Dirigente d'Azienda n. 296

 

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gennaio/febbraio 2014

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Direzione:Torino-viaSanFrancescodaPaola20-Sped.inabb.post.45%-art.2comma20/b-legge662/96-FilialediTorino-N.1/2014-Torino-gennaio/febbraio2014-n.296-AnnoXXXV-Abbonamentoannuale€20-(contieneI.P.) Federmanager Apdai Torino GENNAIO / FEBBRAIO 2014 | n. 296 WELFARE CULTURA La mobilità lavorativa dei manager in un mondo in continuo movimento TERRITORIO FEDERMANAGER CULTURA 0 07 7 Quanto pesa la corruzione: un colloquio con Luciano Hinna, Presidente del Consiglio Italiano pe le Scienze Sociali 1 12 4 Ampliare il panorama delle opportunità professionali diventando manager di reti d’imprese 1 14 4 Numerosi e importanti appuntamenti in programma sotto la Mole nei prossimi mesi Confronto tra il modello federale indiano e quello australiano 1 16 6 2 29 9 Una delle sfide certe del FASI è rappresentata dalla tutela della non autosufficienza

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C ambiamento e mobilità sono le parole d’ordine di questi anni. Non sono parole negative, anzi: il cambiamento è il lievito della vita, lo spunto per un rinnovamento anche di tipo personale e per trovare nuovi stimoli nell’esistenza. Spesso lo è anche quando si tratta di un cambiamento non positivo, perché può avere l’effetto di una sferzata che risveglia la voglia di fare, il desiderio di risalire e fa riscoprire la capacità di rimettersi in gioco. La mobilità – ovviamente non quella fisica che ci consente lo spostamento da un punto a un altro – ne è il corollario, nel senso che ne è causa e insieme conseguenza. Crediamo che la nostra categoria ne sappia qualcosa. Dal reskill al temporary management, ai vari percorsi imprenditoriali possibili, le abbiamo provate tutte, prima in solitudine e da qualche anno, da quando il fenomeno ha assunto le dimensioni dei grandi numeri, con l’aiuto fattivo di Federmanager, come ci ricorda il presidente nel suo editoriale. Tuttavia pare che non basti, da noi si vuole di più: dobbiamo non essere solo un supporto tecnico, dobbiamo diventare business partner dell’impresa, a tutti i livelli e non solo in quelli apicali. L’impresa ha bisogno di manager in grado di supportare i processi decisionali, capaci di leggere e interpretare contesti complessi, di rapportarsi a una struttura “estesa” - sulla quale non possono esercitare gli strumenti diretti e tutto sommato semplici del rapporto gerarchico rappresentata dalle parti di attività delegate all’esterno. Tutto vero, tutto giusto e sacrosanto. Ma allora che cosa siamo, o siamo diventati? Esiste ancora una differenza fra imprenditore e manager? Il manager è ancora un lavoratore dipendente, sia pure di tipo molto particolare? Sono domande alle quali cerchiamo risposte in queste settimane, nel corso delle trattative in corso per il rinnovo del Contratto Nazionale in scadenza; risposte non solo dalla controparte, ma anche al nostro interno, anche da noi stessi. Ecco un tema sul quale non ci dispiacerebbe che i nostri iscritti si esprimessero, non con voli pindarici di tipo teorico come la materia sembrerebbe presupporre, ma raccontando esperienze personali e/o manifestando opinioni, anche parziali e non come parte di un compiuto e complesso sistema di ragionamento. In questa materia non è opportuno lasciare la parola solo ai grandi guru del managment, il cui apporto è fondamentale e insostituibile, ma che è sempre opportuno misurare con la fatica e le esperienze concrete di chi è chiamato ad operare nella realtà del campo e non solo nelle stanze, talora troppo ovattate, della ricerca.. DIRIGENTE d’ AZIENDA: www.torino.federmanager.it Periodico di Federmanager Torino APDAI in collaborazione con: Federmanager Aosta e CIDA Fondato da: Antonio Coletti Direttore responsabile: Carlo Barzan Condirettori: Andrea Rossi Roberto Granatelli Coordinamento editoriale: Claudio Cavone Antonio Sartorio Segretaria di redazione: Laura Di Bartolo Dirigente d’ Azienda viene inviato agli iscritti, in abbonamento compreso nella quota associativa. Anche a: Parlamentari, Segreterie Partiti Politici, Autorità regionali e locali, Uffici Stampa, Ministeri, Istituzioni varie, Finanziarie, Camere di Commercio, Università, Aziende a PP.SS. e Private, Rappresentanti Enti e Associazioni, Stampa ordinaria e specializzata e TV locali, Organizzazioni Sindacali dei Lavoratori e degli Imprenditori, Consiglieri Federmanager, Unioni Regionali CIDA - Presidenti CIDA - FASI - CONSED FEDERMANAGER Pubblicità: c/o Federmanager Torino APDAI tel. 011.562.55.88 ildirigente@fmto.it Direzione - Redazione - Amministrazione: c/o Federmanager Torino APDAI via San Francesco da Paola 20 - 10123 Torino tel. 011.562.55.88 | Fax 011.562.57.03 amministrazione@fmto.it ildirigente@fmto.it Editore: FEDERMANAGER TORINO APDAI Presidente: Massimo Rusconi Vice - Presidente: Anita Marina Cima Tesoriere: Claudio Cavone presidenza@fmto.it Grafica: Byters s.r.l. - smart solutions - Torino Stampa: Cdm Servizio Grafico S.r.l. - Collegno - (Torino) Spedizione in abb. post. Pubblicità 45% art. 2 Comma 20/b Legge 662/96 filiale di Torino Iscrizione al ROC numero - 21220 Associato all’ USPI (Unione Stampa Periodica Italiana) Autorizzazione del Tribunale di Torino n.2894 del 24.01.2011 Lettere e articoli firmati impegnano tutta e solo la responsabilità degli autori. La Redazione La tiratura di questo numero è stata di 6.000 copie.

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La corruzione è il vero cancro che frena la ripresa Quanto pesa la corruzione: un colloquio con Luciano Hinna, Presidente del Consiglio Italiano pe le Scienze Sociali Reti d’impresa, antidoto alla crisi Ampliare il panorama delle opportunità professionali diventando manager di reti d’imprese Torino capitale di grandi eventi Numerosi e importanti appuntamenti in programma sotto la Mole nei prossimi mesi India e Australia Confronto tra il modello federale indiano e quello australiano Il nostro impegno per la non autosufficienza Una delle sfide certe del FASI è rappresentata dalla tutela della non autosufficienza n.296 .EDITORIALE 4 7 12 14 La Mobilità Lavorativa del Manager (di Massimo Rusconi) .TERRITORIO - Articoli legati al territorio e alla società civile La corruzione è il vero cancro che frena la ripresa (di Massimiliano Cannata) .FEDERMANAGER TORINO - Attività e iniziative di Federmanager Torino e CIDA Reti d’impresa, antidoto alla crisi (La Redazione) .CULTURA - Il mondo della cultura Torino capitale di grandi eventi (di Mariangela Salvalaggio) India e Australia (di Emilio Cornagliotti) L’innovazione in Piemonte (di M.S.) Eve Arnold. La prima retrospettiva italiana per conoscere l’opera di “Lady Magnum” (La Redazione) .WELFARE - Previdenza e servizi sociali 23 Il nostro impegno per la non autosufficienza (di Stefano Cuzzilla) Il ruolo del dentista nella diagnosi precoce (di Luigi Sollazzo) .VARIE - Vita associativa, DirClub, Lettere dei lettori 29 Non tutto ciò che circola sul web è degno di fede anche se ne ha tutte le apparenze (di Carlo Barzan) Opinione - L’associazionismo (di Pier Giorgio Prato) DIRCLUB Piemonte N°296 | Gennaio-Febbraio 2014 3

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Editoriale REPETITA JUVANT! La Mobilità Lavorativa del Manager Il tema dei servizi forniti da Federmanager Torino, necessariamente solo accennato nell’intervista al presidente Rusconi comparsa sul numero precedente del nostro periodico, viene adeguatamente trattato per quanto riguarda l’aspetto al momento di maggior rilievo: il supporto alla mobilità dei dirigenti - L’articolo, a firma del presidente stesso, è comparso su “Lettera ai soci” n. XXIII (dicembre 2013), rivista periodica online del Club Dirigenti Amministrativi e Finanziari dell’Unione Industriale di Torino - Si tratta di argomenti che forse impropriamente diamo per scontato siano noti agli iscritti Federmanager e che quindi non guasta riproporre anche in questa sede sacrifici in termini di occupazione. Le imprese quasi imperiture, cui eravamo abituati, sono una rarità. Per fortuna si aprono nuovi business e nuovi mestieri ma la riconversione degli occupati non è facile. I manager sono instabili: diventare dirigente era una conquista ambita e gratificante, che garantiva una crescita professionale nella continuità della stessa azienda oppure cambiamenti con sensibili miglioramenti di carriera. Ora accade perfino che il passaggio a dirigente non sia gradito in quanto percepito come uno svantaggio a causa della licenziabilità. E’ molto probabile che un manager, durante la sua vita lavorativa, si trovi a fronteggiare mutamenti più o meno consistenti: di settore, di luogo di lavoro, di mestiere, di contratto, di azienda. Un su e giù più o meno accentuato, magari con periodi di inoccupazione anche non brevi. L’allungamento dell’età pensionabile rappresenta poi un fattore aggravante visto che ad una certa età ricollocarsi è molto difficile. La mobilità lavorativa è (quasi) inevitabile e vi si deve convivere. Se essa è volontaria o comunque controllata, potrà avere risvolti positivi. Se invece il cambiamento è forzato dalle circostanze, magari dalla perdita del posto di lavoro, allora la situazione può diventare drammatica. Sarà bene allora Essere pronti ossia, mentre le cose vanno bene, senza pessimismo ma con realismo, immaginare possibili scenari di cambiamento. Ma da soli non è facile ed allora può essere utile fare il proprio “Bilancio delle Competenze”, un servizio di Fondirigenti che aiuta a capire le proprie professionalità ma anche le carenze, da colmare con apposita attività di formazione e di Reskill. Ma se accade il peggio, che fare? Quando l’azienda comunica che ci sono problemi o quando arriva magari la lettera di licenziamento, si patisce un vero e proprio trauma. Non bisogna restare isolati o rivolgersi ad amici e conoscenti senza competenza specifica ma i dirigenti, per fortuna, hanno una casa comune, Federmanager, la cui missione comprende proprio la tutela degli iscritti in questi frangenti offrendo, a Torino, i seguenti Servizi: Accoglienza professionale Si esamina l’accaduto e si delinea il percorso da fare. Il collega si sente immediatamente protetto. N°296 | Gennaio-Febbraio 2014 I di Massimo Rusconi l Pianeta è mutevole, cresce, ma in modo diseguale, si omogeneizza ma, come nei vasi comunicanti, alcuni paesi crescono ed altri decrescono. Vi è un forte miglioramento di Scienza, Tecnologia, Comunicazione; cambiano prodotti, bisogni, servizi, aree di attività, consumi; cambiano i mercati e i trend di sviluppo, le regole della politica, della economia, della organizzazione sociale. Come la storia insegna, niente di nuovo sotto il sole, tranne la velocità e l’accelerazione del cambiamento. La stabilità se c’è è “a breve”, l’instabilità è la norma. Le aziende sono affaticate ed in difficoltà, molte entrano in crisi ed a volte muoiono. Invero alcune sopravvivono ma a costo di mutazioni ed adattamenti severi, spesso con 4

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Assistenza immediata La Direzione con uno staff di avvocati giuslavoristi verifica che le regole contrattuali siano state rispettate; poi saranno ricercate le soluzioni più favorevoli, ossia quelle di conciliazione (con adeguate indennità), cercando di evitare (ma senza escluderlo) il ricorso in sede giudiziale, ove eventualmente si sarà assistiti. Sostegno al reddito. La Gestione Sostegno al Reddito (GSR), offerta tramite FASI, rappresenta un importante supporto al dirigente inoccupato. Verrà erogato un sussidio di 2 mila euro mensili fino a 18 mesi. Federmanager si occuperà delle pratiche in tutti i dettagli. Analisi ed orientamento Il Bilancio delle Competenze (tramite Fondirigenti), se non già fatto, sarà doveroso per una corretta presa di coscienza di sé e rappresenterà un serio “biglietto da visita” con potenziali nuovi interlocutori. Si farà assieme una riflessione sul percorso da fare per rientrare nell’ambito lavorativo. Dalla inoccupazione alla occupazione Il periodo di copertura offerto dalla GSR permette di agire con relativa tranquillità, dapprima verificando se non occorra una riqualificazione e poi scegliere o il percorso tradizionale o quello imprenditoriale. Vediamo i dettagli: bilità ed adattamento, ad esempio circa il tipo di contratto o la sua durata o il livello di retribuzione. Gli strumenti messi in campo sono: • Agenzia del lavoro di Fondirigenti, che ha una sede in Torino, alla quale ci si iscrive per usufruire sia delle opportunità che le aziende offrono sia delle iniziative di Fondirigenti; CDI Manager: società di temporary management controllata da Federmanager che dispone di un sistema di “matching” domanda-offerta; Agenzie di Placement che operano in convenzione con Federmanager e il cui costo è coperto dal sussidio della GSR. • • Percorso Imprenditoriale “Se non trovo lavoro, lo compro”. E’ una frase che esprime bene un concetto che si sta diffondendo sempre di più tra coloro che si sentono pronti ad assumere le responsabilità di impresa. Non tutti si sentono di rischiare ma ormai anche il lavoro dipendente non è esente da rischio. Non si tratta necessariamente di lanciare una start up ma magari di entrare come socio in aziende che cercano capitale, in misura contenuta, ed anche management per dare una svolta all’impresa. Il manager allora mette un po’ di soldi ma soprattutto professionalità, in cambio di remunerazione concordata e della possibilità di far crescere l’azienda di cui è diventato socio. Il punto critico è quello di trovare tali aziende, di capire se sono adeguate, di valutare il rischio, di avere assistenza amministrativa e legale, ecc. Anche in questo caso Federmanager Torino è vicina agli iscritti, per consigliarli, assisterli, metterli in contatto con opportune realtà operative ed iniziative che citiamo brevemente: • Back to Work 24, del Sole 24 ore • Manager to work, iniziativa del Ministero Riqualificazione/Reskill Si individuano eventuali gap e si colmano con corsi e stage magari finanziati da Fondirigenti ed offerti da Federmanager Academy o altri partner. Percorso tradizionale L’obiettivo è di trovare al più presto un’occupazione come dipendente in un ruolo di responsabilità. Occorrono flessi- N°296 | Gennaio-Febbraio 2014 5

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Editoriale • Incubatore I3P, del Politecnico di Torino • Certificazione di Manager atipici, nuova iniziativa che permetterà di qualificare in modo formale nuove professioni nascenti (ad es. Manager di reti di Impresa) In conclusione, come abbiamo visto, la materia è abbastanza complessa e meriterebbe certamente ulteriori approfondimenti: scriveteci, chiamateci, venite di persona e, con spirito di servizio, saremo ben lieti di fornirveli. INOCCUPAZIONE FASI: Gestione sostegno reddito FONDIRIGENTI: Bilancio delle competenze Percorso Tradizionale RESKILL/ FEDERMANAGER ACADEMY Percorso Imprenditoriale FONDIRIGENTI - Agenzia lavoro - Voucher PLACEMENT CDI MANAGER: Temporary Managent CERTIFICAZIONE MANAGER ATIPICI MANAGER TO WORK INCUBATORI BACK TO WORK OCCUPAZIONE 6 N°296 | Gennaio-Febbraio 2014

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SCENARI La corruzione è il vero cancro che frena la ripresa Luciano Hinna, 63 anni, è Professore ordinario in Economia delle Aziende Pubbliche e Non Profit presso l’Università di Roma “Tor Vergata”; dopo la laurea in Economia e Commercio con il massimo dei voti viene chiamato al Servizio Studi dell’Associazione Bancaria Italiana con compiti di aziendalista e di interfaccia per i problemi gestionali con il Servizio Studi della Banca d’Italia. Successivamente entra nel settore della consulenza direzionale a livello nazionale ed internazionale operando con responsabilità crescenti (senior e manager) con Price Waterhouse. Nel 1982 diviene partner responsabile per l’Italia del settore banche e finanza della Deloitte & Touche con responsabilità diretta di clienti primari e nel contempo riveste il ruolo di responsabile del servizio studi della stessa società in collegamento con le strutture europee ed internazionali. Dal 1992 al 1998 viene chiamato prima in qualità di Amministratore Delegato e poi di Presidente a dirigere la società Ernst & Young Amministrazioni Pubbliche e non profit nell’ambito della quale coordina tra i tanti progetti anche alla ristrutturazione delle Poste Italiane. Dal 1991 ad oggi ha svolto attività di consulenza per importanti amministrazioni pubbliche tra le quali figurano Consob, Banca d’Italia, Ragioneria Generale dello Stato, Corte dei conti, Aipa –Cnipa, UNESCO, Cassa Depositi e Prestiti , ICE, Unioncamere, Alto Commissariato per l’anticorruzione, SAeT, Servizio Anticorruzione e Trasparenza del Dipartimento della Funzione Pubblica, INPDAP, INPS, Agenzia Spaziale italiana, Ministero Agricoltura, Ministero degli interni, Autorità Garante per le Telecomunicazioni, diverse strutture sanitarie e numerose fondazioni bancarie. Ha svolto inoltre il ruolo di consulente e consigliere di diversi Ministri. Tra gli incarichi più significativi si menzionano: • Consulente dei Ministri della Funzione Pubblica, Prof. Sabino Cassese e Prof. Franco Bassanini (riforme dei controlli: Dlgs 29/93 e Dlgs 286/99), Mario Baccini (direttiva sul bilancio sociale per le PA), Prof. Renato Brunetta per i temi dell’innovazione, lotta alla corruzione, trasparenza e valutazione del personale. Ha contribuito attivamente alla stesura del Decreto Legislativo 150/2009. • Consulente del Ministro del Bilancio Beniamino Andreatta per la riforma del bilancio dello Stato; Consigliere economico del Ministro Giuliano Urbani al Ministero dei Beni e Attività culturali la riforma del ministero e codice, • Consulente del Ministro De Castro al Ministero delle Politiche Agricole Forestali e Alimentari in qualità di membro del SECIN (nel primo e nel secondo governo Prodi) E’’ stato inoltre Consulente del Presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi per il tavolo tecnico per le privatizzazioni ed è stato nominato dal Presidente del Consiglio Giuliano Amato membro del primo Comitato Tecnico Scientifico della PCM per il controllo strategico nelle Amministrazioni dello Stato. Dal dicembre 2009 è stato componente della CiVIT. l’autorità indipendente per la valutazione e la trasparenza e l’integrità nella pubblica amministrazione dalla quale si è dimesso a giugno 2012. Ha fondato, ed oggi ne è presidente del comitato scientifico, il CISPA; centro interdipartimentale per l’Innovazione nella Pubblica Amministrazione, dell’Università di Roma Tor Vergata ed è attualmente presidente del Consiglio Italiano per le Scienze Sociali. di Massimiliano Cannata É proprio il caso di dirlo: mentre i medici discettano, il malato rischia già di passare “a miglior vita”. Sta succedendo proprio questo, alla nostra “malandata” Repubblica. Stiamo assistendo alla riedizione di vecchi riti già visti, solo appena camuffati da etichette forse più eleganti, quando in realtà non cambia proprio nulla. Rinnovo del patto di coalizione, detto così sa molto di vecchia verifica in salsa democraticocristiana. Un gusto retrò, in agro dolce, che abbiamo già sperimentato nella prima “gloriosa” repubblica. Eppure quando si sente parlare di adeguamenti della squadra di governo, non si può fare a meno di pensare al classico sperimentato “rimpasto”, sempre utile per applicare il manuale “cencelli” in tutte le sue particolari articolazioni. Sembra quasi che la nostra classe dirigente non si ren- N°296 | Gennaio-Febbraio 2014 7

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da conto che non è più tempo per giochi e tatticismi. I vecchi mali che hanno corroso questi ultimi anni della nostra storia, non sono stati risolti, ma risultano ancora più aggravati dall’assenza di qualsiasi ammortizzatore, sociale ed economico. Luciano Hinna presidente del Consiglio italiano per le Scienze Sociali, economista dell’Università di Tor Vergata tra i massimi esperti del settore pubblico, componente della Civit (la Commissione per la valutazione della integrità e la trasparenza della PA) insieme a Mauro Marcantoni, sociologo e giornalista ha pubblicato Corruzione (ed. Donzelli), un saggio che come “un pugno nello stomaco”, richiama oggi l’attenzione su quello che è il vero “cancro” che rischia di affossare il paese: la corruzione. Tutti sanno che esiste, ma spesso viene comodamente mascherata, quando non rimossa. Il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi autore della prefazione del volume, inquadra molto bene il sentiment prevalente : “il Paese è come rassegnato, quando di fronte a un male così grave occorrerebbe non solo indignarsi, ma reagire con tutta la forza morale di cui si dispone. Non possiamo abbassarci alla logica del “così fan tutti” finendo col giustificare tutte le nefandezze”. Bisogna ricordarsi che non cambieremo mai il paese, se non riusciremo a far prevalere un forte senso dell’etica pubblica cui dovrà aggiungersi un’efficace azione di contrasto del malaffare. Inutile illudersi, o cercare la quadra inseguendo ricette economiche sofisticate, che riaprono il confronto tra i neo statalisti, allievi di Keynes, e i liberisti più vicini alle posizioni di Friedman e alla scuola di Chicago. Se non impariamo a sviluppare un’azione di contrasto efficace ad estirpare il grande fenomeno della corruzione, non riusciremo a dare fiato alle imprese, per non contare il danno di credibilità e di immagine che la percezione di una realtà contaminata genera sugli investitori e a cascata sull’equilibrio molto sottile che regola i mercati. L’intervista Professore Hinna partire da questo dato, che può sembrare secondario perché ha una matrice psicologica, ma in tempo di crisi niente va sottovalutato: la percezione del fenomeno della corruzione prosciuga i “serbatoi” di fiducia di un Paese “sciapo e infelice” per usare la definizione con cui si apre il saggio introduttivo di Giuseppe de Rita dell’ultimo Rapporto Censis. Come bisogna reagire? Il problema della percezione è certamente molto grave in un paese che in questi anni ha sperimentato la progressiva erosione del capitale di fiducia che dovrebbe legare i cittadini alle élite, il corpo sovrano alla classe dirigente. Per entrare nel tema del saggio occorre dire che la lotta alla corruzione non è solo un dovere per un Paese che si definisce civile, è anche una risorsa. Con Mercantoni abbiamo elaborato una equazione rigorosa che fa vedere quanti vantaggi deriverebbero da una energica azione di contrasto dei fenomeni corruttivi. Le cifre di cui disponiamo stimolano un interrogativo: come mai nessuna forza politica ha cercato di elaborare un programma elettorale su questo problema? Basti pensare che su ognuno di noi pesa una tassa occulta, la corruzione appunto che è pari a circa 1000 euro all’anno neonati inclusi, per rendersi conto di quello che stiamo parlando. Riusciremo mai a liberarci da questo cappio che soffoca le imprese e i cittadini ? La corruzione non possiamo pensare di sconfiggerla. Possiamo semmai pensare di limitarne i danni, che sono gravissimi. Il motivo è molto semplice: il fenomeno nasce ogni qual volta si manifesta un’asimmetria di potere. Chi non ha potere cerca di comprarsi la benevolenza di chi sta più in alto. La storia è piena di atti di corruzione: dalla mela di Adamo ed Eva, alle indulgenze plenarie ai sacrifici tributati all’agnello del dio, prima della battaglia. Finora è stato fatto troppo poco. La legge 190 del 2012 è passata in extremis solo perché non sono stati previsti i reati di natura politica. In Italia, caso più unico che raro, sembra che il pesce debba puzzare dalla coda e non dalla 8 8 N°296 | Gennaio-Febbraio 2014

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testa. Il “valore” della corruzione Quanto vale la corruzione? Alcuni Paesi più lungimiranti di noi hanno elaborato dei modelli matematici e sanno quotare per esempio quanto pesa la corruzione sul PIL. Noi non disponiamo di questi strumenti, ed è molto grave perchè senza un termometro è impossibile capire l’efficacia della cura. Il risultato è che a vent’anni da tangentopoli ci stiamo ancora chiedendo se è più alto o più basso il livello effettivo di corruzione. Senza un metro difficile rispondere anche sulla stessa efficacia delle norme. Come facciamo a sapere se la legge 120 ha funzionato o no? Il fatto nuovo è che la Corte dei Conti, “ la bella addormentata” si è svegliata e da qualche anno ha fatto della lotta ai fatti di corruzione un cavallo di battaglia. Sono così cominciate a circolare alcune stime. 60 miliardi l’anno, questa la cifra resa nota dalla Corte nel 2012, con un incremento ipotizzato di circa 10 miliardi rispetto al 2011. Un numero impressionante, pari alla metà circa della corruzione stimata a livello europeo che è di circa 120 miliardi di Euro, ovvero un punto di PIL dei ventisette paesi che compongono l’Unione. Sono cifre importanti che danno l’idea della gravità. Come reagire? N°296 | Gennaio-Febbraio 2014 Quello che ho tratteggiato non è un quadro ancora completo. La banca mondiale ha stimato che l’industria della corruzione si può calcolare in circa un trilione (1000 miliardi di dollari) stima ottenuta attraverso le interviste effettuate alle imprese sui pagamenti effettuati, sulle tangenti, sul denaro impiegato per garantire l’operatività delle società private e sui pagamenti per ottenere i contratti. Tale quantità non costituisce neanche la stima della corruzione globale, in quanto non comprende l’appropriazione indebita di fondi pubblici, il furto degli stessi, il riciclaggio di denaro sporco, l’evasione fiscale. Il fenomeno della piramide sommersa In Europa le cifre che si rincorrono sono impressionanti. Nel saggio si parla di valori della corruzione che raggiungono il 5% del PIL dei paesi dell’UE. Stupisce la “performance” negativa della “piccola Italia” che riesce a raggiungere un livello di corruzione pari alla metà di quella stimata in Europa. E’ un numero credibile? Sono stime che andranno approfondite con nuovi strumenti di accertamento, la stessa Corte dei Conti ha divulgato numeri che sono circolati su media. Siamo nella parte sommersa dell’iceberg. Il valore dei costi diretti e accertati penalmente è enormemente inferiore, parliamo di 255 milioni di Euro, significa che siamo ancora lontani da una fotografia certa del fenomeno. Il problema è 9

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semmai capire quanto costa non combattere la corruzione, quando costa cioè l’indifferenza. L’aspetto più grave è il peso sulle imprese? Lì possiamo avere indicatori molto precisi. Il mercato è un tavolo da gioco, nessuno si siede se ci sono dei “bari” che dominano, perché si crea una selezione avversa. Il risultato lo conosciamo: riduzione degli investimenti esteri, esodo delle imprese, in particolare quelle frontaliere che stanno andando tutte via dall’Italia. Direi di più: in un paese corrotto le imprese crescono in media il 20% in meno rispetto a quelle che operano in paesi normali. In regime di monopolio la situazione peggiora. Da noi è anche piovuto sul bagnato, se pensiamo dal 1990 ad oggi, con un tasso medio dell’1%, rappresentiamo il sistema economico che è cresciuto meno tra i trentuno paesi più industrializzati. Se riuscissimo per miracolo ad azzerare la corruzione che cosa avverrebbe? Potremmo varare una finanziaria a costo zero prevedendo: un incremento del 16% degli investimenti esteri in Italia; uno sviluppo dimensionale del 20% delle aziende che operano nel nostro territorio; uno stop della fuga di cervelli; un aumento dell’1% della produttività della PA che significa, un risparmio del 40% sugli appalti pubblici stimabile in circa 40 miliardi; un recupero per 30 miliardi dell’evasione fiscale. Scusate se è poco. Lei conosce molto bene il settore pubblico. In questo delicato ambito quali sarebbero i vantaggi che un’organizzata strategia di contrasto potrebbe apportare? Il settore pubblico ne guadagnerebbe in efficienza, allocazione di risorse e semplificazione burocratica. Il recupero di produttività potrebbe valere dai 20 ai famosi 60 miliardi di cui parla la Corte dei Conti. È evidente che questo governo e i prossimi devono soprattutto lavorare su questo terreno: il recupero della produttività. L’Italia è una e molteplice, si legge nel saggio. Esiste un Nord e un Sud della corruzione. Non è una novità. Usciamo dai luoghi comuni. La corruzione non è legata esclusivamente ad alcuni territori, i fatti di cronaca degli ultimi tempi ci hanno fatto vedere quanto è diffusa nei più diversi contesti. Il numero ufficiale delle denunce faceva recentemente commentare a un magistrato che la corruzione si ferma ad Ancona. E’ infatti accaduto che dopo il picco raggiunto nel 1995, si è registrata una flessione, soprattutto al Sud del numero di denunce penali. Questo trend ovviamente inganna, c’è tanto malaffare nel Mezzogiorno che non emerge. Per citare due casi concreti: in Sicilia si è scesi da 138 condanne per reati di corruzione nel 1996 a cinque nel 2006’ in Lombardia da 540 a 43. Se guardiamo ai dati ufficiali ci accorgiamo che alcune regioni del Nord, come il Trentino e la Valle D’Aosta sono poco al di sotto dei vertici della trasparenza amministrativa in Europa, mentre quelle meno virtuose dove più alta è la penetrazione delle organizzazioni mafiose (Campania, Calabria, Sicilia) sono al livello della Bulgaria e della Romania. Un indicatore importante citerei per tutti: si sta N°296 | Gennaio-Febbraio 2014

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registrando la marcia indietro di grandi multinazionali nel settore della distribuzione che sono uscite dal mercato del Sud Italia, questo perché il tavolo era inquinato dalle infiltrazioni della criminalità organizzata. Significa che il Sud per il fenomeno corruttivo sta pagando un prezzo molto più alto che il Nord. civile, bisogna ricreare una educazione sociale sul tema corruzione. Un altro dato per tutti: su trecentomila associazioni di volontariato, pochissime trattano il tema corruzione ci sarà pure un motivo. Come mai non abbiamo adeguata consapevolezza di un male così profondo e storicamente radicato? Se andiamo a guardare gli indicatori di percezione di Trasparency International vediamo che l’Italia è sprofondata al 72esimo posto, con un voto di quarantaquattro su cento al livello del Ghana e della Macedonia, in Europa solo la Grecia sta peggio di noi. Stima confermata dalla Banca mondiale. L’idea che sia alto il livello della corruzione c’è, quello che manca è la reazione. Siamo rassegnati, manca quella voglia di riscatto prima di tutto morale, perciò non riusciamo a cambiare marcia. Eppure abbiamo solo due tre anni di tempo per invertire la rotta, altrimenti diverremo una economia colombiana, dominata dai narco trafficanti. Il sistema Italia deve dare una risposta in tutte le sue articolazioni, è evidente che non ci sono ricette facili. Nel vostro saggio c’è una formula che potrebbe essere, però utile. Possiamo in conclusione richiamarla? La formula che proponiamo è quasi un programma di governo, non solo e non tanto una conquista metodologica. Prima di tutto ridurre i monopoli, meno monopoli uguale meno corruzione, meno discrezionalità e più trasparenza negli atti, i cittadini sono portatori di diritti e non solo di interessi, hanno diritto a sapere cosa fa la Pa per rispondere ai bisogni della collettività. Almeno questo è un passo avanti che le ultime novità normative hanno apportato. Allentare la burocrazia altro passo da fare , perché è un liquido entro cui la corruzione sguazza. Aumentare la cultura della legalità senza trascurare il contesto economico, è l’altro aspetto da considerare. Crisi e corruzione. Esiste un nesso? La crisi impone atteggiamenti diversi. Rubare l’acqua è sempre un reato, ma è più grave se avviene nel deserto. Senza risorse la situazione si complica. La corruzione è tollerata per le imprese in stato di necessità, mentre vediamo un tasso di indignazione per coloro che corrotti rubano risorse al paese che è allo stremo. Facciamo molta attenzione: le ultime proteste di piazza dimostrano che l’opinione pubblica non è più disposta a tollerare il malaffare. Leggi, come la 190, stanno cercando di trovare un rimedio sul piano giuridico e della prevenzione organizzativa, ma la legge è come lo spartito: se qualcuno non lo suona con la cultura della legalità diffusa, ahimè non cambierà mai nulla. Le regioni che pagano di più Il caso delle grandi opere colpisce in modo particolare. Quanto pesa la corruzione di questo settore sulle economie regionali più deboli? Moltissimo. Un recente rapporto della commissione ministeriale stima il mercato degli appalti pubblici in 106 miliardi, circa l’8,1% del Pil. Come dicevo prima il rincaro dovuto ai fenomeni corruttivi è di circa il 40%. Significa che senza questa tassa si sarebbero potute realizzare tante metropolitane, tante autostrade Salerno Reggio Calabria, il secondo binario negli asset di collegamento delle città siciliane, e molte infrastrutture critiche fondamentali per rilanciare il Mezzogiorno. Una spending review con il valore aggiunto della crescita, non mi pare poco. La dimensione penale non basta a risolvere il problema. Cosa vuol dire in concreto? Significa due cose essenzialmente: il sistema penale spara a salve: abbiamo il problema della prescrizione. In sei anni non si riesce ad arrivare al giudizio definitivo, significa che per corruzione nessuno andrà mai in galera. Altro aspetto: bisogna capire bene la logica di un reato chiuso, cioè di un patto scellerato che non si vede, che si è consumato tra il funzionari della PA e il corruttore, per cui viene tradito il rapporto di agenzia, cioè il patto tra la PA e il dipendente. In concreto: un funzionario o un dirigente ha un mandato della pubblica amministrazione, ma finisce col non fare gli interessi dell’istituzione, che poi sono quelli della collettività. La società civile non si accorge di questo danno, perchè non è immediatamente visibile. Ma quel danno è come un tumore, per rimanere alla metafora, che non ha sintomi immediatamente visibili, ma che poi esplode, come è successo in questi anni. La legge 190 sta dando risultati sotto questo profilo? È uno strumento che ha il vantaggio di lavorare sul terreno della prevenzione con misure di carattere organizzativo che però trovano un limite nella percezione culturale. È stata istituita la denuncia anonima di fatti di corruzione in tutto il mondo occidentale, per noi che abbiamo avvallato la omertà è una novità assoluta. Nella nostra cultura abbiamo sempre pensato che chi denuncia dovesse essere additato come una spia. Lo ribadisco: l’arsenale penale non basta occorrono iniziative da parte della società N°296 | Gennaio-Febbraio 2014 11

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AMPLIARE IL PANORAMA DELLE OPPORTUNITÀ Reti di imprese antidoto alla crisi politica Dopo la pubblicazione a caldo sulla newsletter, riproponiamo in questa sede i contenuti di un seminario, organizzato lo scorso novembre da Obiettivo 50 in partnership con Federmanager, per ampliare la conoscenza dei colleghi sulle nuove opportunità di crescita professionale – Diventare manager di reti di imprese: che cosa significa e come si fa N a cura della Redazione on sono consorzi, né distretti, né tantomeno Ati o società partecipate. Si chiamano “Reti di imprese” e sono una novità assoluta nel panorama italiano. Ricevuto nel 2009 il ‘patentino’ della forma giuridica, le Reti di imprese sono un esempio di innovazione nello sviluppo aziendale che necessitano di expertise nuove, anche nel management. Ed è per questo che Federmanager pone grande attenzione al loro sviluppo e, assieme ad Obiettivo 50 - associazione di dirigenti di alto profilo professionale – organizza, in tutta Italia, seminari e incontri di presentazione delle Reti di impresa, allo scopo di fornire un percorso informativo su che cosa sono, come nascono, da chi sono formate e, soprattutto, perché sono una soluzione interessante sia per gli imprenditori sia per i manager. L’iniziativa torinese, che si è concretizzata in un seminario di tre mezze giornate svoltesi a fine novembre nella sede di Federmanager, si è inserita nell’ambito del programma “Manager di reti” e ha fatto seguito alle tappe di presentazione avvenute a Milano e Roma. All’appuntamento di Torino hanno preso parte quasi cinquanta professionisti provenienti da ambienti differenti, tutti di alto livello, dirigenti che hanno ricoperto incarichi di responsabilità in Italia e all’estero. In molti casi la loro ultima esperienza lavorativa è stata di amministratore delegato e oggi sono per lo più temporary o senior manager, consulenti nella direzione di società leader o di gruppi a partecipazione pubblica, soci attivi in newco, spin off e start up. Sono sul mercato, attenti a cogliere ogni innovazione, ogni stimolo, con la consapevolezza di dover conoscere nuove strategie. L’importanza dell’appuntamento è stata sottolineata da Massimo Rusconi, presidente di Federmanager Torino, che, rivolgendo il saluto ai partecipanti in veste di padrone di casa, ha manifestato il suo grande interesse per l’iniziativa, che è stata inserita nel programma di attività sostenuto dall’Associazione per supportare i colleghi nel cogliere ogni opportunità, offrendo loro anche nuove esperienze formative. “Ascoltando le testimonianze di chi è diventato manager di Reti di imprese – ha aggiunto Rusconi – si potrà riscontrare come la crisi può essere, in casi come questi, un fattore di accelerazione”. Rusconi non ha nascosto difficoltà ed ostacoli nell’intraprendere un’attività di questo genere e ha concluso qualificandola come “una strada certamente in salita perché un nuovo manager viene spesso visto come un intruso. Si tratta di un problema molto sentito anche a livello di categoria e a cui noi, anche con incontri come questo, prestiamo attenzione, condividendo con Obiettivo50 l’importanza di rendere sensibile l’esigenza di un confronto costruttivo tra le imprese e chi le dirige”. N°296 | Gennaio-Febbraio 2014 12

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Patrizia Oliveri del Castillo, membro del cda di Obiettivo 50 e il presidente dell’Associazione, Gianfranco Antonioli, hanno introdotto il tema e i relatori. Il percorso informativo di cultura manageriale proposto da Obiettivo 50 illustra in poche ore le potenzialità di una Rete di imprese, che altro non è che l’unione di due o più imprenditori che sottoscrivono un regolamento condiviso, stipulano un contratto, versano una quota iniziale e avviano la collaborazione, ognuno nel proprio settore. Non sempre operano tutte insieme allo stesso progetto, ma non ci sono benefit per chi porta la commessa. Le imprese che vi aderiscono guadagnano da servizi resi o produzioni vendute che altrimenti non avrebbero avuto. Nello specifico, quando si parla di Reti di imprese in Italia ci si riferisce a piccole e medie aziende. Negli ultimi anni si sta colmando il vuoto normativo e questo fenomeno inizia a suscitare attenzione anche in Europa. Sono intervenuti i seguenti esperti: Anna Censi, docente di programmi di riqualificazione professionale finanziati dalla Ue; Andrea Corradini, manager di rete nel settore ortopedico; Livia Damilano, referente del progetto “Unicredit- Reti d’Impresa”; Tiziana Fragomeni, avvocato e mediatore di conflitti; Claudio Gregorio, dirigente di una Rete nel settore dell’edilizia e della domotica; Donato Nitti, avvocato che ha predisposto il primo contratto di Rete in Toscana; Rudy Zanchi, capofila della Rete “All in one”. Ogni Rete ha un capofila che possiede la leadership. Il manager in questione ha anche il compito di riN°296 | Gennaio-Febbraio 2014 solvere eventuali conflitti e per farlo si interfaccia con referenti segnalati dalle altre aziende: non ci sono figure formali come presidente, organi direttivi, che impongono rallentamenti. Da fine settembre la Rete può anche assumere dipendenti ed è possibile anche distaccare un lavoratore dipendente da un’impresa a un’altra, in forza dell’esistenza del contratto di Rete. E per le stesse imprese è ammessa la codatorialità dei dipendenti ingaggiati con regole stabilite dal contratto di Rete stesso. “Il punto di partenza è che i concorrenti non sono più visti come tali” afferma il capofila Rudy Zanchi, ex direttore della Bergamo Film Commission con 20 anni di esperienza nella comunicazione, che nel 2011 ha fondato la Rete “ All in one”. La rete, che riunisce dieci aziende operativa nell’organizzazione di eventi, ha adottato come pay off: “Appena nato ma già con 160 anni di esperienza”. Quali sono i vantaggi? “I singoli mantengono la propria identità, si raffor- za il potere contrattuale con banche per l’accesso al credito e si possono offrire più servizi e tutti di alto livello. Non ci sono né vincoli societari, né spese di gestione, né obblighi di versare una quota fissa ogni anno. Gli utili servono a coprire le spese fiscali e i costi di comunicazione per far conoscere il nuovo brand, e a rifinanziare il fondo comune. A fatturare è la Rete e i profitti non tardano ad arrivare. In un primo momento le aziende lavorano per se stesse, contribuendo anche alla crescita della Rete, ma col tempo la prospettiva si inverte: è la Rete che lavora per accrescere il business delle imprese e l’attività della singola azienda tende a diventare quella della Rete”. Considerato il successo dell’iniziativa, Federmanager Torino non esclude di organizzare a primavera, ovviamente con la indispensabile collaborazione di Obiettivo 50, una seconda edizione del seminario. 13

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APPUNTAMENTI DA SEGNARE NELL’AGENDA 2014-1015 Torino capitale dei grandi eventi Dal World Editors Forum al Congresso mondiale delle Camere di commercio, tutto accade nel capoluogo piemontese a Torino congressuale continua a segnare punti a proprio favore. Sono numerosi gli appuntamenti in programma sotto la Mole nei prossimi mesi. “L’azione di Torino per attirare grandi eventi è parte di una strategia” ha dichiarato il sindaco Piero Fassino. “Cercare di affrontare la crisi significa anche sfidarla creando nuove opportunità, programmando nuove attività, coinvolgendo attori diversi accomunati dall’interesse per la città”. L’agenda si infittisce con l’avvicinarsi del 2015, anno dell’Expo universale a Milano e di Torino Capitale europea dello Sport. Già a fine marzo, il 26 e il 27, si terrà al Lingotto Fiere la di Mariangela Salvalaggio L seconda edizione di BCom Expo, il nuovo e unico evento in Italia dedicato al business nei settori web marketing e ecommerce. Due giorni rivolti agli attori nazionali e internazionali. Una fitta agenda di incontri one-to-one organizzati fra professionisti e top manager italiani che vogliono sviluppare business attraverso un utilizzo di Internet sempre più strategico e innovativo. Saranno Alessandro Perego e Andrea Boaretto (Osservatorio Nazionale eCommerce e Osservatorio Nazionale Multicanalità della School of Management Politecnico di Milano) ad aprire le due plenarie. Seguirà un ricco panel di keynote e ospiti internazionali. Due le tavole rotonde e 20 i workshop tematici sul business online. E mentre l’Europa si appresterà a tornare alle urne per eleggere il Parlamento europeo (25 maggio), nell’anno del semestre di presidenza italiana del Consiglio (dal 1° luglio al 31 dicembre) e del rinnovo delle più alte cariche europee, Torino si ritufferà (812 maggio 2014) nella 27° edizione del Salone internazionale del libro, kermesse che la Città ha finora difeso con le unghie riuscendo nell’impresa di tenere sul proprio territorio un evento unico in Italia per i suoi tanti ospiti di fama internazionale. Nell’anno che precede Torino Capitale europea dello Sport, a fare da anteprima, il 14 maggio, sarà la finale di Europa League allo Juventus Stadium. Evento extra congressuale ma segnale indicativo, visto che Torino non è mai stata teatro di una importante finale in competizioni europee per club. Appuntamenti clou saranno poi il World Newspaper Congress e il World Editors Forum, dal 8 al 11 giugno. Torino ha prevalso su Amsterdam e Oslo nel guadagnarsi il congresso annuale che riunisce editori e direttori di testate giornalistiche, grazie anche a una candidatura che è stata frutto di un lavoro di squadra tra forze pubbliche, con il Comune in testa, ma anche soggetti privati come Fiat, La Stampa, Gruppo L’Espresso, RCS. Sono attesi circa 1.200 fra editori, direttori e caporedattori. C’è la previsione che il congresso mondiale degli editori darà un elevato riscontro economico: un’analisi condotta dalla città svedese di Goteborg, che l’aveva ospitato nel 2008, rileva che il 50 per cento dei delegati era rimasto sul territorio il doppio del tempo previsto per il congresso. L’impatto economico totale sulla città, allora, era stato calcolato in circa 2 milioni N°296 | Gennaio-Febbraio 2014 14

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pellegrini arriveranno in Piemonte per vedere il Sacro Telo. L’anno prossimo, nei pressi di Torino, torneranno i World Winter Masters Games, le Olimpiadi invernali per gli over 35. La seconda edizione dei giochi si svolgerà a Sestriere e in Val di Susa. Nell’estate 2013 l’edizione estiva ha registrato un record di presenze e un calore inatteso per atleti non professionisti e per le loro storie singolari e appassionanti. Anche l’edizione del 2015 si annuncia come spettacolare e si attendono oltre 1 milione e mezzo di spettatori. Infine, Torino ospiterà, dal 10 al 12 giugno 2015, la nona edizione del Congresso mondiale delle Camere di Commercio, organizzato dalla World Chambers Federation. Torino è stata la città più apprezzata dalla commissione votante, composta da una cinquantina di membri in rappresentanza di tutti i continenti. Al Congresso prenderanno parte Camere di commercio da oltre 120 Paesi, inclusi quelli emergenti, dall’Afghanistan allo Zambia. La Camera di Torino ha riservato un budget di 1,5 milioni di euro. L’evento porterà a Torino oltre 2.000 persone: businessmen, funzionari, opinion leader e relatori che discuteranno di trend economici, condivideranno best practice e svilupperanno progetti a sostegno delle imprese. Nella vittoria di Torino fondamentale è stato l’appoggio di imprese come Azimut, Fiat, Lavazza, Finmeccanica, Intesa San Paolo, Unicredit e Skyteam. Molti i temi che hanno fatto risaltare il programma di Torino: dalle energie rinnovabili al valore delle start-up nella crescita; dall’imprenditoria femminile come risorsa alternativa alla crisi dell’economia globale a nuovi modelli economici che favoriscano la partecipazione diffusa. La candidatura ha brillato anche per il programma leisure con esclusivi momenti da dedicare alla scoperta culturale, turistica ed enogastronomica del territorio. di euro. Il congresso ritorna in Italia dal 1988, quando fu ospitato a Roma. Il 2014 è anche l’Anno Europeo per la conciliazione famiglia-lavoro, designato dall’Unione europea, insieme a più di 50 enti, tra Ong, parti sociali e organizzazioni familiari. Significativa è l’immagine scelta per la comunicazione: una famiglia di pinguini dove, per natura, quando nasce un piccolo, i compiti di cura sono affidati al padre mentre la madre va in cerca di cibo. Il capoluogo piemontese ospiterà, il 2 e il 3 ottobre, la conferenza dell’organizzazione europea CEV (Volunteer Support Centres), incentrata sulle tematiche legate al volontariato nei servizi sociali e nel welfare nel Vecchio Continente. Torino si conferma inoltre capitale dell’enogastronomia: dal 23 al 27 ottobre si terranno il Salone del Gusto e Terra Madre, di nuovo insieme per un’edizione che Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia, non esita a definire “memorabile”. Lo Slow Food taste fair, secondo i dati resi noti dallo stesso presidente, ha un ritorno economico eccezionale: l’edizione 2010, in 5 giorni, aveva generato 17 milioni, tra i 9 investiti per l’ospitalità alberghiera e gli 8 spesi per la rassegna. In autunno seguiranno, dal 7 al 9 novembre, Artissima, fiera internazionale delle arti contemporanee e, dal 21 al 29 novembre, il Torino Film Festival. Nel 2015, gli eventi di Torino Capitale europea dello Sport si intrecceranno con un altro grande evento che avrà diversi riflessi, culturali, sportivi e spirituali. Nel 2015 ricorrerà, infatti, il duecentesimo anniversario della nascita di don Bosco, uno dei più amati santi sociali di Torino. E le iniziative sono molteplici. Si stanno organizzando incontri dei vescovi salesiani da tutto il mondo, così come raduni degli studenti delle scuole. La visita di Papa Francesco è stata confermata per l’Ostensione della Sindone, che avverrà dopo Pasqua. Oltre due milioni di N°296 | Gennaio-Febbraio 2014 15

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