Disputationes Theologicae 2

 

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Rivista n° 2

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disputationes theologicae anno 2010 pubblicato in disputationes theologicae il 29/01/2010 mons gherardini stronca la cristologia liberale alcuni scritti di mons bruno forte suscitano il dibattito il decano di teologia della pontificia università lateranense mons prof brunero gherardini già autore su disputationes theologicae di un sintetico e puntualissimo articolo su il valore magisteriale del vaticano ii interviene ora con un contributo di grande stimolo scientifico senza tergiversare l illustre teologo stronca come gravemente eterodossa la cosiddetta cristologia liberale quest ultima partendo da ambienti esegetici influenzati da strauss e bultmann o dal pensiero del protestantesimo liberale in genere ha guadagnato molti teologi contemporanei mons gherardini analizza questa nouvelle théologie nella sua simbiosi con il pensiero anti-metafisico di certa filosofia tedesca egli concentra la sua analisi sul terreno strettamente teologico esprimendo con dovizia di documentazione il suo energico dissenso dalla teologia di mons bruno forte 1

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il dio di gesù cristo di mons brunero gherardini rudolf bultmann quanto sto per scrivere è ben lungi nell intenzione e di fatto da ciò che comunemente è detto processo alle intenzioni per principio mi sforzo sempre di considerarle tutte le intenzioni pure e sante ovviamente donec contrarium probetur nel qual caso anche una presunzione di santità o ne trae le conseguenze o si rassegna al ridicolo s aggiunga poi che l intenzione anche se pura e santa non trasferisce automaticamente la propria ineccepibilità morale nel suo prodotto il quale ha un suo realismo oggettivo e quindi una sua moralità prescindendo dall intenzione formale che lo vuole e verso il quale si protende una bestemmia è sempre in sé e per sé una bestemmia anche se pronunciata paradossalmente per render gloria a dio una tale premessa era necessaria per capir il giudizio certamente ed irriducibilmente negativo che sto per pronunciare il giudizio non riguarda né le persone che han detto certe cose né le intenzioni per le quali le han dette ma esclusivamente le cose che sono state dette anche se son pervenute all orecchio e all intelligenza di qualcuno solo perché qualcun altro le ha dette nel sottolineare chi metto in luce di esse il soggetto con le sue circostanze di luogo e di tempo senza peraltro condannarlo nemmeno se come nel caso 2

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di cui qui m interesso la mia coerenza teologico-morale mi porta alla condanna inequivoca di ciò ch è stato detto 1 che cos è stato detto mi riferisco soprattutto ma non esclusivamente ad un espressione non nuova in assoluto essendo talvolta comparsa anche se formulata in modo diverso in un passato non troppo lontano da non pochi degli addetti ai lavori proprio perché né faccio né voglio far il processo alle intenzioni dirò che si tratta ormai d un modo-di-dire entrato nel gergo teologico e dai più recepito ed usato quasi certamente senz avvertirne né la provenienza né il significato provenienza e significato a dir il vero più vicini alla cosiddetta liberaltheologie che non al credo cattolico l espressione alla quale mi riferisco suona in questi termini il dio di gesù cristo forse il non addetto ai lavori oppure il non attento all esigenza d un linguaggio il più possibilmente proprio per farne tramite pur sempre inadeguato dell ineffabile neanche s accorge d aver a che fare con un espressione che dir impropria è un complimento il fatto ch essa allude a dio ed a gesù cristo è più che sufficiente a soddisfar il facile palato di quei teologi ed oggi son i più che si son formati non sulla summa di san tommaso d aquino e nemmeno su quei loci che melchior cano individuò soprattutto nella rivelazione nella chiesa e nella tradizione ma sui testi di rinomati maîtres-à-penser preferibilmente postconciliari quasi tutti sensibili alla suggestione d un hegelismo vagamente cristianizzato che ciò nonostante imprigiona il messaggio evangelico nelle maglie del divenire lo spoglia d ogni sua componente soprannaturale e lo riduce ad un dato sempre cangiante dell immanenza ho trovato un po dovunque in italia in europa nelle americhe le opere di siffatti maestri brillantemente esposte nelle vetrine di librerie ovviamente cattoliche segnalate come nouvelle vague théologique esse apron la teologia postconciliare alla metodologia storico-critica chiudendola ermeticamente a quella ex auctoritate et ex traditione n è nata la famosa teologia dal basso non più legata ai dati della divina rivelazione né più tributaria della soffocante metodologia scolastica che appropriandosi della rivelazione stessa imponeva i suoi criteri interpretativi e le conseguenza cui perveniva teologia dal basso cioè al servizio non del dio che ha parlato e si è rivelato ma del dio che vien rivelandosi di volta in volta qui ed ora nel dispiegarsi di questo momento storico nelle alternanze della coscienza religiosa nel sentimento e nella commozione dell animo umano nella sua sete di giustizia e di pace a coronamento dei suoi desideri e delle sue aspettative una teologia insomma a misura d uomo per l uomo in conformità al suo mistero umano ed alla figura di questo mondo 1cr 7,31 che ne plasma l identità una teologia infine tutta protesa a sondare sulla scia della rivelazione in fieri non più il mistero di dio nel mistero del suo verbo incarnato ma il mistero dell uomo come cartina di tornasole del mistero di dio a dir il vero questa nuova teologia di nuovo ha ben poco nel 1835 un repetent di tubinga david friedrich strauss difese la tesi secondo la quale il cristo del nt non era il gesù della storia ma l oggetto della fede quale il libro sacro aveva accolto dalle dichiarazioni di fede della chiesa nascente[1 gli scritti di questo repetent s innestano su altri con caratteristiche analoghe ed insieme fanno da apripista ad una corrente la lebenjesu-forschung che dà un volto ai secoli xix e xx ridimensionando la figura storica di gesù il signore il risorto assiso alla destra del padre e presente col suo spirito nella vita della chiesa vien considerato come il frutto della fantasia credente nettamente distinto e diverso dal biondo rabbi della galilea dalla sua concreta ed individua esistenza all interno d una storicità ben determinata e sulla cui psicologia indagaron ethelbert stauffer[2 e 3

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con esiti ben diversi i cattolici paul galtier e pietro parente[3 in effetti è questa la griglia attraverso la quale può intravedersi la scaturigine culturale del dio di gesù cristo e la griglia del criticismo teologico che è riuscito nell impresa di staccare la paràdosis del credo dalla sua dipendenza dalle fonti e di queste medesime fonti ha talmente sconvolto il costitutivo formale da farne un fantomatico coacervo di presupposti ben al di là dei dati più elementari del nt dinanzi ad un siffatto isolamento critico-scientifico dell uomo-dio dalla vita e dalla fede della chiesa la parola di karl barth un protestante mai tenero verso la chiesa cattolica assume il timbro d un autorevolissimo e profetico richiamo perché si smetta di dar la caccia al fantasma d un gesù storico nello spazio vuoto dietro il nt 4 uno dei massimi responsabili di codesta caccia quel rudolph bultmann che tanta fortuna incontrò in campo cattolico ed altrettanta ne procurò e ne procura ad alcune editrici cattoliche pone il problema cristologico a cavallo tra due categorie il mito e la storia prima di lui altri e fra questi in special modo il ben noto w bousset[5 si sottrassero alla suggestione e d un interpretazione cristologica a partire dalla suprema regalità del padre e videro nel christus kyrios una pura e semplice espressione mitologica che trasformò l uomo gesù in essere divino da qui l impegno tutto liberale di smitizzare il cristo della fede per ritrovar i lineamenti storici di gesù d un personaggio cioè che non ha nulla in comune nella realtà dei fatti con il figlio preesistente di dio incarnatosi per l umana salvezza crocefisso risuscitato ed assiso alla destra del padre e che non può esser affatto il kyrios presente nella chiesa con la forza del suo spirito e con l efficacia dei suoi sacramenti tutto ciò infatti è mito che ha trasformato gesù in cristo e di cui questo cristo va spogliato perché torni ad esser gesù la peculiarità di r bultmann si mise in luce nel distinguersi dalla smitizzazione liberale egli parlò di smitologizzazione s è possibile tradurre così la sua intraducibile entmythologisierung un lemma composito che può capirsi solo se scomposto le componenti principali son mythos e logos precedute dal prefisso inseparabile ent che richiama la funzione dell alfa privativo in greco e seguite dal suffisso indicante l azione privativa introdotta da ent basterebbe una tale scomposizione a far capire che il programma bultmanniano pur procedendo in direzione liberale è tutt altro rispetto alla smitizzazione della teologia liberale non spazza via il mito e meno ancor il senso e l intenzione di esso ne tutela anzi la trascendenza liberandolo dalla ratio logos che ne altera il senso elevandolo a valore soprannaturale come supporto e spiegazione del cristo della fede un uomo che la fede avrebbe trasformato in essere divino[6 in comune con i liberali tuttavia anche bultmann aveva il traguardo del ridimensionamento del cristo della fede sul gesù della storia nemmeno per lui i titoli messianici neotestamentari messia figlio dell uomo figlio di dio signore salvatore e via dicendo dimostrerebbero che gesù è un ipostasi divina una loro interpretazione in tal senso secondo lui razionalizzerebbe dio e misconoscerebbe che la divinità di cristo è un evento sempre nuovo e non oggettivabile con nessun fatto del passato e proprio per questo opposto ad ogni oggettivazione 7 la conclusione pertanto non poteva esser diversa dalla seguente la formula cristo è dio è falsa in ognuno di quei sensi ariano niceno ortodosso o liberale che intendono dio come una grandezza oggettivabile essa è corretta solo se intende dio come l evento dell azione di dio 8 e questa una costante bultmanniana la si riscontra perciò anche in altri interventi nel seguente p es accanto a dio non c è un altra persona divina che come tale completi la fede giudaica nell unico dio la fede non è l affermazione di speculazioni metafisiche sulla divinità di cristo e sulle sue due nature la fede in cristo non è nient altro che la fede nell azione di dio in cristo 9 4

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era proprio necessario arrivare fin qui per capire che cosa significhi il dio di gesù cristo esso non ha senso se non nella separazione fisica e qualitativa di gesù cristo da dio ha senso se si parte dal dato di fatto di codesta irriducibile dualità da una parte gesù cristo e dio dall altra l uno non è l altro e viceversa l uno può parlare dell altro ma senza che ciò lo identifichi con l altro quando si legge io ed il padre siamo un entità sola gv 10,30 si è di fronte non ad un autoaffermazione sulla divinità di cristo sbocciata sulle sue labbra come rivelazione del suo mistero ma a parole con cui la chiesa avrebbe divinizzato gesù oggettivando nella sua fede il padre ed il figlio in altri termini l espressione il dio di gesù cristo è formalmente identica a quella veterotestamentaria sul dio d abramo d isacco e di giacobbe es 3,6 che il nt mt 22,32 mc 12,26 ripete alla lettera e con identico significato quello cioè di dio unico trascendente e sovrano che può prendersi cura d abramo d isacco e di giacobbe solo perché si distingue nettamente qualitativamente metafisicamente da loro l espressione non assume un significato diverso se applicata a gesù cristo come non fa d abramo d isacco e di giacobbe altrettante divinità né accanto a dio né in competizione con lui così l incauta e blasfema espressione il dio di gesù cristo non innalza il personaggio chiave dell evangelo al rango della divinità ed ignora o forse nega il dogma delle due nature in lui ipostaticamente unite e come nel primo caso oltre alla trascendenza di dio la formula esprime la fede d abramo d isacco e di giacobbe nel dio che s è coinvolto nella loro storia personale ed in quella del loro popolo così nel secondo caso la formula esprime · iddio metafisicamente distinto e separato da gesù cristo in base ad un infinita differenza qualitativa di kierkegaardiana memoria · la condizione puramente umano-creaturale di gesù cristo che alludendo a dio indica in lui il totalmente altro da sé · la fede con cui gesù cristo si rapporta continuamente a dio espressa nella sua predicazione su dio padre amore giustizia pace 2 chi l ha detto mi spiace sinceramente di dover far nome e cognome ma non posso sottrarmi al diritto del lettore di conoscer come stian esattamente le cose il nome dunque ed il cognome da fare è quello di bruno forte non che sia l unico il contorno in cui si trova è anzi piuttosto cospicuo e costituito da personaggi spesso di primo piano di primissimo peraltro è lui arcivescovo di chieti-vasto dal 26 giugno 2004 e presidente della commissione episcopale per la dottrina della fede l annuncio e la catechesi taccio sui titoli accademici notevoli ma men interessanti di quelli istituzionali solo per far capire che non è il primo venuto ricorderò che dopo il dottorato in teologia presso la facoltà teologica dell italia meridionale conseguì diplomi di perfezionamento a tubinga e a parigi e coronò il suo curricolo con la laurea in filosofia presso l università di napoli in un non dimenticato articolo su divus thomas del 1986/87 il suo ex professore e predecessore nella detta facoltà teologica mons prof giuseppe de rosa scrisse una ragionata e lunghissima stroncatura del libro gesù di nazaret storia di dio dio della storia [10 scrivendo poco dopo una mia recensione d una recensione riconobbi tutte le fondate ragioni del de rosa ma tentai pure di dar al mio scritto un tono leggermente più blando da inguaribile ingenuo qual sono devo oggi riconoscere che la severità del prof de rosa aveva i suoi buoni motivi bruno forte continuò a scrivere con penna agile e disinvolta a tratti quasi felpata ma sempre terribilmente al limite della rottura in certi casi anzi come nella sua fantateologia trinitaria ben al di là di esso volutamente l ho per anni ed anni 5

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ignorato pur leggendo i suoi scritti e perfino ammirando la leggiadria formale in cui è solito immerger i suoi tremendi errori ché d errori si tratta non di bazzecole speravo che qualche nuovo de rosa se n avvedesse e si comportasse con lui sull esempio del primo speranze perdute il suo nome presto in evidenza nelle sfere che contano[11 e sapientemente usato da editori interessati suscitò progressivamente risonanze mondiali fu maestro in convegni e congressi ad altissimi livelli cooptato in accademie e commissioni di studio fatto vescovo e presidente proprio lui della commissione episcopale per la dottrina della fede punto di riferimento sembra obbligato del pensiero teologico italiano lui soltanto o anche i suoi errori la frase dalla quale si è partiti appartiene a lui a lui lo si noti bene non come privato dottore ma com espressione e sintesi del pensiero e dell insegnamento della cei si trova infatti nella presentazione d una lettera ai cercatori di dio che s e rev.ma mons b forte a nome della commissione episcopale da lui presieduta ottenuta l approvazione del consiglio episcopale permanente in data 22-25 settembre 2008 inviò ai destinatari nella pasqua del 2009 si riprometteva con essa di mettersi al fianco di quanti cercano il volto del dio vivente dei credenti che crescono nella conoscenza della fede e di quanti pur non credenti avvertono come serio il problema di dio e delle cose ultime ma intendeva sollecitare l interesse anche di coloro che non si pongono mai un tale problema nel pieno rispetto della coscienza di ciascuno con amicizia e simpatia verso tutti 12 solenne e nobile dunque l intento ed altrettanto il punto di partenza l uno e l altro però miseramente naufragati nei gorghi liberali della frase incriminata solo nella presentazione della lettera la frase ricorre per ben due volte il testo parte da alcune domande che ci sembrano diffuse nel vissuto di molti per poi proporre l annuncio cristiano e rispondere alla richiesta dove e come incontrare il dio di gesù cristo e poco dopo la commissione episcopale si augura che la lettera possa suscitare reazioni che aiutino ciascuno a interrogarsi sul dio di gesù cristo e a lasciarsi interrogare da lui 13 non si pensi a due casi isolati aprendo la lettera e scorrendone le pagine ritroviamo o la stessa frase[14 o parole equivalenti[15 difficile equivocare sul significato obiettivo della frase che proprio in quant ho premesso trova il suo sitz-im-leben deriva infatti dal cristianesimo desoprannaturalizzato della liberaltheologie la quale a sua volta è figlia naturale della tradizione illuminista il sitzim-leben è addirittura confessato a p 55ss tutto è detto in chiave liberaltheologisch i discepoli infatti si convincono che gesù è risorto e ne reinterpretan la vita alla luce della sua risurrezione come appartenente al mondo di dio non mancan sia ben chiaro parole e ragionamenti meno scioccanti o addirittura pienamente ortodossi è il costume dei neoterici come direbbe amerio un colpo al cerchio ed uno alla botte ma resta il fatto della distinzione tra il cristo della fede ed il gesù della storia e col fatto il senso che gli ho dato chiudendo il mio precedente paragrafo con profondo rammarico devo prender atto perciò che si tratta d una frase da riprovare per un doppio motivo perché non confessa in cristo il figlio naturale di dio e perché lo stacca dalla circuminsessione amorosa tra dio padre figlio e spirito santo sovvertendo insieme il dogma trinitario e quello cristologico parlo di significato obiettivo ben sapendo o comunque augurandomi che le intenzioni 6

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soggettive non abbian avuto altro di mira che di facilitare l incontro salvifico col signore gesù l eterno verbo del padre dio da dio della sua stessa sostanza perfettamente dio e perfettamente uomo avendo preso l umana carne dal grembo immacolato della vergine madre per esser il rivelatore il mediatore il redentore il salvatore del genere umano sì questo so e questo m auguro che sia pure nelle intenzioni meglio ancora se nelle convinzioni di fede del vescovo che ha firmato la lettera ai cercatori di dio per essa avvalendosi lo confessa lui stesso di un lavoro collegiale che ha coinvolto vescovi teologi pastoralisti catecheti ed esperti nella comunicazione 16 la confessione non mi consola devo dedurne che la situazione è molto più grave di come appare così stando le cose ne deduco che gli errori appartengono non ad una sola persona ma ad un insieme di persone per giunta considerate competenti ed ufficialmente incaricate di collaborar in base alla loro competenza com è possibile che la competenza ingeneri l errore di quale competenza si tratta e quale teologia può esser il terreno di coltura per una competenza che semina l errore 3 gli errori parole come errore ed eresia non si dicon a cuor leggero sconsideratamente superficialmente astiosamente son parole gravissime che si riferiscono a posizioni dogmatico-teologiche altrettanto gravi la prudenza non meno che la carità son in casi del genere due condizioni previe e non discutibili purtroppo nel caso in esame et flens dico fil 3,18 esse sono le due sole parole oggettivamente adeguate con la conseguenza che inadeguata sarebbe ogni altra parola debbo anzi riconoscere ancora flens dico che aveva ragioni da vendere il vecchio de rosa quando per primo mise il dito sulla piaga la pseudoteologia di questo ecc.mo personaggio al quale la cei affida le sorti della dottrina cattolica del suo annunzio e della sua catechesi e quindi della nostra fede oltre che della nostra salvezza è tutt un coacervo di posizioni decisamente erronee ed insostenibili il suo punto di partenza la teologia dal basso lo pone a braccetto con i massimi responsabili dell odierna miopia teologica attraverso rahner e la pletora dei soliti ripetitori risale a heidegger husserl hegel non senza strizzatine d occhi en passant a barth bultmann moltmann schillebeeckx block né senza sintomatiche reminiscenze di gioacchino da fiore di vico di croce di spinoza e del suo emulo moderno teilhard de chardin un tale punto di partenza è una pista di lancio verso il ribaltamento radicale della dogmatica classica dio è considerato sullo sfondo dell uomo e misurato sulle sue naturali necessità e limitazioni invischiato in esse sofferente per esse e non meno sofferente del figlio suo che le fece proprie le sue simpatie per il teopaschismo o monofisismo teopaschita lo metton al passo dei patripassiani per i quali si ipse est filius qui et pater crux filii patris est passio 17 ma lo coinvolgono pure inevitabilmente nella loro condanna[18 la sua concezione del dio non più personale ne mette in evidenza i tratti hegeliani quelli d un dio dichiarato anzi definito storia un dio che diviene si pone e si rinnova nell ondiflua immanenza mondana l immutabilità e l impassibilità di dio son pertanto superate di slancio ferri vecchi e del tutto inutilizzabili dai moderni laboratori di teologia dogmatica 7

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la derivazione hegeliana di questo pezzo da novanta si rivela nell aver egli confuso cristologia e soteriologia in un impalpabile pancristismo grazie al quale il signore gesù dovrebb esser al centro della realtà tutta in lui ricapitolata cf ef 1,10 ed è invece la ragione e la molla di quel divenire dialettico che con feuerbach porta alle conseguenze estreme la dialettica hegeliana trasformando la teologia in pura e semplice antropologia si tratta d un quadro appena abbozzato che l ineludibile esigenza d un analisi critica vorrebbe più specificato ed approfondito il presente semplice abbozzo è dovuto al fatto che questo scritto non essendo formalmente un analisi critica non risponde alle sue esigenze tuttavia i pochi tratti del quadro generale qui delineati costituiscono secondo me un sufficiente sfondo sul quale l espressione il dio di gesù cristo si colloca come a casa propria e la casa equivoca dell ammodernamento teologico in tanto tale cioè teologia svecchiata e rinnovata in quanto ha dato lo sfratto · a quella divina rivelazione che la chiesa dichiara conclusa con la morte dell ultimo apostolo · alla tradizione che n è nata come supporto della vita e della giovinezza perenne della chiesa · al magistero ecclesiastico come organo solenne ed ordinario di codesta tradizione · alla teologia dei grandi dottori costruita sulla rivelazione e sulle definizioni dogmatiche per darle sicurezza in lumine fidei sub ecclesiae magisterii ductu 19 portando sulle spalle la pesante responsabilità d un tale sfratto non so con quale faccia sia possibile presentarsi a dio per affidargli la famosa lettera e chiedergli di farne strumento della sua grazia 20 b gherardini [1 nato il 27 genn 1808 a ludwigsburg alunno di f chr baur elaborò nel 1831/32 a berlino le lezioni di schleiermacher sulla vita di cristo ed altrettanto fece nel 1832/35 come repetent a tubinga con la vita di cristo di hegel finché proprio nel 1835/36 pubblicò il suo famoso das leben jesu kritisch bearbeitet in due volumi dei quali già il primo suscitò un tale vespaio che strauss ci rimise il posto di repetent nel 1837 pubblicò l apologia dello suo scritto incendiario streitschriften zur verteidigung meiner schrift über das leben jesu und zur charakteristik der gegenwärtigen theologie il fossato che già prima era stato aperto tra il-cristo-della-fede ed ilcristo-della-storia si dilatò fin all inverosimile sotto la spinta d esigenze c.d storico-scientifiche la fede è una cosa la scienza un altra la leben jesu diventò una corrente sulla quale riferì con onestà critica il poliedrico esegeta-teologo-medico-organista-missionario fondatore del discusso ed ammirato ospedale di lambarené ed appartenente egli stesso alla liberaltheologie schweitzer a geschichte der leben-jesu-forschung j.c.b.mohr p siebeck tubinga 19516 il quale ricercando i prodromi del fenomeno li individuò anzitutto in h s reimarus ed in alcune 8

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espressioni vetero-razionaliste nel colto razionalismo di h.f g paulus in quello romanticosentimentale di schleiermacher e quindi in quello scientifico di strauss al quale dedica le p 69128 prima di passare alle successive vite di cristo per una mess a punto complessiva cf ristow h matthiae k a c di der historische jesus und der kerygmatische christus ev verlagsanstalt berlino 1960 [2 stauffer e die theologie des neuen testaments stoccarda 19473 altrettanto vogel h christologie 1.monaco 1949 sp p 22 [3 galtier p l unité du christ Être personne conscience parigi 19392 id la conscience humaine du christ in gregor 32 1951 526ss sp p 562 in polemica con lui ma ad altissimi livelli intervenne parente p col suo capolavoro l io di cristo morcelliana brescia 1955 terza ed istituto padano arti grafiche rovigo 1981 id unità ontologica e psicologica dell uomo-dio collez urbaniana 3/2 roma 1952 [4 barth k kirchliche dogmatik i/2 zollikon-zurigo 19453 p 71 nach dem phantom eines historischen jesus im leeren raum hinter dem neuen testament [5 bousset w kyrios christos geschichte des christusglaubens von den anfängen des christentums bis irenaeus gottinga 19212 [6 cf spec bultmann r theologie des neuen testaments verlag j c b mohr siebeck tubinga 19583 id die geschichte der synoptischen tradition vandenhoeck ruprecht gottinga 19615 id glauben und verstehen 3 voll j c b mohr siebeck tubinga 1961-62 tra le innumerevoli opere d interpretazione o di presentazione scelgo l unica che più d ogni altra riesce a far capire il programma della smitologizzazione bultmanniana malet a mythos et logos la pensée de rudolph bultmann labor et fides ginevra 1962 come puntuale ed onesta controversia fra due grandi si veda anche barth k rudolph bultmann ein versuch ihn zu verstehen zurigo 19643 al riguardo si confronti anche lo scambio epistolare karl barthrudolph bultmann briefwechsel 1922-1966 a c di b jaspert zurigo 1971 spec lett.94/95 p 169ss [7 bultmann r glauben und verstehen ii p 258 so ist auch christi herr-sein seine gottheit immer nur je ereignis eben das ist der sinn dessen daß er das eschatologische ereignis ist das nie zu einem ereignis der vergangenheit objektiviert werden kann auch nicht zu einem ereignis in einer metaphysischer sphäre das vielmehr jeder obiektivation widerstreit [8 ibid [9 ibid i p 331 [10 ed paoline cinisello balsamo 1981 [11 proprio a me l em.mo card.ursi certo non volendo ne dette la notizia [12 dalla presentazione di lettera ai cercatori di dio paoline editoriale libri milano 20093 p 3 [13 ibid p 3-4 [14 p es a p 44 65 a p 85 la frase entra nel titolo del iii cap [15 un solo esempio fra i tanti la chiesa è la comunità dei credenti che riconoscono gesù cristo figlio di dio p 68 non evidente ma reale è qui la dissociazione del cristo della fede dal gesù della storia il quale non vien adorato perché figlio di dio e quindi dio egli stesso ma la sua divina figliolanza è fatta dipendere dalla fede dei credenti [16 ibid p 3 [17 s leone m ep quam laudabiliter 21 luglio 447 ds 284 [18 ibid [19 optatam totius 16/a [20 presentazione cit p 4 9

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pubblicato in disputationes theologicae il 13/03/2010 libertà religiosa documenti per uno status quaestionis un argine teologico l ultima esposizione completa della dottrina tradizionale della tolleranza prima della votazione sulla libertà religiosa il testo che segue estratto dai documenta concilio oecumenico vaticano ii apparando constitutio de ecclesia c 9 fa parte degli archivi pubblici del vaticano ii e della sua preparazione esso è rimasto finora pressoché ignorato forse la maniera spesso ideologica con cui si tratta la storia conciliare ha contribuito al suo seppellimento tra l annuncio del concilio il 15 gennaio 1959 e la sua apertura l 11 ottobre 1962 un intensa attività ebbe luogo in seno alle dodici commissioni e alle tre segreterie incaricate di preparare i testi che sarebbero stati discussi dai vescovi l elaborazione dei documenti dogmatici sulla chiesa il deposito della fede le fonti della rivelazione la morale sociale e individuale fu affidata alla commissione teologica presieduta dal cardinal alfredo ottaviani che all epoca dirigeva il sant uffizio si trattava della costituzioni destinate a formare la spina dorsale dell assemblea in preparazione man mano che i lavori avanzavano fortissime tensioni si manifestarono tra la commissione teologica e il segretariato per l unità dei cristiani presieduta dal cardinal agostino bea questi aveva aggiunto al progetto sull ecumenismo di cui era incaricato alcuni sviluppi sulla libertà religiosa la questione teorica centrale dibattuta era quella dei 10

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rapporti tra la chiesa e lo stato essa era stata trattata tanto dallo schema sulla chiesa al capitolo 9 tanto da quello sulla libertà religiosa originariamente sotto un titolo praticamente identico nei due testi ma secondo ispirazioni diametralmente opposte il testo del segretariato per l unità derivante da quello che viene chiamato il documento di friburgo sostituiva la dottrina tradizionale della tolleranza possibile nei riguardi dell errore con quella del diritto alla libertà quando fu presentato davanti alla commissione preparatoria centrale nel giugno 1962 un certo numero di membri lo dichiararono inaccettabile per la dottrina cattolica in base ai pronunciamenti del magistero a partire dalla fine del xviii secolo la commissione teologica aveva da parte sua precisato il contenuto del capitolo 9 del de ecclesia per regolare il problema della libertà religiosa partendo dai principi secondo una seria ipotesi questo testo non sarebbe stato altro che la ripresa da parte del padre gagnebet incaricato della redazione di un documento che aveva già preparato per il sant uffizio nel 1958 questo scritto doveva condannare le idee di jacques maritain e di john courtney murray solo la morte di pio xii ne aveva impedito la pubblicazione [1 sarebbe stata l ultima condanna della libertà religiosa prima del vaticano ii si decise di riunire nei tre mesi che restavano prima dell apertura del vaticano ii una commissione mista membri della commissione teologica e membri del segretariato per l unità che di fatto non si riunì mai quale compromesso d altronde avrebbe mai potuto elaborare tutto dunque si sarebbe svolto durante il concilio o il capitolo 9 del de ecclesia sarebbe stato approvato e allora avrebbe invalidato il testo sulla libertà religiosa oppure quest ultimo sarebbe stato votato e la dottrina del capitolo 9 sarebbe perita si può tranquillamente affermare che ciascuno di essi rappresentava rispettivamente la punta acuminata di due progetti opposti concernenti il concilio che stava per aprirsi come è noto durante la prima sessione nell autunno 1962 la scuola teologica romana secondo l espressione all epoca in voga fu immediatamente messa in minoranza e di conseguenza l insieme degli schemi preparati dalla commissione teologica furono spazzati via senza essere esaminati il testo sulla libertà religiosa del segretariato per l unità restava quindi senza un concorrente esso fu adottato il 7 dicembre 1965 proponiamo qui la traduzione del capitolo 9 del de ecclesia nella sua ultima redazione cioè tale come fu messo nella mani dei padri conciliari prima dell apertura dell assemblea e che costituisce i tal modo una sorta di limite con tutto il suo apparato di referenze che ho stimato utile riprodurre integralmente esso è l ultima e certamente la miglior sintesi di ciò è stata la dottrina della chiesa sulla questione fino al concilio abbé claude barthe le relazioni tra la chiesa e lo stato e la tolleranza religiosa 1 il principio della distinzione tra la chiesa e la società civile e della subordinazione del fine dello stato al fine della chiesa l uomo destinato da dio ad un fine soprannaturale ha bisogno tanto della chiesa che della società civile per giungere alla perfezione e proprio della società civile alla quale 11

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l uomo appartiene in ragione della propria natura sociale di pervenire in quanto essa è diretta verso i beni terrestri a quel fine grazie al quale i cittadini possono condurre sulla terra una vita calma e tranquilla i tim 2,2 quanto alla chiesa alla quale l uomo deve incorporarsi in virtù della sua vocazione soprannaturale essa è stata fondata da dio affinché crescendo sempre più possa condurre i fedeli al loro fine eterno attraverso la propria dottrina i sacramenti la preghiera e la proprie leggi[2 ciascuna di queste società è dotata dei mezzi necessari per compiere la sua missione tanto l una che l altra sono perfette ciò significa che ciascuna di esse nel proprio ordine rispettivo è sovrana e di conseguenza non sottomessa ad un altra dal punto di vista del potere legislativo del potere giudiziario e del potere esecutivo[3 la distinzione fra queste due società riposa come vuol la tradizione costante sulle parole del signore date a cesare quel che è di cesare date a dio quel che è di dio » mt 22,21 ma quando queste due società esercitano i rispettivi poteri sulle medesime persone oppure sullo stesso oggetto non è permesso loro d ignorarsi e conviene sommamente che esse agiscano in concerto per il più gran profitto di esse e dei membri che ad esse appartengono[4 il santo concilio volendo insegnare quali relazioni debbano esistere tra i due poteri in ragione della loro natura dichiara che anzitutto bisogna tenere fermamente che sia la chiesa sia la società civile sono state stabilite a beneficio dell uomo[5 benché all uomo non serva a nulla il gioire della felicità temporale che il potere civile deve assicurare qualora dovesse perdere la sua anima mt 16 26 mc 8 36 lc 9 25 per questa ragione il fine della società temporale non deve mai essere ricercato ad esclusione o a detrimento del fine ultimo [6 che è l eterna salvezza 2 il potere della chiesa i suoi limiti e le funzioni che la chiesa adempie nei confronti del potere civile il potere della chiesa si estende a tutto ciò per mezzo del quale gli uomini raggiungono l eterna salvezza ciò invece che riguarda solamente la felicità temporale rileva in quanto tale dal potere civile ne consegue che la chiesa non si occupa delle realtà temporali salvo in quanto esse sono ordinate al fine soprannaturale ma in ciò che è ordinato tanto al fine della chiesa che a quello dello stato come per esempio il matrimonio e l educazione dei figli i diritti del potere civile debbono essere esercitati in maniera che i beni superiori dell ordine soprannaturale non soffrano alcun danno della qual cosa la chiesa è giudice non per questo la chiesa si immischia in alcun modo negli affari temporali che fatta salva la legge divina possono legittimamente essere organizzati in differenti modi custode del suo proprio diritto rispettosa di quello altrui la chiesa stima particolarmente che non è suo compito il determinare quale forma costituzionale conviene maggiormente al governo della nazioni cristiane essa non dà la sua preferenza ad alcun tipo d organizzazione dello stato tra quelli esistenti a partire dal momento in cui la religione e la morale sono preservate[7 essa non impedisce il potere civile di far uso liberamente dei propri diritti e delle proprie leggi allo stesso modo rivendica per sé la libertà che le appartiene [8 i governanti non devono ignorare quanto numerosi siano i benefici che la chiesa procura alla società civile nel compimento della propria missione [9 e la chiesa stessa che contribuisce a far si che i cittadini siano dei buoni cittadini inculcando loro la virtù e la pietà cristiana in modo che il bene dello stato sia solidamente assicurato così come fa notare s agostino nella misura in cui essi siano tali quali sono loro prescritti dalla dottrina cristiana [10 essa esige parimenti dai cittadini che obbediscano alle legittime prescrizioni che sono fatte loro non solo per timore del castigo ma in coscienza rm 13 5 [11 essa ingiunge d altronde a coloro ai quali è affidato il governo dello stato di non 12

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esercitare il loro ruolo per desiderio di potere ma per il bene dei cittadini e come se dovessero rendere conto a dio eb 13 17 di questo potere che essi hanno ricevuto dalla sua mano [12 essa inculca il rispetto religioso della legge naturale e della legge soprannaturale per mezzo delle quali deve essere organizzato nella pace e la giustizia l insieme dell ordine sociale tanto fra i cittadini che fra le nazioni [13 3 i doveri religiosi del potere civile il potere civile non può mostrarsi indifferente dinanzi alla religione poiché è stato istituito da dio per aiutare gli uomini ad acquistare una perfezione che sia veramente umana deve non solo offrire ai cittadini la facoltà di procurarsi i beni temporali tanto materiali che culturali ma deve fare in modo che possano avere agevolmente e in abbondanza i beni spirituali che sono loro necessari per condurre religiosamente la loro esistenza umana tra questi beni nessuno è più importante di quello di poter conoscere dio di riconoscerlo come tale e di adempiere i doveri che gli sono dovuti tale è in effetti il fondamento di ogni virtù privata e ancor più di ogni virtù pubblica [14 questi omaggi dovuti alla maestà divina devono essere resi non solo dai cittadini presi individualmente ma ugualmente dai poteri pubblici che rappresentano la società civile negli atti pubblici dio in effetti è l autore della società civile e la fonte di tutti i beni che sono distribuiti da essa sui suoi membri la società civile deve dunque onorare e venerare dio [15 quanto alla maniera secondo la quale dio deve essere onorato nella presente economia essa non può essere che quella stessa di cui dio a decretato di far uso nella vera chiesa di cristo di conseguenza lo stato deve associarsi al culto pubblico celebrato dalla chiesa non solo attraverso l intermediario del cittadini ma anche attraverso quello degli uomini che preposti all esercizio del potere rappresentano la società civile [16 e evidente dai segni manifesti dei quali la chiesa è stata dotata dal suo divino fondatore in relazione alla sua divina istituzione e la sua missione che il potere civile ha la possibilità di conoscere la vera chiesa di cristo [17 in maniera tale che il dovere di ricevere la rivelazione proposta dalla chiesa non incombe solo ai cittadini in particolare ma anche al potere civile così esso nelle leggi che è suo compito dettare deve conformarsi ai precetti della legge naturale e tenere nel giusto conto le leggi positive tanto divine che ecclesiastiche per mezzo delle quali gli uomini sono guidati alla beatitudine eterna [18 ma così come nessun uomo può onorare dio nella maniera stabilita da cristo se non riconosce che egli ci ha parlato in gesù cristo [19 allo stesso modo la società civile non può farlo che nella misura in cui i cittadini e il potere civile in quanto esso rappresenta il popolo siano assicurati del fatto della rivelazione il potere civile deve garantire in maniera speciale alla chiesa una piena e completa libertà e non impedirle in alcun modo di poter adempiere interamente la propria missione esercitare il proprio magistero sacro regolare e celebrare il culto divino amministrare i sacramenti e prendersi cura dei fedeli la libertà della chiesa deve essere riconosciuta dal potere civile in tutto ciò che si riferisce alla sua missione che si tratti in particolare del reclutamento e della formazione dei seminaristi della nomine dei vescovi della libera e mutua comunicazione tra il romano pontefice i vescovi e i fedeli che si tratti dell istituzione e del governo della vita religiosa della pubblicazione e della diffusione degli scritti del possesso e dell amministrazione dei beni materiali e in maniera generale di tutte le attività che la chiesa tenendo conto dei diritti civili stimi opportuni per condurre gli uomini verso la loro salvezza eterna senza dimenticare l insegnamento profano le opere sociali e l insieme degli altri mezzi [20 infine incombe al potere civile il grave dovere di escludere dalla legislazione dal governo 13

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dell attività pubblica tutto ciò che la chiesa stima d ostacolo al conseguimento del fine ultimo soprattutto deve fare in modo che sia facilitata la vita che si fonda sui principi cristiani l esistenza più conforme a questo fine ultimo per il quale dio ha creato gli uomini [21 4 principio generale d applicazione della dottrina esposta la chiesa ha sempre riconosciuto che il potere ecclesiastico e il potere civile hanno dei mutui rapporti differenti a seconda che il potere civile agendo a nome del popolo conosca o no cristo e per mezzo di lui la chiesa che ha fondato 5 applicazione per lo stato cattolico la dottrina sopra esposta dal santo concilio non può essere applicata nella sua integralità che nella città nel seno della quale i cittadini non solo sono battezzati ma fanno anche professione di fede cattolica in questa situazione sono i cittadini stessi che decidono liberamente che la vita sociale sarà informata dai principi cattolici in maniera tale che come dice san gregorio magno la via del cielo si apra più largamente [22 ma anche in queste condizioni favorevoli nessun motivo autorizza il potere civile a costringere le coscienze ad accettare la fede divinamente rivelata in effetti la fede è libera per essenza ed essa non può essere l oggetto di nessuna costrizione così come lo insegna la chiesa dicendo nessuno può essere costretto malgrado la sua volontà ad abbracciare la fede cattolica [23 ma ciò non impedisce in nessun modo che il potere civile debba procurare le condizioni intellettuali social e morali grazie alle quali i fedeli ivi compresi coloro che non hanno grandi conoscenze possano facilmente perseverare nella fede che hanno ricevuto per questa ragione così come il potere civile stima che sia suo compito di prendersi cura della moralità pubblica allo stesso modo al fine di preservare i cittadini dalle seduzioni dell errore e perché lo stato sia conservato nell unità di fede che è il bene supremo e la fonte di una moltitudine di benefici anche nell ordine temporale il potere civile può esso stesso regolare le manifestazioni pubbliche degli altri culti e difendere i propri cittadini dalla diffusione delle false dottrine a causa delle quali a giudizio della chiesa la loro eterna salvezza è messa in pericolo [24 6 la tolleranza religiosa nello stato cattolico poiché si deve agire nel quadro della preservazione della vera fede secondo le esigenze della carità cristiana e della prudenza bisogna fare in modo che i dissidenti non siano respinti ma piuttosto attirati verso la chiesa e che né lo stato né la chiesa soffrano danno in maniera tale che si deve sempre aver presente il bene comune della chiesa e quello dello stato per la realizzazione dei quali il potere civile in funzione delle circostanze può essere tenuto a mettere in atto una giusta tolleranza quest ultima deve d altronde essere consacrata dalla legge il potere civile vi sarà tenuto o per evitare mali maggiori come lo scandalo i disordini civili l ostacolo alla conversione e altri di questo tipo oppure per procurare un maggior bene come la collaborazione sociale una vita comune pacifica tra concittadini che differiscono tra loro per religione una più grande libertà della chiesa il compimento più facile della missione soprannaturale di quest ultima e altri simili benefici [25 in questo si deve tener conto non solo del bene concernente 14

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l ordine nazionale ma anche del bene della chiesa universale e del bene comune internazionale [26 attraverso la tolleranza il potere civile cattolico imita l esempio della divina provvidenza che non impedisce i mali da cui essa può trarre beni maggiori [28 ciò deve essere particolarmente osservato laddove da più secoli vivono comunità non cattoliche [28 7 applicazione per lo stato non cattolico negli stati nei quali la maggior parte dei cittadini non professa la fede cattolica oppure non conosce il fatto della rivelazione il potere civile non cattolico in materia religiosa deve almeno conformarsi ai precetti della legge naturale [29 in questo contesto la libertà civile deve essere concessa dal potere non cattolico a tutti i culti non opposti alla religione naturale ma questa libertà non si oppone dunque ai principi cattolici poiché essa è conforme tanto al bene della chiesa che a quello dello stato in tali stati nei quali il potere non professa la fede cattolica incombe particolarmente ai cittadini cattolici d ottenere grazie alle virtù e alle attività civiche per mezzo delle quali essi promuovono in unione coi loro concittadini il bene comune dello stato che una piena libertà sia concessa alla chiesa perchè compia la sua missione divina [30 in effetti lo stesso stato non cattolico non soffre alcun danno dalla libera attività della chiesa e ne ricava al contrario numerosi e considerevoli vantaggi i cittadini cattolici dunque devono fare in modo che la chiesa e il potere civile sebbene ancora giuridicamente separati si prestino volentieri una mutua assistenza nella finalità che i cittadini cattolici agendo nella difesa dei diritti della chiesa non nuocciano alla chiesa e ancor meno allo stato fosse in ragione della loro inerzia oppure usando di uno zelo indiscreto è necessario che si sottomettano al giudizio dell autorità ecclesiastica la quale ha competenza per giudicare in funzione delle circostanze di tutto ciò che concerne il bene della chiesa [31 e per dirigere l azione che i cittadini cattolici attuano per la difesa dell altare [32 8 conclusione il santo concilio sapendo bene che i principi concernenti le mutue relazioni tra il potere ecclesiastico e il potere civile non devono essere applicati che se il governo risponde a ciò che è stato esposto più in alto non può tuttavia permettere che essi siano velati dalle distorsioni di un laicismo erroneo o addirittura sotto pretesto di salvaguardia del bene comune essi poggiano infatti sui diritti inattaccabili di dio sulla costituzione e la missione immutabile della chiesa così come sulla natura sociale dell uomo che restando identica in tutti i tempi specifica il fine essenziale della società civile nonostante le diversità dei regimi politici e la varietà delle situazioni storiche [33 la dottrina conciliare sulla libertà religiosa «questo sinodo vaticano dichiara che la persona umana ha diritto alla libertà religiosa detta libertà consiste in questo che tutti gli uomini devono essere immuni da coercizione da parte sia di individui che di gruppi sociali che di qualsivoglia potestà umana in maniera che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza né 15

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