N.84 - 2014

 

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Il Giornale Italiano de España

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PADRE PIO in SPAGNA 84/2014 | GIORNALE ITALIANO DE ESPAÑA - GRATUITO | WWW.ILGIORNALEITALIANO.NET | D.L.: MA-884-2008

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IL SANTO PADRE PIO I soci sono italiani e spagnoli? Intervista ad Antonio Guerrero, Presidente della Asociación Padre Pio de Pietrelcina – della Capilla de Ronda: “È la fede -que ace milagros-”. “Si pensò così alla costruzione di una cappella ed in 3 anni il sogno dei devoti di Padre Pio diventò realtà. La fede è un dono con il quale non si nasce, cresce con il passare degli anni, io stesso da piccolo sentivo -algo especial-” Principalmente sono spagnoli e arrivano da tutta la Spagna, anche se l’Andalusia è la regione che più “hermanos de fe” e a Ronda è dove è stata costruita la cappella di Padre Pio di Pietrelcina e dove più persone accorrono principalmente ogni 13 di ogni mese, giorno dedicato agli infermi e ai bisognosi che per disgrazia sono diverse migliaia. Che significa per voi avere fede in Padre Pio? La fede è un dono con il quale non si nasce, cresce con il passare degli anni, io stesso da piccolo sentivo “algo especial” per la Virgen de Don Bosco, la Santìsima Virgen Marìa Ausiliadora, e i primi contatti con la fede avvennero nel Colegio Salesiano, a Ronda, e quindi mi sento molto orgoglioso di essere “antiguo alumno salesiano”. Inoltre, nell’associazione siamo diversi amici come il mio amico Fèlix e Paco, anche loro vecchi alunni salesiani. Sono due grandi collaboratori, con fede in Padre Perché è nata questa associazione? Nel 1983 un gruppo di persone che conoscevano la storia di Padre Pio, grazie ad una signora sposata con un italiano, la fede aumentò, e come sempre accade è la fede “que ace milagros”. Si pensò così alla costruzione di una cappella ed in 3 anni il sogno dei devoti di Padre Pio diventò realtà. Persone benestanti, anche se umili, collaborarono in modo disinteressato tanto con il proprio lavoro come economicamente, li vide tutti uniti per uno stesso fine. Stiamo parlando del 1983, anno in cui cominciarono i lavori, un 13 di gennaio. Il processo diocesano si cominciò il 20 di marzo dello stesso anno, oggi varie associazioni di Padre Pio in America Latina, dicono in televisione come nei giornali che loro furono i primi nella costruzione della chiesa dedicata al culto del “nuestro querido y amado Padre Pio”, dando come data l’anno 1994 e 1998, quindi posteriore la data di costruzione della cappella di Ronda (Malaga) in Spagna. E’ molto imporPag. 2 tante che questa è l’unica che esiste in Spagna dedicata al Santo “devodos los necessitados, San Pio de Pietrelcina”. Il Presidente della Asociación Padre Pio de Pietrelcina, Antonio Guerrero, con Félix, colaborador 84/2014

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MAURO E PADRE PIO Mauro Italici, lavori e vivi a Marbella, in Spagna da tanti anni e sei un “fedelissimo” di Padre Pio, perché questa devozione? Pio, è un sentimento che ci sale dal più profondo del nostro cuore, è qualcosa di cui abbiamo bisogno “e nel dìa a dìa”. Per disgrazia oggi la fede è riservata, secondo i non credenti, “a los locos”, beh queste persone che non credono in niente, un giorno “àcudiran a alguna iglesia” per chiedere e supplicare per i loro problemi che durante la loro vita accadranno e li affliggeranno. dere agli altri. Senza fede tutto è monotonia, senza senso e con mancanza di interessi. Durante questa vita terrena, la maggior parte dei cittadini y “moradores terrenales”, ci danno molti dispiaceri, ci fanno passare brutti momenti, alcuni si credono di avere in mano la verità, quelli che ci accusano di essere seguaci e divulgatori della fede come persone estranee, essere rari e pazzi è una pena, oggi per disgrazia molte persone tengono la fede messa da una parte, dimenticata dalle loro vite ma senza fede è impossibile vivere giorno dopo giorno, è indubbiamente duro e soprattutto per quelle persone che non hanno lavoro, che non hanno un posto dove poter dormire e qualcosa da poter mangiare. Per me trovare Padre Pio, così lontano dall'Italia, è stato veramente un “miracolo”. La sua vita è stata e continua ad essere un insegnamento di carità. La nostra vita che ogni giorno ci mette alla prova dandoci dolori, affrontando le difficoltà ha bisogno di un’oasi di forza, di tranquillità e questo te la può dare solo la Fede. E Padre Pio è Fede. Questa cappella a Ronda che rende onore e gloria al nostro caro Santo è un orgoglio per noi italiani, per noi fedeli. Ogni domenica accompagnato da mia moglie, spagnola, fervente fedele e con mia figlia andiamo nella piccola cittadina, nella Cappella per ritrovarci uniti a pregare Lui, quell'uomo che è adorato anche in Spagna. Quanto è importante nella tua vita la Fede? Che importanza ha la fede e come aiuta a sopportare le durissime prove che ci si presentano durante la vita? La fede è un sostentamento quotidiano che la persona credente necessita per poter stare bene con se stessa, ed in questo modo, poter aiutare e compren84/2014 Signor Presidente è stato a San Giovanni Rotondo? Si “gracias a dios si”. A Pietrelcina e a San Giovanni Rotondo, dove il nostro “querido y amado” Padre Pio passò la maggior parte della sua vita anche a Morcone durante il noviziato e a Benevento. Per me Padre Pio “es mi Gran Amigo del Alma”. La mia “relazione con lui”, è da molti anni. “Gracias San Pio de Petrelcina. Gracias”. È tutto. Come può un uomo vivere senza Fede? Come può cominciare e terminare una giornata senza Fede? Come può insegnare ai suoi figli i giusti comportamenti, il rispetto verso gli altri senza che lui stesso non li pratichi? Padre Pio era un uomo non solo religioso ma amante dell'uomo, e quando ti trovavi davanti a Lui, i suoi rotondi occhi neri ti scrutavano fin dentro la tua anima e vedeva i tuoi peccati e severamente ti rimproverava, ma le sue parole alla fine erano sempre di comprensione. I tanti malati e le opere che sono state costruite nella sua San Giovanni Rotondo sono un esempio non solo di altruismo e di mettere in pratica le sue parole ed insegnamenti ma anche di grande umanità. Quell’umanità che solo un grande Uomo di Fede può avere. Pag. 3

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LA BIOGRAFIA DI UN SANTO diversi conventi del beneventano, dove fra Pio fu inviato dai suoi superiori per favorirne la guarigione, poi, a partire dal 4 settembre 1916, nel convento di San Giovanni Rotondo, sul Gargano, dove, salvo poche e brevi interruzioni, rimase fino al 23 settembre 1968, giorno della sua nascita al cielo. In questo lungo periodo, quando eventi di particolare importanza non modificavano la quiete conventuale, Padre Pio dava inizio alla sua giornata svegliandosi prestissimo, molto prima dell’alba, cominciando con la preghiera di preparazione alla Santa Messa. Successivamente scendeva in chiesa per la celebrazione dell’Eucarestia al quale seguivano il lungo ringraziamento e la preghiera sul matroneo davanti a Gesù Sacramentato, infine le lunghissime confessioni. Uno degli eventi che segnarono profondamente la vita del Padre fu quello verificatosi la mattina del 20 settembre 1918, quando, pregando davanti al Crocifisso del coro della vecchia chiesina, ricevette il dono delle stimmate, visibili; che rimasero aperte, fresche e sanguinanti, per mezzo secolo. Questo fenomeno straordinario catalizzò, su Padre Pio l’attenzione dei medici, degli studiosi, dei giornalisti ma soprattutto della gente comune che, nel corso di tanti decenni si recò a San Giovanni Rotondo per incontrare il “Santo” frate. In una lettera a Padre Benedetto, datata 22 ottobre 1918, lo stesso Padre Pio racconta della sua “crocifissione”: “...cosa dirvi di ciò che mi domandate del come è avvenuta la mia crocifissione? Mio Dio che confusione e che umiliazione io provo nel dover manifestare ciò che Tu hai operato in questa tua meschina creatura! Era la mattina del 20 dello scorso mese (settembre) in coro, dopo la celebrazione della Santa Messa, allorché venni sorpreso dal riposo, simile ad un dolce sonno. Tutti i sensi interni ed esterni, non che le stesse facoltà dell’anima si trovarono in una quiete indescrivibile. In tutto questo vi fu totale silenzio intorno a me e dentro di me; vi subentrò subito una gran pace ed abbandono alla completa privazione del tutto e una posa nella stessa rovina, tutto questo avvenne in un baleno. E mentre tutto questo si andava operando; mi vidi dinanzi un misterioso per- Padre Pio da Pietrelcina, al secolo Francesco Forgione, nacque a Pietrelcina, un piccolo paese del beneventano, il 25 maggio 1887. Venne al mondo in casa di gente povera dove il papà Grazio Forgione e la mamma Maria Giuseppa Di Nunzio avevano accolto già altri figli. Fin dalla tenera età Francesco sperimentava in sé il desiderio di consacrarsi totalmente a Dio e questo desiderio lo distingueva dai suoi coetanei. Tale “diversità” fu oggetto di osservazione da parte dei suoi parenti e dei suoi amici. Raccontava mamma Peppa - “non commetteva nessuna mancanza, non faceva capricci, ubbidiva sempre a me e a suo padre, ogni mattina ed ogni sera si recava in chiesa a visitare Gesù e la Madonna. Durante il giorno non usciva mai con i compagni. Qualche volta gli dicevo: “Francì esci un pò a giocare”. Egli si rifiutava dicendo: “non ci voglio andare perché essi bestemmiano”. Dal diario di Padre Agostino da San Marco in Lamis, che fu uno dei direttori spirituali di Padre Pio, si venne a sapere che Padre Pio, fin dal 1892, quando aveva solo cinque anni, viveva già le sue prime esperienze carismatiche. Estasi ed apparizioni erano così frequenti che il bambino le riteneva assolutamente normali. Con il passare del tempo poté realizzarsi quello che per Francesco era il più grande sogno: consacrare totalmente la vita al Signore. Il 6 gennaio 1903, a sedici anni, entrò come chierico nell’Ordine dei Cappuccini e fu ordinato sacerdote nel Duomo di Benevento, il 10 agosto 1910. Ebbe così inizio la sua vita sacerdotale che a causa della sue precarie condizioni di salute, si svolgerà dapprima in Pag. 4 sonaggio; simile a quello visto la sera del 5 agosto, che differenziava in questo solamente che aveva le mani ed i piedi ed il costato che grondava sangue. La sua vista mi atterrisce; ciò che sentivo in quell’istante in me non saprei dirvelo. Mi sentivo morire e sarei morto se il Signore non fosse intervenuto a sostenere il cuore, il quale me lo sentivo sbalzare dal petto. La vista del personaggio si ritira ed io mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue. Immaginate lo strazio che sperimentai allora e che vado sperimentando continuamente quasi tutti i giorni. La ferita del cuore getta assiduamente del sangue, specie dal giovedì a sera sino al sabato. Padre mio, io muoio di dolore per lo strazio e per la confusione susseguente che io provo nell’intimo dell’anima. Temo di morire dissanguato, se il Signore non ascolta i gemiti del mio povero cuore e col ritirare da me questa operazione....”. Per anni, quindi, da ogni parte del mondo, i fedeli si recarono da questo sacerdote stigmatizzato, per ottenere la sua potente intercessione presso Dio. Cinquant’anni vissuti nella preghiera, nell’umiltà, nella sofferenza e nel sacrificio, dove per attuare il suo amore, Padre Pio realizzò due iniziative in due direzioni: una verticale verso Dio, con la costituzione dei “Gruppi di preghiera”, l’altra orizzontale verso i fratelli, con la costruzione di un moderno ospedale: “Casa Sollievo della Sofferenza”. Nel settembre del 1968 migliaia di devoti e figli spirituali del Padre si radunarono in convegno a San Giovanni Rotondo per commemorare insieme il 50° anniversario delle stigmate e celebrare il quarto convegno internazionale dei Gruppi di Preghiera. Nessuno avrebbe immaginato invece che alle 2.30 del 23 settembre 1968 avrebbe avuto termine la vita terrena di Padre Pio da Pietrelcina. 84/2014

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I MIRACOLI DI PADRE PIO già lontano quando si arrestò su una pietra e la signorina poté recuperarlo. L'indomani Padre Pio le disse: “Fate attenzione al vento la prossima volta. Se non ci avessi messo il piede sopra, la mia lettera sarebbe finita a valle”. La signora Cleonice - figlia spirituale di Padre Pio raccontava: - “Durante l'ultima guerra mio nipote fu fatto prigioniero. Non ricevemmo notizie per un anno. Tutti lo credevano morto. I genitori impazzivano dal dolore. Un giorno la madre si buttò ai piedi di Padre Pio che stava in confessionale - ditemi se mio figlio è vivo. Io non mi tolgo dai vostri piedi se non me lo dite. - Padre Pio si commosse e con le lacrime che gli rigavano il volto disse - “Alzati e vai tranquilla”. Alcuni giorni dopo, il mio cuore, non potendo sopportare il pianto accorato dei genitori, mi decisi di chiedere al Padre un miracolo, piena di fede gli dissi: - “Padre io scrivo una lettera a mio nipote Giovannino, con il solo nome, non sapendo dove indirizzarla. Voi e il vostro Angelo Custode portatela dove egli si trova. Padre Pio non rispose, scrissi la lettera e la poggiai, la sera, prima di andare a letto, sul comodino. La mattina dopo con mia grande sorpresa, stupore e quasi paura, vidi che la lettera non c'era più. Andai commossa a ringraziare il Padre che mi disse - “Ringrazia la Vergine”. Dopo una quindicina di giorni in famiglia si piangeva di gioia, si ringraziava Dio e Padre Pio: era arrivata la lettera di risposta alla mia missiva da colui che si riteneva morto. La signora Luisa aveva un figlio che era Ufficiale della marina di Sua Maestà Britannica. Essa pregava tutti i giorni per la conversione e la salvezza del figlio. Un giorno giunse a San Giovanni Rotondo un pellegrino inglese. Portava con sé un fascio di giornali. Luisa volle leggerli. Trovò la notizia dell'affondamento della nave sulla quale era imbarcato suo figlio. Corse piangendo da Padre Pio. Il Cappuccino la consolò: “Chi vi ha detto che vostro figlio è morto?” e le dette l'indirizzo preciso, con il nome dell'albergo, dove il giovane ufficiale, scampato al naufragio della sua nave affondata nell'atlantico, era ospitato in attesa dell'imbarco. Luisa scrisse subito e dopo pochi giorni ebbe la risposta dal figlio. Una donna di San Giovanni Rotondo “una di quelle anime”, diceva Padre Pio, “che fanno arrossire i confessori in cui non si trova materia per applicare l'assoluzione”, in altre parole un'anima degna del Paradiso ebbe questa esperienza. Verso la fine della Quaresima, Paolina, questo il nome della signora, si ammala gravemente. I medici dicono che non ci sono più speranze. Il marito con i cinque figli, si reca al convento. Supplicano Padre Pio, i due bambini più piccoli aggrappati al saio singhiozzano. Padre Pio è sconvolto, cerca di consolarli, promette preghiere e niente più. Qualche giorno dopo l'inizio della Settima Santa, Padre Pio si contiene diversamente. A coloro che imploravano la sua intercessione per la guarigione di Paolina, il Padre dice con voce ferma: “Resusciterà il giorno di Pasqua”. Il venerdì Santo Paolina perde conoscenza, all'alba del sabato entra in coma. Dopo qualche ora l'agonizzante si immobilizza. E' morta. Alcuni familiari di Paolina prendono il vestito da sposa per vestirla secondo la tradizione del paese, altri, disperati, corrono al convento. Padre Pio ripete: “Resusciterà...”. E s'avvia all'altare per celebrare la S. Messa. Nell'intonare il Gloria, mentre il suono delle campane annunzia la resurrezione di Cristo, la voce di Padre Pio è rotta da un singhiozzo mentre i suoi occhi si riempiono di lacrime. Nello stesso momento Paolina “resuscita”. Senza alcun aiuto scende dal letto, si inginocchia e a voce alta recita tre volte il Credo. Poi si alza in piedi e sorride. E' guarita...anzi, è resuscitata. Padre Pio l'aveva detto: “Resusciterà”, non aveva detto “Guarirà”. Allorché, poco dopo, le viene domandato cosa le è successo nel periodo di tempo in cui è stata morta, Paolina, arrossendo, con pudore, risponde: “Salivo, salivo, contenta... Quando stavo entrando in una grande luce sono tornata indietro, sono tornata giù...”. Non aggiungerà altro. Una signora raccontava: “Nel 1953 nacque la mia prima bambina che ad un anno e mezzo di età fu salvata da Padre Pio”. La mattina del 6 gennaio 1955, mentre ero in chiesa alla Santa Messa, insieme a mio marito, la bambina, che era rimasta a casa con i nonni e uno zio, cadde in una caldaia di acqua bollente. Riportò una scottatura di terzo grado all'addome e nella regione posteriore. Subito supplicai Padre Pio di aiutarci, di salvare la bambina. Il medico, venuto un'ora e mezzo dopo la chiamata consigliò di portarla in ospedale perché temeva che morisse. Non dette pertanto nessun medicamento. Uscito il medico io cominciai ad invocare Padre Pio. Mentre mi stavo preparando per andare in ospedale, era quasi mezzogiorno, la mia bambina che era rimasta sola nella sua cameretta, mi chiamò: “Mamma, la bua non c’e l'ho più”; “chi te l'ha presa?” - chiesi incuriosita. E lei mi rispose: “È venuto Padre Pio. Mi ha messo la bua della sua mano sopra la mia”. Nel corpo della bambina, che per il medico era cotta, non c'erano nemmeno le tracce di scottature. I contadini di San Giovanni Rotondo, ricordano con piacere questo avvenimento. Era primavera. I mandorli fioriti promettevano un buon raccolto ma improvvisamente, sopraggiunsero i bruchi. Milioni di voracissimi bruchi che avanzando compatti divoravano foglie e fiori. Non risparmiavano nemmeno la scorza. Dopo due giorni, dopo aver tentato inutilmente di arrestare quel flagello, i proprietari, per molti dei quali le mandorle erano l'unica risorsa economica - ne parlarono a Padre Pio. Questi, dalla finestra del convento che si affaccia sulle piantagioni, osservò un po’ i mandorli semi sepolti da quel brulicare quindi decise di benedirli. Rivestita la cotta e la stola, cominciò a pregare. Terminate le preghiere prese l'aspersorio dell'acqua benedetta e tracciò nell'aria, in direzione dei mandorleti, un gran segno di croce. L'indomani i bruchi erano scomparsi, ma i mandorli nudi come bastoni attestavano la portata del disastro: raccolto interamente perduto. E invece... E invece, incredibile! Si ebbe un raccolto abbondantissimo, un raccolto come mai si era avuto. Ma come poterono alberi senza fiori dare frutti? Come poterono dare mandorle dei mandorli ridotti a dei semplici pezzi di legno infilati in terra? Gli esperti e studiosi di botanica non hanno mai saputo rispondere. Nell'orto del convento c'erano cipressi, alberi da frutta e qualche pino solitario. All'ombra di essi, d'estate, Padre Pio, nelle ore vespertine, soleva sostare con gli amici e qualche visitatore, per un pò di refrigerio. Un giorno, mentre il Padre stava conversando con un gruppo di persone, tantissimi uccelli, che stavano sui rami più alti degli alberi, ad un tratto presero ad agitarsi, ad emettere pigolii, gorgheggi, fischi e trilli. Merli, passeri, cardellini ed altre varietà di volatili elevarono una sinfonia canora. Quel canto però infastidì ben presto Padre Pio che, alzati gli occhi al cielo e portando l'indice sulle labbra, intimò il silenzio con un deciso: “Adesso basta!” Gli uccelli, i grilli e le cicale immediatamente fecero il più assoluto silenzio. I presenti rimasero tutti profondamente stupiti. Padre Stabilire una definizione per la parola “miracolo” è un’impresa alquanto difficile. I miracoli possono essere considerati come la manifestazione del sovrannaturale o meglio ancora come fenomeni per mezzo dei quali le leggi della natura obbediscono ad una forza superiore - cioè la volontà di Dio. I miracoli hanno accompagnato Padre Pio da Pietrelcina nel corso della sua vita. La natura del miracolo - si faccia attenzione - resta sempre divina. Padre Pio invitava sempre i miracolati a ringraziare il Signore quale unica fonte delle grazie ricevute. Risale al 1908 quello che fu definito uno dei primi miracoli di Padre Pio. Trovandosi nel convento di Montefusco, fra Pio pensò di andare a raccogliere un sacchetto di marroni da mandare alla zia Daria, a Pietrelcina, che gli aveva sempre dimostrato un grande affetto. La donna ricevette le castagne, le mangiò e conservò il sacchetto per ricordo. Qualche tempo dopo, una sera, facendosi luce con una lampada ad olio, zia Daria andò a rovistare in un cassetto dove il marito custodiva la polvere da sparo. Una scintilla appiccò il fuoco ed il cassetto esplose investendo la donna in pieno volto. Urlando di dolore zia Daria prese dal comò il sacchetto che aveva contenuto le castagne di fra Pio e lo pose sul viso nel tentativo di porre sollievo alle ustioni. Immediatamente il dolore scomparve e sul volto della donna non restò alcun segno delle bruciature. Durante la guerra il pane era razionato. Al convento di Santa Maria delle Grazie c'erano sempre più ospiti e i poveri che venivano a chiedere la carità erano sempre più numerosi. Un giorno quando i religiosi si recarono in refettorio, nel cesto c'era mezzo chilo di pane. La comunità pregò il Signore e sedette a mensa per mangiare la minestra. Padre Pio si era fermato in Chiesa. Poco dopo arrivò con parecchi filoni di pane fresco. Il Superiore gli disse “dove li hai presi?” - “Me li ha dati una pellegrina alla porta”, rispose. Nessuno parlò, ma tutti avevano compreso che solo lui poteva incontrare certi pellegrini. Una mattina il sacrista si era dimenticato di far consacrare le particole per la comunione. Nella pisside ne erano rimaste pochissime. Terminate le confessioni Padre Pio cominciò a distribuire la comunione ai fedeli, che erano moltissimi. Li comunicò tutti, e nella pisside avanzarono ancora delle particole. Una figlia spirituale di Padre Pio, sul bordo della strada, leggeva una lettera del Frate. Il foglio le sfuggì di mano e il vento lo fece rotolare per la discesa. Era 84/2014 Pag. 5

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Pio, come San Francesco, aveva parlato agli uccelli. Un signore racconta: “Mia madre, foggiana, che è stata una delle prime figlie spirituali di Padre Pio, non mancava mai, nei suoi incontri con venerato cappuccino, di chiedergli di proteggere mio padre per convertirlo. Nell'aprile del 1945 mio padre doveva essere fucilato. Era già davanti al plotone di esecuzione allorché vide davanti a sé Padre Pio, con le braccia alzate, in atto di proteggerlo. Il comandante del plotone diede ordine di sparare, ma dai fucili puntati contro mio padre, i colpi non partirono. I sette componenti del plotone d'esecuzione e il comandante stesso, stupiti, controllarono le armi: nessuna anomalia. Il plotone puntò nuovamente i fucili. Per la seconda volta il comandante diede l'ordine di sparare. E per la seconda volta i fucili si rifiutarono di funzionare. Il fatto misterioso e inspiegabile, determinò la sospensione dell'esecuzione. In un secondo tempo, mio padre, anche in considerazione dell'essere mutilato di guerra e pluridecorato, venne graziato. Mio padre ritornò alla fede cattolica e ricevette i sacramenti a San Giovanni Rotondo, dove si era recato per ringraziare Padre Pio. Mia madre ottenne così la grazia che sempre aveva chiesto a Padre Pio: la conversione del proprio consorte. Padre Onorato raccontava: Mi recai a San Giovanni Rotondo, insieme ad un amico, con una vespa 125. Giunsi al convento poco prima di pranzo. Entrato nel refettorio, dopo avere ossequiato il superiore, andai a baciare la mano a Padre Pio. “Guaglio”, mi disse con aria furba, “t'ha pizzicato la vespa?” (Padre Pio sapeva di quale mezzo di trasporto mi ero servito). Il mattino seguente con la vespa, partiamo per San Michele. A metà strada terminò la benzina, mettemmo la riserva ripromettendoci di fare il pieno a Monte Sant'Angelo. Giunti in paese, la brutta sorpresa: i distributori non erano aperti. Decidemmo egualmente di partire per fare ritorno a San Giovanni Rotondo con la speranza di incontrare qualcuno da cui avere un pò di carburante. Ero dispiaciuto soprattutto per la magra figura che avrei fatto con i confratelli che mi attendevano per il pranzo. Dopo pochi chilometri il motore si mise a scoppiettare e si spense. Guardammo dentro al serbatoio: vuoto. Con amarezza feci notare al mio amico che mancavano una decina di minuti all'ora di pranzo. Un pò per la stizza ed un pò per mostrarmi solidarietà il mio amico dette un colpo al pedale dell'accensione. La vespa si mise subito in moto. Senza chiederci come e perché, partimmo “sparati”. Giunti nel piazzale del convento la vespa si fermò: il motore preceduto dal solito scoppiettio si spense. Aprimmo il serbatoio, era asciutto come prima. Guardammo esterrefatti gli orologi e restammo ancora più storditi: mancavano cinque minuti al pranzo. In cinque minuti avevano percorso quindici chilometri. Media: centottanta chilometri orari. Senza benzina! Entrai in convento mentre i confratelli scendevano per il pranzo. Andai incontro a Padre Pio che mi guardava e sorrideva. Maria è la madre di un bimbo ammalatosi appena nato, la quale apprende, a seguito di una visita medica che la piccola creaturina è affetta da un male assai complesso. Quando oramai ogni speranza di salvarlo è assolutamente persa, Maria si decide a partire in treno per San Giovanni Rotondo. Abita in un paese al capo opposto della Puglia ma ha sentito tanto parlare di questo Frate che porta impresse nel suo corpo cinque ferite sanguinanti, uguali a quelle di Gesù sulla Croce, e che fa grandi miracoli, guarisce gli ammalati e ridà speranza agli infelici. Parte subito ma durante il lungo viaggio, il bambino muore. Lo avvolge fra gli indumenti personali e, dopo averlo vegliato per tutta la notte sul treno, lo ripone dentro la valigia e ne chiude il coperchio. Giunge così il giorno seguente a San Gio- vanni Rotondo. E' disperata, ha perso l'affetto cui più tiene al mondo ma non ha perso la fede. La sera stessa è al cospetto del frate del Gargano; è in fila per confessarsi e fra le mani stringe la valigia che contiene il piccolo cadavere del suo bambino, oramai deceduto da più di ventiquattro ore. Arriva di fronte a Padre Pio. E' chino a pregare quando la donna si inginocchia singhiozzante di pianto rotto dalla disperazione, ed implora il suo aiuto, lui la guarda intensamente. La madre apre la valigia e gli mostra il piccolo corpicino. Il povero frate è profondamente toccato ed anch'egli è straziato dal dolore di questa madre inconsolabile. Prende il bambino e gli poggia la mano stigmatizzata sul capo, poi rivolti gli occhi al cielo recita una preghiera. Non passa più di un secondo che la povera creatura già si rianima: un gesto a scatto gli rimuove prima le gambine e poi le piccole braccia, sembra svegliarsi da un lungo sonno. Rivolto alla madre gli dice: “Madre, perché strilli, non vedi che tuo figlio dorme?”. Le grida della donna e della folla che assiepa la piccola chiesa esplodono in una ovazione generale. Di bocca in bocca si urla al miracolo. E' il maggio 1925 quando la notizia di questo umile frate che guarisce gli storpi e resuscita i morti, scorre veloce sui fili del telegrafo di tutto il mondo. Un ingegnere, una sera, essendosi attardato al convento, s'accorse, al momento di uscire, che pioveva a dirotto. “E io non ho nemmeno il parapioggia!” - disse a Padre Pio. “Non potreste tenermi qui fino a domani? Altrimenti ne uscirò inzuppato come un pulcino”. - “No figlio mio, non è possibile. Ma non aver paura. Io ti accompagnerò”. L'ingegnere pensava dentro di sé che avrebbe fatto volentieri a meno di questa penitenza, anche se addolcita dall'assistenza spirituale di Padre Pio. Alzò il bavero, si calcò il cappello in testa e s'accinse bravamente a percorrere i due chilometri che lo separavano dal paese. Quale non fu la sua meraviglia, quando si accorse, appena uscito, che l'acquazzone si era improvvisamente calmato. Piovigginava appena, quando arrivò presso la famiglia che li aveva affittato la camera. “Madonna Mia!” - esclamò la donna sentendo aprire la porta - “dovete essere bagnato fino alle ossa!”. - “Niente affatto” - replicò lui - “quasi non piove più”. I contadini si guardarono stupefatti: “Come non piove più? Ma è un vero diluvio. Ascoltate!” - uscirono sulla soglia della porta e videro che effettivamente pioveva a catinelle. “Da un’ora piove senza tregua. Come avete fatto per passare all'asciutto?” - “Padre Pio ha detto che mi accompagnava” - “Ah, se Padre Pio vi ha detto questo...” . L'incidente era chiuso, si misero a tavola. - “Sicuramente”, disse la donna portando il piatto fumante di minestra, “sicuramente la compagnia di Padre Pio vale più di tutti i parapioggia!” Un signore di Ascoli Piceno raccontava: “Alla fine degli anni cinquanta venni a San Giovanni Rotondo con mia moglie per confessarmi da Padre Pio. Dopo aver ricevuto consigli e qualche rabbuffo, a sera ero ancora nel corridoio del convento. Padre Pio nel vedermi disse: “Sei ancora qui? “ - “Padre, non mi è partita la topolino” - risposi crucciato. “E che cos'è questa topolino?” - chiese ancora il caro frate. - “Un auto” aggiunsi. “Andiamola a vedere” - replicò Padre Pio. Quando fummo vicini all'auto, egli m'invitò a partire tranquillo. Viaggiammo tutta la notte e, al mattino, portai a far revisionare l'auto che aveva presentato difetti di accensione. Il meccanico, dopo i suoi accertamenti, disse che l'impianto elettrico era completamente fuori uso e non volle assolutamente credere che, in quello stato, l'auto aveva percorso ben 400 chilometri, da San Giovanni Rotondo ad Ascoli Piceno. Ringraziai mentalmente Padre Pio tra stupore e tanta meraviglia. Non c'era per nulla bisogno di ripetergli dieci volte la stessa cosa, anche mentalmente. Una buona donna del paese ha suo marito ammalato gravemente. Corre subito al convento, ma come arrivare fino a Padre Pio? Per vederlo in confessione è necessario aspettare il turno, almeno tre giorni. Durante la Messa, la poveretta si agita, si dimena, passa da destra a sinistra e da sinistra a destra e confida, piangente, il suo grave problema alla Madonna delle Grazie, per intercessione del suo fedele servitore. Durante le confessioni, stesse evoluzioni. Finalmente riesce a infilarsi nel famoso corridoio, dove si può intravedere Padre Pio. Appena la vede le fa gli occhi severi: “Donna di poca fede, quando finirai di rompermi la testa e di ronzarmi nelle orecchie? Sono forse sordo? Me l'hai già detto cinque volte, a destra, a sinistra, davanti e di dietro. Ho compreso, ho compreso... - Va' presto a casa, tutto va bene”. Effettivamente il marito era guarito. Nella cronistoria del convento, alla data del 23 ottobre 1953, si può leggere questa annotazione. “Stamane la signorina Amelia Z., cieca nata, di anni 27, venuta dalla provincia di Vicenza, ha ricevuto la vista. Ecco come. Dopo essersi confessata, chiedeva a Padre Pio la vista. Il Padre le rispondeva: “Abbi fede e prega molto”. All’istante la giovane vedeva Padre Pio: il volto, la mano benedicente, i mezzi guanti che nascondevano le stigmate. La vista è andata rapidamente aumentando, sicché la giovane vedeva già bene da vicino. Riferita la grazia a padre Pio, egli rispondeva: “Ringraziamo il Signore”. Poi la giovane, mentre nel chiostro baciava la mano al Padre e lo ringraziava, gli chiedeva la vista completa, e il Padre “A poco a poco verrà tutta”. La cella numero 5, nel convento di San Giovanni Rotondo, dove Padre Pio ha vissuto fino alla sua morte Pag. 6 84/2014

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LE GUARIGIONI IMPOSSIBILI Grazia era una contadina di ventinove anni circa, cieca dalla nascita, frequentava da tempo la chiesetta del monastero. Un giorno Padre Pio le domandò all’improvviso se desiderasse possedere la vista: “certo, lo vorrei”, rispose, “purché non mi sia occasione di peccato”. “Bene, guarirai”, rispose e la mandò a Bari, raccomandandola alla moglie di un ottimo oculista. Ma questi dopo averla visitata disse a sua moglie: “Non c’è niente da fare con questa ragazza. Padre Pio può guarirla se vuol fare miracoli, io devo rimandarla a casa senza operarla”. Ma poiché Padre Pio te l’ha mandata - insistette la signora, “potresti almeno tentare l’operazione su un occhio. Lo specialista si lasciò convincere, prima operò un occhio e poi l’altro e tutti e due furono guariti. Di ritorno a San Giovanni Rotondo, Grazia accorse al convento e si gettò ai piedi di Padre Pio. Questi in silenzio, guardando oltre, la lasciò fronte a terra per un po’ di tempo, poi le ordinò di levarsi. “Beneditemi Padre, beneditemi”, implorò. Egli tracciò su di lei il segno della Croce ma Grazia attendeva ancora immobile. Quando era cieca il Padre la benediva ponendole le mani sul capo. “Beneditemi padre, beneditemi”, ripeteva la ragazza con un certo disappunto. “E che ti ci vuole come benedizione”, replicò il Padre, “un secchio d’acqua sulla testa?” Una signora racconta: Avevo avuto una gravidanza normale nel 1952, ma durante il parto sopravvennero complicazioni. Mio figlio nacque col forcipe e per me fu necessaria una trasfusione di sangue. Data l’urgenza non venne accertato quale fosse il mio gruppo sanguigno. Era quello zero ma mi venne trasfuso sangue di gruppo A. Gravissime le conseguenze: febbre alta, convulsioni, embolia polmonare, flebite agli arti inferiori, setticemia. Venne chiamato il parroco per l’estrema unzione. Ricevetti la Santa Comunione, ma dovettero darmela insieme a un po’ d’acqua. Quando i miei accompagnarono all’uscita il sacerdote rimasi sola. Ad un tratto mi apparve Padre Pio che mostrandomi le sua mani piagate mi disse: “Sono Padre Pio, tu non morirai. Recita un Padre Nostro ed un giorno verrai a trovarmi.” Io che ero moribonda, mi sollevai e mi misi a sedere. Quando rientrarono i miei parenti li invitai ad unirsi a me nella recita della preghiera insegnata da Gesù e raccontai loro della visione. Pregammo. E da quel momento cominciai a star bene. I medici, che appena chiamati vennero subito, constatate le mie condizioni convennero che si trattava di un miracolo. Dopo diversi mesi andai a San Giovanni Rotondo per ringraziare Padre Pio. Incontrai il Padre che mi dette la sua mano da baciare. Mentre gli dicevo il mio grazie sentii un forte profumo di violette. “Tu sei stata miracolata” - mi disse Padre Pio - ma non devi ringraziare me. “È stato il Sacro Cuore di Gesù che mi ha mandato a salvarti perché tu gli sei devota e hai fatto i primi venerdì del mese”. Nel 1953 - raccontava una signora - per dolori all’addome, fui sottoposta ad accertamenti radiografici i cui risultati, però, prospettarono una situazione difficilissima che richiedeva un intervento chirurgico urgente. Una mia amica, a cui confidai il mio problema, mi consigliò di scrivere una lettera a Padre Pio per chiedere il suo aiuto e la sua preghiera. Ebbi risposta: il padre mi suggeriva di “andare in ospedale”. Lui avrebbe pregato per me. In ospedale andai. Gli stessi medici che precedentemente avevano formulato la preoccupante diagnosi, nel rifare gli accertamenti preoperatori, con meraviglia dovettero convenire che “non avevo più nulla”. Ringrazio, a distanza di quaranta anni, ancora Padre Pio ed invito tutti a rivolgersi con fiducia a questo Santo che non sa negare ad alcuno la sua potente intercessione. Nel 1954, racconta una signora, mio padre, all’ora ferroviere, all’età di quarantasette anni si ammalò di una strana malattia che gli immobilizzò gli arti inferiori. Vana risultò ogni cura ed il posto di lavoro, dopo circa due anni, stava per essere compromesso. Poiché la situazione peggiorava, uno zio consigliò a mio padre di andare a San Giovanni Rotondo dove viveva un Frate cappuccino al quale il Signore aveva donato speciali carismi. Con tante difficoltà mio padre giunse nel piccolo centro sul Gargano accompagnato e sorretto da questo zio. In chiesa incontrò Padre Pio il quale, vedendo in che modo si trascinava tra la folla, disse a voce alta: “Fate spazio a quel ferroviere!” Eppure non conosceva mio padre né sapeva che egli era ferroviere. Qualche ora dopo Padre Pio si intrattenne in fraterno colloquio con papà. Gli appoggiò una mano sulla spalla, lo confortò con un sorriso e gli rivolse parole di incoraggiamento. Quando mio padre si allontanò da lui non si accorse di essere stato improvvisamente guarito. Mio zio lo seguiva sorpreso, stringendo tra le mani i due bastoni che non servivano più. Un distinto signore era un ateo materialista molto noto in Puglia per il fervore con cui propagandava la sua fede e combatteva la religione. La moglie era invece religiosa, ma l’uomo le aveva severamente proibito di andare in chiesa e di parlare di Dio ai figli. Nel 1950 l’uomo si ammalò. La diagnosi dei medici fu terribile: “un tumore al cervello e uno dietro l’orecchio destro”. Non c’era speranza di guarigione. Ecco quanto raccontò l’interessato: “Fui trasportato all’Ospedale di Bari. Avevo una grande paura del male e della morte. Fu questa paura che mi fece nascere nell’animo il desiderio di rivolgermi a Dio, cosa che non facevo da quando ero bambino. Da Bari fui trasportato a Milano per essere sottoposto a un’operazione nel tentativo di salvarmi la vita. Il medico che mi visitò disse che l’operazione era di estrema difficoltà e i risultati assai dubbi. Una notte, mentre ero a Milano, vidi in sogno Padre Pio. Venne a toccarmi la testa e lo sentii dire: “Vedrai che con il tempo guarirai”. Al mattino stavo meglio. I medici furono stupiti dal mio rapido miglioramento, ma ritenevano l’intervento indispensabile. Io invece, terrorizzato, poco prima di entrare in sala operatoria, fuggii dall’ospedale e mi rifugiai in casa di parenti, a Milano, dove si trovava anche mia moglie. Dopo alcuni giorni però, i dolori ripresero fortissimi e, non riuscendo più a resistere, tornai in ospedale. I medici, indignati, non volevano più prendersi cura di me, poi la loro coscienza professionale prevalse. Ma prima di procedere all’operazione credettero opportuno farmi degli altri esami. Al termine di questi esami, con grande stupore, si accorsero che dei tumori non c’era alcuna traccia. Ero sorpreso anch’io, non tanto per ciò che mi dissero i medici, ma perché mentre mi stavano facendo gli esami avevo sentito un intenso profumo di viole e sapevo che quel profumo annunciava la presenza di Padre Pio. Prima di lasciare l’ospedale chiesi il conto al professore. Non mi dovete nulla - rispose - giacché nulla ho fatto per guarirvi. Tornato a casa volli andare con mia moglie a San Giovanni Rotondo per ringraziare il Padre. Ero convinto che la guarigione mi era stata data da lui. Ma quando giunsi nella chiesa del convento di Santa Maria delle Grazie i dolori ripresero violentissimi, tanto che svenni. Due uomini mi portarono di peso al confessionale di Padre Pio. Mi ripresi. Appena lo vidi gli dissi: “Ho cinque figli e sono molto ammalato, salvatemi Padre, salvate la mia vita”. “Non sono Dio” - mi rispose - “e neppure Gesù Cristo, sono un prete come tutti gli altri, non di più, forse di meno. Non faccio miracoli io”. - “Vi prego padre, salvatemi”, implorai piangendo. Padre Pio stette un attimo in silenzio. Levò gli occhi al cielo e vidi che le sue labbra si mossero in preghiera. In quel momento sentii ancora l’intenso profumo di viole. Padre Pio disse: “Va a casa e prega. Io pregherò per te. Tu guarirai”. Tornai a casa e da allora ogni sintomo del male sparì.” Una Signora racconta: Era il 1947, avevo trentotto anni ed ero sofferente a causa di un tumore all’intestino accertato da radiografie. Venne deciso l’intervento chirurgico. Prima di entrare in ospedale volli andare a San Giovanni Rotondo da Padre Pio. Mi accompagnarono mio marito, mia figlia ed una sua amica. Avevo tanto desiderato confessarmi dal Padre per parlare con lui del mio problema ma non fu possibile perché Padre Pio ad un certo punto, uscì dal confessionale deciso ad andar via. Rimasi delusa e piansi per il mancato incontro. Mio marito raccontò ad un altro frate il motivo del nostro pellegrinaggio. Questi, compenetrandosi nella mia situazione, promise di riferire tutto a Padre Pio. Di li a poco fui chiamata nel corridoio del convento. Padre Pio, pur tra tanta gente, sembrò interessato unicamente alla mia persona. Mi chiese il motivo della mia evidente angoscia e m’incoraggiò assicurandomi che stavo in buone mani... e che avrebbe pregato Iddio per me. Restai meravigliata in quanto mi resi conto che il Padre non conosceva né il chirurgo né me. Comunque, con serenità e speranza, affrontai l’intervento. Il chirurgo fu il primo a gridare al miracolo. Pur con le radiografie tra le mani, dovette operarmi di appendicite non sospetta perché... del tumore non c’era alcuna traccia. Quel chirurgo, non credente, da quel momento ebbe il dono della fede e fece mettere il Crocifisso in tutte le stanze della clinica. Io ritornai a San Giovanni Rotondo dopo una breve convalescenza e vidi il Padre che, in quel momento stava dirigendosi verso la sagrestia. Si fermò all’improvviso e, rivolgendosi con un sorriso a me, disse: “Hai visto che sei tornata?”. Mi dette la mano da baciare che, commossa trattenni tra le mie. Un signore raccontava: Da diversi giorni mi si era gonfiato e mi faceva un gran male il ginocchio sinistro. Il medico mi aveva detto che il caso era piuttosto complicato e mi aveva prescritto molte iniezioni. Un po’ allarmato, prima di iniziare la cura volli recarmi da Padre Pio. Dopo essermi confessato gli parlai del mio ginocchio e gli chiesi di pregare. Nel tardo pomeriggio, mentre mi accingevo a ripartire, il dolore improvvisamente scomparve. Mi guardai il ginocchio: non era più gonfio, era come il destro. Allora, anziché partire, ritornai correndo da Padre Pio per dirgli grazie. - “Non me devi ringraziare, ma il Signore”. Poi con un sorriso aggiunse: “Di al tuo medico che quelle iniezioni se le faccia lui”. Racconta un signore: “Nel lontano 1950 mia suocera fu ricoverata in ospedale per un intervento al seno sinistro. La neoformazione, però, risultò di natura maligna. Infatti, dopo pochi mesi, fu necessario, con un nuovo ricovero, un altro intervento analogo, al seno destro. Data la diffusione del male i medici del Policlinico di Milano diedero all’inferma tre o al massimo quattro mesi di vita. A Milano, qualcuno ci parlò di Padre Pio e dei prodigi attribuiti alla sua intercessione. Partii immediatamente per San Giovanni Rotondo. Attesi il mio turno per la confessione e, quando giunse, chiesi al Padre la grazia della guarigione per la madre di mia moglie. Padre Pio fece due lunghi sospiri poi disse: “Preghiamo, preghiamo tutti. Guarirà!” Così fu. Mia suocera dopo l’intervento si ristabilì e andò personalmente a ringraziare il Padre che, sorridendo le disse: “Va in pace, figlia mia! Va in pace!” Invece di pochi mesi previsti, mia suocera visse ancora diciannove anni durante i quali crebbe, in lei ed in noi, la devota riconoscenza per Padre Pio. Un’altra guarigione, attribuita a Padre Pio, fu 84/2014 Pag. 7

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considerata un prodigio permanente, riguarda un ex ferroviere toscano, morto nel 1983, a settanta anni. “Sono una sfida vivente alle leggi fisiche” - ripeteva l’uomo. Nel 1945 viveva in provincia di Siena. Era sposato e aveva un figlio piccolo. Lavorava come sorvegliante degli impianti elettrici di una linea ferroviaria. La mattina del 21 maggio, mentre si recava al lavoro in motocicletta, venne travolto da un camion. Arrivò all’ospedale in fin di vita. I medici gli riscontrarono una frattura al cranio, una frattura all’arco sopraccigliare sinistro, la rottura del timpano sinistro, la frattura di alcune costole e cinque fratture alla gamba sinistra. Rimase tra la vita e la morte per diversi giorni, poi venne dichiarato fuori pericolo. La ripresa fu lunga ma soddisfacente, tranne che per la gamba. Era così mal ridotta che i medici non riuscivano a metterla a posto. Passava da un ospedale all’altro. Fui ricoverato alla Clinica ortopedica di Siena dove rimasi in cura per un anno e mezzo. Poi andai al Rizzoli di Bologna. Dopo i primi interventi le fratture al femore erano state parzialmente sanate ma a causa di una serie di complicazioni, la gamba era completamente rigida. I medici parlavano di “anchilosi fibrosa del ginocchio sinistro” e non riuscivano a guarirmi. Inoltre le ferite provocate dai numerosi interventi chirurgici non si rimarginavano. Poiché tutti i tentativi di piegare la gamba erano risultati inutili, i medici della Clinica ortopedica di Siena decisero di tentare la flessione forzata del ginocchio su apparecchio di Zuppinger in anestesia generale. Ma le aderenze muscolari e i legamenti che bloccavano l’articolazione erano così resistenti che anche quell’intervento risultò inutile. Anzi, quando i medici insistettero con maggior forza, si spezzò nuovamente il femore e dovetti restare altri due mesi con la gamba ingessata. All’inizio del 1948 fui dimesso dalla Clinica ortopedica di Siena e dichiarato inguaribile. Avrei dovuto restare con la gamba rigida per tutto il resto della mia vita. Avevo trentacinque anni e non riuscivo a rassegnarmi. Decisi perciò di tentare ancora presso altri specialisti ma le speranze di successo risultarono essere pochissime e quindi non me la sentii di affrontare un nuovo intervento. Ero demoralizzato e cattivo come una bestia ferita. Non volevo vedere nessuno. Non volevo più vivere. Sfogavo tutto il mio dolore contro mia moglie che tentava di farmi coraggio. Per muovermi adoperavo le stampelle, ma riuscivo a trascinarmi solo per pochi metri perché la gamba, oltre che essere rigida, era ancora piena di ferite sanguinanti e dolorosissime. Spesso, volevo fare da solo, cadevo e allora urlavo con tutta la mia rabbia, bestemmiando contro Dio e contro tutti. Mia moglie era credente, io no. Lei andava in chiesa e io la rimproveravo. Bestemmiavo per farle dispetto e lei piangeva. Un giorno nella nostra parrocchia venne un religioso a tenere delle conferenze. Venuto a conoscenza del mio caso volle parlare con mia moglie per confortarla: “Perché non porta suo marito a San Giovanni Rotondo da Padre Pio, un cappuccino che fa miracoli?” Mia moglie mi riferì quelle parole con tanta speranza ma io scoppiai in un’ironica risata, pronunciando bestemmie e improperi anche contro Padre Pio. Mia moglie non volle lasciar perdere quella possibilità e scrisse tante volte al religioso, ma non ricevette mai risposta. Allora riprese a parlarmene e a chiedermi di accontentarla. La mia situazione andava sempre peggio. Mi resi conto che per me la vita era finita. La forza della disperazione ebbe il sopravvento. Verso la fine dell’anno mi arresi. “Va bene” - dissi a mia moglie - “proviamo anche questo”. Il viaggio fu drammatico. In treno ero disteso su una barella, ma quando dovevo salire e scendere dallo scompartimento i dolori erano atroci. La prima tappa fu Roma, la seconda Foggia. Per raggiungere San Giovanni Rotondo c’era un solo pullman e partiva al mattino presto. Decidemmo di trascorrere la notte in una pensione. Mentre mi trascinavo con le stampelle scivolai in una pozzanghera, cadendo malamente. Fui soccorso dai dipendenti delle ferrovie, i quali saputo che ero un loro colle- ga mi misero a disposizione una stanza negli uffici della stazione e lì passai la notte. Il mattino presto, io, mio figlio e mia moglie prendemmo il pullman per San Giovanni Rotondo. Il pullman si fermava a circa due chilometri dalla chiesetta dei cappuccini. Le strade non erano asfaltate. Non so come riuscii a raggiungere la chiesa. Appena entrato, mi accasciai su una panca mezzo svenuto. Non avevo mai visto una fotografia di Padre Pio, quindi non sapevo riconoscerlo. In chiesa c’erano diversi cappuccini. Vicino a me ce n’era uno che stava confessando le donne. La tendina, che serve a nascondere il confessore, era aperta. Il frate teneva gli occhi bassi e le mani nascoste nelle maniche della tonaca. Quando alzò la destra per dare l’assoluzione mi accorsi che portava i mezzi guanti. “E’ lui” - dissi a me stesso. In quell’istante Padre Pio alzò gli occhi e mi fissò per un paio di secondi. Sotto quello sguardo il mio corpo cominciò a tremare, come se fosse stato colpito da una violenta scossa elettrica. Dopo alcuni minuti il padre uscì dal confessionale e se ne andò. Alle quattro del pomeriggio eravamo di nuovo in chiesa. Mio figlio mi accompagnò in sagrestia. Padre Pio stava già confessando. C’erano alcune persone prima di me. Dopo circa un quarto d’ora arrivò il mio turno. Puntellandomi sulle stampelle, mi avvicinai al religioso. Tentai di dire qualcosa, ma lui non me ne diede il tempo. Cominciò a parlare tracciando un quadro perfetto della mia vita, del mio carattere, del mio comportamento. Ero completamente rapito dalle sue parole e non pensavo più alla gamba. Quando il Padre alzò la mano per darmi l’assoluzione, provai di nuovo la terribile scossa in tutto il corpo che avevo sentito la mattina. Senza accorgermi mi inginocchiai e feci il segno della croce. Poi, sempre senza pensare alla gamba, mi alzai, presi le stampelle in mano e mi allontanai camminando regolarmente. Tutto questo lo facevo in modo del tutto normale. Mia moglie che era in chiesa, mi vide arrivare con le stampelle in mano, ma neanche lei ci fece caso. Mi disse solo: “Che bella faccia serena che hai!” Ci fermammo a pregare un po’, poi ci avviammo all’uscita. Solo a questo punto mia moglie si rese conto di quello che era accaduto: “Giuseppe, ma tu cammini” disse. Mi fermai ed osservai con immenso stupore le stampelle che avevo in mano. “E’ vero, cammino e non sento nessun dolore” risposi. “Papà” - aggiunse mio figlio - “quando eri da Padre Pio ti sei anche inginocchiato”. Potevo fare quei movimenti con la massima naturalezza, senza nessun dolore e difficoltà. Mi tolsi i pantaloni ed esaminai le gambe: tutte le ferite, che fino a poco prima erano doloranti e sanguinanti, si erano rimarginate. Ora si vedevano solo delle cicatrici perfettamente asciutte. “Sono veramente guarito!” - gridai a mia moglie e scoppiai a piangere. Il ritorno a casa fu una marcia trionfale. Ovunque mi fermassi raccontavo quanto mi era accaduto. Tornai a farmi visitare alla Clinica ortopedica di Siena. I medici erano esterrefatti. Prima di tutto nel vedere che camminavo. E poi perché alle radiografie la mia gamba non era assolutamente cambiata. L’anchilosi fibrosa al ginocchio sinistro era sempre presente e non avrei potuto in nessun modo camminare. Il mio caso venne presentato anche a un congresso medico a Roma. Fui visitato da molti di quelli illustri specialisti che provenivano anche dall’estero, e tutti restarono meravigliati. Frate Daniele raccontava che un signore aveva una zia guarita per intercessione di Padre Pio. La zia di questo signore, molto tempo prima, si era ammalata di tumore. La madre dell’uomo, che era la sorella della zia, inviò un telegramma a Padre Pio per chiedere il suo aiuto ed ebbe questa risposta: “Pregherò per vostra sorella affinché il Signore la guarisca. Starò con le braccia alzate, perchè Egli ci ascolti.”. Il telegramma di risposta fu messo sotto il cuscino e dopo un poco la malata riaprì gli occhi, come se tornasse da un altro mondo, dicendo: “E’ venuto un frate cappuccino e mi ha detto: “Alzati che sei guarita”. Le fecero vedere una foto di Padre Pio ed ella riconobbe il suo benefattore. La zia ritornò in salute e ricominciò anche i lavori nell’orto. Suor Pagani racconta: “Avevo programmato un viaggio per rivedere padre Pio ma prima di partire volli andare a salutare don Giancarlo, parroco del mio paese, ricoverato in ospedale per un tumore al polmone. L’ammalato mi chiese di raccomandarlo al santo frate: “Dite qualcosa al Padre della mia malattia”. Giunta a San Giovanni Rotondo, insieme a qualche altra persona mi fecero accomodare nel corridoio della portineria, dove sarebbe passato il Santo. Ero immersa nei miei pensieri quando giunse padre Pio. Mi diede la mano da baciare ed ebbi il breve colloquio, il Padre chiese: “Hai altro da dirmi?”. Io rimasi un po’ sorpresa di fronte alla sua domanda, ma poi mi ripresi e dissi “Ah si, Padre! Il nostro parroco è ammalato di tumore ed aspetta una vostra parola”. Padre Pio disse: “E se Dio ha disposto che muoia, lui che vuole?”. “Padre che guarisca, padre - Lui vuole guarire”. Il Santo rimase un po’ in silenzio e poi: “Bè, lasciamo andare…” disse non terminando la frase. Tornata a casa, seppi che don Gianfranco era uscito dall’Ospedale. Andai in canonica e gli riferii quanto aveva detto il padre. In ospedale non mise più piede. La statua della Madonna pellegrina di Fatima giunse a San Giovanni Rotondo il 5 agosto 1959. Padre Pio era da diversi mesi ammalato. Aveva un focolaio bronco-pneumonico o una pleurite siero emorragica. Questa era la diagnosi del suo medico dott. Sala. Mentre la statua della Madonna fa il suo ingresso solenne nella chiesa del convento, Padre Pio è a letto, in preghiera, impossibilitato ad alzarsi. Ma il giorno dopo, verso le tredici, poco prima che la Madonna sia spostata a Casa Sollievo, viene trasportato con molta cautela nella vecchia sacrestia. Abbassano la statua fino al suo viso e lui, commosso e con le lacrime agli occhi la bacia affettuosamente e mette un rosario da lui benedetto nelle sue mani; poi si riporta su perché stanco e per il timore di qualche collasso. Al riguardo padre Raffaele da Sant’Elia a Pianisi racconta: Dopo aver saputo che la Vergine di Fatima ha terminato il giro in tutti i reparti dell’Ospedale, padre Pio esprime il desiderio di volerla salutare ancora, prima della partenza. E viene nuovamente accontentato. Lo trasportano, sempre su una sedia, nel coro della nuova chiesa e si affaccia all’ultima finestra di destra di chi guarda la chiesa dal piazzale…l’elicottero si solleva; prima però di prendere la rotta designata, fa tre giri sul convento e la chiesa per salutare Padre Pio. Egli, al vedere l’elicottero che si muove con su la Madonna, tutto commosso, con fede e lacrimante dice: “Madonna mia, Mamma mia, sei entrata in Italia e mi sono ammalato; ora te ne vai e mi lasci ancora malato”. Detto questo, abbassa il capo, mentre un brivido lo scuote e pervade tutto. Padre Pio ha ricevuto la grazie e si sente bene. Il giorno dopo vuol celebrare in chiesa, ma quasi tutti lo sconsigliano. Intanto la sera, provvidenzialmente, arriva il prof. Gasbarrini, che lo visita minuziosamente, lo trova guarito clinicamente e dice ai padri presenti “Padre Pio sta bene e domani può celebrare liberamente in chiesa”. Tra la fine del 1953 e l’inizio del 1954 il Papa Pio XII ebbe un vero e proprio tracollo fisico da stress: Lo stomaco rifiutò di ricevere qualsiasi cibo. Vomito continuo e nausea si alternavano ad un ininterrotto, terribile e penoso singhiozzo. Le uniche pause erano brevi sonni di mezz’ora. Si dovette ricorrere alla nutrizione artificiale. Padre Pio, anche per richiesta espressa della sorella del Papa e per invito della Segreteria di Stato di Sua Santità, durante la grave malattia del Santo Padre, non solo promise preghiere e suppliche al Signore per la sua guarigione, ma arrivò ad offrire la propria vita in cambio di quella del Papa. Qualche tempo dopo Padre Pio fu “costretto a letto, “con febbre altissima” ricorderà padre Costantino Capobianco. Egli Pag. 8 84/2014

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diceva: “io ero ignaro della cosa e non sapevo a che attribuire quell’improvviso ammalarsi del carissimo Padre”; ma il molto reverendo Padre Agostino, molto addentro alle “segrete cose” di quell’anima singolare, mi disse: “Ma perché gli fanno sapere certe cose? Padre Pio si è ammalato, perché ha saputo che il Papa è in grandi angustie. Ed ogni volta che sente notizie simili si ammala”. Padre Pio prendeva sulle sue spalle anche la “croce” del Vicario di Cristo. Vi fu quindi un’improvvisa guarigione di Papa Pio XII il quale, una volta guarito e venuto a conoscenza dell’eroica offerta del Frate Cappuccino di San Giovanni Rotondo, scrisse una lettera alla Curia Generale dei Cappuccini, esprimendo il gradimento per le preghiere fatte da Padre Pio. Un Sacerdote ed alcuni fedeli ortodossi della Romania sono passati nella Chiesa Cattolica dopo un miracolo di guarigione compiuto da padre Pio. Il parroco e la comunità affidata alle sue cure pastorali sono passati dalla religione ortodossa al cattolicesimo per esprimere la loro devota gratitudine a San Pio da Pietrelcina. È avvenuto a Pesceana, una cittadina della Contea di Vallea, nella Romania centro-meridionale. Qui la mamma del parroco, di 71 anni, era da tempo affetta da un tumore al polmone sinistro. I medici, dopo averla sottoposta a tutti i possibili accertamenti clinici, per la presenza di metastasi diffuse avevano per lei previsto solo pochi mesi di vita. Neppure un intervento chirurgico poteva essere tentato. Il sacerdote ortodosso, non riuscendo a rassegnarsi a perdere la mamma, si rivolse allora a suo fratello che lavorava a Roma, sperando di poter far visitare la madre da un illustre oncologo italiano. Il fratello del sacerdote riuscì a far visitare la madre da un illustre oncologo, il quale confermò la diagnosi dei colleghi rumeni. Durante la permanenza a Roma, la signora un giorno accompagnò suo figlio in una chiesa. In un angolo notò una gigantesca statua di Padre Pio e ne rimase fortemente colpita. Chiese chi fosse il soggetto raffigurato ed il figlio le illustrò la storia. Nei giorni successivi la donna ritornò in quella chiesa e ogni volta rimase a lungo in preghiera davanti alla statua del Santo di Pietrelcina. Passarono così due settimane e, nella data stabilita per i controlli clinici, si recò dall’illustre chirurgo, il quale, esterrefatto, constatò che del tumore e delle metastasi non c’era più traccia. La signora volle rimpatriare e raccontò tutto al figlio sacerdote sottolineando di aver chiesto aiuto a Padre Pio e di essere stata ascoltata, nonostante la sua appartenenza alla Chiesa ortodossa. La notizia si diffuse nella cittadina rumena e tra i fedeli, i quali, sotto la guida del loro pastore, cominciarono a conoscere e ad approfondire la figura del Santo Frate stimmatizzato. Anche altri ammalati si rivolsero a Padre Pio ed ebbero, per la sua intercessione, grazie e favori celesti. Nacque così tra tutti il desiderio di diventare cattolici per amore del venerato Padre. Quando il loro desiderio si è finalmente trasformato in realtà, hanno iniziato a raccogliere fondi per erigere in paese una chiesa dedicata a Padre Pio. Padre Pio conobbe ciò che accadde a papa Pio XII dopo la sua morte. Il 9 ottobre 1958, lo stesso giorno in cui Eugenio Pacelli era spirato a Castelgandolfo, suor Pascalina Lehnert scriveva una lettera a San Giovanni Rotondo ad un frate di sua conoscenza per sapere cosa ne pensasse Padre Pio. Il frate rispose alla suora dicendo che aveva posto la domanda a Padre Pio il quale, con un volto quasi trasfigurato, aveva risposto: “E’ in paradiso. L’ho visto nella Santa Messa”. Il frate, aggiunse che non fidandosi delle sue orecchie aveva chiesto nuovamente a Padre Pio: “Lo ha visto in Paradiso?”. “Si”, gli aveva risposto Padre Pio con un sorriso celestiale. Al riguardo Padre Agostino da San Marco in Lamis, il 18 novembre 1958 annotava nel suo Diario: “Padre Pio ha sentito tutto il dolore della sua anima per la morte del Papa Pio XII. Ma poi il Signore glielo ha fatto vedere nella gloria del Paradiso”. La Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo è una struttura sanitaria creata e inaugurata da Padre Pio il 5 maggio 1956. È un “ospedale religioso classificato” ad elevata specializzazione. L’Ospedale di San Pio da Pietrelcina dispone di circa 900 posti letto suddivisi tra 30 reparti di degenza medici e chirurgici, 50 specialità cliniche con un “catalogo” di circa 4300 prestazioni diagnostiche e terapeutiche. Ogni anno si registrano 57 000 ricoveri e oltre 1,3 milioni di prestazioni ambulatoriali. La Casa Sollievo, nata come Clinica privata di 250 posti letto, nel 1971 ha ottenuto il primo riconoscimento giuridico, quale Fondazione di religione e di culto senza scopo di lucro (Decreto del Presidente della Repubblica n. 14 del 14 gennaio 1971). Successivamente assume la qualifica di Ospedale Provinciale (Decreto del Medico Provinciale del 4 agosto 1971) e quindi di Ospedale Generale Regionale (Decreto del Presidente della Regione Puglia n. 943, del 2 giugno 1980), provvedimento che ne ha determinato l’inserimento nel Sistema Sanitario Nazionale. La natura giuridica dell’Ospedale è quella di un ente privato, di proprietà della Santa Sede, che eroga pertanto un servizio pubblico. Il 16 luglio del 1991, Casa Sollievo della Sofferenza ha ricevuto la qualifica di Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico nel settore delle “malattie genetiche ed eredo-familiari”, dal 5 dicembre 2012 ampliata al settore delle “Malattie genetiche, terapie innovative e medicina rigenerativa”. La classificazione quale Istituto scientifico ha rappresentato il riconoscimento ufficiale e il completamento operativo del pensiero del Fondatore che nel suo ispirato disegno aveva intuito, già 50 anni prima, che la ricerca deve costituire parte integrante dell’impegno professionale dei medici in genere, in particolare di quelli della “Casa”, e parte attiva del progresso scientifico. Presidente attuale della struttura sanitaria è l’Arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo Mons. Michele Castoro. ccupa il 30% del settore terziario della città in cui ha sede. La chiesa di Padre Pio, anche conosciuta come Santuario di San Pio, è un luogo di culto cattolico di San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia, nel territorio dell’arcidiocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo. Commissionata dall’Ordine dei Frati Minori Cappuccini della provincia di Foggia, venne progettata dall’architetto italiano Renzo Piano e costruita dall’impresa Pasquale Ciuffreda di Foggia, per contenere degnamente le migliaia di pellegrini che ogni anno giungono a onorare la memoria di Padre Pio da Pietrelcina. L’opera è stata quasi completamente finanziata dalle offerte dei pellegrini. Con i suoi 6000 m² (in grado di contenere 7000 persone considerando un ampio margine di sicurezza) è una delle chiese più grandi in Italia per dimensioni. Per l’innalzamento della struttura si è resa necessaria la fondazione di un consorzio che riuniva al suo interno le aziende impegnate nella costruzione: il consorzio “Fabbrica della chiesa”. La chiesa è stata inaugurata dinanzi a oltre trentamila persone il 1º luglio 2004, consacrata da mons. Domenico Umberto D’Ambrosio con la dedicazione a san Pio da Pietrelcina, dopo circa dieci anni di lavori. Pag. 9 84/2014

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MADRID di Paola Lungarini PRESENTAZIONE DEL LIBRO “AD ALTA QUOTA” DI LELLA GOLFO L'Ambasciata d'Italia ha ospitato la presentazione del libro “Ad alta quota” (Casa Editrice Marsilio) di Lella Golfo, fondatrice e Presidente della Fondazione Marisa Bellisario. Con l'autrice hanno conversato alcune professioniste italiane di successo in Spagna: Benedetta Poletti, direttrice di “Elle España”, Teresa Sapey, architetto, Nicoletta Negrini, Amministratore Delegato della Negrini per Spagna e Portogallo nonché Presidente dell'Accademia Italiana del Gusto, e Anna Fumarola, Dirigente della Fondazione umanitaria “Mujeres por África”. L'Ambasciatore Pietro Sebastiani ha introdotto il dibattito che è stato moderato da Paola Del Vecchio, corrispondente de Il Mattino, Il Messaggero e dell'Ansa da Madrid. Nel corso degli interventi sono stati trattati argomenti di attualità quali le pari opportunità, le risorse femminili come fattori di sviluppo e la legge sulle quote rosa nei consigli di amministrazione delle imprese quotate in borsa, approvata il 12 agosto 2012 della quale la stessa Lella Golfo, allora deputata, è stata a suo tempo promotrice e prima firmataria. L'AMBASCIATORE PIETRO SEBASTIANI AL “CORAZÓN CLASSIC MATCH 2014” Sin.: il Presidente dell'Inter, Thohir, la Alcaldesa Ana Botella e il Presidente del Real Madrid, Pérez L'Ambasciatore d'Italia, Pietro Sebastiani, ha partecipato alla presentazione del “Corazón Classic Match 2014, Juntos por la infancia”, l'incontro amichevole a scopo benefico che le squadre di “vecchie glorie” di Internazionale (Inter Forever) e Real Madrid (Real Madrid Leyendas) giocheranno domenica 8 giugno allo stadio Santiago Bernabéu di Madrid a favore di un progetto di aiuto all'infanzia. Sin.: il Presidente dell'Inter, Thohir, l'Ambasciatore Sebastiani, e il Presidente del Real Madrid, Pérez Ambasciata d’Italia a Madrid - Comunica ELEZIONI EUROPEE 2014. INDIZIONE DEI COMIZI ELETTORALI Si comunica che sono stati indetti i comizi elettorali per l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia. In Spagna le operazioni di voto per i rappresentanti italiani presso le sezioni elettorali istituite dalle Autorità diplomatico-consolari si svolgeranno venerdì 23 maggio e sabato 24 maggio. Agli elettori iscritti all’AIRE, che non abbiano optato per il voto a favore dei candidati spagnoli, sarà spedito dal Ministero dell’Interno il certificato elettorale con indicati gli orari e la località della votazione. Tale certificato sarà spedito anche agli elettori italiani che si trovano temporaneamente in Spagna per motivi di studio o lavoro, e ai loro familiari conviventi, che abbiano presentato apposita domanda entro il 6 marzo scorso. Gli elettori che, entro il quinto giorno precedente quello della votazione, non avranno ricevuto al proprio domicilio il certificato elettorale potranno chiedere al Capo dell’Ufficio consolare la verifica della propria posizione elettorale e l’eventuale certificato sostitutivo di ammissione al voto. Ai sensi dell’articolo 7, comma 4, della Legge 18/1979, si dà avviso che il decreto di riferimento – DPR 17 marzo 2014, “Indizione dei comizi elettorali per l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia” – è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 64 del 18 marzo 2014. Maggiori informazioni sono pubblicate nel sito web della Cancelleria Consolare dell’Ambasciata a Madrid www.consmadrid.esteri.it. Pag. 10 84/2014

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IL SINDACO MARINO AL FORO SMART CITY DEL NUEVO ECONOMIA FORUM della tecnologia, smart city e beni culturali; i finanziamenti europei nel quadro del programma Horizon 2014-2020; i provvedimenti in settori strategici come la mobilità, l’ambiente, il risparmio energetico e la tecnologia. E ancora la nuova attivazione delle iscrizioni online per i bambini al primo anno nei nidi d’infanzia e nelle materne comunali; il progetto di car sharing, che anche Madrid sta avviando; quello di rilancio del bike sarin e quello dello sviluppo delle piste ciclabili e dell’azione combinata sul fronte della mobilità. Citato anche il lavoro fatto sulla trasparenza - come ad esempio l'apertura del sito opencantieri.it, che permette di seguire lo stato delle opere e dei cantieri pubblici a Roma - che, ha aggiunto il sindaco, “può trasformare una città”. Il Sindaco si è confrontato con il Sindaco di Madrid, Ana Botella, in particolare sulle problematiche legate al budget amministrativo e sulla necessità di intercettare ed utilizzare meglio i fondi comunitari. Al termine del Foro, dopo l’incontro bilaterale con il primo cittadino di Madrid, Marino ha invitato Ana Botella a prendere parte, il prossimo primo ottobre nella Capitale, al meeting dei Sindaci delle 28 Capitali europee che il Campidoglio sta promuovendo. “Un appuntamento di fondamentale importanza per rafforzare il dialogo tra le città e l'Unione Europea – ha concluso Marino - un incontro per rivedere l'agenda urbana dell'UE ed affrontare i temi comuni alle grandi metropoli, nel rispetto dei parametri europei”. Ignazio Marino ha incontrato anche i componenti della Federazione spagnola dei Municipi e delle Province (Femp) e il Sindaco di Santander, Inigo de la Serna, Presidente della Rete spagnola delle città intelligenti e della Femp. MADRID di Paola Lungarini La Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna ha organizzato anche quest'anno un Corso di Cucina Italiana, in collaborazione con lo chef Cristiano Cugusi. Il corso, con 12 persone, si tenuto da “Il Pastaio”, laboratorio gastronomico. Preparati piatti tipici di diverse regioni d’Italia che venivano degustati alla fine di ogni lezione. La Camera sta valutando la possibilità di realizzarne un’altra entro la fine dell’anno. Sin.: La Alcaldesa di Madrid, Ana Botella, e il Sindaco di Roma Ignazio Marino “Il confronto con numerose e importanti realtà amministrative - ha dichiarato il Sindaco - ha fatto crescere la nostra consapevolezza circa la necessità di una nuova visione per il futuro di Roma. Sostenibilità e innovazione devono essere le linee guida dello sviluppo capitolino per una città moderna, all’altezza della sua fama e capace di competere con le altre grandi capitali mondiali”. Marino ha illustrato i progetti portati a termine sin qui dalla sua amministrazione e quelli che, in futuro, modificheranno il volto della Capitale partendo da un dato economico che ha sottratto alla città energie e fondi per lo sviluppo: “Il disavanzo di bilancio di 816 milioni di euro – ha detto il primo cittadino trovato all'inizio del mandato, ha condizionato questi nostri primi mesi. Vogliamo che Roma torni ad essere un luogo di forte attrazione mondiale per la cultura, le imprese e i giovani”. Il Foro è stata l’occasione per ricordare i provvedimenti messi in campo in questo periodo di amministrazione cittadina, come l’istituzione della prima Commissione speciale sui sistemi informativi, sull'innovazione e lo sviluppo La Camera di Commercio Italiana per la Spagna (CCIS), dopo il successo delle scorse edizioni, si è occupata anche quest’anno di organizzare la partecipazione di imprese spagnole dei settori dell'artigianato e dell'enogastronomia, che hanno esposto all'interno della fiera le eccellenze della produzione iberica in due settori chiave dell'economia spagnola, con il duplice obiettivo di valutare possibili rapporti commerciali con altri operatori del settore e testare i propri prodotti nel mercato italiano. Inoltre è stata organizzata una delegazione di buyer spagnoli che hanno accompagnato per la visita alla fiera e la realizzazione di incontri commerciali con alcuni espositori italiani opportunamente selezionati. Il Gruppo CNH Industrial ha chiuso l’anno 2013 come leader assoluto del mercato spagnolo di veicoli commerciali ed industriali a metano. L’IVECO ha immatricolato il 51% del mercato con 116 unità portandolo ad un 29% in più del 2012. Il gas naturale o metano porta ad un risparmio del 10% e del 20% sui motori diesel. Presentato il primo IVECO Stralis GNL che opererà in Galizia, a Ferrol. Motore a gas naturale partecipa ad un’esperienza pioniera in collaborazione con Endesa e l’impresa di trasporti Estellèz. Questo veicolo innovativo che si produce nella fabbrica IVECO di Madrid, riduce di un 10% l’emissione di CO2, un 95% di particole ed è più silenzioso e riesce ad avere un risparmio del costo del combustibile fino al 25% e con dei costi di usura di un 12% inferiore al diesel. ISTITUTO ITALIANO CULTURA Giornata di studio - 7/8 maggio 2014 INNOVAZIONE NEL DESIGN ITALIANO Il 7 e l’8 maggio, lo Ied, in collaborazione con l’IIC Madrid, apre le porte a tutti gli interessati all’innovazione del design italiano. Interverranno il Dott. Enrico Baleri (imprenditore, designer, progettista e fondatore di eb&c) e il Dott. Maurizio Montalti (ricercatore, designer e fondatore di Officina Corpuscoli). Conferenza - venerdì 9 maggio 2014 DIZIONARIO DELLE COLLOCAZIONI: LE COMBINAZIONI DELLE PAROLE IN ITALIANO, DI PAOLA TIBERII. Il 9 maggio, presso l'Istituto Italiano di Cultura di Madrid, Paola Tiberii presenterà il Dizionario delle collocazioni: Le combinazioni delle parole in italiano, edito da Zanichelli. Il Dizionario è nato dall’esigenza di disporre di un repertorio di combinazioni di parole, pratico e di semplice consultazione, per sviluppare, arricchire la competenza lessicale e l’uso della lingua nella sua quotidianità. L’Alfa Romeo Giulietta è stata selezionata come finalista per il premio “Best Car Turismo 2014”. L'iniziativa, organizzata dall'ente CEA e la rivista “Motor e Travel” è stata accolta con successo sia dal fabbricante che dal pubblico. Attraverso il sito www. mejorcocheparaviajar.com gli utenti hanno avuto la possibilità di esprimere il proprio voto in base alle loro preferenze per qualità, sicurezza e comfort. Segue poi una giuria, composta da un gruppo di 10 esperti provenienti da diversi settori di professionisti. L’Alfa Romeo 4C è stata eletta come macchina sicura per il 2014. Lo ha dichiarato la Eurosport Ebets, promotore del Campionato del Mondo di Turismo a nome della Federazione Internazionale Automobili. La 4C ha ricevuto molti riconoscimentiedèscesainpistaperlaprimavoltanelcircuito Moulay El Hassan di Marrakech. Inoltre, l’auto ha ottenuto il “Gran Premio della macchina più bella del 2013”, durante il 29° Festival Internazionale dell’Automobile di Parigi. 84/2014 Pag. 11

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SOCIETÀ ITALIANA DI BENEFICENZA c/Agustín de Betancourt, 3 - www.beneficenzaitaliana.es (0034) 91 5333106 - (0034) 91 5348423 - (0034) 690 065577 Società Italiana di Beneficenza

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ILLY CAFFÈ, VENTI ANNI IN SPAGNA BARCELLONA di Maria Santini Nel 1933 nasce la Illy Caffè a Trieste fondata da Francesco Illy. La Marca italiana produce in tutto il mondo una sola miscela di Puro Arabico, composta da 9 varietà dello stesso Arabico. Provengono dal Sudamerica, America Centrale, India e Africa. Nel 1993 Illy Caffè arriva in Spagna aprendo la sua succursale a Barcellona e diventa subito impresa leader del caffè espresso . Commercia con 140 Paesi dei 5 continenti ed è servito in più di 100.000 ristoranti e caffetterie. Nell’azienda lavorano 990 persone e nel 2012 ha avuto un fatturato di 361milioni di euro. Il suo Presidente ed Amministratore Delegato è Andrea Illy, che guida la terza generazione della famiglia. In Spagna e Portogallo dal 1999 dirige Massimo Saggese. La Illy ha fondato l’Università del Caffè per dare una formazione teorica e pratica su tutti gli aspetti del caffè sia ai produttori sia al personale delle caffetterie e agli “appassionati”. In Spagna la Illy ha aperto l’Università del Caffè di Spagna e Portogallo con sede a Barcellona. Nel 2011 la Illy riceve da parte della DNV la certificazione di Cadena Responsable de Suministros per un lavoro sostenibile a livello sociale, economico ed ecologico. Per il secondo anno la rinomata azienda italiana è stata nominata come una delle “World’s Most Ethical Company” del 2014 dall’Istituto “Ethisphere”, centro indipendente di ricerca per la promozione dei migliori sistemi nell’etica imprenditoriale e di governo e riconosce quindi quelle aziende che tengono alti questi valori. La Illy è stata eletta come socio ufficiale della EXPO2015 di Milano. Sant Jordi (in italiano San Giorgio) uccise il drago che terrorizzava gli abitanti di una città della Libia, salvando così la bellissima principessa che gli era stata offerta in sacrificio per placare la sua ira. La tradizione vuole che ogni 23 Aprile, per ricordare questa leggenda, si scambino un libro e una rosa: Barcellona si riempie così di chioschi per tutta la città, le cui strade pullulano per tutta la giornata di donne e uomini di ogni età. Un’altra delle tradizioni legate al 23 Aprile, diventata poi nel 1995 Giornata Mondiale del Libro per volere dell’Unesco, è quella di leggere pubblicamente un libro dall’inizio alla fine. Sono anni che ormai la Casa segue quest’importante tradizione catalana: nel 2012 era stata la volta di “Pinocchio”; l’anno scorso si era letta invece l’ “Odissea” di Omero; nel 2014 spazio a “Le pecore e il pastore” di Andrea Camilleri, con l’importanza collaborazione e contributo del Liceo Scientifico “Edoardo Amaldi” di Barcellona. La giornata di Sant Jordi alla Casa si è poi conclusa con l’esposizione di artisti associati al Reial Cercle Artístic de Barcelona, con quadri sempre legati alla festa del 23 Aprile: una serata che ha visto un’importante partecipazione di pubblico, alla quale ha partecipato anche il Presidente del Cercle Artístic Josep Felix Bentz e il Vice Presidente Joan Abelló. 5 Maggio 2014 - La medicina anti età per la donna e per l’uomo - “L’uomo è programmato per vivere 180 anni, se non arriva a questa età le cause vanno ricercate nell’alimentazione non corretta, negli stili di vita inadeguati e negli ambientali che ne accelerano l’invecchiamento” Robert Gallo (scienziato americano co-scopritore del Virus HIV”) 6 Maggio 2014 - presso il Taller di Musics Can Fabra nel quartiere di Sant Andreu a Barcellona, il pittore e poeta Valentí Gómez i Oliver presenterà il suo libro “Or Verd”, con la collaborazione della Casa degli Italiani di Barcellona. 8 Maggio 2014 - Se sei italiano e vivi e lavori a Barcellona; se non lo sei ma ti piacciono e ti interessano la lingua e la cultura italiana; se hai voglia di un ambiente rilassato e disteso nel quale conoscere altre persone, non solo italiane, che come te hanno gli stessi interessi; se semplicemente vuoi passare una buona serata in compagnia e conoscere gente nuova ecco, QUESTO È L’EVENTO CHE FA PER TE. presentazione libro - 10 maggio 2014 Presentazione del “DIZIONARIO DELLE COLLOCAZIONI”. Le combinazioni delle parole in italiano Com’è stato quel film? E quel libro? Ogni volta che qualcuno ce lo domanda, la prima risposta che viene in mente è “bello” oppure “brutto”. Tutto qui? Per rendere quel libro e quel film “emozionanti” o “deludenti”, “avvincenti” o “imbarazzanti”, si può ricorrere a uno strumento pratico come il “Dizionario delle collocazioni” firmato da Paola Tiberii per Zanichelli, una nuova opera di consultazione che considera le parole per la loro capacità associativa suggerendo le parole da accostare tra loro. musica - 11 maggio 2014 Mezzotono, piccola orchestra italiana senza strumenti - Lo spettacolo dei Mezzotono si propone di diffondere la tradizione e cultura italiana attraverso una chiave diversa e musicalmente molto originale: lo spettacolo è eseguito interamente a cinque voci a cappella, cioè senza l’ausilio di strumenti musicali. 15 Maggio 2014 - Sarà presentato il libro “Radici piemontesi dell’industria alberghiera di Barcellona, 1571-1936″, di Ángel Miguelsanz. Il libro, cui ha collaborato anche la Casa degli Italiani di Barcellona, racconta le vicende di alcune famiglie provenienti dal Piemonte, in special modo dal Lago d’Orta, che nei secoli tra il XVI e il XX “egemonizzarono” l’industria alberghiera di Barcellona. L’epopea di queste famiglie si concluse con lo scoppio della Guerra Civile nel 1936. 31 Maggio / 1 Giugno 2014 - un nuovo spettacolo prodotto dal Teatro Stabile di Barcellona, dal titolo “Il bAldo valzer delle belle”. Si tratta di un libero adattamento de “Le ragazze di Sanfrediano”, di Vasco Pratolini. Nella traduzione per la scena, il Teatro Stabile di Barcellona ha mantenuto la trama (Bob rubacuori gioca con le “sue” ragazze, ingannandole fino alla resa dei conti finale) ma ne ha modificato il contesto, privo nella sceneggiatura dei riferimenti alla Firenze del dopoguerra caratteristici del testo narrativo. presentazione libro - 16 maggio 2014 Roma criminal, di Giancarlo De Cataldo - Presentazione dell’edizione in lingua spagnola del libro di Giancarlo De Cataldo "Roma criminal" pubblicato da Roca Editorial (in italiano "Io sono il Libanese", Einaudi, 2012). Roma, primi anni Settanta. Il Libanese è un ragazzo di strada. musica - 20 maggio 2014 DINATATAK - Il gruppo Dinatatak nasce a Barcellona nel Giugno del 2007, fondato da "Coco" (Corentin Sauvetre), Sergio Veliz e Vanessa Bissiri. Ingresso libero – concerto & aperitivo musica - 23, 24 maggio 2014 COLLEGIUM KARALITANUM. Sa limba mea est musica - Coro di musica polifonica colta e popolare. Il coro sardo, con 40 anni di esperienza, esegue un repertorio di composizioni per coro di ispirazione religiosa nell’incomparabile cornice della Sagrada Familia PROGRAMMA DEI CONCERTI Ninnia Sacerdot A. ISTITUTO ITALIANO CULTURA storia - giovedì 8 maggio 2014 L’amore della politica. Pensiero, passioni e corpi nel disordine mondiale - Presentazione libro del prof. Valerio Romitelli (Università di Bologna) L’amore della politica. Pensiero, passioni e corpi nel disordine mondiale (Modena, Mucchi, 2014 ). Presentazione del libro con la presenza dell’autore e con la partecipazione dello storico Steven Forti teatro - 9, 16 maggio 2014 Paraíso en el Hades - Spettacolo teatrale in lingua spagnola ideato e interpretato da Claudio Trina. Un viaggio attraverso i dubbi esistenziali. In questo percorso mostrerà la doppia morale della società divisa tra verità e menzogna, fra l’essere e l’apparire. Spettacolo in collaborazione con il Ministerio español de Cultura, patrocinato dall’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona. Ha ottenuto nel III Cenit di Sevilla 2011 il premio alla migliore interpretazione. 84/2014 Pag. 13

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CENTENARIO DELLE CAMERE DI COMMERCIO ITALIANE DELLA SPAGNA 100 ANNI DOPO LA STORIA SI RIPETE Lo scorso 28 aprile le Camere di Commercio Italiane in Spagna hanno celebrato a Barcellona il loro Centenario. 1914-2014: un lungo percorso durante il quale le Camere sono state protagoniste della vita economica e delle relazioni commerciali tra i due paesi, contribuendo in maniera significativa allo sviluppo e alla promozione delle imprese. Barcellona è la città in cui è nata la Camera di Commercio Italiana, e 100 anni dopo la storia si è ripetuta, con grande successo di partecipazione. A introdurre l’Evento, un Atto Commemorativo nel Salón de Cent del Comune di Barcellona, dove all’inizio della cerimonia, il sindaco S. Ecc. Xavier Trias, il Presidente della Camera di Commercio Italiana di Barcellona Emanuela Carmenati, e il presidente della Camera di Commercio Italiana e Industria per la Spagna Marco Silvio Pizzi, hanno firmato il Documento Ufficiale di Commemorazione del Centenario in omaggio al primo gruppo di pionieri italiani e in ricordo del primo incontro organizzato dal Comité italo-spagnolo il 21 aprile del 1914. All’Atto hanno inoltre assistito le più alte cariche istituzionali italiane: l’Ambasciata, rappresentata dal suo Consigliere Economico Marco Rusconi, che ha portato il messaggio dell’Ambasciatore Pietro Sebastiani, il Console Generale d’Italia a Barcellona Stefano Nicoletti, il Presidente di Assocamerestero (Istituzione che gestisce la rete di tutte le Camere di Commercio Italiane nel mondo) Leonardo Simonelli. In qualità di autorità locali hanno assistito il Segretario di Impresa e Competitività della Generalitat di Catalunya Pere Torres, il secondo Vicesindaco Sónia Recasens. Durante la Commemorazione si è cercato di ricreare la speciale atmosfera di 100 anni fa attraverso la rivisitazione storica della fondazione della Camera di Commercio Italiana che fu costituita proprio a Barcellona, con particolare riferimento ad alcuni frammenti storici di articoli di giornale. Tale rivisitazione ha permesso di sottolineare l’importante ruolo di riferimento che ha la Camera a livello internazionale nel suo territorio di competenza, oltre che di ponte strategico tra l’Italia e la Spagna. Inoltre, coloro che sono intervenuti hanno messo in risalto come durante un intero secolo, questa Istituzione abbia cercato di rafforzare e consolidare le relazioni tra i due Paesi attraverso la propria rete di servizi. Come ha sottolineato nel suo discorso la Presidente della Camera di Commercio Italiana di Barcellona Emanuela Carmenati, se non fosse stato per La Vanguardia, non avremmo avuto notizia dell’emblematico momento celebrato a Barcellona nel lontano 21 aprile del 1914, né di molti altri. E, proprio attraverso La Vanguardia, lo stesso 28 aprile 2014, la CCIB ha ringraziato le imprese e i collaboratori che hanno patrocinato l’evento del suo Centenario. Pag. 14 BARCELLONA di Maria Santini Firma del Documento Conmemorativo – Presidente della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna Marco Silvio Pizzi – Sua. Ecc. Sindaco della cittá di Barcellona Xavier Trias – Presidente della Camera di Commercio Italiana di Barcellona Emanuela Carmenati Discorso di Sua Eccellenza Sindaco della cittá di Barcellona Xavier Trias D’altra parte, avendo localizzato negli archivi del Comune di Barcellona la fotografia di gruppo dello stesso evento di 100 anni fa, tutti i partecipanti hanno posato per una nuova foto di gruppo affinché possa essere una testimonianza per coloro che tra cent’anni saranno i successori. Dopo la cerimonia commemorativa, i Soci della CCIB, i rappresentanti ufficiali e gli altri invitati, si sono spostati nell’elegante sala della Casa degli Italiani, perché questa, fu la prima sede della Camera di Commercio Italiana. Qui si è tenuta la Cena di Gala e l’originale spettacolo teatrale Per- bacco Storie e Racconti sul vino dell’attore italiano Alessandro Dieli. Durante la cena si è reso omaggio a colui che fu il primo presidente della Camera, Dott. Ignazio Villavecchia, contando con l’affettuosa presenza del suo pronipote Jorge Villavecchia, a cui, l’attuale Presidente della CCIB Emanuela Carmenati ha consegnato una targa commemorativa. Con la torta di Compleanno del Centenario si é concluso l’evento.La CCIB durante tutto il 2014 organizzerà a Barcellona una serie di eventi e iniziative specifiche volte alla promozione delle imprese a essa associate. 84/2014

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ETICA E COMUNICAZIONE ISTITUZIONALI: MISURE PER IL CONTRASTO ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE legale; I progetti che mirano a promuovere i diritti economici, sociali e culturali uguali per le donne; I programmi educativi e di sensibilizzazione sulla parità di genere nelle scuole e nei media; L’ innovazione e l’investigazione; Il compromesso sociale, interculturale, del volontariato all’interno dell’unione Europea, Sostenere la cittadinanza europea. Obbiettivi per il 2014 sono quelli di creare tutta la rete delle organizzazioni e su ciò si sta già lavorando consolidandone i legami come pure creare un programma comune e condivisibile tra le organizzazioni partecipanti. La Spagna per le donne - Si riportò dati flash sulla situazione demografica, quote rosa, casi di violenza di genere e domestica, organi preposti alle leggi contro la violenza e per la parità di genere. Il ruolo importante dell’Istituto della Donna negli anni passati per aver partecipato alla creazione dei progetti divenuti legge, contro la violenza, uguaglianza di genere e sull’aborto ed attualmente come collegamento tra Europa, governo spagnolo, comunità ed organizzazioni private di carattere sociale. Si è specificata la prassi consigliata e seguita nei casi di violenza, il progetto vanguardista di una cooperativa per le prostitute che ad un anno dalla sua creazione in Ibiza viene presentato a Barcellona, La “ley antiproyecto” sull’aborto definita dagli spagnoli “un paso atrás”. Si riportarono le perplessità espresse dagli spagnoli sull’indagine europea che vede la Spagna come uno degli ultimi paesi in classifica per casi di violenza machista . Progetto Re-Birth - Un progetto che vede la partecipazione (copartners) di Roberta Martin e la sua organizzazione iniseme ad altre organizzazioni, in un ambito europeo, nella creazione di un progetto da sviluppare in Italia a sostegno delle donne che hanno sofferto violenze e dei familiari come i figli vittime indirette del maltrattamento. Dalla Spagna ci si BARCELLONA di Maria Santini Il 17 marzo 2013, a Milano, si è svolto un incontro organizzato dal Parlamento Europeo dedicato alle donne. Tema centrale di discussione è stato: l’Etica e Comunicazioni Istituzionali, misure per il contrasto alla violenza contro le donne. Roberta Martin di I.B.P., Slu fu una delle relatrici invitate all’evento. Il suo intervento si basò sui seguenti argomenti: Progetto Sportello Donna Europa; La Spagna per le Donne; Progetto Re-Birth. Dopo un breve ringraziamento diretto al Dottor Masarà, responsabile dell’ufficio del Parlamento Europeo a Milano, ed alla Dottoressa Rivitti del Cug/Ministero italiano di Economia, Roberta Martin ha ricordato che per qualità fisiologiche e biologiche le donne sono portate a creare connessioni e lo fanno nei modi più diversificati, ha sottolineato che tale considerazione semplice e forse troppo scontata sarebbe stata il fondamento del suo intervento come pure di quello delle altre relatrici presenti durante tutta la giornata. Sportello Donna Europa - Nasce da necessità ben concrete. Si tratta di una piattaforma di connessione tra organizzazioni europee intenzionate a lavorare sul seguente tema: LE DONNE ESSENZA DELLA NOSTRA SOCIETÀ. Per tanto Un convogliatore di conoscenze e di idee europee, uniche e rilevanti nel donare soluzioni comuni alla nostra società. Un’occasione per Donne ed Organizzazioni dell’Unione Europea di essere, insieme, protagoniste e non spettatrici nel conseguire mete comuni e nel aiutare a costruire una cultura sociale molto più coesa, rispettosa delle diversità umane e garante di dare le stesse opportunità alle donne ed agli uomini. Un opportunità per far sentire con maggiore forza la nostra voce davanti agli organi pubblici locali ed europei. Lo sportello lavorerà soprattutto per sostenere: La creazione di un osservatorio regionale; Lo sviluppo delle imprese femminili; I programmi di assistenza 84/2014 impegnerà per lavorare sui seguenti aspetti del progetto, preparando: Una relazione specifica sulla situazione. Include una mappatura a livello locale e nazionale dei servizi pubblici e privati specializzati nell’assistenza alle vittime: Linee sulle prassi di attuazione etica sulle strutture tipo per accogliere le donne, i bimbi e giovani indifesi; Linee operative culturali per integrare questi collettivi nella società; Creare i presupposti fondamentali tra le aree locali italiane e spagnole di entità sociali affinchè possano creare un ponte culturale e di mutuo supporto contro la violenza di genere; Supporto nella campagna di sensibilizzazione per la prevenzione del femminicidio e del sostegno ai collettivi vulnerabili e vittime della violenza direttamente le donne ed indirettamente giovani e bambini. Divulgazione di video e la creazione di uno slogan che simbolizzi Daphne III grazie alle attività manuali da introdurre nei gruppi sociali come, donne, bimbi, uomini persone anziani. Non solo ricorderanno ma vi hanno anche partecipato. A tal proposito Roberta Martin presentò il presimbolo di questo slogan, un cuore che batte di un progetto che sta prendendo vita. Rosa con le margheritine bianche per ricordare la donna e la sua rinascita come un essere più puro e forte. Parteciperà alla tavola di lavoro per il progetto Re-Birth, collaborando nella definizione di un programma di attività e di opportunità per le vittime rivolto alla loro reintegrazione ed accettazione nella società. Il suo ringraziamento più sincero è andato ancora una volta al Parlamento Europeo a Milano e al Cug/Ministero italiano di Economia per averla invitata, a tutte le sue colleghe relatrici presenti all’incontro e a tutto il team umano, donne ed uomini che hanno partecipato nell’organizzazione di questo incontro. Roberta Martin I.B.P.,Slu Pag. 15

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