LA CHIESA I SAN TOMMASO APOSTOLO IN VAL DI GRESTA (SAN TOME')

 

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Questa ricerca è stata svolta dai ragazzi della classe quinta della Scuola Primaria "A. De Bonetti" di Nago (Tn) coadiuvati dalla loro insegnante Rita Spinielli. Anno Scolastico 2013/2014.

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LA CHIESA DI SAN TOMMASO APOSTOLO IN VAL DI GRESTA (S. Tomé) Dalla Val di Gresta scende fino a Nago una piccola valle, ricca d’acqua, appartenente a Pannone, percorsa da un’antica via che collegava il lago di Garda al Monte Creino e proseguiva attraverso il passo Bordala per raggiungere la Valle dell’Adige. Lungo questa antica via sorge, in un luogo incantevole denominato un tempo “el Paradiso Terestre ” per la bellezza della natura e del paesaggio, la chiesa di S. Tommaso Apostolo. S. Tommaso era uno dei dodici Apostoli di Gesù. Il suo nome, in aramaico, significa “gemello”. Non sappiamo dove fosse nato e che lavoro facesse. L’evangelista Giovanni parla di lui alcune volte nel suo Vangelo. Al capitolo 11 Gesù ha lasciato la Giudea, diventata pericolosa, ma all’improvviso decide di ritornarci, andando a Betania, dove è morto il suo amico Lazzaro 1. I discepoli trovano che è rischioso, ma Gesù ha deciso: si va. E qui si fa sentire la voce di Tomm aso, obbediente, ma pessimistica: "Andiamo anche noi a morire con lui". È sicuro che la cosa finirà male; tuttavia non abbandona Gesù: preferisce condividere la sua disgrazia, anche brontolando. Facciamo torto a Tommaso ricordando solo il suo momento famoso di incredulità dopo la risurrezione. Lui è ben altro che un seguace tiepido. Ma credere non gli è facile, e non vuol fingere che lo sia. Dice le sue difficoltà, si mostra com’è, appare molto umano. Sempre Giovanni, al capitolo 14 ce lo descrive all’ultima Cena, stavolta un po’ disorientato2. Gesù sta per andare al Getsèmani e dice che va a preparare per tutti un posto nella casa del Padre, soggiungendo: "E del luogo dove io vado voi conoscete la via". Obietta subito Tommaso, candido e confuso: "Signore, non sappiamo dove vai, e come possiamo conoscere la via?". Scolaro un po’ duro di testa, ma sempre schietto, quando non capisce una Pala dell’altare di S. Tommaso Basilica di Santa Croce (Firenze) cosa lo dice. E Gesù riassume per lui tutto l’insegnamento: "Io sono la via, la verità e la vita". 1 2 Gv. 11,5-16 Gv. 14,1-6

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Ancora Giovanni, al capitolo 20, ce lo mostra alla sua uscita più clamorosa, che gli resterà appiccicata per sempre, e troppo severamente3. Gesù è risorto; è apparso ai discepoli, tra i quali non c’era Tommaso. E lui, sentendo parlare di risurrezione “solo da loro”, esige di toccare con mano. È a loro che parla, non a Gesù. E Gesù viene, otto giorni dopo, lo invita a “controllare”... Ed ecco che Tommaso, il pignolo, vola fulmineo ed entusiasta alla conclusione, chiamando Gesù: “Mio Signore e mio Dio!”, come nessuno finora aveva mai fatto. E quasi suggerisce a Gesù quella promessa per tutti, in tutti i tempi: "Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno". Tommaso è ancora citato da Giovanni al capitolo 21 durante l’apparizione di Gesù al la go di 4 Tiberiade . Gli Atti degli Apostoli, al capitolo 1, lo nominano dopo l’Ascensione5. Poi più nulla: ignoriamo quando e dove sia morto. Alcuni testi attribuiti a lui (anche un “Vangelo”) non sono ritenuti attendibili. A metà del VI secolo, il mercante egiziano Cosma Indicopleuste scrive di aver trovato nell’India meridionale alcuni gruppi inaspettati di cristiani e di aver saputo che il Vangelo fu portato ai loro antenati da S. Tommaso Apostolo. Sono i “Tommaso-cristiani”, comunità sempre vive nel XX secolo, ma di differenti appartenenze: al cattolicesimo, a Chiese protestanti e a riti cristianoorientali. San Tommaso è il patrono degli architetti, dei muratori, degli agrimensori6 e dell’India. L’iconografia lo rappresenta con la lancia del martirio, con la squadra e altri strumenti dell'architetto. Per aver voluto vedere le prove prima di credere, è patrono dei giudici; e protegge dalle malattie degli occhi. La sua festa si celebra il 3 luglio.7 La chiesa di S. Tommaso è citata per la prima volta negli Atti visitali della Parrocchia di Gardumo del 1709, dove, nell’elenco delle chiese del paese di Pannone, troviamo l’oratorio di S. Tommaso apostolo presso Nago8 che, secondo il parroco di Valle San Felice “è in buonissimo stato e la sacra supeletile si porta dalla Chiesa di Panom ”9. Massaro di quel periodo è Antonio Gobbi (succeduto a Bartolomeo Cauroni) che, richiesto circa i redditi della chiesa, risponde: “ ha d’entrata ràgnesi 40: circa che si cavano da censi et un affitto si scoderà tutto ancorache non si possi fare presentemente per la povertà è si spendono per servitio della Chiesa con consenso del Signor Arciprete. Ne ho alcun salario se non la bontà del Signor Arciprete…”10 Gli Atti visitali sono una raccolta di documenti relativi alla visita pastorale compiuta da un Vescovo in una parrocchia e sono conservati nell’Archivio Diocesano a Trento. Essi contenevano: la relazione preliminare del parroco (risposte al questionario per la visita pastorale), la descrizione del viaggio con la visita alle chiese e alle parrocchie, gli esami dei sacerdoti e degli amministratori dei beni della varie chiese, altari o confraternite e, in ultimo, i decreti visitali, che costituivano le osservazioni del Vescovo con le relative risposte a quesiti avuti durante la visita e/o direttive impartite circa le situazioni che avrebbero dovuto essere rimesse in regola. Gv. 20,24-29 Gv. 21,1-2 5 At. 1,13 6 L’agrimensore era colui che, per professione, misurava, divideva e descriveva su mappa i terreni. All'attività degli agrimensori volta a misurare e dividere la terra, si aggiungeva l'altra d'intervenire nelle controversiae che insorgevano per la rettifica della proprietà o dei confini dei fondi, e nelle quali essi fungevano o da consiglieri tecnici del giudice, o da periti con facoltà di decidere. 7 www.santiebeati.it – Santi, Beati e Testimoni, Agasso D., San Tommaso Apostolo, 2001. 8 Acta Visitalia Parochialis Vallis Gardumi 1709 – 3, c.54 verso: “In Villa Panoni. Capella SS. Iacobi, et Philippi Apostolorum cum quinque Altaribus et cum coemeterio Sacro […] Oratorium S. Thomae Apostoli prope Nacum. Item Oratorium S. Justinae Virginis et Martiris” 9 Acta Visitalia Parochialis Vallis Gardumi 1709 – 3, c.60 verso. 10 Acta Visitalia Parochialis Vallis Gardumi 1709 – 3, c.102 recto e verso. 4 3

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Le visite pastorali erano abbastanza frequenti. Ecco una tabella riassuntiva delle visite pastorali, del periodo che interessa la nostra ricerca, relative alla parrocchia di Gardumo: DATA 1709 1728 07/05-18/05/1750 26/04-11/05/1768 03/09-03/12/1827 03/09/1839-06/02/1840 1905-1906 1925 11/04-21/10/1941 16/09/1951-12/02/1956 VESCOVO Giovanni Michele Spaur Antonio Domenico Wolkenstein Leopoldo Ernesto Firmian (coadiutore e amministratore plenipotenziario) PERIODO IN CARICA 1696-1725 1725-1730 1748-1755 1763-1776 1823-1834 1834-1860 1904-1940 1904-1940 1941-1962 1941-1962 Cristoforo Sizzo de Noris Francesco Saverio Luschin Giovanni Nepomuceno de Tschiderer Celestino Endrici Celestino Endrici Carlo de Ferrari Carlo de Ferrari A partire da quel documento del 1709, si trovano nelle Visite pastorali successive delle notizie più o meno curiose sulla chiesa di S. Tommaso. Dai documenti della Visita del 1728 apprendiamo che la chiesa e l’altare non erano consacrati, ma solo benedetti11 e dall’inventario sappiamo che “Nella Chiesa di S. Thomaso Apostolo nella Campagna sopra Nago [ci sono] L’antipendio di legno, un Crocefisso, due candelieri di legno, una tovaglia, il sacrum convivium12, et una lampedina picola antica. Altre robbe di detta Chiesa, che si custodiscono nella Chiesa di Panone: Candelieri d’ottone n°4 et una tovaglia con pizzi. Una pietra portatile, et un Camiso con amito, e cingolo.”13 Dagli atti relativi all’esame degli amministratori dei beni della chiesa, invece, apprendiamo che comparve Nicola Pederzoli, massaro della cappella di S. Tommaso Apostolo di Pannone, che portò il libro dell’amministrazione, dal quale risultava che le entrate per tutto il 1727 erano state di ràgnesi 40:14, le uscite di ràgnesi 11:5. La rimanenza di ràgnesi 29:9. Il massaro precedente, Giovanni Bontempi, risultava debitore di ràgnesi 28:13.14 A questo punto è d’obbligo spendere qualche parola sulle monete del Trentino. Da sempre il diritto di battere moneta è prerogativa della sovranità. Ancor oggi sono le banche centrali a praticare questo diritto/dovere in nome degli Stati. Anticamente la situazione non era diversa. Battere moneta era una regalìa appartenente al signore territoriale (ius monetae, ius faciendi monetam): da lui dipendeva la zecca, che produceva monete d’oro, d’argento e di rame da distribuire sui mercati. 11 Atti Visitali di Gardumo 1728 – 40, c.340 verso: “Ecclesiae, et Altaria non consecrata […] 3. Capellae, et altaria S: Thomae, et S: Justinae neque sunt consecrata , sed tamen benedictae… ” 12 Il Sacrum Convivium è la cartagloria, spesso racchiusa in una cornice e disposta sull'altare, contenente alcuni testi invariabili della Messa stampati o manoscritti, era utilizzata come sussidio per la memoria del celebrante. Il termine cartagloria è composto da carta e gloria, perché inizialmente conteneva il solo Gloria in excelsis Deo. La cartagloria viene anche detta con termine improprio, o comunque non preferibile, canone, cantagloria o tabella delle segrete. Generalmente fa parte di un servizio di tre pezzi (detto anche trittico) costituito da: due cartegloria laterali (di identiche dimensioni) e una cartagloria centrale (di formato maggiore delle altre), poste rispettivamente sui lati e al centro dell’altare. 13 Atti Visitali di Gardumo 1728 – 40, c.333 recto. 14 Atti Visitali di Gardumo 1728 – 40, c.354 recto.

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Rispetto alla situazione odierna due sono le differenze principali. La prima è che un tempo il diritto di battere moneta non era sempre ben definito e attribuito; la seconda differenza è che, per gli stessi motivi, non c’era coincidenza tra la validità di una moneta e il territorio dello Stato che la coniava: ogni tipo di moneta poteva essere indifferentemente speso in qualsiasi mercato d’Europa. Ciò causava non poche difficoltà e richiedeva complicate tabelle di cambio. Per quanto riguarda il Trentino, notiamo che nel corso del medioevo perde importanza l’antica zecca di Trento, espressione del potere ‘regale’ del principe vescovo, dalla quale uscivano i grossi d’argento del monte Calisio. La sostituisce progressivamente la zecca di Merano e quando, nel 1477, la zecca tirolese è trasferita a Hall, nella valle dell’Inn, a metà strada tra Innsbruck e le ricche miniere d’argento di Schwaz, diventa questa la zecca da cui escono le monete usate in Trentino soprattutto i Kreutzer, o grossi di Carinzia, meglio noti come carantani, che diventano in breve la principale moneta di scambio fino a Trento. Nel frattempo l’area meridionale, soggetta alla dominazione di Venezia, utilizza un sistema monetario di derivazione veneta in cui domina la lira Tron, messa in circolazione nel 1472 sotto gli auspici del doge Nicolò Tron e nota da allora come trono. Nel corso del Cinquecento prevale sul mercato monetario trentino-tirolese la nuova moneta forte, il fiorino d’oro, originario di Firenze e ormai coniato da numerose zecche europee. In Tirolo il fiorino entra nella sua variante tedesca della zecca di Hall: detto in tedesco rheinischer Gulden e in latino florinus renensis, è noto nelle fonti italiane dell’epoca soprattutto con il nome di ràgnese. Grazie al fiorino, tra metà Cinquecento e metà Seicento si stabilisce in Tirolo un sistema monetario abbastanza regolare. Il sistema si basava sul doppio corso del fiorino renano o ràgnese e del carantano. Esso valeva in tutto il territorio, anche se a sud si registravano frequenti innesti di valuta italiana: qui, tra fiorino renano e carantano, si situavano come monete d’uso il trono veneziano, pari a 12 carantani e a 1/5 di fiorino renano, e il fiorino italiano, pari a 9/10 del renano e dunque a 54 carantani e a 4,5 troni. Quanto valevano queste monete? A titolo di curiosità possiamo dire che nel 1700 un bracciante tirolese guadagnava circa 15 carantani al giorno e un capitano di fortezza 600 fiorini o ràgnesi l’anno. Con 12 carantani si comprava una bottiglia di vino, con 1 fiorino o ràgnese un paio di scarpe, con una decina di fiorini un maiale. Questa situazione proseguì fino al regno di Maria Teresa d’Austria che estese anche alla moneta il suo programma di riforme: nel 1753 fu stabilita un’unità di cambio (il fiorino-piede) e l’equivalenza della moneta corrente. Tutte le monete straniere furono requisite e ripagate con valuta austriaca. Il principato vescovile di Trento si adeguò senza problemi. Era l’inizio del concetto moderno di moneta.15 Tornando alla nostra chiesa, negli Atti visitali del 1750 troviamo, forse, le notizie più curiose. In particolare, nella descrizione dell’itinerario della Visita si legge che, in esecuzione dell’ordine del Vescovo, il 9 maggio 1750, mentre questi indugiava nella sacra visita di Nago, il visitatore è entrato nella Chiesa di S. Tommaso in Campestris nella quale c’era un solo altare senza sacrestia e suppellettili, le quali tuttavia si dice fossero nella Chiesa di Pannone (per una maggiore custodia, evidentemente) e da dove erano trasportate lì in occasione della celebrazione della messa nel giorno di S. Interno della chiesa oggi 15 www.fbk.eu - Fondazione Bruno Kessler, Fiorini e carantani: monete del Trentino moderno, 2011.

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Tommaso; c’era una finestra senza vetri; si diceva inoltre che vi venissero collocati paglia e fieno.16 Questa notizia non deve stupirci, perché a quel tempo cose simili accadevano anche in altre cappelle collocate in aperta campagna: alla distanza di più di settant’anni, infatti, la chiesetta di S. Apollonia, poco distante da Manzano, e che apparteneva ad alcune famiglie locali, veniva usata anche come deposito di “frutta, ed altri generi commestibili o attrezzi rusticali ”.17 A seguito della registrazione di questa situazione relativa a S. Tommaso, comunque, pervennero al parroco i decreti visitali con le seguenti disposizioni: “ Per la Chiesa di S. Tommaso nella campagna sopra Nago. Proibiamo espressamente a collocarvi paglie, o altre cose profane, come qualche volta fu ardito di fare, sotto pena a Noi arbitraria”.18 Alla carta 96 recto della stessa relazione si trova la conferma che nella chiesa di Pannone erano conservate anche delle suppellettili sacre appartenenti alle cappelle di S. Rocco, S. Giustina e S. Tommaso. Quelle di quest’ultima erano: un altare portatile, quattro candelabri di ottone, un camice con amitto e cingolo, una pianeta rossa e due tovaglie.19 Massaro in quel periodo era Matteo Cauron di Pannone, che riferisce dei redditi della chiesa per gli anni 1747 e 1748: le entrate ammontavano a 109 ràgnesi, 9 troni e 2 marchetti; le uscite a 90 ràgnesi e 7 troni, con un saldo positivo di 19 ràgnesi, 2 troni e 2 marchetti.20 Negli Atti visitali del 1768, invece, la chiesa di S. Tommaso è citata solo nell’elenco delle chiese 21, all’interno della relazione preliminare del parroco 22 e nell’esame dei massari.23 Per quanto riguarda la relazione preliminare del parroco è utile sapere che in essa dovevano comparire: i confini della parrocchia ed i santi patroni della chiesa parrocchiale; una breve storia della chiesa parrocchiale; l’elenco delle confraternite erette, divise per chiese; l’elenco degli altari presenti in ogni chiesa; l’elenco delle campane; l’elenco e le date delle processioni; la descrizione del cimitero, che doveva essere chiuso (per evitare che vi pascolassero gli animali), benedetto e nel quale non si dovevano tenere assemblee; l’inventario degli arredi sacri e l’elenco dei campi con i relativi redditi; l’elenco delle reliquie; l’elenco dei legati (= lasciti testamentari gravati dall’obbligo di celebrazioni di messe); l’elenco dei benefici con la loro collocazione e descrizione; l’elenco delle chiese della Pieve; i nomi dei sacerdoti e dei chierici; i nomi delle ostetriche, che dal punto di vista religioso rivestivano una notevole importanza in quanto erano abilitate ad amministrare il Battesimo in caso di necessità; 16 17 Atti Visitali di Gardumo 1750 – 55, c.72 verso. Atti Visitali di Gardumo 1827 – 84, c.293 recto. 18 Atti Visitali di Gardumo 1750 – 55, c.115 recto. 19 Atti Visitali di Gardumo 1750 – 55, c.96 recto. 20 Atti Visitali di Gardumo 1750 – 55, c.110 recto e verso. Per la correttezza nel tenere i libri dei conti, vedi anche la c.117 verso: “ Decreto sindicale. Lodiamo nuovamente le zelo del Venerabile Parroco, per la di cui sopraintendenza abbiamo veduti li libri de conti di que ste Chiese, e Confraternite ben tenuti, e registrati; volendo perciò, che anche li conti della Confraternita del Santissimo Sagramento di Chienis, e Ronz sijno dal medesimo riveduti, e sottoscritti.” 21 Atti Visitali di Gardumo 1768 – 73, c.120 verso: “La Chiesa di S. Tomio, con un altare”. 22 Atti Visitali di Gardumo 1768 – 73, c.167 recto e verso : “Le chiese di tutta la Parrocchia sono le seguenti: […] 6to La Cappella di S. Tomaso sopra Nago…” 23 Atti Visitali di Gardumo 1768 – 73, c.198 recto. Il massaro di quel periodo è Giovanni Ciaghi che, in base al computo del 4 novembre 1767, riferisce che le entrate di S. Tommaso ammontavano a ràgnesi 128:9, le spese a ràgnesi 73:12, per un totale netto di ràgnesi 54:17.

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lo stato dei decreti della visita precedente (se avevano ricevuto esecuzione o meno); l’elenco dei libri presenti in canonica; l’anagrafe (= elenco delle famiglie); l’indicazione se i legati venivano adempiuti o meno, ed il motivo (perché i preti erano inadempienti o perché non venivano dati i soldi per le celebrazioni); i nomi dei sindaci (massari, amministratori) di ogni chiesa. Altre notizie degne di nota compaiono nel Libro B, cioè una raccolta di atti e corrispondenza tra le varie parrocchie del Trentino e la cancelleria vescovile protocollati come “ecclesiastici”, conservato nell’Archivio Diocesano. Nella documentazione relativa al 181924 troviamo una lettera del 2 maggio di quell’anno con cui Antonio Merighi e Antonio Giuliani chiedono al Vescovo di poter convertire la cappella di S. Tommaso da pubblica in privata. Da quanto si legge, la chiesetta era stata soppressa e venduta agli stessi, che però la volevano riadattare a cappella privata per il periodo estivo. Dopo aver acquisito anche le osservazioni del parroco di Valle San Felice25, la risposta è del 22 giugno successivo: l’Ordinariato concede il cambiamento da pubblica a privata ma alla condizione che prima che vi sia celebrata una messa, la cappella sia “ispezionata” dal parroco di Valle San Felice, o da un suo delegato, che certifichi che tutto sia in regola. La concessione, inoltre, ha validità (inizialmente) solo per un anno26. Dagli Atti visitali del 1827, però, risulta chiaro che la chiesa è nuovamente pubblica: vi si celebra infatti la messa diverse volte l’anno ed è in uno stato sufficiente per poter essere usata .27 Possiamo quindi pensare che, dopo un breve periodo di proprietà privata, sia tornata all’uso originario di chiesa della comunità. Nei Decreti visitali del 13 settembre 1839 relativi alla Visita del 22 agosto alle chiese di Pannone e Varano leggiamo: “Chiese filiali di Panone. L’Oratorio di S. Rocco l. d. [nel luogo detto] a Castellano è tenuto bene. Nulla altresì vi è da eccezionare nella Cappella di S. Tomaso sopra Nago, ove finisce la caduta del monte avvenuta nel marzo 1836.”28 Libro B 1819 (205) N°715, 1 recto. “R.mo Uff. Spirituale, Passata in nostra particolare proprietà la Fabbrica della soppressa Chiesa di S. Tommaso posta nella Comune di Pannone, Luogo detto alla Campagna di S. Tommaso sopra Nago, dove abbiamo Case, Campi, e Vignali circa un’ora distante dalla più vicina Chiesa, e dal Paese di Pannone: dove in certe stagioni dell’anno si conviene d’abitare, e per la coltura dei campi, e per la custodia delle entrate, perciò fervorosamente supplichiamo questo R.mo Ufficio Spirituale di concederci la Grazia di p oter riconvertire detta fabbrica di Cappella pubblica, che era per lo innanzi in Cappella privata, e particolare, anche poter ivi tributar il nostro culto a Dio ottimo, e massimo, come non meno in certi tempi dell’anno poter far celebrare la S.ta Messa; mentre noi sottoscritti umilissimi supplicanti ci obblighiamo di decentemente ornarla non solo, ma ben anche di fissare quella certa rendita di Capitali, o Fondi, che questo R.mo Ufficio crederà all’uopo per l’eventuale mantenimento. Speranzosi della Grazia profondissimamente ci sottoscriviamo. Di Pannone li 2. Maggio 1819. Umil.mi Ubbid.mi Fedelissimi servi, e sudditi Antonio Merighi e Antonio Giuliani. ” 25 Libro B 1819 (205) N°715, 2 recto. “Ill.mo, e Rev.mo Monsignore, Inesivamente al quì annesso grazioso Dispaccio d.d. 15 decorso maggio trovo a proposito di riferire: 1. Essere in tutto vera l’esposizione dei supplicanti di Pannone per rimettere la soppressa Capella di S. Tomaso: cioè esser distante dal paese circa un’ora, aver ivi due o tre casuppe, campi, e vignali. essere altresì vero, che in certe stagioni dell’anno, ivi abitano per la coltura, e custodia della campagna. 2. Non esser però presumibile, che nè giorni di festa vogliano essi ivi far celebrare la S. Messa; poiché se pria della sopressione della detta Chiesa, secondo le sicure relazioni avute, due volte all’anno si celebrava la Messa; quanto più difficile sarà al presente il farla celebrare, stante l’attuale scarsezza dè sacerdoti. 3. Io sono piuttosto d’avviso, che sia una Divozione di quelli di Pannone verso S. Tomaso, di quello sia il bisogno di santificare la festa. Contro la qual divozione io non avrei di che oppormi; purché la Chiesa venisse a spese dei supplicanti riparata, decentemente ornata, e dotata per le evventuali manutenzioni, e addobbi. Ciò è quanto sottopongo per le ulteriori Sue disposizioni. Giovanni Ricci, parroco. Dalla Canonica di Valle Gardumo li 8 Giugno 1819 ”. 26 Libro B 1819 (205) N°715, 1 verso.”Si concede ai sensi delle preci, conche però prima, che vi si celebri alcuna Messa, la Cappella debba venir visitata dal Sig. Parroco di S. Felice, o da un suo Delegato per la decenza del locale, e dei S. Arredi. Ciò intanto servirà per un’anno […] li 22 Giugno 1819” 27 Atti Visitali di Gardumo 1827 – 84, c.293 recto. “Appendice alle Chiese esposte, e suggette alle Cure di questa Parrocchia […] Nella campagna di Pannone, trovansi le Chiese dei S. Rocco e Tommaso, entrambi suggette alla Chiesa Curata di Pannone, nelle quali diverse volte all’anno vi si celebra la S. Messa, per divozione di quella popolazione. Presentemente si trovano in suficiente stato, per cui possono essere Funzionate ”. 28 Atti Visitali di Gardumo 1839 – 88, c.159 recto. 24

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È una notizia, questa, particolarmente interessante perché ci dice la data esatta in cui la frana si staccò dal monte. Ancora oggi, infatti, gli abitanti del luogo ricordano questo evento, sebbene non sappiano collocarlo nel tempo. Da una corrispondenza tra Ordinariato, Pretura di Mori e parroco di Valle Gardumo del gennaiofebbraio 185929 apprendiamo che qualche anno prima un certo Andrea Delaiti aveva lasciato in eredità un suo campo, posto nei pressi di S. Tommaso, alla chiesa di Pannone, con l’obbligo della celebrazione di una messa all’anno in quella cappella. Nel documento è specificato che, a seguito di questo lascito, il curato di Pannone avrebbe percepito tutto il frutto del campo, ma con questo reddito avrebbe dovuto pagare anche il sacrestano per il viaggio da Pannone a S. Tommaso e per il servizio alla messa. A questo proposito l’Ordinariato chiede al parroco di indicare se la chiesa di S. Tommaso abbia arredi propri o se questi si prendano dalla chiesa di Pannone e quale sia il compenso dato a sacrestano e servente per la celebrazione della messa. Dalla risposta di don Matteo Menapace30, completa ed esauriente, apprendiamo che la chiesa di S. Tommaso in quel periodo non possedeva arredi, ma venivano portati là da Pannone e che il sacrestano (che doveva anche servir messa) era solito ricevere 12 carantani per il trasporto degli arredi sacri, oltre ad una piccola refezione del valore di 4 carantani circa. È interessante il commento del parroco a questa retribuzione, che definisce troppo scarsa, poiché il sacrestano deve portare sia all’andata che al ritorno, per un lungo tratto di strada assai disastrata, gli arredi sacri, oltre poi a servir messa. L’Ordinariato decide quindi che “attesa la distanza della cappella di S. Tommaso dalla sede curaziale si crede che la rimunerazione del sagristano pel viaggio per l’opera sua compreso l’inservire alla messa sia da fissare a soldi cinquanta e l’indennizzo alla chie sa [per cera e paramenti] a soldi venticinque in valuta austriaca… ”31 Negli Atti visitali del 190632 la chiesa di S. Tommaso è citata esclusivamente nell’elenco delle chiese della Pieve di Gardumo e si apprende che dista da Pannone circa due ore di cammino. Negli Atti visitali relativi alle visite pastorali seguenti del 192533 e del 194134 il curato don Emilio Beber35, tra le cappelle della cura d’anime di Pannone, parla della chiesa di S. Tommaso e specifica, in entrambi i questionari, che essa è stata danneggiata molto dal primo conflitto mondiale e non è stata ancora restaurata. La chiesa di S. Tommaso prima dei lavori di restauro 29 30 Libro B 1859 (539) N°236 Una lapide posta sul muro perimetrale della chiesa parrocchiale di Valle San Felice ricorda don Matteo Menapace, morto santamente il giorno 16 gennaio 1889. 31 Libro B 1859 (539) N°236, c.1 verso 32 Atti Visitali di Gardumo 1906 – 97 Responsiones praeparandae ac Celsissimo Episcopo visitanti praesentandae, relative a Pannone: “S. Tommaso, distante due ore circa, vicino a Nago” 33 Atti Visitali di Gardumo 1925 – 103 Relazione del curato di Pannone del 05.09.1925: “Nel raggio di questa cura vi sono inoltre le seguenti cappelle. a) nella frazione di Varano c’è una cappella dedicata ai SS. Fabiano e Sebastiano, con rendite proprie e propria fabbriceria; b) cappella di S. Rocco; c) quella di S. Tomaso; d) quella dell’Immacolata, di proprietà del Conte di Castelbarco. Le due ultime non furono ancora restaurate dai danni inferti dalla guerra.” 34 Atti Visitali di Gardumo 1941 – 108 Questionario per la visita pastorale relativa a Pannone del 29.09.1941 “IX, 16. La chiesa è più che sufficiente per la popolazione. Nel raggio di questa cura d’anime si trovano inoltre le seguenti cappelle… c) La cappella di S. Tomaso, a più di un’ora dal paese, nell’aperta campagna giù in basso, verso Nago; ha molto sofferto dalla guerra, e non è stata ancora restaurata… ” 35 Don Emilio Bebber, nato a Tenna il 30.05.1891, ordinato il 21.05.1916, è curato di Pannone dal 01.03.1922.

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Nei documenti relativi alla Visita del 1951 lo stato di abbandono della chiesetta è evidenziato anche dal nuovo toponimo: “Oltre alla chiesa curaziale vi è … la cappella di S. Tomaso in località detta rovine di S. Tomaso”36. Dopo la seconda guerra mondiale le campagne più lontane da Pannone vennero abbandonate e, quindi, stessa sorte subirono anche i campi di San Tomé. Lentamente si interessarono alla zona turisti, principalmente provenienti dalla Germania, che acquistarono i terreni e le “casotte” del luogo, trasformandole in villette per le vacanze. La parrocchia di Pannone, dovendo provvedere alla costruzione dell’oratorio, procedette alla vendita dei campi che possedeva a San Tomé. Allora Enrico con il figlio La chiesa di S. Tommaso oggi Alessio Less di Pannone, appassionati conservatori delle memorie storiche della Val di Gresta (e che si erano già occupati con successo del restauro della chiesa di S. Rocco), seppero che alcuni tedeschi erano intenzionati a comprare la chiesa di S. Tommaso per costruirvi una villetta. Decisero così di acquistarla, nei primissimi anni sessanta, per salvarla e con l’intenzione di restaurarla. Enrico e Alessio Less recuperarono dalla chiesa di S. Tommaso i resti di un altare di legno, che era collocato sopra l’attuale mensa, con la relativa pala. La tela, grande circa cm. 60 X 120, risultava illeggibile, perché ricoperta da uno spesso strato di vernice; ma il dottor Enrico, che era un appassionato pittore ed aveva restaurato altre pale, con infinita pazienza ed un lavoro rigoroso e preciso la ripulì e ne fece emergere il dipinto originario raffigurante S. Tommaso. Il dottor Alessio ricorda molto bene sia il piccolo altare in legno, che la tela ripulita e tornata con colori splendenti, che poté essere datata intorno alla seconda metà del Settecento. Al termine di questo restauro i signori Less decisero di esporre la pala nella chiesa di S. Rocco (la chiesa di S. Tommaso era aperta, mentre quella di S. Rocco, restaurata da poco, era chiusa e quindi più sicura). Purtroppo, però, dopo qualche tempo la serratura della chiesa di S. Rocco venne forzata, il dipinto sottratto e, nonostante la denuncia presso le autorità competenti, non fu più ritrovato.37 Nel corso dei decenni successivi non fu possibile rallentare il degrado della chiesa di S. Tommaso che divenne irreversibile dopo il 1980. Il desiderio del dottor Alessio Less di riportare la chiesa alle sue origini era fortissimo e si incontrò con il desiderio del gruppo A.N.A. di Mori di prendersi un impegno di grande rilevanza, che fosse tale da suscitare l'entusiasmo dei soci che dovevano lavorarci e, alla fine, soddisfare le aspettative della comunità e degli esperti. Il dottor Less, venuto a conoscenza del desiderio degli Alpini e delle loro capacità, prospettò all'allora capogruppo Mario Poli Targa dedicata a Mario Poli la possibilità di ricostruire la chiesetta di San Tomé, dopo ed ai suoi alpini averla ceduta loro gratuitamente. 36 37 Atti Visitali di Gardumo 1951 – 113. Questionario per la visita pastorale relativa a Pannone del 07.10.1951, cap. V, 108. Testimonianza fornita dal dott. Alessio Less, maggio 2014.

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Fu così che nel 1992 iniziò l’appassionata opera di recupero, sotto la supervisione dei Funzionari dell’Ufficio Tutela Beni Artistici e Culturali della Provincia Autonoma di Trento, che si concluse nel 1997. Nello stesso anno la cooperativa fondata dal Gruppo Alpini si sciolse e fece dono della chiesa al Comune di Mori38. Finalmente il 20 settembre 1998, in una splendida giornata di sole fu celebrata la Messa di inaugurazione alla presenza di più di duecento persone: la chiesa di S. Tommaso era tornata al suo uso antico39. 20 settembre 1998 Messa di inaugurazione L’impianto architettonico della chiesa di S. Tommaso è contraddistinto da un’aula rettangolare da cui si diparte un’abside circolare sul lato orientale e richiama una tipologia costruttiva di tipo romanico, mentre all’interno è stata rinvenuta, sotto il pavimento, un’aula più antica. Brevi indagini condotte all’interno nel corso dei lavori di restauro (1993) hanno evidenziato l’esistenza di più piani pavimentali: il più antico, direttamente impostato sulla roccia, in grandi lastre di pietra spaccate, i successivi in battuto di calce (o battuto di creta: tipico delle case di Pannone).40 A testimonianza dell’antico utilizzo del sito e della sacralità del luogo, alla distanza di poco più di un metro, poche decine di centimetri sotto il terreno, all’altezza della spalla che distingue l’abside dalla parete settentrionale dell’aula, si rinvenne una tomba a cassa (m 1,60 x 0,80) con quattro lastre di calcare bianco di reimpiego e fondo in ciottoli e pietre qua e là coperti da calce. Inizialmente doveva ospitare uno o, più verosimilmente, diversi inumati le cui ossa erano sconvolte e il cui corredo, inedito (due orecchini in bronzo a cappio, un orecchino in argento a poliedro, vaghi di collana in pasta vitrea, due pettini d’osso a doppia fila, privi di decorazione, frammenti di tre braccialetti in bronzo con estremità a testa di serpente, un coltello in ferro, frammentato, una Lastra tombale - S. Tomé fibbia di cintura a testa di cavallo) pure recuperato mescolato e sconvolto nel deposito tombale, è riferibile ad individui, maschili e femminili di età longobarda (tardo VI/prima metà VII sec.). 38 39 Testimonianza fornita dal signor Spartaco Avanzini allora Capogruppo del Gruppo Alpini, 25 maggio 2014. Mori e la sua gente. Periodico della Chiesa che è in Mori, N°30 – Natale 1988, pagg. 9-11. 40 www.anamori.org - Chiesa San TOME’

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In due fasi successive furono inumati altri quattro individui; infine il loculo venne utilizzato quale ossario con l’introduzione caotica di ossa verosimilmente reperite all’i nterno o in adiacenza alla chiesa. Purtroppo scavi e scassi attorno alla chiesa, precedenti l’intervento dell’Ufficio, hanno stravolto il terreno impedendo di cogliere eventuali relazioni crono -stratigrafiche tra la tomba e la medesima, frequentata almeno a partire dal X – XII sec., come denunciano alcuni frammenti di ceramica comune pettinata rinvenuti sul primitivo pavimento. BIBLIOGRAFIA Atti Visitali di Gardumo 1709 – vol. 31 Atti Visitali di Gardumo 1728 – vol. 40 Atti Visitali di Gardumo 1750 – vol. 55 Atti Visitali di Gardumo 1768 – vol. 73 Atti Visitali di Gardumo 1827 – vol. 84 Atti Visitali di Gardumo 1839 – vol. 88 Atti Visitali di Gardumo 1906 – vol. 97 Atti Visitali di Gardumo 1925 – vol. 103 Atti Visitali di Gardumo 1941 – vol. 108 Atti Visitali di Gardumo 1951 – vol. 113 Libro B 1819 (205) N°715 Libro B 1859 (539) N°236 Mori e la sua gente. Periodico della Chiesa che è in Mori , N°30 – Natale 1988 Ciaghi P., Rizzi V., Ciaghi B., San Felice di Valgardumo. Il santo evangelizzatore della Val di Gresta secondo la tradizione locale. La Pieve di Gardumo, frammenti di storia nei documenti d’archivio, Mori, 2012 Passerini A., Una tomba per studiare i longobardi, Il Trentino, a. XXX, n. 189-190, 1993 Oratorium S. Thomae Apostoli. Fasi del restauro 1992-1996, Ass. Muria – coop. Alpini Mori, 1996 Alto Adige, Pannone. La chiesetta di San Tomè soffre decenni di abbandono. Perla da salvare. Gli alpini stanno lavorando sodo per restaurarla ma i soldi dell’ente pubblico ancora non si vedono, Sabato 01.08.1992, pag. 25 Lavoro a cura dei ragazzi della classe quinta della Scuola Primaria “A. De Bonetti” - Nago

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