Lotta Europea n°9

 

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Orient Express

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anno 2 numero 9 ORIENT EXPRESS gEOPOlITICA Il CONTINENTE NErO è gIAllO ECONOMIA lE rAgIONI dEl suCCEssO FOCus sE l’ABOrTO è gIusTIFICATO dAllA rAgION dI sTATO

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La comunità cinese di Prato riunita nel luogo dove 10 dei loro connazionali sono rimasti uccisi nel rogo della fabbrica-dormitorio dove lavoravano e vivevano

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SOMMARIO ANNO 2 - NUMERO 9 LOTTA EUROPEA EDITORIALE ORIENT EXPRESS P4 RISIKO SENKAKU: LA TENSIONE è VI...CINA! IL CONTINENTE NERO è GIALLO LA QUESTIONE SETTENTRIONALE L’ASSEMBLEA CHE RIVOLUZIONA LA CINA LE RAGIONI DEL SUCCESSO P6 P10 P13 P16 P6 P19 LIBERI MERCANTI FOCUS SE L’ABORTO è GIUSTIFICATO DALLA RAGION DI STATO L’ASCESI DELLA DECADENZA RILETTURE: STORIA DELLA MIA GENTE P22 RITORNO AD ITACA P25 P26 P13 P25 P22 P16 LOTTA EUROPEA UFFICIO DI REDAZIONE VIA OTTAVIANO, 9 / 00192 ROMA WEB LOTTAEUROPEARIVISTA.BLOGSPOT.IT MAIL LOTTA.EUROPEA@GMAIL.COM bimestrale europeista|LOTTA EUROPEA|3

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EDITORIALE ORIENT EXPRESS gni giorno il sole tramonta ad Ovest e rinasce ad Est. Ma è lo stesso globo a muoversi, dirigendosi verso un futuro che vede sempre più un Occidente in ombra e un Oriente che trae da questo la forza per espandersi e rischiarare intorno a sé, illuminando con la luce del denaro e della ricchezza. La Cina del XXI secolo è ormai da anni un paese in forte crescita – lo sappiamo tutti - in controtendenza rispetto alle economie degli altri paesi che si barcamenano per non far sprofondare con la propria nave negli abissi dell’attuale crisi finanziaria. Siamo spettatori di una situazione bizzarra e senza precedenti, di uno scenario inedito che se richiama alla mente O gli anni della guerra fredda con la sua spaccatura Est-Ovest, presenta nuovi aspetti e prospettive originali. Alla base del contesto attuale sta, ancora una volta il default del sistema economico-finanziario americano, che estesosi come un virus fino in Europa, ha cambiato ineluttabilmente le carte in tavola, lasciando alla Cina il coltello dalla parte del mano. L’arma vincente nelle mani di Pechino sono i titoli di stato USA di cui ha fatto incetta negli anni passati, arrivando a rappresentare il maggiore creditore degli U.S.A.. È questo infatti l’asse intorno cui ruota una relazione politica ed economica, quella tra Washington e Pechino, fatta di apparenti divergenze e più nascoste convergenze. Se infatti Pechino con l’acquisto del debito pubblico americano ha potuto chiudere i lacci intorno al collo di Washington, non può però stringerlo fino a soffocarlo perché, avendo improntato la propria strategia economica esclusivamente sulle esportazione sarebbe vulnerabile al venir meno del proprio maggior mercato di riferimento che non è l’Europa, ma, appunto, l’America. Una situazione di apparente equilibrio, fatto di pesi e contrappesi, che verrà meno solo nel momento in cui il dollaro perderà il ruolo di moneta di scambio per le transazioni internazionali. In questa prospettiva vanno lette le grandi quantità di riserve auree accu- 4|LOTTA EUROPEA|bimestrale europeista

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mulate negli ultimi tempi nei caveau cinesi: per avere un’idea della portata di questo fenomeno, basti pensare cha attualmente la Cina è contemporaneamente il primo produttore ed il primo acquirente d’oro e che tutto il metallo estratto deve per legge essere venduto al governo senza che possa lasciare il paese. Il principale motivo dietro questo processo di accumulo di riserve auree sta nella necessità di sostituire con un bene durevole e costante nel valore proprio quei titoli di stato acquistati nel tempo e che, complici le svalutazioni varate dalle banche centrali d’Occidente per attirare gli investimenti, rischiano di divenire carta straccia. Ma l’accumulo dell’oro servirà anche per creare uno “yuan gold-backed” che possa sostituirsi al dollaro come valuta di riferimento a livello mondiale. Fantascienza? Non crediamo, perché a fianco a questi macro-processi finanziari che porteranno i loro effetti solo sul lungo periodo, la Cina si è dimostrata in grado di muoversi anche su terreni più concreti e pratici. Ne è un esempio la corsa per accaparrarsi il controllo delle cosiddette “terre rare” che costituiscono le materie prime per tutte le tecnologie d’avanguardia: una guerra senza fronti combattuta a suon di contratti e trattati commerciali che sta lasciando segni indelebili soprattutto nell’Africa sub-sahariana, divenuta terra di conquista per i cinesi. Il sistema geopolitico mondiale sta cambiando e le categorie con cui siamo stati abituati a ragionare, fatte di un Occidente ricco, potente e padrone incontrastato del mondo, rischiano di venir meno da un momento all’altro: la Cina sembra essere stata la prima potenza a rendersene conto e a meglio adattare la propria politica agli scenari prevedibili. L’Europa, inutile dirlo, rischia di rimanere indietro, ingolfata nella sua burocrazia e bloccata dalla sua incapacità ad ampliare lo sguardo verso orizzonti più ampi. bimestrale europeista|LOTTA EUROPEA|5

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RISIKO Isole Se la tensione 6|LOTTA EUROPEA|bimestrale europeista

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enkaku: e è vi...Cina! Q uando sentiamo parlare di arcipelaghi oggetto di aspre contese tra nazioni, viene subito alla mente il caso forse più conosciuto: la disputa secolare tra Argentina ed Inghilterra per il controllo delle Malvinas/Falkland. Ci sono però casi analoghi, meno famosi ma altrettanto lunghi nel tempo e importanti dal punto di vista geopolitico. Uno di questi riguarda le Isole Senkaku, nel Mar Cinese, balzate agli onori delle cronache in questi giorni per il rinfocolarsi delle tensioni, mai del tutto sopite, tra Cina e Giappone. A rendere questo caso ancor più spinoso ci sono anche le pretese territoriali di una terza nazione: Taiwan. Le isole, disabitate, sono attualmente sotto la giurisdizione di Tokyo e fanno parte della Prefettura di Okinawa, ma nel corso dei secoli sono passate di mano in mano, generando continui problemi e minacce di guerra. Per i cinesi, che le scoprirono, si chiamano isole Dia- oyutai: nel XV secolo furono poi affidate al controllo di Taiwan, che ancora faceva parte dell’Impero. Quando il Giappone ebbe la meglio nella Prima Guerra con la Cina (1894-1895), prese possesso dell’arcipelago, ma in seguito alla sconfitta patita nella Seconda Guerra Mondiale, fu costretto a cederne parte dell’amministrazione agli Stati Uniti d’America, nonostante esso rimanesse nella Prefettura di Okinawa. Sul finire degli anni ‘60, a seguito del trattato di reversione delle Okinawa siglato tra USA e Giappone, le isole tornarono nuovamente sotto il completo controllo di Tokyo. Ma, a quanto pare, non era una storia destinata a chiudersi. Nel settembre del 2012 il Giappone ha ufficializzato l’acquisto di 3 isole dell’arcipelago, appartenenti in precedenza a dei privati (pagati profumatamente), che sono entrate a far parte ufficialmente dello Stato, ed ha tuttora l’intenzione di accaparrarsi le altre. La Cina, come è facile immaginare, non l’ha presa bene. bimestrale europeista|LOTTA EUROPEA|7

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in alto navi della Guardia Costiera giapponese attaccano con gli idranti dei pescherecci taiwanesi al largo delle isole Senkoku in basso le linee di confine ADIZ (Air Defence Identification Zone) e le linee delle acque territoriali (linea tratteggiata) cinesi e giapponesi entrambe includenti le isole contese. In questi giorni, si è tornato a parlare di Senkaku per via di una presa di posizione molto forte di Pechino, che ha stabilito una “Zona di identificazione per la difesa aerea” nel Mar Cinese Orientale, che parzialmente si sovrappone allo spazio aereo giapponese intorno alle isole Senkaku. Tutto lascia pensare che si sia trattato di una mossa intesa a rivendicare la territorialità sulla zona. La Cina ha imposto che gli venga comunicato il passaggio di tutti i velivoli in quel tratto conteso, lanciando così un chiaro segnale alle potenze vicine (Giappone, Taiwan e Corea del Sud) e lontane (Stati Uniti). È una sfida che mette in allerta tutti gli attori coinvolti e le isole potrebbero rappresentare il pretesto per ben altri scontri in campo aperto tra potenze, per definire chi detiene il bastone del comando. 8|LOTTA EUROPEA|bimestrale europeista

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Lo scherzo cinese: mille pescherecci di dirigono verso le isole contese a reclamare i diritti territoriali in basso: attivisti cinesi e taiwanesi sono fermati dalla polizia giapponese durante una manifestazione di protesta sulle isole disabitate Ma cosa c’è in gioco? L’arcipelago per la Cina rappresenta un ostacolo fisico, il cui possesso garantirebbe l’accesso aperto al Pacifico. Oltre a questa vantaggiosa posizione strategica, le Senkaku offrono importanti risorse ittiche e, soprattutto, minerarie: un bel bacino a cui attingere in tempi di crisi. La sfida cinese è stata raccolta immediatamente dal blocco “opposto”: gli USA hanno risposto alla provocazione con un’altra provocazione, ovvero con l’invio di due bombardieri B-52 che hanno sorvolato la zona contesa, senza naturalmente la minima comunicazione al governo di Pechino. Stessa cosa hanno fatto l’aviazione giapponese e quella coreana. Taiwan, oltre a rivendicare per sé l’arcipelago, non perde occasione per lanciare sfide diplomatiche nei confronti di Pechino, che non ha mai riconosciuto la legittimità del governo di Taipei, fin da quando nel 1949 il nazionalista Chiang Kai-Shek, perseguitato dai Maoisti, fuggì sull’isola e vi creò uno Stato indipendente e oppositore del Regime. Attualmente, nonostante i rapporti siano migliorati, restano delle fratture insanabili che gravano sull’equilibrio di tutta l’area. In questa polveriera gli Stati Uniti cercano di conservare un ruolo di primo piano, per non perdere i privilegi geostrategici conquistati dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi. Gli Yankees sanno però che devono muoversi con i piedi di piombo per non far irritare troppo il colosso cinese. Pechino è il maggior creditore di Washington, possiede miliardi e miliardi di titoli in dollari (destinati molto probabilmente a divenire carta straccia), e negli ultimi tempi ha già pensato di lanciare una sfida monetaria, snobbando i “verdoni” e acquistando il petrolio in yuan. Il Giappone sta cercando di risollevarsi economicamente dopo esser stato colpito dalla crisi mondiale e lo scoppio di queste tensioni lo ha visto costretto a rinunciare ad una grossa fetta di mercato proveniente dagli interscambi con la Cina. Le ripercussioni sono state molto forti, visti gli investimenti importanti in ballo da entrambe le parti. È quindi interesse comune delle due grandi potenze orientali trovare una soluzione che non sfoci in una guerra aperta. Al momento ci si è limitati ad un intenso movimento di flotte nel Mar Cinese. Controlli e minacce velate. Le diplomazie dei paesi coinvolti si sono attivate e per adesso non è ipotizzabile un conflitto militare. L’attenzione è comunque massima, perché, si sa, quando in campo scendono simili “bocche di fuoco” basta una scintilla per far esplodere tutto. bimestrale europeista|LOTTA EUROPEA|9

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a scelta non è stata casuale. Dopo essere stato in Russia, l’allora neo premier cinese Xi Jinping è volato in Tanzania e poi in Sudafrica. Era il marzo del 2013 e per il suo secondo “tour” ufficiale all’estero, il leader del PCC aveva i suoi buoni motivi per scegliere come destinazione il Continente Nero. Negli ultimi anni (dal 2000 al 2011) la Cina ha infatti investito in Africa ben 75 miliardi di dollari: questo è quanto emerge da uno studio del Center for Global Development. Una cifra solo lievemente inferiore a quella degli Stati Uniti, che per parte sua ha speso circa 90 miliardi di dollari. Soldi, quelli cinesi, investiti L IL CONTINENTE in 1.673 i progetti ufficiali in 50 diversi paesi africani, di cui 1.422 in fase di realizzazione o già terminati. L’obiettivo è evidente: puntare allo sfruttamento delle risorse e delle materie prime africane (dal Congo – ad esempio – nell’ultimo anno, la Cina ha importato una quantità di greggio pari al 2% del fabbisogno nazionale), in cambio della realizzazione di infrastrutture o il loro finanziamento tramite prestiti: sono 20 i miliardi di dollari che Pechino si prepara a dare a prestito nei prossimi 3 anni. Nonostante gli obiettivi finali siano chiari, Pechino tenta ugualmente di mascherare i suoi intenti: “Continueremo ad offrire, come sempre, l’assistenza necessa- 10|LOTTA EUROPEA|bimestrale europeista

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NERO è GIALLO ria all’Africa senza nessuna finalità politica correlata”, ha ribadito il premier cinese Xi Jinping in occasione del suo viaggio ufficiale in Tanzania. “L’unità e la cooperazione con i paesi africani – ha poi aggiunto – sarà sempre fondamentale per la politica estera cinese che non cambierà mai, nemmeno quando la crescita sarà più forte e il paese raggiungerà uno status internazionale più alto”. Una volta stretti i legami, Pechino punta a mantenerli. Lo fa attraverso il Dipartimento internazionale del PCC e le sue organizzazioni affiliate. Lo scopo anche qui è quello di porre le basi della cooperazione commerciale e diplomatica, assicurando – sempre e comunque - che le politiche siano attuate in linea con gli obiettivi strategici di Pechino. Il Dipartimento mantiene così relazioni con oltre 400 formazioni politiche in più di 140 paesi, oltre ad avere contatti con varie organizzazioni non governative nel mondo, Africa compresa: secondo i dati contenuti nel libro bianco sulla cooperazione economica e commerciale sino-africana del 2013, diffuso qualche mese fa dal Consiglio di Stato cinese, il volume di affari AfricaCina ha raggiunto 198,5 miliardi di dollari nel 2012 (+19,3% rispetto all’anno precedente), facendo del Paese asiatico – per il quarto anno consecutivo – il maggior partner commerciale del Continente nero. Una crescita esponenziale comunque in linea con il bimestrale europeista|LOTTA EUROPEA|11

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Le attività cinesi in Africa la cartina segnala gli investimenti cinesi nel continente nero dall’estrazione di minerali e fossili alle infrastrutture trend degli ultimi anni. Giusto per farsi un’idea: nel 2000, lo scambio commerciale annuo tra Pechino e i Paesi africani era già di circa 20 miliardi di dollari. Resta comunque difficile stabilire la natura dei finanziamenti cinesi: è infatti impossibile discernere con certezza i cosiddetti aiuti economici dagli investimenti legati ad accordi commerciali. Pechino mantiene infatti il più alto riserbo al riguardo. Molto più semplice è invece scoprire il volume di investimenti diretti cinesi (pari a 20 miliardi di dollari), il numero delle società che operano direttamente sul territorio (ben duemila) e il numero degli uomini di affari cinesi trasferitisi in Africa (almeno un milione). Questi sono infatti i dati annunciati dal ministero del Commercio cinese e riferiti dall’agenzia di stampa Xinhua. Affacciandosi fuori dai propri confini, la Cina tiene però bene a mente un principio: evitare ogni interferenza nella politica interna dei Paesi ospitanti. Lo scopo? Permettere il cosiddetto “sviluppo pacifico” (heping fazhan) tanto caro a Pechino, da raggiungere ad ogni costo anche attraverso il rafforzamento del proprio esercito, che diviene in tal modo un fattore deterrente per eventuali minacce esterne. E così mentre nel 2012 la spesa militare mondiale aggregata è diminuita dello 0,5% (circa 1.750 miliardi di dollari in meno, secondo l’Economist), il PCC non ha badato a spese ed ha investito il 10,7% in più rispetto al 2011 (per un totale di 114 miliardi di dollari). Perché, come si legge nel Libro bianco dell’Eserci- to di liberazione del popolo, “costruire una difesa nazionale robusta poggiante su potenti forze armate è una priorità, necessaria per favorire la modernizzazione della Cina”. Ed inoltre è proprio attraverso il Libro bianco dell’Elp, pubblicato nell’aprile scorso, che Pechino ha deciso di descrivere - per la prima volta - la struttura delle proprie forze armate. L’esercito conterebbe così sulla disponibilità di 850 mila unità, suddivise in 18 corpi agli ordini di 7 comandi militari. L’aviazione sarebbe composta da 398 mila soldati. Infine la Marina, composta da 235 mila unità e da tre flotte (Nanhai, Donhai e Beihai) oltre ad una portaerei, la Liaoning, di fabbricazione sovieticae acquistata da Mosca nel 1998. 12|LOTTA EUROPEA|bimestrale europeista

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La questione settentrionale N on vi è nazione al mondo che può vantare un’unità politica, strategica e storica quanto la Cina. All’interno di essa permangono soluzioni e “questioni irrisolte” da migliaia di anni. La storia dell’Economia pone lo sviluppo e l’espansione delle dinastie cinesi come il risultato dell’invenzione e attuazione della “produzione seriale e di massa”. La stessa produzione di massa che a fine del novecento è riuscita a far rialzare il “Dragone Cinese” dopo un secolo di depressione economica. Arretramento economico in gran parte dovuto al conflitto promosso dall’allora Impero Britannico nella Guerra dell’Oppio e all’errate politiche economiche del Partito Comunista a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta. Così, se la rinascita economica si è fondata su un perno della produzione a carattere storico allo stesso modo il problema principe per il continuo della crescita cinese è di derivazione millenaria. Il problema per la Cina è costituito dall’acqua. Da sempre questo elemento naturale ed essenziale è stato utilizzato dagli Imperatori per poter condizionare il corso della storia cinese e come mezzo di controllo della popolazione. Per comprendere l’importanza rappresentata dall’acqua basta pensare al Gran Canal. Il Gran Canal, tra Pechino e Hangzhou, che fu terminato nel 500 dopo Cristo, è considerato la più grande opera della storia millenaria cinese, secondo solo alla “Muraglia”. Voluto dalla Dinastia Sui e conosciuto anche come Gran Canale Jing-Hang e Canale Imperiale è il fiume artificiale più lungo del mondo. Un dato da cui si può desumere l’importanza di questa risorsa scarsa è rappresentato dal dato che vede la Cina esser costituita da un quinto della popolazione mondiale possedendo allo stesso tempo solo il 7% delle risorse idriche globali. bimestrale europeista|LOTTA EUROPEA|13

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UNA “QUESTIONE SETTENTRIONALE” Ogni nazione all’interno del proprio territorio deve far i conti con vaste aree affette da problemi di natura economica o energetica. Se quindi vi è una “Questione orientale” in Germania e parimenti nelle terre italiche dopo l’unificazione sabauda di stampo massonico è sorta una “Questione Meridionale”, in Cina esiste una “Questione Settentrionale”, la cui causa è lo stress idrico. Infatti, nel settentrione cinese, ove è collocata anche Pechino, pur essendovi due terzi dell’agricoltura e metà della popolazione, si vive il dramma idrologico. A ciò va aggiunto che, secondo le stesse autorità cinesi, oltre la metà delle riserve idrologiche sotterranee presenti nel Nord del paese sono troppo inquinate perché siano utilizzate in campi come quello agricolo, men che meno per il semplice utilizzo domestico. Semplificando per i non addetti ai lavori, a livello internazionale la definizione di stress idrico è uguale a 1.000 metri cubi d’acqua utilizzabile per persona l’anno. Il cinese medio settentrionale ha meno di un quinto di tale importo. Gli abitanti di Pechino hanno a disposizione la stessa acqua di Riyad .Oltre al controllo capillare della popolazione il Comitato del Partito Comunista Cinese ha ereditato anche la passione per l’acqua. Nel descrive- re il Comitato del Partito Comunista Cinese la rivista Economist ha rilevato come: “Per decenni il paese sia stato governato dagli ingegneri, molti dei quali ingegneri idraulici”. A tale categoria si ascrive anche la figura dell’ex Presidente Hu Jintao. L’OPERA DEL SECOLO Il Comitato del Partito Comunista Cinese, come poc’anzi scritto, è da sempre stato composto da Ingegneri idraulici che hanno fatto realizzare opere inimmaginabili. L’ingegneria appare la materia attraverso cui si baserà la ricerca di una soluzione al “problema acqua” e alla risoluzione della “Questione Settentrionale”. Su tale base, la Cina intende affrontare il più grande dei suoi problemi attuando il più sbalorditivo progetto di sempre ossia il “Progetto di Trasferimento d’Acqua Sud-Nord”. Il “Progetto di Trasferimento d’Acqua Sud-Nord” rappresenta l’impresa d’ingegneria del secolo. L’opera dal costo attualmente attestato intorno ai 80 miliardi di dollari ha come obiettivo quello di collegare meridione e settentrione attraverso tre immensi canali idrici che sfrutteranno anche il millenario Canal Grande. Nel dicembre di quest’anno uno dei tre giganteschi sistemi di canali e acquedotti previsti, la Eastern Route, comincerà il trasferimento di acqua verso il nord. La Middle Route entre- rà in funzione nell’autunno del 2014, mentre per avere operativa la Western Route, e tutto il sistema a regime sono previsti secondo i responsabili SouthNorth WaterDiversion Project ancora quaranta-cinquanta anni di lavori. Solo a quel punto il sistema sarà in grado di trasportare 44,8 miliardi di metri cubi d’ acqua. 14|LOTTA EUROPEA|bimestrale europeista

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LE CRITICHE AL PROGETTO Nonostante l’immensità dell’opera e la sua attuazione pratica attorno ad essa si muovono molte critiche di carattere economico, geopolitico e giurisprudenziale. Innanzitutto è attorno ai costi, i tempi e le proposte presentate che si muovono le critiche di alcuni importanti istituti finanziari. Anche dal Time ha osservato come “sarebbe più economico desalinizzare una quantità equivalente di acqua di mare”. In secondo luogo, analisti di geopolitica, sostengono che i numerosi stravolgimenti ai corsi d’acqua che coinvolgeranno anche India, il Bangladesh e il Vietnam creeranno non pochi problemi alla diplomazia cinese. Il ridimensionamento della portata d’acqua del solo 1% non sembra verosimile da molti esperti del settore e ciò sta ribilanciando i rapporti diplomatici con i paesi vicini. Molti giuristi hanno avanzato richieste per una rimodulazione e legificazione sullo sfruttamento delle risorse idriche, che riguardi sia le industrie che l’agricoltura, ma il Comitato del Partito Comunista non pare dare ri- sposta. Ora, quale che sia il destino “Progetto di Trasferimento d’Acqua Sud-Nord”, la Cina non potrà utilizzare sotterfugi. Se da sistema comunista è passato allo sfruttamento indiscriminato con la scusante del bene supremo nazionale. Se la crisi di materie prime è stata supplita dal carbone; essa dallo stress idrico non potrà scamparne facilmente. D’altronde l’acqua è l’elemento essenziale di ogni civiltà e la Cina questa volta non potrá esimersi dai suoi compiti come nel caso del rispetto della dignità umana. L’acqua è la base della vita e non un’ideologia tramontata ancor prima di nascere. Le rotte del’acqua a sinistra: Il Progetto di Trasferimento d’Acqua Sud-Nord a destra: il Gran Canale, il più grande fiume artificiale al mondo tutt’oggi in funzione bimestrale europeista|LOTTA EUROPEA|15

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