"Storia a memoria" parte 1

 

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anno scolastico 2005 2006 scuola secondaria cassine

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ISTITUTO COMPRENSIVO DI RIVALTA BORMIDA “NORBERTO BOBBIO” SCUOLA MEDIA STATALE “GIUSEPPE VERDI” CASSINE ANNO SCOLASTICO 2005-2006 CLASSE 3^A STORIA A MEMORIA STORIE DI LUOGHI A CASSINE. PERCORSO STORICO DALL’8 SETTEMBRE 1943 AL 27 APRILE 1945 PARTECIPAZIONE AL CONCORSO “RESISTENZA NELLA MEMORIA - MEMORIA DELLA RESISTENZA” 1

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PRESENTAZIONE DELLE ATTIVITA’ Nel 60° della Liberazione, il Coordinamento dei Comuni dell’Acquese, l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani e la Commissione distrettuale docenti di storia e per l’ed. interculturale hanno indetto un concorso per le scuole elementari, medie e superiori, “A 60 anni dalla Liberazione: Resistenza nella Memoria – Memoria della Resistenza”. La nostra classe partecipa al concorso sostenuta da alcune motivazioni: • la memoria si difende con lo studio della storia, • l’apprendimento della storia è basato sull’esperienza del ricordare, • una finalità importante nell’insegnamento della storia è stimolare il gusto della ricerca. Il metodo di indagine storiografico richiede una serie di operazioni e competenze che possono essere riprodotte ai fini didattici nella scuola media solo a un livello molto elementare. In ogni caso, questo tipo di attività permette di sviluppare l’interesse per la ricerca storica, che potrà proseguire anche fuori dalla scuola, e aiuta a maturare nei ragazzi la consapevolezza che le persone tutte sono protagoniste della storia. Da questo punto di vista diventa allora importante conoscere anche la piccola storia locale e comprendere come essa si inserisca nei quadri storici generali che si studiano sui libri di testo. 2

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Per questa ragione la ricerca sul nostro territorio e sulla storia locale è stata una costante nei tre anni di scuola media. In prima media abbiamo realizzato uno studio del territorio di Cassine, Ricaldone e Alice Bel Colle con proposte di percorsi rilevanti dal punto di vista paesaggistico-ambientale e storico-artistico (il tutto raccolto nell’opuscolo “Giri di vite”, inserito nel progetto generale dell’Istituto Comprensivo di Rivalta Bormida “La vite e il vino”). Durante le seconda media, abbiamo indagato aspetti geografici e storici di Cassine (neolitico, età romana, medioevo, età moderna) e ne abbiamo rivolto una presentazione agli alunni della quarta elementare in alcuni incontri di continuità tra le due scuole. In questo anno scolastico abbiamo elaborato un percorso di studio il cui risultato è un resoconto dei luoghi e degli eventi che hanno caratterizzato il periodo della Resistenza a Cassine. Abbiamo organizzato le conoscenze raccolte in alcuni mesi di ricerche “sul campo” e cercato di raccontare in modo riassuntivo gli eventi, attraverso una mappa di luoghi che raccontano i fatti in ordine cronologico. Questo tipo di presentazione ci sembra più chiara e divulgativa, anche se necessariamente semplificata. L’itinerario tra i luoghi della Resistenza a Cassine non è propriamente turistico, nonostante si collochi in ambienti paesaggisticamente apprezzabili, non offre, infatti, la visione di monumenti pregevoli per valore artistico o per antichità; secondo noi è comunque interessante perché può stimolare curiosità per la nostra storia recente, a torto, spesso trascurata. A distanza di 60 anni dagli eventi studiati, con scarsa umiltà, ci permettiamo di pensare che anche noi abbiamo tentato di seminare nello sconfinato campo della memoria qualche altro granello per la conoscenza delle vicende resistenziali. Vicende da cui è nata la Costituzione della Repubblica Italiana, fondata sui principi fondamentali di libertà, democrazia, unità e pace. 3

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METODO DELLO STUDIO Questa ricerca è cominciata con lo studio della storia della seconda guerra mondiale sul libro di testo, Il racconto delle grandi trasformazioni di Brusa, Guarracino e De Bernardi, volume 3A, Edizioni scolastiche Bruno Mondadori. Lo studio di questo periodo storico è stato integrato sia dalla visione di film e documentari, sia dalla lettura di testi letterari del libro di antologia e di libri della Biblioteca di Cassine. Successivamente l’argomento è stato dettagliato con un approfondimento del periodo 1943-45 in Italia, dedicando una particolare attenzione alla comprensione degli eventi compresi tra il 25 luglio e l’8 settembre 1943, con il cruciale problema della scelta, “il momento di assunzione di responsabilità individuale di fronte ad un’autorità politica e militare ormai discussa e incerta”, cioè la scelta tra l’ideologia nazifascista e i nuovi progetti di libertà e pace. Per questa parte sono stati utilizzati i testi e le proposte di esercizi tratti da: Un progetto didattico di storia resistenziale, a cura di Roberto Botta e Luciana Ziruolo, La storia contemporanea tra ricerca e didattica, volume primo, ISRA, Alessandria, 1994. Lo studio si è poi concentrato sulle vicende resistenziali nel territorio di Cassine. In una prima fase, la ricerca è stata soprattutto bibliografica, cioè si è concentrata su libri riguardanti la Resistenza locale. I testi su cui si basano molte informazioni raccolte sono: • Piero Moretti e Claudia Siri, Il movimento di liberazione nell’Acquese, L’Arciere, 1984. • William Valsesia, La provincia di Alessandria nella Resistenza, Dell’Orso, 1981. • Angelo Mezzo, Chiusura del 50° della Liberazione, 1945-1995, ANPI di Alessandria. Il materiale scritto a nostra disposizione si è arricchito grazie alle ricerche scolastiche svolte in passato; in particolare abbiamo avuto la possibilità di conoscere il lavoro svolto 20 anni fa da ragazzi di terza media come noi qui a Cassine. La loro insegnante, prof.ssa Maria Teresa Laiolo, ha conservato la ricerca sulla Resistenza a Cassine e l’ha messa a nostra disposizione. Grazie a questo prezioso contributo le nostre conoscenze si sono ampliate, dettagliate e ci hanno stimolato la curiosità. Alcune testimonianze del nostro lavoro sono inoltre ricavate dal libro “Nonno raccontami… la guerra, la resistenza, la liberazione”, realizzato dalle classi 5^A e 5^B della Scuola elementare statale “Dante Alighieri” di Cassine, nell’anno 1998-99. Abbiamo quindi visitato i luoghi che ricordano i fatti accaduti e, dopo averli fotografati, abbiamo cercato di spiegare gli eventi che vi accaddero, dimostrando così l'importanza di queste fonti materiali nell'esercizio della memoria storica. Oltre a quanto scritto da altri sulla resistenza locale, abbiamo cercato testimonianze orali della realtà studiata, incontrando alcune persone che hanno vissuto quei fatti. Fare ricerca su testimonianze orali significa anche proporre il punto di vista di chi parla. I racconti ascoltati sono un’importante fonte orale che fornisce il punto di vista dei protagonisti della storia stessa. Siamo riconoscenti a tutte le persone che hanno messo a nostra disposizione le loro preziose conoscenze ed esperienze. Rivolgiamo un doveroso ringraziamento all’Istituto per la Storia della Resistenza nella provincia di Alessandria per il materiale fornito e la consulenza. Infine, ma non ultimo, un sincero e caloroso ringraziamento all’ANPI di Cassine per la collaborazione, ma anche l’incoraggiamento e la passione con cui ci ha sostenuti. AVVERTENZA Questa ricerca sicuramente non è, e non potrebbe essere, esaustiva degli eventi del periodo considerato; pertanto è suscettibile di correzioni, modifiche e integrazioni. 4

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INTRODUZIONE STORICA Dopo la prima guerra mondiale, Benito Mussolini, in un periodo caratterizzato da una grande crisi socio-economica e da forti proteste popolari con scioperi e occupazioni, fondò i Fasci di Combattimento, diventati nel 1921 Partito Nazionale Fascista, un movimento politico autoritario chiamato fascismo che, facendo leva sul malcontento degli ex-combattenti e sul nazionalismo alimentato dal mito della “vittoria mutilata”, organizzò squadre militari d’azione per spedizioni punitive contro le organizzazioni del movimento operaio, contadino e popolare, incendiando, devastando e uccidendo. Queste azioni ebbero il sostegno di agrari e industriali che temevano una rivoluzione come quella sovietica e godettero dell’impunità presso gli organi dello Stato preposti all’ordine pubblico. Il 28 ottobre 1922 gruppi di fascisti armati affluirono verso Roma e il 30 ottobre Vittorio Emanuele III incaricò Benito Mussolini di formare il governo. Iniziò così una dittatura durata oltre venti anni. La vignetta satirica antifascista, qui a sinistra, è intitolata “Il figlio della guerra”. In seguito alle elezioni politiche del 1924, fu ucciso il deputato socialista Giacomo Matteotti che aveva denunciato le violenze e i brogli che avevano caratterizzato la vittoria dei fascisti. Mussolini si assunse la responsabilità del delitto in un discorso tenuto davanti a un Parlamento ammutolito. Lo Stato italiano fu trasformato in un regime totalitario contrassegnato da: • • • • • Accentramento di tutti i poteri nelle mani del Duce Privazione dei poteri del Parlamento Eliminazione delle opposizioni, sia con la forza, sia con la propaganda Scioglimento di sindacati e partiti, ad eccezioni di quello fascista Abolizione dei diritti e delle libertà di pensiero, di associazione e di stampa. L’Asse Roma-Berlino nel 1936 sancì l’alleanza con la Germania di Hitler e la condivisione dell’ideologia nazista basata su un nazionalismo estremo (superiorità della razza ariana, di cui i tedeschi erano i più puri rappresentanti, e volontà di dominare sul resto del mondo dopo aver sconfitto le “razze impure”). L’Italia alleata di Hitler entrò nella seconda guerra mondiale il 10 giugno 1940. “I morti viventi” di Buchenwald La bomba atomica 5

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Nel 1943 il fascismo venne messo in crisi da più fattori: lo sbarco alleato in Sicilia da un lato, le sconfitte militari e il malcontento della popolazione dall'altro. Per tali motivi Vittorio Emanuele III cercò di correre ai ripari destituendo e facendo arrestare il duce, Benito Mussolini. Il maresciallo Pietro Badoglio nominato capo del governo il 25 luglio 1943, firmò con gli alleati l’armistizio, annunciato l’8 settembre. L'annuncio della decisione del governo provocò lo sbandamento dell'esercito e trasformò i tedeschi da alleati in invasori. L'Italia si trovò divisa in due: • il Sud era occupato dagli Anglo-americani e governato da Badoglio con il re, insediati a Brindisi; il Nord era occupato dai Nazisti tedeschi e governato dalla Repubblica Sociale Italiana di Mussolini che i tedeschi avevano liberato e riportato a Salò, sul lago di Garda. • Nel Nord si sviluppa la Resistenza al nazifascismo, organizzata dai partiti antifascisti costituiti nel Comitato di Liberazione Nazionale. Dopo due anni di guerra durissima, che trasformò l’Italia in un campo di battaglia e che costò sofferenze indimenticabili alla popolazione, la Resistenza partigiana e l’avanzata Alleata portarono alla Liberazione dell’Italia il 25 aprile 1945. Vittime di crudeli rappresaglie nazifasciste 6

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UN PICCOLO GIOCO DI PENSIERI IN LIBERTA’ La parola RESISTENZA ci fa pensare a… PROTESTA OPPOSIZIONE ORGOGLIO LIBERTA’ LOTTA MINACCIA DIFESA PARTIGIANI LEALTA’ POLITICA INDIPENDENZA TENACIA ANTIFASCISMO BATTAGLIA TENSIONE GUERRA DISTRUZIONE DEMOCRAZIA PATRIOTTISMO VOLONTARI PATRIA 7

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IL SIGNIFICATO DELLE PAROLE Cosa significa RESISTENZA? RESISTENZA è parola di origine francese, affermatasi in Italia a cose fatte, dopo il 25 aprile 1945. La parola RESISTENZA, con significato politico, fu pronunciata per la prima volta da Charles De Gaulle (allora giovane ufficiale dell'esercito, in seguito presidente della Repubblica francese dal 1958 al 1969) nel giugno 1940 nell'affermazione: "La fiamma della Resistenza francese non deve spegnersi e non si spegnerà". Con queste parole, egli intendeva incitare i francesi a resistere all'occupazione tedesca della Francia e a non aderire al governo collaborazionista del maresciallo Petain. Il presidente della Repubblica italiana, Carlo Azeglio Ciampi, più volte nei suoi discorsi collega idealmente la RESISTENZA al RISORGIMENTO, periodo in cui, tra il 1815 e il 1870, l'Italia raggiunse l'unità e l'indipendenza e si costituì come Stato. L'idea di un secondo Risorgimento, molto contestata nel dopoguerra, non è tuttavia priva di fondamento. Il soldato tedesco della Wehrmacht è paragonato all'austriaco delle guerre di indipendenza, l'insurrezione di Milano richiama le Cinque Giornate del 1848, molte lettere di prigionieri e condannati a morte fanno riferimenti a Mazzini, le bande di partigiani comunisti sono chiamate Brigate Garibaldi, molti discorsi di capi della resistenza fanno riferimenti al Risorgimento e Risorgimento è il periodico della Resistenza delle formazioni partigiane autonome. Il richiamo al Risorgimento non vale solo per la storia, ma anche per la geografia. L'Italia, dopo l'8 settembre, nemmeno un secolo dopo l'Unità, non è più una, ma spezzata in due. Roma non è più capitale. Ci sono due governi: uno al Nord, uno al Sud. Volontari italiani sono chiamati a seguire gli inglesi e arruolati con bandi affissi sui muri come quando i volontari del Meridione seguirono Garibaldi nel 1859 e nel 1866. La parola RESISTENZA ha in seguito rappresentato la scelta di libertà di chi vuole opporsi all'oppressione politica, in qualunque Paese. 8

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Cosa significa PARTIGIANO? La parola PARTIGIANO, usata nella nostra lingua tanto come sostantivo ("I partigiani hanno dato un importante contributo nella Resistenza") quanto come aggettivo ("La guerra partigiana"), deriva dal francese partisan e, a sua volta, dal latino pars, partis nel significato di "partito, parte sociale". Mentre Resistenza è parola di origine francese, PARTIGIANO trae origine dal movimento resistenziale jugoslavo. Partigiano è infatti chi segue le parti di un organizzazione; nel suo significato oggi dominante, il termine indica chi partecipa alla Resistenza in una regione occupata dal nemico. Si tratta comunque di un appartenente a una formazione militare particolare e non a un vero e proprio esercito. Questo aspetto è ricavabile dalla seconda parte della parola, che richiama alla mente l'artigiano e la sua capacità di organizzazione spontanea. Nel linguaggio dell'epoca viene preferibilmente usata la parola RIBELLI, oppure FUORILEGGE, nei documenti alleati si parla di PATRIOTI, i tedeschi e i fascisti si accaniscono contro i BANDITI, parola rivendicata con orgoglio dagli interessati. (fonti: Trovare le parole, Loescher, libro di testo di antologia e La resistenza spiegata a mia figlia di Alberto Cavaglion, L'ancora del Mediterraneo) BANDA. (Dal Dizionario Italiano Ragionato, D'Anna) Deriva dal latino del X sec. Bandum, dal gotico bandwa "segno, stendardo, striscia". Nel significato originario. Gruppo di persone che si costituiscono nel segno costituito da una stoffa. Per estensione. Compagnia raccogliticcia di armati. Raggruppamento di volontari. Milizie non regolari. Come termine che indica gruppi irregolari si trova nell'espressione banda partigiana, in cui risalta l'eccezionalità del raggruppamento. BANDITO. Nel significato originario. Persona messa al bando per annuncio pubblico di ordini e disposizioni. Il decreto 18 febbraio 1944 della Repubblica Sociale Italiana prevedeva per i renitenti e disertori la pena di morte, se possibile nel luogo stesso di cattura, mediante fucilazione nel petto. Questo decreto era noto come Bando Graziani. 9

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VICENDE DELLA RESISTENZA NEL TERRITORIO DI CASSINE Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 la situazione della guerra per l’Italia era totalmente cambiata. Lo sbandamento generale, tuttavia delineò la scelta di molti che anche nelle nostre zone di campagna rifiutavano il nazifascismo. Furono soprattutto i giovani, spesso cresciuti in famiglie di tradizioni antifasciste, a decidere di combattere contro l’occupazione nazifascista e seguire chi sceglieva di lottare per la libertà. In questo primo periodo di definizione e organizzazione del movimento di Resistenza, come in altre zone, venne formato alla cascina Castellazzina un primo nucleo armato partigiano intorno a due fratelli, Giuseppe e Carlo Viotti. La prima forma di resistenza fu proprio la renitenza alla leva, cioè il rifiuto di combattere nell’esercito fascista. In questa fase, nella zona, i partigiani si posero come obiettivo anche la difesa del raccolto dei contadini dalle requisizioni e dalle razzie nazifasciste, attraverso la distruzione degli elenchi dei contribuenti agli ammassi. Nel corso del 1944 la resistenza in questo territorio assunse le proprie caratteristiche di ruolo di appoggio e collegamento con l’organizzazione del movimento di Resistenza. Le attività dei partigiani, aderenti alle forze garibaldine, furono azioni di disturbo degli spostamenti nazifascisti con attacchi alle autoblindo in transito sulla statale, con la cattura di prigionieri fascisti, con il recupero di armi e attrezzature, con l’uso di cascine come basi per le attività o anche per nascondere armi o prigionieri da utilizzare per scambi. L’attività partigiana nel territorio di Cassine e l’appoggio della popolazione determinò la ritorsione nazifascista che arrivò puntuale con l’incendio di molte case nel centro abitato di Cassine, il 13 ottobre 1944. Il lungo e durissimo periodo autunno-inverno 1944-45, iniziato con l’uccisione di Pino e Gualtiero, proseguì con rastrellamenti, catture e prigionia. Il 13 novembre 1944 il proclama Alexander chiese ai partigiani di smobilitare e attendere l’offensiva della primavera ’45, ma le formazioni partigiane della zona proseguirono comunque le attività. Il distaccamento "Pino", in cui confluirono molti giovani cassinesi, si stabilì a Maranzana per sfuggire ai rastrellamenti. Su queste colline vicine a Nizza, i partigiani poterono collaborare con le forze della zona libera della Repubblica Partigiana di Nizza istituita dal 1° ottobre. In questo contesto si inquadra l’azione sulla statale a Gavonata che costò la vita al giovane Silvio Campagna. Il movimento di Liberazione dell’Acquese, pp. 14 e 15 10

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Nel gennaio 1945 rimase ucciso anche Domenico Parodi in seguito all’attacco nazifascista a Maranzana. Il 5 marzo 1945 un gruppo di partigiani garibaldini attaccò il presidio della Guardia Nazionale Repubblicana di Cassine. Nell’imminenza della Liberazione, mentre erano in corso le trattative per la resa dei reparti nazifascisti presenti ad Acqui, venne fucilato Enea Ivaldi di Sant’Andrea. Anche Domenico Passalacqua di Cassine fu ucciso il 25 aprile alla “Zerba” di Cantalupo. Il 27 aprile 1945 sulla strada statale, da Acqui a Alessandria, transitarono le colonne nazifasciste in ritirata verso il Po, per poi proseguire per la Germania. Ancora una volta la strada statale su cui aggetta il territorio di Cassine si caratterizza come la confluenza delle vicende storiche del paese. Il territorio di Cassine ha una forma allungata su una direttrice Nord-Sud, lungo la valle Bormida, dove passano due importanti vie di comunicazione: la ferrovia Alessandria-AcquiSavona e la Strada Statale N. 30 Alessandria-Savona. Gli antichi Romani vi realizzarono la via Aquae Statiellae - Forum Fulvii - Lomellum. Questa strada ha avuto importanza per lo sviluppo di Cassine, perché sul suo tracciato sorse la Pieve di Santa Maria (vicino all'attuale Sant'Anna, ma oggi scomparsa) e i primi insediamenti detti "ad Cassinis", cioè stalle riunite con abitazioni per i bovari o fattorie con fabbricati per le mucche. In epoca medievale, tra il X e il XII secolo, gli abitanti si spostarono sul colle per costruire un centro abitato in una zona più facilmente difendibile. Saltando ai tempi più recenti, nel secondo dopoguerra, anni del boom economico, il paese di Cassine in forte espansione edilizia, è tornato ad avere un suo centro di popolamento attorno alla Strada Statale Acqui-Alessandria. Gli avvenimenti, accennati sommariamente per una loro presentazione complessiva, sono descritti in ordine cronologico e seguendo una collocazione geografica sulla mappa del territorio di Cassine. 11

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IL TERRITORIO DEL COMUNE DI CASSINE [[[]]] Località interessate da eventi della Resistenza ___ Percorso “Silvio Campagna, Ettore” --- Tratto alternativo 12

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LEGENDA NUMERO LUOGO DATA EVENTO 1 PIAZZALE CIOCCA 1922 – 1943 Dittatura fascista: scritta di Mussolini PRIMO NUCLEO PARTIGIANO Militi G.N.R. catturati IMCA Radio BASE PARTIGIANA UCCISIONE DI Pino e Gualtiero ATTACCO A AUTOBLINDO B.N. INCENDI A CASSINE ATTACCO A G.N.R. Silvio Campagna ferito a morte ATTACCATO PRESIDIO DELLA G.N.R. IL PARROCO TRA MINACCE E MEDIAZIONI LAPIDE A RICORDO 2 CASCINA CASTELLAZZINA settembre 1943 3 4 5 6 CONVENTO CAPPUCCINI STICCA LA VIGNAZZA Cascina Bertolotta STRADA STATALE Cassine -Sant’Andrea SANT’ANNA 10 settembre 1944 luglio-agosto 1944 1944 - 1945 21 settembre 1944 7 ottobre 1944 8 PIAZZA ITALIA-PIAZZA CADORNA STRADA STATALE Gavonata 13 ottobre 1944 9 30 novembre 1944 10 VIA ALESSANDRIA 5 marzo 1945 11 CANONICA 16 marzo 1945 12 SANT’ANDREA 24 gennaio 1945 7 febbraio 1945 24 aprile 1945 27 APRILE 1945 13 STRADA STATALE LA RITIRATA 14 15 PIAZZA VITTORIO VENETO PIAZZA DELLA RESISTENZA 13 1945 1989 LAPIDI AI CADUTI MONUMENTO: RESISTENZA

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LUOGO 1 PIAZZALE CIOCCA Sul piazzale della Ciocca, nel complesso francescano che ospita anche la nostra scuola, il muro est dell’oratorio di Sant’Antonio conserva una testimonianza del periodo fascista. Si tratta di una scritta ormai consunta, ma comunque leggibile. SOLO IDDIO PUO’ PIEGARE LA VOLONTA’ FASCISTA GLI UOMINI E LE COSE MAI. MUSSOLINI Questa scritta rappresenta un interessante preambolo al percorso nei luoghi che, anche a Cassine, segnalano la presenza della lotta di liberazione dalle dittature fasciste e naziste alleate. L’analisi della scritta ci ha permesso di ricordare alcuni aspetti della dittatura fascista: • Il potere fascista risponde solo a Dio e non vuole l’approvazione degli uomini che governa, perciò è antidemocratico. La Costituzione della Repubblica Italiana, al contrario, afferma: “…La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” Art. 1 • Il culto della personalità del capo, la cui parola è un monito per gli uomini da lui governati. • La propaganda del fascismo e la implicita minaccia verso gli eventuali oppositori rappresentano due aspetti del potere fascista, propaganda e repressione. 14

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LUOGO 2 CASCINA CASTELLAZZINA La Cascina Castellazzina a Sant’Andrea fu la base di uno dei primi nuclei organizzati partigiani. Il nucleo venne formato da due fratelli, Giuseppe Viotti Milani e Carlo Viotti Testaferri. Testaferri era un contadino di Sant’Andrea e aveva combattuto in Russia; oltre a suo fratello Milani, tutta la sua famiglia, anche gli anziani genitori, parteciparono alla lotta di liberazione. Ebbero bruciata la loro cascina dalla Brigata Nera, subendo a più riprese prigione e torture. (Movimento di Liberazione nell’Acquese, p. 57 ) TESTIMONIANZA DIRETTA DI TESTAFERRI (Ricerca della 3^ Media di Cassine, 1985-86) “La Castellazzina era la nostra casa a S. Andrea; l’8 settembre mia madre ha dato tutti i vestiti che aveva ai militari che scappavano dalla Caserma di Acqui; essi lasciarono … le armi. Noi partigiani siamo nati perché realmente eravamo stanchi di combattere degli amici, non dei nemici. Sul fronte russo … i nostri nemici erano i Tedeschi che ci umiliavano. Fin dalla metà di settembre del 1943 ho avuto i primi contatti con un esponente del Partito Comunista, Remo, da cui ebbi l’incarico di collaborare per costituire le prime formazioni che divennero via- via i garibaldini, i badogliani, la Matteotti… Prima di Natale venne a casa mia Giovanni Pesce, primo organizzatore della zona, per prendere armi. Il gruppo aveva preso il nome di 79^ Brigata Garibaldi. Io ero ufficiale di collegamento, ero in contatto con Nizza, Maranzana e Cimaferle (qui c’era un gruppo di partigiani di Giustizia e Libertà). Ai tempi della trebbiatura del grano nel ‘44 a S. Andrea, Strevi… andavamo: rilasciavo ricevute, buoni di sequestro attestanti che il grano l’avevamo ritirato, affinché i contadini lo tenessero, non lo portassero all’ammasso.”. Anche tra la popolazione rurale del Monferrato il rifiuto del nazifascismo ha trovato la sua più spontanea e diffusa manifestazione nella renitenza alla leva dei giovani contadini. Poi i partigiani si sono posti come obiettivo la difesa del raccolto dalle requisizioni e dalle razzie nazifasciste, attraverso la distruzione dei documenti degli elenchi dei contribuenti agli ammassi. 15

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