Giornalino Gennaio 2014

 

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Giornalino del mese di gennaio 2014 della fraternità Santa Maria di Gesù "La Gancia" di Termini Imerese

Popular Pages


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Anno XIII - n. 1 - Gennaio 2014 Mandela un testimone esemplare per il ... di Nino Calderone di Maria Grazia D’Agostino pag. 3 pag. 4 IN QUESTO NUMERO Fai della tua vita qualcosa che vale Giornata mondiale dei malati di lebbra Figli dello stesso Padre Il Natale di S. Francesco di Maestre Pie Venerini La ricetta del mese pag.12 pag.13 pag.13 pag.14 pag.14 Percolato in mare: allarme inquinamento La settimana di preghiera per l’unità dei ... pag. 9 pag.10 pag.11 di Mariella Campagna Da parte nostra … Buon Compleanno di Antonio e Melania Papania pag. 6 Non Ruberai di Angela Franco Incontro bi-zonale Araldini In Fraternità ... Notizie ed Avvenimenti di Mons. Bianchi - Rav. Richetti pag. 8 di Enza Benvenutore di Ignazio Cusimano di fra Gaetano Morreale ofm el silenzio eloquente del sepolcro del Poverello di Assisi, avviene tutto un gioco di sguardi tra chi nel medioevo ebbe l’ispirazione di cambiare la Chiesa e chi, oggi, con semplicità, risolutezza e costanza dà nuovi impulsi per rinnovare quella stessa Chiesa che Giotto avrebbe affrescato, anche oggi, quasi cadente e sorretta dalle spalle di Papa Bergoglio. Tra Francesco d’Assisi e l’attuale Vescovo di Roma, Francesco, c’è stato certamente un incontro di cuori, nel giorno in cui quest’ultimo, come pellegrino, ha voluto recarsi N in Assisi. Chi ha partecipato a quell’evento ci riferisce che Papa Francesco ha detto a coloro che lo accompagnavano: “Non ero mai stato qui!”,

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pag. 2 GENNAIO 2014 mentre i suoi occhi erano pieni di lacrime di commozione, come a voler dire: “Finalmente sono qui! Finalmente il mio desiderio si realizza!”. Chi di noi ha avuto la grazia di sostare anche pochi minuti presso la Tomba di san Francesco, posta in uno spazio privilegiato della Basilica di Assisi, in corrispondenza dell’Altare Maggiore, sa per certo che il cuore viene rapito dal Poverello. Si assiste, quasi inspiegabilmente, a quel mistero di comunione che riempie il cuore e la mente di una consolazione mai provata; si sperimenta un colloquio vivo con il Santo di Assisi; si gusta la dolcezza di dialogare con lui; si calibra anche il proprio respiro con il respiro di Francesco; ci si abbandona alla sua presenza. Tutto ciò capita spesso nei posti dove visse Francesco ed è da attribuirsi, certamente, ad una grazia dei luoghi che sorpassa le umane categorie dello spazio e del tempo ed immerge in quella “comunione delle cose sante” che dona al nostro spirito ali come d’aquila per permetterci di librare in alto. Questo ha sperimentato Papa Francesco nella sua recente visita in Assisi, il 4 ottobre dell’ormai trascorso 2013. Abbracciando ad uno ad uno i ragazzi disabili ospiti dell’Istituto Serafico, si emoziona Papa Bergoglio, e con la dolcezza e la tenerezza a tutti nota, dice: “Queste piaghe hanno bisogno di essere ascoltate”, riconsegnandoci così un monito evangelico che spesso dimentichiamo: “Ero malato e siete venuti a visitarmi” (cfr. Mt 25,43b). La cronaca di quel giorno è ormai storia. Le parole proferite dal papa “venuto dalla fine del mondo” sono rimaste scolpite nel cuore di ciascuno e, in particolar modo, nel cuore della nostra famiglia francescana. Camminando sugli stessi passi di san Francesco, il Vescovo di Roma ha sicuramente amplificato nel suo cuore il desiderio di trasmettere e consegnare alla Chiesa intera il dono più grande che il primo frate minore di Assisi ha voluto fare all’umanità: il dono della fraternità. Per questo, sia il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace (1° Gennaio 2014), che l’Esortazione Evangelii Gaudium, hanno come sostrato “l’anelito insopprimibile alla fraternità”. Così, Papa Francesco, sempre coerente con quanto ha fatto e sta facendo durante il suo pontificato, si presenta alla cristianità e con la sua semplicità disarmante fa giungere l’annuncio di pace e di giustizia, consegnando a tutti gli uomini la bellezza, ma al tempo stesso, la responsabilità In Fraternità con Francesco di “promuovere la fraternità” in tutti gli ambiti: familiare, sociale, politico, economico. Con molta franchezza e con profetica lucidità, il Vescovo di Roma passa in rassegna questi ambiti umani per ridare loro pienezza di vita nella prospettiva della fraternità vissuta. Se “la fraternità è una premessa per sconfiggere la povertà”, è vero anche che “genera la pace sociale” e riesce a “vincere l’egoismo individuale che contrasta la possibilità delle persone di vivere in libertà e in armonia tra di loro” (Messaggio per la Pace, 8). Riesce a fare una mirabile sintesi, Papa Francesco, di tutti i discorsi dei suoi predecessori che hanno trattato il tema della Giustizia, della Pace e dell’Integrità del Creato; il Messaggio in occasione della Giornata Mondiale della Pace del 2014, infatti, è tutto intriso di temi cari a Paolo VI, a Leone XIII, Giovanni Paolo II, e contenuti nelle cosiddette “Encicliche Sociali” (Rerum Novarum 1891, Populorum Progressio 1967, Sollecitudo Rei Socialis 1987, etc.). Prima di rivolgere un pensiero alla famiglia, custode del creato e garante di “quella necessaria destinazione universale dei beni”, il Papa si oppone energicamente contro ogni forma di guerra e contro il crimine organizzato, fonti di puro e semplice egoismo. Ma quando si rivolge alla comunità politica ed economica, Papa Francesco “pone la scure alla radice” (cfr. Mt 3,10-17): “Il necessario realismo della politica e dell’economia – egli afferma – non può ridursi ad un tecnicismo privo di idealità, che ignora la dimensione trascendente dell’uomo”. Nessun adito a dubbi in quest’ultima frase! L’uomo (di qualsiasi razza, nazione, religione, etc.) ha una dimensione trascendente alla quale risponde sempre e ovunque perché ogni sua attività diventi arricchita e sia sempre più fraterna. Ci auguriamo che all’inizio del nuovo anno, questo Messaggio, insieme ad altri scritti ispirati e illuminati dei nostri Pastori, non rimanga sulle nostre scrivanie ad accumulare polvere, ma venga letto, meditato e annunciato perché ricco di provocazioni che stimolano a seri cambiamenti nella vita di ciascuno. Al lettore che ha avuto la pazienza di seguirci fino a questo punto diciamo che vale la pena leggere (e forse anche rileggere!), il Messaggio di Papa Francesco in occasione della Giornata Mondiale della Pace 1° Gennaio 2014. Allora: buona lettura!

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In Fraternità con Francesco GENNAIO 2014 pag. 3 MANDELA UN TESTIMONE ESEMPLARE PER IL NOSTRO TEMPO a scomparsa di Nelson Mandela ancora una volta porta a considerare che ci sono persone che già in vita hanno meritato di essere riconosciuti come pilastri della storia mondiale sul piano della statura morale e dell’impegno in favore degli altri. È stato così anche per lui che ha speso la sua esistenza prima nella lotta contro l’apartheid e per la libertà per il suo popolo e poi nello sforzo di costruire pace e riconciliazione, senza piegarsi mai alle ingiustizie né alla sofferenza privata che pure non lo ha risparmiato. La sua non è stata una vicenda solo personale e neppure solo nazionale. Le presenze ai suoi funerali e le decisioni giunte da tutto il mondo, a partire dal presidente statunitense Barack Obama e dall’Unione europea, di mettere bandiere a mezz’asta sono espressione significativa di un lutto universale. Molto significativo è anche il cordoglio di Papa Francesco che nel telegramma inviato al presidente del Sudafrica, Jacob Zuma scrive di aver appreso “con tristezza” della morte di Mandela, di cui sottolinea il “fermo impegno nel promuovere la dignità umana di tutti i cittadini della nazione e nel forgiare un nuovo Sud Africa costruito sulle solide fondamenta della non violenza, della riconciliazione e della verità”. E poi aggiunge la preghiera perché l’esempio di Mandela “ispiri generazioni di sudafricani a porre la giustizia e il bene comune in prima linea nelle loro aspirazioni politiche”. Durante gli anni degli studi in Legge aderisce al movimento di opposizione al regime che nega i diritti alla maggioranza della popolazione nera. Nel 1942 si unisce all’African national congress, per la lotta contro l’apartheid, lotta che lo porta a giustificare l’uso della violenza. Nel 1962 viene arrestato e resta in carcere, a Robben Island, fino all’11 febbraio 1990. Non c’è dubbio che la lunga prigionia abbia avuto un forte impatto sul suo futuro. Viveva in una condizione sub-umana, tutti i giorni doveva sottostare alle angherie del suo aguzzino, un bianco che ovviamente ce l’aveva con lui. Un bel giorno avvenne la conversione, lui dirà che riuscì a percepire the spark of light, ovvero una scintilla di luce. Questo significa che L anche nel peggiore degli uomini ha visto uno spiraglio di luce, e da lì è partita una relazione nuova con quella persona. Ha spiegato poi che quell’episodio, è stato la prima ispirazione, di quel cambiamento di cui è stato poi il grande testimone. Una volta ottenuta la garanzia di un governo democratico, tutto ciò che desiderava era una nazione unita. Sollecitò i bianchi sudafricani, timorosi di vivere in una nazione con un governo a maggioranza nera, a non emigrare, ma a restare per aiutare a ricostruire il Paese. Mentre desiderava la riconciliazione fra le razze, non ignorava quali gravi violazioni dei diritti umani, odio, paura e colpe del passato era necessario superare se i Sudafricani, irrispettosi del colore, della razza, del credo o del genere, volevano vivere insieme in pace. «La riconciliazione», diceva Mandela, «non significa dimenticare o cercare di seppellire il passato, ma camminare insieme come un’unica nazione». Mandela ha colmato un vuoto dal punto di vista di leadership in Africa, se pensiamo ai padri padroni o ai sanguinari, che hanno lasciato dietro di sé spesso tanti morti. Oggi tutti stanno piangendo colui che è stato un grande leader del primo III Millennio. I primi a commuoversi sono stati i grandi statisti, che però piangono lacrime di coccodrillo, perché non si fanno scalfire da quello che è stato il suo messaggio e la sua testimonianza. Quello che è importante è che quella gioia di vivere che aveva trasmesso, quel rinascimento africano di cui si è fatto promotore, possa fare breccia nei cuori, più che in quelli della classe dirigente, in quelli della società civile. E quando parlo di società civile, penso alle Chiese cristiane, alle associazioni, ai gruppi, ai movimenti, ai partiti che più di altri hanno percepito il messaggio profetico del grande Madiba. L’importante è capire e comprendere, per dirla con le parole di Mandela, che bisogna generare quei meccanismi e stimolare quei comportamenti all’interno della società, per poter far avvicinare tra loro componenti distanti senza conflittualità, ma capire che l’altro può essere una opportunità, cogliere veramente l’alterità come una grazia di Dio. Nino Calderone

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pag. 4 GENNAIO 2014 In Fraternità con Francesco PERCOLATO IN MARE: ALLARME INQUINAMENTO on il termine “percolato” ci si riferisce al liquido che si forma dall’infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi rifiuti. Il percolato prodotto dalle discariche controllate di rifiuti solidi urbani (R.S.U.) è un refluo con un tenore più o meno elevato di inquinanti organici e inorganici, derivanti dai processi biologici e fisico-chimici all’interno delle discariche. Fatta questa premessa, si capisce bene come l’ambiente può alterarsi (anche pesantemente) se tale liquido viene disperso al suo interno senza il dovuto processo di depurazione. Per legge, il percolato deve essere captato ed opportunamente trattato nel sito stesso della discarica. Ma esiste una seconda possibilità, ovvero il percolato può anche essere trasportato in impianti ad hoc debitamente autorizzati allo smaltimento di rifiuti liquidi. E uno di questi impianti è quello della Profineco Spa, presente nell’agglomerato industriale di Termini Imerese, dove da anni si smaltisce il percolato di Bellolampo (come pure altri rifiuti liquidi di vario genere provenienti anche dalla raffineria di Gela). Un impianto con tutte le carte in regola (la Profineco è infatti in possesso dell’AIA autorizzazione di impatto ambientale nonché di C altre autorizzazioni) che, però, anziché effettuare il previsto trattamento di depurazione dei rifiuti, riversava i liquidi nella condotta di acque bianche di proprietà dell’Irsap (ex consorzio Asi) per poi sfociare in mare. In poche parole, lo sversamento dei liquidi finiva in mare inquinandolo massicciamente. Almeno questo è quanto è emerso dalle indagini condotte dalla Capitaneria di porto e dall’Arpa. Indagini sostenute da controlli ed analisi e che hanno portato al sequestro dell’impianto convalidato dal Gip del Tribunale di Termini Imerese. È anche vero che l’Aia è stata sospesa alla Profineco per soli sei mesi, in attesa di ulteriori indagini. Ma resta il fatto grave che il percolato non veniva trattato come previsto e veniva invece riversato in mare. Questo per l’assenza dei dovuti controlli. Un’azione da condannare a 360 gradi e per la quale si sono sollevati cittadini, sigle sindacali, associazioni ed organizzazioni varie come pure la comunità francescana presente a Termini Imerese e sempre attenta alla salvaguardia del Creato secondo gli insegnamenti di San Francesco d’Assisi. Quel che desta preoccupazione è che anche la Cipro Gest a breve dovrebbe iniziare a trattare percolato. Mentre infatti la Profineco era stata autorizzata alla depurazione e allo smaltimento del percolato nel 2008, una nuova autorizzazione è stata rilasciata alla Cipro Gest un anno fa. È però pur vero che la Cipro Gest tratta percolato, definito non pericoloso, dal 2010. Con l’Aia ottenuta lo scorso anno ne potrà trattare una quantità maggiore.

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In Fraternità con Francesco GENNAIO 2014 pag. 5 Sotto questo punto di vista, l’amministrazione comunale ha assicurato opportuni controlli ed ha fatto sapere che l’appalto per il trattamento e lo smaltimento di parte del percolato della discarica di Bellolampo non risulta ancora affidato alla Cipro Gest nel 2013. Per dire “no” al percolato in città e per aumentare quei controlli finora mancanti si è persino costituito un comitato cittadino per la salute pubblica a cui hanno aderito tutti, compreso l’OFS (Ordine Francescano Secolare). Il comitato ha annunciato di mettere in atto “tutte le iniziative necessarie al fine di garantire i controlli previsti dalla legge, che ad oggi sembrerebbero essere sporadici se non inesistenti”. “Riteniamo - ha aggiunto - che si debba prendere atto di un’insofferenza diffusa tra i cittadini, ampiamente manifestata nei mesi scorsi con le circa 7.000 firme del progetto “si può fare”, nei confronti di un “sogno industriale” che fino ad ora ci ha portato solo devastazione e sussistenza”. Il comitato ha pure annunciato un documento programmatico che verrà sottoscritto ed assunto come impegno comune. Anche la Cgil, in un incontro aperto alla cittadinanza e al quale hanno preso parte pure autorevoli esperti del settore, si è detta categoricamente contraria alla trasformazione di Termini Imerese in “città pattumiera della Sicilia” pretendendo che l’assessorato al Territorio e ambiente riveda le autorizzazioni alla Profineco e ora alla Ciprogest e preveda, inoltre, dei controlli adeguati a garanzia della salute dei cittadini e della salvaguardia dell’ambiente”. In effetti, una cosa è avere “le carte a posto” ed un’altra è fare i dovuti controlli affinché la legge venga rispettata. Un altro incontro aperto a tutti è stato organizzato dal movimento MuoviTermini Cinque Stelle, al quale erano presenti anche il biologo Cristoforo Grotta, esperto del settore, la dottoressa Gabriella Filippazzo, presidente dell’associazione medici per l’ambiente ISDE Palermo. Giampiero Trizzino (M5Stelle) segretario della commissione Bilancio all’Ars avrebbe avviato all’Ars un incontro per affrontare il problema in commissione Ambiente e Territorio. Sarebbe un primo passo verso un cambiamento legislativo sulla materia allo scopo di avviare un percorso per creare una norma che pretenda controlli attivi 24 ore al giorno sul funzionamento degli impianti di depurazione ma anche sui risultati che ne conseguono. “È auspicabile - per Grotta - un sistema di monitoraggio costante a Termini Imerese per capire cosa esce fuori dall’impianto. Inoltre, se l’acqua del percolato viene depurata può essere usata in altri modi, come in agricoltura, proprio perché resa pulita”. I controlli, poi, se visionati dai cittadini sarebbero più efficaci. Ed i cittadini sarebbero, in un certo senso, la chiave di volta per il problema “ambiente”, legato anche all’assenza di una vera e propria coscienza ambientale. Si annuncia, comunque, una maggiore attenzione sul problema e lo stato di vigilanza costante affinché non si verifichino altri episodi come quello che ha coinvolto la Profineco. Maria Grazia D’Agostino

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pag. 6 GENNAIO 2014 In Fraternità con Francesco LA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI L a Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (SPUC) si svolge dal 18 al 25 gennaio e coinvolge diverse denominazioni cristiane in tutto il mondo. Venne introdotta più di cent’anni fa negli Stati Uniti dall’episcopaliano Paul Wattson. Dal 1968 viene promossa congiuntamente dalla commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle chiese (CEC), che riunisce le principali denominazioni evangeliche, anglicane e ortodosse nel mondo, e dal Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. Da sempre le diverse confessioni hanno pregato per l’unità, ma separatamente. In particolare verso la fine del Settecento e nel corso dell’Ottocento si svilupparono diverse iniziative di preghiera con questa intenzione, specialmente in area protestante e anglicana. Il primo Ottavario, in forma simile all’attuale, nacque su iniziativa di due ministri in relazione epistolare tra loro: l’inglese Jones, anglicano, e l’americano Wattson, (anglicano americano). Nell’anno 1907, il rev. Jones suggerì l’istituzione, per il 29 giugno di ogni anno, di una giornata di preghiera per il ritorno degli anglicani e di tutti gli altri cristiani, all’unità con la Sede Romana. L’anno seguente Wattson ampliò l’idea, proponendola in forma di un’ottava allo scopo di domandare a Dio “il ritorno di tutte le altre pecore all’ovile di Pietro, l’unico pastore”. È precisamente a questo anno (1908) che viene fatta risalire convenzionalmente la nascita ufficiale dell’attuale settimana. Wattson decise di iniziare l’ottavario il giorno della Festa della Professione di Fede e Primato di Pietro (18 gennaio), e di concluderlo con la festa della Conversione di san Paolo (25 gennaio). Da allora queste due date (18 e 25 gennaio) segnano l’inizio e la fine dell’Ottavario. In ambito cattolico l’iniziativa fu esplicitamente approvata da diversi pontefici tra questi ricordiamo Pio X e Benedetto XV. L’abate francese Paul-Irénée Couturier (1881-1953), considerato “il padre dell’ecumenismo spirituale”, portò un profondo cambiamento allo spirito dell’ottavario. Inizialmente ne fece un triduo e poi nel 1934 lo riportò alla durata di 8 giorni e nel periodo proposto da Wattson (dal 18 al 25 gennaio). Qualche anno più tardi il nome divenne “Settimana universale di preghiera per l’unità dei cristiani”. La principale innovazione di Couturier fu quella di orientare la preghiera alla richiesta di riconciliazione reciproca tra tutti i battezzati nella fede cristiana, per camminare verso l’unità “che Dio vorrà, con i mezzi che Egli vorrà”, nella convinzione che “non si prega per la conversione ad una Chiesa, ma per una conversione a Cristo”. Questo nuovo spirito consentì così ad altri cristiani con visioni diverse da quelle di Roma di unirsi alla preghiera e l’iniziativa fu accolta da più confessioni. Nel 1948, con la fondazione del Consiglio Ecumenico delle Chiese, la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani si diffuse sempre più tra le diverse Chiese in tutto il mondo. La proposta di Couturier di rinnovare l’ecclesiologia tradizionale, rivedere lo statuto della Chiesa e avviarla sulla strada della conversione e della comunione venne poi recepita dal Concilio Vaticano II nel decreto Unitatis Redintegratio (1964). Molti degli attuali protagonisti del dialogo ecumenico hanno raccolto la sua eredità. Tra i più noti il gruppo dei Dombes che da lui è nato, Roger Schutz e la Comunità di Taizé. Dal 1994 il gruppo di lavoro per la preparazione dell’Ottavario fu ampliato, comprendendo due organismi ecumenici laici: le Federazioni mondiali delle Associazioni cristiane della gioventù maschile (YMCA) e femminile (YWCA). Oggi i materiali prodotti sono pubblicati in varie lingue e conservati sia sul sito del Consiglio Ecumenico delle Chiese che su quello della Santa Sede alla sezione del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

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In Fraternità con Francesco Tema di quest’anno è: GENNAIO 2014 pag. 7 “Cristo non può essere diviso!” (1 Corinzi 1,1-17) (1 Cor 1, 10-16) Non divisioni ma perfetta unione. [10] Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e d’intenti. [11] Mi è stato segnalato infatti a vostro riguardo, fratelli, dalla gente di Cloe, che vi sono discordie tra voi. [12] Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: “Io sono di Paolo”, “Io invece sono di Apollo”, “E io di Cefa”, “E io di Cristo!”. [13] Cristo è stato forse diviso? Forse Paolo è stato crocifisso per voi, o è nel nome di Paolo che siete stati battezzati? [14] Ringrazio Dio di non aver battezzato nessuno di voi, se non Crispo e Gaio, [15] perché nessuno possa dire che siete stati battezzati nel mio nome. [16] Ho battezzato, è vero, anche la famiglia di Stefana, ma degli altri non so se abbia battezzato alcuno. Possiamo commentare i versetti riportati sopra con l’aiuto del Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) e con i documenti del Magistero della Chiesa. (CCC 810) “Così la Chiesa universale si presenta come “un popolo adunato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” (LG 4). (CCC 815) Quali sono i vincoli dell’unità? “Al di sopra di tutto la carità, che è il vincolo di perfezione” (Col 3,14). Ma l’unità della Chiesa nel tempo è assicurata anche da legami visibili di comunione: la professione di una sola fede ricevuta dagli Apostoli; la celebrazione comune del culto divino, soprattutto dei sacramenti; la successione apostolica mediante il sacramento dell’Ordine, che custodisce la concordia fraterna della famiglia di Dio [Conc. Ecum. Vat. II, Unitatis redintegratio, 2; Id., Lumen gentium, 14; CIC, canone 205]. (CCC 817) Di fatto, “in questa Chiesa di Dio una e unica sono sorte fino dai primissimi tempi alcune scissioni, che l’Apostolo riprova con gravi parole come degne di condanna; ma nei secoli posteriori sono nati dissensi più ampi e comunità non piccole si sono staccate dalla piena comunione della Chiesa cattolica, talora non senza colpa di uomini d’entrambe le parti”(UR3). Le scissioni che feriscono l’unità del Corpo di Cristo (cioè l’eresia, l’apostasia e lo scisma) non avvengono senza i peccati degli uomini: Dove c’è il peccato, lì troviamo la molteplicità, lì gli scismi, lì le eresie, lì le controversie. Dove, invece, regna la virtù, lì c’è unità, lì comunione, grazie alle quali tutti i credenti sono un cuor solo e un’anima sola (Origene). Gesù, guardando i suoi discepoli, al momento di lasciarli, ha pregato “perché tutti siano una cosa sola”. Aveva detto tempo prima: “Io e il Padre siamo una cosa sola”. Forse, guardando i loro volti, si era reso conto di quanto erano diversi e di come questo avrebbe potuto dividerli. Poi, al momento di essere arrestato, Gesù rivela il suo sogno e la sua speranza per i suoi discepoli: “che siano una cosa sola”. Come Dio, Padre Onnipotente, Signore del mondo, è una cosa sola con Gesù di Nazareth, egli prega perché anche i suoi discepoli entrino nell’unità di questa famiglia. Che siano una cosa sola! Ma noi cristiani siamo divisi. Le nostre Chiese e comunità sono divise. Le divisioni sono nel nostro cuore. Siamo spesso anche noi attori della divisione, dell’insensibilità, dell’incomprensione! Siamo chiamati a rispondere alla preghiera di Gesù perché siamo una sola cosa: siamo chiamati a rispondere nella nostra vita, ogni giorno. Ma come? Rinunciamo alla prepotente dittatura del nostro io, al calcolo, all’insensibilità … Rinunciamo a vivere senza amore. Dobbiamo tutti convertirci all’amore, spogliandoci di questo mondo vecchio e consolidato dentro di noi, di questa corazza che allontana e ferisce. Dobbiamo tutti convertirci con una preghiera forte a Gesù, Signore nostro, che ci ha amati e ci apre la via dell’amore. Si legge nella prima lettera di Giovanni: “Chiunque riconosce che Gesù è Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.” (1 Gv 4, 15-16). Da quest’amore scaturirà una forza d’unità! Nella liturgia bizantina, prima di introdurre la professione di fede, il Credo, il diacono dice: “Amiamoci gli uni gli altri, affinché in unità di spirito professiamo la nostra fede”. Nella Settimana dell’Unità, che fra poco andremo a vivere, cominciamo ad amarci davvero, perché possiamo professare la stessa fede in unità di spirito. Antonio e Melania Papania

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pag. 8 GENNAIO 2014 In Fraternità con Francesco Dio allora pronunciò tutte queste parole: NON RUBERAI (Esodo 20, 1.15) XVIII Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra Cattolici ed Ebrei a stima, l’amicizia, il dialogo e la collaborazione fraterna tra cristiani ed ebrei continuano a crescere, a cinquant’anni dal Concilio Vaticano II che, con la Dichiarazione conciliare Nostra Aetate, ispirata da Papa Giovanni XXIII fin dal 1962, e promulgata da Papa Paolo VI l’8 dicembre 1965, ha aperto la via a nuove positive relazioni fra Chiesa e Popolo ebraico. In Italia le relazioni tra la Chiesa e le Comunità Ebraiche si sono fatte più strette, incoraggiate dagli incontri nel Tempio Maggiore degli ebrei romani, tra Papa Giovanni Paolo II e il Rabbino Capo Elio Toaff nel 1986, e tra Papa Benedetto XVI e il Rabbino Capo Riccardo Di Segni nel 2010, con il contributo di molti gruppi di amicizia ebraico-cristiana. A questo cammino di dialogo ha contribuito anche l’istituzione dal 1989 della Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei, giunta ormai al diciottesimo appuntamento annuale nel mese di gennaio, prima della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. A questa iniziativa promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana offre il suo appoggio l’Assemblea Rabbinica Italiana, e dal 2005 ciascun anno è dedicato alla riflessione su uno dei Dieci Comandamenti mosaici (Esodo 20, 1-17). L’importanza fondante delle “Dieci Parole” che riassumono l’Alleanza tra Dio e Israele, è riconosciuta anche da Papa Francesco nella sua prima Lettera Enciclica Lumen Fidei, che così descrive il rapporto stretto che lega fede, preghiera, Decalogo e coerenza di vita: «Il Decalogo non è un insieme di precetti negativi, ma di indicazioni concrete per uscire dal deserto dell’“io” autoreferenziale, chiuso in se stesso, ed entrare in dialogo con Dio, lasciandosi abbracciare dalla sua misericordia. La fede confessa così l’amore di Dio, origine e sostegno di tutto, si lascia muovere da questo amore per camminare verso la pienezza della comunione con Dio. Il Decalogo appare come il cammino della gratitudine, della risposta di amore, possibile perché nella fede ci siamo aperti all’esperienza dell’amore trasformante di Dio per noi» (Lumen fidei 46). Da questo dialogo con Dio traiamo nuova forza per ravvivare, intensificare e approfondire il dialogo tra ebrei e cristiani, fratelli nella fede di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, di L Mosè e di Gesù. Giunti quest’anno alla riflessione sull’Ottava Parola «Non ruberai», come ebrei e come cristiani possiamo insieme coglierne tutta l’importanza teologica e sociale, con le amplissime conseguenze per l’etica personale e pubblica che ne derivano. La Scrittura in effetti dà larghissimo spazio agli insegnamenti che mirano a orientare tutta l’azione umana sulla via della rettitudine e dell’onestà, con un comportamento ispirato in modo armonico alla giustizia e alla carità. Possiamo perciò condividere le conclusioni che nel 2004 a Buenos Aires, con la partecipazione dell’allora Cardinale di Buenos Aires, Jorge Bergoglio la XVII riunione plenaria del Comitato di collegamento cattolico-ebraico ha pubblicato sul tema Tzedeq e Tzedaqah – Giustizia e carità: «Il nostro comune impegno per la giustizia è profondamente radicato in entrambe le nostre fedi. Richiamiamo la tradizione di aiutare le vedove, gli orfani, i poveri e gli stranieri in mezzo a noi, in accordo con il comando divino (Esodo 22, 2022; Matteo 25, 31-46). I Saggi d’Israele svilupparono un’ampia dottrina di giustizia e carità verso tutti, fondata su un’elevata comprensione del concetto di tzedeq. […] Ebrei e cristiani hanno eguale obbligo di lavorare per la giustizia con carità (tzedaqah), che condurrà infine allo Shalom per tutta l’umanità. Nella fedeltà alle nostre distinte tradizioni religiose, noi vediamo in questo comune impegno per la giustizia e la carità una cooperazione da parte dell’uomo nel piano divino per migliorare il mondo». La Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei del 2014 sarebbe venuta a cadere di venerdì, cioè nel giorno in cui, secondo la tradizione, gli ebrei avrebbero accolto il Sabato. Questa coincidenza avrebbe forse reso difficoltosa la loro partecipazione alle eventuali iniziative comuni organizzate per la Giornata. Pertanto – di comune accordo con le Autorità religiose del mondo ebraico italiano – la data è stata spostata a giovedì 16 gennaio 2014. Mons. Mansueto Bianchi Pres. della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo Rav. Elia Enrico Richetti Pres. dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia

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In Fraternità con Francesco GENNAIO 2014 pag. 9 FAI DELLA TUA VITA QUALCOSA CHE VALE 26 Gennaio – Giornata mondiale dei malati di lebbra "Perché il malato di lebbra cessi di essere lebbroso, bisogna guarire quelli che stanno bene. Bisogna guarire quelle persone terribilmente fortunate che siamo noi da un'altra lebbra, singolarmente più contagiosa e più sordida e più miserabile: la paura. La paura e l'indifferenza che troppo spesso essa porta con sé." (R. Follereau) ggi la Giornata mondiale dei malati di lebbra tri di sensibilizzazione presso scuole, parrocchie continua a rappresentare per l'AIFO un imed altre istituzioni svolti in tutta Italia dai Testipegno fondamentale per dar voce agli Ultimi. moni della Solidarietà, persone direttamente imOgni anno i volontari AIFO organizzano in tale pegnate nei progetti AIFO all'estero, che per l'ocgiornata la distribuzione del Miele della Solidacasione si fanno promotrici di consapevolezza rietà, allestendo banchetti in centinaia di piazze presso la società civile, testimoniando il loro seritaliane e coinvolgendo altre associazioni, istituvizio agli Ultimi. zioni, cittadini. Anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Tra le iniziative organizzate per la Giornata Napolitano, e il Santo Padre, rivolgono ogni anno mondiale grande importanza assumono gli inconun saluto all'AIFO per tale ricorrenza, a testimonianza del ruolo di primo piano che l'AIFO continua a ricoprire a livello internazionale. Queste le parole pronunciate da Papa Benedetto XVI in occasione dell'Angelus del 27 gennaio 2013: "Esprimo la mia vicinanza alle persone che soffrono per questo male e incoraggio i ricercatori e gli operatori sanitari e i volontari, in particolare quanti fanno parte di organizzazioni cattoliche e dell'Associazione Amici di Raoul Follereau". La Giornata mondiale dei malati di lebbra gode ogni anno dell'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e della collaborazione ufficiale di Banca Etica, AGESCI, GIFRA (Gioventù Francescana), SISM (Segretariato italiano degli studenti di Medicina), AIAC (Associazione Italiana Allenatori di Calcio) e della Lega Serie A. A Termini Imerese domenica 26 gennaio i giovani della Gi.Fra. “Santa Maria di Gesù” e “Madonna della Catena” saranno in piazza Duomo con il banchetto del “Miele della Solidarietà”. O

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pag. 10 GENNAIO 2014 In Fraternità con Francesco “FIGLI DELLO STESSO PADRE” FRATERNITA’ REGIONALE IN FORMAZIONE 29 NOVEMBRE-1 DICEMBRE 2013 “Vivono la Fraternità come un segno visibile della Chiesa, come comunità d’amore e luogo privilegiato in cui si sviluppano il senso ecclesiale e la vocazione cristiana e francescana, ove naturalmente è animata la vita apostolica dei suoi membri” (Il Nostro Volto, art. 7 a) a fraternità regionale in formazione rappresenta uno tra gli appuntamenti e tra i momenti più importanti nel nostro cammino da gifrini perché ci permette di assaporare la bellezza della grande fraternità regionale della Sicilia. L’esperienza si è svolta a Massannunziata (Frazione di Mascalucia – CT), presso la struttura del Centro Horeb. La formazione proposta ha posto la nostra attenzione sulla Parabola del Padre Misericordioso e sul rapporto che il Padre della parabola instaura con i suoi Figli. Grazie ai relatori presenti abbiamo avuto modo di sviscerare in tutte le sue sfaccettature questa parabola, di cui già ognuno di noi aveva sentito parlare, ma della quale avevamo colto solo alcuni aspetti. Siamo arrivati nella struttura il venerdì e già si respirava quella fresca aria di fraternità che porta con sé una cascata di bellissime emozioni. La nostra serata comincia con la catechesi di fra Stefano Cammarata: abbiamo ripercorso la vita di san Francesco soffermandoci su quegli eventi che lo hanno aiutato a capire la sua identità di figlio di questo Padre che è nei cieli e che riesce a conoscere attraverso l’incontro con la Parola. Il sabato mattina abbiamo approfondito la parabola dal punto di vista psicologico attraverso le parole della dottoressa Angela Giannetto, psicoterapeuta, e il professor Giuseppe Cosentino: il figlio maggiore della parabola è colui che perde se stesso per compiacere gli altri. Poi c’è il figlio minore, colui che trasgredisce, che lascia la casa per vivere in maniera dissoluta, ma che, dopo tante vicissitudini, torna a casa dal padre. Un padre che lo accoglie senza tirarsi indietro, perché è grande il suo amore disinteressato nei confronti del figlio. Nel pomeriggio fra Pietro Renda ci ha fatto scoprire tanto altro: ha analizzato la figura di questo padre buono e giusto che ama incondizionatamente, che non ha pretese verso i suoi figli e ancora ci ha ricordato che il vero amore di Dio si può ricevere solo amando gli altri: il fratello, l’amico, il nemico, il vicino… L I momenti formativi vissuti ci hanno permesso di riscoprire il legame di figliolanza che ci lega a un Dio che è padre e madre, scoprendo che per essere figli nel migliore dei modi ci è stato donato un modello di riferimento: Gesù. Tutto ciò ci porta a cercare e riscoprire il posto che Dio ci ha affidato e di occuparlo con coerenza. Essere figli vuol dire, principalmente, essere generati, ma è vivendo l’esperienza dell’essere amati che possiamo anche riconoscerci come figli di qualcuno, un amore da cui non possiamo prescindere e che ci chiede il coraggio di saperlo riconoscere e di saperlo annunciare. Emozionante la liturgia penitenziale che abbiamo vissuto il sabato sera: tante sono le differenze tra i figli, i limiti, le difficoltà, le condizioni di povertà e di peccato, però, ciò che ci unisce tutti è lo stesso Padre, che ci guarda in egual misura con occhi di misericordia e ci ama allo stesso modo, con la stessa premura e tenerezza. Ci siamo riscoperti veramente figli dello stesso Padre. Ringraziamo di cuore la nostra fraternità per il sostegno: i nostri accompagnatori Antonio Liotta e Mario Palumbo, i Frati, la nostra Ministra dell’OFS Giusy, il nostro delegato OFS in Gi.Fra. Ignazio e tutti quelli che si spendono e credono in noi … Con questo articolo cogliamo l’occasione per condividere un nostro pensiero: questa bella fraternità che ci vede crescere, rinnovarci, metterci in gioco, è per noi “luogo privilegiato”, quel luogo che ci fa comprendere la bellezza del dono del fratello, l’importanza della comunione reciproca. Queste ultime 2 righe vogliono essere una piccola testimonianza e un annuncio di chi vive la fraternità e sta invitando te, lettore, a non tenerla per te, a comunicarla all’altro che ti circonda dal più piccolo al più grande per invitarlo a provare a conoscere una realtà rivoluzionaria “… che ha l’Eucarestia come centro, il Vangelo come guida, la Chiesa come Madre, i poveri e gli ultimi come fratelli”. Angela Franco

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In Fraternità con Francesco GENNAIO 2014 pag. 11 INCONTRO BI-ZONALE ARALDINI omenica, 15 dicembre, si è svolto l’incontro bi-zonale degli Araldini di Sicilia a Termini Imerese presso il Palazzetto dello Sport. L’appuntamento era per le ore 9 e ci siamo davvero trovati in tanti. C’erano le fraternità S. Maria di Gesù e Madonna della Catena di Termini Imerese, e quelle di Partinico, di Bagheria, di S. Giovanni Gemini, di Ravanusa, di Caccamo, di Palermo, di Casteltermini, e di Capaci. Ad animare la giornata sono stati fra Giuseppe Miceli, che poi ha celebrato la SS. Messa, e fra Ugo, che svolge il suo servizio presso la Chiesa di S. Antonio a Bagheria. Il titolo che quest’anno accompagnerà i nostri Araldini è: La vita della bellezza, mentre il tema della giornata è stato: Io viaggio con Gesù. Abbiamo iniziato la giornata con la presentazione del tema e con la preghiera. Fra Giuseppe ha letto e spiegato il brano del Vangelo “Il buon Samaritano” ((Lc 10,29-37) e, con la semplicità che lo contraddistingue, ha fatto capire ai bambini che viaggiare con Gesù vuol dire avere amore verso il prossimo, saperlo accogliere senza restare indifferenti. I bambini di tutte le fraternità presenti sono stati divisi in gruppi, ognuno dei quali rappresentava una tribù del popolo dei Navajo (Indiani d’America) e sono stati coinvolti in giochi che hanno avuto come riferimento il Vangelo e la vita di S. Francesco. Nel primo gioco l’obiettivo è stato l’ascolto; nel secondo la diversità e la creatività. Poi tutti i bambini tenendosi per mano ad occhi chiusi, hanno cercato di immaginare l’esperienza che stavano vivendo per poi condividerla. A conclusione dei giochi i bambini, guidati dagli animatori, hanno improvvisato una danza indiana e dopo hanno recitato una bellissima preghiera: D La via della bellezza. Che dice così: Sono figlio del cielo sono figlio della terra c’è bellezza sopra di me c’è bellezza sotto di me fa o Signore che io cammini nella bellezza. Alle ore 12 bambini ed animatori hanno partecipato alla Celebrazione Eucaristica. Alle ore 13 pranzo a sacco. Alle ore 14 si è svolta“La caccia al tesoro”. Attraverso degli indizi e delle tappe (“Seguire Gesù”; “Vestire l’ignudo”; “Cerchiamo Gesù”; “Curare e fasciare il sofferente”; “Alla ricerca della bellezza”) i nostri piccoli sono riusciti a trovate il tesoro: una penna d’aquila. Ciò che mi ha particolarmente colpito è il modo in cui, attraverso semplici giochi, avviciniamo i nostri piccoli agli insegnamenti del Vangelo e alla vita di San Francesco, così nella 4a tappa “Curare e fasciare i sofferenti e gli ammalati”, i bambini hanno capito quanto amore aveva S. Francesco nel curare i lebbrosi, fasciando i propri compagni di gioco non con le bende, ma con la carta igienica. A conclusione della giornata a ogni bambino è stato dato un regalino. Con tanta gioia nel cuore e con il desiderio di ritrovarci presto insieme, dopo la preghiera e i saluti, ognuno è ritornato nella propria fraternità. Che dire di noi animatori, è stata una giornata diversa dalle solite, soprattutto perchè ci siamo sentiti veramente al servizio della Chiesa, dei bambini e del prossimo, facendo tesoro di quanto Gesù ha detto nel Vangelo: «Sono venuto al mondo per servire, non per essere servito». Enza Benvenutore

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pag. 12 GENNAIO 2014 In Fraternità con Francesco IL NATALE DI S. FRANCESCO a tradizione del presepe è tipicamente italiana, è nata molti secoli fa ad opera di S. Francesco d’Assisi che volle rievocare la nascita di Gesù, attraverso una rappresentazione dell’evento, in un piccolo paese della valle di Rieti chiamato Greccio insieme a tutti gli abitanti del luogo, la notte del 24 dicembre del 1223. Quest’anno la recita dei nostri bambini intitolata “Il Natale di S. Francesco” si è ispirata ai luoghi che videro la presenza del Santo e ad alcuni fondamentali personaggi suoi amici. Nei canti si parla di Poggio Bustone, dove il Santo giunse nel 1209, ed è famoso il saluto alla popolazione: “Buongiorno buona gente! Da qui partì la sua missione di pace. Ma anche di Fonte Colombo, in questo luogo S. Francesco, nel 1223, dettò la regola, fondando il primo ordine francescano e lì subì l’operazione agli occhi. L Un particolare riferimento è stato fatto a fra Leone, che trascrisse sotto dettatura la regola e celebrò la messa del presepe quella notte. Ma anche fra Bonizio, uno tra i primi frati sempre vicino al Santo. E infine messer Giovanni Velita e Madonna Altimaca, sua moglie, signorotti di Greccio, nobili soprattutto d’animo, che aiutarono S. Francesco a realizzare il presepe. La rappresentazione è stata arricchita da bambini e bambine, che hanno interpretato fraticelli e clarisse, e dalla presenza di un gruppo di scout che ha dato il via alla recita con il suo ingresso al Santuario di Greccio. Un particolare ringraziamento va ai Frati minori del convento “La Gancia” che accogliendo il nostro invito, ci hanno onorato con la loro presenza, rendendo la rappresentazione ancora più realistica. Le maestre Pie Venerini

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In Fraternità con Francesco GENNAIO 2014 pag. 13 LA RICETTA DEL MESE di Mariella Campagna Care amiche, il rotolo di cioccolato con pandoro, è una ricetta semplice e gustosa, preparata con gli avanzi di Natale, è anche un ottimo dolce da servire per il giorno della Befana. È un modo originale per consumare il pandoro avanzato, evitando di utilizzarlo solo per la colazione. Rotolo di cioccolato con pandoro Ingredienti per la pasta frolla: 200 g di burro, 2 tuorli, 100 g di zucchero a velo, 50 g di mandorle pelate, 2 fette di pandoro (circa 130 g in totale), 100 g di cacao amaro, rum q.b. panna montata per la decorazione. Procedimento: Fate ammorbidire il burro lasciandolo fuori dal frigorifero per un paio di ore. Poi tagliatelo a pezzetti e mettetelo in una terrina tiepida e montatelo con una frusta elettrica o a mano unendo lo zucchero a velo, poi i tuorli. Otterrete una crema soffice alla quale aggiungerete il cacao amalgamandolo bene nel composto. Poi tagliate il pandoro a cubetti di circa 1 cm per lato e uniteli alla crema delicatamente. Lavorate il composto per distribuire bene il pandoro, poi aggiungete le mandorle tritate finemente. Aromatizzate con una spruzzata di rum, a seconda del gusto più o meno alcolico che preferite. Mettete il composto su un foglio di carta alluminio e date la forma di rotolo (o del classico salame di cioccolato). Avvolgetelo nella carta e mettetelo in frigorifero per almeno 4 ore. Servite il rotolo a fette. Se volete, decorate ogni fetta con un ciuffetto di panna montata. Buon anno a tutti ___________________________________ DA PARTE NOSTRA … __________________________________ I nostri migliori auguri a Simone Marsala, vincitore del concorso “Crea il logo”, indetto, in occasione dei centocinquanta anni della fondazione, dall’Istituto Comprensivo Statale “Paolo Balsamo”. Sentite condoglianze a fra Salvatore Soldatini e famiglia per la morte del padre. Ricordiamo: • tutti i giovedì dalle ore 16.45 Adorazione Eucaristica, alle 17.30 Celebrazione del Vespro, Benedizione Eucaristica, a seguire la Celebrazione Eucaristica; • ogni primo giovedì del mese Adorazione Eucaristica presso la Cappella “S. Elisabetta d’Ungheria” dell’Ospedale. Alle ore 10.00 esposizione del Santissimo Sacramento, alle ore 12.00 Benedizione Eucaristica e riposizione del Santissimo Sacramento; • il centro per la raccolta degli occhiali usati, degli oli esausti, dei tappi di plastica e dei cellulari guasti è aperto solo il sabato dalle 17.30 alle 18.30, vi preghiamo di confluire con i vostri prodotti solo in questo giorno e di non lasciare sacchetti davanti al portone del Convento; • ricordiamo che è possibile visitare fino al 6 gennaio il nostro Presepe animato, allestito nella cappella S. Rocco adiacente alla nostra Chiesa. Il Presepe lo trovate aperto tutti i giorni dalle 17.30 alle 19.30; • ricordiamo che il 5 gennaio è l’ultimo giorno per partecipare alla Sacra Rappresentazione del Presepe, realizzato dalla comunione e dall’impegno di tutti i gruppi della comunità ecclesiale di Termini Imerese, che si svolgerà nella zona storica nei pressi del Palazzo Comunale; Invitiamo a visitare il sito internet della nostra Fraternità: ofstermini.weebly.com, dove, oltre alle notizie e alle informazioni sulle nostre attività, troverete tutti i numeri arretrati del nostro giornalino.

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pag. 14 GENNAIO 2014 In Fraternità con Francesco Quale Fede per il nostro tempo …. Un cammino di Luce sulle orme di Francesco d’Assisi Riprende in questo mese, da giovedì 9 alle ore 18.30, il percorso formativo proposto, dall’Ordine Francescano Secolare per aiutarvi a comprendere meglio la realtà odierna, le fragilità e l’esigenza di una fede consapevole e nel contempo conoscere Francesco e la fraternità dell’OFS. Vieni e vedi! Gennaio 2014 Carrieri Iolanda Coniglio Antonino La Rosa Rosario Speciale Giuseppe Abbate Giuseppe Buon Compleanno in Fraternità a: giorno giorno giorno giorno giorno 3 5 5 5 14 Cipolla Marilena Lanza Antonina La Bua Emanuela D’Agostino Vincenzo Borzelliere Vincenza giorno giorno giorno giorno giorno 14 19 21 23 28 ________________ IN FRATERNITÀ … NOTIZIE ED AVVENIMENTI ________________ di Ignazio Cusimano Incontro settimanale della fraternità OFS. Dopo le feste, da mercoledì 8 riprenderanno gli incontri di formazione permanente della Fraternità OFS. Ricordo che da questo mese l’incontro non sarà più il giovedì, sarà sempre di mercoledì e avrà inizio alle ore 17.30 con la Celebrazione del Vespro. “Giustizia: pena o riconciliazione. Liberi per liberare”. Questo è stato il tema del Convegno Nazionale dei cappellani delle carceri d’Italia, svolto a Roma da 21 al 24 ottobre, a cui ha partecipato il nostro fra Agatino Sicilia ofm, cappellano al carcere di Termini Imerese. I circa 150 partecipanti, giorno 23, sono stati ricevuti in udienza da Papa Francesco nell’Aula Paolo VI, che si è rivolto a loro con queste parole: «Prego anche per voi Cappellani, per il vostro ministero, che non è facile, è molto impegnativo e molto importante, perché esprime una delle opere di misericordia; rende visibile la presenza del Signore nel carcere, nella cella». Nel nostro sito: www.ofstermini.webbly.com; troverete una rassegna stampa dell’evento. Da giorno 7 gennaio riprenderanno tutte le attività in Convento. attività settimanali: lunedì ore 16.30 ore 16.30 ore 18.00 ore 18.00 martedì ore 21.00 mercoledì ore 9.00 ore 17.30 giovedì venerdì ore 18.00 ore 18.30 ore 16.30 ore 17.45 ore 21.00 ore 18.30 distribuzione viveri della Caritas Francescana preghiera del Movimento Rinnovamento nello Spirito incontro Formandi OFS incontro di Discernimento Vocazionale Secolare (2° anno) incontro giovani Gi.Fra. pulizia della Chiesa incontro Fraternità OFS incontro di Discernimento Vocazionale Secolare (1° anno) incontro adolescenti Gi.Fra. distribuzione viveri della Caritas Francescana incontro Fraternità Araldini prove di canto incontro adolescenti Gi.Fra. sabato

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In Fraternità con Francesco GENNAIO 2014 ogni seconda domenica del mese ore 18.00 incontro dei Confrati di San Paolino da Nola tutti i giovedì Adorazione Eucaristica ore 16.45 Esposizione del Santissimo ore 17.30 Celebrazione del Vespro ore 18.00 Celebrazione Eucaristica orario celebrazioni Eucaristiche: festivo ore 8.30 – 19.00 feriale ore 18.00 nei giorni festivi alle ore 8.00 Celebrazione delle Lodi nei giorni feriali alle ore 17.30 Santo Rosario, Celebrazione Eucaristica e Vespro Chiesa S. Marco - Monastero S. Chiara - Orario celebrazioni Eucaristiche: festivo ore 10.00 feriale ore 8.00 pag. 15 Perché questo giornalino? Per crescere sempre più come famiglia mettendo "in circolo" le notizie. Per far partecipi tutti della vita dell'intera fraternità. Perché insieme si gioisca, si soffra, si lotti. Perché si preghi per i medesimi scopi. Perché nessuno si senta estraneo o escluso. Perché crollino barriere e steccati. Perché vengano annullate le distanze e costruiti nuovi legami di comunione, amicizia e collaborazione. “In fraternità con Francesco” è diventato uno strumento e un segno di comunione e di unità. Noi pensiamo che svolga in pieno il suo servizio e ch’è diventato il punto di riferimento, non solo tra le persone che frequentano la nostra chiesa francescana, ma tra tutte le persone di buona volontà che si riconoscono in una Chiesa che vuole essere aperta e accogliente. La redazione In Fraternità con Francesco Giornalino mensile della Fraternità Anno XIII - n. 1 - Gennaio 2014 Piazza S. Francesco, 11 - 90018 Termini Imerese (PA) 0918141261 e-mail: infraternita@ofmsicilia.it www.ofstermini.weebly.com Redazione: Fra Venanzio Ferraro, Giusy Fusco, M. Antonietta Vega, Maria Grazia D’Agostino, Enza Borzelliere, Ignazio Cusimano, Nino Calderone, Antonio Liotta, Nicasio Calcara, Giulio Macaione. In questo numero hanno collaborato: Fra Gaetano Morreale, Antonio e Melania Papania, Mons. Mansueto Bianchi, Rav. Elia Enrico Richetti, Angela Franco, Enza Benvenutore, Maestre Pie Venerini, Mariella Campagna.

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