I suicidi in Italia. - Anni 1993-2010

 

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Le statistiche sui suicidi in Italia. Anni 1993-2010

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8 agosto 2012 I SUICIDI IN ITALIA: TENDENZE E CONFRONTI, COME USARE LE STATISTICHE   Le statistiche sui suicidi vanno analizzate tenendo presente alcune importanti avvertenze. Le statistiche prodotte a livello internazionale sui suicidi possono sottostimare il fenomeno a causa, in primo luogo, della difficoltà a individuare il suicidio come causa di morte. In base alla letteratura internazionale, però, tale difficoltà non agisce in maniera selettiva sui diversi gruppi di popolazione e, quindi, non compromette l’utilizzabilità di queste statistiche, con le opportune cautele, per confronti nel tempo e nello spazio. In secondo luogo, è estremamente difficile individuare i motivi che inducono il singolo individuo a togliersi la vita, a causa della natura multidimensionale del fenomeno. L’Istat rileva i suicidi attraverso due indagini: una di fonte sanitaria su “Decessi e cause di morte”, l’altra di fonte giudiziaria su ”Suicidi e tentativi di suicidio”. Da uno studio sulle due fonti risulta che l’Indagine “Decessi e cause di morte” ha una migliore copertura del fenomeno: infatti, negli ultimi anni le statistiche di fonte giudiziaria registrano il 20-25% in meno di casi rispetto a quanto misurato dalla fonte sanitaria. Per questo motivo, e per gli stringenti requisiti di qualità richiesti dai Regolamenti europei all’indagine di fonte sanitaria, d’ora in avanti l’Istat includerà nelle proprie pubblicazioni i dati sui suicidi provenienti esclusivamente dalla rilevazione sui “Decessi e cause di morte”, come già avviene negli altri Paesi europei.  Fra i Paesi Ocse, l’Italia registra uno dei più bassi livelli di mortalità per suicidio. Tra il 1993 e il 2009 la mortalità è diminuita significativamente da 8,3 a 6,7 suicidi ogni centomila abitanti, con piccole variazioni su livelli storicamente bassi negli ultimi anni. La propensione al suicidio è maggiore tra la popolazione maschile, oltre tre volte quella femminile, e cresce all’aumentare dell’età. Nord-est e Nord-ovest sono le ripartizioni con i livelli di mortalità per suicidio più alti, il Centro e le Isole oscillano su valori prossimi alla media nazionale, mentre il Sud presenta valori nettamente inferiori. L’analisi per livello di istruzione evidenzia una maggiore propensione al suicidio tra le persone con titoli di studio medio-bassi. Per tutti i titoli di studio la classe di età più anziana presenta sempre livelli più alti e la maggiore propensione al suicidio si ha fra le persone con un più basso livello di istruzione e un’età superiore ai 45 anni. Le modalità di suicidio prevalenti sono: “Impiccagione e soffocamento” (52,1%) per gli uomini, “Precipitazione” (35,1%) e “Impiccagione e soffocamento” (33,4%) per le donne. Si ricorda che il suicidio è un evento con una forte componente di emulazione ed è necessaria un’informazione responsabile da parte dei mezzi di informazione, come indicato nelle linee guida dell’OMS.         FIGURA 1. MORTALITÀ PER SUICIDIO PER GENERE E CLASSI DI ETÀ. Anno 2009, quozienti per 100.000 abitanti 25 20 15 10 5 Maschi Femmine Maschi e Femmine 0 fino a 24 25-44 45-64 65 e oltre Totale Fonte: Istat, Indagine Decessi e cause di morte.

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Avvertenze per l’uso delle statistiche sui suicidi Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità la prevenzione del suicidio è una delle priorità di sanità pubblica da perseguire. Tuttavia, le statistiche su questo fenomeno soffrono di problemi di sottostima legati a una pluralità di fattori. In alcuni casi il suicidio, seppur riconosciuto come tale, non diviene visibile per la difficoltà a parlarne, per motivi di varia natura, da parte dei familiari. Inoltre, ci sono casi che non vengono rilevati per la negligenza di chi dovrebbe stilare i rapporti, e altri che sfuggono alle rilevazioni perché il decesso viene attribuito ad altre cause. Suicidi di anziani che vivono da soli o in casa di riposo a volte possono venir considerati decessi dovuti a “morte improvvisa” o per “causa sconosciuta”; altri casi nei quali il suicidio non viene sempre riconosciuto come tale possono riguardare decessi dovuti apparentemente ad incidenti stradali, per decessi nelle carceri attribuibili ad episodi autolesionistici, ma senza la certezza della volontà di togliersi la vita, e per casi di overdose volontaria di tossicodipendenti. La sottostima dipende, quindi, in larga parte dalla difficoltà a individuare il suicidio come causa di morte, la quale non agisce in maniera selettiva nei vari gruppi di popolazione, come dimostrato 1 dalla letteratura internazionale . Per questo motivo essa non impedisce l’uso di queste statistiche, pur con le cautele ora evidenziate, per i confronti nel tempo e tra luoghi geografici diversi. Il suicidio, inoltre, è un fenomeno di natura multidimensionale per quel che attiene le cause che spingono a compiere il gesto. Per questo motivo, anche quando i casi di suicidio vengono riconosciuti come tali e rilevati dalle indagini statistiche, importanti limiti permangono circa una corretta identificazione delle cause che hanno portato i singoli individui a togliersi la vita. Confronti internazionali Per i confronti internazionali si utilizza l’Indagine su “Decessi e cause di morte” , che permette l’armonizzazione delle statistiche sui suicidi con quelle prodotte dall’O rganizzazione Mondiale della Sanità. L’analisi dei dati sui suicidi relativi ai principali paesi OCSE (Prospetto1) mette in luce due aspetti: il primo riguarda la Grecia, che dal 1993 all’ultimo anno disponibile mostra i valori più bassi (mai oltre i 4 suicidi ogni centomila abitanti) tra tutti i paesi considerati; il secondo riguarda la tendenza decrescente che si manifesta in gran parte dei paesi, seppur negli ultimissimi anni si osservano leggeri aumenti che sarà necessario valutare sulla base degli ulteriori aggiornamenti. Estonia, Ungheria, Slovenia e Finlandia presentano, nell’intero periodo considerato, i tassi più alti di suicidio; Accanto a questi paesi va segnalato il Giappone che, fra i paesi extra europei, mostra valori alti e un andamento prima crescente poi oscillante. L’Italia è tra i paesi con i livelli più bassi di mortalità per suicidio e un trend negativo, passando dagli 8,0 decessi ogni centomila abitanti nel 1993, ai 5,9 nel 2009. Anche Regno Unito (7,7 nel 1993, 6,7 nel 2010) e Spagna (8,0 nel 1993, 6,9 nel 2009) mostrano valori relativamente bassi, ma la tendenza alla diminuzione è meno accentuata. La Francia passa da 21,6 suicidi per centomila abitanti ad inizio periodo a circa 16 negli ultimi anni, la Germania, da 15,2 scende a valori compresi tra 10 e 11 suicidi ogni centomila abitanti. 1 M. Barbagli, “Congedarsi dal mondo”, Il Mulino 2009 | 2

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PROSPETTO 1. MORTALITÀ PER SUICIDIO. ALCUNI CONFRONTI INTERNAZIONALI, tassi standardizzati per 100.000 abitanti 1993 Austria Belgio Ceca, Repubblica Danimarca Estonia Finlandia Francia Germania Grecia Irlanda Islanda Italia Lussemburgo Norvegia Paesi Bassi Polonia Portogallo Regno Unito Slovacchia Slovenia Spagna Svezia Svizzera Ungheria Australia Canada Giappone USA 21,4 21,3 19,9 22,1 40,8 27,4 21,6 15,2 4,0 10,0 10,9 8,0 16,1 13,7 10,3 15,8 8,1 7,7 15,4 32,2 8,0 15,6 20,2 37,4 11,9 13,3 16,7 12,6 1994 22,2 21,0 19,2 18,9 43,6 27,2 21,0 15,2 3,4 11,9 10,2 7,7 18,8 12,4 10,4 15,4 7,9 7,5 14,3 32,1 8,2 14,8 21,3 36,6 13,1 13,0 16,8 12,5 1995 22,1 21,1 17,7 17,5 42,7 26,9 20,4 15,3 3,5 11,8 10,7 7,7 15,2 12,7 9,8 15,2 8,2 7,4 15,1 29,0 8,0 15,1 20,1 33,8 12,2 13,4 16,9 12,4 1996 22,0 19,6 15,8 16,8 41,0 24,0 19,4 14,4 3,3 11,6 13,5 7,8 17,5 11,8 10,2 14,9 6,7 7,1 13,5 31,1 8,4 13,9 20,1 34,2 13,5 13,3 17,2 12,1 1997 19,4 20,9 16,5 15,4 38,5 25,5 19,0 14,4 3,4 13,1 13,7 7,7 19,6 12,3 10,1 6,2 7,0 12,9 30,0 8,4 13,4 18,7 32,2 14,5 12,3 18,0 11,9 1998 19,2 19,6 15,9 14,2 35,2 23,5 18,0 13,6 3,6 13,7 11,3 7,4 15,1 12,5 9,6 5,4 7,4 13,1 30,9 8,0 13,6 19,0 32,1 14,1 12,2 23,9 11,7 1999 18,9 17,8 15,9 14,2 34,7 23,1 17,5 12,9 3,4 11,6 11,4 6,7 17,4 13,4 9,6 15,3 5,3 7,5 13,6 29,7 7,8 13,5 17,7 33,8 13,3 13,2 23,4 11,1 2000 19,4 16,0 13,5 27,6 22,1 18,2 12,8 3,4 12,3 18,1 6,7 14,7 12,3 9,4 15,6 5,0 14,2 29,3 8,1 12,4 18,7 33,0 12,6 11,5 22,3 10,8 2001 18,0 15,7 13,3 29,8 22,8 17,5 12,8 2,9 12,8 12,8 6,5 17,4 12,4 9,1 15,4 7,2 7,0 13,4 28,6 7,4 13,0 18,0 29,1 12,8 11,7 21,4 11,1 2002 18,6 14,9 12,5 27,3 20,7 17,6 12,7 2,8 11,4 10,3 6,5 19,5 11,0 9,6 15,5 11,3 6,9 13,8 26,1 7,7 12,9 19,0 27,8 11,9 11,5 21,7 11,3 2003 17,4 16,7 11,5 24,9 20,1 17,8 12,6 3,3 11,5 9,8 6,4 11,1 11,1 9,2 15,2 10,6 6,6 14,2 27,1 7,8 12,0 16,6 27,1 10,9 11,7 23,3 11,1 2004 16,7 18,4 15,0 12,0 23,9 20,0 17,5 12,0 3,0 11,5 12,5 14,3 11,8 9,1 15,6 6,9 12,5 24,0 7,7 12,4 16,6 26,5 10,6 11,0 21,9 11,3 2005 16,2 18,6 14,8 11,3 19,8 18,3 17,1 11,4 3,4 10,8 11,5 10,7 11,6 9,4 15,5 6,7 12,6 23,6 7,3 13,1 16,6 25,2 11,2 22,1 11,2 2006 14,7 13,1 11,6 17,4 19,6 16,5 10,7 3,3 10,6 10,8 5,6 14,1 11,5 9,1 14,8 6,7 24,6 6,9 12,7 16,5 23,4 8,3 10,5 21,6 11,3 2007 14,5 12,7 18,3 18,2 15,8 10,2 2,8 10,4 12,0 5,7 16,8 10,5 8,0 13,4 8,9 6,3 19,9 6,7 11,9 16,9 23,3 10,6 22,1 11,7 2008 14,1 12,6 17,3 19,0 16,1 10,3 3,1 11,5 12,4 5,8 9,2 10,6 8,4 14,4 9,0 6,9 10,7 18,6 7,0 12,2 23,4 10,7 21,8 2009 14,1 13,2 19,3 18,9 10,3 3,2 11,7 11,8 5,9 11,3 11,9 8,9 16,3 8,9 6,8 10,8 20,0 6,9 12,9 23,3 11,1 22,2 2010 13,9 13,5 15,8 17,3 10,8 11,0 11,2 9,2 15,9 9,3 6,7 11,3 18,6 11,7 21,2 - Fonte: OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) I suicidi in Italia Nel periodo 1993-2009 (ultimo anno al momento disponibile), la mortalità è diminuita significativamente da 8,3 a 6,7 suicidi ogni centomila abitanti, con piccole variazioni su livelli storicamente bassi negli ultimi anni (i dati degli anni 2004 e 2005 non sono disponibili per causa di morte) (Prospetto 2). Analizzando i quozienti per classe di età, risulta evidente come il fenomeno dei suicidi cresca all’aumentare dell’età: da 1,4 suicidi per centomila abitanti fra gli under25 si arriva a 6,1 tra i 2544enni, 8,4 fra i 45-64enni fino a 11,3 fra gli ultra sessantacinquenni (Prospetto 2) che è otto volte più alta rispetto alla classe più giovane. La composizione per sesso evidenzia la maggiore propensione dei maschi al suicidio, più di tre volte superiore a quella delle femmine. Il tasso più alto è raggiunto dagli uomini anziani con 21 per centomila abitanti. | 3

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PROSPETTO 2. DECESSI PER SUICIDIO IN ITALIA PER CLASSE DI ETÀ E GENERE. Anni 1993-2009, quozienti per 100.000 abitanti classi di età (anni) maschi fino a 24 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2006 2007 2008 2009 3,9 4,1 3,9 4,1 4,3 3,8 3,3 3,3 3,2 3,0 2,8 2,1 2,5 2,3 2,1 25-44 11,9 11,6 11,3 11,7 11,4 11,2 10,6 10,4 10,3 10,9 10,3 8,7 8,6 9,7 9,3 45-64 15,7 14,2 14,5 15,0 14,9 13,9 12,3 12,8 12,7 13,0 12,5 12,1 12,0 12,6 13,4 65 e oltre 30,4 29,8 30,0 27,7 29,8 29,7 25,8 23,9 23,8 23,8 23,6 20,9 21,1 20,0 21,0 totale 12,9 12,5 12,6 12,7 13,0 12,6 11,4 11,2 11,2 11,5 11,1 10,0 10,1 10,4 10,7 fino a 24 0,9 1,0 0,8 0,9 1,0 0,9 0,9 0,8 0,7 0,8 0,6 0,6 0,6 0,6 0,6 25-44 3,1 3,2 3,1 3,4 3,4 3,1 3,0 3,1 2,8 2,6 3,0 2,6 2,6 2,7 2,7 45-64 5,5 4,9 5,2 5,6 4,8 4,5 4,3 4,5 4,5 4,1 4,2 3,9 3,6 4,0 3,7 femmine 65 e oltre 8,4 7,7 7,8 8,2 7,4 6,7 6,1 6,4 5,8 5,4 5,8 4,3 4,5 4,5 4,3 totale 4,1 3,9 3,9 4,2 3,9 3,6 3,5 3,6 3,4 3,2 3,4 2,9 2,9 3,0 2,9 fino a 24 2,4 2,6 2,4 2,5 2,7 2,4 2,1 2,0 1,9 1,9 1,8 1,4 1,6 1,5 1,4 25-44 7,5 7,4 7,2 7,5 7,4 7,2 6,8 6,8 6,5 6,8 6,7 5,7 5,6 6,2 6,1 maschi e femmine 45-64 10,5 9,4 9,7 10,2 9,7 9,1 8,2 8,5 8,5 8,4 8,2 7,9 7,7 8,2 8,4 65 e oltre 17,4 16,7 16,9 16,2 16,6 16,1 14,2 13,6 13,2 13,0 13,2 11,2 11,5 11,0 11,3 totale 8,3 8,1 8,1 8,3 8,3 8,0 7,3 7,3 7,1 7,2 7,1 6,3 6,4 6,6 6,7 Fonte: Istat, Indagine Decessi e cause di morte. I dati degli anni 2004 e 2005 non sono disponibili per causa di morte. PROSPETTO 3. DECESSI PER SUICIDIO IN ITALIA PER CLASSE DI ETÀ E GENERE. Anni 1993-2009, valori assoluti classi di età (anni) maschi fino a 24 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2006 2007 2008 2009 324 335 313 322 331 289 243 239 227 214 200 149 175 163 150 25-44 991 972 955 995 978 974 924 910 900 960 917 788 776 870 827 45-64 1.075 975 998 1.039 1.031 961 854 891 889 916 889 887 896 959 1.045 65 e oltre 1.126 1.129 1.164 1.102 1.207 1.224 1.084 1.022 1.034 1.055 1.072 1.017 1.046 1.005 1.071 totale 3.516 3.411 3.430 3.458 3.547 3.448 3.105 3.062 3.050 3.145 3.078 2.842 2.893 2.999 3.094 fino a 24 69 82 65 71 74 68 62 53 45 52 43 41 40 39 44 25-44 262 265 259 288 293 265 263 269 243 228 266 229 229 234 238 femmine 45-64 397 355 380 404 349 326 317 329 329 302 310 296 281 318 298 65 e oltre 453 423 435 468 431 397 368 395 363 342 378 293 314 316 301 totale 1.181 1.125 1.139 1.231 1.147 1.056 1.010 1.046 980 924 997 859 864 907 881 fino a 24 393 417 378 393 405 357 305 292 272 266 243 190 215 202 194 25-44 1.253 1.237 1.214 1.283 1.271 1.239 1.187 1.179 1.143 1.188 1.183 1.017 1.005 1.104 1.065 maschi e femmine 45-64 1.472 1.330 1.378 1.443 1.380 1.287 1.171 1.220 1.218 1.218 1.199 1.183 1.177 1.277 1.343 65 e oltre 1.579 1.552 1.599 1.570 1.638 1.621 1.452 1.417 1.397 1.397 1.450 1.310 1.360 1.321 1.372 totale 4.697 4.536 4.569 4.689 4.694 4.504 4.115 4.108 4.030 4.069 4.075 3.701 3.757 3.906 3.975 Fonte: Istat, Indagine Decessi e cause di morte. I dati degli anni 2004 e 2005 non sono disponibili per causa di morte. Rispetto all’inizio del periodo considerato, le fasce di popolazione per le quali si è avuta la diminuzione più significativa, quasi un dimezzamento del numero di suicidi ogni centomila abitanti, sono quelle dei maschi fino a 24 anni (da valori vicino a 4 per centomila nel 1993 a 2,1 nel 2009) e delle femmine ultrasessantacinquenni (da 8,4 a 4,3). Importanti riduzioni (quasi un terzo di suicidi in meno rispetto al valore di inizio periodo) si sono registrate anche tra le donne con meno di 24 anni (da 0,9 a 0,6 per centomila) e tra quelle comprese nella classe di età 45-64 anni (da 5,5 a 3,7), oltre che fra gli uomini over65, i quali pur rimanendo la classe di età più a rischio, passano da 30,4 a 21 suicidi per centomila abitanti, con un forte calo a partire dal 1999. | 4

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Fra i maschi, una tendenza all’aumento dei suicidi si è registrata negli ultimi anni soprattutto nella classe di età tra 45 e 64 anni. Sotto il profilo territoriale, al Centro e al Nord i suicidi calano sensibilmente fra le donne, mentre per gli uomini l’andamento è piuttosto oscillante, soprattutto negli ultimi anni (Prospetto 4). PROSPETTO 4. DECESSI PER SUICIDIO PER RIPARTIZIONE GEOGRAFICA E GENERE. Anni 1993-2009 Ripartizioni geografiche 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2006 2007 2008 2009 VALORI ASSOLUTI m Nord Ovest f mf m Nord Est f mf m Centro f mf m Sud f mf m Isole f mf m Italia f mf m Nord Ovest f mf m Nord Est f mf m Centro f mf m Sud f mf m Isole f mf m Italia f mf 1.049 383 1.432 795 289 1.084 692 232 924 558 176 734 422 101 523 3.516 1.181 4.697 14,7 5,0 9,7 16,0 5,4 10,5 13,2 4,1 8,5 8,3 2,5 5,3 13,2 3,0 8,0 12,9 4,1 8,3 983 339 1.322 793 283 1.076 665 219 884 542 165 707 428 119 547 3.411 1.125 4.536 13,8 4,4 8,9 15,9 5,3 10,5 12,7 3,9 8,2 8,0 2,3 5,1 13,4 3,5 8,3 12,5 3,9 8,1 977 372 1.349 868 257 1.125 665 213 878 530 177 707 390 120 510 3.430 1.139 4.569 13,7 4,9 9,1 17,4 4,8 10,9 12,7 3,8 8,1 7,8 2,5 5,1 12,2 3,6 7,7 12,6 3,9 8,1 1.058 394 1.452 781 294 1.075 637 243 880 569 174 743 413 126 539 3.458 1.231 4.689 14,9 5,2 9,8 15,6 5,5 10,4 12,2 4,3 8,1 8,4 2,5 5,4 12,9 3,7 8,2 12,7 4,2 8,3 1.044 404 1.448 824 253 1.077 654 210 864 598 184 782 427 96 523 3.547 1.147 4.694 14,7 5,3 9,8 16,5 4,7 10,4 12,6 3,8 8,0 8,8 2,6 5,6 13,3 2,8 7,9 13,0 3,9 8,3 985 304 1.289 843 240 1.083 626 208 834 583 188 771 411 116 527 3.448 1.056 4.504 13,8 4,0 8,7 16,8 4,5 10,4 12,0 3,7 7,7 8,6 2,6 5,6 12,8 3,4 8,0 12,6 3,6 8,0 851 298 1.149 734 258 992 627 193 820 507 172 679 386 89 475 3.105 1.010 4.115 12,0 3,9 7,8 14,5 4,8 9,5 12,1 3,4 7,6 7,5 2,4 4,9 12,1 2,6 7,2 11,4 3,5 7,3 829 272 1.101 761 280 1.041 624 219 843 489 181 670 359 94 453 3.062 1.046 4.108 11,6 3,6 7,4 15,0 5,2 9,9 12,0 3,9 7,8 7,3 2,6 4,9 11,3 2,8 6,9 11,2 3,6 7,3 860 300 1.160 748 229 977 619 194 813 476 173 649 347 84 431 3.050 980 4.030 12,1 3,9 7,8 14,7 4,2 9,3 11,9 3,5 7,5 7,1 2,4 4,7 10,9 2,5 6,6 11,2 3,4 7,1 884 267 1.151 764 222 986 586 169 755 524 174 698 387 92 479 3.145 924 4.069 12,3 3,5 7,7 14,9 4,1 9,3 11,2 3,0 7,0 7,8 2,5 5,1 12,2 2,7 7,3 11,5 3,2 7,2 847 308 1.155 693 252 945 589 195 784 538 150 688 411 92 503 3.078 997 4.075 11,7 4,0 7,7 13,3 4,6 8,8 11,2 3,4 7,2 8,0 2,1 5,0 12,9 2,7 7,7 11,1 3,4 7,1 771 281 1.052 657 208 865 566 148 714 501 148 649 347 74 421 2.842 859 3.701 10,3 3,5 6,8 12,2 3,7 7,8 10,4 2,5 6,3 7,4 2,1 4,7 10,8 2,2 6,4 10,0 2,9 6,3 801 249 1.050 665 212 877 558 166 724 513 158 671 356 79 435 2.893 864 3.757 10,6 3,1 6,7 12,2 3,7 7,9 10,1 2,8 6,3 7,6 2,2 4,8 11,1 2,3 6,6 10,1 2,9 6,4 830 263 1.093 672 232 904 589 163 752 547 156 703 361 93 454 2.999 907 3.906 10,9 3,3 7,0 12,2 4,0 8,0 10,5 2,7 6,5 8,0 2,2 5,0 11,2 2,7 6,8 10,4 3,0 6,6 918 247 1.165 704 201 905 598 178 776 525 161 686 349 94 443 3.094 881 3.975 11,9 3,0 7,4 12,7 3,4 7,9 10,6 2,9 6,6 7,7 2,2 4,9 10,8 2,7 6,7 10,7 2,9 6,7 QUOZIENTI (per 100.000 abitanti) Fonte: Istat, Indagine Decessi e cause di morte. I dati degli anni 2004 e 2005 non sono disponibili per causa di morte. | 5

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La diversa intensità con cui la mortalità per suicidio decresce, più marcata nelle ripartizioni geografiche con valori di partenza più elevati e meno marcata nelle altre, ha provocato un generale avvicinamento dei livelli di mortalità. Il Nord Est e il Nord Ovest si confermano le ripartizioni con i livelli di mortalità più alti, il Centro e le Isole oscillano su valori prossimi alla media nazionale, il Sud rimane su valori nettamente inferiori al resto del Paese. È interessante rilevare che il tasso più basso rilevato per il Sud è dovuto soprattutto alla minore propensione al suicidio dei maschi residenti in questa area. FIGURA 2. MORTALITÀ PER SUICIDIO PER RIPARTIZIONE GEOGRAFICA. Anni 1993-2009, quozienti per 100.000 abitanti 12 11 10 9 8 7 6 5 4 1993 1994 1995 1996 1997 Nord Est 1998 1999 2000 2001 2002 Sud 2003 2006 Isole 2007 2008 Italia 2009 Nord Ovest Centro Fonte: Istat, Indagine Decessi e cause di morte. I dati degli anni 2004 e 2005 non sono disponibili per causa di morte. L’istruzione è la variabile più importante relativamente allo status delle persone per l’analisi dei decessi, anche perché la condizione rispetto al lavoro presenta un’alta percentuale di mancate risposte, che si è anche modificata negli anni rendendo più difficili i confronti. E’ pertanto interessante analizzare l’andamento dei suicidi in relazione ai titoli di studio utilizzando i tassi degli anni degli ultimi censimenti (escluso il 2011 per il quale non si dispone, ad oggi, del dato di 2 mortalità per causa) e il valore stimato per il 2009 . 2 La ricostruzione è per gli anni 1981, 1991 e 2001 è stata realizzata da M. Barbagli in “Congedarsi dal mondo”, Il Mulino 2009 su dati Istat; il valore più recente è frutto di una stima elaborata a partire dai dati censuari e dai dati della Rilevazione sulle forze di lavoro. | 6

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FIGURA 3. MORTALITÀ PER SUICIDIO PER ANNO E TITOLO DI STUDIO. Quoziente per 100.000 abitanti 16 14 quozienti per 100.000 abitanti 12 10 8 6 4 2 0 Lic. Elem.- Nessun Titolo Lic. Media Inf. Lic. Media Sup. Laurea tot 1981 1991 2001 2009 Fonte: Istat FIGURA 4. MORTALITÀ PER SUICIDIO PER ANNO E TITOLO DI STUDIO. Classe di età 0-44 anni, quoziente per 100.000 abitanti 16 14 quozienti per 100.000 abitanti 0-44 anni 12 10 8 6 4 2 0 Lic. Elem.- Nessun Titolo Lic. Media Inf. Lic. Media Sup. Laurea tot 1981 1991 2001 2009 Fonte: Istat FIGURA 5. MORTALITÀ PER SUICIDIO PER ANNO E TITOLO DI STUDIO. Classe di età 45 anni e oltre 16 14 quozienti per 100.000 abitanti 45 anni e oltre 12 10 8 6 4 2 0 Lic. Elem.- Nessun Titolo Lic. Media Inf. 1981 Lic. Media Sup. 1991 2001 Laurea 2009 tot Fonte: Istat | 7

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La propensione al suicidio è maggiormente elevata tra le persone con titoli di studio medio-bassi. Il trend dei suicidi risulta in declino tra i laureati, mentre nelle persone con licenza di scuola media inferiore si riscontra un andamento crescente. Per gli altri due livelli del titolo di studio i tassi di mortalità oscillano nel periodo considerato. Per tutti i titoli di studio la classe di età più anziana presenta livelli più alti; in particolare, risulta una maggiore propensione al suicidio fra le persone con un più basso livello di istruzione e con un’età superiore ai 45 anni. Nelle fasce di età considerate (0-44 anni e 45 anni e oltre) la relazione nel tempo tra propensione al suicidio e titolo di studio registra andamenti diversi, in entrambi i casi non emerge un trend lineare al variare del livello di istruzione. Guardando le modalità con le quali si ricorre al suicidio, l’“Impiccagione e soffocamento” è quella più diffusa fra gli uomini (negli ultimi anni riguarda più di un caso su due), seguita da “Arma da fuoco e esplosivi“ e “Precipitazione” (rispettivamente 15% e 16,6% nel 2009); le donne invece utilizzano più frequentemente le modalità “Precipitazione” (35,1% nel 2009), “Impiccagione e soffocamento” (33,4%) e “Avvelenamento” (12,1%). Fra il 1993 e il 2009 risultano in sensibile diminuzione le modalità “Avvelenamento” tra gli uomini e “Annegamento” tra le donne, mentre dal 2003, con l’introduzione della nuova versione della Classificazione internazionale delle malattie (ICD) sviluppata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), e delle nuove procedure di codifica adottate dall’Istat, si è registrato un forte aumento dei casi di “Mezzo o modo non specificato”. PROSPETTO 5. DECESSI PER SUICIDIO IN ITALIA PER MEZZO O MODO DELL’AUTOLESIONE. Maschi. Anni 1993-2009 1993 Avvelenamento con sost. sol., liq. e gas Impiccagione e soffocamento Annegamento Arma da fuoco e esplosivi Scontro con veicoli a motore Fuoco e oggetti molto caldi Arma da taglio Precipitazione Postumi e sequele di autolesione Mezzo o modo non specificato Totale Avvelenamento con sost. sol., liq. e gas Impiccagione e soffocamento Annegamento Arma da fuoco e esplosivi Scontro con veicoli a motore Fuoco e oggetti molto caldi Arma da taglio Precipitazione Postumi e sequele di autolesione Mezzo o modo non specificato Totale 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2006 2007 2008 2009 VALORI ASSOLUTI 474 1.399 150 668 99 71 623 32 3.516 3.411 66 567 19 3.430 392 1.487 165 613 102 442 1.491 132 605 113 1 57 551 38 454 1.570 179 550 96 1 47 525 36 3.458 3.547 47 568 38 369 1.683 159 599 84 333 1.595 141 617 107 1 58 545 51 3.448 3.105 55 481 29 301 1.414 128 593 104 302 1.411 117 573 91 1 48 493 26 3.062 3.050 46 485 28 256 1.504 122 515 94 224 1.537 121 570 84 60 518 31 3.145 3.078 217 1.490 102 509 90 32 65 510 63 175 1.446 102 447 64 19 76 462 51 2.842 2.893 161 1.476 99 436 84 35 68 485 49 184 1.500 118 457 94 36 61 489 2 58 2.999 180 1.613 91 463 73 21 78 513 3 59 3.094 COMPOSIZIONE PERCENTUALE 13,5 39,8 4,3 19,0 2,8 2,0 17,7 0,9 100 0,6 100 1,9 16,6 1,1 100 11,5 43,6 4,8 18,0 3,0 12,9 43,5 3,8 17,6 3,3 .. 1,7 16,1 13,1 45,4 5,2 15,9 2,8 .. 1,4 15,2 1,0 100 1,1 100 1,3 16,0 10,4 47,4 4,5 16,9 2,4 9,7 46,3 4,1 17,9 3,1 .. 1,7 15,8 1,5 100 0,9 100 1,8 15,5 9,7 45,5 4,1 19,1 3,3 9,9 46,1 3,8 18,7 3,0 .. 1,6 16,1 0,8 100 0,9 100 1,5 15,9 8,4 49,3 4,0 16,9 3,1 7,1 48,9 3,8 18,1 2,7 1,9 16,5 1,0 100 2,0 100 7,1 48,4 3,3 16,5 2,9 1,0 2,1 16,6 6,2 50,9 3,6 15,7 2,3 0,7 2,7 16,3 1,8 100 1,7 100 5,6 51,0 3,4 15,1 2,9 1,2 2,4 16,8 6,1 50,0 3,9 15,2 3,1 1,2 2,0 16,3 0,1 1,9 100 5,8 52,1 2,9 15,0 2,4 0,7 2,5 16,6 0,1 1,9 100 I dati degli anni 2004 e 2005 non sono disponibili per causa di morte. Fonte: Istat, Indagine Decessi e cause di morte. | 8

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PROSPETTO 6. DECESSI PER SUICIDIO IN ITALIA PER MEZZO O MODO DELL’AUTOLESIONE. Femmine. Anni 1993-2009 1993 Avvelenamento con sost. sol., liq. e gas Impiccagione e soffocamento Annegamento Arma da fuoco e esplosivi Scontro con veicoli a motore Fuoco e oggetti molto caldi Arma da taglio Precipitazione Postumi e sequele di autolesione Mezzo o modo non specificato Totale Avvelenamento con sost. sol., liq. e gas Impiccagione e soffocamento Annegamento Arma da fuoco e esplosivi Scontro con veicoli a motore Fuoco e oggetti molto caldi Arma da taglio Precipitazione Postumi e sequele di autolesione Mezzo o modo non specificato 144 314 145 40 28 18 476 16 1.181 12,2 26,6 12,3 3,4 2,4 1,5 40,3 1,4 1,2 0,7 39,0 1,4 1.125 13,0 29,7 10,8 3,1 2,6 1,5 37,0 8 439 13 1.139 13,3 29,4 11,1 2,7 3,6 1994 146 334 121 35 29 17 421 16 1995 152 335 126 31 41 1996 148 365 131 35 36 18 482 16 1.231 12,0 29,7 10,6 2,8 2,9 1,5 39,2 1,3 100 1,3 100 1,4 36,8 1.147 12,9 30,1 11,9 2,4 3,2 16 422 15 1997 148 345 137 27 37 1998 107 331 124 31 41 12 389 21 1.056 1.010 12 414 13 1999 2000 2001 2002 83 272 91 33 39 17 388 16 980 12 380 14 924 997 10,5 29,7 9,8 3,1 3,7 1,6 1,4 37,0 3,1 100 2003 105 296 98 31 37 16 14 369 31 2006 97 265 72 14 25 15 22 326 23 859 11,3 30,8 8,4 1,6 2,9 1,7 2,6 38,0 2,7 100 3,6 100 864 8,7 31,1 8,4 3,1 4,9 1,0 1,4 37,7 2007 75 269 73 27 42 9 12 326 31 2008 85 297 71 21 45 7 20 343 18 907 9,4 32,7 7,8 2,3 5,0 0,8 2,2 37,8 2,0 100 2009 107 294 68 23 32 15 13 309 1 19 881 12,1 33,4 7,7 2,6 3,6 1,7 1,5 35,1 0,1 2,2 100 VALORI ASSOLUTI 112 96 102 308 106 21 24 307 108 41 38 21 418 17 1.046 313 93 27 24 COMPOSIZIONE PERCENTUALE 10,1 11,1 9,2 10,4 9,0 31,3 11,7 2,9 3,9 1,1 36,8 2,0 100 1,3 100 1,2 41,0 30,5 10,5 2,1 2,4 29,3 10,3 3,9 3,6 2,0 40,0 1,6 100 1,6 100 1,7 39,6 31,9 9,5 2,8 2,4 29,4 9,8 3,6 4,2 1,3 41,1 1,5 100 Totale 100 100 100 I dati degli anni 2004 e 2005 non sono disponibili per causa di morte. Fonte: Istat, Indagine Decessi e cause di morte. Confronto tra fonti diverse A livello internazionale, le rilevazioni statistiche sulle cause di morte, seppure con le dovute differenze tra i vari Paesi, vertono su due pilastri condivisi: i certificati di morte, sui quali i medici devono riportare le informazioni sanitarie che hanno portato al decesso, e il sistema di codifica delle cause di morte basato sulla Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD), rilasciata dall’OMS. La condivisione di un modello di rilevazione, realizzato a partire da un sistema di regole per la codifica della causa di morte, è fondamentale per l’armonizzazione delle statistiche prodotte nei vari Paesi. La disponibilità, infine, di serie storiche che coprono un lungo periodo di tempo fanno di questa fonte la principale base per analisi sulla mortalità per causa. In Italia, l’Istat rileva il fenomeno dei suicidi attraverso la rilevazione su “Decessi e cause di morte” e quella su “Suicidi e tentativi di suicidio”. La prima è un’indagine totale che rileva informazioni di carattere sanitario e demo-sociale per tutti i decessi verificatisi sul territorio nazionale (popolazione presente); viene effettuata attraverso i modelli “Istat D4” e “Istat D4bis” sui quali il medico curante (o il necroscopo) deve indicare la sequenza morbosa che ha condotto al decesso e gli altri eventuali stati morbosi rilevanti. Il medico è tenuto, inoltre, a comunicare eventuali altre informazioni ottenute dopo la compilazione della scheda di morte, ad esempio tramite riscontri necroscopici che modificano o individuano con certezza la causa iniziale di morte o il tipo di lesione responsabile della morte. L’Indagine deve rispondere ai requisiti di qualità richiesti dal Regolamento (Ce) N.1338/2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 Dicembre 2008, relativo alle Statistiche Comunitarie in materia di Sanità Pubblica e di Salute e Sicurezza sul luogo di Lavoro. | 9

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Il rispetto dei requisiti di copertura e di qualità del dato è garantito da un controllo capillare sul territorio del materiale pervenuto attraverso il confronto della numerosità dei dati individuali comunali con quanto riportato dagli stessi comuni sui modelli riepilogativi mensili (rilevazione mensile degli eventi demografici di stato civile); ciò permette di correggere informazioni presenti sulle schede di morte chiaramente errate e di recuperare quelle del tutto mancanti. Le informazioni riportate dal medico vengono sottoposte a codifica ai fini delle diffusione delle statistiche sulla mortalità. Queste fanno riferimento al concetto di causa iniziale di morte o, nel caso di morte violenta, alla modalità e alla lesione mortale, identificate tramite le regole di codifica emesse dall’OMS nella ICD. Il rilascio del dato di mortalità per causa deve avvenire, come prescritto dal citato Regolamento Europeo, entro 24 mesi dalla fine dell’anno di evento. Per le analisi sui suicidi si fa riferimento ai casi per i quali la modalità della lesione che ha causato il decesso sia riconducibile ad un “Autolesione intenzionale” (codici da “E950” a “E959” della IX revisione della ICD, in vigore fino ai dati relativi al 2002; codici da “X60” a “X84” e codice “Y870”, della X revisione della ICD, utilizzata a partire dai dati del 2003). La seconda indagine, quella su “Suicidi e tentativi di suicidio”, basata su appositi modelli di rilevazione compilati dalle forze dell’ordine, viene effettuata attraverso i dati raccolti con il modello 173 da parte della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Le forze dell’ordine sono tenute a compilare tale modello desumendo le informazioni dal rapporto o verbale che devono trasmettere all'Autorità giudiziaria per denunciare l’ipotesi di reato di istigazione al suicido. I dati vengono mensilmente inviati all’Istat, che li elabora e li pubblica annualmente. Da uno studio avviato dall’Istat sulle due fonti è emerso che i dati non sempre sono coerenti tra loro. Fra il 1993 e il 2009, ad esempio, i decessi per suicidio rilevati attraverso la fonte giudiziaria sono passati da 4.119 a 2.986, mentre quelli da fonte sanitaria sono risultati 4.697 nel 1993 e 3.975 nel 2009 (Prospetto 4). L’indagine “Suicidi e tentativi di suicidio” sottostima sistematicamente il fenomeno rispetto a quanto misurato da quella sulle cause di morte. Questa differenza, peraltro, non è costante nel tempo: si passa da un rapporto tra le due fonti pari a ll’87,7% nel 1993 a valori intorno al 75% negli anni successivi, con il picco negativo del 70% nel 2001; negli anni 2003 e 2006 il rapporto sale di nuovo a valori superiori all’80%, per poi riassestarsi intorno al 75% nel 2009. Non emergono particolari sottostime per sesso ed età (Prospetto 7). PROSPETTO 7. DECESSI PER SUICIDIO PER GENERE, CONFRONTO TRA LE FONTI. Anni 1993-2010 Indagine Decessi e cause di morte (a) maschi e maschi femmine femmine 3.516 1.181 4.697 3.411 3.430 3.458 3.547 3.448 3.105 3.062 3.050 3.145 3.078 n.d. n.d. 2.842 2.893 2.997 3.091 1.125 1.139 1.231 1.147 1.056 1.010 1.046 980 924 997 n.d. n.d. 859 864 907 880 4.536 4.569 4.689 4.694 4.504 4.115 4.108 4.030 4.069 4.075 n.d. n.d. 3.701 3.757 3.906 3.975 Indagine Suicidi e tentativi di suicidio (b) maschi e maschi femmine femmine 3.108 1.011 4.119 2.966 2.926 2.683 2.615 2.609 2.258 2.324 2.117 2.260 2.526 2.507 2.192 2.355 2.210 2.197 2.343 2.399 964 985 958 844 789 753 772 702 689 835 758 700 706 657 631 643 649 3.930 3.911 3.641 3.459 3.398 3.011 3.096 2.819 2.949 3.361 3.265 2.892 3.061 2.867 2.828 2.986 3.048 Rapporto tra le due fonti (%) (b)/(a) maschi e maschi femmine femmine 88,4 85,6 87,7 87,0 85,3 77,6 73,7 75,7 72,7 75,9 69,4 71,9 82,1 82,9 76,4 73,3 75,8 85,7 86,5 77,8 73,6 74,7 74,6 73,8 71,6 74,6 83,8 82,2 76,0 69,6 73,1 86,6 85,6 77,6 73,7 75,4 73,2 75,4 70,0 72,5 82,5 82,7 76,3 72,4 75,1 - 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Fonte: Istat. I dati dell’Indagine “Decessi e cause di morte” degli anni 2004 e 2005 non sono disponibili per causa di morte. | 10

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PROSPETTO 8. MORTALITÀ PER SUICIDIO IN ITALIA, CONFRONTO TRA LE FONTI. Anni 1993-2010, quozienti per 100.000 abitanti 1993 1994 1995 1996 Indagine Decessi e cause di morte Indagine Suicidi e tentativi di suicidio 8,3 8,1 8,1 8,3 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 8,3 8,0 7,3 7,3 7,1 7,2 7,1 6,3 6,4 6,6 6,7 - 7,3 7,0 6,9 6,5 6,1 6,0 5,3 5,5 5,0 5,2 5,9 5,7 5,0 5,2 4,9 4,7 5,0 5,0 Fonte: Istat. I dati dell’Indagine “Decessi e cause di morte” degli anni 2004 e 2005 non sono disponibili per causa di morte. L’analisi e il confronto delle due fonti nei casi di morte per suicidio evidenzia la migliore copertura del fenomeno da parte dell’Indagine “Decessi e cause di morte”. Anche l’OMS fa riferimento a quest’ultima fonte per i confronti internazionali e per le analisi delle serie storiche delle statistiche sui suicidi, anche perché alla fonte giudiziaria sfuggono i casi di suicidio in cui il decesso si verifica a distanza di giorni dall’episodio che ha effettivamente causato la morte (tali casi vengono registrati come casi di “tentativo di suicidio”) e che nelle statistiche di fonte giudiziaria non sono compresi molti casi di suicidio nelle carceri, fenomeno monitorato invece dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (D.A.P.). D’altra parte, nel caso della fonte sanitaria, se il medico non indica chiaramente il tentativo di suicidio da parte del deceduto, il decesso, così c ome indicato dalle “Regole di codifica della causa di morte” della “Classificazione Internazionale delle Malattie”, viene attribuito ad altre cause senza nessuna assunzione circa l’intento. E va anche detto che nei casi di suicidio rilevati da entrambe le indagini possono non coincidere le informazioni sulle principali caratteristiche socio-demografiche, a causa della diversa attenzione che è possibile dedicare alla loro raccolta da parte dei diversi soggetti coinvolti. Non sempre, infatti, le forze dell’ordine, in un caso, e l’ufficiale di stato civile, nel caso delle schede di morte, riescono ad avere accesso con la stessa accuratezza a queste informazioni. Di fatto esiste una maggiore accuratezza in termini di copertura e monitoraggio per i dati rilevati con l’Indagine sui decessi e sulle cause di morte, date le raccomandazioni internazionali e la particolare cura con cui tale rilevazione viene svolta. Per questi motivi l’Istat fornirà, d’ora in avanti, i dati sui suicidi utilizzando esclusivamente la rilevazione sui “Decessi e cause di morte”, in quanto fonte più attendibile. Utilizzando tale fonte si perde l’informazione sulla motivazione che ha portato al suicidio, ma va ricordato che essa risente di notevoli limiti dal punto di vista della produzione del dato statistico, dell’analisi e dell’interpretazione del fenomeno, in quanto non è possibile risalire con ragionevole attendibilità alla complessità di motivi che spingono una persona al suicidio. L’Istat considera tale informazione di minore qualità perché il suicidio è un fenomeno multidimensionale, in cui si intrecciano, nella individuazione delle cause e nella scelta delle modalità di esecuzione, fattori sia individuali che sociali. Per quanto riguarda l’individuazione delle motivazioni che hanno indo tto al suicidio, infatti, in letteratura si ritiene che alla base di tale gesto vi sia una moltitudine di fattori concomitanti. Si ribadisce quindi che, alla luce delle precedenti considerazioni, l’Indagine sui “Decessi e cause di morte”, tenendo anche conto degli stringenti requisiti di qualità descritti e richiesti sia dall’OMS sia dai recenti regolamenti introdotti dalla Comunità Europea, è la fonte ufficiale più attendibile per le analisi del fenomeno dei suicidi in Italia. Si ricorda infine che il suicidio è un evento con una forte componente di emulazione ed è pertanto assolutamente necessaria un’informazione responsabile da parte dei mezzi di informazione. Nel 2008 l’OMS, in collaborazione con l’associazione IASP (International Association for Suicid e Prevention) ha emanato le linee guida per un corretto utilizzo del tema del suicidio da parte dei giornalisti: una serie di suggerimenti su come trattare i temi relativi ai suicidi evitando di alimentare 3 effetti emulativi . 3 http://www.who.int/mental_health/prevention/suicide/resource_media.pdf | 11

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