La posizione di Legautonomie sul federalismo fiscale

 

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00186 roma via della colonna antonina 41 tl 06.6976601 fx 06.6991417 segreteria@legautonomie.it l iniziativa di legautonomie contro la politica economica del governo e il federalismo delle scatole vuote per un vero federalismo fiscale 1 l attacco alle autonomi e è un attacco all a coesi one sociale un governo debole e privo di maggioranza parlamentare continua a scaricare sul sistema delle autonomie il peso delle proprie contraddizioni e i costi di una politica inefficiente e incapace di portare il sistema paese fuori dalla crisi economica e sociale mai come in questi ultimi mesi un governo che si dice federalista ha concepito e portato a compimento un attacco così vasto al sistema delle autonomie dietro la bandiera del federalismo si nasconde in realtà un disegno controriformista e una ristrutturazione centralista della gestione della finanza pubblica con l alibi della crisi e dei vincoli europei si stanno colpendo i livelli di welfare l erogazione di servizi indispensabili per le proprie comunità gli stessi meccanismi di coesione sociale garantiti in prima linea proprio dal sistema degli enti locali il drastico ridimensionamento deciso con la manovra finanziaria per il 2011 dei fondi a carattere sociale -78 tra il 2008 e il 2011 rappresenta una prospettiva decisamente negativa per un paese colpito dalla peggiore crisi sociale e occupazionale dal dopoguerra lo stesso processo di attuazione della legge delega sul federalismo fiscale accanto alle numerose criticità più volte evidenziate lascia del tutto ai margini ogni riferimento ai livelli essenziali delle prestazioni sociali da garantire uniformemente su tutto il territorio nazionale uno dei capisaldi della riforma federalista che dovrebbe legare il superamento della spesa storica e delle sue storture a meccanismi di trasparenza responsabilità e autonomia attraverso la stima dei fabbisogni e dei costi standard e un efficienza fondata su principi di equità sociale viene del tutto ignorato dai provvedimenti del governo 2 la cart a dell e autonomi e fatta a pezzi anche il disegno di riforma dell ordinamento locale e la definizione delle funzioni fondamentali degli enti locali invece di procedere speditamente e parallelamente al varo delle deleghe sul federalismo fiscale appare abbandonato su un binario morto il legame tra risorse attribuite capacità impositiva e sistema delle competenze degli enti locali è sparito dall orizzonte per far posto ad un ordinamento disegnato a brandelli in maniera parziale ed ispirato alla logica dei costi della politica piuttosto che a quella dell organicità e della coerenza col disegno federalista l elencazione delle funzioni fondamentali indicata nel disegno di legge sull ordinamento locale è in contraddizione con quella indicata nel fisco municipale;la previsione dell obbligatorietà dell esercizio associato delle funzioni dei piccoli comuni è del tutto scollegata 1

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dalla necessità di costruire un adeguato ente locale di base al quale legare crescenti poteri fiscali e sostanzialmente ignorata ogni concreta capacità di avviare un vero governo delle aree metropolitane;la stessa sorte delle province non è messa al riparo delle insidie di un dibattito ormai solo demagogico circa la loro abrogazione non viene risolto a sufficienza il nodo del rapporto tra regioni e sistema dei poteri locali vengono infine colpiti gli istituti di democrazia decentrata le forme di partecipazione e i livelli stessi della rappresentanza democratica nelle assemblee elettive si tratta di un modo di procedere che considera le autonomie locali una variabile dipendente delle scelte del governo e non un interlocutore paritario ed affidabile con cui pattuire misure e scelte di finanza pubblica che devono essere adottate con spirito di responsabilità e nell interesse della repubblica nel suo insieme 3 la scatola vuota del federalismo fi scal e i decreti legislativi di attuazione del federalismo fiscale presentano molte carenze o sono delle scatole ancora vuote essi rinviano a successivi studi ed elaborazioni che li sottraggono sostanzialmente ad ogni controllo politico e parlamentare lo stesso decreto legislativo sul fisco municipale presenta gravi incognite e solleva forti perplessità sulla sua coerenza con lo spirito e la lettera della legge delega 42 oltre che sulla sua reale corrispondenza ai principi di autonomia finanziaria e impositiva che dovrebbero costituire le caratteristiche irrinunciabili di un sistema di federalismo fiscale non sono quantificate le risorse da conferire al sistema degli enti locali e non è colto il legame chiaro e indissolubile tra conferimento delle risorse finanziamento delle funzioni del governo locale e introduzione del criterio dei fabbisogni standard in particolare esso si risolve in un mero trasferimento di gettito della attuale fiscalità immobiliare dal centro alla periferia una partita di giro con caratteri di rigidità e di scarsa manovrabilità dei tributi devoluti non c è alcuna compartecipazione dinamica al gettito di un grande tributo erariale come previsto dalla stessa legge delega e alla base imponibile che dovrebbe costituire la fonte del prelievo fiscale è sottratta quella maggiormente caratteristica del territorio cioè l ici sulla prima casa che esigenze elettoralistiche hanno demagogicamente sottratto alla disponibilità dei comuni lo stesso fondo di riequilibrio altro non è che un ricettacolo centralista consegnato alla gestione del ministero dell economia e del tutto assente ogni riferimento al principio del beneficio e quindi della corrispondenza tra imposizione locale e servizi generali e indivisibili erogati a cittadini e imprese la stessa imposta municipale presenta caratteristiche di mero accorpamento di una imposizione la cui aliquota viene definita sostanzialmente a livello centrale con scarsi poteri di autonomia da parte dei comuni i meccanismi deresponsabilizzanti ancora una volta perpetuati combinati con la previsione di sole addizionali locali,rischiano di innescare effetti perversi di innalzamento della pressione fiscale locale e dilatazione della spesa pubblica 4 i conti non tornano inoltre come legautonomie aveva già denunciato per prima contrariamente agli impegni assunti nero su bianco dal governo nello schema di decreto legislativo sul federalismo municipale vengono consolidati i tagli ai trasferimenti erariali decisi con la manovra estiva e confermato il rischio di un ammanco di risorse superiore al miliardo di euro legato all introduzione della cedolare secca sugli affitti il cui gettito verrebbe attribuito dal 2011 ai comuni ciò rischia di aprire una vera e propria voragine nei bilanci comunali in termini di competenza la perdita secondo elaborazioni confermate dagli uffici studi di montecitorio è pari a 525 milioni di euro nel 2011.a questa cifra va però aggiunto l ipotetico recupero di evasione che la relazione tecnica del governo quantifica in ben 440 milioni di euro per il 2011 risorse virtuali e assai incerte se al possibile ammanco di risorse legato alla cedolare secca sommiamo il taglio certo dei 2

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trasferimenti pari ad 1,5 miliardi di euro nel 2011 e 2,5 miliardi dal 2012 deciso con la manovra estiva il quadro che emerge è assai preoccupante 5 la legge di stabil ità una manovra iniqua e centralista l approvazione della legge di stabilità 2011 non cambia il pessimo quadro che si prospetta per gli enti locali che l anno venturo dovranno fare i conti con la manovra di bilancio più centralista da molti anni a questa parte il nodo di fondo rimane la ripartizione dei sacrifici del tutto squilibrata a danno delle autonomie territoriali la manovra netta complessiva ­ il combinato disposto di quanto previsto dal dl 78/2010 e dalla legge di stabilità ­ è pari a 14,3 miliardi per il 2011 che salgono a 25 miliardi nel 2012 la quota parte di comuni province e regioni è altissima il 40 nel 2011 e il 34 nel 2012 e una sproporzione evidente rispetto al peso che il comparto degli enti territoriali ha sulla spesa e sul debito pubblico ma questo è ormai il carattere dominante del governo berlusconi federalista a parole centralista nei fatti sin dall esordio con lo smantellamento dell ici sulla prima casa e il blocco dell autonomia impositiva degli enti territoriali anche il decreto del ministero dell interno con cui vengono stabiliti i criteri di ripartizione dei tagli effettuati con il decreto legge 78 conferma attraverso la logica dei tagli lineari il modo di procedere iniquo e distante dalla concreta realtà di questo governo la riduzione proporzionale uguale per tutti infatti è in netta contraddizione con i principi della legge delega sul federalismo fiscale finanziamento integrale in base al fabbisogno standard delle spese riconducibili alle funzioni fondamentali premi e sanzioni in relazione alla virtuosità ecc poiché penalizza maggiormente gli enti con minori entrate correnti pro-capite in cui la finanza derivata ha un peso rilevante e svolge anche una funzione perequativa i tagli lineari in definitiva indeboliranno la capacità perequativa della finanza comunale e provinciale allargando ulteriormente il divario in termini di entrate correnti pro-capite tra gli enti fiscalmente ricchi e quelli prevalentemente del mezzogiorno con una minore base imponibile 6 un patto di stabil ità a somma zer o rispetto alle scelte del dl 78/2010 la principale novità introdotta dalla legge di stabilità è il nuovo patto interno di stabilità che ripartirà diversamente i sacrifici tra i singoli enti ma con la manovra invariata il gioco sarà a somma zero alcuni ci guadagneranno altri ci perderanno rispetto a quello attualmente in vigore il saldo obiettivo sempre definito in termini di competenza mista viene calcolato in percentuale della spesa corrente media del triennio 2006-2008 per evitare salti eccessivi rispetto ai saldi obiettivi derivanti dalla vecchia normativa viene prevista una riduzione del 50 per cento della differenza tra nuovo e vecchio saldo e introdotto un limite assai stringente per l aumento dello stock di debito di cui si dispone il blocco se le spese per interessi sono superiori all 8 per cento delle entrate correnti e una norma eccessiva che avrà come conseguenza una ulteriore compressione degli investimenti locali già messi in croce dal precedente patto interno di stabilità e l inibizione di ogni politica anticiclica e di contrasto alla crisi da parte del sistema delle autonomie le poche novità che vanno in direzione di un alleggerimento della manovra 2011 sono largamente insufficienti 480 milioni di euro che però andranno in gran parte al comune di milano per finanziare l esclusione dal patto degli investimenti per expo 2015 lo stanziamento di 60 milioni nel 2011 per accelerare i pagamenti dei comuni nei confronti delle imprese fornitrici il rifinanziamento di 200 milioni per il fondo nazionale politiche sociali drasticamente ridotto nella versione iniziale del disegno di legge l attenuazione dell obbligo di dismissione delle società partecipate per i comuni fino a 30 mila abitanti l ammorbidimento del blocco del turn over per gli enti con spesa per il personale inferiore al 35 per cento 3

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delle spese correnti nel complesso pannicelli caldi che non mutano il segno di una manovra fortemente penalizzante per gli enti locali le giustificazioni addotte la necessità di riportare sotto controllo i conti pubblici in una fase di grave crisi finanziaria su scala europea non sono convincenti indubbiamente i mercati sono in agguato e l italia è un sorvegliato speciale ma la manovra di rientro poteva e doveva essere ripartita in modo diverso visto che il peggioramento dei conti tra il 2007 e il 2009 è interamente dovuto alle amministrazioni centrali i tagli andavano fatti innanzitutto ai ministeri bastava recepire le analisi e le proposte sulla spesa pubblica prodotte in questi anni dal ministero dell economia e delle finanze sarebbe stata necessaria una coraggiosa assunzione di responsabilità che l attuale governo non è in grado di compiere si è fatta una scelta diversa partendo dall assunto un po cinico che ridurre le risorse a comuni province e regioni è tutto sommato più facile e meno costoso politicamente 7 una proposta per un vero federalismo fiscale quanto al federalismo fiscale rimane una chimera o rischia addirittura di trasformarsi in un incubo stando ai numeri e ai contenuti del decreto sul federalismo municipale il ridisegno della fiscalità municipale delineato dal governo parte compromesso da una secca riduzione delle risorse attribuite ai comuni e poggia su basi finanziarie assolutamente precarie sono problemi seri che rendono necessaria una profonda revisione del decreto a partire dalla previsione di clausole di salvaguardia più efficaci per i primi anni di avvio del nuovo ordinamento in sostanza il meccanismo disegnato dalla riforma non ha nulla a che vedere con un vero federalismo fiscale dove il cittadino vede e paga per i servizi che riceve per questo a giudizio di legautonomie accanto all imposizione immobiliare i cui cespiti dovrebbero però essere completamente gestiti dai comuni andrebbe invece introdotta una vera e propria tassa sui servizi generali e indivisibili non tariffabili erogati dai comuni potenziati gli strumenti di autonomia finanziaria e impositiva attraverso la compartecipazione dinamica al gettito di almeno un grande tributo erariale previsti adeguati fondi di perequazione 8 una ripresa dell i niziativa politica per i diritti costituzionali di autonomi a per questo è necessaria una forte ripresa del protagonismo politico del sistema delle autonomie per affermare i propri diritti costituzionali di autonomia;per la dignità di chi svolge con passione un attività al servizio delle proprie comunità per non vanificare la costruzione di un vero federalismo;perché questo governo principale espressione di un sistema politico ingessato non è in grado di offrire una prospettiva di riforma e di ripresa economica questa politica taglia le gambe al futuro del paese perché passa dagli enti territoriali la maggior parte degli investimenti pubblici e un pezzo cruciale della rete di welfare e dei servizi pubblici essenziali esattamente i capitoli di spesa più colpiti dall impostazione centralista della politica del governo una nuovo protagonismo delle autonomie è necessario perché l italia soprattutto non rimanga ferma al palo 3 gennaio 2011 4

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