loe berti maggio-giugno

 

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giornalino scolastico

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TITOLO BRANO PRINCIPALE BUONE VACANZE A TUTTI!! SOMMARIO: Gli indifferenti Nelle mani di un camorrista Pappagalli ammaestrati INVALSI: le ragioni del non boicottaggio Giovani parlamentari crescono La pubblicità e i suoi linguaggi E adesso tocca a noi Progetti in fieri Il saluto della III A Intervista alla Band Speciale Salone del libeo “Stringimi” “non posso” I pensieri di Oliver 2 4 6 7 8 9 10 11 12 14 16 LA NOSTRA REDAZIONELA NOSTRA REDAZIONELA Lorenzo Bazzano Cecilia Parigi Marcichiara Bo Paola Gullone Enza Brunero Letizia Grillone Eugenio Magni Matteo MAspoli Filippo Ascolani Tommaso Natta Marta Ancona Elena Giavara Speciale salone del libro A cura della IV D 23 24

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Pagina 2 Numero 8—maggio-giugno 2014 Gli indifferenti “Ho rapito le vostre ragazze e le venderò al mercato, come vuole Allah”. A parlare è Abukabar Shekau, leader di un gruppo islamista nigeriano, che rivendica in un video di ben 57 minuti il rapimento di 276 studentesse dal dormitorio della loro scuola a Chibok, un istituto femminile nel nord del Paese, avvenuto nella notaddirittura ordinato Ho rapito le vostre l’arresto di ragazze e le venderò due donne che si erano al mercato, come date da fare per attirare vuole Allah”. l’attenzione sulla vicenda. Effettivamente due testimonianze di che stava accadendo. Dove sono i movimenti femministi, sempre se esistono ancora, in tutto questo? L’ultima manifestazione femminista risale al “Se non ora, quando?”; ci si indigna solo per le cose che capitano sotto il nostro naso? Come mai la sinistra, sempre che esista ancora, non ha messo te tra il 14 e il 15 aprile scorso. Cinquantatre ragazze sono riuscite a fuggire, mentre le altre 223 restano nelle mani dei ribelli, dei taleban africani. Shekau, nel video, dichiara anche di voler farla finita con “l’abominio” occidentale dell’istruzione delle donne. Secondo fonti non confermate alcune ragazze, peraltro tutte dai 12 ai 17 anni, sarebbero già state vendute per poche decine di dollari ragazze arrestate ci sono: sono Naomi Mutah Nyadar, che è ancora in stato di custodia, e Saratu Angus Ndirpaya, originaria proprio del Chibok, liberata da poco. Dopo l’indifferenza iniziale, il presidente nigeriano ha rivolto appelli internazionali a Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Cina perl’accento su quanto stava accadendo, non ha minimamente considerato una situazione che vede la negazione dei valori che porta avanti? Al concerto del primo maggio, momento di grande visibilità per la sinistra, era davvero più importante far ripetere due frasette scritte a Piero Pelù o far delirare per un’ora Clementino? Dov’è il PD in al mercato delle mogli, al confine tra Ciad, Nigeria e Camerun. In Nigeria si ripetono manifestazioni per chiedere al governo di intervenire in modo efficace sulla situazione. Macchè. La storia delle povere ragazze si fa ancora più allucinante, e la gestione da parte del presidente nigeriano Goodluck Jonathan e della first lady la rende ancora più paradossale: secondo l’Associated Press i due avrebbero ché aiutino le autorità a ritrovare le ragazze rapite. Su Change.org è stata lanciata la petizione per porre l’interesse sul caso e contribuire, anche se solo simbolicamente. E l’Italia? Non pervenuta. Chiusi come siamo in un ermetico guscio di indifferenza non ci siamo forse neanche accorti di quello tutto questo? Ah no… è vero. Ma è troppo facile prendersela con chi sta in alto, quando i primi indifferenti siamo proprio noi che stiamo più in basso. Una scuola come la nostra, storicamente di sinistra, credo non farebbe un torto a nessuno prendendo a cuore la questione e facendo

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Joe Berti Pagina 3 un po’ di sana, razionale, campagna culturale. Ma forse siamo anche noi degli attivisti da salotto, bravi a parlare, molto meno bravi a realizzare. Forse anche il movimento studentesco non c’è più e dobbiamo prenderne coscienza con umiltà (non senza un certo rammarico da parte mia). Intanto, comunque sia, alcune povere ragazze andranno incontro al loro inesorabile destino: essere vendute come mogli, anche se sarebbe più corretto dire prostitute domestiche. Lo vuole Allah. Lorenzo Bazzano La posizione del presidente Obama è stata chiara: Guantanamo va chiusa.

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P a g in a 4 Numero 8—maggio-giugno 2014 NELLE MANI DI UN CAMORRISTA Sabato scorso era un appuntamento importante per molti italiani. Tutta Firenze e tutta Napoli erano attaccate davanti alla televisione per assistere alla finale di Coppa Italia. Certo, non era una partita come tutte le altre, ma nessuno si aspettava che si sarebbe trasformata in una tragedia: tutto comincia con alcuni scontri tra tifosi fuori dall’ Olimpico prima dell’inizio della partita. Vengono registrati 10 feriti, tra cui 5 appartenenti alle Forze dell’Ordine e 2 steward che avevano tentato di fermare le due tifoserie opposte. In manette finisce l’ultras giallorosso Daniele de Santis, accusato, secondo la ricostruzione, di aver provocato i tifosi napoletani con dei fumogeni e, in seguito alla reazione di questi, di aver esploso dei colpi d’arma da fuoco. Insieme a questo si verificano alcune denunce e un altro arresto. Per tutti i presunti responsabili scatta il Daspo. Tuttavia, il gip di Roma ha affermato: “Ha sparato solo de Santis”. Ma c’è di più: alle 20.30 gli spalti sto si sparge la voce di un tifoso rimasto vittima negli scontri e arrivato in ospedale morto il cui nome è Ciro Esposito. In realtà è una notizia falsa perché, sebbene le sue condizioni fossero gravi, Ciro è vivo e ora le sue conditatuaggi, la maglietta nera che recita “Speziale libero”, in riferimento all’ultras del Catania arrestato per l’omicidio dell’ispettore di polizia Filippo Raciti del 2007, che dopo un lungo colloquio con il capitano del Napoli Marek Ham- dell’Olimpic zioni sono Per tutti i presunti stabili. Si sparge anresponsabili che la falsa scatta il Daspo. voce di un bambino morto. Per questo motivo, i tifosi del Napoli o sono già pieni, ma prevorrebbero interrompere la partita in segno di rispetto e inizia un tira e molla nel quale giunge l’approvazione del Prefetto Pecoraro. Ma si fa avanti il capo dei Mastiffs, uno dei più noti gruppi ultras del Napoli, le braccia ricoperte di

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Joe Berti P a g in a 5 sik, dà l’ok al fischio d’inizio. Si tratta di Gennaro De Tommaso, altrimenti conosciuto come Genny ‘a carogna, figlio di un importante affiliato al clan camorristico dei Misso. Mentre Hamsik e Genny ‘a carogna discutono, volano petardi e fumogeni e un vigile dl fuoco viene colpito. I telecronisti affermano: “Dovevamo commentare una partita di calcio, nonostante gli appelli di papa Francesco, i segnali di amicizia tra i due allenatori e anche tra i due presidenti, eccoci qui a commentare una notizia di cronaca con tre feriti, uno gravissimo e un capitano che è rimasto a bordo campo per tanto tempo e adesso va a parlare con i tifosi che hanno ritirato le bandiere” e ancora: “Quello che doveva essere uno sport si sta davvero trasformando in una macchia di vergogna” A questo punto la parti- ta comincia con 45’ di ritardo ma molti sono sdegnati: non c’è nessun coro, all’inno partono i fischi, e a fine partita, dopo la vittoria del Napoli, moltissimi tifosi azzurri invadono l’Olimpico o s’avvicinano alla curva per schernire con gesti volgari i tifosi viola. La notizia non tarda a fare il giro del mondo: “Il calcio italiano di nuovo ostaggio dei tifosi più violenti dentro e fuori lo stadio Olimpico" commenta El Pais,“Follia. Spari alla Finale di Coppa Italia” dice il quotidiano tedesco Bild, France Football, invec e: “Napoli, dramma e festa”. I- noltre, il questore di Roma Massimo Mazza ha affermato: “Nessuna trattativa con gli ultrà del Napoli”. Innumerevoli poi sono i commenti sdegnati su Facebook, Twitter e altri social network. Ora, per Genny ‘a carogna sono scattati un Daspo di 5 anni e una denuncia per istigazione a delinquere e le indagini non sono ancora finite. In ogni caso, solo una parola può descrivere tutto ciò: Vergogna. Cecilia Parigi “Dovevamo commentare una partita di calcio…”

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P a g in a 6 Numero 8—maggio-giugno 2014 PAPPAGALLI AMMAESTRATI Non c’è maggio senza le prove Invalsi. Purtroppo. E non lo dico soltanto io insieme a molti miei compagni (inteso come compagni di scuola, anche se per alcuni anche nell’altro senso). Le prove Invalsi sono una mostruosità, una cosa senza alcun senso, che può servire se mai a premiare chi è dotato di un po’ di memoria più degli altri, non chi ha spirito critico. Poiché la scuola dovrebbe far nascere lo spirito critico, la miglior cosa sarebbe eliminare l’Invalsi e restituire i suoi test a scuola italiana si sta adattando a questo tipo di metodo, professori in primis, un metodo fatto di mera memoria e quizzologia. Rimanendo sul piano ideologico, anche i matematici esprimono dubbi sulle prove Invalsi. E’ il cafrancamente assurdo. A molti, me compreso, è risultato inoltre fastidioso l’insopportabile questionario somministrato alla fine della prova. chi li ha inventati. Sono le parole rilasciate un anno fa in un’intervista dal professor Luciano Canfora, grande filologo classico, storico e saggista, oltre che una persona splendida. Prosegue Canfora: “Non c’è solo questo. Il vero problema è il tentativo di trasformare i cittadini in sudditi, facendo ciò che è tipico di tutti i sistemi autoritari. Se io tolgo allo studente che si sta formando in anni decisivi della sua vita l’abito alla critica, alla capacità di comprendere e di studiare storicamente, di diso di Giorgio Israel, che si è schierato con forza contro le prove, che a suo dire hanno il torto di non mostrare il processo logico-matematico, cioè il ragionamento seguito per stinguere, lo trasformo in un pappagallo parlante dotato di memoria e nulla più”. Ed io, caro professor Canfora, di pappagalli ammaestrati a ripetere la lenzioncina che hanno letto sul libro senza sapere che cosa stanno dicendo, senza lo stimolo di approfondire, di comprendere, di confrontare, di interiorizzare, ne vedo, ne ho visti e temo ne vedrò tanti. Il problema di fondo di questa faccenda è forse che la giungere alla conclusione. Al risultato si può arrivare in modi diversi, ma questo le prove Invalsi non lo mostrano. Importare l’impostazione didattica anglosassone fondata sul “teaching to the test”, metodo quantomeno discutibile, in un momento in cui nel mondo anglosassone si sta rivalutando mi sembra indicazioni solo indicative, non ufficiali, fra loro non concordi: si va dai 911 milioni fino ai 14 milioni di euro. Inutile sottolineare che in momenti come questi, dove i soffitti ci cadono in testa e i riscaldamenti vengono accesi solo quando prettamente necessario, una questione di priorità sarebbe scontata e sareb- Spostandoci su un piano più pratico bisogna considerare i costi non indifferenti che questi test comportano. Si hanno

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Joe Berti P a g in a 7 be lecito aspettarsi finanziamenti rivolti in altre direzioni. Il fatto che probabilmente l’esito delle prove Invalsi inciderà sulla portata dei finanziamenti da destinarsi ai singoli istituti è semplicemente inaccettabile, ennesimo tentativo inutile di realizzare un po’ di meritocrazia. L’anno scorso la nostra scuola si è unita all’iniziativa del boicottaggio, tanto contestata e realizzata solo in parte. Le voci di corridoio sulle prove Invalsi sono molte, e soprattutto false. E’ falso che le prove possano costituire oggetto di valutazione, anzi è addirittura illegale. E’ falso che siano obbligatorie. E’ ovvio che io sono contrario alle prove Invalsi, ma il mio non è un invito a boicottare, ma solo un incitamento a seguire ciò in cui si crede, sperando che non si verifichi di nuovo che alcuni studenti contrari alle Invalsi non boicottino perché intimiditi dalle conseguenze, come è successo l’anno scorso. Lorenzo bazzano INVALSI : LE RAGIONI DEL NON BOICOTTAGGIO Il 13/05/2014 si sono svolte in tutta Italia le prove Invalsi, che sono test, somministrati agli studenti in determinati momenti del percorso d'istruzione, uguali in tutto il territorio nazionale. Lo scopo è valutare le competenze raggiunte dagli studenti nel sistema scolastico italiano. Queste prove sono al centro di molte polemiche e molti studenti hanno deciso di boicottarle non partecipandovi, oppure in ni utili a comparare in modo ponderato tra loro scuole con diversi tipi di utenza. Inoltre, visto il grande dispendio economico impiegato nella realizzazione di questi test, è controproducente sprecare questa occasione di confronto non tenendo conto degli aspetti positivi che presenta. L'istituzione altri modi, come compilando i test con la matita o penne cancellabili. Nonostante le numerose perplessità che questi test suscitano, vi sono alcuni punti di forza che li rendono comunque necessari nel nostro Paese. In Italia ogni scuola propone un Piano dell'Offerta Formativa specifico e differenziato dagli altri istituti, ed è indispensabile che gli apprendimenti e le competenze di base -come l'italiano e la matematica- siano valutati oggettivamente, della valutazione Invalsi è, innanzitutto, un modo per misurare la qualità del servizio che ogni scuola offre agli studenti. Si tratta quindi di un'attività necessaria per correggere eventuali carenze in determinati istituti scolastici. Va aggiunto che il sistema delle prove Invalsi è molto recente: solo da pochi anni, infatti, viene per verificarne il raggiungimento. Ciò non è solo utile agli insegnanti per valutare se il loro sistema di insegnamento è efficace, ma anche agli studenti perché sono resi più consapevoli degli obiettivi raggiunti e delle competenze ancora da raggiungere. Per utilizzare meglio i risultati delle Invalsi, queste prove sono accompagnate dal questionario studenti, che non è volto a violare la privacy delle famiglie, ma ad avere delle informazioapplicato su tutte le scuole di ogni ordine e grado. È vero che non sempre i quesiti posti sono formulati in modo chiaro, ma, anche se essi possono essere migliorati, ciò non toglie che il principio delle prove Invalsi sia comunque valido. Marta Ancona

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P a g in a 8 Numero 8—maggio-giugno 2014 GIOVANI PARLAMENTARI CRESCONO Sedere e votare proposte di legge a Palazzo Lascaris, sede del Consiglio Regionale del Piemonte, non ha prezzo.; specialmente se non sei un parlamentare o, meglio, se non sei un Parlamentare “ufficialmente riconosciuto”. Dal 2 al 4 aprile Torino ha ospitato il Parlamento degli Studenti, nell’ambito del progetto internazionale European Student Parliamen (sviluppato da Wissenschaft im Diapartecipazione civile, smart city, demografia e orti urbani. Grazie al confronto con assessori e alla guida dei tutor, i giovani parlamentari sono giunti a formulare delle proposte per disegnare il futuro della città che vorrebbero. Tra queste vi sono: l’avviamento di un servizio di trip sharing (condivisione di percorso) log) a cui hanno partecipato 100 studenti degli ultimi tre anni della scuola secondaria, provenienti da 19 istituti superiori di Torino e provincia. Nell’arco di 3 intense giornate di “lavoro” (le Commissioni si sono riunite ogni giorno dalle 9 alle 19) gli studenti hanno avuto la possibilità di conoscere e sperimentare i processi decisionali della politica attraverso la simulazione di un vero e proprio Parlamento. I giovani “parlamentari” hanno discusso del futuro della città di Torino e della cintura urbana concentrandosi su 5 temi specifici, divisi in altrett a n t e commissioni: mobilità, forme di festival per sen- per individuare soluzioni alternative di mobilità economicamente e ecologicamente sostenibili; il ri-orientamento della spesa pubblica a favore della manutenzione di strutture e infrastrutture statali; l’organizzazione di un TOgether prossimo, grazie ai fondi europei, ma anche portando “una sana ventata di giovinezza” nella sede del Consiglio regionale, come affermato dal Professor Castellani, ex sindaco di Torino. Questo esperimento torinese di collaborazione tra giovani inesperti e politici di lungo corso è stato proficuo ed efficace e ha sancito la prima di (si spera) una lunga serie di sibilizzare i cittadini alla multiculturalità torinese e, infine, l’istituzione nelle scuole superiori di un modulo di lezioni di educazione alla cittadinanza, affiancato da spiegazioni teoriche e dibattiti intese tra vecchia e nuova classe politica, lasciando il gius to s paz io all’intraprendenza e alla determinazione giovanile guidata dall’ esperienza degli “addetti ai lavori”. Le fondamenta per la “Torino del domani” sono state gettate con successo. Mariachiara Bo sull’attualità politica. Ogni risoluzione presentata dalle Commissioni è stata votata e talvolta emendata dai giovani parlamentari che al termine delle 3 giornate hanno redatto un documento completo contenente tutte le proposte approvate. Gli studenti si sono dimostrati all’altezza dell’incarico assegnatogli non solo avanzando proposte concrete e attuabili in un futuro più che

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Joe Berti P a g in a 9 LA PUBBLICITÀ E I SUOI LINGUAGGI Il giorno 10 marzo la nostra classe, 4D, si è recata all’istituto Avogadro per un incontro con Alexi Naim e Alessandra Fasana, copywriter. Ci hanno spiegato cos’è la pubblicità per renderci consumatori consapevoli. La sua funzione è quella di tista che consiglia un dentifricio, il consumatore tipo e il “2 in 1” che è un misto tra il consumatore e l’esperto. Però ci sono dei rischi: il primo è che il testimonial sia più considerato del prodotto ed è detto “effetto vampiro”, oppure quello di sovraesposizione, ovvero che il testimonial confonda i consumatori perché presente in troppi spot contemporaneamente, per esempio la campionessa olimpionica Federica Pellegrini per i Pavesini e l’Enel. Durante la conferenza abbiamo informare dell’esistenza del prodotto e di creare un impulso a comprarlo. Ma per questo bisogna considerare le esigenze del target, cioè a chi è rivolto l’articolo, attraverso un’indagine di mercato. Un prodotto per posizionarsi nel mercato deve avere un nome origivisto alcuni dei più riusciti spot pubblicitari, ad esempio gli sketch della Lavazza in paradiso, che sono gli stessi da vent’anni perché hanno successo. Alla fine dell’incontro abbiamo parlato con il signor Naim del suo lavoro; ci ha raccontato che non è necessario avere particolari abilità, ma si nale che abbia sonorità e lo rappresenti al meglio, personalità e un settore di riferimento. Il messaggio pubblicitario, oltre ad un linguaggio persuasivo, si avvale di testimonial di vari tipi: il personaggio celebre, come George Clooney per la Nespresso, l’esperto, ad esempio un denimpara lavorando. È stato molto interessante perché abbiamo capito i meccanismi della pubblicità. Letizia Grillone ed Eugenio Magni.

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P a g in a 1 0 Numero 8—maggio-giugno 2014 E ADESSO TOCCA A NOI!! Come detto nel precedente articolo,abbiamo partecipato a un laboratorio pubblicitario e dopo questa esperienza abbiamo dovuto elaborare una nostra pubblicità. Dopo la divisione in 4 gruppi ci sono stati assegnati 2 prodotti da pubblicizzare a dei ragazzi di 4/5 ginnasio: un frullato e un telefono (la cui dote principale era quella di chiamare e ricevere chiamate). In primis abbiamo studiato il target a qui doveva essesta ad ogni sorso”.Ma questo nostro breve articolo non presenta a dovere i nostri spot ed è per questo che abbiamo deciso di caricare i video su Youtube. re venduto il prodotto attraverso dei questionari, per rendere lo spot adatto a dei giovani. Le domande erano molto scontate (come ci è stato segnalato da alcune risposte), poiché riguardavano musica, hobby e alimentazione. Dopo solo 2 ore dalla consegna dei suddetti alla professoressa ci sono stati restituiti carichi delle risposte tanto attese che abbiamo catalogato e analizzato con non poche risate grazie ai commenti aggiuntivi “non previsti”. Successivamente all'analisi delle risposte ci siamo resi conto dei gusti dei nostri acquirenti. Tutti i gruppi hanno scelto il video (elemento che ha reso tutto molto più comico) grazie al fatto che era il metodo più diretto e conosciuto dai giovani. Dalle nostre menti uscirono così 4 prodotti : da FeliX, “il dio della tecnologia” ad IFuit,il frullato e da Voice a Party Dream, “ una fe- Ecco i video: Frullato iFruit: https://www.youtube.com/watch?v=lfj-4u45XP0 Frullato Party Dream: https://www.youtube.com/watch? v=6gKHjuJJs7Q Cellulare Voice: https://www.youtube.com/watch?v=-AP_OkLjwMs Cellulare Felix: http://youtu.be/7UynYinmDnw

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Joe Berti P a g in a 1 1 PROGETTO ARTE Undici e mezza di sera. Caffè nero. Tre sedie. Occhi gonfi. Una sola luce, quella del computer. Stanchi. Sull'orlo di una crisi di nervi. Non sappiamo se sperare che un blackout improvviso cancelli il nostro lavoro costringendoci ad andare a dormire, se fingere un mancamento e andare tutti e tre a dormire, se rovesciare il caffè sul pc e andare a dormire, se fare una seduta spiritica ed invoAvete presente il modo di dire “È stata un'odissea”? Ecco, ora ripassate per l'ennesima volta le mille peripezie del caro Ulisse e moltiplicatele per dieci, ALMENO PER DIECI. È vero, noi non abbiamo avuto Ciclopi, tempeste, Proci e quant'altro, ma un Mac poco collaborativo, chiavette USB con consegnato il progetto con un giorno di ritardo, ma ce l'abbiamo fatta. E se mai vi dovesse capitare di vedere il video - se vi va, cercatelo sul sito www.liceogioberti.it - per un solo istante provate ad immedesimarvi in noi. In quella notte di crisi isteriche e occhi gonfi e care qualche Einstein che lavori al posto nostro e andare a dormire. Un'unica costante: ANDARE A DORMIRE. Credo l'abbiate intuito. La quinta non è una passeggiata, io ve lo dico, cari ragazzi che vedete la vita ancora a colori e non in biancoe-nero-più-nero-chebianco. Eppure, a quei pazzi della quinta effe spazio insufficiente, immagini sgranate e video traballanti da mettere a posto e, secondo voi, quando ci siamo resi conto che il Mac non aveva intenzione di salvare il progetto di I-Movie in un formato leggibile da qualsiasi computer di questo universo? Ovviamente proprio il giorno imprecazioni fantasiose e stanchezza infinita. Provateci, sarà un'esperienza indimenticabile, ve lo assicuro. A fine Maggio avremo i risultati, il fatidico “Elenco dei Vincitoricon-la-V-maiuscola”, e se ci incontrerete per i corridoi o in coda alle macchinette, valutate le occhiaie piacciono così tanto che hanno deciso di stare alzati fino all'una per finire il progetto di arte. della consegna del lavoro, quando la Professoressa De Feo ci aspettava fuori dalla classe con tre, e dico TRE, copie in mano pronte da dare, rispettivamente, alla Consulta, alla Preside, alla Coordinatrice. Nel panico generale, tra urla, insulti vicendevoli, sguardi di fuoco, maledizioni per l'intera comunità Apple, alla fine CE L'ABBIAMO FATTA. Abbiamo bene se chiederci “Come è andato il progetto di arte? Avete vinto?” perché potreste ricevere un sorriso oppure un “Fatti gli affari tuoi, ficcanaso.” Per tutto il resto, lunga vita all'anno della maturità, hic et nunc. Enza Brunero

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P a g in a 1 2 Numero 8—maggio-giugno 2014 UN AULA DI CLASSE IL SALUTO DELLA III A Il presidente della Repubblica non sarebbe tale senza il Quirinale, il presidente degli Stati Uniti senza la Casa Bianca, il Papa senza il Vaticano: ebbene, neppure la III A senza la sua aula. A prima vista non sembrerebbe nulla di particolare, una camera anonima, con un anonimo colore alle pareti e altrettanto anonime finestre; un armadio grigio vicino alla lavagna, un attaccapanni, una serie di banchi e una cattedra completano il tutto, una stanza a, se qualcuno guardasse con più attenzione, noterebbe qua e là qualcosa di strano, dei particolari sorprendenti, che testimoniano, oltre quelle sedie silenziose, la presenza tumultuosa della vita: un poster verde sulla parete di sinistra e una bero inutili cianfrusaglie ai profani. Piano piano, viaggio dopo viaggio, gita dopo gita, lezione dopo lezione, quella classe è diventata profondamente nostra, non solo per le continue aggiunte, e ha preso la nostra forma. come se ne vedono in tutto il mondo, che ha visto pascartina geologica sono gli elementi più banali. Qual è la cosa più sorprendente? La figurina di Totti e quella di Onazi, attaccate alle ante dell'armadio? Il calendario cinese in bacheca? I due enormi chupa-chupa gonfiabili? O forse il crocifisso multicolore e il Buddha a luci psichedeliche? Tutti questi oggetti hanno sare centinaia e centinaia di studenti. Tuttaviuna sua storia e, anche se lasceranno spazio ad altri ricordi, rimarranno sempre a testimonianza di alcuni episodi particolari: per esempio il foglio in bacheca con su scritto “Wanted: il turco" o l'enorme sciarpa del Cuneo rimarranno delle reliquie per noi e pochi altrimentre sembrereb-

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Joe Berti P a g in a 1 3 Anche i banchi, silenti protagonisti delle ore passate seduti, ormai è come se ci appartenessero, come se fossero vecchi amici che troviamo sempre allo stesso posto: chi non ha mai provato il piacere conturbante di trovare una collezione di cicche usate, conservate come oggetti sacri? Chi non ha mai dedicato attenzione ai "tvb, tvttb, love u, Gina the best, Pino ama Kikka" incisi sul legno? Poi c'è lei, croce e delizia, odio e amore, la dolceamara invincibile belva che domina dall'alto studenti e insegnanti, costoso sosempre persone sedute ai banchi, ragazzi come noi che decoreranno la pro- prammobile per alcuni, grande risorsa educativa per altri, lei che ha sconfitto l'ardesia e ha gettato il gesso nell'ombra, la LAVAGNA INTERATTIVA MULTIMEDIALE, che negli ultimi tre anni ha monopolizzato l'attenzione dei docenti, dando origine a lezioni molto interessanti (talvolta) o a crisi isteriche causate dall'ennesimo messaggio di fallita connessione (più spesso). Creato come mezzo per ampliare le modalità di insegnamento, è diventata un mezzo per i ragazzi per esprimere la loro creatività con sfondi e layout pria aula e avranno il piacere di essere protetti da un crocifisso rockettaro. sempre più audaci: noi siamo passati da banali foto di classe a Pro Evolution Bocce, da Homer Simpson allo stemma della Sambenedettese, passando per il dado Knor e i Griffin. La menzione d'onore va, però, a Pietro Pomponazzi, che con il suo naso prominente ha occupato la lavagna per vari mesi, concedendo sguardi di conforto e compassione agli interrogati. Questo è quello che vorremmo ricordare: la scuola diventerà sempre più tecnologica, ci saranno tablet al posto dei libri, tastiere al posto delle penne, sofisticati Power point al posto dei confusi appunti sulla lavagna, ma ci saranno

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P a g in a 1 4 Numero 8—maggio-giugno 2014 INTERVISTA ALLA BAND “EUGENIO IN VIA DI GIOIA” In occasione della preparazione del tour che si svolgerà in dodici tappe per l'Italia, a partire dal 21 giugno, siamo riusciti a ottenere un'intervista con la giovane band emergente “Eugenio In Via Di Gioia”. Questi ragazzi, dalle sole strade di Torino sono arrivati a vincere il “Premio Buscaglione 2014”, ed ecco perché ci sembra più che meritevole presentarli al nostro liceo. La band è composta da formata solo da loro tre e si chiamarono “Eugenio In Via Di Gioia”, nome che incuriosisce e ispirato dai loro cognomi: Eugenio Cesaro, Emanuele Via e Paolo Gioia. Dopo qualche concerto si resero conto di aver bisogno di un bassista, così, in seguito ad un loro annuncio su Facebook, entrò a far parte della quattro musicisti: Eugenio ha 22 anni e suona la chitarra dal quarto anno di liceo. Anche Emanuele ha 22 anni, ma ha iniziato a suonare il pianoforte da molto giovane e la fisarmonica da circa due anni. Paolo, 23 anni, dopo essersi dilettato nel suonare la batteria, ha trovato la sua vocazione nel cajón, strumento peruviano a percussione. band anche Lorenzo Federici. Come vi descrivete in tre aggettivi? “spontanei, gioiosi e ottimisti” Nonostante ogni membro mantenga la propria influenza musicale autonoma, la maggior influenza viene dal genere folk. La musica, per quanto riguarInfine Lorenzo ha 26 anni e suona il basso da ben sette anni. Agli albori, Eugenio ed Emanuele si conobbero al Politecnico e, scoprendo di avere entrambi la passione per la musica, iniziarono a suonare cover per strada. Un giorno si presentò una data in cui dovevano esibirsi e, necessitando di un aiuto, venne chiamato Paolo, che Eugenio già conosceva. Perciò la band era inizialmente da al cantautore, è ispirata dai “Mumford and Sons”, i testi invece da cantautori come “Giorgio Gaber”, “Max Gazzè” e “Paolo Nutini”. Questi ragazzi si riuniscono per provare appena possono in qualunque posto: dalle strade ai parchi, fino alla sala registrazione.

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Joe Berti P a g in a 1 5 Preferite esibirvi su un palco o per strada? “Sono entrambe due bellissime esperienze il pubblico può anche trovarsi in quel determinato luogo non per noi, e proprio magari per la minoranza di spontaneità scegliamo la strada. Poi, tutto dipende anche dalle circostanze” I temi principali delle vostre canzoni? “l'attualità del mondo, i suoi paradossi e la psicologia umana” i piedi per terra” In conclusione che cosa ne pensate di questa esperienza? “è un'esperienza sicuramente positiva, assolutamente da vivere che può portarti solo a crescere volete dire un qualcosa ai giobertini? ma anche due concetti completamente diversi. Suonando per strada, se vedi la gente che A ogni fine esibizione offrite al pubblico una “tessera fedeltà”... “La cosiddetta 'fidelity card' spinge le persone a venire a sentirci il più possibile, collezionando i nostri concerti. Come fanno i 'kebabbari' che ad ogni kebab o pizza ti regalano qualcosa, noi offriamo un kebab a chi ha assistito a dieci no“Sì, di amare la musica da tutti i punti di vista: sia per chi la fa, sia per chi la ascolta” Elena Giavara si ferma ad ascoltare, si ferma perché piaci, hai incuriosito e non è imposto. Se suoni su un palco, stri concerti. Questa iniziativa durerà per tutto l'anno 2014” Ora come ora qual è il vostro obiettivo? “Il nostro proposito ora, è quello di andare sempre verso a un continuo miglioramento passo per passo, cogliendo ogni opportunità che ci viene offerta, rimanendo, però, con la testa sulle spalle e

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