Sottosopra 1

 

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numero 1

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SOTTOSOPRA CST Periodico a cura del Centro Sub Treviglio - Numero 1, febbraio 2011 - pubblicazione non in vendita - vietata la riproduzione

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Diamo spazio ai tuoi progetti. Pozzuolo Martesana a 3km dal casello della nuova tangenziale Agrate/Melegnano COMPLESSO ARTIGIANALE / COMMERCIALE Capannoni da mq. 130-140-210-250-280-445 e multipli VENDESI - AFFITTASI La Libruma Costruzioni srl con consegna dicembre 2011 realizzerà in Pozzuolo Martesana fronte Strada Provinciale SP 103 il Complesso Libruma 5, composto da unità immobiliari “senza soppalchi”, con ampi spazi di manovra e svariati parcheggi privati e pubblici, uffici direzionali ed esposizioni. Via Michelangelo Merisi, sn - 24040 Misano di Gera d’Adda (Bg) - Fax 0363 849150 Tel. 0363 849195 Tel. 02 95735933 Piazza Garibaldi, 9 - 20066 Melzo (Mi) - Fax 02 95735933 w w w. l i b r u m a c o s t r u z i o n i . i t

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Editoriale I In copertina: Gorgonie rosse (Paramuricea Clavata) nell’Area marina Protetta di Portofino. Fotografia di Corrado Giavara n questo anno di transizione, in cui il Centro Sub Treviglio si è evoluto fino ad arrivare ad uno dei massimi livelli a cui un Diving possa aspirare, e cioè un IDC 5 Star, abbiamo voluto presentarci in maniera un po’ diversa rispetto ai soliti volantini, flyers e pieghevoli vari. Abbiamo pensato ad una vera e propria pubblicazione, una rivista a cui abbiamo dato il nome Sottosopra per raccontare il nostro mondo sia sotto che sopra la superficie. Vogliamo far conoscere la nostra storia, lo staff didattico e logistico, gli allievi che ogni anno iniziamo alla scoperta del grande pianeta mare o che proseguono nei corsi avanzati, fino a diventare loro stessi degli istruttori, dedicare servizi e rubriche sul mare e sui suoi abitanti e i nostri viaggi nel mondo. Vogliamo quindi, con questa rivista, raccontare tutto di noi, un gruppo di amici uniti dalla passione per il Grande Blu. Questo vuole essere Sottosopra: l’espressione dell’orgoglio di fare parte di questo splendido gruppo, il Centro Sub Treviglio. Grazie a tutti per la collaborazione. Il Presidente del Centro Sub Treviglio Chicco Cornelli Sede: via Aldo Moro, 30 24047 Treviglio BG Tel. 3355410416 - 3485143808 Padi Resort S-798706 info@centrosubtreviglio.it www.centrosubtreviglio.it Finito di stampare nel mese di Febbraio 2011 da Inchiostro Arti Grafiche Srl Via del Parco, 29 20064 Gorgonzola (MI) Tel. 02 95302789 r.a. Fax 02 95302873 www.inchiostroag.it Lo Squalo Balena (Rhincodon typus) uno degli incontri più affascinanti del Grande Blu. Fotografia di Corrado Giavara 1

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Sommario 5 6 11 12 15 17 18 20 30 anni di passione di Lorenzo Festa La storia, la sede e le attività di un club esclusivo Le Bocche di Bonifacio di Alfred Cardi Un emozionante tour subacqueo nelle acque cristalline tra la Corsica e la Sardegna Immersione sul Thistlegorm di Maurizio Deponti Racconto di un’immersione sul relitto che dal 1941 giace a 30 metri sul fondo del Mar Rosso Le aree marine protette di Silvia Ogliari Un valido strumento per la salvaguardia e l’incremento delle specie marine a rischio di estinzione La foto macro Consigli e accorgimenti per avere belle immagini anche con una piccola compatta di Marco Baroni e Giacomo Guercilena Apnea in sicurezza di Antonio Visintini Scegliere il posto giusto per organizzare un’uscita in mare Pistone o membrana? di Paolo Gironi Consigli per l’acquisto dell’erogatore Le mie prime bolle di Scilla Spolti Confessioni di una neo allieva Fotografie di Corrado Giavara 3

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Le attività e gli eventi A cura di Lorenzo Festa Trent’anni di passione La storia, la sede e le attività di un club esclusivo l Centro Sub Treviglio nasce il 14 Gennaio del 1980, per volontà di un gruppo di amici esperti subacquei, uniti dalla stessa passione che, col tempo, si è trasformata in qualcosa di più. Si sono create, così, altre attività parallele, come: fotografia e riprese subacquee, attività di volontariato e protezione civile, salvaguardia ambientale e pulizia dei fondali, e ovviamente preparazione di nuovi allievi attraverso corsi ricreativi e professionali. La didattica di riferimento del Centro Sub Treviglio è PADI ed è costituito da Istruttori e Assistenti che hanno seguito corsi di formazione e di aggiornamento presso varie didattiche, PADI, FIPSAS, PSA, HSA, DAN. I corsi proposti sono di diversi livelli e il brevetto che viene rilasciato è riconosciuto a livello internazionale: Il Corso Open Water Diver PADI Corso base: fornisce le conoscenze fondamentali e le tecniche necessarie per immergersi in sicurezza, con un compagno, alla massima profondità di 18 mt. Il Corso Advanced Open Water Diver PADI È il passo successivo al corso Open. Scopo: accrescere la propria preparazione ed esperienza, imparando a gestire immersioni profonde, di navigazione subacquea, notturne, relitto,ricerca e recupero etc. Il Corso Rescue Diver PADI Questo 3° livello insegna a sviluppare il senso di responsabilità, imparando a badare non solo a se stessi, ma anche alla sicurezza e al benessere del proprio compagno di immersione. L’addestramento prepara i subacquei alla prevenzione e alla risoluzione dei problemi in caso di necessità I Il Corso Divemaster PADI E’ il primo livello professionale tra i corsi proposti. Si lavora a strettissimo contatto con il proprio Istruttore PADI, che qualificherà l’allievo a supervisore delle attività d’immersione e suo assistente. Corsi di Specialità Si organizzano anche corsi di immersione profonda, notturna, sui relitti, con aria arricchita, orientamento, primo soccorso, biologia marina, fotografia subacquea, ecc. Il Centro Sub Treviglio svolge la propria attività nella piscina di Cassano d’Adda per le lezioni pratiche e nella propria sede di Treviglio per le lezioni di teoria. Il mercoledì in piscina è una serata dedicata all’addestramento con utilizzo delle bombole e al nuoto per i soci e per coloro che vogliono provare gratuitamente una immersione subacquea di prova accompagnati da un istruttore. Il venerdì è la serata dedicata, oltre ai corsi, ad intrattenimenti legati alla subacquea e momenti di aggregazione per tutti i soci nell’attrezzatissima sede dove spesso si organizzano gite e vacanze subacquee, parte integrante delle attività del Centro Sub. A testimonianza è possibile visitare il nostro sito www.centrosubtreviglio.it ><(((º> Nelle foto: Lo staff e gli ambienti del centro con le aule per i corsi e le zone ricreative, la piscina e il logo della didattica. Fotografie Archivio Centro Sub Treviglio 5

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Mediterraneo nostrum LE BOCChE DI BOnIfACIO Tra la Corsica e la Sardegna, un mare cristallino ricco di vita e scenari naturali di straordinaria bellezza Testi di Alfred Cardi Fotografie di Angelo Fumagalli e Corrado Giavara P otremmo definire le Bocche di Bonifacio poco più di un’espressione geografica che interessa due isole e due nazioni. Uno degli angoli più belli del mediterraneo racchiuso tra l’arcipelago di La Maddalena e Lavezzi a Est, Capo Testa e Capo di Feno a Ovest. Un’importanza naturalistica e una ricchezza per il territorio che deve gran parte del proprio afflusso turistico ad una natura ancora rigogliosa protetta in parte dal maestrale ed un mare impervio. Negli ultimi anni anche le istituzioni italiane e francesi se ne sono rese conto, tanto da voler creare una zona di tutela che unisca i Parchi naturali de La Maddalena e quello di Lavezzi. Scopriremo questi luoghi facendo un piccolo tour subacqueo da Ovest a Est, scegliendo alcuni dei tanti punti d’immersione in queste acque famose per il loro caratteristico color turchese. La prima tappa doverosa è l’ingresso delle Bocche: Capo Testa, dove enormi massoni di granito sprofondano velocemente nel blu e garantiscono all’acqua una limpidezza unica. Oltre alla flora e fauna tipiche del mediterraneo non è difficile imbattersi in reperti archeologici di epoche diverse, dalle antiche anfore e ancore romane a reperti dell’ultima grande guerra. I subacquei tecnici più esperti potranno esplorare alcuni relitti di notevole interesse, protetti dalla profondità e dalle forti correnti dello stretto. Passaggi e grotte creati dal granito, anfratti bui che nascondono volte ricche di corallo rosso (Corallium rubrum). Gorgonie, aragoste ben nascoste, le immancabili murene e cernie fanno da cornice alle nostre immersioni. Ci spostiamo di un paio di miglia per ritrovarci di fronte al porto di Santa Teresa Gallura, paesino incastonato all’estremo nord della Sardegna e punto di partenza privilegiato per l’esplorazione di questo tratto di mare. Qui tro- viamo un’immersione unica soprattutto per i fotografi più esperti grazie alla presenza della Gerardia savaglia (Savalia savaglia, falso corallo nero), citata anche nella Guida alle immersioni della Sardegna (Dore-Colomo) che la si definisce “l’immersione più carica di fascino che si può fare nei mari della Sardegna”. Comincia su una secca a -28 metri, il lato ad Est è coperto di gorgonie rosse tra cui spiccano due enormi rami gialli della nostra Gerardia; uno spettacolo che da solo merita i quasi 40 metri di discesa che ci separano dalla superficie. Un tuffo che ho fatto decine e decine di volte, non manca mai di stupirmi per la bellezza del posto e lasciarmi un po’ di rammarico per la brevità dell’immersione dettata dalla profondità, al limite della subacquea ricreativa. A circa dieci minuti di navigazione troviamo l’isolotto di La Marmorata. Due dromi posti sul promontorio ci ricordano la pericolosità di questo tratto di mare do-

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Pagina precedente in alto: il mare spumeggiante di Capo Testa. In alto: i meravigliosi rami della Gerardia savaglia. A destra: il corallo rosso con i suoi polipi espansi e una cernia bruna fa capolino tra gli anfratti dei fondali della secca Washington. In basso: lo spettacolare paesaggio che offre l’arcipelago di La Maddalena ve, nel 1982 affondò il cargo greco Agelika, sbattuto sulle rocce da una burrasca. In quasi trent’anni il relitto è stato distrutto dalle mareggiate, lasciando però ai sub la possibilità di ammirarne alcune parti. L’immersione è tecnicamente semplice non superando mai i -18 metri, si complica un po’ decidendo di fare qualche penetrazione nella poppa o nella cabina di comando, delizia per relittari e fotografi. Nei mesi di giugno e luglio le lamiere si popolano di corvine (Sciaena umbra), si

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Mediterraneo nostrum Sopra: le acque cristalline del Parco Naturale di Lavezzi, meta ambita da tutti i subacquei. Con Chi immergersi Il Blu Dive Center di Santa Teresa di Gallura è il centro sub ideale per fare immersioni nelle Bocche di Bonifacio. Dotato di una veloce e comoda barca di oltre 9 metri che permette anche full day, è in grado di raggiungere in pochi minuti i punti d’immersione sia nel Parco Naturale di Lavezzi che nel vasto arcipelago di La Maddalena e Capo Testa. INforMazIoNI: Blu Dive Center Via Nazionale, 71 - 07028 Santa Teresa di Gallura (o-T) Tel. 3287173499 - 338 6808576 fax 0789 752241 e-mail: info@bludivecenter.com web: www.bludivecenter.com muovono sui resti della nave che è ormai loro dimora in cui l’uomo da antico padrone è divenuto ospite. La caratteristica di questa immersione è però la presenza di nudibranchi in quantità inusuale, soprattutto cratene (Cratena peregrina) e flabelline (Flabellina affinis), che colorano di rosa e bianco i vecchi metalli ricoperti di vegetazione. E’ ora di attraversare le acque internazionali ed entrare in territorio francese, nel Parco naturale di Lavezzi. La nostra destinazione non è la famosissima immersione della Città delle Cernie, ma la meno conosciuta Secca della Piramide. La secca si trova a poche centinaia di metri dal luogo in cui affondò la nave francese Semillante, il nome piramide è dovuto all’obelisco eretto in memoria dei caduti sulla vicina isola. Anche qui sono presenti le enormi cernie che hanno reso famoso l’arcipelago, ma un’altra specie rende unica quest’immersione: i dentici (Dentex dentex). In pochi altri posti mi è capitato di poter ammirare questo pesce così da vicino, vederlo in caccia, ammirarne la livrea. La maggior parte delle informazioni che ritrovo nei cassetti della mia memoria relative a questo predatore nascono qui, dove lo sparidae sembra perdere parte della sua proverbiale prudenza nei confronti dell’uomo. L’eccezionale limpidezza dell’acqua e la costante presenza di mangianza ha permesso varie volte l’avvistamento di grandi tonni (Thunnus thynnus) che passano come missili sulla testa dei sub. È molto comune in questa parte del Mediterraneo, ma la sua velocità negli spostamenti e il fatto che sia piuttosto schivo lo rendono un avvistamento non comune. Torniamo in Italia per l’ultima tappa del tour nella più famosa delle immersioni del Parco nazionale di La Maddalena: la Secca di Washington. Morfologicamente è un enorme palla di granito poggiata sulla sabbia, per qualche motivo la natura ha deciso che in questo punto si dovessero incontrare i più grossi predatori del mediterraneo. Cernie, dentici, ricciole sono di casa tra le rocce e il loro avvistamento è tutt’altro che una rarità. Negli ultimi anni un grande branco di lucci di mare (Sphyraena sphyraena), accompagnati spesso dai loro cugini barracuda (Sphyraena barracuda), hanno fatto la loro comparsa e stazionano poco distante dal cappello: una suggestiva danza nel blu. É ora di fare ritorno in porto lasciandoci alle spalle la magia delle Bocche di Bonifacio e dei suoi fondali di cui abbiamo solo iniziato a scoprire i tesori. ><(((º> 8

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*offerta valida dal 6 giugno 2011 al 31 luglio 2011 offerte Diving + soggiorno SPECIALE BolognaFiere 10 immersioni e soggiorno di 6 notti in camera doppia con bagno 399€* Su richiesta preventivi personalizzati Inoltre a chi ne fa richiesta inviamo gratuitamente un DVD girato sui nostri punti d’immersione. BLU DIVE CENTER Via Nazionale 71 - 07028 Santa Teresa Gallura (O-T) tel. 328 7173499 - 338 6808576 Fax 0789 752241 email: info@bludivecenter.com www.bludivecenter.com responsabili: Alfred “Freddi” Cardi, Serenella Pes R EB A Vendita Assistenza Noleggio: CARRELLI ELEVATORI BATTERIE INDUSTRIALI RADDRIZZATORI DI CORRENTE BATTERIE AVVIAMENTO REBA s.r.l. - 20060 LISCATE (MI) - Via Milano, 13/15 Tel. 02 95.87.336 - Fax 02 95.87.721 e-mail: rebabatteriesrl@libero.it

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Racconti di viaggi e immersioni IMMERSIOnE SuL ThISTLEGORM Il relitto del cargo inglese giace su un fondale sabbioso a 28 metridi profondità Testo di Maurizio Deponti Fotografie di Pietro Bondioli D urante l’ultimo viaggio organizzato dal Centro Sub Treviglio a Sharm El Sheikh lo scorso novembre non potevamo non tornare ad immergerci su uno dei relitti più famosi al mondo, il Thistlegorm, in quell’autentico paradiso che è il Parco Nazionale di Ras Mohammed. Non appena iniziamo la discesa lungo la “shamandura”, una cima legata al relitto che permette l’ormeggio della nostra barca, scorgiamo la sagoma del magnifico cargo armato a vapore britannico lungo oltre 126 metri e largo 17, e siamo ripagati della levataccia prima dell’alba e delle ore di navigazione. Il Thistlegorm è stato affondato il 6 ottobre 1941 da due bombardieri tedeschi, mentre era in missione per rifornire le truppe Inglesi in Nord Africa. Le bombe colpirono in pieno la stiva che conteneva le munizioni; l’esplosione fu devastante, tanto che le due locomotive che si trovavano sul ponte furono scaraventate a parecchi metri di distanza e la nave, spezzata in due tronconi, colò a picco, raggiungendo il fondale piatto e sabbioso in assetto di navigazione, a circa 30 metri di profondità. A 70 anni dall’affondamento il Thistlegorm ci appare in tutto il suo fascino: la prosperosa vita marina ha trasformato questo ammasso metallico in un reef artificiale, con alcionari e madrepore sulle sue pareti, barracuda, tonni, carangidi e pesci pipistrello tutt’intorno, grosse cernie vicino all’enorme elica e pesci coccodrillo e murene tra il grande argano dell’ancora e le lamiere divelte. Ispezioniamo lo scafo tra cavi, bombe e scatole di munizioni, pinneggiando dalla poppa, armata con il cannoncino antiaereo e la mitragliatrice pesante, fino alla prua, passando sopra ad un carro armato leggero capovolto, verso i vagoni ferroviari e i carri cisterna, per tornare poi a visitare la cabina del capitano, dove ancora c’è la sua vasca da bagno. Dobbiamo risalire; la scelta di usare il Nitrox in questa immersione si rivela la migliore, il computer non richiede tappe di decompressione e possiamo già pensare alla seconda immersione. Esploriamo l’interno del relitto tra nuvole di glass fish che si disperdono alla luce delle nostre torce, seguiamo la guida attraverso le stive dove è collocato il carico di autocarri, motociclette, automobili, pneumatici, stivali, granate, casse di fucili, parti di ricambio per aerei e carri armati; compiamo molteplici giri tra le varie sezioni delle stive e l’incrocio con un altro gruppo Sotto e a lato: Alcune immagini del relitto del Thistlegorm, affondato nel 1941. Fu scoperto nel 1956 da Jacques-Yves Cousteau. di subacquei in fila indiana crea un po’ di confusione. Siamo emozionati ed entusiasti, ma al tempo stesso coscienti dello stato di sofferenza di questo straordinario relitto, provocato anche dalle migliaia di subacquei che ogni anno lo visitano; le bolle d’aria intrappolate al suo interno stanno accelerando l’ inevitabile processo di deterioramento ed un passaggio che in precedenti immersioni ricordavamo essere agevole risulta ora piuttosto difficoltoso per il parziale cedimento di una struttura sovrastante. Non sappiamo per quanto ancora le autorità egiziane permetteranno immersioni sul Thistlegorm e questo rende il ricordo dell’esperienza vissuta ancora più suggestivo. ><(((º> 11

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Appunti di biologia marina LE AREE MARInE PROTETTE La loro creazione rimane l’unico valido strumento per la salvaguardia e l’incremento delle specie marine a rischio di estinzione A cura di Silvia Ogliari Fotografie di Corrado Giavara istituzione di aree protette in mare ha seguito di diversi decenni quella sulla terra ferma, probabilmente sia perché gli effetti di uno sfruttamento eccessivo sono più tangibili sui continenti che in mare, sia perché il mare è sempre stato concepito come un qualcosa di tutti e di nessuno e come tutte le cose pubbliche tende ad essere trascurato, anche per i grossi problemi gestionali che richiede. L’ Basta solo pensare al fatto che in un parco terrestre, a differenza di quello marino, i confini sono ben delimitati e può essere controllato tutto ciò che entra e esce. Attualmente, anche per quanto riguarda il mare ci si sta avviando verso una politica di istituzione di aree protette, ritenute inutili in passato, forse perché si considerava infinita la capacità autodepurativa del mare e illimitata la sua capacità quale ricettore di ogni genere di rifiuto prodotto dall’uomo. Solo nel 1982, con le leggi sulla razionalizzazione della pesca marittima e quella sulle precise disposizioni per la difesa del mare, si è iniziato in Italia a considerare concretamente la gestione dell’ambiente marino: tra le altre cose è stata prevista l’istituzione, lungo le coste italiane, di riserve marine. La complessità burocratica da un lato, e la difficoltà e i ritardi nell’applicazione 12

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Pagina precedente: Cernia Bruna (Ephinephelus Guaza), pesce predatore al massimo livello della catena alimentare, dal tasso di riproduzione molto lento e quindi molto sensibile alla pesca intensiva. Questa specie era quasi scomparsa dal Mediterraneo, ma grazie alle zone protette e alla regolamentazione della pesca subacquea si sta progressivamente ripopolando. A destra: veduta di Punta Torretta, una delle zone dell’Area Marina Protetta di Portofino, esempio di istituzione tra i più riusciti. delle norme dall’altro, ha avuto come conseguenza il fatto che, dal dicembre del 1982 al 1998, sono state istituite solo quindici aree protette, di cui tre o quattro realmente funzionanti. Infatti, per alcune la gestione è affidata alle Capitanerie di porto competenti territorialmente (che però non hanno né gli uomini, né i mezzi strumentali e, tanto meno, i requisiti professionali per garantire il raggiungimento degli obiettivi di un’area protetta), e per le altre sono ancora in corso le procedure per l’affidamento. Inoltre, una legge del 1998 ha decretato la protezione di un’area, “Il santuario dei Cetacei”, tra la costa francese, quella ligure e la Corsica, data l’enorme ricchezza in Cetacei che questa zona offre, e la stretta dipendenza da quest’area, dal punto di vista alimentare, della balenottera comune del Mediterraneo. uno dei problemi maggiori nell’istituire un’area protetta è costituito dall’opposizione delle popolazioni locali, che avvertono le limitazioni che una riserva marina impone come qualcosa che può solo danneggiarli e impoverirli. Un’area marina protetta non implica soltanto l’introduzione di necessari vincoli o limitazioni nell’uso delle risorse ambientali, ma anche la valorizzazione delle risorse naturali e paesaggistiche con l’individuazione di nuove opportunità economiche, come quelle legate al turismo, sia terrestre che subacqueo. Un ambiente in cui regna il degrado non può che produrre uno scarso turismo. uno degli scopi di un parco marino è promuovere l’uso sostenibile delle zone costiere mediante l’utilizzo razio- nale degli ecosistemi e delle loro risorse, limitandosi a prelevare con la pesca solo una parte di ciò che il mare produce, lasciando integra un’adeguata quantità di individui in grado di riprodursi e moltiplicarsi. Ciò consente uno sviluppo in grado di essere mantenuto a lungo, permettendo alle risorse stesse di rinnovarsi. Le aree protette possono tutelare specie commercialmente molto sfruttate, proteggendo le aree di riproduzione, che costituiscono il punto di partenza per il ripopolamento, oltre che salvaguardare aree di accrescimento degli stadi giovanili. Molte specie infatti, per l’interesse commerciale che hanno, sono state iscritte nel “Red Data Book”, cioè nella lista della IUCN ( International Union for the Conservation of the Nature) nella categoria delle specie “minacciate commercialmente”: non sono a rischio di estinzione, bensì soggette a pesca eccessiva non sostenibile; l’estinzione sarebbe solo la conseguenza di uno sfruttamento spregiudicato. Nei nostri mari un esempio tipico è quello della Cernia Bruna, pesce predatore che si trova al massimo livello della cate- na alimentare, ad accrescimento e tasso di riproduzione molto lenti, quindi estremamente sensibile alla pesca intensiva. Per tale motivo questi serranidi erano quasi scomparsi dal Mediterraneo, al di fuori delle aree protette. Fortunatamente le osservazioni di questi ultimi anni stanno indicando un lento ma progressivo incremento della presenza di questo pesce, probabilmente grazie all’aumento delle zone protette e alla regolamentazione della pesca subacquea. In Italia, in questo senso, sono state determinanti due leggi: la n. 979/82 “Disposizioni sulla difesa del mare” e la n. 394/91 “Direttiva Europea Quadro sulle aree protette”. Delle circa 45 aree protette previste con queste due leggi, ne sono state poi ufficialmente istituite poco più di una ventina, ma di queste solo due o tre sono correttamente governate, le altre mancano di ente gestore e di regolamento. Possiamo solo sperare che, con il tempo, l’informazione e la sensibilizzazione contribuiscano ad accrescere la cultura della tutela e del rispetto dell’ambiente e delle risorse naturali. ><(((º> 13

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