La Voce delle Cese nr92

 

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Voce delle Cese 92 - 25 dicembre 2013

Popular Pages


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Mensile gratuito della Pro‐Loco di Cese dei Marsi  Anno VII Numero 92 – 25 dicembre 2013 Mons. Emidio Cipollone La pedagogia del Natale Scrivo questo articolo la sera del 23 dicembre, giorno in cui, a Lanciano, si celebra l'evento della Squilla. La Squilla è una campanella che, nei secoli, ogni mattina, ha chiamato gli uomini al lavoro, i ragazzi alla scuola e i sacerdoti alla preghiera. Solo il 23 dicembre - in ricordo di un evento inventato dal vescovo di Lanciano, Paolo Tasso, durante il suo episcopato, fra il 1588 e il 1607 - suona per un'ora consecutiva dalle sei alle sette del pomeriggio. Questo vescovo, vedendo l'alto tasso di litigiosità familiare, sociale, politica e religiosa di Lanciano, decise di fare, appunto il 23 dicembre, un pellegrinaggio penitenziale e silenzioso, a piedi scalzi e in preghiera, dalla Cattedrale ad una chiesetta della periferia dedicata a Santa Maria della 'Conicella (piccola cappella). Naturalmente, questo suo modo di fare destò grande curiosità e più di qualcuno lo seguì. Giunto alla chiesetta, dopo aver pregato lungamente la Madonna, fece un discorso molto appassionato sulla bellezza della pace e del perdono e sulla necessità che essa (la pace) tornasse ad abitare il cuore dei cittadini di Lanciano. Negli anni successivi, il vescovo continuò a fare questo pellegrinaggio e sempre più gente lo seguiva, compresi i sacerdoti e i notabili della città. Da allora, per i lancianesi il 23 dicembre è un'anticipazione del Natale e l'occasione per fare pace in famiglia, sul lavoro, nella politica, nella società, nella Chiesa: si parte alle 16 dalla Cattedrale, si va in silenzio verso la chiesetta di Santa Maria della 'Conicella e, arrivati, dopo un prolungato momento di preghiera davanti all'immagine della Madonna, il vescovo rivolge alcune parole alle persone, numerosissime, che partecipano all'evento, in ricordo di quel primo discorso tenuto da monsignor Paolo Tasso. Al termine, si torna in Cattedrale dove il sindaco rivolge, a sua volta, alcune parole ai cittadini e, quindi, il vescovo dà la benedizione. Alle 18 tutto deve essere terminato perché inizia a suonare la Squilla fino alle 19. Durante quest'ora nella piazza, stracolma di gente, ci si saluta e ci si scambiano gli auguri, in un clima di pace e di serenità. Alle 19 si torna in casa, dove dopo un momento di preghiera, se necessario, si fa pace, ci si chiede perdono e, poi, si cena in famiglia tutti insieme. Nel discorso di quest'anno - visto che per i lancianesi la Squilla è, praticamente, Natale - ho parlato della pedagogia del presepe, cioè di ciò che il presepe può insegnarci, e ho suggerito questi sei punti che offro anche alla vostra riflessione: • Silenzio: il presepe ci insegna la necessità di fare silenzio, di crearci uno spazio di riflessione per tirare le fila della nostra vita. Senza silenzio non c'è possibilità di relazione, non c'è comunicazione, non c'è pensiero... Si dice che il filosofo Platone consumasse più olio nella lampada di notte - per studiare, leggere e scrivere - che vino nella coppa di giorno! Il grande Gandhi, nonostante i suoi impegni, è rimasto fedele, per tutta la vita, al silenzio del lunedì, giorno che lui dedicava a se stesso e alla meditazione! • Sentimenti: "L'uomo non può vivere solo di parole crociate e di frigoriferi"! Così affermava l'autore de Il piccolo principe. E aggiungeva: "L'essenziale è invisibile agli occhi"! Perciò l'uomo non può vivere nemmeno soltanto di cervello e di scienza: "Quando la scienza avrà risolto tutti i problemi e dato risposta a tutte le domande, non avrà ancora toccato l'essenziale!", diceva un filosofo del secolo scorso. C'è bisogno dei sentimenti, c'è bisogno di riscoprire i volti, c'è bisogno del cuore, così come ce lo presenta la Sacra Scrittura. • Essenziale: nella grotta di Betlemme non c'era niente di troppo, anzi mancava praticamente tutto! C'era, però, l'essenziale! Tornare ad uno stile di vita più sobrio ed essenziale non farebbe male a nessuno, non solo ai politici!   • Dono: nel presepe tutti portano un dono a Gesù che, a sua volta, ci offre se stesso da mangiare nella mangiatoia. Gesù ci ricorda la logica del dono gratuito, che non c'è amore più grande di chi dà la vita per gli amici... Impariamo a donare, impariamo a donarci! • Gioia: il presepe ci insegna la gioia; in esso tutti sono felici e contenti, non perché sono diventati ricchi, ma perché hanno incontrato chi la gioia, e la gioia piena, può donarcela: Gesù. • Speranza: "Non lasciatevi rubare la speranza!", ha detto papa Francesco ai giovani e non solo... Lui, fra l'altro, ci sta dimostrando con la sua vita e con le sue scelte, che ciò che dice non sono semplici parole... Ci sta dimostrando che le cose possono cambiare, non magicamente, ma portando la gioia del Vangelo nella quotidianità. Vi invito a leggere, davvero per non lasciar morire la speranza, ciò che papa Francesco ha scritto nella sua Esortazione Apostolica del 24 novembre, Evangelii Gaudium, specialmente quando parla della dimensione sociale dell'evangelizzazione e dell'economia. Tantissimi auguri per un Santo Natale e per un felice 2014, ricco di speranza.

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Lettera di Gesù Bambino a tutti noi Mio Carissimo, anche quest'anno è passata la data del mio compleanno, il Santo Natale. Tutti gli anni si fa una grande festa e anche quest’anno è stato lo stesso. In questi giorni la gente ha fatto molte compere, ci sono stati anche innumerevoli annunci pubblicitari fatti per radio e per televisione. In realtà, già da molti anni fa (più di 2000) cominciarono a festeggiare il mio compleanno. I primi anni sembrava che avessero capito quanto io ho fatto per loro, però oggi, molti ignorano il motivo che è causa della festa. La gente si raduna e si diverte, senza sapere di cosa si tratti. Ti racconto dell’anno passato, quando è arrivato il Natale: fecero una grande festa in mio onore e si scordarono di invitarmi. La festa era per me ma quando arrivò il grande giorno mi lasciarono fuori e mi chiusero la porta. Io avrei voluto dividere la loro mensa!!!. In verità non rimasi sorpreso più di tanto, perché in questi ultimi anni molti mi hanno chiuso la loro porta del cuore in faccia. Siccome non mi invitarono, decisi di entrare lo stesso, senza far rumore. Entrai e mi misi in un angolo. Vidi che il mio presepio non c’era, e che era stato sostituito da un albero artificiale pieno di luci e ghirlande. Tutti stavano bevendo. Alcuni, già ubriachi, raccontavano barzellette, anche poco consone alla festa, e ridevano. Al colmo della festa arrivò un anziano signore, robusto, vestito di rosso e con la barba bianca. Sembrava che avesse bevuto di troppo perché si lasciò cadere pesantemente su una poltrona. Tutti i bambini corsero da lui: "Babbo Natale, Babbo Natale!!!"...come se la festa fosse in suo onore. Arrivò la mezzanotte e tutti si abbracciarono. Io stesi le mie braccia sperando che qualcuno mi abbracciasse, ma nessuno mi abbracciò. Ho sperimentato una triste realtà: che io, in quella festa, ero di troppo, e che non ero accetto. Uscii senza far rumore, chiusi la porta e me ne andai. Chi crede che io non ho mai pianto sbaglia, ... quella notte io piansi. Un’altra cosa che mi dispiacque è che nel giorno del mio compleanno, invece di far regali a me se li sono fatti tra di loro. Una volta uno mi disse: "Come faccio a farti regali se nemmeno ti vedo?" Ti immaginerai già la mia risposta: "Lasciami nascere nella tua anima, non mi mandare via con il peccato. Se desideri vedermi guardami nell’Ostia Santa. Sono venuto per salvarti. A Betlemme mia madre mi teneva fra le sue mani, il Sacerdote sull’Altare mi tiene tra le sue. Aiuta i poveri, visita gli ammalati e quelli che sono soli, pensa ai tuoi fratelli e mi vedrai in ognuno di loro e sarà come se l’avessi fatto a me. Questi sono i regali che mi piacerebbe ricevere da te." Sono passati 20 secoli ed ogni anno la storia si ripete. Oggi, come ieri, la gente pensa solo a comprare regali, e di me nessuno si ricorda. Nel miglior dei casi mi vedono come un bambino qualunque, non come Dio fatto uomo. Mi fa pena vederli vivere con la sete di amore avendo la Fonte tanto vicina. Termino questa lettera sperando di non averti annoiato. Però credimi, anche se hai poco o niente da offrirmi, lasciami entrare nel tuo cuore. Per me sarà il più bel dono che tu mi possa fare. Se fino ad oggi non lo hai fatto, provaci. E’ l’unico modo per prepararsi a celebrare la Eterna Natività nella Betlemme del cielo. A presto. Il tuo miglior amico e ... anche se non ci credi, il tuo DIO, Gesù Cristo. (Lettera segnalataci da Annunziatina Marchionni) 2 

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Osvaldo Cipollone Sfogliando la nostra storia Quando Natale era ancora più povero di oggi Nelle lunghe giornate invernali, come in altri momenti freddi, in passato il caminetto rimaneva sempre acceso al pari dei televisori di oggi. Senza pagare il canone e in assenza della bolletta elettrica, il camino si alimentava di sterpaglie, tutoli e “schiappi”. La tenue fiammella spesso calamitava l’attenzione e dava tepore e serenità alle famiglie. Grandi e piccoli assistevano interessati a scene, discussioni d’attualità, rubriche di cucina e previsioni del tempo che si intavolavano lì davanti. Non si ascoltavano le “favole” dei politici, ma quelle più credibili, appassionate e coinvolgenti che proponevano i nonni con i loro racconti, le vecchie canzoncine e le preghiere. La sera della vigilia di Natale, il caminetto cambiava programma, diveniva più generoso e si trasformava in un vero e proprio palcoscenico teatrale. Dopo aver accolto un grande ciocco, trasmetteva diversi fuori-programma, si animava come i “cartoni” e regalava passione e calore. La fiamma illuminava i volti della platea e infondeva speranza. Le faville giocavano con la legna, si rincorrevano, si nascondevano e riapparivano per scomparire nuovamente nella cappa fuligginosa. Il ceppo, al centro dello “schermo”, scoppiettava trapuntando il fumo di tante stelline. Incandescenti tizzoni arroventavano la teglia; poi, come per magia, si trasformavano in calda cenere. Intanto l’aria si inebriava di profumi, di sapori, di vapori e di fragranza. Il rumore del rimestio dentro paioli e padelle copriva quello degli stomaci impazienti e colmi d’appetito. La cena pronta veniva anticipata da un fugace saluto al Bambinello fatto dal capostipite. La tavolata affollata offriva spaghetti al sugo di tonno, anguilla fritta, baccalà e… vino appena spillato. Le pietanze ben si abbinavano al novello color ciliegia, dal gusto gradevole e frizzante. Saltellando dentro le tipiche “bbocalétte”, le bollicine non riuscivano a saziare i beoni, ma innaffiavano i fritti di latte, quelli con fichi, i broccoli e le scaglie di stoccafisso. I bicchieri facilitavano inoltre la degustazione di ferratelle, coperchiate, amaretti, biscotti, ciambelle e frutta secca. E mentre qualcuno assaporava l’uva “passa”, gli scolari meno pronti ripassavano sottovoce la poesia: «Bambinéjjo carino carino…». Il dubbio delle altre parole, l’incertezza e poi, tutto d’un fiato, i buoni propositi e l’augurio imparato a memoria. La letterina dei grandicelli non era indirizzata a Babbo Natale, ma ai poveri familiari che a malapena ricambiavano con un grazie. All’epoca, purtroppo, non si conoscevano applausi, né regali, né soldi, né baci… Solo una malcelata, repressa, sofferta emozione. Il rosario, infine, era partecipato da adulti e grandicelli, mentre i piccoli erano obbligati al silenzio fino alla fine… Poi il desiderato incontro con zii, nonni, parenti o vicini. «AOGURI!!! BÒNNATALE…». Quindi la partita a briscola, a tressette e il gioco della tombola. Fagioli traballanti e bucce d’arancia sulle cartelle… 5, 10, 100 lire nel cartellone: ambo, “terna”, “quaterna”, cinquina e… «Ma che è ‘scito cinquant’otto?...». Battute, sorrisi e disappunti dei partecipanti distratti e meno fortunati. I bicchieri sempre pronti si svuotavano e si riempivano. Il chiasso dei piccoli, il pianto dei “citi” e l’improvvisa interruzione all’ora della messa. Poco coperti, tremolanti e barcollanti, tutti raggiungevano la chiesa. All’interno qualche bimbo sonnecchiava subito, più di un adulto faceva ciondolare il capo, le pie donne attente e composte rassettavano le velette in testa. La nascita del Bambinello veniva salutata dal “Gloria” e dalle campane a distesa. Gli occhi ed i cuori s’intenerivano e l’euforia accompagnava “Tu scendi dalle stelle”. Anche il freddo sembrava meno rigido e l’aria pareva più calma. Fuori, i fiochi lampioni sembravano voler allontanare i fiocchi di neve mentre, pian piano, un bianco manto ovattava tutto il borgo. Leggiadre e soffici farfalle si rincorrevano silenziose, tingendo di pace viuzze, piazzette e “(s)trascèrne”. Il paesaggio assumeva le sembianze di un presepe e gli abitanti s’inorgoglivano per il panorama singolare. Nuovi auguri rincuoravano i più temerari che, vestiti in modo inappropriato, sfidavano la lunga notte alimentando il tipico “focaraccio” all’aperto. Un’ultima passeggiata ed un tocco di goliardia riscaldavano le menti, ma non i piedi infreddoliti. La serata regalava un calore diverso agli innamorati che sostavano brevemente fuori la porta della “quatrana”. Un casto bacio sanciva l’augurio di un buon riposo, quello che accompagnava tutti tra le crespe lenzuola. Nonostante le criticità del tempo, il Natale regalava un poco di serenità e spensieratezza. E mentre il ciocco resisteva nel camino, il Bambinello poteva scaldarsi ancora. Raggomitolati nei loro letti, i ragazzi sognavano già la “ciammèlla” del giorno dopo. Lessata e poi cotta al forno, poteva contenere qualche caramella, dei dolcetti, fichi secchi ed il tipico “pertocallo”. Era quello il regalo preparato da nonne e zie anziane per i piccoli che si recavano nelle loro case a porgere gli auguri. Questo e qualcos’altro era, allora, il Natale, ma era comunque un Buon Natale. 3

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Pubblichiamo la lettera inviata alla Comunità dei Cesensi e Marsicani residenti nella città di Berisso, nella quale si anticipa l’intenzione di festeggiare il ventennale dell’arrivo in Argentina dell’immagine della Madonna delle Cese Alla Comunità dei Cesensi e dei Marsicani residenti nella città di Berisso (Argentina) Al parroco della chiesa di Santa Maria Ausiliatrice in Berisso Cese, 23 novembre 2013 Cari compaesani, come molti di voi già sapranno, quest’anno ricorre il ventesimo anniversario dell’arrivo dell’immagine della Madonna delle Cese, dipinta in copia da Mario Petracca, che la famiglia Mario e Annunziatina Marchionni ha avuto l’amorevole pensiero di donare alla vostra comunità, che da allora la venera con crescente devozione nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice di Berisso dove risplende nel suo rimando alla terra d’Abruzzo. La particolare coincidenza del ventennale con la salita al soglio di Pietro di Papa Francesco, vostro e nostro conterraneo, anch’egli figlio di emigranti partiti dall’Italia per l’Argentina, ci ha aperto il cuore alla speranza di chiedere la Sua vicinanza e la Sua benedizione a suggello della ricorrenza che, dalle fondamenta di quella iniziativa, nel gemellaggio tra Cese di Avezzano e Berisso, poneva lo sviluppo dell’amicizia tra i due popoli. In tal senso, incoraggiati anche dalla Sua nota disponibilità, abbiamo inviato al Santo Padre la richiesta di cui alleghiamo copia e di cui vogliamo rendervi partecipi e protagonisti. Per celebrare e per ricordare l’evento, da cui è scaturito poi il suddetto gemellaggio, abbiamo fatto realizzare una bellissima medaglietta commemorativa, unica nel suo genere, che siamo lieti di inviarvi insieme alla presente, dove sono riportate su un lato la nostra “Madonna delle Cese” con la scritta “XX CESE – BERISSO”, mentre dall’altro l’immagine della “Madonna di Lujan” protettrice della terra d’Argentina che tanti anni fa vi accolse fino a diventare la vostra seconda patria e la patria dei vostri figli e dei vostri nipoti a cui auguriamo di ritrovare sempre l’amorevole sguardo materno delle proprie origini nella “Argentina” tavola della “Madonna delle Cese” accolta nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice a Berisso. Ricordiamo anche come all’epoca, dopo che un gruppo di cesensi furono ricevuti nella città di Berisso, a suggello del gemellaggio, a sua volta l’immagine della Madonna di Lujan venne successivamente portata in dono alla popolazione di Cese da una nutrita delegazione di autorità della città di Berisso, Sindaco in testa. Cari compaesani e gentile parroco, per tutti questi ed altri motivi, vogliamo perciò celebrare insieme a voi questo ventennale con la stessa partecipazione che ci anima nello spirito di riunirci tutti intorno all’immagine della Madonna delle Cese partita dall’Abruzzo per annullare idealmente ogni distanza e fondersi in un sol uno con la Madre celeste di Lujan protettrice dell’ Argentina, e che a sua volta, nel gemellaggio, è “presenza” nella nostra, e vostra, terra d’Abruzzo. Con questo animo abbiamo pensato di scrivere anche al Sindaco della città di Berisso, per antonomasia città dell’emigrante, sig.r Enrique Slezack per fargli presente della nostra, e certamente vostra, iniziativa che siamo certi vorrà accogliere come rinnovato segno dell’amicizia e della fratellanza tra i due popoli. A tale proposito vi facciamo presente che, pur con i limiti delle nostre ambizioni, nello spirito e nella continuità del Gemellaggio, vorremmo proporre l’idea che la città di Berisso possa intitolare una strada a “Cese dei Marsi” in omaggio alla comunità dei cesensi e dei marsicani che sono approdati in quella terra e, viceversa, nel paese di Cese, una strada dedicata a “Berisso”, per antonomasia “città dell’emigrante” che, insieme a tanti altri, accolse anche i nostri conterranei. Auspichiamo che vogliate sposare questo nostro progetto e lavorare insieme a noi per la sua realizzazione. Vogliamo inoltre invitarvi a raccogliere testimonianze epistolari e immagini fotografiche, nonché racconti dei momenti di vita della vostra coraggiosa avventura di emigranti affinché tutta questa documentazione non vada innanzitutto perduta e possa essere utilizzata per una speciale pubblicazione su “La Voce delle Cese”, mensile curato da un appassionato gruppo di ragazzi di Cese, e per una mostra dedicata al tema dell’emigrazione da programmare magari per la prossima festa di fine agosto consacrata proprio, come sapete, alla “Madonna delle Cese”. E ancora, ci piacerebbe che qualcuno di voi raccogliesse alcune testimonianze sulle esperienze che avete vissuto come emigranti: la prima impressione, la cosa che più vi ha colpito o che vi è rimasta impressa, l’accoglienza, le difficoltà, la nostalgia, le gioie, i sapori, gli odori … . Insomma tutto ciò che è rimasto più impresso nella vostra mente dal momento in cui avete voltato le spalle alla porta di casa per partire verso quel paese lontano. Emozioni e ricordi che potrebbero essere riassunti sotto il titolo: “ Terra nativa e Terra adottiva: Sentimenti contesi. La voce del cuore degli emigranti di Cese”. Per quanto riguarda il giorno da stabilire per la celebrazione del “XX Cese - Berisso”, tempo e tempi permettendo, vi facciamo presente di aver ipotizzato una prima data ravvicinata che potrebbe essere il 29 dicembre 2013. Ci stiamo lavorando e vi aggiorneremo, ma se, per i più diversi motivi, proprio non si riuscisse, in alternativa avremmo pensato ad un periodo più lontano, intorno alle festività pasquali del prossimo 2014. Saremo comunque lieti di avere i vostri rilievi al riguardo e ci terremo in contatto per gli sviluppi del caso. In ogni modo, una volta stabilita la data e il programma, potreste tempestivamente invitare il Sindaco di Berisso, Sig. Enrique Slezack, all’iniziativa che vorrete programmare sul posto ( a partire dalla funzione religiosa con benedizione e distribuzione delle medagliette ed altro …). Siamo certi che, nello storico e radicato spirito di amicizia che regna tra il popolo argentino e quello italiano, il primo cittadino di Berisso, vorrà accogliere l’invito con piacere e con interesse A tutti voi e al vostro parroco, insieme agli auguri di un Santo Natale e di un Sereno Nuovo Anno, giunga il nostro più affettuoso e più caloroso abbraccio. 4  La Comunità di Cese tutta.

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La grande Voce dei piccoli Su richiesta della redazione di questo giornale, i giovanissimi dell’ Azione Cattolica di Cese hanno condotto una piccola indagine sulla visione che i più piccoli hanno del nostro paese e delle diverse iniziative presenti. Abbiamo pensato che fosse giunto il momento di sentire anche la loro voce; la voce di chi, nella più grandiosa semplicità, ci invita ad aprire occhi ed orecchi, su un’altra prospettiva delle cose. Sono state rivolte delle domande a 10 bambini e ragazzi di età compresa tra i 7 e i 15 anni. Per il rispetto della privacy (qualcuno di loro preferisce non si riporti il proprio nome, peraltro è stato loro chiarito che il questionario sarebbe restato anonimo), indicheremo accanto ad ogni risposta solo l’età di chi l’ha data; per ragioni di spazio e fluidità di lettura, faremo invece una sintesi delle risposte che si somigliano significativamente. 1. Ti piace vivere a Cese? Qual è il posto che ti piace di più in assoluto? 10 ANNI. Sì, mi piace uscire e stare soprattutto in piazza perché c’è la chiesa grande e si incontrano tante persone. 8 ANNI. Si! Da tutte le parti più o meno. Ma di più di più in piazza. 10 ANNI. Mi piace stare a Cese perché posso uscire con i miei amici quando voglio senza il problema delle macchine. 15 ANNI. Mi piace vivere a Cese perché mi piace uscire con gli amici senza preoccuparmi di stare sempre ad avvisare i genitori. Mi piace andare soprattutto alla pro loco perché c’è il campo dove possiamo giocare a calcio. 7 ANNI. Mi piace stare a Cese perché c’è tutto quello di cui ho bisogno per divertirmi. 13 ANNI. Sì, mi piace perché ci sono brave persone che mi hanno fatto trovare bene e accolta nonostante fossi di fuori. 11 ANNI. Mi piace Cese perché mi sono simpatiche le persone che ci sono. 12 ANNI. Sì, mi piace perché vengono organizzate cose belle. 12 ANNI. Sì, perché riesco ad uscire con i miei amici. 14 ANNI. Sì, abbastanza perché ho molti amici con cui uscire per divertirmi soprattutto alla pro loco! 2. C’è qualcuno in paese che si avvicini ad un modello da seguire? 6 risposte: “no, nessuno in particolare” 10 ANNI. Sì, il mio papà 7 ANNI. La mia mamma! 15 ANNI. Sì, ed è uno degli adulti che ci fa il catechismo. 13 ANNI. No, e poi perché preferisco essere me stessa, indipendente! 3. Secondo te a Cese si organizzano abbastanza attività per i giovani? 10 ANNI. Sì, anche se mi piacerebbe che ne venisse organizzata qualcuna in più! 8 ANNI. Alcune volte sì, per esempio durante le feste di agosto con i giochi per i bambini, ma durante l’inverno ne vengono organizzate davvero poche. 10 ANNI. Potrebbero esserne organizzate di più… soprattutto l’inverno. 15 ANNI. No, vengono organizzate soprattutto per i bambini; è come se la mia fascia d’età venisse trascurata. 7 ANNI. …Mi piacerebbe mettere un parco giochi vicino la piazza perché alla pro loco è troppo lontano! 13 ANNI. Relativamente poche per i ragazzi della mia età. 11, 12, 14 ANNI. Sì, soprattutto l’estate durante le feste di paese. 12 ANNI. Sì, il venerdì al catechismo. 4. Ti senti coinvolto in queste iniziative? 8 ,10, 13, ANNI. Sì, e mi piace molto parteciparvi. 10, 12, 14, 15 ANNI. Sì, abbastanza. 7 ANNI. Sì. Soprattutto quando vengono organizzate dall’ACR e durante l’estate. 11 ANNI. Mi sento sempre parte del gruppo, in quelle che vengono organizzate. 12 ANNI. Sì, mi fanno sentire parte del paese. (…continua a pag.6) 5

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(…continua da pag.5) 5. Cosa vorresti venisse organizzato per i giovani della tua età? 10 ANNI. Mi piacerebbe che venisse organizzato più spesso qualcosa come la festa del ciao. 7, 8, 10 ANNI. Più giochi durante l’inverno. 15 ANNI. Ad esempio partite di sport vari per coinvolgere tutti quelli della mia età. 13 ANNI. Qualche attività che ci faccia stare tutti insieme e divertirci. 11 ANNI. Mi piacerebbe venissero organizzate d’inverno delle attività che prevedano escursioni, soprattutto se ha appena nevicato. 12 ANNI. Gite per riuscire a conoscerci meglio. 12, 14 ANNI. Più giochi per ragazzi della mia età, e soprattutto durante l’inverno!! 6. In tutto l’anno qual è il periodo in cui ti piace trascorrere del tempo a Cese? Perché? 10 ANNI. L’estate, perché vengono organizzate più spesso attività per i bambini come durante la festa! 8 ANNI. L’estate è il periodo più bello perché ci si diverte, si esce e si può giocare fuori perché non fa freddo. 10 ANNI. Più o meno mi piacciono tutti! 15 ANNI. L’autunno perché c’è il mio compleanno e vorrei organizzare una festa a cui invitare tutte le persone del paese. 7 ANNI. L’inverno, perché c’è il Natale e il paese si riempie di gente e con la neve si crea una bella atmosfera, invece non mi piace la primavera perché non si capisce mai come ci si deve vestire. 13 ANNI. L’inverno perché nevica e riesco a divertirmi con gli amici. 11 ANNI. L’estate perché vengono organizzate più attività che ci riuniscono tutti. 12 ANNI. L’estate perché non si va a scuola e riesco a uscire di più con i miei amici, invece il periodo autunnale non mi piace perché non viene organizzato quasi nulla per noi ragazzi. 12 ANNI l’estate perché riesco a fare cose più divertenti, essendo più caldo, ad esempio gavettoni, e poi perché esco di più con gli amici e non si va a scuola! 14 ANNI. L’estate perché riesco a divertirmi di più uscendo con gli amici; invece in inverno non esce mai nessuno e per il freddo che fa siamo costretti a stare tutti a casa. 7. Come trascorri il tuo tempo libero a Cese durante l’inverno? 10 ANNI. Oltre a fare i compiti delle vacanze, mi metto a giocare con mia cugina. 8 ANNI. Se c’è la neve esco e faccio un pupazzo per esempio, altrimenti rimango dentro e gioco con mia sorella o leggo un libro. 10 ANNI. Faccio i compiti e gioco alla playstation. 15 ANNI. Gioco alla psp (Play Station, è un video game, ndr) 7 ANNI. Quando arriva Natale facciamo l’albero, il presepe ma soprattutto…apro i regali!! 13 ANNI. Di solito sto a casa sul computer, guardo la tv e faccio i compiti di scuola. 11, 12, 12, 14 ANNI. Uscendo con gli amici in giro per il paese. 8. Cosa ti piace più di tutto a Cese? E cosa ti piacerebbe venisse cambiato per valorizzarlo di più e renderlo più interessante? 10 ANNI. Di Cese non vorrei cambiare nulla, ma sarebbe bello che ci fosse una scuola dove andare tutti insieme. 8 ANNI. A Cese mi piace tutto così come sta. Non vorrei cambiare nulla…a parte il freddo che fa l’inverno! 10 ANNI. Cese sarebbe più interessante se venissero organizzati più giochi divertenti durante l’inverno. 15 ANNI. Ad esempio una bella festa di carnevale e durante le feste di paese chiamare i giochi tipo le macchine da scontro e i gonfiabili; sai che non mi piace? Il fatto che a causa di una troppo elevata presenza di anziani, ci sono troppi funerali in cui vengono salutate tante e tante persone… 7 ANNI. Di Cese mi piace tutto, soprattutto la fontana che stanno costruendo adesso in piazza! 12, 12, 13 ANNI. Mi piace tutto così com’è 11 ANNI. Mi piace così com’ è, anche se d’inverno non esce quasi nessuno e il paese sembra vuoto. 14 ANNI. Nulla, mi piace così come è anche se ci sono troppo pochi ragazzi della mia età.     Immaginavamo fosse opportuno, interpretando, o soltanto leggendo, alcune risposte, aggiungere una piccola riflessione, ma poi abbiamo pensato….ognuno faccia la propria! Meditiamo, adulti, meditiamo… 6 

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Lo Renzo Cipollone CIÒ CHE VORREMMO FARE NEI MESI DI DICEMBRE 2013 E GENNAIO 2014 27 DICEMBRE, venerdì ORE 18:00 – ASSEMBLEA PARROCCHIALE All’OdG: 1) Verifica del triennio appena trascorso 2) Prospettive per il triennio a venire 3) Rinnovo delle Cariche 4) Varie ed eventuali 29 DICEMBRE, Domenica Venti anni di gemellaggio Cese (Italia) e Berisso (Argentina) Ore 16,00 PUNTUALISSIMI Collegamento skype Cese- Berisso (Stiamo lavorando per renderlo possibile). Chi vuole può telefonare al proprio parente e dirgli di mettersi in contatto con il parroco di Santa Maria Ausiliatrice di Berisso. A seguire: Santa Messa Celebrata da Mons. Emidio Cipollone Concerto Bandistico Piccolo Rinfresco 5 GENNAIO, Domenica -> 3 appuntamenti: DOPO LA MESSA DELLE 11,00 : Grande PESCA di BENEFICENZA organizzata e curata dalla AZIONE CATTOLICA. Siamo tutti invitati a partecipare sia portando OGGETTISTICA NUOVA, contattare nel caso Arianna o Manuela, sia avvicinandosi al bancone, dare il proprio contributo ed effettuare la pesca, sperando di non pescare quello che si è portato. …E se fosse? Ore 14,30 ASSEMBLEA DELLA PRO LOCO. Tutti i soci sono invitati a partecipare. All’OdG, oltre che all’approvazione del Bilancio, c’è il rinnovo delle cariche sociali. Sentiamoci obbligati a partecipare per tenere viva questa associazione. Dopo la messa delle 17,00 GRANDE ESIBIZIONE DEL CORO DELLE GIOVANI(SSIME) VOCI di Cese preparate e sostenute da Cristina e Rosella. Nonni e nonne, papà e mamme, fratellini e sorelline, amichetti e amichette, le Cese tutte venite, venite, venite ……….. e quando ve recapita de le senti’. 11 GENNAIO, sabato ORE 18:00 – Incontro formativo della Confraternita della SS Trinità con don Graziano, a cui siamo tutti invitati. Si inizia con il canto dei Vespri 18 GENNAIO, sabato ORE 18,00 - Consiglio Pastorale Parrocchiale All’OdG, oltre alla programmazione della vita parrocchiale, riflessioni sulle iniziative da prendere per vivacizzare la parrocchia di Cese. Dalle ORE 20,00 alle 21,00 – Adorazione Eucaristica animata dai Giovani (c/o Cappella dell’Istituto Sacro Cuore di Avezzano) 26 GENNAIO, Domenica FESTA DELLA PACE (il programma della festa sarà presentato nelle prossime domenica alla messa delle 11;00) SALVO ERRORI OD OMISSIONI E SEMPRE “SE DIO VUOLE” Seguendo la Stella … E’ lo spettacolo natalizio che stanno preparando 29 bambini di Cese, in vista delle prossime festività. Il 5 gennaio 2014, alle ore 18, presso la nostra chiesta parrocchiale, siete tutti invitati ad assistere a questo omaggio natalizio che i bambini si accingono a preparare già da circa due mesi. Si tratta di un semplice spettacolo che non ha la pretesa di rappresentare un concerto a livelli professionali, ma che ha già raggiunto lo scopo per cui è stato pensato: occasione di incontro, di divertimento, di aggregazione delle nuovissime generazioni del paese. … Ed è, in secondo luogo,ma non meno importante, un modo per i piccoli di augurare Buon Natale alla nostra piccola grande comunità. Cristina Cipollone Seguirà, presso i locali della sala parrocchiale, un aperitivo offerto dalle famiglie dei bambini. Vi aspettiamo numerosi!!! 7

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Cese, nelle foto del 2013… (Come sempre, ricordiamo che gli eventi riportati in questa raccolta sono quelli di cui abbiamo le fotografie. Per forza di cose ne mancheranno all’appello) Doveroso il ringraziamento ad Adele ed Alfredo per il fondamentale contributo. Gennaio… Febbraio… 60° di Cornelio e Pinella 50° di Carmine e Rosa Festa di carnevale Marzo… Maggio… … Festa degli anziani 40° di Settimio ed Evole Giornata ecologica … … Giugno… Mapuche, cena a km Ø Pellegrinaggio Trinità (notare il sole…) Matrimonio di Rossella e Daniele … … … Lavori alla Madonna delle Grazie Comunioni Cresime Luglio… 8  Autoemoteca a Cese (Avis) San Barnaba Festa della Birra

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(…continua da pag 8) …Luglio… Agosto… 25° Pino e Rosella Sant’Elisabetta Ottantenni 25° Luigi e Maria Rita 25° Patrizia e Miloro 50° Elvira e Antonino … … … 2^ biciclettata palentina (Mapuche) 50° Vittorio e Graziella Matrimonio Antonio e Stefania Settembre… Ottobre… Novembre… Matrim. Gloria e Massimiliano 50° Fernando e Dina Inizio campionato di III categ. e amat. Cantine acCese (San Martino) … … Dicembre… 60° di Angela e Genino Gita a Greccio e Fontecolombo(Azione Cattolica) Tombolata per i bambini di Cese (organizzata dall’AC) 9

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Manuela Cipollone “Sembra sempre impossibile finché non viene realizzato” Il mondo saluta Nelson Mandela È morto a 95 anni il primo presidente nero del Sud Africa. Premio Nobel per la pace nel 1993 – un premio condiviso con il presidente, bianco, che lo aveva preceduto De Klerk – l’uomo che ha lottato un vita contro la segregazione razziale nel suo Paese, che per l’uguaglianza e la non violenza è stato 27 anni in carcere, Mandela ha cambiato il mondo in cui noi viviamo. E il mondo l’ha capito. A rendergli omaggio, a Johannesburg, c’erano quasi 200 capi di stato; cinque giorni dopo ai suoi funerali a Qunu, il villaggio dove è nato e dove ha chiesto di essere sepolto, c’era il suo Sud Africa, quello che ancora lotta per l’istruzione e per l’uguaglianza, contro la violenza che attanaglia un Paese dalle mille contraddizioni. Mandela è già nei libri di storia. È stato un uomo che con la sua vita – ripercorsa in questi giorni da tutti i giornali e le televisioni del mondo – ha fatto la differenza. Allora qui non voglio scrivere di Madiba e di Invictus, delle tre mogli e della venerazione planetaria che ne ha fatto un’icona, prima politica, poi addirittura pop. Mandela non può essere solo un’icona: quello che fanno i Grandi è ispirare gli altri. Cioè noi Quando è nato, nel 1915, il Sud Africa classificava i suoi cittadini in quattro gruppi razziali: nativi, negri, asiatici e bianchi. La categoria di appartenenza era obbligatoriamente scritta anche sul documenti d’identità; non era consentito il matrimonio misto, i neri non potevano salire sugli autobus dei bianchi; potevano andare solo nei bar per i neri; non potevano possedere case e terre fuori dalle “riserve” e alcuni lavori erano loro preclusi. Contro questa discriminazione si è battuto Mandela. All’inizio anche con la forza. Quando si dice che si è battuto per un’intera vita pensate a questo: è nato nel 1915 e le prime elezioni libere in Sud Africa si sono tenute nel 1994. Che significa? Non solo che Mandela è diventato presidente a 79 anni. Ma che è stato tenace. Non ha mollato perché, diceva, “i veri leader devono essere in grado di sacrificare tutto per il bene della loro gente”. Ma anche perché “pensare anche ai bisogni degli altri nella nostra vita quotidiana, contribuisce a fare del mondo il posto che sogniamo”. Quando è diventato Presidente, nel suo discorso di insediamento Mandela ha citato una frase di Marianna Williamson, che ha fatto sua: “Il tuo volare basso non serve al mondo”. La sua lezione? Punta gli occhi in alto, pensa agli altri, mettici tutto te stesso, non ti abbattere. E non ti accontentare. Osvaldo Cipollone Perle di saggezza popolare “Natale co’ jjo sòlo e Pasqua co’ jjo tizzono”. Secondo questo detto popolare, se a Natale fa bel tempo, si teme una Pasqua freddolosa. “Natale co’ jji ti’ e Capodanno co’ chi te pare a tti”. La tradizione suggerisce di trascorrere il Natale con i parenti ed il capodanno con chi si vuole. “Quanno de nève pinzi che abbasta, mitti ‘no ciócco e ppo’ statt’ a ccasta”. Se pensi che abbia nevicato abbastanza, metti un bel ciocco nel camino e non uscire. Manuela Cipollone I soldi della banda Mio padre ha ricevuto una lettera anonima! È arrivata a lui perché il suo è l’unico indirizzo noto all’anonimo, ma il messaggio è indirizzato a tutti i componenti, diciamo seniores, della gloriosa ex banda di Cese. Un messaggio divertente – senza ironia - ma soprattutto utile. Questo il testo “Ridateci i 6 milioni della banda. Faremo scandalo, per Franco Torge, Italo, Cesidio, Isaia, Marcello, Renzo, Mario e Angelo. Non so l’indirizzo”. Ovviamente i soldi sono lì dove sono sempre stati: in banca, nel frattempo convertiti in euro. A questo punto, è bene decidere cosa farne. Magari lasciandosi ispirare dall’aria natalizia per prendere “buone” decisioni. Franco, Italo, Cesidio, Isaia, Marcello, Renzo, Mario e Angelo aspettano l’anonimo e quanti si vorranno unire a lui per prendere visione dell’estratto conto e discutere di cosa fare dei soldi. Anonimo, fatti sentire! L’indirizzo – almeno uno – lo conosci già! 10 

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Emanuele Di Pasquale L’Erasmus a Madrid: cervello in fuga? Tranquilli, torno presto Partiamo da un presupposto: quello che si fa in Erasmus rimane in Erasmus. E il giorno in cui verranno a mancare i motivi per farlo rimanere in Erasmus sarà troppo tardi e raccontare tutto quello che non si è raccontato appena tornati non ne varrà più la pena. Questo presupposto è più che altro una regola non scritta, ma che per un motivo o per un altro alla fine dell’esperienza tanti rispettano. Io sono partito il 3 settembre e avevo appena avuto il tempo di smaltire la sbornia, metaforicamente parlando, della festa del paese, della settimana di festa del paese, del mese di festa del paese, che subito sono dovuto partire. Il 10 avrei cominciato le lezioni all’università e visto che è quella la priorità dell’Erasmus sono partito in anticipo per organizzarmi, trovare casa e via dicendo. Il progetto Erasmus in poche parole è una borsa di studio all’estero di durata di un semestre, o due, e la mia direzione è stata Madrid, capitale della Spagna. Oggi, quasi alla fine della mia esperienza la chiamerei Madrid, capitale della movida Europea. Immagino come si sia guadagnata tale fama. Purtroppo devo ammettere che culturalmente e storicamente è molto povera, non solo rispetto ad altre città Spagnole come Toledo, Salamanca, Siviglia o Granada, ma anche rispetto a tutte le altre capitali Europee e immaginatevi quindi rispetto alle nostre più antiche città della penisola. Quindi credo abbia trovato la forza di emergere in questa particolare veste dalla mancanza di altro. Ripeto, la priorità dell’esperienza Erasmus è la formazione, l’approccio con un diverso tipo di istruzione, imparare un’altra lingua, confrontarsi con studenti di altri paesi, immergersi in culture e tradizioni diverse… ma ecco, quando alla fine di tutto questo è il momento di divertirsi un po’ devo ammettere che Madrid aiuta molto. Le raccomandazioni che ti fanno prima di partire le dimentichi tutte già il secondo giorno. Poi ci sono le raccomandazioni di quelli che in Erasmus ci sono già stati prima di te e che si riassumono in “Fai tutto quello che ti capita, non lasciare nulla in sospeso e esci sempre”. Quando ti ci trovi capisci che non avresti nemmeno bisogno di quel consiglio, è una cosa che praticamente da subito ti consigli da solo, ma effettivamente è anche l’unico consiglio che abbia senso. Poi c’è un’altra raccomandazione che non avrei mai potuto dimenticare, forse perché suonava un po’ come una minaccia, ma piena di tanto affetto. Me l’ha fatta Nonna Angela. Mitica come sempre, prima di partire mi ha detto: “Non me reporta’ ‘na Spagnola ca t’accido!”. Nonna Angela era sicuramente la meno entusiasta del fatto che io partissi per 5 mesi, mi vuole davvero bene. La più entusiasta era invece mia cugina Michela, quasi più di me, ma non perché lei non mi voglia bene e fosse contenta di non vedermi per 5 mesi, ma perché lei in Erasmus ci è stata e conoscendomi sapeva che cosa avrebbe significato per me. Sto scrivendo questo articolo che è il 15 dicembre, mi manca ancora più di un mese, non me la sento di tirare già le conclusioni, ma spero di confermare alla fine quello che sento adesso. E cioè che questa è stata Capodanno universitario a Salamanca un’esperienza indimenticabile, che mi ha cresciuto, reso più maturo. Mi ha dato più di quello che mi aspettavo e certamente è stata importantissima anche per il mio percorso di formazione universitario. Sono rimasto chiaramente in contatto con molti amici durante i mesi di assenza e ogni tanto mi chiedevano cosa mi mancasse di più (oltre alle cose più scontate come per esempio il cibo che grandi come noi non c’è e non ci sarà mai nessuno). Tutta la famiglia ovviamente, mi mancava e mi ha fatto sempre sentire che gli mancavo, è una cosa ovvia, ma bella e che vale sempre la pena ricordare. Cese, se ce l’hai nel cuore te lo porti nel cuore sempre, ovunque sei, ovunque vai e le persone fantastiche che ne fanno parte pure. Ha una bellezza in sé, raccolta nelle tradizioni, negli usi e nei modi di fare che gli rendono una unicità stupenda, che alla fine rende speciale per te anche ogni singola semplice stradina del paese. Gli amici, che grazie a Dio sono talmente tutti tanto speciali che era impossibile che non mi mancassero. Poi il bar, lo splendido modo in cui noi lo viviamo. Le cose più belle di Madrid e di questa esperienza in generale, che già oggi penso porterò con me per tutta la vita sono senza dubbio i piccoli bellissimi quartieri del centro della città. Il meraviglioso gruppo con cui ho condiviso l’esperienza e quegli amici e amiche con cui ho stretto un legame più intenso e con cui sono stato e sto insieme praticamente tutti i giorni. Mezzo litro di birra alla spina a un euro. Le notti madrilene Erasmus e tutto quello che comportano. Il capodanno universitario del 13 dicembre a Salamanca, decine di migliaia di studenti riuniti nella Plaza Mayor della città a festeggiare capodanno in anticipo. Grazie a Michele, che è venuto a trovarmi con un nostro amico siciliano a cui siamo molto legati. Grazie a Giulio, che è venuto a trovarmi con altri 3 nostri amici. Grazie a mio fratello Valerio che verrà a trovarmi in Gennaio. Grazie anche a tutti quelli che per un motivo o per un altro non sono potuti venire, ma comunque mi hanno sempre dedicato un pensiero. 11

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Un libro al mese Cristina Cipollone Tanto ci vuole. Per leggere serenamente un libro, nei pochi ritagli di tempo libero che ciascuno si riserva, una ventina di minuti prima di dormire, nell’attesa di un figlio nella sua ora settimanale di sport, in fila dal medico … in un mese un libro si legge, ripeto, serenamente. E si imparerà che quei pochi istanti giornalieri, rappresenteranno momenti di grande crescita culturale! Ritorniamo a parlare di libri (sebbene col titolo modificato della rubrica). Non abbiamo esaurito l’elenco dei testi della Biblioteca de La Voce, e all’occorrenza ci torneremo su… vogliamo proporre però anche testi alternativi perché la letteratura ci propone una moltitudine di romanzi e racconti che, pur meritando di essere citati, la nostra biblioteca ancora non comprende. E’ ovvio che posso consigliare letture che ho già sperimentato, perciò, mi spiace, che questa rubrica proporrà testi circoscritti ai miei gusti letterari (a tal proposito, ne approfitto per invitare chiunque abbia desiderio di condividere una lettura con la comunità, a proporne la trama e ad inviarla alla casella di posta elettronica lavocedellecese@tiscali.it). Questo mese vi propongo la lettura di un romanzo di uno degli scrittori più in voga degli ultimi anni, Khaled Hosseini. Immagino che dovrò proporla a ben poche persone, perché credo, siano in tantissimi ad aver già letto Il Cacciatore di Aquiloni. A quei pochi che non hanno avuto ancora questo piacere, racconto che, poiché originario dell’Afghanistan, benché oramai cittadino americano, tutti i romanzi di Hosseini (almeno i 3 che ha scritto finora) sono, appunto, di ambientazione afghana. Khaled Hosseini – Il Cacciatore di Aquiloni Amir vive con il padre Baba in una lussuosa e maestosa villa insieme ai servitori Alì e il figlio Hassan. La madre di Amir è morta mettendolo alla luce, mentre la madre di Hassan, dopo aver partorito, è fuggita, lasciandolo solo col padre. Amir e Hassan sono amici anche se molto diversi tra loro; Amir è sunnita mentre Hassan è sciita, passano però assieme un’infanzia felice tra un combattimento con gli aquiloni e la lettura di storie avventurose. Ma l'amicizia tra i due ragazzini si spezza; dopo un torneo di aquiloni, in un vicolo buio di Kabul, Hassan viene assalito e violentato da una banda di ragazzini con a capo Assef, un bullo che perseguitava spesso i due bambini. Amir assiste impotente alla scena decidendo di non intervenire in aiuto dell’amico per paura e vigliaccheria, nonostante Hassan lo avesse difeso da sempre. L'atteggiamento di Amir nei confronti dell'amico cambierà per sempre. In seguito all’invasione Russa, Amir e Baba fuggono negli Stati Uniti, Alì e Hassan scappano da Kabul, rimanendo però in Afghanistan. Amir nella sua nuova vita a San Francisco realizzerà finalmente il suo sogno di diventare scrittore, e si sposerà. Riceve un giorno una telefonata dall'Afghanistan dall’amico Rahim Khan, che gli chiede di andarlo a trovare. Così Amir lascia l’America per tornare in Afghanistan, dove lo aspettano le ferite del suo passato che tanto lo hanno segnato. A Kabul affronterà una nuova dura realtà. La città è cambiata, sui marciapiedi ci sono molti cadaveri, la guerra ha lasciato le sue tracce, e Rahim Khan lo mette a conoscenza di alcuni fatti e verità nascoste. Gli parla della vita di Hassan, che a suo tempo si era sposato e aveva avuto un figlio Sohrab, rimasto orfano dopo l’assassinio dei genitori; lo mette anche al corrente che Hassan era sua fratello perché il padre Baba era stato l’amante della moglie del servo. Rahim chiede così ad Amir di andare a Kabul a cercare Sohrab per portarlo via dall’Afghanistan. Con una guida locale, va all’orfanotrofio, per cercare il bambino, che purtroppo non si trova più lì, perché è stato portato via dai talebani qualche settimana prima. Così Amir è costretto ad andare dai telebani (venendo a scoprire che il loro capo è Assef), e combattere contro di lui per salvare il bambino. Grazie all’aiuto del bambino, Amir riesce a fuggire dalla dimora dei talebani e a portare il giovane in salvo. Amir e Sohrab torneranno in America, dopo varie peripezie legate alla pratica dell'adozione e a un tentativo di suicidio del bambino, segnato da un passato fatto di violenze e paure, difficile da dimenticare. 12 

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Mirko Cipollone I miei 10 anni! La Cantina di Buccio scrive… Mi presento, sono “La Cantina di Buccio” e qualche giorni fa ho festeggiato i dieci anni della mia nuova vita La mia storia iniziò molti ma molti anni fa ma quello che vi racconto oggi riguarda, appunto, i miei ultimi dieci anni. Era una sera d’estate quando la mia porta si aprì intorno a mezzanotte, si accese la luce e vidi entrare il figlio del mio padrone, Francesco “Buccio”, insieme a Gianluca e Mirko. Presero un bicchiere di vetro e spillarono un po’ di vino dalla botte. Uscirono quasi subito. Tornarono quasi subito. Al loro ritorno si fermarono un po’ a parlare. “E che ne pensi Buccì se ecco dentro ci mettemo du trè segge e ‘no tavolinetto?” disse uno di loro, “Se pò fa’!” disse Buccio. Non passarono molti giorni quando i tre e altri amici tornarono a trovarmi armati anche di scopa e paletta. Mi pulirono, mi sistemarono e sentivo che parlavano di me, di come sarebbe stato bello diventare un punto di ritrovo per gli amici. Il mio look allora era molto semplice, due botti, 4 scaffali, una pigia e un tavolinetto e una sedia appunto. Eppure piacevo. “Pensa se ci mettemo ‘na stufetta ecco dentro”, qualche giorno dopo arrivò anche la stufa in ghisa. Ormai stavo diventando famosa, veniva sempre più gente a visitarmi e spesso il dialetto che sentivo parlare non era solo quello cesarolo a cui ero abituata. Poi qualcuno appese 5 fototessera sulla mensola e presto quelle fototessera divennero 10, 20 e insieme a loro iniziarono a comparire foto su foto, messaggi, scritte. Ero sempre più visitata e iniziai a sentirmi importante ed apprezzata, capii che da quella porta quasi ogni giorno sarebbe entrato qualcuno a farmi compagnia. E così fu. Sono passati 10 anni e in 10 anni ho visto tante cose. Ho visto feste, cenette ben organizzate e cenette improvvisate. Ho visto i ragazzi giocare a carte a Natale. Mi sono trasformata spesso in cineforum. Ho visto ragazzi ballare seminudi vestiti da ferrovieri senza sapere da dove provenissero quei cappotti e quei cappelli delle ferrovie dello stato. Ho visto gente entrare in piedi e uscire in ginocchio. Ho visto partite a morra interminabili e Aquilani incazzarsi per non riuscire a vincere neanche un 12. Ho sentito cantare, a volte bene a volte male. Ho anche sentito cantare due canzoni dedicate a me. Ho visto cose che non posso raccontare. Ho visto coppie baciarsi per la prima volta e approcci inconcludenti e comici. Ho visto amici abbracciarsi. Ho sentito piangere e bestemmiare per fratelli che purtroppo sono andati via troppo presto. Ho visto fare commoventi brindisi alla loro memoria. Ricordo di una storia d’amore ambientata dentro di me scritta in un libricino che qualcuno ha donato a mo di bomboniera al suo matrimonio. Ho visto gente ridere e piangere per amore. Non ho mai visto litigare nessuno. Ho visto gente ubriaca, molta gente ubriaca. Sono pur sempre una cantina io. Ho visto entrare e uscire divani. Ho visto dj improvvisati giocare con un neon mentre mettevano musica. Ho visto le fototessera appese sulla mensola raddoppiarsi, triplicarsi fino ad arrivare ad essere tantissime. Ho sentito organizzare attività per Cese. Ho sentito l’amore dei miei ragazzi per Cese. (continua a pag.14…) 13

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(…continua da pag.13) Ricordo di un frigorifero comprato con i soldi ricavati da una cena. Mi hanno detto che ora quel frigo sia nell’ex asilo messo a disposizione della comunità di Cese. Comunità sì, sento forte il senso di comunità. Ho visto entrare gente di tutte le età, sesso, religione, razza e ideologie. Oltre agli Italiani ho ospitato Francesi, Spagnoli, Cinesi, Arabi, Rumeni, Argentini, Ungheresi, Cechi, Messicani, Polacchi, Canadesi e Tedeschi. Ho sentito parlare diverse lingue anche se i suoni più strani li ho sentiti quest’estate dai cesaroli. Ho visto (per poco tempo) tanti animali dentro di me. Sono il punto di partenza e di arrivo di tutte le ‘nnanzibbande. Ho visto ragazzi iniziare a fumare ed altri smettere. Ho ospitato i ragazzi nei giorni post terremoto e li ho visti usare le bottiglie appese come sismografo. Ho visto persone passare l’intera serata dentro le botti vuote. Ho riso quando i ragazzi credendo fosse vino bevvero l’aceto o l’olio. Ho visto poche bottiglie d’acqua. Ho visto gli anziani del paese rallegrarsi nel vedermi aperta. Ho visto ballare musica anni 80, elettronica, reggae e canzoni africane. Ah, se ne ho vista di gente dormire io! Ho sentito il calore dei miei ragazzi. Mi sono sentita importante quando alcuni di loro hanno sostenuto che io fossi una delle motivazioni per cui vivono o tornano a Cese. Ho sentito di imprecazioni e maledizioni all’accorgersi all’apertura della porta che fosse già mattina. Non ho mai sentito i miei vicini lamentarsi, devono essere dei Santi loro: Grazie! Ho visto che ora dentro di me ci sono persone di 3 differenti generazioni, tra loro spesso ci passano 20 e più anni, eppure sembra che varcata la soglia della mia porta l’età non conti più. Ho visto genitori fare un brindisi con i propri figli. E ho visto figli che purtroppo non possono fare più brindisi con i loro genitori. Ho sentito di gente chiedere perché non fossi aperta tutti i giorni e perché non venissi trasformata in un bar regolare. Ho visto raddoppiare, proprio qualche giorno fa, il mio spazio e comparire una porta comunicante con l’altra sala. Ho sentito dire di volere sistemare anche il mio secondo piano, ma sinceramente a questo ci credo poco. E poi tanti, ma tanti brindisi, sapeste voi quanti brindisi ho sentito io: alla vita, alla salute, all’amicizia, alle Cese, alla musica, alle donne, agli uomini, alla …., a quello, a quella, a te che non ci sei più e tanti, ma tanti, me li sono sentiti dedicare. Mi sento parte di quella famiglia che da generazioni mi ha dato vita: grazie famiglia Buccini. Ecco i miei dieci anni in pochi veloci aneddoti e sicuramente c’è molto più, ma è difficile ricordare tutto. Come dice una delle due canzoni che mi hanno dedicato “Non so come tutto questo finirà” ma so per certo che tutto ciò che dentro di me è stato vissuto, provato e creato, rappresenta la base di un’amicizia vera che tutte le persone, giovani e meno giovani, si porteranno dietro tutta la vita. Un giorno parlerete di me con nostalgia ai vostri figli o nipoti e quel giorno probabilmente un’altra cantina aprirà le sue porte, ma forse quel giorno saranno aperte ancora le mie di porte… ma questo dipende anche da te. …e il 26 dicembre… ...siccome non ci siamo mai presi troppo sul serio, abbiamo deciso di organizzare una festa, chiamata “Festa dejji pórchi”, siete tutti invitati (senza offesa) 14 

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Sabato 28 dicembre ad Alba Fucens si celebrano i 50 anni dalla morte di Don Vittorio “Don Vittorio Braccioni: un prete all’avanguardia” è il titolo di un convegno organizzato per il prossimo sabato 28 Dicembre ad Alba Fucens, nella ricorrenza del cinquantenario di morte del sacerdote che è stato “abate di Cese” dal 1921 al 1946. Il programma della manifestazione prevede, oltre al saluto dell’amministrazione di Massa d’Albe, gli interventi di Don Vincenzo Angeloni, che ha conosciuto direttamente Don Vittorio, e di Roberto Cipollone, che ha curato insieme al padre una ricerca documentale sul sacerdote. Ai suddetti interventi seguiranno alcune testimonianze vissute, una cerimonia sacra nei 50 anni dalla morte Don Vittorio, ed un momento di convivialità. Il tutto attorno alla chiesa di Alba Fucens ed alla vicina struttura polivalente, a partire dalle ore 15:30 di sabato 28 dicembre. Ovviamente l’invito è esteso a tutti. Lo sport GS Cese Brutte notizie dalle ultime partite di questo 2013. Dall’ultimo aggiornamento riportato su queste pagine, infatti, i punti in classifica sono rimasti gli stessi: 14. Questo a causa delle quattro sconfitte consecutive, dall’ottava all’undicesima giornata: in trasferta contro lo Sporting Carsoli e il Barrea, e in casa contro il Real Civitella Roveto e il Marruvium. Mancano due gare prima del giro di boa: la trasferta in quel di San Vincenzo Valle Roveto, per incontrare il Castronovo (12 gennaio 2014) e l’ultima partita di andata (19 gennaio 2014) quando verrà a farci visita il Deportivo Luco. Doveroso evidenziare il folto gruppo di spettatori che ogni Domenica (soprattutto in casa) segue volentieri le vicende della squadra. È bello constatare che ci siano mediamente almeno una quindicina di paesani che trovano piacere nel passare, insieme, un paio d’ore all’aperto, nonostante le rigide condizioni meteo, per vedere, come si dice tra il serio e il faceto, “22 persone che corrono appresso a un pallone”. E grazie ancora una volta alle fresche notizie nazionali, che riportano di ulteriori inchieste e indagati relative allo scandalo del calcio-scommesse, apprezziamo sempre di più il sacrificio di chi si impegna per tenere in piedi un’attività sportiva non professionista (come da definizione della Federazione), ma sicuramente sana, che è quello che più ci interessa. Grazie quindi alla dirigenza, agli allenatori e ai ragazzi che vanno in campo. Anche a loro, ovviamente, vanno gli auguri de La Voce per un sereno Natale. Amatori Cese E' giunto all'ottava giornata il campionato Amatori Marsicano e Babbo Natale regala al Cese una festività da primi in classifica con 18 punti al tabellino, con la difesa più forte del campionato ed una media inglese a +3 che rappresenta il valore di vertice. Certo che le inseguitrici non stanno a guardare e la Metrò dell'amico Alessandro (alias Zorro) è solo ad un punto di distanza mentre Capistrello, Civitella e Cerchio seguono a 2 punti . Sabato prossimo, 28 dicembre, ci sarà proprio la sfida al vertice Cese-Metrò, tutta da seguire alle 14.30 al nostro campo. Il campionato per gli amatori non si ferma infatti neanche a Natale, come la Premier League. La squadra con Mister Emilio sta maturando ed acquisendo tranquillità. Sabato contro Castrorum la vittoria di misura per 1 a 0 ha dimostrato che il Cese può giocare 90 minuti senza soffrire, costruendo ogni vittoria passo dopo passo, stancando gli avversari fisicamente e mentalmente. Il gruppo è molto compatto ed al terzo tempo tra birre e "spasette", le analisi a caldo delle gare sono utili per affrontare le partite successive. Il campionato è di buon livello ed ogni gara fa storia a sé, lo dimostra anche la compattezza della classifica. Come sempre vi invitiamo a seguire i progressi della squadra sempre suwww.amatoricese.it. Il Presidente, il Mister, la Dirigenza ed i giocatori degli Amatori Cese fanno i più sentiti Auguri di Natale e Buon Anno a tutti i lettori ed alle loro famiglie. 15

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