Qui Ticino... a voi missionari, Anno 45, numero 163, settembre 2013

 

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Associazione Gruppo Medaglia Miracolosa Mendrisio - Switzerland

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Anno 45, numero 163 Qui Ticino... settembre 2013 Periodico trimestrale ticinese del Gruppo Medaglia Miracolosa di Mendrisio attivo dal 1960 www.medaglia-mendrisio.org ...a voi missionari Bimba con il fratellino nella missione di Tolohomiady, Madagascar

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Notizie ed avvisi CALENDARIO MARIANO MISSIONARIO prossimi appuntamenti Sabato, 21 settembre 2013 Incontro di tutte le conferenze San Vincenzo De Paoli della Svizzera. Celebrazione del 200° compleanno del Beato Federico Ozanam presso la chiesa San Nicolao a Lugano Besso. Ore 16.30 conferenza di padre Luigi Nuovo; ore 18.00 Santa Messa. Venerdì, 27 settembre 2013 Incontro mensile. Nella chiesa Parrocchiale di Mendrisio: ore 19.30 Santo Rosario meditato; ore 20.00 Santa Messa. Segue nella Biblioteca San Damiano l’incontro mensile missionario. Sabato, 19 ottobre 2013 In preparazione alla Giornata Missionaria Mondiale che quest’anno non sarà più celebrata in un unico luogo per tutta la diocesi ma, per privilegiare lo spirito di evangelizzazione là dove la gente forma comunità, in ogni parrocchia, zona pastorale o vicariato, la parrocchia di Mendrisio organizza una Serata sul Campo di Lavoro in Madagascar. Inizio alle ore 20.15 presso l’Oratorio Santa Maria. Venerdì, 25 ottobre 2013 Fiaccolata e veglia di preghiera per i cristiani discriminati e perseguitati. Partenza dalla chiesa dei Cappuccini di Mendrisio alle ore 20.15. Mercoledì, 27 novembre 2013 ANNIVERSARIO DELL’APPARIZIONE Nella chiesa dei Cappuccini di Mendrisio: ore 19.30 Santo Rosario meditato. Ore 20.00 Santa Messa. Sabato, 14 dicembre 2013 Mercatino di Natale a Mendrisio, dalle ore 10.00 alle 18.00, la nostra Associazione sarà presente con una bancarella in Piazza del Ponte. Domenica, 22 dicembre 2013 Giornata dedicata alla PREGHIERA PERENNE. L’invito è quello di unirsi in preghiera in famiglia o nella propria comunità parrocchiale. Venerdì, 27 dicembre 2013 Celebrazione del “27” in famiglia. Impressum Editore: Associazione “Gruppo Medaglia Miracolosa”, Mendrisio Direzione, redazione e amministrazione: via Carlo Croci 6, 6850 Mendrisio tel: +41 91 646 28 20 fax: +41 91 646 28 15 email: quiticino@medaglia-mendrisio.org internet: www.medaglia-mendrisio.org Orari apertura segretariato: Lunedì - Venerdì: 09:00-11:30 / 14:00-17:00 Direttore Responsabile: don Angelo Crivelli Redazione: Carla Bernaschina, Stefania Bazzurri, Florindo Brazzola, don Angelo Crivelli, Michele Faul Impaginazione e Grafica: Michele Faul Tipografia: Fratelli Roda SA, zona Industriale 2, 6807 Taverne Abbonamento: Di qualunque offerta, indipendentemente dal modo di versamento, fr. 4.— danno diritto all’abbonamento. Vita dell’Associazione... 2

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Missione compiuta! Mentre scrivo queste righe, a pochi giorni dal mio rientro dal campo di lavoro estivo in Madagascar, con don Gian Pietro e un gruppo di giovani delle nostre parrocchie, pensieri e impressioni non si sono ancora sedimentate nell’animo. Occorre tempo per rielaborare un’esperienza intensa che scombussola ritmi e abitudini. Siamo andati a nome delle Parrocchie di Mendrisio, Balerna, Salorino, Vacallo e Castel San Pietro che hanno vissuto l’Avvento e il Natale di solidarietà per la realizzazione di un Centro parrocchiale nel villaggio di Tolohomiady a pochi chilometri dalla missione vincenziana di Ihosy, nel sud della grande isola di fronte all’Africa. Siamo andati anche a nome della Medaglia Miracolosa che aveva conosciuto questi generosi padri Lazzaristi italiani negli anni sessanta: padre Attilio Mombelli, padre Strapazzon e padre Razzu che, insieme a padre Carlo Visca, abbiamo potuto incontrare, ricordano ancora la visita missionaria di Rino e Stefania con don Vittorino. Da allora tante cose sono cambiate e il peso degli anni comincia a farsi sentire sulle pur forti spalle di questi missionari, ma l’ardore per la missione e l’amore per la gente e la chiesa malgascia è rimasto giovane e ardente. del villaggio il primo pasto cucinato da loro e iniziare i primi incontri con i genitori, i giovani e i bambini. I nostri artisti hanno dipinto anche un murale che rappresenta Maria con in braccio Gesù bambino e una grande stella cometa che sembra indicare il nuovo cammino comunitario. La gente del villaggio ha ripetuto e cantato più volte “misautra” (grazie!) e ci ha chiesto di portare alle nostre parrocchie e alla Medaglia Miracolosa il loro abbraccio e la certezza che loro ci ricorderanno sempre e pregheranno per tutti noi! Tornando dalla nostra esperienza in Madagascar, ci portiamo addosso la polvere rossa delle piste sterrate, la bellezza del cielo notturno trapuntato di stelle, scenari sempre nuovi di monti, risaie e mandrie di zebù, ma nel cuore porteremo soprattutto i volti delle persone incontrate con le quali abbiamo cercato di condividere un poco della nostra vita, i coraggiosi bambini di Tolohomiady e di Ihoshy, i giovani e le loro famiglie con le loro fatiche, la povertà estrema, ma anche i loro sogni e la loro fede giovane espressa nella gioia di melodiosi canti e danze malgasce. E infine l’accoglienza fraterna da parte di padre Carlo e padre Attilio nella missione, con le suore malgasce Voahangy e Jacqueline che ci hanno fatto da mamma. Contraddizioni e piccoli miracoli, speranze e sogni, piccole storie, immagini e volti, che chiedono di essere ripensati e riposti nel cuore, ma che oramai sono entrati a far parte della nostra vita. Una traccia profonda anche nel cuore dei bravi giovani volontari che hanno vissuto il campo di lavoro con impegno, semplicità e spirito di adattamento. Grazie Madagascar e… “veluma” (arrivederci)! Don Angelo Crivelli, Assistente Tre giorni di viaggio per giungere laggiù… ma ne valeva la pena! Ora possiamo dire: “Missione compiuta!”. È forse la prima volta che durante il campo di lavoro stesso abbiamo potuto vedere completamente realizzata l’opera sostenuta con l’azione natalizia e per la quale è stato organizzato il campo di lavoro giovanile. Il centro d’incontro nel villaggio di Tolohomiady, accanto alla chiesetta, è una realtà: bello, accogliente e funzionale, pur nella sua semplicità. È stato commovente “inaugurarlo” con la nostra presenza, dopo un’indimenticabile vivace Messa malgascia, condividere con le famiglie Lettera dell’Assistente... 3

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Da Bangalore, nel sud dell’India, padre K.P. Xavier, priore generale della Congregazione dei Rosariani, lancia un appello per far trivellare dei pozzi alla ricerca di acqua. Senza quest’ultima le poche risorse agricole non permettono più di sostenere le attività dei monaci. Dobbiamo assolutamente trovare 8’125 franchi per finanziare almeno lo scavo di un pozzo e dotarlo delle strutture necessarie per portare l’acqua in superficie. Carissimi amici, sono padre K.P. Xavier, nuovo priore generale della Congregazione dei Rosariani e con i nostri 28 seminaristi, i 7 novizi e i 45 alunni vi inviamo un cordiale saluto. Come già sapete la nostra congregazione è la prima organizzazione contemplativa e missionaria, indigena dell’Asia. Fu fondata nel 1928 da padre B. A. Thomas, servo di Dio in Sri Lanka, per sostenere le missioni con preghiere e penitenze così come preconizzato nel 1926 dall’enciclica “Rerum Ecclesiae” di Papa Pio XI. Intanto cogliamo l’occasione per ringraziarvi di tutto quanto voi avete fatto per lo sviluppo e il benessere della nostra congregazione. In 84 anni di presenza in India e Sri Lanka sono sorti ben 24 monasteri che testimoniano al mondo l’umile, nascosta, laboriosa e contemplativa vita di Gesù e di Maria di Nazareth. Non a caso il Sinodo vescovile, terminato nel 2012 a Roma, ha raccomandato per l’Asia una nuova evangelizzazione improntata da una vita umile e semplice nel silenzio e nella preghiera. Noi contemplativi, consacrati a una vita di preghiera e di penitenza nei monasteri, abbiamo misere risorse provenienti da piccole aziende agricole. A causa dell’acuta scarsità d’acqua siamo però costretti a sospendere ogni attività di coltivazione. Le precipitazioni del 2012 sono state del 60% inferiori a quelle già scarse del 2011. È triste non poter avere l’acqua potabile dai pozzi scavati 15 anni fa a 150 metri di profondità e il governo non è in grado di supplire a tale mancanza. Siamo pertanto costretti a far trivellare nuovi pozzi fino a 400 metri che, con le pompe a motore e le tubazioni, vengono a costare l’equivalente di circa 8’125 franchi ognuno. Nuovi pozzi per rianimare le evanescenti risorse Progetti per le missioni... L’agricoltura è un fallimento totale e non ci permette di mantenere le nostre comunità, di affrontare gli impegni di formazione, di sostenere le spese mediche per gli anziani della congregazione e di finanziare le altre attività caritatevoli e missionarie. Ciò mi costringe ad appellarmi alla vostra generosità. Un vostro anche piccolo aiuto finanziario può servire a mantenere i nostri giovani seminaristi o le comunità contemplative nei vari luoghi o i monaci ammalati oppure l’una o l’altra attività benefica o missionaria. Qualsiasi vostro sostegno è benvenuto. Fate tutto il possibile per aiutarci a scavare un pozzo! Uniti in Gesù e con la sua benedetta Madre, Regina del Santo Rosario, vi saluto fraternamente. Padre K.P. Xavier 4

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Suor Angela Mantini, missionaria comboniana presso la casa provinciale di Addis Abeba (Etiopia), segue giovani donne, vittime delle più disparate violenze. Insegna loro il lavoro manuale per distoglierle dal pensiero delle loro disgrazie e per prepararle al reinserimento nella società. Ha bisogno di un aiuto per procurarsi il materiale da cucito. Carissimi amici, da qualche tempo non mi faccio presente a voi che da anni mi avete seguito e sostenuto nella missione con le varie attività e luoghi diversi assegnatimi dalla Provvidenza del Signore. Il nostro ultimo contatto risale al 2010, tempo in cui ho lasciato la missione di Filseta per tornare a servire nella casa provinciale della Congregazione delle “Sisters Handmaids of the Church” di Addis Abeba. Gli avvenimenti che si sono succeduti sono stati molti: il mio trasferimento per sostituire la superiora provinciale per un anno e un periodo di riposo in Italia, dove sono rimasta a fianco di mia sorella fino al momento della sua morte avvenuta nel novembre 2011. Poi il mio ritorno in Etiopia e da ultimo la nuova assegnazione a seguire giovani donne vittime di violenze sia di quante sono in patria che di quante ritornano dai paesi di emigrazione in condizioni drammatiche. Un buon numero di loro ha dei bimbi fino a sei mesi. Questa nuova attività è iniziata lo scorso settembre 2012. La responsabilità legale è coperta da un’organizzazione non governativa locale presieduta da una donna cattolica. Noi, come Comboniane, ci occupiamo dell’aspetto umano e spirituale delle donne presenti nell’ospizio. Per non lasciarle troppo tempo inattive, abbiamo preso delle iniziative pratiche che le tengano occupate e le distolgano dal pensiero delle loro Imparare il lavoro manuale per reinserirsi nella società disgrazie. Facciamo eseguire, dopo aver insegnato per un certo periodo, lavori di ricamo, maglieria a mano, preparazione di cartoline, e altro che con il tempo vedremo utili per un loro reinserimento nella società. Per questo scopo avremmo necessità di acquistare in loco materiale come stoffa, cotone, lana, aghi, uncinetti, ecc. Credo fare cosa utile allegare qualche foto recente del gruppo che sta terminando un periodo di sei mesi all’ospizio e si sta avviando verso un reinserimento; chi nella famiglia, chi nel lavoro, chi in altre associazioni, chi per iniziare una modesta attività privata. Ogni donna, al momento di uscire dall’ospizio e cedere posto ad altre donne in situazioni molto peggiori, avrebbe necessità di una piccola somma di denaro, almeno 120 franchi per riaffrontare una realtà non più protetta come quella interna. Faccio presente che i gruppi che si susseguono non sono molto numerosi e ciò al fine di poterli seguire nel migliore dei modi. Con loro siamo due consorelle: suor Letteselassie Asema dall’Eritrea ed io. Non voglio osare chiedere una somma, lascio a voi, se è possibile, come e cosa fare. Vi ringrazio in anticipo augurandovi tutte le grazie necessarie dal Signore per l’intercessione di Maria sua e nostra Madre. Suor Angela Mantini Progetti per le missioni... 5

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Padre Mario Benedetti, missionario Comboniano, dal suo esilio, che dura oramai da quattro anni, chiede un aiuto per portare sollievo ai bisognosi e per finanziare le attività pastorali nel campo profughi di Makapndu. Carissimi amici, mi trovo nel campo profughi Congolesi in Sud Sudan. Il 17 settembre del 2008, i ribelli ugandesi di Joseph Kony, hanno appiccato il fuoco alla Missione (casa) e alle capanne della gente. Siamo rimasti senza casa e senza abitazione. La gente si è spostata in Sud Sudan e noi l’abbiamo seguita. Da quel famoso giorno sono passati quattro anni. Solo il Signore sa quando potremo ritornare. Abbiamo la nostra capanna vicino alla cappella, in mezzo alle loro capanne. Giorno dopo giorno preghiamo perché questo esilio abbia a terminare. Ricevono le provviste una volta al mese e devono saperle gestire per non arrivare a metà mese e non aver più da mangiare. Devono abituarsi a mangiare ciò che non gradiscono oppure venderlo per acquistare ciò che ai loro bambini piace. La nostra vita è di essere loro vicini, fare nostre le loro sofferenze e le loro gioie che, in verità, sono pochissime. Una delle nostre preoccupazioni è di essere vicino alle persone anziane. Credo che la loro speranza di rientrare e rivedere i loro posti sia minima. Abbiamo un incontro settimanale, il venerdì. Con loro preghiamo il Santo Rosario e dopo la spiegazione del Vangelo ricevono qualche cosa che faccia loro piacere. Verso la fine del mese, quando il cibo scarseggia, li aiutiamo dando loro farina di granoturco o di manioca, di sorgo o altro. Un compito difficile è quando sono ammalati nelle loro capanne, magari nessuno va a trovarli e portare qualche cosa da mangiare o qualche medicina. La vita diventa difficile. Qui non ci sono ospizi, ma il campo lo diventa se non c’è qualcuno che voglia loro bene e che lo dimostri a fatti, non solo a parole. Che il Signore faccia comprendere queste cose affinché possano aiutarsi fra loro. Alle volte mi domandano del latte in polvere, dello zucchero o del the o caffè, che possa dare loro un po’ di forza. L’altro giorno una donna protestante, ammalata già da vari mesi, mi ha chiesto di poter mangiare un po’ di riso con del pesce secco. Al mercato della domenica abbiamo comprato quanto La vita nel campo profughi Makapndu nel Sud Sudan necessario e lunedì una mamma ha cucinato per lei. La sera non ha mangiato e durante la notte è morta. Mi spiace di non averla accontentata. Prestiamo pure assistenza alle persone anziane e ammalate, alle volte anche di AIDS. Ci occupiamo anche dei bambini dell’asilo che raccogliamo in due capannoni. Ne abbiamo circa trecento, fra bambini e bambine; vengono per passare qualche ora insieme e con l’aiuto di due maestre e di due assistenti incominciano a imparare a scrivere, a leggere e a parlare. Avranno poi la possibilità di frequentare la prima e la seconda classe elementare. Anche a loro diamo qualche cosa: latte in polvere, biscotti, a giorni alternati. Si sentono così seguiti e contenti. Non sanno che qui non è la loro terra e che un giorno, magari presto, possano rientrare... Un altro impegno sono le scuole secondarie e magistrali. Ci sono moltissimi giovani che fanno pena a vederli. Non hanno lavoro e non hanno voglia d’andare a scuola, così la loro vita diventa insulsa. Sono sette i professori che seguono questi ragazzi. A noi spetta chiedere aiuto affinché siano pagati e possano ben insegnare. Non abbiamo la possibilità, ma sarebbe utile per loro che imparassero un mestiere (falegname o meccanico) almeno secondo i mezzi che abbiamo. L’attività pastorale non deve essere trascurata, ma è assai difficile perché la gente pensa al mangiare e ad avere un po’ di denaro. Ci sono giovani che producono la carbonella, ma poi spendono il ricavo per bere e per altre storie. Abbiamo il catecumenato per i bambini e adulti, per i cresimandi e per quelli che vogliono ricevere il sacramento del matrimonio. Per tutto questo occorrono dei mezzi. Crediamo che il Signore, attraverso le vostre mani, ci verrà in aiuto. Per il momento vi saluto e vi ringrazio. Padre Mario Benedetti Progetti per le missioni... 6

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Madre della Chiesa Madre della Chiesa, e Madre nostra Maria, raccogliamo nelle nostre mani quanto un popolo è capace di offrirti; l’innocenza dei bambini, la generosità e l’entusiasmo dei giovani, la sofferenza dei malati, gli affetti più veri coltivati nelle famiglie, la fatica dei lavoratori, le angustie dei disoccupati, la solitudine degli anziani, l’angoscia di chi ricerca il senso vero dell’esistenza, il pentimento sincero di chi si è smarrito nel peccato, i propositi e le speranze di chi scopre l’amore del Padre, la fedeltà e la dedizione di chi spende le proprie energie nell’apostolato e nelle opere di misericordia. E Tu, o Vergine Santa, fa’ di noi altrettanti coraggiosi testimoni di Cristo. Vogliamo che la nostra carità sia autentica, così da ricondurre alla fede gli increduli, conquistare i dubbiosi, raggiungere tutti. Concedi, o Maria, alla comunità civile di progredire nella solidarietà, di operare con vivo senso della giustizia, di crescere sempre nella fraternità. Aiuta tutti noi ad elevare gli orizzonti della speranza fino alle realtà eterne del Cielo. Vergine Santissima, noi ci affidiamo a Te e Ti invochiamo, perché ottenga alla Chiesa di testimoniare in ogni sua scelta il Vangelo, per far risplendere davanti al mondo il volto del tuo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo. Giovanni Paolo II Preghiamo e meditiamo insieme... 7

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MadagaChe? Madagascar! “Ma questo Madagascar, quanto è grande? Che lingua parlano? E come si chiamano i suoi abitanti, madaga… malgasci? Ah, ecco come!”... Tanti erano gli interrogativi prima della partenza, eppure, niente è riuscito a frenare la voglia di andare e vedere con i propri occhi quest’isola così lontana. Sono partita lasciando a casa il mio telefonino Samsung Touch e portando con me un apparecchio che credo sia del secolo scorso; per tre settimane ho scelto volontariamente di non sentire quasi più nessuno, se non i miei genitori (almeno per farli stare tranquilli). Anche se con la mente ogni tanto tornavo a casa, pensando a quanto sarebbe stato bello farsi un bagno caldo o avere con me il mio amato spray anti insetti, volevo essere completamente presente e non perdermi nulla di un’esperienza del genere. Solo una volta tornata a casa, l’avrei portata con me e regalata a chi avesse avuto voglia di ascoltarla. Ed è quello che vorrei fare ora, con quest’articolo. Si può dire che il nostro viaggio non è stato solo volontariato, ma anche un conoscere una realtà completamente diversa, un mondo a sé, come i malgasci stessi amano definirlo (rivendicano spesso il fatto di non essere africani). In un certo senso, credo sia stato un bene che nel nostro viaggio non ci sia stato solo fare, fare, fare… ma anche osservare, riflettere, condividere. Troppe volte nelle nostre società, pensiamo che più si fa, meglio è. Che è la quantità, non la qualità, ciò che conta, dimenticandoci quanto sia importante dare un senso a ciò che si fa. O perlomeno, cercarlo. I malgasci ci hanno insegnato questo con la loro filosofia di vita “mura mura” (che significa piano piano): bisogna dare valore alle cose, assaporarle, che siano esse grandi o piccole. Sì, perché una cosa che mi ha colpito molto di questo viaggio, è stato vedere gente contenta, nonostante il poco che aveva. Un esempio fra tutti sono i bambini, che hanno la metà dei giochi dei nostri eppure sembrano felici il doppio. Quei bambini, che all’inizio ti fissano intensamente senza però osare avvicinarsi, e che, quando poi lo fanno, non ti mollano più. Ce n’erano alcuni ai quali le madri affidavano i fratelli più piccoli durante o alla fine del periodo di allattamento. Questi non sono ancora in grado di camminare perfettamente, così i fratelli maggiori, anche poco più grandi, se li portavano sulle spalle. Una suora del posto ci ha spiegato che questo spesso ruba loro l’infanzia, poiché devono passare il tempo ad accudire il fratello e non possono giocare con gli altri bambini. Eppure non ho mai visto questi neonati abbandonati a loro stessi, e quando non si trattava del fratello, ci pensavano gli altri bambini a prendersene cura, con una naturalezza disarmante. 8 Un altro aspetto che mi ha colpito è stato la grande accoglienza e disponibilità che la comunità di Tolohomiady ha avuto fin da subito nei nostri confronti. Dopo una festa di accoglienza durante la quale hanno regalato a ognuno di noi un “lamba”, ovvero un telo tradizionale da indossare, i giovani del posto ci hanno pure invitati a prendere parte alla GMG africana che si teneva a Ihosy. Con la comunità di Tolohomiady abbiamo condiviso molto, e non solo in senso materiale. Abbiamo fatto degli incontri durante i quali abbiamo parlato del nostro e del loro modo di vivere, partendo da aneddoti e dalla quotidianità fino a temi più importanti, come ad esempio il trattamento delle donne. Ed è stato bello, perché volevano conoscerci e farsi conoscere, cosa che noi occidentali stentiamo molto spesso a voler fare. Benché siamo più abituati alla presenza di stranieri, paradossalmente li accogliamo con molto meno calore. Alla fine della settimana, la gente di Tolohomiady ci ha ringraziato, dicendo che noi, con il nostro esempio, abbiamo dato loro tanto. In realtà, io credo, loro ci hanno dato molto di più. Perché La pagina dei giovani...

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è facile dare quando si ha tanto, mentre loro l’hanno fatto nonostante avessero poco. Ci hanno insegnato a non lamentarci e ad affrontare le difficoltà con un sorriso. O meglio, con un canto. Ricorderò a lungo come i bambini stipati nei furgoncini per fare una gita in montagna, nonostante percorressimo strade piene di buche, hanno cantato per tutto il tragitto. E sappiate che le strade malgasce sono tutt’altro che rosee: sono piste sterrate di una polvere rossa che penetra ovunque. Nella capitale una suora ci ha addirittura dato una benedizione dopo aver saputo il tratto di strada che avremmo dovuto affrontare per arrivare alla missione di Ihosy! L’Africa è calda, ma non tanto per il suo sole, quanto per la gente che ci vive. Ci ha mostrato che la ricchezza del povero sta nell’avere la felicità. L’Africa è un’insegnante esigente, che dà, ma che pretende pure tanto. Non sono mancate infatti le (dis)avventure, i momenti di rabbia o tristezza. Personalmente, un viaggio del genere mi ha aiutato a vedere quanto tante cose non siano necessarie, quanto si riesca comunque a fare senza un’organizzazione perfetta o una rintracciabilità assoluta. Alla fin fine sono proprio le imperfezioni, gli innumerevoli difetti e insicurezze che rendono un viaggio del genere unico e irripetibile. Non facile, questo è certo, ma proprio per questo ancora più di valore. È stato un bene che questo viaggio non sia stato tutto rose e fiori, proprio perché tante volte una spina insegna molto più di tanti petali. Vedere un Letizia Bernaschina La pagina dei giovani... 9 dito alzato invece di un sorriso da parte di un bambino, farsi una doccia ghiacciata invece di un bagno caldo, sentirsi l’elemento estraneo, lo straniero (“vazaha”) invece del centro del mondo. È stato molto forte vedere proprio le differenti reazioni che il nostro passaggio scatenava negli abitanti, perché una cosa è certa, non passavamo inosservati. Questo aiuta a ridimensionarci, a vedere le cose da un altro punto di vista. A quanto dicono i missionari del posto, la mondializzazione ha fatto più danni che benefici. Ci sono dei baracchini per fare la ricarica del cellulare a ogni angolo della strada, ma si sono persi i valori importanti, come la famiglia, che era sempre stato un pilastro irrinunciabile per i malgasci. Ora invece si trovano molti più anziani o bambini abbandonati per strada. Ditemi voi: che cosa è più importante? Comunque il bello di questi viaggi, è che non si affronta tutto da soli. Il gruppo è stato fondamentale, la colonna portante, alla quale ci si poteva aggrappare quando tutto sembrava andare storto. Il semplice parlare bastava a sentirsi meno soli, e non poi così lontani da casa, com’eravamo in realtà. Grazie a tutti i miei compagni di viaggio, specialmente ai due don, grazie ai quali ho vissuto un’esperienza che porterò sempre con me. Madagascar: un nome al quale, fino a poco tempo fa, non collegavo nient’altro che il film d’animazione della Pixar. Ora, bhè, mi ricorderà le danze, i lamba colorati, la polvere rossa e, soprattutto, i sorrisi.

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Verona (Italia), 18 aprile, 2013 Carissimi amici, ho ricevuto pochi giorni fa la vostra lettera e l’accluso giornalino missionario e vi ringrazio di cuore. Dapprima vi do notizie di Suor Adalgisa Massoletti che, da alcuni anni, si trova in una nostra comunità a Bergamo. Mentre nel primo periodo, dopo il rientro dall’Uganda, stava fisicamente bene, anche se era molto “persa” mentalmente, ora la condizione è deteriorata anche nel fisico. Mi diceva oggi la Superiora di quella comunità: “…la malattia di Suor Adalgisa sta galoppando, non cammina più, per mangiare deve essere imboccata, dice qualche parola ma scoordinata e poco comprensibile. Le rimane solo il sorriso se la cosa le è gradevole oppure “noo” se non approva…”. Tutto questo è comprensibile data l’età (91 anni), ma per chi, come me, ha conosciuto e collaborato per anni con questa donna molto capace e intraprendente, è una grande pena vederla così. Conoscendo l’attività intensa svolta da Suor Adalgisa a favore dei bambini di strada, specialmente negli ultimi decenni passati in Uganda, immagino che a suo tempo si sia rivolta alla vostra Associazione per avere qualche aiuto e che ora voi desideriate sapere se l’opera avviata, anche con qualche vostro aiuto, vada avanti. Vi posso confermare, con gioia, che tutto continua bene. I Padri Salesiani polacchi che hanno preso in mano la gestione del centro sono molto impegnati e, con l’aiuto di altro personale e di volontari, seguono i ragazzi sia con attività interne sia inviandoli a scuole pubbliche. Il Centro è stato pure ulteriormente sviluppato e mi dicevano recentemente che vorrebbero costruire una struttura per avviare internamente una scuola elementare… Ho gradito moltissimo il vostro periodico “Qui Ticino…a voi missionari”, dove ho riconosciuto persone e situazioni che ho conosciuto e con le quali ho anche collaborato nei miei trent’anni passati in Uganda. Le foto, che accompagnano la lettera di padre Felice Sciannameo, mi hanno fatto sussultare perché vi ho riconosciuto alcune delle donne tra le prime file con la divisa a quadratini rossi. Sono quelle sulle quali grava la condanna a morte (sospesa da alcuni anni e speriamo lo sia per sempre). Per parecchi anni ho frequentato regolarmente le carceri femminili a Kampala, sia per animare la liturgia domenicale che per aiuti vari di tipo sociale. Vi scrivo per appoggiare fortemente il progetto sottopostovi da padre Felice. A questo proposito accludo una foto che fu scattata nel piazzale antistante al recinto di rete e filo spinato dentro il quale, oltre a dei bei spazi verdi, sorgono i vari reparti delle donne carcerate. Notizie dalle missioni... La bambina che porto in braccio si chiama Lea, come me ed è figlia di Rose, una delle carcerate appunto con il vestito a quadratini rossi…. Una domenica mattina dopo la preghiera, mentre stavo per andarmene, vidi accovacciata per terra, vicino al cancello d’ingresso della prigione, una donna dolorante. Chiesi spiegazioni alla guardia e mi disse che la donna era in travaglio ma non c’era nessuno per portarla nell’infermeria che era situata nelle carceri maschili a poco più di un chilometro di distanza. Accettarono la mia disponibilità per trasportarla, dandomi una scorta ufficiale. Brevemente, giunte a destinazione, la donna non fu ben accolta dall’ostetrica/ infermiera… che la sgridò pesantemente perché non aveva portato con sé il materiale necessario (guanti, ecc.). La lasciò per terra, dove perdeva acqua abbondantemente e tratteneva i gemiti durante le contrazioni per evitare il peggio. Ero ovviamente una testimone scomoda perciò me ne andai con in cuore tanto dolore e rabbia. Grazie al buon Dio, quando tornai alle carceri alcuni giorni dopo, vi trovai sia mamma Rose sia la piccola Lea (nome deciso dalla mamma). Quanto detto brevemente sopra, giustifica l’iniziativa di attrezzare le carceri di Luzira con il necessario per affrontare per lo meno con un minimo di privacy e precauzioni igieniche il parto delle puerpere e il periodo del puerperio... Sullo sfondo della foto si intravede una struttura in muratura: si tratta esattamente del “Day Center” intitolato a Santa Gemma Galgani, fatto costruire da padre Felice Sciannameo e inaugurato nel 2006. Prima di allora i bambini (una media di 20-25) sotto i tre anni rimanevano con le mamme a tempo pieno o quasi, dato 10

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che c’erano stati in precedenza degli sforzi per organizzare per loro un asilo nido diurno. Dopo questa età, se le famiglie delle carcerate rifiutavano i bambini, questi erano tolti alle mamme e mandati in un orfanotrofio di stato, sempre a Kampala. Una situazione quella a dir poco penosa… Alcuni di questi piccoli erano prelevati, con il consenso delle mamme, da un’associazione protestante americana fuori Kampala che era ben organizzata. Trattavano bene i bambini e si impegnavano anche a dare loro la prima educazione scolastica. Non l’ho mai visitata, ma posso affermare che dietro contatti telefonici e accordi con l’assistente sociale delle carceri, avevano accettato di portare i bambini in visita alle loro mamme almeno una volta all’anno. In queste occasioni c’erano gioia e dolore anche perché spesso i bambini non riconoscevano più la mamma… Quante altre cose gioiose e dolorosissime mi ha riportato alla superficie la lettura del vostro giornalino! Sono convinta però che la Madonna della Medaglia Miracolosa è sempre all’opera, anche dietro quei reticolati, come Madre di Misericordia, Consolatrice degli afflitti e Madre della Speranza. Ho conosciuto molto bene anche padre Scalabrini “un vulcano della carità sempre in eruzione” e padre Luigi Gabaglio: ci si incontrava spesso la sera quando io lasciavo l’ufficio per tornare a casa mia e lui faceva lo stesso percorso pregando il Santo Rosario. Lo ringrazio per il prezioso dono settimanale della Santa Messa alla quale cercherò di unirmi anch’io. Ho conosciuto anche padre Roberto Pegorari, altro Missionario instancabile e pieno di zelo per la diffusione del Vangelo e la promozione umana del popolo ugandese che tanto ama. Vi chiedo scusa se mi sono dilungata mettendo sulla carta anche tanti miei sentimenti sopiti, ma tutt’altro che spenti, in questo periodo di lontananza fisica dalla missione. Ringrazio voi per l’impegno che dimostrate nella vostra “missione” e con voi mi unisco alla celebrazione della Santa Messa di padre Luigi Gabaglio, che celebra ogni sabato per tutti i benefattori vivi e defunti della vostra Associazione, chiedendo a Dio e alla Madonna di benedire e proteggere voi e tutti i missionari, ovunque si trovino, rendendo fecondo il loro apostolato. Con riconoscenza. Suor Lea Zandonella Dar Es Salaam (Tanzania), 9 maggio 2013 Carissimi, all’inizio della novena allo Spirito Santo, ed essendo maggio, mi è difficile rimanere in silenzio. Penso allo Spirito come artista della chiesa e della natura. Quante cose lo Spirito è e quanti doni offre. Basta leggere/pregare gli inni rivolti a lui, ricolmi di immagini. Sono stupendi! È lui la sorgente di tutto ciò che è bello, buono e santo. Lo Spirito, vita e forza della chiesa missionaria, che l’Associazione, sotto la protezione di Maria della Medaglia Miracolosa, serve con tanta sensibilità, dedizione e generosità. Stuoli di missionari e missionarie vi sono riconoscenti. Lo Spirito è comunione, mi basta questa semplice presenza, fatta di ammirazione, gratitudine, preghiera. Il tema era: “I giovani nella chiesa e società della Tanzania oggi”. Notizie dalle missioni... 11 Colgo perciò l’occasione per ringraziarvi per il vostro preziosissimo contributo di 5’000 franchi che mi avete inviato per formare centoquattordici nostri giovani, in un incontro-seminario programmato nel dicembre 2012 e per il quale avevo chiesto il vostro aiuto.

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Il vostro contributo è stato davvero determinante nel formare i giovani a percepire la dinamica della Tanzania di oggi, i cui valori stanno cambiando radicalmente! Rinnovo il mio GRAZIE più cordiale: a voi, a tutti i cooperatori dell’Associazione, ai donatori che hanno reso possibile il contributo. Mi permetterete un dettaglio. Nel febbraio scorso, con la desiderata semplicità, ho celebrato il mio 50° anniversario di ordinazione. Nel rendere GRAZIE al Signore, gli ho chiesto che con tante benedizioni lo faccia ricadere su coloro che percorrono con me i sentieri della Missione: con il loro affetto, preghiera e solidarietà. Voi, e i donatori del Gruppo Medaglia Miracolosa non siete tra questi “camminatori” e servi della Missione? GRAZIE. Di tutto cuore. Nello Spirito Santo, con l’affetto e la gratitudine che alcune ricorrenze rendono più sensibili e intensi, un abbraccio tutto forza e un ricordo tutto intensità. Vorrei sentiste tale forza e intensità… Impossibile? No. Il cuore e lo spirito non conoscono barriere. Padre Giuseppe Inverardi Nampula (Mozambico), 12 giugno 2013 Carissimi amici, vi comunico che ho celebrato 115 Sante Messe secondo le intenzioni dei benefattori della vostra associazione. In ogni Santa Messa ci uniamo agli affetti e alle intenzioni degli offerenti per i loro cari vivi e defunti. Vi ringraziamo di cuore e vi chiediamo di mandarcene altre, quando potrete, ma non vorremmo privare altri missionari che forse ne hanno più bisogno. Intanto ne cerchiamo da altre fonti. Vi ringrazio e vi auguro salute, serenità e grazia del Signore. Quest’anno il raccolto dei campi è stato discreto, ma la gente continua nella stessa povertà e difficilmente può usufruire di qualche briciola delle grosse scoperte di ricchezza del sottosuolo. La vita cristiana e l’annuncio ai catecumeni continua con frutto numerico e anche spirituale che il Signore vede e aiuta con la sua grazia. Chiedo al Signore per voi il dono continuo della speranza e ottimismo, nella preghiera e nel lavoro e per me e i nostri cristiani l’aumento della fede e della lode al Signore. Gesù e sua Madre Maria ci benedicano. Padre Gino Centis Nakwamekwi (Kenya), 20 giugno 2013 Carissimi, ringrazio di cuore per la vostra generosa offerta per la costruzione di pozzi. Come sempre, assicuro il ricambio della mia preghiera e vi invito a ringraziare con me il Signore mentre celebriamo quest’anno i dieci anni della Missione di Nakwamekwi. Incominciando da zero nel 2003, non avrei mai potuto prevedere quello che si sarebbe fatto in così poco tempo: 10 scuole primarie con 4600 scolari/e, 20 scuole materne con più di 3000 bambini/e, una scuola per sordo-muti con 120 bambini/e; in più 52 pozzi di cui 32 efficienti e gli altri 20 a vuoto. Con 23 catechisti abbiamo avuto in questi dieci anni 4056 Battesimi e 135 Matrimoni. Notizie dalle missioni... Le ultime due out-stations (cappelle, scuole materne, catecumenato ecc...) di Lokatul e di Kekorongorok, a più di 60 chilometri da Nakwamekwi, non avevano ancora il pozzo. Il mio principio è sempre stato quello di non iniziare nessun progetto se prima non fosse risolto il problema di un minimo di provvedimento di acqua potabile. Trivellare un pozzo, alla profondità di circa 60 metri, in media viene a costare circa 10’000 franchi. Restavano queste ultime due outstations senza acqua. Sembrava impossibile trovare acqua in quella zona (Loima, Kapus) a causa del terreno argilloso: l’acqua scorre senza penetrare nel terreno. L’unica soluzione in questi casi è cercare una vena sotterranea e seguirla fin dove si vuol scavare il pozzo. Abbiamo un Comboniano friulano, fratel Dario Laurencig, ottimo ed esperto rabdomante, che riesce a fare tutto questo, più e meglio delle sofisticate attrezzature elettroniche. 12

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La settimana scorsa fratel Dario è riuscito a trovare acqua in entrambi i posti. Che consolazione vedere la gioia della gente che finora doveva fare parecchi chilometri fino al fiume Kawalase per attingere un po’ di acqua. Grazie a Dio possiamo subito iniziare la trivellazione perché ho già ricevuto i fondi per questi due progetti: una mia carissima benefattrice di Fontanarosa e l’Associazione Medaglia Miracolosa di Mendrisio. Il Signore vede e provvede, arriva al momento giusto. Ma... vuole sempre servirsi di qualcuno di noi, dandoci la possibilità di fare un po’ di bene, di alleviare un po’ le sofferenze dei nostri fratelli. Con i migliori auguri di ogni bene nel Signore. Padre Raffaele Cefalo Padre Enrico Danieli in visita al nostro segretariato il 16 luglio 2013 (vedi pagina 15). Padre Enrico Danieli, missionario Salesiano in Tailandia, ci ha inviato le belle foto sulla colonna di destra in cui mostra la casetta per il catechista e per i maestri di Nakhon, ristrutturata anche grazie all’aiuto dei nostri cari benefattori! (vedi azione “Qui Ticino… a voi missionari” di marzo 2013). Ancora un grazie di cuore a tutti coloro che hanno contribuito a realizzare quest’opera! Notizie dalle missioni... 13

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Visite dei missionari presso il nostro segretariato 9 maggio 2013 Carissimi fratelli e sorelle, sono molto contento di condividere con voi e con tutti gli associati e benefattori del gruppo missionario della Medaglia Miracolosa di Mendrisio qualche pensiero sulla chiesa cattolica in Nigeria. La Chiesa in Nigeria è nata nel 1885 con la venuta dei Padri Spiritani (Congregazione dello Spirito Santo). Questi preti e frati hanno lavorato molto e hanno fondato una chiesa molto forte e ben radicata. Ora abbiamo tanti cristiani, tanti sacerdoti, suore e frati religiosi. Siamo grati a loro per il lavoro di fede che hanno svolto con tanti sacrifici. Adesso noi siamo pronti per assumere la responsabilità della missione e della chiesa e mandiamo missionari altrove, specialmente in altri paesi dell’Africa. Ringraziamo il Signore per la fede cattolica che abbiamo ricevuto. prima professione religiosa e così, con voi, posso ringraziare il Signore per la grazia della vocazione religiosa. Ringrazio pure per l’aiuto che ho da voi ricevuto in diverse occasioni, durante il mio servizio al Signore. Lui ci benedirà sempre per poterlo servire ogni giorno di più. Anche sua Madre, Maria Santissima, ci benedica sempre. Padre Patrick Mootheril Missionario Carmelitano in India 27 giugno 2013 Visitando la vostra associazione al rientro dall’Uganda, ho avuto la gioia di condividere il rendimento di grazie al Signore per il primo centenario della fede della diocesi di Arua; il frutto del lavoro di tanti missionari e missionarie Comboniani, di tante preghiere e benedizioni da parte del Signore, e della protezione di Maria cui sono dedicate tante chiese. Continuiamo a sentirci uniti nel sostegno alla missione, per condividere i successi e la gloria che il Signore e Maria ricevono dalla partecipazione di nuovi membri alla realtà e vita della Chiesa. In unione di preghiere. Padre Luigi Gabaglio Missionario Comboniano in Uganda Vita dell’Associazione... Vorrei anche darvi alcune informazioni sulla situazione della nostra Diocesi, che si trova al Sud della Nigeria. È stata creata dall’Arcidiocesi di Onitsha nel 2001 e ne sono stato ordinato vescovo il 10 febbraio 2002. Abbiamo quest’anno 500’000 cattolici, 241 preti diocesani e 36 preti religiosi, 194 seminaristi maggiori e tante suore. Abbiamo 92 parrocchie. La fede cattolica è sempre più forte e la gente si sente molto contenta di viverla, specialmente in questo anno della fede. Vi auguro la benedizione di Dio nella vostra opera missionaria. Monsignor Hilary Okeke Vescovo della Diocesi di Nnewi (Nigeria) 10 maggio 2013 Sono con voi in un giorno molto importante per me. Come oggi, sessant’anni fa, ho fatto la mia 14

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5 luglio 2013 È un grande piacere per me visitare il vostro segretariato per ringraziare tutti i benefattori che hanno fatto cose meravigliose per le missioni. Vi ricordo sempre tutti nelle mie preghiere. Possa il Signore benedire tutti i missionari sostenuti dalla vostra associazione e benedire ognuno di voi per il bene che fate. Con amore e preghiere. Monsignor George Valiamattam Arcivescovo di Tellicherry (India) 12 luglio 2013 Eccomi arrivato in questo luogo di attività in favore delle missioni e un centro di amore e preghiera alla Madonna. Sono contento di queste belle vacanze, di aver incontrato voi carissime amiche e amici delle Missioni e della Medaglia Miracolosa. Un abbraccio a tutti gli amici e amiche della Medaglia Miracolosa in attesa di rincontrarci di nuovo. Cornelia Kammermann Missionaria laica in Ecuador 16 luglio 2013 Grazie per l’aiuto donato. Abbiamo completato la costruzione del reparto maternità che inauguriamo, Dio volendo, a settembre, quando anche i letti saranno arrivati. Non conosceremo mai le persone (le donne condannate nel carcere femminile di Kampala – vedi azione su “Qui Ticino… a voi missionari” di marzo 2013, ndr) che beneficeranno del nostro aiuto, ma tutte avranno un solo volto: Gesù. E nella pena il sorriso esprimerà la speranza, nella certezza che non sono sole. Grazie a tutti voi con una benedizione. Padre Felice Sciannameo Missionario in Uganda 16 luglio 2013 Sono grato all’Associazione Medaglia Miracolosa per l’aiuto ricevuto per ristrutturare la casa dei maestri della scuola e per il catechista. Ora serve come casa per l’accoglienza per i cristiani che arrivano da lontano. Grazie a voi e grazie alla Madonna per i tanti benefici ricevuti. Vorrei chiedere preghiere per la piccola comunità di Nakhon perché cresca, siano veri cristiani e aiutino a proclamare il Vangelo con la loro testimonianza. Grazie e tanti saluti. Padre Enrico Danieli Missionario Salesiano in Tailandia Maria, Regina della pace, protegga voi e tutte le nostre missioni perché la pace possa regnare nei villaggi sperduti nella savana e nelle case di voi tutti. Grazie a voi possiamo portare gioia e pace a tutti. Il Sudan ha ancora bisogno della nostra presenza e San Daniele Comboni, che tanto ha lavorato e sofferto per questo paese, ci aiuti e protegga tutti per essere testimoni autentici di amore. Fratel Agostino Cerri Missionario Comboniano in Sudan 13 luglio 2013 Sono molto felice di conoscervi personalmente e di poter esprimervi la gratitudine e solidarietà che avete con padre Sandro Chiecca, con me e con tutta la comunità di Simiatug. Vita dell’Associazione... 15

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