joe berti aprile

 

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giornalino scolastico

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TITOLO BRANO PRINCIPALE F E L I C I C O M E U N A P A S Q UA ! SOMMARIO: Guantanamo Lingue Morte? Scuola Pubblica/Scuola Privata 2014: Quanti anniversari!! Giovani e Rock’n’roll:. Una storia sociale Progetti in fieri ((Scambio) Quando c’era Berlinguer Happy Hours:parlare di felicità Super mArtematica Cinema! Chrisstof is wathing you I pensieri di oliver 2 4 6 7 8 10 11 12 14 15 LA NOSTRA REDAZIONE DI APRILE 17 18 Lorenzo Bazzano Cecilia Parigi Marcichiara Bo Paola Gullone Aice De Leonardo Arianna Coppola Federica Omegna Benedetta Sabbadini Gaia Tedone Matteo Capra Federico Piccolo Agnese Barcaroli Carolina Rossetti

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Pagina 2 N um e r o 7 — m a r z o 2 0 1 4 Guantanamo Dall’11 gennaio 2002 il governo degli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Bush, ha aperto un campo di prigionia detentivo all’interno della base navale di Guantanamo, sull’isola di Cuba, finalizzato alla detenzione di prigionieri catturati in Afghanistan e ritenuti collegati ad attività terroristiche. Guantanamo è diventata da allora la negazione di ogni precetto morale, mericani entra in 23 celle, preleva un prigioniero che non mangia da tre mesi, lo lega mani e piedi su una sedia da dentista e gli infila un tubo nel naso fino a che non gli penetra nello stomaco; dentro a quel tubo i ragazzoni infilano il burro di noci pecan, un ingrediente da torta che si usa sono negli Stati Uniti (grazie a Dio). E’ questo il trattamento che si merita chi è rinchiuso a Guantanamo, a spese peraltro dei contribuenti americani. Nel 2013 166 uomini erapiù dignitoso e rispettoso. Invece i soldati sono entrati nelle celle con le armi spianate, hanno legato gli uomini con le mani dietro la schiena e li hanno tenuti con la faccia a terra per 6-8 ore sparando loro proiettili di gomma. Aggiunge Warner : “Eppure chi digiuna non chiede di uscire dal carcere, anche se ne avrebbe tutto il diritdi ogni diritto umano e giuridico. Da febbraio 2013 130 detenuti sono in sciopero della fame perché la custodia del carcere, affidata fino ad allora alla Marina, è passata all’Esercito. E da quando sono arrivati loro la situazione è precipitata. L’Esercito ha chiuso ogni canale di comunicazione, come dice l’avvocato di 11 detenuti lì rinchiusi Carlos Warner. Due volte al giorno una pattuglia di ragazzoni ano rinchiusi in quel carcere di sicurezza, di questi solo 6 avevano ricevuto una condanna. Gli altri non erano mai stati giudicati da nessuna corte, anzi, 86 di loro avevano addirittura visto cadere tutte le accuse: si trattava di innocenti, autorizzati ad andarsene ma ostacolati dalle guardie. Mento. Vuole soltanto riavere indietro i propri oggetti. E’ assurdo”. La posizione del presidente Obama (premio Nobel per la pace) è stata chiara: Guantanamo va chiusa. Era il 2009. Poi, però, una sentenza di un giudice militare si è opposta alla procedura avviata da Obama. 5 anni dopo tutto è ancora è diventata da allora la negazione di ogni precetto morale tre la lenta burocrazia statunitense cerca una soluzione, i detenuti là dentro ci rimangono, indipendentemente dalla loro colpevolezza. Non si pensi che lo sciopero della fame abbia portato a qualcosa di buono. I detenuti non chiedevano altro se non di negoziare un miglior regime di vita, magari

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J o e B e r ti Pagina 3 in stallo. E a Guantanamo continuano ad essere detenuti uomini come Ghaleb al Bihani, uno che le armi non le ha mai neanche sfiorate, uno che faceva l’aiuto cuoco per truppe arabe alleate dei talebani. Anche lui è a Guantanamo, un posto pensato per rinchiudere i più pericolosi terroristi del pianeta, ma riempito con gente raffazzonata in Afghanistan e Pakistan, dove qualunque disgraziato era disponibile a consegnare il padre in cambio della taglia di 25 mila dollari promessa dal governo americano. Le confessioni vengono estromesse con torture così barbare da far parlare anche i muti. I dati ovviamente non sono aggiornati, perché poche sono le notizie che circolano sulla struttura detentiva. Ma se si hanno poche notizie è anche perché i giornali non ne parlano, ma questa non è una novità. Lorenzo Bazzano La posizione del presidente Obama è stata chiara: Guantanamo va chiusa.

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Pa g in a 4 N um e r o 7 — m a r z o 2 0 1 4 LINGUE MORTE? cultura viene scartata per lasciar spazio a fattori più materiali, i giovani preferiscono cominciare subito a lavorare piuttosto che studiare, e tutti sono pessimisti di fronte a un futuro che sembra destinato a essere distrutto dalla crisi economica. In questo clima poco rassicurante molta gente si chiede che senso abbia mo conto di parlare latino e greco tutti i giorni: per esempio, la parola “ippopotamo” viene tutta dal greco ed è formata da ippos, che significa cavallo, e potamos, che signifitità culturale, riescano a vivere attraverso i secoli e a renderci più forti. Per citare un esempio di questa idea si può riprendere il concetto di Bernardo di Chartres, maestro di retorica e filosofo del XII secolo, quando dice “Siamo studiare al classico, le cui basi sono il greco e il latino, altrimenti conosciute come “lingue morte”. Di conseguenza, le iscrizioni al classico sono notevolmente diminuite negli ultimi tempi. Ma allora questo tipo di percorso scolastico ha una funzione, oppure è una perdita di tempo? Cominciamo dalle basi: lo ca fiume. Per i greci, dunque, ’ippopotamo è il “cavallo di fiume”, e si può anche intendere come una visione molto più profonda di quella dell’animale panciuto e sbadiglione che abnani sulle spalle di giganti”: da soli non saremmo in grado di vedere più in alto di un filo d’erba, ma sulle spalle della Tradizione, che ci porta in alto, possiamo vedere fiumi, laghi, monti, boschi, vallate ecc. E nel solco della Tradizione Cosa sono? E’ un mondo difficile quello in cui viviamo. E’ un paese in cui la spesso non ci rendiamo conto di parlare latino e greco tutti i giorni:. studio del greco e del latino, caratterizzati da una complessa grammatica, ma da una sintassi abbastanza familiare, aiuta a ragionare. Tutti noi, parlando italiano, spesso non ci rendiabiamo noi. Questo è solo un esempio banale, ma se ne trovano simili anche nell’ambito della medicina, della biologia e altri. L’essere consapevoli di queste derivazioni fa sì che le nostre radici, e quindi la nostra iden-

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J o e B e r ti Pa g in a 5 attualmente vengono applicati metodi innovativi, come il metodo Oelberg. Lo studio intenso e costante che gli studenti del classico devono seguire è, inoltre, un’ottima palestra per quello che sarà lo studio universitario. A proposito di università, il classico apre a ogni tipo di facoltà, perché fornisce ampi approfondimenti per ogni materia. In generale, il classico è forse una tra le poche cose che il mondo ci invidia, tanto che quelli che hanno questo tipo di preparazione sono molto richiesti all’estero. Esso è, allora, una marcia in più, la chiave che apre a un mondo complesso ma, allo stesso tempo, affascinante. Eppure, tutto questo sembra attrarre solo poche persone. Forse, allora, il problema potrebbe stare nella crisi che attualmente sta colpendo il nostro paese. Essa spaventa i giovani che, quindi, sentono il bisogno di avere una visione più concreta del loro futuro. Pensano di non poter permettersi di perdere tempo a studiare, peggio ancora se si tratta di studiare le “lingue morte”. Oggi la concezione che prevale di più nella società è quella utilitaristica, che non vede quale funzione strumentale possono avere il latino e il greco, che invece danno una formazione personale. Tuttavia, per uscire dalla crisi c’è bisogno di persone preparate che, per esempio, avendo studiato la storia, non cercano di fare gli stessi errori che hanno fatto altre persone prima di loro. In fondo, i giovani sono il futuro e, tra i loro innumerevoli sogni, c’è quello di poter vivere in un mondo migliore e tutti possono contribuire, a partire dalle cose più semplici. Ma se ci lasciamo vincere dalle avversità e dalle difficoltà e rimaniamo indifferenti davanti a un destino già segnato, allora il mondo non potrà mai cambiare. Se vogliamo le cose bisogna combattere. Bisogna arrivare alla vetta un passo per volta, raggiungendo un obiettivo dopo l’altro, sapendo che, se in questo modo le cose potranno prendere una piega diversa, allora ne sarà valsa la pena. Cecilia Parigi quale funzione strumentale possono avere il latino e il greco, che invece danno una formazione personale

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Pa g in a 6 N um e r o 7 — m a r z o 2 0 1 4 S C U O L A I TA L I A N A / S C U O L A E S T E R A La scuola: un'istituzione creata per permettere a tutti i ragazzi e agli adulti volenterosi di ricevere un'istruzione che può essere basilare o approfondita in base all'indirizzo scolastico che si decide di frequentare. La scuola ha una lunga storia che parte quasi dall'invenzione della scrittura, poiché già allora per tramandare la cultura di un popolo alle generazioni successive bisognava insegnare. Ma la scuola vera e propria, come struttura, nasce più o meno nel Medioevo, durante il quale, però, era riservata tutti i cittadini poiché essi già la pagavano versando le tasse. Ora non è più così semplice: pur pagando le tasse sembra che i soldi del popolo svaniscano e non arrivano più abbastanza fondi alle scuole per la manutenzione. Così vengono chiesti alle famiglie ulteriori soldi per poter mandare avanti il tutto. Spesso, però, questi soldi mancano e in Italia si assiste ad un abbassamento della qualità della vita nelle scuole. In molti istituti non ci sono soldi per pagare il gesso per le lavagne o i detersivi per pulire i banchi, sedie e pavimenti; i bagni sono sporchi o addirittura solo ai più agiati e alle persone di sesso maschile. Dall'unione dei diversi staterelli italiani nel 1861 la scuola ha iniziato a migliorare in Italia, ma solamente negli anni '60 ci fu un processo di alfabetizzazione di massa e nacque l'obbligo scolastico che prima prevedeva la frequenza obbligatoria a scuola fino alla terza elementare per poi arrivare di recente fino al secondo anno di scuola superiore. Ora la scuola sarebbe fornita di materiale e ben organizzata se non fosse per i vari decreti che, in tempo di crisi, hanno tolto sempre più fondi alla scuola. Sembra quasi che il nostro Stato stia retrocedendo: nel corso degli anni si era riusciti a rendere la scuola un'istituzione pubblica, che poteva essere frequentata da di preparazione delle scuole italiane è abbastanza alto, soprattutto quello delle università più conosciute che sono frequentate anche da stranieri. Purtroppo in questi ultimi anni si sta registrando un calo del livello formativo degli studenti italiani a confronto con quello europeo e internazionale. Questo perché in Europa e negli stati più sviluppati, ossia quelli che fanno parte del mondo Occidentale, lo Stato punta di più sulle generazioni future e per questo una cosa necessaria. Alla fine la scuola estera non è poi tanto meglio di quella italiana; anzi, da noi tutti gli alunni sono trattati allo stesso modo e questo è sicuramente un aspetto, a mio parere, molto importante. Se solo lo Stato funzionasse un po' meglio dal punto di vista amministrativo e se fosse un po' meno corrotto la scuola italiana potrebbe arrivare ad essere una delle migliori del mondo. Alice De Leonardo non utilizzabili poiché non ci sono soldi per ripararli se qualcuno li rompe; spesso in palestra non ci sono le attrezzature a norma e manca il materiale; nelle scuole dove sono presenti dei laboratori questi non sono utilizzabili perché manca il necessario per poterne usufruire o manca semplicemente qualche tecnico che se ne occupi. Tutto ciò nelle scuole dove si vive meglio, perché in altre ci sono muri e soffitti pericolanti e spesso le intere strutture non sono a norma e sono pericolose per studenti e insegnanti. Nonostante ciò, il livello garantisce un'istruzione quasi impeccabile. In parte investe nella scuola denaro pubblico e in parte lo chiede ai genitori degli alunni poiché le scuole migliori e quelle maggiormente frequentate all'estero sono private. Nonostante tutti i pregi delle scuole estere, che sono molto ben organizzate, c'è da dire che non tutti possono frequentarle: spesso la parte più povera della popolazione e quella ai margini della società si trova costretta a mandare i figli in scuole pubbliche che a volte sono di livello medio; altre so- no, invece, mal ridotte, non c'è personale e i docenti non sono preparati come quelli delle scuole private. Per quanto riguarda le scuole dei paesi meno sviluppati e per quelli del terzo mondo, invece, è tutto un altro discorso: qui la maggior parte delle persone è analfabeta poiché non si può permettere gli studi a causa della povertà e lo stile di vita è talmente diverso da quello occidentale che spesso neanche chi avrebbe le risorse per poter studiare lo fa perché non viene ritenuta

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J o e B e r ti Pa g in a 7 2 0 1 4 : Q UA N T I ANNIVERSARI! perché ci presenta una lunga, anzi lunghissima, serie di anniversari e ricorrenze da celebrare nei campi più disparati: storia, letteratura, arte, cinema. Iniziamo da quello più lontano nel tempo: il bimillenario della morte di Augusto, primo imperatore romano. Seguono i 1200 anni della scomparsa di un altro imperatore, fondatore del Sacro Romano Impero, Carlo Magno. Solo il 28 luglio di appena 100 anni fa scoppiava la Prima naio e in dicembre. Nel 2014, tuttavia, non si ricordano solamente “anniversari di morte” ma si festeggiano anche numerosi compleanni “importanti” delle star: tantissimi auguri quindi a Kate Moss e Leonardo di Caprio per i loro 40 anni (sono assolutamente Il 2014 non sembra avere nulla di particolare, un anno normale come tanti Guerra Mondiale e 10 anni dopo moriva Lenin. A noi questi eventi sembrano spesso lontanissimi, anche se alcuni di esse, in realtà, appartengono al nostro recente passato. Le ricorrenze da celebrare sono però numerose anche in letteratura: 160 anni fa moriva Oscar Wilde mentre, giusto “pochi” secoli prima, convinta che leggano anche loro il JoeBerti!...A proposito, caro Leo, se proprio ci tieni possiamo mandarti un biglietto di auguri con la statuetta dell’Oscar…) Auguri ancora più speciali vanno però alla simpaticissima Mafalda per i suoi 50 anni di carriera e ai mitici Matt Groening e John altri… Inaspettatamente invece si rivela un anno pieno di sorprese per l’esattezza 450 anni fa, nasceva Shakespeare. Dall’altra parte della Manica invece, in Italia, sempre nel lontano 1564 moriva un grande artista: Michelangelo Buonarroti. Per rimanere nell’ambito aristico, sia Munch sia Kandinskij scomparvero nel 1944, rispettivamente in genTravolta per il loro sessantesimo compleanno. Queste citate sono solo alcune delle moltissime ricorrenze del 2014, sta a voi scegliere quali celebrare e magari “onorare” proponendo un giorno extra-ordinario di vacanza…!!! Mariachiara Bo

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Pa g in a 8 N um e r o 7 — m a r z o 2 0 1 4 G I OVA N I E R O C K ’ N ’ R O L L . UNA STORIA SOCIALE sica. Dopo una breve contestualizzazione sul periodo dell'irruzione della cultura di massa ,si è discusso approfonditamente sulle caratteristiche della musica popolare e d i quella solitamente sconosciuta. Sono state tracciate la struttura e le h o p ed would s a y m o r e She goes downstairs to the kitchen Clutching her handkerchief Quietly turning the back door key Stepping outside she is free. - She (what did we do that was wrong) Is having (we didn't know it w a s w r o n g ) Venerdì 28 Marzo la scuola ha permesso agli studenti di assistere a una conferenza su un tema alquanto interessante : "Rock and Roll e giovani". A esporre quest'argomento è stato il professor Banti,sostenuto dal professor De Miranda . Quest'ultimo ci ha anticipato fin da subito come questo argomento fosse insolito per il professor Banti poiché la sua materia è la Storia . Infatti il professore ha scelto di trattare aspetti inediti di questo genere musicale , mettendo in parallelo la storia politica con la storia della mualcune parti significative di canzoni. Per citarne una, tratta da : "She's leaving home" dei Beatles -Wednesday morning at five o'clock As the day begins Silently closing her bedroom door Leaving the note that she tematiche tipiche della "popular music",ovvero la musica più ascoltata e diffusa. Ha spiegato come fosse caratterizzata da un testo semplice , che trattava argomenti di significato poco rilevante e inoltre come il testo riportasse esperienze negative con esito positivo. Per poter far comprendere le caratteristiche dell'altra categoria musicale, sono state analizzate Fun (fun is the one thing that money can't buy) S o m e t h i n g i n s i d e That was always denied For so many years (bye bye) She's leaving home (bye bye)-. Il professor Banti si è soffermato particolarmente su queste strofe, apprezando la sensibilità narrativa degli autori e facendo notare come nonostante la vicenda si presentasse negativa , avesse poi un ri- svolto positivo. Invece facendoci ascoltare alcune canzoni , come "Heart Atom Mother" dei Pink Floyd , ha mostrato aspetti differenti di questo genere musicale. Ad esempio come la canzone prima citata fosse caratterizzata da un insieme di suoni tra loro accostati fino a creare una melodia orecchiabile. Ha poi sostenuto che , nonostan- te gli artisti di queste canzoni fossero molto noti , questa musica veniva sottovalutata poiché non rientrava nella “popular music". Ha poi contrapposto alla canzone " She's leaving home", "Eleanor Rigby" , anch'essa prodotta dai Beatles per evidenziare la trasformazione e l'evoluzione del gruppo.

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J o e B e r ti Pa g in a 9 Facendoci comprendere come , passando da contenuti positivi con esito negativo a contenuti con esito negativo, questi cantautori abbiano contribuito a un cambiamento di questo genere musicale. Il professor Banti ha anche reso evidente la mancanza di un " Happy Ending" ,elemento fondamentale in una canzone popolare. Lo si nota nella seguente strofa di "Eleanor Rigby": Eleanor Rigby died in the church and was buried along with her n a m e dei Rolling Stones. In questa canzone viene completo stravolto il ruolo della donna nella famiglia e nella società. È possibile comprenderlo ,come ci è stato fatto notare dal professore, in queste due strofe: I don't want you be no Love to you, baby Love to you, baby Love to you. Infine c'è stato un momento in cui ognuno di noi ha potuto porre delle domande o esprimere delle considerazioni. Ed è emersa nuovamente tra queste la questione della condizione femminile in quel periodo. Rispondendo a tale quesito,il professor Banti ha chiarito l'importanza e lo spirito rivoluzionario posseduto da N o b o d y c a m e Father McKenzie wiping the dirt from his hands as he walks from the grave No one was saved. Inoltre si è parlato della relazione che i movimenti socio-politici hanno sviluppato con la musica nei vari periodi storici. Per esempio di come la politica fosse colonna sonora delle canzoni e di come le canzoni influenzassero la politica e i cambiamenti sociali. Tali concetti sono ben espressi nella famosissima "I Just Want To Make Love To You" s l a v e I don't want you work all d a y I don't want 'cause I'm sad and blue I just want to make love to you, baby Love to you, baby una canzone che non trasmettesse gli ideali già prestabiliti all'interno della società. L'esperienza si è rivelata utile e ha permesso a molti di comprendere che la musica non è un banale hobby ma una parte fondamentale della cultura , che ha lo scopo di trasmettere degli ideali attraverso nuove storie. She's leaving home – Love to you, baby L o v e t o y o u I don't want you cook my bread I don't want you make my bed I don't want your money too I just want to make love to you, baby Beatles: https:// www.youtube.com/watch?v=ttmNQPW5G4 Heart Atom Mother – Pink Floyd: h t t p s: // w w w. y ou t u b e. c om / watch?v=UyRJzdKUho0 Eleanor Rigby – Beatles: https://www.youtube.com/watc h?v=ONGSl1FjFfc I Just Want To Make Love To You Rolling Stones: https://www.youtube.com/watc h?feature=player_detailpage&v= 6x4UjO3SLI4

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Pa g in a 10 N um e r o 7 — m a r z o 2 0 1 4 P R O G E T T I I N F I E R I ! (S C A M B I O ) Soggiorno dei romani a Torino Si è purtroppo conclusa l’esperienza di scambio con il liceo “G. Peano” di Monterotondo, un piccolo paesino nei pressi di Roma. I nostri compagni di Roma hanno trascorso la settimana girando per i posti che caratterizzano la nostra città, Torino, e ci sentiamo di dire che la settimana è passata davvero troppo in fretta. Fortunatamente, tra una risata e l’altra, siamo riusciti a estrapolare una piccola intervista informale, per rendere meglio l’idea dello scambio, che, nonostante sia in uso in molte altre parti d’Italia, per ora è poco considerato nel nostro liceo. I nostri compagni erano ben felici di aiutarci nella nostra piccola impresa giornalistica, e, nel camminare per strade e stradine di Torino, si sentivano un po’ protagonisti di un piccolo talk show di quelli che vanno tanto di moda in questo periodo. Dopo aver fatto ammetter loro che Torino sia una piccola ma splendida città, abbiamo chiesto loro se avessero trovato delle differenze tra la loro e la nostra : “ mi ha molto colpito che a Torino siamo tutti svegli e operativi già alle otto del mattino”, ci ha detto Martina, una nostra coetanea romana, oppure “ Torino è molto più tranquilla e ordinata, mentre Roma è sicuramente più caotica”, ci ha detto Sofia. Un piccolo sondaggio tra noi ha svelato che i monumenti più apprezzati siamo stati la Mole Antonelliana, Palazzo Carignano e Palazzo Reale. Infine, per rendere la nostra intervista il più utile possibile anche ai lettori pro- fessori, abbiamo chiesto al corpo docenti romano cosa ne pensasse dell’idea di uno scambio come gita scolastica : “Lo scambio richiede una complessiva maturità degli studenti, e una reciproca fiducia tra questi e i professori : i ragazzi infatti, oltre a fare i conti con visite varie e con tutte le problematiche che può avere una normale gita, devono misurarsi con i problemi di tutti i giorni, come prendere l’autobus per andare a scuola o girare in una città sconosciuta affidandosi unicamente al proprio partner. Tuttavia, lo scambio conferisce un approccio diretto con quelle che sono le tra- dizioni e le abitudini delle famiglie locali e i ragazzi sono più invogliati ad ascoltare le spiegazioni turistiche, se a darle sono dei loro coetanei, piuttosto che una guida.” Matteo Capra Federico Piccolo

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J o e B e r ti Pa g in a 11 Q UA N O C ’ E R A B E R L I N G U E R C’era una volta Enrico Berlinguer. C’era una volta il comunismo italiano, un comunismo diverso dagli altri, un comunismo che non faceva paura. C’era una volta il popolo comunista italiano con le sue bandiere rosse agitate nel vento; quel popolo è morto l’11 giugno 1984 insieme al suo leader. Veltroni decide di raccontarlo in un film documentario che coinvolge tutti, anche chi al PCI non è mai stato iscritto: le immagini della folla in piazza San Giovanni per i funerali del segretario, le immagini dei cortei, le paQuesto anche perché la politica ha smesso di parlare un linguaggio chiaro, autentico, diplomatico, preferendo le urla e i vaffanculo. Mai il PCI aveva raggiunto il 34% come con Berlinguer, perché Berlinguer era l’unico in grado di rivolgersi alla coscienza della gente. Il film non è ambizioso, anche perché l’ambizione non ha mai fatto parte di Veltroni. Rifugge dalla tentazione gnato Berlinguer nella sua missione. Interessante la proposta di immagini inedite e poco conosciute, alcune della quali mostrano un Berlinguer già provato, fragile, a pochi giorni di distanza dal tragico comizio di Padova che se lo è portato via, senza impedirgli di concludere il suo discorso. La sentenza del film è netta: dopo Berlinguer la sinistra è morta, Veltroni non lo può e non lo vuole nascondere. Le parole di Aldo Tortorella alla role limpide e sincere di Berlinguer così come le testimonianze di chi con lui ha vissuto e di chi in lui ha creduto raccontano il meglio della sinistra italiana e anche la sua fine. La fine è tangibile, basta vedere la desolante scena inziale dove ad alcuni studenti di varie parti d’Italia viene chiesto chi fosse Berlinguer: chi risponde il presidente della mafia, chi risponde un politico di estrema destra, chi risponde un cantante, chi uno scrittore, chi preferisce semplicemente rispondere che non lo sa (sempre meglio del presidente della mafia). E qui si vede anche la disaffezione crescente verso la politica. Una folla come quella del funerale di Berlinguer oggi è impensabile. po di Mosca, il famigerato compromesso storico) e identificando nelle Brigate Rosse (c’è anche una testimonianza di Franceschini) l’unica alternativa di sinistra al PCI. Ininfluenti i racconti delle esperienze personali dello stesso Veltroni, anche se è curioso vedere un corteo di studenti in cui Giuliano Ferrara sfilava a pugno chiuso; molto più significativi i contributi di chi ha accompadella sinistra, lui che alle urne era stato divorato da Berlusconi. Credo che Berlinguer storcerebbe il naso se sapesse che un bel giorno la DC e il PCI si sono uniti per formare un unico partito e hanno perso quasi tutte le elezioni successive. Ma in fondo, anche questo dimostra la cesura siderale che si è formata tra la politica di oggi e la politica di ieri. di santificare Berlinguer pur trascurando con troppa facilità le sue ombre, i suoi errori e pur dando per scontati e appiattendo molti eventi (l’eurocomunismo, lo strapfine del film suonano più che come un rimprovero come una rassegnata constatazione: “Dopo la sua morte nominammo un segretario provvisorio, e avevamo sperato che sareste stati voi a proseguire il cammino di Enrico”. In quel “voi” è racchiusa una generazione fatta di D’Alema, Fassino, Renzi e Veltroni stesso. Sarebbe stato interessante che Veltroni dicesse quanto si è sentito protagonista dell’inabissamento

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Pa g in a 12 N um e r o 7 — m a r z o 2 0 1 4 H A P P Y H O U R S : PA R L A R E D I F E L I C I T À Happy hours: parlare di felicità”. Questo è il titolo del progetto a cui noi della prima alpha abbiamo aderito in queste ultime 2 settimane con i compagni della prima M. Il 14 e il 21 marzo ci siamo recati in via Gaudenzio Ferraris al Museo del perchè per partecipare al primo incontro di questo progetto il cui ore, che ci ha messi a nostro agio. Un aspetto che è stato molto apprezzato dalla nostra classe è quello di aver potuto tratbiettivo era quello di definire che cosa fosse per noi la felicità e cosa ci rendesse veramente felici. Entrati nell'aula magna abbiamo scoperto "con piacere" che le prime file erano state riservate a noi più grandi dai "primini" che si erano precipitati sulle ultime file. Così, composti e seri, ci siamo preparati ad ascoltare il giovane filosofo che ci avrebbe seguito per tutto il progetto. Dopo alcuni momenti di imbarazzo iniziale, l'atmosfera si è sciolta anche grazie all'atteggiamento affabile e informale del conduttofessore, ma un ragazzo più vicino a noi per età, perché ciò ci ha permesso di esprimere più liberamente la nostra opinione. Partendo dal romanzo Robinson Crusoe e dal film un po' perché inizialmente avevamo affermato che a tutti piace ricrearsi il proprio spazio vitale, rappresentato o dalla nostra stanza o dalla nostra macchina, al cui interno non sono ammessi "ospiti indesiderati". tare di un argomento serio con una persona che non fosse un prolice, ma se invece la povertà gli è stata imposta, sicuramente, non potrà esserlo. Rispetto al secondo quesito invece è emerso che per molti di noi la felicità consiste nello stare con gli altri, ma affermando ciò, nello stesso tempo, ci siamo anche contraddetti “La ricerca della felicità” ci siamo soffermati soprattutto su questi quesiti : i soldi possono fare la felicità?, si è più felici da soli o con gli altri?, ci rendono più felici le cose o le persone? Riguardo il primo punto, molti di noi hanno concordato sul fatto che se l'uomo sceglie la povertà come stile di vita, può essere fe-

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J o e B e r ti Pa g in a 13 Infine, circa l'ultimo punto avevamo idee discordanti: per alcuni la felicità corrispondeva nello a stare con altre persone, mentre per altri la felicità significava stare da soli, circondati esclusivamente dalle proprie cose: il rapporto con esse è infatti più semplice perché per gli oggetti non ci si deve preoccupare molto e soprattutto non si deve temere di ferire i loro sentimenti! “Nel secondo incontro abbiamo fatto un esperimento, per scoprire se si è più felici da soli o in filosofo ci ha posto una domanda alquanto insolita : siete felici a scuola? Inizialmente c'è stato un silenzio di tomba, poi improvvisamente, come se fosse scoppiata una bomba, tutti hanno cominciato ad esporre i motivi per cui NON sono felici a scuola. Le ragioni della felicità' scolastica erano compagnia; l'esperimento consisteva nello scrivere in modo anonimo dell'ultima volta in cui decisamente poche, ma tra queste c'era la possibilità' di stare insieme ai compagni. Partecipare a questo progetto è stata una bella esperienza: ci ha fatto comprendere che la felicità è qualcosa di molto soggettivo e relativo e che ciascuno di noi attribuisce un significato di- siamo stati felici e dopo aver mischiato i bigliettini, ciascuno ne pescava uno e, leggendolo, stabiliva se quella felicità fosse individuale o collettiva. L'esperimento ha evidenziato che la maggior parte di noi è' stata felice perché' ha condiviso quel momento con altri. Alla fine dell'incontro, il verso al concetto di felicità. Tuttavia la maggior parte di noi ha riconosciuto di sentirsi meglio quando è in compagnia di qualcun'altro. Benedetta Sabbadini e Gaia Tedone

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J o e B e r ti Pa g in a 14 Super mArtematica Tra Einstein e Picasso anche i super eroi esistono Il 14 marzo(3,14) era il p-day (la giornata mondiale della matematica)e la Valfa si èrecata al liceo Alfieri per assistere a un percorso che parlava di super eroi, pittori moderni e geometria applicata. La parte introduttiva era entusiasmante: i ragazzi ci hanno spiegato come, a rigore di fisica, potevano esistere corsa. Poi abbiamo scoperto anche il trucchetto di superman che essendo alieno riesce con un solo passo a sorvolare un grattacielo: la gravità del suo pianeta natale (Kripton) è minore a quella terrestre e così come quando noi umani andiamo sulla luna e possiamo saltellare superando anche i 5 metri d'altezza, il nomente il momento che tutti aspettavano è giunto: l'intervallo in cui ci avevano promesso i biscotti, i biscotti a forma di p. Una buonissima circonferenza di pasta frolla ( si perchè ci avevano ingannato il p era solo stampato sul biscotto)con il giusto di zucchero! Buonissimi davvero!!!!! Dopo questa cosa dei veramente i poteri straordinari dei grandi super eroi come spider man, superman, ironman... Infatti si calcola che se un ragno avesse le dimensioni di un uomo sarebbe effettivamente in grado di produrre una ragnatela così potente da fermare un treno in stro amico kriptoniano saltellando ci supera i grattacieli. E Iroman è il meno complicato da spiegare perché il suo potere sta tutto nell'armatura e quindi chiunque, persino io, se la indossasse potrebbe diventare un super eroe. La seconda parte consisteva nell'ascoltare la vita di pittori e poi dei professori di matematica trovavano il collegamento con figure biscotti c'è stata un'altra parte sui pittori che è stata più pesante sia per via di quanti biscotti avevamo mangiato(Quante volte ho detto biscotti?!) sia perché dopo non avevamo più cibo da mangiare. Fine dei biscotti, fine della martematica. Bèatrice Louise Borsa Nina Zibetti geometriche che erano presenti nei quadri con dimostrazioni di geometria... Dopo di che un esperto di cinema ci ha fatto vedere una pubblicità della nike e un pezzo di film degli anni venti, e poi ne ha parlato in modo esaltato urlando:”Sono opere d'arte! Sono opere d'arte!”(bisogna dargli ragione però erano davvero belle!) Poi final-

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Pa g in a 15 N um e r o 7 — m a r z o 2 0 1 4 CINEMA! notte e giorno e le rapide sequenze di montaggio; in un’ora di spettacolo si susseguono una quarantina di cambi di scena. I colori caldi, le sfumature pastello e i costumi degli attori fanno pensare ad un’ambientazione risalente ai primi anni del ‘900, anni in cui si sviluppava per la prima volta il cinema muto. Prima dello spettacolo, abbiamo assistito alla presentazione da parte di Beppe Navello, direttore artistico del teatro Astra e regista, il quale ci ha detto che quando si è realizzato l’accordo tra il Tpe (Teatro Piemonte Europa) e il teatro polacco, diretto da Robert Talarczyk, si cercavano ragioni e stimoli per un lavoro in comune; la ben riuscita esperienza della realizzazione dello stesso spetta- Il 18 marzo alcune classi del liceo Gioberti hanno assistito alla rappresentazione teatrale dello spettacolo: Cinema!. Si tratta di un film muto ricostruito in palcoscenico, una storia di intrighi amorosi e sogni di una vita migliore in cui le donne, alla fine, trionfano sempre. Essa è raccontata al modo dell’antica cinematografia degli esordi e realizzate in palcoscenico, con le tecniche del teatro: una scatola nera simula le inquadrature del cinema, i primi p i a n i , l’effetto colo di sette anni fa gli è sembrata la più adatta a mettere insieme artisti di lingua e cultura diversa cercando di riprodurre uno spettacolo analogo ma senza l’uso della parola, inventando un nuovo Cinema!. A proposito di Cinema!, Navello scrive: “La prima edizione dello spettacolo, nel 2007, è stata preceduta da lunghi anni di ricerca e riflessione, di seminari con attori italiani e francesi basati su tecniche di improvvisazione. Si dava un tema (per esempio: l’incontro, il furto, la fuga, i clochard sulla panchina sotto la neve, ecc.) e si chiedeva agli attori di elaborare un racconto senza parole, esclusivamente gestuale. Con l’aiuto di semplici teli neri che mettevano in evidenza particolari anche piccolissimi dell’azione (una mano, uno sguardo, il movimento dei piedi che corrono, si arrestano, riprendono a camminare), abbiamo a poco a poco costruito vere e proprie sequenze

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