Giornalino Marzo 2014

 

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Giornalino del mese di Marzo 2014 della fraternità Santa Maria di Gesù "La Gancia" di Termini Imerese

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Anno XIII - n. 3 - Marzo 2014 San Giuseppe padre giusto, responsabile … di Nino Calderone Siamo nati e non moriremo mai più pag. 2 pag. 4 pag. 5 pag. 7 IN QUESTO NUMERO Cronaca di un pellegrinaggio In Fraternità … Notizie ed Avvenimenti di Ignazio Cusimano Programma attività e celebrazioni Marzo 2014 Buon Compleanno pag.10 pag.11 pag.11 di Rosa Foti Buzzi di Maria Grazia D’Agostino di Giuseppe Venturella di Giusy Fusco La ricetta del mese pag. 8 pag. 9 pag.10 Termini Imerese: sempre più posti di lavoro La vertenza FIAT, tra responsabilità e … di Mariella Campagna Da parte nostra … (Gioele 2,12) a gioia del ritorno presso la propria abitazione, dopo lunghi anni di assenza, o presso la persona amata, dopo un lungo periodo di permanenza lontano, si comincia a gustare già durante il percorso. Il tratto di strada che ci separa dalla meta diventa brevissimo anche se in termini chilometrici dovesse raggiungere numeri a tre o quattro cifre. A chi non è capitato di vivere questa esperienza nella propria vi- L di fra Gaetano Morreale, ofm ta e di percepire che il cammino, anche se faticoso ed esigente, serbava in sé qualcosa di bello? Il cuore, già sin dalla partenza, si prepara a vivere la gioia dell’incontro. Così, il cammino di Quaresima, che ci prepariamo a vivere, si inserisce nella nostra vita come una tappa importante per il “ritorno” a Dio. “Ci risiamo”, qualcuno potrebbe obiettare! “Ogni anno la stessa storia”. Inizia il tempo di Quaresima, le Ceneri sul capo, il prete fa

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pag. 2 MARZO 2014 un’omelia (più o meno lunga) sul significato del digiuno, della penitenza, della preghiera, della misericordia: tutte cose sentite, tutte cose trite e ritrite. Punto accapo e lettera maiuscola! Molti la pensano così, anche tra cristiani cattolici, e non ci si accorge di far scadere il nostro cammino di fede in una routine quotidiana che non lascia spazio alla novità. Pensando in questo modo si rischia di staccare l’entusiasmante percorso liturgico dalla nostra vita personale, da quel “qui ed ora” che l’avvicendarsi dei tempi liturgici vuole colorare di bellezza, riempire di gioia, inondare di attenzioni. Quest’anno la Quaresima ci chiede di porre attenzione sul nostro itinerario di fede che, certamente, non è lo stesso di quello dello scorso anno; ci chiede di centrare l’obiettivo e di accogliere la novità del messaggio che il Signore della storia vorrà sussurrare al cuore di ciascuno. Papa Francesco ci aiuta a bene indirizzare il nostro percorso dandoci quattro chiavi di lettura di questo prossimo tempo di Quaresima: «Ad imitazione del nostro Maestro, noi cristiani siamo chiamati a GUARDARE le miserie dei fratelli, a TOCCARLE, a FARCENE CARICO e a CONCRETAMENTE PER OPERARE ALLEVIARLE» (Messaggio per la Quaresima 2014). Guardare le miserie dei fratelli senza giudicare In Fraternità con Francesco nessuno e senza pensare di essere migliori degli altri, ma lavorare perché il mondo, la società, la politica, le nostre comunità siano luoghi accoglienti per mettere in luce le fragilità dei fratelli, perché esse diventino strumenti di salvezza. Toccare queste miserie e, quindi, immedesimarsi dei limiti di chi ci sta dinanzi per camminare insieme e sostenerci vicendevolmente nell’itinerario di santità che tutti siamo chiamati a percorrere. Farsi carico delle situazioni di marginalità di quanti non hanno la forza di guardare in alto e di sperare, di quanti hanno perso il senso della vita, di quanti hanno smarrito la voglia di gioire. Operare concretamente per alleviare tutte le situazioni di sofferenza e di povertà che rendono gli uomini e le donne del nostro tempo incapaci di risollevare la china e preparano ad una schiavitù morale ed esistenziale che non lascia spazio all’ottimismo e alla gioia della Pasqua. Solo allora la nostra Quaresima sarà diversa da tutte le precedenti e sarà l’inizio di un cammino di essenzialità che porta all’incontro con il Risorto. Soltanto il Cristo piagato ma luminoso saprà suggerisci parole di conforto e di sicura speranza, così come agli “Apostoli e a Maria riuniti nel cenacolo” (cfr. Gv 20,19; At 1,14) sussurrò, con voce delicata ma decisa, il saluto che apre alla vita: «Pace a voi!». SAN GIUSEPPE PADRE GIUSTO, RESPONSABILE E CUSTODE DELL’ALTRO an Giuseppe è stato chiamato da Dio a servire direttamente la persona e la missione di Gesù mediante l’esercizio della sua paternità: proprio in tal modo egli coopera nella pienezza dei tempi al grande mistero della redenzione ed è veramente ministro della salvezza” (Redemptoris Custos, n. 8). Dobbiamo questa splendida ed esaustiva affermazione al genio pastorale del prossimo Santo il Beato Giovanni Paolo II che gli ha dedicato una esortazione apostolica per rendere omaggio e stimolo pastorale a questo straordinario santo, a questo straordinario uomo di Dio, a questo “uomo giusto”. Legittimamente la sua figura viene messa in secondo piano dalla centralità del figlio, il Salvatore Gesù e la madre Maria. Tuttavia l’economia “S della salvezza deve moltissimo a quest’uomo giusto. Anzi i nostri tempi in crisi di paternità e di “uomini giusti” esigono una presenza così autorevole che ci porti meglio a comprendere il mistero dell’Incarnazione. Il concetto di giustizia nell’ambito della Bibbia è ben più ampio di quello del diritto e si rifà al rapporto intimo dell’uomo con Dio. Matteo, nel suo vangelo, ne parla a proposito di Giuseppe quando egli decide di “ripudiare in segreto” Maria. Per cui dire giusto significa dire di un uomo che è e che vede con gli occhi di Dio ed è in intimità con Lui. Egli ha ben capito che la legge sul ripudio è giusta ma che ben più grande è la legge che tratta l’amore e il rispetto della persona e per questo sceglie, non senza intima e grande sofferenza, di “ripudiare in segreto” Maria. Proprio

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In Fraternità con Francesco MARZO 2014 pag. 3 questa sua apertura del mento del senso di “recuore permette a Dio di sponsabilità”, di cattolici illuminarlo ulteriormente “progressisti” e di teologi sulla natura vera della e laici del “dissenso” la gravidanza di Maria e sefigura di Giuseppe è fongna per sempre, vocaziodamentale per la rinalmente, la chiamata di acquisizione, secondo il Giuseppe. Quella appunto cuore del Padre, del senso di custodire la famiglia profondo della paternità. che gli è stata affidata. Nella sua straordinaria Giuseppe dunque è un vita interiore Giuseppe ha uomo, una persona piematurato quell’equilibrio namente responsabile e straordinario che ne fa concreta che avvolge sintesi perfetta di chi lavonell’amore che si fa storia ra con il cuore in Dio. Pachi gli è stato donato: Matrono dei lavoratori, dunria e Gesù. Giuseppe, il que, ma anche patrono del padre e custode di questa “modo di lavorare”. Non straordinaria famiglia, poper il profitto ma per colne legittimamente il “nolaborare con Dio al bene me” al figlio chiamandolo della creazione, sempre Gesù. Non lo ha fatto Macon lo sguardo rivolto ria. Dio ha voluto che lo verso il Padre. Possiamo facesse Giuseppe perché immaginare che proprio desiderava che come Manei tanti anni di vita naria collaborasse intimamente alla redenzione, e scosta Gesù abbia imparato da Giuseppe suo padunque anche Giuseppe fosse “co-generante” dre l’arte meravigliosa del lavoro con il cuore dando il nome al figlio di Dio. Così Giuseppe era unito interiormente a Dio. Certamente è ben di anche lui “partoriente” nella responsabilità che gli più ciò che Gesù ha donato, anche umanamente a era propria dell’uomo Gesù. Maria e a Giuseppe. Tuttavia, il Padre, che rispetSe Maria è specchio della “maternità generante ta l’umanità che Egli ha creato avrà sicuramente di Dio”, Giuseppe, l’uomo giusto è segno della permesso un mutuo donarsi di competenze, sensi“paternità feconda, ferma e amorevole del Padre”. bilità e grazia in questa famiglia semplice fatta di Nei nostri tempi malati di un “femminismo” che amore, preghiera e lavoro. ha deformato il senso del femminile e del maschiIn questo equilibrio nello Spirito dell’uomo le. In tempi di livellamento di valori, di smarriGiuseppe sta lo stimolo nell’essere anche noi, laici, lavoratori umili nella “vigna del Signore” e nello stesso tempo custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. È l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. È il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. (Papa Francesco) Nino Calderone

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pag. 4 MARZO 2014 In Fraternità con Francesco SIAMO NATI E NON MORIREMO MAI PIÙ chiesto un articolo Quando mi è stato ho subito proposto su una donna “speciale” Chiara Corbella, una giovane dei giorni nostri che oltre a generare biologicamente tre figli ha spronato e iniziato alla Vita piena tantissime altri ...“Come un bimbo che segue il profumo della torta appena sfornata, tanti hanno seguito il profumo di questi due sposi che riconoscono nella sofferenza la loro danza, che sorridono affrontando le prove più dure e scoprono una felicità alla quale tutti in realtà siamo chiamati. Un profumo inebriante, perturbante, che ti si attacca addosso, anche se inizialmente lo combattevi spaventato”. Per raccontare la sua storia mi rifarò al libro “ Siamo nati e non moriremo mai più” e alle tante interviste rilasciate da Chiara e suo marito, Enrico Petrillo, facilmente reperibili su internet. Chiara ed Enrico si incontrano a Medjugorie nell’estate del 2002. Chiara ha 18 anni e appena incrocia lo sguardo di Enrico pensa subito: “questo ragazzo è per me”. Anche Enrico ne rimane colpito e arriveranno al matrimonio dopo sei tormentati e difficili anni di fidanzamento. Durante un’ennesima rottura Chiara torna a Medjugorie per chiedere conto al Signore dell’incontro con Enrico che sembra non portare da nessuna parte ma una luce a questa domanda l’avrà da Padre Vito ad Assisi che diventerà il loro padre spirituale; infatti, Padre Vito le diede da riflettere su Ap 3,7 “Quando Dio apre una porta nessuno la chiude, quando Dio la chiude nessuno la apre”. Quella parola cambiò la vita di Chiara che abbandonò tutti i suoi progetti e si sentì libera e nelle mani di un Padre che con sapienza e amore si prende cura dei suoi figli . Infatti, al successivo incontro Enrico trovò una persona diversa… che non aveva più la voglia di creare pretesti per fare andare bene la loro storia a tutti i costi: una Chiara senza nessuna difesa, che aspettava solamente di vedere cosa sarebbe successo; era passata dalla convinzione di avere diritto a Enrico alla comprensione che l’altro è un dono di Dio. Durante una faticosa marcia francescana Enrico le chiede di sposarlo e si sposeranno a Settembre del 2008. A un mese dal matrimonio Chiara rimane incinta ma la bambina è anancefalica. Lei non mette neanche in discussione l’interruzione della gravidanza ma teme la reazione del marito che, invece, reagisce alla stessa maniera e Chiara, contro il pensiero comune che non riconosceva l’essere persona alla piccola, partorisce Maria Grazia Letizia … “alla base della decisione di abortire c’è una menzogna tanto più forte ed efficace quanto più nascosta e inespressa. La menzogna dell’alternativa…. Questa storia è bella perché rivela da subito che in realtà non ci sono alternative. Maria Grazia non è compatibile con la vita, si, ma con la vita come noi la intendiamo qui. I due coniugi diranno che non pensavano dovesse essere diversa perché era perfetta per l’eternità. Chi partecipa al funerale, due giorni dopo, vivrà un momento di eternità, un’esperienza fortissima, quasi una prova che il paradiso esiste veramente. Durante una successiva testimonianza Chiara dirà: “il Signore mette la verità dentro ognuno di noi e non c’è possibilità di fraintenderla”. Dopo pochissimo tempo la giovane rimane di nuovo incinta e questa volta il piccolo pre-

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In Fraternità con Francesco MARZO 2014 pag. 5 sario per curarsi dal carcinoma. La mattina del senta una malformazione e a seguire si saprà 17 aprile 2012 uno specialissimo aereo che che anche Davide Maria vivrà poche ore dopo porta Chiara, Enrico, il piccolo Francesco, pail parto. Anche questa volta il piccolo nasce e renti ed amici, circa altre 160 persone, di cui trova due genitori sereni e grati a Dio per quemolti bambini, decolla verso Medjugorie . Chiasto dono. Chiara scriverà: “Chi è Davide? Un ra è molto provata nella malattia, ma nella sua piccolo che ha ricevuto in dono da Dio, un ruolo tanto grande… quello di abbattere i grandi debolezza si manifesta la sua forza e insieme Golia, i nostri idoli che sono dentro di noi.” ad Enrico consegneranno ai presenti il loro seIn queste tragedie il sorriso sui volti di Chiagreto: seguire il consiglio di Maria, “fate quello ra ed Enrico è sempre più luminoso e a volte, che Egli vi dirà”. scandalizza. Un’altra cosa che stupisce, ma che, Poco prima della morte, Enrico fa a sua moin realtà, conferma l’imprenscindibile ecclesiaglie una domanda che da tempo aveva in cuolità della nostra fede, è che attorno a Chiara ed re: “Chiara” le chiede, “ma è veramente dolce Enrico si va formando una piccola comunità questo giogo, questa croce, come dice Gesù?” E nella quale ci si sostiene a vicenda puntando lo Chiara sorridendo, con un filo di voce, volgensguardo su Cristo e la sua Parola e in obbedo il suo sguardo dal tabernacolo al marito, gli dienza al corpo di Cristo: la Chiesa. risponde: “Si, Enrico, è molto dolce”. Davvero Ancora una volta l’esperienza del funerale di Gesù non li ha ingannati. La direzione è quella Davide Maria è un’esperienza gioiosa anche se giusta. nella tribolazione. Chiara muore circondata da tante persone il Per la terza volta Chiara rimane incinta e 21 giugno del 2012. questa volta darà alla luce Francesco, un bamChiara ed Enrico concludono una lettera che bino bello e sano, ma dovrà dare letteralmente scrivono per Francesco il giorno del suo primo la sua vita per lui. Per proteggere Francesco compleanno scrivendo: “Fidati, ne vale la penon seguirà le necessarie cure chemioterapina!” Rosa Foti Buzzi che e non subirà per tempo l’intervento neces- TERMINI IMERESE: SEMPRE PIÙ POSTI DI LAVORO A RISCHIO MA ARRIVA QUALCHE SPERANZA CON LE ZFU empre più posti di lavoro a rischio a Termini Imerese. Ai 179 operai della Lear Corporation e della Clerpem (aziende dell’indotto ex Fiat), licenziati dal primo gennaio di quest’anno, si aggiungono altri 46 lavoratori della Cefalù 20 (che si occupa del raddoppio ferroviario) e circa un’altra ottantina della Italtunnel, azienda che nei lavori per il raddoppio ferroviario FiumetortoCefalù Ogliastrillo ha avuto incarico di realizzare la galleria (peraltro rimasta incompiuta). Un anno davvero difficile sotto il profilo occupazionale per Termini Imerese che, nonostante alcune parentesi positive come il finanziamento delle zone franche urbane, deve pur sempre fare i conti con lo spettro della crisi. E l’avvicendamento di Matteo Renzi a Gianni Letta quale presidente del Consiglio dei Ministri non ha S creato, almeno finora, un vantaggio per la vertenza Fiat. Proprio a causa di questo avvicendamento, infatti, l’incontro fissato al Ministero per lo Sviluppo Economico (Mise) per il 14 febbraio è stato rinviato a data da destinarsi. Un incontro in cui la presenza del Presidente del Consiglio è stata ottenuta “con le maniere forti” dal momento che è stato l’esito della protesta lampo manifestata con la notte di occupazione del Mise da parte della delegazione di consiglieri comunali di Termini Imerese, guidati dal sindaco Salvatore Burrafato e dal sindaco di Sciara Salvatore Rini. Una partita quindi ancora aperta che spera di garantire intanto gli ammortizzatori sociali per gli ex operai Fiat e poi il loro reinserimento nella realtà che andrà a sostituire (forse) il Lingotto nello stabilimento termitano.

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pag. 6 MARZO 2014 E se da un lato la partita “ex Fiat” è ancora aperta (il prossimo passo importante sarà infatti la convocazione al Ministero per lo sviluppo Economico), quella della Italtunnel sembra essere del tutto chiusa. Per circa 80 lavoratori di questa ditta, che ha avuto il subappalto della galleria la quale, comunque, deve essere completata, si è aperta la procedura di mobilità a fine gennaio. Ma solo il 10% di loro ha maturato i requisiti di anzianità (cioè 3 anni nella stessa azienda e 2 anni di lavoro continuato), per cui gli altri non avranno ammortizzatori sociali. Ma se non parte Cefalù 20 non può ripartire Italtunnel. In merito a Cefalù 20, però, negli ultimi giorni uno spiraglio sembra essersi aperto riguardo il ritiro dei licenziamenti per gli operai. Fillea-Cgil, Filca-Cisl e Fenea-Uil, reduci dall’incontro in Prefettura dello scorso 10 febbraio, avevano spostato la discussione sul tavolo sindacale. Quest’ultimo si è tenuto il 20 febbraio ed è stato deciso un rinvio di qualche giorno, comunque non oltre il 10 marzo. Nell’incontro con le tre sigle sindacali sembra che la ditta abbia mostrato disponibilità a riconsiderare il ricollocamento di questi lavoratori, pur restando fermamente convinta di dare in appalto i lavori per concludere l’opera e consegnarla entro i tempi stabiliti a Rete Ferroviarie Italiana (RFI), ovvero entro il prossimo mese di agosto. La soluzione momentanea sembra quindi essere un trasferimento diretto dei lavoratori ancora in forza, e di parte di quelli licenziati due anni fa (oltre un centinaio), così come prevedono gli accordi sottoscritti a suo tempo. Ma “non bisogna abbassare la guardia – secondo Giuseppe Guarcello, segretario provinciale Fillea Cgil, - perché le pressioni dei sindacati, della stampa e delle comunità locali, attraverso i loro amministratori, sembrano avere condotto l’azienda a più miti consigli anche se ancora è presto per giudicare l’esito delle trattative in corso. Il nostro obiettivo non cambia: mantenere i livelli occupazionali e difendere il territorio”. Oltre a mantenere i livelli occupazionali sarà però necessario, per il bene della città, aumentare tali livelli. Ed un aiuto, in tal senso, sembra arrivare dal finanzia- In Fraternità con Francesco mento per le zone franche urbane, zone cioè in cui chi decide di aprire o trasferire (qualora non ci sia già) una piccola e media impresa ha il grande vantaggio di non pagare, per i primi cinque anni, le imposte sui redditi, l’IRAP e l’IMU e di essere esentati dal versamento dei contributi previdenziali per i dipendenti. Una opportunità che, se il territorio sfrutterà a dovere, potrebbe essere rinnovata nei prossimi anni. Così ha esplicitamente detto la senatrice Simona Vicari, sottosegretario al Ministero per lo Sviluppo economico, nella sua visita a Termini Imerese. “Se tutto il territorio di Termini risponde bene e dimostra anzi che queste somme non bastano – aveva spiegato la senatrice -, si avranno di certo ulteriori contributi nel futuro. Questi strumenti possono quindi diventare strutturali ed essere implementati. L’obiettivo ideale per una zona franca è avere l’Iva molto più bassa rispetto al resto di Italia, ma ci si può arrivare solo se dimostriamo che le opportunità messe in campo dal governo nazionale sono utilizzate dal territorio. Se diventa, invece, occasione perduta non solo non ci sarà questo ma sarà tolta la zfu dopo tanto lavoro fatto su Termini Imerese”. Una Termini dunque che ha delle potenzialità e che le vengono offerte delle possibilità che vanno necessariamente sfruttate. Intanto, per presentare la domanda per le zone franche urbane ci sarà tempo fino al 23 maggio. Solo dopo si potrà capire se tale opportunità è stata compresa e sfruttata dai cittadini oppure no. Maria Grazia D’Agostino

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In Fraternità con Francesco MARZO 2014 pag. 7 LA VERTENZA FIAT, TRA RESPONSABILITÀ E SPERANZE o scorso 13 febbraio una grande manifestazione di popolo ha riempito le strade di Termini Imerese. Partecipanti di ogni età, professione, posizione sociale, settore economico della città e non solo – gli alunni delle scuole di Termini, commercianti, artigiani, imprenditori e dei sindaci del circondario – hanno ancora una volta manifestato il dissenso, ormai chiaramente unito al disagio, per le scelte – o forse meglio dire le non scelte – che hanno messo in ginocchio un intero territorio. Il contenuto dell’appello venuto fuori dalla manifestazione può essere sintetizzato in un solo forte e accorato monito: “La FIAT riveda la sua posizione e si assuma le proprie responsabilità”. Una vertenza lunga è quella della FIAT, che si trascina ormai da troppo tempo senza alcun esito. La cronaca dei fatti la sappiamo tutti; è quanto mai difficile farsi portavoce e interprete dei sentimenti e delle sofferenze di numerose famiglie che ormai non ce la fanno più; considerando poi che, chi scrive è anch’esso vittima della vicenda, giacché facente parte di quei 175 lavoratori licenziati. Vivere dal di dentro tutto questo, cercare di descriverlo non è semplice! E tuttavia qui non possiamo né esimerci né limitarci a fare semplice cronicismo acritico, rischiando solo di fare retorica sterile; tanto meno possiamo scadere in sentimentalismi che non giovano se non solo a piangere su se stessi. Denunciare una ingiustizia, questo sì, ci coinvolge e ci deve coinvolgere tutti, come cittadini, uomini e donne con la propria dignità, e come cristiani. Cristiani sì, non lo dimentichiamo, e in quanto tali L profeti, capaci di saper leggere i segni dei tempi, la storia, i fatti e di denunciare, gridando con quella parresìa, forza, zelo e trasparenza che ci deve contraddistinguere, l’ingiustizia di cui un intero territorio è chiaramente vittima. È ora di dire basta! È giunta l’ora che ognuno, in maniera autentica, inequivocabile, si assuma le proprie responsabilità; perché di responsabilità si tratta; e sappiamo cosa significa responsabilità: “dare risposta”, “rispondere a qualcuno” del proprio operato e delle proprie scelte. Di risposte concrete hanno bisogno le nostre famiglie, non di sole e solite parole. In gioco è il futuro dei nostri figli ed è un dovere per noi assicurarlo. Se la responsabilità coinvolge in primo luogo la FIAT – e questo è stato chiaramente gridato – in verità anche i politici, i sindacati, gli operai stessi dovrebbero chiedersi quale sia la loro responsabilità…. Questa infatti è di tutti e di ciascuno, nessuno può esonerarsi dal “dare risposta”. Ma questo non basta, lo sappiamo. In quanto credenti, la nostra responsabilità va ben oltre perché ci coinvolge interamente: coinvolge la nostra coscienza, il nostro spirito, la nostra anima, il nostro cammino di fede. La risposta ultima e fondamentale è quella che ciascuno di noi deve dare a Dio: risposte del nostro operato e, direi soprattutto, delle nostre omissioni, di quello che avremmo dovuto fare e non abbiamo fatto. L’aspetto fondamentale che ci deve premere non è soltanto quello economico, anche se questo ha la sua importanza. La crisi economica – c’è stato detto in lungo e in largo – è solo una manifestazione di una crisi più profonda e più impor-

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pag. 8 MARZO 2014 tante, una crisi diffusa di valori autentici. Di fronte a ciò non possiamo limitarci ancora a pensare al lavoro semplicemente come mera fonte di guadagno. Già contemplando la carta costituzionale comprendiamo che sul lavoro dovrebbe fondarsi l’intera società italiana. I cristiani, poi, sanno bene quanto importante sia il lavoro: partecipazione dell’atto creativo di Dio, esso conferisce all’uomo una grande dignità. Dobbiamo perciò pretendere, esigere, che il lavoro non ci manchi; e quando questo c’è, dobbiamo esigere da noi stessi di compierlo sempre dignitosamente, giustamente e in retta coscienza. Questa è vera responsabilità! Di fronte ai fatti, una vertenza così lunga e inconcludente; di fronte ai tanti progetti di rilancio e di reindustrializzazione finiti in fumo, di fronte a una FIAT che ha rinunciato ancora una volta a fare la propria parte – quella che in realtà avrebbe dovuta fare secondo gli accordi –, di fronte ai fallimenti delle iniziative che in questi anni – poche o molte che siano – si sono portate avanti, di fronte alle mille difficoltà che le nostre famiglie stanno attraversando, non perdiamo le speranze, tutte le speranze possibili, capaci di sostenerci, di darci In Fraternità con Francesco il coraggio di guardare avanti senza alcun timore. Il cristiano è consapevole però, che la speranza è una persona, è Gesù Cristo. Egli è la speranza che non delude mai, perché certezza di essere amati da Dio che non ci abbandona mai; perché certezza di avere come compagno di viaggio lo Spirito Santo che è stato riversato nei nostri cuori. E allora veramente ci sarà consentito di vantarci persino nelle tribolazioni e in tutte quelle situazioni che agli occhi del mondo appaiono disperate, «ben sapendo che la tribolazione produce la pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza» (cf. Rm 5,3-5). Profeti di speranza, l’augurio che faccio a voi, che anch’io – uno di voi – mi faccio. Non disperiamo, nemmeno nelle situazioni più buie che questa vicenda sta provocando. Ci venga incontro il vangelo di Gesù Cristo, ci sostenga Lui con la sua parola di verità, ci ammaestri interiormente, ci insegni a riscoprire quelli che sono gli autentici valori della vita. E andiamo avanti, guardiamo avanti il nostro futuro, senza paura, perché sappiamo che questo è nelle mani di Dio, il Dio fedele che mai delude. Giuseppe Venturella alla sua apparizione a Bernadette, l’11 febbraio 1858, la grotta di Massabielle è diventata meta di pellegrinaggi, e la venerazione per l’Immacolata Concezione è cresciuta sempre più. Lourdes è un luogo che richiama fedeli da ogni parte del mondo e tutti quelli che vi si recano respirano spiritualità e preghiera. Qui in Sicilia, nella città di Messina, precisamente nel nostro convento francescano chiamato appunto “Santuario di Nostra Signora di Lourdes”, abbiamo la fortuna di avere la riproduzione, a dimensione reale, della grotta francese. Essendo febbraio, me- CRONACA DI UN PELLEGRINAGGIO D se dedicato a Lei, giorno 16 siamo partiti, alla volta di Messina, un pullman di fedeli accompa-

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In Fraternità con Francesco MARZO 2014 pag. 9 gnati da fra Agatino Sicilia. Una volta arrivati al celebrazione eucaristica ai piedi della grotta. Santuario, siamo andati direttamente ai piedi della ERAVAMO A LOURDES!!!!!!! grotta. Lì, abbiamo portato alla Madonna non soPrima della celebrazione presieduta da fra lo le nostre preghiere, ma anche quelle di quanti Agatino, il rettore del Santuario fra Domenico sono stati impossibilitati a venire quel giorno con Di Liberto ci ha dato il suo benvenuto, contento noi. In seguito, abbiamo incontrato i giovani che della nostra presenza e ci ha raccomandato di porsi stanno preparando a diventare sacerdoti, tra cui tate i suoi saluti alla nostra fraternità e in particoil nostro concittadino fra Agostino Gatto e, con lare ai nostri frati. sorpresa, fra Giuseppe Arrigo. A seguire c’è stata A conclusione della celebrazione abbiamo fatl’AGAPE, come siamo soliti fare, che è un moto la foto ricordo e ci siamo preparati per il rientro mento di fraternità: così come sul pullman aba casa. biamo condiviso il canto e la preghiera, anche nel In questa giornata abbiamo unito lo svago e la salone del convento ognuno di noi ha messo a dipreghiera, infatti, quando siamo arrivati in mattisposizione dell’altro ciò che aveva portato. nata ci siamo recati al lago di Ganzirri dove abPoi, ognuno liberamente si è recato alla grotta biamo visto gli allevamenti delle cozze e delle e a mano a mano tutti quanti ci siamo ritrovati lì a vongole. A mezzogiorno era d’obbligo andare a recitare il Santo Rosario. Poiché era un bella Piazza Duomo ad ammirare il caratteristico orogiornata, speravamo che la celebrazione della S. logio della cattedrale di Messina, e durante il Messa nel pomeriggio si svolgesse nella grotta, viaggio di ritorno abbiamo visitato il bellissimo ma ci era stato detto di no, perchè si fa solo nei Santuario della Madonna nera di Tindari. mesi estivi; invece Giuseppe si è impegnato inIn conclusione, posso dire che abbiamo verasieme ad Agostino a preparare tutto il necessario mente trascorso una “santa” giornata in ottima a ché il nostro desiderio diventasse realtà e perciò compagnia. Alla prossima! Giusy Fusco abbiamo avuto la possibilità di partecipare alla LA RICETTA DEL MESE di Mariella Campagna Le frittelle di cavolfiore è una ricetta semplice e veloce. Se amate le verdure questa ricetta rappresenta un secondo piatto o un antipasto molto apprezzato tipico del periodo autunnale, invernale e anche primaverile. Le frittelle sono un modo molto invitante e gustoso per far mangiare il cavolfiore ai bambini e conquista tutti anche i più scettici. Un altro fritto, ma molto buono. Queste frittelle faranno una tira l'altra, io le consumo anche fredde ma è ovvio che calde sono il massimo della gustosità. Frittelle di cavolfiore Ingredienti per 4 persone: Un cavolfiore, una patata lessa, 60gr di pecorino grattugiato, un uovo, un ciuffo di prezzemolo, uno spicchio d’aglio, 3 cucchiai di capperi sottaceto, pangrattato q.b., sale e pepe q.b., olio extravergine d’oliva q.b., indivia q.b. (per decorare). Procedimento: Dividete il cavolfiore in cimette, lavate accuratamente e lessate in acqua bollente salata per circa 15 minuti, finché saranno tenerissime. Scolate e metteteli in una padella antiaderente con l’aglio intero e tre cucchiai di olio, fatele saltare e schiacciate ripetutamente con una forchetta, finché non otterrete un purè omogeneo. Eliminate l’aglio, insaporite con sale e pepe e togliete la padella dal fuoco. Trasferite il purè in una ciotola capiente, lasciate intiepidire, incorporate l’uovo, la patata schiacciata, il pecorino, i capperi e il prezzemolo tritati e quattro cucchiai di pangrattato, amalgamate fino a ottenere un composto abbastanza sodo. Copritelo e lasciate riposare per mezz’ora. Formate con le mani tante polpettine dalle dimensioni di una noce. Passatele nel pangrattato mescolato con un po’ di prezzemolo tritato e friggete in olio ben caldo finché non saranno dorate. Metteteli a scolare su carta assorbente. Disponetele nel vassoio o nel piatto da portata e decorate con l’indivia. Buon appetito

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pag. 10 MARZO 2014 In Fraternità con Francesco ___________________________________ DA PARTE NOSTRA … __________________________________ Sentite condoglianze alla consorella Iolanda Carrieri e famiglia per la morte della sorella. Ricordiamo: • tutti i giovedì dalle ore 16.45 Adorazione Eucaristica, alle 17.30 Celebrazione del Vespro, Benedizione Eucaristica, a seguire la Celebrazione Eucaristica; • ogni primo giovedì del mese Adorazione Eucaristica presso la Cappella “S. Elisabetta d’Ungheria” dell’Ospedale. Alle ore 10.00 esposizione del Santissimo Sacramento, alle ore 12.00 Benedizione Eucaristica e riposizione del Santissimo Sacramento; • il centro per la raccolta degli occhiali usati, degli oli esausti, dei tappi di plastica e dei cellulari guasti è aperto solo il sabato dalle 17.30 alle 18.30, vi preghiamo di confluire con i vostri prodotti solo in questo giorno e di non lasciare sacchetti davanti al portone del Convento; Invitiamo a visitare il sito internet della nostra Fraternità: ofstermini.weebly.com, dove, oltre alle notizie e alle informazioni sulle nostre attività, troverete tutti i numeri arretrati del nostro giornalino. ________________ IN FRATERNITÀ … NOTIZIE ED AVVENIMENTI ________________ di Ignazio Cusimano Festa dell’Eccomi. Sabato 1 febbraio la nostra Comunità Francescana ha festeggiato gli Araldini, che, accompagnati dai loro genitori, hanno confermato il loro “Eccomi” in Fraternità. La celebrazione Eucaristica, è stata presieduta da fra Agatino Sicilia ofm, e animata dalla Gi.Fra., notevole è stata la partecipazione della Fraternità dell’OFS. Giornata del Malato. Martedì 11 febbraio memoria di nostra Signora di Lourdes, abbiamo celebrato la 22a Giornata del Malato. La mattina ci siamo ritrovati con i Frati nella Cappella S. Elisabetta d’Ungheria presso l’ospedale di Termini Imerese, per la celebrazione Eucaristica presieduta da fra Diego D’Alessandro ofm. Dopo la celebrazione fra Diego, fra Agatino e fra Giacomo, con un gruppo di francescani hanno fatto visita ai ricoverati nei reparti, e quanti lo hanno richiesto hanno ricevuto il sacramento dell’Unzione. Nel pomeriggio in Convento la solenne Celebrazione Eucaristica è stata presieduta da fra Agatino e concelebrata da fra Giacomo e fra Venanzio, anche in questa occasione i numerosi ammalati presenti, nonostante il cattivo tempo, hanno ricevuto il sacramento dell’Unzione. “Generare futuro”. Questo è stato il tema della 36a Giornata della vita, celebrata domenica 2 febbraio, e dell’incontro che la dott. Paola Geraci, direttore dell’Ufficio di pastorale diocesano per la salute, ha tenuto nella nostra comunità venerdì 7 febbraio. Pellegrinaggio al Santuario di Lourdes, di Messina. Il 16 febbraio la nostra Comunità è andata, in pellegrinaggio, a Messina presso il Santuario dedicato alla Vergine Maria di Lourdes, al ritorno c’è stato il tempo per una visita al santuario di Tindari. A pagina 8 la testimonianza del pellegrinaggio. “Festa del Beato Giacomo Cusmano”. Il 14 marzo si celebra la festa del Beato Giacomo Cusmano, fondatore della Congregazione “Seve dei Poveri” e del “Boccone del Povero”. La nostra Comunità celebrerà la festa del Beato Giacomo con le Suore Serve dei Poveri dell’Istituto Villaurea. Dall’11 al 13 ci sarà il triduo di preparazione e giorno 14 la solenne Celebrazione Eucaristica. Le celebrazioni saranno alle ore 18.00, precedute dal Santo Rosario. “Io ho scelto voi”(Gv 15,16). Questo è il tema proposto dal Consiglio Regionale per il ritiro zonale delle fraternità locali dell’OFS e Gi.Fra. , che si svolgerà domenica 16 marzo, in contemporanea per tutte le 17 zone della Sicilia. Il ritiro delle Fraternità OFS e Gi.Fra. della nostra zona Cefalù si svolgerà a Termini Imerese presso il nostro Convento, ci ritroveremo tutti alle ore 9.00 per l’accoglienza presso l’Istituto Villaurea.

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In Fraternità con Francesco MARZO 2014 pag. 11 PROGRAMMA ATTIVITÀ E CELEBRAZIONI MARZO 2014 Sabato Martedì ore 21.00 Festa di Carnevale in Fraternità ore 21.00 Momento di preghiera e Ufficio delle Letture, al Monastero S. Chiara, in preparazione alla Quaresima, presiederà Don Giuseppe Calderone Mercoledì 5 Le Ceneri – inizio della Quaresima ore 18.00 Celebrazione Eucaristica e imposizione delle Sacre Ceneri Tutti i venerdì di Quaresima alle ore 16.45 e alle ore 21.00 pio esercizio della Via Crucis dal 11 al 13 Triduo al Beato Giacomo Cusmano fondatore della Congregazione “Serve dei Poveri” e del “Boccone del Povero” ore 17.30 Santo Rosario ore 18.00 Celebrazione Eucaristica Venerdì 14 Festa del Beato Giacomo Cusmano ore 18.00 Solenne celebrazione Eucaristica Domenica 16 Ritiro zonale delle Fraternità OFS e Gi.Fra. Inizio dalle ore 9.00 con l’accoglienza presso l’Istituto Villaurea di Termini Imerese Domenica 30 Ritiro zonale Gi.Fra. Adolescenti Inizio dalle ore 9.00 con l’accoglienza presso il Convento di Termini Imerese 1 4 Marzo 2014 Palumbo Teresa Calderone Antonino Chiappone Francesco Bondì Anna Preiti Rosa Buon Compleanno in Fraternità a: giorno giorno giorno giorno giorno 1 9 10 12 18 Cagnino Cosimo Schillaci Francesco Speciale M. Cristina Muscarella Maria Auguri !!! giorno giorno giorno giorno 28 28 29 31 In Fraternità con Francesco Giornalino mensile della Fraternità Anno XIII - n. 3 - Marzo 2014 Piazza S. Francesco, 11 - 90018 Termini Imerese (PA) 0918141261 e-mail: infraternita@ofmsicilia.it www.ofstermini.weebly.com Redazione: Fra Venanzio Ferraro, Giusy Fusco, M. Antonietta Vega, Maria Grazia D’Agostino, Enza Borzelliere, Ignazio Cusimano, Nino Calderone, Antonio Liotta, Nicasio Calcara, Giulio Macaione. In questo numero hanno collaborato: Fra Gaetano Morreale, Rosa Foti Buzzi, Giuseppe Venturella, Mariella Campagna.

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