortemente interdipendenti dall’appartenere ad un medesimo sistema economico e finanziario, esso svolge, con le altre Forze Armate, un ruolo di dissuasione, prevenzione e stabilizzazione fondamentale per l'Italia e per la comunità internazionale”. Sono state consegnate le seguenti onorificienze: Medaglia d’oro al maggiore Giuseppe La Rosa che sacrificò la sua vita a Farah, Afghanistan, per salvare i suoi commilitoni; Medaglia d’argento al caporale Marco Milloca; La Croce d’onore al caporal maggiore Andrea Tomasello, rimasto ferito nella Mushai Valley a est di Kabul; Medaglia d’oro alla bandiera di guerra dell’Esercito per il sacrificio dei militari dopo l’8 settembre 1943; Consegnato l’Ordine militare d’Italia al generale Luigi Chapperini, comandante della Brigata Garibaldi in Afghanistan. 85/2014 Pag. 11

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MADRID di Paola Lungarini SHOWCASE DI MARCO MENGONI “GIOCHI DI PRIMAVERA” SOCIETÀ ITALIANA DI BENEFICENZA Hanno avuto luogo nei giardini dell’Ambasciata alla presenza dell’Ambasciatore, Pietro Sebastiani, e del Presidente della Società Italiana di Beneficenza, Francesco Perniciaro. Presso i saloni dell’Ambasciata d’Italia si è tenuta una anteprima del primo disco in Spagna di Marco Mengoni alla quale ha assistito un pubblico composto da critici musicali e responsabili di trasmissioni radiofoniche. L’Ambasciatore Pietro Sebastiani ha accolto e introdotto lo showcase di Marco Mengoni giovane interprete che ha già dimostrato qualità e talento tali da rappresentare l’eccellenza musicale italiana a livello internazionale. Mengoni è salito alla ribalta del grande pubblico vincendo l’edizione 2009 del programma musicale “X Factor”. Successivamente ha conquistato il premio MTV Europe Music Award e nel 2013 ha vinto il Festival di Sanremo. La presentazione dell’artista, al suo debutto nel mercato spagnolo, è stata organizzata da Sony Music Italia-Spagna, in vista del lancio in questo Paese del suo ultimo album, “Pronto a Correre”, il primo che sarà qui posto in vendita a partire dal 10 giugno p.v., in un’edizione speciale che contiene alcuni brani in spagnolo. L'Ambasciatore ha consegnato i premi offerti dalla Ferrero Ibérica S.A. ai piccoli vincitori L’Ambasciatore Sebastiani e il Presidente Perniciaro con un gruppo di bambini partecipanti Al centro l’Ambasciatore Pietro Sebastiani, alla sua sinistra la consorte Ambasciatrice Maria Cristina Finucci e a destra la direttrice di ELLE Spagna, Benedetta Poletti L’Ambasciatore Pietro Sebastiani con il giovane interprete italiano Marco Mengoni della miglior cultura dell'alimentazione, tema per il quale l'Italia è referente imprescindibile e così importante da ispirare l'expo Milano 2015. La direttrice di Elle Spagna e di questo nuovo food magazine, che uscirà con cadenza trimestrale, l’italiana Benedetta Poletti, ha dichiarato che la rivista nasce in un momento di speciale popolarità a livello mediatico del mondo gastronomico e per soddisfare le esigenze di un pubblico sempre più interessato a ricette, delicatessen, ristoranti e raccomandazioni su stili di vita salutari. Tra gli invitati della società madrilena Carlos Falcó, marchese di Griñón, importante imprenditore di aziende vitivinicole e oleicole, l’attrice Inés Sastre, il designer Lorenzo Castillo, la presentatrice Eva González, lo chef catalano Ramón Freixa e lo chef basco Diego Guerrero, il torero Francisco Rivera Ordóñez, lo stilista Juanjo Oliva, l’attore Ramón Arangüena, l’imprenditore Rafael Medina. NUOVE PROCEDURE PER LA RADIAZIONE DEI VEICOLI ESPORTATI DEFINITIVAMENTE Dal sito dell’Ambasciata (http://www.ambmadrid. esteri.it) è possibile scaricare le istruzioni in merito alle nuove procedure relative alla radiazione dal Pubblico Registro Automobilistico dei veicoli esportati definitivamente e il relativo modulo. L’Ambasciata d’Italia a Madrid ha ospitato la presentazione di ELLE Gourmet, rivista di enogastronomia, cucina e life style ultima novità editoriale che la casa editrice Hearst ha lanciato in Spagna. Alla presenza di un pubblico del settore editoria, gastronomia e moda e della grande impresa, l’Ambasciatore Pietro Sebastiani ha dato il benvenuto ai presenti, augurando alla rivista di diventare uno dei punti di riferimento per la diffusione delle eccellenze enogastronomiche e L’Ambasciatore e la consorte presentano la rivista Pag. 12 85/2014

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Il 22 maggio 2014 si è svolta presso i prestigiosi locali dell’Ambasciata italiana di Spagna, alla presenza di S.E. l’Ambasciatore, Pietro Sebastiani, la conferenza stampa di presentazione della prossima edizione di Pitti, organizzata dall'Ufficio ICE di Madrid. L’Ambasciatore e del Direttore dell’Ufficio ICE PRESENTAZIONE OTTANTACINQUESIMA EDIZIONE PITTI IMMAGINE ri e stampa estera. Lo scorso 8 novembre 2013 è stata firmata la nuova Intesa Operativa ICE – MISE – CFMI, nel cui ambito è organizzata anche la delegazione in visita a Pitti Uomo 86, con la finalità di rendere massime le sinergie tra l’azione nazionale pubblica e quella privata nel processo di internazionalizzazione del settore tessile/moda/abbigliamento sia nei mercati esteri che in Italia. Il programma del 2014, in linea generale, permetterà di concretizzare in un unico intervento la sinergia nella programmazione delle attività dedicate al settore per garantire la massima efficacia dell’intervento pubblico/ privato. Nello specifico, il progetto si propone MADRID di Paola Lungarini Il Direttore PITTI Immagine Vincenzo Maria Franco L'Ambasciatore italiano a Madrid Pietro Sebastiani di Madrid, Marco Verna, hanno salutato i presenti. Sono intervenuti il Direttore di Pitti Imagine, Vincenzo Franco, che ha presentato l’ottantacinquesima edizione della manifestazione, e la Coordinatrice degli eventi spaciali di Pitti, Francesca Tacconi, che ha illustrato tutte le iniziative collaterali previste per giugno, nell’anno che celebra il 60esimo anniversario del CFMI – Centro Firenze per la Moda Italiana. La collaborazione tra ICE e Pitti Uomo risale al 2000 e prosegue ininterrotta con nuovi ambiti di attività e nuovi Paesi di intervento. Dal 2000 al 2012, le personalità invitate da ICE ai Saloni di Pitti a Firenze sono state oltre 1.460 tra operato- Il Direttore dell’Ufficio ICE di Madrid Marco Verna di realizzare, nella cornice del 60° anniversario del Centro Firenze per la Moda Italiana, un quadro di iniziative a favore della competitività internazionale del settore avvalendosi della cornice culturale data dalla città di Firenze grazie anche alla collaborazione del Comune di Firenze, del Polo Museale Fiorentino e della Sopraintendenza Beni Architettonici, monumentali e ambientali. Il target del programma è costituito dai media e dai più influenti opinion makers in- ternazionali e italiani e dai migliori compratori di tutto il mondo. Il programma prevede una pluralità di iniziative di promozione collegate all’evento principale “60° anniversario del Centro Firenze per la Moda Italiana i cui soggetti organizzatori sono il Centro di Firenze per la Moda Italiana e Pitti Immagine. E proprio nel contesto del 60º anniversario del Centro Firenze per la Moda Italiana che l’ufficio ICE di Madrid ha instaurato questo rapporto di collaborazione con Pitti per organizzare la consueta presentazione della fiera che gli organizzatori tengono ogni semestre in Spagna, presso i prestigiosi locali dell’Ambasciata. Hanno partecipato all’evento i rappresentanti delle più importanti testate giornalistiche specializzate, selezionate dallo Studio Smith. Al termine dei lavori, tanto i rappresentanti di Pitti, quanto i giornalisti intervenuti, hanno manifestato gratitudine nei confronti dell’Ambasciatore per l’ospitalità, e grande apprezzamento all’ICE per l’organizzazione dell’evento, auspicando la possibilità di ripeterne la formula già a partire dalla prossima conferenza stampa prevista per l’autunno 2014. ISTITUTO ITALIANO CULTURA Presentazione del volume "Arte a Palazzo" venerdì 6 giugno 2014 Il volume Arte a Palazzo che raccoglie, in forma organica, fotografie e testi critici propri di sette mostre diverse, costitutisce una sorta di esposizione collettiva virtuale, in cui il minimo comune denominatore per artisti molto distanti tra loro è solo uno: la magnifica sede dell’ Istituto Italiano di Cultura di Madrid, il Palazzo di Abrantes. Le austere e splendide sale del Palazzo, nel corso degli anni, si sono riempite di progetti site specific di artisti contemporanei proclamati giovani valori, come Botto&Bruno, Vedovamazzei, Paolo Grassino e Federico Solmi, insieme ai più giovani Patrick Tuttofuoco, Matteo Basilè e Diana Sirianni. “Dopo Caporetto” sabato 7 giugno 2014 Italian Piano Jazz giovedì 12 - martedì 24 giugno 2014 Il prossimo 7 giugno, in occasione della 73º FERIA DEL LIBRO DE MADRID, lo storico Daniele Ceschin, esperto di Prima Guerra Mondiale e lo scrittore Andrea Molesini, vincitore del Premio Campiello, affronteranno le vicende italiane dopo la disfatta di Caporetto. I relatori offriranno, in chiave storica e letteraria, una visione paradigmatica della Grande Guerra come stravolgimento della condizione umana e di un mondo al suo crepuscolo; avanzeranno altresì una riflessione sulla reazione dell’individuo, costretto, di fronte ad un fatto orrorifico ed eccezionale come la guerra, ad abdicare all’automatismo e all’abitudinarietà delle proprie scelte. Ciclo di tre concerti di tre grandi pianisti italiani di jazz: 12 giugno, Danilo Rea; 18 giugno, Franco D’Andrea; 24 giugno, Giovanni Guidi Ingresso libero fino a esaurimento posti. I biglietti si potranno ritirare un’ora prima del concerto. Massimo due biglietti per persona. 85/2014 Pag. 13

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SOCIETÀ ITALIANA DI BENEFICENZA c/Agustín de Betancourt, 3 - www.beneficenzaitaliana.es (0034) 91 5333106 - (0034) 91 5348423 - (0034) 690 065577 Società Italiana di Beneficenza

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MADRID di Paola Lungarini PRESENTAZIONE DELL'EXPO MILANO 2015 ORGANIZZATA DALLA CAMERA DI COMMERCIO ITALIANA PER LA SPAGNA il discorso di chiusura dell'evento. La giornata, tenutasi ai Giardini di Cecilio Rodríguez presso il Parque del Retiro, ha ospitato inoltre la presentazione del libro CENTO (CIEN nella edizione spagnola), curato da Giorgio Silvestri, pubblicato in occasione della celebrazione dei cento anni dalla fondazione della CCIS (19142014) e del video promozionale delle Camere di Commercio Italiane dell’Area Europa. Sin.: il Presidente di Assocamerestero, Leonardo Simonelli; l'Ambasciatore d'Italia, Pietro Sebastiani; il Sindaco di Madrid, Ana Botella; il Presidente della Camera di Commercio Italiana per la Spagna, Marco Pizzi, e l'Assessore al Commercio del Comune di Milano, Franco D’Alfonso. La Jeep è il patrocinatore principale e collaboratore automobilistico esclusivo del Tour Europeo “14 On Fire” dei Rolling Stones. Il ciclo di concerti porterà i famosi musicisti per tutta l’Europa. La Jeep Grand Cherokee è la macchina ufficiale. Il 22 di giugno saranno al Circo Massimo di Roma ed il 25 di giugno nello stadio Santiago Bernabéu di Madrid. Nel Balocco Proving Ground, che è il circuito di prova della FIAT Chrysler, i campioni d’Italia, la Juventus e il suo allenatore, hanno provato le prestazioni del 4x4 nel circuito speciale del Fuoristrada. Dieci macchine dalla Wrangler alla nuova generazione Suv-Cherokee, il Grand-Cherokee, hanno fatto passare una giornata di divertimento con uno spirito di avventura. Nel 2013 la Jeep ha venduto 730mila unità. Due autobus City Class Open Top hanno portato per le vie di Torino in mezzo a delle ali di tifosi i campioni italiani di calcio, la Juventus. I due mezzi decorati con le immagini e i colori della squadra e con lo scudetto recentemente conquistato li hanno portati per le strade della città. Nell’ambito della Riunione annuale delle 28 Camere di Commercio Italiane dell’Area Europa che quest’anno, in occasione della celebrazione del Centenario della CCIS, si è celebrata a Madrid dall’8 al 10 maggio, è stata presentata l'Expo Milano 2015. L'Ambasciatore d'Italia, Pietro Sebastiani, ha aperto i lavori, nei quali sono intervenuti l'Assessore per il Commercio e le Attività Produttive del Comune di Milano, Franco D’Alfonso, il Direttore Generale di Acción Cultural Española, Elvira Marco, il Presidente della CCIS, Marco Silvio Pizzi, l'architetto creatore del padiglione spagnolo alla Expo Milano 2015, Fermín Vázquez, e il giornalista e scrittore Alberto Granados. Il Sindaco di Madrid, Ana Botella, ha pronunciato Intervento dell’Ambasciatore Pietro Sebastiani Presentazione del libro CENTO dI Giorgio Silvestri PASSIONE ITALIA 2014 - EDIZIONE SPECIALE 100º ANNIVERSARIO CCIS Il tradizionale appuntamento annuale di promozione delle eccellenze del Made in Italy in Spagna, si celebra quest'anno dal 31 maggio al 6 giugno. Si tratta di un’edizione speciale che si celebra in occasione del Centenario della CCIS e nella quale sono previste diverse azioni per la promozione a Madrid del turismo, dell’enogastronomia, dell’artigianato e della cultura italiani. AZIONI PREVISTE: OPEN DAYS (patio della Scuola Italiana di Madrid) 31 maggio/1 giugno 2014 - Giornate dedicate a tutti gli amanti dell’Italia. Saranno allestiti stand gastronomici, di artigianato e di promozione turistica. Farà da contorno un ricco programma di spettacoli, animazione, show cooking, concerti e lotterie. Tra le destinazioni turistiche promosse durante l’evento si segnalano le province di Crotone e Cosenza, Bridisi e Foggia, Siracusa e Salerno, Matera e la regione Sardegna. L’offerta gastronomica sarà come di consueto molto ampia. si potranno degustare e acquistare diversi prodotti tipici della tradizione culinaria italiana: pasta, vini, insaccati, dolci tipici regionali, la famosa porchetta umbra, conserve, ecc. Inoltre, verrà allestita un’area “street food” con vendita di pizze, pasta fresca, focacce, panini alla porchetta, piadine, dolci e molto altro ancora. GIORNATA DEDICATA AL TURISMO (Plaza de Callao - tunnel del design italiano) 3 giugno 2014 - Verrà organizzata una giornata di presentazione di destinazioni italiane e progetti di promozione turistica: Turismo etico antimafia: l’esperienza di Addiopizzo Travel; Progetto SIAFT: promozione di alcune destinazioni del Centro e Sud Italia; “La CCIS per il sociale”: itinerari turistici accessibili e alternativi. Evento diretto ai soli professionisti del settore: partecipazione su invito. “ITALIA IN PIAZZA” (Plaza del Callao) 3/5 giugno 2014 - Gran evento di promozione dell’Italia, che prevede l’allestimneto di stand di promozione turistica e gastronomica e di un tunnel dedicato all’industria e al design “made in Italy” nella centrica plaza del Callao di Madrid. Verrà inoltre ricreata una tipica piazza italiana come area di relax e di sosta per tutti gli amanti del Bepaese. “I MERCATI IN FESTA” (Mercado de San Antón - Mercado de la Paz) 6 giugno 2014 - Attività di promozione delle eccellenze gastronomiche italiane nel Mercado de la Paz di Madrid. Verranno organizzati show cooking, masterclass di cucina italiana e degustazioni dei prodotti tipici della tradizione culinaria regionale. Il Governador del Banco de España, Luis Maria Linde, inaugura il foro anual de economistas. Organizzato dal Consejo General de Economistas più di 400 professionisti, economisti e persone del mondo delle imprese hanno partecipato al foro che aveva come tema “respondiendo a los retos con eficencia”. Il Governador accompagnato da Ana Maria Martínez-Pina, Presidente dell’Instituto de Contabilidad y Auditoria de Quentas, Valentín Pich Rosell, Presidente del Consejo General de Economistas, Lorenzo Lara, Vice Presidente e Luis Caramés, Catedratico di Hacenda Publica. Luis María Linde ha dichiarato che spera presto che si consolidi la recuperazione graduale che sta avvenendo, frutto di correzioni di disequilibri e della riforma intrapresa. Julio Alcaide Incausti (a titolo postumo), Juan Ramón Cuadrado Roura, Manuel Lagares Calvo, Lorenzo Lara Lara, e Victorio Valle Sánchez, hanno ricevuto la “Gran Cruz al mérito per il servicio de la economia”. Il Ministro de Hacienda y Administraciones Públicas Cristobal Montoro, ha avuto un incontro con i membri del Consejo General de Economista, che riunisce 70 collegi. 85/2014 Pag. 15

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