Colletti Verdi Marzo 2014

 

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Colleti Verdi Marzo 2014

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Spedizione in A.P. - Tariffa R.O.C.: “Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (convertito in Legge 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, NE/PD” - Autorizzazione Tribunale di Forlì, N. 642/84 Direttore Responsabile Prof. Mentore Bertazzoni Direzione, redazione e amministrazione: SOCIETÀ EDITORIALE NEPENTHES s.r.l. Poste Succursale n. 1 - 47122 Forlì Tel. 0543.723771 - Fax 0543.795569 ATTENZIONE! In caso di mancato recapito, rinviare all’Ufficio di Padova per la restituzione al mittente che si impegna a corrispondere la tariffa dovuta. CO VE R BULLDOZER RENZI Editato dal 1984 al 2011 con il nome ISSN: 1722-5779 ST OR Y AGROTECNICI / CORPO FORESTALE DELLO STATO Periodico mensile di economia, politica, scienze agrarie, zootecniche, ambientali e naturali Il PAN/ PAN/Fitofarmaci fa “saltare” le abilitazioni professionali PARTNERSHIP BNL / AGROTECNICI Marzo 2014 N. 3 Anno XXXI

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I CONVEGNI DELL’ALBO SULLA NUOVA PAC Con il 2014 partirà la nuova programmazione dei fondi europei per lo Sviluppo Rurale, che saranno destinati alla competitività del settore agricolo nel rispetto della sostenibilità delle risorse naturali e dell’ambiente. I nuovi PSR 2014-2020 rappresentano un’importante occasione di sviluppo e di lavoro per i tecnici liberi professionisti. COLLEGIO NAZIONALE DEGLI AGROTECNICI E DEGLI AGROTECNICI LAUREATI COLLEGIO NAZIONALE DEGLI AGROTECNICI E DEGLI AGROTECNICI LAUREATI venerdì 11 aprile 2014 ore 9,00 Terza Torre piano terra Sala Poggioli Viale della Fiera, 8 - BOLOGNA CONVEGNO giovedì 17 aprile 2014 ore 9,00 Hotel Tulip Inn Sala Adige C.so Stati Uniti, 54 - PADOVA CONVEGNO IL NUOVO PROGRAMMA DI SVILUPPO RURALE 2014-2020 IL NUOVO PROGRAMMA CONVEGNO DI SVILUPPO RURALE 2014-2020 Le opportunità per gli imprenditori. Le opportunità per gli Agrotecnici liberi professionisti Le opportunità per gli imprenditori. Le opportunità per gli Agrotecnici liberi professionisti Con il patrocinio della Regione Emilia Romagna La partecipazione all'evento dà diritto a crediti validi per la formazione continua obbligatoria In collaborazione con: CAACANAPA Centro Autorizzato Nazionale Assistenza Produttori Agricoli S.r.l. FONDAGRI Fondazione per i Servizi di Consulenza Aziendale in Agricoltura

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SOMMARIO 13 Professione Agrotecnico 19 24 26 27 Attualità 31 Tecnica Veneto, edificabilità nelle zone agricole "La libertà professionale tra Costituzione e mercato" BNL e Agrotecnici: un accordo per gli iscritti all'Albo 37 40 42 Fiere Il flagello delle palme 40 4 9 13 15 16 18 21 22 I novelli "capponi di Renzo" La storia si ripete. Il PAN è l'ennesima occasione perduta PAN e agricoltura sostenibile: focus a Verona Agrotecnici e Corpo Forestale dello Stato Al "Serpieri" d'Abruzzo si discute di futuro Un Istituto Agrario per Atri Certificazione energetica Nella terra della Maga Circe La città generica e la componente paesaggistica 43 44 45 46 Fieragricola di Verona A BioEnergy Italy presentato il progetto CR2050 Agriumbria La Fiera Internazionale dell'Agricoltura e della Zootecnia di Foggia 30 37 38 39 Bulldozer Renzi Un nuovo Presidente per il CIA Nasce l'Associazione dei Controterzisti Obiettivo Terra 2014 Per esigenze di spazio su questo numero non sono state pubblicate le rubriche "Lettere al Direttore", “Vita dei collegi”, “Panorama Regionale”, “Dicono di noi”, “Mercatino”, “Tempi di recapito” e “Aziende Informano”. Ce ne scusiamo con i lettori. L’aforisma del mese Di tutte le cose dalle quali si può ricavar vantaggio, nessuna è migliore dell'agricoltura, nessuna più fruttifera, più dolce, più degna di un uomo libero Cicerone Per la pubblicità su questa rivista: NEPENTHES S.r.l. Poste succursale n. 1 - 47122 Forlì Tel. 0543.723771 Fax 0543.795569 info@agro-oggi.it CONTRO I RITARDI POSTALI LEGGI “COLLETTI VERDI” ONLINE NEL SITO WWW.AGROTECNICI.IT Direzione, Redazione e Amministrazione SOCIETÀ EDITORIALE NEPENTHES SRL Poste succursale n. 1 - 47122 Forlì Tel. 0543 723771 - Fax 0543 795569 E-mail: info@agro-oggi.it Autorizzazione Tribunale di Forlì 24/12/1983, N° 642 Iscrizione al R.O.C. n. 906 IVA assolta dall’editore ai sensi dell’art.74, 1° comma, lettera C del D.P.R. 633/1972 e art. 1 del D.M. 29/12/1989. La ricevuta di pagamento di conto corrente postale è documento idoneo e sufficiente per ogni effetto contabile non si rilasciano fatture. e pertanto pe Questa rivista è stampata col sole. Q Fondato da ROBERTO ORLANDI il 4 maggio 1984 Direttore responsabile: MENTORE BERTAZZONI La testata fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250 Coordinatrice di redazione: Gloria Miserocchi In Redazione: Alessandro Basso, Mauro Bertuzzi, Moreno Dutto, Davide Frumento, Marcello Ortenzi, Maurizio Ranucci, Gaetano Riviello, Davide Giuseppe Ture. Hanno collaborato a questo numero: Pasquale Cafiero, Mario Genovesi, Marco Santucci, Angelantonio D'Amario, Claudio Littardi, Davide Giuseppe Ture, Abbonamento annuo: Italia Euro 26,00 Estero Euro 42,00 Arretrati: un numero Euro 5,00 Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana Fotocomposizione - Fotolito Stampa: Grafica Veneta s.p.a. - Trebaseleghe Grafica e impaginazione: CartaCanta soc. coop. Forlì Questa rivista è stata chiusa in redazione il 6 marzo 2014 e in tipografia il 10 marzo 2014

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ER V CO RY O ST MARZO 2014 PAN-Piano di Azione Nazionale per l’uso dei fitofarmaci I novelli “capponi di Renzo” Gli Albi professionali si presentano divisi all’appuntamento con il PAN. utti ricordano i “Promessi sposi” di Alessandro Manzoni e certamente l’episodio che vede Renzo Tramaglino, anelante di legarsi in matrimonio con Lucia Mondella (bramata anche da Don Rodrigo), che va dall’Avvocato Azzeccagarbugli per essere consigliato sul da farsi. Siccome a quei tempi non si andava dalle persone importanti a mani vuote, Renzo porta con sé alcuni capponi come regalo; sono vivi, legati per le zampe e tenuti a testa in giù, e durante il viaggio, incuranti di ciò che li attende (finiranno tutti in pentola, ovviamente), non fanno altro che beccarsi fra di loro per tutto il tempo, l’uno con l’altro cercando di imporsi reciprocamente una insensata supremazia. Quella descrizione era, per Manzoni, motivo di riflessione sulla litigiosità degli uomini e fu una riflessione così azzeccata da assurgere a proverbio; ancora oggi per definire il comportamento di persone che litigano con altre per imporre il proprio punto di vista, incuranti di un maggiore pericolo incombente, si usa dire “fanno come i Capponi di Renzo”. Questa metafora è perfetta anche per sintetizzare il comportamento degli Albi professionali del settore agrario nella vicenda che riguarda le nuove disposizioni normative in materia di vendita, acquisto ed utilizzo dei fitofarmaci, secondo le nuove disposizioni del PAN-Piano di Azione Nazionale per i fitofarmaci, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 12 febbraio 2014, n. 35. Cosa prevede il PAN? Una serie di misure che si propongono (almeno nei principi) di ridurre in generale i rischi associati all’uso di fitofarmaci, pur continuando a garantire idonei strumenti per una efficace protezione delle colture agrarie. Ma per quanto riguarda i liberi professionisti del settore agro-ambientale il PAN è disastroso: la loro professionalità risulta infatti pressoché azzerata. Il Piano di Azione Nazionale sui fitofarmaci è frutto del Decreto Legislativo 14 agosto 2012 n. 150, il quale recepisce la Direttiva 2009/128/CE, ed è per l’appunto quel Decreto l’origine dei problemi che, a partire dal 26 novembre 2015 (data di entrata in vigore delle nuove disposizioni), i liberi professionisti ordinistici si troveranno ad aff rontare. Il Decreto n. 150/2012, in primo luogo, ha abrogato ampia 4 T Il Piano di Azione Nazionale sarà origine di forti conflitti parte del DPR 23 aprile 2001 n. 290, che aveva sino ad ora regolato in modo efficace ed equilibrato l’utilizzo dei prodotti fitosanitari; purtroppo le parti abrogate sono quelle che esentavano i liberi professionisti del settore agrario dal dover sostenere corsi ed esami per il rilascio di autorizzazioni all’uso ed alla vendita dei fitofarmaci. Per chi era in possesso di adeguato titolo di studio bastava dichiararlo e non fare altro. Per quanto riguarda l’attività di prescrizione dei fitofarmaci, com’è noto, finora non era normata ed era attribuita -sia pure con diverse declinazioni- alla competenza dei liberi professionisti del settore agrario. Invece il D.Lgs. n. 150/2012 ed il PAN, che ne è lo strumento attuativo (previsto dall’art. 6 del Decreto), smantellano il precedente sistema ed inventano nuove figure: “l’utilizzatore professionale” (cioè l’imprenditore agricolo od il diverso soggetto che utilizza direttamente i fitofarmaci. Il nome scelto è buffo e ricorda lo sfortunato termine di “utilizzatore finale” con cui l’Avvocato Niccolò Ghedini cercò di giustificare le mercenarie scappatelle amorose del Presidente Silvio Berlusconi); il “distributore” (che non è la pompa della benzina ma il soggetto fisico o giuridico che vende fitofarmaci e che deve essere in possesso di una “speciale abilitazione); il “consulente” (termine, peraltro assai generico, con il quale si vuole identificare un soggetto “abilitato a fornire consulenza nell’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari”). Ma non solo le nuove “figure” hanno denominazione generiche od improbabili, anche la definizione di quelle qualifiche è quanto di più generico possa immaginarsi; non ricorre mai il termine “tecnico agrario”, mai la parola “Agrotecnico, Agronomo o Perito agrario” che, infatti, con il D.Lgs. n. 150/2012 hanno perso qualunque ruolo, anche -incredibile a dirsi- quelli loro attribuiti dalle rispettive leggi professionali. Il PAN ha il compito di attuare il D.Lgs. n. 150/2012, e lo fa coerentemente, sia declinandone il linguaggio che annullando il ruolo dei tecnici liberi professionisti, a partire dalla “formazione”, alla quale sono obbligatoriamente assoggettate tutte le figure prima citate: “utilizzatori professionali”, “distributori” e “consulenti”, indifferentemente. Le quali inoltre devono essere in possesso di un “certificato di abilitazione”, rilasciato dalle Regioni a seguito della positiva frequenza di un corso di formazione di base nonchè di successivi corsi di

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PROFESSIONE AGROTECNICO aggiornamento. La frequenza dei corsi e l’esame finale non sono risparmiati a nessuno; una sola concessione il PAN la fa ai “soggetti in possesso di diploma di istruzione superiore di durata quinquennale o di laurea, anche triennale, nelle discipline agrarie e forestali, biologiche, naturali, ambientali, chimiche, farmaceutiche, mediche e veterinarie”, che vengono esentati dal corso di formazione per “utilizzatore professionale” ma che devono però sostenere comunque l’esame finale. A prescindere dalla non peregrina considerazione di cosa mai possa Nella foto una coccinella che preda un afide. La lotta biologica è uno straordinario strumento di sapere un medico, un chimico od riduzione nell’uso dei fitofarmaci e la si può agevolare anche con adeguate pratiche colturali. populo”, a “signori nessuno” e chiedere alla onnipotente Reun laureato in farmacia di fitopagione di turno di riconoscergli un biennio di esperienza. tologia od agronomia, risultano mortificati all’inverosimile Dall’esame “regionale” finale comunque nessuno pensi di i liberi professionisti iscritti nei tre Albi del settore agrario sfuggire: va fatto in ogni caso. Inoltre l’abilitazione consegui(Agrotecnici ed Agrotecnici laureati, Agronomi e Periti agrari): ta vale cinque anni, trascorsi i quali si ricomincia (se non hai non sono mai citati né nel D.Lgs. n. 150/2012 né nel PAN fatto corsi regionali di aggiornamento, niente rinnovo). mentre l’esame di Stato e l’abilitazione professionale che essi Se i liberi professionisti vengono ignorati dal PAN, una mihanno conseguito sono considerati come carta straccia. Innima considerazione è riservata agli Ordini e Collegi profesfatti quella minima concessione di essere esentati dal corso di sionali in quanto tali, che “possono” organizzare “per conto dei formazione per “utilizzatore professionale” (ma non dall’esame) propri iscritti attività formative propedeutiche al rilascio ed al la si ottiene con il solo titolo di studio: l’iscrizione nell’Albo rinnovo del certificato di abilitazione all’attività di consulente”. non è tenuta in alcun conto. Sembrerebbe una concessione, ma a ben vedere non lo è afLa stessa mortificazione si ripete quando si esaminano i casi fatto, in quanto così si sottopongono a corsi di formazione di esenzione della frequenza del corso di formazione per soggetti che l’abilitazione, per quelle funzioni, già la pos“consulenti”; fra le figure indicate non ci sono i liberi professeggono (avendo superato un esame di Stato “abilitante” per sionisti iscritti in Albi, ma invece (i lettori facciano attenzione, iscriversi nell’Albo) e poi perché gli Ordini e Collegi non posperché la prosa della norma è pregevole) “i soggetti che, abbiano sono fare o decidere nulla senza l’autorizzazione delle Reacquisito una documentata esperienza lavorativa di almeno due gioni, che si vedono così attribuire un potere tanto grande anni nel settore dell’assistenza tecnica o della consulenza nel setquanto indebito. tore della difesa fitosanitaria” purché riconosciuta tale dall’AuIndebito, visto che in base al D.Lgs. n. 30/2006 le Regioni torità regionale o provinciale competente. non sembrano avere alcuna competenza in materia di profesDue anni di esperienza, valutata ancora non si sa come, basioni ordinistiche istituite dallo Stato. Ma allora, come è stato stano per essere esentati; non bastano invece i cinque anni di possibile che regole così bizzarre siano diventate legge? studio richiesti per un diploma o per conseguire una laurea. La risposta è semplice e, al tempo stesso, sconsolante: proDiplomati e laureati, per ottenere l’identico privilegio di esbabilmente perché i tre Albi professionali del settore agrario sere esentati dal corso di formazione devono dimostrare di si sono comportati come i “capponi di Renzo”. Anziché fare averne già seguito uno, sempre della Regione! blocco per contrastare il D.Lgs n. 150/2012 ciascuno ha fatto Per dirla in altre parole, se ti sei laureato in protezione delle per se, magari cercando anche di trarne vantaggio. piante, anche iscritto in un Albo professionale e se svolgi l’atPer capirlo basta guardare il comportamento tenuto dai tività di fitopatologo, il corso devi farlo, ma se invece hai la Consigli Nazionali degli Agrotecnici, degli Agronomi e dei terza media e la tua Regione ritiene che per due anni tu abbia Periti agrari durante la formazione del Decreto Legislativo maturato una “significativa esperienza” in materia fitosanitan. 150/2012; per i lettori che non lo sapessero i Decreti leria, dal corso sei esentato. gislativi sono “leggi delegate” dal Parlamento al Governo, il Fanno prima, i laureati e diplomati, a degradarsi a “quisque de 5

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PROFESSIONE AGROTECNICO cui uso peraltro è aumentato stante la crescente difficoltà del nostro sistema parlamentare bicamerale nell’esaminare proficuamente leggi con la doppia lettura. Un settore dove tradizionalmente i Decreti legislativi vengono molto utilizzati è quello del recepimento di Direttive comunitarie; in quei casi, in particolare quando si tratta di recepire norme tecniche o specialistiche, il Parlamento “delega” il Governo a provvedervi tramite lo strumento del Decreto Legislativo: in pratica è il Consiglio dei Ministri che “scrive” la legge. L’unico filtro ulteriore, se così si può chiamare, al testo predisposto dal Governo, è costituito da un “parere” che le Commissioni parlamentari competenti in materia devono esprimere sugli schemi di Decreti Legislativi, ma si tratta di pareri deboli, perché non vincolanti per il Governo che, dunque, di ciò che gli viene raccomandato dal Parlamento può tenerne conto oppure no. Non appena le Commissioni parlamentari competenti per MARZO 2014 materia hanno espresso il loro parere, il Decreto Legislativo torna al Consiglio dei Ministri per l’ultimo esame. Se c’è qualcosa che il Governo ritiene di dover cambiare viene cambiato, poi il Decreto viene registrato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Da quel momento è legge. Il D.Lgs. n. 150/2012 (che genera il PAN) ha seguito questo percorso in quanto applicativo della Direttiva 2009/128/CE sull’uso sostenibile dei fitofarmaci. Per capire cosa abbiano fatto i Consigli Nazionali dei tre Albi del settore per contrastare l’impostazione del Governo e tutelare i propri iscritti, abbiamo consultato la documentazione agli atti delle Commissioni Agricoltura di Camera e Senato (e tuttora disponibile nei rispettivi siti internet). Alla Camera dei Deputati abbiamo rinvenuto le audizioni del Consiglio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati e quella del Consiglio Nazionale dei Dottori Agronomi, ma non quella dei Periti agrari, che forse non l’hanno svolta. CHI È COMPETENTE IN FITOIATRIA er sapere se fra gli Albi professionali degli Agrotecnici, dei Dottori agronomi e dei Periti agrari ve ne sia uno con maggiori competenze nel settore fitoiatrico o che possa vantare esclusive, basta consultare le rispettive leggi professionali. Paradossalmente la categoria che vede meglio declinate, in un apposito punto del proprio ordinamento, le competenze in materia fitosanitaria è quella degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati, i quali però non hanno mai vantato “esclusive” a loro vantaggio. Invece la legge professionale degli Agronomi, benché ricchissima di competenze dettagliatamente indicate, circoscrive quelle fitoiatriche alla sola “difesa”, peraltro confondendole in un articolo che parla anche di alimentazione animale, in maniera davvero poco chiara (eppure sono proprio gli Agronomi a rivendicare competenze “esclusive”). Per i Periti agrari le competenze fitoiatriche sembrano riferite alla sola valutazione, intesa quale stima (di danni, ecc.), inserite come sono in fondo ad un capoverso che, per l’appunto, parla di “stime” di prodotti. In ogni caso, a prescindere dalla minore o maggiore chiarezza espositiva delle diverse leggi professionali, sono i percorsi formativi che portano ad accedere agli Albi professionali citati a chiarire che tutte e tre le categorie hanno indubbia preparazione e competenza nel settore fitosanitario; nessuno può dubitarne, così come nessuno dei tre Albi può invocare esclusive o privative in questo settore. P AGROTECNICI E AGROTECNICI LAUREATI L’art. 11 della legge 6 giugno 1986 e successive modificazioni sul punto così recita: “L’iscrizione all’albo degli agrotecnici consente: ..... l’assistenza tecnica per i programmi e gli interventi fitosanitari e di lotta integrata;” DOTTORI AGRONOMI E FORESTALI L’art. 2 della legge 7 gennaio 1976 n. 3 e successive modificazioni sul punto così recita: “Sono di competenza dei dottori agronomi e dei dottori forestali ... ..... i lavori e gli incarichi riguardanti la coltivazione delle piante, la difesa fitoiatrica, l’alimentazione e l’allevamento degli animali...” PERITI AGRARI L’art. 2 della legge 28 marzo 1968 n. 434 e successive modificazioni sul punto così recita: “Formano oggetto della legge professionale di perito agrario: ..... la stima delle colture arboree e loro prodotti e la valutazione degli interventi fitosanitari;”. 6

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PROFESSIONE AGROTECNICO REGIONI INCOMPETENTI: L’ULTIMA PAROLA SUL PAN LA DIRÀ IL TAR econdo il Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati il PAN è viziato di un “eccesso di potere” attribuito alle Regioni, le quali non potrebbero imporre a persone iscritte in Albi professionali, istituiti con legge statale e che hanno superato un esame di Stato “abilitante”, di doversi sottoporre nuovamente a corsi di formazione e ad esami su materie già di loro competenza. Sul punto ha una opinione molto netta Roberto Orlandi, Presidente Nazionale dell’Albo degli Agrotecnici: “Il PAN ed il D.Lgs n. 150/2012 si pongono in diretto contrasto sia con la legge n. 251/86, istitutiva dell’Albo professionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati (anche il Senato lo ha rilevato nel suo parere finale sul provvedimento ndr) che con il Decreto Legislativo 2 febbraio 2006 n. 30, di adeguamento dell’ordinamento alla riforma costituzionale di riparto delle competenze fra Stato e Regioni, il quale espressamente preclude alle amministrazioni regionali di intervenire nella materia delle professioni ordinistiche, coperta da riserva di legge. Stupisce quindi il comportamento del Ministero dell’Agricoltura, violativo di questi precetti ed indifferente a qualunque richiamo”. In effetti gli Agrotecnici sembrano avere dalla loro anche la più recente giurisprudenza. Ad esempio, per rimanere al settore agrario, esemplificativa è la sentenza del TAR Lombardia (“la qualità del servizio Al Senato della Repubblica l’audizione ha riguardato tutti e tre gli Albi professionali, ma se i Dottori Agronomi e gli Agrotecnici hanno chiesto loro di essere sentiti, per i Periti agrari sembra sia stato il Presidente della Commissione dell’epoca, il Sen. Paolo Scarpa Bonazza Buora ad averli convocati, avendo visto le richieste di audizione degli altri due Albi, ma non la loro. Dunque quella del Senato è l’audizione più significativa, perché sono state sentite tutte e tre le categorie professionali interessate, che hanno depositato propri documenti. Dai resoconti parlamentari risulta che le tre categorie sono state ascoltate insieme, il 10 luglio 2012, e la prima sorpresa è stata quella di trovare tre distinte relazioni, una diversa dall’altra. Perché, di fronte ad una norma che violava le loro leggi professionali, tutte indifferentemente, i tre Consigli Nazionali non si sono presentati con una posizione comune? Probabilmente perché rivalità ed incapacità di dialogo l’hanno fatta da padrone. Ad esempio i Dottori Agronomi, rappresentati dal Presidente Andrea Sisti, pur non negando, negli emendamenti presentati, che l’attività di “consulenza” possa essere svolta anche da altri, nella relazione presentata S di consulenza aziendale deve ritenersi già assicurata dall’iscrizione all’Albo, nel presupposto che detta iscrizione, che a sua volta presuppone, come noto, un periodo di praticantato ed il superamento di un esame di Stato, attesti il superamento di quel vaglio di professionalità perseguito dal legislatore comunitario.... sicché.... non c’è necessità i richiedere.... il possesso di uno specifico percorso formativo”). Ma validi precedenti si ritrovano anche nelle decisioni del TAR Emilia-Romagna, Bologna, sentenza n. 3473 (è illogico imporre agli iscritti negli Albi il possesso di un requisito esperienziale poiché “detta iscrizione -in quanto presuppone un periodo di praticantato ed il superamento di un esame di Stato-, ....integra già in re ipsa quel vaglio di professionalità perseguito dal legislatore comunitario.... sicché non c’è necessità di richiedere alcuna esperienza ulteriore né il possesso di uno specifico percorso formativo”); dello stesso tenore anche il TAR Umbria, sentenza n. 794/2009, ed il TAR Abruzzo, sentenza n. 196/2010. L’unica incertezza, a questo punto, è data dal fatto di sapere se gli Agrotecnici saranno soli in questa battaglia, per ottenere il rispetto delle prerogative professionali dei liberi professionisti, o se anche gli Albi dei Dottori Agronomi e dei Periti agrari scenderanno in campo a dare man forte. al Senato della Repubblica hanno invece insistito sul fatto che la figura del “consulente” prevista dal D. Lgs. n. 150/2012 coincidesse con quella dell’Agronomo iscritto nel loro Albo professionale, coniando per l’occasione l’evocativo termine di “atto fitoiatrico” per indicare l’insieme delle attività volte a mantenere e promuovere la sanità degli organismi vegetali, rivendicandone “l’esclusiva competenza”. Ed è proprio questo il punto. E’ logico, di fronte alla minaccia di vedere approvata una legge che “cancella” le competenze fitoiatriche di tutti gli Albi professionali del settore, continuare a rimarcare una esclusività di dubbia esistenza? O non sarebbe stato meglio, piuttosto, fare fronte comune, insieme agli altri, per difendere le competenze fitoiatriche che sono di tutti e tre gli Albi? Forse, se i tre Albi si fossero presentati uniti, non sarebbe cambiato nulla, oppure sarebbe cambiato tutto. Non possiamo saperlo. Di certo è che la ricerca di protagonismo, di “competenze esclusive”, l’incapacità di fare sintesi delle rispettive posizioni sono elementi che hanno avuto il loro peso nel condurre al disastroso risultato attuale incarnato nel PAN. I Periti agrari, rappresentati dal loro Presidente Lorenzo 7

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PROFESSIONE AGROTECNICO MARZO 2014 Benanti, con più ragionevolezza, non hanno rivendicato “esclusive” professionali ma sono stati tiepidi nel contestare l’obbligo di formazione, in particolare quella di aggiornamento che, secondo loro, potrebbe “essere gestita attraverso un percorso condiviso con Istituti Universitari o Istituti Superiori individuati di concerto con il Ministero della Pubblica Istruzione, Università e Ricerca e Ministero delle Politiche Agricole e Forestali o in alternativa con Enti di Certificazione in possesso dei requisiti a norma UNI EN ISO 9001:2008”; per i Periti agrari dunque l’iscrizione nell’Albo avrebbe come assolvimento alla formazione di base mentre dovrebbe pur sempre essere svolta la formazione per l’aggiornamento. E gli Agrotecnici, come si sono comportati? Rappresentati alle audizioni dal Presidente Roberto Orlandi hanno, con forza, denunciato le disposizioni illegittime. Fin nelle “Premesse” del documento illustrato ai parlamentari e depositato agli atti troviamo scritto: “.....il D. Lgs. in parola....aumenta il carico burocratico e non si armonizza con le disposizioni legislative relative alle funzioni degli Ordini professionali del settore agro-ambientale, che vengono qui completamente dimenticate quando non illegittimamente violate; anzi, per vero, lo schema di DPR opera come se in Italia non esistesse un solo tecnico agrario degno di questo nome, come se non esistesse un moderno ed avanzato sistema di formazione professionale, tecnica ed universitaria.” E poi, poco dopo: “Gli oneri dei corsi di formazione e/o aggiornamento, che appaiono già eccessivi se applicati a diplomati e laureati in materie agrarie, diventano palesemente illegittimi se applicati a soggetti liberi professionisti, iscritti nei relativi Albi....” denunciando inoltre l’eccessiva opzione regolatoria e la violazione del riparto, costituzionalmente previsto, delle compe8 tenze fra Stato e Regioni (alle quali ultime è precluso l’intervento nelle competenze dei liberi professionisti, quando stabilite da leggi statali). Il verbale dell’audizione dimostra un notevole interesse dei Senatori per quanto segnalato ed il loro stupore per disposizioni apparentemente assurde, che sviliscono i liberi professionisti del settore agrario, tanto che la Commissione Agricoltura del Senato farà proprie alcune delle considerazioni che gli Albi tecnici hanno presentato, inserendole nel “parere” reso al Governo, da questo ultimo però tenuto in scarsa considerazione, se non marginalmente, ad esempio nella parte di possibili accordi fra le Regioni e gli Ordini professionali in materia di formazione ed una qualche, sebbene insufficiente, valorizzazione dei titoli di studio specifici (entrambi questi punti erano stati evidenziati nelle audizioni). Il parere del Senato tiene in effetti in grande conto le osservazioni degli Albi professionali ed in particolare di quello degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati (l’unico ad essere normativamente citato) ma, come si è detto in precedenza, trattandosi di un parere non vincolante, il Governo lo ha accolto solo in parte e solo nel PAN (suscettibile di essere cambiato con facilità) e non già nel testo del D.Lgs. n. 150/2012. Gli effetti, sui liberi professionisti, sono quelli già descritti in precedenza. Il PAN, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 febbraio 2014, prevede ora due step: dal 1 gennaio 2014 è obbligatoria la difesa integrata delle colture e dal 26 settembre 20115 prende concretamente avvio il nuovo sistema dei corsi e degli esami regionali per gli imprenditori agricoli (gli “utilizzatori”) per i rivenditori ed i “consulenti”. L’ultima difesa per gli Albi professionali consiste nell’impugnare il PAN al TAR Lazio. Il Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati ha già detto che lo farà, Agronomi e Periti agrari sul punto sembrano molto più prudenti e non hanno assunto nessuna posizione ufficiale, neppure nel recente Convegno che si è tenuto a Verona il 7 febbraio 2014 (organizzato da IMAGE LINE ed AGRILINEA) nel corso della Fieragricola internazionale. di PASQUALE CAFIERO MARIO GENOVESI

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PROFESSIONE AGROTECNICO La storia si ripete. Il PAN è l’ennesima occasione perduta i è stato chiesto di illustrare la posizione del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati in ordine alla vicenda dell’applicazione della Direttiva europea n. 128/2009 e del PAN-Piano di Azione Nazionale sui fitofarmaci; lo faccio volentieri, non sottraendomi al dovere di spiegare le ragioni della mancata collaborazione -che mi viene rimproverata dalla Redazione di “COLLETTI VERDI”- con gli Albi professionali dei Dottori Agronomi e dei Periti agrari, i cui iscritti sono parimenti danneggiati dal PAN. Il Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati, fin dall’inizio, ha contrastato l’impostazione data dal Governo nell’applicazione della Direttiva 128/2009/CE e nella definizione del PAN, ed è stata un’azione di contrasto nella quale non ci siamo risparmiati. Se i risultati sono stati apparentemente modesti rispetto all’impegno (comunque non così irrilevanti come li ritiene la Redazione di “COLLETTI VERDI”, perchè diverse positive modifiche sono state ottenute) ed insufficienti rispetto a quanto necessario ciò deriva, a mio avviso, principalmente dalla mancata unità di azione e di intenti con gli altri Albi professionali del settore. E’ purtroppo una situazione che, nella mia lunga esperienza ordinistica, mi sono trovato a vivere altre volte, tanto da ricordare perfettamente un precedente in identica materia, risalente all’ormai lontano 1998, quando la Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, all’epoca presieduta dall’On. Alfonso Pecoraro Scanio (leader dei Verdi e perciò assai sensibile alle problematiche ambientali), predispose un “Testo Unificato” riassuntivo di ben 10 proposte di legge in materia di ricettazione/prescrizione dei fitofarmaci e di fitofarmacie. E stiamo parlando di 16 anni fa: com’era avanti il Parlamento a quei tempi e sensibile alle istanze della società! I soggetti maggiormente interessati da quella riforma erano i tecnici liberi professionisti (per i quali essa rappresentava una straordinaria occasione di valorizzazione), gli imprenditori agricoli (che allora erano circa 3.000.000, contro il 1.600.000 risultante all’ultimo censimento ISTAT del 2010) e le Organizzazioni sindacali che li rappresentavano (tendenzialmente contrarie alle nuove norme) ed infine le imprese M Gli Agrotecnici impugneranno il PAN in tribunale produttrici e venditrici di fitofarmaci (queste assolutamente contrarie). Tuttavia la maggioranza politica dell’epoca, di sinistra e con forti venature ambientaliste, quella legge di sistema era intenzionata a farla e chiedeva agli Albi dei tecnici agricoli di fornire motivazioni e svolgere pressioni in questo senso. Purtroppo anche allora fra gli Albi degli Agrotecnici, dei Periti agrari e degli Agronomi esistevano forti rivalità; preclusiva era, in particolare, la posizione del CONAF, il Consiglio Nazionale dei Dottori Agronomi, che rivendicava l’esclusiva professionale nella prescrizione dei fitofarmaci. Quella del CONAF era una posizione sbagliata, per due ragioni: la prima, perchè la competenza nella materia era per legge prevista sia a favore degli Agrotecnici che dei Periti agrari e dunque non poteva essere legittimamente disconosciuta; la seconda, perchè bisognava ottenere l’approvazione di quella legge, nell’interesse di tutti, non dividersi a discutere chi fosse il più bravo od il più competente. I Periti agrari a loro volta contestavano la posizione degli Agronomi, che li escludevano, ma per non essere secondi a nessuno a loro volta rivendicavano una distinzione -ovviamente in senso superiore- rispetto agli Agrotecnici. Ricordo, in modo molto nitido, lo sconforto di alcuni Deputati, di quelli che la legge la volevano approvare, di fronte a posizioni così strampalate. Dicevano “Ma come fate a non capire? Che avete tutto l’interesse che la legge passi; perchè non venite qui in Commissione con una posizione unitaria? Ci darebbe forza!” Ma io ero più sconfortato di loro, perchè vedevo una grande occasione che rischiava di essere sprecata. I nostri tentativi di condurre ad una posizione unitaria gli altri Albi professionali non approdavano a niente, così come erano inutili le continue affermazioni che non cercavamo, con quella legge, una indiretta “equivalenza” professionale, che ciascuno sarebbe pur sempre rimasto con le sue competenze. Il tempo si consumava, ovviamente a sfavore, perchè il Parlamento si stava incamminando verso la decisione di accantonare il provvedimento, nel frattempo già abbondantemente annacquato, viste le maggiori spinte contrarie di chi lo avversava quando all’improvviso, come talvolta accade 9

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PROFESSIONE AGROTECNICO MARZO 2014 nella vita, successe un fatto che cambiò volto ad ogni cosa. L’Ordine Nazionale degli Agronomi delegò a seguire la materia il suo VicePresidente nazionale, il dott. Aurelio Scavone, un gigante d’uomo, un siciliano gioviale e dal carattere aperto. Scavone aveva capito gli enormi vantaggi che sarebbero derivati ai liberi professionisti da una legge di sistema sulla prescrizione dei fitofarmaci e non voleva perdere l’occasione, consapevole che i benefici maggiori li avrebbero avuti proprio gli Agronomi, più numerosi e meglio organizzati rispetto a Periti agrari ed Agrotecnici; promosse perciò una Conferenza presso la sede del periodico Il dott. Aurelio Scavone (a destra) insieme al Prof. Giuseppe Giordano, Preside dell’ex-Facolveronese “L’Informatore Agrario” per dare tà di Agraria di Palermo, in una foto d’archivio del giugno 2012 Per la prima volta gli Albi professionali vennero considerati pubblica evidenza alla questione. quasi come “parti sociali”, ed inseriti al pari delle OrganizQuando ricevetti l’invito non conoscevo ancora Aurelio zazioni sindacali agricole (Coldiretti, Confagricoltura, CIA e Scavone, e partecipai alla Conferenza come atto di pura COPAGRI), con un rappresentante ciascuno, nell’Osservacortesia; sapevo bene infatti quale fosse la posizione preclutorio per l’imprenditorialità giovanile in agricoltura previsto siva del CONAF e mi chiedevo a cosa mai servisse parlarne dall’art. 8 di quella che poi diventerà la legge 15 dicembre in pubblico. Ma mi dovetti ricredere. 1998 n. 441. E su quel risultato abbiamo vissuto di rendita Scavone credeva formalmente nel dialogo fra gli Albi profino al 2013 (quando l’Osservatorio è stato implicitamente sopfessionali, non ne faceva mistero, e lo praticava con sincerità. presso a seguito della spending review). Come Collegio Nazionale degli Agrotecnici non potevano Era la fine dell’estate del 1998 e nulla sembrava impossibichiedere di meglio: era quella disponibilità al dialogo che le ai tre Albi uniti. Colto l’eccezionale risultato della legge avevamo, invano, ricercato da anni. Ed ora era arrivata. n. 441/2008, tornammo a dedicarci al “Testo unificato” in I Periti agrari, a loro volta, si adeguarono subito al nuovo materia di fitofarmaci e poco manco che cogliessimo il bercorso, ritengo più per necessità (si sarebbero trovati isolati) saglio grosso: ottenere la “prescrizione” dei fitofarmaci per che per convinzione, ma andava bene ugualmente. i liberi professionisti. Ad impedirlo arrivarono disgraziate Si aprì così una stagione molto breve, ma entusiasmante e vicissitudini personali che colpirono Aurelio Scavone, cogravida di aspettative. Ci presentavamo in Parlamento unistretto perciò ad uscire di scena. Tolto lui, la gestione della ti, con documenti discussi prima e sottoscritti da tutti e tre i collaborazione fra le tre categorie professionali precipitò nel Presidenti nazionali dei Dottori Agronomi, degli Agrotec“buco nero” del passato: gli Agronomi a rivendicare compenici e dei Periti agrari e, non c’era alcun dubbio, quella unità tenze esclusive ed i Periti agrari a sfilarsi, marcando chissà di intenti piaceva, pesava, faceva presa nei politici. mai quali differenze rispetto agli Agrotecnici. Il “Testo unificato” sui fitofarmaci riprese a marciare speTornammo ad essere divisi e perciò irrilevanti in Parlamento. dito verso l’approvazione quando si presentò un’altra occaLa proposta di legge sui fitofarmaci finì su di un binario sione: l’approvazione della legge sui giovani imprenditori. morto e li restò fino alla fine della legislatura. Fu una granUn testo innovativo, a cui il Presidente della Commissione de ed irripetibile occasione perduta. Se 16 anni fa gli Albi Agricoltura teneva particolarmente. professionali avessero seguitato nel dialogo ed in una coCon Periti agrari ed Agronomi decidemmo, anche in quemune azione, oggi noi avremmo probabilmente la più forte sto caso, di fare fronte comune e chiedemmo una audizione agricoltura del mondo e ridotto al minimo necessario l’uso parlamentare, presentando nostri emendamenti che vennedei fitofarmaci, con maggiore reddito per le imprese ed una ro subito accolti. Il clima era così positivo che ci sembrava migliore qualità dei prodotti agroalimentari. non già di dover combattere per le nostre ragioni, ma di Per non parlare dei tecnici liberi professionisti; in uno stucompiere una marcia trionfale che non incontrava alcun dio che facemmo all’epoca, e depositammo in Parlamento vero ostacolo. 10

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PROFESSIONE AGROTECNICO valutammo in non meno di 35.000 il numero di quelli necessari quando il nuovo sistema fosse arrivato a regime ed in meno di 10.000 quelli effettivamente disponibili. L’approvazione di quella legge avrebbe dunque assicurato anche piena e soddisfacente occupazione per tutti. Dopo il 1998 di forme di regolazione nella prescrizione dei fitofarmaci se ne parlò ancora, ma l’occasione vera era sfumata e mai più si ripresentò. E se oggi il D.Lgs. n. 150/2012 ed il PAN hanno riproposto la questione è solo perchè è l’Unione Europea ad avercelo imposto, con il Regolamento n. 128/2009/CE. Francesco Guccini, grande poeta della musica italiana, cantava“Bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà”, ed aveva ragione; gli Albi professionali non seppero scegliere nel 1998 ed oggi, che si è arrivati a normare il settore “per contrarietà”, subiscono una impostazione penalizzante senza essere in grado di ribaltarla. I 16 anni che ci separano dal 1998 sembrano dunque essere passati invano; la storia, in questo caso, non è stata maestra di vita oppure sono stati gli “allievi”, benchè ripetenti, a 16 ANNI TRASCORSI INVANO Q uesta qui riportata è una pagina della rivista “L’AGROTECNICO OGGI” dell’ottobre del 1998 dove si dà conto dell’intesa raggiunta, per la prima volta, dagli Albi dei Dottori Agronomi, degli Agrotecnici e dei Periti agrari in materia di prescrizione dei fitofarmaci, che si rilevò efficacissima in Parlamento. Purtroppo l’uscita di scena del VicePresidente Nazionale degli Agronomi, che quell’accordo aveva voluto, ne impedì l’efficace continuazione. 11

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PROFESSIONE AGROTECNICO non capire ed a rinnovare quell’errore fatale: arrivare divisi all’appuntamento con il PAN. Per questo ci sono precise responsabilità, non per tutti di uguale misura. Al giornalista che mi chiede del mancato dialogo con gli altri Albi professionali del settore agrario rispondo che gli Agrotecnici quel dialogo lo hanno sempre cercato. Ma mai trovato (esclusa l’eccezione a cui prima ho fatto riferimento). Ciò nonostante, potevamo fare di più o diversamente? Sinceramente, credo di no. L’attuale CONAF non desidera alcuna forma di collaborazione con gli Agrotecnici, ma sembra mirare alla ricerca di una supremazia da ottenersi, soprattutto, attraverso provvedimenti che sanciscano per gli Agronomi -e solo per loro- robuste esclusive professionali. E’ una strada che io ritengo sbagliata, perchè nega la collaborazione ed obbliga gli altri a reagire, oltrechè essere antistorica e non più proponibile in un mondo globalizzato. Per quanto riguarda i Periti agrari, quando nel 2012 cambiò il Presidente e gruppo dirigente, mi illusi che insieme alla vecchia gestione fossero state rottamate anche le vecchie idee e finalmente si aprisse una stagione di dialogo e lavoro insieme. Chiedemmo perciò al nuovo Presidente dei Periti agrari di poterne discutere; prima a voce e poi, visto l’atteggiamento di melina, lo facemmo per iscritto. Non ricevemmo neppure la classica risposta di cortesia, semplicemente silenzio totale. Ce ne dispiacque, perchè i problemi reali dei liberi professionisti sono per tutti gli stessi (il lavoro che si è fatto più difficile, le opportunità che diminiuscono, un fisco sempre più rapace, gli adempimenti burocratici che aumentano, l’incertezza della previdenza, ecc.), non importa a quale Albo uno è iscritto, ed a questi problemi occorre dare risposte concrete. Ecco perchè resto personalmente convinto che la strada che gli Albi professionali devono seguire sia quella del dialogo e della collaborazione, idea condivisa dall’intero Consiglio del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati. Tuttavia, nell’attesa che un novello “Aurelio Scavone” si af- MARZO 2014 facci da protagonista nella scena professionale, la categoria degli Agrotecnici non rinuncia a proseguire nella propria strada di crescita: dal 2012 siamo diventati il primo Albo del settore come numero di candidati agli esami abilitanti (superando anche l’Albo degli Agronomi e del doppio il numero di quelli che scelgono l’Albo dei Periti agrari); la nostra Cassa di previdenza vanta la migliore sostenibilità in assoluto con una costante crescita di nuovi professionisti e di redditi dichiarati; i rapporti e le collaborazioni con gli Istituti Agrari e le Università sono ogni anno più solidi ed estesi. Per quanto riguarda il PAN, ora che è stato pubblicato, lo impugneremo al TAR per chiedere l’annullamento nelle parti irrispettose delle prerogative dei liberi professionisti; non solo degli Agrotecnici, ma anche dei colleghi Periti agrari ed Agronomi, competenti come noi nel settore fitoiatrico. Ci piacerebbe poter presentare quel ricorso insieme al Consiglio Nazionale dei Dottori Agronomi ed a quello dei Periti agrari, ma se non sarà possibile -e temo che non lo sarà- lo presenteremo da soli. Del resto non è la prima volta che l’Albo degli Agrotecnici si fa carico di portare avanti questioni di interesse generale; è successo, ad esempio, nella vicenda dei CAA-Centri Agricoli di Assistenza, sottratti all’esclusiva potestà sindacale e resi di libera istituzione (tanto che oggi se ne contano più di 20) grazie ai ricorsi degli Agrotecnici. Ed in altri casi ancora. Nessuno ne dubiti, gli Agrotecnici e gli Agrotecnici laureati italiani difenderanno il rispetto della legge e le ragioni dei liberi professionisti, in ogni sede e con tutti gli strumenti possibili. di ROBERTO ORLANDI Presidente Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati PER SAPERNE DI PIÙ C 12 hi volesse approfondire l’argomento del PAN, può farlo attraverso il sito www.agrotecnici.it nella cui home page è pubblicata una Sezione di documenti relativi all’attività del Parlamento, alla Consultazione pubblica oltrechè ai testi normativi. Per accedervi basta cliccare sul riquadro “PAN-PIANO DI AZIONE NAZIONALE SUI FITOFARMACI”. Il link è www.agrotecnici.it/PAN.htm

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PROFESSIONE AGROTECNICO PAN e agricoltura sostenibile: focus a Verona Cosa cambia per i consulenti con le nuove norme o pubblici, gli agenti commerciali, i produttori e i rivenditori di proFieragricola 2014 di Verona dal 6 al 9 febbraio 2014 dotti alimentari”. Consigli, finanziamenti e soluzioni sono ciò si sono dati appuntamento i rappresentanti degli orche un consulente dini promette a disposiziofessionali del settore ne di un produttore agricolo per parlare agricolo qualunque di agricoltura sostesia il traguardo che nibile, consulenza questi vede davanti e PAN, il Piano di a sé. Il Presidente Azione Nazionadi Arptra (Assole sui Fitofarmaci. ciazione Regionale Venerdì 7 febbraio Pugliese dei Tecnici 2014 al talk show e dei Ricercatori in “L’agricoltura sosteniAgricoltura) Vittobile dal 2014: il ruolo rio Filì ha parlato dei consulenti”, orgadella necessaria nizzato da IMAGE collaborazione fra LINE e da Agroconsulenti e imnotizie nell’ambito prenditori agricodel Forum Agricoltura Sostenibile, si Da sinistra: Rosanna Zari, Vicepresidente del CONAF, l'Agr. Davide Ferrari, Direttore ge- li: “Il consulente e è discusso sul ruolo nerale di Sagea, Roberto Orlandi, Presidente Nazionale del CNAAL, il dott. Cristiano Spa- l’imprenditore dedoni di Image Line (in piedi) e Michele Melillo, Vicepresidente di Antesia vono camminare a svolto dai consubraccetto e, quando questa sinergia non esiste, si viaggia ad una lenti in base al nuovo PAN e al decreto legislativo 150/2012, diversa velocità. La realizzazione della direttiva del PAN sarà afper conoscere meglio le varie realtà italiane che si occupano fidata ai tecnici, ma per la sua buona riuscita sarà essenziale anche di consulenza in agricoltura e forniscono un valido supporto il ruolo degli imprenditori”. per strategie di coltivazione eco-compatibili. Il Forum, modeVista la presenza dei Presidenti e dei rappresentanti dei tre rato dal dott. Cristiano Spadoni di IMAGE LINE, ha visto Albi professionali nazionali di settore, i cui iscritti sono diretla partecipazione del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e tamente interessati ai nuovi adempimenti imposti dal PAN, degli Agrotecnici Laureati, Antesia, Arptra, del Collegio Nac’era molta attesa per gli intereventi degli Agronomi, degli zionale dei Periti Agrari, del Consiglio dell’Ordine Nazionale Agrotecnici e dei Periti agrari. Il Presidente nazionale di questi dei Dottori Agronomi e Forestali, della Federazione Regionaultimi, Lorenzo Benanti, ha parlato delle prospettive nell’amle degli Ordini dei Dottori Agronomi e Forestali della Sicilia bito della consulenze in agricoltura. “Il PAN -ha affermato- è e di Sagea. L’Assistenza tecnica in agricoltura è oggetto di una un documento che deve e può essere migliorato nei contenuti rispetto professione che non è una novità per il settore primario. Nuoalle attività che i consulenti fanno da sempre. Per loro, il dovervo è il percorso che viene delineato dalla direttiva sull’uso sosi rimettere in discussione è un atto dovuto rispetto all’attività di stenibile dei prodotti fitosanitari (Direttiva n. 128/2009/CE) e aggiornamento, ma rappresenta anche una criticità che il Piano dal decreto che la recepisce nell’ordinamento giuridico italiano contiene. Gli aspetti positivi del PAN, invece, sono quelli legati (Decreto Legislativo n. 150/2012). L’articolo 3 della direttiva alla formazione. Il percorso di aggiornamento previsto dal PAN è definisce il consulente una “persona che ha acquisito un’adeguata condiviso e promosso anche dagli Ordini e dai Collegi; noi, quindi, conoscenza e fornisce consulenza sulla difesa fitosanitaria e sull’imabbiamo l’interesse, il dovere e la forza, insieme a Ministeri, Repiego sicuro dei pesticidi, nell’ambito professionale o di un servizio gioni, Ordini e Collegi, di riuscire ad armonizzare questo percorso commerciale, compresi, se pertinenti, i servizi di consulenza privati A 13

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PROFESSIONE AGROTECNICO che deve portare al compimento delle norme previste”. A sua volta la dott.ssa Rosanna Zari, Vicepresidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Agronomi e Forestali, ha evidenziato che: “Esiste l’esigenza di monitorare le nuove emergenze fitosanitarie a seguito dei cambiamenti climatici che hanno visto invadere il nostro paese da parte dei problemi fitosanitari che prima erano sconosciuti, come gli insetti provenienti da altri paesi (ad esempio il famigerato Punteruolo rosso). Noi abbiamo creato una rete diffusa in tutta Italia che si compone di una settantina di Agronomi esperti in questo settore. È possibile, così, fare una segnalazione all’esperto locale che si recherà sul campo per verificare la situazione e la segnalerà a sua volta al Servizio Fitosanitario Regionale. In questo modo diamo un’allerta immediata dell’emergenza ed un intervento pronto, perché in questi casi la tempestività è fondamentale per bloccare la diffusione delle varie fisiopatie”. Se i rappresentanti di Agronomi e Periti agrari non hanno evidenziato particolari preoccupazioni per il PAN, di diverso avviso è stato il Presidente del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati, Roberto Orlandi, il quale MARZO 2014 A Verona solo gli Agrotecnici hanno annunciato il ricorso al TAR lo ha definito, pari pari, “una boiata pazzesca”, spiegandone poi il perché. “Il PAN, infatti, penalizza i tecnici liberi professionisti senza apportare dei veri miglioramenti. Nella sostanza non cambierà nulla, ci sarà solo più burocrazia e se ne avvantaggeranno in termini economici gli enti che organizzeranno corsi di formazione a cui dovranno partecipare anche gli iscritti agli Albi professionali, che pure un esame di Stato “abilitante” già lo hanno superato all’atto di diventare professionisti. Il vero problema non è quello di sottoporre un libero professionista, già abilitato dallo Stato, ad un corso organizzato dalle Regioni, ma quello di capire perché, a fronte di 1.620.844 aziende agricole (censite dall’ISTAT nel 2010) risultano emessi dalle Regioni solo 250.000 autorizzazioni all’acquisto di fitofarmaci. Come è possibile che solo 1 azienda ogni 6, cioè il 15% del totale, abbia l’autorizzazione ad acquistare fitofarmaci? Le altre aziende come fanno?A quale mercato si approvvigionano?” “Il PAN -ha proseguito Orlandi- non affronta questi problemi, ma si accanisce piuttosto sui liberi professionisti per imporre loro corsi regionali ed esami “abilitativi” del tutto superflui e di dubbia legittimità. Noi, come Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati, aspettiamo solo che il Decreto ministeriale che reca il PAN venga pubblicato per impugnarlo al TAR, come abbiamo fatto in tante altre occasioni con disposizioni altrettanto scombinate. Già diversi Tribunali Amministrativi hanno chiarito l’illegittimità di richiedere il possesso di un ulteriore specifico percorso formativo agli iscritti agli Albi professionali”. 14 La parola è poi passata a Michele Melillo, Vicepresidente di Antesia (Associazione Nazionale Tecnici Specialisti in Agricoltura), che è intervenuto sul ruolo del consulente nell’agricoltura sostenibile: “Il consulente -afferma Melillo- deve poter accompagnare l’azienda agricola nel processo di produzione e per questo deve avere competenze sui diversi ambiti del processo di produzione e non solo sull’uso dei prodotti fitosanitari. E deve intendersi anche dei rapporti commerciali che l’azienda agricola intrattiene con i propri clienti. Dobbiamo distinguere due tipologie di consulente, quello orizzontale e quello verticale. Il primo è il consulente esperto in un solo ambito, mentre il secondo lo è in svariati ambiti, che vanno dalla genesi al consumo del prodotto. Il ruolo del consulente verticale è certamente più arduo, ma determinante per apportare un vero miglioramento alle aziende agricole e per incrementare la sostenibilità nel loro processo produttivo”. Al Forum ha preso parte anche Corrado Vigo, Presidente della Federazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e Forestali della Sicilia, il quale ha parlato del virus che sta infestando la sua regione: “In Sicilia abbiamo una gravissima emergenza che è il virus della tristezza, introdotto in Italia a causa di controlli non rigidi e per un’inerzia dell’UE nel bloccare le eventuali importazioni. Questa problematica sta mettendo a rischio quasi 28 milioni di piante e 70.000 ettari di agrumicoltura di eccellenza. Ma ci sono altri batteri che temiamo si possano diffondere per un mancato rispetto dei protocolli nell’importazione da parte dell’UE. Il problema del monitoraggio è quindi davvero importante”. A questo proposito, l’Agr. Davide Ferrari, Direttore Generale di Sagea, è intervenuto in merito al monitoraggio in campo fitosanitario: “La parola monitoraggio -ha affermato- ci appartiene, per fortuna, da ormai vent’anni. Con questo termine si indica il monitoraggio che una società di servizi o un consulente possono effettuare in collaborazione o sotto la supervisione dei servizi fitosanitari regionali o nazionali per le problematiche fitosanitarie emergenti. Ma esiste anche un altro tipo di monitoraggio: quello dei residui, delle microtossine o dei problemi legati non solo ai nuovi patogeni ed agli insetti. Per contrastare le emergenze non occorre solo il monitoraggio, ma bisogna anche ottimizzare i mezzi che abbiamo a disposizione, facendone un uso sapiente”. Nel dibattito che ne è seguito, rispondendo alle domande del pubblico, il Presidente Orlandi ha ribadito che il Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati è disponibile a forme di dialogo e collaborazione con le Regioni per applicare il PAN, ma tuttavia non può assistere inerte a palesi violazioni, che caricano i liberi professionisti di obblighi inutili e di costi ulteriori. “Il nostro dovere -ha precisato Orlandi- è quello di difendere i liberi professionisti a garantire il rispetto delle leggi. E, per quanto ci riguarda lo faremo”. NOSTRO SERVIZIO

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PROFESSIONE AGROTECNICO Agrotecnici e Corpo Forestale dello Stato Un Protocollo d’Intesa per attività di collaborazione Il disegno del Protocollo d’Intesa, quindi, verte su vari setl 17 dicembre 2013 il Consiglio del Collegio Nazionale tori, ma si propone il medesimo obiettivo della tutela del degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati ha firmaterritorio agrario e montano, to a Roma un Protocollo delle risorse idriche, della biod’Intesa con il Corpo Forestale diversità della flora e della faudello Stato. L’accordo prevede na, nonché la tutela della salute la cooperazione per attività di umana tramite la gestione della ricerca, sperimentazione, prosicurezza alimentare. gettazione e formazione. Hanno In questo modo l’Albo degli firmato il Protocollo d’Intesa il Agrotecnici e degli AgrotecPresidente del Collegio Nazionici laureati, al quale si rivolge nale degli Agrotecnici e degli un crescente numero di laureati Agrotecnici laureati, Roberto in Scienze forestali, rafforza la Orlandi, e il Dott. Nazario propria presenza nel settore e le Palmieri, Dirigente Superiore collaborazioni istituzionali con del Corpo Forestale dello Stato; gli altri apparati dello Stato. subito dopo la firma si è svolto Un Comitato di Garanti vigileun breve incontro operativo alla rà sul rispetto e sulla esecuzione presenza del Capo del Corpo del Protocollo di intesa, che ha Forestale dello Stato, Cesasubito suscitato interesse. re Patrone. La stipula si pone Molte infatti le richieste di income obiettivi primari la tutela formazioni da parte degli iscritdell’ambiente e del mondo ruti all’Albo, mentre il Presidente rale, la gestione, il controllo e la dell’AUSF (Associazione Univalorizzazione dei processi agriversitaria Studenti Forestali) di coli, zootecnici e forestali. Viterbo, Tommaso Antinori, La Convenzione è volta alla commenta la firma del protopromozione della sostenibilità nella gestione e nella tutela delle Roberto Orlandi, Presidente Nazionale degli Agrotecnici e degli collo d’intesa in questi termini: risorse ambientali ed ad elevati Agrotecnici laureati, e il Dott. Nazario Palmieri, Dirigente Supe- “AUSF Viterbo si unisce in mariore del Corpo Forestale dello Stato niera partecipata alle iniziative livelli di tutela della sicurezza che scaturiranno da questo accordo, che è un importante passo in (territoriale, ambientale, naturalistica, idrogeologica, agronotema di tutela e di gestione del patrimonio ambientale. L’Assomica, fitosanitaria, alimentare, sociale ed economica). Per queciazione manterrà una stretta collaborazione, ponendosi come sto, l’Albo degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati ed organo di raccordo tra mondo Accademico e professionale, con il il Corpo Forestale dello Stato organizzeranno in maniera Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati congiunta ricerche e progetti ambientali, attività didattiche ed il Corpo Forestale dello Stato, al fine di stabilire una sinergia formative e di aggiornamento professionale a favore, rispettra gestione e tutela delle risorse ambientali e ricerca scientifitivamente, degli iscritti all’Albo e dei dipendenti. ca. Si vuole mantenere una viva collaborazione attraverso iniIl Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici ziative d’interesse comune; tra queste, AUSF rinnova l’invito laureati, infatti, in quanto ente pubblico, prevede il compito all’annuale, quanto importante appuntamento, dell’Assemblea di promuovere e coordinare le attività di aggiornamento e Nazionale degli studenti forestali che si svolgerà a Settembre, perfezionamento tecnico e culturale dei propri iscritti e il dal titolo ‘Rievoluzione Forestale: Ritorno alla Terra’”. Corpo Forestale dello Stato è da sempre impegnato, per sua stessa vocazione, nella ricerca scientifica, nella formazione di GLORIA MISEROCCHI culturale e nel progresso civile della società. 15 I

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