Lotta Europea n°10

 

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Europa vs Resto del mondo

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anno 2 numero 10 EUROPA S V RESTO DEL MONDO GEOPOLITICA DATAGATE: ATTO II ECONOMIA EURO SÌ, EURO NO INTERVISTE ADOLFO MORGANTI

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Forze Speciali russe (Spetsnaz) in Crimea, a difesa della base navale russa di Sebastopoli

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SOMMARIO ANNO 2 - NUMERO 10 LOTTA EUROPEA EDITORIALE EUROPA VS RESTO DEL MONDO P4 RISIKO CRIMEA È RUSSIA DATAGATE: ATTO II SCOZIA: QUALE AUTONOMIA? TEMPI... AGRI EURO Sì, EURO NO P6 P8 P10 P15 P6 P18 LIBERI MERCANTI FOCUS LA CHIAVI DEL FUTURO P21 RITORNO AD ITACA INTERVISTA AD ADOLFO MORGANTI P22 P10 P22 P18 P15 LOTTA EUROPEA UFFICIO DI REDAZIONE VIA OTTAVIANO, 9 / 00192 ROMA WEB LOTTAEUROPEARIVISTA.BLOGSPOT.IT MAIL LOTTA.EUROPEA@GMAIL.COM bimestrale europeista|LOTTA EUROPEA|3

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EDITORIALE europa vs res C ome ogni anno il 28 febbraio rappresenta per la nostra comunità militante una data spartiacque, che invita a riflessioni sul nostro percorso di lotta, e ci porta volenti o nolenti a tirare alcune somme. Quest’anno, forse, ancor di più perché il nostro lavoro dedicato a questa rivista si è per fortuna spinto oltre le attese iniziali, e questo che state leggendo è la sua decima uscita. Se in termini di diffusione e partecipazione dobbiamo ancora migliorare molto e forse non saremo mai appagati, ci siamo resi comunque conto di aver realizzato un ottimo lavoro sia sotto il profilo culturale sia sotto quello della linea politica adottata, e perché no anche sotto il profilo meramente estetico. Abbiamo quindi pensato fosse giusto proporre una sorta di riepilogo del filo conduttore che abbiamo seguito fin qui, che come sempre trova la sua matassa nel concetto di Europa, Patria dei nostri avi, nostra, e nel futuro inevitabilmente dei nostri figli. Nonostante i potenti schieramenti che abbiamo descritto negli scorsi numeri sembrino ormai relegarla a un ruolo di secondo piano nello scacchiere mondiale, noi sappiamo bene che non è così. L’Europa è sempre stata e rimane ancora il centro del mondo, e seppure il suo ruolo politico si è indebolito e quello economico è quasi in ginocchio, essa conserva intatto per tradizione il suo bagaglio spirituale, ed è a questo che mira l’assalto violentissimo che negli ultimi anni ha accelerato il proprio corso, guidato dalla sovversione. Abbiamo il dovere di non dimenticare che se questa nostra Patria è accerchiata militarmente e violentata finanziariamente con il cappio dell’usura bancaria, lo scopo finale è quello di farla inginocchiare di fronte alle neo-idolatrie invertite frutto del lavoro incessante di chi odia il bene per 4|LOTTA EUROPEA|bimestrale europeista

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sto del mondo la sua perfezione, di chi odia il giusto perché frutto del sacrificio, di chi rifiuta la vita eterna pur di regnare in modo dispotico durante quella passeggera. In questo senso l’Europa si trova a combattere contro il resto del mondo; sia quello sedicente progredito e civilizzato, che si vanta di essere il custode dei così detti valori giudeo-cristiani, che di cristiano non hanno più nulla se non un puritanesimo di facciata svuotato del vero significato della più grande rivoluzione della storia umana; sia del terzo mondo, che avanza sotto la spinta della fame ma soprattutto dell’interesse di chi lo manipola, che lo abbindola con promesse di libertà che celano al contrario orribili schiavitù. Il nostro lavoro potrà fornire indicazioni geopolitiche sempre più approfondite, ma serviranno a poco se non sapremo suscitare negli uomini e nelle donne che ci leggono la consapevolezza che la battaglia che stiamo combattendo è sostanzialmente per la vita. È con un brivido che ci rendiamo conto di schierarci in battaglie che dovrebbero essere ovvie, ma che tali non sembrano più: la tutela dei bambini, dei religiosi, delle anime deboli e confuse che hanno perso l’orientamento sulla loro bussola. Noi crediamo che il Nord di quella bussola sia questa nostra Europa dei popoli, nazione libera, soggetta alle leggi naturali di diretta emanazione divina e vediamo nascere a Mosca, come pensiamo di aver fatto capire in modo chiaro, la luce che può guidarci sulla retta via smarrita. In questo senso è impossibile non leggere gli eventi di questi ultimi mesi in modo piuttosto lampante e che ancora una volta cercheremo di spiegare a modo nostro. Europa vs Resto del mondo. L’Europa rimarrà il centro del mondo. bimestrale europeista|LOTTA EUROPEA|5

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RISIKO I l referendum svoltosi in Crimea il 16 marzo scorso, come tutti sappiamo, si è concluso con un risultato plebiscitario: il 99,6% dei votanti (con un’affluenza alle urne pari all’81,73%) si sono dichiarati favorevoli alla secessione dall’Ucraina e all’annessione alla Federazione russa. La questione chiave della vicenda risiede nella legittimità della consultazione, che, sul punto ha visto l’ovvia e completa divergenza della Russia da una parte e degli Stati Uniti (e dell’intero Occidente) dall’altra. Mosca ha giustificato il voto con il precedente giuridico del Kosovo, cui i paesi occidentali riconobbero il diritto all’autodeterminazione, catalizzandone il processo di indipendenza con le bombe sganciate su Belgrado e ufficializzandolo con la sentenza della Corte dell’Aja del 22 luglio 2010. Un riferimento esplicitato anche nella dichiarazione d’indipendenza della Crimea dall’Ucraina (11 marzo): “noi deputati della Crimea e di Sebastopoli, in virtù delle КРЫМ Р 6|LOTTA EUROPEA|bimestrale europeista norme internazionali e del parere consultivo della Corte internazionale di giustizia dell’Onu sulla dichiarazione d’indipendenza del Kosovo del 22 luglio 2010, abbiamo deciso che se sarà approvato il referendum del 16 marzo, nascerà la Repubblica di Crimea che sarà uno Stato della Federazione russa. Da parte di Mosca, si tratta, naturalmente, di un uso strumentale del caso Kosovo (già impiegato machiavellicamente nei confronti dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud), avendo essa votato contro il riconoscimento della repubblica balcanica. Viene quindi spontaneo chiedersi perché gli Stati Uniti abbiano fornito ai propri avversari un assist così vistoso, da applicare in molti di quei paesi europei dove forti resistono sentimenti separatisti: come profetizzò Putin nel 2008 “L’indipendenza del Kosovo crea un precedente “orribile” che “si ritorcerà” contro gli occidentali [...] Il precedente del Kosovo è un precedente orribile: de facto fa saltare tutto il sistema delle relazioni internazionali esistente, non sol-

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РОССИЯ tanto da molte decine d’anni, ma da centinaia di anni”. Di fronte a questa verità evidente al limite della banalità, ben poco possono le risposte americane che, in vario modo, si sono appellate ad una pretesa singolarità e peculiarità di Pristina, senza però definire nei fatti in cosa consista tale prerogativa. Resta quindi l’interrogativo: perché creare un tale precedente? La risposta, che coincide con l’obiettivo principale e finale della diplomazia americana, è sempre la stessa: impedire la normalizzazione dei rapporti tra UE e Russia per indebolire politicamente l’Europa, alimentando focolai di instabilità ed estendendo il fronte di fuoco ad altre regioni orientali in situazioni simili a quelle di Pristina e Sebastopoli, come la Transnistria, l’Abkhazia, la Republika Srpska in Bosnia o il Kosovo del Nord in Serbia. Il tutto inserito nel contesto di un più ampio attacco fatto, oltre che di accordi bilaterali con le repubbliche exsovietiche per l’installazione di nuovi componenti dello scudo di difesa missilistica, di pressioni per l’ingresso nell’Unione Europea di paesi economicamente depressi che possano aggravare la crisi vissuta dalla UE. È questo, essenzialmente, il fine ultimo della richiesta di adesione a Bruxelles gridata dai manifestanti prezzolati di Maidan Nezalezhnosti. Tanto più che il nuovo ministro delle Finanze ucraino, Oleksander Shlapak, ha già chiesto al FMI un prestito di 15 miliardi di dollari che, se accettato, sarà al solito ripagato con l’asservimento di Kiev ai diktat neo-liberisti della Troika, che non potranno che farla cadere nel medesimo baratro vissuto dal popolo greco: Bruxelles finirebbe per dover sborsare miliardi di dollari per sostenere una nazione impoverita (oltre che eterodiretta) a rischio disgregazione con la spada di Damocle di una possibile replica del referendum indipendentista anche nell’est filorusso. E con Washington ad osservare, sorridente, alla finestra. bimestrale europeista|LOTTA EUROPEA|7

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RISIKO D A C osa ne è stato del Datagate, il caso che, a partire dalle rivelazioni del tecnico C.I.A. Snowden, ha scoperchiato il pentolone delle sorveglianza di massa U.S.A.? Nonostante il Washington Post ha recentemente rivelato che la National Security Agency ha terminato la sperimentazione per il lancio del sistema di monitoraggio Mystic, capace di intercettare la globalità delle telefonate fatte in un Paese straniero, sembrerebbe tutto finito a tarallucci e vino. Infatti, se il sostanziale silenzio della politica italiana sulla questione era più che prevedibile, sono significative le parole espresse dal presidente francese Hollande in visita in America: Washington e Parigi avrebbero chiarito le relative posizioni, ristabilito la “fiducia reciproca” e addirittura “avviato una collaborazione. Insomma, almeno per l’Eliseo, la vicenda è chiusa. Giungono quindi inaspettate le dichiarazioni di Angela Merkel, la quale, controcorrente, ha affermato di voler discutere proprio con la Francia un nuovo sistema di protezione dei dati: “affronteremo innanzitutto la questione dei fornitori d’accesso europei in modo che nessuno sia costretto a inviare un’email e altre informazioni dall’altra parte dell’Atlantico. Sarebbe preferibile creare una rete di comunicazioni all’interno dell’Europa”. Nonostante l’inesattezza dell’affermazione (il funzionamento di Internet implica che le comunicazioni avvengano sempre tramite la via più breve, senza passare necessariamente per gli U.S.A.), è chiaro l’intento della cancelliera di procedere ad una parcellizzazione della Rete, verso la creazione di una rete regionale, sul modello di quelle cinese, russa e iraniana. 8|LOTTA EUROPEA|bimestrale europeista

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Più in generale, l’obiettivo è quello di smarcarsi dall’ombra del colosso americano, strizzando l’occhi ad Est. Sebbene non arriverà mai a mettere in gioco la propria partecipazione alla N.A.T.O. e a rinegoziare lo status delle oltre 40 basi militari statunitensi presenti sul suo territorio (cui si aggiungono le sedi NSA e CIA), la Germania sta infatti portando avanti una fattiva battaglia contro lo spionaggio a stelle e strisce: dopo aver tentato invano di concludere un accordo di nonspionaggio, il governo ha autorizzato i locali servizi di controspionaggio (quello civile, BfV, e quello militare, MAD) a contrastare in patria anche le attività di intelligence dei propri alleati, ossia, nei fatti, di U.S.A. e U.K. La questione, però, non è solo politica e militare, ma anche economica. Berlino si prepara, infatti, anche a dare battaglia ai giganti del web, tutti americani: Google, Facebook, Apple, Amazon. L’obiettivo è quello di sottrarre loro il controllo dei dati raccolti fornendo servizi ai cittadini europei, impedendone lo sfruttamento a fini commerciali e di intelligence da parte delle multinazionali e dei governi stranieri. Al momento la Germania sembra isolata in questa battaglia per il controllo della Rete, con il rischio di finire a combattere contro i mulini a vento: basti pensare, ad esempio, che le rivelazioni di Snowden hanno palesato come i Paesi Bassi non fossero spiati dalla N.S.A. perché erano gli stessi servizi segreti olandesi (Nso) a fornirle 1,8 milioni di metadati relative a telefonate passate sul proprio territorio. A TA G A T E ] O D N O C E S O T T [A Angela Merkel mostra il nuovo smartphone BlackBerry Z10 in dotazione ai membri del Governo dopo lo scandalo delle intercettazioni della NSA alla Cancelliera. Il sistema sofisticato di crittografia renderebbe i dati e le conversazioni impossibili da decifrare ed intercettare. Ecco, allora, che anche in questo ambito di operatività gli Stati europei, singolarmente, non possono avere le forze necessarie a difendersi dalle minacce degli U.S.A. (ma anche di Cina e India). Serve, al contrario, una risposta unitaria dell’Europa, capace di mettere in campo politiche che proteggano i dati e la privacy dei propri cittadini e delle proprie istituzioni, ma che, al contempo, garantiscano l’accesso aperto ai servizi e agli utilizzatori di internet. Solo mostrandosi compatta potrà riequilibrare a proprio favore gli equilibri all'interno dell'Icann (Internet corporation for assigned names and numbers), il principale organismo regolamentatore di internet. Senza dimenticare di sostenere lo sviluppo di imprese capaci di offrire servizi concorrenziali a quelli offerti dai concorrenti statunitensi. bimestrale europeista|LOTTA EUROPEA|9

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Scozia: quale autonom 10|LOTTA EUROPEA|bimestrale europeista

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mia? bimestrale europeista|LOTTA EUROPEA|11

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RISIKO SCOZIA: QUALE AUTONOMIA? Q uando sentiamo parlare di indipendenza scozzese, la mente corre alla rivolta guidata dal patriota William Wallace - a cavallo tra XIII e XIV secolo - resa famosa al grande pubblico dal film di Mel Gibson. In questo periodo se ne è tornato a discutere in maniera concreta: i toni non sono quelli da guerra in campo aperto, ma si respira comunque un’aria nuova, che potrebbe caratterizzare e ridisegnare il futuro assetto della Gran Bretagna. Tra qualche mese, per la precisione il 18 Settembre 2014, gli scozzesi verranno infatti chiamati a votare un referendum per affrancarsi dal controllo diretto del governo centrale di Londra. Una manifestazione con migliaia di partecipanti per l’indipendenza scozzese tenutasi ad Edimburgo in vista del referendum del prossimo settembre. In alto a destra il Primo Ministro scozzese e leader dello Scottish National Party Alex Salmond in un evento di promozione del referendum Nonostante la forte influenza inglese e la stretta dipendenza perdurata nei secoli, lo scozzese ha sempre conservato una forte identità culturale, ha mantenuto viva la propria lingua, i propri costumi e tradizioni, il proprio orgoglio di appartenenza. Il rapporto tra Scozia e Inghilterra è da sempre complesso e articolato, segnato da conflitti ma anche da una radicata convivenza politica e umana, nella maggior parte dei casi ben vista dalla popolazione. La società scozzese è per lo più protestante, facendo sì che le relazioni, basate su questa radice comune, fossero più stabili e moderate che non quelle che gli inglesi hanno da sempre intrapreso con gli irlandesi: mentre in Irlanda hanno cercato di imporre con la forza e l’oppressione un cambiamento culturale e sociale, andando ad impattare contro una realtà cattolica forte e radicata che non si è piegata a questo tentativo di repressione identitaria , gli inglesi in Scozia non ne hanno avuto il bisogno ed hanno operato un processo di “integrazione” molto più politically correct. Nonostante tutto le differenze riemergono ed aprono il campo a rivendicazioni mai del tutto sopite, tanto che negli ultimi anni il movimento per l’indipendenza ha raccolto talmente tanti consensi da rendere possibile il referendum. Lo Scottish National Party guida la coalizione degli “indipendentisti”, mentre il Conservative Party, il Labour Party e il Liberal Democratic Party puntano a mantenere la situazione così com’è. 12|LOTTA EUROPEA|bimestrale europeista

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Ma cosa c’è veramente in ballo? Che tipo di indipendenza otterrebbe Edimburgo, qualora vincesse il fronte del SÌ? Analizzando meglio le richieste avanzate, nascono dei dubbi legati alla fattibilità di diversi punti programmatici. Diciamo da subito che non si parla di una separazione netta e decisa, tutt’altro: Alex Salmond, attuale capo del governo scozzese e leader dello Scottish National Party, chiede piuttosto una completa autonomia fiscale all’interno del Regno Unito e la possibilità per il parlamento di Edimburgo di legiferare in ogni ambito eccetto la difesa e la politica estera, che rimarrebbero com- petenza di Londra. La linea ufficiale sarebbe quella di continuare a rispondere alla regina, la quale oltre ad essere sovrana della Gran Bretagna lo è anche del Commonwealth. E già sorgono le prime perplessità, soprattutto quando gli scozzesi affermano di voler mantenere la sterlina pur volendo entrare a far parte dell’Unione Europea. Da Londra alzano la voce e fanno sapere che non permetteranno alla Scozia di mantenere la stessa valuta in un regime fiscale separato, visto anche il cattivo esempio dato dall’euro ai giorni nostri e, soprattutto, non consentiranno ad Edimburgo di fare riferimento alla Banca d’Inghilterra come banca centrale. Sono in molti a pensare che se la Scozia cominciasse a stampare moneta propria, spaventerebbe investitori esteri e risparmiatori interni. Un bel dilemma, di non facile soluzione. Ma ad essere preoccupati sono anche gli inglesi, soprattutto quando si tira in ballo la lucrosa questione del petrolio, interamente situato in acque scozzesi, nel Mare del Nord: qualora vincesse il fronte del SÌ e si dovessero ridefinire le competenze territoriali, come farebbe Londra a rivendicarlo per sé? La cartina dei giacimenti di petrolio e gas al largo delle coste della Scozia, uno dei grandi temi per un’indipendenza che allontanerebbe le risorse dal controllo diretto di Londra. In rosso sono segnalati i giacimenti di petrolio, in verde di gas naturale. bimestrale europeista|LOTTA EUROPEA|13

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RISIKO SCOZIA: QUALE AUTONOMIA? La propaganda: a sin. le tre ragioni del Sì: -il parlamento di Westminster non lavora per la Scozia; -il futuro degli scozzesi deve essere nelle mani della Scozia; -la Scozia è abbastanza ricca da essere una nazione più equa e prospera. in basso propaganda per il no: -i lavoratori in Scozia sono dipendenti di aziende inglesi, gallesi e Nord irlandesi; -il Regno Unito ha il maggiore budget di aiuti del mondo, erogati per il salvataggio degli scozzesi di East Killbride Salmond parla chiaro: il 90% del petrolio spetta alla Scozia e se si includono nei conti nazionali anche le entrate dell’oro nero controllato fino ad oggi dall’Inghilterra, il bilancio di Edimburgo sarebbe in positivo da almeno quattro anni. È anche vero che la Scozia ha finora mantenuto un’economia stabile anche grazie ad un notevole compenso fiscale ricevuto da Westminster. Da qualsiasi parte la si guardi, si tratta di una grana non da poco. Altro punto cruciale riguarda l’annessione della futura Scozia alla NATO e alla UE, ed anche qui, per rendere l’idea delle difficoltà che si incontrerebbero, basta citare quanto dichiarato dal presidente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso: “L’adesione della Scozia all’UE, qualora vincesse il SÌ, sarebbe difficile, se non impossibile. Nel caso di un nuovo Stato che nasca da un attuale Paese membro si dovrà fare richiesta e, cosa molto importante, la domanda di adesione all’Unione Europea dovrà essere approvata da tutti gli altri Paesi membri». In poche parole, basta che un solo stato membro sia contrario, e la Scozia resterà fuori. Edimburgo rischierebbe di trovarsi esposta a venti furiosi che soffiano da ogni parte. Visto il quadro della situazione, gli scozzesi non sono affatto sicuri che il gioco valga la candela. Al momento i sondaggi dicono che poco più di un terzo della popolazione è favorevole a questa forma di autonomia. La nostra linea politica è da sempre la stessa: ci battiamo affinché venga affermato il diritto all’autodeterminazione dei popoli europei, siamo convinti che ogni popolo debba avere la possibilità di decidere del proprio futuro, contribuendo nel contempo alla creazione di un’Europa comunitaria e veramente libera, al riparo dalla morsa letale degli sterili nazionalismi da una parte e della burocrazia usurocratica e criminale di Bruxelles dall’altra. Quello della Scozia è però un caso davvero complesso: la sensazione è che, rimanendo ancorati a Londra con un piede e poggiati a Bruxelles con l’altro, il popolo scozzese possa ritrovarsi presto stritolato, e che l’autonomia nella quale spera, possa tramutarsi in una schiavitù divisa a metà. 14|LOTTA EUROPEA|bimestrale europeista

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I n attesa di ulteriori sviluppi, è certo che i fatti di Kiev hanno approfondito il solco che divide l’Unione Europea e la Russia che resta il principale fornitore di petrolio greggio e gas naturale dei 27 paesi membri, nonostante gli sforzi di Bruxelles per isolare Mosca e differenziare i fornitori. Tempi.. AGRI La rivoluzione arancione di ieri e l’attuale sollevazione dell’Euromaiden rispondono a questo stesso disegno: sottrarre l’Ucraina alla sfera d’influenza moscovita per creare uno stato cuscinetto tra la Russia e l’Occidente, prendendo il controllo politico (e in futuro, attraverso l’ingresso nella N.A.T.O, anche militare) di quei territori attraverso le quali passa l’80% delle pipeline russe verso l’Europa. In attesa che questi disegni diventino completa realtà, Bruxelles ha nel frattempo sostenuto e sponsorizzato progetti di infrastrutture energetiche alternativi, che attingano ai giacimenti del Caucaso e bypassino, insieme all’ostacolo ucraino, quello bielorusso. In principio, dal 2002, fu il Nabucco, il gasdotto progettato da compagnie energetiche austriache, turche, bulgare e romene e finanziato per 200 milioni di euro dall’Unione Europea per raccogliere il gas del Caucaso e del Mar Caspio e collegare la Turchia all’Austria attraverso la Bulgaria, la Romania e l’Ungheria. Nel corso del tempo, però, la sua realizzazione, nonostante le rassicurazioni di circostanza delle istituzioni circa la sua futura fattibilità, è stata nei fatti congelata dalla decisione del consorzio internazionale Shah Deniz di promuovere, al suo posto, il gasdotto Trans Adriatic Pipeline (TAP). Questo in futuro convoglierà il gas azero dalla Turchia alla Grecia e all’Albania e, attraverso una conduttura sottomarina, in Italia: in una successiva fase di sviluppo, potrà essere allacciato alla Bulgaria e all’area balcanica. Nabucco o TAP, l’obiettivo strategico di Bruxelles è comunque quello di avviare un nuovo corridoio energetico che attinga le materie prime direttamente in Azerbaijan: non è un caso che proprio l’Azerbaijan fu una delle poche nazioni in cui la locale rivoluzione colorata, nel novembre del 2005, non attecchì e il governo potette pertanto rimanere in carica continuando a trattare con l’Occidente. bimestrale europeista|LOTTA EUROPEA|15

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