SULLA VIA DI FRANCESCO PER FESTEGGIARE 25 ANNI INSIEME

 

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un cammino per festeggiare 25 anni di cammino insieme

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SULLA VIA DI FRANCESCO PER FESTEGGIARE 25 ANNI INSIEME E’ ormai passato quasi un anno da quando siamo tornati dal Cammino di Santiago e non c’ è giorno che non ripensiamo a quella splendida esperienza…. Basta sentir parlare della Spagna, delle sue immense distese di grano, dei suoi boschi di eucalipti, basta vedere uno zaino o un paio di scarponi , basta ricevere un messaggio da uno dei tanti amici conosciuti per la strada che la nostalgia di quei giorni meravigliosi ci assale. Che voglia di ributtare lo stretto indispensabile nello zaino e lasciare che i piedi ci portino seguendo il proprio ritmo ritrovando così la nostra dimensione ! Quest’ anno festeggeremo il nostro 25 ° anniversario di matrimonio e quale modo migliore per festeggiare intraprendendo un altro pellegrinaggio. Anche Emilia e Claudio quest’ anno festeggeranno il loro 25 ° anniversario , esattamente 2 settimane dopo di noi , anche loro alcuni anni or sono hanno fatto il Cammino anche se, per motivi di tempo, in bicicletta , così abbiamo deciso di partire per fare insieme un viaggio che lasciasse il segno e che fosse importante quanto il traguardo che ci apprestiamo a tagliare. Claudio, lavorando in proprio non può assentarsi più che due settimane così le alternative possibili si riducono a due: o il Cammino Primitivo di Santiago, che parte da Oviedo e dopo 350 km arriva alla meta , o il Cammino di San Francesco , che partendo da La Verna attraversa tutta l’ Umbria , toccando i luoghi visitati dal Santo, per terminare a Poggio Bustone, anche quest’ ultimo di 350 km circa. Il 13 marzo, nel pomeriggio, io ed Emilia ci siamo incontrate a casa sua per vagliare le due ipotesi e cominciare ad organizzare il nostro speciale “viaggio di nozze” ; la preferenza è quasi subito propensa per il Cammino di San Francesco e, quando

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alcune ore dopo è stato eletto il nuovo Papa che ha scelto per sé il nome Francesco, lo abbiamo preso come un segnale. La prima grande difficoltà è stata scegliere l’ itinerario da seguire, infatti consultando internet , abbiamo scoperto che esistono un’ infinità di siti che parlano di tragitti più o meno simili, ma ognuno contrassegnato da frecce e simboli differenti e con strade che spesso si uniscono ma che a volte hanno traiettorie diverse, portando ad attraversare uno un paese, l’ altro o l’ altro. Unica guida cartacea con le indicazioni più chiare delle altre è “Di qui passò Francesco” , quindi abbiamo deciso di seguire quest’ ultima. I nostri mariti ci hanno lasciato l’ onore ma anche l’ onere dell’ organizzazione , che si è subito rivelata molto più complessa di quella di Santiago. Come prima cosa abbiamo dovuto rivedere le tappe; la guida propone 17 tappe, di cui alcune di 15 / 16 km appena, che con il viaggio di andata e ritorno si sarebbero trasformate in 19 giorni, troppe per Claudio. Abbiamo così , alcune volte, unito 2 tappe, altre volte , 3 tappe le abbiamo fatte diventare 2, tanto da riuscire a concludere il percorso in 13 giorni . Sul Cammino di Santiago, essendo così battuto, sono stati aperti un’ infinità di ostelli e di punti d’ accoglienza per pellegrini, paesini di poche centinaia d’ abitanti hanno il proprio ostello ed almeno un punto di ristoro, qui no, devi percorrere anche 10 / 12 km per arrivare da un centro abitato all’ altro e , spesso i posti disponibili dove passare la notte sono veramente pochi ; così abbiamo deciso, in contrasto con lo spirito pellegrino, di prenotare con largo anticipo i pernottamenti. Sulla guida e ,poi sul sito che è più aggiornato, abbiamo consultato le varie strutture proposte, preferendo, quando era possibile santuari e strutture religiose , infatti i B&B ci sembravamo luoghi più da turisti , anche se in alcuni casi ne abbiamo dovuto usufruire perché erano l’ unica alternativa possibile. Altro problema , tutt’ altro che trascurabile , è il viaggio di andata e ritorno. Il treno, essendo in 4 , è molto dispendioso, abbiamo così deciso di andare in auto per un tratto e proseguire poi con i mezzi pubblici fino a La Verna , ma dovendo partire la domenica ,ci siamo quasi subito scontrati con l’ esiguo numero di corse nei giorni festivi, senza contare che, per il rientro, da Poggio Bustone la domenica non parte nessun autobus che ci possa portare a Rieti a riprendere il treno . Abbiamo quindi allungato il viaggio di un giorno per rientrare il lunedì, dove la mattina presto, nella piazza antistante il Santuario di Poggio Bustone parte un pullman per Rieti e, da qui prendendone altri 3 si arriva finalmente a Bibbiena attorno alle 13, arrivando a casa nel tardo pomeriggio. Non essendo per nessuno di noi la prima esperienza di pellegrinaggio avevamo abbastanza le idee chiare su come allestire lo zaino e che cosa fosse necessario portare. Come faccio abitualmente prima di partire ho cercato di leggere tutto lo scibile in materia e spesso mi sono scontrata con racconti di persone distrutte dalle salite e dalle tappe eccessivamente lunghe, cosa che ha destato un po’ di preoccupazione per l’ impossibilità di fermarti, se proprio non ce l’ avresti più fatta a giungere alla meta prefissa per quel giorno.

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E’ primavera, il tempo migliora e quasi ogni domenica andiamo a fare lunghe passeggiate in montagna, dapprima in Liguria, scoprendo percorsi veramente interessanti sull’ Alta Via dei Monti Liguri, poi, quando finalmente si è sciolta tutta la neve (e quest’ anno è stato nel mese di luglio!) sulle montagne bellissime del cuneese ; intraprendendo gite spesso piuttosto impegnative ma non volevamo arrivare impreparati alla partenza. L’ estate scorre lenta, non vediamo l’ ora di partire, il nostro anniversario sarà il 27 agosto, mentre il loro l’ 11 settembre e dovremmo festeggiarli sul cammino, quindi la partenza è prevista per domenica 25 ma ben presto i nostri piani saranno rivoluzionati……. La domenica precedente la nostra partenza, durante una passeggiata in montagna Emilia è scivolata ed ha battuto la spalla relativa al braccio infortunato alcuni anni fa, provocandosi un dolore atroce che le impediva quasi di muovere il braccio, quindi ha cominciato ad imbottirsi di antidolorifici che non facevano effetto e, se ha voluto poi partire tranquilla , ha dovuto farsi praticare un ‘ infiltrazione . Ma la cosa più grave è successa a Claudio , il giovedì prima della partenza ha avuto un malore, è rimasto tutta la notte in pronto soccorso e dopo aver accertato che non fosse nulla di cerebrale ,gli hanno diagnosticato un forte attacco di labirintite, cosa di cui lui non aveva mai sofferto . Per riuscire a rimettersi in piedi è rimasto ricoverato per alcuni giorni , per la precisione fino al lunedì, giorno in cui noi avremmo già dovuto essere sul Cammino….. A questo punto sembrava veramente che fosse andato tutto in fumo , poi, dopo la prima somministrazione di cortisone, Claudio stava già un po’ meglio ed i sanitari ci hanno assicurato che la ripresa dopo questi attacchi è piuttosto rapida; quindi abbiamo spostato la partenza il mercoledì , tanto da dargli ancora un paio di giorni di riposo. Abbiamo però dovuto spostare tutte le date dei pernottamenti: sembravamo 2 pazze al telefono e, quel che avevamo impiegato intere settimane a costruire, in un paio d’ ore lo abbiamo smontato e ricostruito. Per fortuna siamo riusciti a rimpiazzare le vecchie date con le nuove ovunque tranne che nella foresteria del Santuario de La Verna , perché proprio in quella data si teneva un importante convegno e non avevano quindi più posti liberi…. Abbiamo dovuto ripiegare sull’ hotel di Chiusi, pazienza! MERCOLEDI’ 28/08/2013 SAVONA- LA VERNA Claudio si è finalmente rimesso in piedi, Emilia muove nuovamente il braccio, quindi con mille scongiuri, stamattina siamo partiti. L’ appuntamento era alla Torretta in modo da non perdere minuti preziosi ed arrivare a Bibbiena in tempo per prendere l’ autobus che ci condurrà a La Verna. Abbiamo percorso l’ autostrada fino a Firenze Sud dove siamo usciti ed abbiamo proseguito per Pontassieve .

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Da qui la strada comincia serpeggiare tra alti boschi sostituendo il panorama collinare con uno tipicamente montano . Verso le 13 abbiamo raggiunto Poppi, uno splendido borgo medioevale situato sulla sommità di un colle , nel cui punto più alto è sito il Palazzo Comunale con la sua alta torre . Ci siamo fermati per il pranzo nel ristorante “Antica Cantina”, dove abbiamo gustato degli ottimi maltagliati alla boscaiola accompagnato da un piatto di salumi e formaggi e… un gigantesco pomodoro offerto dal gestore direttamente dal suo orto ! Abbiamo terminato di mangiare in fretta, abbiamo salutato l’ oste, che si è molto interessato alla nostra avventura e via a percorrere i 5/6 chilometri che ci separano da Bibbiena. Abbiamo trovato posto nel parcheggio antistante l’ ospedale, calzato scarponi , infilato gli zaini, abbiamo raggiunto la fermata dell’ autobus e….. ci siamo accorti che l’ autobus era appena passato, il prossimo sarebbe passato solo dopo le 18 ! Come è possibile? Avevamo stampato gli orari ma non ci siamo accorte che l’ autobus delle 15.20 era solo nei giorni festivi ! Claudio e Giò ci hanno lanciato un’occhiata carica di disapprovazione, sembravano dire “lo sapevamo… quando organizzano loro…” ma fortunatamente non hanno fatto commenti. A questo punto si doveva trovare una soluzione per non partire subito con il piede sbagliato: l’ autobus delle 18 era troppo tardi, non ce l’ avremmo fatta in tempo ad andare a visitare il Santuario; Bibbiena non ha un servizio taxi e, un taxi che arriva da Arezzo ci costa una fortuna ; non ci resta che raggiungere La Verna in auto ! La strada è poco frequentata e si snoda in salita tra campi di girasoli fino a che, letteralmente attaccato alla parete rocciosa ci appare la sagoma del Santuario che sovrasta il piccolo centro di Chiusi della Verna . Siamo subito andati all’ Hotel Belvedere dove avevamo prenotato una stanza per 4 , sita in mansarda, dove abbiamo posato gli zaini e , quindi siamo saliti in auto fino al Santuario perché temevamo che alle 18 chiudesse, mentre poi ci siamo accorti che rimane aperto fino al tramonto. C’ è un grande piazzale a pagamento (molto caro !) dove parcheggiare, poi si percorre una strada nel bosco che in breve ci ha portato al gruppo di edifici del Santuario. Un grande piazzale si apre sulla valle sottostante su cui si affaccia il Santuario, una chiesa semplice nel cui interno sono custodite 3 pregevoli opere di Andrea Della Robbia . Una della cappelle laterali contiene le reliquie di San Francesco: il suo saio, la cintura, il bastone del pellegrino . Uscendo dalla chiesa si percorre un corridoio coperto affrescato con episodi della vita del Santo, si raggiunge una porta che ci introduce nel bosco fitto e muschioso fino ad un anfratto dove pare alloggiasse il Santo. Siamo scesi giù per una ripida scala fino alla Cappella delle Stigmate , costruita nel punto in cui avvenne il miracolo . Tornati sulla piazza siamo scesi tramite una scala nel bosco alla Cappella della Maddalena, un piccolo luogo raccolto dove i fedeli lasciano oggettini, foto, spiccioli delle persone per cui si chiede una grazia; la scala continua a scendere fino al Sasso Spicco , una gola rocciosa tra gli alti fusti degli

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alberi, dove San Francesco era solito ritirarsi in preghiera e,dove un sasso piatto conficcato tra due pareti di roccia sembra faccia da cappello per dar protezione al Santo. Confusi tra grandi folle di fedeli abbiamo visitato i locali della Foresteria (peccato non aver potuto pernottare qui !) e ci siamo fatti apporre il timbro sulla nostra credential ancora vergine , e , soprattutto abbiamo prestato attenzione ai segnali del Cammino che da domani saranno il nostro faro e, fin qua sembra ce ne siano abbastanza …. Ritornati in hotel abbiamo fatto una doccia, cominciato il rituale del bucato serale e siamo scesi a cena nel ristorante dell’ hotel , dove ci hanno servito una cena dignitosa e soprattutto abbondantissima per 14 € , peccato per il vino, assolutamente imbevibile ! Dopo cena siamo ancora rimasti un po’ seduti ai tavolini del bar mentre molti avventori gridavano scalmanati assistendo a un’ ennesima partita , ma la temperatura fuori è decisamente autunnale quindi alle 22 eravamo già in branda. GIOVEDI 29/08/2013 LA VERNA- PASSO DI VIAMAGGIO (31 KM / 8,30 ore di cammino) Impazienti di cominciare il nostro viaggio alle 6 eravamo già in piedi , ci siamo lavati e vestiti alla velocità della luce e siamo scesi per la colazione che, vista l’ ora ci è stata servita al bar . A pochi metri dal nostro hotel si svolta su per un sentiero in salita tra faggi altissimi, col fusto coperto di soffice muschio , su un terreno spesso cosparso da grandi rocce , dove i primi timidi raggi di sole si facevano largo tra le fitte fronde ; dopo circa mezz’ ora di salita abbiamo raggiunto il parcheggio del Santuario . Ci siamo inoltrati nel bosco per una strada bianca e abbiamo raggiunto un immenso prato assolato a cui abbiamo potuto accedere aprendo cancelli per impedire alle mandrie di fuggire. Ci siamo quasi subito accorti quanto questo cammino sia differente da quello di Santiago, i pellegrini sono talmente pochi che è veramente un evento incontrarne qualcuno; infatti abbiamo pressoché camminato 2 ore senza incontrare anima viva, fatta eccezione di un fuoristrada con a bordo 2 probabili allevatori. Oltrepassato il prato ci siamo nuovamente inoltrati nel bosco su di una carrareccia ciottolosa fino ad arrivare al Poggio Tre Vescovi, poi la strada diviene un piccolo sentiero in discesa tra faggi e larici altissimi , contornato da cespugli d’ erba dal verde brillante , il cui fondo di morbida terra battuta color cioccolato è reso ancora più soffice da un manto di aghi di conifere. Per ora il tanto temuto caldo è stato inesistente perché il sole filtra tra le foglie creando giochi di luci ed ombre simili a macchie di leopardo.

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Spesso il panorama che si apre dinnanzi a noi è veramente spettacolare : dolci colline verdi pezzate da porzioni giallo oro dei campi di grano appena tagliato, sparsa qua e là qualche abitazione…Per tutta la mattina gli unici suoni uditi sono quelli delle nostre voci e quelli delle cicale, non si sentono neppure cinguettare gli uccelli …. Quando siamo stati in vista dell’ abitato di Pieve Santo Stefano la strada in discesa è diventata asfalto, anche se pochissimo trafficata. Giunti in paese abbiamo attraversato il ponte sul fiume , abbiamo visitato la chiesa di Santa Maria dei Lumi , siamo stati al supermercato per acquistare viveri per il pranzo, abbiamo ripreso la strada che per un breve tratto coincide con la statale e ci costringe a camminare sul ciglio; si piega a destra , su di una strada sterrata in salita , seguendo le indicazioni per l’ Eremo del Cerbaiolo. A questo punto i tau gialli sono completamente spariti e mi sono accorta di aver preso la strada non indicata dalla guida e, la mia unica paura era di allungare ulteriormente la tappa odierna , data già di 31 km, anche se non avevo dubbi che avrebbe portato al Cerbaiolo. La strada bianca serpeggia in salita sotto il sole cocente, è quasi mezzogiorno e le zone d’ ombra sono quasi inesistenti ; camminiamo per un paio d’ ore , quando su di una verde collina appare la sagoma dell’ Eremo . Passiamo davanti ad un grande edificio in pietra , che era l’ ostello francescano aperto quando Chiara era ancora in vita e poi un’ altra erta salita ci porta davanti alla chiesa. Sono le 13.30 ed in fondo alla strada c’ è un cartello con su scritto gli orari d’ apertura dell’ eremo e, sotto ben specificato di non suonare fuori dai suddetti orari perché non verrà aperto; gli orari d’ apertura sono: 9.30/12.30 e 15.30/17.30: pazienza ci accontenteremo di vederlo da fuori consumando il nostro panino ! Poco prima di arrivare sul sagrato della chiesa si passa innanzi ad una piccola chiesetta posta al centro di un minuscolo cimitero che conta non più di una decina di tombe, tra le quali quella di Sorella Chiara, che da tempo immemore viveva all’ eremo con le sue capre, ed è morta purtroppo nel 2010. Davanti alla chiesa , cercando un fazzoletto d’ ombra , abbiamo posato gli zaini , per consumare il nostro pranzo e poi ripartire, quando la porta si è aperta e ne è uscito un uomo piccolo, vestito in borghese, dal viso coperto dalle ustioni, con un grande crocifisso al collo: Fra’ Francesco. Ci siamo presentati ed abbiamo chiesto il permesso di fermarci giusto il tempo del pranzo, ma egli ci ha aperto le porte dell’ eremo e ci ha permesso di visitarne il chiostro, recentemente ristrutturato e la semplice chiesa, con una bella statua lignea sull’ altare maggiore , dove abbiamo potuto dire una preghiera in raccoglimento. Ci siamo quindi seduti fuori a mangiare i nostri panini, sempre conversando con Francesco , che ci ha raccontato essere l’ unico abitante dell’ Eremo, l’erede di Chiara e ci ha confessato il suo difficile rapporto con i pellegrini, che purtroppo non sono più pellegrini ma turisti, e, che hanno solo pretese, quindi, onde evitare conflitti e malumori non ospita più, come già ci aveva detto per telefono quando avevamo chiamato per chiedere ospitalità.

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Poi siamo passati a discorsi molto più spirituali e profondi , sul mondo dei giovani e sulla religione, tanto che ben presto la conversazione è diventata un soliloquio, in cui era veramente difficile interagire. Egli vive solo per la maggior parte dell’ anno , passa praticamente tutti i mesi invernali senza veder anima viva (non stento a crederlo visto il numero esiguo di pellegrini!) , quindi senza poter scambiare una parola con nessun altro essere umano ma è veramente un vulcano inarrestabile di parole ! Abbiamo impiegato quasi un’ ora e mezza prima di poterci congedare e riprendere la via; lo abbiamo salutato e ringraziato con un abbraccio, abbiamo ripresa la strada a ritroso fino ad un bivio che porta al passo di Viamaggio. Dal bivio la strada riprende a salire, in certi tratti in modo brusco, lasciandoci veramente sfiancati, inoltrandosi talvolta nel bosco, costeggiando pascoli popolati da mandrie di mucche dal manto rosso, attraversando cancelli. Dopo circa un’ ora e mezza abbiamo attraversato un grande prato e poi la strada ha proseguito in cresta più o meno in piano in un paesaggio veramente ameno con un grande lago che scintillava alla luce del sole in fondo alla valle. Alle 17 siamo giunti finalmente alla meta, stanchissimi ma soddisfatti per aver superato questa prima tappa così brillantemente, perché per arrivare nei tempi stabiliti abbiamo fatto ben 2 tappe in una. Più soddisfatto di tutti è stato Claudio perché aveva timore di non farcela ed essendo arrivato abbastanza bene al termine di questa lunga tappa ha riacquistato la fiducia di poter arrivare al termine del Cammino. Abbiamo festeggiato il primo traguardo con una bella birra fredda, avevamo le gole arse malgrado l’ oltre un litro di acqua a testa che ci siamo portati nello zaino, ma che era terminata chilometri fa: uno dei problemi di questo cammino è proprio l’ acqua, non esistono praticamente fonti per rifornirti, quindi se non incontri un bar è sete nera! Siamo quindi saliti in camera per la meritata doccia ; l’ albergo è una struttura vecchiotta, con i gerani sui davanzali, le stanze sono situate al secondo piano e con un arredo semplice , ma il tutto molto confortevole, anche in previsione del fatto che non avremo altra intimità per molti giorni . Prima di cena siamo scesi ai tavolini fuori per scrivere e rivedere la tappa di domani, ma, l’ aria si è fatta fredda e ci ha costretti ad entrare nel bar, Seduti al tavolo di fianco al nostro c’ erano 2 uomini, uno sulla trentina, l’ altro sulla sessantina, dall’ aria annoiata, presumibilmente padre e figlio e, visto che stavano come noi aspettando l’ ora di cena , ho espresso l’ idea che fossero pellegrini; ma non ci hanno degnato di uno sguardo e quindi non abbiamo avuto l’ occasione di chiederglielo. Alle 19.30 ci hanno servito la cena: una pasta cucinata in modo perfetto e una grigliata spettacolare cotta su di un braciere enorme posto fuori dalla cucina, verdure miste, quasi 2 bottiglie di vino e il dolce: una cena pantagruelica VENERDI 30/09/2013 PASSO DI VIAMAGGIO- SANSEPOLCRO (29 KM / ore 8,30 di cammino)

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Sveglia alle 7, colazione con pane , burro e marmellata e dopo mezz’ ora eravamo già in cammino. Al tavolo di fianco al nostro, i 2 uomini di ieri consultavano la nostra stessa guida, così abbiamo accennato un sorriso ed un saluto a cui non hanno risposto; siamo rimasti alquanto interdetti dal loro comportamento, non avevamo mai incontrato 2 persone così scontrose, senza la solidarietà tipica dei pellegrini ! Alle 8 eravamo già sul sentiero che costeggia l’ albergo e poi si inoltra nel bosco in salita. Il sottobosco, a differenza di ieri è costituito da rovi ed altri arbusti spinosi, che rendono il tutto ben poco attraente ; ben presto il sentiero prende a salire con bruschi strappi su di un terreno reso scivoloso dal fango e da tratti di pietraie. Siamo giunti su di un pianoro da cui si poteva ammirare uno splendido panorama , ma spesso oscurato da cumuli di nuvole bianche spostate da un forte vento gelido . Da qui lo stretto sentiero comincia a scendere in un bosco fitto fitto , spesso costeggiando recinzioni di filo spinato da delimitare pascoli, talvolta il cammino è sbarrato da cancelli che apriamo e richiudiamo al nostro passaggio onde evitare fughe! Terminato il bosco siamo arrivati al Pian delle Capanne dove lo stretto sentiero si trasforma in una strada bianca che è tutta un saliscendi aprendo una visuale splendida sulla valle sottostante e sul lago di Mondedoglio, un invaso artificiale che ne occupa una buona porzione. La strada bianca prosegue per un tratto in piano poi comincia a scendere diventando realmente una pietraia di ciottoli grandi e piccoli disposti dall’ acqua piovana , in avvallamenti ;e poi tratti di tufo liscio e scivoloso diviso in porzioni quadrangolari , quasi fosse un pavimento di grandi mattonelle: una strada veramente rompi gambe ! Sulla strada abbiamo raggiunto i 2 pellegrini del Passo di Viamaggio che avevano tolto le scarpe e si erano fermati a riposare, e, qui non hanno potuto esimersi dal salutarci ! Alle 13 siamo giunti a Montagna, una frazioncina con una decina di case dove ci siamo fermati per il pranzo, nell’ unico ristorante aperto “Montagna da Calisti” dove, seduti ad un tavolino al sole ci hanno servito un ottimo piatto di antipasti misti, un fisco di vino e il caffè per 10 € pro capite . Giulio , il gentilissimo gestore ci ha esternato la sua amarezza sul Cammino e come spesso venga ostacolato dalle pubbliche amministrazioni; Montagna possiede un locale da adibire ad ostello, dove i pellegrini potrebbero fermarsi e , quindi aumentare l’ indotto del paese , ma è stato chiuso per “ inagibilità” e, alla sua richiesta di occuparsi della gestione gratuitamente gli sono stati posti mille veti puramente burocratici ; è un vero peccato che non si sappia sfruttare in Italia un cammino tanto bello e, soprattutto, visto il numero di pellegrini incontrati , sia pressoché sconosciuto. La strada riprende in salita fino alla frazione di Pischiano che è un piccolo manipolo di case in pietra , per poi proseguire tra gli arbusti su di un terreno tufaceo. Da qui una strada bianca in discesa ci ha portato fino all’ Eremo di Montecasale . L’ interno della chiesa è piccolo, buio , illuminato dalla luce fioca delle candele ;c’ è un altare ligneo con una statua della Vergine del 1200; nel coro un gruppo di frati stava recitando il rosario e noi ci siamo uniti alle loro preghiere .

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Appena terminato Frà Giovanni , uno dei 3 anziani frati che risiedono in quest’ eremo ci è venuto incontro e ci ha salutati con calore chiedendoci dove ci portasse il nostro pellegrinare . Ci ha inoltre raccontato che in quest’ eremo benedettino risalente al XIII secolo hanno soggiornato ben 3 santi, San Francesco, che pare qui abbia convertito i 3 ladroni, Sant’ Antonio e San Buonaventura ,e di questi ultimi è rimasta la cella dove si ritiravano in preghiera; da qui uno stretto ripido sentiero scende per il bosco spesso costeggiato da un fiumiciattolo dalle acque tranquille ; secondo il suggerimento di Frà Giovanni abbiamo raggiunto Sansepolcro lungo la statale. Camminare sul ciglio di una strada asfaltata , quasi sfiorati dallo sfrecciare delle auto è per me la strada più dura , soprattutto quando si hanno quasi 30 km sulle gambe, quindi questi ultimi 4/5 km sono stati veramente eterni, sembrava di camminare su di un tapiz roulant e, quando abbiamo visto il cartello “Sansepolcro” abbiamo fatto una foto ricordo ! Erano le 18 e, quindi, prima di ritirarci in ostello ci siamo fermati al museo per ammirare le pregevoli opere di Piero della Francesca . Alle 19 abbiamo finalmente suonato alla porta dell’ ostello di Santa Maria dei Servi, in pieno centro, a pochi metri dalla piazza principale , nei locali attigui all’ omonima chiesa, dove al primo piano della foresteria sono state adibite alcune stanze per l’ accoglienza pellegrina. Ci hanno assegnato una stanza a 6 letti con bagno, anche se poi ci hanno messo a disposizione un altro paio di docce . Dopo la doccia e il bucato siamo andati a cena in un locale poco distante “Le Mura” dove abbiamo potuto gustare uno spettacolare piatto di pasta alla norcina ricoperta da un mare di tartufo . Dopo cena abbiamo passeggiato per il centro affollatissimo perché, oltre al mercatino, in piazza si teneva un concerto di canzoni di Mina . SABATO 31/08/2013 SANSEPOLCRO- CITTA’ DI CASTELLO (33 KM + 10 . 10,30 ore di cammino) Il discordare delle 2 guide ci ha fatto presupporre che quella di oggi sarà una delle tappe più dure del cammino, quindi abbiamo messo la sveglia alle 6,30 e alle 7 eravamo già in piazza in cerca di un bar aperto per la colazione. Proprio dinnanzi al Duomo ce n’ era uno che aveva appena alzato la serranda e non era ancora provvisto di brioches, così mentre il gestore si è apprestato ad andare al forno a prenderle, noi lo abbiamo aiutato a sistemare le sedie del dehor . Ovviamente di tau nemmeno l’ ombra ,così abbiamo chiesto ad alcune persone già sveglie la direzione per Città di Castello e le indicazioni ci hanno portato su di una strada statale trafficata , che abbiamo percorso per un paio di chilometri , passando sotto cavalcavia dell’ autostrada ed oltrepassando piccoli centri abitati , probabilmente la periferia di Sansepolcro.

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Ad un certo punto le indicazioni, finalmente ricomparse ci fanno svoltare su di un’ altra strada asfaltata ma pochissimo trafficata che attraversa immense distese di tabacco e girasoli . La camminata , a questo punto è diventata piacevole , la strada è tutta in piano, non siamo più assordati dal rumore dei motori, il sole è ancora tiepido; abbiamo proseguito chiacchierando serenamente fino al giungere al paesino di Fighille, dove ci siamo accorti di aver sbagliato strada allungandola almeno di 4 km perché la deviazione tra i campi che avremmo dovuto prendere non era segnata e noi abbiamo proseguito sulla strada asfaltata. In vetta alla collina davanti a noi ci è apparso il borgo medioevale di Citerna;al termine di una brusca salita nel bosco ci siamo trovati davanti al monastero delle benedettine, abbiamo suonato alla loro porta e ci siamo fatti apporre il timbro sulla credenziale , quindi, siamo entrati nel paese attorniato dalle mura, con le tipiche case in pietra . Sulla piazza principale si apre una stupenda terrazza sul valle sottostante , mentre sull’ altro lato si trova la facciata romanica della Cattedrale. Usciti da Citerna abbiamo imboccato un sentiero che ben presto è finito nell’ aia di un losco figuro e che poi è sfociato in una sterpaglia alta quanto noi ma siamo ugualmente riusciti ad arrivare a Monterchi ed andare a vedere il celebre affresco di Piero della Francesca “La Madonna del Parto “ sito nei locali di una ex scuola . Erano ormai passate le 13 e ci siamo fermati in un ristorantino lì vicino dove proponevano un menù a 11 € : mai scelta è stata più sbagliata : ci hanno fatto attendere più di un’ ora per il pranzo e la pasta era fredda gelata ! Abbiamo potuto riprendere la via solo passate le 14 , abbiamo percorso la strada a ritroso per andare , dopo questa deviazione, a riprendere il cammino, ma anche stavolta abbiamo imboccato una strada bianca che non attraversava il parco, e ce ne siamo accorti solo dopo circa mezz’ ora …. Abbiamo finalmente lasciato l’ abitato di Monterchi percorrendo sotto un sole cocente un lungo tratto di statale trafficata dove le auto sfrecciavano quasi a sfiorarci ; finalmente l’ incontro della strada proveniente da Citerna ci ha fatto deviare su per una strada bianca, come al solito, dopo aver pranzato, in ripida salita. Giunti a Celle di Citrano , le indicazioni ci avrebbero fatto risalire su di un altro colle , fino all ‘ Eremo del Buon Riposo, che però non è visitabile, per poi ridiscendere a Città di Castello , il tutto percorribile in 3 ore. Incerti sulla direzione da prendere , abbiamo chiesto ad una signora che ci ha permesso di abbeverarci alla sua fontana e, dicendoci che Città di Castello distava 7 km da lì, abbiamo pensato che , vista l’ ora , saremmo arrivati prima passando lungo la statale. Anche qui la strada è brutta, trafficata, pericolosa, veramente faticosa ; giunti sotto il cartello con il nome della città abbiamo telefonato in ostello perché ci indicassero la via per raggiungerlo ; ci hanno risposto di proseguire ancora per un paio di chilometri e seguire le indicazioni per il campeggio . Non paghi abbiamo chiesto informazioni ad un paio di persone che ci hanno indicato una ripida strada tortuosa in salita .

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Con le ultime forze rimastoci abbiamo arrancato fin lassù per ben 3 Km, siamo giunti esausti al campeggio, abbiamo trovato le indicazioni per la Foresteria Montessori ma giunti lassù non ne vedevamo l’ ombra, fatta eccezione di un palazzo in semiabbandono, che una coppia di anziani signori che passeggiavano nel bosco ci hanno detto essere la Foresteria. Abbiamo suonato ma nessuno è venuto ad aprirci, abbiamo ritelefonato e ci hanno detto che l’ ostello non è più lì ma si trova nel centro della città e, alla richiesta di venirci a recuperare con un mezzo ci hanno risposto che non ne avevano… abbiamo anche provato a chiedere una stanza al campeggio ma era tutto completo ! Non sapevamo veramente più che fare, eravamo stanchi e stremati, furiosi per aver scelto la strada sbagliata, perché il cammino ci avrebbe condotti davanti al Campeggio evitandoci gli ultimi 3 km in ripida salita, furiosi con la guida che ci ha dato indicazioni sbagliate, furiosi per la segnaletica così deficitaria….. Il sole era ormai tramontato, i piedi facevano un male da morire , gli zaini sulle spalle pesavano come macigni, le gambe erano rigide ed ogni passo era una sofferenza, i nostri volti maschere sfatte dalla fatica , eppure con una volontà ferrea che ancora oggi non so dove abbiamo trovato abbiamo affrontato la discesa. Il centro storico era chiuso al traffico per una sagra, qui abbiamo trovato l’ addetta all’ ospitalità ad attenderci e abbiamo percorso le strade affollate fino ad un palazzotto che si affaccia su piazza Matteotti e, al secondo piano si trova la tanto agognata Foresteria Montessori. Le stanze sono essenziali, dagli alti soffitti, il bagno in camera dove abbiamo potuto godere di una doccia calda e rigenerante e poi , velocemente siamo usciti per cenare . Il chiasso, l’ allegria della gente, il rullare dei tamburi che seguono una sfilata in costume ci hanno ritirato su il morale . Ci siamo fermati in un ristorante che proponeva un menù medioevale con tanto di cameriere in costume . Al nostro tavolo era seduto un ragazzo taciturno che mangiava da solo e , approcciandoci a lui abbiamo saputo che è tedesco ed è in Italia per fare il Cammino di San Francesco ! Finalmente dopo 3 giorni, fatta eccezione per i 2 antipaticissimi padre e figlio, abbiamo incontrato un pellegrino ! A questo punto la serata ha preso una nuova piega, abbiamo conversato a lungo con Ingo in un inglese fatto di gesti e parole sconclusionate . Egli ha percorso parte del Cammino 4 anni fa in compagnia di un’ amica ma a Trevi ha preso il treno per Roma non portandolo a termine. Quest’ anno è partito solo ma non sa ancora fin dove arriverà . Terminata la cena , che non è stata all’ altezza di quelle dei giorni precedenti , lo abbiamo salutato e abbiamo ancora fatto quattro passi tra la folla : Città di Castello è veramente incantevole e avrebbe meritato sicuramente più attenzione ma i giorni sono contati e domattina dobbiamo rimetterci in viaggio .

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DOMENICA 1/09/2013 CITTA’ DI CASTELLO – PIETRALUNGA (28 KM / 7 ore di cammino) La notte è stata comodissima , in una stanza privata , anche se alquanto rumorosa , infatti bande con tamburi hanno continuato a percorrere il centro fino alle ore canoniche, ma la stanchezza di ieri ci ha fatto sprofondare nel sonno appena toccato il letto ! Alle 7.30 di domenica , dopo aver festeggiato per buona parte della notte, le persone per la strada erano pochissime, così come i bar aperti; ce n’ era uno sulla piazza dove abbiamo preso 4 brioches dal sapore di cartone e 2 cappuccini con mezza tazza di schiuma e 2 cucchiai di latte il tutto ad un prezzo esorbitante . Tempo per una visita della città non c’ era ma , abbiamo ugualmente voluto raggiungere il Duomo e la torre civica , cuore della città. Inaspettatamente il portone del Duomo era aperto, siamo entrati , tra le file di panche deserte c’ era il parroco che riordinava prima della messa domenicale. 4 persone di mezza età con tanto di zaini , in luoghi dove i pellegrini non sono così diffusi , attirano la curiosità di molti; anche il parroco, vedendoci entrare, ci è venuto incontro , ci ha salutato con un sorriso ed abbiamo cominciato a parlare del nostro pellegrinaggio e del motivo che ci ha spinto ad intraprenderlo, così avendo saputo che eravamo lì per festeggiare il nostro venticinquesimo anniversario,ci siamo recati in sagrestia dove ha indossato la stola e ci ha impartito una speciale benedizione. E’ stato un momento di grande commozione essere lì di fronte a questo prete appena conosciuto che ha recitato per noi una preghiera tanto toccante , è stato un po’ come rivivere la nostra cerimonia di nozze. La giornata è splendida e il sole batte già forte e, come di consueto, i segnali sono rarissimi, così più di una volta ci siamo chiesti se fossimo stati sulla via giusta . La statale si inoltra nella campagna fino ad arrivare a Sante , dove il fiume forma brevi cascatelle e piccole piscine dal colore verde intenso, luogo molto frequentato per le gite estive fuori porta. Abbiamo approfittato del bar per una breve pausa caffè e, a dispetto di quello dichiarato dalla guida , qui si vendono ottimi panini ; mentre eravamo lì seduti è passato Ingo, gli abbiamo offerto il caffè e poi abbiamo ripreso la strada insieme. Dopo aver attraversato il paese abbiamo svoltato su per una strada bianca in salita che attraversa vigneti e uliveti, dove, tra boschi ed ampie radure sono sparsi splendidi casali circondati da cipressi . Dopo quasi 4 ore di cammino in questo ameno paesaggio , accompagnati dal nostro nuovo amico siamo arrivati alla Pieve di Saddi , una delle più antiche chiese umbre , dislocata nella campagna , oggi sede di un ostello e dove ci si può rifornire d’ acqua alla fontana . Qui, abbiamo incontrato un’ altra pellegrina che aveva appena terminato di mangiare :Renate, austriaca, che, a differenza di Ingo parla un buon italiano . Prima di ripartire abbiamo visitato la chiesa , molto semplice e proprio per questo molto mistica, con

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una cripta dell’ XI secolo. La nostra compagnia si è arricchita di un altro elemento , e riposati e rinfrancati dopo la breve pausa, abbiamo ripreso il cammino, ridendo e scherzando come vecchi amici . Per un primo tratto la strada scende così ne abbiamo approfittato per conversare un po’ con Renate: è un’ insegnante di religione , e, per una legge austriaca , quest’ anno usufruirà di un anno sabbatico ( un anno ogni 5!) e, amando tanto viaggiare ha deciso di intraprendere il Cammino di San Francesco con un’ amica che però ieri è ripartita per l’ Austria , quindi è stata estremamente felice di non dover affrontare la strada in completa solitudine fino ad Assisi, perché è quella la sua meta. Procediamo a passo sostenuto perché la strada è piacevole, nel bosco, all’ ombra di alti alberi ma arrivati in fondo valle ricomincia la salita, ripida e stavolta al sole e ci ha portato boccheggianti in cima al colle, da cui abbiamo potuto finalmente scorgere l’ abitato di Pietralunga . Per l’ ennesima volta si scende attraverso sentieri per poi risalire su per le vie tortuose del paese , fino alla chiesa, che, nemmeno a farlo apposta è situata nel punto più alto. Qui ci siamo divisi, dandoci però appuntamento per cena; Renate aveva riservato una stanza in albergo mentre Ingo che non aveva prenotato nulla è venuto con noi a chiedere ospitalità a Don Salvatore. Questo sacerdote ha allestito una sorta di ostello in una delle sale appartenute ad un convento ora di proprietà della parrocchia; ci sono 4 letti a castello ed una brandina e il bagno, come se ne incontrano tanti sul cammino di Santiago. Verso le 19 Don Salvatore è rientrato e, alla luce rossa del tramonto , nel giardino della sagrestia ci siamo intrattenuti a lungo a parlare con lui del senso del pellegrinaggio e dello spirito dell’ accoglienza; ci sarebbe piaciuto continuare questa conversazione con lui anche a cena ma egli ha declinato l’ invito perché diabetico e deve osservare una dieta. Alle 20 ci siamo trovati con Renate davanti al ristorante “Il Triangolo” dove abbiamo nuovamente gustato una porzione enorme di fettuccine ai tartufi, veramente ottime, il tutto annaffiato da ottimo vino bianco , con il sottofondo delle nostre allegre risate: è stata una serata veramente speciale! In un angolino del locale c’ erano anche i 2 pellegrini padre e figlio, sempre più incupiti … che tristezza ! LUNEDI’ 2/09/2013 PIETRALUNGA- GUBBIO (24 KM / 6,30 ore di cammino) Alle 7.30 avevamo appuntamento con Renate in piazza per fare colazione insieme al “Triangolo” e quindi compatti siamo ripartiti. Abbiamo percorso un breve tratto di strada asfaltata e poi abbiamo imboccato una strada bianca in salita, come ormai ogni giorno , fino ad arrivare sulla sommità della collina . Da qui riprendiamo l’asfalto ma la strada è pressoché deserta, pochissime auto, qualche casa, grandi alberi di fichi a cui attingiamo golosamente .

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Il primo paese che incontriamo è Macaiana , dove abbiamo fatto la nostra pausa caffè di metà mattina , poi ,un dolce saliscendi, che attraversa anche un ponte sull’ autostrada ci porta alle porte di Gubbio. Ci ha fatto molto piacere trovare una fonte sulla strada fatta costruire espressamente dagli abitanti di questa frazione per i pellegrini, che, a detta loro cominciano ad essere numerosi . Poco prima di entrare in Gubbio abbiamo telefonato a padre Marco per annunciargli il nostro arrivo; non lo incontreremo però perché anche lui è in pellegrinaggio da Assisi a Gubbio , speriamo di poterlo incontrare sul Cammino ! Erano passate da un pezzo le 13, mentre Renate ci ha lasciato per andare a riposare in hotel, noi 5 ci siamo fermati per uno spuntino in un bar pasticceria sito nella zona industriale dove abbiamo mangiato una caprese, un dolce, birra e caffè per 9 €. Dopo questa pausa golosa siamo andati in cerca della nostra sistemazione, Ingo ormai lo abbiamo adottato, abbiamo chiesto a Don Marco se aveva posto anche per lui, così anche questa notte saremo tutti insieme . Abbiamo trovato la chiesa di Santa Maria del Prato e, a pochi metri è situato l’ ostello ; qui un ragazzo ,un animatore dei gruppi giovanili, ci ha accolto ed accompagnato nella nostra stanza, al secondo piano, mansardata con 7 letti a castello , in stile Santiago, con il bagno adiacente , molto semplice ma pulito . Una calda doccia veloce, un massaggio rigenerante ai piedi e via alla scoperta della bellissima città di Gubbio. La prima tappa è stata alla Basilica di San Francesco dai bellissimi absidi con affreschi del XII secolo e la statua bronzea del Santo con il lupo nell’ aiuola del sagrato . Il centro storico si sviluppa su per le pendici del monte con strette strade lastricate di ciottoli in salita. Per risparmiarci un po’ siamo giunti in piazza dei Consoli con l’ ascensore, una grande piazza dove fa bella mostra di sé il Palazzo Pretorio con l’ alta torre dell’ orologio; da qui abbiamo percorso l’ arteria principale in cui si aprono botteghe di ceramiche e di artigianato locale . Oltrepassata la porta giungiamo alla funicolare che , con un minuscolo cestino ci porta fino al Santuario di Sant’ Ubaldo sulla cima del monte Igino. Qui si percorre un breve sentiero tra i pini da cui si gode un panorama mozzafiato sui tetti dalle tegole brune di Gubbio; una lunga scalinata ci porta infine all’ interno della chiesa in cui sono custoditi i 3 enormi ceri usati durante la famosa corsa dei ceri . Questa sera sarà l’ ultima sera che trascorreremo con Renate perché domani resterà a Gubbio per poterlo visitare con calma e poi, in altre due tappe, raggiungerà Assisi, Ad Ingo è venuto in mente di donarle qualcosa in ricordo della nostra amicizia, una collanina con un Tau , cosi abbiamo girato diversi negozietti per trovare quello che più ci piaceva e che fosse il più simile possibile ai nostri. Il sole stava tramontando, piazza dei Consoli è ammantata da una luce aranciata bellissima, gli antichi palazzi in pietra chiara diventano rosa mentre un sole rosso fuoco si abbassa lentamente dietro i tetti dei palazzi lasciando strisce di luce che degradano dal rosso all’ arancione al rosa nel cielo terso che va via via oscurandosi .

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Rapiti da questa magica atmosfera abbiamo atteso silenziosi, ognuno assorto nei propri pensieri , l’ ora dell’ appuntamento con Renate , per andare insieme a cena. La ragazza della pasticceria di oggi ci ha consigliato il “Picchio Verde” , un ristorante in apparenza molto lussuoso ma con prezzi assolutamente popolari . Nella sala principale c’ è un grande camino acceso dove l’ oste sta arrostendo la carne, sui tavoli ci sono tovaglie di fiandra e calici per il vino; la cena è stata deliziosa, abbondantissima , tanto che dei lupi famelici come noi siamo riusciti ad avanzare alcuni pezzi di carne della superba grigliata e , in più ci hanno offerto un piatto con frico e culatello, una sorta di pane fritto; vino bianco eccellente , il tutto per 15 € ! A termine della serata Giò ha offerto il dolce per festeggiare tutti insieme il nostro anniversario e ,tra i brindisi, abbiamo dato a Renate il nostro piccolo regalo che l’ ha commossa fino alle lacrime. Terminata la favolosa cena abbiamo accompagnato Renate in hotel l’ abbiamo abbracciata e tutti con gli occhi un po’ lucidi ci siamo promessi di rivederci la prossima estate in Italia ! MARTEDI’ 3/09/2013 GUBBIO- VALFABBRICA (38 KM / 11 ore di cammino) La tappa di oggi si preannuncia di nuovo durissima, la guida segnala una variante che prevede una deviazione che taglia Biscina, accorciando la strada di 7 km ,ma ieri l’ impiegato del centro d’ informazione turistica , che promuove il Cammino di San Francesco ed è in contrasto con il percorso ideato dalla Serracchioli , ci ha detto , mostrandoci anche una cartina, che questa deviazione non esiste , e quindi, il tragitto sarà quasi di 40 km . La sveglia è suonata alle 6, come degli automi ci siamo vestiti, abbiamo calzato gli scarponi , abbiamo infilato gli zaini e siamo partiti alla ricerca di un bar per fare la colazione. costeggiando le mura siamo giunti alla chiesa della Vittorina , luogo in cui San Francesco incontrò ed ammansì il lupo; la chiesa era già aperta così abbiamo potuto dire una preghiera all’ interno decorato con affreschi del XIII secolo, dai colori pastello sbiaditi dal tempo e illuminati dalla luce aranciata delle candele : un luogo veramente suggestivo! Attraversiamo la periferia della città con una strada pianeggiante e, ben presto scorgiamo un’ indicazione che indicava 29 km a Valfabbrica, il che ci ha sollevato il morale perché allora la variante indicata dalla guida esisteva ! Pare che fino a Valfabbrica, (noi non dovremmo arrivare a Biscina!), non ci sia alcun posto di ristoro cosi, sulla collina amena , tra ulivi , ci siamo fermati all’ agriturismo “Ponte di Riocchio”un posto veramente incantevole , il cui salone interno è arredato con mobili e suppellettili provenienti da tutto il mondo; nel grande prato all’ inglese attorniata da lettini c’ è una grande piscina ….una tentazione ! Abbiamo preso un caffè e ci siamo fatti preparare un panino per il pranzo e poi ci siamo incamminati in un paesaggio da cartolina : la strada bianca è tutta un dolce saliscendi tra le verdi colline , dove qua e là si scorgono casali dalle sfumature dell’

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