Itinerari nella storia

 

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Marelva Unitre 2013-14

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U UN NI IT TR RE E-U UN NI IV VE ER RS SI IT TÁ ÁD DE EL LL LE ET TR RE EE ET TÁ Á a a..a a.. 2 20 01 13 3-2 20 01 14 4 Corso Monografico di Storia D DA AL LL L’ ’I IM MP PE ER RO OM MO OG GH HU UL LA AL LM MA AH HA AT TM MA A G GA AN ND DH HI I Docente: Marelva Bianchi GLI approfondimenti individuali dEi partecipanti al corso H Ha an nn no oc co on nttr riib bu uiitto o: : M MA AR RI IA AG GR RA AZ ZI IA AC CH HI IE ES SA A– –M MA AR RC CO OR RO OV VE ER RA A: : ARCHITETTURE MOGHUL F FR RA AN NC CA AL LO ON NG GO O: : LINGUE DELL’IMPERO MOGHUL G GI IA AN NN NA AL LU UN NA AR RD DO ON NI I: : SINCRETISMO CULTURALE DI AKBAR IL GRANDE E EU UR RI IM ME EL LL LE ER RI IO O: : DONNE NEGLI HAREM MOGHUL MEERUT 1857 – LA RIVOLTA DEI SEPOYS E EN NR RI IC CO OM MO OC CE EL LL LI IN N: :

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I Contributi dei PARTECIPANTI AL CORSO È con immutato orgoglio che introduco i lavori individuali dei Partecipanti al corso di quest’anno. Già da diverso tempo gli Studenti dei miei corsi amano approfondire alcuni degli aspetti inerenti al periodo storico ed agli scenari trattati, compito assolto sempre così bene da meritare ogni anno che la loro “produzione” venga raccolta ed inserita nel sito UNITRE . Queste partecipazioni non sono obbligatorie; solo chi lo desidera sceglie un tema da sviluppare tra una rosa di argomenti proposti; argomenti “delineati” ma non approfonditi in classe stanti l’entità del programma ed il numero ridotto degli incontri. Ed è stato proprio questo “lavorare insieme”, affiancando il docente, che ha prodotto sintonia e sinergia, tanto da arrivare a costituire un vero “gruppo di studio”. Anno dopo anno sono stati sempre gli Studenti a scegliere, tra le opzioni presentate dal docente, con quale Paese e periodo storico si sarebbero voluti confrontare l’anno successivo; ed è proprio qui che va inserita una riflessione. Quasi sempre sono stati scelti periodi storici di Paesi a noi lontani, la cui storia si è sviluppata per secoli in via separata rispetto al nostro continente. Posso citare i corsi sulle Civiltà mesoamericane ed andine e sull’impatto della Conquista spagnola nel continente centro-sudamericano; sulla Nascita degli Imperi Coloniali; sul dilagare dell’Islam nel bacino del Mediterraneo, in Medio Oriente ed in Asia, sulla Formazione degli Stati Uniti d’America, su quella della Russia e sugli Ultimi 5 secoli del Subcontinente Indiano …. una storia assolutamente non eurocentrica! Queste scelte sono un indice di sensibile maturità; in un’epoca di rapida globalizzazione siamo messi quotidianamente a contatto con popoli e Paesi della cui storia ed evoluzione poco o nulla sappiamo pur essendo propensi a giudicare con severità quanti oggi provengono da questi stessi popoli e Paesi, avvertendoli forse come una minaccia al nostro status e al nostro welfare, dimentichi del ruolo, non sempre positivo, che noi Europei abbiamo avuto nella loro evoluzione. Al di là delle “leggende nere” sul colonialismo spagnolo e/o su quello inglese, si può dire che, se le nazioni europee coinvolte nell’era coloniale si sono preoccupate di sviluppare in frastrutture e tecnologie per implementare le produzioni (e di qui i loro ricavi), poco o nulla invece hanno fatto per un reale avanzamento culturale delle popolazioni assoggettate poiché era più conveniente disporre di una massa-lavoro non alfabetizzata e non specializzata, a buon mercato. Penso al Messico la cui popolazione autoctona venne decimata dalle malattie portate dagli Europei e dal duro lavoro nelle miniere e nelle encomiendas (solo negli anni ’60 del XX secolo la popolazione nativa raggiungerà in Messico il numero avuto ai tempi di Colombo!). Penso all’apartheid vigente nel SudAfrica sino a 20 anni fa e che ha consentito lo sfruttamento inumano dei nativi nelle miniere d’oro e di diamanti del Whitwatersrand…. Gli esempi sarebbero infiniti. Ben vengano allora questi “stralci” di storia che ci aiutano a capire un po’ più del nostro mondo! HISTORIA MAGISTRA VITAE! Lo diceva Cicerone ed è sempre attuale pur se pochi o pochissimi ai nostri giorni sembrano esserne consapevoli. Un “grazie” sentito a tutti i miei Studenti che da diversi anni partecipano a questi corsi con il loro costante interesse, con i loro lavori e con la loro amicizia Marelva 3

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A AR RC CH HI IT TE ET TT TU UR RE EM MO OG GH HU UL L M Ma ar riia aG Gr ra az ziia aC Ch hiie es sa a– –M Ma ar rc co oR Ro ov ve er ra a L'architettura moghul, un amalgama di architettura islamica, persiana e indiana, rappresenta in Architettura le caratteristiche stilistiche distintive sviluppate dai Moghul durante il XVI eXVII secolo nei territori attualmente appartenenti a India, Pakistan, e Bangladesh. L'architettura sotto Babur (1526 -1530) e Humayun (1530-1540 e 1555-1556) Poche opere superstiti di questo periodo, seppur degne di particolare interesse, sono giunte fino a noi da questo periodo. Babur è ricordato come colui che ha introdotto in India il chaharbagh (in persiano: ‫چهارباغ‬, chahārbāgh), ossia la divisione in quattro settori lungo due assi principali perpendicolari. Ciononostante, non esistono edifici collegabili alla sua opera di mecenatismo. Humayun è celebre invece per aver comandato la fortezza di DinPanâh a Delhi nel 1533. È certo il suo patrocinio alla costruzione di diversi edifici, ma è difficile poter distinguere questi da quelli voluti da SherShah Suri - in Pashto‫ شیرشاہسوری‬- ŠīrŠāhSūrī - (1486-1545), che regnò tra il 1540 ed il 1545 e non era Moghul. Si pensa che abbia fatto fortificare il PuranaQila (vecchio forte) della fortezza di DinPanah, alla quale avrebbe anche aggiunto una moschea, la moscheaQalʿaiKunah: è già presente in questi monumenti, lo stilema della stella a sei punte, ma rappresentata ancora con caratteristiche pre-moghul. Sono combinati all'interno della moschea tratti mediorientali (la pianta ad unica aula, l'accostamento di arenaria rossa e marmo bianco) con caratteri indù (balconi, linee sinuose, coperture piane). SherShah ha anche commissionato una tomba monumentale nel Bihar, costruita tra il 1538 ed il 1545 su pianta ottagonale, a tre livelli, dalle imponenti dimensioni di 41,5 m di diametro. LA TOMBA DI HUMAYUN 4

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LA TOMBA DI HUMAYUN Costruita verso la metà del 16° secolo da Haji Begum vedova più anziana di Humayun, secondo imperatore Moghul (1508-1 556). Questo edificio basso e massiccio, esempio precoce di architettura Moghul, oltre a segnare l' inizio di una nuova era costruttiva, culminante nei gloriosi capolavori del TajMahal di Agra e di quelli di F atehpurSikri, possiede un singolare fascino evocatore. I Moghul avevano portato con sé in India il loro amore per giardini e fontane per produrre strutture, quali questo mausoleo, combinanti una struttura severa con lo splendore orientale. Costruita in stile persiano, con il corpo massiccio illuminato da otto entrate ad archi, sormontato da una cupola a forma di bulbo e circondato da giardini geometrici. La moglie di Humayun è sepolta anch'essa nella tomba di arenaria rossa e bianca e di marmo giallo e nero. Il giardino può rappresentare un rifugio durante i periodi di calura in Delhi e contiene le tombe del barbiere di Humayun e quella di Isa Khan, un buon esempio dello stile architettonico Lodi, che si manifestò durante il regno di questa dinastia Pathan (Afghana), che precedette immediatamente (1451 - 1526) l'avvento dei Moghul. Eppure i corpi dei numerosi principi della dinastia Moghul, che giacciono sepolti nelle volte del mausoleo, evocano periodi foschi. E' all'interno del complesso della Tomba di Humayun, infatti, che l'ultimo Imperatore Moghul, BahadurShah, con i familiari ed il seguito, si era rifugiato nel settembre 1857, dopo che gli Inglesi, che lo accusavano di aver appoggiato i rivoltosi al tempo del Grande Ammutinamento, con le sue atrocità, avevano ripreso Delhi, Il Maggiore William Hodson, dopo aver riportato al Forte Rosso l' Imperatore Moghul, la Begum ZeenatMahal e il loro figlio, Principe JawanBakht, cui aveva promesso salva la vita, uccise personalmente, il giorno seguente, a colpi di carabina, due figli e un nipote di BahadurShah, dopo averli fatti spogliare. Il pensiero, tuttavia, si rivolge soprattutto al singolare destino di Humayun, tutt' altro che fortunato nonostante il significato del suo nome, nelle sue vicende terrene. Succeduto a Babur nel 1530, fu troppo fiducioso verso il prossimo e soprattutto nei riguardi dei parenti. Dopo una vita tribolata, tuttavia, riemerse, consegnando un impero in ascesa al figlio Akbar, il più grande degli imperatori Moghul, nel 1556. Nel l530 Humayun si ammalò gravemente. La figlia di Babur, la Begum Guldaban (Principessa Corpo di Rosa), scrisse che Babur offrì la propria vita ad Allah in cambio di quella del suo primogenito, Humayun guarì, mentre Babur cadde ammalato. Egli cercò di mettere ordine nei suoi affari familiari combinando matrimoni per le sue tre figlie, poi morì. Sfidato dai generali afghani che avevano combattuto a fianco del padre e osteggiato dai fratelli minori che Io abbandonarono nel momento delle battaglie decisive, Humayun fu 5

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sconfitto. Il più potente degli afghani, Sher Khan Suri, si proclamò sovrano indipendente del Bihar e, dopo il l536, rivendicò anche la supremazia sul Bengala. Humayun fu costretto alla fuga dopo due sconfitte subite nel l530 e nel l540, verso la Persia. Considerato da molti storici un inetto dedito piuttosto alI' oppio e all'astrologia che adatto agli affari di stato, pure, nella sua vita sono numerosi gliepisodi che ne rivelano la generosità e l' amore per la cultura nonché la benevolenza che ha saputo suscitare nel prossimo. Sconfitto a Chausa, nei pressi di Varanasi, da Sher Khan, a causa della defezione del fratello MirzaKamran, Humayun aveva potuto salvarsi grazie all'aiuto di un bhisti (portatore d'acqua), che gonfiò il suo otre di pelle di capra e lo offrì ad Hutnayun per tenersi a galla durante l' attraversamento della Ganga. Il bhisti fu ricompensato lautamente e per un breve periodo sedette sul trono e dette ordini. Il tollerante Humayun nonostante la defezione e il tentativo di spodestarlo da parte dei tre fratelli, li perdonò abbracciandoli. Dopo la sconfitta decisiva subita da parte di Sher Khan a Kananj nell' aprile del 1540, Humayun abbandonò Agra ritirandosi verso Occidente, mentre Sher Khan si incoronava Imperatore (Shah) a Delhi. In fuga ignominiosa per la maggior parte del tempo, insieme con i familiari e seguito da pochi emiri fedeli, Humayun non dimenticò, tra le poche cose che aveva con sé, la sua biblioteca. Perseguitato dai principi locali, nell' attraversamento del deserto del Rajasthan nella torrida estate del 1542, con il seguito disperatamente assetato, Humayun si trovò nell'impossibilità di assecondare una voglia della moglie bambina Hamida, alla ricerca di una mela granata. Humayun pensò sicuramente ad un buon presagio quando un mercante ne pescò una da un sacco. Raggiunta Humarkot, oggi in Pakistan, Hamida diede alla luce un figlio, Akbar, il Grande. La ritirata si concluse nel 1544 in Persia, dove l' elegante cultura persiana stregò Humayun . Partendo, alla testa di un esercito persiano fornito dallo ShahTahmasp, il figlio di Babur portò con se due miniaturisti, fondatori dello stile pittorico Moghul. Dopo otto anni di guerra in Afghanistan, con battaglie intervallate da riunioni di famiglia con i fratelli, i nobili di Humayun chiesero che egli mettesse da parte i sentimenti fraterni, Kamran, imprigionato, fu accecato, un modo centro-asiatico di rendere inoffensivi gli eredi al trono. Nel frattempo, il regno fondato da SherShah era in pieno collasso e l'lndia del Nord era matura per la riconquista. Humayun marciò da Kabul e nel 1555 prese Delhi. Qui collocò i preziosi libri in quello che oggi viene chiamato PuranaQila, Vecchio Forte. Nel gennaio 1556, però dopo poco più di sei mesi da che era tornato sul trono dell' India scendendo dal suo osservatorio astronomico privato, inciampò e cadde battendo il capo sui gradini di pietra. Alla fine conobbe la pace. lngeneroso il commento di un cronista: "(Humayun) fece un passo falso e uscì dalla vita come a passi falsi l' aveva percorsa tutta" Dalla tomba di Humayun sono solo pochi minuti fino al PuranaQila, il Forte eretto sul luogo di IndraPrastha la Delhi mitologica dei tempi preistorici di cui rimane solo il nome. Il Forte, eretto verso la metà del 16° secolo racchiude la moschea di SherShah un eccellente esempio di architettura indo-afgana e l'edificio ottagonale a due piani SherMandal, la biblioteca dell' imperatore Humayun. PuranaQuila: vecchio forte La biblioteca di Humaiun 6

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Il regno di Akbar (1556-1605) < La tomba di Humayun a Delhi. Il primo grande monumento fatto costruire da Akbar, la tomba per il padre Humayun a Delhi, è edificato al centro di un grande giardino in chaharbagh, all'incrocio dei due assi principali. La tomba è costruita su di una piattaforma dal lato di 99 metri e altezza di 6,50 che comprende in totale 124 camere voltate, tombe a loro volta di altrettanti principi e principesse moghul vissuti tra il XVI ed il XIX secolo. Caratterizzata da arenaria rossa e marmo bianco, la tomba sviluppa una pianta centrale comune ai Moghul e definita in Iranhashtbihisht, ossia degli otto paradisi: otto spazi circostanti un nono centrale. La tomba si sviluppa su due livelli e mescola influenze timuridi (presenza dell'iwan, decorazione con stella a sei punte) e indù. Tale tipo di mescolanza di elementi è comune sotto Akbar, sottolineando ulteriormente la sua apertura di spirito. Mentre Delhi fu la capitale del suo predecessore, Akbar dapprima scelse Agra (rinominata in via provvisoria Akbarabad, la città di Akbar), poi costruì una nuova città da zero, Fatehpur Sikri, a quaranta chilometri da Agra stessa. Sarà in seguito abbandonata nel 1585 in favore di Lahore fino al ritorno ad Agra nel 1598, lasciando in ognuna di queste città importante testimonianze architettoniche. Grande costruttore, Akbar promosse la costruzione di forti, palazzi e residenze secondarie anche in numerose altre città. Il forte rosso IL FORTE ROSSO DI DELHI(LalQalʿa) è un edificio enorme (656 mx 328 m) costituito da una successione di cortili e giardini riforniti d'acqua tramite una deviazione della Yamuna. Accessibile da due porte, la porta di Delhi, che conduce alla grande moschea, e quella di Lahore, con i vicoli dei bazar, il forte contiene numerosi cortili, tra cui quello delle pubbliche audizioni, al termine del quale si trova il Diwan-i ʿAmm. Questo conduce alla parte più privata del forte attraverso un giardino in ChaharBagh, all'interno del quale si trovano, in particolare, il Diwan-i Khass, un hammam ed una torre di apparizione. ˄ Il Forte Rosso e il Diwan-i Khass del Forte Rosso di Delhi. 7

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E’ molto simile a quello di Agra, con le sue colonne e con i suoi archi a nove lobi. Questo edificio a colonne di 57 metri per 21 è realizzato in arenaria rossa ricoperta di stucco, a imitazione del marmo. Include una tribuna di marmo destinata ad ospitare il Trono del Pavone e che veniva usata come Jharokha. Coperta con una tetto di bangla e sostenuta da colonne con la base a bulbo, è decorata di elementi floreali scolpiti e di intarsi di pietre dure rappresentanti oltre a fiori ed uccelli - anche felini, il simbolo di Re Salomone, ed una rappresentazione di Orfeo: ciò ben rappresenta l'importazione di queste tecniche dall'Europa, ed in particolare da tavoli e mobili fiorentini. Il Diwan-i Khass è un padiglione con colonne ed archi polilobati, sormontato da quattro chatris e finemente decorato con sculture e intarsi. L'ornamento è molto pesante e carica di grande importanza l'elemento floreale. Anche nel hammam, la decorazione è realizzata in pietra dura intarsiata nel marmo. L 'acqua è un elemento molto importante per il Forte Rosso. Ottenutane il deflusso grazie alla deviazione della Yamuna, viene utilizzata per collegare gli edifici insieme attraverso canali, oltre a giocare talvolta un ruolo decorativo, come nello Shahburj, dove scorre su lastre di marmo sistemate in obliquo. Fatehpur Sikri Il trasferimento della capitale a Fathabad, "la città della vittoria", che diventerà Fatehpur Sikri, ebbe luogo nel 1571, dopo la vittoria contro i sultani del Gujarat. Il posto era già abitato: dove si estraeva la pietra arenaria, Babur aveva installato i suoi "giardini della vittoria" e vi sono inoltre una moschea e una piccola casa risalenti ai tempi di Humayun. Risiedeva nella città anche un mistico, Shaikh Salim Chishti (1479-1572) che Akbar amava visitare, durante le frequenti pellegrinaggi a Ajmer sulla tomba del sufi ShaykhMuʿīn al-DīnChishti. Oltre all'omaggio allo shaykh, però, altre motivazioni si sommavano: Akbar aveva infatti cercato di portare la corte in un luogo un po' appartato da Agra, che restava comunque la capitale economica e politica del paese (in particolare ag Agra si continuava a battere moneta) al fine di consolidare il proprio potere. Nel 1585, quando la situazione divenne più consolidata e la necessità di vivere in una città a parte risultava meno urgente, Fatehpur Sikri viene abbandonata. La città è edificata intorno a un grande lago, su un altopiano, e circa 40 edifici sono pervenuti. Circondata da mura, contava una grande moschea, un caravanserraglio, la tomba di Shaykh Salim Chishti, un bazar, forse una zecca e diversi edifici palaziali (Diwan-i ʿAmm, Diwan-i Khass) Panorama di Fatehpur Sikri.˅ Il Diwan-i Khas di Akbar ˅ Tomba di ShaykhSalimChishti ˅ La porta BulandDarvaza ˅ 8

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˅ La grande piazza dell'Amber Fort ad Agra con gli elefanti colorati che scortano i turisti.... ˄ Uno degli splendidi giardini all'interno dell'Amber Fort ˅Un giardino pensile di fronte ad Amber Fort ˄L'incredibile pozzo a gradoni ChandBaori ad Abhaneri ˄ La città abbandonata di Fatehpur Sikri ˄ Fatehpur Sikri ˅ HumyunTomb con il caratteristico giardino di stile persiano "chaharbagh" ˄ La tomba di Itmat Ut Daula Agra 9

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Il mitico Taj Mahal, costruito da Shah Jahan (1592-1666) in memoria dell’amatissima moglie Mumtaz, considerato la più alta espressione dell’architettura moghul. Il Taj riesce davvero a emozionare nonostante le tante immagini che ne abbiamo negli occhi: da vedere assolutamente con la luce dell'alba! I lavori di costruzione del mausoleo, iniziati nel 1632, durarono 22 anni per concludersi nel 1654. Tra le 20.000 persone che vi presero parte si contano anche numerosi artigiani provenienti dall'Europa e dall'Asia Centrale. Tra di essi vi era anche un artista italiano: Geronimo Veroneo. L'architetto incaricato di realizzare il Taj Mahal è tuttora sconosciuto; la maggior parte degli studiosi attribuisce la paternità dell'opera a Ustad Ahmad Lahauri, mentre per altri sarebbe stato il turco Ustad Isa; anche Geronimo Veroneo è indicato come uno dei possibili architetti. Il Taj Mahal venne costruito utilizzando materiali provenienti da ogni parte dell'India e dell'Asia. Oltre 1.000 elefanti vennero impiegati durante le costruzioni per il trasporto delle materie prime. Il marmo bianco venne portato dal Rajasthan, il diaspro dal Punjab e la giada e il cristallo dalla Cina. I turchesi erano originari del Tibet e i lapislazzuli dell'Afghanistan, gli zaffiri venivano da Sri Lanka e la corniola dall'Arabia. L'unico materiale locale utilizzato fu l'arenaria rossa che decora le diverse strutture del complesso. In tutto 28 diversi tipi di pietre preziose e semi-preziose, vennero incastonati nel marmo bianco per un costo totale di circa 32 milioni di rupie. Esempio di decor con gemme incastonate nel marmo˃ Per i lavori di costruzione, invece di utilizzare bambù per realizzare le impalcature (come era di tradizione in quelle zone), furono utilizzati mattoni. Al termine dei lavori l'enorme impalcatura doveva essere smantellata, e, secondo le stime, questa operazione avrebbe richiesto all'incirca cinque anni. Per risolvere il problema, l'imperatore stabilì che chiunque avrebbe potuto prendere per sé i mattoni dalle impalcature: secondo la tradizione in una notte l'intera impalcatura fu smantellata. 10

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L LE EL LI IN NG GU UE ED DE EL LL L’ ’I IM MP PE ER RO OM MO OG GH HU UL L F Fr ra an nc ca aL Lo on ng go o I Moghul sono rimasti famosi per lo sfarzo della loro corte imperiale, per lo splendore delle loro capitali, Delhi e Agra, che esistono ancor oggi, per i loro splendidi monumenti e per la vastità del loro impero. In un impero cosi’ vasto si parlavano differenti lingue. Il fondatore della dinastia Moghul, Babur, parlava il mongolo ciagatai (che lui stesso chiamava Torki,ovvero Turki). Nella sua autobiografia, il Baburname, usò tale lingua. Akbar,discendente di Babur, cercò di amalgamare la complessa e frammentaria società indiana (cui l’originaria classe dirigente Moghul era estranea per lingua e cultura) attraverso una vasta e lungimirante opera di sincretismo culturale e religioso che diffuse la lingua persiana tra le élites dirigenti come veicolo primario di contatti letterari e scientifici, ispirandosi a nuovi e ricchi generi di espressione artistica, letteraria e architettonica. Pertanto il persiano divenne la lingua ufficiale dell’impero, la lingua di prestigio alle corti, la lingua usata prevalentemente in campo amministrativo, storico, letterario e poetico. Altre lingue venivano, però, parlate nel fiorente impero Moghul: l’URDU, che aveva la sua origine nella lingua franca degli accampamenti militari, l’ARABO, la lingua della religione ma anche della scienza e l’HINDI, la lingua del popolo. URDU La lingua urdu - parola di origine turco-mongola il cui significato è “accampamento” (specificatamente quello imperiale) - è una lingua indo-europea del gruppo delle lingue indoiraniche (o indoarie), sviluppatasi nell’Asia meridionale al tempo del sultanato di Delhi e dell’impero Moghul, con influenze persiane, turche e arabe. La storia di questa lingua, usata già nelle sue forme embrionali, a livello sia popolare sia letterario nel XII secolo in un’area geografica situata all’interno dell’odierno territorio nazionale indiano, è molto complessa. Essa va situata all’interno delle vicende politiche e più genericamente culturali che hanno interessato il subcontinente indiano negli ultimi cinque secoli, che si presentano già esse stesse come un panorama molto variegato. Sinteticamente si può affermare che la lingua ha la sua origine nell’India nord-occidentale diventata dominio musulmano conseguentemente agli attacchi turco-mongoli del XII secolo; da li’ essa trova in seguito un ambiente di sviluppo anche nel Deccan , che si manterrà vivo anche nel tempo; l’area in cui resta lingua principale nell’uso è comunque l’India nord-occidentale. In origine, la lingua urdu rappresenta il risultato della composita realtà etnica e quindi linguistica che caratterizza la suddetta area geografica nel periodo sunnominato e viene quindi a costituire una sorta di lingua franca, quasi una koinè linguistica dell’India settentrionale anche ad est nella piana gangetica in seguito alle conquiste dei sovrani della dinastia Moghul. Per questo motivo a livello lessicale essa si presenta ricca di molteplici apporti, tutti quelli provenienti dalle lingue parlate dalle popolazioni abitanti gli odierni territori compresi tra il medio oriente arabo-persiano e il linguisticamente ricchissimo subcontinente indiano. E’ attualmente la lingua nazionale del Pakistan e lingua ufficiale dell’amministrazione nazionale indiana- insieme con lo Hindi e l’Inglese. 11

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Si può pertanto affermare che la lingua nobile dei conquistatori islamici era il PERSIANO, quella della loro religione l’ARABO, quella del loro esercito l’URDU, quelle del popolo conquistato erano le varie lingue regionali, dette BHASHAS, evolutesi dal Sanscrito. Il processo di fusione di queste lingue diede origine al cosiddetto HINDUSTANI. HINDUSTANI E’ questo un termine coniato alla fine dell’Ottocento da un funzionario britannico che ne studiò la grammatica e ne compilò un dizionario. Si sviluppò nella zona di Delhi, per poi espandersi in tutto il subcontinente; ma fu nelle corti del Deccan, che osteggiavanola tradizione puramente persiana del nord, dove acquisi’ ampia popolarità e dove venne impiegata in poesia; presto divenne la lingua dei Moghul, convivendo con tutte le altre lingue e dialetti locali. Ma lo Hindustani già in realtà si componeva di due lingue: Hindi e Hurdu. Le due lingue condividono la stessa grammatica di base e la stessa percentuale di vocaboli derivanti dal Persiano, dall’Arabo e dal Turco (circa il 40 %); quello che le distingue e separa è la scrittura, poiché l’Hindi, che deriva dal Sanscrito, utilizza l’alfabeto Devanagari (deriva dalla scrittura Brahmi che è uno dei sistemi sillabici più antichi ed influenti del mondo), mentre l’urdu si esprime con i caratteri Nasta’liq, di derivazione araba e naturalmente da destra a sinistra. Nella lingua Hindi forbita e ufficiale si privilegiano i termini derivati dal Sanscrito, come nell’Hurdu quelli arabo-persiani, rendendo ad alto livello assai diverse le due lingue che invece nel linguaggio popolare presentano differenze molto minori. La Hindi è la lingua dei films di Bollywood, dove però si privilegia l’Hurdu classico nelle canzoni. Oggi in internet si sta diffondendo un Hurdu/Hindi translitterato comprensibile però in ogni sito, messaggio o sito on line alla stragrande maggioranza dei cittadini di entrambe le lingue. 12

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I IL LS SI IN NC CR RE ET TI IS SM MO OC CU UL LT TU UR RA AL LE ED DI IA AK KB BA AR RI IL LG GR RA AN ND DE E G Giia an nn na aG Gu ua az zz zo on nii Promossa dalla Fondazione Roma e organizzata dalla Fondazione Roma – Arte e Musei, la mostra Akbar il Grande Imperatore dell’India (Umarkot, 15 ottobre 1542 – Agra, 27 ottobre 1605), è dedicata a uno dei sovrani più illuminati della storia. Akbar non cambiò solo l’India, ma riuscì ad affermare nel mondo un progresso intellettuale che coinvolgeva al contempo la sfera secolare e quella spirituale del suo Paese. Nacque nel 1542 nella fortezza Umarkot dove suo padre, l’imperatore Moghul Humayun, si era rifugiato con la sposa Hamida Banu Begum. Humayun, aveva ereditato le zone pianeggianti a Sud-Est, il fratello la parte settentrionale. Humayun, tradito dal fratello, si era rifugiato presso la corte safavide, ove nacque Akbar. Quest’ultimo, non raggiunse i suoi familiari in Persia, restò in Afghanistan dagli zii e qui crebbe, dedicandosi alla caccia e alla lotta; restò analfabeta, sviluppando tuttavia il gusto per l’arte e la tolleranza per le opinioni altrui.

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Pur analfabeta, Akbar godette di un naturale istinto per l’arte, la cultura, la bellezza. Commissionò traduzioni dal sanscrito al persiano di testi scientifici e religiosi indiani e manoscritti miniati che gli permisero di vedere quel che non poteva leggere, autentici capolavori della miniatura moghul furono prodotti sotto il suo patrocinato. Il principe Salim, adorato primogenito, ricevette una raffinatissima educazione. Impaziente di ascendere al trono, questi si ribellò due volte al padre. Forse per la sofferenza causatagli dal figlio, Akbar si ammalò e il 27 ottobre 1605 morì ad Agra. Il figlio gli succedette 5 giorni dopo. Il corpo di Akbar riposa a Sikandra, sobborgo di Agra, in un magnifico mausoleo. La sua tomba fu profanata dai ribelli Jats, che dispersero i resti mortali dell’imperatore. < Due immagini tratte dal kolossal di Bollywood “Jodha e Akbar” girato nel 2010. ˅ Il personaggio del grande imperatore è interpretato dall’attore Hrithnik Roshan. 14

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L LE ED DO ON NN NE ED DE EG GL LI IH HA AR RE EM MM MO OG GH HU UL L E Eu ur rii M Me elllle er riio o Le donne indiane, fin dai tempi antichi hanno svolto un ruolo importante nello sviluppo sociale, culturale e filosofico del paese. Le signore della dinastia Moghul erano notevoli quasi come le loro controparti maschili e in certi casi anche più colte. Queste belle, donne istruite e di grande talento hanno contribuito non solo nei settori sociali, culturali, letterari, artistici ed economici, ma hanno anche giocato un ruolo dominante nella politica contemporanea. Davvero interessante ciò che, nascoste dietro veli e confinate entro le quattro mura dei palazzi, queste donne hanno potuto realizzare, tanto che alcuni dei loro contributi oggi costituiscono una parte del ricco patrimonio culturale. Se gli arabi velarono e rinchiusero le loro donne tenendole in posizioni marginali, i turchi e i moghol non fecero altrettanto e questo ci fa capire meglio le miniature moghul del XVI secolo e perché varie principesse potessero ritagliarsi una posizione preminente • • • • • Nur Jahan vedova di un alto dignitario sposò l’imperatore Janhangir nel 1611 ed ebbe subito una posizione di spicco all’interno della corte. Con notevolissimo talento per le pubbliche relazioni intervenne direttamente nella vita pubblica e culturale, divenne collezionista ed acquirente influenzando il gusto e il costume della corte ….”E’ cosa nota che le donne moghul della classe nobile e della famiglia imperiale erano formidabili nel commercio… comandavano navi proprie, compilavano la propria lista delle merci…” L’influenza di Nur Jahan e di sua suocera Begum Salima, agguerrite donne d’affari, era ben nota nei circoli diplomatici 15

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˄Scene di vita nell’harem ˃ Ritratti di Shah Jahan e della moglie Mumtaz Mahal ˅ Federico Rampini racconta la vita e la cultura dell’India seicentesca dei Moghul attraverso la lettura della Storia do Mogor, opera autobiografica del contemporaneo Niccolò Manucci. Appena adolescente, Mannucci salpò da Venezia per l’India nel 1653 e visse tutta la sua vita avventurosa nel continente indiano fino alla morte nel 1717. Inizialmente si improvvisò artigliere e consigliere militare, poi medico per la nobiltà indiana e per il Moghul stesso, ma anche spia al soldo delle potenze europee. Secondo Rampini la Storia do Mogor è un’opera libera dai pregiudizi razziali e religiosi che impregnavano molti dei resoconti orientali scritti da europei nei secoli XVII e XVIII. Manucci fu il primo a svelare sia la potenza politica e sociale delle donne che compongono gli harem indiani, sia il rituale del sati, il suicidio della vedova indù sulla pira funeraria del marito. 16

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