FUECU NESCIU 26

 

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Giornale periodico

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POSSIAMO CREDERE OGGI? Diamo inizio al nuovo anno pastorale che ci vedrà impegnati, nell’ultima settimana di ottobre e precisamente nei giorni 25, 26 e 27, per la visita pastorale del nostro padre e pastore, il Vescovo Domenico. Sarà un momento importante per la nostra comunità, proprio in questo anno della fede, per la crescita ad essere discepoli di Gesù. Per questo voglio riportarvi la conclusione della lettera che il Papa Francesco ha scritto a Eugenio Scalfari, giornalista fondatore del quotidiano La Repubblica, e che dopo una lunga introduzione arriva alle seguenti conclusioni: “Vengo così alle tre domande che mi pone nell’articolo del 7 agosto. Mi pare che, nelle prime due, ciò che Le sta a cuore è capire l’atteggiamento della Chiesa verso chi non condivide la fede in Gesù. Innanzitutto, mi chiede se il Dio dei cristiani perdona chi non crede e non cerca la fede. Premesso che - ed è la cosa fondamentale - la misericordia di Dio non ha limiti se ci si rivolge a lui con cuore sincero e contrito, la questione per chi non crede in Dio sta nell’obbedire alla propria coscienza. Il peccato, anche per chi non ha la fede, c’è quando si va contro la coscienza. Ascoltare e obbedire ad essa significa, infatti, decidersi di fronte a ciò che viene percepito come bene o come male. E su questa decisione si gioca la bontà o la malvagità del nostro agire. In secondo luogo, mi chiede se il pensiero secondo il quale non esiste alcun assoluto e quindi neppure una verità assoluta, ma solo una serie di verità relative e soggettive, sia un errore o un peccato. Per cominciare, io non parlerei, nemmeno per chi crede, di verità “assoluta”, nel senso che assoluto è ciò che è slegato, ciò che è privo di ogni relazione. Ora, la verità, secondo la fede cristiana, è l’amore di Dio per noi in Gesù Cristo. Dunque, la verità è una relazione! Tant’è vero che anche ciascuno di noi la coglie, la verità, e la esprime a partire da sé: dalla sua storia e cultura, dalla situazione in cui vive, ecc. Ciò non significa che la verità sia variabile e soggettiva, tutt’altro. Ma significa che essa si dà a noi sempre e solo come un cammino e una vita. Non ha detto forse Gesù stesso: “Io sono la via, la verità, la vita”? In altri termini, la verità essendo in definitiva tutt’uno con l’amore, richiede l’umiltà e l’apertura per essere cercata, accolta ed espressa. Dunque, bisogna intendersi bene sui termini e, forse, per uscire dalle strettoie di una contrapposizione... assoluta, reimpostare in profondità la questione. Penso che questo sia oggi assolutamente necessario per intavolare quel dialogo sereno e costruttivo che auspicavo all’inizio di questo mio dire. segue a pag. 3 -> Periodico della parrocchia San Bernardino Realino in Lecce N° Settembre 2013 In questo numero: 29 26 Lumen Fidei Varie

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LUMEN FIDEI: prima enciclica di Papa Francesco Lumen Fidei, la luce della fede, è la prima enciclica firmata da Papa Francesco. Suddivisa in quattro capitoli, più un’introduzione e una conclusione, la Lettera – spiega lo stesso Pontefice – si aggiunge alle Encicliche di Benedetto XVI sulla carità e sulla speranza e assume il “prezioso lavoro” compiuto dal Papa emerito, che aveva già “quasi completato” l’enciclica sulla fede. A questa prima stesura ora il Santo Padre Francesco aggiunge ulteriori contributi. L’introduzione illustra le motivazioni poste alla base del documento: innanzitutto, recuperare il carattere di luce proprio della fede, capace d’illuminare tutta l’esistenza dell’uomo, di aiutarlo a distinguere il bene dal male, in particolare in un’epoca, come quella moderna, in cui il credere si oppone al cercare e la fede è vista come un’illusione, un salto nel vuoto che impedisce la libertà dell’uomo. La luce della fede, invece, è capace di illuminare tutta l’esistenza dell’uomo. Perchè una luce sia così potente non può procedere da noi stessi, deve venire da una fonte più originaria, deve venire da Dio. La fede nasce dall’incontro con il Dio vivente, che ci chiama e ci svela il suo amore; trasformati da questo amore riceviamo occhi nuovi, sperimentiamo che in esso c’è una grande promessa di pienezza e si apre a noi lo sguardo del futuro.“Chi crede, vede”, scrive il Papa. Nel primo capitolo, “Abbiamo creduto all’amore” il Pontefice si sofferma sulla figura di Gesù, mediatore che ci apre a una verità più grande di noi, manifestazione di quell’amore di Dio che è il fondamento della fede. In quanto risorto, inoltre, Cristo è “testimone affidabile”, “degno di fede”. Ma c’è “un aspetto decisivo” della fede in Gesù: “La partecipazione al suo modo di vedere”. Usando un’analogia, il Papa spiega che come nella vita quotidiana ci affidiamo a “persone che conoscono le cose meglio di noi” l’architetto, il farmacista, l’avvocato - così per la fede necessitiamo di qualcuno che sia affidabile ed esperto “nelle cose di Dio” e Gesù è “colui che ci spiega Dio”. “Il cristiano può avere gli occhi di Gesù, i suoi sentimenti, la sua disposizione filiale, perché viene reso partecipe del suo Amore, che è lo Spirito”. Fuori dalla presenza dello Spirito, è impossibile confessare il Signore. Perciò “l’esistenza credente diventa esistenza ecclesiale”, perché la fede si confessa all’interno del corpo della Chiesa, come “comunione concreta dei credenti”. I cristiani sono “uno” senza perdere la loro individualità e nel servizio agli altri ognuno guadagna il proprio essere. Perciò “la fede non è un fatto privato, una concezione individualistica, un’opinione soggettiva”, ma nasce dall’ascolto ed è destinata a pronunciarsi e a diventare annuncio. Nel secondo capitolo, “Se non crederete, non comprenderete”, il Papa scrive: “La fede senza verità non salva. Resta una bella fiaba, la proiezione dei nostri desideri di felicità”. Ed oggi, data la crisi di verità in cui viviamo, è più che mai necessario richiamare questo legame, perché la cultura contemporanea tende ad accettare solo la verità della tecnologia, ciò che l’uomo riesce a costruire e misurare con la scienza e che è “vero perché funziona”, oppure le verità del singolo valide solo per l’individuo e non a servizio del bene comune. segue a pag. 3 -> CON GIOIA RIAFFERMIAMO IL NOSTRO IMPEGNO Dopo la pausa estiva, iniziamo un altro anno catechistico, che ci vede subito impegnati per la visita pastorale, che il nostro vescovo farà nella nostra parrocchia il 25, 26 e 27 Ottobre. Questa visita ci aiuterà a riscoprire e riaffermare il nostro impegno e la nostra testimonianza costante, con la preghiera e la partecipazione alla Santa Messa la Domenica. Gesù non si stanca mai di chiamarci, sta a noi rispondere con vigore e con la convinzione che seguire lui ci rende felici, forti per superare tanti ostacoli della nostra vita, le paure e le incertezze della quotidianità. Diamo inizio, quindi, glorificando sempre il Signore, a quest’anno di catechismo, con l’affetto di tutte le catechiste che vi aspettano nei vari corsi. Fuecu nesciu 26 pg 2 Marinella Serafini

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-> Lumen Fidei - segue da pag. 2 Ciò comporta però il “grande oblio del mondo contemporaneo” che - a vantaggio del relativismo e temendo il fanatismo - dimentica la domanda sulla verità, sull’origine di tutto, la domanda su Dio. La “Lumen fidei” sottolinea, poi, il legame tra fede e amore, inteso come il grande amore di Dio che ci trasforma interiormente e ci dona occhi nuovi per vedere la realtà. A questo punto, il Papa apre un’ampia riflessione sul “dialogo tra fede e ragione”. La fede non è intransigente, il credente non è arrogante, al contrario, la verità rende umili, sapendo che, più che possederla noi, è essa che ci abbraccia e ci possiede. Lungi dall’irrigidirci, la sicurezza della fede ci mette in cammino, e rende possibile la testimonianza e il dialogo con tutti. Il terzo capitolo, “Vi trasmetto quello che ho ricevuto”, è incentrato sull’importanza dell’evangelizzazione: chi si è aperto all’amore di Dio, non può tenere questo dono per sé, scrive il Papa, ricordando la catena ininterrotta dei testimoni della fede. Ciò comporta il legame tra fede e memoria perché l’amore di Dio mantiene uniti tutti i tempi e ci rende contemporanei a Gesù. Inoltre, diventa “impossibile credere da soli”, perché la fede apre -> Possiamo credere oggi? - segue da pag.1 l’io al “noi” ed avviene sempre “all’interno della comunione della Chiesa”. Per questo, “chi crede non è mai solo”. E un mezzo speciale con cui la fede può trasmettersi sono i sacramenti. Il quarto capitolo, “Dio prepara per loro una città”, spiega il legame tra la fede e il bene comune. La fede, infatti, rende saldi i vincoli fra gli uomini e si pone al servizio concreto della giustizia, del diritto e della pace. Ecco perché essa non allontana dal mondo e non è estranea all’impegno concreto dell’uomo contemporaneo. L’Enciclica si sofferma, poi, sugli ambiti illuminati dalla fede: la famiglia fondata sul matrimonio, i giovani, i rapporti sociali, la natura, la sofferenza e la morte. All’uomo che soffre Dio offre la sua presenza che accompagna, che apre un varco di luce nelle tenebre. In questo senso, la fede è congiunta alla speranza. Alla fine della “Lumen fidei”, il Papa invita a guardare a Maria, “icona perfetta” della fede, perché, in quanto Madre di Gesù, ha concepito “fede e gioia”. A Lei innalza la sua preghiera il Pontefice, affinché aiuti la fede dell’uomo, ci ricordi che chi crede non è mai solo e ci insegni a guardare con gli occhi di Gesù. Gabriella Licheri Nell’ultima domanda mi chiede se, con la scomparsa dell’uomo sulla terra, scomparirà anche il pensiero capace di pensare Dio. Certo, la grandezza dell’uomo sta nel poter pensare Dio. E cioè nel poter vivere un rapporto consapevole e responsabile con Lui. Ma il rapporto è tra due realtà. Dio - questo è il mio pensiero e questa la mia esperienza, ma quanti, ieri e oggi, li condividono! - non è un’idea, sia pure altissima, frutto del pensiero dell’uomo. Dio è realtà con la “R” maiuscola. Gesù ce lo rivela - e vive il rapporto con Lui - come un Padre di bontà e misericordia infinita. Dio non dipende, dunque, dal nostro pensiero. Del resto, anche quando venisse a finire la vita dell’uomo sulla terra - e per la fede cristiana, in ogni caso, questo mondo così come lo conosciamo è destinato a venir meno - , l’uomo non terminerà di esistere e, in un modo che non sappiamo, anche l’universo creato con lui. La Scrittura parla di “cieli nuovi e terra nuova” e afferma che, alla fine, nel dove e nel quando che è al di là di noi, ma verso il quale, nella fede, tendiamo con desiderio e attesa, Dio sarà “tutto in tutti”. Egregio Dott. Scalfari, concludo così queste mie riflessioni, suscitate da quanto ha voluto comunicarmi e chiedermi. Le accolga come la risposta tentativa e provvisoria, ma sincera e fiduciosa, all’invito che vi ho scorto di fare un tratto di strada insieme. La Chiesa, mi creda, nonostante tutte le lentezze, le infedeltà, gli errori e i peccati che può aver commesso e può ancora commettere in coloro che la compongono, non ha altro senso e fine se non quello di vivere e testimoniare Gesù: Lui che è stato mandato dall’Abbà “a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore” (Lc 4, 18-19). La fede nasce dall’incontro con Gesù, un incontro personale che tocca il cuore e dà indirizzo e senso alla propria vita. Ma al tempo stesso un incontro reso possibile dalla comunità di fede nella quale si vive e attraverso la quale si trova l’accesso alla Sacra Scrittura e alla vita nuova, che scaturisce da Gesù attraverso i Sacramenti. Ecco, cari parrocchiani, l’importanza della Chiesa, da quella universale a quella particolare, l’importanza di vivere e riscoprire la propria fede grazie anche alla propria comunità di appartenenza, nella quale poter attingere la speranza cristiana da portare al mondo, che in questo particolare momento storico necessita più che mai della testimonianza di veri discepoli. Fuecu nesciu 26 pg 3

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SI RIAPRE LO SCRIGNO Si riapre lo scrigno per mettere fuori la perla preziosa della Parola di Dio che, con l’inizio dell’anno catechistico 2013/2014, si ritorna a donare a coloro che già percorrono il cammino d’iniziazione cristiana e a coloro che inizieranno per la prima volta il cammino di fede. Nella celebrazione d’inizio anno catechistico, tre sono stati i segni pensati e presentati per meglio esprimere l’itinerario che, parroco e catechisti insieme, si sono proposti di mettere in rilievo nell’anno che sta per cominciare: illumina tutto il reale, il suo raggio è incapace di arrivare fino all’ombra della morte, là dove l’occhio umano si chiude alla sua luce. « Per la sua fede nel sole — afferma san Giustino Martire — non si è mai visto nessuno pronto a morire ».[1] Consapevoli dell’orizzonte grande che la fede apriva loro, i cristiani chiamarono Cristo il vero sole, «i cui raggi donano la vita».[2] A Marta, che piange per la morte del fratello Lazzaro, Gesù dice: « Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio? » (Gv 11,40). Chi crede, vede; vede con una luce che illumina tutto il percorso della strada, perché viene a noi da Cristo risorto, stella mattutina che non tramonta. La lampada quindi come segno della luce che è Cristo. 1. il Vangelo, 2. la Lampada della Fede 3. l’immagine del Volto di Gesù. • Il Vangelo: prezioso contenuto dello scrigno in • quanto, concretamente, la “perla preziosa” che non è altro che lo stesso Cristo Gesù e la Sua Parola, la Buona Notizia che Egli è venuto a portare per la salvezza di tutti coloro che l’accolgono con fede; è quel tesoro per cui vale la pena vendere tutto. La sequela del Vangelo susciterà in noi un canto nuovo. Cos’è questo canto nuovo? Papa Francesco ha detto: “Non sono parole, non è una melodia, ma è il canto della vostra vita, è lasciare che la nostra vita si identifichi con quella di Gesù, è avere i suoi sentimenti, i suoi pensieri, le sue azioni. E la vita di Gesù è una vita per gli altri. E’ una vita di servizio”. • La Lampada della Fede: simbolo dell’anno pastorale 2012/2013, indetto dall’Emerito Papa Benedetto XVI. Egli, insieme a Papa Francesco, ha scritto l’enciclica “Lumen fidei”. Successivamente Papa Francesco ha consegnato tale enciclica al popolo di Dio (la Chiesa). La lettera enciclica si apre con Nella medesima celebrazione don Michele ha consegnato questo capitolo: il mandato ai catechisti che, accogliendo la chiamata dello Spirito Santo, racconteranno Cristo in tutta umiltà, spogliandosi di se stessi, come il parroco stesso aveva suggerito, nell’ultima riunione, a coloro che hanno ricevuto il mandato. Proprio come la Madre Santissima che, inserita perfettamente, nell’amore trinitario, è icona di perfetta sottomissione alla volontà di Dio. Papa Francesco ha detto: Andate, Senza paura, Per servire. Seguendo queste tre parole sperimenterete che chi evangelizza è evangelizzato, chi trasme e la gioia della fede, riceve gioia. Mirella Spedito L’immagine del Volto di Gesù: Chi ha ascoltato il Vangelo ha ricevuto la luce della fede e ha visto il volto di Dio nel volto di Gesù di Nazareth perchè Gesù è la presenza vera, concreta, tangibile, della manifestazione di Dio nella storia. “Chi ha visto me ha visto il Padre” ha detto Gesù a Filippo. E’ vero che c’è dentro di noi quest’esigenza, questo bisogno, come in Filippo, di vedere il Padre; ma se il Padre è l’Ineffabile, l’Invisibile, l’Onnipotente, l’Immenso, è anche vero che Egli è voluto venire in mezzo a noi e diventare carne come noi, proprio perché, non potendolo vedere direttamente, lo potessimo vedere attraverso Cristo. Il Volto di Gesù è quindi il Volto di Dio e quindi, come ha detto il Santo Padre in un suo discorso: “La fede in Gesù Cristo non è uno scherzo, è una cosa molto seria… Per favore, non “frullate” la fede in Gesù Cristo. C’è il frullato di arancia, c’è il frullato di mela, c’è il frullato di banana, ma per favore non bevete “frullato” di fede. La fede è intera, non si frulla. E’ la fede in Gesù. E’ la fede in Dio fatto uomo, che mi ha amato ed è morto per me…”. 1. La luce della fede: con quest’espressione, la tradizione della Chiesa ha indicato il grande dono portato da Gesù, il quale, nel Vangelo di Giovanni, così si presenta: « Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre » (Gv 12,46). Anche san Paolo si esprime in questi termini: « E Dio, che disse: “Rifulga la luce dalle tenebre”, rifulge nei nostri cuori » (2 Cor 4,6). Nel mondo pagano, affamato di luce, si era sviluppato il culto al dio Sole, Sol invictus, invocato nel suo sorgere. Anche se il sole rinasceva ogni giorno, si capiva bene che era incapace di irradiare la sua luce sull’intera esistenza dell’uomo. Il sole, infatti, non Fuecu nesciu 26 pg 4

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ANDATE E PREDICATE IL VANGELO A TUTTE LE GENTI Sino a qualche decennio fa la conoscenza e l’informazione veniva dispensata e divulgata principalmente da tutte quelle istituzioni - la scuola, la famiglia, la Chiesa - che rappresentano i principali pilastri della nostra società. Oggi le nuove tecnologie ed i relativi strumenti di comunicazione sociale “stanno cambiando non solo il modo di comunicare , ma la comunicazione in se stessa, per cui si può affermare che si è di fronte ad una vasta trasformazione culturale”. Così si esprimeva Papa Benedetto XVI nel suo messaggio per la 45^ Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali. Sono trascorsi ormai cinquanta anni da quando il Concilio Vaticano II volle dedicare un proprio decreto agli strumenti di comunicazione sociale evidenziando l’interesse della Chiesa a “questo settore dell’esperienza umana” arrivando a considerare i mass media «inter mirifica», «tra le meravigliose invenzioni» dell’ingegno umano. Nell’introduzione si legge: ” Tra le meravigliose invenzioni tecniche che, soprattutto nel nostro tempo, l’ingegno umano è riuscito, con l’aiuto di Dio, a trarre dal creato, la Chiesa accoglie e segue con particolare sollecitudine quelle che più direttamente riguardano le facoltà spirituali dell’uomo e che hanno offerto nuove possibilità di comunicare, con massima facilità, ogni sorta di notizie, idee, insegnamenti. Tra queste invenzioni occupano un posto di rilievo quegli strumenti che, per loro natura, sono in grado di raggiungere e influenzare non solo i singoli, ma le stesse masse e l’intera umanità. Rientrano in tale categoria la stampa, il cinema, la radio, la televisione e simili. A ragione quindi essi possono essere chiamati: strumenti di comunicazione sociale.” L’avvento di internet ed il sempre maggiore utilizzo della rete digitale creata dai cosiddetti social network ha ulteriormente ampliato i confini della divulgazione e della conoscenza che può ormai raggiungere in tempo reale ogni parte del pianeta.L’odierna pastorale della Chiesa, presa coscienza della importanza della cosiddetta “comunicazione sociale” punta principalmente la sua opera al fine di assicurarne un uso corretto allo scopo di poter giudicare cristianamente ogni avvenimento. Il rischio, infatti, è che si possa diffondere informazione errata e fuorviante, piena di banalità e volgarità. Papa Benedetto XVI è entrato nella storia per aver attuato una svolta nella strategia comunicativa della Santa Sede. Infatti il 12/12/2012 alle ore 12 (come ha spiegato il Vaticano in coincidenza della ricorrenza della Madonna di Guadalupe) il Papa ha comunicato con il mondo “cinguettando” in otto lingue diverse: “Cari amici, sono lieto di entrare in contatto con voi tramite Twitter. Grazie per la vostra generosa risposta. Vi benedico con il cuore”. Il Papa ha perfino risposto ad una prima domanda dove gli veniva chiesto cosa si poteva fare per vivere meglio l’Anno della Fede nel quotidiano. Il Pontefice rispondeva lanciando nell’etere il primo messaggio di fede “Dialoga con Gesù nella preghiera, ascolta Gesù che ti parla nel Vangelo, incontra Gesù presente in chi ha bisogno”. Anche Papa Francesco il 12 maggio 2013 nel contesto dell’Anno della fede per la 47^ Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali ha scelto un tema che invita a riflettere sui social network: “Reti sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione”. “Non si tratta più di utilizzare Internet come un “mezzo” di evangelizzazione, ma di evangelizzare considerando che la vita dell’uomo di oggi si esprime anche nell’ambiente digitale”. E’ evidente che quando Gesù Cristo disse agli Apostoli “Andate e predicate il Vangelo a tutte le genti sino agli estremi confini della terra” (At 1,8) aveva già previsto tutto. Massimo Di Chiara CARITAS INTERNATIONALIS Caritas Internationalis: nome latino dell’associazione che ha sede in Roma, fondata nel 1951 per volontà della Santa Sede, con la finalità di organizzare gli aiuti e assistere le popolazioni e le minoranze afflitte da gravi problemi di ordine economico e sociale, da discriminazione politica o da conseguenze di guerre oppure colpite da calamità naturali. Nell’area promozionale della Caritas si realizza il compito di animare le comunità ecclesiali alla testimonianza della carità, partendo dai poveri per costruire la “Parrocchia casa e scuola di comunione e missione”, in questa era globalizzata. La missione si svolge attraverso il metodo pastorale dell’animazione: ASCOLTARE OSSERVARE, DISCERNERE. Papa Benedetto XVI, all’inizio del suo pontificato, con la pubblicazione dell’enciclica “ Deus caritas est” ha rimarcatola centralità del servizio della Caritas nella Chiesa:”Abbiamo creduto nell’amore di Dio”. L’amore del prossimo, radicato nell’amore di Dio, é un compito che ogni. singolo fedele e l’intera comunità ecclesiale, a tutti i suoi livelli, devono finalizzare, in maniera organizzata, all’educazione dei principi del Vangelo. Negli Atti degli Apostoli l’attività assistenziale, al pari di quella dell’annuncio della parola e di quella della celebrazione dei Sacramenti, era parte essenziale della Chiesa di Roma, ne era la sua natura e,pertanto, ispirandosi ai valori della comunione e della corresponsabilità, esplicitava la sua missione. Parallelamente la carità della Chiesa deve trovare corrispondenza nella giustizia delle istituzioni, facendo anche opera di educazione alla carità, per consentire una equa distribuzione delle ricchezze e annullare il divario che impietosamente regna tra i ricchi ed i poveri. La sperequazione sociale, oltre a creare uno scompenso nell’economia, impedisce il sorgere della cooperazione tra i popoli e la pace. Non a caso recentemente Papa Francesco, nel ribadire che il principio di carità é amore, ha precisato che “chi governa deve amare il suo popolo - la politica è una delle forme più alte della carità”. Il progetto “economia e comunione” è stato profetizzato da Chiara Lubik, la quale, già nel 1943, partecipando intensamente al disagio dei più deboli e dopo aver visitato le favelas in Brasile,fondò il movimento laico dei “focolarini” ispirato alla dimensione quotidiana e comunitaria della carità fraterna, movimento riconosciuto nel 1962 da Papa Giovanni XXIII. Perché si possa raggiungere una più equa distribuzione delle risorse con il totale coinvolgimento di tutte le nazioni non sarebbe azzardato ed utopistico auspicare la nascita di una “Finanziaria Mondiale” sotto l’egida della Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) perché vengano messe in atto scelte finanziarie eticamente valide nei confronti di tutti i bisognosi, indiscriminatamente, assicurando in tal modo l’amore e la pace, sogno del nostro tempo. Fuecu nesciu 266 pg 5 Maria Palma

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GERMANIA: MERKEL DOPO MERKEL Le elezioni politiche tedesche del 22 settembre scorso hanno rappresentato un appuntamento importante non solo per la nazione germanica, ma anche per l’intera area europea, ormai da decenni strettamente condizionata nel suo assetto economico generale dalle decisioni e dagli orientamenti del governo di Berlino. La consultazione elettorale che ha chiamato i tedeschi a scegliere tra la riconferma del cancelliere uscente Angela Merkel (uscita vittoriosa dalle urne, sia pure con una dura sconfitta per il partito alleato nel governo) o la fiducia allo sfidante Steinbruck è anche un occasione per una riflessione sull’evoluzione storica e gli attuali connotati del sistema politico-istituzionale della Germania, spesso assunto quale possibile modello ispiratore per l’auspicata e da tempo attesa profonda riforma delle strutture politiche italiane. L’attuale stato tedesco, erede diretto dell’antico Reich prussiano attraverso le successive tragiche vicende della Repubblica di Weimar (1918-1933) e del regime nazista (1933-1945), è sorto ufficialmente nel 1949, a seguito della sconfitta di Hitler, con la denominazione di Repubblica Federale Tedesca, inserita nel sistema occidentale imperniato sull’alleanza con gli Stati Uniti d’America, contrapposta alla confinante Repubblica Democratica Tedesca (DDR), di ispirazione comunista, che governava le zone orientali dell’antico territorio tedesco, rimaste nella sfera di influenza sovietica. Tale forzata divisione costituì il simbolo più eclatante della contrapposizione tra i blocchi delle due superpotenze nell’epoca della guerra fredda, accentuata dalla famigerata erezione del muro di Berlino nell’agosto 1961. Con la divisione in due entità politiche differenti e militanti in campi avversi, la nazione tedesca visse quindi sulla propria pelle con più intensa partecipazione la acuta contrapposizione tra mondo occidentale e mondo comunista, che divise l’Europa per oltre 40 anni, in un clima di continua tensione internazionale, che sembrava destinato prima o poi a sfociare inevitabilmente in un nuovo devastante conflitto armato generale. Nonostante la delicatezza del contesto geopolitico, la allora Germania Occidentale seppe rapidamente liberarsi della opprimente eredità nazista ed intraprendere un deciso cammino di rinascita democratica e di impetuoso sviluppo economico, al punto da divenire in pochi anni una vera e propria grande potenza, destinata a svolgere un ruolo preponderante nello scacchiere europeo e mondiale. A questo eccezionale risultato hanno indubbiamente apportato un contributo decisivo la conformazione costituzionale ed il sistema politico della Repubblica tedesca, imperniati su un bicameralismo federale e sull’elezione diretta da parte dei cittadini del capo del governo (cancelliere), attraverso un meccanismo elettorale di tipo proporzionale parzialmente corretto da una soglia di sbarramento, ossia una quota minima di suffragi per la conquista dei seggi parlamentari. Tale peculiare legge elettorale ha Fuecu nesciu 26 pg 6 assicurato nello stesso tempo la stabilità politica (solo in tre occasioni le legislature sono state interrotte anticipatamente rispetto alla canonica durata quadriennale), il corretto avvicendarsi al potere di differenti maggioranze parlamentari e l’effettività della rappresentanza democratica delle varie tendenze presenti nell’elettorato, con indubbio autorevole prestigio delle istituzioni pubbliche. Altrettanto decisivo al riguardo è stato il ruolo svolto dalle due principali forze che fin dall’inizio hanno dominato la scena politica del paese, attraverso anche l’alternanza di fasi di netta contrapposizione e di collaborazione a livello governativo. L’Unione Cristiano Democratica (CDU), federata con la bavarese Unione Cristiano Sociale (CSU), sorta subito dopo l’ultima guerra, comprendente cattolici e protestanti, nella quale da sempre convivono tendenze ideologiche conservatrici e progressiste, ha il merito storico di avere guidato la Germania dalla ricostruzione post-bellica al miracolo economico, soprattutto attraverso l’azione di Konrad Adenauer e Ludwig Erhard, che seppero coniugare il liberismo con un intenso ed avanzato intervento dello stato in campo sociale, soprattutto a tutela delle classi lavoratrici (da ricordare l’introduzione nelle grandi aziende, fin dal 1951, della cogestione tra datori di lavoro e dipendenti). Il Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD), a sua volta erede di una grande tradizione di respiro europeo, ha saputo porsi quale credibile e valida alternativa di governo, soprattutto abbandonando fin dal 1959 ogni riferimento ideologico al marxismo e inserendo anche l’etica cristiana tra i suoi principi ispiratori, e ha poi indirizzato la Germania verso una politica di dialogo con l’area sovietica (nella quale si distinse il cancelliere Willy Brandt, premio Nobel per la pace), mirata alla coesistenza pacifica e alla cooperazione in Europa. Furono così gettate le basi per il grande evento della riunificazione della Germania in un unico stato, compiuta nel 1990 sotto la guida del cancelliere cristiano democratico Helmut Kohl e sostenuta sul piano economico generale anche dall’azione dell’Unione Europea. Negli ultimi due decenni, quindi, la preponderanza politico-economica della Germania si è ulteriormente consolidata, specie se rapportata all’instabilità e alle periodiche difficoltà delle altre potenze europee, e ha consentito ai governi di Berlino di affrontare con minore affanno la grave crisi economica in corso ormai da oltre un quinquennio, condizionando anche l’azione comune al riguardo svolta dalle istituzioni comunitarie e suscitando estese critiche e malumori in diversi paesi per un’attenzione al rigore e all’equilibrio finanziario ritenute eccessive e inadatte a favorire la ripresa. E’ auspicabile, perciò, che il nuovo governo tedesco riesamini questa sua posizione di principio anche alla luce degli interessi dell’intera eurozona, promuovendone un deciso rilancio globale e prevenendo il pericolo di dissesto per i paesi più in difficoltà, tra i quali purtroppo dobbiamo ancora continuare ad annoverare anche la nostra Italia. Giorgio Serafino

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STORIELLA BALNEARE Siamo nell’estate di circa cinquanta anni fa e, solitamente, le cognate Marisa e Nuccia si concedono la gita domenicale al mare che dista meno di dieci chilometri, con i rispettivi figlioli Alba e Tobia gemelli di due anni, Alda ed Eusebia, più grandette, che volentieri si uniscono giocose ai più piccoli cuginetti. Ci pensava lo zio Liborio a fare da angelo custode e da taxista con la sua seicento color grigio-perla, la mitica FIAT con i paraurti cromati rilucenti al sole. A conti fatti la vettura è strapiena: tre adulti e quattro bambini, di cui solo due di 10 e 12 anni. Lascio immaginare la gran festa di quelle domeniche con i bambini, nonostante la grande attenzione dei genitori verso i figli/nipoti. Si partiva il più presto possibile, non oltre le otto e mezza alla volta del Pilone per rimanervi fino a mezzogiorno massimo, infatti, non c’era l’ora legale e si preferiva tornare alla casa vicino alla “chianca de l’ora” prima che il solleone potesse far male ai più piccoli. Gli altri giorni della settimana erano lavorativi per tutti e quindi il mare si vedeva da lontano: il panorama dai colli è sempre inconfondibile e suggestivo con i giardini sotto le mura e la distesa di ulivi e di mandorli fino al mare. Una vera gita rilassante per tutti, con poco traffico all’andata e al ritorno, con poca gente sul lido dove era facile piantare l’ombrellone nel posto più solito e adatto ai bambini, dove si poteva udire il ribattere delle onde e le voci dei bambini scandite dal ritmo dei semplici giochi, sentire la carezza della brezza marina, respirare e annusare l’odore buono e sano dell’aria iodata. Per strada si poteva incontrare soltanto qualcuno in bici o qualche giovanotto con la motoretta o con la vespa – la Piaggio – dove l’audace fidanzatina vi montava di traverso sul sellino posteriore, cingendolo al fianco per fare presa e non cadere. Ebbene, una di queste domeniche il giovane parroco che era andato anche lui al lido per la sua gita domenicale - avendo già celebrato messa di buon’ora alle sette in punto – incontrò le famigliole di questi sui cari fedeli - i più piccoli li aveva battezzati proprio lui - mentre si stavano rassettando i teli da mare e l’ombrellone che solitamente prendeva in carico lo zio Liborio; si sentì, perciò, spinto ad offrire la sua collaborazione sulla via del ritorno spiegando il suo ombrello scuro per fare ombra ai piccoli perché quel giorno, a suo dire, il sole picchiava veramente forte. Così si compose la scena del prete vestito della sua tonaca lunga e nera che procedeva a passo ieratico con l’ombrello spiegato fra le due madri che reggevano in braccio i più piccoli, mentre le sorelline più grandette saltellavano avanti a tutti loro e dello zio con gli accessori al seguito. La strada fino al parcheggio della seicento non era affatto lunga ma passava nelle vicinanze di una semplice abitazione di pescatori che stavano rassettando e riparando le reti per la pesca: uno di loro notò da lontano venire il gruppetto di gitanti, si incuriosì tanto alla scena del prete tra le giovani madri con le bambine sotto l’ombrello che, riconosciuto essere il parroco amico, con ossequio e riverenza esclamò: “don Camillu, e ci ste passa Criste?”. by Saper L’ARTE POETICA Osare quando Quando nella vita di Te ci ricordiamo nella preghiera osiamo dire: Padre nostro. Quando nell’angoscia a Te ci rivolgiamo con quale faccia osiamo chiamarti: Padre nostro? Ecco che innanzi a Te la maschera gettiamo e, già contriti, osiamo chiamarti: Padre nostro. Tu, Padre, sempre accogli le semplici domande di grazia e di salute di chi a Te s’affida. Nessuno inutilmente percorre la sua strada, ciascuno è sostenuto dal soffio tuo vitale. Nel chiasso e nel travaglio dei tanti giorni in terra tu solo ci consoli nel dono del silenzio. Poi, quando il tempo stringe ed il silenzio inonda la nostra mente affonda nell’intimo mistero. Così trasfigurati la tua parola udiamo ed a labbra appena socchiuse diciamo: Padre nostro. by saper Fuecu nesciu 26 pg 7

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ATTIVITÀ programma di santa visita pastorale che si svolgerÀ nei giorni 25-26-27 ottobre C O L L A b O R I A M O VENERDI’ 25 ma na: pomeriggio: ore 10,00 - 12,00 visita agli ammala isita agli ammala ore 17,00 il Consiglio Pastorale desidera incontrare Sua Eccellenza ore 18,30 Santa Messa con accoglienza ore 19,30 Assemblea parrocchiale ore 09,30 - ore 10,30 visita presso Scuola Materna ed Elementare ore 11,30 momento di preghiera presso Ospedale Vito Fazzi ore 16,30 – 18,00 incontro e momento di festa con i bambini della catechesi e loro genitori ore 18,30 Santa Messa per i gruppi della parrocchia ore 20,00 FESTINSIEME con il nostro Padre il Vescovo Domenico ore 10, 30 Santa Messa di chiusura della Visita Pastorale SABATO 26 ma na: pomeriggio: DOMENICA 27 ma na: SI RICOMINCIA MA… ma a chi tocca? Questa è la storia di quattro fratelli di nome: Ognuno, Qualcuno, Chiunque e Nessuno. C’era da fare un lavoro importante e a Ognuno fu chiesto di farlo. Chiunque era sicuro che Qualcuno l’avrebbe fatto, ma Nessuno lo fece. Qualcuno si arrabbiò a causa di ciò perché era un lavoro di Ognuno. Ma Ognuno aveva pensato che Chiunque avrebbe potuto farlo; Nessuno si rese conto che Ognuno non l’avrebbe fatto. Andò a finire che Ognuno biasimò Qualcuno, quando Nessuno fece ciò che Chiunque avrebbe potuto fare. Morale: se Ognuno facesse quel che dovrebbe fare, se Qualcuno desse una mano, se si avesse fiducia in Chiunque, Nessuno criticherebbe, e la nostra Parrocchia sarebbe veramente la casa di ognuno dove chiunque potrebbe sentirsi a casa. Numeri utili Parrocchia San Bernardino Realino Via degli Oropellai,10 73100 Lecce tel 0832/359014 cellulare 3389769293 Sito internet parrocchiale www.sanbernardinorealino.com Orario delle Sante Messe Domenica giorni feriali ore 8,30 - 10,30 - 18,30 ore 18,30 Adorazione Eucaristica Ogni Giovedi ore 19,00 email donmichele@sanbernardinorealino.com sanbernardinorealino@gmail.com Fuecu nesciu 26 pg 8 Si cercano persone per il coro PROVE mARTEDI ORE 19,00 Composizione Giovanni Contino

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