IL GEOMETRA MOLISANO n. 3

 

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IL GEOMETRA MOLISANO n. 3

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PERIODICO D’INFORMAZIONE DEL COLLEGIO DEI GEOMETRI DELLA PROVINCIA DI CAMPOBASSO n. 3 Anno 2006 Catasto Urbanistica Cultura Edilizia Sicurezza Immobili & Condominio Attività del collegio Finestra sull’Istituto per Geometri “G. Pittarelli” Registrazione periodici presso il Tribunale di Campobasso n. 239/99 POSTE ITALIANE Spa - Spedizione in abbonamento postale art. 1 comma 2 del D.L. n. 353/03 conv. in L. n. 46/04. Direzione Commerciale Business Campobasso

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COLLEGIO DEI GEOMETRI della Provincia di CAMPOBASSO Piazza Vittorio Emanuele, 9 86100 CAMPOBASSO Tel. 0874 415786 0874 311891 Fax 0874 318744 e-mail: sito web: info@geometricb.it collegiogeometricb@libero.it www.geometricb.it Consiglio Direttivo quadriennio 2005 - 2009 Presidente MOLINARO geom. Alberto Vice Presidente DEL BALSO geom. Giovanni Segretario DI RENZO geom. Claudio Tesoriere D’ANGELO geom. Marco Consiglieri D’ADDARIO geom. Giovanni DI BIANCO geom. Antonio MASCIA geom. Gennaro QUIQUERO geom. Giuseppe SULIANI geom. Benito F. Orario di apertura al pubblico Ufficio Collegio dal lunedì al venerdì dalle 9,00 alle 12,00

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PERIODICO D’INFORMAZIONE DEL COLLEGIO DEI GEOMETRI DELLA PROVINCIA DI CAMPOBASSO n. 3 Anno 2006 Urbanistica Cultura Edilizia Catasto Finestra sull’Istituto per Geometri “G. Pittarelli” Attività del collegio Immobili & Condominio Sicurezza PERIODICO D’INFORMAZIONE DEL COLLEGIO DEI GEOMETRI DELLA PROVINCIA DI CAMPOBASSO Redazione Piazza Vittorio Emanuele, 9 86100 CAMPOBASSO Tel. 0874 415786 0874 311891 Fax 0874 318744 e-mail: sito web: info@geometricb.it collegiogeometricb@libero.it www.geometricb.it Registrazione periodici presso il Tribunale di Campobasso n. 239/99 POSTE ITALIANE Spa - Spedizione in abbonamento postale art. 1 comma 2 del D.L. n. 353/03 conv. in L. n. 46/04. Direzione Commerciale Business Campobasso Direttore responsabile Cesare ROMANO Coordinatori Editoriali Marco D’ANGELO Benito SULIANI Comitato di redazione Michele CIANCIULLO Maurizio DI CRISTOFARO Giovanni d’OTTAVIO Giancarlo LIONELLI Armando QUICI Giannino SIMIELE Nicola TRIVISONNO Editing Giancarlo LIONELLI Stampa Tipografia LAMPO Fotografie Michele CIANCIULLO

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pag. 4 EDITORIALE pag. 5 DAL CONSIGLIO DIRETTIVO pag. 7 CATASTO Fabbricati rurali… croce e delizia? Io sono esente e tu! CULTURA Le vecchie misure EDILIZIA Gli adempimenti relativi alla sicurezza negli Impianti Sportivi Sistemi solari fotovoltaici, applicazione e costi IMMOBILI & CONDOMINIO Condominio: una realtà che necessita di nuove regole FINESTRA SULL’ISTITUTO PER GEOMETRI “G. PITTARELLI” Il Molise e l’incubo delle frane Giornata di studio presso l’Istituto Tecnico per Geometri “G. PITTARELLI” SENTENZE E CIRCOLARI AVVISI pag. 10 pag. 12 pag. 17 pag. 19 pag. 27 pag. 29 pag. 31 pag. 40

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EDITORIALE a cura di Cesare ROMANO Nell’editoriale del numero scorso, sull’onda dell’ultimo Congresso Nazionale di Palermo, avevo posto l’accento sulle prospettive future della figura del geometra, sugli scenari nuovi che ad esso si aprono e sulle sfide della modernità con le quali –non senza qualche difficoltà- ci si confronta quotidianamente. Quando fondammo il “Geometra Molisano”, l’idea di fondo che sorreggeva l’iniziativa editoriale era proprio quella di creare uno strumento di raccordo, aperto e partecipato, per sensibilizzare la categoria sui principali temi d’attualità e di interesse attraverso un costante aggiornamento professionale. La firma, a Gennaio, della Convenzione tra l’Università degli Studi del Molise e il Collegio dei Geometri delle Province di Campobasso e di Isernia, relativa all’attivazione dei corsi universitari di primo livello in Tecniche dell’Edilizia, rappresenta il coronamento di quell’ambiziosa idea di guidare il geometra molisano nel nuovo millennio, in un mercato in rapidissima evoluzione ed in una selva di nuove professionalità e specializzazioni fino a qualche anno fa sconosciute. L’importanza della Convenzione deve anche essere colta nel riconoscimento e nella valutazione, anche attraverso il sistema dei crediti formativi, delle esperienze di formazione e professionali già acquisite. Abbiamo già detto, ed è chiaro a tutti, che la progressiva europeizzazione dei mercati dei servizi e delle professioni, da un lato, e la creazione di molteplici nuovi indirizzi universitari, dall’altro, abbiano fortemente posto all’attenzione dei geometri l’esigenza di superare gli schemi pregressi ed aprirsi alle nuove richieste del mercato. Interagire con l’Università va senz’altro in questa direzione. Focalizzando l’attenzione sulla nostra Regione, inoltre, il Molise è capofila in Europa sul tema della bioedilizia. Seguendo le politiche europee di salvaguardia ambientale e i principi etici del Protocollo di Kyoto per la riduzione dell’inquinamento, La Regione è impegnata in un progetto di sviluppo ecologico e sostenibile dell’ edilizia residenziale pubblica e privata, con l’obiettivo di salvaguardare le valenze paesaggistiche e ambientali del proprio territorio. La promozione dell’ecoqualità architettonica, anche attraverso una innovativa politica urbanistica, rappresenta una grande opportunità per la categoria dei geometri, chiamati a coniugare l’efficienza con le tecniche ed i principi del “costruire sano”. In conclusione, mi piacerebbe lanciare un’idea al presidente Alberto Molinaro e agli amici del direttivo. In occasione dei Giochi Olimpici Invernali, Torino ha ospitato il trofeo di sci Geometri 2006. Perché non riproporre l’evento, magari già dal prossimo anno, sulle nevi di Campitello? Il sottoscritto si candida sin da subito a partecipare. 4

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DAL CONSIGLIO DIRETTIVO a cura di Alberto MOLINARO Siamo giunti alla terza edizione di questo ormai consolidato giornale di categoria che è diventato un appuntamento sistematico, una iniziativa che ormai ci coinvolge tutti. Mi auguro che in futuro si possa continuare a migliorarlo con il contributo di voi tutti che siete la linfa del nostro impegno e la garanzia dei risultati che otteniamo. Lo scorso 15 maggio si è tenuta a Campobasso l’Assemblea degli iscritti, che, com’è ormai abitudine consolidata, ha riscosso un’ampia partecipazione, oltre settanta partecipanti; ritengo che abbiamo trascorso insieme una bella giornata, un confronto d’idee a viso aperto. Tutti i consiglieri hanno avuto la possibilità di riferire sul lavoro svolto, si è affrontato il problema della privacy, si è relazionato sulle iniziative intraprese per l’acquisto della sede sociale, sulle novità legislative in materia di istruzione, il segretario, Claudio Di Renzo, ha illustrato le novità apportate alla segreteria del Collegio, l’informatizzazione, il protocollo elettronico, ecc. Abbiamo approvato, all’unanimità, il conto consuntivo 2005 e il bilancio di previsione 2006. E’ stato dato spazio anche al Delegato Provinciale presso la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Geometri Liberi Professionisti, il geom. Salvatore Ciocca, che con dovizia di particolari ha illustrato le novità in materia di previdenza, ha espresso pubblicamente la sua opinione ed ha risposto alle domande degli iscritti. E’ stato presentato il nuovo sito internet del Collegio, progettato e realizzato dal nostro collega Domenico Libertucci sotto la regia dei Consiglieri Marco D’Angelo e Benito Suliani, che ringrazio pubblicamente. E’ un gran passo avanti sotto il profilo tecnologico, vi è la possibilità per gli iscritti di registrarsi ed entrare ad un’area riservata dove, tra l’altro, è pos- 5

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DAL CONSIGLIO DIRETTIVO sibile aggiornare direttamente i propri dati personali, stabilire quali dati rendere pubblici e quali no (ad es. e-mail, numero di cellulare, ecc.); è stato realizzato anche un forum in cui confrontarsi e scambiarsi opinioni, informarsi sulle ultime novità ed, infine, è data la possibilità a tutti i colleghi di crearsi una casella di posta elettronica all’interno del sito. Infine abbiamo illustrato la convenzione sottoscritta nel mese di gennaio con l’Università degli Studi del Molise, che consente di dare inizio ad un percorso di laurea in ingegneria per cinquanta geometri liberi professionisti nella Regione Molise, in questi giorni stiamo definendo gli ultimi dettagli e, con tanta voglia ed entusiasmo, proveremo a brevettare questo gran salto di qualità che fino a qualche giorno fa si riteneva impossibile da realizzare, siamo consapevoli che ci saranno delle difficoltà, cercheremo di affrontarle e superale anche per consentire ai geometri che partiranno dopo di noi di trovare un pacchetto migliorato ed efficiente. A tal riguardo devo pubblicamente ringraziare il Magnifico Rettore, prof. Giovanni Cannata, grazie al quale è stata concretizzata un’idea scaturita dal corso sul consolidamento degli edifici ai sensi delle O.P.C.M. 3274 e 3431, siamo assolutamente il primo Collegio dei Geometri in Italia ad avviare una tale iniziativa (con la facoltà d’Ingegneria e mediante lezioni frontali pomeridiane) che spero possa essere utile anche ai colleghi delle altre Regioni ed al Consiglio Nazionale Geometri. L’assemblea è stata anche un momento per verificare l’attuazione del programma del nostro Consiglio e per rilanciare le iniziative che s’intraprenderanno in questo nuovo anno. Nell’ottica di quanto deliberato nel Congresso Nazionale di Palermo vogliamo puntare fortemente ad una formazione continua dei nostri iscritti, in tutti i settori professionali, arrivare ad ottenere prestazioni professionali sempre più qualificate e tecnologicamente avanzate. Vi abbiamo già proposto, in assemblea e mediante il sito internet, un Corso PREGEO ed un corso DOCFA che partiranno a breve, con l’Agenzia del Territorio ci siamo incontrati e direi anche scontrati su alcune problematiche riscontrate dagli iscritti, ad oggi abbiamo ottenuto una piccola parte di quanto richiesto, ma sono fiducioso, l’aver riattivato un dialogo significa migliorare i rapporti ed ottimizzare le prestazioni da parte d’entrambe le parti. Stiamo progettando, su sollecitazione di alcuni colleghi residenti nell’area colpita dal sisma, un corso sulla progettazione e consolidamento degli edifici in muratura, ai sensi delle nuove disposizioni legislative. Abbiamo calendarizzato una serie di altri corsi di aggiornamento che pian piano inseriremo in calendario, anche in funzione delle vostre sollecitazioni e degli interessi che più ci rappresenterete. Sono consapevole che la strada da percorrere è ancora molto lunga e tortuosa ma ritengo che stiamo profondendo un grande impegno e che stiamo ottenendo anche otimi risultati, il lavoro paga e questo è il nostro motto. 6

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CATASTO Fabbricati rurali … croce e delizia? Io sono esente e tu! a cura di Giannino SIMIELE Come vi avevo promesso cercherò in questo articolo di affrontare la procedura di accatastamento dei fabbricati rurali e la loro esenzione ai fini ICI ed imposte sui redditi nel momento in cui vengono riconosciuti tali sia per condizioni oggettive che soggettive. Vi assicuro che non è di facile intuizione procedere in modo lineare su tale argomento, prendendo atto di tutti i balzelli normativi a cui ci si deve attenere, pertanto cercate di comprendere il mio sforzo che rimane argomentato sulle caratteristiche generali. Premesso che tutti gli immobili a prescindere dalla loro destinazione, cioè se destinati alla residenza o se trattasi di unità immobiliari strumentali all’esercizio dell’attività agricola, devono essere censiti nel “Catasto dei Fabbricati” come disposto dalla Circolare N.96/T del 09.04.1998 del Ministero delle Finanze, Dipartimento del Territorio, che ha per oggetto il “regolamento recante le norme in tema di costituzione del catasto dei fabbricati e modalità di produzione ed adeguamento della nuova cartografia catastale”, in riferimento al D.M.F. 2 gennaio 1998, n.28 , pubblicato sulla G.U. n.45 del 24.02.1998 e D.P.R. 23.03.1998, n.139 e successive disposizioni. Si ribadisce quanto disposto dal Regolamento recante norme per la revisione dei criteri di accatastamento dei fabbricati rurali, a norma dell’articolo 3, comma 156, della L. 23 dicembre 1996, n. 662 al Comma 4. Le costruzioni rurali costituenti unità immobiliari destinate ad abitazione e loro pertinenze vengono censite autonomamente mediante l’attribuzione di classamento, sulla base dei quadri di qualificazione vigenti in ciascuna zona censuaria. Comma 5. Le costruzioni strumentali all’esercizio dell’attività agricola diverse dalle abitazioni, comprese quelle destinate ad attività agrituristiche, vengono censite nella categoria speciale “D/10 - fabbricati per funzioni produttive connesse alle attivitàagricole”, nel caso in cui le caratteristiche di destinazione e tipologiche siano tali da non consentire, senza radicali trasformazioni, una destinazione diversa da quella per la quale furono originariamente costruite. In ogni caso dopo le ripetute proroghe, l’ultima scadeva al 31 dicembre 1997, il termine attuale per la richiesta di accatastamento dei fabbricati non più rurali e che non presentano i requisiti di ruralità richiesti sembra che rimanga pendente. Ricordiamo che agli effetti fiscali per essere considerati rurali (e quindi non produttivi di reddito autonomo rispetto a quello dei terreni) i fabbricati devono avere le seguenti caratteristiche: 1. Essere posseduti da proprietari e/o affittuari conduttori del terreno cui il fabbricato stesso viene dichiarato asservito (o da familiari conviventi a loro carico); 2. Il fabbricato deve essere utilizzato come abitazione o per funzioni strumentali all’attività agricola; 3. Il terreno cui il fabbricato è asservito deve essere non inferiore ad 1 ettaro e censito al catasto terreni (per le colture specializzate non inferiore a 3000 mq.) e trovarsi nel comune del fabbricato o in 7

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CATASTO comuni confinanti; 4. Il soggetto che conduce il fondo deve conseguire un volume di affari da attività agricole superiore alla metà del suo reddito complessivo (se il dichiarante è esonerato dalla dichiarazione IVA , il volume di affari si presume di 20 milioni); per i comuni considerati montani ai sensi della legge n. 97 del 1994 il volume di affari derivante da attività agricole del soggetto che conduce il fondo deve risultare superiore ad un quarto del suo reddito complessivo determinato senza far confluire in esso i trattamenti pensionistici corrisposti a seguito di attività svolta in agricoltura; 5. Le abitazioni accatastate come A1 o A8, ovvero aventi le caratteristiche “di lusso” descritte nel D.M. 02.08.1969 non possono comunque essere riconosciute rurali. Nel caso di più unità immobiliari esistenti sul terreno i requisiti devono essere soddisfatti per ciascuna di esse. Le costruzioni non utilizzate che hanno gli altri requisiti previsti non si considerano produttive di reddito, se la mancata utilizzazione è autocertificata con attestazione che precisi l’assenza di allacciamento all’energia elettrica, all’acqua, al gas. Nel caso di utilizzo di più proprietari del fabbricato rurale, i requisiti devono sussistere almeno in capo ad uno dei soggetti. Nel caso di utilizzo da parte dei componenti lo stesso nucleo familiare, la ruralità è subordinata all’ulteriore condizione che i fabbricati non superino: • i 5 vani catastali +1 vano per ogni abitante oltre il primo; • gli 80 mq. + 2° mq. per ogni abitante oltre il primo. • gli 80 mq. + 2° mq. per ogni abitante oltre il primo. Revisionando la storia normativa è bene considerare che ultimamente si è aggiunto un altro tassello nel complicato puzzle dell’istituzione del Catasto dei fabbricati e dell’accatastamento dei fabbricati rurali ed è quello del Dpr 536 del 30 dicembre 1999 pubblicato sulla “Gazzetta” del 27 gennaio 2000. Il nuovo decreto modifica il precedente Dpr 139 del 23 marzo 1998, concernente la revisione dei criteri di accatastamento dei fabbricati rurali. Queste modifiche si articolano come segue: 1. Secondo la previgente versione dell’articolo 1, comma 1, del Dpr 139/98, per l’accatastamento delle nuove costruzioni riconosciute rurali si applicavano le disposizioni per la conservazione del Catasto dei terreni, mentre ai sensi del successivo comma 2 si disponeva che per l’accatastamento delle nuove costruzioni prive dei requisiti di ruralità ovvero delle costruzioni già censite al Catasto terreni per le quali non sussistessero i suddetti requisiti, si dovevano applicare le disposizioni per la conservazione del Catasto edilizio urbano. ora, invece, la nuova norma prescrive che ci si deve indirizzare al Catasto dei fabbricati, secondo le modalità tecniche prescritte per la formazione del Nuovo Catasto edilizio urbano dal Rdl 13 aprile 1939 n. 652, nei seguenti casi: • per l’accatastamento delle nuove costruzioni rurali; • per la variazione delle costruzioni rurali preesistenti; • per le costruzioni che, già rurali, perdano tuttavia i requisiti per il riconoscimento della ruralità. Secondo la previgente versione del comma 6 dell’articolo 1 del Dpr 139/98, le disposizioni dei commi da 1 a 5 si sarebbero dovute applicare fino all’entrata in vigore di due 8

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CATASTO nuove discipline: quella per la costituzione del Catasto dei fabbricati (di cui all’articolo 9, comma 1, del decreto legge 30 dicembre 1993, n. 557, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1994, n. 133); e quella per la qualificazione, classificazione e classamento delle unità immobiliari (di cui all’articolo 3, comma 154, della legge 23 dicembre 1996, n. 662). A tale previsione viene ora sostituita quella secondo cui fino al 31 dicembre 2000, per le costruzioni dotate dei requisiti di ruralità e non denunciate al Catasto terreni alla data dell’11 marzo 1998 (anche se preesistenti a tale data), viene consentita la presentazione delle denunce di accatastamento secondo la normativa recata dal regolamento per la conservazione del nuovo Catasto terreni. Cioè, in particolare: • mediante la denuncia di cambiamento di cui all’articolo 114 del Rd 8 dicembre 1938 n. 2153; • mediante il modulo individuato con la sigla “mod. 26” di cui al paragrafo 184 dell’Istruzione XIV emanata con il decreto ministeriale del 1° marzo 1949. • Modificando l’art. 1 comma 1 del Dpr 139/98, vengono di fatto omogeneizzate le procedure per l’accatastamento dei fabbricati rurali di nuova costruzione o variati e di quelli che hanno perduto i requisiti di ruralità che a regime dovranno essere censiti con le procedure del Catasto dei fabbricati, dotati quindi di rendita catastale, proposta dal programma Docfa, redatto da un tecnico abilitato ad operare negli atti catastali (ingegneri, geometri, architetti, dottori agronomi, periti agrari, periti edili). Queste disposizioni non sono destinate alle sole costruzioni strumentali abitative rurali, ma anche a quelle strumentali non abitative (es. stalle, rimesse, laboratori, depositi, granai, ecc.). I fabbricati rurali già censiti al Catasto terreni, che non hanno subito variazioni, per il momento non hanno alcun obbligo di denuncia, anche perché dovranno prossimamente essere iscritti d’ufficio, a cura dell’amministrazione, al costituendo Catasto dei fabbricati, con la qualifica di rurali, ai sensi dell’art. 9 comma 1 della legge 133/94. Viene sancito l’orientamento dell’amministrazione del catasto, di voler attribuire la rendita “urbana” a tutti i fabbricati si che abbiano requisiti rurali, sia che li abbiano perduti, lasciando poi agli Uffici delle imposte il compito di stabilire quali edifici potranno avvalersi delle disposizioni dell’art. 39 del Dpr 22 dicembre 1986, n. 917, che prevede l’esenzione dalle imposte sui redditi degli edifici rurali. Si ripristina di fatto, l’obbligo di denuncia al catasto urbano, di tutti gli edifici rurali, a suo tempo previsto dall’art. 1, comma 5, del disegno di legge del 27 aprile 1990, convertito dalla legge 26 giugno 1990, n. 165, ma successivamente abrogato con l’art. 70 comma 4, della legge 413/91. Il provvedimento restrittivo potrebbe essere assai gravoso per il settore agricolo, anche per gli oneri amministrativi e professionali che la nuova norma comporta, per non tacere sull’aspetto fiscale relativo all’ICI, che produrrà certo contenzioso tra Comuni e contribuenti. A consolazione dei contribuenti proprietari di fondi rustici, resta solo il disposto del nuovo comma 6 del medesimo art. 1 del Dpr 139/98, che prevede la possibilità di utilizzare le procedure di conservazione del Catasto terreni, per tutti gi edifici rurali non accatastati, ma preesistenti alla data dell’11 marzo 1998, fino al 31 dicembre 2000. 9

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CULTURA Le vecchie misure a cura di Michele CIANCIULLO LE MISURE di PIETRA A ROCCAMANDOLFI commercio. Erano i giudici silenziosi, capaci di sedare le controversie che sorgevano durante il saldo degli “ stagli “, sistema di pagamento che avveniva mediante derrate alimentari, per prestazioni di servizio. Il tomolo, il mezzetto, il quarto e la misura, rispettivamente corrispondenti a Kg. 48, Kg. 24, Kg. 12 e Kg. 3 di grano duro, misurato raso, raramente misurato a “ colmo “. Rapportato ai litri, il tomolo è uguale a lt. 55,54 e la misura a lt. 3,47. Le misure viste di prospetto con le bocche di uscita. Due misure viste dall’alto. Ben sistemate e conservate, sotto l’arco che immette alla caratteristica piazza municipio di Roccamandolfi (IS), si trovano le quattro “ misure legali “, incavate nella pietra locale, ad esse facevano riferimento i verificatori uffiLe misure viste di prospetto con le ciali per bollare i recipienti usati nel bocche di uscita 10

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CULTURA LA MISURA DI OTTONE A CAMPOBASSO Dentro le mura, all’ingresso dell’antica porta di San Leonardo, demolita nel 1836, oggi via Cannavina, già via Borgo si può ancora vedere la “misura”. Si tratta di una striscia di ottone, larga cm. 3, a circa mt.1,50 da terra , messa orizzontalmente e fissata nell’incavo della muratura di pietrame che forma il paramento della facciata principale al civico n. 7. La sua lunghezza attuale è di mt. 0,72 ma prima che venisse parzialmente coperta dai lavori di ristrutturazione della facciata era verosimilmente di mt. 2,12, ciò si evince dalla scritta “mezza canna “ incisa sulla striscia di ottone. La “misura” era il campione di riferimento “legale”, usata maggiormente per il commercio della legna da ardere, che veniva accatastata e venduta con le seguenti misure. 1,06 x 1,06 x 4,24 Una canna (di legna) 1,06 x 1,06 x 2,12 Mezza canna (di legna) 1,06 x 1,06 x 1,06 Un quarto (di legna) La misura di ottone così come è attualmente lunga mt.0,72 Via Cannavina 11

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EDILIZIA Gli adempimenti relativi alla sicurezza negli Impianti Sportivi a cura di Giancarlo LIONELLI 1. Il progetto Per programmare, costruire e gestire gli impianti sportivi, in genere, il riferimento al quadro normativo è un costante impegno, essendo tali costruzioni per lo più ad uso pubblico e pertanto soggette al controllo ed all’approvazione di enti locali e statali. Quali sono le caratteristiche che si ritiene di dover assoggettare ad una verifica qualitativa e/o quantitativa, costringendo in tal modo gli operatori ed i tecnici a rispettare tali richieste? In generale, le necessità più evidenti sono quelle: • di ordine urbanistico, (la collocazione nel territorio, il rispetto degli standards, l’inserimento ambientale, i rapporti con le infrastrutture); • di ordine sociale (utilità del servizio, utilizzo di denaro pubblico, accessibilità da parte di tutti); • di ordine realizzativo (sistema di concessione-appalto, dimensionamento, regole tecniche di costruzione); • di sicurezza (strutture statiche, presenza di spettatori, di addetti, di atleti, di operatori vari, garanzie igienico-sanitarie, precauzioni e procedure in caso di emergenza, ordine pubblico, impianti tecnologici); • di ordine sportivo (regolamenti di gioco, richieste di spazi ed attrezzature adeguate) • di ordine gestionale (manutenzioni, amministrazione, organizzazione delle manifestazioni e dell’attività in genere). In questi ultimi tempi sono state colmate molte lacune nelle normative suddette, che erano o assenti del tutto o molto carenti. La realizzazione degli impianti sportivi è pertanto soggetta alle norme che regolano le costruzioni edilizie in generale, che riguardano principalmente: • la collocazione sul territorio (norme urbanistiche ed ambientali, regolamenti edilizi e d’igiene); • la sicurezza statica (norme sulle strutture portanti, sulle zone sismiche, sulle indagini geognostiche, sui materiali da costruzione); • e la sicurezza durante l’uso (norme antincendio, norme d’igiene e benessere ambientali, di funzionamento degli impianti tecnologici, di accessibilità e deflusso da parte di pubblico, addetti, atleti ed utenti in generale, 12

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EDILIZIA anche disabili). Inoltre gli impianti sportivi devono rispettare le richieste degli Enti Sportivi (CONI e Federazioni) per quanto riguarda i campi di gara, le attrezzature sportive ed i servizi connessi. Durante l’iter della progettazione e della costruzione dell’impianto sportivo spetta ai progettisti conoscere ed applicare nel progetto tutte le suddette norme, in modo da soddisfare ogni singola richiesta ed ottenere, al momento dei controlli e delle verifiche, le “prescritte autorizzazioni”, collaudi ed omologazioni. Una volta realizzato, l’impianto sportivo dovrà ottenere il parere favorevole, dopo sopralluogo di verifica, per il: • Collaudo Statico • Collaudo Amministrativo (anche in corso d’opera) • Parere dei Vigili del Fuoco (VVF) • Parere della Commissione di Vigilanza (CLV) • Parere dell’ASL • L’omologazione sportiva della Federazione Sportiva Competente. Le autorizzazioni ed i controlli ai fini della sicurezza di spettatori ed utenti, in particolare, sono di competenza della Commissione Locale di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo (C.L.V.), che verifica, con una visita di ispezione, le condizioni di solidità, sicurezza ed igiene degli impianti sportivi realizzati e loro corpi accessori. La C.L.V. è tenuta ad esprimere il proprio parere per iscritto; la normativa di riferimento è costituita principalmente dal Decreto del Ministro dell’Interno 18 marzo 1996 e del 6 giugno 2005, dalle Norme UNI richiamate dal decreto, e dalle norme della competente Federazione Sportiva in materia di spogliatoi e servizi. I pareri relativi agli aspetti igienico-sanitari vanno richiesti alle ASL (Aziende Sanitarie Locali) competenti per territorio; qui la normativa di riferimento è regionale e comunale e pertanto occorre adeguarsi ai vari Regolamenti di Igiene locali. 2. L’esercizio e l’organizzazione delle attivita’ L’esercizio dell’impianto sportivo, in altre parole la sua gestione, comporta dei precisi compiti tra cui l’assunzione della responsabilità da parte del gestore in materia di sicurezza ed igiene nei confronti degli utenti, siano essi atleti, praticanti o arbitri di gara e cronometristi, pubblico spettatore, stampa, giornalisti, fotografi, addetti alle riprese TV ed in generale nei riguardi del personale addetto, ai sensi dei Decreti del Ministro dell’Interno del 18 marzo 1996 e del 6 giugno 2005. Il titolare dell’impianto è tenuto a garantire l’esistenza ed il mantenimento delle condizioni di sicurezza sia in situazioni normali sia in condizioni di emergenza: dovrà dotarsi di un apposito Piano di gestione della sicurezza e di un Registro dei controlli periodici su cui annotare gli interventi e gli episodi salienti. Pertanto il responsabile della gestione dovrà accertarsi preliminarmente che l’impianto a lui affidato abbia tutti i requisiti richiesti dalle normative; dovrà verificare che l’impianto sia stato regolarmente realizzato con un progetto approvato da parte del Comune e regolarmente collaudato sotto l’aspetto statico e tecnicoamministrativo; che sia dotato dei prescritti pareri favorevoli e certificati di conformità, non- 13

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EDILIZIA ché del verbale di omologazione favorevole rilasciato dalla Federazione Sportiva competente. Si richiama a tal proposito le norme introdotte dal DM 18 marzo 96 all’art. 19: la responsabilizzazione esplicita di un gestore “titolare dell’impianto”, il Piano di sicurezza, il Registro dei controlli periodici, la segnaletica di sicurezza obbligatoria. Per quanto riguarda le condizioni di sicurezza ed il loro mantenimento, è responsabile “il titolare dell’impianto o complesso sportivo”. Per tale compito, il titolare può avvalersi di un apposito incaricato o di un suo sostituto: uno di questi comunque deve essere presente nell’impianto durante l’esercizio dell’attività, ferma restando la responsabilità del titolare. Viene richiesta la predisposizione di un Piano di gestione della sicurezza, finalizzato al mantenimento delle condizioni di sicurezza in generale, in cui vengono in particolare elencate le azioni che il titolare responsabile deve porre in essere a suo carico e responsabilità. L’articolo 19 specifica le azioni concernenti la sicurezza a carico del titolare: tra l’altro, viene richiesta l’istruzione e la formazione del personale addetto alla struttura; l’informazione agli utenti (spettatori e atleti) sulla procedura da seguire in caso di incendio o altra emergenza; la predisposizione di un Registro dei controlli periodici, ove annotare gli interventi di manutenzione, i controlli effettuati all’efficienza dei vari impianti e ai presidi antincendio (estintori e impianti) ed i limiti consentiti dei carichi d’incendio nei vari ambienti. Nel Registro vanno anche riportati i dati relativi alla formazione del personale. Il Registro deve essere costantemente aggiornato e reso disponibile per i controlli da parte degli organi di vigilanza. Essendo il centro sportivo anche un luogo ove operano dei lavoratori, devono essere applicate anche le normative contenute nel D. Lgs. 626/94 a salvaguardia della sicurezza dei lavoratori stessi. Qualora ci sia la presenza all’interno dell’impianto di lavoratori subordinati le prescrizioni da adottare diventano maggiori e in qualche modo più restrittive. Per lavoratori subordinati si intendono in pratica soltanto coloro che prestano il proprio lavoro con contratto di lavoro subordinato; non i lavoratori autonomi, gli associati in partecipazione, i soci di cooperative o di società anche di fatto che non prestino attività lavorativa, i collaboratori con contratto ex co-co-co. Il titolare, indipendentemente dalla presenza o meno di lavoratori, è comunque soggetto alla disciplina di cui agli artt. 2043 e 2050 del Codice Civile e seguenti ed è quindi personalmente responsabile della tutela di tutte le persone presenti nell’impianto. Il Gestore , o Titolare dell’impianto, o Proprietario (salvo che la gestione sia affidata ad altro soggetto in base ad un titolo giuridico): - se ha lavoratori subordinati o equiparati deve assolvere agli adempimenti di sicurezza e igiene sul lavoro (D.Lgs. 626/94). - se ha terzi frequentanti l’impianto, ai sensi degli Artt. 2043, 2050 del c.c. e seguenti, deve risarcire eventuali 14

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