UN CRISTIANO di alessandro berti

 

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il libro con il testo dello spettacolo, articoli, contributi, immagini

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alessandro berti don giovanni fornasini a monte sole con testi di angelo baldassarri e alessandra deoriti un cristiano

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alessandro berti don giovanni fornasini a monte sole con testi di angelo baldassarri e alessandra deoriti un cristiano

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Anche i preti sanno morire In una società culturalmente aperta, multireligiosa e complessa, come è la nostra, volgere lo sguardo alla vita e alla “passione” di don Giovanni Fornasini, messe sulla scena da Alessandro Berti, non può che aprire la mente e il cuore all’atto nascente dell’esperienza di fede. Anche i preti sanno morire perché sanno amare. Il testo dell’autore, qui di seguito pubblicato, introduce in modo non agiografico alla misteriosa esperienza dell’amore del prossimo, e conduce all’esplorazione dell’ultimo anno di vita di questo giovane sacerdote. La breve vita di don Giovanni Fornasini esprime una nota forte, che interroga e che sorprende. Questo è il teatro che ci appassiona, dove dall’investigazione della realtà scaturisce il mistero della vita e l’inesplicabile dono della fede. Francesco Giraldo alessandro berti don giovanni fornasini a monte sole un cristiano opera a voci 1. Sto scavando un rifugio, un rifugio don giovanni? sì, un rifugio, dio santissimo aiutaci, vai su, che adesso arrivo anch’io, c’è la famiglia di bologna, han dei vestiti, dei cappotti, e il pane? l’han già portato il pane? ce l’ho qui, fammi vedere, no, non basta, manda a dire a raffaele che domani, ne ha da portar di più, che adesso siamo il doppio qua, buongiorno, cercavo il parroco di stanganaro? sono io, però le stanghe del carretto le ho appoggiate, sono a riposo per un’ora, e scavi un buco? se bombardano? vieni valà che ho da parlarti, andiamo Cos’è la carità giovanni, dimmi, lo chiedi a me? leggi il vangelo, c’è scritto, volere il bene di qualcuno, materiale, spirituale, darglielo, esser contenti con lui, piangere assieme a lui le sue disgrazie, è questo? è questo, è difficile, ti ho portato la camera d’aria don giovanni, grazie, lasciala lì, vai su che han fatto da mangiare, arrivo anch’io Cuore di cristo fornace d’amore, cuoci anche me, fai che io arda e questo fuoco sia, luce per il mio gregge, fai del mio volto il tuo, ch’io sia il pastore, che porta il gregge a pascolare su, su, su, più su, ai prati dell’amore, se continuano a arrivarne così tanti, dalla città, dov’è che li mettiamo? mi hai portato il vocabolario di tedesco? l’ho messo su, ti ringrazio, cos’è stato? uno scoppio, andiamo fuori, bombardano, è lama, stan bombardando lama, dove vai? vado a vedere se han bisogno, aspetta, arrivo subito, giovanni, aspetta almeno che finisca, tempo che arrivo han finito, tu vai su, mi fai morire 3

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Qua, qua, voi col piccone, qua, scavate qua, fate una fila ragazzi, così, vai a bagnare i fazzoletti, erano a pranzo, anche noi, ci siam buttati sotto al tavolo, le pale, portale qua, non vedo niente, scava, ho sentito chiamare, scava qua, don giovanni, cosa fai qui, c’è qualcheduno dei tuoi qua sotto? tutti, son tutti miei qua sotto, tutti, tutti miei Ah se tu almeno conoscessi mia città, quello che serve alla tua pace, ma questo adesso è nascosto ai tuoi occhi, così verranno per te dei giorni in cui, i tuoi nemici ti circonderanno, scaveranno trincee, ti assedieranno, ti stringeranno da ogni parte, distruggeranno te, i tuoi figli, tutto, non lasceran di te pietra su pietra, non stancarti così tanto don giovanni, chi si stanca? da sperticano a vedegheto tutti i giorni, ci ho la bici, guarda che ti rovini, ma va là, dio non domanda così tanto, di più, dio domanda di più don amedeo, molto di più Ja ja aber kain partizane, ik kenne si kapitan, ik bin der farrer, kain partizane hir, qui non ci sono partigiani capitano, venite, komm bitte, komm, qui sono tutti contadini, non credete? io vado avanti e voi seguite, venite, son tutte case abbandonate, leere haus kapitan, nessuno, nimand, quelli che avete preso stamattina, è tutta povera gente, frauen, bauer, sono innocenti kapitan, unsciuldig, ik kenne si, venite, controllate, kein partizan avete visto? weiter, andiamo avanti, dove volete voi, andiamo anche ai casali di sopra, dove volete kapitan, ve l’ho detto, non c’è nessuno, avete visto? nimand, la gente che avete portato via coi camion è innocente, unsciuldig kapitan, avete visto, adesso fateli tornare, hanno famiglia, come voi kapitan, siamo cristiani, wir alle kristen, doice, italiener, alle Vieni con me, ma sei matto? son senza documenti, stai tranquillo, ci ho qui un papier che nessuno ti tocca, prendi una scala, no, quella di legno, dobbiamo usarla da barella, anche una corda, di quelle grosse, sì, e di’ a maria che ci porti un lenzuolo, uno vecchio, che non le serve più, coraggio, andiamo, guten morgen soldaten, ik muss der tot zu grab, zu kirke bringen, bin der farrer, don giovanni fornasini, ir kennen mik, der sperticano farrer, hir das papier, ja, danke, vieni, ci fan passare, hai visto? dev’essere quaggiù nella scarpata, ieri ha cercato di scappare, eccolo là, miserere 4 mei, deus, secundum magnam misericordiam tuam, dele iniquitatem meam, amplius lava me ab iniquitate, et a peccato meo munda me, deus, aiutami a sdraiarlo sul lenzuolo, così, porta la scala, al tre glielo appoggiamo, vai, uno due tre, ego cognosco iniquitatem meam, peccatum meum est semper contra me, asperge me hyssopo et mundàbor, lavabis me, et super nivem dealbàbor, audìtui meo dabis gaudium et laetitiam, et exultabunt ossa humiliata, adesso leghiamolo stretto, che a tornar su l’hai vista com’è ripida, requiem aeternam dona ei domine, et lux perpetua luceat ei, et amen Li han liberati, sono tornati tutti, dovete ringraziare il vostro prete, ci hanno detto, è dio che dovete ringraziare mica me, piuttosto ascolta: di questi che tornano, molti han le case bruciate, han perso tutto, bisogna dar delle coperte, dei vestiti, allungarli lassù, stasera, adesso, un po’ di cose ci sono anche qui, due o tre famiglie falle passar di qui, ma bisogna che diano i parrocchiani, poi la roba la allunghiamo su noi, io con la bici faccio due giri al giorno, un pacco in più mi costa niente, e padre lino, nicola, anche loro, c’è da aiutare questa gente, dai la voce, poi lo dirò anche domenica in chiesa, però bisogna che qualcosa arrivi prima, adesso, subito, capito? Che pace queste montagne stasera, com’è dolce la salita, non la sento, e com’è lieve lo sforzo sul pedale, come mi costa poco adesso, ah! poter essere una lepre, uno scoiattolo, vivere dentro il silenzio del bosco, essere prete non è una via di mezzo, esige santità, promette gioia, l’hai scritto tu giovanni, ti ricordi? sì, però lepre, scoiattolo, albero, don giovanni sei qui, sei arrivato, don amedeo che gioia rivederti, anche per me, son stati giorni tremendi, ho saputo, che hai fatto meraviglie, giù al comando, vieni a bere un bicchiere, su, racconta, don amedeo confessami, prega, che dio mi aiuti ad esser servo, sempre, suo servo e basta, intercedi per me, non ti sei forse buttato per terra, la mattina della tua ordinazione, là, sotto il peso della tua stessa indegnità, verso l’altare che t’aspetta, lì davanti? alzati don giovanni, adesso mangia, bevi qualcosa, vieni, che bellezza, la bicicletta in discesa, le mie gambe, adesso si riposano, son molli, è questo il tuo esser lepre, esser scoiattolo, queste discese sulla bicicletta, con la luna, chi ti vedesse dall’alto, dal cielo: una formica, ancora meno, un puntino, avanti indrè come una biglia, un sassolino, lo zelo per la tua casa mi consuma 5

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Hanno messo una bomba in galleria, tra i carri-botte, l’hai sentito? ero lontano, torno adesso da montàsico, ho da parlarvi, lo so io cos’è successo, è stato zecchi, il cantoniere, sono tre giorni che va dentro di nascosto, prende benzina dalle botti che perdono, anche ieri l’ho visto, glie’ho detto: primo guarda che se ti vedono sei fritto, e chi vuoi che mi veda m’ha risposto, l’hanno portato a bologna, è quasi morto, quasi tutto bruciato, però è vivo, ho da parlare con don giovanni, sono qui, i tedeschi ne hanno già presi diciotto, pensano che sia stata la brigata, non è vero, vaglielo a dire a loro, piano, piano fanno, e la fontana più la scorre e più vuol scorrere, è un’acqua limpida, pulita, e scorre via: da me verso di te, poi da te a lui, da lui a lei, così, per sempre, allora: confessarvi uno alla volta non ci riesco, questa domenica siete venuti in tanti, come facciamo? io direi così: prima di far la comunione, ci confessiamo tutti assieme, così, ci mettiamo in ginocchio, e nel silenzio ognuno chiede perdono, davanti a dio dei suoi peccati, e poi vi assolvo (silenzio) Misereàtur vestri omnìpotens deus, et dimìssis peccatis vestris, perdùcat vos Primo, c’è il parroco di sperticano, primo svegliati, sono venuto a trovarti primo, ascolta, bisogna che racconti com’è andata: cos’è successo dentro la galleria? una ventina ne hanno presi primo, se non vien fuori la verità finisce male, basta che dici com’è andata primo, la verità, bisogna che si sappia, ci sono qua con me dei testimoni, primo la verità, soltanto questo Kapitan ik muss spreken, der zug, es war ain unfall kapitan, kain aktentat, der banwarter, primo zecchi, er hat bekennt, ik abe zoige, er immer benzin stel, und gestern: bum! ain grosses foier, war ain unfall, zecchi, er hat bekennt, in krankenhaus, hier sind di zoige, un hier ist das bekentnis, lesen bitte, es war ain feler, misversteen kapitan, ja, ja Vengo anche a nome degli altri don giovanni, per dirti grazie e per chiederti, come possiamo sdebitarci, tu non hai proprio nessun debito con me, proprio nessuno, vieni domenica a messa, preghiamo insieme dio perché ci aiuti, se ci hai un debito è con lui mica con me La fontana dell’amore, quell’acqua, da dove viene, da dov’è che la sgorga? se ci badate potete sentirlo: viene da un posto nascosto, dal cuore, da un cuore che però è rimasto semplice, che non cerca il rumore del mondo, non sappia la tua mano destra mai, quello che fa la tua sinistra, è nel vangelo, che poi è un po’ come quando vi dico: fa dal bein, sé mo fal d’arpiaat, ecco l’amore di dio, nascosto, vero, e questa fonte, posson trovarla tutti, ecco perché dobbiamo amare tutti, anche i nemici, perché anche loro prendano acqua a questa fonte, e di sicuro già lo fanno, di sicuro, magari non con noi però lo 6 ad vitam aeternam, amen, che è successo? dominus noster jesus christus vos absolvat, auctoritate ipsìus ego vos absolvo, in nomine patris, et filii, et spiritus sancti, amen, andiamo Hanno ammazzato il commissario, a marzabotto, ne hanno già uccisi due per rappresaglia, e anche i tedeschi, ne hanno presi già trenta, da qui alle sei di stasera li ammazzano, ecco, vi mando come pecore trai lupi, kapitan, ho da parlarvi, ascoltate: i preti sono soli, non han figli, i preti sono di nessuno: morire, fa parte del mestiere, è mica come per gli altri kapitan, neme mik, ja, tote mik, dise loite aben familie, frauen, kinder, prendete me al loro posto kapitan, sind sie verrückt? sie spielen mit dem feuer! no, io non scherzo kapitan, lo giuro, ich weiss das wohl, sie werden bald erhört! Cosa gli hai detto, ne han liberati venti, e gli altri dieci, i più giovani? per loro non s’è potuto fare niente, se insistevo neanche quei venti mi davano, il capitano mi ha guardato come dire: prendi questi e sparisci prete, raus, ah angelo ascolta, una cosa importante, dobbiamo vendere le vacche, almeno tre, entro domenica, subito, non mi è rimasto quasi niente, vai, chiedi un po’ in giro e poi vienimi a dire, tu rischi troppo don giovanni, ma lo sai: se qualcuno ti fa correre un miglio, tu vai con lui per altri due, lo so, ma stai rischiando troppo, lo capisci? fai testamento almeno, testamento? Nel nome di gesù cristo io giovanni, chiedo perdono a tutti dei difetti, delle mancanze e dio non voglia degli scandali, che pur involontariamente avessi dato, mi affido a cristo, alla sua misericordia, e chiedo a maria 7

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madre questa grazia: perseverare nel bene fino in fondo, ciao don ubaldo caro eccoti qua, niente di meno che il mio testamento, te ne dò copia che non si sa mai, di questi tempi cosa può capitare, ma confidiamo in dio, ti abbraccio, tuo, don giovanni Gabriele, don giovanni, ho da parlarti, cosa c’è? ci ho tre soldati inglesi a medelana, nel bosco, da ieri li stan cercando, ho da spostarli, se riuscissero a passare il fronte qua da te, gli americani sono a un tiro di schioppo, cosa dici? stasera chiedo, torna qui domani Dove vai? arrivarono sua madre e i suoi fratelli, non rispondi? ma per via della folla non entravano, giovanni però così mi fai morire, qualcuno allora disse: c’è tua madre, pensa anche a te, anche a me, ci sono i tuoi fratelli, perché non mi rispondi? ma lui disse: mia madre e i miei fratelli sono quelli, che ascoltano la parola e poi la fanno Vieni don gabriele, siam d’accordo, li porti qui stanotte, alle due e mezza, andate dietro al cimitero, c’è una siepe, da lì parte un sentiero, lo vedete, prendetelo e cominciate a salir su, finché comincia il bosco, io son là, però ci vuole una parola d’ordine, lo so, pensavo: christmas, perché christmas? perché a natale sarà tutto finito vita nostra miserere nobis, don giovanni, sei tornato, com’è andata? allora: dobbiam portare due maiali, una decina di galline, anche di più, tre damigiane di quel nero, tutto giù a pian di venola, al comando, domattina alle otto, due tre galline le prendi già stasera, vanno portate giù cotte per il pranzo, il resto entro due giorni, siam d’accordo: domani le galline e tutto il vino, postdomani anche i maiali, e cos’han detto? che il paese non lo bruciano, se gli portiamo la roba non lo bruciano, gli ho dato anche dei soldi, e il capitano? col capitano ci ho parlato un minuto, non mi ha quasi guardato, vanno via, don giovanni, stan partendo, fosse vero! Sono saliti i tedeschi su a casaglia, da stamattina, sparano, c’è fumo, è odor di legna, di animali, a maggio, han fatto poco e niente, e su li aspettano, ma stan sparando troppo, troppo fumo, con questa nebbia non si vede niente, sta succedendo qualcosa, andate dentro, cosa sarà per voi quel giorno? sarà buio, come chi scappa da un leone e incontra un orso, poi entra in casa, s’appoggia contro il muro, e una serpe lo morde, sarà buio, senza splendore più, quel giorno, buio, andrà giù il sole a mezzogiorno ed io, oscurerò la terra già al mattino, trasformerò le vostre feste in funerali, e le canzoni che cantate in lamenti, han preso mio marito don giovanni, a pioppe, ne han presi tanti: un centinaio, stai tranquilla, adesso prendo la bicicletta, vado subito E se da qui ti prendesse la mitraglia? avanti prete! e se mentre pedali, con le ultime forze, la mitraglia ti spingesse dentro il fosso, avanti prete! dio mio che odor di fumo, che cos’è, che sta bruciando? vai avanti prete! se almeno un po’ si alzasse questa nebbia, poter vedere i roghi, i morti, dio! e dammi un po’ di luce, solo questo, ancora un po’ di luce, avanti prete! Padre basilio cos’è successo? don giovanni, hanno riempito la chiesa, a 2. Ho saputo che ci sarà un rastrellamento, se ne dicono tante, l’han detto a don luigi, lui è là, ma se i tedeschi stanno andando via, lo vedi no? smontano tutto, stan scappando, a me l’han dato per sicuro: avverti lupo, gli americani sono già a loiano, avverti lupo, ma sì che glielo dico, stai tranquillo Hanno sparato a un tedesco, dove? qua, qua dove? al casetto, un’ora fa, stavano andando a prosciutti e gli han sparato, l’hanno ucciso? sembra di no, solo ferito, è lo stesso, bisogna andare al comando, adesso, subito, voi chiudetevi dentro che io arrivo, jesu fili dei vivi miserere nobis, jesu sol justitiae miserere nobis, jesu potentissime miserere nobis, jesu patientissime miserere nobis, jesu pater pauperum miserere nobis, jesu bone pàstor miserere nobis, jesu bònitas infinita miserere nobis, jesu via et 8 pioppe, andiamo, hai saputo della creda? sì, ma è vero? qualcuno l’ha scampata, ha visto tutto, adesso è nascosto a salvaro, non parla, non fa altro che piangere, e di ubaldo, di ferdinando sai qualcosa? solo voci giovanni però brutte, anche di lupo non si sa più niente, ci aiuti dio giovanni, vien giù tutto, bisogna andare al comando, adesso, subito, fare qualcosa per quelli di pioppe, sali, no, andiamo a piedi, che ci vedano, che qua è capace che non si arriva vivi, se dio vorrà basilio ci arriviamo 9

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Wo sind die partisanen? schweigen sie? ihr morgen: totgeschlagen wenn nicht sprechen! il capitano mi aveva personalmente assicurato, che non sarebbe successo niente ai bambini, alle donne, agli inabili, jetzt bin ich der capitano hier, mein kleiner pfarrer, perché ci han messo qui, cosa vuol dire? perché non insieme agli altri, cosa vedi? niente, no aspetta, sì, li stan spostando, stan separando i vecchi dai più giovani, preghiamo insieme basilio, pater noster, qui in caelis est, sanctificetur nomen tuum, veniat regnum tuum, fiat voluntas tua, sicut in caelo et in terra, che fai qui? sono venuta a cercarti don giovanni, torna a casa, ci han liberati adesso, un’ora fa, ne tengon chiusi ancora tanti: cinquanta, gli altri cinquanta li hanno portati via, non si sa dove, stavolta non lo so come finisce, anche da noi, al castellino brucia tutto, e la chiesa? hanno piazzato le mitraglie sulla piazza, e poi? son anche entrati ma non han fatto niente, la mamma? sta in pensiero per te lo sai, ascolta, voi state in casa, chiuse dentro, capito? e non suonate le campane, chiaro? io devo andare a bologna, per via di un lasciapassare, un documento, per continuare a andare in giro, quello vecchio, non vale più, ci vuole nuovo, appena me lo danno torno indietro, domani, martedì al massimo, hai capito? e dì alla mamma che mi hai visto e che sto bene Fanno il deserto e lo chiamano ordine, il cimitero e lo chiamano pace, ti fanno stare zitto e poi lo chiamano: silenzio unanime, eppure non c’è esplosione, né motore, che possa vincere quella forza misteriosa, incontrollabile, che dio ha rinchiuso in un pugno di lievito Sei già tornato giovanni, grazie a dio! non mi han dato la carta, ma sei vivo, ho saputo di pioppe, te l’han detto? ho già chiamato padre lino, sta arrivando, per seppellirli, prenderemo il carretto, ma come fai a passare? non c’è il ponte, l’hanno fatto saltare ieri notte, e di ubaldo, di ferdinando si sa niente? c’è chi dice una cosa, chi un’altra, quelli che sono scesi non risalgono, e salire non si può, c’è ancora fumo, e si sente sparare, i nostri morti quanti sono? venti, dove? sedici a roncadelle e quattro qua, qua dove? qua, davanti alla chiesa, è stato ieri, chi sono? la bettini e il bambino, gaudenzio, e tommasina e suo figlio, pietro, sì, pietro, e tuo marito? è nel bosco, gli abbiamo aperto la botola stanotte 10 Miserere mei, deus, secundum magnam misericordiam tuam, dele iniquitatem meam, amplius lava me ab iniquitate, et a peccato meo munda me, deus, i bambini, i bambini andrebbero seppelliti da una parte, non nella fossa con gli adulti: non possiamo, e andrebbero suonate le campane però a festa: non possiamo, allora abbiamo composto per loro, queste corone con la menta, la melissa, che sono il segno della loro purezza, che hanno il profumo della loro innocenza, e abbiamo avvolto i loro corpi con amore, dentro lenzuola profumate, ancora nuove, che sanno di lavanda, questo possiamo fare, padre, adesso, e lo facciamo, con tutto il nostro cuore, asperge me hyssopo et mundàbor, lavabis me, et super nivem dealbàbor, audìtui meo dabis gaudium et laetitiam, et exultabunt ossa humiliata, requiem aeternam dona eis domine, et lux perpetua luceat eis, requiescant in pace, amen, devo tornare a bologna mamma, adesso, per via del lasciapassare, ne ho bisogno, stai a casa giovanni, però senza, non posso far più niente, non mi muovo, e poi voglio passare in seminario Don giovanni, ti han rastrellato anche te? no, sono sceso, per farmi dare un documento, ma stai qua, finché non passa, non posso, cosa leggi, è inglese quello? è inglese, sì, giusto le cose basilari: hallo, good morning, what’s your name, si trova? tieni, te lo regalo, sei tu sul fronte adesso, grazie, ma se i tedeschi te lo trovano? i tedeschi? quelli hanno altro a cui pensare, i partigiani? i partigiani sì, tu cosa fai? io sono il prete di tutti, parlo a tutti, se non scendono loro salgo io, che dio ti aiuti don giovanni, ciao Che lusso tornar su in macchina, giovanni, siamo guardati a vista, sorvegliati, non si fidano più, ci stanno addosso, con questa carta devon lasciarmi libero, può darsi che non basti, stai attento, chiuditi in casa, non muoverti di lì, almeno finché van via, cos’è successo? han trasferito il comando qua da noi, ieri alle tre, chi è che ha buttato tutti i libri per terra? il capitano, è uno nuovo, tarchiato, lo vedrai, sono sette ufficiali, stan di sopra, i soldati una quarantina, nella scuola, vai a vedere, sembra una caserma, l’archivio lo trasportiamo dentro, in chiesa, dietro l’altare c’è una cassa, aiutatemi, acoltate: se il capitano vi ordina di lavare, di cucinare, di stirare, allora fatelo, ma solo se lo ordina 11

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Signore, mi hai chiuso qua, legato qua, perché? hai fatto della tua casa una prigione, e di me un prigioniero, cosa chiedi, a questo mucchio d’ossa? padre, dimmelo! e parla forte signore, sono sordo, ci sento poco, ci sento quasi niente, quando dio non lo senti fai un gioco, e pensa questo: per oggi dio sei tu, decidi tu dove portare il mondo: verso l’amore, la pietà, la vita? o verso l’indifferenza, la ferocia? il gioco è questo: fai quello che vorresti, facesse dio, allora troverai dio come lo vuoi, e capirai che è stato lui, il tuo dio, a dare soffio a questa povera carne Che buon profumo, abbiam dovuto cucinare, c’è una festa, il capitano compie gli anni, don giovanni, ci hanno ordinato di andare anche noi, dicon che vogliono ballare, che una festa, senza le donne non è festa, annina, carla, non c’è da aver paura, questa è la casa del signore, e sono io il custode qua, dormo in cucina adesso, avete visto, come un vero custode, un vecchio servo, state tranquille, non succederà niente Io non sono così forte signore, se io non vedo che ci sei, anche soltanto un po’, quello che basta, in chi mi sta di fronte allora tremo, mi conosci, rivestimi di te signore, coprimi, e non temerò nulla, guten abend, was macht der pfarrer? er kommt mit, und warum? er war nicht eingeladen, ich weiss das, herr pfarrer, das ist kein platz für ihnen, ein geburtstag, molti auguri capitano, come parroco, di questa chiesa dove state anch’io ho sentito, il dovere di venire, kein problem, sie können zum bett gehen wenn sie wollen, aber natürlich erstens ein glas wein A un certo punto, dopo cena, voi direte: siamo stanche, don giovanni accompagnateci, io lo dirò ai soldati e ce ne andremo, kapitan, di medken sind ser mude kapitan, ik muss si zum bett bringen, gute nakt, aber dann komm züruck, hier, verstanden? sì capitano, torno qui, va bene Di medken haben angst, hanno paura, tutti han paura, si sind kaine soldaten: frauen, kinder, es war ein fest, che festa è capitano una festa, con gli invitati che tremano, han paura, ich hat befehlt, die mädchen hier zu lassen, verstehen sie be-feh-len? me l’ha ordinato capitano, ho capito, ma io non sono un soldato, sono un prete, i miei ordini li prendo da qualcuno, 12 che sta più in alto, kapitan, befehl von himmel, von gott, ach, theologie, das interessiert mich gar nicht, das war befehl und sie haben nicht gehorcht, anche voi avete disobbedito capitano, avete ucciso bambini, donne, vecchi, wollen sie mir sagen, pfarrer, was ich machen soll oder nicht soll? doveri verso dio ne abbiamo tutti, capitano, wir alle haben flikte bevor gott, ja, ja, pfarrer, danke für die predigt, nemmeno i morti ci fate seppellire, siete bestie? wollen sie tote begraben? es gibt viele, komm mit mir morgen, sie werden alles mit ihren augen sehen (silenzio) Sì, verrò su a san martino con lei, domattina, befehl, und auk ain flikt, kapitan, in questo caso, i suoi ordini sono anche i miei doveri, gute nakt, du wirst auch dein ausheben, priester Dov’è che sono? dov’è che mi hai portato? non ha piante, né giardini la notte, solo il silenzio di questa dispensa, la camera di un servo, com’è giusto, com’è appropriato questo scenario, dio mio, i salami al soffitto, le conserve, i mucchi di cipolle, i sacchi pieni di fagioli, di patate, i topi che rosicchiano le travi, e sotto io, inginocchiato a questo pagliericcio, a parlare con te, signore, guarda, alla luce di due candele dell’altare, mi preparo, a che cosa? dovrei dire, come cristo anch’io pater, si vis, transfer calicem istum a me? non mi viene, perché? dov’è che mi hai portato, dove sono? sono già via? non piangete per me, questa notte, non ha nulla di oscuro, lo capisco, sei arrivato fin qua, giovanni, avanti, ti manca un passo, pensa a quanti ne hai fatti, per arrivare fin qua, vai avanti, ma sì, son qui, va bene, sto arrivando, non ho nemmeno bisogno di spronarmi, mi calamìti a te, signore, vengo il capitano ti cercava, buongiorno, è già salito a san martino, vado, aspetta, fai colazione prima, no, non andare giovanni, ciao, ma quando torni? quando ritorno mi vedrete, ciao Bologna, ottobre-novembre 2013 13

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NOTA Ho scritto questo testo sull’ultimo anno di vita di don Giovanni Fornasini, medaglia d’oro al valor militare, parroco trentenne di Sperticano, una manciata di case tra Monte Sole e il fiume Reno, i luoghi della strage nazista dell’autunno 1944, nella forma di un susseguirsi di voci, in primis quella del giovane pastore, per provare a far rivivere una comunità in un momento tragico della sua storia. È elemento storicamente acquisito questo rapporto profondo trai tre parroci uccisi a Monte Sole, tra cui don Giovanni, e le loro comunità, così come, in modo diverso, tra la brigata partigiana Stella Rossa, nata sul sagrato della chiesa di Vado, e la popolazione. La metodicità terribile della strage ha come fine dichiarato proprio l’annientamento definitivo di questi legami. Se don Ubaldo Marchioni, il sacerdote morto a Casaglia nella chiesa coi suoi parrocchiani, o lo stesso Lupo Musolesi, comandante della Stella Rossa, sono nati in quelle terre e in quelle terre scelgono di morire, altri, come don Giovanni Fornasini, vi arrivano e le sentono come terreno di elezione. Il caso di don Giovanni è quello per molti versi più luminoso e le testimonianze colpiscono per l’unanimità commossa nell’indicarlo addirittura come l’angelo di Marzabotto. Nello scrivere di lui ho cercato però di stare lontano dall’agiografia, fin dal titolo, nel quale anzi sottolineo, come ci suggerisce anche un brano dei diari dello stesso Fornasini, che il rapporto con la santità riguarda ogni cristiano. Nel parlare di figure così belle mi sembra sempre importante interrogarle e interrogarci su che cosa possiamo imparare, e condividere, soprattutto rispetto ai più giovani, che hanno sete di vita vera e a cui noi adulti, troppo spesso, diamo invece tutt’altro che acqua fresca. È proprio la freschezza una delle virtù più sicure della vita di don Giovanni, una freschezza montanara, potente, che ci arriva da quegli anni attraverso la nebbia di una memoria che è sempre a rischio di retorica o di appropriazioni ideologiche. Paradossalmente, proprio una certa difficoltà delle parti ad appropriarsi definitivamente di una memoria complessa come quella che Monte Sole incarna, ha preservato intatta la figura di questo giovane prete, piccolo maestro provinciale, seguace del Vangelo fino all’ultimo. 14 Per la biografia di Giovanni Fornasini ho seguito il capitolo L’angelo di Marzabotto del bel libro di Luciano Gherardi Le querce di Monte Sole, Il Mulino, Bologna 1986; un’ottima sintesi storica di quei fatti e del rapporto tra quei fatti e la Chiesa di Bologna è Chiesa e Resistenza: il caso Monte Sole, di Alessandra Deoriti, in Chiesa in Italia, Edizione 2011, Annale de Il Regno, EDB, Bologna 2013; per inquadrare la vicenda di don Giovanni Fornasini all’interno del rapporto tra Chiesa e resistenza mi sono state veramente preziose, e alcune le ho riportate dentro il testo, certe riflessioni di Primo Mazzolari, specialmente in La resistenza dei cristiani, La Locusta, Vicenza 1965 e I preti sanno morire, EDB, Bologna 1984; in due momenti del testo ho sentito forte il collegamento con una figura contemporanea, padre Paolo Dall’Oglio, gesuita, tuttora scomparso in Siria, e mi sono permesso di trasportare certe sue riflessioni dal deserto all’appennino, prendendole da quel libretto straordinario che è: Guyonne de Montjou, Mar Musa, un monastero, un uomo, un deserto, Paoline, 2008; infine, nella trascrizione delle parti di liturgia in latino ho usato il Rituale Romanum, Marietti, Roma 1941, forse quello stesso usato dal mio protagonista, mentre per la Bibbia ho usato la Vulgata della Deutsche Bibelgesellschaft, Stuttgart 1969. Ci sono molte citazioni evangeliche sparse nel testo, e ritorna più volte, in quanto salmo del rito delle esequie, rito che don Giovanni, nel suo ultimo anno, eseguì suo malgrado molte volte, lo splendido Salmo 50, mentre l’impressionante profezia all’inizio della seconda parte, quando i tedeschi salgono a Monte Sole, è in Amos, 5,18-20 e 8,9-10. Ho scritto il testo nell’autunno 2013, ospite della Biblioteca Giuseppe Dossetti di Bologna. Fu proprio Dossetti, nel 1985, a salire di nuovo, quarant’anni dopo, a Monte Sole e a scegliere di abitarvi, con la sua Piccola Famiglia monastica, ed è nel cimitero di Casaglia che Dossetti riposa, tra le vittime innocenti della strage di cui qui si racconta. Il testo è scritto come un susseguirsi di voci, interiori e reali. La successione di queste voci è scandita graficamente da un cambio continuo tra corsivo e diritto, che significa un cambio di voce. Ho tralasciato anche maiuscole e minuscole perché le situazioni di cui parlo, così estreme, mi 15

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hanno richiesto sobrietà grafica e efficacia, fedeltà a un ritmo che in quei momenti fu serrato. La trascrizione del tedesco parlato da don Giovanni è volutamente colloquiale e scorretta, sappiamo che qualche parola la parlava, ma di certo non la scriveva. Corretta invece è la grafia delle frasi dei soldati tedeschi. Riporto qui di seguito la traduzione di quei casi in cui il tedesco non è del tutto comprensibile, perché non è tradotto o parafrasato da frasi successive di don Giovanni: Pag. 4: “Guten morgen soldaten...” Buongiorno soldati, devo seppellire il morto, portarlo in chiesa, sono il parroco, don giovanni fornasini, mi conoscete, il parroco di sperticano, ecco la carta, sì, grazie. Pag. 6: “Kapitan ik muss...” Capitano devo parlarle, il treno, è stato un incidente capitano, non è stato un attentato, il cantoniere, primo zecchi, ha confessato, ho i testimoni, lui era solito rubare la benzina, e ieri: bum! un grande fuoco, un incidente, zecchi, ha confessato, in ospedale, ho i testimoni, e qui la confessione, legga, la prego, è stato tutto un errore, capitano, un equivoco. Pag. 7: “kapitan, neme mik...” Ecco il testo dell’episodio per cui Fornasini fu paragonato a padre Kolbe: prenda me capitano, uccida me, questa gente ha famiglia, donne, bimbi, dice don Giovanni al capitano, nel suo tedesco elementare, al che questi gli risponde: ma è impazzito? lei scherza con il fuoco! e, dopo il “no, non scherzo” del parroco, il soldato conclude: lo so bene, verrà presto esaudito! Pag. 10: “Wo sind die partisanen?...” Dove sono i partigiani? tacete? domani ammazzare voi se non parlare!... e riguardo alla promessa fatta dal precedente capitano della Wehrmacht a don Giovanni, risponde il giovane SS: adesso qui il capitano sono io, pretìno mio! Pag. 12: “Guten abend...” La scena della festa è la vigilia dell’assassinio di don Giovanni, nulla si sa di certo su come sia andata, anche se uno scontro verbale tra il parroco e l’ufficiale SS dev’esserci stato, ecco in ogni caso il testo di questo dialogo immaginario: che cosa fa il parroco? viene anche lui, per16 ché? non l’ho mica invitato, lo so bene, signor parroco, questo non è un posto per lei, una festa... e alle parole di ospitalità d’ufficio di don Giovanni, che sottolinea che ci si trova tutti in una canonica, il capitano risponde: nessun problema, può andare a letto se vuole, ma naturalmente prima beva un bicchiere di vino. Pag. 12: “kapitan, di medken...” come concordato con le ragazze, il parroco dice: capitano le ragazze sono stanche, le accompagno a dormire, buona notte, al che risponde il capitano: lei, però parroco poi, ritorni qui, capito? Pag. 12: “Di medken haben angst...” L’ultimo dialogo testimoniato tra il parroco e l’SS è concitato e le due lingue, italiano e tedesco, si inseguono per minacciare, difendersi, definire i propri ambiti e il proprio potere. “Di medken haben angst”: le ragazze hanno paura, dice Giovanni Fornasini, e prosegue: “si sind kaine soldaten: frauen, kinder”: non sono dei soldati, sono donne, bambini; ma il capitano incalza, come offeso: “es war ein fest”: era una festa, e ancora: ich hatte befehlt, die mädchen hier zu lassen, verstehen sie be-feh-len? e io avevo ordinato, di lasciar qua le ragazze, lo capisce? ordi-na-to? A questo don Giovanni oppone allora i suoi “befehl von himmel, von gott”, doveri verso il cielo, verso dio, che non commuovono il soldato: “ach, theologie, das interessiert mich gar nicht, das war befehl und sie haben nicht gehorcht, puah, teologia, non mi interessa, io ho dato un ordine e lei non l’ha eseguito”, ma il parroco gli fa notare che i tedeschi, anche i tedeschi hanno disobbedito, e fatto strage di inermi, e il capitano: “wollen sie mir sagen, pfarrer, was ich machen soll oder nicht soll? mi sta forse dicendo, signor parroco, quello che dovrei fare o non fare?”, e ancora: “ja, ja, pfarrer, danke für die predigt, sì signor parroco, grazie per la predica”, e infine, all’allusione sui morti insepolti, con don Giovanni che per un attimo perde la sua freddezza, così risponde il capitano: “wollen sie tote begraben? es gibt viele, komm mit mir morgen, sie werden alles mit ihren augen sehen, vuole seppellire dei morti? ce n’è molti, venga con me domattina, vedrà ogni cosa con i suoi stessi occhi”, e per chiarire ulteriormente: “befehl, è un ordine”, “e anche un dovere, und auk ain flikt”, precisa con orgoglio don giovanni, e il capitano, trai denti, mentre il parroco esce: “du wirst auch dein ausheben, priester, scaverai anche la tua di fosse, prete”. 17

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storie, memorie, verità di alessandra deoriti a Monte sole la strage Nelle dimensioni, quella di Monte Sole, ampio acrocoro tra la valle del Reno e del Setta, è la maggiore delle stragi tedesche compiute in Italia: dal 29 settembre al 5 ottobre 1944 vengono uccise 770 persone, fra le quali 216 sono bambini, compresi alcuni neonati, 316 donne, 142 uomini di oltre sessant’anni. Le cause e la dinamica della strage sono state illustrate con sufficiente chiarezza in numerose pubblicazioni, anche recenti: fra tutte, segnalo l’accurata ricerca di L. BALDISSARA e P. PEZZINO, Il massacro. Guerra ai civili a Monte Sole, Il Mulino, Bologna 2009. Ma in estrema sintesi, per questo come per altri massacri nazisti, o nazifascisti, si possono individuare cause remote e cause prossime: la costante remota che spiega il simile modus operandi in situazioni diverse è il carattere già di per sé estremo della guerra nazista, accentuatosi con l’evoluzione negativa del conflitto e la progressiva assuefazione alla violenza e alla morte. Una “cultura di guerra” dapprima più rappresentata fra i Corpi speciali come le S.S., a forte connotazione ideologica, ma in seguito diffusasi anche in settori dell’esercito regolare, specialmente se impiegato sul fronte orientale, dove la guerra dispiega fin dall’inizio il massimo di violenza terroristica. Su questo retroterra culturale, qui richiamato per sommi termini, e che vede assottigliarsi via via il confine tra militari e civili, si innestano poi le cause prossime delle stragi: il crescente disturbo della guerriglia partigiana alle forze di occupazione, con l’intensificazione concomitante delle azioni repressive e di ordini sempre più drastici degli alti comandi germanici (ordini che di fatto garantiscono l’impunità ai subalterni per gli eventuali eccessi compiuti nel corso delle azioni stesse) e, infine, 19

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l’approssimarsi del fronte e della “guerra grossa” condotta dagli Alleati contro le linee difensive tedesche. Tutte le ricostruzioni della strage di Monte Sole convergono se non altro nel riconoscere che qui si è determinata una singolare e tragica concentrazione di fattori causali: l’importanza strategica dell’area, al centro di una rete viaria e ferroviaria essenziale per i rifornimenti e gli spostamenti delle truppe; la vicinanza degli Angloamericani, le cui avanguardie sono ormai a circa 2 km e sembrano avanzare inarrestabili, accelerando la necessità per i tedeschi di “bonificare” il territorio alle spalle della linea di combattimento da una presenza partigiana che viene stimata assai maggiore (circa 2.000 uomini) di quel che in realtà non sia (400-500 uomini, in gran parte male armati); e, non da ultimo, il fattore aggravante dell’impiego di reparti particolarmente aggressivi che avevano già dato prova di crudeltà e nefandezze anche verso civili inermi durante la ritirata tedesca dalla Versilia verso l’Appennino bolognese: le unità della 16 Divisione Panzer Grenadier Reichsführer SS, comandata dal gen. Max Simon. A questi, e al responsabile dell’ufficio informazioni del comando di Divisione, magg. Helmut Looss, va ricondotta la pianificazione della strage, la cui conduzione viene affidata materialmente al magg. Walter Reder, comandante del XVI Gruppo corazzato esplorante. Sono i suoi uomini, con l’appoggio di altre unità anche non appartenenti alla 16ª Divisione, a penetrare nel cuore dell’isola partigiana, mentre egli segue l’operazione dalla sua base di Rioveggio1. vato ha faticato a tradursi in memoria collettiva, comunitaria, ecclesiale. Due mi sembrano i motivi principali di tale esito di privatizzazione e parcellizzazione delle memorie: il primo, si accampa intuitivo e discende dalla materiale cancellazione dell’habitat prodotto dalla strage. Quel vasto territorio conteso per mesi dalle forze germaniche e dalla pressione militare Alleata, svuotato con violenza dei suoi abitanti mediante rastrellamenti e uccisioni di massa, è rimasto poi a lungo terra di nessuno, terra fatta deserta. Gli sfollati che vi erano saliti nell’illusoria speranza di trovarvi asilo, se scampati alla morte, tornano ai loro paesi e città o approdano ad altre sedi. I residenti dell’acrocoro di Monte Sole sopravvissuti alla strage risalgono a cercare i propri morti, ma in nessun modo quel luogo minato, devastato, le fattorie bruciate, i piccoli agglomerati di case sventrate, le stalle vuote, i campi inselvatichiti, può offrirsi di nuovo come dimora vivibile. E poi ci sono i ricordi dai quali ci si deve distanziare, anche fisicamente, perché non schiaccino. Dunque: non si elabora una memoria comunitaria dell’evento semplicemente perché quelle comunità non esistono più. Un secondo motivo ostacola a lungo l’articolazione di un racconto dicibile, capace di trasmettersi alle generazioni nuove che crescono in una nuova Italia libera: questo è, in senso lato, un fattore politico, e ha a che fare con la costruzione di una memoria “pubblica” solenne, forse doverosa, ma dogmatica e ingessata come ogni memoria pubblica rischia di divenire. Il paradigma antifascista che sorregge la coesione dell’Italia repubblicana trova in “Marzabotto”, come per decenni sarà denominato il sito della strage, uno dei suoi massimi luoghi simbolici, accanto alle Fosse Ardeatine3. E la celebrazione annuale, commossa e inevitabilmente retorica, di quel tragico evento, viene scrivendo col tempo un proprio racconto, una versione ufficiale talora sentita stridente, o comunque “altra”, dalle memorie soggettive custodite dai sopravvissuti o dai parenti delle vittime. Il conferimento della medaglia d’oro al Comune di Marzabotto4 accentua il valore teatrale e pedagogico dei riti celebrativi, il cui asse portante è la tesi di una resistenza eroica, in certo modo unanime, di tutta la popolazione dell’area, combattenti e civili, all’oppressione nazifascista. 21 A POCO A POCO, IL RICORDO 2 Ancora a metà, fine anni Settanta, la visita ai luoghi ove si era consumata la strage di Monte Sole trasmetteva una sensazione di silenzio immemore e desolato, di un tempo rimasto sospeso sul vuoto. Ogni passo al di fuori dei pochi sentieri battuti era conteso alla vigorosa invadenza della vegetazione che aveva prevalso sui resti di un paesaggio una volta antropizzato; ogni passo sembrava scandire un cammino a ritroso nel passato, alla ricerca di segni sfuggenti, di memorie sepolte. È vero che il ricordo dei fatti e delle persone, specie fra i parenti, gli amici, i confratelli degli uccisi, non si era cancellato – i nomi, i volti, la voce, l’impronta del loro passaggio, rubata –, ma questo ricordo famigliare e pri20

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Tesi che possiede una sua plausibilità, alla luce delle reti di vicendevole sostegno, dei legami anche amicali, famigliari, pastorali, tra i partigiani della Stella Rossa e la gente dell’altopiano ; ma che, se assolutizzata, 5 Non senza emozioni, ma oltre le emozioni, chi tenta di ripensare e scrivere qualche pezzetto di storia contemporanea deve assumere il dato di realtà: sia nei bombardamenti Alleati, dalle storiche città d’Europa al fungo atomico di Hiroshima, sia nei rastrellamenti tedeschi volti a fare “terra bruciata” delle aree partigiane infierendo indiscriminatamente sulle persone che vi si trovano, i civili appaiono “sacrificabili” all’obiettivo prefissato, alle logiche militari e dissuasive messe in atto dalla macchina bellica. Non intendo appiattire le differenze tra l’uno e l’altro campo: ma nella prospettiva delle vittime la differenza si fa molto sottile. Nella storiografia recente, le violenze subite dai civili durante i conflitti, e nella fattispecie durante la seconda guerra mondiale, sono divenute sempre più un capitolo importante e autonomo, perfino prevalente, della ricostruzione del quadro fattuale: dramma umano dinanzi al quale sembrano sbiadire e perdere senso le categorie della grande politica. Tuttavia, sono pur sempre queste a determinare le sorti della storia, e restano attuali gli interrogativi di Todorov: nel caso del Movimento di Liberazione, se si voglia esaminare il ruolo avuto dalla Resistenza (in Italia e negli altri Paesi, caso per caso) nello svolgimento della guerra, è facile incontrare riserve critiche sulla sua reale efficacia a spostare le sorti del conflitto tra eserciti, o rinvenire sedimenti durevoli di una memoria antipartigiana, connessa all’idea che siano state le irresponsabili azioni dei partigiani a provocare le spropositate reazioni di tedeschi e fascisti7. Ma il giudizio storico sulla Resistenza deve privilegiare la valutazione delle motivazioni o quella degli effetti delle scelte e degli atti compiuti? Dal problema storico si scivola nel dilemma morale, nella tensione dialettica tra i fatti e i significati o valori attribuiti ai fatti; tra la pluralità delle memorie e delle identità – la dimensione soggettiva, localistica, esperienziale, con i segni profondi delle sue ferite – e quella di un più astratto ma più vasto processo di lotta contro l’oppressione che coinvolge parti di diverso colore politico, in uno sforzo comune e nel mutuo riconoscimento che sarà fondativo della nuova identità nazionale. trasmette una visione dei fatti unilaterale e non conforme alle dinamiche reali, alle molte variabili, del rapporto fra popolazione e uomini del “Lupo”, giungendo per assurdo ad avvalorare la motivazione tedesca del grande rastrellamento. In modo analogo ad altri eccidi e massacri, anche a Monte Sole i tedeschi conducono un’operazione militare formalmente antipartigiana, con l’intento precipuo di spezzare in radice i legami di connivenza o di copertura fra gli abitanti della zona e i “banditi” o “ribelli” della brigata. Il postulato soggiacente, come si evince dal tenore dei proclami tedeschi, è quello di una oggettiva corresponsabilità dei civili nella misura in cui non denunciano e non prendono le distanze dai partigiani, ma continuano a fornire loro basi d’appoggio, nutrimento, assistenza in forme diverse. Perciò il numero degli uccisi civili nella strage di Monte Sole è debordante rispetto alla manciata di caduti della Stella Rossa, che si allontana quasi indisturbata già la sera del 29 settembre, primo e più cruento dei giorni dell’azione tedesca . 6 Dunque, ancora: si stenta ad elaborare una memoria comunitaria, “dal basso”, di quell’evento, perché la vox populi non è una sola; perché il brusio dei testimoni è sovrastato dalla voce amplificata e assertiva del discorso pubblico che propaga una memoria o, se si preferisce, un oblio selettivo degli avvenimenti; che sceglie di rimuovere le versioni alternative, o soltanto più problematiche e meno eroicizzanti, della vicenda locale, specialmente per quanto riguarda il giudizio sulla Resistenza e sulla Stella Rossa. SOVRACCARICHI Proprio qui risiede lo scarto significativo e ineliminabile tra il piano dei vissuti personali – non fu domandato alle vittime se consentivano a dividere la sorte dei “ribelli” fino a morire al loro posto – e il piano complessivo e complesso della Storia, che nell’orizzonte inedito della guerra totale vede un’implicazione massiccia e impensata delle popolazioni civili nel conflitto. 22 GRIDERANNO LE PIETRE Anche la Chiesa italiana e, nello specifico, la Chiesa bolognese, ha accumulato un ritardo almeno trentennale nell’incorporare e rielaborare 23

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il proprio passato: solo nel 1975 il Documento della CEI in coincidenza con il trentennale dalla fine della guerra avvia ufficialmente e in modo 8 rischio, che la Chiesa ha praticato in tanti modi negli anni di guerra, è un dato noto e incancellabile; la carità, come dice l’Apostolo, copre una moltitudine di peccati, e sicuramente è stata un elemento di cura e rigenerazione del tessuto comunitario. Ma non dovrebbe, quella carità, impedire alla coscienza di Chiesa, al soggetto-Chiesa, di confrontarsi nella verità con la propria storia di ieri. programmatico il recupero di fonti testimoniali e documentarie relative al periodo bellico. L’attenzione al vissuto ecclesiale di quel tempo, all’opera e ai comportamenti di preti, religiosi e laici cristiani, alla loro testimonianza e in qualche caso al loro sacrificio cruento, mira a comporre in una tessitura organica i molti tasselli sparsi e semi-sommersi, siano di storia orale o scritture d’occasione. Ma non si tratta soltanto di organizzare un archivio di fonti d’epoca. L’operazione, nella quale si segnala l’impegno intelligente e appassionato di Mons. Luciano Gherardi9 tende a restituire memoria a una Chiesa spesso immemore dei suoi tesori di santità, schiacciata sul presente. Lo sforzo di riattivare la “memoria ecclesiale” – anch’essa, solo in parte coincidente con i singoli frammenti custoditi nell’album dei ricordi personali – deve però misurarsi con l’esigenza di una “verità” che non può attestarsi unicamente sulla soglia luminosa della fede e del martirio. Perciò è difficile. Perciò così tardivo. Se si postula una continuità misterica del soggetto Chiesa e a tale titolo se ne onorano i “santi” e se ne conservano le preziose reliquie materiali e spirituali, non si può evitare di guardare l’intero: le luci, ma anche le nebbie e le ombre del passato ecclesiale. Nella “verità”, la memoria di Chiesa non può suonare solo apologia, gloria resa ai suoi figli migliori e alla loro fedeltà sino alla fine. Essa deve anche farsi carico, senza scappatoie, dell’offuscamento del giudizio sui segni dei tempi: non pochi, i cedimenti e le condiscendenze opportunistiche verso il regime fascista e il suo “provvidenziale Condottiero”10, considerati a lungo, pur con alcune riserve, insperati alleati per la restaurazione cattolica della società italiana. Farsi carico dell’imbarazzato e protratto silenzio intorno alle discriminazioni anti-ebraiche. E di quello relativo al movimento di Resistenza, cui pure tanti cattolici avevano convintamente partecipato. La carità diffusa, non selettiva, così spesso a tutta prova e incurante del 24 LA RISALITA La “risalita a Monte Sole” della Chiesa bolognese, nel segno del pellegrinaggio orante e della comunione dei santi – i vivi e i morti insieme presenti al Signore crocifisso e glorioso – trasmette dai suoi esordi11 il senso di una comunità dilatata che riscopre come parte di sé, e parte eletta, quelle sorelle, quei fratelli, quei piccoli, i cui nomi confidiamo siano scritti nel libro della Vita. Quelle minuscole parrocchie della media montagna, così capaci di costruire ante litteram una “pastorale integrata”, di prestarsi aiuto reciproco e conforto spirituale tra presbiteri, e di offrire, nell’emergenza bellica, asilo e protezione a tutti. Quei giovani preti ordinati da poco, attrezzati dagli anni di formazione a una vita di pietà personale e a condurre il loro popolo in un cammino di fede semplice e robusta, ma certo non preparati a sostenere l’irruzione del caos più distruttivo nella loro terra e fra la propria gente. Eppure, seppero ripetere senza remore l’antico “Eccomi” del padre Abramo e l’“Eccomi” di Cristo, pastore buono che non diserta l’ovile. La loro bella testimonianza, alla quale finalmente, a giusto merito, viene dato risalto dalla Chiesa locale, acquista tuttavia un rilievo ancora maggiore se non scorporata dal contesto reale della Chiesa e dell’Italia del tempo, se non viene ridotta ad icona in ciel d’oro, fuori dalle contraddizioni della storia. Allora la risalita a Monte Sole diverrà pienamente strumento e metafora della risalita ad una “verità” più profonda sui percorsi della Chiesa nel Novecento, verso una purificazione delle memorie che accetti di nuovo la sfida di non solo offrire, ma chiedere, il perdono. 25

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NOTE 1. Cf. L. BALDISSARA - P. PEZZINO, cit., in particolare le pp. 81-117. Asciutta e ben costruita, la ricostruzione più sintetica di C.GENTILE, “Un’operazione di annientamento”, in L. CASALI - D. GAGLIANI (curr.), La politica del terrore. Stragi e violenze naziste e fasciste in Emilia Romagna, L’ancora s.r.l., Napoli 2008, pp. 207-230. 2. Il titolo del paragrafo richiama quello dell’ autobiografia di un grande storico della Shoah: S. FRIEDLÄNDER, A poco a poco il ricordo, Einaudi, Torino 1990; traduz. italiana di Natalia Ginzburg, titolo originale Quand vient le souvenir. 3. L’accostamento dei due crimini è a rigor di termini improprio, anche se si è imposto nella vulgata corrente segnalando due casi-limite di violenza nazista in Italia e a causa della risonanza dei processi contro Kappler e contro Reder: ne discute ampiamente il vol. di J. STARON, Fosse Ardeatine e Marzabotto. Storia e memoria di due stragi tedesche, Il Mulino, Bologna 2002. Nel primo caso si è dinanzi ad un uso spietato ed eccessivo del codice tedesco di rappresaglia, che lo stesso Reder, nel corso del suo processo, escluse applicabile al massacro di Monte Sole. 4. 25 settembre 1949; la motivazione in esteso si trova, fra gli altri, in R. GIORGI, Marzabotto parla, Panini, Modena 2007, p. 31( ed. or. 1955). Medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria verrà conferita anche a Mario Musolesi “Lupo”, comandante della brigata “Stella Rossa”; don Giovanni Fornasini, parroco di Sperticano; Gastone Rossi e Francesco Calzolari, partigiani. 5. Oltre che dalle fonti orali, il carattere autoctono e stanziale della brigata e gli stretti rapporti che essa mantenne con la popolazione locale ebbero conferma grazie a una minuziosa ricerca condotta negli anni Settanta: A. ARDIGO’ (cur.), Società civile e insorgenza partigiana. Indagine sociologica sulla diffusione dell’insorgenza partigiana nella provincia di Bologna, Cappelli, Bologna 1979. polemiche sul mancato intervento dei partigiani a Casaglia – il cimitero nel cui perimetro furono mitragliate una novantina di persone era ben visibile dalle postazioni partigiane, a circa 300 metri di distanza – aprì in seguito un acerbo contenzioso tra ex partigiani e superstiti. 7. L’opera maggiore nella quale si ritrova questa chiave di lettura è il discusso ma imprescindibile saggio di D. ZANINI, Marzabotto e dintorni, 1944, Ponte Nuovo, Bologna 1996. 8. CONSIGLIO PERMANENTE DELLA CEI, Messaggio Il XXX anniversario della liberazione (24.4.1975), in Enchiridion CEI 2/75, pp. 2058 ss. 9. Mons. Gherardi, compagno di Seminario di Giovanni Fornasini fin dagli anni Trenta a Borgo Capanne, ha tracciato in prima persona una puntuale e affettuosa ricostruzione delle linee guida che hanno ispirato il suo lavoro di ricerca e restituzione di memorie alla Chiesa locale, in una lezione tenuta nell’a.s. 1988-89 presso la Scuola diocesana di Teologia che merita ancora di essere letta: vedila in G. MATTEUZZI - S. OTTANI, La cupola fra le torri. Scritti per mons. Luciano Gherardi nel 50° di ordinazione sacerdotale, EDB, Bologna 19992, pp. 331-348. Si rimanda poi naturalmente a L. GHERARDI, Le querce di Monte Sole. Vita e morte delle comunità martiri fra Setta e Reno,1898-1944, EDB, Bologna 2014 (ed. or., Il Mulino, Bologna 1986). 10. L’espressione “provvidenziale Condottiero che grandeggia nel momento storico presente” è uno dei non pochi esempi di complessivo accomodamento, quando non esplicito favore, delle gerarchie ecclesiastiche nei confronti del governo di Mussolini: nello specifico, appartiene al Card. Nasalli Rocca, arcivescovo di Bologna dal 1922 all’anno della morte,1952: cf. anche per una valutazione d’insieme della sua figura pastorale – molto amata dal presbiterio diocesano per la sua umana “paternità” – il vol. di A. ALBERTAZZI (cur.), Per gli apostoli del domani cristiano, Istituto per la Storia della Chiesa di Bologna, Digigraf, Bologna 2011. 11. Il primo pellegrinaggio diocesano a Monte Sole è dell’11 settembre 1983, durante il breve episcopato di mons. Enrico Manfredini. Sul valore inaugurale di questo atto per la Chiesa locale, e sulla decisione della Piccola Famiglia dell’Annunziata di stabilirsi su quei monti, col mandato del Vescovo, cf. L. GHERARDI, Le querce di Monte Sole, cit., pp. 443 ss. 6. Cf. L. BALDISSARA - P. PEZZINO, op. cit., specie le pp. 283-287, nelle quali gli autori si soffermano sulla sproporzione tra i caduti partigiani (una decina) e il massacro della popolazione nelle due più tremende giornate dell’azione tedesca, il 29 e 30 settembre: dato che, unitamente alle 26 27

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