FUECU NESCIU 25

 

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Giornale periodico

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GRAZIE BUON DIO PER QUELLO C H E FA I P E R N O I Carissimi, come tutti gli anni, la solennità del nostro patrono San Bernardino Realino chiude le fatiche pastorali e ci proietta verso le vacanze estive, durante le quali possiamo ritemprare il nostro corpo ma principalmente il nostro spirito. Quest’anno voglio ringraziare il nostro Buon Dio per i grandi benefici e traguardi che ci ha permesso di raggiungere, ma anche per le numerose prove, attraverso le quali siamo cresciuti, principalmente in questo anno della fede. Carissimi, in questo anno siamo venuti in possesso, grazie all’impegno diretto del primo cittadino di Lecce, della gestione di un campo di calcetto, inaugurato nel mese di ottobre, che non molte parrocchie possiedono e che ha arricchito la nostra parrocchia nel servizio al territorio. Lavorare per arricchire la nostra comunità di servizi utili per l’aggregazione e per la crescita fraterna non può che essere un motivo di gioia. Ho solo un grosso rammarico in merito, e cioè che a volte, affacciandomi per osservare le partite, sento bestemmiare. A questo proposito, credo che occorra correggersi nella fraternità, la volgarità non appartiene allo spirito del cristiano e chi non ritiene di essere tale rispetti la vicinanza di luoghi di culto. Carissimi, come non ricordarvi che quest’anno, per la prima volta, festeggiamo la solennità del nostro santo patrono nel nuovo complesso parrocchiale consacrato dal nostro Arcivescovo il 25 aprile scorso con una solenne e partecipata celebrazione. Credo sia un grosso motivo di gioia e orgoglio, visto che dopo una lunghissima attesa durata circa quarant’anni e vissuta principalmente dai più anziani, ora la parrocchia possegga un complesso liturgico pastorale non inferiore ad altre parrocchie particolarmente apprezzate. Carissimi, ora che siamo riusciti, in questi sette anni che sono a vostro servizio e guida, a realizzare le strutture, dobbiamo puntare ad un ulteriore e ancor più privilegiato obiettivo e cioè quello di rendere la nostra parrocchia, come ci ricorda il nostro Vescovo nella lettera pastorale, “luogo fondamentale per la comunicazione del Vangelo e la formazione della coscienza credente”, “una comunità aperta che sappia stare sulla strada degli uomini e sappia cogliere domande e attese, che legga con simpatia e delicata attenzione il bisogno che tanti si portano dentro, che diventi veramente la fontana a cui tutti i passanti assetati o stanchi possano attingere”. Possiamo prendere queste sollecitazioni per costruire la nostra parrocchia non come contenitore ma come contenuto di una vita forgiata dalla Parola di Dio e prepararci ad accogliere tra noi il nostro Arcivescovo Domenico per la visita pastorale che si terrà a fine ottobre. Buone vacanze estive Don Michele Periodico della parrocchia San Bernardino Realino in Lecce N° Luglio 2013 In questo numero: 2 25 La Nuova Chiesa Varie

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SEMPRE NEI NOSTRI CUORI Scrivo in prima persona, ma sono certa di interpretare i sentimenti e gli stati d’animo delle tante persone che ti hanno voluto bene e che il 7 giugno scorso erano presenti per darti l’ultimo saluto...ed erano davvero in tante! E’ passato quasi un mese e ancora non sembra vero. E’ assurdo che una persona così dinamica, esuberante, piena di vita, abbia chiuso i suoi occhi per sempre. Ma chi è donna o uomo di fede sa che non è tutto finito e che tu adesso sei tornata alla casa del Padre e che sei sempre presente tra noi e soprattutto nella tua splendida famiglia, per la quale ogni giorno ti facevi in quattro e alla quale, conoscendoti, sono certa che tu non abbia mai fatto mancare nulla, perché tu eri così: sempre presente per tutto e per tutti! Solo una cosa è finita, la tua sofferenza, che hai affrontato con coraggio e per la quale hai combattuto tanto...per noi la forza e la determinazione, con le quali hai affrontato e sopportato la tua croce, sono d’esempio. In questi ultimi anni ho avuto modo di conoscerti bene, di apprezzarti, di capire che oltre alla tua bellezza fisica, c’era in te una persona tanto cara, un’amica. Come dimenticare le tante serate passate insieme a provare per le varie commedie, le risate tra una battuta e l’altra, le patatine e le fave fritte che sgranocchiavamo e che tu ti preoccupavi di distribuire a tutti; per me saranno momenti indimenticabili. Gli ultimi giorni prima di andare in scena allestivamo il palco e tu mi dicevi sempre: «Gabriella, mi raccomando suggerisci bene»... suggerimenti dei quali non avevi bisogno, perchè entravi talmente tanto nella parte che ricordavi perfettamente dalla prima all’ultima battuta. Il personaggio della Tora, rimarrà sempre legato alla tua persona. Eppure ancora mi sembra di sentirle le tue parole, come se risuonassero nelle mie orecchie. Non sarà facile non averti più tra noi, non lo sarà soprattutto per la tua famiglia e per chi viveva con te quotidianamente, ma la certezza che tu adesso stai bene, che non stai soffrendo più, deve essere la forza per andare avanti. Ti ricorderemo sempre così, la Mariarosaria che abbiamo conosciuto tutti, con la tua allegria, con la tua simpatia, che saranno sempre indelebili nella nostra mente. Ora che sei nella gloria di Dio, di quel Dio nel quale crediamo e nel quale anche tu hai sempre creduto, proteggi, assisti e prega per la tua famiglia e per tutti noi... con la certezza che anche lassù starai rallegrando gli altri angeli come te, proprio come facevi qui con noi. Resterai sempre la nostra Mariarosaria... unica, indimenticabile e insostituibile. Gabriella Licheri CELEBRAZIONI NELLA NUOVA CHIESA Prima Comunione Fuecu nesciu 25 pg Matrimonio 2

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QUANDO ARRIVA UN OSPITE NON GRADITO Quando qualcuno, che non aspettavi, arriva a casa tua e vi prende dimora, lasciando intendere che lo farà per non si sa quanto tempo, senza dubbio sconvolge tutti i tuoi piani. L’ospite, però è sacro e bisogna trattarlo con riguardo, anche se è difficile comportarsi adeguatamente, specialmente se non si conoscono bene le sue abitudini e i suoi gusti. Certo è che gli devi tutte le attenzioni possibili; ti ritieni in dovere di accertarti che non gli manchi (al massimo delle tue possibilità), quello che consente a ogni individuo una vita confortevole. La vita familiare, che è caratterizzata da regole e ritmi tipici della propria quotidianità, è sicuramente messa a dura prova. La vita ordinaria di tutta la famiglia è messa in subbuglio perché è richiesto un ripensamento totale di ogni abitudine. I bisogni di ognuno passano in secondo piano rispetto ai bisogni dell’ospite che, incurante dei disagi che ha creato, se la gode e pretende, solo per lui, educazione, cortesia e attenzioni. Peggio è quando l’ospite, oltre ad essere inatteso, è anche non gradito. E come l’ospite inatteso, non gradito e prepotente, si comporta la malattia che, irrompendo come un cataclisma, porta con sé paura, ansia e la prospettiva della morte. Essa condiziona la quotidianità e la vita relazionale della famiglia; pretende per se tutte le attenzioni e non permette a nessuno di trascurarla. Quando arriva, è necessario conoscerla bene, fare per lei il meglio possibile e prendere coscienza che, finché c’è lei, il nostro tempo non ci appartiene perché è a lei che va dedicato. Si verifica così un passaggio violento dall’ordine al caos, dalla tranquillità di una vita serena, che abbiamo noi stessi pianificata (magari per un tempo senza confini), alla consapevolezza del nostro limite umano che ci mette di fronte alla realtà della nostra natura mortale. Scatta allora nei familiari, la forza di tenersi insieme, di far prevalere l’amore alla rabbia, la lucidità alla paura e la priorità di sostenere, con una carica di amore e fiducia nel buon esito, il malato. L’irrompere della malattia ci fa rendere conto che la nostra vita, con i suoi desideri e le sue delusioni, le sue scoperte e le sue pause, le sue paure e le sue ironie, i suoi entusiasmi e i suoi fallimenti, passa velocemente; che siamo creature destinate a finire, anche se dentro di noi c’è l’aspirazione all’infinito; ci sentiamo proiettati verso qualcuno o qualcosa o un dove che non ha né principio né fine, che è pace e amore, benessere totale: verso Dio. E si combatte per vincere la malattia affidandosi a quanto di meglio la scienza medica dispone a riguardo ma soprattutto si sente il bisogno di rimettere se stessi e l’intera situazione nelle mani di Colui che ci ha creati e che ha stabilito per noi un corpo mortale. “Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà. ”. Mai, come nella circostanza della malattia, risuonano significative queste parole di Gesù, riportate in Mt. 24,42. Con queste parole Gesù ci sollecita alla conversione; discretamente ci chiede di spalancare il cuore, di aprire gli occhi, di lasciare emergere il desiderio di un incontro esclusivo con Lui; ci richiama all’ascolto della Parola e ad intrattenerci con Lui nella preghiera. Inevitabilmente rivisitiamo tutti i doni che abbiamo ricevuto cominciando dal dono della vita; ci ricordiamo di tutti coloro che abbiamo amato e di coloro che ci hanno amato, di tutte le persone buone che ci hanno aiutato a crescere e a maturare nella fede, ai Sacramenti ricevuti – segni di salvezza -, all’offerta che Egli fa di se stesso nella S. Messa. E nel cuore esplode il ringraziamento e la lode per il nostro Signore. Lo riconosciamo totalmente Amore e rimettiamo la nostra vita e quella dei nostri cari nelle Sue mani. Affidiamo a Lui l’esito di tutto quanto sta accadendo sapendo che sarà quello giusto per noi e che le prove che siamo chiamati ad affrontare sono come una misteriosa pedagogia, una grande conferma affinché ciascuno di noi recuperi il giudizio vero della fede e l’ideale vero della vita, che è il rapporto con Lui. Grazie, Signore, per tutte le occasioni che mi offri, per tutte le strade che apri davanti a me e per quelle che chiudi, per tutte le prove che devo sostenere ma che mi aiutano ad entrare in intimità con Te. Mirella Spedito Fuecu nesciu 25 pg 3

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ALLA RISCOPERTA DELLA FEDE Siamo nell’anno della fede, anno indetto dal Papa Benedetto XVI, che ha rivolto a tutti i cristiani l’invito a dedicare quest’anno ad una riflessione seria e attenta sulla nostra fede. Esso ha avuto inizio l’11 ottobre 2012, nel cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, e terminerà nella solennità di nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo, il 24 novembre 2013. Nella lettera apostolica “Porta Fidei”, scritta da Benedetto XVI, al n.9 si legge «Riscoprire i contenuti della fede professata, celebrata, vissuta e pregata, e riflettere sullo stesso atto con cui si crede, è un impegno che ogni credente deve fare proprio, soprattutto in questo anno». andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6, 68), «Signore Tu sai tutto! Tu sai che io ti amo» (Gv 21, 17). Queste frasi del Vangelo dovrebbero far breccia nel cuore di ogni uomo. Con la celebrazione della Santa Messa, la grande famiglia dei pellegrini si è radunata alla mensa Eucaristica nutrendosi del corpo di Cristo e concludendo così la prima giornata del nostro pellegrinaggio. All’indomani, con solerzia e con immensa gioia, abbiamo occupato Piazza San Pietro nell’attesa dell’udienza col Santo Padre e della reale conoscenza della figura di Papa Francesco, Papa amato da tutti, grandi e piccoli. Nel percorrere la piazza gremita di persone, per il suo saluto, Papa Francesco, con molta tenerezza, abbracciava i bambini. Dopo la proclamazione della Parola di Dio, tratta dalla Prima Lettera ai Corinzi (cap.12), il Papa ha iniziato la catechesi soffermandosi su un’espressione con cui il Concilio Vaticano II indica la natura della Chiesa: quella del corpo, in quanto è corpo di Cristo. L’immagine del corpo ci aiuta a capire questo profondo legame Chiesa-Cristo che S.Paolo ha scritto nella Prima Lettera ai Corinzi. Il Papa ha sottolineato che il corpo ci richiama ad una realtà viva; la Chiesa non è un’associazione esistenziale, culturale o politica, ma è un corpo vivente che cammina e agisce nella storia. E questo corpo ha un capo: Gesù, che lo guida, lo nutre e lo sorregge. Rimaniamo uniti a Gesù, fidiamoci di Lui, orientiamo la vita secondo il Vangelo, alimentiamoci con la preghiera quotidiana, l’ascolto della Parola di Dio, la partecipazione ai sacramenti. Papa Francesco ha continuato la catechesi dicendo che nella Chiesa c’è una varietà, una diversità di compiti e di funzioni, non c’è la piatta uniformità, ma la ricchezza dei doni elargiti dallo Spirito Santo. Tutti devono concorrere a formare un unico corpo vitale profondamente legato a Cristo. L’unità è una grazia che dobbiamo chiedere al Signore, perchè ci liberi dalla tentazioni, dalla divisione e dagli egoismi. A conclusione il Papa ci ha esortati a non far soffrire il corpo della Chiesa, ad essere membra vive legate da un’unica forza, quella dell’amore che lo Spirito Santo riversa nei nostri cuori (cfr Rm 5, 5). Concetta Baglivo La Chiesa di Lecce, nei giorni 17 e 18 giugno scorsi, si è messa in cammino, come pellegrina, per raggiungere Roma sotto la guida del nostro Arcivescovo Mons. Domenico D’Ambrosio, per rinnovare e professare la fede sulla tomba di Pietro. Il pellegrinaggio è una tappa fondamentale nella vita di ogni singolo uomo, in particolare nella vita di tutti coloro che sono animati da uno spirito religioso, per pervenire alla radice apostolica della loro fede; per altri, per la ricerca di un incontro con la fede, forse per la prima volta; per altri ancora, per recuperare la fede perduta dopo averla abbandonata. Nella Basilica di San Pietro ci siamo soffermati a lungo vicino la tomba dell’Apostolo, primo Papa della storia, perchè ognuno potesse rinnovare la propria professione di fede e poter dire, come ha detto Pietro a Gesù: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16, 16), «Signore da chi Fuecu nesciu 25 pg 4

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CREA SILENZIO Si sa che ogni opera umana è accompagnata da un lungo corteo di critiche a varia coloritura, dall’inizio, durante e al compimento dell’opera, con un picco allo svelamento della stessa: gli esperti della critica si succedono, si aggiungono e scambiano come nella schiera dei pellegrini in una sacra processione. Se si potesse misurare il volume di tutte le parole, supererebbe certo quello dell’opera stessa, se le parole pesassero come le pietre l’edificio crollerebbe sotto il peso delle critiche. Ma tant’è la ragione umana anche di fronte ad un’opera che nel progetto è definita “edificio sacro”, la dimora di Dio, Domus Dei. Materialmente è un insieme di pietre squadrate, levigate, unite secondo un calcolo fondato su regole dell’ingegno umano, a racchiudere uno spazio che poi verrà consacrato e diverrà veramente e per fede dimora di Dio. La mente dell’artista - ingegnere, architetto, scultore - dal momento che si accinge a delineare un progetto stabilisce una specie di contatto mistico, volente o nolente, è come se si mettesse in ascolto di Dio. In effetti ciò è testimoniato da Matisse:«Io medito e lascio penetrare in me ciò a cui do inizio. Io non so se ho o no la fede. […] L’essenziale è di lavorare in uno stato di spirito, prossimo a quello della preghiera. Ho detto, a Picasso: Sì, io faccio la mia preghiera, e voi anche, e voi lo sapete molto bene: quando tutto va male, noi ci gettiamo nella preghiera, per ritrovare il clima della nostra prima comunione. E voi lo fate. Voi anche. Non mi ha detto di no. In fondo, Picasso, non dobbiamo fare i maligni. Voi siete come me: ciò che noi tutti cerchiamo di ritrovare nell’arte, è il clima della nostra prima comunione». Poi nello spazio di questa casa di Dio verranno celebrati tanti e tanti riti, sacramenti, vi si recheranno tante persone credenti e non credenti, alla ricerca di un contatto con il trascendente, echeggeranno le tante preghiere della gente semplice: la visione della croce in alto nel centro dello sfondo dell’altare (il presbiterio) fa veramente una grande impressione. Ed in effetti riporto la testimonianza di una nostra parrocchiana nel giorno della consacrazione della nuova chiesa parrocchiale di San Bernardino Realino, la quale si era visibilmente commossa fino al pianto che venne osservato dall’amica che le stava accanto e non si spiegava il motivo. La vista del Crocifisso che domina lo spazio dall’alto di quel nuovo Golgota, sospeso tra il cielo a la terra, aveva suscitato una forte emozione in lei abituata a vederlo, come tutti, più da vicino come stava nella sede dell’edificio (la vecchia sede) il giorno prima. Gli occhi della fede fanno vedere ciò che alla ragione di regola sfugge e tutto si traduce in un movimento interiore che porta naturalmente al pianto nel momento in cui si è compreso il senso della propria condizione e lì di fronte a Lui si rimane in silenzio. Non più critiche, ma silenzio ed il silenzio diventa preghiera. “Se fossi medico e uno mi domandasse un consiglio, gli risponderei: crea il silenzio! Così soltanto si può udire la parola di Dio”, soleva affermare S. Kierkegaard. Solo qualche giorno prima di conoscere questa testimonianza avevo scritto pochi versi ispirati a quel crocifisso, mentre mi trovavo su al coro nel corso della messa domenicale. Quel fascio di luce sul crocifisso glorioso innalzato lassù è preghiera continua dall’alba al tramonto; e quando fa buio la luna prosegue silenziosa in preghiera fino all’aurora, come Maria ai piedi della croce, mentre il creato sogna. Salvatore Perfetto ALLA NOSTRA CHIESA Mattone su mattone si è costruita una chiesa, che è stata per noi tanto attesa: Eccola! È con noi! Entrando vedi una statua che raffigura San Bernardino Realino, girandoti vedi un bagliore: l’interno della nostra grande chiesa. Ha l’altare che è come quello di un tempio. Insomma, la nostra chiesa è un vero successo! La Domenica vai nel tuo posto e senti le voci del nostro bellissimo coro. Guardi in alto e vedi l’illuminato crocifisso che è stato per noi una lunga storia. La nostra chiesa è qualcosa di speciale che non ci toglierà mai nessuno. Perché la chiesa è un punto di riferimento della vita che mai si cancellerà dal nostro amore. Infine c’è il nostro Don Michele che con la sua voce insegna come Gesù è facile capirlo, però nel mondo c’è tanta sofferenza, e con i suoi tanti sacrifici sono certo che nessuno soffrirà più. Francesco Tortorelli (9 anni) Fuecu nesciu 256 pg 5

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VENT’ANNI SENZA LA D.C. Sono trascorsi oramai venti anni dallo scioglimento della Democrazia Cristiana e dalla conclusione dell’esperienza del partito unico dei cattolici, che aveva dominato la vita politica e istituzionale italiana per poco meno di mezzo secolo. Il passare del tempo consente una maggiore serenità ed obiettività nel giudicare quella particolare fase storica del nostro paese, che ha inciso significativamente sul sempre controverso rapporto tra fede e politica, particolarmente delicato e di difficile gestione soprattutto nel contesto italiano. Pur nella persistenza di interessi e posizioni di parte che rendono questo argomento terreno di ferventi contrasti e polemiche tutt’ora accese, è indubbio che la parabola politica della D.C. abbia rappresentato comunque una tappa fondamentale nella storia contemporanea del nostro paese, segnandone indelebilmente il destino di nazione democratica, inserita tra le principali potenze economiche mondiali. La vicenda del partito unico dei cattolici italiani, sia pure di per sé complessa nei suoi sviluppi dipanatisi nell’arco di cinquanta anni, può essere sinteticamente giudicata, distinguendone gli aspetti positivi dai connotati negativi, che costituiscono tutt’ora il lascito storico della D.C. allo stato repubblicano. Al di là delle passioni di parte, non si può oggi non riconoscere alla Democrazia Cristiana il fondamentale merito storico di avere costituito una casa politica comune per i cattolici italiani, idonea a rappresentarne i valori e le istanze fondamentali in ambito istituzionale, sintetizzando con sufficiente forza aggregatrice le varie posizioni ideologiche presenti nella comunità dei credenti. La varietà del patrimonio ideale e dei valori socio-economici di riferimento delle diverse esperienze ecclesiali e spirituali trovò nella D.C., soprattutto nei primi venti anni della sua attività, un’efficace sintesi unitaria (prioritariamente imperniata sull’antifascismo e sull’anticomunismo), sulla cui base fu elaborata una piattaforma programmatica indubbiamente avanzata e destinata ad ispirare l’azione di governo degli statisti cattolici nella difficile fase della ricostruzione post-bellica e della promozione dello sviluppo economico, anche per quelle aree rimaste da secoli arretrate. L’opera politica di uomini come Alcide De Gasperi, Ezio Vanoni, Giorgio La Pira, Enrico Mattei, Amintore Fanfani, Giuseppe Dossetti, l’appena scomparso Emilio Colombo e Aldo Moro, insieme ai tanti dirigenti e militanti che credettero onestamente all’importanza del ruolo politico dei cristiani, consentì al partito dei cattolici di acquisire una solida ed autorevole base ideologica e di porsi quale affidabile forza di governo, capace di avviare e sviluppare negli anni un’ampia azione di rinnovamento e di riforma delle strutture economico-sociali del nostro paese. In proposito, non si possono dimenticare, tra le conquiste dell’epoca democristiana, la riforma agraria, gli interventi della Cassa per il Mezzogiorno, la politica energetica dell’ENI, il progressivo accrescersi della tutela giuridicosociale dei lavoratori, l’introduzione delle imposte personali sul reddito, la politica industriale e lo sviluppo delle imprese pubbliche, la salvaguardia della laicità dello stato, il ruolo fondante nella costruzione dell’integrazione europea, che hanno trasformato profondamente l’Italia, fino a farla assurgere a vera e propria potenza economica Fuecu nesciu 25 pg 6 internazionale. Sul piano prettamente politico, il partito democristiano, sotto la guida dei suoi uomini migliori, seppe costituire un concreto esempio di forza democratica anche nei suoi rapporti interni, sviluppando un’articolata rete di correnti, inizialmente espressione di autorevoli e rispettabili peculiari visioni culturali dell’impegno politico dei credenti, che in un sempre vivace e paritario rapporto dialettico contribuirono validamente ad orientare l’azione e la presenza del partito nella società secondo un’ottica interclassista, idonea a favorire uno sviluppo globale e un benessere diffuso a beneficio di tutti i ceti. Accanto a questi aspetti positivi dell’esperienza democristiana, la storia del partito cattolico in Italia deve anche purtroppo registrare numerose degenerazioni rispetto all’iniziale ispirazione ideale, che col passare degli anni ed il consolidarsi della pratica di potere derivante dalla stabilizzata posizione di forza di maggioranza nel paese, sfociarono in diffusi fenomeni di malcostume, corruzione, clientelismo, sconsiderata gestione di risorse pubbliche a fini elettorali, offuscando gravemente l’immagine della D.C. e rischiando di screditare l’intero impegno politico dei credenti. Queste deviazioni, pur non esclusive della D.C., finirono con l’ingenerare nella grande maggioranza dell’opinione pubblica la convinzione che i gravi problemi del nostro paese fossero sostanzialmente da addebitare alla criticabile pratica di governo di questo partito, molti esponenti del quale furono, soprattutto negli ultimi decenni, protagonisti di clamorosi casi di corruzione, malversazione e addirittura connivenza e complicità con la criminalità organizzata (soprattutto in alcune aree ancora depresse del paese). Tale involuzione, oltre ad un naturale processo di inaridimento della capacità di proposta politica, determinò un progressivo esaurimento della vitalità ideologica e minò alle fondamenta le strutture di base del partito, fino al suo definitivo scioglimento nel 1993. Un completo ed obiettivo bilancio della presenza unitaria dei cattolici nella politica italiana è forse ancora prematuro sul piano prettamente storico, anche se è indubbio che l’operato delle forze politiche che in qualche modo hanno preteso di subentrare alla D.C. nel ruolo egemone da essa svolto per mezzo secolo ha fatto spesso rimpiangere il defunto partito sotto diversi punti di vista. Né la scomparsa della D.C. ha fatto sparire i mali della politica italiana, che anzi si sono mantenuti sostanzialmente intatti, come anche dimostra l’attuale fase della nostra democrazia. In ogni caso, sembra indubitabile che l’esperienza della Democrazia Cristiana non sia più ripetibile né proponibile, vista l’estrema difficoltà di concepire nella società italiana di oggi una presenza unitaria dei credenti nella vita politica ed istituzionale. Ma i valori di fondo dell’ideologia democristiana, saldamente ancorati ad una moderna visione della dottrina sociale della Chiesa, sono certamente divenuti patrimonio comune della cultura politica del nostro paese, e dopo avere ispirato i principi della Costituzione della Repubblica, possono continuare ad orientare l’azione di tutti coloro (credenti e non) ancora disposti a spendersi personalmente per restituire prestigio ideale e morale all’impegno civile per il futuro del nostro disastrato paese. Giorgio Serafino

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SPAZIO GIOVANI “SONO ANDATI A PRENDERLO QUASI ALLA FINE DEL MONDO” Ho sempre pensato, in questi 26 anni della mia vita, che la forza dirompente di un messaggio risieda, oltre che nella sua capacità di toccare le corde del cuore, nello sforzo del mittente di incarnare con la propria esistenza, con i propri gesti, con la propria quotidianità, quanto si esprime attraverso le parole. Ed è proprio questa capacità, questa fedele corrispondenza tra logos e azione che rende il messaggio di Papa Francesco straordinariamente vivo e attuale, in grado di penetrare anche nelle anime di tutti quei giovani che, per lungo tempo, avevano lamentato il distacco della Chiesa dalla povertà della novella evangelica, dall’essenzialità della carità e del servizio apostolico. La scelta di una croce in ferro (in luogo della croce d’oro generalmente prevista per i Papi), la rinuncia al lussuoso appartamento pontificio in Vaticano, la commovente offerta di una sedia e di un panino ad una guardia svizzera in servizio presso la sua stanza: queste solo alcune delle tappe essenziali di un percorso di riavvicinamento tra il Pontefice e la gente comune, tra i giovani e la Chiesa. Un percorso che può cogliersi in tutta la sua potenza e la sua incisività nelle bacheche virtuali dei ragazzi di tutto il mondo, straripanti di messaggi del nuovo Pontefice, così come nella loro diffusa riscoperta dell’istituzione ecclesiastica e del ruolo di Cristo. Segnali limpidi di un cambiamento necessario che non può e non deve tacersi, ma che, al contrario, dev’essere gridato al mondo con la gioia propria di ogni cristiano. Ora non resta che proseguire, senza timore, sul sentiero di fede e di umiltà tracciato da Papa Bergoglio, avendo ben in mente la prossima fondamentale tappa del cammino: la Giornata Mondiale della Gioventù, dal tema “Andate e fate discepoli tutti i popoli”, che si terrà a Rio de Janeiro dal 23 al 28 luglio prossimo. Lì bisognerà esserci, con il corpo o, quantomeno, con il cuore, per poter trasformare il sogno di una ritrovata gioventù cristiana in una splendida realtà. Grazie Papa Francesco! Simone De Blasi IL CIMITERO DEI LIBRI DIMENTICATI Un’espressione così suggestiva, e per certi versi un po’ macabra, sta ad indicare una tetralogia letteraria dello scrittore contemporaneo Carlos Ruiz Zafòn. Non so spiegare il motivo, ma con l’arrivo dell’estate sembra che i suoi romanzi emettano un richiamo inconfondibile, che dall’alto della mensola su cui sono sistemati, giunge alle mie orecchie, o al naso potrei dire. Perché la carta emana un’essenza particolare, a volte non proprio gradevole, che però è allo stesso tempo rigenerante. Come direbbe Zafòn: “Entrai nella libreria e aspirai quel profumo di carta e magia, che inspiegabilmente a nessuno era ancora venuto in mente di imbottigliare.” E l’estate è il periodo ideale per leggere, magari sdraiati sotto l’ombrellone, e ancor più per immergersi, letteralmente, in uno qualunque dei romanzi dell’autore spagnolo. Il suo sì, è senza dubbio un dono, un talento molto raro sulla scena letteraria odierna, che sforna i Moccia, le Stephenie Meyer o, più di recente, le E.L. James di turno per trarne film scadenti per teenager. Tra le sue pagine scorre magia. Per tornare al Cimitero dei libri dimenticati, il ciclo comprende il capolavoro indiscusso “L’ombra del vento” (caso letterario con più di 8 milioni di copie vendute, tradotto in 36 lingue), “Il gioco dell’angelo” e “Il prigioniero del cielo”. L’epilogo della saga non è stato ancora pubblicato. Non starò qui a raccontare o peggio a svelare la trama dei vari romanzi, anche perché per la sua complessità sarebbe impossibile, e poi la loro bellezza e il loro fascino stanno nello scoprire poco alla volta, pagina dopo pagina, rigo dopo rigo le sorprese e le emozioni che la storia nasconde e sa regalare al lettore. Le parole più appropriate le ha trovate un grande, un maestro del gotico come Stephen King, a proposito de “Il prigioniero del cielo”: “ Se qualcuno pensava che l’autentico romanzo gotico fosse morto nel XIX secolo, questo libro gli farà cambiare idea. Un romanzo pieno di splendore e di trappole segrete in cui perfino le trame secondarie hanno altre sottotrame. Nelle mani di Zafòn, ogni scena sembra provenire da uno dei primi film di Orson Welles. Bisogna essere davvero un romantico per apprezzarne tutto il valore, ma, se lo si è, allora è una lettura strabiliante”. Fuecu nesciu 25 pg 7 Agnese Centonze I

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FINALMENTE LA CHIESA NUOVA!!! La nostra comunità parrocchiale ha finalmente raggiunto un traguardo straordinario, atteso da oltre quaranta anni: LA NUOVA CHIESA, solennemente consacrata dal nostro Arcivescovo il 25 aprile scorso durante una cerimonia partecipata e con la presenza di diversi sacerdoti e di autorità civili, e di un enorme numero di fedeli. Con questa consacrazione si è realizzato il sogno di avere un edificio di culto adeguato, che il nostro Parroco ha colto fin dal suo arrivo e ha tenacemente perseguito in tutti questi anni, superando notevoli difficoltà. Lo stesso Arcivescovo, durante la consacrazione, ha sentito la necessità di sottolineare pubblicamente la caparbietà di Don Michele nel perseguire questo obiettivo, anche a prezzo di momenti di fraterno contrasto con lui stesso, e riconoscendo a posteriori la positività di questo atteggiamento. La corposa liturgia di consacrazione ha suscitato enorme emozione in tutti i parrocchiani, già di per sé felici per la consistenza strutturale e tecnica del nuovo edificio di culto. Di questo dobbiamo essere profondamente grati a Nostro Signore e a tutti coloro che hanno generosamente creduto in questa opera, contribuendovi con sacrificio personale non indifferente. LA REDAZIONE DI FUECU NESCIU B u o n e V a c a n z e Numeri utili Parrocchia San Bernardino Realino Via degli Oropellai,10 73100 Lecce tel 0832/359014 cellulare 3389769293 Sito internet parrocchiale www.sanbernardinorealino.com Cappella feriale Orario delle Sante Messe Domenica giorni feriali ore 8,30 - 19,30 ore 19,30 email donmichele@sanbernardinorealino.com sanbernardinorealino@gmail.com Fuecu nesciu 25 pg 8 Si cercano persone per il coro e per altre attività parrocchiali Composizione Giovanni Contino

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