joe berti febbraio 2014

 

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giornalino scolastico

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TITOLO BRANO PRINCIPALE B U O N C A R N E VA L E A T U T T I ! ! SOMMARIO: La verità, vi prego, sul caso stamina Non finisce qui!! Fisica per babbani Tre atti unici da Cechov Cechoc Anton Pavlovic Progetti in fieri (Arte) Progetti in fieri (Scambio) Conosci te stesso Le quinte all’opera Prima del silenzio NIIIIIR… FAAAAAAAR… WERRRREI pensieri di oliver 2 4 6 8 9 10 11 12 14 15 L A N O S T R A R E DA Z I O N E D I F E B B R A I O 16 17 Lorenzo Bazzano Flavia Achenza Leonardo Gallo Annalisa Bottino Marco Negro Susanna Pierro Federico Piccolo Cecilia Parigi Alessia Grillone Giorgia Pellegrino Marcichiara Bo Paola Gullone Bikram Parisot Matteo Fantozzi Enza Brunero Cinotto Ferdinando Moglia Alessia Vico Alessandro Ruggieri Daniela

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Pagina 2 F e bbr a i o 2 0 1 4 — N um e r o 5 LA VERITA’, VI PREGO, SUL CASO STAMINA Il caso Stamina sta lentamente tramontando. E’ il caso di dire finalmente. L’11 settembre 2013 il comitato scientifico istituito dal Ministero della Salute ha steso un rapporto consultivo in cui si evince che il metodo non ha nessuna consistenza scientifica e che mancano le basi che giustifichino la speriE’ un uomo che mentazione autorizzata chiamava Vannoni dal Parlamento. Il ricorso al TAR da parte di dottore, perché Vannoni non ha impedicredeva che lo fosse. to che nel gennaio 2014 l’Unione Medici Italiani consigliasse di astenersi da tale cura (o pseudo cura). Tutto è iniziato nel 2004 quando un quarantenne, Davide Vannoni, si sveglia in preda ad un’emiparesi facciale di cui nessuno è in grado di fornire una spiegazione. Dopo mesi e mesi di visite, Vannoni viene a sapere di una ricerca su cellule staminali in corso in un’università ucraina; decide di correre il rischio e si sottopone alla te poco idoneo all’attività. Inizia a prelevare cellule dai pazienti e a coltivarle, con la collaborazione dei due professori ucraini che aveva conosciuto poco tempo prima. Nel 2007 nasce la Re-Gene Srl, una società di ricerca e sviluppo di biotecnologie, i cui fondi Vannoni cerca di di Carmine Vona, affetto da paralisi, che dopo le prime iniezioni va incontro ad una crisi epilettica. E’ un uomo che chiamava Vannoni dottore, perché credeva che lo fosse. Non sapeva che Vannoni fosse laureato in filosofia. Partono le prime denunce e per la prima volta, nel 2009, la clinica (?) appare sui giornali, a cura. Parte per Kharkov, dove conosce Elena Schegelskaya e Vyacheslav Klymenko. La cura prevede il prelevamento di alcune cellule del midollo osseo, dette mesenchimali, e che queste siano reimpiantate con la speranza che si trasformino in fibre nervose sane e che cancellino i segni della malattia. Questo non avviene, i segni della malattia sono tutt’oggi ben visibili sul volto di accaparrarseli dai fondi pubblici. Vannoni diffonde l’idea che le infusioni di staminali garantiscano miracoli, recuperi dal 70 al 100% di ictus, lesioni spinali, paralisi cerebrali e malattie degenerative come Parkinson, sclerosi multipla e Sla. La so- Non sapeva che Vannoni fosse laureato Vannoni, ma questo non gli impedisce di in filosofia. esaltare il metodo e di riproporlo in Italia. E’ l’inizio di una vicenda labirintica che solo in Italia poteva durare così a lungo. Via Giolitti 41: è qui che Vannoni adibisce uno spazio interrato a laboratorio, luogo evidentemencietà si crea una certa cerchia di acquirenti disposti a pagare 2030000 euro. Esistono però i rischi quando si applicano terapie non controllate sui pazienti, con il rischio di far loro del male. E’ il caso di Claudio Font, affetto da Parkinson, morto a tre anni dalla diagnosi dopo la seconda dose di staminali. O seguito delle prime indagini. L’ipotesi di reato è la somministrazione di farmaci imperfetti e pericolosi per la salute pubblica, truffa e associazione a delinquere. Ma il progetto di Vannoni non si ferma, anzi. Poco dopo nasce la Stamina Foundation, società che si dichiara senza scopi di lucro (?). A di-

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J o e B e r ti Pagina 3 mostrazioni dei miei dubbi, i primi contatti con i pazienti avvengono in gran segreto all’interno di stanzini, e ai pazienti viene raccomandato il più grande riserbo. Le prime infusioni sui bambini iniziano ad essere somministrate. Queste cure, non ancora approvate, registrate e autorizzate, altro non sono che un’ultima spiaggia, un’ultima speranza spesso vana per le persone che ad esse si affidano. Nel maggio 2012 l’Aifa autorizza un’ispezione, todo si tratti di un business a cui hanno accesso solo coloro in grado di pagare. Stamina Foundation è tenuta a presentare all’Istituto Superiore di Sanità precisi e accurati protocolli che dovranno superare il vaglio del Comitato scientifico per ottobre 2013 viene bocciato. Forse sarebbe il caso di finanziare la ricerca scientifica vera, che avrebbe tanto avuto bisogno di quei 3 milioni di euro buttati al vento. Prima di esprimere giudizi bisognerebbe avere la consapevolezza. E la consapevolezza avrebbe di certo che giudica il laboratorio assolutamente inadeguato sia dal punto di vista strutturale sia per le cattive condizioni di manutenzione e di pulizia. I medici che iniettano nei pazienti non sono a conoscenza della vera natura del materiale biologico somministrato. Scoppia il caso mediatico, vergognosamente gestito da Le Iene che ignora il suo dovere di cronaca e diffonde l’idea che, sicuro o meno, vale la pena tentare il metodo. Iniziano anche i primi poter procedere. Il metodo non rientra in gran parte dei canoni europei, il protocollo ricorsi in tribunale. Molto misterioso è il decreto del Senato del 25 marzo 2013 che autorizza il metodo Stamina a proseguire il trattamento, stanziando 3 milioni di euro e facendo insorgere la comunità scientifica (che di certo aveva ottime ragioni per farlo). Una pura alchimia viene Prima di esprimere quindi legittimata, nonostante Vannoni non abbia giudizi bisognerebbe mai pubblicato protocolli avere la consapevolezza. scientifici con tanti cari saluti alla trasparenza. I E la consapevolezza primi brevetti che Vannoavrebbe di certo ni sottoscrive vengono respinti in Europa, Cana- impedito di finanziare da e Stati Uniti. Il sospet- un progetto degno di to è che più che di un me- Vanna Marchi , contiene appena 20 pagine (quando per un minimo di credibilità ce ne vorrebbero 60) e il 10 impedito di finanziare un progetto degno di Vanna Marchi. (fonti: Wired.it e Wikipedia) Lorenzo Bazzano

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Pagina 4 F e bbr a i o 2 0 1 4 — N um e r o 5 NON FINISCE QUI!! Sembra non essersi ancora concluso un capitolo lungo, complesso, ma soprattutto terribile, della nostra storia. Il 30 gennaio 2014 il mondo assiste a una notizia choc: Amanda Knox è condannata a 28 anni e sei mesi, Raffaele Sollecito a 25 anni. Ma questa non è che una delle tante sentenze, insieme agli innumerevoli processi, di cui abbiamo sentito parlare in sette anni. “È stato come essere travolta da un treno, non potevo credere a quello che stava succedendo... Aspetto le motivazioni, ma è stata una cosa orribile. Ora ho bisogno dell’aiuto di tutti” ha affermato la Knox piangendo in un’intervista alla ABC. Ha inoltre dichiarato: “Non tornerò mai volontariamente in Italia”.Eppure, neanche quella della Corte d’assise d’appello di Firenze, arrivata alle ore 21, ha messo fine al delitto di Perugia. Infatti a Sollecito, raggiunto a Venzone, vicino al confine austriaco e sloveno, viene dato il divieto d’espatrio e gli viene tolto il passaporto, e Amanda non subisce alcun provvedimento perché si trova “legittimamente nel suo Paese d’origine”, come hanno spiegato i giudici. Alla base di tutto questo c’ è il cadavere di Meredith Kercher. Nata a Southwark, Londra, nel 1985, aveva aderito al progetto Erasmus ed era giunta in Italia nel settembre del 2007 per completare il suo corso di laurea. Viene assassinata nella casa che condivideva con altri studenti a Perugia nella notte tra il 1° e il 2 novembre 2007. All’inizio i sospetti che vengono arrestati e messi in carcere sono tre: Amanda Knox, americana di Seattle, 20 anni, studentessa all’Università per stranieri di Perugia, Raffaele Sollecito, pugliese, 24 anni, laureando in ingegneria, aveva da poco iniziato una storia con Amanda, e Patrick Lumumba, originario dell’ex Zaire (l’attuale Congo), 38 anni, proprietario del pub dove lavorava Amanda. In seguito, si scopre che le accuse della Knox nei confronti di Lumumba sono infondate, perciò quest’ultimo viene rilasciato, e, grazie alle tracce lasciate sulla scena del delitto, il ventunenne ivoriano Rudy Guede viene bloccato e arrestato in Germania, e poi trasferito in Italia. Nel 2009 Amanda, Raffaele e Rudy vengono condannati, rispettivamente, a 26, 25 e 16 anni di reclusione. Secondo la ricostruzione, la Knox e Sollecito, la sera del1º novembre 2007, hanno appuntamento con Guede, conoscente di Amanda. I tre si recano nella casa di Meredith, che era da poco rientrata, ed è subito notata per la porta della camera socchiusa. Amanda e Raffaele si scambiano effusioni, mentre Rudy va in bagno. Questo, probabilmente eccitato dalle effusioni tra Sollecito e la Knox, sarebbe entrato nella camera di Meredith per tentare un approccio, ma, di fronte al suo rifiuto, avrebbe assunto atteggiamenti violenti fino ad arrivare a un tentativo di stupro. Alle grida di Meredith, Amanda e Raffaele si sarebbero uniti a Rudy, pensando che quella sarebbe stata una "situazione eccitante", tentando così di immobilizzarla con la minaccia di un coltello. Alla continua resistenza della vittima, Amanda con un coltello da cucina avrebbe ferito mortalmente Meredith al collo, ma il decesso avviene dopo una lunga e dolorosa agonia.

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J o e B e r ti Pagina 5 I tre imputati, subito dopo l'omicidio, le sottraggono i cellulari per timore di insospettire qualcuno che la chiamasse senza avere risposta. I tre, quindi, si dirigono in direzioni diverse, Guede in una discoteca, la Knox e Sollecito a casa di quest'ultimo. La mattina seguente i due tentano di cancellare le tracce del delitto e poi rompono una finestra della casa per inscenare un furto e depistare la polizia Nel 2011 la Corte d’assise d’Appello di Perugia accoglie le richieste della difesa per una perizia del DNA presente sul coltello considerato come l’arma del delitto. La Knox riceve solo una condanna di 3 anni per calunnia nei confronti di Lumumba, già scontati nei 4 anni di reclusione trascorsi. Quindi Amanda e Raffaele vengono assolti “per non avere commesso il fatto” e vengono scarcerati. La condanna a 16 anni di Guede per concorso in omicidio e violenza sessuale, invece, è rimasta definitiva. Alla notizia, una gran folla rabbiosa e indignata si riunisce davanti al tribunale e protesta contro la sentenza e contro i difensori degli imputati. Amanda poco tempo dopo la scarcerazione fa ritorno negli Stati Uniti. Nel 2013 il processo alla Knox e a Sollecito arriva in Cassazione, nella quale la sentenza di assoluzione viene annullata. Si apre, allora, un nuovo processo alla Corte d’appello di Firenze. nati hanno annunciato che faranno ricorso in Cassazione. Il caso è diventato famoso in tutto il mondo, tanto da ispirare film (Amanda Knox di Robert Domhelm, 2011 e The Face o fan Angel di Michael Entrambi gli imputati non sono in aula. Il procuratore generale Alessandro Crini chiede le condanne a 30 anni per Amanda (compresi i tre già definitivi per la calunnia a Lumumba) e 26 per Raffaele. Secondo lui il movente non è stato un gioco erotico finito male, ma una lite legata a vecchi contrasti fra Amanda e Meredith per le pulizie di casa, e chiede “l’applicazione di una misura cautelare” nei confronti della Knox e di Sollecito in caso di condanna. Dopo la sentenza di gennaio, i legali dei due condan- Winterbottom, 2014) libri e trasmissioni televisive. Ora il mondo aspetta e spera, secondo la propria opinione, che venga fatta giustizia,e sogna il giorno in cui un giudice,battendo il martelletto, dirà: “Il caso è chiuso!” Cecilia Parigi neanche la sentenza della Corte d’assise d’appello di Firenze ha messo fine al delitto di Perugia

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Pa g in a 6 F e bbr a i o 2 0 1 4 — N um e r o 5 FISICA PER BABBANI … up, down, charm, strange, “tau”, “ni”, “sigma”… il ciclo (o full immersion) di nove conferenze di fisica inizia all’insegna dell’inglese e del greco, lingue che (bene o male, a voi il g i u d i z i o ) “mastichiamo”. Apparentemente sembra tutto tranquillo: seduti su comode poltrone (sedie per i meno fortunati), nell’Aula Magna del Rettorato ci sono un centinaio di ragazzi del triennio di vari licei torinesi, pronti ad frequentare per tre giorni una “speciale” scuola di fisica. La situazione si complica quando al tavolo dei relatori siedono “super-mega” docenti universitari e ricercatori, Ezio Menichetti, Marco Costa, Piero Galeotti, solo per citarne alcuni. Noi studenti siamo pronti al peggio “non appena inizieranno a parlare non capirò più nulla” ognuno di noi pensa. Invece no (o ni, perlomeno): fortunatamente, oltre a essere professori, sono anche ottimi comunicatori: con spiegazioni molto esaustive ma abbordabili riescono a sommininon sia solo un semplice uso di quelle complicate formule che impariamo a scuola e che dobbiamo conoscere per le verifiche: la fisica va oltre il voto e l’applicare in modo corretto le sue leggi e principi serve (non solo a prendere la sufficienza) concretamente nella teresse storico e archeologico fornendo informazioni sulla composizione, le tecniche costruttive, lo stato di conservazione, la provenienza e l’età. Nella prima metà del secolo scorso, con la nascita della fisica moderna, sono stati inaugurati nuovi campi di studio come l’astrofisica e la cosmologia, discipline che recentemente strarci “pillole” di meccanica quantistica e astrofisica; ci interessano alle applicazioni più concrete della fisica, dalla cura dei tumori all’archeologia e ci introducono argomenti complessi ma affascinanti, rispondendo con pazienza a tutte le nostre domande da “babbani”. Così, senza quasi neanche accorgercene (merito anche dell’abbondante e apprezzatissimo coffee break delle 11) siamo sopravvissuti a questo intenso ciclo di lezioni frontali. Gli argomenti ci interessano alle applicazioni più concrete della fisica, delle conferenze hanno spaziato in tutte le branchie della fisica, dagli zeptometri (10 -21 m) ai 10 10 anni luce. Sono bastate poche ore per capire come la fisic a v i t a r e a l e . L’archeometria e la diagnostica applicate ai beni culturali, ad esempio, fanno largo uso di tecnologie e concetti propri della fisica nucleare e dei materiali. La radioattività e i fasci di particelle possono essere utilizzati infatti per investigare oggetti hanno avuto un enorme sviluppo grazie a strumenti sempre più sensibili e ci hanno permesso di approfondire la nostra conoscenza dell’Universo. Qual’è stata l’importanza dell’uomo nella lunghissima cronologia dell’Universo? Il nostro ego sarà sicuramente deluso dalla risposta a questa domanda: il tempo complessivo della civiltà umana, se rap- d i in-

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J o e B e r ti Pa g in a 7 portato ai circa 14 miliardi di anni (secondo la tesi più accreditata sostenuta anche da Sagan), è infinitesimo. Ipotizzando di concentrare questa veneranda età in un solo anno e fissando la data del Big Bang il 1° gennaio, i primi uomini comparirebbero solo alle 22:30 del 31 dicembre, a ridosso dell’anno nuovo. Prima di noi si piazzano infatti i dinosauri (24 dicembre), mammiferi, uccelli e fiori (26-27 dicembre) e naturalmente gli ominidi (30 dicembre). La scoperta dell’America invece sarebbe avvenuta precisamente alle 23:59:59 del 31 dicembre . L’inizio della cultura moderna, lo sviluppo di scienze e tecnologia, la Rivoluzione francese, la Prima guerra mondiale, la Seconda guerra mondiale, il primo uomo sulla Luna e le esplorazioni spaziali seguono in coda alle 24:00. Bisogna ammetterlo: non siamo certo dei veterani nella storia dell’Universo. Possiamo tuttavia vantarci di essere riusciti a ricostruire in laboratorio tutte le fasi precedenti alla nostra comparsa e di aver percorso a ritroso in tempo record quasi 14 miliardi di anni fino a fermarci 3 secondi prima del Big Bang: un ottimo risultato!!! È proprio per questo motivo che la società deve investire nella “big science”: la ricerca non è solo sorgente di conoscenza ma è anche alla base dei grandi processi economici e di sviluppo che hanno importanti ripercussioni sulla società stessa. Non si tratta solo di scoprire particelle dai nomi improbabili o di studiare le radiazioni cosmiche bensì di capire come siamo fatti e le leggi fisiche del mondo che ci circonda. Grazie a queste conferenze posso dire di essermi avvicinata all’affascinante mondo della fisica e, soprattutto, di aver imparato che la fisica non è una disciplina solo per super-geni: anche noi babbani possiamo capirla (con i nostri tempi certo: perfino Einstein aveva inizialmente avuto difficoltà in matematica quindi noi possiamo ritenerci scusati!)e beneficiare nella vita quotidiana delle sue scoperte. Mariachiara Bo la società deve investire nella “big science”:

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Pa g in a 8 F e bbr a i o 2 0 1 4 — N um e r o 5 T R E A T T I U N I C I DA C E C H OV Il 24 gennaio alcune classi del Gioberti hanno assistito allo spettacolo teatrale “Tre atti unici” da Anton Cechov, rielaborazione e rilettura in chiave moderna di, appunto, tre atti unici scritti da Cechov durante la giovinezza. Tre atti sono tre situazioni diverse, apparentemente scollegate, ma unite da un unico filo conduttore. I temi centrali di quest’opera sono la nevrosi ed i rapporti di coppia. Il primo argomento è affrontato mettendo in luce sfumature diverse in ogni atto. Ad esempio nel primo, i protagonisti, due giovani che si vogliono sposare, nonostante si amino, si urlano continuamente addosso, non riescono a comprendersi, sono nervosi e permalosi. Nel secondo atto, la protagonista è una giovane vedova che ha paura del mondo esterno al suo appartamento, non riesce a comunicare senza alterarsi, continua a rievocare il ricordo del coniuge defunto e, quando un giorno le si presenta in casa un creditore del marito morto, lei lo maltratta. Infine, nonostante il carattere nevrotico della donna, il creditore ammette di essersi innamorato di lei. L’ultimo atto narra le ore precedenti a una celebrazione in o c c a s i o n e dell’anniversario di una famosa banca. Nell’ufficio del presidente, dopo l’entrata in scena della moglie alcolista, si presenta una giovane che, spacciandosi per ad- detta alla tappezzeria degli stabili della ditta, riesce a parlare con il responsabile e farsi assumere. La neo-assunta viene affidata ad un impiegato estremamente insensibile e violento, il quale la picchia perché la poverina non è molto sveglia. Oltre a recitare sul palcoscenico, gli attori si cambiavano davanti a noi, seduti su sedie poste intorno alla scena, per esaltare la falsità dei personaggi. Lo spettacolo è di Roberto Rustioni, coprodotto da Teatro C/ R Fattore K Olinda. Gli attori erano competenti e preparati. Insomma, è un’ottima produzione teatrale che fa riflettere su temi solitamente considerati tabù dalla società. Flavia Achenza e Leonardo Gallo

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J o e B e r ti Pa g in a 9 C E C H OV A N T O N P AV L OV I C Anton Pavlovic Cechov, scrittore russo, nasce a Taganrog il 29 gennaio 1860, da una famiglia di umili origini. Sebbene l’infanzia del futuro scrittore e drammaturgo non fu felice, ebbe una buona istruzione;a diciannove anni, si iscrive agli studi universitari di medicina: studia fino al 1884, anno in cui consegue la laurea e inizia ad esercitare la professione di medico. In questi anni inizia a scrivere novelle e reportage, che pubblica zionari statali e di piccoli borghesi; entrambe i volumi vengono pubblicati con lo pseudonimo di Ant os ha C ekhont e. Nascono quindi, tra il 1887 e il 1900, i suoi più celebri racconti vennero pubblicati con il suo vero n o m e . Alcuni dei più significativi sono: Miseria, Nel crepuscolo, Discorsi inda una umiltà: specie nei drammi, ai toni accesi preferisce gli accenti smorzati, alle parole sonore la espressività del silenzio, all'invenzione di vicende drammatiche il triste fluire degli eventi. Dopo avere assistito al trionfo della sua ultima commedia, Il giardino dei ciliegi, Cechov si reca in Germania con la con diversi pseudonimi in riviste umoristiche. Sono gli anni del tumulto politico: Cechov diffida degli estremismi e delle ideologie e si mantiene distaccato da coinvolgimenti politici in ambito universitario. Conduce una sorta di doppia vita: scrive ed esercita la professione di medico; scriverà: «La medicina è la mia moglie legittima, la letteratura è la mia amante». nocenti, La steppa, La voglia di dormire, Una storia noiosa, La camera n°6, Il duello, La corsia, Mia moglie, "Il racconto di uno sconosciuto, Il monaco nero, La mia vita, Nel burrone. I suoi racconti sono ammirevoli per la semplicità e la chiarezza, straordinari per moglie Olga Knipper, alla ricerca di una possibilità di cura per la tubercolosi, di cui era affetto. Anton Cechov muore in viaggio, a Badenweiler, località della Foresta Nera, il 15 luglio 1904, all'età di quarantaquattro anni. (Fonti: Enciclopedia Treccani, Biografieonline.it) Tra la fine degli anni '80 e per tutti gli anni '90, Cechov si impegna in una più intensa attività di scrittura, in cui il pessimismo della triste monotonia della vita diviene il carattere dominante, tuttavia attenuato a tratti da una voce di speranza e di fede. Incomincia la sua carriera da scrittore con "Le fiabe di Melpomene" (1884), una raccolta di novelle, a cui segue una raccolta di brevi e scherzosi Racconti variopinti (1886), vivaci ritratti umoristici della vita di funl'arguzia e il senso d'umorismo. Cechov sa esprimere il suo profondo rispetto per la gente umile, e riesce a rendere visibile il dolore e l'inquietudine presenti nella decadente società del tempo. Sia nei racconti sia nelle opere teatrali la sua visione del mondo è trasfigurata da un tenace amore per la vita, sempre trattenuto però da un pudore e Annalisa Bottino, Marco Negro, Susanna Pierro

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Pa g in a 10 F e bbr a i o 2 0 1 4 — N um e r o 5 P R O G E T T I I N F I E R I ! (A R T E ) rire nel nostro pacchetto allinclusive anche un progetto di storia dell'arte. Ebbene sì. E potete soltanto immaginare gli incontri dopo scuola dal povero sventurato con casa libera, un divano abbastanza confortevole e, perché no, un televisore piazzato di fronte e, per la legge “non c'è due senza tre”, una bella cucina con tanto di macchinetta semiprofessionale per il caffè. Degna di nota è la bravura nell'organizzazione che ci contraddistingue: cinque addetti all'approvvigionamento che frugano tra i cassetti in cerca di cibo, dieci sul divano intenti allo zapping e a lotte improvvise perché, ovviamente, ci sarà sempre il ragazzo che vuole guardare la partita di un qualsiasi sport e la ragazza che esulta durante la pubblicità di “America's Next Top Model”, tre seduti intorno al tavolo di lavoro ma con il cellulare in mano concentratissimi per superare il livello seicentoventisette di Candy Crush e la restante parte, quella che effettivamente lavora, con carta e penna in mano, nel tentativo di buttare giù qualche idea buona. Ora che avete presente il clima di uno dei nostri pomeriggi estremamente produttivi, è bene che capiate di che progetto si tratta: la Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici In quinta effe, in aggiunta all'ansia da maturandi, alle simulazioni di prima, seconda, terza, ottava, ventesima prova, alle interrogazioni, alle giornate di totale apatia alternate a quelle di isteria acuta, abbiamo deciso di inse- e Culturali di Torino, Associazione impegnata nel recupero e nella valorizzazione del patrimonio storico-artistico della Città, assegna ad ogni scuola partecipante due o tre edifici sui quali ha svolto degli interventi nel corso degli anni e il compito dei concorrenti è la realizzazione di un itinerario tra queste strutture, immaginando di accompagnare un gruppo di amici stranieri in visita, bra- mosi di conoscere tutto su questa città e i suoi abitanti tra '600 e '800. Il fato ci ha affidato “Il Museo della Sindone”, “Villa delle Regina” e “La Palazzina di Caccia di Stupinigi”. In qualità di inguaribili ottimiti siamo subito partiti in quarta con idee come “ Facciamo una puntata tipo Superquark!”, “Potremmo recitare!”, “Scriverò io il copione!”, “Mi preoccupo io della fotografia, tranquilli, raga”, ma tra occhi che brillavano perché convinti di aver avuto un colpo di genio ed esultanze varie, una voce proveniente dal divano ha bloccato l'enfasi totale con un “Secondo me è troppo, facciamo qualcosa di più facile, sempre che volete fare i megalomani.” Silenzio prolungato. Sospiri. Occhi al cielo. Inizia la discussione. Dopo quaranta minuti siamo arrivati ad un accordo: il modello sarà il buon vecchio Piero Angela, ma il nostro S u p e r quark sarà semplice, con una voce fuori campo che racconta ogni edificio, molte foto e, come dice la Professoressa De Feo, “punteremo sul nostro poliglottismo”. Il progetto continua ad esse- re ambizioso, ma, grazie al cielo, siamo una classe piena di artisti: fotografi, addetti al montaggio, registi, scrittori e chi più ne ha, più ne metta; confidiamo in questo e, ovviamente, anche nella nostra capacità di fare gli occhietti dolci, arma che sfodereremo il giorno della presentazione, se necessario. Enza Brunero

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J o e B e r ti Pa g in a 11 PROGETTI IN FIERI ! (SCAMBIO) Contatti TorinoRoma Durante quest’anno scolastico ci è stata proposta un’ interessante attività didattica dalla prof.ssa Gugliemo, ovvero uno scambio con una classe del liceo scientifico “Peano” di Monterotondo, nei pressi di Roma. Le classi aderenti allo scambio sono la V D e la II D del Gioberti, accompagnate dalla professoressa Cerulli e dal professor book nel quale sia i professori che gli allievi avranno la possibilità di illustrare i vari temi delle giornate che passeremo a Roma. Dunque abbiamo usufruito di mezzi di comunicazione come Facebook, e-mail e messaggi per parlare con i nostri amici romani e capire i gusti e le abituinstaurato un’ottimo rapporto.Tutti noi abbiamo trovato simpatici Scialla, e la II D e la IV B del Peano. Le sezioni del Gioberti visiteranno Roma dal 26 febbraio al 4 marzo, mentre le classi del Peano verranno ospitate a Torino dal 27 marzo al 1° aprile. Riteniamo che q uest’esperienza sia utile ed importante per tutti noi poiché riusciremo ad ammirare le bellezze culturali di una città illustre come Roma! dini dei nostri compagni di stanza. Abbiamo usufruito soprattutto di Whatsapp, mezzo di comunicazione molto utile e veloce. Un ragazzo romano ha creato un gruppo su questo media, in questo modo possiamo parlare tutti insieme e sinceramente pensiamo che i futuri compagni di scambio perché sono molto aperti e disponibili. Per comunicare e conoscere meglio i nostri amici romani abbiamo creato un gruppo Facesia stata un’ottima idea poiché abbiamo molte cose di cui parlare.Gli argomenti delle nostre conversazioni con i romani toccano le tematiche più comuni ad esempio lo sport, i vari hobby e la scuola. Whatsapp è stato fondamentale per noi per conoscerci già a distanza,cosicchè quando andremo a Roma avremo Questa idea dello scambio quindi ci sembra molto utile e interessante perché sarà un’ ottima occasione di arricchimento, per ampliare la nostra cultura, oltre che per conoscere molti nuovi ragazzi della nostra età. Matteo Fantozzi Bikram Parisot

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Pagina 12 F e bbr a i o 2 0 1 4 — N um e r o 5 C O N O S C I T E S T E S S O ( E C H I T I S TA I N T O R N O ) DI ALESSIA GRILLONE E GIORGIA PELLEGRINO La quarta, che inizia ad ambientarsi, ci regala un simpatico resoconto di ordinaria vita giobertina. “Nell'ultima classe del secondo piano, subito prima del laboratorio di scienze, ci siamo noi, l'attuale 4B. Siamo 28 studenti, 13 maschi e 15 femmine, che occupano l'aula ormai da 4 mesi e lo si può capire dai numerosi richiami giornalieri da parte della bidella del piano riguardo alle carte di merendine ridotte in frantumi tra le alle fessure dei terprensibile, arcaica lingua, “Ormai siamo insieme da due anni e, tra gente che va e gente che viene, siamo rimasti in pochini. Ma ormai siamo abituati e, a parte giri di interrogazioni che finiscono ancor prima di avere capito di cosa si sta parlando, in realtà il numero piccolo è un vantaggio in molti casi. Organizzare uscite tutti insieme, per esempio, è decisamente più semplice… senza dimenticare che pochi (e affidabilissimi) alunni per le strade di Torino sono molto più facili da gestire. Così continuiamo con le nostre attività cercando, come accade un po’ sempre a scuola, di condividere e apprezzare (per quel che si può) queste lunghe e pienissime settimane che ci separano dalle vacanze estive. Siamo una classe unita, tutti partecipano come gruppo, si respira un’aria di fiducia, collaborazione e amicizia. Non dimentichiamoci del nostro coraggioso ciclamino, regalatoci da una vecchia compagna, che resiste imperterrito all’inverno e che ha ormai fissa dimora alla finestra della VB, e neppure del nostro affezionatissimo striscione, ma c'è poco da fare: i voti restano sotto zero. Italiano: il filone di letture proposto è "il Misero e l'Escluso nella Letteratura dell'Ottocento" qualcosa di allegro, insomma... Matematica: tante espressioni, calcoli, numeri e problemi di cui l'incognita è il problema stesso; Scienze: Tra i fumi dell'aula di chimica, il prof ci parla dei Queen,e neanche l'(involontaria) esplosione di un becher riesce a distoglierlo dai suoi pensieri. Per il resto Siamo una classe molto varia,ci sono:i sognatori,i burloni,i solitari,i chiacchieroni, i pasticcioni e infine i razionali,tuttavia siamo un gruppo unito. Ognuno completa l'altro e ciò conferma il nostro motto: DIVERSI E AMICI. Certamente non mancano le piccole discussioni che animano le giornate e che ci fanno tornare a casa tristi e arrabbiati,ma infondo ci vogliamo tutti bene e siamo pronti per passare altri 4 anni insieme da giobertini!” Questo mese è la sezione B a presentarsi mosifoni, scritte sui banchi e ai pezzi di carta sparsi per la classe. Sono tutti chiari esempi per descriverci come una classe vivace (I professori non perdono mai l'occasione per richiamarci all'attenzione!). Oltre a palline di carta, flirt con le bidelle e graffiti sui banchi ci sono anche (ahimè) le LEZIONI... Latino: siamo alle prese con le appassionanti vicende di IULIUS (dominus romanus), moglie, figli, villa in campagna e un centinaio di servi; Greco: armati di dizionario, scaviamo nei meandri di questa incom- La quinta, pochi ma buoni, invece, ha pensato che il modo migliore per presentarsi fosse descrivere il suo “habitat”.

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J o e B e r ti Pagina 13 striscione nato in occasione dei Giochi di Atletica dell’anno scorso, che bene o male colora un po’ il nostro triste muro giallo-marrognolo. Se poi aggiungiamo il GI scalcagnato e il temuto dado a trenta facce siamo al completo.” La prima ci è raccontata dagli ultimi arrivati come un vortice di novità. “Cambiamenti. Questa è la parola chiave per la 1^B che dall'inizio scoraggiare. Compagni che ci dell'anno ne ha subiti tanti: nuovi professori, nuove materie, nuovi di impazienza. “Come riuscire a riassumere quattro anni insieme in poche semplici righe? La IIB è una classe come tante, c’è chi si vuole più bene, chi meno, ma alla fine tutti proviamo a sopravvivere insieme in questo inferno normalmente chiamato “Gioberti”. Siamo cresciuti insieme e in quattro anni siamo cambiati ovviamente tutti tantissimo, basti pensare al primissimo giorno di scuola in cui ci guardavamo un po’ impauriti (e gli animali imbalsamati nelle teche davanti all’aula magna non aiutavano a far rilassare ché l’atmosfera!). I e professori ci detestano perchiacchieriamo “disturbiamo” sempre, ma compagni che arrivano e altri vecchi che se ne vanno. dalla Noi "immigrati" siamo succursale hanno abbandonato lungo il percorso, altri nuovi che si aggiungono a noi anno per anno… Noi non facciamo distinzioni, siamo una classe unita e accogliamo tutti a braccia aperte. Dopo quattro anni insieme e qualche incomprensione abbiamo, infatti, imparato a sopportarci, conoscerci e volerci insieme, e continueremo questo percorso insieme fianco a fianco nelle difficoltà, fino a raggiungere la metà più ambita: finire la scuola e scappare dal Gioberti e dal greco!” stati accolti da una classe piena di personalità diverse ma che combinate insieme formano davvero un bel gruppo: non puoi non trovarti bene qui! Insieme cerchiamo di superare compresa.. tutto, fisica i Insomma, cambiamenti possono essere difficili e spaventosi ma noi riusciamo sempre a tirarne fuori il meglio! Ora ci stiamo preparando a partire per l'Inghilterra e siamo tutti molto esaltati: addio Gioberti per una settimana!” Per finire, la seconda dà uno sguardo al passato, con un po’ di malinconia, e uno al futuro, con un po’ meglio ridere che piangere, no? Affrontiamo tutto con un sorriso sul viso e con solarità, senza lasciarci mai

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Pagina 14 F e bbr a i o 2 0 1 4 — N um e r o 5 LE QUINTE ALL’OPERA Venerdì 6 febbraio, ore 14.20, Teatro Regio: le classi V C e V a entrano nel teatro da piazza Castello. La visita inizia con una breve biografia di Puccini narrata dalla guida; quindi inizia un’esauriente analisi di preparazione all’opera: ci vengono presentati i personaggi, le vicende e le tematiche, intervallate dall’ascolto di alcuni brani tratti dall’opera. Spostandoci per il teatro, abbiamo approfondito la storia dell’edificio, costruito del celeberrimo architetto Mollino. Egli lo progettò a forma di busto femminile, per celebrare il suo amore per le donne. Inoltre usò La rubrica musicale che mira a suggerire diversi percorsi dell’animo ... Giovedì 13 febbraio, ore 19.20, Atrio delle Carrozze: ci ritroviamo, vestiti elegantemente, alle porte del teatro. Muniti dei biglietti entriamo nell’edificio e ci accomodiamo nei nostri palchi riservati. Alle ore 20.00 incomincia la “Turandot”. Atto primo: inizialmente, essendo la prima opera a cui assistiamo, ci sentiamo confusi e impreparati. Le professovivacità alla trama drammatica. Vola un’altra ora e si chiude il secondo atto. Durante l’intervallo incontriamo altri docenti e studenti del Gioberti, con i quali discorriamo sull’opera. Si giunge all’atto terzo, dove si ha la scena di maggiore pathos, la Spannung: la morte di Liù (l’ultima scena portata a termine da Puccini prima della sua morte), interpretata magistralmente dall’attrice. Il finale si presenta alquanto scontato con il lieto fine e la standing ovation di tutti gli spettatori. Verso le 23.30 usciamo da teatro e torniamo a casa con opinioni opposte. Infatti alcuni di noi hanno trovato l’opera difficile da comprendere e in alcuni passi tediosa; mentre altri l’hanno assai gradita. A nostro parere se si è pratici di opera lirica non si può non apprezzare questo spettacolo; mentre è comprensibile che un pubblico non esperto possa trovare quest’opera noiosa. Il nostro consiglio rimane comunque di provare quest’esperienza. Cinotto Ferdinando Moglia Alessia Vico Alessandro Ruggieri Daniela molto il colore viola per sfatare il mito secondo il quale questo colore attiri la sfortuna. Il nostro percorso è continuato dietro le quinte,dove abbiamo assistito a parte dell’allestimento dell’opera. In seguito abbiamo visitato la sartoria,traboccante di costumi di ogni sorta, e la sala danza,nella quale i ballerini stavano provando. Dopo due ore di visita siamo usciti sapendo ogni particolare del teatro ma pieni di curiosità per la “Turandot”. resse, però, ci aiutano a comprendere la trama e alla fine del primo atto siamo già catturati dallo spettacolo. Durante l’intervallo ci sgranchiamo le gambe e scambiamo i nostri pareri con i compagni. Dopo 20 minuti incomincia l’atto secondo. L’apparizione di Turandot e il suo duetto con Càlaf è di gran lunga la scena più accattivante dell’atto, anche se sono da ricordare le figure di Ping, Pong e Pang, che aggiungono ilarità e

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J o e B e r ti Pagina 15 PRIMA DEL SILENZIO Un vecchio poeta solitario, deluso da se stesso e da una vita che non è mai stato in grado di cambiare, tormentato dall’odio della sua ex moglie che torna a fargli visita in un incubo tecnologico smantellandogli le poche cose in cui ha sempre creduto, e dalla pateticità di suo figlio, un borghese di vent’anni che si comporta come un quarantenne. L’occasione di riscatto arriva improvvisa con un ragazzo, un giovane anarchico che confonde la libertà agognata con il perseguimento delle sue intenzioni egoiste. Con il ragazzo il poeta ha un occasione di costruire un ponte dialettico prima del grande silenzio, prima della morte insomma, con le parole, che sanno lasciare segni indelebili se usate con una certa virtù. Un ponte dialettico che il giovane non sarà mai in grado di attraversare, perché soffocato dalla sua testardaggine e dai suoi disvalori. Uno spettacolo sorprendente, andato in scena questo mese al Carignano. Un omaggio ad uno degli artisti più poliedrici del panorama italiano del secondo Novecento, Giuseppe Patroni Griffi, forse dimenticato troppo nell’ombra. L’interpretazione di Leo Gullotta e un sorprendente Eugenio Francelenzio. Nella società delle immagini anche gli incubi del poeta (la moglie, il figlio, il cameriere, che gli spiattellano tutti i suoi fallimenti) sono immagini registrate, virtuali, che schini è esemplare. La vicenda non ha trama ma, come quasi tutto il teatro di Griffi, ruota attorno ai personaggi, alle loro sfaccettature e ai loro ideali. I personaggi diventano le colonne attorno a cui costruire il teatro. Mai le parole sono state così importanti; le parole, più che la scenografia. Un lungo dialogo che insegna a dialogare, insegna che non esistono parole vuote ma solo tiranni che le rendono tali, che insegna che l’uomo nasce e vive per parlare lasciando il suo passaggio prima del si- trascinano il poeta appunto in un incubo tecnologico. Uno spettacolo tagliente, retorico, ma non per questo vano. Uno spettacolo che lascia un senso di vuoto, inadeguatezza e una strana preoccupazione di sprecare il proprio t e m p o e l’opportunità di lasciare il segno prima che arrivi il grande silenzio. Lorenzo Bazzano Un lungo dialogo che insegna a dialogare, insegna che l’uomo nasce e vive per parlare lasciando il suo passaggio prima del silenzio.

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