FUECU NESCIU 23

 

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I L FA S C I N O D E L P R E S E P E DI FRANCESCO Carissimi, ci accingiamo a vivere il Natale del 2012, nell’anno della fede voluto dal papa Benedetto XVI: “un’occasione propizia perché tutti i fedeli comprendano più profondamente che il fondamento della fede cristiana è l’incontro con un avvenimento, con una Persona che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”. Quale “occasione propizia” migliore da cogliere con la festività del Natale: “Epifania del manifestarsi di Dio e della sua grande luce in un bambino che è nato per noi. Nato nella stalla di Betlemme, non nei palazzi dei re.” Per questo voglio che in quest’anno ritorniamo all’origine del primo presepe della storia voluto da san Francesco nel 1223. Si narra che due settimane prima del Natale del 1223, Francesco mandò a chiamare il suo amico Giovanni Velita, signore di Greccio nella zona di Rieti che possedeva un’alta montagna a picco, tutta traforata da grotte e coronata da boschi. Sembrava a Francesco che quel luogo fosse adatto per l’attuazione di un particolare progetto che da tempo portava in mente. Il santo così si rivolse al ricco amico: “ messer Giovanni, se tu vuoi aiutarmi, noi possiamo celebrare quest’anno, il più bel Natale che si sia veduto…In uno dei tuoi boschi, intorno all’eremo di Greccio, c’è una grotta simile a quella di Betlem. Vorrei raffigurare al vivo la scena del Natale, e vedere con gli occhi del corpo la povertà in cui Gesù Bambino venne al mondo, e come fu adagiato in una greppia e come vi giaceva tra il bove e l’asinello”. Nella notte di quel Natale, ai frati si unirono i contadini del luogo, portando torce e ceri per illuminare la notte. Tutti s’incamminarono verso la grotta. In essa c’era la greppia con la paglia, e sopra di essa una pietra per celebrare l’eucarestia che fu celebrata da un frate sacerdote e Francesco, che era voluto rimanere solo diacono, cantò il vangelo che poi spiegò al popolo con grande commozione. Quando Gesù fu presente sotto i veli eucaristici, messere Giovanni Velita ebbe l’impressione di vederlo vivo nella greppia, addormentato. La greppia vuota fino a quell’istante, aveva dunque il suo fiore di carne. Frate Francesco gli si avvicinò dolcemente, e prendendolo fra le sue braccia, lo svegliò, e ne ebbe in cambio carezze sul suo viso. Il santo, con la celebrazione del Natale organizzata in tal modo, era riuscito a vedere la massima povertà e l’estrema umiliazione del Figlio di Dio, collegandolo con la sua venuta a Betlemme con la discesa sacramentale sull’altare della Santa Messa. San Francesco volle accostare la celebrazione di Greccio al Natale che quotidianamente si celebra nell’Eucarestia: “Vedete – ricordava nelle sue Ammonizioni - ogni giorno il figlio di Dio si umilia, come quando dalla sua sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre sopra l’altare nelle mani del sacerdote.” Questo è il mio augurio di un Santo Natale per tutti voi: incontrare Cristo nella fede da testimoniare quotidianamente. Don Michele Periodico della parrocchia San Bernardino Realino in Lecce N° Dicembre 2012 In questo numero: È Natale 40 anni IVA -Varie 25 23

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UN LIBRO SOTTO L’ALBERO mondo sociale che per noi opulenti è ritenuto addirittura dannoso, fonte di guai. Poi vai a scoprire che Vincenzo De Florio è uno dei tanti esploratori che hanno deciso di operare una pastorale coraggiosa, integrarsi con il popolo dei Rom, raccogliendo testimonianze di grande valore umano e, più che essere portatore attivo di insegnamenti della religione cristiana, si è scoperto oggetto di forti esempi di “fede nascosta” dal chiaro significato evangelico da parte delle persone con le quali ha vissuto. Le parole semplici, dette da persone semplici, hanno un contenuto esente dall’interesse, parole disinteressate, sono una sorta di distillato di un sentimento che si avvicina alla fede, quella che smuove le montagne, che ricolma i baratri della storia, che raddrizza percorsi tortuosi, spiana la strada ai raggi di luce che, su di una traccia senza ostacoli, non producono più ombre sinistre e puoi riconoscerne la sorgente, come un faro, anche se la distanza è infinita. Intraprendere la lettura del saggio di don Vincenzo De Florio “Mi basta che tu mi vuoi bene” è come riscoprirsi pellegrini, nei valori essenziali della vita, spogliarsi di tutto ciò che è superfluo e che ti vincola pesantemente con quel forte senso di possesso, di dominio, di prevaricazione, si scopre insomma la vanità dell’egoismo come regola di vita; si scoprono le radici dell’uomo migrante che sul proprio tetto si gode il cielo stellato e, senza alcuno sforzo, si trova più vicino al Creatore, anche se non lo sa, -quale privilegio per questi semplici un posto di prime file e gratis!- ma appena ne diviene consapevole ecco elevarsi la preghiera dal cuore di Rasena: “O Dio, non ti chiedo che mi vengano offerti tanti soldi, no, non voglio essere ricca, mi basta avere da vivere ogni giorno; ma ancora di più mi basta che tu mi vuoi bene e che ci voglia bene la gente”. E Dio vuole bene alle creature, le sostiene tutte dalla più piccola alla più grande: questo lo sanno e lo professano anche i Rom. Salvatore Perfetto Parole semplici, dette da gente semplice, possono avere la forza di smuovere le montagne, se vengono raccolte da un uomo con orecchie, occhi, mani, con la mente e l’anima disposte a farsi piccolo fra i piccoli, intraprendere un coraggioso percorso in un LA TORTA INDIVISA Stavolta vi propongo una storia su tre personaggi, un po’ come i magi dell’Epifania, che sembrano provenire dal passato, ma sono a tutti gli effetti nostri compagni di viaggio, oggi, in questo tempo presente, con i loro fardelli, le loro certezze e con le domande e l’attesa di risposta: hanno anche loro attraversato un tempo come fosse l’avvento, in vista della meta, la conclusione del viaggio e, nel corso del viaggio, hanno dibattuto su argomenti di quotidianità, ognuno chiuso nel proprio bozzolo, solo alla fine arriva una metamorfosi che permette al baco di liberare la farfalla. Tre persone di credo differente si incontrarono e fecero un viaggio insieme: uno era ebreo, uno musulmano ed uno di fede cristiana. Durante il lungo viaggio giunsero a fare tappa in una locanda: avvenne qui che dopo cena fu servito loro un dolce quale segno di ospitalità e dono da parte di uno sconosciuto. Solo il musulmano aveva digiunato tutto il giorno, secondo la propria tradizione, per cui quando giunse quest’omaggio soffriva già per la fame. Gli altri due compagni di viaggio, ignari della sua pratica religiosa, volevano conservare il dolce per l’indomani “tanto abbiamo già mangiato e siamo ben sazi” dissero mentre si sfregavano la pancia piena. Allora il musulmano volle ribattere: “perché non lo mangiamo stasera e il digiuno lo rimandiamo a domani?”. Di rimando gli altri risposero, guardandosi negli occhi: “forse sotto il velo di parole sagge nascondi il desiderio di mangiarlo tutto da solo?”. “Visto che siamo in tre, perché non dividiamo? - riprese il musulmano, anch’egli insospettito - ognuno prenda una porzione e la conservi per sé”. Dopo lunga ed intensa discussione giunsero all’accordo reciproco di conservare il dolce per intero e andarono a dormire. L’indomani si svegliarono ben riposati. Mentre erano intorno al fuoco, assorti nei propri pensieri, uno di loro fece una proposta dicendo: “colui che ha fatto il sogno più bello si mangerà tutto il dolce”. ... Segue a pag. 5 ...> Fuecu nesciu 23 pg 2

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È NATALE Siamo già al Natale 2012 e questo mio “già” vuole sottolineare come, per quanto mi riguarda, il tempo è trascorso velocemente. L’altra cosa che mi viene in mente è la necessità di controllare la lista dei parenti ed amici per non dimenticare nessuno a cui fare gli auguri. Vorrei però che i miei auguri fossero continuativi. Non si fermassero, cioè, solamente al periodo natalizio, perché il tempo delle luci che illuminano i negozi, le strade, le nostre case, e tutto quello che ci gira intorno, passa presto. Non perché il Natale così non mi piaccia ma perché non amo pensarlo come qualcosa che si consuma e si butta, come succede con le carte dei panettoni e dei regali ricevuti. La mia considerazione è che queste festività passeranno presto, forse senza che ognuno abbia colto, purtroppo, l’essenza di questo bel periodo di passaggio dal vecchio al nuovo. Vecchio inteso come tutto quanto ci potremmo lasciare alle spalle col 2012 per cominciare il nuovo anno 2013 con un carico di speranze; vecchio è essenzialmente tutto quello che ci ha tenuto lontani da Cristo che, con il Natale, si ripresenta, ancora Bambino, per incoraggiarci a ricominciare da Lui e con Lui. Via allora alle luci, ai pranzi con tanti parenti ed amici, ai regali, agli auguri dati anche per strada, magari a chi non si conosce neppure. Come in Parrocchia anche nelle nostre case avremo certamente fatto il presepe colorato, con tanto verde e tante statuine. Soffermiamoci ad osservare quanta serenità trasmettono le statue di Maria e di Giuseppe e rimaniamo lì a guardarle fino a quando quella serenità entra anche in noi e diventa parte di noi. Qualcuno avrà fatto l’albero di Natale anche se non tutti gli attribuiscono una tradizione cristiana. A me piace l’albero di Natale: le luci con cui addobbiamo l’albero simboleggiano la luce che Gesù porta nel mondo, mentre le sfere, i pacchettini, i dolciumi appesi ai rami, sono il simbolo dell’amore che Gesù porta in dono all’umanità.Nel cap. 8:12 di Giovanni è scritto: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita», e così penso che, se Gesù è la luce degli uomini, anche ogni cristiano, rivestito della luce di Cristo, ne è testimone in ogni luogo, proprio come fa l’albero di Natale che, ovunque viene messo: nelle case, in vetrina, nelle piazze, ecc. risplende e trasmette la gioia. Il profeta Isaia al cap. 60,1-2 dice: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te. Poiché, ecco, le tenebre ricoprono la terra, nebbia fitta avvolge le nazioni; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te” . Amo, pertanto, pensare al Natale come la festa che ci viene da Dio e siccome Dio è Amore, il Natale è la festa dell’Amore e l’Amore di Dio è per tutti e per sempre. Anche con la bella recita natalizia della nostra Parrocchia si è voluto rappresentare l’uomo alla ricerca del senso vero della vita, cioè di Dio. I tre personaggi principali, studiosi di diverse discipline, rappresentano, appunto, i Re Magi che, guidati dalla stella (la luce della fede), giungono a incontrare Dio proprio lì, dove sembrava difficile trovarlo, cioè nella loro vita tanto affannosa e problematica. Lo trovano solo quando in loro avviene un grande cambiamento, quando cioè la loro presunzione di essere i custodi della verità traballa e diventa piccola tanto da lasciare lo spazio necessario alla luce divina di penetrare in loro. Tale luce li condurrà lì, in quella grotta, dove riconosceranno, in quel Bambino nelle braccia della Mamma, la presenza di Dio che si è fatto uomo. Anche se in realtà tre furono i doni che i Magi presentarono, nelle Scritture non viene fornita alcuna informazione sul loro numero e, pertanto, in questo numero imprecisato siamo annoverati anche noi, perenni cercatori di Dio. Noi, sì, perché siamo cercatori di Dio ogni istante della nostra vita: anche quando lo rinneghiamo perché siamo scontenti per come va la nostra esistenza, per le nostre relazioni insoddisfacenti, per le nostre finanze sempre insufficienti a riempire i nostri bisogni, per le malattie che inesorabilmente ci visitano e forse non ci lasciano più, per le vicende di questo mondo sempre più in balia di governanti incapaci e truffaldini, quando non ci va bene niente e nessuno o addirittura quando viviamo momenti di felicità , nel profondo di noi stessi quello che cerchiamo veramente è Lui, il Signore. E allora a Natale sia festa grande. La Buona Notizia è che Dio viene a cercarci, si fa uomo come noi perché noi diventiamo come Lui. Accendiamo dunque tutte le luci dei presepi, degli alberi, delle luminarie delle strade, dei negozi… e sia festa grande. Via allora allo scambio dei doni, anzi…diventiamo noi stessi dono ricordandoci anche di chi, immigrato, non ha un posto dove dormire o un pasto caldo da consumare; di chi è senza lavoro e non può fare festa con la sua famiglia; di chi è malato, anziano e solo; valutiamo se intorno alla nostra tavola ci può essere un posto anche per qualcuno con cui avevamo rotto i rapporti o che non vediamo da tempo. Avverrà così che le feste di Natale, che l’Epifania porta via (come dice un detto popolare), non finiranno ma continueranno a vivere dentro di noi insieme agli auguri continuativi citati all’inizio di questi miei righi. Felice Natale e Anno Nuovo! Mirella Spedito Fuecu nesciu 23 pg 3

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FINALMENTE È NATALE Il Natale si avvicina e il rito si ripete. Un rito fatto di tante piccole tradizioni che ogni famiglia italiana conosce e rispetta. Nei giorni che precedono la tanto attesa Vigilia immancabili sono la preparazione del Presepe (la rappresentazione della nascita di Gesù Bambino in una capanna) e l’addobbo dell’abete (di plastica nella maggior parte dei casi, ma qualche volta anche vero!). Sono i bambini della famiglia che di solito si divertono a riempirlo con angioletti, palline, luci colorate e nastri dorati. Nel frattempo mamma e papà si lasciano prendere dalla frenesia degli acquisti e corrono alla ricerca del regalo più originale e di tutto il necessario per la grande cena della vigilia, che ovviamente vedrà riunita tutta la famiglia. Che cosa troveranno i parenti sulla tavola natalizia? Ecco i piatti che non mancheranno per la cena della Vigilia 2012: ANTIPASTI: Pressione fiscale pari al 45.2% PRIMI: Aumento delle tasse pari al 94% ( IMU ecc.) SECONDI: Disoccupazione al 2012 al 10.6% (+ 2 punti in % rispetto il 2011) CONTORNI: il 28% degli italiani dichiara di non percepire la tredicesima DOLCI: solo il 59% degli italiani arriva a fine mese con il proprio stipendio SPUMANTE .crisi di governo con relativa instabilità per le borse Ma in realtà la situazione è questa (dati presi da un sondaggio della Confesercenti-Swg ): venti milioni non vedono differenze con l’anno passato, mentre una consistente minoranza, 11 milioni, crede in un miglioramento. L’altalena fra ottimisti e pessimisti vede dunque quest’anno in aumento i secondi ed in calo i primi. Le donne sono quelle che con più determinazione difendono le ragioni dell’ottimismo, fra i pessimisti prevalgono invece gli uomini. A risentirne sono i consumi: questo dicembre, in totale, gli italiani spenderanno 36,8 miliardi: il 3% in meno rispetto al 2011, quando se ne spesero 38 miliardi. In calo della stessa percentuale anche ‘l’effetto Natale’, l’insieme di spese innescate dalle festività dell’ultimo mese dell’anno: nel 2012 è di 10,7 miliardi, contro gli 11 registrati nel 2011. Sul fronte tredicesime: oltre 41 miliardi e mezzo di euro in pista ma con meno percettori: l’anno scorso il 23% del campione dichiarava che nella propria famiglia nessuno prendeva la tredicesima, quest’anno la percentuale balza al 28% ed è un chiaro segno della crisi occupazionale. La lunga recessione si riflette Fuecu nesciu 23 pg 4 anche sull’utilizzo della tredicesima: cala di due miliardi la quota destinata agli acquisti (ora a 17 miliardi e 787 milioni) e in particolare ci saranno 700 milioni di euro in meno per i regali. Una parte consistente della tredicesima, 11 miliardi e 739 milioni, andrà invece a rimpinguare i risparmi erosi dalla difficoltà economiche: gli italiani, insicuri sulla possibilità di una rapida ripresa, preferiscono accantonare quasi due miliardi in più rispetto al 2011. Circa 12 miliardi provenienti dalle tredicesime, invece, verranno usati per far fronte ai mutui e pagare i debiti (+641 milioni sul 2011), mentre quasi 13 miliardi e mezzo saranno impiegati per affrontare le necessità della casa e della famiglia (in calo di 1 miliardo e 314 milioni). Sempre secondo il sondaggio ConfesercentiSwg, dal 2010 al 2012 sale di 8 punti il numero di coloro che arrivano con il proprio reddito solo alla terza settimana del mese (dal 20% al 28%); crescono invece di 5 punti coloro che arrancano fino alle seconda (dall’8% al 13%), mentre cala vistosamente la percentuale di coloro che ce la fanno fino alla fine del mese (dal 72% al 59%). Di conseguenza per il 2013 la richiesta più diffusa (31%) è quella del lavoro, seguita subito dopo da ‘meno tasse’ (23%) al pari della ‘riduzione dei costi della politica’. Non è per scoraggiarvi ma io credo che tutto questo ci possa dare un messaggio chiaro. Negli anni la tecnologia e il progresso hanno reso migliore il nostro modo di vivere, hanno portato dei benefici di cui difficilmente riusciremmo a fare a meno. Tali benefici però hanno un costo, pur non volendo siamo stati travolti da questa economia spregiudicata che senza guardare in faccia nessuno, taglia posti di lavoro e redditi chiedendo comunque di pagare i danni fatti da altri. Sono sicuro che questo periodo di crisi ci porti a sentire il bisogno di passare le festività in famiglia, condividendo quei momenti che in alcune famiglie si era dimenticato, usare quello che si ha senza pretese nel pieno rispetto della vera tradizione natalizia, guidata dalla nascita del nostro signore Gesù Cristo, nato in un posto umile e spoglio da tutte quelle comodità che si potevano avere in quel periodo, ma ricco di amore e speranza. Adesso riprendo con il racconto che ho interrotto: Prima della cena, tutta la famiglia si prepara per andare ad assistere alla Messa della sera: un momento per tutti di raccoglimento spirituale, ma anche l’occasione per incontrare amici e conoscenti e

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scambiarsi gli auguri con una gioiosa stretta di mano e un bacio sulla guancia. Durante la notte, quando i bambini si sono finalmente addormentati, ecco che arriva Babbo Natale con il suo sacco pieno di regali che andranno messi sotto l’albero e aperti il mattino seguente. La giornata del 25 dicembre si trascorre allegramente in famiglia: tutti, giovani e meno giovani, si ritrovano intorno al tavolo del salotto e iniziano i giochi ! Fra i più amati c’è la Tombola , seguita dai giochi con le carte “Sette e mezzo”, “Tresette” e “Mercante in fiera” (se volete sapere come si gioca, chiamatemi). Dopo il 25 dicembre c’è un periodo di tregua interrotto solo dalla caccia al vestito giusto da indossare la sera dell’Ultimo dell’Anno: assolutamente elegante! Il 31 si ricomincia a lavorare in cucina per preparare il Cenone. Questa volta il menù (scaramantico) prevede rigorosamente lenticchie e uva, perché nell’anno nuovo porteranno soldi e fortuna; e di solito non manca neanche il cotechino. La cena è lunghissima: comincia verso le 20.30-21.00 e deve finire con l’apertura delle bottiglie di spumante a mezzanotte in punto! Anche la notte è lunga: si ripetono i giochi oppure si va a ballare oppure si esce ...> Segue da pag. 2 per le strade dove la gente si riversa per vedere i fuochi di artificio che accompagnano la festa. In alcune città si lanciano cose vecchie dalle finestre per dire addio al vecchio anno e accogliere quello nuovo; dove c’è la neve si può assistere a suggestive fiaccolate nel bianco notturno. E, importantissimo: indossate delle mutandine rosse, vi porteranno fortuna per tutto il nuovo anno! Un altro consiglio: baciatevi sotto il vischio, anche questo è di buon augurio, soprattutto in amore. Se fosse vero il detto “quello che fai il primo dell’anno, lo fai tutto l’anno”, gli italiani dormirebbero per 12 mesi, perché il primo gennaio tutti dormono fino a tardi per riprendersi dai festeggiamenti della notte passata. Si arriva così alla Epifania (6 gennaio) “che tutte le feste le porta via”, dai bambini meglio conosciuta come la “Befana”: la Befana assomiglia a una brutta strega, è una vecchia che porta, dentro una calza, caramelle e cioccolatini ai bambini buoni e carbone ai bambini cattivi; è un personaggio che fa paura a volte ai più piccoli, non è bonario come Babbo Natale. Giacomo Giannotta L’ebreo cominciò per primo a raccontare: “ho incontrato Mosè sul Sinai, c’era una Luce e nella Luce scomparimmo tutti e due. Poi si aprì un varco e comparve un roveto, sembrava che ardesse senza però consumarsi, senza produrre cenere: Mosè ed io eravamo persi nel fulgore della Luce; poi Mosè andò avanti a piedi scalzi, così gli era stato comandato da una voce, mentre io rimanevo in estasi; dopo un po’ ritornò verso di me ed aveva in mano due tavole scolpite, ed uno sguardo profondo come l’infinito; scendendo dal monte trovammo tutt’intorno una moltitudine di persone e tutti avevano le mani levate in preghiera mentre intonavano un canto”. Prese la parola il cristiano e raccontò il suo sogno così: “mi sono addormentato serenamente dopo aver pregato con le parole “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore” ed ho sognato Gesù che mi conduceva sulla sommità di un monte; qui giunti ci siamo messi a pregare; dopo un po’ notai che la sua tunica era diventata candida come non mai, all’improvviso lo vidi avvolto in una luce ed accanto a lui vi erano i profeti Mosè ed Elia, anche loro avvolti di luce; allora una nuvola avvolse il monte ed una voce ammonì: questo è mio figlio; ero rimasto attonito quando giunse un vento gagliardo seguito dal volo radente di una colomba che disseminava tante fiammelle e si posavano sulla testa delle molte persone raccolte sulle pendici del monte; infine mi sono sentito trasportare in cielo. Per ultimo il musulmano raccontò di aver visto in sogno il Profeta Maometto che gli diceva dell’ebreo che era andato al Sinai e del cristiano che era stato trasportato in cielo da Gesù: “alzati e mangia il dolce, tu che sei stato lasciato indietro e che hai sofferto il digiuno” fu l’ordine . Allora l’ebreo ed il cristiano sospettarono esclamando: “ingordo, e così ti sei mangiato il dolce? Ma quale bella sorpresa ci racconti!” Ed il musulmano: “ho avuto un ordine da Uno che va obbedito; chi sono io per oppormi al suo ordine? Tu – rivolto all’ebreo – ti ribelleresti all’ordine di Mosè, e tu, cristiano, potresti mai volgere via il capo all’ordine di Cristo? Così pure io non mi ribello contro i Profeti. Ebbene sì, ho mangiato il dolce e ne sono felice!” Natale è un’occasione per confezionare diverse varietà di dolci, diversi secondo le tradizioni e la cultura delle popolazioni; il cibo dolce per il corpo è un mezzo per ispirare dolci pensieri nell’animo, per legare, e non dividere, tutt’al più con-dividere, senza sospetto e senza tornaconto la propria tradizione, il proprio credo, rispettando la ricerca dell’altro, pregando la pace per tutti gli uomini di buona volontà. By SAPER Fuecu nesciu 236 pg 5

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40 ANNI DI IVA Non è comune né usuale ricordare l’anniversario di nascita di un’imposta, ma l’importanza dell’argomento rende opportuna un’eccezione: l’I.V.A. compie quaranta anni. Il 1° gennaio 1973, infatti, entrò in vigore l’imposta sul valore aggiunto, introdotta dal D.P.R. N. 633 del 26 ottobre 1972, che sostituì l’I.G.E. (imposta generale sull’entrata), risalente all’immediato dopoguerra. L’I.V.A. rappresenta una componente fondamentale del nostro sistema fiscale, una delle principali fonti di gettito per le pubbliche finanze e, quindi, per la copertura pecuniaria delle spese dell’apparato statale e degli altri enti istituzionali. La nascita dell’I.V.A. è da considerare un evento fondamentale per la società italiana sotto diversi punti di vista. In primo luogo, essa rappresentò una delle prime significative manifestazioni del processo di integrazione europea, in quanto la sua introduzione nei paesi aderenti all’allora CEE fu raccomandata fin dal 1969 proprio dalle autorità comunitarie, che ritennero tale forma di imposizione sugli scambi, modellata sulla TVA francese, la più idonea ad assicurare il necessario gettito alle finanze nazionali senza alterazioni deformanti o squilibri distorsivi sui fenomeni economici interessati. In secondo luogo, l’I.V.A. costituì un organico tentativo di modernizzare il nostro sistema delle imposte indirette (ossia le imposte che colpiscono non le fonti di ricchezza in sé e per sé, come il reddito o il patrimonio, bensì singoli fenomeni economici, come gli acquisti di beni e servizi, la stipulazione di atti e contratti, il conseguimento di eredità, che fanno ragionevolmente presumere la disponibilità di risorse monetarie), superando moduli di tassazione oramai superati e ritenuti iniqui dalla più autorevole dottrina economica. L’I.V.A. ha assunto sostanzialmente il ruolo di un’imposta generale sugli scambi, in quanto ad essa sono sottoposte tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi (con alcune limitate eccezioni come per la materia sanitaria e per alcune zone franche del nostro territorio nazionale), quindi molti eventi comuni della nostra vita quotidiana, al punto che questa imposta costituisce (o dovrebbe costituire se non evasa) una imprescindibile componente dei costi di qualsiasi acquisto dei consumatori e degli operatori economici. La struttura intrinseca di questa imposta, con il suo meccanismo definito plurifase (che colpisce il valore aggiunto apportato da ciascun operatore titolare di uno specifico passaggio Fuecu nesciu 23 pg 6 nella catena di produzione di un bene o di un servizio professionale, artistico o commerciale), dovrebbe assicurare la neutralità del prelievo con pari aggravio su tutti i soggetti coinvolti, con conclusivo addebito al consumatore finale, l’unico sul quale viene di fatto a pesare l’intero esborso fiscale. E proprio per il suo ruolo istituzionale, l’IVA è divenuta da subito uno degli strumenti fondamentali per la politica economica dello stato, non a caso continuamente sottoposto a modifiche legislative per soddisfare le esigenze contingenti di equilibrio finanziario, soprattutto nei ricorrenti periodi di crisi generale. Un giudizio globale sull’esperienza quarantennale dell’IVA non può certo essere univoco, anche perché in questa materia le considerazioni prettamente tecnico-economiche si intersecano con rilevanti implicazioni di ordine politico-ideologico. Fermo restando che questa imposta resta una fonte irrinunciabile di gettito per le casse dello stato, e quindi un elemento fondamentale per la tutela degli interessi dell’intera collettività, è indubbia la necessità di ridimensionare la consolidata tendenza dei governi di turno a considerare l’IVA un comodo terreno di caccia per reperire rapidamente nuove risorse economiche, con aumenti generalizzati che ne aggravano automaticamente l’incidenza sui ceti più deboli della società (l’IVA, in quanto imposta indiretta e inserita nei prezzi di acquisto di beni e servizi, viene di fatto pagata allo stesso modo da tutti i consumatori finali, indipendentemente dalle loro condizioni personali di reddito). Una corretta gestione dell’IVA, quindi, si pone quale elemento fondamentale per una equa politica fiscale, rispettosa delle più elementari esigenze di giustizia e del principio costituzionale secondo cui il carico fiscale su ogni cittadino deve essere necessariamente rapportato alla sua capacità contributiva. Giorgio Serafino

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SPAZIO GIOVANI LA LIBERTÀ Leggendo l’opinione della Chiesa Cattolica nella “Gaudium et Spes” ho potuto formulare una mia riflessione. La libertà ci dà la possibilità di scegliere se agire nel bene o nel male: il bene avrà come fine ultimo Dio e quindi la salvezza, poiché tanto più si compie il bene tanto più si è liberi, mentre la scelta di compiere il male condurrà l’uomo al disconoscimento da parte di Dio e quindi al peccato. Spesso però, molti coltivano in modo sbagliato la libertà, facendo ciò che piace, noncuranti delle leggi morali e civili, tutto ciò è parte inseparabile della dignità dell’uomo, che, come afferma la “gaudium et Spes”, richiede scelte consapevoli senza far uso dell’impulso. Molti uomini hanno il potere di togliere la libertà degli altri anche attraverso omicidi, rubando, pretendendo poi dal prossimo di ottenere il meglio. Questa è la nostra società. È raro incontrare al giorno d’oggi persone che danno, senza volere nulla in cambio, perché a pochi interessano i nostri sentimenti e le nostre difficoltà. Io voglio essere libera, rispettando il mio prossimo senza aver paura di parlare o di far sentire a tutti il mio pensiero e la mia ideologia. Non voglio arrendermi anche se la società in cui viviamo vuole bloccare la nostra libertà, io combatterò sempre per distinguermi dal cosiddetto “gregge”. Giorgia Greco L’ARTE POETICA MAGI Messaggeri di pace in cammino verso la meta, sfidando le insidie dei tempi si muovono d’ogni dove cavalcando gli orrori del mondo; domatori invitti giungono a briglia sciolta i cavalieri silenziosi stringendo nel petto ardenti speranze, schiudendo le mani nel gesto del dono di ciascuno portato per tutti; a lor soli concesso per antica sapienza di cogliere il frutto della lunga attesa. Non parole, ma gesti; sulla via del ritorno diffondono a piene mani semi dorati di vita sul mondo in travaglio ed alte colonne di fumo d’incenso s’elèvano ritte nell’aria, mentre tutto il creato geme lacrime di mirra. by saper MAGIA DI UNA PAROLA Quando ne avevo più bisogno qualcuno mi incoraggiò con una parola buona. Egli non sapeva nulla del grande peso che mi opprimeva ma, alla sua parola, una piccola fiammella, come di una candela, si accese in me e risplendette in me calda e luminosa. Quale balsamo fu per me quella parola! Voglio cercare anch’io chi soffre, chi si ritrova solo come in una notte di paura e d’incertezze: che io possa dire la parola che libera, che benedice; una parola buona che illumina la strada verso la felicità. Verso di te, Gesù. MS Fuecu nesciu 23 pg 7

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ATTIVITÀ In occasione del Natale, la redazione di Fuecu Nesciu ha preparato anche quest’anno un recital, dal titolo “Segui la tua stella... la tua fede si illuminerà”. Si è proposta una riflessione sul tema della ricerca di senso, che nell’antichità ha interessato alcuni dotti (magi), al seguito di una stella alla ricerca di un re, e che oggi interessa qualsiasi uomo, nelle proprie difficoltà, in relazione al proprio stato sociale. Sono state individuate tre figure: un uomo di pensiero, un uomo di scienza e un uomo d’affari che, forti delle loro sicurezze si sfidano. Ma l’ingenuità e positività di alcuni ragazzi, insinua in loro il dubbio ed essi, dopo un proprio travaglio interiore, al seguito di una stella (la Fede), vengono spinti ad atteggiamenti di condivisione e solidarietà. C O L L A b O R I A M O La redazione di fuecu nesciu augura Buon Natale Felice Anno Nuovo Numeri utili Parrocchia San Bernardino Realino Via degli Oropellai,10 73100 Lecce tel 0832/359014 cellulare 3389769293 Sito internet parrocchiale www.sanbernardinorealino.com Orario delle Sante Messe Domenica giorni feriali ore 8,30 - 10,30 - 18,30 ore 18,30 Adorazione Eucaristica Ogni Giovedi ore 19,00 email donmichele@sanbernardinorealino.com sanbernardinorealino@gmail.com Fuecu nesciu 23 pg 8 Si cercano persone per il coro PROVE MERCOLEDI ORE 19,00 Composizione Giovanni Contino

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