PIANO DEL SETTORE CASTANICOLO 2010/2013

 

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Ministero delle politiche agricole Italiano

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ministero delle politiche agricole alimentari e forestali piano del settore castanicolo 2010/2013 1 documento di sintesi

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indice 1 premessa 2 2 il tavolo di filiera 3 3 la castanicoltura per la produzione di frutti 5 3.1 i numeri del settore frutticolo 5 3.1.1 la produzione mondiale 5 3.1.2 il commercio internazionale dell italia 5 3.2 la filiera della castanicoltura da frutto 6 3.3 analisi swot della filiera castanicola da frutto 7 3.3 criticita 10 4 la castanicoltura per la produzione legnosa 11 4.1 i numeri del settore legno 11 4.2 la filiera della castanicoltura da legno 11 4.3 criticita 12 5 analisi swot delle filiere frutto e legno del settore 13 6 la politica nazionale ed europea per il settore 16 6.1 la castanicoltura da frutto nelle politiche europee dei mercati e di sostegno al reddito del i pilastro della pac 16 6.1.1 chestnut castanea sativa mill a multipurpose european tree 16 6 2 le politiche per il settore forestale 17 6.3 la castanicoltura nella politica europea per lo sviluppo rurale 17 6.4 la politica europea post 2007-2013 18 7 obiettivo generale obiettivi strategici ed azioni chiave del piano di settore 19 7.1 obiettivo generale 19 7.2 obiettivi strategici 19 7.3 strumenti 20 8 la strategia del piano di settore 22 8.1 l approccio integrato e partecipato 22 8.2 principali fasi di adozione dell approccio di filiera previsto dal piano di settore 23 9 gli obiettivi specifici 24 9.1 castanicoltura per la produzione di frutti 24 9.1.1 marketing territoriale ­ valorizzazione multifunzionalità 24 9.1.2 tecniche di produzione post-raccolta fonti rinnovabili ricerca sicurezza 25 9.1.3 tecniche colturali miglioramento genetico scelte varietali 25 9.1.4 difesa ed avversità 26 9.1.5 meccanizzazione post-raccolta fonti rinnovabili sicurezza 28 9.2 castanicoltura per la produzione di legname valorizzazione ­ multifunzionalità ricerca 31 10 applicazione e operativitÀ del piano castanicolo 33 11 le risorse organizzative 34 12 le risorse finanziarie 35 1

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1 premessa l italia è tra i principali produttori ed esportatori mondiali di castagne castanea sativa miller in particolare è il primo esportatore mondiale per valore degli scambi e il secondo per quantità scambiate dopo la cina tuttavia la sua importanza sui mercati esteri è sempre più minacciata dalla concorrenza asiatica sul mercato interno la debolezza strutturale della produzione caratterizzata da piccole aziende localizzate prevalentemente in montagna e collina i mutati consumi alimentari e la crescente concorrenza asiatica minacciano la sopravvivenza di un settore che può garantire un importante fonte di reddito e la tutela ambientale e paesaggistica dei territori il castagno ha assunto in passato ed assume ancora oggi un ruolo preminente tra le formazioni forestali italiane non solo per l elevata produttività la qualità e la varietà degli assortimenti legnosi ma soprattutto per la consistente presenza sul territorio nazionale nei 10,5 milioni di ettari occupati da boschi la frazione investita a castagno rappresenta il 7,53 di quella forestale per un totale di circa 780.000 ha si tratta di un patrimonio forestale in gran parte di origine antropica la cui ubicazione si concentra in diverse regioni le estensioni del piemonte toscana e liguria sono pari ad oltre il 50 del patrimonio nazionale includendo quelle che hanno un patrimonio superiore a 30.000 ha lombardia calabria campania emilia romagna e lazio si giunge al 90 le stazioni su cui insistono i castagneti sono classificabili di alta-collina e/o media montagna ubicandosi nella zona media dei versanti la fascia altitudinale è compresa tra i 501-1000 m s.l.m e più in dettaglio tra 601-900 m s.l.m dove sono ospitati rispettivamente il 66,56 e 43,43 mentre frazioni percentualmente minori sono nelle fasce inferiori l utilizzo della biomassa insieme alle altre fonti energetiche rinnovabili sta ricevendo in questi ultimi anni una sempre maggiore attenzione in ambito europeo e nazionale soprattutto a seguito degli impegni presi con la ratifica del protocollo di kyoto e con i successivi accordi internazionali da questo ispirati l interesse verso le biomasse agro-forestali non è solo a livello politico unione europea stati e regioni ma anche e soprattutto da parte del mondo economico-produttivo del settore agricolo e di quello tecnologico-industriale impiantistica macchine agricole e forestali ecc la filiera energetica può quindi divenire un opportunità per le economie locali a patto però che sia inserita in una corretta strategia di sfruttamento della risorsa legno i castagneti sono minacciati da emergenze fitosanitarie l estensione delle infestazioni del cinipide alla quasi totalità del territorio italiano richiede di modificare la normativa vigente con l obiettivo di adeguarla alle esigenze della castanicoltura sia per quanto riguarda la produzione dei frutti sia riguardo la movimentazione del materiale di propagazione del castagno il castagno svolge diverse funzioni produttive protettive naturalistiche paesaggistiche ricreative didattiche tenuto conto del forte legame tra il castagno e l identità territoriale la valorizzazione delle produzioni non può prescindere dal considerare i diversi aspetti della multifunzionalità e una efficace azione di marketing territoriale deve partire da questa base 2

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2 il tavolo di filiera la costituzione di uno specifico tavolo di filiera è nata dall esigenza di affrontare i problemi del settore castanicolo italiano resi più evidenti sul mercato interno dalle emergenze fitosanitarie e sui mercati esteri dalle difficoltà rispetto alla concorrenza asiatica con enormi ripercussioni economiche sui produttori sugli operatori della filiera e sui territori in tale ottica il mipaaf su sollecitazione dell associazione nazionale città del castagno ha promosso un primo incontro tra tecnici del settore ricercatori rappresentanti del mondo castanicolo amministrazioni pubbliche a livello centrale regionale e locale con lo scopo di promuovere un tavolo nazionale di coordinamento della filiera castanicola al fine di concertare un piano di settore per il rilancio del comparto il coordinamento è stato affidato all ufficio saq vi della direzione generale dello sviluppo agroalimentare e della qualità dipartimento delle politiche competitive del mondo rurale e della qualità in data 7 ottobre 2010 la conferenza permanente per i rapporti tra lo stato le regioni e le provincie autonome di trento e bolzano ha dato parere favorevole sullo schema di decreto per l istituzione del tavolo di filiera della frutta in guscio comprendente una specifica sezione per la castanicoltura il programma di lavoro ha visto la costituzione di quattro gruppi di lavoro e di uno steering committee con funzioni di coordinamento composto dai coordinatori dei gruppi e dai rappresentanti delle regioni del ministero dell ambiente e del ministero della salute le tematiche specifiche affrontate dai singoli gruppi sono state raggruppate in due settori la castanicoltura per la produzione di frutti che per la forte e differenziata valenza dei fattori correlati alla sua multifunzionalità territoriale ha richiesto maggior spazio di trattazione e la castanicoltura per la produzione legnosa che ha connotazioni e problematiche specifiche per la castanicoltura da frutto sono stati analizzati i seguenti aspetti del settore corrispondenti ai singoli gruppi e sottogruppi di lavoro 1 politiche di settore produzione trasformazione commercializzazione comunitarie 2 marketing territoriale valorizzazione e multifunzionalità 3 tecniche di produzione e ricerca suddiviso in tre sottogruppi 3.1 tecniche colturali miglioramento genetico scelte varietali 3.2 difesa e avversità 3.3 meccanizzazione post-raccolta fonti rinnovabili problematiche per la castanicoltura da legno è stato costituito uno specifico gruppo di lavoro che ha analizzato il tema relativo a 4 valorizzazione della produzione legnosa e sua multifunzionalità scopo del presente documento di sintesi è di evidenziare i più importanti risultati emersi dai lavori dei gruppi ovvero i punti di forza e di debolezza le minacce e le opportunità del settore castanicolo italiano nonché la strategia gli obiettivi e le azioni chiave da condividere con tutti i soggetti istituzionali governo amministrazioni centrali regioni amministrazioni locali ed economici interessati alle problematiche del settore questi nel condividere il presente documento 3

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si impegnano a porre in essere tutte le iniziative e le attività di propria competenza nonché a sottoscrivere gli accordi che scaturiranno dall approvazione del presente piano oltre al presente documento di sintesi il piano di settore è composto dai tre documenti seguenti o il primo riguarda il protocollo di attuazione della lotta biologica al cinipide orientale del castagno con torymus sinensis stilato dal prof a alma divapra dell università di torino importante documento conoscitivo che fornisce ai tecnici le linee guida i possibili materiali nonché i metodi applicativi impiegati con successo in piemonte per combattere il pericoloso parassita galligeno ormai diffuso in tutta italia o il secondo riguarda l elaborato dei gruppi di lavoro che presenta in maniera completa ed esaustiva il lavoro dei singoli gruppi o il terzo riguarda l elaborato delle regioni sulla castanicoltura territoriale che fornisce i dati conoscitivi sullo stato e le problematiche di alcune aree castanicole italiane 4

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3 la castanicoltura per la produzione di frutti 3.1 i numeri del settore frutticolo 3.1.1 la produzione mondiale la produzione mondiale di castagne si concentra in due grandi macroaree l asia e l europa che rappresentano rispettivamente l 80 e il 16 della produzione mondiale fao 2008 1 va sottolineato che la produzione asiatica è ottenuta da specie di castagno castanea crenata siebold e zucc castagno giapponese castanea mollissima blume castagno cinese e loro ibridi diverse da quella europea castanea sativa miller e dotate di caratteristiche organolettiche differenti e spesso inferiori in europa dalla turchia al portogallo la produzione è basata sostanzialmente sul castagno europeo castanea sativa miller ma in poche aree come il sud-ovest della francia sono coltivati ibridi eurogiapponesi che presentano castagne di maggior pezzatura ma qualità inferiore la produzione mondiale di castagne è cresciuta a partire dal 1990 dopo un trentennio in cui è rimasta relativamente stabile tale crescita è da attribuirsi esclusivamente alla produzione cinese che tra il 1990 e il 2008 è più che triplicata la performance della cina è da attribuirsi sia ad approfondimenti dai censimenti svolti nel paese sia ad una maggiore superficie investita nella coltura sia ad un miglioramento delle rese la produzione italiana si aggira tra le 50 mila e le 70 mila tonnellate la quota sulla produzione mondiale è passata dall 11 al 4 a causa dell aumento della produzione cinese la produzione europea dopo una drastica diminuzione negli anni sessanta e settanta si è consolidata intorno a 170 mila tonnellate la superficie investita a castagno da frutto in europa è rimasta invece sostanzialmente stabile i principali produttori europei sono l italia la turchia e il portogallo che rappresentano rispettivamente il 30 il 29 e il 15 della produzione europea di castagne seguono la grecia la francia e la spagna con percentuali tra il 5 e il 9 la produzione castanicola dei nuovi paesi aderenti all ue è invece trascurabile 3.1.2 il commercio internazionale dell italia secondo i dati fao del 2007 l italia la cina e la corea sono i principali esportatori di castagne con percentuali differenti sulle esportazioni mondiali a seconda che si guardi alle quantità oppure al valore l italia è il principale esportatore di castagne per valore degli scambi 67.035.000 contro 63.546.000 delle esportazioni delle castagne della cina mentre occupa la seconda posizione per quantità scambiate 17.442 tonnellate contro le 46.530 tonnellate delle castagne della cina il prezzo all esportazione delle castagne italiane è infatti superiore al prezzo delle castagne provenienti dai paesi asiatici 3.843 t contro 1.366 t del prezzo all esportazione delle castagne cinesi le principali aree d importazione sono europa giappone e cina per quanto riguarda l europa la francia è sempre stato il maggiore importatore di castagne tuttavia l italia negli ultimi venti anni ha aumentato la sua quota di importazioni superando negli ultimi anni la francia l esportazione italiane di castagne pur risentendo dell andamento produttivo costituisce un punto di forza del settore castanicolo italiano convoglia mediamente il 35-40 del prodotto e consegue prezzi crescenti pari a circa il doppio di quelli alla produzione le principali regioni esportatrici sono campania e piemonte che rappresentano rispettivamente il 65 e il 12 delle quantità di castagne e marroni esportate dall italia e il 21 e il 51 delle esportazioni di puree e paste di marroni secondo i dati istat nel 2008 le esportazioni sono dirette per circa il 75 nell ue e per il restante circa 18 nei paesi extra-ue i principali paesi europei importatori di castagne italiane sono la francia che assorbe il 30 delle nostre esportazioni seguono a distanza la svizzera 14 1 nella produzione europea includiamo anche la produzione turca perché per tipo di coltivazione e varietà delle castagne prodotte è più simile alla produzione europea che a quella asiatica 5

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l austria 11 la germania 11 e l ungheria 14 il più importante paese importatore extra ue sono gli usa che assorbono il 9 delle esportazioni italiane di castagne la domanda statunitense è alimentata dalle comunità di origine italiana e mediterranea disseminate sulla costa atlantica seguono canada 4,6 e giappone 2,8 tuttavia i dati sull evoluzione delle esportazioni mostrano una lenta e costante diminuzione delle quantità esportate dall italia in un contesto di aumento delle quantità scambiate a livello mondiale nel 1980 l italia rappresentava il 26 delle esportazioni mondiali nel 2007 la sua quota è scesa al 17 i dati sull andamento delle quote di mercato in quantità e in valore dell italia sui mercati europei ed extra-europei rispecchiano questa situazione una drastica diminuzione della quota di mercato in quantità si è avuta sul mercato statunitense sul quale si è passati dall 80 del 1997 al 40 del 2009 valori simili si registrano se si considera il valore delle esportazioni italiane sul mercato usa nello stesso periodo la quota di mercato in quantità della cina è passata dal 2 al 30 mentre quella della corea del sud dal 10 al 30 le performances dell italia sul mercato americano non sono da attribuirsi esclusivamente alla differenza di prezzo perché anche negli anni in cui i prezzi delle castagne italiane sul mercato americano hanno registrato un prezzo inferiore di quelle cinesi l italia ha continuato a perdere quote di mercato sul mercato tedesco la quota di mercato in quantità e valore dell italia è passata da poco più del 50 del 1997 a circa il 40 del 2009 a vantaggio della francia e della cina quest ultima negli ultimi soli tre anni ha conquistato una quota di mercato di circa il 10 sul mercato francese l italia riduce del 10 la sua quota di mercato sulle quantità esportate passando da circa il 40 al 30 mentre mantiene la sua quota di mercato sul valore delle esportazioni i principali concorrenti sul mercato francese sono spagna e portogallo che hanno un livello dei prezzi delle castagne sensibilmente inferiore ma con un livello qualitativo ugualmente adeguato ai requisiti richiesti dai consumatori e dall industria di trasformazione anche sul mercato spagnolo negli ultimi cinque anni è entrata la concorrenza cinese con quote che mostrano una forte variabilità annuale per quanto riguarda le importazioni il principale fornitore dell italia è la spagna che rappresenta il 40 delle quantità importate seguita da portogallo 21 e albania 16 nell elenco dei fornitori compaiono anche cina e cile le quantità importate da questi paesi sono aumentate solo negli ultimi anni non figurando tra i tradizionali fornitori dell italia 3.2 la filiera della castanicoltura da frutto i dati sull evoluzione del numero delle aziende agricole e della superficie investita dal 1970 al 2007 mostrano una drastica diminuzione di entrambe le variabili tra il 1970 e 2000 le aziende si riducono del 75 e la superficie investita a castagneto da frutto del 62 in particolare tra il 2000 e il 2003 si registra un fenomeno di ristrutturazione dei castagneti coltivati che porta ad un riduzione del 50 del numero delle aziende e del 30 delle superfici nonostante la forte contrazione rimane uno zoccolo duro di castanicoltori che secondo i dati relativi al 2007 è intorno alle 34 mila unità i dati istat del 2007 evidenziano che la superficie coltivata a castagneti è concentrata principalmente nelle regioni centro-meridionali particolarmente in campania 13,3 mila ettari calabria 10,7 mila ettari toscana 7,8 mila ettari e lazio 5,2 mila ettari nel nord la regione più interessata è il piemonte 5,4 mila ettari seguita a distanza dall emilia-romagna 2,2 mila ettari le aziende castanicole sono aziende di piccola-media dimensione infatti in media l 80 delle aziende e il 40 della superficie è ricompresa nella classe di sau 0-5 ettari mentre la superficie media investita a castagneto da frutto è di circa 1 ettaro la crescente senilizzazione e il basso livello di istruzione dei conduttori delle aziende castanicole completano il quadro dei vincoli strutturali ad uno sviluppo competitivo del settore le singole regioni hanno pesi diversi sulla produzione nazionale a seconda che si consideri la produzione in quantità oppure in valore la differenza nell andamento del prezzo tra le diverse regioni dipende da diversi fattori fra cui 6

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o o o il maggior valore unitario dei marroni prodotti esclusivamente nel centro-nord la pratica spesso seguita nel centro-nord di raccogliere solo le castagne migliori l esistenza di una più efficiente rete di raccolta lavorazione e distribuzione del prodotto nei castagneti delle aree interne tradizionali l offerta è molto frazionata e differenziata sia per varietà sia per qualità pezzatura forma dei frutto l industria invece chiede partite grosse omogenee in modo da non dover modificare le linee di lavorazione i mediatori sopperiscono a questa debolezza strutturale della produzione pertanto essi sono diffusamente presenti nelle aree arretrate per impianti e associazionismo soprattutto le aree interne e lo sono sempre meno quanto più ci si sposta verso aree a imprenditoria castanicola più evoluta e dove c è stato uno sviluppo dell integrazione tra le fasi della filiera es campania e non solo l italia è industrialmente potente la campania è la regione in cui si concentrano tra le più importanti industrie della filiera castanicola italiana ed europea seguono il piemonte e l emilia romagna anche se interessanti realtà si stanno affermando in altre regioni la surgelazione era prerogativa italiana ora surgelano anche spagna e portogallo le recenti disposizioni comunitarie e nazionali consentono di rilevare anche la presenza delle castagne fra i prodotti agroalimentari di qualità complessivamente si riscontrano 17 prodotti fra dop e igp che sommati ai 101 prodotti tradizionali raggruppano ben 118 prodotti di qualità a base di castagne a questo grande patrimonio tuttavia non corrisponde un prezzo adeguato a remunerare il castanicoltore 3.3 analisi swot della filiera castanicola da frutto la tabella seguente sintetizza i punti di forza e di debolezza delle filiere della castanicoltura da frutto di alcune regioni italiane risultanti dai documenti predisposti dal gruppo di lavoro politiche di settore si tratta di quelle regioni che hanno partecipato alle elaborazioni delle analisi regionali di filiera attraverso propri rappresentanti regionali che in alcuni casi sono stati coordinatori di sottogruppi appositamente costituiti i documenti predisposti relativi a queste filiere rappresentano perciò una sorta di position paper regionale per il settore castanicolo negli elaborati tecnici sono contenute tutte le analisi di filiera pervenute al tavolo 7

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regioni analisi swot punti di forza/debolezza valorizzazione paesaggio tipico tutela e salvaguardia ambiente associazionismo tra produttori integrazione di filiera distretto castanicolo competizione sui mercati internazionali dimensione aziendale conformità ai requisiti richiesti sui mercati esteri dei prodotti trasformati protocolli post-raccolta produttori non professionali/part-time filiera corta senza intermediari tra produzione ­ trasformazione consumo politiche pubbliche per il settore ubicazione castagneti in luoghi particolarmente difficili elevato costo manodopera per operazioni colturali e raccolta valorizzazione commerciale del prodotto fresco pregio/qualità/tipicità del prodotto areali vocati presenza industrie di trasformazione produzioni ecocompatibili tracciabilità avanzamento tecnologico della produzione adeguatezza/presenza degli impianti di condizionamento/stoccaggio norme commerciali della gdo opportunità/minacce calabria campania lazio toscana liguria trentino piemonte 8

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abbandono aree interne marketing territoriale crescente interesse per produzione biologica multifunzionalità attività agricola recupero castagneti abbandonati fitopatie concorrenza estera concorrenza ibridi presenza igp/dop diversificazione dei prodotti a base di castagne stretto legame con valori tradizionali perdita conoscenza della castagna sativa importazione prodotti con nuovi gusti organolettici 9

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3.3 criticita la filiera castanicola italiana da frutto è costituita da pochi operatori che trasformano e commercializzano il prodotto sui mercati nazionali e esteri da un offerta frammentata costituita da aziende di piccole dimensioni e dalla presenza di numerosi intermediari tale struttura si riflette sia sul prezzo alla produzione poco remunerativo che su quello al consumo troppo elevato mentre pregiudica la costanza degli approvvigionamenti in qualità e quantità e la lavorabilità del prodotto fresco a tal fine gli operatori commerciali importano prodotto estero al fine di stabilizzare la capacità d offerta sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo e necessaria pertanto la creazione di una filiera castanicola nazionale maggiormente efficiente che porti alla diminuzione del prezzo al consumo e ad una più equa redistribuzione del valore aggiunto tra gli operatori della filiera a tal fine è necessario promuovere politiche di sostegno all associazionismo dei produttori anche attraverso efficaci azioni di animazione e divulgazione e accrescere il valore aggiunto percepito dai produttori la presenza di numerosi prodotti di qualità va valorizzata dal lato del consumo i consumatori non distinguono le varietà che hanno costi di produzione e qualità ben differenti le attuali norme per la commercializzazione delle castagne sul mercato del fresco permettono di commercializzare anche le pezzature piccole che quindi non devono essere più destinate obbligatoriamente a solo uso industriale ne deriva che la gdo per vendere a prezzi bassi acquista e commercializza miscele di pezzature piccole lasciando invendute le medie che vanno in eccedenza e restano nei magazzini di produttori e industrie la crescente difficoltà dell italia sui mercati esteri richiede un politica che aiuti il settore castanicolo a competere sui mercati internazionali innanzitutto è necessaria una politica di carattere generale che promuova il consumo della castanea sativa sui mercati il successo di questa politica dipenderà dalla capacità dell italia di coinvolgere nella sua programmazione e attuazione le istituzioni europee essa richiede azioni che mirino alla rieducazione al gusto della castagna europea e che promuovano la conoscenza delle differenze tra le castagne offerte sul mercato lo sviluppo di efficaci azioni di marketing da parte delle imprese presuppone una conoscenza approfondita dei mercati di sbocco che permetta di conoscere i comportamenti dei concorrenti l evoluzione della domanda e dell offerta 10

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4 la castanicoltura per la produzione legnosa 4.1 i numeri del settore legno nel panorama nazionale in cui dei 30 milioni di ettari della superficie territoriale ben 10,5 milioni di ettari sono occupati da boschi la frazione investita a castagno pur essendo inferiore a quella di varie altre specie assume un ruolo di tutto rilievo rappresentando nel complesso ca il 2,62 dell intera superficie territoriale italiana ed il 7,53 di quella forestale le formazioni di castagno per la produzione di legname sono presenti in tutte le regioni d italia si tratta di soprassuoli la cui estensione varia da poche centinaia di ettari fino a oltre 150.000 ha concentrandosi in poche regioni infatti le estensioni del piemonte toscana e liguria sono pari ad oltre il 50 del patrimonio nazionale comprendendo le regioni che hanno un patrimonio superiore a 30.000 ha lombardia calabria campania emilia romagna e lazio si giunge al 90 dell intera superficie nazionale ne deriva che oltre il 50 delle regioni hanno superfici castanicole molto modeste le stazioni su cui insistono i castagneti sono classificabili di alta-collina e/o media montagna ubicandosi nella zona media dei versanti i castagneti sono interessati da varie infrastrutture di cui quella viaria è la più diffusa malgrado ciò oltre i ¾ del patrimonio castanicolo nazionale è privo di infrastrutture valore che riflette un carente quadro che accomuna tutte le regioni la loro assenza purtroppo rende difficile l attività gestionale appesantendo notevolmente i bilanci delle utilizzazioni forestali riducendo e/o talvolta o rendendo negativo il valore di macchiatico degli interventi selvicolturali dai dati dell infc si può rilevare che data anche la dimensione prevalentemente contenuta delle aziende per la produzione da legno le stesse si caratterizzano per ospitare un soprassuolo coetaneo aziende particellari la forma di governo nettamente prevalente è quella del bosco ceduo 75,25 trattato soprattutto a raso con rilascio di matricine la capacità produttiva del castagno è notoriamente elevata gli ecosistemi di castagno si caratterizzano per una spiccata sensibilità verso i processi di degrado dall analisi dei dati emerge che i parassiti sono gli agenti più devastanti che possono interessare tutta la superficie castanicola 4.2 la filiera della castanicoltura da legno l organizzazione del primo segmento della filiera foresta-legno ivi compreso quello del settore del legno di castagno si caratterizza per la presenza di due realtà imprenditoriali quali l impresa di produzione forestale nota anche come azienda forestale o proprietà forestale di seguito af nonché l impresa di utilizzazione e prima trasformazione nota anche come ditta o impresa forestale di seguito iu&pt strutturazione spiegabile soprattutto all esiguità delle estensioni dei singoli patrimoni aziendali nonché alla lunghezza pluriennale dei turni l af rappresenta il contesto territoriale in cui si svolge l attività di produzione mentre l iu&pt è quella realtà strumentale alla prima che consente la valorizzazione del prodotto sul mercato si tratta di due entità normalmente distinte ed indipendenti con obiettivi economici diametralmente opposti ma complementari per quel che riguarda i capitali l af si caratterizza per la netta prevalenza del capitale fondiario e legnoso le decisioni imprenditoriali più rilevanti riguardano l opportunità e il momento per effettuare interventi selvicolturali intercalari e di fine turno al soprassuolo nonché a quale iu&pt è opportuno affidarli la seconda invece ha la sua specificità nel possesso del capitale di esercizio di quello umano nonché dell esiguità del capitale fondiario finalizzato per il ricovero degli strumenti essa utilizza il soprassuolo in relazione alla tipologia degli assortimenti merceologicamente apprezzati dal mercato operando all interno del mercato dei servizi appalto per l esecuzione dell abbattimento della massa legnosa o dei beni acquisto della massa legnosa in piedi 11

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nel totale oltre il 75 dei castagneti è destinato alla produzione di legno dai castagneti da frutto che ammontano a 148.000 ha di cui però non si conosce lo stato di abbandono o l intensità di coltivazione la produzione legnosa viene impiegata soprattutto per legna ad uso energetico da parte dei proprietari stessi i castagneti sono per la quasi totalità di proprietà privata oltre il 90 rimanendo pubblica una frazione piuttosto esigua 9 tra la proprietà privata domina in forma preponderante quella individuale 85 mentre dal lato pubblico i comuni e le province possiedono oltre i ¾ della proprietà pubblica questo assetto fondiario ha evidenti ricadute sulle scelte imprenditoriali poiché le piccole aziende hanno la tendenza a monetizzare con maggior frequenza possibile il reddito periodico che deriva dalla vendita del soprassuolo a prescindere dalle loro potenziali capacità produttive e di mercato per la massimizzazione del reddito periodico si ricorre prevalentemente ad una gestione consuetudinaria atteggiamento ben diverso potrebbe caratterizzare le grandi aziende tra esse quelle che potrebbero meglio sfruttare le opportunità di mercato sono le poche grandi di proprietà privata che si mostrano più sensibili alle indicazioni del mercato 4.3 criticita le criticità che si evincono dall esame dei caratteri generali delle aziende per la produzione di legno di castagno sono di seguito riportate a carenza di informazioni relative sia alla struttura delle aziende castanicole che alla loro possibilità produttiva in termini di massa legnosa b eccessiva frammentazione fondiaria che impedisce l attivazione di una gestione capace di valorizzare al meglio le potenzialità produttive e le possibilità di impiego del legname c basso tasso di imprenditorialità nella gestione forestale che tende a salvaguardare il reddito integrativo che esse assicurano attraverso i modelli gestionali consuetudinari nell ambito di questa ultima tematica è necessario valorizzare le potenzialità economiche della specie attraverso la diversificazione ed il miglioramento della qualità degli assortimenti e indispensabile tra l altro puntare alla valorizzazione del prodotto legno qualificandolo attraverso l ottenimento di marchi che attestino che i processi produttivi ovvero il trattamento selvicolturale applicato siano conformi agli standard di gestione sostenibile in termini ecologici sociali ed economici ecocertificazione e importante che il prodotto sia caratterizzato da particolari specificità marchi di qualità e quindi dovrebbero trovare spazio azioni pubbliche di sponsorizzazione o public procurement che possano accordare la preferenza all impiego di legno di castagno per la realizzazione di opere finanziate anche con sostegno pubblico ristrutturazioni di immobili rurali arredamento di parchi pubblici barriere fonoassorbenti opere di bioingegneria ecc tale scelta dovrebbe essere fortemente motivata dal fatto che il castagno assicura buone caratteristiche tecnologiche e in particolare non necessita data la naturale durabilità di trattamenti chimici preservanti che hanno impatti negativi sull ambiente il campo di applicazione interessa quei contesti stazionali strutturali e sociali che permettono di utilizzare in pieno le specifiche caratteristiche biologiche rapidità di accrescimento pronta ristrutturazione sociale e la produzione di legname di qualità impegno non indifferente coinvolge il recupero di popolamenti irregolari abbandonati da interventi selvicolturali ma potenzialmente atti ad elevate produzioni legnose 12

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5 analisi swot delle filiere frutto e legno del settore la castanicoltura italiana da frutto e da legno soffre forse in maniera più accentuata dei problemi comuni all agricoltura nazionale la piccola dimensione delle aziende la senilizzazione e lo scarso potere contrattuale dei produttori rispetto agli altri attori della filiera gli elevati costi della manodopera sono vincoli strutturali allo sviluppo del settore questa struttura produttiva si riflette nella capacità di produrre nelle quantità e qualità richieste dal mercato e di valorizzare il prodotto anche se di qualità tuttavia dall analisi svolta nei paragrafi precedenti emerge che la castanicoltura per la produzione di frutti e quella per la produzione di legno hanno caratteristiche e problematiche specifiche che la tabella seguente sintetizza in termini di punti di forza e di debolezza minacce e opportunità analisi swot delle filiere frutto e legno punti di forza presenza di areali vocati e di cultivar di pregio sia per la castanicoltura da frutto che da legno capacità di garantire un adeguata fonte di reddito per i castanicoltori produzioni ecocompatibili castagne idonee ad ogni tipo di lavorazione industriale presenza delle castagne o dei prodotti a base di castagne tra i prodotti agroalimentari tradizionali e di qualità presenza di industrie di trasformazione e commercializzazione delle castagne fresche e trasformate in grado di competere sui mercati esteri tutela e salvaguardia dell ambiente funzione idrogeologica ecologica paesaggistica elevato valore didattico e ricreativo produzioni ecocompatibili riconoscimento della foresta di castagno come habitat naturale di interesse comunitario presenza all interno di aree naturalistiche protette nazionali e regionali funzione rilevante della produzione legnosa per il rispetto del protocollo di kyoto ciclo del carbonio punti di debolezza scarsa propensione all associazionismo sia per il frutto che per il legno 13

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scarsa integrazione di filiera sia per il frutto che per il legno piccola dimensione aziendale dell azienda castanicola e forestale basso tasso di imprenditorialità nella gestione agricola/forestale mancanza di formazione professionale elevato costo di manodopera per operazioni colturali e raccolta sensibilità del castagno ai patogeni mancanza di politiche pubbliche specifiche di sostegno mancanza di chiara distinzione tra castagneto da frutto di area forestale o di area agricola norme commerciali europee non adeguate agli interessi della castanicoltura da frutto italiana norme commerciali della gdo non adeguate agli interessi della produzione e dei consumatori presenza di numerosi intermediari tra produzione trasformazione e consumo dei frutti scarsa valorizzazione commerciale dei prodotti agricoli e forestali di qualità mancanza di tracciabilità della castanea sativa mutate abitudini alimentari a fronte di ignoranza sul valore dietetico delle castagne ubicazione di castagneti in luoghi particolarmente difficili difficile accesso ai boschi per la carenza di strade e piste forestali permanenti scarsa meccanizzazione e innovazione tecnologica nella produzione scarse adeguatezza o presenza degli impianti di condizionamento o stoccaggio delle castagne mancanza conformità ai requisiti richiesti sui mercati esteri dei prodotti trasformati assenza di impianti specializzati destinati alla produzione di legno di qualità mancata applicazione di forme selvicolturali alternative al ceduo che possano migliorare la qualità del legname necessità del ricorso alle importazioni di legname opportunitÀ multifunzionalità della castanicoltura marketing territoriale collegabile a molti valori non direttamente agro-forestali recuperabilità di castagneti da frutto abbandonati in aree vocate presenza igp/dop presenza di produttori castanicoli non professionali part-time crescente interesse per alimenti da produzione biologica e per diete speciali diversificazione dei prodotti a base di castagne stretto legame del frutto con valori tradizionali interesse crescente per le castagne italiane in nuovi mercati esteri 14

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