O.O.A. Outsider Art, reinventing the world

 

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Description

O.O.A. è una rivista semestrale sull'arte irregolare, sui creatori che vivono al margine della società e sulle loro forme d'arte clandestina.

Popular Pages


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ottobre 2013 - numero 06 Outsider Art, reinventing the world

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L’Osservatorio Outsider Art dell’Università di Palermo ha stretto un accordo con la casa editrice Glifo Edizioni che si occuperà d’ora in poi della pubblicazione della rivista O.O.A.

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ottobre 2013 - numero 06 Outsider Art, reinventing the world Direttore scientifico Eva di Stefano Direttore responsabile Valentina Di Miceli Comitato scientifico Domenico Amoroso, Francesca Corrao, Eva di Stefano, Enzo Fiammetta, Marina Giordano, Vincenzo Guarrasi, Teresa Maranzano, Lucienne Peiry Collaborazione scientifica Roberta Trapani Redazione Sarah Di Benedetto Traduzioni Eva di Stefano, Giovanni di Stefano, Marina Giordano, Kvido Sandroni Progetto grafico e impaginazione Luca Lo Coco © Glifo Edizioni di Glifo s.r.l.s. via Beato Angelico 53 90145 Palermo (Italia) www.glifo.com – info@glifo.com Rivista dell’Osservatorio Outsider Art, pubblicazione semestrale Autorizzazione del Tribunale di Palermo n. 25 del 6/10/2010 ISSN 2283-6616

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Glifo Edizioni glifo.com RIVISTA O.O.A. ABBONAMENTO 2013/2014 www.glifo.com OUTSIDER ART REINVENTING THE WORLD

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indice Editoriale di Eva di Stefano 12 Memorie Una galassia lagunare. La Casa delle Girandole di Donato Zangrossi di Giada Carraro 20 Esplorazioni Un museo da marciapiede e il suo custode. Incontro con l’artista Fausto Delle Chiaie di Naida Samonà Inconsci urbani. Camelot e Gaetano Chiarenza di Pier Paolo Zampieri Le Macchine Possibili di Francesco Giombarresi di Marco Mezzatesta 28 38 52

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Focus Dall’Arte Naïve all’Art Brut. La vicenda italiana di Laurent Danchin 66 Approfondimenti Arte Queer e trasformazioni di genere nelle opere di pazienti psichiatrici di Thomas Röske Per un ritratto dell’artista da cerbiatto. Autismo e creatività di Marco Carapezza e Valentina Cuccio 78 90

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Storie di confine Casa d’artista: lo Junkerhaus di Lemgo di Jürgen Scheffler Arte e magia nelle visioni di Austin Osman Spare di Marco Coppolino Edward James fabbricante di sogni di Giulia Ingarao 100 110 122

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Report La ‘Collection de l’Art Brut’ tra tradizione e innovazione. Intervista a Sarah Lombardi a cura di Teresa Maranzano Anteprima: un omaggio all’uomo-uccello Gustav Mesmer di Lucienne Peiry Una Guida alternativa per l’Universo. Riflessioni di un artista in visita alla Hayward Gallery di Andrea Cusumano Alla 55. Biennale di Venezia. Una visita al Palazzo Enciclopedico di Giada Carraro Borderline: itinerario d’arte tra normalità e follia di Enrica Bruno L’opera salvata: Casa-Museo Moschini a Tuscania di Pavel Konečný 136 142 148 156 164 172

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Note informative Gli autori dei testi 180 182 Crediti fotografici

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Una galassia lagunare. La casa delle girandole di Donato Zangrossi di Giada Carraro Campo Castelforte 1 è una delle tante zone veneziane che ormai sembrano abbandonate a se stesse, con quelle case scrostate, alcune ridipinte da poco, e quel ponticello oltre il quale si può ancora incontrare la bottega artigianale di un calzolaio. Può sembrare uno dei tanti luoghi di Venezia su cui non vale la pena soffermarsi, ma è lì che viene custodita la storia della Casa delle Girandole. Fino al 1994 circa la facciata della casa con ingresso al numero 3792 della Corte dei Preti offriva uno spettacolo senza precedenti: l’intera parete era animata da girandole costruite artigianalmente che al minimo soffio di vento giravano vorticosamente. Molte sono le persone che se la ricordano, tra una vena di malinconia e una di amarezza per la sua scomparsa, pochi però hanno avuto il piacere di conoscerne l’artefice. 1 Si trova dietro la Chiesa di San Rocco, vicino alla Basilica dei Frari.

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Una malinconica passeggiata veneziana sulle tracce di una festosa creazione spontanea ormai scomparsa, nonostante fosse entrata nell’immaginario collettivo e segnalata nelle guide turistiche

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Dall’Arte Naïve all’Art Brut. La vicenda italiana di Laurent Danchin Rosario L attuca

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La fortuna dell’arte naïve in Italia tra gli anni ‘50 e ‘70 – L’accoglienza tardiva della nozione di Art Brut – Lo studioso francese indica date e protagonisti di una storia controversa e ancora da scrivere Come molti visitatori della mostra Banditi dell’arte (Halle Saint-Pierre, Parigi, 23/3/2012 – 6/1/2013) dedicata all’Art Brut italiana, sono rimasto profondamente colpito dalle opere di Rosario Lattuca1, nato nel 1926 in Sicilia, che rappresenta per me una vera scoperta. La scheda biografica ci informa che era ebanista, restauratore di mobili, sordomuto. Ha creato animali fantastici e anche alcune pitture molto strane. Il tutto appare affascinante per l’alleanza tra una stupefacente abilità manuale, una reale complessità formale piuttosto rara nell’Art Brut, e una ispirazione, manifestamente ossessiva, fuori dal comune. Ebbene, leggo che i lavori di questo autore sono stati assimilati da Dino Menozzi all’arte naïve. Bisogna, dunque, interrogarsi sullo statuto dell’arte naïve in Italia. 1 NdR. Per notizie su Rosario Lattuca (1926-1999) cfr. l’articolo di C. Nizzoli, Sarracenie e fossili estinti. La cultura privata di Rosario Lattuca, sul n. 5 della nostra rivista, ottobre 2012, pp. 80-89. Per notizie sulla mostra Banditi dell’arte cfr. il reportage di R. Trapani sul n. 4, marzo 2012, pp. 202-211.

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Arte e magia nelle visioni di Austin Osman Spare di Marco Coppolino La vicenda di un artista-mago, outsider per scelta esoterica, tra eredità simbolista, evoluzionismo retroattivo, occultismo e pratiche sciamaniche Che Mario Praz, in una delle preziose note di La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica (1930), abbia definito affrettatamente Spare un occultista satanico e i suoi disegni strambe illustrazioni simboliche1, poco importa a chi, rivoltosi a determinati studi per inclinazione al notturno e al decadente e fatta conoscenza di quest’opera magistrale, non può non apprezzare la capacità del suo autore di dare luce a personalità estreme e affascinanti anche quando lo scopo di questi è soltanto attestarne la mediocrità artistica (la poesia di Aleister Crowley) o segnalarne, con sufficienza accademica, poco più che la semplice esistenza (i disegni di Spare). D’altra parte la sensibilità neoclassica di Praz e il conservatorismo estetico che lo caratterizzano non avrebbero potuto concedere di più al suo raffinato ma canonizzante sguardo di voyeur. Poco importa dicevo, perché in ogni caso il suo saggio ha il valore di un fatale invito al viaggio, a un’ulteriore e altrimenti equipaggiata esplorazione. 1 M. Praz, La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica, Rizzoli, Milano 2009, p. 281.

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p. 15

Astral Body and Ghost, 1947

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