La Terza Guerra Mondiale è cominciata

 

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Una rivisitazione degli ultimi conflitti "locali" inquadrati come singoli episodi di una guerra mondiale già in atto

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Simone Boscali La Terza Guerra Mondiale è cominciata Caratteristiche, tempi e coscienza dell'esistenza di un conflitto silenzioso Arcadia – Edizioni autonome 1

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Immagine di copertina da www.artofmarkbryan.com 2

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La Terza Guerra Mondiale è cominciata. Non ce ne siamo accorti solo perché è una guerra moderna. Con l'evoluzione della tecnologia, dell'economia e anche della cultura la guerra ha cambiato volto nel corso dei secoli. La guerra moderna rispetta in pieno questa regola e la sua differenza rispetto ai conflitti di soli pochi decenni fa è abissale e lo è al punto che quasi non ci si rende nemmeno conto che una guerra può essere in corso. E' per questo che si può secondo me ritenere che le Terza Guerra Mondiale, tanto paventata o prevista nel prossimo futuro sugli scenari più disparati, sia in realtà già cominciata. Certo, nel rispetto delle caratteristiche "volatili" della guerra moderna, e che vedremo più avanti, risulta difficile tracciarne dei limiti cronologici e spaziali, ma ritengo verosimile indicare come inizio di questo conflitto planetario che è attualmente in corso il 7 ottobre 2001, giorno in cui le forze anglo-americane hanno iniziato la campagna contro l'Afghanistan. Da allora la Terza Guerra Mondiale non ha conosciuto tregue ne armistizi. Preambolo: le caratteristiche della guerra moderna Prima di definire i contenuti di questa guerra voglio descrivere brevemente la natura del moderno guerreggiare. I conflitti dei decenni passati avevano un costo relativamente inferiore rispetto a quelli contemporanei. Per formare un soldato bastava equipaggiarlo con fucile, baionetta, elmetto, zaino, qualche settimana di addestramento in caserma e via. Analogamente cannoni, carri armati, aerei erano costituiti di componenti meccaniche relativamente molto, molto meno complesse rispetto alle armi attuali per cui, una volta a disposizione le materie prime, potevano esserne prodotte a centinaia, a migliaia. 3

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Si pensi, ad esempio di questo concetto, ai grandiosi stormi di caccia e bombardieri della Seconda Guerra Mondiale, ai fronti con centinaia di pezzi di artiglieria, che riempivano di lampi il cielo, alle masse di carri in avanzata come una schiera di cavalleria, ai fanti che correvano a centinaia col fucile in mano arrivando pure al corpo a corpo non più di settanta anni fa. Tutte immagini sparite dalla guerra moderna i cui costi relativi sono esplosi. Per formare un vero soldato occorre addestrarlo per anni, armarlo con fucili che non sono banali pezzi di legno e metallo, corpetto antiproiettile, fornirgli conoscenze specialistiche a seconda dei casi. Le armi pesanti si sono arricchite di componenti elettroniche e ipertecnologiche che le rendono irriconoscibili rispetto agli omologhi pezzi di lamiera dei decenni scorsi. Un caccia moderno non è solo più veloce e robusto di uno Stukas o di uno Spitfire, ma dispone di strumenti di volo, impianti, apparati informatici, persino la tuta del pilota ha una tecnologia che nei tempi andati non si sarebbe nemmeno immaginata. Ecco quindi tracciato un primo discrimine. La guerra moderna è costosa, costosissima e impedisce di gettare nella mischia masse smisurate di uomini e mezzi che non potrebbero essere facilmente rimpiazzati. E' diventata invece una guerra di specialisti, di professionisti, così che la graduale scomparsa della leva in Occidente non ha risposto solo alle richieste sociali ma anche a quelle tecniche. Ma la guerra è mutata anche sul piano culturale. Con l'imposizione dell'Occidente, la cui cultura comprende una fondamentale denigrazione per il patriottismo e l'esaltazione della forza solo nel caso in cui appaghi la megalomania individuale 1, è 1 Vale a dire, picchiare un invalido per divertirsi con gli amici è una ragazzata, picchiare chi aggredisce un invalido o insidia una ragazza è una violenza gratuita perché si sarebbe dovuta chiamare la polizia... 4

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scomparso il desiderio della gente di battersi sotto le armi per il proprio paese ed ha invece preso il sopravvento un pacifismo di facciata utile solo a mutare in peggio il volto della guerra stessa. Fra popolo ed armi si è venuto a scavare un solco profondo. I soldati sono a tutti gli effetti assimilabili a dipendenti pubblici discretamente pagati che non servono più una causa ma vengono mossi solo in base agli interessi materiali di un paese e quando muoiono o restano gravemente feriti la cosa non desta alcuna compassione che vada oltre le coccardine dei media perché in fondo "sapeva quel che faceva, era pagato, l'ha scelto lui". A ciò si aggiunga che oggi più che mai l'individualismo godereccio dell'Occidente non permette alle famiglie di accettare la perdita di un caduto in guerra nemmeno per la più nobile delle cause. Insieme alle ragioni economiche, questa peculiarità culturale impedisce agli stati di ricorrere alle vecchie mobilitazioni di massa in cui migliaia e migliaia di uomini venivano mandati al macello potendosi permettere di ignorare il dolore delle famiglie, cosa che oggi è difficile da gestire anche a fronte di pochissime vittime2. A questo si aggiunga che il teatro delle operazioni è diventato globale così come globale può essere il nemico 3 e un'unica guerra può davvero essere combattuta in tutto il mondo in modo molto più capillare che nei passati conflitti mondiali. Ecco quindi che sommando queste caratteristiche emerge un quadro esasutivo di come potrebbe essere la Terza Guerra Mondiale. Non un conflitto continuo con alleati definiti e dichiarazioni formali di guerra, piuttosto una serie di guerre in 2 Per esempio uno dei motivi di pressione che indussero gli Stati Uniti a cessare la guerra al Vietnam fu l'indignazione popolare per i quotidiani "body count" delle vittime eppure in quella guerra gli americani persero "solo" 58.000 uomini a fronte degli oltre 400.000 della Seconda Guerra Mondiale che non destarono alcun clamore pubblico. 3 Nemico che non è il "terrorismo globale", come vedremo. 5

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relazione tra loro, relativamente limitate e che nel conflitto mondiale generale fanno le veci di quelle che nelle guerre passate costituivano delle "campagne" o operazioni locali e ognuna delle quali risponde a precise necessità strategiche. Gli intervalli tra una guerra e l'altra sono necessari per rientrare nei costi di conflitti così dispendiosi, per disperdere le pressioni di un'opinione pubblica insofferente a uno stato di guerra formale, per distendere i nervi di forze armate specializzate che non possono essere mandate al massacro e le cui perdite vanno reintegrate nei tempi opportuni. La Terza Guerra Mondiale Ora, scendendo finalmente nello specifico e applicando i concetti teorici sin qui rintracciati, possiamo dire che la Terza Guerra Mondiale, iniziata il 7 ottobre 2011, vede due schieramenti contrapposti: da un lato il prepotere della finanza e delle famiglie che lo promuovono e che mira a privare gli stati del primato della politica con lo strumento del debito e che utilizza proprio gli stati a sé soggetti come pure pedine4; dall'altro quei paesi che ancora godono del primato della politica stessa e che sono liberi di prendere decisioni riguardanti il proprio destino senza consultare alcun banchiere o chiedere il consenso ad alcun oligarca globale5. Semplificando in modo provocatorio potremmo dire che è in atto una guerra tra mondo finanziario contro mondo "libero". In questa fase il primo schieramento vede gli Stati Uniti e l'Europa del tutto sottomessi al potere bancario e oligarchico che 4 In questo senso è bene chiarire che gli stati soggetti al prepotere bancario non sono i motori immobili della guerra e della globalizzazione violenta. Sono le oligarchie bancarie che, stangolando questi paesi e comprandone letteralmente la classe "dirigente" politica, li costringono a un asservimento che arriva allo strumento della guerra. 5 Attenzione anche in questo caso, paese "sovrano" non significa necessariamente "buono", non si tratta di un giudizio di valore ma di una 6

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sfrutta i propri gendarmi contro quei paesi che via via si oppongono alla penetrazione della finanza occidentale. Al secondo gruppo appartengono invece la Russia, l'Iran, il Venezuela e, in modo equivoco, la Cina. Tracciando un filo rosso tra le singole guerre che sino cono combattute nell'ultimo decennio è possibile fare una somma il cui risultato è appunto un conflitto generale globale. La guerra in Afghanistan può dunque essere rivista come "campagna afghana" della Terza Guerra Mondiale. Una campagna in cui l'oligarchia ha sguinzagliato gli anglo-americani sì per abbattere un regime ostile al modello occidentale e impossessarsi di risorse energetiche importanti, ma anche per lavorare sui fianchi i propri nemici principali nell'Eurasia (Russia, Cina, Iran) incuneandosi in un avamposto in posizione strategica. In proposito ricordiamo che in Afghanistan gli occidentali hanno portato le proprie truppe immediatamente a ridosso di quello che la Russia considera il proprio "Estero Vicino". La campagna afghana è stata seguita tre anni dopo da quella irakena, ufficialmenete chiamata "guerra in Irak". Anche in questo caso obiettivi della campagna sono stati l'abbattimento di un regime politico ostile al monetarismo occidentale, il controllo di risorse petrolifere importanti, ma ancora una volta pure il conseguimento di posizioni strategiche fondamentali per minacciare i nemici principali della guerra. Nel 2008 gli Stati Uniti hanno giocato la carta dell'attacco per "interposto governo" alla Russia, saggiandone la capacità combattiva e la volontà di resistere nella campagna di Ossezia. In questo caso, per mezzo del burattino Saakasvili, la Georgia ha tentato l'annessione dell'Ossezia del sud sperimentando però una reazione russa quanto mai soverchiante. La sproporzione tra la minaccia georgiana e la reazione russa, più che un evento bellico, condizione di fatto: un paese che è realmente libero di attuare la propria politica, fosse anche una cattiva politica guidata da logiche di potenza. 7

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hanno costituito un linguaggio tra due superpotenze. Da un lato gli USA che attraverso la pedina georgiana è come se avessero detto "Vediamo come ve la cavate se facciamo casino in casa vostra", dall'altro la Russia che ha di fatto risposto "Fate come volete lontano da noi, ma qui non vi azzardate". Questa prima fase particolarmente aggressiva della Terza Guerra Mondiale, condotta prevalentemente dalle forze armate statunitensi, ha visto come condottiero l'amministrazione repubblicana americana formata dal tandem Skull & Bones (loggia massonica di cui fa parte George W. Bush) e neocon (potente corrente repubblicana particolarmente votata all'imperialismo e di cui fanno parte tra gli altri Wolfowitz, Rumsfeld, Kagan e, soprattutto, Cheney). Questo schieramento, ovviamente, non fa parte dell'élite globale che mira a dominare il mondo per mezzo del potere finanziario, ma ne ha costituito il contingente stato maggiore militare. Uno stato maggiore che non ha saputo cogliere tutti i successi richiesti nei tempi previsti (sostanziale sconfitta in Afghanistan, caos totale in Irak) e che è stato quindi sostituito nel 2008 da Barack Obama. L'avvicendamento alla Casa Bianca non ha significato affatto la fine dea guerra, ma piuttosto un drastico cambio di strategia. Gi onori coi quali Obama è arrivato alla presidenza prima ancora di essere eletto e il premio Nobel per la pace "preventivo" del quale è stato insignito hanno ben indicato quale fosse il nuovo corso: sospensione delle campagne militari intensive, non più sostenibili dall'economia americana e dall'opinione pubblica, nuovo corso imperialista fondato su infiltrazioni e subdole destabilizzazioni, maggior utilizzo delle forze armate europee per compensare il disimpegno americano. Sotto Obama sono fioriti i movimenti finto rivoluzionari che hanno cercato di far crollare la resistenza in Iran e in Russia. Fallendo. Diverso è stato l'esito della campagna di Libia della Terza Guerra 8

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Mondiale. Qui da un lato è stato infiltrato un movimento di destabilizzazione, peraltro debolissimo, e dall'altro si è accompagnata alla campagna politica una massiccia operazione militare condotta soprattutto da inglesi e francesi per colpire il regime di Muhammar Gheddafi. La colpa del Colonnello, che lo ha inviso all'élite, a prescindere dal suo valore politico, è stata la volontà di promuovere un'Africa unita e ostile a un nuovo ordine mondiale filo-occidentale e finanziario. Gheddafi sognava una federazione sovrana di stati africani, aveva avviato un faraonico progetto di sfruttamento, a fini sociali, dell'immensa riserva idrica sotterranea della Libia (una delle maggiori al mondo), e la sua banca centrale emetteva moneta senza contropartita di debito pubblico (che in Libia era tra i più bassi al mondo). Mentre viene scritto questo articolo è invece in pieno svolgimento la campagna di Siria, verosimilmente preambolo della più intensa campagna in Iran. Contro la Siria il mondo finanziario sta tentando il medesimo colpo riuscito in Libia, infiltrando nel paese finti oppositori al regime di Assad. La carta dell'intervento militare diretto invece non è stata ancora calata poiché a differenza della Libia la Siria non è un paese isolato e può contare sull'appoggio di Russia, Cina e Iran, ossia proprio i principali bersagli dell'oligarchia. Anche per questo, al momento, la Siria non ha ancora ceduto. Come accennato, l'attacco alla Siria altro non è che un logorio dei fianchi dell'Iran, il primo bersaglio grosso della Terza Guerra Mondiale. Ma l'attacco a un obiettivo così importante, che non si lascerà sopraffare facilmente come l'Irak o la Libia, presuppone un nuovo cambio di strategia ai vertici del gendarme del momento, gli USA, e quindi un nuovo avvicendamento alla Casa Bianca in senso strettamente bellicista. Il prossimo presidente USA sarà verosimilmente ostile all'Iran molto più di quanto non lo sia stato Obama e deciso a scegliere l'opzione della guerra (previa, 9

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naturalmente, risoluzione dell'impasse siriano). Se così non dovesse essere i motivi sarebbero due: la situazione economica degli USA è più grave del previsto e quel paese non ha più i mezzi per una nuova e massiccia campagna militare (il che significherebbe anche che gli USA hanno terminato il proprio ruolo storico a servizio dell'élite); il potere finanziario pensa di potersi sbarazzare dell'Iran con la semplice destabilizzazione dall'esterno. Conclusioni Il quadro sin qui tracciato è scientificamente fattibile. L'interconnessione tra i conflitti principali di questo decennio e la loro rivisitazione come capitoli di un'unica guerra di più ampio respiro è logica. Possono variare le sfumature, ma questo è il quadro che abbiamo vissuto, poco chiaro nel suo in fieri, ma comprensibile ora che si osservano gli eventi a posteriori. Da questa analisi sono stati esclusi due elementi importantissimi: l'occupazione israeliana della Palestina e l'incitazione degli stessi israeliani a ogni aggressione indiscriminata verso i paesi arabi sovrani. Questa omissione è spiegata col fatto che a differenza delle strategie cui sono stati piegati gli americani e gli europei, le operazioni israeliane sono strettamente regionali e mancano di un respiro globale. Al più, l'unico ruolo che il sionismo potrebbe giocare a livello strategico nella Terza Guerra Mondiale è una compartecipazione israeliana all'aggressione all'Iran. Un'eventualità possibile qualora gli USA si ritrovassero con forze economiche e morali insufficienti a sostenere lo sforzo bellico. Nessun accenno è stato fatto nemmeno al Venezuela, che pure costituisce un nemico giurato dell'élite. Ma essendo questo paese 10

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nel "cortile" di casa americano, impossibilitato a ricevere alcun aiuto da una superpotenza straniera e allo stesso tempo protetto da un continente latinoamericano che si sta risvegliando, meriterebbe una trattazione a parte. Il futuro è un mistero. L'esperienza insegna che tentare di ipotizzare una successione di eventi bellici in base ai precedenti politici e geopolitici si risolve spesso in una grottesca sequela di errori. E' pertanto inutile dire con precisione cosa accadrà. Sappiamo che è intenzione delle oligarchie occidentali far fuori la Russia e l'Iran. Se non fosse possibile liquidare la Cina, la finanza occidentale mirerà quanto meno a coartarla e questo punto potrebbe costituire una chiave di volta della Terza Guerra Mondiale. Se la Cina dovesse prendere definitivamente posizione a favore del primato della politica, schierandosi compatta a fianco della Russia, la finanza globale dovrebbe affrontare una coppia di nemici formidabili. Ma se Pechino dovesse tergiversare e cedere alle lusinghe occidentali, si creerebbe una crepa nella quale i gendarmi del sistema, l'America e l'Europa, potrebbero farsi spazio per colpire mortalmente Mosca. Questo è il massimo che si si può dire sul futuro qualora lasciassimo correre gli eventi. Ma rivisitare l'immediato passato così da renderlo più comprensibile era il vero intento di questo saggio così da darci la possibilità di incidere positivamente sul futuro senza subirlo passivamente. 11

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