Il ritorno del camerata, di Pierluigi Felli

 
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EDU Edizioni DrawUp www.edizionidrawup.it Collana Élite

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Collana Élite Il ritorno del camerata di Pierluigi Felli Proprietà letteraria riservata ©2013 Edizioni DrawUp Latina (LT) - Viale Le Corbusier, 421 Email: redazione@edizionidrawup.it Sito: www.edizionidrawup.it Progetto editoriale: Edizioni DrawUp Direttore editoriale: Alessandro Vizzino Grafica di copertina: Roberto Di Mauro per Edizioni DrawUp I diritti di riproduzione e traduzione sono riservati. Nessuna parte di questo libro può essere utilizzata, riprodotta o diffusa, con qualsiasi mezzo, senza alcuna autorizzazione scritta. I nomi delle persone e le vicende narrate non hanno alcun riferimento con la realtà. ISBN 978-88-98017-88-1

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Pierluigi Felli Il ritorno del camerata

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A James Brooke, che morì nel 1868 a Devon, roso dalle febbri contratte a Sarawak, colpito da paralisi, privo di mezzi, quasi ignorato dopo aver fatto parlare di sé il mondo intero. E ad Adolfo Celi.

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Ragazzi, il romanzesco è la verità dentro la bugia. Stephen King

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ANTEFATTO Spianata delle Anatre Zoppe, Zimbabwe, non più Rhodesia, 4 giugno 1981. Erano diciotto ore che aspettavamo l’arrivo dell’elicottero. Quel posto, la Spianata delle Anatre Zoppe, era l’ultimo luogo della zona dove potesse planare e ripartire il piccolo mostriciattolo alato che aspettavamo, pazienti, da diciotto lunghissime ore. Per un gioco del destino, pensammo, dopo innumerevoli giri a tutto tondo eravamo tornati sul luogo del delitto. Il rumore delle pale e il vento a raffica che sfrondava gli alberi rappresentarono il biglietto da visita. Appena calmatosi il ritmo di quel frullino, cominciammo a correre. Quello era il momento più atteso, ma si rivelò anche il peggiore: duecento metri senza difesa e senza essere Mennea. Afferrai il manico del portellone laterale sinistro e non avvertii dolore, ma soltanto due pizzichi, due pic indolor da infermiera. Uno alla mano e l’altro, dopo essermi rigirato, al petto. Poi vidi il sangue e non sentii più nulla, se non l’esplosione dell’elicottero con tutti i miei camerati dentro. Ero l’unico ad essere rimasto a terra, a pancia in su, e così, disteso su quel terreno arido e polveroso, tutto si ovattò. Continuavo a non sentire alcun dolore, ma se tentavo di muovere anche un solo dito non ci riuscivo. La parte alta del corpo pareva funzionasse: muovevo gli occhi, udivo e, dal cervello, facevo partire semplici coman9

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IL RITORNO DEL CAMERATA ____________________________________________________________ di, che però non trovavano obbedienza. Quando iniziai a percepire le urla di Otto Pezzi che ordinava ai suoi di avanzare, un fiotto di sangue mi uscì dalla bocca come lo spruzzo finale di Moby Dick. Poi il sangue cominciò, come un Nilo, a colare più lentamente verso la croce celtica che avevo al collo. Quindi, bagnandola e coprendola, ne spense il gioco di riflessi dorati con il Sole. Passai, con gli occhi spalancati, sempre azzurri e in movimento, non più di venti secondi prima di morire. Mi furono però sufficienti a pensare che non avevo ancora ventuno anni e che era buffo morire in un luogo chiamato la Spianata delle Anatre Zoppe. Prima che qualcuno spegnesse la luce ripensai, non so perché, alla mia prima lezione di latino, con me avido di conoscenza… Infine, per un attimo, il buio si squarciò e vidi un bagliore sempre più accecante che si avvicinava. Un angelo misericordioso prese forma, mi porse la mano e mi portò via con sé. Aveva il volto sorridente di Rosa Coletti. Vi ho mai parlato di Rosa Coletti? Rosa, rosae, rosae, rosam, rosa, rosa. Rosae, rosarum, rosis, rosas, rosae, rosis. 10

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Pierluigi Felli ____________________________________________________________ Capitolo I Stagno putrido. Aria caliginosa. Selva asmatica. Laguna mortifera. Isolotti che emergono qua e là. Radi olmi che si specchiano riflettendo scheletri. Tronchi rivestiti d’edera che galleggiano assieme a qualche carogna. Campi incolti. Estenuati volti. Freddo viscidume. Un serpente tra le canne del giuncheto attorcigliato spia. Località Sacramento, alle porte del Sultanato di Sabaudia, non più Italia, 4 giugno 2021. L’uomo che apparve davanti al cancello del podere ONC numero 806 aveva la pelle bianca, sarà stato alto all’incirca un metro e ottanta ed esibiva dei lineamenti smaccatamente aristocratici. Gli occhi verdi, dolci, erano in linea con i baffi biondi, che ombreggiavano labbra spesso sorridenti. Vestiva con ricercata eleganza d’antan: giacca di velluto marrone scuro con bottoni dorati, calzoni da cavallerizzo zuavo nella campagna italiana del 1859 e ampio cappello di vera paglia di Manila in testa. La palude appena attraversata, tuttavia, gli aveva appiccicato addosso un intonaco vischioso che appesantiva gli indumenti. In particolare gli stivali, che erano stati creati dalla concia della corazza a mosaico di un armadillo, fungevano ad ogni passo da pompa aspirante e premente: Gnif gnaf… Gnif gnaf… Richiamata dal suono del campanaccio all’ingresso, una vecchia vedova - o almeno si presentava interamente ricoperta di leggeri abiti neri - uscì dall’uscio della sua abitazione per dirigersi all’indirizzo del forastiero. 11

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IL RITORNO DEL CAMERATA ____________________________________________________________ “de Gomera!” si presentò l’uomo, accennando un inchino accompagnato da un movimento del braccio destro, dall’alto in basso, come a formare un’invisibile curva, una mezzaluna all’altezza del bacino. A proposito, proprio come avveniva nelle corti d’Europa quando c’era da annunciare l’entrata di… Sua Altezza Imperiale! La vecchietta, a quel punto, dopo essersi avvicinata e dopo averlo scrutato con sospetto, socchiudendo le palpebre e quasi infilando il naso aquilino sotto il collo del nuovo venuto, commentò. “Non sa signore mio de gom’era belo un tempo qui, quando c’era il Duce!” “Ma… come…” balbettò l’uomo “no signora… non mi sono spiegato. Volevo solo presentarmi: Yanez de Gomera, per servirla. Anche se in questo frangente non disdegneremmo, io e il mio amico indiano Sikh et Simpliciter - si chiama così, non so che farle - un bicchiere d’acqua ciascuno. Ci chiedevamo, poi, se si stava andando bene per il Sultanato.” “Ghe mancaria, accomodatevi in veranda, che vi servo subito qualcosa di migliore e di più colorato e frizzante rispetto all’acqua. E comunque non avevo compreso, scusatemi. Da noi in Veneto, sa: de gom’era…” “Ma qui non stiamo in Veneto” controbatté Yanez mentre si lisciava il baffo destro. “Ci siamo ci siamo, fidatevi. E piuttosto fate attenzione: per Sabaudia è sempre dritto, non potete sbagliarvi, ma tra un po’ c’è di nuovo la palude… e in palude, come diciamo noaltri, se sarva solo el cocodrilo.” Yanez de Gomera, portoghese abituato a ben altre pugne, non si lasciò spaventare, anzi sorrise bonariamente e 12

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Pierluigi Felli ____________________________________________________________ ringraziò per l’ombra de vin che aveva appena apprezzato. Esauriti i saluti, mentre i due strani individui scomparivano nella vegetazione, la donna in lutto rincasò, salvo mettersi immediatamente al computer per inviare - lei, così antica - una mail. C’era scritto soltanto: Sono appena passati davanti la mia casa. Un serpente tra le canne del giuncheto attorcigliato spia. 13

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