Opificium 2 - 2014

 

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Opificium 2 - 2014

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In vi o gi ag s re ng Co il o ata t rs v e p un so 2ª Nel Paese delle scorciatoie ecco le associazioni. E non è un bel vedere I nuovi parametri di valutazione immobiliare sono più scientifici Le attuali regole sui bilanci toccano l'autonomia delle Casse? Fotovoltaico: l'energia è green, ma la discussione appare inquinata Marzo - Aprile 1

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sommario 2-3 Editoriali Un congresso e un’idea Chi tocca i fili? Il Centro scomparso Politica 4 6 Appalti pubblici, una storia (per ora) senza lieto fine Basta giocare a monopoli RTP, si replica sul territorio 10 Radicali liberi La chiave è affidata al Responsabile del procedimento Qualcosa va fatto per allinearsi all’Europa Un pasticcio legislativo 52 Universi paralleli Il gap tra istruzione e lavoro 50 Opificium risponde 7-12 maggio elezioni Eppi 2014 economia 12 16 18 64 Lettere al direttore Dai tecnici la formazione per i tecnici La meccanica arrugginita della formazione tecnica «Ci salveranno i tecnici, mica gli economisti» Valore, valutazione, valorizzazione 31 dossier: viaggio in Italia Per un nuovo paradigma immobiliare 32 36 40 Professione & previdenza Direttore responsabile Giampiero Giovannetti Condirettore Florio Bendinelli Redazione Maurizio Paissan (coordinatore), Gianni Scozzai (vice coordinatore), Andrea Breschi, Roberto Contessi, Ugo Merlo, Michele Merola, Sergio Molinari, Benedetta Pacelli, Andrea Prampolini, Massimo Soldati Progetto grafico Alessandra Parolini Editori Consiglio Nazionale dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati – Via di San Basilio, 72 00187 Roma Ente di Previdenza dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati – Piazza della Croce Rossa, 3 – 00161 Roma Segreteria di redazione Raffaella Trogu tel. 06.42.00.84.14 fax 06.42.00.84.44 e-mail stampa.opificium@cnpi.it Immagini Fotolia Illustrazioni Alessandro Grazi Tipografia Poligrafica Ruggiero srl Zona industriale Pianodardine Avellino Anno 5, n. 2 Registrazione Tribunale di Roma n. 60/2010 del 24 febbraio 2010 Verso il Congresso straordinario – 2ª puntata Il Centro: valori medi e attenzione al territorio Vedi alla voce «perito industriale» Speciale giovani WELFARE L’autonomia delle Casse private 24 Pubblico e privato: una sola lingua per i bilanci degli Enti di previdenza? CULTURA La prima strada verso l’Europa 44 Il passato indica una direzione. E il futuro? TECNICA Energia verde 58 Fotovoltaico: sì o no? CNPI, Consiglio Nazionale Giampiero Giovannetti (presidente), Maurizio Paissan (vice presidente), Angelo Dell'Osso (consigliere segretario), Claudia Bertaggia, Berardino Cantalini, Renato D'Agostin, Giovanni Esposito, Giuseppe Jogna, Antonio Perra, Andrea Prampolini, Sergio Molinari (consiglieri) Cnpi, Gruppo di lavoro «Comunicazione di categoria» Maurizio Paissan (coordinatore), Sergio Molinari e Andrea Prampolini (vice coordinatori), Roberto Ponzini e Denis Scagliarini (componenti) EPPI, Consiglio d’Amministrazione Florio Bendinelli (presidente), Gianpaolo Allegro (vice presidente), Umberto Maglione, Michele Merola, Andrea Santo Nurra (consiglieri) Eppi, Commissione Stampa Michele Merola (coordinatore), Umberto Maglione (vice coordinatore), Gianpaolo Allegro (componente) Chiuso in redazione il 4 aprile 2014

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editoriali Cominciamo a scrivere le cose di cui parleremo in novembre. Prendiamone nota, come anche di un cambio di data Un congresso e un’idea a macchina si è messa in moto. La strada per il Congresso è ancora lunga, ma siamo partiti. E conviene fare un primo punto su quello che è stato fatto e quello che resta da fare. Le procedure per la selezione dei delegati sono state stabilite ed i Collegi si stanno attivando per raccogliere le candidature ed eleggere i propri rappresentanti. Sono stati anche fissati luoghi e date degli incontri precongressuali (tutte le informazioni sono riportate sul sito del Congresso) attraverso i quali intendiamo avviare un’ampia e articolata discussione sui temi che dovranno essere affrontati a Roma. Ma con alcuni paletti già ben piantati nella nostra terra. Li ha voluti ricordare il Consiglio nazionale con una delibera presa all’unanimità nel corso della seduta del 24 e 25 marzo. I periti industriali fanno parte a pieno titolo delle professioni intellettuali e tali vogliono restare. Ciò significa nella pratica due cose: appartenere al livello D, così come stabilito dalla direttiva europea sulle qualifiche 36/2005 (recepita nel decreto legislativo 206/7), e caratterizzarsi per un sistema di formazione che prevede un ciclo post-secondario della durata minima di tre anni. Se questi sono gli argini della professione non è però già decisa la direzione da prendere. Nel senso che allo stato attuale c’è un’unica via da percorrere (la laurea triennale). Ma se questa è una condizione necessaria, sembra altresì che sia palesemente insufficiente per tutelare da sola tradizione, qualità e capacità innovative della nostra professione. Per chi avesse dei dubbi in proposito, lo invitiamo a leggere il nostro articolo di copertina: i risultati di una recente indagine del Censis sono inequivocabili e ci dicono che nelle discipline tecniche cresce lo spread tra un 2 L mercato del lavoro in continua evoluzione e un sistema formativo drammaticamente ingessato. È per questo che riteniamo indispensabile batterci – senza ovviamente dimenticare i problemi legati allo stato attuale del sistema formativo – per un’alternativa che non è una chimera, visto che è ampiamente collaudata in altri Paesi europei (la Fachhochscule in Germania, ad esempio), e che ha da noi un suo promettente punto di partenza negli Istituti tecnici superiori. Certo, non sono sufficienti gli attuali 4 semestri per rendere i corsi degli Its una scelta competitiva con la laurea triennale. Ma è una strada che intendiamo percorrere, perché ci rendiamo conto che l’Università, per una serie di ragioni che non vale la pena ora di enumerare, manca di quel carattere professionalizzante, che è sempre stato fin dalle nostre origini la vera cifra della nostra differenza. Siamo nati da una perfetta combinazione tra formazione e lavoro. E così è nato il miracolo economico all’indomani del dopoguerra, così sono nati distretti industriali all’avanguardia in tante regioni d’Italia, così vorremmo che domani questo Paese possa riavere la sua migliore sintesi: sapere e fare. Perché noi sappiamo fare. P.S. Il Ministero dell’istruzione, nello sfogliare il calendario per decidere la data degli esami di Stato per una nuova leva di periti industriali, ha scelto le date del 6, 7 e 8 novembre. E allora per evitare che i nostri Collegi dovessero dividere le loro forze tra commissioni d’esame e Congresso abbiamo deciso di spostare il nostro appuntamento di una settimana. Segnate sulla vostra agenda le nuove date del Congresso: 13, 14 e 15 novembre. Arrivederci a Roma. ◘ Marzo - Aprile

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editoriali Chi tocca i fili? e conseguenze di un banale cortocircuito possono essere devastanti. Così, dietro all’innocenza di un provvedimento natalizio (il Dm n. 8 del 23/12/2013 del Ministero dell’ambiente che parla di acquisto di lampade e moduli led, nonché di progettazione di impianti di illuminazione pubblica) si nasconde un serio pericolo per la sicurezza del cittadino. Nel definire i criteri ai quali le stazioni appaltanti pubbliche devono attenersi per i cosiddetti «appalti verdi», sono riportati anche i requisiti del «progettista illuminotecnico». Tra questi si cita l’essere iscritto all’ordine degli ingegneri o dei periti industriali, ramo elettrico (definizione quantomeno naïf, ma fin qui tutto bene), oppure essere un architetto o un iscritto ad una associazione di categoria del settore dell’illuminazione pubblica, riconosciuta dal Ministero dello sviluppo economico come da legge 4/2013 (sugli ambigui effetti del provvedimento vedi il nostro servizio a p. 52). È bene ricordare che la progettazione della sola parte illuminotecnica non è attività riservata, mentre lo è la progettazione dell’impiantistica di alimentazione elettrica dell’illuminazione pubblica, che riguarda infatti ingegneri e periti industriali iscritti ai rispettivi albi. Ma l’aver inserito la figura dell’architetto o quella dell’iscritto ad un’associazione determina di fatto una situazione di potenziali equivoci e il rischio di invasioni di campo a tutto danno della sicurezza collettiva. Abbiamo fatto ricorso al Tar del Lazio per ottenere l’annullamento o la modifica della legge, perché i cortocircuiti pericolosi sono anche quelli legislativi. ◘ L crivendo il dossier di questo numero, ci siamo resi conto che l’Italia ha un Centro, che però non è né un luogo geografico né ha una sua identità storica. Come a dire che l’Italia è un Paese con delle regioni centrali, solo perché ad essere indiscutibilmente centrale è Roma. È solo una battuta, ma dà il segno di quale spazio occupi, nell’immaginario collettivo, la caput mundi. All’estero chi dice Roma dice Italia e, in Italia, si guarda a Roma come al proprio ombelico. «Andare a Roma» non significa soltanto prendere un mezzo e andare nella città eterna per l’affare da sbrigare, ma significa varcare i confini di un mondo sospeso a mezz’aria tra notai trafelati e rappresentanti di ogni potere. Il Centro Italia resta invece un insieme incantevole di paesaggi e di dialetti, senza però avere in comune un’economia o un progetto di sviluppo, né un carattere che accomuni i suoi abitanti. Per noi è stata una piccola sorpresa. La differenza la fa Roma. Questo luogo, i cui confini vanno ben al di là delle sue mura e dei suoi limiti amministrativi, è ciò che sta tra il nord e il sud e dove nord e sud convergono per ritrovarsi e cercare un punto d’incontro, una mediazione tra le esigenze e le insofferenze dell’uno e dell’altro. Qualunque sia il problema, se c’è una soluzione questa la si trova a Roma. Dunque forse il Centro – e Roma in particolare – è il luogo, anche geometrico, della mediazione e del compromesso: forse di una Italia possibile. ◘ S Il Centro scomparso Marzo - Aprile 3

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Politica: Appalti pubblici, una storia (per ora) senza lieto fine Basta giocare a monopoli di Benedetta Pacelli Grande è ancora la confusione nella normativa destinata a regolare i servizi di ingegneria nei confronti della pubblica amministrazione. A partire dal fatto che l’attuale sistema esclude la maggior parte degli studi professionali a tutto vantaggio di pochi eletti. Ora si spera che le linee guida alle quali sta lavorando l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici siano in grado di garantire la libera concorrenza. Le proposte della Rete delle professioni tecniche ppalti pubblici da far west. Tra norme disattese, tariffe inapplicate e risorse per il settore al lumicino, il mercato dei servizi di ingegneria è nel totale caos. Escluso per di più ai liberi professionisti titolari di piccoli studi che, in questo contesto, non possono competere con le grandi società di ingegneria. E chi aspettava (e confidava) che il decreto sui parametri, il Dm 143/13, da utilizzare per la determinazione degli importi avrebbe sanato la situazione, può mettersi l'anima in pace. Almeno per ora. Giacché nonostante quel regolamento sia entrato in vigore già da tre mesi ormai, l'offerta economicamente più vantaggiosa continua a essere l'unico criterio per aggiudicarsi i servizi. Che fare quindi? Le categorie tecniche una risposta ce l’hanno: ed è quella di arrivare a soluzioni condivise e innovare il modo di operare della pubblica amministrazione nel settore degli appalti attraverso la semplificazione della normativa vigente. È questo in sostanza che la Rete delle professioni tecniche (architetti, chimici, dottori agronomi e dottori forestali, geologi, geometri, ingegneri, periti agrari, periti industriali, tecnologi alimentari) ha chiesto all’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture in occasione dell’audizione (una delle tante che l’Authority sta conducendo in materia) svolta lo scorso 11 marzo. L’occasione l’ha fornita una nuova determinazione cui sta lavorando l’Authority e che aggiornerà le linee guida per l’affidamento dei servizi attinenti all’architettura ed all’ingegneria contenute nella determinazione n. 5 del 7 luglio 2010. Il provvedimento è all’attenzione di una commissione interna dell'Autorità coordinata dal consigliere Giuseppe Borgia, che negli ultimi mesi ha effettuato alcuni incontri con le categorie interessate. E, se i tempi verranno rispettati, il nuovo provvedimento vedrà luce entro la fine di aprile. □□ La situazione attuale Nel mese di gennaio solo l'11% dei bandi pubblicati ha rispettato i requisiti previsti dalla legge, cioè dal decreto ministeriale che ha determinato i corrispettivi a base di gara per gli affidamenti di contratti di servizi attinenti all'architettura e all'ingegneria (Dm 143/2013). Se quindi fino all’emanazione ► A 4 Marzo - Aprile

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Politica: Appalti pubblici, una storia (per ora) senza lieto fine ► di quel provvedimento il riferimento alle tariffe era del tutto facoltativo, adesso le amministrazioni aggiudicatrici per le gare bandite dal 21 dicembre 2013 (questa la data dell’entrata in vigore del decreto ministeriale) sono obbligate a determinare i corrispettivi di queste tipologie di servizi, applicando esclusivamente le aliquote contenute in quel provvedimento. Questo in teoria, perché nella pratica non è così. Secondo le categorie tecniche, infatti, le stazioni appaltanti fanno sostanzialmente spallucce di fronte ai principi stabiliti nel recente provvedimento. E per rendersene conto basta dare un'occhiata ai numeri: dei 129 bandi pubblicati nel corso del mese di gennaio, appena 14 hanno fatto preciso riferimento a quanto stabilito dal decreto, pari cioè a poco meno dell'11%. In 19 casi l'importo è stato determinato facendo riferimento ad altre norme, mentre nella stragrande maggioranza dei casi (96) il bando non ha specificato in che modo è stata determinata la base d'asta. Un altro punto cruciale per la Rete è quello dei requisiti necessari per partecipare alle gare indette dalla pubblica amministrazione. Si tratta di norme e regolamenti che di fatto hanno relegato oltre il 90% degli studi professionali fuori dal mercato dei lavori pubblici. Il tutto parte dai vincoli imposti dall’art. 263 del regolamento di attuazione del codice dei contratti (Dpr 207/10), il quale prevede che le stazioni appaltanti, redigendo il bando per gli affidamenti di servizi di architettura e di ingegneria, I criteri utilizzati per i bandi ■■ In 96 bandi su 129 non è presente alcun chiarimento sul criterio utilizzato per la determinazione dell’importo a base d’asta. ■■ In 14 bandi (10,9%) è specificato il riferimento alle norme del Dm 143/13. In nessuno dei 14 bandi viene però allegato lo schema di calcolo corrispettivo e dunque un corretto progetto del servizio prescritto dal Dpr 207/10. ■■ In 19 bandi l’importo è determinato facendo ancora riferimento a norme ormai soppresse (Dm 4/04/01). L'APPROFONDIMENTO RTP, si replica sul territorio L a Rete delle professioni tecniche sbarca in Toscana. E va a bussare alla porta della politica, cercando pure di sensibilizzare l’opinione pubblica. Ancor prima di essere legittimata formalmente sulla carta. Mentre infatti i sette ordini di architetti, dottori agronomi e forestali, geologi, geometri, ingegneri, periti agrari, periti industriali, preparavano lo statuto che definisce compiti e attività della Rete delle professioni tecniche della Toscana, le stesse categorie che ne fanno parte hanno fatto sentire la propria voce e soprattutto il proprio dissenso contro la legge per il governo del territorio. L’occasione l’ha fornita un convegno ad hoc, Il territorio delle idee, organizzato proprio dalle categorie tecniche sulle prospettive introdotte dalle nuove norme sul governo del territorio varate dalla giunta toscana con la proposta di legge n. 282/2013. Provvedimento che andrà a modificare la legge urbanistica 1/2005 approvata dalla giunta e che secondo 6 gli intenti della regione, punta a migliorare l’efficacia della governance interistituzionale e a rendere più chiare e rapide le regole di trasformazione del territorio. Una delle principali novità che caratterizzano la riforma riguarda il territorio esterno alle aree urbanizzate (zone agricole) dove, al fine di promuovere la riqualificazione delle aree dismesse, non saranno consentite nuove edificazioni a carattere residenziale. Limitati impegni di suolo per destinazioni non residenziali saranno, in ogni caso, assoggettati al parere obbligatorio della «conferenza di copianificazione d’area vasta», chiamata a verificare che non sussistano alternative di riutilizzazione o riorganizzazione di insediamenti e infrastrutture esistenti. Per Marco Pasquini, presidente del Collegio dei periti industriali di Firenze, tra i promotori dell’iniziativa, i punti di forza della legge ci sono: «Innanzitutto il riconoscimento all’interno della legge della sostenibilità edilizia, anche se sono solo punMarzo - Aprile

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fissino tra i requisiti tecnico-economici necessari per partecipare alla gara, non solo il fatturato che il concorrente deve dimostrare di avere maturato negli ultimi 5 anni (da due a quattro volte l’importo del servizio oggetto della gara), ma anche il personale tecnico (dipendenti o consulenti stabili) di cui il concorrente deve dimostrare di avere fruito negli ultimi tre (da due a tre volte il numero stimato nel bando). Si tratta di requisiti che di fatto sbarrano la strada delle commesse pubbliche agli studi professionali di piccole dimensioni e soprattutto ai giovani. È sufficiente dare un’occhiata ai numeri per rendersene conto: secondo i dati censiti dal monitoraggio dell’Agenzia delle entrate per l’applicazione degli studi di settore, per l’anno 2011, il numero medio di strutture professionali con 1 addetto è pari all’84,5%, fino ai 3 addetti la percentuale è pari al 10,5%, dai 3 ai 5 scende al 2,3% e infine per un numero di addetti da 5 a 10 si resta all’1,7%. Questo significa che, nelle gare per l’affidamento di servizi di architettura e ingegneria di importo stimato superiore a 100.000 euro, per le quali il bando pubblicato dalla stazione appaltante imponga un numero di addetti superiore a cinque (requisito chiesto in più del 90% delle gare bandite sul territorio nazionale), si registra di fatto una chiusura del mercato di oltre il 97,3% dei professionisti. E il numero degli addetti è un criterio stringente e determinante anche per incarichi di importo estremamente basso. Il risultato? Un mercato dei lavori pubblici sostanzialmente riservato solo alle grosse società di professionisti, principio che per la Rete si pone in netto contrasto «con tutti i principi delle direttive comunitarie e dello stesso codice dei contratti, in materia di libera concorrenza e di tutela del diritto alla libera prestazione dei servizi». □□ Le richieste della Rete La prima richiesta fatta dalla Rete è quella di applicare concretamente i parametri previsti per legge. In sostanza, si tratterebbe semplicemente di ribadire inequivocabilmente «l’obbligatorietà» del rispetto dei parametri contenuti nel recente decreto del Ministero della giustizia (n. 14/13), emanato dopo che il decreto legge sulle liberalizzazioni (1/12) aveva cancellato ogni riferimento tariffario, privando le stazioni appaltanti di regole per calcolare gli importi e per determinare, di conseguenza, le corrette procedure per l'affidamento. Per la Rete le nuove linee guida dovranno non solo ribadirne l’obbligatorietà, ma pure sottolineare che nell’utilizzo del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, per la soglia dei ribassi «la percentuale deve essere fissata nel bando in relazione alla tipologia dell’intervento». Inoltre, risulterebbe quanto mai opportuno approfondire la disciplina dell’art. 8 del provvedimento in questione, secondo cui, per le opere disciplinate dal decreto, «gradi di complessità maggiore qualificano anche per opere di complessità inferiore all'interno della stessa categoria d’opera». ► Gli ordini delle professioni tecniche della Toscana danno vita al primo organismo regionale della Rete, promuovendo un convegno sulle normative per il governo e la tutela di una delle più belle terre d’Italia ti di principio, e poi l’unificazione di tutte le norme di classificazione degli interventi e di definizione dei parametri urbanistici». Ma allargando lo sguardo ad una visione d’insieme, secondo Pasquini il vero punto che salta all’occhio nel discutere della legge è il solito disallineamento tra norma nazionale e attuazioni regionali. «Non c’è una regia unitaria e poiché le regioni hanno una delega in materia, ognuna fa storia a sé, e in materia di edilizia disattendono spesso il testo unico sull’edilizia (380/01)». Per il presidente di Firenze il problema sta pure nel fatto che le norme di carattere generale come il testo unico non possono essere calate dall’alto in regioni così differenti, mentre nel predisporle, invece, sarebbe opportuno che il legislatore si confrontasse con il territorio o in alternativa predisponesse linee guida di carattere nazionale all’interno delle quali le regioni devono muoversi. Il punto inoltre è che spesso chi, come i professionisti, è tenuto ad applicare la normativa, non è ascoltato. E la legge della Regione ► Marzo - Aprile Marco Pasquini, presidente del Collegio dei periti industriali di Firenze 7

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Politica: Appalti pubblici, una storia (per ora) senza lieto fine □□ Aprire il mercato ai giovani ► Le professioni tecniche auspicano che le nuove linee guida contribuiscano a superare alcuni dubbi sul possesso dei requisiti per partecipare alle gare ed una serie di contraddizioni tra norme e regolamenti, che finiscono per chiudere il mercato ai giovani ed agli operatori economici che non sono titolari di strutture professionali di notevoli dimensioni, con grandi fatturati e con numerosi dipendenti. Per farlo è necessario superare le chiusure del mercato, puntando sui principi del decreto n. 95/12 il quale stabilisce che «sono illegittimi i criteri che fissano, senza congrua motivazione, limiti di accesso connessi al fatturato aziendale». Dunque le future linee guida dovranno specificare che il rispetto di tale requisito non sarà più obbligatorio e, se previsto, «occorrerà indicare rigorosamente in quali casi e a quali condizioni ne sarà consentito l’inserimento nei bandi di gara, specificando la fattispecie di congrua motivazione che ne giustifichi la richiesta». Non solo, perché per evitare le chiusure ai piccoli studi, nelle linee guida dovrà essere pure specificato che i bandi «dovrebbero indicare operativamente come applicare la disposizione che obbliga le stazioni appaltanti a valutare prioritariamente la suddivisione degli appalti in lotti funzionali», così come chiarire che i criteri di partecipazione devono essere fissati in modo da non escludere i piccoli studi professionali. E quindi sarà necessario, dice il documento proposto davanti all’Avcp, «richiamare l’attenzione sui requisiti speciali da richiedere negli appalti integrati che comprendano servizi d’ingegneria con importi a base di gara inferiori a 100 mila euro». Inoltre è necessario superare i contrasti contenuti sempre dall’articolo 263 del Regolamento appalti che subordina la partecipazione alle gare al numero dei dipendenti di cui ha fruito l’operatore economico nel triennio precedente. L’imposizione per regolamenti di un requisito oggettivamente discriminatorio nei confronti dei professionisti appare quindi in evidente contrasto con i principi basilari non solo comunitari ma anche dello stesso codice dei contratti. Ecco perché in questo senso è necessario che in sede di rielaborazione delle linee guida per l’affidamento dei servizi si proceda a rivedere l’effettiva portata delle disposizioni del regolamento sui requisiti speciali discriminatori «tassativamente richiesti» nell’affidamento di tali servizi. □□ Il costo del personale negli affidamenti di lavori e servizi Infine all’Autorità di vigilanza si chiede di chiarire in maniera inequivocabile come debba essere applicata la norma relativa allo scorporo del costo del personale negli affidamenti dei servizi di ingegneria e architettura, specificando nello stesso tempo che pure i corrispettivi relativi alle attività professionali destinate alla sicurezza non debbano essere soggetti a ribasso d’asta. Qui il punto di partenza è duplice: da una parte c’è il decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 (Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia), che stabilisce che «il prezzo più basso è determinato al netto delle spese relative al costo del personale, valutato sulla base dei minimi salariali definiti dalla contrattazione collettiva nazionale di settore tra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le organizzazioni dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, delle voci retributive previste dalla contrattazione integrativa di secondo livello e delle misure di adempimento alle disposizioni in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro». Dall’altra un secondo provvedimento, contenuto in un emendamento alla legge n. 214 del 2011, che integrava l’articolo 81 del decreto legislativo n. 163 del 2006 L'APPROFONDIMENTO ► Toscana ne è un esempio concreto. Questo perché chiamare le categorie, ha spiegato l’assessore regionale all’urbanistica Anna Marson, intervenuta al convegno, non è previsto dalla legge. In ogni caso l’assessore ha assicurato che del dibattito fiorentino se ne terrà conto in giunta: «Il nostro auspicio è che questi contributi siano in grado di arricchire la discussione in Consiglio, e migliorino le proposte di riforma». Secondo la Marson gli obiettivi delle nuove politiche di governo del territorio riguardano non solo la riforma della legge vigente, ma coinvolgono tre filoni principali: il primo è dare regole più chiare e più certe che garantiscano unitarietà al ruolo regionale di governo del territorio, in una collaborazione chiara con le amministrazioni locali nella loro autonomia. «Proprio a questo fine e anche per accelerare i tempi, abbiamo già avviato il lavoro sui regolamenti attuativi». L’altro filone è quello delle conoscenze del territorio condivise, ma soprattutto, e qui arriva il terzo obiettivo, quello della semplificazione intesa anche come certezza del diritto, tenuto conto che, a giudizio dell’assessore, «la semplificazione è avere regole certe, non l’assenza di regole». Per il viceministro ai Trasporti e alle infrastrutture Riccardo Nencini poi «la legge ha l’obiettivo di creare le condizioni affinché pubblico e 8 privato possano investire assieme, perché ci sia una semplificazione legislativa: troppe leggi e troppi articoli consentono al vizio di annidarsi e invece semplificazione vuol dire avere una legislazione più spedita e più facile da controllare». Ed è proprio sul concetto di semplificazione che si è concentrato il documento unitario della Rete delle professioni tecniche. Secondo i professionisti è importante «la semplificazione delle regole e delle procedure, che devono essere poche, chiare ed efficaci». L’idea, spiegano, è quella di «diminuire decisori e processi all’interno del sistema della pianificazione, superando, una volta che la riforma urbanistica sarà pienamente attuativa, i Piani territoriali di coordinamento provinciale (Ptcp) e i Piani strutturali comunali». Nel documento si legge che «i tempi sono ormai maturi per aprire una seria discussione sull’opportunità di abolire sia il Ptcp, vista anche l’imminente soppressione delle province, sia il doppio livello di pianificazione, Piano strutturale e Piano operativo. In un contesto di tutele certe e ben definite di carattere generale e di concreti e puntuali indirizzi per il governo delle trasformazioni come quello proposto dalla riforma urbanistica, il sistema della pianificazione potrebMarzo - Aprile

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del Codice dei contratti pubblici, precisando che l’offerta migliore «è altresì determinata al netto delle spese relative al costo del personale, valutato sulla base dei minimi salariali definiti dalla contrattazione collettiva nazionale di settore tra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le organizzazioni dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, e delle misure di adempimento alle disposizioni in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro». Non vi è alcun dubbio che, sia nella prima versione che nell’attuale, il legislatore ritenga il costo del personale un costo fisso, indipendente dalla tipologia aziendale e dai fattori di produttività, da sottrarre dunque al confronto concorrenziale. Tuttavia, la norma può essere interpretata in modi diversi. Secondo una prima ipotesi il confronto concorrenziale si riduce ad una modesta percentuale del costo complessivo della commessa, con gli effetti distorsivi sulla concorrenza, incentivata a formulare ribassi elevati con riferimento solo a materiali, noli e attrezzature della commessa, restringendo inverosimilmente le spese generali e l’utile. La seconda ipotesi tiene conto invece della produttività di ciascuna impresa e determina meno rischi di infrazione comunitaria, ma è di difficile applicazione e procura un notevole aggravio delle procedure di gara. E si devono poi considerare delle criticità che l’applicazione della norma presenta negli affidamenti di servizi di architettura e ingegneria. Anzi, per tali affidamenti la difficoltà di distinguere il lavoro intellettuale dal costo del personale è ancora più complessa. Ed è per questo che la Rete delle professioni tecniche chiede all’Avcp di superare le incertezze sul calcolo del costo del personale negli affidamenti di tali servizi e fare in modo così che le stazioni appaltanti abbiano d’ora in poi comportamenti uniformi in materia. ◘ be basarsi esclusivamente su un livello regionale, il Pit, ed un unico livello comunale o di area vasta, ossia il Piano operativo. In questo modo, si otterrebbero due decisori al posto di tre, due strumenti urbanistici al posto di quattro». Secondo i professionisti, il Pit della Regione, per come viene proposto oggi, ha un livello di dettaglio più che sufficiente per definire tutti gli indirizzi strategici e prescrivere le necessarie tutele. A questo, si affiancano le prescrizioni della nuova legge 1, che congela il perimetro fisico della città e più in generale delle aree urbanizzate. Si ottiene dunque uno strumento completo a cui i piani comunali o intercomunali possono fare sicuro riferimento. Gli obiettivi sono chiari. Solo evitando stratificazioni normative e snellendo la macchina burocratica, si acquistano velocità nelle decisioni pubbliche e certezza dei risultati, con risparmi per le istituzioni e i cittadini. Adottare un confine intelligente tra città e campagna, stabilito nell’ambito della pianificazione comunale e che tenga conto delle neMarzo - Aprile cessità della città nel rispetto del principio della limitazione del consumo di suolo; favorire la rigenerazione urbana e il riuso, evitando di disciplinare rigidamente le funzioni del patrimonio edilizio esistente, superando la logica degli standard e azzerando progressivamente gli oneri di urbanizzazione per gli interventi che prevedano anche la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza dell’esistente; dare certezza del diritto in materia edilizia evitando discrepanze tra norme nazionali e regionali per la disciplina dei titoli abilitativi, e razionalizzare la babele dei regolamenti edilizi comunali, proponendo per tutte le tematiche che prescindono da aspetti locali un regolamento tecnico regionale: queste alcune delle altre proposte contenute nel documento sottoscritto dalla Rete delle professioni, ora consultabile sul sito dei singoli ordini professionali. ◘ 9

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radicali liberi La chiave è affidata al Responsabile del procedimento di { I nodi stanno venendo al pettine ed è ormai evidente sia all’amministrazione pubblica, sia agli operatori privati, che ci sono molte cose da cambiare nelle regole che governano la gestione degli appalti pubblici. Claudio Tomasini e Marianna Matta responsabile Settore tecnico opere pubbliche Regione Piemonte funzionaria Settore tecnico opere pubbliche Regione Piemonte ella contrattualistica pubblica è indubbia la rilevanza dei servizi di ingegneria ed architettura, nodo di collegamento tra i fabbisogni dell’amministrazione pubblica e il mondo degli operatori economici chiamati al loro soddisfacimento. È quindi fondamentale affrontare il tema a 360°, partendo dal progetto del servizio professionale in capo al Responsabile del procedimento (Rp), come previsto all’art. 94 del Dlgs 163/06 e regolamentato dall’art. 279 del Dpr 207/10. Di norma è opportuno che il Rp del suddetto servizio coincida con il Rp dei lavori, già precedentemente nominato dall’amministrazione, e autore del documento preliminare alla progettazione ai sensi dell’art. 15 del regolamento. Il progetto – nel definire l’oggetto nonché le sue caratteristiche tecniche, economiche e di performance prestazionali – dovrà stabilire le professionalità necessarie per il suo espletamento, i livelli della prestazione e il computo metrico estimativo della stessa desunto dal decreto parametri (Dm 143/13, assimilabile di fatto ad un elenco prezzi di riferimento). Il valore così ricavato consentirà la definizione delle soglie di affidamento degli incarichi e quindi le procedure da adottare. Questa procedura, se correttamente applicata, riduce di fatto gli spazi di discrezionalità, attualmente ritenuti elementi di criticità nell’ambito di una procedura di affidamento. Si potranno così fornire gli elementi necessari per una corretta valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, consentendo coerenza nella selezione del soggetto aggiudicatario, non solo attraverso criteri di fatturato e/o di organizzazione, ma anche sulla base 10 N della qualità della prestazione richiesta, aderente all’oggetto messo in gara. Coerentemente con i nuovi indirizzi comunitari, facendo seguito a quanto ad oggi definito all’art. 2, comma 1 bis, del Dlgs 163/06, di recepimento del cosiddetto «Statuto delle imprese», l’amministrazione deve motivare la scelta di non suddividere in più lotti l’appalto, anche nell’ambito dei servizi, e dunque anche per i servizi professionali. La ratio della norma risponde alla volontà di consentire l’accesso al mercato anche ai liberi professionisti titolari di piccoli studi e ai giovani; è evidente allora che la criticità della suddetta norma, ossia lo «spacchettamento» degli incarichi di ingegneria ed architettura relativi ad una stessa opera, potrà essere agevolmente superata solo attraverso un necessario coordinamento da parte del Rp nella fase di esecuzione dei servizi medesimi. Resta evidente come la fase di selezione dell’esecutore del servizio di ingegneria ed architettura, gara o affidamento diretto, è inquadrabile in un limitato e preciso momento nell’ambito dell’iter connesso all’esecuzione di un’opera, la cui completa riuscita è però inevitabilmente connessa anche con le fasi precedenti e successive: la prima inquadrabile nell’indispensabile progettazione del servizio, e l’ultima individuabile nella verifica della sua corretta esecuzione, nonché della validazione di quanto prodotto. Ne deriva che la sola focalizzazione dell’attenzione sul momento dell’affidamento può risultare fuorviante e inefficace per il risultato atteso. Con riferimento infine alla determinazione del «costo del personale» necessario per l’effettuazione dei servizi professionali, si rinvia, per quanto di interesse, ai contenuti del documento predisposto da Itaca quali prime indicazioni, e alla nota metodologica contenuta nell’edizione 2014 del prezzario della Regione Piemonte. ◘ Marzo - Aprile

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Non mancano poi da ambo le parti proposte serie e ponderate per restituire trasparenza e tutela della libera concorrenza in un settore decisivo per la crescita del Paese. Vediamo ora di non trasformare le idee in illusioni Qualcosa va fatto per allinearsi all’Europa di { radicali liberi Salvatore La Mendola vice presidente del Consiglio nazionale degli architetti l Parlamento europeo, lo scorso 26 febbraio, ha finalmente varato la nuova direttiva appalti n. 2014/24/Ce, che l’Italia dovrà recepire entro i prossimi due anni. La conseguente revisione globale dell’attuale quadro normativo di settore, ormai compromesso dalle innumerevoli modifiche che si sono sovrapposte nel corso degli anni, costituirà un’opportunità importante per superare le attuali regole che non garantiscono quei principi di qualità, accessibilità, trasparenza ed economicità che dovrebbero essere gli elementi fondamentali di uno dei settori più importanti della nostra economia. In questo contesto, la Rete delle professioni tecniche (in rappresentanza dei Consigli nazionali di architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori; chimici; dottori agronomi e dottori forestali; geologi; geometri, ingegneri; periti agrari; periti industriali; tecnologi alimentari) ha redatto un documento che individua una serie di correttivi per superare le storture più evidenti del codice dei contratti e del regolamento di attuazione e per avviare il processo di allineamento della normativa nazionale alla nuova direttiva europea degli appalti. In sintesi, il documento condiviso dalla rete individua i seguenti obiettivi: ■■ aprire il mercato dei lavori pubblici, rimuovendo le regole attuali che impediscono l’accesso alle gare ai giovani ed ai meno giovani che non siano comunque in possesso di strutture professionali di notevoli dimensioni, con un numero notevole di dipendenti e con rilevanti fatturati; ■■ promuovere un più facile affidamento dei servizi di architettura e ingegneria ai liberi professionisti, rilanciando il fondo di rotazione per l’attingimento delle risorse; ■■ garantire maggiore qualità delle prestazioni professionali, riducendo i ribassi eccessivi negli affidamenti di servizi Marzo - Aprile I di architettura e ingegneria con la procedura del prezzo più basso, introducendo lo scarto automatico dell’offerta anomala ed ampliando, contestualmente, il numero degli operatori economici invitati (almeno 10), al fine di rispettare gli orientamenti comunitari; ■■ regolamentare in modo più chiaro ed efficace ruoli e diritti del professionista negli appalti integrati; ■■ rilanciare il concorso di progettazione, quale strumento di selezione negli affidamenti di servizi di architettura e ingegneria, fondato sulla qualità della prestazione professionale e non sul ribasso, sul fatturato o sul curriculum del professionista, consentendo al vincitore la possibilità di dimostrare i requisiti tecnico-economico-finanziari, costituendo, anche dopo l’acquisizione degli esiti concorsuali, un raggruppamento tra gli operatori di cui all’art. 90 del codice dei contratti. Ciò con lo scopo di offrire nuovi spazi ai professionisti in grado di offrire qualità, seppure sprovvisti di fatturato e dipendenti; ■■ garantire maggiore trasparenza nelle gare per l’affidamento di servizi di architettura e ingegneria con procedure di selezione quali l’offerta economicamente più vantaggiosa o lo stesso concorso di progettazione, puntando su giurie miste (stazione appaltante/professionisti), individuate a seguito di pubblico sorteggio. Il documento sarà presentato alla politica ed alle istituzioni in occasione di un convegno organizzato dalla Rete delle professioni, che si terrà il prossimo 8 maggio a Roma. Il convegno si articolerà in due tavole rotonde, durante le quali i professionisti ed i rappresentanti della politica si confronteranno sulle regole principali che dovranno ispirare una revisione globale del quadro normativo di settore, oramai inderogabile. ◘ 11

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Economia: Il gap tra istruzione e lavoro La meccanica della formazione tecnica La crisi degli ultimi anni ha innescato importanti processi di riorganizzazione tra le imprese italiane, facendo emergere la domanda di nuovi profili professionali e accelerando l'obsolescenza di altri. Ma mentre il lavoro potrebbe esserci, sembra mancare nella scuola e nell’università la capacità di adeguare i processi formativi di arrugginita Ester Dini 11 10 9 8 7 12 1 2 3 4 5 6 Cosa è Successo Il 27 febbraio scorso il Censis ha presentato a Palazzo Marini a Roma una ricerca realizzata per conto del Ministero del lavoro sul tema Il valore delle competenze. Nuove opportunità per rimettere in moto il lavoro. Pubblichiamo un sunto della relazione introduttiva che conferma qual è uno dei problemi principali che l’Italia è chiamata ad affrontare: l’attuale assetto della formazione tecnica rappresenta un drammatico svantaggio competitivo per il nostro sistema produttivo. Solo puntando su tecnici preparati è possibile rimettere in moto il mercato del lavoro. econdo una recente ricerca svolta dal Censis per conto del Ministero del lavoro, le imprese italiane di medie e grandi dimensioni hanno avviato negli ultimi tre anni importanti iniziative di ristrutturazione, spingendo l’acceleratore sull’innovazione e sulla riorganizzazione dei processi di lavoro. E per far ciò, hanno avuto bisogno di ampliare il proprio bagaglio di competenze, ricercando sul mercato nuovi profili: agenti commerciali, esperti di nuovi media, amministrativi, ma soprattutto tecnici ed ingegneri, necessari per accompagnare quei processi di cambiamento che la crisi ha reso necessari e non più procrastinabili. L’esigenza di migliorare le performance produttive e di vendita, oltre che gestionali, e la ricerca di nuovi mercati hanno infatti spinto le aziende italiane ad acquisire profili del tutto nuovi che prima non avevano internamente: commerciali innanzitutto (dagli export manager agli agenti di commercio, sono il 36,4% le aziende che hanno assunto negli ultimi tre anni tali figure), e immediatamente a seguire tecnici (32,4%), amministrativi (31,4%) e ingegneri (25,4%). Una domanda di professionalità tecniche ed ingegneristiche che proviene non solo dall’industria ma anche dal terziario avanzato, dove ben il 44,4% delle aziende ha assunto negli ultimi tre anni nuove figure tecniche (tab. 1). Che si tratti di figure chiave all’interno dell’organizzazione imprenditoriale lo conferma anche il fatto che ► Marzo - Aprile S responsabile settore Lavoro, professionalità, rappresentanze Censis 12

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