La Scelta sui rifiuti

 

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Gioco di ruolo sulla localizzazione di un impianto per il trattamento RSU

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Daniela Conti e Valeria Ratti La scelta sui rifiuti Gioco di ruolo sulla localizzazione di impianti per la gestione della frazione organica dei rifiuti solidi urbani

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Daniela Conti e Valeria Ratti La scelta sui rifiuti Gioco di ruolo sulla localizzazione di impianti per la gestione della frazione organica dei rifiuti solidi urbani

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La scelta sui rifiuti è un progetto sviluppato da Consorzio Provinciale della Brianza Milanese per lo smaltimento dei ri uti solidi urbani Con il contributo di Il gioco di ruolo è stato sperimentato con le classi 4 A, E, U | Istituto Tecnico Gandhi, Besana Brianza 2 C, 2 CS, 2 AS, 2 ATS, 2 BS | ITIS Leonardo da Vinci, Carate Brianza 2 A, 2 B Ragioneria e 2 A, 2 B Geometri | ISIS Liceo Enriques - ITCG Europa Unita, Lissone 3 LM, 3 GE | Collegio Bianconi, Monza 2 TB, 2 TA | IPSIA, Monza 4 A, 4 B, 1 SPP | Istituto Leone Dehon, Monza 1 e 2 Egeria | Istituto Maddalena di Canossa, Monza 2 A Igea e 2 B Erica | Istituto Tecnico Mapelli, Monza 5 D2, 4 D2 | ITIS Hensemberger, Monza 1 | Istituto Paritario Paci, Seregno 1 A, B, C, D | Istituto Tecnico Commerciale Bassi, Seregno Ringraziamenti Si ringraziano per la preziosa collaborazione i dirigenti, i docenti e gli studenti degli istituti scolastici aderenti al progetto. Cartografia Immagini TerraItaly™ - © Blom Compagnia Generale Ripreseaeree S.p.A. - Parma www.terraitaly.it Progetto grafico MVComunicazione.it | Milano © Copyright 2010 CREDA onlus Editore, Monza Villa Mirabello, Parco di Monza | 20052 Monza T 039 360 367 | F 039 362127 | info@creda.it | www.creda.it Prima edizione aprile 2010 | Stampa Alecom srl I diritti di memorizzazione elettronica, di riproduzione e di adattamento totale e parziale sono riservati per tutti i paesi. ISBN 978-88-95196-07-7

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Indice Il progetto La scelta sui rifiuti .....................................5 Il percorso con le scuole secondarie di secondo grado: il gioco di ruolo, la simulazione e l’elaborazione delle informazioni ................................7 Il tema: i conflitti ambientali ...............................................7 La proposta didattica ..........................................................9 PRIMA TAPPA | La simulazione del processo decisionale........10 SECONDA TAPPA | La scelta localizzativa ...............................12 TERZA TAPPA | Tiriamo le fila… ............................................14 L’indagine.........................................................................16 Spunti di riflessione .........................................................19 Gioco di ruolo sulla localizzazione di impianti per la gestione della frazione organica dei rifiuti solidi urbani ...............................................21 Metodologia ....................................................................21 Presentazione.....................................................................21 Finalità didattiche del gioco ...............................................21 Utenti.................................................................................21 Fasi e tempi di gioco .........................................................21 Qualche consiglio ..............................................................22 La cornice metaforica ...............................................23 Metodologia ....................................................................23 Presentazione.....................................................................23 Finalità didattiche dell’uso delle metafore ...........................23 Utenti.................................................................................23 Fasi e tempi di gioco .........................................................23 Schede gioco ...........................................................25 Bibliografia e sitografia ............................................39

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Il progetto La scelta sui rifiuti La scelta sui rifiuti nasce dalla volontà del Consorzio Brianza Milanese per lo Smaltimento dei Rifiuti di affrontare il problema della gestione della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU) e di sollecitare il dibattito sul tema della localizzazione di un impianto per il loro smaltimento, come previsto dal Piano Provinciale della Provincia di Milano1. L’incontro tra Consorzio Brianza Milanese e CREDA onlus, associazione impegnata nella realizzazione di progetti di informazione, facilitazione ed educazione ambientale e l’interesse della Fondazione Cariplo a sostenere il progetto2, ha consentito di elaborare azioni per i cittadini dei sedici comuni serviti dal Consorzio e di coinvolgere attivamente il mondo della scuola e la popolazione attraverso molteplici misure: • La partecipazione di 1800 ragazzi di scuola secondaria di primo e secondo grado a percorsi didattici e di ricerca sulla raccolta, il trattamento della FORSU e la localizzazione di impianti di utilità sociale. Le classi, partendo dagli aspetti tecnici e normativi, hanno avuto modo di avvicinarsi alle tecnologie a oggi più innovative per lo smaltimento della frazione organica dei rifiuti e agli aspetti legislativi che regolano la pianificazione della loro gestione. Gli studenti hanno esaminato i processi decisionali che intercorrono quando si realizza un impianto di utilità sociale, andando a indagare il ruolo che informazione e coinvolgimento possono determinare nei fenomeni di opposizione locale, conosciuti come “la sindrome Nimby” - un impianto sì, ma non nel mio cortile. • La realizzazione di un seminario di approfondimento per amministratori e tecnici con una sessione di lavoro con gli studenti rappresentanti delle classi di scuola secondaria di secondo grado partecipanti al progetto. • La realizzazione di una ricerca sulla popolazione scolastica sulla percezione e l’atteggiamento nei confronti delle problematiche legate alla localizzazione degli impianti di utilità sociale. • Una mostra itinerante di informazione e sensibilizzazione con sezioni dedicate al tema della raccolta differenziata e ai risultati della ricerca e dei percorsi didattici realizzati, con punti informativi per i cittadini. 1 Provincia di Milano (2008), Relazione piano provinciale per la gestione dei rifiuti ai sensi della L.R.26/2003 2 Il progetto La scelta sui Rifiuti è stato cofinanziato dalla Fondazione Cariplo - Bando 2008, settore Ambiente 5

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VEDUGGIO CON COLZANO RENATE BRIOSCO GIUSSANO VERANO BRIANZA CARATE BRIANZA ALBIATE SEREGNO BESANA BRIANZA TRIUGGIO SOVICO BIASSONO MACHERIO LISSONE VEDANO MONZA Mappa della Provincia di Monza e Brianza con evidenziati i Comuni che aderiscono al Consorzio Provinciale della Brianza Milanese per lo smaltimento dei rifiuti.

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Il percorso con le scuole secondarie di secondo grado: il gioco di ruolo, la simulazione e l’elaborazione delle informazioni In questa pubblicazione si ripercorre l’esperienza maturata nei percorsi didattici rivolti a studenti della scuola secondaria di secondo grado. Viene inoltre presentato in dettaglio il gioco di ruolo utilizzato dalle classi partecipanti nella simulazione di un’assemblea in cui i diversi portatori di interesse di un territorio si confrontano rispetto alle scelte localizzative di un impianto per lo smaltimento della FORSU. L’elaborazione della proposta didattica si è mossa su diversi livelli. Da un lato l’intento è stato quello di avvicinare i giovani cittadini al tema centrale del progetto, la necessità di trovare soluzioni per gestire in modo sostenibile il flusso di rifiuti prodotto dalla popolazione di un determinato territorio; dall’altro la possibilità di lavorare con un considerevole numero di studenti ha posto le basi anche per un progetto di ricerca più ampio di valutazione sia degli strumenti più idonei per il coinvolgimento attivo degli studenti su un tema tecnico ambientale, sia delle prospettive che un processo decisionale inclusivo, in cui i protagonisti hanno a disposizione informazioni, dati, situazioni di confronto e dibattito, possono determinare sui fenomeni di opposizione locale nella realizzazione di impianti di pubblica utilità. IL tema: I confLIttI ambIentaLI In letteratura si definiscono conflitti ambientali quelle situazioni nelle quali dinamiche di opposizione e contestazione di scelte localizzative si verificano in un determinato contesto territoriale: le comunità locali tendono a mobilitarsi contro progetti d’interesse generale che percepiscono come una minaccia per i propri interessi, la propria identità e il proprio territorio. In questo ambito non ci si riferisce all’ambiente in senso stretto, l’ambiente naturale, ma con un’accezione più ampia, con riferimento al termine inglese environment: il contesto territoriale nel quale è inserita un’opera che comprende naturalmente aspetti legati alla natura, alla struttura urbana, alla comunità sociale e in definitiva alla qualità della vita. La dinamica che può innestarsi in queste situazioni è generalmente la seguente: il proponente decide di localizzare un impianto o una infrastruttura che può avere impatti (percepiti o reali) negativi (in termini di rumore, emissioni, rischi per la salute); quando i cittadini, non coinvolti nel processo decisionale, ne hanno notizia, tendono a opporvisi. 7

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Fenomeni di questo tipo possono essere ascritti alla cosiddetta “sindrome Nimby”, dall’inglese Not In My Back Yard, letteralmente non nel mio cortile. Con tale acronimo sono assimilate tutte le situazioni nelle quali alla possibilità di localizzazione di un’opera in un determinato contesto territoriale corrisponde un’opposizione e una mobilitazione della cittadinanza e della popolazione locale. Recenti situazioni di cronaca hanno portato alla ribalta fenomeni di questo tipo: dalle mobilitazioni No TAV della Val di Susa alle opposizioni per l’allargamento della base Nato a Vicenza, dal rifiuto della localizzazione del deposito per le scorie radioattive a Scanzano Ionico ai comitati contro Gronda Nord e Pedemontana in Lombardia. La complessità dei processi decisionali e il potenziale conflittuale insito in essi si lega a molteplici fattori: • la dimensione territoriale/ambientale (con l’accezione del termine sopra accennata); • l’irreversibilità dei progetti (ad esempio la realizzazione di un ponte, una centrale nucleare); • la presenza talvolta di gruppi ambientalisti che si schierano generalmente in difesa dell’interesse comune (spostando la questione dagli aspetti distributivi ai dibattiti su valori fondamentali); • la percezione di un’iniqua distribuzione di benefici e costi tra i differenti gruppi coinvolti: i benefici dell’opera sono tipicamente diffusi, i costi sono di solito concentrati. I fattori che innescano il conflitto possono essere diversi ma generalmente sono decisive le strategie che gli attori3 attuano gli uni nei confronti degli altri. Infatti la situazione conflittuale si presenta come un sistema dinamico e variabile: nessun singolo attore detiene tutta la responsabilità nell’interazione, anzi il comportamento di una parte influenza di conseguenza quello dell’altra. Si vengono a verificare così alcune situazioni tipiche, che alimentano il conflitto e l’impossibilità di una negoziazione delle diverse posizioni: • Eccessiva rigidità del progetto: un atteggiamento di chiusura da parte del proponente, ad esempio, genera un inasprirsi dei toni da parte degli oppositori. Se il proponente ha già intrapreso l’iter progettuale, investendo delle risorse, generalmente non è propenso a cambiamenti relativamente al progetto stesso e questo fa sì che gli altri attori si sentano esclusi dal processo decisionale e progettuale. • Caratteristiche intrinseche del progetto e la localizzazione sul territorio concorrono a mobilitare una pluralità di attori che ritenendosi danneggiati si oppongono alla realizzazione dell’opera; sembra opportuno rilevare in questo senso che spesso le sindromi da rifiuto fondano le proprie ragioni non solo su dati scientificamente commensurabili ma spesso sulla forza evocativa del pericolo, non solo quindi sul pericolo “reale” ma anche sul pericolo percepito. • Comunicazione e argomentazioni a sostegno del progetto: i proponenti spesso sostengono le proprie posizioni con argomentazioni percepite come eccessivamente tecniche, senza considerare che gli altri attori coinvolti, ad esempio i cittadini, spesso fondano le opinioni su percezioni, valori socialmente riconosciuti come ad esempio la qualità della vita e sulla propria libertà di scelta tra l’assunzione di rischi volontari e involontari. • Gestione delle informazioni: non sempre le informazioni sono a disposizione degli attori coinvolti nel processo decisionale. Ad esempio alcune caratteristiche dell’opera in questione possono essere taciute 3 Gli attori sono coloro che entrano nel processo decisionale perché portatori di interesse, stakeholders. Essi possono rivestire un ruolo istituzionale (un Comune, una Provincia) o essere semplici cittadini. Tutti sono coinvolti nel processo perché hanno un interesse da difendere. 8

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dal proponente, nella convinzione che possano alimentare l’opposizione locale. Tale asimmetria informativa può scatenare invece effettivamente il conflitto, alimentando ad esempio le idee precostituite della cittadinanza sulle caratteristiche dell’opera e la ricerca di canali alternativi per ottenere informazioni non sempre attendibili. In linea generale il rifiuto di localizzare in un determinato contesto territoriale impianti o infrastrutture può essere quindi determinato dalla complessità scientifica e tecnica del progetto stesso, dalle modalità con cui esso viene presentato e dalla percezione di un’iniqua distribuzione di costi, concentrati in un determinato contesto territoriale, e benefici, diffusi e collettivi. Sembra interessante ricordare in questo contesto alcuni tentativi di superamento della sindrome Nimby, attraverso la diffusione dell’atteggiamento Pimby (Please in my back yard, letteralmente per favore nel mio cortile): prevedere approcci decisionali inclusivi che vedano il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse, gli stakeholders, implica maggiori possibilità di successo. Tale ribaltamento di prospettiva rispetto all’atteggiamento che scatta nella sindrome Nimby, che implica un rifiuto talvolta categorico e pregiudiziale, parte dal presupposto e dal riconoscimento della necessità di prendere delle decisioni che riguardano lo sviluppo del territorio: si passa dal “NO!” al “Sì, a determinate condizioni”, da un atteggiamento di opposizione sclerotizzata ad una possibilità di negoziazione e concertazione delle scelte. La proposta dIdattIca Il percorso didattico ha consentito di affrontare con gli studenti i seguenti temi: • caratteristiche e modalità di trattamento dei rifiuti solidi urbani ed in particolare della frazione organica, con particolare attenzione alle caratteristiche degli impianti per la trasformazione della FORSU; • dinamiche decisionali e processi localizzativi legati all’insediamento di impianti per il trattamento della FORSU, in riferimento alle caratteristiche degli impianti, alle necessità logistiche e ai vincoli di legge, alla complessità del processo decisionale; 9

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• difficoltà e problematiche emergenti riguardo alle scelte localizzative, con particolare attenzione per i fenomeni legati alla sindrome Nimby. Per formare gli studenti e affrontare temi ambientali complessi sono necessari strumenti che aprano le porte della scuola al territorio, tra i quali la possibilità di: • disporre di informazioni chiare e semplici, quali dati e rapporti tecnici; • verificare di persona funzionamento, innovazione e qualità degli impianti con visite e uscite a differenti impianti di compostaggio; • sperimentare la negoziazione e la partecipazione. L’intento sotteso alle diverse attività proposte è stato quello di avvicinare il tema in modo che gli studenti potessero maturare conoscenze in relazione alle caratteristiche di un impianto per il trattamento anaerobico della frazione umida e prendessero coscienza delle possibili ripercussioni che la scelta localizzativa in merito a un impianto di tale tipo determina in un contesto territoriale. A tal fine le attività didattiche proposte, articolate su tre diversi incontri hanno permesso da un lato di sviscerare le problematiche legate a un processo decisionale, dall’altro di sperimentare concretamente, partendo dal proprio contesto territoriale, l’individuazione di aree atte alla localizzazione di un impianto per il trattamento della frazione organica. PRIMA TAPPA | La simulazione del processo decisionale Nodo di fondamentale importanza nel percorso didattico è la simulazione, attraverso un gioco di ruolo, di un processo decisionale legato alla localizzazione di un impianto per il trattamento della frazione organica. Il gioco di ruolo e la simulazione hanno consentito di sperimentare strumenti finalizzati a favorire la riflessione degli studenti su temi complessi, sviluppando un contesto nel quale gli alunni hanno potuto, interpretando un ruolo lontano dalla propria quotidianità, cogliere le dinamiche che s’instaurano in un processo decisionale complesso. La simulazione è diventata così occasione di apprendimento inconsapevole che ha permesso ai singoli partecipanti di misurarsi con punti di vista molteplici, favorendo la riflessione e cristallizzando le conoscenze sui temi affrontati. In tutte le classi coinvolte, il gioco è partito da una situazione di contesto comune, nella quale ai diversi studenti sono stati assegnati ruoli e istruzioni per il comportamento: si sono create così situazioni dinamiche ed eterogenee nelle quali, partendo da una cornice comune, l’interazione degli studenti ha permesso di creare scenari differenti a seconda delle sensibilità e delle attenzioni dei partecipanti. Durante la simulazione tutti i gruppi classe hanno affrontato il medesimo tema: in un ipotetico comune, un consorzio per lo smaltimento dei rifiuti propone la localizzazione di un impianto per il trattamento della frazione organica; gli stakeholders presenti sul territorio si confrontano in un’assemblea pubblica nel tentativo di raggiungere un accordo in merito. Gli attori coinvolti nell’assemblea di presentazione del progetto sono quelli che tipicamente entrano in gioco in un processo decisionale: un proponente, rappresentanti di enti locali (comuni e provincia), rappresentanti di comitati cittadini, rappresentanti di associazioni ambientaliste e giornalisti. L ’assegnazione dei ruoli è operata in maniera casuale ed indipendente da idee e convinzioni personali, al fine di alimentare il confronto e il mutuo apprendimento. 10

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Pur partendo dalla medesima situazione di contesto i risultati della simulazione sono stati differenti: l’accordo tra i partecipanti all’assemblea in merito alla localizzazione dell’impianto non è sempre stato raggiunto e i rapporti tra gli attori sono stati diversi a seconda delle disponibilità di ciascuno al confronto e al negoziato. Il dato interessante è comunque che in tutte le classi, gli studenti hanno fatto proprio il problema, mettendosi in gioco e partecipando attivamente alla simulazione, comprendendo da un lato la necessità di affrontare apertamente la questione, dall’altro le diverse implicazioni di un processo decisionale. Il percorso non ha avuto l’obiettivo di far schierare gli studenti a favore o contro l’impianto, quanto piuttosto di evidenziare i pro quando la propensione era al rifiuto e viceversa i contro allorquando le classi sembravano avere una forte tendenza all’accettabilità, nel tentativo di sviscerare il più possibile i diversi aspetti della questione e di stimolare un confronto aperto e formativo. La simulazione è finalizzata infatti a evidenziare la complessità e la dinamicità dei processi decisionali, nei quali gli attori, con i loro atteggiamenti e posizioni, si influenzano reciprocamente determinando risultati diversi. Un’esperienza di questo tipo ha dato occasione ai partecipanti di far proprie informazioni tecniche complesse, superando comportamenti stereotipati e condividendo momenti di confronto. Gli studenti hanno sperimentato anche strumenti di dialogo per affrontare i momenti di conflitto in maniera creativa ed efficace, misurandosi con la complessità di un processo decisionale e comprendendone i diversi punti di vista. Questa è stata anche l’occasione di capire quali ingredienti siano necessari per superare la fase dell’opposizione tout court e per non perdere di vista l’obiettivo finale. Il trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani Circa il 69% dei rifiuti solidi urbani sono costituiti da rifiuti biodegradabili. La frazione umida è dunque la più significativa tra quelle prodotte in ambito urbano. Tale frazione, una volta avviata allo smaltimento e alla trasformazione, genera la produzione di terriccio, il compost, utilizzabile come fertilizzante e ammendante. Il compostaggio di tipo industriale può essere realizzato attraverso due differenti tipologie di trattamento: anaerobico o aerobico. Nel primo caso il processo di trattamento permette di produrre, oltre al compost, biogas con contenuto di metano variabile dal 50 al 60%. Tale risultato si ottiene grazie al processo di digestione anaerobica, in assenza di ossigeno, che consente lo sfruttamento intensivo di batteri che degradano la sostanza organica, producendo metano. Ulteriore prodotto di tale lavorazione, il digestato, costituisce matrice ideale per la formazione della miscela da avviare al compostaggio tradizionale di tipo aerobico. Il trattamento della frazione organica può avvenire anche tramite un processo di tipo aerobico durante il quale avviene il processo di maturazione biologica controllata della sostanza organica e la produzione di materiali a catena molecolare più semplice e stabile. Il processo avviene grazie a batteri, funghi, alghe e protozoi presenti naturalmente nelle biomasse organiche. Il processo di compostaggio si compone essenzialmente in due fasi: la bio-ossidazione, nella quale si ha l’igienizzazione della massa. Tale fase è caratterizzata da intensi processi di degradazione delle componenti organiche più facilmente degradabili; la maturazione, durante la quale il prodotto si stabilizza arricchendosi di molecole umiche: si tratta della fase di cura (nota come curing phase), caratterizzata da processi di trasformazione della sostanza organica la cui massima espressione è la formazione di sostanze umiche. 11

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SECONDA TAPPA | La scelta localizzativa In un processo decisionale come quello ipotizzato assume fondamentale importanza la fase di scelta localizzativa in discussione. Per comprendere le caratteristiche dell’area per la localizzazione dell’impianto, i criteri e i vincoli sottesi alle scelte di trasformazione del territorio, le classi hanno analizzato i principali strumenti di pianificazione con particolare riferimento alla Relazione del Piano Provinciale per la gestione dei rifiuti delle Provincia di Milano. Tale strumento analizza il territorio individuando, in base al rispetto di una rosa di vincoli, le aree adatte alla localizzazione di impianti per il trattamento dei rifiuti. In base a tali analisi, ogni gruppo classe si è cimentato nella scelta delle possibili aree adatte alla localizzazione di un impianto di trattamento della frazione organica di tipo anaerobico, partendo dall’individuazione delle aree libere, all’esterno dei centri abitati e sufficientemente ampie per la destinazione d’uso in questione e selezionandole in seguito in conformità a diversi criteri, sintetizzati nella figura 1 e analizzati nel dettaglio nelle figure successive. Aree vincolate: sono state individuate le aree nelle quali non è possibile localizzare un impianto di trattamento della frazione organica in base alle prescrizioni imposte dal piano provinciale per la gestione dei rifiuti - vedi figura 2. Aree non vincolate: sulle quali non insistono vincoli di rispetto imposti dalla legislazione e per le quali si opera un’ulteriore analisi puntuale che permette di identificare: • aree logisticamente idonee e adatte alla localizzazione interne al territorio dei Comuni del Consorzio: aree non vincolate, nei pressi della rete infrastrutturale e in posizione mediana rispetto ai 16 comuni che afferiscono al Consorzio - vedi figura 3; • aree adatte alla localizzazione ma non idonee dal punto di vista logistico: aree non vincolate, ma lontane dalla rete infrastrutturale - vedi figura 4; • aree logisticamente idonee e adatte alla localizzazione esterne al territorio dei Comuni del consorzio: aree non vincolate, nei pressi della rete infrastrutturale ma esterne al territorio dei 16 comuni che formano il Consorzio - vedi figura 5. Veduggio con Colzano SS 36 Renate Briosco Giussano SS 36 Besana in Br.za Verano Br.za SS 36 Carate Br.za Triuggio Albiate Seregno SP 6 Sovico Macherio Biassono Pedemontana Lissone Vedano al Lambro SP 60 SS 35 SS 36 Monza SS 36 A 52 A4 E 64 Immagini TerraItaly™- © Blom CGR Figura 1 | Tavola di sintesi L’analisi condotta ha permesso ai ragazzi di comprendere i criteri, logistici e legislativi, in base ai quali sono operate le scelte localizzative e di trasformazione del territorio, presupposto fondamentale all’avvio degli iter decisionali in merito alla localizzazione. 12

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Veduggio con Colzano SS 36 Veduggio con Colzano SS 36 Renate Renate Briosco Briosco Giussano SS 36 Besana in Br.za Verano Br.za Giussano SS 36 Besana in Br.za Verano Br.za SS 36 Carate Br.za SS 36 Carate Br.za Triuggio Triuggio Albiate Seregno SP 6 Sovico Macherio Seregno Albiate SP 6 Sovico Macherio Biassono Pedemontana Biassono Pedemontana Lissone Vedano al Lambro SP 60 SS 35 SS 35 Monza Lissone Vedano al Lambro SP 60 SS 36 SS 36 Monza SS 36 Immagini TerraItaly™- © Blom52 CGR A Immagini TerraItaly™- © Blom CGR A4 E 64 A 52 SS 36 Figura 2 | Aree vincolate Veduggio con Colzano SS 36 Figura 3 | Aree non vincolate logisticamente idonee A4 E 64 Veduggio con Colzano SS 36 Renate Renate Briosco Briosco Giussano SS 36 Besana in Br.za Verano Br.za Giussano SS 36 Besana in Br.za Verano Br.za SS 36 Carate Br.za SS 36 Carate Br.za Triuggio Triuggio Albiate Seregno SP 6 Sovico Macherio Seregno Albiate SP 6 Sovico Macherio Biassono Pedemontana Pedemontana Biassono Lissone Vedano al Lambro SP 60 SS 35 SS 35 Lissone Vedano al Lambro SP 60 SS 36 SS 36 Monza Monza Immagini TerraItaly™- © Blom CGR A 52 SS 36 Immagini TerraItaly™- © Blom CGR A 52 A4 E 64 SS 36 Figura 4 | Aree non vincolate non idonee logisticamente Figura 5 | Aree non vincolate esterne al Consorzio A4 E 64 13

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