Tolentino- marzo tempo temporale temporalismo

 
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catalgo dlel mostra durante la presentazione del manifesto temporalista 08/03/2014.

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marzo... tempo temporale TEMPORALISMO

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TEMPORALISMO

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“E=mc²” Zur Elektrodynamik bewegter Körper Il concetto fisico di spazio-tempo combina le nostre classiche nozioni distinte di spazio e di tempo in un insieme unico e omogeneo, questi è una conseguenza diretta della teoria della relatività ristretta, di Albert Einstein che stabilisce un’equivalenza fra lo spazio e il tempo. Nella nostra visione classica dello spazio le sue tre dimensioni componenti sono equivalenti e omogenee fra loro e riferite all’osservatore (quello che viene considerato avanti o dietro da un osservatore può essere considerato destra o sinistra da un altro osservatore disposto diversamente), alla visione relativistica possiamo assimilare anche la dimensione temporale rendendola percepibile in modo diverso da ossecondizioni differenti. I punti dello spaziotempo sono detti eventi e ciascuno di essi corrisponde ad un fenomeno che si verifica in una certa posizione spaziale e in un certo momento. Ogni evento è perciò individuato da quattro coordinate. Un bicchiere che cade a terra e si rompe è un evento, accade in un unico posto in un determinato momento e in uno specifico sistema di riferimento. In senso stretto, la nozione di un evento è una

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idealizzazione astratta, nel senso che specifica un attimo definito ed un posto nello spazio, mentre la nozione comune di evento sembra avere un’estensione finita sia nel tempo che nello spazio. Uno degli obiettivi della relatività è di specificare la possibilità di come gli eventi siano correlati e si influenzino a vicenda. Ogni oggetto presente nell’universo influisce sullo spaziotempo e quindi su tutt’e quattro le dimensioni che lo compongono: per esempio, la Terra influenza le tre dimensioni dello spazio attraverso la gravità, e influisce sul tempo attraverso un rallentamento del tempo stesso. Nei buchi neri il tempo viene rallentato di moltissimo; tanto da ipotizzare che, nel loro nucleo, il tempo sia completamente fermo. Se immaginiamo di osservare tutto lo spaziotempo dell’universo nella sua interezza, immaginando dunque di “uscirne fuori” per guardarlo, esso assomiglia, per ricorrere a un’utile metafora, a un lungo fiume completamente ghiacciato, nel quale ci sono le linee d’universo degli oggetti: la lunghezza è la dimensione temporale; per lo spessore e la larghezza ci sono gli eventi così come sono disposti nello spazio. Ricordiamoci che noi qui vediamo tutto lo spaziotempo, e dunque tutto lo spazio esistente e tutto il tempo, sia passato che futuro. La “visione” immaginaria e “in contemporanea” di tutto lo spaziotempo esistente è detta dai fisici e dai filosofi visione “in blocco” dello spaziotempo o anche continuum spazio-temporale. Massimo Nicotra

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Temporalismo Premessa ad un Manifesto “Manifesto: [dal latino manifĕstu(m) di orig. incerta] scritto programmatico di gruppi culturali e/o politici Nel 1936 Walter Benjamin pubblica L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica1. In questo testo si analizza come l’introduzione di nuovi metodi per produrre, riprodurre e diffondere a livello di massa l’oggetto artistico metta in discussione alcuni capisaldi fondamentali che da sempre avevano retto il sistema dell’arte2. Nel saggio, infatti, Benjamin sottolinea il cambiamento radicale dell’atteggiamento degli artisti e del pubblico verso l’arte, ponendo inoltre l’accento su una nuova interpretazione del concetto tradizionale di “autenticità”; “autenticità” modificata completamente dalle nuove tecniche: fotografia e video3. Diventa dunque necessario distinguere tra fruizione dell’originale e fruizione della copia, problematica questa tutt’oggi rimasta aperta e non ancora risolta in maniera definitiva dalla critica specializzata4. Se la svolta culturale compiuta da Benjamin rappresenta un punto imprescindibile per lo studio dell’arte contemporanea, oggi, nell’era 2.05 sono di nuovo gli studi condotti da Benjamin a rappresentare il punto di partenza per una riflessione interpretativa che pone al centro il fattore tempo, il concetto di simultaneità e l’azzeramento del rapporto tra artista e fruitore. I nuovi media – Internet, tv web, social network – danno luogo a quel passaggio epocale che converte l’uomo da semplice lettore/fruitore ad autore/editore; la Rete, infatti, permette a chiunque di pubblicare qualsiasi cosa, in tutto il mondo, in ogni momento e in tempi brevissimi6. Con il web si scardina la “fase di elaborazione” che sta a metà tra il pensiero e la pubblicazione, e subentra la “fase dell’immediatezza”, nella quale l’atto creativo viene immediatamente messo a disposizione della Rete e può essere subito manipolato, stravolto e reinterpretato. Il web offre uno spazio interattivo: una sorta di grande “bazar”, in cui le “merci” si sovrappongono le une alle altre; un “mercato” condizionato e alimentato da un meccanismo fatto di contaminazioni e manipolazioni di un “fruitore” che, attraverso le sue scelte e i suoi interessi, detta le regole

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e scala il ranking7. Un infinito “supermarket” dove anche la produzione artistica trova posto8. L’arte quindi non solo epurata dalla sua condizione di originalità, ma viene persino modificata nei tempi produttivi, conoscitivi e assimilativi: uno status che stimola gli stessi artisti a lavorare su queste dinamiche e a descriverle attraverso il farsi dell’opera d’arte stessa. La Rete, inoltre, ha messo in discussione anche un altro aspetto della fenomenologia della storia dell’arte, ovvero le modalità operative dell’attività creativa9. Se nel passato l’esperienza artistica del singolo è stata orientata da scuole, accademie e vita di bottega, in quella contemporanea, invece, le realtà operative che maggiormente contribuiscono a stimolare le sperimentazioni artistiche e le svolte estetiche risultano essere i gruppi programmatici10. In Italia l’ultimo grande esempio in tal senso è rintracciabile nella ricerca Futurista; non vanno però dimenticati il raggruppamento professionale Novecento, coordinato nelle sue prime fasi da Margherita Sarfatti11, il gruppo giovanile Corrente12, il MAC (Movimento di Arte Concreta)13, il fenomeno dell’Arte Povera (1967), teorizzato da Germano Celant,14 e il “disperato” tentativo della Transavanguardia formalizzato da Achille Bonito Oliva nei primi anni ’8015. Per quanto riguarda l’arte del presente sono state diverse le operazioni in tal senso, ma tutte si sono concluse con risultati poco convincenti e realizzate in contesti geografici periferici e marginali16. La cause di questi “insuccessi” – se così possono essere definiti – potrebbero essere ricondotte a personalismi e all’incapacità di elaborare un pensiero estetico comune. Il più delle volte, infatti, il limite è segnato proprio dalla scelta di voler aderire ad un progetto culturale non per condivisione d’intenti, ma come via più semplice per veicolare il proprio messaggio personale. Per comprendere il valore e l’importanza di un gruppo artistico si riportano le parole dello storico dell’arte Enrico Crispolti pubblicate nel suo saggio Come studiare l’arte contemporanea, edito da Donzelli nel 200517: «[…] dal punto di vista storiografico, un movimento organizzato è più

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ANDREA GIORGI Nasce ad Ancona dove vive e lavora come interiors yacht designer. Le sue opere, realizzate in 3d al computer, sono esposte in tutto il mondo e fanno parte di importanti collezioni private (tra tutte ricordiamo la Ferrero).

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ETTORE LE DONNE Ettore Le Donne (Rivisondoli 1950). Ha partecitato a tutte le mostre del Gruppo Immanentista e del Movimento Iperspazialista del quale è fondatore. Recente la partecipazione alla 54^ Biennale d’Arte di Venezia Padiglione Abruzzo presso il Museo Aurum di Pescara nell’ estate 2011 con l’opera: Rottami da universi disastrati la quale trae fondamento dalla poetica iperspazialista delle catastrofi ...La vita dell’uomo è una parentesi tra due catastrofi: la nascita e la morte...

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agevolmente ricostruibile in tutti i propri aspetti, giacché offre di per sé le coordinate per riconfigurare ambiti e intenzioni d’attività creativa. […] La pubblicazione di “manifesti”, relativi ad ogni ambito d’attività offre straordinari testi di poetica personale o di specifica situazione comune di ricerca»18. Attraverso la pubblicazione di un manifesto, quindi, non solo è possibile individuare da un punto di vista storico-critico gli interessi comuni di un gruppo, ma anche possibile comprendere la poetica che lega il nucleo fondante del progetto culturale. Temporalismo è il nome di un nuovo gruppo programmatico di autori coordinati dall’artista italo - siriano Nabil Al-Zein. Già membro del Movimento Iperspazialista,19 Nabil Al-Zein porta avanti una ricerca artistica atta a valorizzare il rapporto stretto tra spazio-tempo, con l’obiettivo di mostrare quali sono gli effetti del tempo/movimento nello spazio. Il suo pensiero dominante è: “Ridiamo più spazio al tempo e avremo più tempo per riconcepire lo spazio”. Visione, questa, che, attraverso l’equazione “dilatare il tempo per dilatare lo spazio”, permette di valicare il limite della terza dimensione per poter cogliere le effimere tracce che il movimento del tempo lascia nello spazio segnandone la storia. Il suo pensiero è stato fatto conoscere ad altri artisti ai quali è stato poi proposto di aderire a tale poetica per dar vita ad un manifesto. Operazione questa quasi titanica in quanto proprio per la sua natura intrinseca generalmente incontra non pochi problemi: dall’incapacità di alcuni artisti di sganciarsi completamente dalla propria ricerca individuale, alla stessa difficoltà di trovare aderenti disponibili a condividere un pensiero comune. I padri fondatori di questo manifesto al momento sono Nabil Al-Zein20, Ettore Le Donne21, Andrea Giorgi 22, Gualtiero Redivo 23 e Benedetta Jandolo. Attraverso il lavoro di questi atisti e la pubblicazione del manifesto Temporalista è stato dato il via ad una nuova scommessa culturale. Il presente testo introduttivo, quindi, è soltanto un piccolo ed ulteriore passo avanti verso il tanto am-

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bito traguardo del Manifesto; progetto culturale sicuramente nobile, ma che, come la storia dell’arte insegna, proprio per la sua fragile natura facilmente preda degli attacchi degli individualismi, rischia di cadere sotto le innumerevoli insidie delle variabili che costellano la vita di un gruppo programmatico. Ivan D’Alberto 24 NOTE: 1 W. Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi, Torino 2000; 2 - 3 Ibidem; 4 P. Basso, Il dominio dell’arte. Semiotica e teorie estetiche, Meltemi, Roma 2002, pp. 178-182; 5 P. Limone, Nuovi media e formazione, Armando editore, Roma 2007; 6 L. Toschi, Il Linguaggio dei nuovi media, Apogeo, Milano 2001, pp. XXIX-XXX; 7 I. D’Alberto, Il terzo occhio. La costruzione della realtà attraverso le immagini, Blufactory, Chieti 2012; 8 F. Carmagnola, M. Ferraresi, Merci di culto. Ipermerce e società mediale, Castelvecchi, Roma 1999, pp. 116-117; 9 A. Foglio, Il Marketing dell’arte. Strategia di marketing per artisti, musei, gallerie, case d’asta, show art, FrancoAn geli, Milano 2005; 10 E. Crispolti, Come studiare l’arte contemporanea, Donzelli editore, Roma 2005, pp. 49-50; 11 P. Bertozzi, A. Ghini, L. Guardigli, Le forme della tradizione in architettura. Esperienze a confronto, FrancoAngeli, Milano 2005, pp. 434-435; 12 G. C. Argan, L’Arte Moderna, Sansoni, Milano 1997, pp. 339-349; 13 E. Crispolti, Come studiare l’arte contemporanea, p. 50; 14 G. Celant, Arte Povera, Electa, Milano 1985; 15 A. B. Oliva, Transavanguardia, in Art Dossier, Giunti, Milano 2002; 16 Il proliferare di gruppi e movimenti soprattutto nelle aree periferiche e marginali va ricondotto alla necessità da parte degli artisti, che in queste zone vi operano, non di promuovere una visione comune d’intenti, ma semplice

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NABIL Italo-siriano, ama definirsi “artista libero” in quanto è ostile al dogma secondo il quale il percorso di un artista deve per forza culminare in una forma espressiva propria ed immutabile, come segno di maturità artistica che invece secondo lui è un puro ostacolo sia alla genialità che all’inventiva.

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