Squamificio Dipinti del Vecchio Millennio

 

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Critica alle opere pittoriche dello Squamificio

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Squamificio Dipinti del Vecchio Millenio

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UNA PARURE DI PAURE “Usando l'ennesimo trucchetto di parole, definiremo così l'estetica tra maniera e rottura, la prassi classica tormentata da visioni che vanno…”

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Con tali pensieri per il capo, varcando la soglia della dannata mostra, il critico in crisi si sentì subito mancare. Sciogliendosi nella marsina, desiderò di volare via. Grazie al Cielo, dalla sua vista annebbiata affiorò una tovaglia che vibrava di bevande alcoliche. Appese la bombetta. Con le labbra allentate dall'impotenza lasciò che ogni goccia confluisse agli intestini. Quanto avrebbero impiegato i vapori a infiammargli il cervello?…

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“…da Giotto al surrealismo, da Bosch alla Bad Painting, dalla prima metafisica all'ultimo iperrealismo passando per l'astrazione e l'informale, ma con buona pace di tutti quanti. Perché un voto culturale costante non esiste, se non nella filosofia del fantastico che si adatta volentieri ad ogni suggestione. La caratteristica centrale infatti non risiede nello sfoggio delle tecniche menzionate o di altre, bensì nel dimenticarsi, tralasciare tali tecniche, per raggiungere l'idea. Ecco la coerenza di una personalità marcata e contagiosa. La troviamo sotto forma di disegno accademico in un particolare, la ritroviamo a pochi tratti di distanza sgretolarsi in un'esecuzione insofferente e violenta…”.

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Non ci voleva poi tanto, pensò il critico sotto una nuova luce, e si industriò nel salutare tutti i presenti, lui allegrissimo, loro leggermente incupiti dalla misteriosa scomparsa di ogni bevanda alcolica. Scroccò anche qualche decina di sigarette, a quelle facce grigie, e si mise al confronto diretto con i quadri esposti. Con lieve noncuranza, aggiustandosi il papillon…

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“…Inoltre l'autore non manca di ambizione nei confronti del proprio lavoro, è una passione, e come tale esige una scelta: o la verticalità o l'orizzontalità. Mentre la verticalità è una forma esclusiva e legata alla propria via solitaria, l'orizzontalità è la stessa cosa, solamente che la via passa a suo modo per una continuità di strade diverse, e lì trova l'unicità. Stabilito che si tratta di pittura orizzontale, lasciamo che anche lo spettatore sia orizzontale, e si corichi nel mondo dei sogni, a patto che non rifugga gli incubi.

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Sognare, sedere comodamente nel proprio trono archetipo un attimo, e l'attimo dopo essere scaraventati giù da una china con la sabbia in gola; accarezzare un tiepido volto che ci conforta ora, poi trovare che lo stesso volto è un callo proteiforme che ci vuole sicuramente infettare. Quanti inganni nei sogni, sempre meno che nella realtà…”

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Preso da un ritorno di insicurezza, il critico decise che per prima cosa gli occorrevano assolutamente i titoli delle opere. L'autore gli agevolò l'informazione: non ci sono titoli. Allora almeno un pensiero dal quale prendere spunto, signor artista? “Cosa vuole mai, sa, i quadri parlano da soli”.

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