Disputationes Theologicae 1

 

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Rivista n° 1

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disputationes theologicae anno 2009 pubblicato in disputationes theologicae il 05/05/2009 presentazione della rivista da alcuni anni ormai gli studi ecclesiastici sembrano languire in uno stato che senza aver del tutto rinunciato al dibattito teologico ha tuttavia volutamente accantonato l istituzione della disputa teologica annegando spesso la ricerca relativa alla scienza di dio in una vulgata che canta all unisono e che rinuncia sovente alla speculazione rigorosa all approfondimento probante all argomentazione strutturata alla confutazione decisa di una tesi falsa l irenismo teologico che fiumi d inchiostro ha fatto versare negli ultimi tempi sembra aver indotto tanti teologi molti dei quali anche di valore a pubblicazioni prolisse e non di rado ricche della più ricercata bibliografia le quali tuttavia si distinguono precipuamente per l assenza di scelte teologiche chiare e per l arte sottile di aggirare le questioni scomode e spinose un vago sentimentalismo religioso si sostituisce al nerbo della speculazione scolastica annacquando la scienza divina in un brodo insipido e deludente perché privo di corpo in tanti atenei purtroppo anche romani nei quali alcuni dei nostri collaboratori studiano e insegnano si è rinunciato a fare teologia si 1

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assiste ad un inversione dell attitudine accademica che ci lascia ogni giorno più attoniti si mettono in discussione dogmi solennemente definiti ma è impossibile approfondire e se necessario contestare quelle che sono nel migliore dei casi mere opinioni teologiche quest attitudine tuttaltro che scientifica e soprattutto sommamente incapace di soddisfare l intelligenza ha spinto alcuni chierici studenti di ieri e di oggi di atenei teologici romani a creare una tribuna nella quale ci si potesse confrontare in un dibattito teologico serio che abbia come limiti della discussione il magistero della chiesa con la sua tradizionale prudenza e non la politica ecclesiastica nel senso deteriore del termine gli ideatori di questa impresa che non ha la pretesa di sostituirsi alle grande riviste teologiche vorrebbero rilanciare quella fides quaerens intellectum che fu ed è la gloria della teologia cattolica nello spirito della disputatio theologica di qui il titolo scelto lo stile degli interventi sarà quello di articoli brevi e se necessario con una bibliografia essenziale senza sfoggio di erudizioni di modo che ci si possa accostare con agilità ai grandi quesiti teologici senza perdere la serietà scientifica ut serietate ac vigori argumentationis magis quam copiae eruditionis bibliograficae attendatur amava ripetere timoteo zapelena dalle cattedre della gregoriana a seguito degli interventi sarà possibile intervenire con precisazioni teologiche oppure con una confutazione scientifica alla sola condizione che non si tema la forza della verità e che dismesso ogni spirito di bottega ci si rammenti che la verità non è di socrate né di platone ma è di tutti don stefano carusi coordinatore di disputationes theologicae 2

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pubblicato in disputationes theologicae il 05/05/2009 quale valore magisteriale per il concilio vaticano ii il dibattito teologico negli ultimi anni verte intorno ai documenti del concilio vaticano ii alla loro redazione alla loro interpretazione alla loro ricezione nella vita della chiesa le discussioni intorno a questa pagina della storia della chiesa hanno visto posizioni diverse ideologiche talvolta al punto da soffocare il confronto tra studiosi pur nell indifferenza ostile di molti un vento nuovo e fresco soffia oggi nella chiesa e le discussioni si fanno talvolta serie e serrate l amore della verità e della chiesa spinge ad una franchezza d espressione che ha qualcosa di evangelico a questo proposito la prima questione sulla quale bisogna sapersi interrogare è quella relativa alla natura del concilio vaticano ii e quindi al tenore dei suoi documenti dopo questa risposta e non prima si potranno definire i limiti del dibattito possibile l opinione di un autorevole teologo della scuola romana per inaugurare questo argomento la redazione di disputationes theologicae ha voluto chiedere il parere dell ultimo grande teologo della cosiddetta scuola romana mons brunero gherardini erede di una tradizione teologica che ha illustrato l urbe con nomi d eccezione quali furono a mero titolo d esempio i suoi maestri e poi colleghi antonio piolanti e pietro parente mons gherardini nato nel 1925 ordinato sacerdote nel 1948 ha insegnato per anni alla pontificia università lateranense divenendone decano della facoltà di teologia canonico di s pietro in vaticano fin dal 1994 dirige la nota rivista di studi teologici divinitas dal 2000 autore di circa ottanta volumi e di innumerevoli articoli su riviste specialistiche si è sempre distinto duce s tommaso per la chiarezza dell esposizione e per la limpidezza delle sue tesi e dei suoi studi coraggiosi recentissima è la sua documentata pubblicazione sul dialogo interreligioso dal titolo quale accordo fra cristo e beliar per i tipi di fede e cultura valore magisteriale del vaticano ii di brunero gherardini m è stato chiesto se il concilio ecumenico vaticano ii abbia valore magisteriale la domanda è mal posta un concilio ­ qualunque sia la sua indole ed a qualunque finalità o necessità contingente intenda rispondere ­ è sempre supremo magistero della chiesa il più solenne al livello più alto sotto questo profilo e prescindendo dalla materia presa in esame ogni suo 3

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pronunciamento è sempre magisteriale e magisteriale nel senso più proprio e più nobile del termine ciò non significa che sia in assoluto vincolante dogmaticamente intendo e sul piano dei comportamenti etici magisteriale infatti non necessariamente allude al dogma o all ambito della dottrina morale limitandosi a qualificare un asserto o un documento o una serie di documenti provenienti dal magistero supremo o no ho escluso che sia vincolante in assoluto perché non in assoluto lo è sempre il fatto stesso che anche una semplice esortazione provenga da una cattedra di tale e tanta autorevolezza crea certamente un vincolo non quello che esige l assenso incondizionato di tutti vescovi preti popolo di dio e ne impegna la fede ma quello che a tutti richiede un religioso ossequio interno ed esterno mons brunero gherardini perché insorga l esigenza dell assenso incondizionato e della sua traduzione in comportamenti coerenti occorre che intervengano alcune circostanze mancando le quali un pronunciamento conciliare indubbiamente magisteriale resta privo della capacità giuridica e morale di vincolare la libertà della chiesa e dei suoi singoli membri nel tal caso ovviamente la richiesta dell attenzione dell ossequio del rispetto non solo in pubblico ma anche in privato tocca la responsabilità d ogni singolo cristiano-cattolico quali sian le dette circostanze è risaputo da tutti immagino anche da coloro che non ne tengono conto poiché non vorrei che qualcuno le considerasse idee mie le prendo dalle labbra d una personalità non discutibile sia per i meriti ad essa universalmente riconosciuti sia per l ufficio ricoperto e per il compito che stava allora svolgendo quando le manifestò pubblicamente ed ufficialmente 16 nov 1964 in pieno svolgimento del vaticano ii ed a chiarimento del suo valore conciliare in risposta a reiterate domande il segretario del concilio s e rev.ma mons pericle felici disse che il testo dovrà sempre interpretarsi alla luce delle regole generali da tutti conosciute secondo tali regole tutta la chiesa senz eccezioni è tenuta a professare le cose riguardanti la fede ed i costumi che il concilio abbia apertamente dichiarato trattandosi però d un concilio pastorale senz escludere ch esso potesse riesumare qualche enunciato dogmatico tra quelli da altri concili ed in altre circostanze definiti l ecc.mo mons felici precisò che anche gl indirizzi 4

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pastorali son dal vaticano ii proposti come dottrina del magistero supremo della chiesa ed in quanto tali essi vanno accettati ed abbracciati in conformità alla mente dello stesso santo sinodo la quale mente secondo le norme dell ermeneutica teologica è resa manifesta sia dalla dottrina trattata sia dal tenore dell espressione usata 1 come si vede per indicare quale e di che natura fosse il valore stringente del vaticano ii il segretario del concilio fece appello a diversi fattori parlando della sua pastoralità richiamò · i limiti imposti al concilio da giovanni xxiii in apertura del medesimo non la condanna degli errori né la formulazione di nuovi dogmi ma l adeguamento della verità rivelata al mondo contemporaneo alla sua mentalità e cultura 2 · l ermeneutica teologica vale a dire l analisi dei problemi emergenti alla luce del dato rivelato e della tradizione ecclesiastica · il tenore delle espressioni usate le prime due condizioni non abbisognan di molte spiegazioni la terza si riferisce a moduli tecnici dai quali trasparisce l intento o di dogmatizzare o più semplicemente d esortare e da notare che un dogma insorge non perché un concilio anche il vaticano ii fece altrettanto ricorre a moduli come questi haec sancta synodus docet nos docemus et declaramus definimus o simili ma perché il contenuto dottrinale d un intero capitolo o dei suoi articoli vien sintetizzato in un canone che affermi il dogma e condanni l errore contrario il tenore dell espressione verbale è dunque formalmente decisivo si può serenamente asserire che un concilio è o no dogmatico soprattutto in base alla sua voluntas definiendi chiaramente manifestata attraverso il suddetto tenore il vaticano ii mai manifestò tale voluntas come si rileva facilmente dal tenore dei suoi moduli e delle sue formulazioni mai un canone mai una condanna mai una nuova definizione ma tutt al più il richiamo a qualche definizione del passato la conclusione che se ne trae è ovvia si tratta d un concilio che per principio escluse la formulazione di nuove dottrine dogmatiche queste se pure di per sé non dogmatiche avrebbero potuto assurgere a valore di dogma solo se la materia fosse stata definita in altri concili ed ora riesumata in ogni altro caso le eventuali novità non son che tentativi di rispondere alle istanze del momento e sarebbe teologicamente scorretto anzi privo d effetti l innalzarle a validità dogmatica senza il supporto dell accennata voluntas definiendi ne consegue che un siffatto innalzamento equivarrebbe ad una forzatura del vaticano ii il cui insegnamento potrà dirsi infallibile ed irreformabile solo là dove è un insegnamento precedentemente definito in base ai principi ermeneutici di s e mons felici ciò non comporta per nessuno ­ né per un vescovo né per un prete o un teologo né per il popolo di dio la libertà di snobbare gl insegnamenti del vaticano ii provenendo essi dal supremo magistero godono tutti d una non comune dignità ed autorevolezza nessuno potrà impedire allo studioso di verificarne il fondamento lo esige anzi l invocata ermeneutica teologica ­ ma nessuno dovrebbe mai osare di negar loro religiosa attenzione interna ed esterna c è tuttavia un ma ed un se facciamo l ipotesi che in qualcuno dei sedici documenti del vaticano ii o addirittura in tutti si rilevino errori in astratto è possibile si è sempre discusso se un concilio possa venir meno alle sue dichiarate intenzioni e finalità o se possa addirittura cader in eresia il mio sommesso parere è che ciò non sia da escludere attesa la fragilità o la malizia del cuore umano ritengo tuttavia che ove ciò si verificasse un concilio cesserebbe d esser tale quanto al vaticano ii da circa cinquant anni l attenzione 5

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critica s è come assopita dinanzi ad esso soffocata dal continuo osanna che l ha circondato eppure i problemi non mancano ed estremamente seri non parlo ovviamente d eresia ma di spunti dottrinali non in linea con la tradizione di sempre e quindi non facilmente riconducibili al quod semper quod ubique quod ab omnibus del lerinense mancando a tali spunti la continuità dell eodem sensu eademque sententia del suo commonitorium per esempio un subsistit in non può esser accolto a cuor leggero se non si dimostri attraverso la ricerca e la discussione critica intendo ad alto livello scientifico che tutto sommato può esser interpretato in maniera ortodossa il che a mio avviso dovrebbe escludere il decantato allargamento della cattolicità e della capacità salvifica alle denominazioni cristiane non cattoliche se poi si consideri la dignitatis hnumanae come l antisillabo rispetto al famoso documento del beato pio ix 1864 la continuità con la tradizione viene infranta ancor prima di porne il problema ed infine se si dichiara tradizionale la dottrina dei due titolari della suprema piena ed universale potestà di governo nella chiesa ­ il papa e il collegio dei vescovi con il papa e sotto il papa mai senza né sopra giustificandola con la relazione reale inadeguata s afferma un nonsenso ancor prima d un errore storico e teologico c è poi da tener presente un altra circostanza in base alla quale il valore dei documenti pur se tutti conciliari e quindi magisteriali non è sempre il medesimo altro è una costituzione altro un decreto ed altro ancora una dichiarazione c è una validità decrescente da documento a documento ed anche se risultasse con ogni evidenza un eventuale errore del vaticano ii la sua gravità varierebbe in base alla sua collocazione in una delle tre diverse tipologie di documenti riassumendo dunque direi · il concilio ecumenico vaticano ii è indubbiamente magisteriale · altrettanto indubbiamente non è dogmatico bensì pastorale essendosi sempre come tale presentato · le sue dottrine son infallibili ed irreformabili solo se e là dove son desunte da pronunciamenti dogmatici · quelle che non godono di supporti tradizionali costituiscono nel loro complesso un insegnamento autenticamente conciliare e quindi magisteriale se pur non dogmatico ingenerando così l obbligo non della fede ma d un accoglienza attenta e rispettosa nella linea d una leale e riverente adesione · quelle infine la cui novità appare o inconciliabile con la tradizione o ad essa contrapposta potranno e dovranno esser seriamente sottoposte ad esame critico sulla base della più rigorosa ermeneutica teologica salvo ovviamente meliore iudicio [1 sacrosanctum oecumenicum concilium vaticanum ii constitutiones decreta declarationes poliglotta vaticana 1966 p 214-215 [2 ibid p 865-866 6

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pubblicato in disputationes theologicae il 07/05/2009 intervista a padre christophe héry dell istituto del buon pastore la nostra redazione ha posto alcune domande al padre christophe héry assistente generale dell istituto del buon pastore padre héry noto ai più come l abbé héry è stato ordinato sacerdote da mons lefebvre il giorno precedente alle consacrazioni episcopali nel 1988 per la fraternità san pio x ha svolto il suo ministero a marsiglia parigi e in molti altri centri della francia è uno dei volti più noti fra i fondatori dell istituto del buon pastore stimato per l imparzialità dei suoi studi teologici annovera fra le sue ultime monografie non-lieu sur un schisme che potrebbe tradursi col titolo uno scisma non vi è luogo a procedere in esso analizza con l acribia che gli è congeniale e con ricche pagine di ricerca tutte le accuse di scisma rivolte ai noti eventi del giugno 1988 padre héry nel 2006 lei è stato uno dei protagonisti principali dell erezione dell istituto del buon pastore che ci interessa particolarmente per la sua posizione teologica del tutto singolare vorrebbe parlarcene in una maniera accessibile e precisa al tempo stesso a partire dalla sua creazione a roma l 8 settembre 2006 come istituto di diritto pontificio il buon pastore è sotto i riflettori a causa del suo rito liturgico esclusivamente tradizionale ma è soprattutto la sua posizione teologica che interroga molti in rapporto al concilio 7

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vaticano ii alcuni chiedono che al concilio sia dato un assenso senza equivoci ma non ci sono equivoci nella nostra posizione si tratta di una missione di vigilanza teologica essa è da iscrivere nella chiarezza del pensiero del papa di fronte al falso spirito del concilio che egli ha esplicitamente rifiutato il 22 dicembre 2005 davanti alla curia romana come causa di rotture in larghe parti della chiesa benedetto xvi afferma che è venuto il momento di sottoporre il testo del vaticano ii a una rilettura per darne una interpretazione autentica la quale è ancora di là da venire in questa prospettiva siamo invitati per i nostri impegni fondatori firmati il giorno della fondazione a partecipare in maniera costruttiva ad un lavoro critico il dibattito fondamentale soffocato da quarant anni si apre finalmente nel seno della chiesa senza spirito di sistema né di rivincita sui punti di discontinuità dottrinale posti dal concilio vaticano ii sui quali ci sono riserve come è possibile una tale critica costruttiva visto che il vaticano ii è un atto di magistero autentico in pratica intoccabile il concilio è certamente un atto di magistero autentico ma non è intoccabile poiché la ricezione autentica del concilio secondo il santo padre non ha ancora avuto luogo o non è soddisfacente ciò significa dunque che può essere ritoccato per mezzo di un processo d interpretazione esiste uno spazio di libertà lasciato alla controversia teologica sul testo del magistero conciliare restando salva la tradizione dogmatica e apostolica non è forse mettere la tradizione al di sopra del magistero la tradizione non è né al di sopra né al di sotto del magistero nel citato discorso del 25/12/2005 il nostro papa ha fustigato l ermeneutica della discontinuità la quale oppone il magistero conciliare alla tradizione in effetti il magistero autentico non dispone mai della tradizione a suo piacimento e non è al di sopra di essa quando stabilisce in maniera infallibile è ciò che io chiamo la tradizione in atto quando non stabilisce in maniera infallibile come la maggior parte del vaticano ii il magistero anche autentico deve essere interpretato e ricevuto senza rottura con la tradizione dunque alla luce di quest ultima potrebbe precisarci come la ricezione di un concilio permette di farne la critica costruttiva il problema posto dal vaticano ii è che esso non assomiglia affatto ai precedenti concili quest ultimi presentavano degli insegnamenti delle definizioni del dogma delle condanne di errori opposti che obbligavano la fede all inverso rinunciando per principio pastorale a qualsiasi pretesa dogmatica all infuori della ripresa di qualche punto anteriormente definito dal magistero solenne il vaticano ii non s impone alla chiesa come oggetto d obbedienza assoluta per la fede cfr can 749 ma come oggetto di ricezione ora la ricezione induce un processo d interpretazione per un tale corpus di testi quest ultima richiede lavoro e soprattutto tempo il cardinale jean-pierre ricard a lourdes il 4 novembre 2006 ha precisato il concilio deve ancora essere recepito cioè re-interpretato e ha indicato la direzione da seguire applicarsi ad una rilettura serena della nostra ricezione del concilio e non una lettura ideologica specialmente per riprenderne i punti che meritano ancora di essere presi in considerazione la qual cosa significa una vasta operazione di messa in questione nel senso scolastico di chiarimento nel senso di discernimento tra ciò che vale la pena di essere salvaguardato e ciò che non 8

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ne vale la pena inoltre un interpretazione corretta di ciò che possa o debba essere salvaguardato quale sarà per voi il criterio di questo discernimento e di questa interpretazione il setaccio da usare è chiaramente non già la filosofia odierna ma la coerenza la compatibilità o la continuità del magistero con la tradizione la tradizione in atto fede e sacramenti include l insegnamento solenne dei concili anteriori e dei papi essa costituisce oggi come ieri il legame essenziale e attivo della comunione fra cattolici salva restando l autorità di roma ­ e la possibilità per la teologia di progredire in maniera critica cercando delle risposte a dei problemi nuovi che non si ponevano per esempio durante il vaticano i vorrebbe dire che il vaticano ii fornisce un opportunità di riflessione critica e di approfondimento per la chiesa e innegabile che il vaticano ii pone alla chiesa le questioni essenziali della modernità la coscienza la libertà religiosa la verità la ragione e la fede l unità naturale o soprannaturale del genere umano la violenza e il dialogo con le culture la grazia e le aspettative degli esseri umani ecc non ci si può accontentare oggi di risposte di ieri quest ultime devono prendere in considerazione le nuove problematiche ma il concilio è datato 1965 e oggi non è più un discorso chiuso su se stesso noi lo riconosciamo per ciò che è un concilio ecumenico che rileva del magistero autentico ma non infallibile in ogni punto e in ragione proprio delle sue novità si scontra con certe difficoltà nella sua continuità con il vangelo e la tradizione quello che ci ha chiarito sarebbe dunque il senso della formula dell impegno che avete sottoscritto il giorno della fondazione del vostro istituto a proposito di alcuni punti insegnati nel concilio vaticano ii o concernenti alcune riforme posteriori della liturgia e del diritto e che ci sembrano difficilmente conciliabili con la tradizione noi ci impegniamo ad un attitudine positiva di studio e di comunicazione con la sede apostolica evitando la polemica questa attitudine di studio vuole partecipare per mezzo di una critica seria e costruttiva alla preparazione di un interpretazione autentica dalla parte della santa sede su questi punti del vaticano ii in effetti noi abbiamo ottenuto questa libertà di contribuire stando al nostro posto inizialmente per mezzo di studi e pubblicazioni interne all istituto a questo lavoro titanico di designazione dei testi e delle teorie che pongono problemi da quarant anni concernenti non solo il concilio ma anche le riforme liturgiche o altre che lo hanno seguito stiamo preparando degli studi sulla liturgia e sui punti di litigio classici del concilio l organizzazione di sessioni di lavoro e lo scambio con altri interlocutori è la tappa successiva la fraternità san pio x potrebbe anch essa avere un ruolo simile al vostro in questo lavoro di proporre al papa che resta sempre l unico soggetto del supremo potere magisteriale 9

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certamente dopo la revoca delle scomuniche dei quattro vescovi della fraternità san pio x immaginiamo che le discussioni dottrinali finora segrete e informali possano organizzarsi con l avallo del santo padre e permettere agli interlocutori di far valere e di scambiare le argomentazioni teologiche che nutrono la critica tradizionalista seppure in una prospettiva di continuità gli approcci ermeneutici sono oggetto di posizioni differenziate quale metodo di lavoro adottare in effetti l ermeneutica è essa stessa oggetto di un dibattito preliminare un tale lavoro supporrebbe anzitutto la definizione del metodo e dei principi ermeneutici si tratta di salvare il testo del concilio alla lettera costi quel che costi come un blocco infallibile sacro e ispirato fino all ultimo iota ad immagine della bibbia un tale postulato potrebbe portare ad una forma di fondamentalismo conciliare rovinoso per la chiesa si tratta piuttosto di ritrovare lo spirito del testo aldilà della lettera ma il santo padre stesso ha scartato la rivendicazione invocatrice di questo spirito del concilio indefinibile e causa di tante rotture pratiche dottrinali liturgiche nel seno della chiesa si tratta allora di ritrovare l intenzione dei padri conciliari redattori del testo qui nasce una seria difficoltà pratica il testo del concilio vaticano ii è un patchwork il risultato di un compromesso nel seno di un assemblea tra differenti gruppi di lavoro spesso in opposizione tra loro ciascuno dei quali ha cercato di tirare a sé il senso tra una frase e l altra non resta allora altro che andare a ritrovare l intenzione di paolo vi oppure quella della chiesa ma l intenzione della chiesa non può essere che tradizionale e inoltre la chiesa non si è ancora espressa in maniera autentica sul senso che deve essere dato ai testi maggiori del concilio che pongono gravi difficoltà per la trasmissione della fede e per questo che il papa benedetto xvi nel suo discorso del 22/12/2005 afferma che bisogna rivenire non solo al testo del concilio ma anche sul testo del concilio sarà la base del nostro lavoro critico 10

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pubblicato in disputationes theologicae il 26/05/2009 vaticano ii rottura o continuità l ermeneutica del vaticano ii convegno della revue thomiste e l institut catholique de touluse vaticano ii rottura o continuità le ermeneutiche presenti questo il titolo scelto dai teologi dell ordine domenicano di tolosa per analizzare le problematiche ingenerate soprattutto da quella che ormai sembra aver preso il nome di ermeneutica del concilio l ormai celebre discorso del sommo pontefice alla curia romana del 22 dicembre 2005 fa scuola tra i teologi che cercano di ricondurlo ad un attitudine pratica di analisi e di commento dei testi conciliari visto il monito proveniente da tanta cattedra il convegno si è tenuto nelle giornate del 15 e 16 maggio nella sala leone xiii dell institut catholique de toulouse alla presenza di alcuni dei nomi più noti del tomismo francese come il padre serge-thomas bonino o.p direttore della revue thomiste padre françois daguet o.p direttore dell ista padre b d de la soujeole o.p organizzatori dell incontro e dell ambiente teologico romano come padre charles morerod o.p decano della facoltà di filosofia dell angelico e segretario della commissione teologica internazionale davanti ad un pubblico di un centinaio di persone composto in larga parte da ecclesiastici e stata notata la ridotta partecipazione delle comunità dipendenti dalla commissione ecclesia dei solo due giovani sacerdoti della fraternità san pietro e due membri dell istituto del buon pastore rappresentavano il clero secolare tradizionalista con un padre domenicano di chéméré e alcuni monaci benedettini di fontgombault di triors di randol e della nuova comunità italiana dei benedettini dell immacolata l assenza dei membri della fraternità s pio x è stata rilevata con dispiacere da parte degli stessi organizzatori 11

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questo convegno segna una tappa di grande rilievo nello studio del vaticano ii e delle problematiche ad esso connesse gli interventi visti i contenuti e visto il prestigio dei relatori resteranno di fondamentale importanza in quell analisi che ormai si impone ai teologi su questa controversa pagina della storia della chiesa anche tenendo conto dei differenti punti di vista delle scuole teologiche o dei gruppi di pensiero la lettura degli atti di questo convegno diverrà irrinunciabile per chiunque voglia occuparsi del concilio vaticano ii tanto i fautori della continuità quanto i fautori dell ermeneutica della rottura difficilmente potranno prescindere da queste analisi approfondite del problema anche se non necessariamente per condividerle una larga parte degli interventi di queste giornate di studio si è concentrata sulla questione teorica dell ermeneutica in generale e sul problema della sua applicazione al testo conciliare padre t d humbrecht padre g narcisse prof f.x putallaz i padri domenicani con sfumature diverse hanno proposto un ermeneutica della continuità come soluzione alle derive nate dall ermeneutica della rottura ermeneutica di rottura in senso progressista o ermeneutica di rottura in senso tradizionalista con l opposizione che ne scaturisce i padri hanno anche difeso il testo conciliare da tutti gli abusi fatti in suo nome rivendicando un ritorno alla verità del testo e non alle intenzioni degli uni o degli altri alle interpretazioni personali o agli effetti disastrosi del post-concilio alcuni rari interventi sembravano tuttavia lasciare la porta aperta ad un abbandono del fissismo conciliare eccezion fatta per alcuni cantilenanti e non sempre gradevoli ritornelli contro coloro che nel post-concilio sollevarono vere obiezioni teologiche sono corsi i nomi non solo di mons lefebvre ma anche della scuola romana e eccezion fatta per un conferenza sui generis sulla liturgia che si è accontentata di sintetizzare con scarso rigore storicoscientifico gli argomenti del movimento liturgico degli anni cinquanta dobbiamo rilevare che l esame onesto e chiaro di certe difficoltà del testo del vaticano ii è stato tale da permettere di disegnare un quadro sereno dei dibattiti che da circa cinquant anni agitano il panorama della teologia post-conciliare e che finora avevano determinato soltanto un dialogo tra sordi tra mille opposizioni di barricata a questo proposito ci permettiamo alcune considerazioni di cui ci assumiamo la paternità e che non vogliamo mettere sulla bocca dei relatori benché a nostro avviso esse siano presenti ma purtroppo solo implicitamente come le conclusioni non dette di molti interventi in effetti le premesse poste a tolosa riguardano tanto la novità sorprendente per la storia di un concilio che non condanna quanto la sua natura inabituale per citare lo storico alberigo cfr l introduzione di padre laffay e l intervento del prof l perrin gli studi hanno affrontato le complesse fasi di redazione dei documenti conciliari così come le influenze teologiche esercitate sui padri che non sempre si erano resi conto della portata dei testi sottoscritti cfr testimonianza in sede di dibattito di padre c morerod in relazione alle dichiarazioni dei padre torrell e il contributo di padre p h donneaud sul pensiero di h kung quest ultimo già prima dell approvazione del testo conciliare avrebbe previsto un interpretazione personale eterodossa ma non ancora dichiarata sfruttando il tenore ambivalente di certi testi di cui era ispiratore inoltre in più d un passaggio nasce il problema non solo dell intenzione dell autore ma anche della reale intelligibilità dei testi padre l t somme ha ampiamente dimostrato le difficoltà del magistero postconciliare nell interpretazione della nozione di coscienza partendo da lumen gentium 16 e 25 e da gaudium et spes 16 padre de la soujeole ha dimostrato come l interpretazione del subsistit in di lumen gentium 8 abbia fatto correre in cinquant anni fiumi d inchiostro con addirittura sette pronunciamenti magisteriali di chiarimento senza arrivare a tutt oggi ad una soluzione dirimente e senza permettere di 12

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nutrire speranze per una soluzione rapida della questione e necessario dunque chiedersi come sia stata possibile un ermeneutica della rottura che è stata la corrente teologica dominante dopo la fine del concilio la quale si appella ancor oggi al testo conciliare per fondare le sue teorie pur accettando la mala fede delle interpretazioni di certi teologi di rottura bisogna riconoscere che un processo analogo sarebbe impensabile in ragione della chiarezza delle espressioni per un testo del vaticano i o del concilio di trento la considerazione deve infine portare anche sulle finalità del magistero ecclesiastico trasmettere il deposito difendere il deposito dagli attacchi ma anche spiegare il deposito in altri termini un testo magisteriale ha generalmente il compito di porre fine alle diatribe e non di ingenerarne altre l assenza di una terminologia chiara in tanta parte del testo conciliare rinvia dunque a riflettere sull opportunità di un opera di revisione di spiegazione di interpretazione autentica un dichiarato ritorno alla precisione della terminologia scolastica così come l impiego della teologia tomista non soltanto faciliterebbe la comprensione universale dei testi ponendo ostacoli insormontabili alle ermeneutiche non ortodosse ma aprirebbe anche la strada ad una vera intelligenza della dottrina cattolica per i nostri contemporanei un tale rinnovamento tomista della teologia conciliare è ciò che invocano in definitiva gli organizzatori del convegno e siamo convinti dell opportunità di quest appello tuttavia questo lavoro presuppone a nostro avviso per essere realmente proficuo la convinzione dell opportunità di mettere mano non solo all interpretazione ma anche alla lettera del testo conciliare stefano carusi ­ matthieu raffray i grandi temi del convegno 13

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per coloro che volessero approfondire e come ulteriore invito alla lettura degli atti offriamo in maniera rapida e non certo esaustiva alcuni spunti di studio che abbiamo trovato interessanti e stimolanti per ciascun intervento abbiamo fatto un lavoro di scelta antologica che non rende onore alla complessità delle relazioni ma che vuole sollecitare alla ricerca sui temi caldi dibattuti per quanto possibile abbiamo cercato di distinguere i commenti critici nostri dall opinione non sempre concorde del relatore scusandoci anticipatamente se l architettura globale di ogni conferenza non può essere resa nell ampiezza che merita lacuna che sarà colmata dalla pubblicazione degli atti se uno solo dei nostri lettori potesse essere spinto a queste poche linee alla ricerca o alla disputatio avremmo raggiunto il nostro scopo invito al dibattito costruttivo al padre augustin laffay è toccata la prolusione che ha sottolineato fin dai primi momenti del congresso la singolarità del concilio vaticano ii definito come novità sorprendente per la storia utilizzando la frase dello storico alberigo è stata sottolineata la natura non abituale del vaticano ii che fa si vista l assenza di condanne che non si sappia come avvicinarlo a trento e al vaticano i il relatore ha tuttavia sostenuto il carattere obbligatorio di ciascun documento per ciascuno di noi ma ha anche invitato alla disputa teologica senza timori reverenziali o falsi pudori ricordando che san tommaso non giudicò cosa scandalosa inserire tra i primi articoli della summa il quesito videtur quod deus non sit ermeneutica e interpretazione il padre humbrecht o.p ha quindi esordito con un esposizione epistemologica sull interpretazione dell ermeneutica mettendo in guardia dall approccio fenomenologico moderno per cui il fenomeno diventa principale rispetto all oggetto la modernità non guarda all oggetto ma solo alla relazione oggetto-soggetto in una prospettiva che non sarebbe più d interpretazione ma di creazione il metafisico ha anche messo in guardia dall illusione che si possa conoscere la realtà senza essere affatto influenzati da alcuno spirito soggettivo o da fattori storici e culturali e stato affermato che gli effetti non giudicano la causa in altre parole lo sfascio della civiltà cristiana a partire dagli anni sessanta non è sufficiente per mettere il concilio sul banco degli imputati a questo proposito vorremmo anche attirare l attenzione sull intervento di padre somme che ha fatto notare la necessità di stabilire il tipo di rapporto causale tra vaticano ii e crisi della chiesa in altre parole il vaticano ii con le sue premesse non poteva che causare la crisi nella chiesa nel quadro di una causalità necessaria oppure gli avvenimenti del postconcilio sono frutto di una contingenza storica indipendente dal testo conciliare e dipendente piuttosto dal pensiero moderno nel quadro di una causalità accidentale o forse i due aspetti ed è il nostro avviso sono sicuramente da distinguere ma restano nel loro rapporto reciproco inseparabili causae sunt ad invicem causae il concilio nella storia e nella storiografia il convegno ha poi abbordato la parte storico-teologica relativa al concilio con una 14

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conferenza di padre h donneaud o.p che nel trattare della struttura di lumen gentium ha esposto la successione dei capitoli ii e iii che sembra voler descrivere la chiesa in una prospettive dal basso si è poi soffermato sull attitudine ermeneutica della rivista concilium con un dotto riferimento al pensiero ecclesiologico di küng il quale già prima della redazione finale del testo conciliare sembrava prevedere di oltrepassarne la lettera nel senso della sua personale interpretazione sempre di carattere storico l intervento del prof l perrin incentrato sulla scuola di bologna che pretese sotto la guida di alberigo di fare una storia totale del vaticano ii che avrebbe quasi dovuto assurgere a vulgata univoca e irreformabile degli avvenimenti conciliari il ruolo e il pensiero di personaggi come dossetti padre ruggeri peter hünermann e alberto melloni sono stati trattati sotto l aspetto storico-critico con numerose citazioni l accento è stato messo sul concetto caro ad alberigo del concilio-evento sul fatto che l avvenimento sia superiore alle decisioni trattandosi di un messaggio superiore per usare un termine dello stesso alberigo a volte sembra che si voglia evocare uno spirito del concilio che diventa quasi qualcosa di preternaturale quasi uno spirito sussistente di dubbia natura che accompagna sempre il concilio a prescindere dai testi tradizione progresso o evoluzione il pomeriggio di venerdì si è aperto con l intervento del padre g narcisse o p sull ermeneutica della tradizione il quale tra il fissismo tradizionalista e il progressismo estremo ha proposto una via media sostenendo che nel pensiero tomista l argomento di ragione e quello d autorità si integrano vicendevolmente ha fatto seguito l intervento di padre e durand o.p il quale ha insistito sul fatto che i testi conciliari facciano spesso riferimento a frasi come il concilio dichiara il concilio professa noi proclamiamo unitamente alla constatazione che molta parte del testo conciliare è costituita da contenuti in sé dogmatici in sede di dibattito ci siamo permessi di sollevare il problema relativo alla presenza di contenuti dogmatici nel concilio ma che a nostro avviso non sono tali in virtù del pronunciamento conciliare che non ha carattere dogmatico ma in virtù della loro natura dogmatica che può evincersi tanto dalla rivelazione che da pronunciamenti dogmatici precedenti rinviamo all articolo di mons gherardini nel nostro intervento abbiamo fatto notare che resta ancora aperto il problema della possibilità e dell opportunità di modifiche al testo conciliare nel rispetto del ruolo dell autorità pontificia ci fa piacere far conoscere ai nostri lettori la grande apertura alla disputa teologica che su questo punto specifico abbiamo riscontrato tra i relatori e l assemblea anche nella distanza delle posizioni è innegabile che grazie al regnante pontefice la disputa accademica abbia assunto dei contorni più vasti la tradizionale apertura alla quaestio dell ordine domenicano ha fatto il resto nella seconda parte del pomeriggio il rev prof f frost ha introdotto il tema dello sviluppo del dogma ponendo l accento sulla rispondenza tra dei verbum e il pensiero del card newmann questi sarebbe tra i precursori di quegli accenti teologici che attribuiscono un notevole ruolo nel progresso della conoscenza di un dogma alla percezione intima e alle credenze intime del popolo confessiamo che abbiamo ascoltato attentamente ma non senza qualche riserva poiché senza evacuare il ruolo dello spirito santo nell intelligentia fidei abbiamo tendenza a vedere il processo piuttosto sotto l angolo dell infallibilitas in credendo del popolo cristiano guidato dalla gerarchia che non sul piano della conoscenza intima resta interessante lo sviluppo del legame tra newman e dei verbum ha concluso la giornata di studio padre f daguet o p sulla difficilissima problematica della salvezza eterna di coloro che non sono nella chiesa cattolica l impostazione era incentrata tra i due grandi principi paolini per cui la salvezza è solo in 15

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