Occhio alla Parrocchia Marzo/Aprile 2014

 

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N'4

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Anno XII, n. 4 – MARZO/APRILE 2014 W W W .OCCH IO AL L AP A RRO CCH I A.IT Occhio alla Parrocchia - marzo/aprile 2014

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OCCHIO ALLA PARROCCHIA Periodico d’informazione religiosa e vita parrocchiale Direttore Responsabile: Nicola Simonetti Editore e proprietario: Parrocchia Preziosissimo Sangue in S. Rocco Via Sagarriga Visconti, 57 - 70122 Bari Redazione: Luigi Laguaragnella, Marilina Pesce, Roberto Cirillo, Stefano Di Tondo, Maria Rosaria Madeo, Isa Palella, Paola Canniello, Maria Loseto, Vittorio Pesce, Gaspare Shahini, Luciano Shaini, Enrico Maria Barbone. Direzione e Redazione: PERIODICO DI INFORMAZIONE RELIGIOSA E VITA PARROCCHIALE DEL P REZIOSISSIMO S ANGUE IN S AN ROCCO Sommar io E-mail: redazione@occhioallaparrocchia.it Web: www.occhioallaparrocchia.it SOMMARIO Via Putignani, 237 - 70122 Bari tel. 080/5212135 - fax 080/5212135202 3 4 5 6 7 8 9 10 Verso la nuova periferia pasquale Quaresima 2014: i passi della fede nella liturgia della Parola Il messaggio del Papa per la Quaresima: “Vangelo, antidoto per guarire le miserie dell’uomo Il cammino degli EVO: gli esercizi spirituali nella vita ordinaria La revoluciòn de papa Francesco Dalle parole alla Parola: per ripartire Fede e speranza ai tempi della crisi: la visione di un giovane Le tentazioni: luogo della prova Hanno collaborato a questo numero: Graziano De Palma cpps, Mimmo Parlavecchia cpps, Nunzio Locorriere Progetto grafico e impaginazione: Roberto Cirillo Foto: Archivio, Missionari del Preziosissimo Sangue. Stampa: in proprio - Tiratura: 800 copie Autorizzazione Tribunale di Bari n. 2747/2010 del 18/10/2010 Registro della Stampa n. 42 del 18/10/2010 Registro Operatori delle Comunicazioni n. 20548 Fotografie e disegni sono di norma firmati. Omissioni di qualsiasi natura s’intendono involontarie e possono dar luogo a sanatoria. Articoli e materiali non richiesti non si restituiscono. Le opinioni espresse nei testi pubblicati impegnano solo gli autori dei medesimi. L’editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a Occhio alla Parrocchia - Parrocchia Preziosissimo Sangue in San Rocco - Via Putignani, 237 - 70122 Bari. www.facebook.com/groups/occhioallaparrocchia @OParrocchia www.parrocchiapreziosissimosanguebari.it Punta il tuo smartphone o iphone sull’immagine qui sopra e potrai leggere “Occhio alla Parrocchia” anche dal tuo cellulare... 2 Occhio alla Parrocchia - marzo/aprile 2014

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EDITORIALE Verso la nuova periferia pasquale di D o n M i m m o P a r l a v e c c h i a , c . p p . s . Carissimi, puntualmente, come ogni anno, ritorna questo periodo in cui i cristiani nel mondo sono chiamati a vivere il tempo forte della Quaresima. Non a caso è un tempo forte perché i nostri tempi rimangono ancora deboli, dove si fa fatica ad essere credibili, sereni e tranquilli sia con noi stessi, sia con gli altri. La Chiesa, come sempre, non si stanca di ricordare al mondo che per vincere la crisi abbiamo bisogno di ritrovare noi stessi e la parola chiave in quest’anno che ci vede impegnati su vari fronti è la “speranza”. Il Vangelo di Matteo 6, 1-6, 16-18 richiamerà ciascuno di noi nella Liturgia delle Ceneri dove il segno prenderà posto alla Parola ad accettare e a vivere la speranza nell’ambito della carità, della preghiera e del digiuno. Speranza di carità, perché quello che facciamo è sempre poco ma essa ci ricorda che può crescere ogni giorno mediante piccoli segni e gesti concreti. Speranza di preghiera: il dialogo con il nostro Dio resta ancora molte volte superficiale, canonico, dove molte volte la distrazione fa da padrone sulla concentrazione, perciò abbiamo bisogno di speranza di preghiera, sapendo che Dio va oltre ogni pensiero perché solo con la nostra fede misera può riempire della sua presenza il nostro cuore. Speranza di digiuno: ancora troppi vizi, troppi giudizi, troppe pretese, troppe prese di posizione sono presenti in noi, ma esso può stimolare a ritrovare in noi stessi ciò che è essenziale per farci uscire dal salottificio che molte volte ha come etichetta il nostro nome. Papa Francesco, con il suo semplice ed incisivo linguaggio, ci ricorda che ciascuno di noi combatte un pericolo: quello di farsi rubare la speranza perché Cristo è con noi. Naturalmente sappiamo come l’Enciclica Evangelium Nuntiandi affermava che la gioia non esclude le lacrime; infatti la Scrittura afferma: «chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo». Il tempo di Quaresima è un’opportunità per farsi un’introspezione spirituale guardando dentro di noi quei limiti che bisogna ancora superare per vivere pienamente e non per sopravvivere. Oggi, all’inizio di questo periodo, vi offro un motto “Se non ora, quando?” perché questo è il tempo favorevole per incontrare Dio. I mezzi che in questo periodo ci verranno affidati sono tanti, basta seguire il calendario quaresimale preparato per la comunità parrocchiale, ma tutto questo senza la nostra buona volontà e il nostro desiderio di incontrare Dio sarà vuoto perché solo azioni esterne, ma non impegno alla conversione. Mi auguro, come già sto vedendo, di incontrare tanti uomini e donne di buona volontà che vogliono vivere nella nostra Comunità l’incontro con Gesù attraverso un impegno concreto al volontariato, segno di carità che quest’anno in Quaresima ci vedrà impegnati nella raccolta fondi per l’Orfanotrofio KGF delle nostre Missioni CPPS in India, alla preghiera che ogni venerdì vedrà i nostri ragazzi impegnati ad animare la Via Crucis, al digiuno dalle chiacchiere inutili per crescere nella lode. «Non siate cristiani di stile Quaresima, senza la Pasqua» (Papa Francesco) Vi benedico Don Mimmo Parlavecchia, cpps Occhio alla Parrocchia - marzo/aprile 2014 3

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Quaresima 2014: i passi della fede nella liturgia della Parola di Don Graziano De Palma cpps I l mondo di oggi ci impone con- Tutto ciò è la multiforme faccia Dio opera nel Battesimo. Qui di tinui euforici cambiamenti. del bisogno di salvezza. Per il cri- seguito uno schema breve per Cambiano le persone, le istitu- stiano la Quaresima è il tempo tenere d’occhio le tappe del camzioni, le relazioni. In questo clima per attuare il vero cambiamento, mino quaresimale. urge un cambiamento che non per riprendere a respirare a pieni La prima domenica “della tentaabbia la consistenza dell’onda che polmoni, per mettere ordine nella zione” introduce al clima generale si infrange sulla sabbia. molte confusioni. È tempo per ri- del cammino quaresimale sottoliNecessita un cambiamento che prendere i dialoghi interrotti, per neando la lotta che attende l’uoriguarda noi stessi, il nostro modo gustare il vero riposo, per arriva- mo per le scelte definitive. In di sentire, di pensare, di desidera- re alla salvezza. Tutto ciò non è questa domenica la Chiesa celere e di agire. Tutto sembra avve- frutto di volontà né di vivace in- bra l’elezione dei suoi catecumeni nire in fretta, caoticamente, to- telligenza, ma nasce dalla decisio- ai quali presenta il Battesimo atgliendoci la possibilità di avere ne di porsi in ascolto di Dio, di traverso i simboli dell’acqua, della coscienza pieluce e della na di ciò che vita. La seconaccade. Coda domenica gliamo il biso“di Abramo e gno fare chiadella Trasfigurezza nella razione” rivela nostra vita, di che il Battesimettere ordimo è il Sacrane, di avere mento della un tempo per fede e della respirare. figliolanza diviL’eccessiva na. Con Abraesaltazione mo, padre dei della libertà ci credenti, il carende schiavi tecumeno deve di subdole partire, uscire sottomissioni dalla sua terra. esistenziali. La meta si inAlcuni ricorrotravede nella no a forme di trasfigurazione liberazione del Cristo, in che, fugaci cui anche il evasioni quali battezzato sasono offrono rà chiamato solo momenfiglio di Dio. La tanee ubria- I di Quaresima: Gen 2, 7-9; 3.1-7; Sal 50; Rm5, 12-19; Mt 4, 1-11 terza domenica cature. La “della Samariconseguenza II di Quaresima: Gen 12, 1-4; Sal 32; 2Tm 1, 8-10; Mt 17, 1-9 tana” consegna è l’avvertire III di Quaresima: Es 17, 3-7; Sal 94; Rm 5, 1-2. 5-8; Gv 4, 5-42 al catecumeno una vecchiez- IV di Quaresima: 1Sam 16, 1.4.6-7.10-13; Sal 22; Ef 5, 8-14; Gv 9, un’acqua che za che pro- 1-41 estingue ogni gredisce inesete: l’acqua sorabilmente. V di Quaresima: Ez 37, 12-14; Sal 129; Rm 8, 8-11; Gv 11, 1-45 del suo stesso Spesso ci Spirito. Ai caconfidiamo l’un l’altro: “Sono lasciarsi cambiare da Lui, di ab- tecumeni si dona il Simbolo Apostanco, non en posso più”. bandonare le attuali vie per per- stolico sintesi delle verità della Le vacanze, le ferie, i fine setti- correre le sue, di entrare in una fede. La quarta domenica “del mana non sembrano ricrearci. storia di salvezza. Nella Liturgia cieco nato” rivela che nel BattesiCerchiamo un riposo più profondo quaresimale Dio incontra le nostre mo l’uomo, liberato dalle tenebre che nasce da un silenzio vivifican- attese, i nostri drammi, annun- e illuminato da Cristo, diviene cate. Le relazioni personali e sociali ciando ciò che ha compiuto e vuo- pace di vivere da figlio della luce. si fanno intricate, conflittuali, fal- le compiere oggi per la nostra li- Egli è consacrato con l’unzione se e creano laceranti disagi. Aspi- berazione. Di domenica in dome- regale. La quinta domenica “di riamo ad una maggiore chia- nica, di giorno in giorno manifesta Lazzaro” annuncia all’uomo rinato rezza e serenità, al superamento le tappe dell’itinerario della nostra nel Battesimo che è passato da dell’odio, al credere alla fecondità salvezza. Così le letture dell’anno morte a vita. Diventato gradito a del perdono, alla gioia della ricon- A sono riprese dalla tradizione Dio vive nello Spirito del Risorto. ciliazione, dell’incontrarsi, del riu- antica che accompagnava il catenirsi fraternamente, del dialogare. cumeno nella scoperta di ciò che 4 Occhio alla Parrocchia - marzo/aprile 2014

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Il messaggio del Papa per la Quaresima: “Vangelo, antidoto per guarire le miserie dell’uomo” di E n ri c o M a r i a B a r b o n e P apa Francesco nel messaggio per la Quaresima 2014 pone l'accento su due parole: povertà evangelica come forma di ricchezza e miseria come povertà senza fiducia. Il Pontefice prende spunto dall'espressione di San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi 8,9: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà». Il Pontefice ci vuole inizialmente far riflettere sulla povertà in senso evangelico. Il primo riferimento, per un cristiano, per capire la povertà è guardare verso Gesù Cristo, che si è fatto povero per arricchirci della sua povertà. Gesù, nel Vangelo, ci parla di una dimensione positiva della povertà, che proclama addirittura beati i poveri. È evidente che in questa dimensione della povertà c’è un aspetto di spogliazione e di rinuncia. Ma ciò è possibile perché la vera ricchezza di Gesù è il suo essere il Figlio. Dice il Papa: "Cristo, il Figlio eterno di Dio, si è fatto povero [...]; si è spogliato, svuotato, per rendersi in tutto simile a noi". Il Santo Padre ci spiega l'umanità vera, reale di Gesù Cristo e, lo fa, prendendo spunto dalla Costituzione pastorale Gaudium et Spes, documento del Concilio Vaticano II, dove al n. 22 si dice proprio che Gesù «ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con intelligenza d'uomo, ha agito con volontà d'uomo, ha amato con cuore d'uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato». Papa Francesco ci pone una domanda: "Che cos'è questa povertà con cui Gesù ci libera e ci rende ricchi?" La risposta sta nel modo di amarci di Gesù, nel "suo farsi prossimo a noi come il Buon Samaritano che soccorre un uomo lasciato mezzo morto sul ciglio della strada". Cristo ci dona un amore compassionevole, fatto di tenerezza e di condivisione. Egli prende su di sé le nostre debolezze, i nostri peccati. Gesù ci comunica, dice il Papa, la misericordia infinita di Dio. Il Santo Padre ha parlato non solo di un impegno ad essere poveri sull'esempio di Cristo Gesù, ma ci invita a ad un impegno più concreto: "noi cristiani siamo chiamati a guardare le miserie dei fratelli, a toccarle, a farcene carico e a operare concretamente per alle- viarle." Il discorso presenta una distinzione netta tra povertà e miseria. Non è la povertà, che è un atteggiamento evangelico, ma è la miseria che si deve combattere. "La miseria non coincide con la povertà; la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza". Il Pontefice considera tre tipi di miseria: la miseria materiale, la miseria morale e la miseria spirituale. La miseria materiale "tocca gli uomini che vivono in una condizione non degna della persona umana: privati dei diritti fondamentali e dei beni di prima necessità quali il cibo, l'acqua, le condizioni igieniche, il lavoro, la possibilità di sviluppo e di crescita culturale. Di fronte a questa miseria la Chiesa offre il suo servizio, la sua diakonìa, per andare incontro ai bisogni e guarire queste piaghe che deturpano il volto dell’umanità [...] Il nostro impegno si orienta anche a fare in modo che cessino nel mondo le violazioni della dignità umana, le discriminazioni e i soprusi, che, in tanti casi, sono all'origine della miseria".———— Occhio alla Parrocchia - marzo/aprile 2014 5

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——- La miseria morale, invece, "consiste nel diventare schiavi del vizio e del peccato". Il Papa si riferisce agli uomini "soggiogati dall'alcol, dalla droga, dal gioco d'azzardo, dalla pornografia". Ma si riferisce anche alle persone che hanno smarrito il senso della vita, che sono senza prospettive future. Essi sono coloro i quali hanno perso la speranza! Papa Francesco guarda con maggiore attenzione tutte le persone "costrette a questa miseria da condizioni sociali ingiuste, dalla mancanza di lavoro che le priva della dignità di portare il pane a casa, per la mancanza di uguaglianza rispetto ai diritti all'educazione e alla salute. [...] Questa forma di miseria, che è anche causa di rovina economica, si collega sempre alla miseria spirituale, che ci colpisce quando ci allontaniamo da Dio e rifiutiamo il suo amore". Per il Santo Padre, "il Vangelo è il vero antidoto contro la miseria spirituale". Dobbiamo impegnarci ad "imitare Gesù, che è andato verso i poveri e i peccatori come il pastore verso la pecora perduta, e ci è andato pieno d'amore. Uniti a Lui possiamo aprire con coraggio nuove strade di evangelizzazione e promozione umana". Papa Francesco ci dà gli ultimi consigli per poter vivere al meglio questo tempo di Quaresima, nel digiuno, nella penitenza e praticando l'elemosina: "La Quaresima è un tempo adatto per la spogliazione; e ci farà bene domandarci di quali cose possiamo privarci al fine di aiutare e arricchire altri con la nostra povertà. Non dimentichiamo che la vera povertà duole: non sarebbe valida una spogliazione senza penitenza. Diffido dell'elemosina che non costa e che non duole". In ultimo, il Santo Padre prega lo Spirito Santo, affinché "sostenga questi nostri propositi e rafforzi in noi l'attenzione e la responsabilità verso la miseria umana, per diventare misericordiosi e operatori di misericordia". Il cammino degli EVO: gli esercizi spirituali nella vita ordinaria P er le vite in cui il tempo è totalmente scandito e non lascia parentesi da dedicare a noi stessi, gli esercizi spirituali nella vita ordinaria proposti dai Gesuiti si collocano come altro tassello delle attività della giornata, semplicemente perché come è scritto nella prima annotazione degli esercizi di Sant’Ignazio “come il passeggiare, il camminare e il correre sono esercizi corporali, così si chiamano esercizi spirituali i diversi modi di disporre l’anima a liberarsi da tutte le affezioni disordinate … e cercare e trovare la volontà di Dio nell’organizzazione della propria vita in ordine alla salvezza dell’anima”. Vivere ogni giorno per un anno intero gli esercizi spirituali di Sant’Ignazio, ossia inserire nella propria giornata fatta di corse, chiasso e affanni, uno spazio abbondante alla meditazione e al silenzio può esso stesso ritenersi stressante per la mente, ma entrando in una dimensione di volontà legata alla grazia di Dio si possono trarre vantaggi per la propria vita. Gli esercizi spirituali nella vita ordinaria secondo Sant’Ignazio da Loyola, infatti, insegnano a trovare ed assumere un metodo di preghiera: anche prepararsi al momento di meditazione è già orazione perché impegnarsi a trovare un luogo fisico che aiuti al silenzio è senza dubbio importante che sia una chiesa, la cucina o la stanza da letto; si deve percepire quando iniziano e quando finiscono, come un reale momento “altro” della giornata. Appartarsi, quindi, per trovare la relazione con Dio permette di staccarsi da situazioni della vita, da distrazioni, anche da amici; ma non significa abbandonare tutto ciò che caratterizza le nostre giornate. L’obiettivo degli esercizi è proprio mettere ordine alla propria vita, insegnano a trovare dei criteri attraverso cui saper scegliere adeguatamente ciò che è bene e ciò che è male per quel determinato e preciso istante. Con la meditazione ci si mette in ricerca di Dio ponendo ogni aspetto della vita che grazie agli esercizi tenta di essere riordinato o di essere eliminato. Gli esercizi spirituali non servono a cambiare ciò che sta attorno e tantomeno non giudicano persone, cose e situazioni esterne sbagliate, ma aiutano a vincere e a modificare noi stessi: è necessaria la piena consapevolezza durante il momento di preghiera che rispetta un rigoroso metodo. Si può dire che gli esercizi hanno l’obiettivo di dare un ordine che, spesso sia per motivi personale sia esterni, viene a mancare nelle persone. In quanto esercizi richiedono piccole regole o indicazioni che aiutano a resistere nei momenti di “desolazione” e consigliano come percepire i frutti della “consolazione”. Ponendo corpo e anima in un atteggiamento di ascolto, addirittura sforzandoci di non trovare distrazioni dal contesto in cui si prega è possibile percepire nella nostra coscienza le emozioni, ma viste nella prospettiva di Dio. La difficoltà, infatti, riguarda nel dare il nome a ciò che proviamo. Dare significato alle plurime sensazioni che quotidianamente viviamo. Riuscendo ad esprimere meglio ciò che si è sperimentato nella preghiera, poco alla volta, si ottiene la libertà per slegarsi e rivedere tutti gli angoli della vita vissuta. Ponendo tutto nella misericordia di Dio l’uomo può servirsi di tutte le cose che occupano le sue giornate senza che queste prendano il sopravvento su di lui.(segue a pag.11) 6 Occhio alla Parrocchia - marzo/aprile 2014

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La revoluciòn de papa Francesco di P a o l a C a n n i e l l o U n anno con papa Francesco: sembra il titolo di un almanacco o di un calendario eppure è proprio così. È passato un anno da quel (lontano?) 13 marzo 2013 in cui uno sconosciuto Jorge Maria Bergoglio si presentava al mondo intero “Fratelli e sorelle buonasera, voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma e sembra che i miei fratelli rivoluzione anche nel nome. Francesco. Mai scelto da un Papa prima d’ora. Un nome che è già un programma. Non Francesco Saverio come qualcuno aveva immaginato all’inizio come riferimento all’ordine dei Gesuiti da cui proviene ma proprio Francesco d’Assisi. Quello dei poveri. Quello che voleva una Chiesa povera per i poveri. Esattamente come Papa Francesco. Che qualcosa di nuovo cardinali siano andati a prenderlo alla fine del mondo...ma siamo qui” facendo intuire anche all’osservatore più distratto che si trattava di una vera e propria…. revolucìon. Una rivoluzione cominciata con quel minuto di silenzio in cui, per la prima volta nella storia, prima di impartire la benedizione alle centinaia di fedeli presenti in piazza s.Pietro, un papa ha chiesto al popolo di pregare chiedendo la benedizione per il suo vescovo. Un minuto in cui tutto il mondo, non solo quello cristiano raccolto sotto quel balcone ma anche quello collegato attraverso la radio, la televisione e i mezzi della moderna tecnologia, ha capito che in quel preciso istante cominciava un cammino davvero nuovo per a Chiesa, un cammino che questo Papa venuto alla fine del mondo ha subito ribadito di voler fare insieme, vescovo e popolo, un cammino di fratellanza e fiducia. Reciproca. Una e strano stesse accadendo nella storia recente della Chiesa si era già intuito quando Benedetto XVI aveva annunciato con grande semplicità e serenità le sue dimissioni e a dispetto dei precedenti storici era evidente che la situazione era anomala o quanto meno insolita. Non dimentichiamoci infatti che tutt’ora ci sono in qualche modo due Papi: quello emerito appunto Benedetto XVI e quello “in carica” Francesco. O per dirla alla maniera dell’uomo della strada: quello che prega e quello che…agisce. E non è certo roba di poco. Perché la preghiera sta alla missione come la benzina alla macchina. E quella messa in moto da Papa Bergoglio non è certo un’utilitaria ma una Ferrari che però, al contrario di quanto fanno normalmente la macchine dalle grandi prestazioni, sa quando rallentare o fermarsi. Per accarezzare a sorpresa un disabile. O un bambino. O bere un sorso di aranciata. O posare per una foto da postare su Fb o Twitter. Perché lui, Francesco, è sempre il pastore. Un pastore con addosso l’odore delle sue pecore. È il Papa dei poveri e soprattutto il Papa della tenerezza che da subito ha rivolto un invito a non avere “paura della tenerezza di Dio”. Scelta coraggiosa quella di parlare al mondo del e con il volto della tenerezza di Dio (il sorriso di papa Francesco ormai fa il giro del mondo…) nella convinzione che l’unica verità di Gesù Cristo è l’amore anzi la misericordia e come tale non va imposta (eloquente da questo punto di vista il dialogo-intervista con Eugenio Scalfari) ma vissuta con umiltà. E facendo anche i conti con la debolezza umana. Se da una parte Papa Francesco sa che la Chiesa santa e peccatrice nello stesso tempo ha bisogno di annunciare e soprattutto sperimentare sulla propria pelle la misericordia di Dio attraverso il perdono, sa altrettanto bene che per essere credibili in un mondo che fa domande precise e vuole risposte precise anche dalla Chiesa è necessario non fare sconti a nessuno: dura condanna (sulla scia del suo predecessore Benedetto XVI) dei preti corrotti che “non danno da mangiare il pane della vita ma pasto avvelenato”, trasparenza su una questione altrettanto spinosa come quella delle risorse finanziarie del Vaticano mettendo on line il sito dello Ior passando dalle omelie pronunciate durante la messa quotidiana a Santa Marta che ogni giorno offrono nella loro semplicità spunti di riflessione importanti e soprattutto concreti. E come dimenticare la GMG di Rio de Janeiro e quell’immensa distesa di giovani sulla spiaggia di Copacabana a cui ha affidato il futuro (ma soprattutto il presente ) della Chiesa in tre parole: andate. senza paura. per servire. e lo ripete anche a noi un anno dopo: grazie papa Francesco. Occhio alla Parrocchia - marzo/aprile 2014 7

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Dalle parole alla Parola: per ripartire di St e f a n o D i T o n d o N on ci abituiamo mai al divenire che si ripete nella storia. La velocità dei cambiamenti fissi ci coglie sempre di sorpresa. Il lessico di questo periodo è alimentato da visioni del mondo negative, da lamentele e malumori gettati nelle piattaforme informatiche. Un modo per liberarci di quel sottosuolo nascosto; specchio di un desiderio, di una felicità irraggiungibile. Questa crisi non può essere ridotta alle ristrette capacità economiche, alla difficoltà di trovare un posto di lavoro. Gli ultimi anni hanno visto il deterioramento psichico delle persone associato ad una poderosa inerzia culturale, di input, di energie buone e dedite all’alimentazione della nostra mente. Il panorama può cambiare e non bisogna soltanto volerlo. Forse, abbiamo bisogno di qualcosa. Ma di cosa? La politica, al momento, non è ancora capace di posizionare l’attenzione attorno ad una cosa che sia veramente pubblica: le domande delle persone. A buona ragione, nel suo ultimo libro Il diritto di avere diritti Stefano Rodotà sottolinea come le corti costituzionali siano diventate i centri di raccolta delle richieste non ascoltate dei politici. Governatori assenti? O in fase di riordino? Come conciliare la necessità di una nuova legge elettorale con il costante aumento del tasso di disoccupazione registrato a fine Febbraio al 42,3% con punte del 51,6% al sud, dove il 53,7% di questa torta meridionale riguarda soltanto le donne? I l ministro del lavoro dell’attuale governo Renzi - Giuliano Paoletti con l’aiuto del politologo Stefano Sacchi, ha progettato un sussidio 8 di disoccupazione esteso anche per i lavoratori precari. Qualcosa si muove, ma le polemiche provenienti dalla rivolta interna al Movimento 5 stelle, così anche nelle frange Lettiane del Pd, non aiutano il paese a trovare una strada diversa dalla rivendicazione. Giusta o sbagliata che sia. I costanti richiami all’attivismo, alla partecipazione e all’in- formazione sulla “cosa pubblica” è fondamentale per recuperare le motivazioni perdute. Sospese. Il parlamento discute del decreto “salva Roma” ma cosa salviamo veramente, oltre che al risanamento dei conti? La Lega minaccia di tirare petardi in aula e il Pd si attiva per dare inizio allo sfratto dell’attuale sindaco Marino. Il malcontento cresce. Putin chiede il via libera al proprio parlamento per l’intervento in Crimea. La crisi dell’Ucraina mantiene lo stato d’allerta in tutto il mondo. Allerta. Tensioni. In questo clima, poi, Papa Francesco trova lo spazio di inserirsi nel mondo a braccia aperte; pronto ad elargire una accoglienOcchio alla Parrocchia - marzo/aprile 2014 za che manifesta la potenza della parola. Non me ne voglia qualcuno, ma la parola del Vescovo di Roma non si pone nel mondo come risolutiva di tutti i problemi. Tende verso. E’ parola umana che riflette di un senso Divino. Le dichiarazioni odierne in merito agli “amori falliti” sana le ferite di tanti errori posti proprio nel seno della Chiesa stessa che, a volte, allontana i propri fedeli a causa della spasmodica ricerca di coerenza. Quella coerenza dei principi che non vede la realtà complessa dell’amore, che dimentica i momenti di abbandono, quelli vissuti anche da Gesù (Mc 15, 34). “Non condannate chi fallisce nel matrimonio […] la Chiesa deve accompagnare, non condannare quanti sperimentano il fallimento del proprio matrimonio”. In questo quadro, le parole umane di Papa Francesco diventano possibilità concrete per un diverso modo di vedere la propria esistenza. Un altro modo di concepirla, generarla. Attraverso un nuovo concepimento di idee, di apertura al possibile nascosto dietro l’angolo di casa, possiamo attivarci concretamente per un diverso agire. Comprendendo, genero. Le parole umane del Papa diventano quel luogo attraverso cui ogni cosa “può” perché ci può riabilitare. Non è soltanto un mezzo tra i tanti dell’unica Parola, in quanto concretamente “situata”, ma la via di una saggezza genuina capace di arrivare a tutti, immediatamente. La possibilità di ripartire da noi, con le nostre lamentele e i nostri falsi buonismi. Nonostante tutto.

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Fede e speranza ai tempi di crisi: la visione di un giovane di N u n z i o L oc o r r i e r e Come può un giovane, oggi, trovare forza nella fede e nella speranza in un tempo in cui è preso dalle difficoltà di prospettive future e nella continua ricerca lavorativa? Come le fede può influire nella vita di un giovane che si affaccia alla vita? Lo abbiamo chiesto a Nunzio Locorriere, un giovane che collabora con il Servizio Diocesano per la Pastorale Giovanile di Bari-Bitonto e che si occupa del Progetto Policoro. ferenza rispetto al recente passato sta solo nel fatto che il cosiddetto “posto fisso” è ormai un privilegio di pochi eletti. Questi sono dati che sono sotto gli occhi di tutti e non servono esperti per farceli notare. Fede e speranza sono doni di Dio e sono indipendenti dall’andamento della vita. La fede per me è consapevolezza di avere un Padre buono che ci ama “da morire”, che si prende cura di ogni suo figlio, che si prende cura di noi e non ci fa mancare mai niente. Compito dell’uomo e della comunità è semplicemente quello di confidare e di affidarsi alla Sua bontà, sviluppando i doni che Lui stesso nella sua bontà di ha dato, l’intelligenza su tutto, di fare cioè la nostra parte certi che poi Lui con il nostro poco è capace di fare tante cose. Chi ha fede e speranza non teme le difficoltà, ma le affronta disotterrando il talento tenuto nascosto per troppo tempo e accoglie con speranza il futuro, mettendo a disposizione i propri cinque pani e due pesci, nella certezza che Dio renderà il proprio poco in grado di sfamare molti. In questi anni di formazione nel Progetto Policoro ho conosciuto tanti giovani che hanno affrontato il dramma della ricerca lavorativa cercando di trovare in se stessi la forza per venir fuori da una situazione di disagio dovuto alla disoccupazione. Animati dalla speranza e accompagnati da una Chiesa che non ha altro da offrire se non il nome di Gesù Cristo, questi giovani hanno creato nuove attività imprenditoriali nelle diverse forme di cooperative, associazioni di promozione sociale, società e ditte individuali investendo innanzitutto su se stessi e scommettendo sul lavoro fatto insieme ad altri. Formazione e professionalità hanno consentito loro di mettersi in gioco di ritagliarsi uno spazio lavorativo e vitale e li rendono oggi un segno di speranza per tutti. L a ricerca di un lavoro è una delle preoccupazioni più importanti per un giovane. Un lavoro consente all’uomo e alla donna di realizzare la propria vita secondo i propri sogni, desideri e aspirazioni. Questa preoccupazione ha caratterizzato i giovani di tutti i tempi e non solo i giovani che vivono questo tempo. La dif- “Se veramente fate emergere le aspirazioni più profonde del vostro cuore, vi renderete conto che in voi c’è un desiderio inestinguibile di felicità, e questo vi permetterà di smascherare e respingere le tante offerte “a basso prezzo” che trovate intorno a voi. Quando cerchiamo il successo, il piacere, l’avere in modo egoistico e ne facciamo degli idoli, possiamo anche provare momenti di ebbrezza, un falso senso di appagamento; ma alla fine diventiamo schiavi, non siamo mai soddisfatti, siamo spinti a cercare sempre di più. È molto triste vedere una gioventù “sazia”, ma debole. Voi dunque mi potreste domandare: come possiamo concretamente far sì che questa povertà in spirito si trasformi in stile di vita, incida concretamente nella nostra esistenza? (…) A voi giovani affido in modo particolare il compito di rimettere al centro della cultura umana la solidarietà. Di fronte a vecchie e nuove forme di povertà – la disoccupazione, l’emigrazione, tante dipendenze di vario tipo –, abbiamo il dovere di essere vigilanti e consapevoli, vincendo la tentazione dell’indifferenza. Pensiamo anche a coloro che non si sentono amati, non hanno speranza per il futuro, rinunciano a impegnarsi nella vita perché sono scoraggiati, delusi, intimoriti. Dobbiamo imparare a stare con i poveri. (…)Incontriamoli, guardiamoli negli occhi, ascoltiamoli. I poveri sono per noi un’occasione concreta di incontrare Cristo stesso, di toccare la sua carne sofferente..” (dal Messaggio di Papa Francesco per la XXIX GMG 13 aprile 2014) Occhio alla Parrocchia - marzo/aprile 2014 9

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Le tentazioni: luogo della prova di Is a P a l e l l a C on la Quaresima inizia un nuovo cammino in cui i brani del vangelo proposti dalla liturgia seguono una logica particolare che intende preparare spiritualmente i fedeli a vivere pienamente la grande festa della Risurrezione di Gesù. Come primo momento la Chiesa ci propone di meditare l’episodio in cui Gesù viene tentato nel deserto, che quest’anno leggiamo nella redazione di Matteo (4, 1-11). Gesù, dopo il battesimo nel fiume Giordano in cui riceve lo Spirito di Dio, viene sospinto dallo stesso nel deserto e vi resta per 40 giorni, prima di iniziare il suo ministero pubblico. Nella tradizione della Bibbia il deserto rappresenta il luogo in cui ci si prepara alla missione divina. Così era stato per Mosè che aveva ricevuto la rivelazione di JHWH (cfr. Es 3, 1ss.), così per Elia che vi ascoltò la parola divina (cfr. 1Re 19, 1ss.). Anche Gesù, quindi, viene “messo alla prova”, tentato, e questo avviene non solo all’inizio della sua missione, ma nel corso di tutta la sua esistenza terrena, in diverse circostanze. 10 Matteo sintetizza tali esperienze parlando di uno scontro diretto tra Gesù e Satana (l’avversario). Alla base del racconto c’è sicuramente una realtà storica: la periodica permanenza di Gesù nel deserto; possiamo anche essere certi che egli abbia fatto l’esperienza delle tentazioni, perché lui stesso dice ai suoi discepoli: “voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove” (Lc 22, 28). Nella Sacra Scrittura, la prova è la situazione di difficoltà che Israele deve superare per dimostrare la sua fedeltà a Dio. Il deserto è il luogo della totale solitudine dove l’uomo si allontana da tutto ciò che lo distrae (la città) per affrontare la parte più oscura di se stesso, quella che non vuol vedere perché gli fa pensare che non vale niente; in questo modo ritrova la sua profondità, la sua essenza. Anche Gesù nel deserto ha dovuto fare i conti con la sua ombra, il suo accusatore, ma supera la prova e ne esce completamente nella luce, diventando il nuovo Adamo. Questo gli dà una forza irresistibile che gli consente di Occhio alla Parrocchia - marzo/aprile 2014 affrontare la sua missione e tutte le conseguenze che essa comporta, compresa la passione e morte. Le tre tentazioni rappresentano delle seduzioni molto raffinate. Nella prima, Satana gli chiede di trasformare le pietre in pane. Si tratta di ripetere il miracolo del dono della manna ad Israele nel deserto, per dimostrare di essere il Figlio di Dio. Una cosa che egli farà davvero nella moltiplicazione dei pani, ma sempre per il bene di tutti, mai a vantaggio proprio per dimostrare il proprio potere taumaturgico. Nella seconda, Satana lo porta sulla parte più in vista del tempio, così se Gesù fa qualcosa di spettacolare, come buttarsi di sotto, tutti lo vedrebbero. Infatti, nella tradizione giudaica si attendeva un messia che doveva manifestarsi in modo spettacolare proprio nel tempio di Gerusalemme. Ma Gesù rifiuta la logica comune del messia glorioso e riafferma la sua radicale fiducia in Dio. La terza infine, è la più subdola perché Satana, sul monte altissimo, offre a Gesù il proprio potere, a condizione che rinunci alla parte più profonda e più vera di sé, il

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proprio rapporto di figliolanza con Dio. E’ la massima aspirazione di ogni uomo, in ogni tempo: essere Dio e potere tutto. Ma Gesù non si lascia ingannare. Il suo potere di Figlio di Dio non è mai per sé, per la sua gloria. I suoi miracoli sono semplicemente gesti d’amore che rivelano la misericordia del Padre. Ecco perché lo scaccia via, utilizzando le stesse parole anche con Pietro, quando questi non accetta l’annuncio della sua passione e morte (“va via Satana!” – Mt 16,23). Andato via il diavolo, arrivano degli angeli che si mettono a servirlo (viene usato il verbo “diakoneo” che indica il servizio alla mensa). Gesù è il Messia secondo la logica del servizio e della donazione totale di sé. Ha permesso a Satana di tentarlo per essere simile a noi e per darci un esempio e un conforto nei momenti di debolezza. Infatti, al contrario del popolo ebraico, egli ha superato la prova: è colui che “è stato provato, lui stesso, in ogni cosa, come noi, escluso il peccato” (Eb 4, 15). E’ il nuovo Adamo, affinché nella comunione con lui, ogni uomo può trovare la forza di affrontare e vincere la prova. Anche noi, come Gesù, veniamo tentati continuamente dal demonio. Le lusinghe dell’avere, del potere e dell’apparire attentano alla nostra vita tutti i giorni. Satana si insinua nei nostri pensieri e nelle nostre difficoltà e fa di tutto per allontanarci da Dio: “vivi la vita al meglio, godi finché ti è possibile! Chi te lo fa fare ad essere onesto, oggi tutti rubano! Sgomita per fare carriera e non avere pietà di nessuno…” Questi, e tanti altri, sono i richiami che ci ammaliano nella vita quotidiana. Diventano allora fondamentali l’Eucarestia, la Parola di Dio e la preghiera per essere forti e non essere omologati al pensiero del mondo. La Quaresima è perciò un tempo di grazia, in cui ci si allena ad affrontare e superare la prova. Ogni volta che la superiamo, mettiamo in luce un tesoro nascosto, un talento da far fruttare. Solo così anche noi saremo luce per il mondo! (da pag. 6) E’ il Principio e fondamento degli esercizi, che recita: “L’uomo tanto deve servirsene quanto lo aiutano per il suo fine e tanto deve liberarsene quanto glielo impediscono”. Entrando nell’ottica che tutto quello che ci circonda può essere strumento nelle nostre mani e soprattutto non dimenticando che come inizia il principio e fondamento “L’uomo è creato per lodare, riverire e servire Dio nostro Signore e, mediante questo, salvare la propria anima”, gli esercizi spirituali, riscoprendo gli strumenti della riconciliazione, della pazienza, aiutano a prendere le giuste distanze da ciò che caratterizza la vita dell’uomo, senza lasciarsi affogare dal male e esortandolo a vedere il bene innanzitutto nel proprio cuore. Ed è proprio qui la difficoltà: nel rivedere tutto di sé per acchiappare i fili degli ambiti della nostra vita e allentarli, tagliarli, rafforzarli per guardare all’amore di Dio. In una costante ricerca della grazia gli esercizi spirituali sono un vero e proprio cammino quotidiano che alimenta e rafforza la ricerca di Dio che è sentirsi figli amati nel presente. E da uomini per prendere consapevolezza di ciò serve esercizio. Luigi Laguaragnella Occhio alla Parrocchia - marzo/aprile 2014 11

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“I Gara dei Presepi” un’iniziativa per fare beneficienza e sentirsi comunità di M a r i l i n a P e s c e 12 Occhio alla Parrocchia - marzo/aprile 2014

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