Il Parco e i Giardini

 

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Dell'Ambasciata D'Italia in addis Abeba

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Introduzione Il visitatore che intende raggiungere Villa Italia si inerpica lungo una stretta via, che dopo l’apertura della grande arteria che congiunge la Ring Road con Sidist Kilo, riporta alla atmosfera della vecchia Addis Abeba, il Nuovo Fiore fatta di giardini, casette di fango e profumi forti. Si supera il ponte sul torrente Kebenà, si costeggia l’austero muro di cinta dell’Ambasciata tedesca, si lascia a destra l’ex ospedale militare italiano ,tuttora in uso dalle forze armate etiopiche, e quasi all’improvviso appaiono un cancello ed un muro di cinta in pietra grigia, che paiono quasi sbarrare la strada al visitatore. Per quanto alte siano le aspettative, è difficile immaginare quali meraviglie racchiudano quei muri: eucalipti secolari, vecchie varietà di rose, piante autoctone e piante importate dai precedenti abitatori del parco, tartarughe giganti, genette, scoiattoli, uccelli predatori e qualche scimmia, ormai rara. La bellezza di Villa Italia e del suo parco sono note ad Addis Abeba ed in Italia, tra quanti ancora conservano memoria del nostro secolare rapporto con l’Etiopia. Eppure, credo che solo negli ultimi anni ci si stia veramente rendendo conto di cosa rappresentino veramente Villa Italia ed il suo parco. La Farnesina ha sempre nutrito un amore particolare per questa proprietà demaniale, offerta all’Italia dall’Imperatore Menelik intorno al 1882, quindi ben prima della battaglia di Adua e rimasta ininterrottamente all’Italia nonostante le traversie storiche che hanno accompagnato le relazioni tra Italia ed Etiopia. Una proprietà in cui la storia si respira, direi quasi si percepisce, ma che non schiaccia il visitatore ma sembra piuttosto incoraggiarlo ad approfondire quanto ancora oggi lega i nostri due Paesi, a meglio conoscere l’Etiopia, un paese apparentemente difficile, sicuramente unico in tutte le sue manifestazioni. Questo parco, pur ridotto a poco più di 14 ettari rispetto ai quasi 50 originari, rappresenta in nuce tutta l’Etiopia e contiene anche importanti testimonianze della flora italiana che qui hanno trovato buone condizioni di vita. Da un punto di vista artistico, Villa Italia ed il parco non contengono beni particolari, anzi a parte due belle riproduzioni di affreschi religiosi etiopici1, la proprietà non contiene alcun bene di prestigio ma il suo fascino risiede nella perfetta proporzione della villa e nella posizione del parco, situato sullo spartiacque tra due affluenti del Kebenà. Alle spalle della proprietà, si erge la catena, che supera i 3000 metri di altezza, mentre il parco si trova a circa 2500 metri sul livello del mare, ben al di sopra del livello di inquinamento che purtroppo soffoca Addis Abeba. Ciò che fa il fascino della proprietà è appunto l’equilibrio tra costruzioni e spazi verdi e l’ottimo stato di manutenzione della 1 Le due copie, un San Giorgio ed una Tentazione della Vergine, realizzati negli anni ’60 da un copista etiopico di cui purtroppo al momento sfugge il nome, vennero acquisiti grazie ad uno straordinario patriota etiope, amico dell’Italia, il professor Berhanu Abebe, recentemente scomparso.

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proprietà, dovuto alla sensibilità di quanti attraverso gli anni hanno avuto in custodia questo bene unico ed alla sensibilità della Farnesina che, nonostante tutte le difficoltà economiche, non ha mai fatto mancare le risorse necessarie alla conservazione della proprietà. Sin dal mio arrivo ad Addis Abeba nell’autunno del 2005, mi resi conto della necessità di mettere ancora più in valore il parco e di aprirlo al pubblico, pur con tutta la prudenza necessaria. Tutti i visitatori turisti italiani e stranieri, amici etiopici sono rimasti affascinati dalla bellezza della proprietà, Incoraggiato da una missione del Corpo Forestale dello Stato e dal professor Legesse Negash, forse il maggior esperto mondiale della flora del Corno d’Africa, ho avviato un importante programma di rimboschimento del parco, privilegiando le specie autoctone rispetto a quelle importate e cercando di contenere gli eucaliptus in un’area ben determinata, quale testimonianza di un determinato periodo storico. Gli eucalyptus vennero introdotti in Etiopia alla fine del XIX° secolo dall’imperatore Menelik, quale risposta alla crescente domanda di legname per uso domestico e per le crescenti esigenze civili. Nel parco vi sono numerosi esemplari giganteschi, probabilmente giunti alla fine del loro ciclo vitale che, anche per motivi di sicurezza, si sta procedendo ad abbattere selettivamente, sostituendoli con specie autoctone, purtroppo ad accrescimento piuttosto lento ma che in futuro dovrebbero dare un risultato di straordinaria bellezza e suggestione. Il ritorno in Ambasciata del dr. Cartocci, responsabile amministrativo e profondo conoscitore dell’Etiopia, ha dato nuovo slancio e razionalità a questo impegno che è diventato un lavoro comune, che ci porta nei ritagli di tempo a cercare nuove piante da introdurre nel parco e ad escogitare nuovi sistemi di gestione più efficienti e meno costosi. L’arrivo in vacanza in Etiopia di Lia Beccarelli, già professoressa presso le scuole italiane di Addis ed appassionata botanica, ha permesso di procedere ad un censimento delle specie presenti nel parco ed ha dato maggior sistematicità al nostro impegno. Dal lavoro comune2, è nata l’idea di creare un sito Internet attraverso il quale sia possibile visitare il parco, conoscere le specie ospitate e magari decidere di venire a visitare l’Etiopia. Sono sicuro che attraverso gli anni questo sito verrà arricchito ed ulteriormente migliorato, si tratta di un “cantiere” sempre aperto che sono sicuro attirerà l’attenzione di molti visitatori. Non sarebbe stato possibile realizzare questo progetto senza l’appassionata collaborazione e la competenza dimostrate dal dr. Luigi Giordano , laureato in Scienze forestali presso l’Università di Bari, per alcuni mesi in stage presso questa Ambasciata e dalla pazienza e dalla competenza informatica di Salvo Segreto, prezioso e paziente amico nonché valente tecnico informatico. 2

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Ambasciata d’Italia in Addis Ababa Etiopia Il parco e i giardini (febbraio 2009; novembre-dicembre 2009) Ringrazio sentitamente l’ambasciatore d’Italia in Addis Abeba, Raffaele de Lutio, per avermi dato l’opportunità di attuare questa ricerca. Introduzione: L’Ambasciata d’Italia in Addis Abeba, Etiopia, è situata in un vasto Parco^ nella zona marginale, direzione nord-est, della capitale. L’area ha, vagamente, la forma di un trapezio la cui base, o comunque il lato più lungo della figura, è costituita da una linea ad andamento fortemente ondulato, rispecchiante la complessa orografia del terreno esterno che qui precipita rovinosamente verso il letto del fiume Kebenà. Va anche sottolineato che, su questo lato, il parco si innesta direttamente nella zona forestale di Entoto. Il grande impulso urbanistico di questi ultimi anni trova in questa scarpata un freno naturale e, finora, quasi insormontabile. Sugli altri lati il complesso è circondato da zone abitate, in cui le costruzioni, più e meno recenti, si propongono con livelli di maggiore o minore affollamento. Lungo tutto il perimetro di detta figura corre un muro di cinta che serve sia a delimitare la proprietà, sia a soddisfare le esigenze difensive e protettive del complesso. Il parco è ovviamente caratterizzato da alberi e vegetazione che riflettono le mode e gli impulsi delle sue origini e gli avvicendamenti della sua storia. Vi si ritrovano infatti, insieme ad alcuni antichi esemplari di ginepri giganti e di olivi africani, piante quindi di indubitabile origine locale, eucalipti di grande e alto fusto, testimoni della trasformazione, che, sotto la spinta dell’ invasione “degli alberi venuti dal mare” voluta dall’imperatore Menelik, aveva investito inizialmente tutta la foresta di Entoto e, in seguito, molte aree dell’intero paese. Gradualmente, fra questi hanno poi trovato posto alberi provenienti da ogni angolo della terra e, non pochi, trafugati sicuramente, anche dalle patrie sponde. Così, dopo aver ammirato maestosi ginepri giganti, vecchissimi alberi di olivo africano affiancati da giovani esemplari di altri alberi autoctoni come il podocarpo, o pino felce, e l’hagenia abyssinica, si puo’ vagare in un bosco dove gli eucalipti hanno già superato i cento anni, ma sono ancora, nonostante l’età, agili e svettanti. Si puo’ indugiare a lungo davanti ad esemplari di piante esotiche, quali un albero degli sternuti, diverse palme e araucarie e, dopo aver vagato per i lunghi viali, inebriandoci di profumi e di colori, ci attende la piacevole sorpresa di scovare non solo agrumi e oleandri, arrivati originariamente da casa nostra, ma anche querce, castagni, un mandorlo e dei peschi, gelsi e alloro e persino un magnifico albero di albicocco. ^ 14 ettari di estensione a 2.530 m di altitudine 1

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ELENCO DEI NOMI COMUNI delle piante identificate nel Parco dell’Ambasciata d’Italia in Addis Abeba Abutilon Albicocco Acacia Acca sellowiana detta anche Feijoa Acokanthera Agave Albero africano dei tulipani (Spathodea campanulata) Albero della bambagia (Chorisia speciosa) Albero del corallo (Erithrina brucei) Albero delle farfalle (Buddleia polystachia) Albero della gomma (Ficus elastica) Albero dei rosari (Melia azedarach) Albero degli sternuti (Ptaeroxylon obliquum) Alloro Anona Arancio Araucaria Avocado Agapanto Aloe Amareggiola detta anche Matricale Artemisia Asparago selvatico Banano ornamentale (Ensete ventricosum) Calla etiopica Caffè Canna indica o da fiore Canna palustre Canna da zucchero Callistemon Campsis radicans Caprifoglio Carissa Casuarina equisetifolia Casimiro Castagno Cipresso Clerodendro Cordia africana Cosso/cusso (Hagenia abyssinica) Cotogno Crassula Distichis buccinatoria Dovyalis Dracena 2

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Edera Ekebergia Eucalipto Euforbie Falsa Erica Fatsia japonica Fico Fico sicomoro Garofano indiano Gelso bianco Gelsomino Gelsomino a stella Gelsomino azzurro Giacaranda detta anche palissandro Giglio turco Ginepro gigante Glicine Grevillea Guava Ibisco Iperico Ipomea Lantana Lauro Limonio comune Ligustro Magnolia Malvaviscus Mango Margherita Melo Melograno Millettia ferruginea Mimosa Mora (cespugli di) Noce Oleandro Olivo africano Orchidea Ortensia Nespolo del Giappone 3

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Palma Papiro Pepe rosso Pesco Pianta dei sigari (Cuphea ignea) Pino Pino felce (Podocarpo) Pioppo Pruno africano Quercia Rhus natalensis Ricino Rosa selvatica (abyssinica) Rose Rose rampicanti Ruta Salvie Scadoxus multiflorus Streptosolen jamesonii Susino Syzygium paniculatum Susanna dagli occhi neri Tanaceto Tecomaria capensis Terminalia Tulbaghia violacea Vernonia amygdalina Nota: le piante erbacee, sia spontanee, sia quelle coltivate a scopo ornamentale, sono elencate in corsivo. Alcune piante a cui non corrisponde un nome italiano sono elencate con il nome scientifico. 4

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ELENCO dei nomi scientifici^ delle piante identificate nel Parco dell’Ambasciata d’Italia in Addis Abeba Abutilon pictum “Thompsonii” Acacia abyssinica Acacia decurrens Acacia melanoxylon+ Acacia negrii Acca sellowiana Berg (sin. Feijoa sellowiana) Acokanthera schimperi Agapanthus africanus* Agave americana variegata* Agave attenuata* Agave utahensis* Aloe debrana* Anona squamosa Aralia sieboldii (sin. Fatsia japonica) Araucaria heterophylla Argyranthemum sp. Artemisia afra* Arundo donax* Asparagus africanus* Bergenia crassifolia* Bougainvillea glabra Buddleia polystachia Callistemon citrinus Campsis radicans Canna indica* Canna palustris* Carissa spinarum Casimiroa edulis Castanea sativa Chrysanthemum leucanthemum* Chorisia speciosa Citrus aurantifolia Citrus sinensis Clerodendron myricoides Coffea arabica Cordia africana Crassula ovata Croton macrostachyus Cuphea hyssopifolia* Cuphea ignea* Cupressus spp. Cydonia oblunga Cyperus papirus* 5

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Delonix regia Distichis buccinatoria (sin. Phaendranthus buccinatorius) Dodonaea angustifolia Dovyalis abyssinica Dovyalis caffra Dracaena afromontana Dracaena reflexa Ekebergia capensis Ensete ventricosum (sin. Musa ventricosum)* Eriobotrya japonica Erythrina brucei Eucalyptus globosus Eucalyptus sp. Euphorbia abyssinica Euphorbia cotinifolia Euphorbia pulcherrima Fatsia jponica (sin. Aralia sieboldii) Ficus carica Ficus elastica Ficus sur Ficus sycomorus Ficus vasta Fuchsia spp. Fuchsia tahlia* Hagenia abyssinica Hedera helix Hemerocallis sp.* Hibiscus rosasinensis Hibiscus spp. Hydrangea macrophylla Hypericum synstylum Grevillea robusta Ipomea indica hederifolia* Jacaranda mimosifolia Jasminum officinalis Juniperus procera Lantana camara Laurus nobilis Ligustrum lucida japonica Ligustrum vulgare Limonium vulgare* Lonicera sempervirens 6

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Maesa lanceolata Magnolia grandiflora Malus domestica Malvaviscus arboreus Mangifera indica o laurina Melia azedarach Millettia ferruginea Mimosa decurrens Morus alba Myrtus communis Nerium oleander Olea europea sbsp.cuspidata [africana] Olinia rochetiana + Passiflora cerulea Passiflora mollissima Persea americana Phoenix reclinata Plumbago capensis Pinus strobus Podocarpus falcatus [gracilior] Populus sp. Prunus africana Prunus armeniaca Prunus communis Prunus domestica Prunus laurocerasus Prunus persica Psidium guayava Ptaeroxylon obliquum Punica granatum Quercus robur Quercus sp. Rhus natalensis Ricinus communis Rosa abyssinica Rosa spp. Rubus niveus Ruta chalepensis* Saccharum officinarum* 7

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Salvia involucrata* Salvia splendens* Salvia spp. Schinus mollis Senecio kleinia* Sesbania bispinosa Spathodea campanulata Streptosolen jamesonii Syzygium paniculatum Tagetes erecta* Tagetes patula* Tanacetum parthenium* Tecoma ricasoliana Tecomaria capensis Terminalia pruinoides Terminalia sp. Thunbergia alata* Trachelospermus jasminoides Tubalghia violacea* Vernonia amigdalina Zantedeschia aethiopica* Wisteria sinensis *indica le piante erbacee; +per l’identificazione di Olinia rochetiana e Acacia melanoxylon sono debitrice a Maria Teresa Waber che si è recata a consultare l’Istituto di Botanica dell’Università di Addis Abeba; ^ nel dubbio o nell’incertezza della varietà, ho indicato solo il nome del genus+sp./spp. Il nome scientifico sottolineato indica l’esistenza di un link. Identificazione degli alberi, arbusti e alcune piante erbacee -con commenti e osservazioni- 8

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effettuata nei periodi 18-26 febbraio 2009 e 25 novembre-15dicembre 2009 (La relazione è basata su un percorso che io ho effettuato ripetutamente in loco e con l’ausilio di una mappa di riferimento il cui originale si trova ad Addis Abeba, nell’ufficio del Dr P. Cartocci. Mi rendo conto delle difficoltà che si presenteranno a chi dovrà leggere questa relazione, privo di quel sussidio essenziale o, peggio ancora, senza aver mai messo piede nel Parco). NOTA: a) Indico la località con la lettera dell’alfabeto usata nella mappa, così, per esempio, A corrisponde alla Residenza. b) Le mie osservazioni, quando costituiscono esclusivamente pareri personali o consigli di giardinaggio, sono riportate in corsivo. c) I nomi delle piante in lingua amarica sono scritti in corsivo maiuscolo, per esempio, KOSSO. La traduzione italiana, se conosciuta, è riportata in parentesi. Nella mia prima visita al parco (febbraio 2009), ho iniziato il mio itinerario di studio e catalogazione dall’area circostante la scuderia (S e SE): sul lato lungo del rettangolo adiacente al muro di cinta riscontro la scarsa presenza di alberi, fatta eccezione per alcune piante di eucalipto*. Sul lato opposto, cioè l’altro lato lungo del rettangolo che costituisce il viale di uscita per le macchine, c’è una bella siepe alta e rigogliosa di Dovyalis caffra, KOSHEM. Questa pianta è spesso usata in città per creare siepi e ha soppiantato in parte la specie indigena Dovyalis abyssinica, a cui appartiene di diritto il nome amarico di KOSHEM; nel parco esistono comunque e fortunatamente almeno un paio di esemplari della specie indigena: la prima di queste è situata sul lato breve del galoppatoio (spazio indicato con la lettera J), vicino all’edificio in legno in cui si tengono gli ostacoli mobili del salto ippico. [Nel medesimo spazio c’è anche una pianta di gelsomino azzurro, Plumbago capensis]. La seconda dovyalis si trova nell’area scoscesa, lungo il muro di cinta, situata fra la residenza A e l’abitazione indicata con C. Sul lato breve dell’area rettangolare che delimita la scuderia, prima del piccolo edificio LT, si trovano diverse piante di Spathodea campanulata, conosciuta anche come Albero africano dei Tulipani, Nandi Flame Tree/African Tulip Tree [di questa pianta esistono altri esemplari più giovani e in stato di maggiore rigogliosità nelle adiacenze della Residenza]. Condivido il parere dell’ambasciatore de Lutio, espresso già a febbraio, sul fatto che questi alberi hanno un aspetto patito e non contribuiscono affatto a presentare un’immagine curata del parco e dell’area adiacente alla scuderia. A novembre continuano ad avere un’aria piuttosto patita, una delle piante sembra addirittura morta. Si è parlato di abbatterli e sostituirli: si potrebbe provare a piantare delle giacarande, alberi dalla fioritura bellissima e vistosa, ma non è garantito che la loro fioritura possa essere assicurata a questa altitudine. Ci sono altre giacarande nel complesso, ma si tratta di piante piuttosto giovani e non so se siano già fiorite e se presentino la stessa dovizia di fiori che esibiscono in altre zone della capitale. Faccio notare che la giacaranda, come la spathodea, appartiene alla famiglia delle BIGNONIACEAE, ma a differenza della spathodea non è pianta originaria africana, 9

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proviene bensì dall’America tropicale. Occorre anche dire che la giacaranda in Etiopia e in molti altri paesi africani si è adattata così bene da potersi considerare come naturalizzata. Al fine di rinnovare quest’area, considerato che non sono ancora stati introdotti nel Parco e, sebbene siano sicuramente meno vistosi delle jacarande in fiore, sono però autoctoni, si potrebbero prendere in considerazione arbusti di Hypericum revolutum (GUTTIFERAE: HYPERICAEAE), AMJA; questi alberelli possono raggiungere i 12 metri di altezza, hanno un’abbondante fioritura gialla a stagione protratta e appartengono alla stessa fascia climatica, afro-alpina, dell’Hagenia abyssinica, pianta che è stata recentemente introdotta nel parco con successo. Non so se questo possa costituire un incoraggiamento o tutt’altro, ma in italiano, alcune varietà di iperico, spesso conosciute come erba di San Giovanni, (una delle tante) sono volgarmente chiamate scacciadiavoli. Di recente, sono state piantate in quest’area, lungo il sentiero che conduce a LT, una piccola pianta di Delonix regia, YE-DREDAWA-ZAF (l’albero di Dire Dawa), e un’Anona squamosa, GISH’TA. [Un esemplare di anona piu’ maturo si trova sopra al galoppatoio]. Sull’altro lato breve di questo rettangolo, cioè dalla parte che si affaccia sulla scarpata del torrente Abo, è situata un’area adibita a zona di scarico dei detriti vegetali provenienti dal parco: all’interno della stessa si trovano una pianta di ricino, Ricinus communis, GULO, e una di avocado, Persea americana, AVOKADO, entrambe rigogliose e molte piante erbacee ornamentali che, trapiantate, sarebbero utilizzabili in zone maggiormente in vista; sul margine si trovano alcune acacie, della specie autoctona Acacia negrii, GRAR. Una di queste era in stato grave e avanzato di infestazione del tronco (termiti?), ma essendo stata tempestivamente rimossa, a dicembre rimangono solo esemplari che sembrano sani. Sempre in questa zona, incorporata nella siepe di ligustro, e presumibilmente soggetta a superflue potature ogniqualvolta la siepe ne abbia invece necessità, si trova la pianta più grande di caffè, Coffea arabica, BUNNA, vista nel parco, si tratta probabilmente di un esemplare germogliato qui spontaneamente. Appena oltre questa siepe, s’incontra una Vernonia amygdalina, GRAWA. Questa pianta, appartenente alla famiglia delle COMPOSITAE, ha una notevole importanza nella vita etiopica perchè costituisce una ricca fonte di foraggio per il bestiame, ma viene utilizzata anche dalle persone, sia fresca, sia essiccata (le foglie); leggo che è stato anche notato che gli scimpanzè la mangiano quando hanno dei disturbi intestinali causati da parassiti. Lungo il muro di cinta, continuando sullo stesso lato verso il baretto CA(?), ci sono due esemplari di eritrina, detta anche albero del corallo, Erythrina brucei, KORÇ, alcuni annosi eucalipti, Eucalyptus globulus, BAHAR ZAF (l’albero venuto dal mare), e un bel cespuglio di Carissa spinarum, AGAM; l’eritrina e la carissa sono entrambe piante indigene. Nel periodo della mia prima visita, il cespuglio di carissa era particolarmente attraente essendo coperto di fiori, rosei e profumati; le eritrine non hanno ancora raggiunto lo stadio della fioritura, ma sono piante vistose, sia per il fogliame, sia per i fiori rosso-arancio che si presentano disposti in pseudo-racemi e che spesso compaiono sui rami ancora privi di foglie. I rami dell’albero di eritrina, svuotati della parte legnosa, vengono utilizzati localmente come alveari aerei, cioè situati fra i rami di qualsiasi albero privilegiato dallo sciame. 10

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Altri cespugli di carissa si trovano sparsi un po’ ovunque nel parco. Sempre in quest’area, nelle adiacenze del baretto, sul tetto del quale estende i suoi lunghi rami una pianta di Mimosa, sono presenti una mezza dozzina di piante con foglie ovali rossastre, si tratta di Euphorbia cotinifolia, una pianta dell’America centrale e del Messico, conosciuta nelle terre di origine come “el cardinal”, sicuramente a causa del colore delle foglie. E’ una specie diffusa nei giardini di Addis Abeba per il suo aspetto decorativo; va sottolineato pero’ che, come tutte le euforbie, queste piante producono al taglio delle essudazioni lattee irritanti, e vanno Nella stessa zona, ma aderente al muro di cinta, si rinviene anche una rigogliosa pianta di fico, Ficus carica, BELES, che probabilmente a causa dell’altitudine, non riesce a portare i frutti a maturazione; una pianta di mandorlo, Prunus dulcis, protende i suoi rami, che nella visita di novembre sono carichi di fiori e frutti immaturi, sul viale di accesso all’Ufficio Commerciale C. Questo albero presenta una singolare peculiarità, e’ infatti metà mandorlo e met à pesco, probabilmente per effetto di un innesto. Di fronte agli uffici della Cancelleria T, c’è un altro esemplare di fico nostrano che viene mantenuto ad altezza e dimensioni limitate; sul lato nord-est della stessa fioriscono abbondantemente dei begli esemplari di ibisco, Hibiscus rosasinensis, nel gruppo appare anche una pianta di olivo, Olea africana, conosciuta localmente come WEYRA e spesso elencata anche con il nome scientifico di Olea europaea, subsp. cuspidata ; un po’ oltre, all’inizio della zona boscosa, sotto alberelli di giovani olivi, fioriscono abbondantemente con vistose infiorescenze sferiche, gli Scadoxus multiflorus, YEJB SHNKURT ( aglio o cipolla della iena). All’interno della zona della scuderia e, precisamente fra la zona accessibile ai cavalli e l’area di contorno, circostante gli edifici indicati con le lettere S e SE, sono presenti: sulla parete meridionale della scuderia una passiflora, Passiflora caerulea, e un mango Mangifera indica o laurina. Negli spazi aperti intorno alla scuderia ci sono vari alberi di Callistemon citrinus; insieme ai callistemon, e variamente e abbondantemente sparsi in questa zona e in molte altre parti del parco, sono inoltre reperibili esemplari di nespolo del Giappone, Eriobotrya japonica, WESHMELLA. Sulla parete orientale, la porta che dà accesso alla scuderia è incorniciata da un bella pianta rampicante di falso gelsomino, Trachelospermus jasminoides, detto anche gelsomino a stella, appartenente, come la già citata carissa, alla famiglia delle APOCYNACAE. Un esemplare maturo di pruno africano, T’KUR ENCHETE, Prunus africana era in fiore a novembre. Ripercorrendo il viale di uscita delle macchine, prima di immettersi sul tratto adiacente al muro di cinta, sui due lati opposti dello stesso viale, si trovano due piante di gelsi, Morus alba, a dicembre coperti di frutti in via di maturazione. [Il processo di identificazione di questi gelsi si è rivelato più laborioso del previsto e, alla fine, vista la colorazione delle foglie che tende al verde pallido, la forma e il colore di frutti, nonchè l’altitudine del luogo, mi sono chiesta, se durante questo processo di naturalizzazione, non sia avvenuta anche un’ibridizzazione con la specie australis. Un altro gelso più alto e rigoglioso si trova lungo il viale di accesso alla residenza; ce ne sono altri in altre località, ma, identificatone uno, sarà abbastanza semplice trovare anche gli altri. Durante la mia seconda visita, a novembre/dicembre, i due esemplari più piccoli che si trovano nel prato, appena sotto la foresteria, erano carichi di piccoli frutti aciduli; in concorrenza con gli uccelli residenti ne ho raccolti un po’: pur non essendo estremamente dolci, erano tuttavia abbastanza gradevoli al palato; leggo anche che i frutti del gelso bianco, generalmente meno ricercati come quindi avvicinate con cautela, soprattutto dai bambini. Lo stesso valga quindi per un’altra euforbia che si trova nell’area intorno agli uffici della Cancelleria T, una vistosa poinsettia/stella di natale, Euphorbia pulcherrima. 11

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frutta fresca di quelli del gelso nero, hanno un buon contenuto di zucchero, possono essere utilizzati nella preparazione di marmellate ed erano apprezzati in Europa, come fonte alternativa di sostanze nutritive, in tempo di carestia]. Oltre alle due prime piante di gelso, risalendo verso l’uscita, c’è un’area in apparente disuso, adiacente alla sezione di una delle villette residenziali indicata in margine con la sigla A4, vorrei segnalare qui degli olivi selvatici, un oleandro, Nerium oleander, e un’interessante papilionacea con fiori violacei, Millettia ferruginea, BRBRRA. Sul lato opposto, lungo il muro di cinta, sono state piantate degli esemplari di minacciosissime Sesbania bispinosa e parecchi cespugli di Rosa abyssinica, QEGA. Davanti agli uffici della cancelleria, lungo la siepe alberata che separa il parcheggio delle automobili dalla zona verde, più propriamente coltivata a giardino, indicata nella mappa con la lettera J (?), sono presenti due esemplari di silk oak, Grevillea robusta, si tratta di una Protacea originaria dell’Australia; queste sono gli esemplari più maturi presenti nel parco, dove sono stati piantati più recentemente altre piante sia di grevillea robusta sia di altre varietà della stessa specie. In quest’area, appoggiato o, quasi intrecciato, a questa pianta, esiste un esemplare un po’ patito di una specie locale di terminalia, Terminalia sp. Sempre lungo questa siepe separatoria si trovano anche un giovane podocarpo e un paio di ginepri giganti. L’area L(?) situata fra questo punto, parcheggio, e le villette indicate in margine alla mappa con le iniziali A1 e A2, delimitata a sua volta da un viale a doppia fila di alti cipressi, è in prevalenza dedicata a colture floreali, rose, [le specie e le varietà presenti sono molto numerose e richiederebbero un lungo studio per identificarle tutte]; hemerocallis, ovvero gigli turchi; agapanti, Agapanthus africanus e A. umbellatus; piante di limonio comune, Limonium vulgare; Tagetes erecta e Tagetes patula, conosciute come garofani indiani; margherite, ovvero Chrysantemum leucanthemum; diverse varietà ibridizzate di canna da fiore, Canna indica con fogliame a colorazione verde, giallastra o rossastra. Vicino a queste piante da giardino trovano spazio anche degli alberelli e degli arbusti, un avocado, Persea americana e piante di ensete, Musa ventricosum, ‘NSET, un cespuglio di un’evasiva specie di mirto, di cui inizialmente non conoscevo la varietà specifica, ma che poi si è rivelato semplicemente come Myrtus communis, ADES e un cespo rispettivamente di papiro, Cyperus papyrus, DENGEL, (più rigoglioso però il papiro che cresce nel giardino dell’abitazione A1) e un altro di canna da zucchero, Saccharum officinarum, JNQSH. Inoltre, lungo il viale di accesso agli uffici della cancelleria, tre piantine di pesco, Prunus persica, KOK, alcune piante di caffè, Coffea arabica, BUNNA, situate lungo il margine delimitato da una siepe che nel tratto finale è costituita di piante di arancio, Citrus sinensis, BRTUKAN, queste ultime sono state messe a dimora durante il mese di aprile. A novembre, su alcune di queste pianticelle appaiono già le prime zagare. Lungo il muretto prospiciente gli edifici indicati con le lettere B1 e C1, sono stati piantati: un bell’esemplare di Agave attenuata e una fila di Agavi americane*, probabilmente della varietà utahensis, dalla colorazione cerulea, piante bellissime che costituiscono una siepe ornamentale/divisoria di straordinario effetto; nonostante le mie preferenze personali vadano alle piante di Aloe, RET, per la sola ragione che queste ultime sono presenti in Etiopia in forme sia indigene sia autoctone con grande dovizia di specie (almeno quaranta quelle identificate finora), le agavi di cui sopra sono veramente molto belle e, durante la mia seconda visita, noto con piacere che si stanno riproducendo con la formazione di numerosi stoloni portanti nuove piantine. 12

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