FUECU NESCIU 24

 

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O LT R E I L V I S I B I L E . . . IO CREDO Carissimi, meditando il Vangelo di questa domenica di Pasqua sono rimasto colpito e affascinato dalla figura di Maria di Magdala e dalla sua esperienza con il Risorto, che può essere stimolante per la nostra fede di cristiani di oggi. Quello che emerge da questa donna è un coraggio straordinario e un desiderio di intimità con Gesù Cristo come ci viene narrato dall’evangelista Giovanni. Di sicuro quel primo giorno della settimana si alza prestissimo “quando era ancora buio” probabilmente non era riuscita a dormire, vuole arrivare sulla tomba del suo Gesù per piangere e poter esprimere il dolore di una perdita così importante per la sua vita. Di sicuro i suoi passi tremanti, ma spediti e decisi, verso quel sepolcro non inciampano nel buio di quella notte che aveva gelato il suo cuore, le sue speranze, i suoi sogni. Di sicuro il suo cammino non era sgombro da pensieri inquietanti, ma anche da tanti ricordi belli vissuti accanto a Gesù dove il successo e la fama faceva prevedere altro. Di sicuro il coraggio non gli è mancato visto che senza avvisare nessuno appena terminato il rigore del sabato decide di andare al sepolcro. Anche tu Maria, come i suoi discepoli, dopo aver assistito all’entrata trionfante di Gesù in Gerusalemme avevi immaginato e sognato tutt’altro che in pochi giorni di andarlo a trovare in una tomba. Ma quando hai visto “che la pietra era stata tolta dal sepolcro” non avevi fatto i conti con l’imprevisto e con la sorpresa di una tomba vuota che spiazzava i tuoi programmi di piangere su quel corpo. Di sicuro deve essere indescrivibile quello che hai provato, si nota però la tua prima reazione invece di vedere e curiosare “corse e andò da Simon Pietro”,chiedi aiuto a colui che Gesù aveva posto per confermare la fede: Simon Pietro. È Pietro che “entrò nel sepolcro e osservò” di prendere visione per essere guida e sostegno. Carissimi, chi di noi non ha provato queste sensazioni di solitudine e buio, in questo tempo di quaresima, nell’ascoltare le dimissioni di papa Benedetto XVI vicario di Cristo. Quante domande ci siamo poste visto che non pochi mesi prima si parlava di catastrofismi e di fine del mondo. Di sicuro anche noi non abbiamo messo in conto le sorprese di Gesù Risorto che non lascia orfana la sua chiesa ma scrive pagine che solo Dio può scrivere per aiutare a far crescere nella fede i credenti. Maria di Magdala ci ricorda che dinanzi ad eventi indescrivibili non dobbiamo allontanarci ma andare alla fonte, a Pietro su cui è fondata la Chiesa di Cristo. Per questo l’elezione di Papa Francesco ha sorpreso e incoraggiato molti ad andare oltre le tenebre e le incertezze, gli scandali che hanno avvolto e deturpato il volto della chiesa. Maria di Magdala ci insegna a trovare nel Vicario di Cristo conferma per la nostra fede, cioè credere “nel Cristo morto e risorto per la nostra salvezza”. Auguri di una Santa Pasqua. Don Michele Periodico della parrocchia San Bernardino Realino in Lecce N° Marzo 2012 In questo numero: Papa Francesco Pietro Mennea Varie 31 24

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PAPA FRANCESCO ... e i giovani Il nuovo Pontefice è Jorge Mario Bergoglio. La fumata bianca annuncia alle 19.04 il successore di Benedetto XVI: Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco. Folla entusiasta a piazza San Pietro che sventola bandiere di ogni parte del mondo. Gli occhi dei fedeli sono tutti puntati al balcone della basilica che affaccia sulla piazza che aspetta il grande annuncio: “habemus Papam”, e il nuovo Pontefice della Chiesa di Roma è Jorge Mario Bergoglio, Papa Francesco. Argentino, nato in una famiglia di origine piemontese, ha studiato dapprima come tecnico chimico, poi in seminario, quindi nel 1958 è entrato a far parte come novizio della compagnia di Gesù, trascorrendo un periodo in Cile e tornando a Buerios Aires per laurearsi in filosofia. Dal 1964 ha insegnato per tre anni letteratura e psicologia a Santa Fe e Buenos Aires, ricevendo poi l’ordinazione sacerdotale il 13 dicembre 1969. Dopo altre esperienze di insegnamento e la nomina a Provinciale dell’Argentina è stato rettore della facoltà di teologia e filosofia a San Miguel. Nel 1986 è stato in Germania per il completamento del dottorato, prima del ritorno in patria, dove è diventato direttore spirituale della locale chiesa della Compagnia di Gesù. Il 20 maggio 1992 è nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires. Diventa così primate d’Argentina. Dopo la nomina cardinalizia da parte di Papa Giovanni Paolo II nel 2001, è stato eletto a capo della Conferenza Episcopale Argentina, dal 2005 al 2011. Bergoglio è stato da sempre considerato uno dei candidati più in vista per l’elezione a Pontefice nel Conclave del 2005, arrivando si dice ‘secondo’ dopo Ratzinger. Pur se tradizionalmente il presule aveva sempre rifiutato incarichi di un certo peso nella Curia romana, Bergoglio aveva secondo gli osservatori dalla sua parte lo schieramento compatto dei vescovi latinoamericani, e lo stesso Joseph Ratzinger, poi divenuto Papa come Benedetto XVI, sarebbe stato fra i cardinali che avrebbero appoggiato la sua elezione. Secondo alcuni, contrarietà sarebbe stata espressa dall’allora Segretario di Stato Angelo Sodano. Si conclude così uno dei passi storici forse più memorabili, e certamente più singolari della storia bimillenaria della Chiesa romana. Il neo eletto Jorge Bergoglio, Papa Francesco, successore di Benedetto XVI, ora Papa emerito, veste l’onere papale non dietro il clima di lutto che da sempre ha caratterizzato l’annuncio pontificio, ma tra le lacrime di gioia che accolgono l’inaspettato arrivo e (forse) la nuova svolta cattolica. Umberto Dì Chiara L’elezione del nuovo papa è stata molto emozionante perché l’ho vissuta come prima esperienza. Intorno a me non si parlava d’altro. Io mi sono trovata proprio nel momento in cui il Papa si affacciava da balcone. Le sue parole sono state molto belle. Il Papa mi è sembrato molto simpatico e mi è piaciuto quando ha salutato Papa Benedetto XVI e ha chiesto a noi tutti di fare una preghiera per lui. Ha un viso sorridente e dolce e poi mi è piaciuto molto perché ha scelto il nome come il mio. Francesca D’Amico Papa Francesco mi ha ispirato subito simpatia e fiducia, fin dalla sua prima apparizione. Spero che lo Spirito Santo infonda in lui forza e coraggio per risanare la Chiesa. Chiara Greco Fuecu nesciu 24 pg 2

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FEDE E CAMMINO VERSO LA PASQUA La lampada della fede, che il nostro parroco aveva donato a coloro che erano stati presenti nell’apposita celebrazione, l’avevo messa su di un mobiletto, ben in vista, e da lì ardeva allegra e sfavillante. Bisognava alimentarla con la cera liquida ogni giorno perché potesse mantenersi accesa. All’inizio questo impegno non mi pesava affatto, anzi, mi rendeva contenta per quella nota di novità e di allegria che la presenza di quella fiammella produceva. Col passare dei giorni però mi sono resa conto che non ero più assidua nel rifornire quel contenitore di materiale trasparente di ciò che era necessario perché funzionasse. E allora più volte mi sono chiesto: “Cosa rappresenta per me quest’oggetto? Di quale fede mi vuole parlare? In cosa m’invita a credere?” Come un’eco a questi miei pensieri risuonavano in me le parole di Gesù: “Non sia turbato il vostro cuore, abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me” che sono riportate in Gv 14,1. Quindi Gesù m’invitava a credere in Lui e in Dio. Interrogativi e risposte non precise si alternavano in me e scrutavo le scritture per avere conferma a quanto speravo di avermi dato come spiegazione. Allora ho capito che “la lampada della fede” ha proprio la funzione di suscitare nell’animo di chi la possiede, degli interrogativi necessari per smuovere dalle profondità il terreno della fede che molto spesso è appiattito e addirittura cementificato. Grazie allora alla lampada che assolve bene il suo compito. La risposta alla parola “Fede” è venuta però, per quanto mi riguarda, dalla Quaresima appena passata e in particolare dai “Cenacoli di Preghiera” che ogni lunedi delle settimane di quaresima, si sono tenuti in cinque famiglie della comunità parrocchiale. Era previsto dal programma delle attività per la quaresima che si svolgesse il suddetto Cenacolo e, appunto come da programma, così è stato fatto. La parola “cenacolo” sta a significare il luogo dove si consumavano i pasti, in particolare ai tempi di Gesù, ma, in occasione del “Cenacolo di Preghiera” il pasto che si è consumato è stato quello della Parola. I commensali sono stati coloro che, alla fine della S. Messa del lunedì, si sono recati presso la famiglia designata dove, oltre ai suoi componenti, hanno partecipato anche ospiti della stessa famiglia. Nel Cenacolo, nell’Ultima Cena, Gesù ha spezzato il pane per i suoi discepoli mentre per noi Don Michele ha spezzato il pane della Parola facendoci gustare il brano del Vangelo della domenica. Egli ha sapientemente sminuzzato ogni frase e noi ne abbiamo assaporato tutte le sfumature, tutti i messaggi sottesi da cui sono scaturite le preghiere comunitarie e personali. In questi cinque incontri abbiamo ascoltato e compreso che: 1. Gesù, solidale con i peccatori, si è messo in fila per ricevere il battesimo. Poi entra nel deserto, sperimenta ogni sorta di difficoltà e tre tentazioni che affronta prima di iniziare il suo ministero. Gesù ci insegna che è inevitabile combattere ma ci indica il modo e l’orizzonte verso cui muoverci. 2. Gesù è in preghiera mentre si trasfigura, come ad indicare che solo in un profondo cammino di interiorità possiamo scoprire la bellezza di appartenere a Dio. Ci parla del suo volto trasformato, che cambia d’aspetto: come quando si è innamorati, come quando si è felici, come quando facciamo un’esperienza di fede straordinaria. I discepoli sono oppressi dal sonno, qui come sarà poi nel Getsemani. Noi, per vedere la bellezza di Dio dobbiamo lottare, restare svegli. 3. Gesù, attraverso due noti eventi di cronaca dei suoi tempi, smonta una credenza popolare molto diffusa . Si pensava che le disgrazie, come appunto il crollo della torre di Siloe, o l’uccisione di alcuni da parte di Pilato, punissero delle persone che, in qualche modo, avessero commesso degli orribili peccati. Così la malattia, o l’handicap, la disgrazia era letta come un intervento di Dio che, dall’alto della sua giustizia, puniva il peccatore. Ciò che Gesù dice è sorprendente, sconcertante: la vita ha una sua logica, una sua libertà. La causa del crollo della torre di Siloe è da imputarsi al calcolo delle strutture errato, o al lucro compiuto dall’impresa che ha usato materiali scadenti; l’intervento crudele dei romani è causa della loro politica di espansione che usa la violenza come strumento di oppressione. Non esiste un intervento diretto e puntuale di Dio, le cose possiedono una loro autonomia e noi possiamo conoscerne le leggi. Gesù ristabilisce le responsabilità: gran parte del dolore che viviamo ce lo siamo creato noi stessi o ci è stato dato da altri. Dio invece ha pazienza con noi: ci zappetta intorno e ci concima perché portiamo frutti. 4. Gesù racconta di due figli che, anche se in modo diverso, non hanno riguardo del loro padre che li ama nonostante tutto. Essi sono come noi. Il Padre lascia andare il figlio anche se sa che si farà del male. Ma è un Padre che scruta l’orizzonte ogni giorno. Un Padre che corre incontro. Un Padre che non rinfaccia nulla, né chiede ragione dei soldi spesi, che non accusa, che abbraccia, che smorza le scuse (e non le vuole), che restituisce dignità, che fa festa. Un Padre che sa che questo figlio ancora non è guarito dentro ma pazienta e fa già festa. Un Padre che esce a pregare il fratello maggiore, che tenta di giustificarsi, di spiegare le sue buone ragioni. Un Padre che accetta la libertà dei figli, che pazienta, che indica, che stimola. E mi chiedo:- Dunque: Dio è così? Fino a qui per me? Così tanto per chi lo ha tanto offeso? Sì. Dio è questo e non altro. Dio è così e non diversamente. 5. Nel racconto evangelico emerge chiaro il fatto che tutti siamo peccatori. Gesù, invita gli accusatori e guardarsi dentro, nel loro cuore di pietra, per riconoscersi bisognosi del perdono di Dio. E quando questi si allontanano rimangono solo in due: chi ha bisogno di essere perdonato e chi può concedere il perdono perché è il solo Giusto. Gesù ci indica come deve essere oggi la Chiesa: deve essere abitata da gente che sa perdonare perché perdonata, che corregge con amore senza ferire, che indica una strada, che è quella del Vangelo. Grazie a questi incontri la fede di quanti abbiamo partecipato è sicuramente aumentata e fortificata e ci ha permesso di vivere più intensamente la settimana Santa e la gioia della Pasqua. Mirella Spedito. Fuecu nesciu 24 pg 3

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QUASI UN ALMANACCO Nel mese di ottobre 2012, in coincidenza con il 50° anniversario dell’annuncio del Concilio Ecumenico Vaticano II è iniziato l’Anno della Fede, voluto dal Santo Padre Benedetto XVI, poi presto è giunta una prima tappa importante con il tempo di Avvento e le festività natalizie. Una breve serie di Domeniche ordinarie fino a giungere alla presentazione del Signore del 2 febbraio 2013, poi una Domenica dopo l’altra è giunta la Giornata Mondiale del Malato, in coincidenza con la festa liturgica della Beata Vergine di Lourdes. Da quest’anno si ricorderà, insieme a queste due, un terzo avvenimento che consiste nell’annuncio delle dimissioni da pontefice di Papa Benedetto XVI “per il bene della Chiesa”. Da questo momento in poi sembra che qualcosa di grosso stia accadendo e la maggior parte della gente, distratta, si sente chiamata, chi più chi meno, a darsene una ragione; ma per tutti riesce difficile quel sano esercizio di riflessione interiore, che impercettibilmente diventa preghiera – silenzio – forza. È proprio questo l’invito pressante di Papa Benedetto XVI “pregate per me”. In effetti chi è che prega veramente per il papa? Non prego per me, figuriamoci per lui, e poi, a che serve questa preghiera? Devo pensare a tante cose della vita quotidiana, dal lavoro, già, fortunato chi ce l’ha il lavoro; devo pensare alla famiglia, ancora più felice chi riesce a vivere una vita familiare regolare; ho da pensare all’educazione dei figli, campo di battaglie perse già in partenza; la politica, non parliamo di questo argomento sennò viene da impazzire. Da anni si vive una condizione di crisi economica, come una guerra, e tutto accade meno che prendere decisioni a sostegno di chi vive nel disagio. E poi si scopre che, tra evasione fiscale, frodi bancarie, corruzione sistematica, abusi di potere, delitti contro l’ambiente e quindi contro la salute, giustificati dalla produttività della grande industria nazionale, per questi affari la salute della gente ed il rispetto del creato contano niente, l’importante è guadagnare il massimo e per fare ciò bisogna passare sopra le teste di tutti, senza alcun riguardo. In una situazione del genere chi vuoi che pensi più a pregare? Quei pochi religiosi nel recinto dei monasteri, quelle poche persone che vanno a perdere tempo nelle chiese deserte? “Quante ore preghi?” soleva chiedere Madre Teresa, spiegando come dalle ore di preghiera quotidiana traeva la forza per operare il bene che tutti le vedevano fare. Capisci? Ore di preghiera, non minuti-secondi, ore e ore; è incredibile, ma solo così si vive in comunione con i fratelli, e quindi con il Papa. La Quaresima 2013 ci sembrerà complicata dall’incalzare e dall’intrecciarsi di eventi del calendario liturgico con gli imprevedibili “avventi” ecclesiali e con gli altrettanto imprevedibili avvenimenti della politica e dell’economia, ma se solleviamo il capo almeno per provare a “contare le stelle” ritroveremo la dimensione verticale e si potrà procedere a schiena dritta anziché con il dorso curvo sotto il peso insopportabile delle croci della nostra materialità. La creatura ritorna al creatore e ne riscopre nel proprio intimo la presenza, che non la ha mai abbandonata, anche quando sembrava che fosse proprio sparito e per sempre dimenticato. Avremo attraversato le tentazioni più terribili, avremo condotto la più dura delle battaglie, ma con la perseveranza della preghiera potremo giungere ad una buona Pasqua di Risurrezione interiore come nemmeno si può immaginare. 26 febbraio 2013 Salvatore Perfetto Il 25 Aprile Dedicazione della nostra Nuova Chiesa Ore 18,30 Fuecu nesciu 24 pg 4

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LA TERRA QUASI DIMENTICATA Tra gli innegabili punti di forza dell’Italia, vi è sicuramente il connubio varietà e qualità della sua produzione agricola. Il nostro Paese dispone di una percentuale, 30% circa, di terreni destinati al settore primario. Una risorsa che, molto spesso trascurata, torna oggi a far parlare delle sue potenzialità inespresse. In molti evidenziano come da un punto di vista occupazionale, questo settore abbia margini particolarmente buoni di crescita. Nel concreto, le opportunità di lavoro spaziano a seconda del grado di conoscenze teoriche e pratiche. Con un cambio di mentalità da parte dei giovani per questo la metà dei giovani tra i 18 ed i 34 anni preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che fare l’impiegato in banca (23%) o lavorare in una multinazionale (19%), mentre tra tutti gli italiani il 28% scambierebbe il proprio lavoro con quello dell’agricoltore, perché garantisce una vita più sana, secondo un cittadino su due assicura più libertà ed autonomia per il 17%, si può raggiungere un auspicato ricambio generazionale, con conseguenze positive, a cominciare dall’innovazione, lo storico ritorno degli italiani alla terra, dove oggi sono attive 62mila imprese condotte da giovani con meno di 30 anni. Una inversione di tendenza che si riscontra anche a livello scolastico con gli Istituti agrari cresciuti dell’11%, contro il calo dei Licei, secondo i dati 2012 . Dall’indagine Coldiretti svolta su giovani con meno di 30 anni, emerge che il 36,5% ha una scolarità alta (specializzato, laureato, laureando), il 56% media (scuole superiori) e il 6,5% bassa (scuole medie). L’organizzazione aziendale agricola è oggi sicuramente più complessa di prima, ma ciò dovrebbe convincere ancor di più sul bisogno di professionalità che toccano più ambiti. Oggi, lavorare la terra significa avere una visione adeguata ai tempi: valorizzazione del prodotto, pubblicizzazione dello stesso, armonizzazione con il territorio etc. Dunque non più (e solo) la laurea in Agraria, ma una in Gestione Aziendale, Comunicazione... possono essere i mattoni da cui partire per costruire qualcosa di importante in un settore che, è bene ricordare, viene chiamato “primario”, ed è alla base di un notevole indotto che ha un peso di rilievo nella composizione del Pil italiano, si pensi ad esempio all’incidenza (in termini di fatturato) dell’industria alimentare. Per concludere, vi basti pensare che quasi 1 milione di italiani con altre occupazioni lo fà come “hobby ”, mettendosi al lavoro su appezzamenti di terreni, spesso ereditati, che hanno in media un ettaro di superficie in cui coltivare ortaggi, frutta ed anche vino o olio, secondo Nomisma. Senza contare che, stima la Coldiretti, almeno un italiano su quattro si dedica all’orto o al giardinaggio. Giacomo Giannotta L’ARTE POETICA Pasqua 2013 Quanto son belli i tuoi piedi, Giovanni, che annunci la luce. Ecco, viene la luce e tu sai solo di essere voce, eco che fa il giro del mondo, aurora che precede la luce. Ecco, viene la luce, i bambini gli vengono incontro, ai suoi piedi fan ressa giocosi, assetati come sempre d’amore. Ecco, viene la luce, e la donna si getta ai suoi piedi, li bagna di pianto, l’asciuga e li bacia, li profuma con olio di nardo. Ecco, viene la luce, s’accinge a lavare i tuoi piedi intrisi di sudore e di polvere, commistione di grande vergogna. Ecco, viene la luce, innalzato, mani e piedi trafitto. Solo la madre accanto ai suoi piedi. Ecco, viene la luce, ora mi siedo ai tuoi piedi, Signore, m’abbandono con tutti i fardelli, come quegli ignari viandanti di Emmaus, come Maria la mattina di Pasqua. Ecco, viene la luce, con i piedi di bronzo lucente con la voce di acque correnti lo sguardo penetrante di lama forgiata. nel crogiolo della nostra storia. by saper Fuecu nesciu 246 pg 5

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PIETRO MENNEA, LA FRECCIA DEL SUD Con la scomparsa di Pietro Mennea, deceduto nei giorni scorsi all’età di 61 anni, l’Italia perde una delle sue figure più rappresentative ed illustri del dopoguerra, uno degli ultimi eroi sportivi capaci di infiammare gli entusiasmi collettivi ben al di là dei soli appassionati di atletica leggera, la disciplina in cui egli ebbe ad eccellere a livelli mondiali nelle specialità di corsa veloce (100 e 200 metri piani) per oltre un decennio, tra il 1971 e il 1984. Il campione di Barletta ha incarnato da subito la profonda voglia di riscatto del nostro Sud, lottando duramente per affermarsi con le proprie innate ed eccezionali doti atletiche in un contesto socio-economico ancora arretrato, non sufficientemente attrezzato per la promozione e lo sviluppo della pratica sportiva e impossibilitato ad offrire concrete prospettive di vita e lavoro soprattutto ai suoi giovani. In considerazione di queste condizioni di partenza estremamente penalizzanti, la folgorante carriera di Pietro Mennea e i numerosi e prestigiosi traguardi da lui raggiunti (basti pensare solo alle quattro finali olimpiche nei 200 metri) emergono ancor più nella loro irripetibile straordinarietà, che indubbiamente collocano il campione pugliese nell’olimpo sportivo, tra i più grandi specialisti di ogni epoca. La carriera sportiva di Mennea decollò nel 1972 (dopo l’esordio nelle gare ufficiali l’anno precedente), raggiungendo subito il rilievo internazionale con la medaglia di bronzo ai giochi Olimpici di Monaco, rivaleggiando da pari a pari con campioni già affermati e provenienti da realtà ben più avanzate sul piano dell’organizzazione e della preparazione atletica, come gli statunitensi e il sovietico Valeri Borzov. Ai rappresentanti delle superpotenze non solo sportive internazionali, Mennea poteva contrapporre solo la propria forza atletica naturale, temprata da una vita non agiata, ma in grado di sviluppare una ferrea volontà di vittoria, accompagnata da una rigorosa disciplina ed una costante ed umile volontà di miglioramento delle sue prestazioni e dello stile di corsa. Dopo il brillante esordio internazionale, la carriera di Mennea proseguì per tutti gli anni settanta tra alti e bassi, con alternanza di risultati dovuti anche ad infortuni e ad un non sempre sereno clima nei rapporti con le autorità sportive federali ed in generale con l’ambiente sportivo. Ciò nondimeno, il nostro campione conquistò la medaglia d’oro nei 200 metri ai campionati europei di Roma del 1974, colse una prestigiosa affermazione, sempre nei 200 metri, nella Coppa Europa per Nazioni del 1975, battendo Borzov, e divenne l’incontrastato primatista italiano in entrambe le distanze veloci. Dopo il deludente 4° posto nella finale dei 200 metri alle Olimpiadi di Montreal del 1976 (alla quale arrivò in precarie condizioni fisiche), dal 1977 la carriera di Mennea (che sembrava già avviata al precoce Fuecu nesciu 24 pg tramonto) visse una sensazionale e quasi inattesa fase di rinascita, grazie anche ai nuovi stimoli dovuti ai brillanti risultati conseguiti dal barlettano sulla distanza dei 400 metri, che rivelarono la straordinaria duttilità delle sue ancora vitali doti atletiche. Mennea in diverse occasioni sconfisse i maggiori campioni americani, migliorando ulteriormente i suoi primati, e ai campionati europei di Praga del 1978 conquistò la medaglia d’oro nei 100 e nei 200 metri, sbaragliando nettamente tutti i pur agguerriti rivali continentali. L’anno successivo fu quello della definitiva consacrazione. Nel corso delle Universiadi di Città del Messico conquistò il primato mondiale nei 200 metri con il tempo di 19’72, poi rimasto imbattuto per 17 anni, suscitando l’ammirazione di tutto il mondo (il campione di pugilato Mohammed Alì si meravigliò che un atleta bianco potesse raggiungere tali risultati). Nel 1980 arrivò finalmente, dopo una gara emozionante ed un recupero in extremis negli ultimi metri, la tanto sospirata medaglia d’oro nei 200 metri alle Olimpiadi di Mosca (pur boicottate dagli statunitensi), trionfo che Mennea successivamente suggellò conquistando anche il primato mondiale a livello del mare con 19’92 proprio nella sua Barletta e consacrando il suo predominio assoluto nella specialità. Dopo questi trionfi ed un primo ritiro dall’attività agonistica, Mennea decise di tornare alle corse dopo un biennio, ma l’età ormai non più giovanissima e l’arrivo di nuovi campioni gli impedirono di cogliere altri successi, fatta eccezione per l’ultima finale olimpica a Los Angeles del 1984, nella quale si classificò al 7° posto, ancora circondato dal rispetto e dall’ammirazione generale. Conclusa definitivamente la carriera sportiva, Mennea si impegnò in diversi ambiti pubblici, sia nelle strutture federali sia nella politica (fu tra l’altro consigliere comunale a Roma a partire dal 1985), mirando con trasparente senso civico a promuovere lo sviluppo della sana e corretta attività sportiva, della quale egli era stato un autorevole e prestigioso modello, incarnando e vivendo coerentemente gli ideali olimpici. Inoltre, Mennea, con ammirevole tenacia e determinazione, si dedicò proficuamente agli studi, conseguendo ben 4 lauree, e conquistando così traguardi non meno importanti sul piano umano dei suoi successivi sportivi. Anche sul piano accademico, perciò, il campione pugliese ha saputo essere un modello di dedizione, applicazione e umiltà, che ha dato lustro al nostro paese e al nostro Mezzogiorno, consolidando la straordinaria unicità del suo percorso di vita che non potrà non continuare ad essere ammirato e ricordato da tante future generazioni di Italiani. Giorgio Serafino 6

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WE WANT SEX Marzo è sempre un mese ricco di avvenimenti e festività; quest’anno poi di cose ne sono successe: vedi i postumi della sbronza, pardòn, delle elezioni elettorali, l’arrivo del nuovo papa e, come ogni anno, l’equinozio di primavera che non molti sanno coincide con la giornata mondiale della poesia (istituita dall’UNESCO), la festa del papà e di San Giuseppe e … la festa della donna. Sorvolando sulle solite, vane, pseudo femministe frasi, del tipo «la festa della donna (anche di San Valentino e per estensione della mamma, del papà, dei nonni etc.)dovrebbe essere “tuuutti” i giorni dell’anno», vorrei spiegare il perché del titolo (forse un po’ equivoco) di questo articolo. “We want sex” è un bellissimo film del 2010, diretto da Nigel Cole, produzione inglese, che narra la storia di un gruppo di lavoratrici della fabbrica della Ford, in Essex, che guidate da Rita O’Grady, nel 1968 portarono avanti uno sciopero, che pose le basi per la legge sulla parità di diritti e di salario tra uomo e donna. Nella fabbrica lavorano 55 mila operai e 187 donne, addette alla cucitura dei sedili per auto in un’ala fatiscente. In seguito ad una ridefinizione ingiusta e umiliante, che le vorrebbe “non qualificate”, le operaie iniziano a scioperare ad oltranza, provocando la paralisi dell’industria. Non starò qui a fare la recensione del film, ma a sottolineare una questione. La lotta per la parità dei sessi, condotta sin dai primi anni del ‘900 da donne come Rosa Luxemburg e Corinne Brown, nasce per motivi di ordine politico: il diritto di suffragio e il riconoscimento, in termini salariali, dell’uguaglianza con gli uomini a parità di lavoro. Fu proprio la Brown che ispirò, negli Stati Uniti la prima e ufficiale giornata della donna, celebrata il 23 febbraio 1909. Falsa la notizia, diffusa ancor oggi dai mass media, che individua l’origine della festa della donna nel ricordo della morte di centinaia di operaie nel rogo di una inesistente fabbrica di camicie Cotton o Cottons avvenuto nel 1908 a New York facendo probabilmente confusione con una tragedia realmente verificatasi in quella città il 25 marzo 1911, l’incendio della fabbrica Triangle, nella quale morirono 146 lavoratori, in gran parte giovani donne emigrate dall’Europa. Solo nel 1975, designato come “Anno internazionale delle Donne” dalle Nazioni Unite, l’8 marzo le organizzazioni femminili celebrarono in tutto il mondo proprio la giornata internazionale della donna, con manifestazioni che onoravano gli avanzamenti della donna e ricordavano la necessità di una continua vigilanza per assicurare che la loro uguaglianza fosse ottenuta e mantenuta in tutti gli aspetti della vita civile. A partire da quell’anno anche le Nazioni Unite riconobbero nell’8 marzo la giornata dedicata alla donna. È importante dunque festeggiare, non per evadere qualche ora da marito e figli e passare una serata “tra donne” e basta, ma per non dimenticare che parità non vuol dire esclusione dell’altro sesso, o superiorità. Vuol dire acquisire veramente dei diritti, che per molto tempo sono stati ritenuti privilegi. Agnese Centonze Carnevale In Maschera e Karaoke Fuecu nesciu 24 pg 7

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ATTIVITÀ Ragazzi e adulti C O L L A b O R I A M O impegnati nella messa in scena del Recital “Sulla strada di Emmaus” Domenica 24/3/2013 Domenica delle Palme La redazione di fuecu nesciu augura Buona e Santa Pasqua Numeri utili Parrocchia San Bernardino Realino Via degli Oropellai,10 73100 Lecce tel 0832/359014 cellulare 3389769293 Sito internet parrocchiale www.sanbernardinorealino.com Orario delle Sante Messe Domenica ore 8,30 - 10,30 - 18,30 giorni feriali ore 18,30 dal 1/5/2013 “ 19,30 Adorazione Eucaristica Ogni Giovedi ore 19,00 email donmichele@sanbernardinorealino.com sanbernardinorealino@gmail.com Fuecu nesciu 24 pg 8 Si cercano persone per il coro PROVE MERCOLEDI ORE 19,00 Composizione Giovanni Contino

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