"TreviSani" by Laura Simeoni - Enjoy Edizioni, Treviso, 2012

 

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Quattordici storie di ordinaria creatività - Raccolta di interviste effettuate per il quotidiano "Il Gazzettino"

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Laura Simeoni Trevisani Quattordici storie di ordinaria creatività

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And I think to myself what a wonderful world louis armstrong È un libro strano questo che avete in mano. Raccoglie quattordici testimonianze di vita. Sono solo frammenti, bagliori, suggestioni di ciò che ciascuna di queste persone fa, pensa, crede nel quotidiano. Le loro parole sono state pubblicate da «Il Gazzettino» nel corso di quest’anno: tutte interviste realizzate grazie alla sensibilità di chi crede ancora, nonostante tutto, che il giornale debba dare spazio al positivo, a quei piccoli gesti e azioni che a prima vista potrebbero apparire banali, non degni di spazio in cronaca. Eppure sono proprio quei gesti e quelle azioni che fanno la differenza. Da tempo rimuginavo sulla deriva in cui sta purtroppo andando la nostra società tra crisi economica e profezie millenariste, a sfondo catastrofico. La stessa professione giornalistica arranca alla ricerca di nuovi scenari. Poi è arrivata la lettera di Francesca Borso al direttore: ringraziava per gli articoli positivi pubblicati dal giornale: «la parola è un atto di creazione. Se nominiamo le cose allora queste esistono: solidarietà, speranza, fiducia. Parole che purtroppo ultimamente scarseggiano sui mezzi di informazione». E poiché nul7

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la succede per caso, nel mio lavoro da freelance per «Il Gazzettino» ho incontrato Daniela Zanatta e la sua casa editrice Enjoy: un nome, un programma. Troverete la sua testimonianza ad aprire la rassegna di interviste, proprio perché la considero una cornice fondamentale per comprendere il quadro d’insieme. Ho voluto che ciascun personaggio fosse introdotto da una frase scelta tra autori diversi tra loro: scrittori, filosofi, storici… Mi assumo la responsabilità della scelta e spero che in qualche modo l’intervistato ci si riconosca. In realtà, le frasi si sono fatte avanti in modo quasi autonomo, così come il libro è praticamente nato da sé, dalla voglia di condividere questa positività poiché, rubo ancora le parole di Francesca, vorrei che in un momento difficile come quello odierno, si espandesse a macchia d’olio un sentimento: «la speranza, la capacità di trovare una strada dove non si pensava che ci fosse. Una strada che ora molti non riescono a vedere». Ma c’è. Novembre 2012 Laura Simeoni 8

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grazie Le interviste di questo libro sono state pubblicate nel corso del 2012 dal quotidiano «Il Gazzettino». Si ringrazia il direttore Roberto Papetti per averne consentito l’utilizzo e la giornalista Chiara Pavan per il supporto, l’incoraggiamento, la carica positiva: senza di lei queste interviste (e questo libro) non avrebbero visto la luce. 11

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Il sapore della vita negli occhi dei bambini I ntitolare un libro Non dire nulla pare una contraddizione. Eppure le parole nel lavoro di Paola Viola contano relativamente. Lei, nata a Ragusa nel 1975, pur vivendo da molti anni nella Marca, ha conservato negli occhi la solarità e il calore comunicativo del sud. Si dedica alla fotografia e alla solidarietà, di mestiere fa l’insegnante in una scuola materna di Spresiano; gli scatti sono entrati solo da un paio d’anni nella sua vita. Ma sono entrati alla grande facendole vincere premi nazionali, recensioni entusiaste, inviti a mostre: l’ultima, collettiva, in piazza San Leonardo (spazio co.me) con Bruno Bonisiol e Nicola Zolin. Titolo: Dentro il muro. Ambientazione tra Israele e Palestina. «Ma i premi non contano» dice Paola. Allora cos’è importante? Ciò che si fa della propria vita. A me piace moltissimo insegnare e soprattutto imparare dai bambini la semplicità che non fa rima con banalità, la capacità di mettersi in comunicazione con gli altri senza pre23

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# La giovinezza è felice perché ha la capacità di vedere la bellezza. Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza non diventerà mai vecchio. franz kafka

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buca perché mia sorella s’era ingoiata una forcina. Poi però mi hanno scelto. Era destino. E abbiamo pure vendemmiato, non per finta! Realtà e fantasia si intrecciano dentro e fuori il grande schermo? Proprio così. È stata un’esperienza intensa: due settimane full immersion ed è un tempo record per un film che è costato poco, secondo gli standard, meno di centomila euro. A distanza di due anni, ciò che mi rimane dentro è l’analogia che si è instaurata con la vita reale, ad esempio, nel legame di amicizia con la protagonista, che dura ancora oggi. Pensi che durante gli ultimi giorni di ripresa ho voluto dormire nella casa del set. Si sente simile all’adolescente Elia? No, io ero molto più complesso. La mia generazione è sempre in corsa, bombardata dalla tecnologia e dalle informazioni. La campagna emiliana degli anni Ottanta era un mondo semplice dove si facevano sempre le stesse cose nello stesso modo. È rassicurante. È per questo che avete scelto quell’epoca e quella ambientazione per un film realizzato da e con under 26? Penso di sì, c’era più tempo allora per concentrarsi sulle cose che contano. Quelle che oggi fatichiamo ad apprezzare. 36

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Danzare e recitare senza etichette H a solo 25 anni ma a leggere il suo curriculum non si direbbe proprio. Marco D’Agostin, attore, coreografo, danzatore (anzi danz’autore come si definisce), ha conquistato la critica al suo esordio nel grande schermo. Il film I giorni della vendemmia di Marco Righi è stato proiettato al cinema Edera di Treviso dal 4 al 7 agosto e il lunedì sera ha registrato il tutto esaurito, grazie alla presenza in sala del protagonista. «C’era metà del mio paese e molti compagni di scuola» ha detto, timido, durante il dibattito moderato dal giornalista Silvano Focarelli. Il paese è Sernaglia della Battaglia, ma D’Agostin in realtà è nato a Valdobbiadene, che di vendemmie se ne intende. Un caso? In effetti nell’estate del 2009 avevo deciso davvero di andare a vendemmiare a Valdobbiadene per far qualche soldo. Poi ho letto in internet del casting per trovare l’attore protagonista del film ispirato ai lavori dello scrittore emiliano Pier Vittorio Tondelli. Sono andato, anche se non subito: ho dovuto dar 35

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Il miglior gelato nasce con il sorriso es mi pasion»: la «E sta all’ingresso di un scritta gigante campeggia negozio di via Sant’A- gostino a Treviso. La pasion del titolare, il giovane Stefano Dassie, è il gelato; il negozio si chiama «Il Gelatiere» e lo riconosci dalla gente di tutte le età che fa la fila per gustare una delle sue creazioni. Stefano, classe 1986, coneglianese di nascita, figlio di gelatieri ex emigranti in Germania, diploma alla Turner Trojan in Wisconsin, ha coltivato la sua passione talmente bene da vincere il titolo nazionale. Difenderà i colori (e i gusti) dell’Italia ai campionati europei in calendario nell’ottobre 2012 a Berlino. Cos’ha provato nel vincere così giovane? Tuttora mi sembra una cosa incredibile. Però ce l’ho messa tutta: dopo aver vinto le semifinali con il gelato al prosecco ho presentato il cioccolato nella finale che si è tenuta durante una crociera con i giudici a bordo. Ho creato un gelato dotato di struttura unica, cremosa e compatta, pulito al palato, non stomachevole e per di più esplodeva di gusto nella lingua e nell’olfatto per un tempo prolungato. Insomma 41

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# L’incanto della natura, il mistero affascinante che l’avvolge sono forse l’unica chiave di cui disponiamo per cercare di aprire la porta che ci separa dalla verità. romano battaglia

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di giorno e di notte, sopra e sotto terra. Sembra impossibile ma quando cala il sole la vita non si spegne, anzi: brulica e muta forma. Ha trovato sostenitori? Veneto Agricoltura ha contribuito e poi distribuito il documentario. E poi ho conosciuto persone straordinarie, l’Associazione culturale dei Cimbri, Toio de Savorgnani e le sue ricerche filosofico-fiabesche con fate, anguane, folletti e gnomi che popolano il mondo fantastico del bosco. E così il richiamo della foresta dopo dieci anni si è fatto sentire. È impossibile resistere: la natura in quei luoghi si manifesta in maniera incredibile, soprattutto dove abbiamo girato il film. Luoghi davvero da fiaba. Dove precisamente? Nell’area della cosiddetta foresta integrale in territorio friulano, regno di muschi e licheni in cui è difficile entrare con troupe e macchinari. Eppure la gente ha capito e ci ha aiutato in tutti i modi. È andato tutto bene? Beh insomma! Speravo di trovare bel tempo invece ha piovuto per tutto il mese di luglio. Poi in fondo ho scoperto che è stato meglio così. 48

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Un alfiere che entra nel giardino segreto? In realtà si tratta di un antico amore: un libro affascinante che ho letto da ragazza. A scuola lo chiamano “libro civetta” perché nessun bambino può resistergli. La traduzione e l’adattamento teatrale sono stati curati dall’amica Pia Pera che ne ha fatto una cosa bella, cercando il filo sottile che unisce la trama e le dà senso. Qual è? L’incontro con un giardino che sembra morto ma non lo è. Anzi riesce a cambiare i bambini che vi entrano, ne cura le sofferenze e i tratti oscuri del carattere, li trasforma toccandoli nel corpo e nello spirito. Un miracolo della natura… Sì: è un rapporto fisico perché mettere le mani nella terra è risanante. Attenzione però che siamo di fronte ad una favola giocosa, intrisa di meraviglia e non mancano i colpi di scena. Lei, attrice giardiniera, si definisce fortunata perché lavoro e passione coincidono. Com’è successo? Ho lavorato per anni dentro il teatro poi grazie alla Casa degli Alfieri ho trovato persone speciali e spazi da condividere con altri artisti, scoprendo nuove forme espressive. Amavo già le piante, i boschi, i giardini che poi sono entrati nei miei lavori ed è una ricerca che non finisce mai. 54

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Nato a Segusino nel 1966, musicista, viaggiatore, cultore delle gemme con cui ha lavorato decorando prima vestiti per l’alta moda e poi suggestive opere d’arte, Curto torna nella provincia natale partecipando ad una mostra collettiva. Cosa significa per lei esporre a Treviso, la sua città, dopo esperienze internazionali come Venezia e Londra? Nella piccola terra madre ci si sente sicuramente più rilassati e in qualche modo protetti rispetto alle grandi metropoli come Londra, che macinano arte e artisti nelle loro enormi fauci. Ringrazio Treviso per questo placido calore accordatomi. Come si inserisce il suo lavoro nel tema generale della mostra Germinazioni e sinestesie, nascite e contaminazioni tra sensi? Ovunque ci sia germinazione ogni sinestesia è inevitabile. Nelle sue opere usa migliaia di cristalli. Quanto tempo e quante le energie profuse? Tanto tempo e tanta tanta energia e non solo mia ma di tutte le persone che mi supportano con amore da anni. La definiscono artista del cosmo e della tradizione alchemica… in che senso? 60

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alla coesistenza tra i popoli. È un suggerimento rivolto in particolare ai trevigiani? È un messaggio che auspica una civile coesistenza. Lo lancio al mondo intero, gettandolo in questo piccolo stagno… Cosa può dire l’arte (se può) all’uomo contemporaneo in questo momento storico non facile? Che questa pacifica coesistenza è possibile. 62

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Qualcosa però si muove. Direi proprio di sì, soprattutto dopo la felice esperienza con la Leggenda di Natale, spettacolo itinerante che abbiamo proposto con Promo Treviso per vie e piazze del centro storico, in collaborazione con enti pubblici e associazioni di categoria per la promozione turistica e culturale di un territorio dalle straordinarie potenzialità. Bilancio? Ogni spettacolo ha raccolto mille bambini in un periodo non facile. Ciò ci invoglia a continuare e a migliorare le proposte. Dobbiamo creare un palcoscenico più importante e veicolare concetti organici. In che senso? Azioni così, da episodiche dovrebbero diventare coerenti e costanti, trasformando Treviso nella città a misura di bambino. Il che significa renderla appetibile anche per l’adulto. Fattibile oppure solo un sogno? L’esperienza del 2011 ci fa ben sperare e il fatto di operare in sinergia dà più forza ad ogni azione. Nel territorio esistono già esperienze importanti rivolte a bambini e ragazzi. 66

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