joe berti gennaio 2014

 

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giornalino scolastico

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TITOLO BRANO PRINCIPALE SOMMARIO: Dove regnano i sogni Redde asterigi quod est astirigis Incubo a capodanno Conosci te stesso Musica musica Eccoci di nuovo Parole e musica della shoa La vita è bella..fino ad un certo punto Lettera ad un amico fragile I pensieri di oliver 2 4 6 8 10 11 12 Riprendiamo il nostro impegno scusandoci per il ritardo di questa uscita. In questo numero vogliamo ricordare, in occasione del giorno della memoria, le vittime dei genocidi perpetrati dalla follia dell’uomo. 13 14 16 L A N O S T R A R E DA Z I O N E D I G E N N A I O T I T O L O B R A N O S E C O N DA R I O Lorenzo Bazzano Arturo DE Faveris Lorenzo Fornasieri Federico Piccolo Cecilia Parigi Alessia Grillone Giorgia Pellegrino Edoardo Ciammariconi Maddalena Bardarelli Paola Gullone

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Pagina 2 G e nna i o 2 0 1 4 — num e r o 4 D OV E R E G N A N O I S O G N I La Cina è il Paese in cui regna il silenzio, dove la verità viene nascosta o repressa. Dove scrivere articoli come questo è impossibile e comporta la prigione. Le notizie sulla repressione cinese ai danni del Tibet ci arrivano mitigate, molto incerte. Il Tibet ha conosciuto per poco tempo la libertà, subendo Proprio al 1950 l’assoggettamento risalgono le prime dell’Impero mongolo costruzioni dei campi di prima, e della Repubblica Popolare Cinese poi. Proprio al 1950 risalgono le prime costruzioni dei campi di concentramento, i Laogai, dove tutt’ora sono detenuti milioni di uomini, donne e bambini condannati ai lavori for- concentramento, i Laogai, zati a vantaggio economico del Regime comunista cinese e di numerose multinazionali che in Cina investono, infischiandosene di concetti come dignità umana e decenza morale (che in effetti nulla hanno a che vedere con il denaro). Sia il numero dei Laogai sia il numero dei detenuti è assoluto segreto di Stato; certamente sono numeri troppo inquietanti perché la maggior parte delle persone le ignori. Le condizioni di vita all’interno dei Laogai sono ovviamente degradanti, degne di un Paese economicam e n t e all’avanguardia ma mentalmente fermo al Medioevo: le condizioni igieniche sono quasi inesistenti, il cibo è inadeguato e sempre sommi- nistrato in base alla quantità di lavoro eseguito, i pestaggi e le torture sono all’ordine del giorno e i detenuti possono intrattenersi con ratti, topi e serpenti che assiduamente passano di lì. Le celle sono incommensurabilmente troppo piccole rispetto al numero di detenuti che accolgo- no, detenuti che si vedono costretti a dormire sul pavimento accanto ai servizi igienici, che, nei rari casi in cui esistono, sono costituiti da bidoni. La tortura non è soltanto uno strumento di punizione, quanto spesso un puro divertimento delle guardie; ognuno si distrae a modo suo. Le torture

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J o e be r ti Pagina 3 spaziano dal ricevere scariche elettriche in ogni parte del corpo, all’essere obbligati a stare con i piedi nudi sul ghiaccio fino a che le piante dei piedi non rimangono attaccate al ghiaccio stesso. Nuovi metodi di tortura vengono regolarmente brevettati, specialmente per evitare di lasciare sul corpo tracce visibili. La peculiarità di questi campi di concentramento rispetto ai Lager nazisti o ai Gulag sovietici, caratteristica che forse li rende sin più crudeli dei to dall’invasione di prodotti e materie prime cinesi in Europa. La Cina ha escogitato un escamotage brillante per mascherare il suo modo di produzione: il termine Laogai presenta infat- suddetti, è il sistematico lavaggio del cervello del detenuto, che come O’Brien in 1984 è costretto a subire un umiliante indottrinamento sulle verità infallibili del Partito Comunista cinese, che di comunista ha ben poco. A cosa serve questa brutalità è inutile dirlo. I Laogai forniscono un’ingente manodopera a costo zero che permette di vendere i prodotti ottenuti anche al decuplo di ciò che si è investito (di fatto nulla). ti due accezioni, una che indica una prigione, l’altra che indica un’impresa commerciale; nel prodotto finito compare solo il secondo nome, per cui tutto sembra svolto nella massima correttezza e legalità. Le riforme che il go- Non è un caso che il costo del lavoro cinese sia il 5% del costo del lavoro dell’Unione Europea. L’Italia è il Paese più danneggiaverno cinese ha promesso, promette (e prometterà) di attuare sono solo promesse di facciata, promesse cosmetiche volte a ricostruire l’immagine della Cina di fronte agli occhi miopi dei Paesi stranieri che tollerano coscienziosamente tutto ciò. La tortura non è soltanto uno strumento di punizione, Le proteste avvenute durante le Olimpiadi di Pechino del 2008 e la nascita di movimenti come Free Tibet non sono bastati a scrollare l’indifferenza e l’ignoranza collettiva sulla barbarie di una potenza economica che sta letteralmente dominando il mondo. (Da una ricerca svolta con Edoardo De Giorgio e Leandro Palaia) Lorenzo Bazzano

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Pagina 4 G e nna i o 2 0 1 4 — num e r o 4 REDDE ASTERIGI QUOD EST ASTERIGIS Una stimolante attività ci è stata proposta dall’insegnante di latino per l’interruzione scolastica relativa alle festività Natalizie: la lettura di un fumetto di Asterix, rigorosamente in latino. Seppur accolta con riserbo, si è rivelata un modo interessante per distrarci tra una versione e l’altra senza perdere l’allenamento. Le vicende di cui trattano i fumetti si svolgono nel corso della conquista della Gallia da parte dell’esercito romano comandato da Giulio Cesare; solo un villaggio situato all’incirca nell’attuale Britannia è più che deciso a non indossare la toga romana. La strenua resistenze si avvale dell’aiuto della pozione magica del druido Panoramix. Tra i Galli si distinguono: il nostro eroe Asterix, la cui statura è tanto bassa quanto acuto il suo ingegno; Obelix, il suo amico inseparabile, ghiotto di risse e di carne di cinghiale; Maeistix, il capo del villaggio,che nulla teme se non che il cielo gli cada in testa, e come egli stesso dice: “Nondum omnium dierum sol occidit”. Un posto d’onore spetta a Cesare, il quale, benché sovente ridicolizzato dai Galli si dimostra una figura per nulla crudele e senza pietà. È assai divertente l’uso delle frasi celebri del dittatore che sono oggetto di parodia, a titolo di esempio citiamo “Veni, vidi e non credo ai miei occhi!” Spesso è anche riconoscente ai Galli per l’aiuto che più volte gli viene dato. La scelta di una traduzione in latino si basa, oltre che all’intenzione di dare una sfumatura divertente e coinvolgente per ambientare la storia, sul pensiero sempre più condiviso che il latino non sia una lingua morta, ma un modo del tutto vivo per intendersi e comunicare in Europa. Fungono infatti da esempio le trasmissioni in latino di una radio finlandese, alcuni blog su internet che lo utilizzano per discutere di argomenti di svariato interesse, la presenza di un quotidiano in latino che tratta degli argomenti più importanti del pianeta. , Il fumetto di Goscinny e Uderzo dimostra che il latino non è una lingua morta

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J o e be r ti Pagina 5 Per chi fosse interessato alla questione sul latino come lingua viva ecco alcuni siti: www.latinitatis.com/ latinitas/menu_it.htm (radio, blog,fumetti…) Www.ephemeris.alcui nus.net/ (quotidiano) Infine vi consigliamo la lettura, rig- orosamente in latino) di alcuni fra i celebri nubeculati libelli di Asterix tradotti: Certamen Principum, Asterix et Cleopatra, Asterix apud Helvetios,Clipeus Arvernus, quelli che hanno riscontrato maggiore successo in classe. Per concludere ecco una simpatica vignetta tratta da Certamen Principum che vede coinvolti il prefetto dell’accampamento e il suo centurione. Arturo De Faveris e Lorenzo Fornasieri Vignetta di Federico Piccolo

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Pa g in a 6 G e nna i o 2 0 1 4 — num e r o 4 I N C U B O A C A P O DA N N O Do ve v a es s e re un bell’evento quello organizzato in piazza San Carlo alla notte di Capodanno. Un concerto che molti a s p e t t a v a n o . Un’occasione per festeggiare l’arrivo dell’anno nuovo. Certo, la musica è stata travolgente e tutti si sono divertiti da matti, ma sono stati ibotti e l’alcool a alcune persone hanno tirato fuori i primi petardi e hanno cominciato a lanciarli. E da quel momento il Caval farla davvero da padroni.Tutto comincia a circa mezz’ora dal countdown, quando d’brons ha visto da so- pra il suo grande piedistallo un’esplosione di botti e petardi arricchita da fiumi di alcool. Le volanti delle Forze dell’Ordine sembravano stare lì intorno solo per bellezza, incuranti della gente che girava distribuendo alcolici. Altre zone della città e dintorni assistono a esplosioni e botti, che hanno provocato dieci feriti in tutto, tra cui tre minorenni. Il più grave tra le vittime è un romeno di 37 anni ricoverato al Maria Vittoria, che, a causa dell’esplosione di una esplosioni e botti, che hanno provocato dieci feriti in tutto, tra cui tre minorenni “cipolla”, ha perso quattro dita alla mano sinistra e ha riportato una frattura alla gamba destra. Caso sconvolgente è anche quello del tredicenne che, trovandosi nel posto sbagliato nel momento sbagliato, è rimasto vittima di un petardo e, ricoverato all’Oftalmico, ha perso la vista da un occhio. Oggi in piazza San Carlo sono ancora presenti tappi di bottiglia, pezzi di vetro e tappi di sughero. Tuttavia non è la prima volta che ne sentiamo parla- re e, per questo, proprio Torino si era battuta per contrastare questi problemi, stabilendo il “divieto di far esplodere petardi, botti e fuochi d’artifici” e sanzioni da 50 a 500 euro, al fine di tutelare gli animali. Sono proprio i nostri amici a quattro zampe coloro che vedo- no la festa di Capodanno come un vero e proprio incubo. Essi, infatti, soffrono moltissimo i botti, e spesso lo choc provato dai rumori è talmente grande che alcuni non sopravvivono. Per questo la città ha imposto il divieto previsto dal l’art 9, comma 23 del “Regolamento per la tutela e il benessere degli animali in città” il quale a f f e r m a c h e “L’attivazione di petardi, botti, fuochi d’artificio e simili può rivelarsi come maltrattamento e comportamento lesivo nei confronti degli animali”. Molte campagne sono state anche messe in atto dalla città, tra cui i numerosi manifesti “Gli

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J o e be r ti Pa g in a 7 animali valgono + di un botto” e gli spot messi in onda dalle radio. Secondo l’AIDAA (Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente) il numero dei cani e dei gatti morti a re venuti in piazza, alcuni accompagnando anche dei cani, fidandosi della sicurezza che era stata garantita, e di essersi poi trovati in mezzo ai guai. Molti ironicamente si chiedo- causa dei fuochi d’artificio è in calo ma comunque molto alto, ed e,rispettivamente, di 44 e 76, contro i 65 e 111 registrati l’anno scorso. Importante però è anche il numero di animali spaventati e scappati: 890 contro i 978 dell’anno scorso. Insomma, sembra che tutta la fatica della città e degli animalisti sia stata vana, e non sorprende che sia stato così dopo lo scarso impegno dimostrato da quelli che dovevano far rispettare queste norme. Molti si sentono delusi dal fatto di esse- no com’è possibile che un proposito non sia stato mantenuto ancor prima che l’anno nuovo iniziasse. Certo, forse solo la promulgazione di una legge o l’imposizione di un divieto non basta, ma allora, tutti dovremmo fare qualcosa. Tutti do- vremmo fare la nostra parte per far sì che certe cose non accadano più. Forse noi siamo capaci di difenderci da due petardi, ma i cani o i gatti no. Per aiutarli, come minimo possiamo stargli vicini, o tenerli lontani dai luoghi dove ci sono botti, ma a volte non basta. Invece, sensibilizzare l’opinione pubblica, amici e parenti su quanto questi rumori possono essere dannosi per gli animali può già fare la differenza, come la può fare qualunque cosa in grado di diminuire il numero di vittime, umane e non, che si registrano ogni anno. Solo così ci sarà la possibilità di non avere più notizie, l’anno prossimo, di ricoverati o di animali scappati. Cecilia Parigi forse solo la promulgazione di una legge o l’imposizione di un divieto non basta

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Pagina 8 G e nna i o 2 0 1 4 — num e r o 4 C O N O S C I T E S T E S S O ( E C H I T I S TA I N T O R N O ) DI ALESSIA GRILLONE E GIORGIA PELLEGRINO la terzaci offre un interessante excursus di questi primi tre anni di liceo: Quanta strada percorsa dal primo giorno di scuola nel lontano 2011! Quanti volti incontrati per la prima volta tre anni fa e ora parte integrante della nostra vita quotidiana! Quanti ostacoli superati insieme, nonostante le divergenze, le incomprensioni, le difficoltà che si sono sempre però risolte in una crescita personale e collettiva, creando quella che oggi posso dire essere la III H! Questo mese è la Mi trovo in una polettori sentitevi liberi di esercitare i vostri diritti in quanto tali, leggere l’ultima frase di questo breve articolo, saltare le parti che non vi si addicono e anche interrompere completamente la lettura! Siate comprensivi si cercherà di non lasciare indietro niente e nessuno! Allora cominciamo... La nostra classe la III H ha il profilo tipico di tutte le classi di classico e linguistico di questa terra: tante, forse troppe, donne e pochi, troppo pochi, uomini! Siamo 23 giovani pulzelle e 6 baldi cavalieri che ogni giorno cercano disperatamente, e sovenmo definire questa classe, forse più che altre, un vero e proprio microcosmo, un campione della più varia umanità: vantiamo dal futuro premio nobel per la letteratura al fanatico dei videogiochi, dalla cultrice della bellezza prêt à porter alle rivoluzionarie di antica memoria. Ma nonostante questa grande varietà di storie e necessità, e soprattutto le dispute per le programmate di storia e filosofia, siamo insieme ormai da, sempre.. Nuovi acquisti e vecchi arrivederci ci hanno portato a essere quello che siamo oggi, un po’ più grandi, non necessariamente più saggi, ma sicuramente più consapevoli che nella vita ci potremo trovare davanti alle persone più differenti, proprio come ci era capitato il primo giorno di liceo quando abbiamo varcato la soglia della nostra nuova classe! Una piccola chicca che vi lascerà senza parole! sezione H a presentarsi sizione quanto mai delicata in questo momento, infatti mi è stato chiesto di riassumere l’esperienza di tre ricchi e movimentati anni in sole venti righe, quindi come dice il grande romanziere Daniel Pennac perdonate lo scrittore per i suoi errori e in quanto te senza successo, di coniugare le esigenze del gentil sesso con quelle della minoranza maschile. A parte questi dettagli puramente tecnici potrem-

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J o e be r ti Pagina 9 ILa professoressa X soffre particolarmente i rumori forti, e deboli dall’allegro din don delle campane percepito dalle sue orecchie alla pari del martello pneumatico al ticchettio dell’orologio. Sfruttando questa nostra conoscenza abbiamo deciso un bel mattino di tenderle un’imboscata! Proprio a metà della lezione cominciamo in simultanea, 29 persone, a canticchiare un motivetto sempre più forte che ha suscitato uno totale sconcerto nella nostra insegna- te! Si è girata gridando: “Cos’è questo terribile rumore????” Hahahah momento indimenticabile!!n conclusione a questo breve excursus che dà soltanto una pic- cola idea di quello che siamo diventati e quello che siamo ora, posso solo esprimere un desiderio per il futuro, ossia che potremo continuare a crescere insieme, superando le divergenze che a volte ci dividono, ma che alla fine finiremo per risolvere.. come la matassa di un gomitolo, che ogni tanto si mostra aggrovigliata e indistricabile, ma che alla fine sarà srotolata e intessuta in una sciarpa colorata e irregolare a memoria dei nostri anni del liceo! (III H) La quarta, invece, sente già l’imminenza della separazione e guarda al primo anno di università con eccitazione, ma anche con timore: "Siamo in 29. 24 femmine e 5 maschi. Se aggiungiamo la new entry arrivata dal Messico arriviamo a 30 tondi tondi. Quest'anno ci stiamo cimentando in nuove esperienze come il corso di arrampicata, le uscite che i prof ci stanno proponendo, insomma nuo- ve gioie e nuovi dolori. Ma tutto nuovo. Perché in ogni caso, anche se non siamo la classe più unita della terra, stiamo crescendo INSIEME, stiamo scoprendo ogni giorno che passa una nuova parte di noi. Abbiamo ancora un anno da passare insieme e dopo andremo a cimentarci in un altra nuova esperienza, forse la più drammatica, felice, spaventosa, bella, faticosa ed eccitante della nostra vita: quella del primo anno di universi- tà."(IV H) Alessia Grillone e Giorgia Pellegrino

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Pagina 10 G e nna i o 2 0 1 4 — num e r o 4 MUSICA MUSICA... Prende il via da questo mese una rubrica musicale che mira a suggerire diversi percorsi dell’animo ... Ludovicus van Beethoven nasce a Bonn a metà dicembre del 1770 da una famiglia di origini contadine . Figlio di Johann van Beethoven,uomo violento e dedito all'alcolismo, musicista presso il principe elettore di Colonia, ebbe un infanzia difficile e soffocante, oppresso dal padre che, notandone le doti musicali, voleva farne un bambino prodigio per ricavarne il massimo profitto economico. La sua vita prende una svolta quando gli viene data l'opportunità di studiare a Vienna presso il pianista Haydn, il piu' famoso musicista dell'epoca. A Vienna diventa presto il piu' richiesto e famoso musicista gettando ombra su tutti gli altri mentre le sue prime sinfonie confermano il suo genio. Viene a contatto con gli ideali del romanticismo e della rivoluzione francese dai quali rimane affascinato anche se poi rimarrà profondamente deluso dalle azioni di Napoleone a cui inizialmente dedico' la sua ter- za sinfonia. Beethoven rimase sempre uno spirito irrequieto, estremamente legato alla sua indipendenza economica e libertà morale, arrivando a scontrarsi con numerose figure di alto rango o importanza. La scoperta della sua crescente sordità ebbe un effetto devastante sulla sua personalità e lo indusse a ritirarsi sempre piu' in isolamento, per cio' che sembrava misantropia ma che era in realtà terrore di mostrare il proprio difetto. Sebbene le sue opere furono influenzate dagli ideali dei preromantici egli non puo' essere classificato come tale , c'è infatti nel suo stile un elemento estremamente profondo, inquietante ed estraneo, qualcosa che non dipende da un certo periodo storico ma é proprio dell'interiorità agitata di qualsiasi essere umano . Non a caso è l'idolo dell'inquietante e psicopatico protagonista di Arancia Meccanica. Consigli di ascolto "KEMPFF plays BEETHOVEN Sonata No 23 Op.57 Appassionata COMPLETE (1960)" www.youtube.com/watch? v=UCbLHfYkiwg&feature=youtube_gda ta_player Ludwig van Beethoven - Sinfonia n° 7 in La maggiore - 2) Alllegretto www.youtube.com/watch? v=l9AVQei8a_I&feature=youtube_gdat a_player Beethoven's Tempest Sonata mvt. 3 -Wilhelm Kempff www.youtube.com/watch?v=LfjDDQ5REk&feature=youtube_gdata_play er Symphony No. 9 ~ Beethoven www.youtube.com/watch? v=t3217H8JppI&feature=youtube_gda ta_player A cura di Edoardo Ciammariconi La musica è una rivelazione più profonda di ogni saggezza e filosofia. Chi penetra il senso della mia musica potrà liberarsi dalle miserie in cui si trascinano gli altri uomini.

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J o e be r ti Pagina 11 E C C O C I D I N U OVO Comincia un nuovo periodo di scuola. Il periodo decisivo. Il periodo in cui faremo vedere qual che siamo, quel che vogliamo essere. Ci sentiremo sottopressione, vorremo magari sempre ottenere di più, ma nel frattempo crolleremo. Più andrà avanti l’anno meno ci sentiremo invogliati a studiare, a passare lunghissime e interminabili ore pomeridiane seduti in una camera che ci apparirà buia e deprimente. Le mura improvvisamente si avvicineranno a noi. Nemmeno la musica emessa dalle casse ci aiuterà, nemmeno le telefonate agli amici. Certo abbiamo sempre l’obiettivo di esserci per loro e a volte ci sentiamo in colpa di metterli in secondo piano, ma l’amicizia è fatta da compromessi e da fiducia, per cui non ci si deve preoccupare. I mesi andranno avanti, cadremo e poi ci rialzeremo. Perderemo il controllo, urleremo, insulteremo la gente, troveremo improvvisamente tutto superfluo. Le opinioni altrui conteranno sempre di più, ci confronteremo con In fondo non smettiamo mai di cercare l’ammirazione delle persone in cui vediamo qualcosa in più. Ma questo periodo tanto angosciante, o meno che sia, viviamolo come un Guarderemo tutto e tutti con occhi da giganti. la nostra classe, il nostro compagno di banco e indubbiamente tutti appariranno migliori di noi. Magari ci accontenteremo di un 6, magari no. Magari vorremo eccedere, distinguerci dalla mischia. Guarderemo tutto e tutti con occhi da giganti. Ma in fondo che cosa è una vita senza obiettivi, una vita scolastica, o la nostra quotidianità. periodo e non “il” periodo. Affrontiamo sfide ogni giorno, questa sarà una delle tante, certo. Anche se ci sentiremo tanto delusi da noi stessi, rimbocchiamoci le maniche e autoconvinciamoci che ce la possiamo fare, che siamo come gli altri, che meritiamo quello che loro hanno e che in fondo ognuno prende in mano la propria vita e non quella del vicino di banco. Maddalena Bardelli

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Pagina 12 G e nna i o 2 0 1 4 — num e r o 4 P A RO L E E M U S I C A D E L L A S H OA H Giorno della Memoria 2014 Il programma comprende testi di : Liceo Statale “D. Berti” Bertold Brecht, Henny Schermann, Anna Frank, Etty Hillesum, Imre Kertesz, Primo Levi, Fania Fénélon, Elie Wiesel Brani musicali: J.Williams, ” Tema di Schindler's List” J. Strauss jr., “ Sul bel Danubio blu” F. Lehár, Valzer da’ “La vedova allegra” P. Kreuder , “Dodici minuti” G. Puccini, “Un bel dì vedremo…” da “Madame Butterfly” W. A. Mozart, “Sonata in la maggiore” K 331 Monologhi: Parole e Musica della Shoah Venerdì 31 Gennaio 2014 h. 20.30 Aula Magna Liceo Statale “D. Berti” Via Duchessa Jolanda 27/bis Torino Con il patrocinio di: Margherita Patti Testi didascalici: Glorjana BELLOJ Simona BISCIONE Cristina DI GESU’ Federico GALLISTA Irene GARETTO Cristiana GUZZON Alessandra MALORGIO Chiara NEGRISOLO Alessia A. NEPOTE Alessandra RESTELLI Giulia ROLLO Luca RUSSO Fiorella ZENA Esecuzioni musicali: Lisa ANTONUCCI (pianoforte) Christian GILLIO (pianoforte/composizione) Clarissa MARINO (violoncello) Carmen MUSICO’ (voce) Camilla PATRIA (violoncello) Paolo RASERO (pianoforte) Coordinamento: Paola Marzia GAZZI Ingresso libero fino ad esaurimento posti Vi segnialiamo questa iniziativa che vede protagonista Margherita Patti, l’attrice che qualche mese fa ha presentato al nostro liceo lo spettacolo “Ipazia”.

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J o e be r ti Pa g in a 13 LA VITA È BELLA… MA FINO AD UN CERTO PUNTO Questa non sarà una recensione come le altre. Non ci sarà il tono ironico che sempre le caratterizza, perché non c’è niente da ridere sul tema di questo film. Non ci sono attori di Holliwood, ma vanta ben tre Oscar (Roberto Benigni, miglior attore protagonista. “La vita è bella” di Nicola Piovani, miglior colonna sonora. Miglior film straniero.). Guido Orefice (Roberto Benigni) è ebreo, ma questo non è un probleGiosué e il papà trovano un modo per stare comunque insieme. Per non farlo preoccupare, Guido convince il figlioletto che questa situazione è tutto un gioco, che come premio ci sarà un grosso carro armato e che gli adulti devono lavorare tutto il giorno per costruirlo, mentre lui deDurante la loro permanenza nel Lager, Guido e Giosué riescono ad avere solo due o tre contatti con Dora, che sentendoli si rincuora. Poi arriva il fatidico giorno: la Germania perde la guerra e le forze americane arrivano. I tedeschi sgomberano il campo uccidendo tutti gli ebrei rimasti. Il piccolo Gioma (ancora). Nella prima parte del film è spensierato, senza freni… e innamorato. È innamorato della maestra di scuola elementare, Dora, che lui chiama “Principessa”. Dopo che riesce a conquistarla portandola via dalla sua festa di fidanzamento, il loro amore si concretizza nella nascita del piccolo Giosué. Il bambino passa i tipici anni spensierati della fanciullezza in tutta tranquillità. ve stare nascosto nel dormitorio. Guido, grazie alla sua antica amicizia con un funzionario nazista, scampa per un pelo alla morte serPoi succede, è inevitabile. Arrivano i nazisti a prendere tutti gli ebrei. Il giorno del suo quinto compleanno, Giosué e il papà si mettono in fila per salire sul treno diretto in un Lager, così come la Principessa (lei non è di razza ebraica, ma riesce a convincere un ufficiale nazista a farla salire perché vuole seguire i suoi ragazzi fino alla morte). Arrivati al campo di concentramento dividono subito i maschi dalle femmine e gli adulti dai bambini. Ma vendo ai tavoli della mensa degli ufficiali nazisti. sué, invece, viene nascosto da Guido in una cabina. Ne uscirà solo una settimana dopo, e al contrario del padre (fucilato da un nazista mentre cerca di portar via la sua Principessa) lui viene salvato da un soldato americano, che lo fa salire sul suo carro armato. Gio- sué, convinto di aver vinto il gioco, grida: È vero!! mentre riabbraccia la mamma e torna a casa. Non ho mai pianto tanto per un film

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Pa g in a 14 G e nna i o 2 0 1 4 — num e r o 4 LETTERA AD UN AMICO FRAGILE Caro Faber, pensavo che è bello che dove finiscano le tue dita debba in qualche modo incominciare una chitarra. Tu e la tua chitarra siete diventati un simbolo per me, insieme a quegli arpeggi non certo virtuosi ma che accompagnavano la tua voce splendida, corretta dalle sigarette che tenevi sempre accese. Pensavo che te ne sei andato troppo presto, come capita spesso. E mi chiedo se adesso potrai finalmente intonare le tue poesie insieme a don Gallo, un amico ritrovato. Spero abbiate tempo di sedervi e cantare dei vostri emarginati, delle vostre prostitute, delle vostre princese, dei vostri drogati, alcolizzati, dei vostri oppressi e dei vostri ultimi. Tu che li hai cantati e lui che li ha sempre aiutati, sempre in direzione ostinata e contraria, ben consapevoli che dai diamanti non nasce niente, sempre a favore di una minoranza che la maggioranza, coltivando tranquilla l’orribile varietà delle proprie superbie, ha sempre escluso. “Per attirare l'attenzione del lettore, inserire qui una citazione o una frase tratta dal testo.” H a i semp r e g u ar dato i l mond o c o n uno sguardo diverso, certamente migliore. Lo sguardo di un poeta che avuto poche idee ma in compenso fisse, convinto del fatto che ci sia ben poco merito nella virtù e ben poca colpa nell’errore, idea che ti ha permesso di accettare le cose senza giudicarle. In un mondo di beceri che si arrogano il merito di essere portatori di una verità assoluta mi fa sempre bene r i a - scoltare queste parole. Ci hai lasciato troppo presto, te lo ribadisco, ma forse se hai avuto modo di vedere come quaggiù sono cambiate le cose ti sei voltato dall’altra parte. Siamo pervasi dal cinismo, caro Faber, abbiamo smarrito il significato della parola autenticità. Così come abbiamo perso l’amore per il prossimo e il rispetto per i diversi, valori che hai insegnato e che molti hanno finto, e fingono, di non voler ascoltare. Cantavi di Anselmo, metafora del tiranno che nel pieno di un’alluvione a Genova sogna un amore sensuale che non av-

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J o e be r ti Pa g in a 15 viene mai; bene, continuano a passarci fiumi in piena ogni giorno, sono i fiumi degli oppressi, dei soli, degli emarginati, dei poveri… Parole come giustizia sociale, libertà, amore, speranza, sono diventate parole vuote. E noi siamo del tutto indifferenti. Credimi, Faber, non ti piacerebbe. Non ti piacerebbe vedere quante poche idee, e in com- penso vuote, vengono portate avanti oggi, spesso condite con una violenza immorale come quella del tuo bombarolo. Forse ti interesserà sapere che il tuo nano di un metro e mezzo di statura con il cuore troppo vicino al buco del culo è tornato, e si è preso di nuovo la sua rivalsa. Mi hai insegnato molto, caro Faber. Mi hai insegnato che nella solitudine si può trovare un’ottima compagnia, che l’amore platonico è possibile solo se la donna in questione è infinitamente brutta, che in amore come in guerra i risultati migliori si ottengono dal corpo a corpo, che la fedeltà altro non è che un grosso prurito con il divieto assoluto di grattarsi e quindi il valore della libertà. Mi hai convinto che a un Dio “fatti il culo” non bisogna credere mai, mi hai fatto passeggiare con Sally, volare tra le corde di un’altalena insieme alla tua Nina, mi hai fatto abortire l’America per poi guardarla con dolcezza, hai sciolto il mio freddo pragmatismo e hai allargato i miei orizzonti verso la signora libertà, signorina Anarchia. Sì, anarchia. Che non significa violenza ma signi- fica aspirare alla libertà. Hai lasciato tante cose di cui non ci rendiamo conto: la libertà del suonatore Jones, le cosce di Jamin-a, il caffè di Don Raffaè, la preghiera “Per attirare l'attenzione del lettore, inserire qui una citazione o una frase tratta dal testo.” del servo pastore, le passeggiate in Via del Campo, le acciughe che fanno il pallone. Ti ringrazio molto, caro Faber, e so che non approverai questa lettera fastidiosamente pomposa Firmato: un amico fragile che aspetta la pioggia per non piangere da solo Lorenzo Bazzano

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